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CORVI E CORVACCI

I corvi non cantano ma gracchiano, sono onnivori anche se prediligono gli occhi dei morenti. Dotati di intelligenza sembrano guardare il mondo con molta attenzione e riescono a memorizzare e a distinguere i volti delle persone, possono anche imparare a parlare con voce umana e a imitare il richiamo di altre specie.
Lo sguardo del corvo mette a disagio, un disagio mistico magistralmente descritto da Edgar Allan Poe nella poesia Il Corvo (qui)
Il corvo imperiale stanziale (Corvus corax) è maestoso quello nero comune (Corvus frugilegus) è migratore e torna in Europa nel mese di Febbraio; nella tradizione celtica c’è una luna a lui dedicata, la luna del corvo, che saluta il suo ritorno.
I corvi sono considerate creature magiche ambivalenti tra luce e tenebra. Per spiegarne la duplice natura molte sono le leggende che li vedono nati con il bianco piumaggio diventato nero in seguito al capriccio di un dio.
Nelle mitologie nordiche il corvo è il messaggero del regno spirituale (il corvo di Odino/Wotan ma anche il corvo di Lugh) foriero di presagi funesti come la morte o l’appressarsi di una battaglia. La Morrigan irlandese nella sua triplice forma è la regina dei Morti ma anche dea della fertilità: sui campi di battaglia era Macha la sanguinaria che assumeva la forma di corvo (o cornacchia) continua.

KRÅKA

Dalla Norvegia una strana canzoncina sui corvi che si avvale di immagini paradossali nel descrivere l’utilizzo del corpo di un corvo ucciso da un boscaiolo: come nella canzoncina scozzese sullo scricciolo (the Cutty Wren)

ASCOLTA Kerstin Blodig & Ian Melrose.

Å mannen han gjekk seg i vedaskog
sutta ti loti lenta
der såg han ei kråke i lunden som gol
sutta ti loti lenta
Og mannen han tenkte med sjølve seg
å, tro om den kråka vil drepa meg?
Så spende han fore sin boge for kne
så skaut han den kråka så ho datt ned
Så spende han fore dei folane tolv
så kjøyrde han kråka på låvegolv
Og kjøtet han salta i tynner og fat
og tunga han hadde til julemat
Av skinnet så gjorde han tolv par skor
det beste paret det gav han til mor
Av nebbet så gjorde han kyrkjebåt (1)
så folk kunner ro bade frå og åt
Av tarmane gjorde han tolv par reip
Og klørne han brukte til møkkagreip
Av augo så gjorde han stoveglas
og nakken han sette på kyrkja til stas
Og munnen han brukte til mala korn
og øyro han brukte til tutahorn
Og hjartet han sette på fiskekrok
og ingen har sett slik en fisk han drog
Og den som ‘kje kråka kann nytta så
han er ikkje verd ei kråka å få!
The man went into the forest to chop wood
There he saw a crow a-crowing
He thought to himself
Oh, I fear the crow will take my life
So he bent his bow on his knee
And shot the crow down
Then he harnessed his twelve young horses/And pulled the crow onto the barn floor
He salted the meat and put it in barrels and casks/And the tongue he had as his Christmas meal
He made twelve pairs of shoes form the skin
The best pair of which he gave to his mother
The beak he made into a church-boat
So people could row both to and fro
He made twelve pairs of ropes from the intestines
The claws he turned into a pitchfork
He made the eyes into window-panes
The neck he put up on the church for decoration
He used the mouth for grinding corn
The ears he made into a horn
The heart he put on a fishing hook
And you should have seen the fish he caught!
But whoever cannot make such good use of a crow
Does not deserve to catch one!
Tradotto da Cattia Salto
L’uomo andò nella foresta a tagliare legna e là vide un corvo gracchiare.
Disse tra sè
“Ho paura che il corvo si prenda la mia vita” così piegò l’arco sul ginocchio
e colpì il corvo.
Poi bardò i suoi 12 puledri
e portò il corvo sul pavimento della stalla
salò la carne e la mise in botti e casse
e tenne la lingua per il suo pasto di Natale
fece 12 paia di scarpe dalla pelle
e il miglior paio di queste le diede alla madre
del becco fece una barchetta (1)
così la gente poteva vogare avanti e indietro
fece 12 paia di corde dall’intestino
e gli artigli li trasformò in un forcone
fece con gli occhi i vetri per le finestre
e il collo lo mise sulla cima della chiesa come ornamento
usò la bocca per macinare il grano
e dalle orecchie fece un corno
il cuore lo mise su un amo da pesca
e avreste dovuto vedere i pesci che prendeva!
Ma colui che non riesce a fare un così buon uso di un corvo
non merita di catturarne uno

NOTE
1) kyrkjebåt è una barchetta con 4-6 remi che poteva ospitare una piccola comunità o famiglia negli spostamenti a scopi rituali

CORVI BRITANNICI

Che i corvi siano animali domestici è ampiamente dimostrato dal loro stanziamento presso la Torre di Londra.
La presenza di questi corvi è tradizionalmente ritenuta una protezione della Corona britannica e della Torre stessa; una superstizione legherebbe il destino dei corvi a quello della corona britannica: “se i corvi della Torre di Londra moriranno o voleranno via, la Corona cadrà e con essa la Gran Bretagna” (tratto da wikipedia)

Tra le filastrocche per bambini dal titolo One for Sorrow c’è quella che insegna a contare con 10 gazze ma anche 10 corvi :
One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret,
Never to be told.
Eight for a wish,
Nine for a kiss,
Ten for a bird,
You must not miss.

e ancora tra le nursery rhymes della tradizione scozzese la filastrocca sui tre corvi appollaiati sul muretto (qui) ovvero ciò che resta della ballata medievale sui corvi (Child ballad # 26) e il cadavere di un cavaliere  (qui)

Concludo con una canzoncina in stile “Reinassance Rock” scritta da Candice Night: Three black Crows in Ghost of a Rose 2003


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by
Laughing at humanity and its pretense
Wondering where next to fly…
CHORUS
And they cackled in joy and dove through the air/ Like the winds of a hurricaine
And they spread their wings as if to declare “Onward , let freedom ring!”


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by


3 black crows are sitting in a tree
Looking down on mankind
Loving how it feels to be so free
Leaving us far behind…


3 black crows are sitting in a tree
Watching the world pass them by
tradotto da Cattia Salto
3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo. Ridevano dell’umanità e delle sue pretese, interrogandosi sul prossimo volo
Coro:  Gracchiavano felici e vorticavano nell’aria come i venti di un uragano.
Un frullo d’ali come per dichiarare
“Avanti, che risuoni la libertà!”


3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
guardano giù, verso il genere umano.
Amano come ci si sente ad essere liberi
ci lasciano a terra…


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
a guardare passare il mondo

FONTI
https://renucioboscolo.com/2015/09/10/droni-e-corvi-gli-uccelli-e-popoli-corvi-quali-sinistri-e-presagi/
https://www.cibocanigatti.it/uccelli/rapaci-e-altri-uccelli/corvo.asp
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-corvo/
http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcorvo.html
http://afterlifeworld.altervista.org/simbologia-e-significato-il-corvo/
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Morrigan.htm
https://angloamericanstudio.wordpress.com/2013/06/12/i-corvi-della-torre-di-londra/

LA PESCA DELL’ANELLO

Classificata nel genere dell’iniziazione all’amore abbinato in accoppiata con le “Imprese impossibili” una barcarola popolare dall’Italia (vi sono centinaia di versioni in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia) dal titolo “La pesca dell’anello
Costantino Nigra (n. 66) distingue la serie lieta delle barcarole italiane dalla serie dolente delle barcarole francesi. Nella prima l’anello viene ripescato dal marinaio (o pescatore) che chiederà in cambio un bacio alla donna; nella seconda il pescatore annega nel mare. Quest’ultima forma presenta un’analogia tematica con la leggenda dell’uomo-pesce, diffusa nell’Italia meridionale anche con il nome di Nicola-Pesce detto Cola-Pesce. La leggenda narra infatti la morte in mare dell’uomo-pesce dopo essersi tuffato per riportare al re Federico II di Sicilia una coppa d’oro, o in altri casi una palla di cannone.  [Nigra 1888]. (tratto da qui)

Secondo M. Dazzi, l’origine di questo canto va ricercata in “Le son tre fantinelle, tutte tre da maridar” e in “E mi levai d’una bella mattina” risalenti al ‘500. Il motivo delle tre sorelle in attesa di scoprire l’amore sulla riva del mare è coevo alla poesia provenzale del XII o XIII secolo dal titolo “Trois sereurs seur rive mer | chantent cler” (“Tre sorelle sulla riva del mare | cantano con voci chiare”) [cfr. A. Roncaglia, Poesia dell’età cortese, Milano 1961, p. 422]  (e anche qui)
Nella maggior parte dei casi le varianti della canzone si presentano con un ritornello caratteristico dopo il primo verso della strofa come ad esempio nella versione romagnola “Rama di rosa e campo di fior”

Per una disamina puntuale  della ballata nelle sue versioni diffuse per tutt’Italia nelle sue implicazioni e significati
ASCOLTA RaiTeche qui

ASCOLTA Fabrizio Poggi e Turututela

In questa versione Poggi vuole recuperare il finale triste della lezione francese, ma invece di far morire il pescatore fa morire la fanciulla, contaminando il finale con versi altrettanto popolari sulla scia del Fiore di Tomba.

LA VERSIONE CABARETTISTICA

Più comunemente nota come “La Bella la va al fosso” la versione lombarda viene dal gruppo dei Gufi e dal mondo del varietà: nel ritornello si evidenziano le verdure a foglia verde primaverili: rapanelli, rafani (remolazz= remolacci dallo spagnolo “remolacha” radici bianche a forma di carota, simili alle rape) , barbabietole e spinaci. Nelle ballate antiche (e non solo di quelle in lingua inglese)  non sono insoliti ritornelli su fiori,  erbe e piante, forse il più famoso è quel “prezzemolo, salvia, rosmarino e timo” (in inglese Parsley, sage, rosemary and thyme) che nella versione di Simon & Garfunkel divenne il tormentone musicale sul finire degli anni sessanta. (vedi) L’aggiunta di erbe, verdure, fiori nel ritornello annunciava al pubblico l’ascolto di una storia “piccante” ovvero a sfondo erotico con significati più o meno nascosti. Il pubblico così era avvisato che le parole e le frasi avevano dei doppi sensi.
La versione dei Gufi ritrae una procace lavandaia che sebbene abbia un anello al dito (presumibilmente di fidanzamento o un pegno d’amore) non ci pensa due volte a promettere al pescatore galante un incontro in camporella in cambio del ripescaggio dell’anello perduto mentre lavava.

ASCOLTA I Gufi

ASCOLTA I Girasoli un po’ swing

Struttura
La bella la va al fosso
ravanej remolazz
barbabietol e spinazz
trii palanch al mazz
la bella la va a l fosso
al fosso a resentar
e al fosso a resentar.

La bella la va al fosso
al fosso a resentar
Intant che la resenta
la gh’e cascaa 1’anell
La svalza gli occhi al cielo
la vede il ciel seren
La sbassa gli occhi all’onda
la vede un pescator
“Oh pescator dell’onda
pescatemi 1’anell
E quand 1’avrai pescato
un regalo ti farò
Andrem lassù sui monti
sui monti a far 1’amor
La bella va al ruscello
per sciacquare (i panni)
e intanto che lava
le cade l’anello.
Alza gli occhi al cielo
e vede sereno
abbassa gli occhi all’onda
e vede un pescatore
“Oh pescatore dell’onda
pescami l’anello
e quando l’avrai pescato
ti darò un regalo
andremo sui monti
sui monti a fare all’amore”

Per le ramificazioni della ballata in Sicilia vedasi Sergio Bonanzinga, “La “ballata” e la “storia”: canti narrativi tra Piemonte e Sicilia, in Costantino Nigra etnologo. Le opere e i giorni”, Torino : Omega Edizioni qui

ASCOLTA La Macina e la versione marchigiana, con un bell’arrangiamento a valzer lento


C’erano tre sorelle
e tutte e tre d’amor.
Ninetta è la più bella
si mise a navigar.
Dal navigar che fece
l’anello gli cascò.
Alzando gli occhi al cielo
lei vide un pescator.
Bel pescator dell’onde
venitemi a pescà
Cosa t’ho da pescare,
l’anello mi cascò
Se io te lo ritrovo,
che cosa mi darè
Vi darò cento scudi,
e borsa di lamè (ricamà)
Non voglio 100 scudi
né borsa di lamè
Solo un bacin d’amore
se tu me lo vuoi dar
Ci bacerem di notte
la luna le stelle la spia non la fa’
Traduzione inglese (da qui)
There were three sisters,
and all three made for love
Ninette is the most beautiful,
she began to sail
For the long sailing she did,
her ring fell down
Looking up to heaven,
She saw a fisherman
Handsome fisherman of the waves,
come to fish for me
What shall I catch for you,
The ring that fell from me
If I find it,
what will you give me?
I’ll give you a hundred crowns,
and bag of lame
I do not want a hundred crowns,
nor bag of lame
Only a kiss of love
if you want to give it to me
We’ll kiss at night,
the moon, the stars will not betray us

continua

FONTI
http://www.italyheritage.com/italian-songs/regional/toscana/la-pesca-dell-anello.htm
http://www.labissa.com/ciciarade-insubri/item/12180-una-celebre-canzone-popolare-lombarda-la-bella-la-va-al-fosso
http://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-pesca-dellanello-4/
http://www.teche.rai.it/1959/01/antiche-canzoni-epico-liriche-italiane-la-pesca-dellanello/

SMUGGLING THE TIN

Quello che si conosce della canzone “Smugglin the tin” è riportato da Liam Weldon (1933-1995), il “boss” della musica tradizionale nella Dublino degli anni 70: grande collezionista e narratore di ballate, attivista politico, un jack of all trades, nato e cresciuto nelle Liberties di Dublino che ha imparato fin da ragazzo la musica dai travellers.
Liam was born in the ‘Liberties’ of Dublin in 1933 and spent his early youth living in that area of the city where he learned some of his songs from the travellers who used to stay in his granny’s yard. Liam always had a great affection for the travelling community and one of his finest songs ‘The Blue Tar Road’ which tells of the hard life endured by the travellers seems to have been accepted into the tradition and is widely sung by traditional singers. Liam often told of the time when he heard a street singer singing a song called ‘The Miller’s Daughter’ and after hearing it sung he bought it from the singer for a three penny bit he learned the song off and later won a prize for singing it at a party.
Liam, like many people in inner city Dublin at that time, was moved out of the developing city to Ballyfermot, a suburb of large scale public housing on the outskirts of the city more commonly known to Dubliners as “Ballyfarout”. Liam had a lifelong interest in the songs of the Irish Travellers and his own songs reflected a strong awareness of poverty, disadvantage and exploitation. His personal ballad style had features of other genres, but the precision of intent in his abrasive lyrics was unmistakable.” (tratto da qui)

ASCOLTA Liam Weldon in Dark Horse on the Wind 1976

ASCOLTA Providence in A Fig for a Kiss, 2002
Così dice la cantante del gruppo in un’intervista “Negli ultimi anni sono moltissime le band etichettate come “Irish traditional”[1] , ma che secondo noi hanno in realtà ben poco a che vedere con la vera musica tradizionale irlandese: compongono ed eseguono nuovi brani, suonano pezzi originari di culture differenti dalla nostra, e soprattutto “vanno” a velocità pazzesche. In questo modo tutti i dettagli e le sfumature di questa musica si perdono irrimedibilmente. Tutto ciò a noi non interessa: in fondo chiediamo solo di tornare ai principî fondamentali di questa musica e di suonarla con onestà e in modo corretto, e speriamo di riuscirci!” (Alfredo De Pietra tratto da qui)

Così scrive Liam nelle note di copertina dell’album “Dark Horse on the Wind”
This song tells the story of an expedition to smuggle tin across the border from Northern Ireland into what was then the Irish Free State, now the Irish Republic. In those days the word tinker meant a travelling tin smith and not a word of abuse. The tin used for soldering pots, cans, etc., was unobtainable in the southern part of the country, hence the smuggling. I learned this one from Francy Gavin, a merry little rogue who drowned his sorrows in a sea of porter.” (tratto da qui)

La canzone racconta di una traversata, da parte di un trio di irish travellers, del confine tra Irlanda del Nord e lo Stato libero d’Irlanda per commerciare lo stagno: durante il tragitto sono preoccupati delle condizioni di salute della loro cavalla. Nell’Irlanda del Nord vengono fermati da un sergente ma riescono a cavarsela con un sotterfugio.

I
Young Cooney and Colley
and ould Martin Quinn,
Well they made up together
to smuggle the tin
Refrain :
With me right toorin-arinan,
right toorin-arinan,
Right toorin-anay.
II
Well they walked all the day boys
till the heels they grew raw,
Well they hadn’t the comfort
of lying in the straw.
III
“I’ll yoke her”, says Colley
“I’m wise to her tricks.”
But the more that he yoked her,
the more the mare kicked.
IV
“The hills they are high boys,
th’oul’ mare she is thin,
And my heart lies a-trembling
for fear she’ll give in.”
V
“I once had a pie-ball
all covered in dots,
And it’s many’s the fiver
she’s won in the trots.”
VI
Up came th’oul’ sergeant
with a laugh and a grin,
“I’ll have ye inside boys
for the smuggling of tin.”
VII
Up came th’oul’ sergeant
with a laugh and a smile,
“I’ll have ye inside boys
for smuggling a while.”
VIII
Young Cooney stood up boys
to make the excuse,
“If you l(e)ave us all go sir,
it’s home we will scoot.”
IX
We crossed back the border,
we blessed our ould face.
“To hell with the black North,
we’re in the Free-State”
Traduzione[2] di Cattia Salto
I
Il giovane Cooney, Colley
e il vecchio Martin Quinn
si misero daccordo
per trafficare [3] con lo stagno
Ritornello :
With me right toorin-arinan,
right toorin-arinan,
Right toorin-anay.
II
Beh camminavano tutto il giorno, gente fino a farsi venire i calli ai piedi
e non avevano la comodità
di straiarsi nella paglia
III
“La domerò- dice Colley-
sono stanco dei suoi giochetti”
ma più le stringeva il morso[4]
più la cavalla tirava calci.
IV
“Le colline sono alte, gente
e la vecchia cavalla era magra,
e il mio cuore era in subbuglio
per paura che lei cadesse”
V
“Una volta avevo una cavalla pezzata
tutta coperta di macchie
e molti biglietti da cinque
ha vinto nel trotto”
VI
Arrivò un vecchio sergente
ridendo e scherzando
“Vi dovrò mettere dentro, gente
per il contrabbando della latta”
VII
Arrivò un vecchio sergente
ridendo e scherzando
“Vi dovrò mettere dentro, gente
per un po’ di contrabbando”
VIII
Il giovane Cooney si alzò, gente
per trovare una scusa
“Se ci lascerete andare, signore
fileremo di corsa a casa”
IX
Attraversammo di nuovo il confine
dicendo grazie alla nostra faccia tosta “Al diavolo il Nord,
siamo nello Stato libero d’Irlanda[5]

FONTI
http://www.skibbereeneagle.ie/ireland/liam-weldon-dublins-ballader/
https://comeheretome.com/2010/01/10/liam-weldon-as-dublin-as-the-easter-rising-as-irish-as-the-limerick-soviet-that-got-clobbered/
http://www.theballadeers.com/ire/mif_weldonliam.htm#73
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=74578

THE BRAES OF BALQUHIDDER

BALQUHIDDER (scritto anche come BALQUHITHER) pronuncia ‘Balwhither’ è un piccolo villaggio della Scozia in mezzo ai monti nelle terre dei MacGregor, accanto a un piccolo lago dove Robert Tannahill (1774-1810) ha ambientato questa canzone, conosciuta anche in Irlanda e resa famosa da Francis McPeake nel 1957 con il titolo di Wild Mountain Thyme

Nel sito del gruppo Tannahill Weavers leggiamo che il brano è apparso due volte in “Scottish Minstrel ” – di RA Smith (1821 – 1824) – vol. I, p. 49 e vol. IV, p. 89 e che la melodia utilizzata è una modifica della prima edizione e s’intitola ‘The Three Carls o’ Buchanan’. Meglio non addentrarsi nell’accesa disputa sulla paternità di testi e melodia che divide irlandesi e scozzesi, bensì prendiamo atto dell’ampia diffusione popolare di un tema che esprime l’amore per la propria terra e le sue bellezze, e una melodia che è una slow air dalla profonda dolcezza.

balquidder

ASCOLTA Skylark in “All of It”, 1979

ASCOLTA Tannahill Weavers in Capernaum 1994,  con puro accento scozzese. Date anche un’occhiata  alla loro biografia


Chorus
Let us go, lassie, go
Tae the braes o’ Balquhidder
Whar the blueberries (1) grow
‘Mang the bonnie Hielan’ heather
Whar the deer and the rae
Lichtly bounding thegither
Sport the lang summer day
On the braes o’ Balquhidder
I
I will twin thee a bow’r
By the clear silver fountain
And I’ll cover it o’er
Wi’ the flooers o’ the  mountain
I will range through the wilds
And the deep glens (2) 
 sae dreary
And return wi’ their spoils
Tae the bow’r o’ my dearie
II
When the rude wintry win’
Idly raves roun’ oor dwellin’
And the roar o’ the linn(3)
On the nicht breeze is swellin’
So merrily we’ll sing
As the storm rattles o’er us
Till the dear shielin’ ring
Wi’ the licht(4) liltin’  chorus.
III
Noo the summers in prime
Wi’ the flooers richly bloomin’
Wi’ the wild mountain thyme
A’ the moorlan’s perfumin’
Tae oor dear native scenes
Let us journey thegither
Whar glad innocence reigns
‘Mang the braes o’ Balquhidder
TRADUZIONE di Cattia Salto
ritornello
Andiamo, ragazza, andiamo
per i pendii di Balquhidder
dove crescono i mirtilli (1)
tra la bella erica d’altura,
dove il cervo e il capriolo
vanno assieme con piede leggero,
passiamo l’interminabile estate,
sui pendii di Balquhidder
I
Ti intreccerò un frondoso riparo
vicino alla pura sorgente cristallina
e lo ricoprirò tutto
con i fiori di montagna,
cercherò per i boschi
e nelle profonde forre (2)  sì ombrose
e ritornerò con i loro tesori
al pergolato del mio amore.
II
Quando il forte vento invernale
vagherà inoperoso attorno alla nostra dimora e il rimbombo della cascata(3)
nella brezza notturna  si gonfierà,
così allegramente  canteremo,
mentre la tempesta  infurierà su di noi
fino a che il caro rifugio risuonerà
con un allegro coro melodioso.
III
Ora l’estate è in arrivo
con i fiori che sbocciano a profusione
con il timo selvatico di montagna
che profuma la brughiera,
per le nostre care terre natie
andiamoci tutti insieme
dove regna la lieta  innocenza
sui pendii di Balquhidder

NOTE
1) Nella canzone si descrive una ricorrenza sociale ancora sporadicamente praticata in Scozia e Irlanda: la raccolta dei mirtilli, una festa di mezz’estate denominata Bilberry Sunday Si celebrava per lo più a luglio, quando maturano le bacche del mirtillo o ad Agosto, spesso abbinata alla festa celtica di Lughnasa o alla domenica (o lunedì) più prossima alla festa. Un tempo i giovinetti e le giovanette stavano su per i monti nella brughiera da mattino a sera a raccogliere i mirtilli e a fare amicizia, era perciò una festa dedicata al corteggiamento e a combinare i matrimoni. continua
2) glen: è una  tipica valle scozzese solitamente allungata e profonda con una forma ad U
3) linn:  cascata dal gaelico scozzese linne
4) licht:  termine scozzese per light qui con significato di allegro

FONTI
http://www.grianpress.com/Tannahill/TANNAHILL’S%20SONGS%2026.htm
https://thesession.org/tunes/10655
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/752.html

I WAS A BLACKBIRD BY MAY BRADLEY

I “giorni della merla” sono per tradizione i giorni più freddi dell’anno e così come per l’orso valdostano (o la marmotta made in USA, Canada) si ricavano pronostici: se i giorni della merla sono davvero freddi, la Primavera sarà bella; se sono caldi, la Primavera arriverà in ritardo. I giorni della merla non sono però ben delimitati possono essere gli ultimi tre giorni di Gennaio ma anche i primi tre di Febbraio. Ipotesi astruse e leggende sono sorte per giustificare il proverbio, la più diffusa risale al Medioevo e spiega il colore della livrea grigio cenere della merla (che si è sporcata con la fuliggine del camino dentro cui era riuscita a ripararsi per sopportare il gelo) (vedi)
Le previsioni per l’annata agraria a venire (e il momento giusto per seminare) è ribadito anche da un altro proverbio che recita:“Quando vien la Candelora, de l’inverno semo fora; ma se piove o tira il vento, de l’inverno semo dentro”.
Lungo le rive del Po c’è ancora l’usanza di festeggiare i giorni della merla con dei canti e l’accensione di un falò.

IL MERLO ARALDO DELLA DEA RHIANNON

Nella tradizione celtica: Il merlo (druid dhubh) è associato alla Dea Rhiannon. La leggenda dice che gli uccelli di Rhiannon sono tre merli, che sono appollaiati e cantano sull’albero della vita ai confini con i mondi ultraterreni. Il loro canto, mette l’ascoltatore in uno stato di trance, che gli consente di recarsi nei mondi paralleli. (da qui)

Scrive Lawrence Sudbury “La dea Rhiannon è una dea lunare gallese il cui nome significa Grande (o divina) Regina. Per molti versi è una figura di potere assoluto, sovrana degli dei e, a livello filosoficamente più alto, rappresentante simbolica della natura… Ancora in sintonia con l’immagine della madre, la dea è nota per avere uccelli magici che cantano canzoni incantate che riportano sonni tranquilli agli esseri umani (i suoi figli) e, infine, ritornando al suo ruolo creativo anche sul piano simbolico, agisce come una Musa, portando l’energia illuminante di ispirazione per scrittori, poeti, musicisti e artisti” (da qui)

Il merlo maschio è di piumaggio nero come il corvo, ma il suo becco è di un vivace giallo-arancio (colore che borda anche il suo occhio rendendolo vivace) inoltre è più piccolo; il suo canto è gioioso e il suo fischio è descritto come pulito e flautato. Il verso del merlo è simile a un “tciu tciu tciu” che diventa “cie ciecie” quando è irritato. Quando ha paura, il fischio diventa acuto e stridente. I merli imparano subito qualsiasi melodia e tendono, poi, a ripeterla continuamente. Non è raro che riproducano anche il canto di altri uccelli. Quando cantano i merli, tendono ad appollaiarsi in cima agli alberi. Si tratta di uccelli vivaci e molto attenti. Tendono a formare coppie stabili e a vivere isolati eccetto che durante il periodo delle migrazioni, quando si spostano in gruppo. (continua qui)

IF I WAS A BLACKBIRD

Una canzone piuttosto recente sebbene di autore anonimo risalente forse alla fine dell’ottocento o più probabilmente ai primi del novecento, “If I was a Blackbird” è stata resa  popolare in Gran Bretagna e America negli anni 30 e 40 da Delia Murphy e negli anni 50 da Ronnie Ronalde. La melodia tradizionale è un valzer, rallentato più spesso come slow air.
Molti studiosi considerano il brano un lavoro di ricucitura  ottenuto mettendo insieme dei ‘floating verses’ presi da varie canzoni popolari (un mash-up si direbbe oggi) .

LA VERSIONE GALLESE

Una versione diversa da quella “irlandese” interpretata da Delia Murphy (qui) è invece la testimonianza di May Bradley (1902-1974), proveniente da una famiglia di gitani  (di origine Romany) depositaria dei canti rurali della parte Ovest del Midlands inglese e del Galles.

Oh Lord, madam, I could tell you lovely ‘istory …  But it’d take me such a long while to think back, you know.

The speaker is May Bradley, talking to Fred and Margaret Hamer in Ludlow, Shropshire, half a century ago.  Over the course of a number of visits she did indeed impart a great deal of ‘lovely ‘istory’, committing to posterity a wealth of songs the origins of which date back to long before she was born, and telling us much in passing about working-class rural life experiences during the first quarter of the twentieth century.  She was born 19 January 1902 to Romany parents named Robert and Esther Smith.  When enumerated in the 1911 census, aged only nine years, her parents gave her birthplace as Clipstone, in Glamorganshire, although in later life she claimed to have been “bred, borned and raised just ‘round ‘ere [i.e.  the vicinity of Ludlow] …  Well, Monmouthshire …  Chepstow in Monmouthshire I were born.” Her own and many other Romany families travelled extensively around the west Midlands and into the near areas of Wales, wherever the opportunity for gainful employment led them.  May Bradley was descended from a long line of singers within her immediate family, and from close contact with other travellers over an extended period additionally absorbed many items into her repertoire. (Rod Stradling da qui)

May registrò il brano ben tre volte e possiamo ascoltarla nella raccolta “May Bradley: Sweet Swansea” ristampata nel 2010 dalle registrazioni sul campo di  Fred Hamer a Ludlow, Shropshire, (settembre 1959, luglio e settembre 1965, aprile 1966).
Una versione ripresa da Sam Lee  (giovane artista il cui cd  d’esordio è stato premiato come migliore album del 2012 dalla rivista Froots) nel suo secondo Cd uscito nel 2015. Dice Sam Lee  “She has this amazing modal tune for it, unlike anyone else’s and lyrically, hers is so much more punchy and tenacious – about loving this soldier, being pregnant, being cast out by her community.” (tratto da qui)

ASCOLTA Sam Lee&Friends in ‘The Fade in Time’, 2015
Scrivono in “A walk around Britain“: Sam seems to agree with us that the most fitting place for traditional British songs is deep in the landscape that produced them. Concrete and car-horns are not the finest folk accompaniment, but birds of the field, wind through woods, and rhythmic sea-tide, most certainly are. These are the contexts that birthed the old songs, the invisible background to all ballads of Britain.
E così nel video diretto da Michael Smythe ci sentiamo completamente immersi nella terra

Nel web circola una versione testuale molto diversa da quella veramente cantata da Sam, così sono risalita alla versione di May Bradley riportata qui e le differenze sono minime

I
Now it’s of a  fair damsel (1) my fortune were had
I were overcourted by a rakish (2) young lad.
I have kept me love’s company night and be day
But now Johnny’s lifted, sure he’s gone far away.
CHORUS
Now if I were a blackbird (3) I’d whistle, I’d sing
I would follow the ship that my true love sailed in
On the top of his mainmast I would build my nest (4)
That long night, sure I’d gaze upon his lily white breast.
II
My love’s an old soldier but he’s neat, tall and thin.
There is none in the army come equal to him.
With his red rosy cheeks and his curly black hair
His flattering tongue draws my heart to a snare.
III
Now some people’s talking I’m out of my mind.
Some people says that I’m large with a child
But it’s let them be talking and say what they will
For the love I’ve got for him I’ll keep it up still.
IV
Now if I were a scholar I’d handle me pen
I would write him a letter, to him would I send.
God sends him safe sailings and fair winds to blow
There is adieu to my true love wherever he go.
Traduzione di Cattia Salto
I
Ero una giovane fanciulla che ebbi la fortuna
di essere corteggiata da un ragazzo  vagabondo(2),
ho accettato la compagnia del mio amore notte e giorno
ma oggi Johnny mi ha lasciato, è così, è andato via.
RITORNELLO
Se fossi un merlo (3), potrei fischiettare e cantare,
seguirei la nave su cui naviga
il mio amore

e in cima all’albero maestro potrei costruire il mio nido (4)
e per tutta la notte volgerei lo sguardo sul suo candido petto 
II
Il mio amore è un veterano ma è bello, alto e snello,
nessuno nell’esercito
lo eguaglia
con le sue guance rosa e i neri capelli mossi
la sua parlantina ha preso il mio cuore in trappola
III
C’è chi dice che sono pazza,
altri dicono che sono incinta,
ma lasciate che sparlino e dicano quello che vogliono,
perchè l’amore che ho per lui resterà sempre saldo
IV
Se fossi uno studente e sapessi scrivere con la penna
gli scriverei una lettera e a lui la manderei,
che Dio lo preservi al sicuro in mare e che venti favorevoli lo sostengano
con l’addio al mio vero amore
ovunque egli vada.

NOTE
1) Sam dice “” young woman”
2) La parola “Rake” si traduce in italiano con libertino forse un diminutivo di ‘rakehell’ (dissoluto), che, a sua volta, deriva dall’Islandese antico “reikall,” dal significato di “wandering” (nomade) o “unsettled” (instabile). Un “rake” era un affascinante giovane amante delle donne, delle canzoni, dedito al gioco d’azzardo e all’alcool, ma anche uno stile di vita di moda tra i nobili inglesi nel corso del 17° secolo. Nel suo significato più negativo il libertino è un debosciato in quello più “trasgressivo” è un giovane scapolo gaudente che si diverte fin che può prima di sistemarsi con il matrimonio e “mettere la testa a posto”.
3) i merli formano coppie stabili che vivono isolate. Le migrazioni avvengono durante la notte dalle regioni più settentrionali con spostamenti verso sud-ovest. In Italia i merli sono stanziali.
4) negli antichi velieri in cima all’abero maestro c’era la crocetta detta colloquialmente crow’s nest (= nido del corvo) era una piattaforma riparata nel punto più alto della nave per gli avvistamenti, così nel verso successivo l’innamorata dichiara che se fosse di vedetta sulla crocetta, punterebbe il suo cannocchiale sull’innamorato e non sull’orizzonte.

FONTI
https://shailapersonalspace.wordpress.com/2014/05/25/messaggero-il-merlo/
http://www.mustrad.org.uk/articles/bradley.htm
https://www.theguardian.com/music/2012/oct/28/sam-lee-gypsy-folk-music
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/ifiwereablackbird.html

SHROVE TUESDAY&FRITTELLE

HERE WE COME A-SHROVEN

A Carnevale secondo le consuetudini delle questue rituali delle isole Britanniche ecco girare per il villaggio  la solita allegra brigata che canta
Shroven, shroven, here we come a-shroven
a piece of bread, a piece of cheese, a piece of your fat bacon
The roads are very dirty
My boots are very clean
I have a little pocket to put a penny in

L’occasione per i ricchi e benestanti era quella di fare beneficenza per sgravare la coscienza  e  purificarsi dai peccati ( ed esaurire le scorte di cibo “grasso” per l’imminente digiuno quaresimale).
Nel tempo la questua diventa quella dei bambini che preferiscono i dolci al posto di pane e salame e accompagnano il canto con delle minacce di ritorsione nel caso di rifiuto (come per il dolcetto o scherzetto di Halloween).
I’ve come a shro’in
voa a little pancaik
a bit of bread of your baikin’
oa a little truckle cheese o’ your mailin’:
if you gie me a little, I’ll ax o more,
if you don’t gi me notin’, I’ll rattle your door”
(Hertforshire shrovin)

ASCOLTA John Kikpatrick in Make No Bones, 2007 – We Be Come A-shroving

PANCAKE DAY

Sulla scia delle crepes per la candelora, ecco la versione pancake per Carnevale, così nelle Isole Britanniche si festeggia la fine del Carnevale nel Martedì Grasso con il Pancake day. Tradizionalmente si celebrava 47 giorni prima della Domenica di Pasqua e quindi il Pancake day poteva cadere tra il 3 febbraio e il 9 marzo.
La ricetta non è mai la stessa e occorre subito fare un distinguo anche se il termine è tradotto con “frittelle” non sono le nostre frittelle tradizionali per Carnevale (che peraltro si differenziano per nomi e preparazioni da Nord a Sud d’Italia) è quindi più corretto tradurre pancakes con frittelle americane in quanto diventate una
ricetta tipica degli Stati Uniti.

Queste “frittelle americane” ricordano le crepes ma sono più piccole e spesse con due differenze sostanziali: si aggiunge un po’ di lievito per far gonfiare l’impasto durante la frittura e la dose dell’impasto da cuocere per ogni frittella è grossomodo il triplo rispetto alla crepe. Per la verità le “frittelle” non sono fritte in modo letterale perchè non vengono immerse nell’olio caldo, ma sono cotte in una padella o piastra appena unta di grasso in modo che l’impasto non attacchi (un po’ di ricette qui)
La versione delle Isole Britanniche prende il nome di Scottish (Scotch) pancake: le ricette variano c’è chi ci mette il burro e chi no come pure le dosi di zucchero ma la base è una pastella di farina, zucchero, uova e latte.

Se proprio vogliamo trovare un’origine di queste crepes o cialde o frittelle non c’è però bisogno di scomodare la Francia o la Germania e nemmeno la Grecia, basta guardare alle preparazioni tradizionali della cucina delle isole britanniche e al pane di Beltane (vedi).
A seconda di come veniva cotto l’impasto base comune in tutte le ricette, prendeva una consistenza diversa, così vennero anche costruite delle apposite “padelle” detti testi e nascono i gaufre o waffle dei paesi germanici e scandinavi, preparati guarda caso per la festa della Candelora e del Martedì Grasso.
Nella tradizione montanara del Piemonte rispuntano con il nome di gòfri o gòffre (specialità dell’Alta Val Chisone e Alta Val Susa ma anche di certe zone della Valle d’Aosta) anche in versione salata.
Un tempo ogni famiglia aveva la sua piastra di ghisa per cuocere sulla stufa a legna queste cialde, croccanti all’esterno e morbide all’interno,  servite con abbondante miele colato sopra: il nome deriva probabilmente dal francese gauffre il favo di miele, per il caratteristico disegno a grata che vi resta impresso.

In Piemonte invece delle frittelle si preferiscono le Chiacchiere di Carnevale, una pasta con burro, zucchero, uova, latte e farina stesa sottile e fritta (olio di arachidi a 170°) “Dolce tipico della tradizione lombarda, le Chiacchiere di Carnevale cambiano nome da regione a regione. Ad esempio al Nord e al sud sono generalmente chiamate con il loro nome d’origine, ma a Mantova e dintorni prendono invece il nome di lattughe, in Toscana si chiamano cenci, in Trentino grostoli, in Liguria bugie, nel Lazio frappe.” (tratto da qui)
Le regole per un buon fritto qui

FONTI
https://traditionalcustomsandceremonies.wordpress.com/2015/02/28/custom-survived-east-hendred-shroving/
http://www.girovagate.com/2011/02/il-martedi-grasso-londra-e-il-pancake.html

http://www.babyledweaning.com/2012/its-pancake-day-my-old-grand-mothers-recipe-for-scottish-scotch-pancakes/
http://www.bbc.co.uk/scotland/food/pancake_day_in_scotland.shtml
http://www.alimentipedia.it/pancakes-allo-sciroppo-acero.html
https://www.greenme.it/mangiare/vegetariano-a-vegano/1577-chiacchiere-castagnole-e-sanguinaccio-ricette-vegan

http://www.alimentipedia.it/waffle-waffel-gaufre.html
http://ontanomagico.altervista.org/pane-beltane.htm
http://ontanomagico.altervista.org/imbolc-la-festa-celtica-delle-calende-di-febbraio.html

KISS ME I’M IRISH

“Kiss me I’m Irish” è la frase-tormentone della festa di San Patrizio, scritta sulle magliette e i cartelloni o usata come frequente esclamazione!
L’usanza nasce probabilmente da una leggenda popolare, quella della Pietra del Giudizio nel Castello di Blarney.
Blarney è una cittadina irlandese nella contea di Cork, famosa per il suo castello o meglio per una magica pietra nelle mura del castello che la leggenda vuole doni l’eloquenza a chi la baci, così l’equazione bacio (pietra) irlandese = benedizione non cambia anche se si omette il termine pietra.

ROMANTIC IRISH

Il silly ditty benaugurale è diventata una canzone siglata Gaelic Storm (autori: Twigger, Murphy, Wehmeyer, Reid), l’irish folk rock band di Santa Monica, diventata il punto fermo (dopo il film Titanic) della scena irish folk Usa.

ASCOLTA Gaelic Storm album Bring Yer Wellies (2006) (il titolo dell’album in italiano è “Porta i tuoi stivali di gomma” essendo wellies l’abbreviazione di Wellington boots)


I
Old song and old stories
They keep us alive
Without our past
We would never survive
I am my island
My island is me
So you know what you can do
if you dont like what you see
CHORUS
Kiss me, I’m Irish
I am the wild rover (6)
My eyes they are smiling
And I’m seldom sober (1)
I like my whiskey
And I love to dance
So if you’re feeling as lucky as me,
take a chance
And kiss me I’m Irish
II
My heart beats a jig
And me blood, it flows green
I’ve been a rogue and a rambler (6)
From ocean to sea (2)
And I like a Bevy (3)
Now and then (7) this I’ll never deny
But I only drink on the days of the week that end with a ‘y’ (4)
I’m no saint I’m no sinner
Of that theres no doubt
I’ll tell you the truth
I am the one that your grandmother warned you about
III
Dublin, Milwaukee, Cleavlend and Cork, Kerry, Chicago and my New York
Belfast and Boston, Donegal and DC (5)
Raise you glasses and sing, sing, sing, sing with me:
Traduzione di Cattia Salto
I
Vecchie canzone e vecchie storie
ci fanno sentire vivi,
senza il nostro passato
non potremo mai sopravvivere!
Io sono la mia isola
la mia isola è me.
Così sai cosa puoi fare
se non ti piace quello che vedi:
CORO
“Baciami, sono irlandese
sono il giramondo (6),
i miei occhi sorridono
e sono raramente sobrio (1).
Mi piace il whiskey
e mi piace ballare
e se tu ti senti fortunato come me
prendi al volo l’occasione
e baciami, sono irlandese”
II
Il mio cuore batte al ritmo di una giga
e verde scorre il mio sangue
sono stato un mascalzone e un vagabondo (6)
dall’Atlantico al mare Celtico (2)
e mi piacciono le ragazze (3)
di tanto in tanto (7), non lo negherò mai,
ma bevo solo nei giorni della settimana che finiscono con la “Y” (4).
Non sono un santo o un peccatore,
di questo non c’è dubbio
ti dirò la verità
sono il tipo di cui la tua nonna ti mette in guardia
III
Dublino, Milwaukee, Cleavlend e Cork
Kerry, Chicago e la mia New York
Belfast e Boston, Donegal e Washington (5)
alzate il calice e cantate cantate con me

NOTE
1) citazioni di frasi prese da canzoni popolari irlandesi: I am the wild rover, My eyes they are smiling,  I’m seldom sober
2) si riferisce alle due sponde America-Irlanda
3) bevy si dice per una folla o gruppo della stessa specie in particolare riferito alle donne
4) ossia tutti i sette giorni
5) DC è il distretto della Colombia,ma con “the District”, o “D.C.”, s’intende la capitale degli USA
6) il rover è un avventuriero in cerca di emozioni; I’m a rambler, I’m a gambler è una frase della canzone The Moonshiner, più in generale si vuole indicare uno spirito libero
7) la scaletta delle priorità di un tipico irlandese è Primo: bere, Secondo: bere in compagnia, Terzo: bere in compagnia di una ragazza

PUNCK IRISH

Inevitabile il confronto con la parodia dell’irlandese sfigato, di  “Kiss me, I’m shitfaced” targata Dropkick Murphys

ASCOLTA Dropkick Murphys in Blackout, 2003 che come interpretazione mi ricorda tanto lo stile “Rocky Horror Picture Show”

o in versione live


I
I play in a band, we’re the best in the land
We’re big in both Chelsea and France
I play one mean(2) guitar and then score at the bar
There’s a line of chicks waiting for their chance
So come on now honey, I’ll make you feel pretty
These other gals (8) mean nothing to me
Let’s finish these drinks and be gone for the night
‘Cause I’m more than a handful, you’ll see
[Chorus:]
So kiss me, I’m shitfaced (1)
I’m soaked, I’m soiled and brown (3)
in the trousers, she kissed me (4)
And I only bought her one round (5)
II
I can bench press a car, I’m an ex football star
with degrees from both Harvard and Yale
Girls just can’t keep up, I’m a real love machine
I’ve had far better sex while in jail
I’ve designed the Sears Tower (6), I make two grand an hour
I cook the world’s best duck flambe
I’ll take the pick of the litter (7), girls jockey for me
I don’t need these lines to get laid
III
I’m a man of the night, a real ladies delight
See my figure was chiseled from stone
One more for the gal (8) then I’ll escort her home
Come last call (9), I’m never alone
I’ve a house on the hill with a red water bed
That puts Hugh Heffnor’s mansion (10) to shame
With girls by the pool and Italian sports cars
I’m just here in this dump for the game
IV
Ahh, fuck it. Who am I shitting?
I’m a pitiful sight, and I ain’t all that bright
I’m definitely not chiseled from stone (11)
I’m a cheat and a liar, no woman’s desire (12)
I’ll probably die cold and alone
But just give me a chance, ‘cause deep down inside
I swear I got a big heart of gold
I’m a monogamous man, no more one night stands
Come on, honey, let me take you home
Traduzione* da qui
I
Suono in una band, siamo i migliori del mondo
siamo famosi da Chelsea alla Francia
suono una chitarra tosta (2) e dopo spopolo al bar.
C’è una fila di pollastre in attesa della propria occasione,
così vieni qua zuccherino, ti farò sentire bella
Le altre ragazze (8) non significano nulla per me
finiamo di bere e andiamo per la notte
perché sono molto più malleabile vedrai
Coro
E allora baciami sono sbronzo (1)
sono marcio, zozzo e imbrattato (3)
nei pantaloni – mi baciava (4)
e le avevo offerto solo un giro (5)
II
Posso sollevare una macchina, sono un ex star del calcio, con il diploma sia di Harvard che di Yale.
Le ragazze non possono proprio resistermi
sono una vera macchina del sesso
e ho fatto le scopate migliori in galera.
Ho progettato la Sears Tower (6), faccio 2000 dollari l’ora,
cucino la migliore anatra flambé del mondo
prenderò la migliore dal mucchio (7),
le ragazze fanno a botte per me,
e non ho bisogno di queste battute per scopare
III
Sono il padrone della notte
un vero bocconcino per signore
sai, il mio fisico fu scolpito nella pietra.
Ancora un giro per la ragazza (8)
poi l’accompagnerò a casa sua,
quando arriva l’ultima chiamata (9)
non sono mai da solo.
Ho una casa sulla collina con un letto ad acqua rosso
da far impallidire la villa di Hugh Hefner (10)
con le ragazze a bordo piscina e auto sportive italiane,
sono quì in questo merdaio solo per guadagnare.
IV
Ahh…’ffanculo, Chi sto prendendo in giro?
Abito in un posto che fa schifo
e non sono poi così brillante.
non  ho un fisico statuario (11),
sono un imbroglione e un bugiardo
nessuna mi fila (12),
probabilmente morirò al freddo e solo.
Ma dammi solo una possibilità
perché proprio dentro nel profondo giuro
che ho un grande cuore d’oro
e sono un uomo fedele
mai più storie da una botta e via.
Dai zuccherino, fatti portare a casa

NOTE
* con qualche mio aggiustamento
1) shitfaced: la versione pulita del termine traduce “molto ubriaco, sbronzo” letteralmente “faccia di merda”
2) mean: il significato è medio, meschino, ma nel contesto è chiaro che la chitarra è “cazzuta”
3) si vanta di essere un tipo che si lava poco, perché le sue mutante/pantaloni recano tracce di merda, una situazione molto punk-fashion
4) il verbo è al passato non al futuro come sarebbe più logico, nel contesto è una interiezione.
5) colloquiale per indicare quello che paga il giro di bevute alla compagnia
6) Ora Willis Tower, all’epoca in cui scrissero il testo ancora Sears Tower (Commissionato dalla catena di grandi magazzini Sears Roebuck and Co), il grattacielo di Chicago, nell’Illinois citato probabilmente perchè è stato l’edificio più alto del mondo dal 1973 al 1998.
7) litter è un ammasso confuso tipo un mucchio di rifiuti
8) gal è un termine colloquiale irlandese per ragazza e non ha connotazioni negative, termine usato spesso nelle sea (o shanty) songs
9) quando il pub sta per chiudere il proprietario suona una campanella per avvisare gli avventori di consumare l’ultimo giro, la frase vuol dire “quando il pub è in chiusura” insomma si vanta di essere uno che becca tutte le sere
10) Hugh Marston “Hef” Hefner è un editore statunitense, fondatore della celebre rivista erotica Playboy e a capo dell’impero Playboy Enterprises
11) letteralmente “non sono certamente scolpito nella pietra”
12) letteralmente “nessuna donna mi desidera”

FONTI
https://www.theguardian.com/commentisfree/2015/mar/17/irish-african-american-dna-tests
https://venetogenovese.wordpress.com/2015/10/26/kiss-me-im-shitfaced-dropkick-murphys-testo-e-traduzione/

THE MUMMERS ARE PLANKIN’ HER DOWN

Mummers sono uomini (e donne) travestiti e camuffati, che nascondono il volto dietro veli e teli con il buco per gli occhi e la bocca, simili a spettri, e che un tempo, in certi particolari giorni dell’anno, andavano a visitare i loro vicini di casa in casa, cantando e ballando e facendo confusione.

CHRISTMAS MUMMING

Un’usanza solstiziale che richiama certe tradizioni celtiche di Samain (vedi) è quella dell’house visiting  tipica del Mumming Natalizio diffusa un tempo nelle Isole Britanniche e anche nei paesi con una forte immigrazione irlandese e scozzese.
mummer-songLa tradizione che andava scomparendo a Terranova è stata documentata nientemeno che con una canzone scritta nel 1973 da Bud Davidge del gruppo Simani, dal titoloThe Mummer’s song (illustrato da Ian Wallace ).
Oggi il Mumming Natalizio si è trasformato in una sorta di parata carnevalesca per le strade, mentre un tempo era una house-visiting cioè un giro casa per casa dei mummers che venivano accolti nella stanza più calda (di solito la cucina) e rifocillati con bevande.
Travestiti in modo stravagante ed estemporaneo (con grottesche imbottiture per deformare la corporatura, con gli indumenti che in genere si portano sotto i vestiti portati invece sopra – reggiseni mutandoni del nonno e calzamaglia, con i volti incappucciati o velati o anneriti) “le maschere” portavano lo scompiglio e un po’ di paura, soprattutto perchè era difficile riconoscere in quei travestimenti, il vicino della porta accanto: uno suonava il violino e un altro l’organetto e avrebbero danzato per un po’ con gli abitanti della casa per portare il buonumore.

ASCOLTA Simani 

ASCOLTA Great Big Sea inizia direttamente con le strofe

Spoken:
Don’t seem like Christmas if the Mummers are not here,
Granny would say as she’d knit in her chair;
Things have gone modern and I s’pose that’s the cause,
Christmas is not like it was.
(Knock, knock, knock, knock)
Please open the door. We have…
I
Hark, what’s the noise out by the porch door?
(dear) Granny, ‘tis Mummers, there’s twenty or more.
Her old weathered face brightens up with a grin,
“Any Mummers, nice Mummers ‘lowed in?”
II
Come in, lovely Mummers, don’t bother the snow,
We can wipe up the water sure after you go;
Sit if you can or on some Mummer’s knee,
Let’s see if we know who ya be.
III
Ah, there’s big ones and small ones, and tall ones and thin,
(There’s) boys dressed as women and girls dressed as men,
(With) humps on their backs and mitts on their feet,
My blessed, we’ll die with the heat.
IV
(Well), there’s only one there that I think that I know,
That tall fellow standing alongside the stove;
He’s shaking his fist for to make me not tell,
Must be Willy from out on the hill.
V
Oh, but that one’s a stranger, if ever was one,
With his underwear stuffed and his trapdoor undone (1);
Is he wearing his mother’s big forty-two bra?
I knows, but I’m not going to say.
VI
I s’pose you fine mummers would turn down a drop
Of home brew or alky, whatever you got?
Not the one with his rubber boots on the wrong feet,
He’s enough for to do him a week.(2)
VII
Well I ‘spose you can dance? Yeah, they all nod their heads,
They’ve been tapping their feet ever since they came in;
And now that the drinks have been all passed around,
the mummers are plankin’ her down (3).
VIII
Ah, be careful the lamp! Now hold on to the stove,
Don’t you swing Granny hard, ‘cause you know that she’s old;
No need for to care how you buckles the floor (4),
‘Cause the mummers have danced here before.
IX
Oh, my God, how hot is it? We better go,(5)
I allow that we’ll all get the devil’s own cold;
Good night and good Christmas, mummers me dear,
Please God, we will see you next year.
 
Traduzione di Cattia Salto
Parlato:

“Non sembra Natale se non arrivano le Maschere- direbbe la Nonnina mentre sferruzzava sulla sua sedia – i tempi sono diventati moderni e credo che sia questo il motivo,
per cui il Natale non è com’era”
Toc, Toc, Toc, Toc, 
“Aprite la porta per favore abbiamo…”
I
Ascolta che rumore viene dalla porta del portico?
“Cara Nonnina, ecco le Maschere, sono una ventina o più.”
La sua faccia segnata dalle rughe si illumina con un sorriso
“Dei Mummers, bei Mummers possiamo entrare?”
II
“Ah venite cari mummers, non badate alla neve, asciugheremo l’acqua dopo che ve ne sarete andati;
sedetevi dove potete oppure sulle ginocchia di qualche altra Maschera.
Cercheremo di indovinare chi siete.”
III
Ah ce ne sono di grandi e di piccoli
di alti e di magri,
ci sono uomini vestiti da donna e ragazze vestite da uomini,
con gobbe sulla schiena e muffole ai piedi
“Benedetto me, scoppieremo dal caldo!!”.
IV
“Beh ce n’è soltanto uno che credo di conoscere,
quel tipo alto che sta accanto alla stufa;
sta agitando il pugno per non farmelo dire,
potrebbe essere Willy che viene dalla collina.”
V
“Oh ma quell’altro è uno straniero, se mai ce ne fosse uno, con la biancheria imbottita e la patta sul didietro aperta(1), indossa il grosso reggiseno taglia 42 della madre!
Lo conosco, ma non lo dirò chi è”
VI
“Immagino che voi bei mummers gradiate un goccetto
di birra fatta in casa o del distillato, ne volete?”
“Non quello con gli stivali di gomma nel piede sbagliato, ha fatto il pieno per tutta la settimana”(2)
VII
“Immagino che voi sappiate danzare?” Si – tutti annuiscono
hanno battuto il tempo con il piede sin da quando sono arrivati,
e ora che è stato fatto girare il bere,
di certo i mummers ci daranno dentro (3).
VIII
Attenti alla lampada! Adesso tenetevi alla stufa!
Non fate girare la nonnina in fretta, perché sapete che è anziana;
e non badate se rigate il pavimento (4)
perché i mummers hanno danzato qui da prima.
IX
“Oh mio Dio ma quanto caldo fa? E’ meglio se andiamo (5)”
“Suppongo che abbiamo tutti il sangue freddo come il diavolo”
“Buona Notte e Buon Natale,
miei cari mummers
a Dio piacendo, vi vedremo il prossimo anno”

NOTE
1) letteralmente botola si riferisce ad uno sbrago nei pantaloni sul didietro
2) i Great Big Sea dicono invece
Sure, the one with his rubber boots on the wrong feet
Ate enough for to do him all week.
3) letteralmente la spalmeranno a terra nel senso che la danza diventerà sempre più frenetica
4) i Great Big Sea dicono: And never you mind how you buckle the floor
5) i Great Big Sea dicono: We’ll never know

FONTI
http://www.goodreads.com/review/show/684274795
http://thegrimmteaparty.blogspot.it/2009/12/have-yourself-creepy-little-christmas.html
http://www.somethingsaturdays.com/the-blog/mummers-parade-saturday
https://joannadawson.wordpress.com/2010/12/21/any-mummers-llowd-in/
http://www.msgr.ca/msgr-2/mummering4.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/01/mummers.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/07/mummerscarol.htm

DASHING THROUGH THE SNOW

Nostalgia per la neve in questi giorni soleggiati di dicembre? Niente di meglio che ascoltare “JINGLE BELLS”, la canzone natalizia per antonomasia che viene dalla vecchia America!
Scritta dal francese James Pierpont negli anni 1850, s’intitolava inizialmente “One-horse open sleigh”  e rivendica ben due aneddoti sulla sua origine.

IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO A SAVANNAH

Il primo aneddoto pone la creazione della canzone a Savannah (Georgia) in occasione del Giorno del Ringraziamento 1857 (una delle feste nazionali americane più importanti che cade ogni anno il quarto giovedì di novembre) come canzoncina per il coro infantile di cui Pierpont era Direttore; poiché i parrocchiani avevano tanto gradito la canzoncina essa venne riproposta  anche per il giorno di Natale diventando un canto fisso per l’occasione.

LA GARA SULLE SLITTE A MEDFORD

Il secondo aneddoto fa nascere la canzone nel 1850 come canto di bevute quando Pierpont era ospite della Taverna Simpson a Medford nel Massachussets.
Una targa in High street di Medford apposta dalla Medford Historical Societ attesta il luogo dove sorgeva la taverna, affermando che la canzone prese come ispirazione le gare di corsa sulle slitte che si tenevano in Salem Street durante l’Ottocento (e che ancora ebbero luogo per buona parte del Novecento).

“Jingle Bells,” the now world famous holiday tune, was composed at the Simpson Tavern in Medford, Massachusetts in 1850 by James Pierpont (1822-1893). The tavern stood at the site which is now 19 High Street in Medford Square. The song was composed in the presence of Mrs. Otis Waterman, who later verified the location of the song’s composition. In 1857, James Pierpont, while living in Georgia, copyrighted “Jingle Bells.” The lyrics of the song tell of the sleigh rides held on Salem Street in the early 1800s.

Pur essendo un motivetto orecchiabile la canzoncina non divenne subito popolare, solo agli inizi del Novecento iniziò la sua corsa al successo (qui per le dieci versioni più belle)

Ma io propongo
ASCOLTA la melodia in stile celtico dei TinWhistler

ASCOLTA per ballarci una giga

ASCOLTA Michael Bublè & The Puppini Sisters: interpretazione tra lo swing e il jazz (basata sulla prima strofa e il ritornello)

– Merry Christmas, ladies
– Merry Christmas, Mr. Buble
– Are you ready to sing a little Jingle Bells?
– Yeeeees


I
Dashing through the snow
on a one-horse open sleigh (1),
Over the fields we go,
laughing all the way.
Bells on bobtail (3) ring (2),
making spirits bright,
Oh what fun to ride
and sing a sleighing song tonight!
Chorus
O Jingle bells, jingle bells,
jingle all the way,
O, what fun it is to ride 
on a one-horse open sleigh.
II
A day or two ago
I thought I’d take a ride,
And soon Miss Fannie Bright
was seated at my side.
The horse was lean and lank,
misfortune seemed his lot,
We got into a drifted bank
and then we got upsot (4).
III
A day or two ago,
a story I must tell:
I went out on the snow
and on my arse I fell;
A gent was riding by
on a one-horse open sleigh,
He laughed as I there sprawling lay
but quickly rode away.
IV
Now the ground is white,
go it while you’re young,
Take the girls tonight
and sing this sleighing song.
Just get a bobtailed bay,
two-forty (5) as his speed,
And hitch him to an open sleigh
and crack! you’ll take the lead.
Traduzione di Cattia Salto
I
Sfrecciando sulla neve, a bordo di una slitta trainata dal cavallo (1),
per la campagna andiamo,
ridendo per tutta la strada.
Le campanelle risuonano (2) appese alle briglie (3), rallegrando gli animi,
Oh come’ bello guidare e cantare una canzone da slitta stanotte.
Coro
Oh le campanelline suonano
per tutto il tragitto,
oh che bello guidare 
una slitta trainata dal cavallo!
II
Un paio di giorni fa
pensai di farmi una corsa
e subito la signorina Fannie Bright
mi si sedette accanto.
Il cavallo era magro e snello,
e il suo destino sfortunato,
finimmo contro un cumulo di neve
e ci ribaltammo (4).
III
Un paio di giorni fa,
questa devo raccontarla,
uscii sulla neve
e caddi di schiena;
un gentiluomo che stava guidando
una slitta trainata da un cavallo
rise per come mi ero spalmato
ma velocemente andò via.
IV
Ora che il suolo è bianco,
esci finche’ sei giovane,
porta fuori le ragazze stanotte
e canta questa canzone da slitta.
Prendi un baio con la coda mozza,
velocità di 2-40 (5)
poi attaccalo ad una slitta
e via! Sarai in testa!

NOTE
slitta-natale1) Un tempo c’erano due versioni per i calessi trainati dai cavalli, in inverno erano dotati di pattini per scivolare sulla neve. Esistevano essenzialmente due modelli uno un piccolo calesse a due o quattro posti, una piccola slitta intima e confortevole, il secondo era una slitta più alta, grande e robusta per ospitare una famiglia (che al tempo era piuttosto numerosa tra bambini e parenti) o un gruppo di amici. Proprio per la sua intimità la slitta biposto (detta anche cutter) era il modello privilegiato per il corteggiamento. Più maneggevole e bassa la slitta senza copertura (open) era trainata da un solo cavallo (one-horse). Le slitte veniva anche classificate in base al numero di cavalli utilizzati per il traino:  “pair” (2), troika (3), four-in-hand (4)
2) le campanelle erano un segnale d’attenzione per impedire incidenti tra le slitte: specialmente con la foschia e il buio il suono delle campanelle avvisava l’avvicinamento di una slitta; nel contesto natalizio in cui venne poi collocata la canzone il tintinnio ricorda l’avvicinarsi della slitta di Babbo Natale
3) bobtail è la coda mozza del cavallo ma è anche un termina nautico; in questo contesto indica le briglie, o più generalmente la bardatura del cavallo
4) le slitte per la gara erano biposto e i pericoli del ribaltamento molto frequenti. La corsa però doveva essere eccitante e aiutare ad avere successo con le ragazze!
5) generalmente per indicare un’alta velocità: fare un miglio in due minuti e 40 secondi

FONTI
https://www.horseloversmath.com/antique-sleigh-rally/
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/jinglebells.html
http://www.cbc.ca/news/canada/british-columbia/jingle-bells-christmas-song-started-as-a-drinking-song-written-by-a-jerk-1.2874860
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/jingle-bells-le-10-versioni-piu-belle-di-sempre
http://www.onstageweb.com/notizie/jingle-bells-canto-di-natale-vera-storia/
https://patriziabarrera.wordpress.com/2012/12/12/jingle-bells-classic/

BOXING DAY FOR CHRISTMAS

Il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano il primo martire cristiano: della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede. continua

BOXING DAY

Il Boxing Day, è una festività natalizia che cade il 26 dicembre, il corrispettivo anglosassone del nostro Santo Stefano: letteralmente “giorno della scatola” (ovvero il giorno delle offerte), è una ricorrenza che risale al Medio Evo, anche se alcuni studiosi ne rintracciano le origini nell’epoca tardoromana.
L’etimologia in realtà non è chiarissima, ma l’idea di fondo della festività, ufficialmente istituita nel Regno Unito nel 1871, è quella di donare qualcosa ai bisognosi o ai propri dipendenti in occasione del Natale, una sorta di bonus: nel pacco natalizio potevano esserci regali e avanzi di cibo e ai lavoratori veniva concesso il giorno libero per stare con la propria famiglia.
La consuetudine si diffuse sistematicamente però solo ai tempi della regina Vittoria e del sentimentalismo di stampo dickensiano. (continua)

IL GIORNO DELLE PARTITE

Mentre il giorno di Natale era tradizione restare tutti insieme in famiglia e in casa il 26 dicembre era invece il giorno consacrato per le attività all’aperto: passeggiate, pic-nic, gite fuori porta o gare sportive qualsiasi attività andava bene purchè si svolgesse all’aperto! Gli strati più alti si dedicavano alla caccia alla volpe, quelli più popolari si dedicavano alle partite di calcio o andavano alle corse; ancora oggi il Boxing day rimane una data fissa per molti sport, come il rugby e l’ippica. A livello amatoriale, prima che arrivasse la First Division (l’antenato della Premier League) si organizzavano il 26 dicembre (e a Natale) partite di ogni genere tra schieramenti opposti (un classico: scapoli contro ammogliati).

LA CACCIA ALLA VOLPE

Uno degli sport praticati tradizionalmente nel Boxing day era la caccia alla volpe: la caccia abolita nel 2005 in Inghilterra, Galles e Scozia (ma non in Irlanda del Nord) è stata sostituita da un’uccisione simbolica della volpe oppure dal drag hunting.
Da allora le storiche associazioni di cacciatori hanno continuato a organizzare battute di caccia simboliche, che durano una giornata intera e hanno tutte le caratteristiche delle battute di caccia tradizionali (costumi e ruoli dei componenti della squadra di cacciatori compresi), ma non comportano l’uccisione di alcun animale. Durante la caccia ci si limita ad inseguire un cavaliere che rappresenta la volpe, oppure, nel caso del “drag hunting”, la muta di cani segue le tracce olfattive rilasciate da un tampone impregnato di urina di volpe o altri animali che viene trascinato da un uomo a piedi lungo un itinerario prestabilito. La difficoltà della battuta di caccia dipende dalle eventuali interruzioni della traccia, anche quelle scelte in anticipo sulla base dell’esperienza della squadra di cacciatori. “(tratto da qui)

THE BOYS OF FAIRHILL: CORK DRAG HUNTING

FONTI
https://bjws.blogspot.it/2016/12/a-brief-history-of-boxing-day-in.html
http://www.ilpost.it/2011/12/26/che-cose-il-boxing-day/
http://www.ilpost.it/2012/12/26/caccia-alla-volpe-senza-volpe/