THE SWEET TRINITY CHILD BALLAD

Una sea ballad molto popolare nel circuito folk anglo-americano conosciuta con vari titoli (“The Sweet Trinity”, “The Golden Vanity”, “The Golden Willow Tree”) appare in stampa in un foglio volante (broadside) nel 1635 con il titolo di Sir Walter Raleigh Sailing In The Lowlands. (vedi). Il professor Child la riporta in tre versioni (Child ballad #286)

IL CORSARO FAVORITO DA ELISABETTA I

E’ Samuel Pepys a collegare la ballata al vascello di Sir Walter Raleigh “The Sweet Trinity”.

impersonato dall’attore Clive Owen nel film “Queen Elizabeth: the Golden Age” da notare la somiglianza con il ritratto alla National Gallery di Londra
Sir Walter Raleigh National Gallery (Londra)

Sir Walter Raleigh (1552-1618) navigatore, corsaro e poeta inglese, ottenne dalla regina Elisabetta I titoli nobiliari e privilegi soprattutto sulle terre conquistate nelle Americhe. Una sintesi biografica che ci rende l’idea del personaggio è di Stefania Maffeo (vedi) “Walter Raleigh dopo aver combattuto in Francia per la causa ugonotta (1569-1576), nel 1578 si dedicò alla carriera marinaresca, con il fratellastro Sir Humphrey Gilbert, compiendo un primo viaggio a Terranova. Nel 1580 si mise al servizio di Robert Dudley, conte di Leicester, e combatté in Irlanda; divenuto il favorito della regina Elisabetta I, ebbe in dono lucrosi monopoli commerciali e vasti domini in Inghilterra ed in Irlanda. Nel 1584 finanziò un viaggio d’esplorazione lungo le coste dell’America Settentrionale, tra la Florida e Carolina del Nord, assegnando il nome di “Virginia” (in onore d’Elisabetta I detta “la Regina vergine”) ad un vasto territorio; seguì, nel 1585-1587, un tentativo di colonizzazione (sbarco nell’isola di Roanoke), ma senza successo. Sostituito nel 1587 dal rivale conte d’Essex nel favore della regina, fu imprigionato nel 1592, per aver sedotto un’ancella di questa, che sposò. Nel 1595, riprese l’attività marinara ed esplorò le coste dell’America Meridionale, sperando di scoprire il favoloso Eldorado; quindi partecipò alla presa di Cadice (1596); nel 1601 partecipò alla repressione della ribellione del conte d’Essex, presenziando come capitano della guardia alla sua esecuzione.
L’epoca dei grandi corsari inglesi si concluse con la morte della regina Elisabetta nel 1603. Il suo successore, Giacomo I, era re pacifico, fece pace con la Spagna e lasciò decadere la flotta: la conseguenza fu che un gran numero di marinai rimase senza occupazione e che la gioventù intraprendente, già avviata verso le avventure della corda, si trovò delusa e scontenta. Nessuna meraviglia se il regno di Giacomo I segna ad un tempo la decadenza della guerra corsa ed il rinascere della pirateria in Inghilterra. All’avvento di Giacomo I Raleigh fu imprigionato (luglio 1603) sotto l’accusa, infondata, di avere complottato contro di lui; processato nel novembre, fu condannato a morte, ma la sentenza non fu eseguita e rimase prigioniero nella torre di Londra fino al marzo 1616, liberato purché comandasse una spedizione nella Guiana, alla ricerca di una miniera d’oro, senza venire a conflitto con i coloni spagnoli. Salpò nel marzo 1617 raggiungendo in dicembre la foce dell’Orinoco, ma l’oro non fu trovato ed i suoi uomini si scontrarono con gli spagnoli; per questo al suo ritorno Giacomo I, secondo l’impegno preso con l’ambasciatore spagnolo Gondomar, ed in base alla sentenza del 1603, lo condannò alla pena capitale. Fra i suoi scritti, oltre a numerose poesie, si ricordano la descrizione della Guiana ed una storia del mondo, rimasta incompiuta; a lui si deve la coltivazione del tabacco in Inghilterra, e, secondo alcuni, quella della patata.

Ottima biografia anche qui

Sir Walter Raleigh non è mai stato un personaggio popolare, ed era considerato arrogante, egoista, dall’atteggiamento tipico del parvenu, così viene ridicolizzato (e con lui tutta la nobiltà)  in questa ballata in cui si narra un evento rocambolesco quanto improbabile.

SWEET TRINITY O GOLDEN VANITY?

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nella ballata Sir Raleigh allestisce una nave, la Sweet Trinity per salpare verso il Mare dei Caraibi e qui incrocia un galeone francese (diventato poi nelle versioni successive un più generico “false gallaly“).

Il nome della nave cambia a seconda delle località in cui si è diffusa la canzone e diventa:
The Golden Silveree (North Carolina)
The Golden (green) Willow Tree o The Mar[r]y Golden Tree (Kentucky, Minnesota, Arkansas)
The Silver Family
The Bold Trinitee (Virginia)
The Sweet Kumadie (Aberdeenshire)
così come cambiano la nazionalità del nemico (tra le più gettonate quella spagnola e turca -i pirati barbareschi) e il nome della sua nave.

Sembra la fine per l’equipaggio ma il mozzo, in cambio di molto denaro e la mano della figlia del capitano, si offre di salvare la nave.
Così, armato di un coltello affilato e una buona dose di coraggio, il ragazzo si butta in mare e fa alcuni buchi nello scafo del galeone nemico fino a farlo affondare come un sasso.

I DIVERSI FINALI

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nel tempo il finale della ballata varia: nella prima versione il capitano è disposto a ricompensare il mozzo con l’oro promesso, ma non di dargli la figlia in moglie (non sia mai che il suo nome si imparenti con un semplice mozzo!): la fine del ragazzo non è chiara, anche se è presumibile che si rituffi in mare per lasciarsi annegare.
La maggior parte delle versioni però la fanno classificare come murder ballad perchè il mozzo per ordine del capitano, non viene ripreso a bordo ed è lasciato affogare.
In una versione più tarda il coraggioso ragazzo viene issato a bordo ma muore stremato poco dopo. L’equipaggio lo seppellisce in mare con tutti gli onori. In pochissime versioni c’è il lieto fine con il marinaio coraggioso che viene premiato perlomeno con il denaro.

Ci sono moltissime versioni testuali (Bronson ne ha contate più di un centinaio) abbinate anche a diverse melodie e non è semplice una classificazione.

LE VERSIONI

Mountain ballad style: Sinking in the Lonesome sea vedi
ancora una versione americana:The Turkish Reverie vedi
La versione scozzese: The Sweet Kumadee vedi
La versione inglese (continua a domani)

FONTI
http://latinamericanhistory.about.com/od/latinamericatheconquest/p/Sir-Walter-Raleigh.htm
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch286.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_286
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/2/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C286.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49885
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11747
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thegoldenvanity.html

http://www.shanty.org.uk/archive_songs/golden-vanity.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mysongbook.de/msb/songs/g/goldenva.html

2 pensieri su “THE SWEET TRINITY CHILD BALLAD”

    1. I have divided the ballad in three parts
      Mountain ballad style: Sinking in the Lonesome sea
      ancora una versione americana:The Turkish Reverie
      La versione scozzese: The Sweet Kumadee
      I’m waiting for a reply about the Golden Vanity version of Sam Kelly trio because at the moment I haven’t the lyrics; if you can help me..

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