WHEN THE OGRE OF FAIRY TALES HAD THEIR PARENT

ALTRI TITOLI: Down by the Greenwood Side, (The Greenwood Siding) , The Greenwoodside, Fair Flowers In The Forest, The Rose And The Lindsey O (Hey with the Rose and Lindie), The Lady of York, The Lady Gay, Fine Flowers in the Valley, Fair Flowers of Helio, Edinbrie, Edinbrie, Bonny Saint Johnston stands fair upon Tay, Green Woods of Siboney-O.

Cruel Mother” è il titolo di una murder ballad, una oscura ballata probabilmente proveniente dalla tradizione norrena, che il professor Child raccoglie al numero 20. Si presume sia di origine scozzese, ma è diffusa ampiamente in Inghilterra e Irlanda e anche nelle Americhe in una grande varietà di testi e melodie.

La più antica versione in stampa risale alla fine del 1600 in un broadside diffuso a Londra con il titolo, che è tutto un programma, “The Duke’s Daughter’s Cruelty: Or the Wonderful Apparition of two Infants whom she Murther’d and Buried in a Forrest, for to hide her Shame” (vedi).
Nel broadside la dama vive a York e i due versi ricorrenti sono Come bend and bear away the Bows of Yew Gentle Hearts be to me true. Il finale sconsiglia vivamente le ragazze “bene” nell’amoreggiare con la servitù. ‘Young ladies, all of beauty bright, Take warning by her last goodnight’.

Pur nella grande varietà di titoli, la storia narra di un infanticidio nel bosco: una fanciulla partorisce da sola e poi uccide il figlio (a volte i neonati sono due) e lo seppellisce per ritornare a casa come se niente fosse successo. In un secondo tempo (con i salti temporali tipici delle ballate) la fanciulla, diventata donna, rivede in forma di fantasma (o forse in sogno) il figlio cresciuto il quale le prefigura i tormenti dell’inferno come punizione.

Si stralcia il saggio sull’infanzia scritto da A. Oliverio Ferraris pubblicato parzialmente on line dalla Zanichelli quanto mai illuminante (tratto da qui): “Il periodo più a rischio per un bambino del passato era quello successivo alla nascita, a partire cioè dalle prime ore di vita fin verso i due anni. A mettere a rischio la vita dei piccoli in questa fase concorrevano varie condizioni: l’infanticidio dei neonati non voluti o «in eccesso», l’abbandono, la mancanza d’igiene, i maltrattamenti e, per alcuni aspetti, anche il costume, assai diffuso, del baliatico. Il primo rischio che poteva correre un neonato era di essere soppresso appena nato o abbandonato in strada o all’orfanotrofio: lo correvano soprattutto gli illegittimi – le cui madri potevano essere punite pubblicamente o emarginate dalla comunità –, gli handicappati e i neonati di famiglie molto povere (Garden 1975). ..Nell’Europa premoderna l’infanticidio era talmente diffuso da essere considerato un reato meno grave dell’omicidio e da restare quasi sempre impunito, così come impunito restava l’abbandono. Gli adulti riuscivano e mettere in pratica l’infanticidio e l’abbandono (a vincere cioè gli impulsi contrari che portano a proteggere un neonato e a intenerirsi) sia perché ai bambini non veniva attribuita un’individualità autonoma, sia per le esigenze concrete della collettività o del gruppo familiare.
480px-poucet9Per una donna sola era difficile tenere con sé un figlio illegittimo: non solo era messa al bando la madre, ma anche il figlio avrebbe subìto un trattamento molto severo; a causa della sua origine sarebbe stato emarginato, spesso maltrattato e da adulto si sarebbe collocato tra le frange emarginate della società. I bambini handicappati o con un difetto fisico dal canto loro portavano spesso un duplice marchio: uno iscritto nel loro corpo e uno morale, forse più grave del primo. Essi erano considerati la prova vivente dei peccati sessuali dei loro genitori: questi erano accusati di avere avuto rapporti sessuali durante il ciclo mestruale o di avere concepito il figlio di domenica o durante un’altra festa religiosa. Essendo un’onta per chi li aveva messi al mondo non stupisce che nel XIII come nel XVIII secolo molti di loro venissero esposti o soppressi alla nascita, oppure trascurati e maltrattati.
Se sopravvivevano erano facilmente oggetto di scherno e, per la loro diversità, qualche volta erano accusati di stregoneria. I trovatelli, infine, come fa notare Capul (1990b), erano spesso sfruttati da chi li trovava e li allevava come schiavi o mendicanti e non di rado venivano avviati alla prostituzione. partire dal Cinquecento in varie parti d’Europa trovatelli e orfani vennero rinchiusi in ospedali e asili, e a volte anche in carcere dove vivevano in uno stato di abbandono.”

Per certi versi la condizione dell’infanzia di quel tempo è rimasta immutata presso molti popoli dell’epoca moderna!

LA VERSIONE SCOZZESE: FINE FLOWERS IN THE VALLEY

Testo e Melodia in “Scots Musical Museum” vol IV, 1792, anche Child#20 versione B.

La storia si dipana lentamente accentuando il senso di suspance tra il pubblico, eppure, in poche, essenziali, frasi viene delineata tutta la sua crudezza: una giovane partorisce da sola nel bosco, appoggiandosi ad un albero, probabilmente un prugnolo o un biancospino; possiamo dedurre che siamo agli inizi della bella stagione poiché con lo spino del maggio si festeggiava fin dai tempi antichi l’arrivo della Primavera. E infatti le due linee del ritornello sono una celebrazione della vitalità di una natura che ritorna a rinverdire e a sbocciare “Fine flowers in the valley .. And the green leaves they grow rarely” Eppure la vita che nasce con un vagito e un tenero sorriso viene subito recisa dalla giovane madre e seppellita ai piedi dell’albero.
Forse un tempo la ballata portava traccia di pratiche antiche ampiamente diffuse (anche i civilissimi Romani consideravano diritto del pater familias decidere sulla sorte del neonato): il bambino era stato esposto e lasciato in dono alle fate (l’indizio ci viene dall’albero scelto per la sepoltura il biancospino l’albero delle fate per eccellenza, la porta tra i due mondi – vedi).
Dopo un salto temporale imprecisato la donna vede un bel bambino abbandonato vicino al portale della chiesa e commossa, gli mormora che se fosse suo figlio, lo farebbe vivere negli agi e nelle comodità; ma il bambino le risponde ricordandole di non aver avuto la stessa premura quando ne aveva avuto l’occasione: un finale drammatico nel quale la donna vede l’aspetto che avrebbe avuto il figlio che aveva ucciso nel bosco!

Non sappiamo il perchè, anche se possiamo immaginare che sia stato un gesto disperato, compiuto da una ragazzina spaventata da una gravidanza fuori dal matrimonio, da nascondere e far sparire, come se nulla fosse successo; la ragazza ha voluto negare la presenza di quella vita che cresceva dentro di lei, per cancellarla subito appena venuta alla luce, una vita che sarebbe vissuta emarginata dal resto della società, perchè concepita fuori dal matrimonio. Così in questa versione la parola “sweet” (nel senso di “piccolo, tenero”) ricorre in continuazione a suscitare sentimenti di compassione per queste due giovani vite (quella della madre e del figlio).
In questa versione manca il finale più ricorrente quello in cui il bambino dichiara di essere in Paradiso mentre per la madre sarà riservato il fuoco dell’Inferno, consumata dalle fiamme del tormento.

Anch’io come molti altri ascoltatori del passato e di oggi sono rimasta colpita dalla ballata e di questa versione in particolare, la più scarna di dettagli eppure così vivida..
ASCOLTA The Corrie Folk Trio & Paddie Bell 1965

ASCOLTA Barbara Dickson 1971

 

She sat down below a thorn
Fine flowers in the valley
And there she has her sweet babe borne
And the green leaves they grow rarely(1)
“Smile na sae sweet,
my bonnie babe
And ye smile so sweet,
you’ll smile me dead”(2)
She’s taken out her wee penknife
And twanged the sweet babe o’ its life
She’s dug a grave by the light of the moon(3)
And there she’s buried her sweet babe in
As she was going to the church
She saw a sweet babe in the porch
“O, sweet babe, and thou were mine
I would clothe ye in the silk so fine”
“O, cruel(4) mother,
when I was thine
Ye did na prove to me sae kind”


TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Si sedette sotto a un biancospino
bei fiori nella valle
e lì fece nascere il suo caro
bambino
e le foglie rinverdiscono
avidamente(1)
“Non sorridere così dolcemente,
mio bel piccino,
se sorridi così dolcemente
mi farai morire”(2)
Lei sguainò il suo stiletto
e recise la vita del dolce bambino
scavò una fossa sotto la luce della luna(3)
e ci seppellì il suo caro
piccolino.
Mentre andava in chiesa
vide un caro bambino nell’androne
“O piccolino se tu fossi mio
ti rivestirei di seta preziosa”
“O madre crudele(4),
quando ero tuo
non ti sei comportata con me in modo così gentile”

NOTE
1) è curiosa la scelta dell’avverbio “rarely” che è più propriamente da intendersi non tanto nel significato di “unusual” quanto in senso lato e più antico di “eagerly”, “avidly.” (vedi)
All’epoca le donne capivano di essere incinta solo quando il ventre iniziava a gonfiarsi, troppo tardi per intervenire con erbe o preparati abortivi.
2) se non ho mal compreso la frase, la madre è intenerita dal dolce sorriso del bambino, così chi narra vuole farci provare compassione per la ragazza
3) l’oscurità della notte accentua l’ottenebramento dell’animo
4) in originale “dear”

continua seconda parte

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