THE RARE OULD TIMES

Una storia triste e nostalgica composta nel 1978 dal poeta-scrittore e cantante di Dublino Pete St. John, ovvero Peter Mooney.
Per certi versi una storia autobiografica, in quanto lo stesso autore nativo di Dublino, emigrò in America e ritornò in Irlanda solo alla fine del 1970. Nel ritrovarsi la sua amata città così cambiata, iniziò a scrivere canzoni entrate in repertorio di molti gruppi e solisti irlandesi, e più in generale della scena folk internazionale.

Dublin-Nelsons_Pillar
Ciò che restava della colonna di Nelson, distrutta nel 1966, che si ergeva di fronte al General Post Office in O’Connell Street

Il protagonista nato in un quartiere operaio di Dublino, si ritrova invecchiato, e non riconosce più la Dublino dei suoi ricordi; anche se non è espressamente citata l’emigrazione, si legge tra le righe che era andato via dalla città per trovare lavoro.

Il protagonista amareggiato dalla vecchiaia e dai ricordi confronta l’immagine della sua Dublino, quella della giovinezza di quanto corteggiava la bella Peggy, dei music-hall e delle case di mattoni, con quella di vetro e cemento a cui sente di non appartenere più, perchè lui è rimasto parte della Dublino dei tempi andati, the rare old times, i vecchi tempi di “rara bellezza“, quelli per lui erano gli anni ’50 o ’60.

VIDEO Dublino anni 30 e 40
VIDEO Dublino negli anni 50
VIDEO Dublino negli anni 60
VIDEO Dublino negli anni 60

Ma si sa, un luogo non è solo un fatto topografico, è un luogo della memoria e degli affetti, sono le persone che ci vivono, e ogni generazione ha la sua immagine della città. Così nel documentario We are Dublin WINNER 2013 del St Patrick Special Prize (Eat Myshorts “I LOVE MY CITY” Showcase Dublino)

Based on the idea that people are the very essence of a city, this documentary attempts to show Dublin from the inside, giving back to the people what the city owes them. We, people, are the ones who make the city. We make Dublin, We are Dublin!
Director/Editor: Wissame Cherfi

A mio avviso il protagonista non è contro il progresso “tout court”, è semplicemente un vecchio solo, che dice addio alla Dublino di oggi: non nel senso che vuole andarsene in un altro posto, ma nel senso che preferisce rifugiarsi nel passato più rassicurante e consolatorio delle pareti di casa propria.

ASCOLTA Jim McCann


I
Raised on songs and stories,
heroes of renown.
The passing tales and glories,
that once was Dublin town.
The hallowed halls and houses,
the haunting children’s rhymes.
That once was Dublin city,
in the rare old times.
Chorus:
Ring a ring a rosie, as the light declines,
I remember Dublin city in the rare oul’ times.
II
My name it is Sean Dempsey,
as Dublin as can be (1),
Born hard and late in Pimlico(2),
in a house that ceased to be.
By trade I was a cooper,
lost out to redundancy.
Like my house that fell to progress,
my trade’s a memory.
III
And I courted Peggy Dignan,
as pretty as you please,
A rogue and a child of Mary(3),
from the rebel Liberties (2).
I lost her to a student chap, with skin as black as coal(4).
When he took her off to Birmingham, she took away my soul.
IV
The years have made me bitter,
the gargle(5) dims my brain,
‘Cause Dublin keeps on changing,
and nothing seems the same.
the Pillar(6) and the Met (7) have gone, the Royal(7) long since pulled down,
As the grey unyielding concrete, makes a city of my town.
V
Fare thee well sweet Anna Liffey(8),
I can no longer stay.
And watch the new glass cages,
that spring up along the Quay.
My mind’s too full of memories,
too old to hear new chimes,
I’m part of what was Dublin,
in the rare ould times.
Traduzione di Cattia Salto
I
Cresciuto con canzoni e storie,
di eroi famosi,
i racconti del passato e le glorie
che un tempo erano Dublino
le sacre magioni e le case,
le filastrocche incalzanti dei bambini
che una volta erano Dublino
nei bei tempi andati (1)
Ritornello:
“Giro giro tondo”, quando la luce cala,
ricordo la città di Dublino nei bei tempi andati.
II
“Il mio nome è Sean Dempsey,
lo giuro su Dublino (1),
nato da un parto difficile a Pimlico (2),
in una casa che non c’è più.
Di mestiere fui un bottaio,
sconfitto dal licenziamento, come la mia casa che crollò per il progresso, così il mio mestiere è solo un ricordo.
III
E corteggiai Peggy Dignan,
carina tanto quanto basta,
una canaglia e una santa (3),
dalle Liberties (2) ribelli.
La perdetti per uno studentello, con la pelle nera come il carbone (4).
Quando lui se la portò a Birmingham,
lei mi portò via l’anima
IV
Gli anni mi hanno amareggiato,
la birra (5) mi offusca la mente,
perchè Dublino continua a cambiare
e niente rimane lo stesso,
La Colonna (6) e il Metropole (7) sono andati, il Royal (7) da tempo tirato giù,
mentre il saldo grigio cemento
fa della mia città una città d’affari
V
Addio dolce Anna Liffey (8),
non posso trattenermi a lungo
e osservare le nuove gabbie di vetro,
che spuntano lungo il molo.
La mia mente è satura di ricordi,
troppo vecchia per sentire nuove storie,
faccio parte di quella che fu Dublino, nei bei tempi andati
“The Spire of Dublin” è stato eretto nel 2002 e come un gigantesco ago, si rastrema in punta (dal diametro di 3 metri a 15 cm in cima)

NOTE
1) letteralmente: “come è vero che Dublino è tale”
2) Pimlico quartiere operaio di Dublino così come il Coombie sono le antiche Liberties. il quartiere popolare di Dublino tra le cattedrali Christchurch e Saint Patrick, che fin dal Medioevo era sotto le giurisdizione della Chiesa cattolica e dava asilo e protezione alla povera gente.
Si dicevano Liberties (=Libertà) perchè situate fuori dalle mura della città e dalla sua giurisdizione e ancora oggi insieme a quello di Saint James, intorno alla birreria Guinness sono la Dublino storica popolare (soprannominata “The Four Corners of Hell“, perché c’era un pub in ogni angolo)
3) letteralmente “una figlia di Maria” ovvero una congregazione religiosa
4) alcuni storcono il naso e bollano la canzone come razzista, ma qui si dice semplicemente che il colore della pelle dello studente è nero scuro
5) in irlandese colloquiale per beer
6) Pillar si riferisce alla colonna di Lord Nelson distrutta dall’IRA nel 1966. Al suo posto è stato innalzato “The Spire” ufficialmente intitolato “Monument of Light” (=Monumento della Luce), è  un palo d’acciaio di 121.2 metri d’altezza che sovrasta O’Connell Street progettato da Ian Ritchie; i suoi soprannomi oltre al già citato “The Spire” (il pinnacolo) sono: “The Spike” (lo spuntone), o il malizioso “The Erection at the Intersection” (l’erezione all’incrocio). Quando l’IRA fece detonare l’esplosivo per distruggere la tracotanza del dominio inglese immortalata nell’Ammiraglio Nelson saltò di botto la metà superiore della colonna senza però causare nessun danno. Furono invece gli ingegneri della Irish Army a mandare in frantumi le vetrate lungo la strada quando si risolsero a demolire il resto della struttura!
7) Met. abbraviazione di Metropole Cinema e il Theatre Royal erano cinema-teatro di Dublino:gli ultimi music-hall di Dublino, il Royal fu smantellato nei primi anni 60 (vedi), il Met (anche Dancing Hall) è stato abbattuto nel 1970 (vedi)
8) Anna Liffey, è il personaggio allegorico di Anna Livia Plurabelle di James Joyce: la personificazione del fiume Liffey, ossia, il corso d’acqua che attraversa la città di Dublino da Ovest a Est

FONTI
http://www.petestjohn.com/biography/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=32605
http://www.irishhistorylinks.net/History_Links/Ireland_1950s.html

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/dicey-riley.html

ILLUSTRAZIONE
La Nelson’s Pillar
http://www.european-architecture.info/EIR/D-EIR-011.htm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*