THE HIGHLAND LADDIE

Una canzoncina diffusa in Scozia che sembra essere la seconda puntata della ballata Glasgow Peggy.
Là il “corteggiatore” è un rude giovanotto delle Terre Alte di Scozia che rapisce una fanciulla delle Terre Basse di nome Peggy; solo dopo la notte passata nel bosco (in cui i due si abbandonano alla passione) lui le rivela di essere il proprietario di vaste terre.

In questa canzone è la bella Peggy a raccontare la sua avventura e a rivendicare la sua scelta di vivere con un ragazzo delle Terre Alte dal cuore sincero e d’animo forte, paragonandolo ai più sciocchi e fatui ragazzi delle pianure.

Ancora una volta i Tannahill Weavers ci regalano un brano tradizionale che è uno spaccato di vita del tempo che fu e che richiama colline verdi, profumi di brughiera, due cuori e una capanna..

The Highland Laddie / A Painted Room and silken Bed~/ May please a Lawland Laird and Lady; /But I can Kiss and be as glad~/Behind a Bush in’s Highland Pladdie.[From a favourtie Song. The Highland Laddie] Printed for & Sold by Bowles & Carver. No.69 in St.Paul’s Church Yard, London. [n.d., c.1790.]
ASCOLTA The Tannahill Weavers in Passage 1984


I
The Lawland Lads think they are fine
But oh they’re vain and idle gaudy
How much unlike the graceful mein
And manly looks o’ my Highland Laddie
II
If I were free at will to choose
To be the wealthiest Lawland Lady
I’d tak’ young Donald without trews
Wi’ bonnet blue and Highland plaidie
Chorus:
Oh my bonnie bonnie Highland Laddie
Oh my bonnie bonnie Highland Laddie
When I was sick and like to die
He rowed me in his Highland plaidie
III
O’er Benty Hill wi’ him I’ll run
And leave my Lawland kin and daddy
Frae winters chill and summers sun
He’ll screen me in his Highland plaidie
IV
A painted room, a silken red
Maun please a Lawland Lord and Lady
But I can kiss and be as glad
Behind a bush in his Highland plaidie
V
Nae greater joy I’ll e’er pretend
Than that his love prove true and steady
Like mine to him which ne’er shall end
While heaven preserves my Highland Laddie
Tradotto da Cattia Salto
I
I ragazzi delle Terre Basse pensano di essere belli, oh ma sono sciocchi e anche volgari, come sono diversi dall’animo grazioso e dagli sguardi virili del mio ragazzo delle Terre Alte
II
Se fossi libera di scegliere
di essere la più ricca Dama delle Terre Basse prenderei piuttosto il giovane Donald senza calzoni (1), con il berretto blu e il mantello delle Terre Alte
Coro: O il mio bel ragazzo delle Terre Alte, quando ero malata e mi sentivo morire, mi avvolgeva nel mantello delle Terre Alte
III
Su Benty Hill con lui correrei e lascerei il mio clan delle Terre Basse e mio padre, dal freddo dell’inverno e dal sole dell’estate mi riparerei nel suo mantello delle Terre Alte
IV
Una stanza affrescata, un letto di seta potrebbero piacere a un Signore e a una Signora delle Terre Basse
ma potrei baciare e essere altrettanto contenta dietro a un cespuglio nel suo mantello delle Terre Alte
V
Nessuna gioia più grande mai pretenderei
che il suo amore sia leale e costante
come il mio verso di lui che mai finirà e che il cielo preservi il mio ragazzo delle Terre Alte

NOTE
Ecco cosa scrivono nelle note “Now we have a strange one.  This song deals with a Lowland girl’s love for a Highland man.  She wants to run away with him and live in his kilt.  The last statement is not as ridiculous as you think, as the plaidie and kilt were used not only as a uniform but as somewhere for a traveling man to sleep.  A soldier in particular would never fight wearing his kilt, as it restricted his movement.  This is also the reason why the Scots did win a few battles.  If you know what is worn beneath the kilt, and you can imagine 5,000 of them running towards you… you would want to run away.”
1) anche  una canzoncina umoristica più moderna recita “Donald where are your trousers?“; maliziosamente i Tannies fanno intendere che il giovane è senza mutande, più semplicemente la ragazza descrive il tipico abbigliamento del montanaro scozzese del tempo che fu: il vero kilt (in gaelico philabeg) è in effetti una lunga coperta (plaid) cioè un unico, lunghissimo, pezzo di stoffa (il tartan) delle dimensioni di 65-75 cm di altezza per una lunghezza di 5 metri circa, pieghettato e drappeggiato intorno ai fianchi e poi riportato sulle spalle come un mantello (che funzionava bene anche come grande tasca dove infilare gli oggetti da trasportare o le armi). Per indossarlo veniva steso a terra e poi si formavano delle pieghe di qualche centimetro ciascuna, quindi ci si sdraiava sopra rotolandosi per bene. Ai rudi scozzesi di montagna  serviva come coperta per coprirsi durante il giorno e come giaciglio in cui dormire durante le notti passate nella brughiera. Era indubbiamente un capo pratico, senza troppe pretese di eleganza che teneva al caldo e al riparo, e perciò prevalentemente un abito “rustico” abbinato per lo più allo stivale ad altezza ginocchio (cuaron) ma più spesso portato a piede nudo (e dovevano avere dei fisici ben temprati questi scozzesi che se ne stavano al vento, pioggia e neve così conciati!). La foggia dei pantaloni aderenti (in gaelico troovash) viene dall’epoca medievale, in particolare in Scozia il tartan era tagliato di sbieco (per ottenere una certa elasticità del tessuto) e cucito in modo molto aderente alla gamba (le cuciture si trovavano sul dietro della gamba come le calze di nylon vecchio stile). Questa moda però prese piede solo tra i capi degli Highlanders per contraddistinguere il loro rango o quando si recavano nelle Lowlands.

continua

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/donald-wheres-your-troosers/
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/3031lyr5.htm
http://www.grosvenorprints.com/stock_detail.php?ref=393

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