TRUE THOMAS: A WILLING ABDUCTION

Thomas di Ercildoune o Thomas Learmonth o Thomas Rimour noto come Tommaso il Rimatore (Thomas the Rhymer) fu un bardo scozzese del tredicesimo secolo, eppure la sua figura fu a tal punto mitizzata da essere equiparato a Merlino. Nacque probabilmente tra il 1210 e il 1220 e visse fino ad una settantina d’anni. Era noto non solo in Scozia ma anche in Inghilterra per la sua fama di poeta e indovino. Gli fu attribuito un romanzo noto anche in forma di ballata che racconta del suo incontro con la regina delle Fate.

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disegno della talentuosa Stephanie Pui-Mun Law

Nel bosco di Erceldoune o Ercildoune (l’attuale Earlston) nella contea di Berwickshire (Scottish Borders) Thomas si era seduto sotto un albero a comporre canti con il suo liuto (in altre versioni l’arpa), quando presso di lui venne una donna bella come l’aurora: prima suonò per lei, poi cercò di baciarla, ma la donna lo avvisò che con un solo bacio si sarebbe legato a lei per sette anni; eppure Thomas non esitò, sentendosi perdutamente innamorato. La donna rivelatasi come la Regina di Faerie lo prese sul suo cavallo e si avviò verso il suo mondo.
Gli mostrò la via che portava all’Inferno, quella che portava al Paradiso e quella che portava al Mondo delle Fate. La ballata termina qui ma in alcune versioni veniamo a sapere che Thomas ritornò da Faerie trascorsi i sette anni.
Nell’Ottocento sir Walter Scott elaborò ulteriormente il racconto aggiungendo che alla festa del suo sessantottesimo compleanno vennero verso il villaggio una coppia di cervi bianchi come il latte che accompagnarono nuovamente Thomas a Faerie.
La credenza nel soprannaturale era allora ancora molto viva e per molti lo è ancora al giorno d’oggi: la credenza che esista un mondo invisibile aldilà della nostra percezione sensoriale (avvalorata in modo empirico anche dalla ricerca scientifica) era percepita come un velo facilmente valicabile anche se non da tutti i mortali, e quindi l’esperienza di Thomas era considerata un grande dono.

Questa storia magica è raccontata in un romanzo datato al 1400 e in una ballata scozzese settecentesca, riportata anche da Child al numero 37 in quattro varianti.

LE FATE IN SCOZIA

Le creature fatate si sono come dire territorializzate tra il Nord e il Sud della Scozia: nelle Highlands sono esseri solitari con ruolo di guardiani (spiriti della natura e guardiani di alcuni luoghi,
alberi o sorgenti e laghetti incontaminati); nelle Lowlands sono raggruppati in schiere ciascuno con un re o una regina e si dividono sostanzialmente in Seelie Court (o Corte Felice) ovvero creature benevole e in Unseelie Court (Corte Infelice) ovvero creature vendicative e crudeli. Una tale netta distinzione comune ad esempio agli Alfar scandinavi suddivisi in Liosálfar (Elfi della Luce) e in Döckálfar (Elfi dell’Oscurità), non esiste però in Galles o Irlanda in cui i Tylwyth Teg (Famiglia Fatata) o i Daine Side (Abitanti dei Tumuli fatati) sono un’unica seppure articolata popolazione.

VERSIONE A: “Thomas Rymer and Queen of Elfland” in “Tytler’s Brown Manuscript, No 1” di Alexander Fraser. 

ASCOLTA Caprice,  accorciano le 16 strofe della versione originale pur mantenendo i caratteri salienti della storia. L’arrangiamento è particolare, con il canto della voce (volutamente) stridente e quasi stonato  (vedi)


I
True Thomas lay on grassy bank
And he beheld a ladie gay
A ladie that was brisk and bold
Came riding over the fernie brae.
II
Her skirt was of the grass-green silk(1),
Her mantle of the velvet fine
At ilka-tett of her horse mane
Hung fifty silver bells and nine.
III
True Thomas he took off his hat
And bowed him low down till his knee
‘All hail thou mighty queen of heaven,
For your peer of Earth I never did see.’
IV
‘O no, o no, True Tom’ she said
That name does not belong to me,
I am just a queen of fair Elfland
And I’m come here to visit thee.
V
‘But you must go with me,
True Thomas you must go with me,
For you must serve me seven years
Thro wheel or wae as may chance be’
VI
She turned about her milk-white steed
And took True Thomas up behind
And aye whenever her bridle rang
Her steed flew swifter than the wind.
VII
For forty days and forty nights
They rode and came to garden green.
‘Light down, light down you ladie fair,
Some of that fruit please let me pull,
let me pull for thee’.
VIII
‘O no, o no True Tom’, she said,
‘That fruit must not be touched by thee(2),
For all the plagues that are in hell
Light on the fruit of this countrie.’
IX
‘But see you not that braid braid road
Which winds about the fernie brae
That is the road to fair Elfland
Where you and I this night must gae.’
‘Don’t be afraid Thomas
Don’t be afraid Thomas
Welcome
Don’t be afraid …’
X
‘But Thomas you must hold your tongue
Whatever you may hear or see
For gin ae word you chance to speak(2)
You’ll never ger back to your own countrie.’
XI
He got a coat of elven-cloth,
A pair of shoes of velvet green
And till seven years were past and gone
True Thomas on earth was never seen.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Thomàs il veritiero sulla riva erbosa
vide una dama allegra,
una dama veloce e coraggiosa
cavalcare l’erta ripida di felci.
II
La gonna era di seta verde
come l’erba,(1)
il manto di velluto fine,
alla criniera del cavallo appese
cinquantanove campanelle argentine.
III
Si scappellò Thomàs il veritiero
con inchino stupito e riverente:
«Salute, potente Regina dei Cieli!
ché l’uguale in terra
è inesistente».
IV
«Oh no, oh no, Thomàs il veritiero
quel nome non appartiene a me
sono regina nella bella terra
degli Elfi, vengo a rapire te.
V
«Ma ora vieni con me, Thomàs,
Thomàs il veritiero, vieni con me,
mi servirai sette anni per amore, così come sarà, nel piacere e nel dolore».
VI
Voltò il suo destriero bianco
come il latte,
salì in sella il veritiero,
al suono delle redini volava
più veloce nel vento il corsiero.
VII
Per quaranta giorni e quaranta notti
corsero e vennero a un verde giardino
«Smonta, smonta, dama elegante,
lascia che colga quei frutti per te
lascia che colga quei frutti per te».
VIII
«Oh no, oh no, Thomàs il veritiero,
ti prego, non toccarne i frutti(2)
perchè i tormenti tutti dell’inferno
si raccolgono nei frutti in questa terra
IX
«Ma vedi la strada graziosa,
che serpeggia l’erta di felci?
La seguiremo noi questa notte
Perché porta al regno degli Elfi.
Non aver paura Thomàs
Non aver paura Thomàs
Benvenuto
Non aver paura ..
X
«Thomàs, però, la lingua tieni a freno,
qualunque cosa che tu veda o tu senta
se sol pronunci una parola(2)
non tornerai alla terra da cui vieni».
XI
Ebbe una giacca di fine tessuto
e scarpe di velluto verde
Thomàs per sette anni interi
in terra non fu più veduto.
(tratto da Froud Brian,   Lee Alan, a cura di Larkin David, Fate, Rizzoli, Milano 1988)

NOTE
1) la bellezza della creatura è evidenziata con la sontuosità dell’abito: la gonna verde sottolinea la natura soprannaturale dell’apparizione. Le Seelie Court delle Lowlands scozzesi, sono le corti di nobili schiere, dalla bellezza sovrumana, che indossano abiti sontuosi di colore verde o marrone ornati o intessuti con oro e argento. Sono per lo più dei muta-forma e spesso si rendono visibili come cervi o cigni sempre di colore bianco.
Nella tradizione popolare celtica le fate vivono raggruppate per regni ognuno con il suo tumulo o collina fatata come “castello” in cui vivono allegramente tra feste, musica e balli.  continua
2) non parlare e non mangiare nell’AltroMondo è l’unico modo per avere una speranza di poter ritornare in questo mondo: il cibo fatato induce nel corpo un velenoso effetto che impedisce di desiderare altro cibo se non quello delle fate. Sono da considerarsi dei geis o tabù la cui violazione avrebbero portato alla rovina dell’eroe.

ASCOLTA Steeleye Span, 1974.  Questa interpretazione della ballata più in chiave rock mescola la versione A con la Versione C modernizzando il testo


I
True Thomas sat on Huntley(3)bank
And he beheld a lady gay
A lady that was brisk and bold
Come riding o’er the ferny brae
II
Her skirt was of the grass green silk,
Her mantle of the velvet fine
At every lock of her horse’s mane
Hung fifty silver bells and nine
III
True Thomas, he pulled off his cap
And bowed him low down to his knee
`All hail, thou mighty Queen of Heaven
Your like on earth I ne’er did see.’
IV
`No, no Thomas she said
That name does not belong to me
I am the queen of fair Elfland
And I have come to visit thee.’
V
`You must go with me Thomas she said,
True Thomas you must go with me
And must serve me seven years
Through well or woe, as chance may be.’
Chorus
Hark and carp, come along with me,
Thomas the Rhymer
Hark and carp, come along with me,
Thomas the Rhymer
VI
She turned about her milk white steed
And took Thomas up behind
And aye whenever her bridle rang
Her steed flew swifter than the wind
VII
For forty days and forty nights
They rode through red blood to the knee
And they saw neither sun nor moon
But heard the roaring of the sea(4)
VIII
And they rode on and further on
Further and swifter than the wind
Until they came to a desert wide
And living land was left behind
IX
`Don’t you see yon narrow, narrow road
So thick beset with thorns and briars?
That is the road to righteousness
Though after it but few enquire.’
X
`Don’t you see yon broad, broad road
That lies across the lily leaven?
That is the road to wickedness
Though some call it the road to heaven.’
XI
`Don’t you see yon bonnie, bonnie road
That lies across the ferny brae?
That is the road to fair Elfland
Where you and I this night must go.’
TRADUZIONE ITALIANO
I
Thomàs il veritiero sulla riva di Huntley(3)
vide una dama allegra,
una dama veloce e coraggiosa
cavalcare l’erta ripida di felci.
II
La gonna era di seta verde
come l’erba,(1)
il manto di velluto fine,
alla criniera del cavallo appese
cinquantanove campanelle argentine.
III
Si scappellò Thomàs il veritiero
con inchino stupito e riverente:
«Salute, potente Regina dei Cieli!
ché l’uguale in terra
è inesistente».
IV
“Oh no, no, Thomas”, dice lei.
quel nome non appartiene a me
sono regina nella bella terra
degli Elfi, vengo a rapire te.
V
«Ora vieni con me, Thomàs,
Thomàs il veritiero, vieni con me,
mi servirai sette anni per amore, così come sarà, nel piacere e nel dolore»
RITORNELLO
“Suona l’arpa e canta, vieni via con me
Thomas il rimatore
Suona l’arpa e canta, vieni via con me
Thomas il rimatore”
VI
Voltò il suo destriero bianco
come il latte,
salì in sella il veritiero,
al suono delle redini volava
più veloce nel vento il corsiero..
VII
Per quaranta giorni e quaranta notti
sguazzarono nel sangue rosso fino al ginocchio;
e non videro sole nè luna,
ma udirono il fragore del mare(4).
VIII
E corsero e corsero,
il destriero andava più veloce del vento
finchè raggiunsero una radura deserta
e la terra dei viventi fu alle loro spalle
IX
Non vedi forse quella stretta strada,
tra fitte spine e densi rovi?
Quello è il sentiero della rettitudine,
quello cercato però da ben pochi.
X
E vedi quell’ampia strada
che corre diritta tra i prati gigliati?
Quello è il sentiero del male,
benchè qualcuno lo chiami via del cielo.
XI
vedi la strada graziosa,
che serpeggia l’erta di felci?
La seguiremo noi questa notte
Perché porta al regno degli Elfi

NOTE
3) Huntlie: affluente del fiume Tweed, vicino a Melrose. Le localizzazioni geografiche sono proprie della versione di Scott che le ha opportunamente inserite dai suoi itinerari preferiti, ovvero nelle sue proprietà.
4) l’immagine è molto cupa e spaventosa, nient’altro che un mare di sangue per un lungo cammino, quasi nella semioscurità non essendoci in cielo nè sole e nè luna e nessun altro suono tranne che il rimbombo del mare. Quando finalmente ritoccarono terra si trovarono ad un crocevia, da cui si dipartono tre strade ovvero una metafora alle tre vie che portano a tre distinti luoghi, il Paradiso, l’Inferno e l’AltroMondo.

Seconda parte continua

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