Crea sito

UNA CANZONE PER OGNI MANOVRA

Un canto di lavoro sulle grandi navi mercantili a vela è classificato come sea chanty o shanty. In genere il solista detto shantyman dalla voce forte e baritonale, e dalla battuta pronta, rispettato da tutti, era quello che intonava la strofa seguita dalla risposta corale di tutti gli altri marinai (secondo lo schema detto “chiamata e rispostacall and response). Una parola del ritornello è enfatizzata per indicare il momento in cui i marinai devono alare la cima o eseguire la manovra, è quindi il coro l’elemento principale di questa forma musicale, talvolta è accompagnato da uno strumento musicale (piffero, organetto o violino). Con le navi a vapore e la meccanizzazione di molte mansioni, la necessità di cantare è venuta meno, ma nel XX secolo il repertorio di queste canzoni, documentato dai veterani in pensione, è sbarcato sulla terra diffondendosi tra i non marinai e gli amanti della musica folkloristica.

Ci sono due grandi categorie funzionali in cui si articolano gli shanties: le canzoni d’alaggio (halyard shanties) e le canzoni d’argano (capstan shanties). Infine ci sono le canzoni del tempo libero o “ricreative
Le halyard shanties sono cantate per alare, orientare o serrare le vele; le capstan shanties (windlass shanties) invece  per salpare l’ancora, per tonneggiare la nave (spostare una nave tirandola da terra) e per il lavoro alle pompe. A seconda del tipo di lavoro e dei suoi tempi: così girare l’argano è un lavoro continuo e lungo, i motivi sono lunghi e spesso raccontano una storia; invece alare le cime è un lavoro a strappi, il motivo è più corto e con un ritmo regolare. Ma a volte gli alaggi sono prolungati e con gli long-drag o halyard shanties gli uomini potevano avere il tempo di riposare tra uno strappo e l’altro.

hauling-hugill

Le canzoni per alaggio (per spiegare in termini meno marinareschi: quando i marinai “tirano le corde” per far alzare o manovrare le velature della nave) si dividevano in long-drag or halyard shanty (alaggi prolungati) e in short-drag or short-haul shanty (alaggi brevi) (Le prime) Sono cantate quando un lavoro d’alaggio deve durare per un lungo tempo. di solito hanno uno strappo per ogni strofa, in modo da dare agli uomini l’opportunità di riposarsi tra uno e l’altro. Alcuni titoli: Alabama, Hanging Johnny, The Black Ball line e Blow the Man down, Cheerily man (men). Tutti gli shanty alle drizze, come quelli all’argano, hanno una parte per solista ripetuta, seguita dal coro. Negli shanty all’argano, però, il secondo coro generalmente è più lungo del primo, mentre nelle canzoni alle drizze ogni coro ha la stessa lunghezza. L’equipaggio rimane fermo durante l’assolo e ala durante il coro. Secondo il peso da sollevare, si può alare da una (per lavori pesanti) a tre volte (per quelli più leggeri) ogni coro. (Le seconde) sono cantate quando il lavoro di alaggio da effettuare è rapido, come imbrogliare, spiegare, orientare o portare a segno le vele e prevedono due o più alaggi per ogni verso. Lavori più difficili e pesanti, come ghindare gli alberi, prevedono solamente uno strappo per ogni ritornello. Alcuni titoli: Boney, Haul away, Joe, Blow the Man down, Drunken Sailor.

474px-Capstan
.. Gli shanty all’argano hanno ritmi regolari e di solito raccontano delle storie, a causa del tempo (anche ore), necessario per salpare l’ancora. I marinai riprendono slancio battendo il piede sul ponte a certe parole; da qui il nome di shanty «pesta e vai» (stamp and go). Diversamente dagli altri tipi di shanty, non dovendosi eseguire alcun alaggio, oltre ai versi di domanda-e-risposta, di frequente hanno un intero coro. Cominciano con un solo verso, cantato generalmente dal solista, seguito da un breve coro. (Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

pumping-hugill
C’era anche un lungo e noioso lavoro da fare sulle navi: “pumping water“, infatti l’acqua che finiva in sentina, doveva essere frequentemente pompata fuori bordo. I primi modelli di queste pompe erano a bilanciere ed erano manovrate da due gruppi di uomini che muovevano alternativamente su e giù i rispettivi bracci della pompa. In seguito si diffuse il  modello “downton” ad argano, per cui i canti diventarono intercambiabili con quelli per salpare l’ancora.

capstan_shanty

Così le canzoni non sono suddivise in modo rigido e i marinai potevano modificarle nel ritmo per usarle in compiti diversi. L’unica regola seguita tacitamente era che le canzoni che parlano del ritorno a casa si cantavano al rientro (going-away song) (vedi).

FOREBITTER (FORECASTLE) SONGS

Sono le canzoni d’intrattenimento nelle ore libere (forebitter da fore bitts le bitte prodiere in ferro o legno vicine all’albero di trinchetto, presso cui i marinai si riuniscono per i momenti di riposo). In questa categoria si comprendono anche alcune canzoni cerimoniali per le occasioni speciali (come ad esempio il momento in cui la nave attraversava l’equatore o entrava in porto).
“Le canzoni hanno per argomento i luoghi visitati, i ricordi di casa o di terre straniere. I marinai amano i canti d’amore, d’avventura, di sentimenti, le storie di uomini famosi e di battaglie. Spesso i canti descrivono la dura vita sulle navi a vela, o parlano degli aspetti buoni o cattivi di una nave o dei legami emotivi che gli uomini hanno stretto a terra. Pure i personaggi di bordo appaiono con frequenza nelle canzoni; ufficiali e capitani possono essere detestati o ammirati, e tra i protagonisti delle canzoni vi sono anche compagni di bordo perduti in mare. Spesso queste canzoni assumono la configurazione dello shanty, ma ciononostante, non si cantano mai durante le manovre. Mentre le canzoni del castello (forecastle songs) sono cantate per passatempo nell’alloggio dell’equipaggio, i canti cerimoniali sono usati in occasione di celebrazioni, per esempio il giorno dell’estinzione del debito contratto dal marinaio ricevendo l’anticipo sulla paga, o quando la nave attraversa l’equatore.” (Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

LA VITA A BORDO

La vita di bordo seguiva rigorose regole integrate immancabilmente da tradizioni osservate spontaneamente con rigore secondo una gerarchia al vertice della quale stava il capitano, detto comunemente “il vecchio” (the old man) anche se uomo giovane, e mai chiamato comandante (termine, questo, divenuto proprio della marina a vapore), coadiuvato da un primo ufficiale (Chief o First Mate) con compiti di vicecomandante, e da un secondo e terzo ufficiale (per lo più capitani di lungo corso patentati ma non abilitati) con residenza sul casseretto di poppa.

L’equipaggio era formato dal nostromo, figura centrica, dal cuoco, dal carpentiere (in epoca più antica anche dal bottaio) e dal velaio, mansione importante la sua in quanto non era difficile perdere le vele fatte a brandelli dalle raffiche degli uragani e quindi da sostituire con vele da lui confezionate, tutti col grado di sottufficiale con una propria cabina, esenti dai turni di guardia, e infine dai marinai: mozzi giovanissimi, giovinotti (giovani marinai non ancora riconosciuti), pilotini, marinai, nocchieri e gabbieri più o meno sperimentati ma affiatati come necessaria conseguenza dei comuni pericoli affrontati e da affrontare, che stavano a proravia dell’albero maestro in un alloggio comune, divisi in due guardie alternate di quattro in quattro ore (con una guardia di due ore, alternante), dette destrale e sinistrale. Una categoria a parte era formata dagli allievi, immancabili sui velieri specialmente inglesi, destinati a divenire capitani patentati ma impegnati, a bordo, nei turni e nei servizi dei marinai secondo una scuola molto dura di pratica.
Nei momenti di emergenza, che non erano rari, tutti erano chiamati alle manovre e salivano sulle alberature, altissime e oscillanti, anche i sottufficiali cuoco compreso e gli ufficiali. (Aldo e Corrado Cherini – tratto da http://www.webalice.it/cherini/Marineria/Index.htm)

JACK TAR

Tarry è un termine dispregiativo per contraddistinguere il tipico marinaio.  Probabilmente il termine è stato coniato nel 1600 alludendo alle resine con le quali i marinai impermeabilizzavano i loro abiti da lavoro.

Un lavoro che veniva svolto spesso sulla nave era inoltre quello della catramatura con cui si impermeabilizzavano le attrezzature e la carena (in legno) della nave usando per lo più il bitume o pece. Veniva detto  pattume il miscuglio di sego, ragia o catrame, zolfo, olio di pesce, biacca adoperato per spalmare la carena. A volte usato per coprire una falla.
Per rinfrescare la memoria degli studi scolastici e capire la differenza tra asfalto, bitume, catrame, pece e resine (qui).

Concerto per calafataggio.

L’immagine ottocentesca del marinaio era piuttosto stereotipata: un ubriacone e donnaiolo e forse lavativo, seppure per dirla con le parole di Joseph Conrad “appartenente ad una razza scontrosa e fedele, vigorosa e fiera, capace di ogni rinuncia e dedizione, con i suoi riti, i suoi usi, il suo coraggio” (e aggiungo io, con una paga misera rispetto alla grande fatica fisica, alla sofferenza e ai pericoli).. continua
“Both the navy and the merchant shipowners learnt through bitter experience to expect a certain percentage of their ships to sink every year they sailed. With the mortality rate so high and conditions so bad, the sailors themselves could only cultivate a brutal fatalism about their work. They lived in a twilit world, with their own jargon and codes. Most did not expect to live beyond the age of forty. They regarded the government with suspicion, the law with indifference, and their landlubber compatriots with derision. They were accustomed to shipwreck and injury, they accepted that the sea was unsafe, and they remained suspicious of men who promised salvation.” (in The Lighthouse Stevensons” di Bella Bathurst 1999 edito anche in italiano con il titolo di “Lo splendore degli Stevenson”)

continua Prima parte

FONTI
http://www.marina.difesa.it/documentazione/editoria/marivista/Documents/2011/11_novembre/Suplemento_Ottonello.pdf
http://www.cherini.eu/cherini/Marineria/Index.htm
Una delle fonti per me più preziose è la consulenza del contrammiraglio ( in congedo assoluto) Italo Ottonello: in servizio come ufficiale del Genio Navale dal 1956 al 1993  nel ruolo di Direttore di Macchina; come insegnante a Mariscuola La Maddalena e la Scuola Nautica della GdF,  e presso gli Enti Centrali della MM con incarichi di carattere tecnico-logistico. Cultore delle tradizioni marinare e degli aspetti della vita di mare all’epoca della vela, in particolare nella Marina britannica dei tempi di Nelson. Collabora con la Rivista Marittima pubblicazione mensile della Marina Militare dal 1985.

ARCHIVIO

ALL FOR ME GROG
BLACK BALL LINE
BLOOD RED ROSES
BLOW AWAY THE MORNING DEW
BLOW BULLIES BLOW
BLOW THE MAN DOWN
BOLD RILEY
BONEY WAS A WARRIOR
BONNY LADDIE
BOSTON COME-ALL-YE
BULLY IN THE ALLEY
CAPE CODE GIRLS
CONGO RIVER
CHEERLY MAN
DEAD HORSE
DERBY RAM
DONKEY RIDING
DOODLE LET ME GO
DRUNKEN SAILOR
DYING SAILOR TO HIS SHIPMATES
ELIZA LEE
FIRE DOWN BELOW
FISH IN THE SEA

GET UP, JACK! JOHN, SIT DOWN
GOODBYE FARE THEE WELL
GOOD MORNING, LADIES ALL
GO TO SEA NO MORE
HANDY ME BOYS
HANGING JOHNNY
HAUL AWAY JOE
HAULEY HAULEY HO
HAUL ON THE BOWLINE
HEAVE AWAY MY JOHNNY
HIGH BARBARY
HI HO COME ROLL ME OVER
HILO SOMEBODY
HOG’S EYE MAN
HOLY GROUND
HOLY GROUND ONCE MORE
HOME BOYS HOME
HUNDRED YEARS AGO
JOHNNY BOKER
JOHNNY’S GONE TO HILO

LEAVE HER JOHNNY
LEAVING OF LIVERPOOL
LIVERPOOL JUDIES
LOWLANDS AWAY
LOWLAND LOW
MAID OF AMSTERDAM
NELSON’S BLOOD
NEW YORK GIRLS

OLD BILLY RILEY
ONE MORE DAY
PADDY DOYLE’S BOOTS
PADDY LAY BACK
PADDY WORKS ON THE RAILWAY

PADSTOW’S FAREWELL
RANDY DANDY-O
RIO GRANDE
ROLL AND GO

ROSABELLA
ROLLER BOWLER
ROUND THE CORNER SALLY
RUBEN RANZO
RUNNING DOWN TO CUBA

SAILBOAT MALARKAY
SALLY BROWN
SANTY ANNA
SAUCY SAILOR BOY
SHALLOW BROWN
SHENANDOAH
SO EARLY IN THE MORNING
SOUTH AUSTRALIA
SPANISH LADIES
STORMALONG JOHN
SWEET ROSEANNA

TRIM RIGGED DOXY
WHERE AM I TO GO M’JOHNNIES
WHISK(E)Y JOHNNY
WILD GOOSE SHANTY
WINDY OLD WEATHER
WORST OLD SHIP
YALLOW GALS
 (IRISH GIRL)

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

Bad Behavior has blocked 2158 access attempts in the last 7 days.