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THE SPINNER’S WEDDING BY MARY BROOKSBANK

La canzone è riportata in Songs and Ballads of Dundee, 1985 di Nigel Gatherer, e appare nella raccolta di Mary Brooksbank (1897-1978) “Sidlaw Breezes” (1966). Come ci racconta la stessa Mary “This describes what went on when a girl in the mill was getting married. The gaffer couldn’t get the work properly done… They danced and they sang and had a right rollicking time. There would usually be a pey-off* and they ate cookies and drank lemonade. Ultimately they dressed her up in a long lace curtain and a cabbage as a bouquet. Another girl would dress up as the bridegroom and they would walk through the streets with their friends behind them.” (*il “pey-off” era una colletta per comprare i rinfreschi)

ASCOLTA Mary Brooksbank

ASCOLTA Cilla Fisher & Artie Trezise – Balcanquhal


I
The gaffer’s(1) looking worried
The flett’s(2) a’ in a steer(3),
Jessie Brodie’s getting merried
And the morn she’ll no be here
CHORUS
Hurrah, hurro, a daddie-o (x3)
Jessie’s getting merried –o
II
The helper and the piecer(4) went
Doon the toon last nicht,
Tae buy a wee bit present
Tae mak her hame look bricht
III
They bocht a cheeny(5) tea-set
A chanty(6) fu o saut(7)
A bonnie coloured carpet,
A kettle and a pot
IV
The shifters(8) they’re a’ dancing
The spinners singing tae,
The gaffer’s standing watching
But there’s nothing he can dae
V
Here’s best wishes tae ye, lassie
Standing at yer spinning frame,
May ye aye hae full and plenty
In yer wee bit hame
VI
Ye’ll no make muckle(9) siller (10)
Nae maitter hoo ye try
But hoard ye love and loyalty,
That’s what money canna buy
TRADUZIONE  CATTIA SALTO
I
Il capo (1) sembra preoccupato
il posto di lavoro (2) è tutto in fermento (3), Jessie Brodie si sposa
e al mattino non sarà qui
CORO
Evviva evviva, paparino
Jessie si sposa
II
Le operaie (4) andarono
giù in città la notte scorsa
per comprare un piccolo regalo
da rendere la casa allegra
III
Comprarono un set cinese (5) da te
un vasetto (6) pieno di sale (7)
un bel tappeto colorato
un bollitore e una pentola.
IV
Le addette alle bobine (8) ballano e anche le addette ai filatori cantano,
il capo è in piedi a guardare
ma non c’è niente che possa fare
V
Ecco i migliori auguri a te, ragazza
che stai al filatoio, che tu possa avere una vita piena e generosa
nella tua piccola casetta
VI
Non farai tanti soldi
non importa quanto tu ci provi
ma amore e lealtà,
non possono essere comprati con i soldi

NOTE
1) Gaffer: boss, foreman
2) Flett, flat,: working platform of the spinning machinery
3) Steer: bustle, excitement
4) Piecers: millworkers, often children, who had to join the ends of broken fibres
5) Cheeny: china
6) Chanty: Potty
7) Saut: salt come portafortuna
8) Shifters: millworkers, often children, who moved amongst machinery to change bobbins on the frame
9) Muckle: much
10) Siller: money

FONTI
http://sangstories.webs.com/spinnerswaddin.htm
http://www.dundeewomenstrail.org.uk/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63477

DUNDEE LASSIE BY MARY BROOKSBANK

mary-brooksbankCanzone scritta da Mary Brooksbank nel suo libro “Sidlaw Breezes” (1966), la raccolta di poesie e canzoni sulla dura vita delle lavoratrici nei filatoi di Dundee, Scozia.
DUNDEE è una cittadina vicino ad Edimburgo conosciuta come “Jutopolis” con una sessantina di juta mills che ancora agli inizi del 900 impiegavano 50.000 lavoratori; l’ultima fabbrica ha chiuso nel 1997, adesso la juta è lavorata in India e non resta più nessun edificio a ricordare il passato tranne il Verdant Works Jute Mill trasformato in un museo sui processi di trasformazione della juta da fibra a tela e cordame. continua

Nei filatoi di Dundee degli anni 40 – ai tempi della gioventù di Mary, si lavorava per 10 ore di fila.

The life of the women workers of Dundee right up to the thirties was … a living hell of hard work and poverty. It was a common sight to see women, after a long ten-hour-day in the mill, running to the stream wash-houses with the family washing. They worked up to the last few days before having their bairns. Often they would call in at the calenders from their work and carry home bundles of sacks to sew. These were paid for at the rate of 5 pence for 25, 6 pence for a coarser type of sack. Infant and maternal mortality in Dundee was the highest in the country.” (testimonianza di Mary Brooksbank)

ASCOLTA Janet Jones

I
Ah’m a Dundee lassie
ye can see
An ye’ll a’ways find me cheerful
nae matter whaur Ah be
Tho at times ah feel doonherted, sad or ill
Ah’m a spinner  intae Baxter’s mill.
II
Ma mither died when
Ah was young,
ma faither fell in France
Ah’d like tae been a teacher
but ah never got the chance
Ah’ll soon be getting married tae a lad they ca Tam Hill
An he is an iler  intae Halley’s mill
III
Ah’m chumming  wi a lassie,
they ca her Jeannie Bain
She says she’ll never mairry,
her lad got killed in Spain
Ah often hear her speak aboot a place they ca Teruel
An she is a winder intae Craigie’s mill
Traduzione di Cattia Salto
I
Sono una ragazza di Dundee
come vedi
e mi vedete sempre allegra (1)
non importa dove sono,
talvolta mi sento giù di corda
triste o stanca, sono una filatrice (2) al filatoio di Baxter (3).
II
Mia madre morì quando ero giovane
mio padre cadde in Francia (4)
mi sarebbe piaciuto essere una maestra, ma non ne ho avuto l’opportunità
mi sono presto sposata con un ragazzo di nome Tam Hill
e lui è un ingrassatore (5) al filatoio di Halley
III
Chiacchierando (6) con una ragazza
di nome Jeannie Bain
dice che non si sposerà mai,
il suo fidanzato è rimasto ucciso in Spagna e spesso la sento parlare di un posto chiamato Teruel (7)
e lei è una accavigliatrice (8) al filatoio di Craigie

NOTE
1) “it is known that the Dundee mill girls had a reputation for ‘hilarity and making light of things.’” (Nigel Gatherer in Songs of Dundee) “He is quoting a writer, William Walker who said this was probably a “triumph of fortitude over adversity”, as there was little for many people in Dundee to be cheerful about, including those lucky enough to have a job” ( tratto da qui)
2) spinner: Shifting, piecing e spinning erano tre tipi di mansioni che si svolgevano attorno alla macchina: shifter (detto anche doffer) era l’addetto a togliere i rocchetti di filo completati per mettere quelli vuoti; piecer era quello che univa le estremità dei fili interrotti, spinner era l’addetto alla macchina della filatura. Mary iniziò a lavorare nel Baltic Jute Mill  all’età di 13 anni come doffer e divenne una spinner all’età di 15 anni
3) si tratta dei “jute mills”. La rivoluzione industriale del 700 si è subito appropriata del processo tessile e ha meccanizzato la produzione dei filati e della tessitura: in particolare le prime industrie tessili sfruttavano l’energia cinetica dell’acqua (e il vapore poi) ed erano costruite vicino ai fiumi, così a Dundee in Scozia le “jute mills“, i grandi filatoi industriali per trasformare la fibra della juta in filato, nel 19° secolo davano lavoro a 50.000 operai (per lo più donne e bambini)
4) prima guerra mondiale; in realtà la madre era ancora in vita quando Mary all’età di 50 anni per occuparsi della madre malata,  riprese la sua attività di violinista e cantante, mettendosi a scrivere canzoni e poesie sulla vita dei lavoratori nelle fabbriche tessili, sulla vita delle donne e le ingiustizie sociali, gli eventi politici e la letteratura
5) Iler: oiler of mill machinery, non so bene come tradurre il termine in italiano essendo oliatore l’attrezzo che contiene l’olio da applicare sulle giunture dei macchinari
6) Chumming: going about as friends
7) Teruel: città spagnola in cui si svolse una cruenta battaglia al tempo della guerra civile spagnola -1937-8. Molti scozzesi si arruolarono volontari  per combattere contro Franco
8) Winder: job on the flett or working platform of the mill. Nell’industria tessile, avvolgere i filati di lana o di seta intorno ai fusi

Con il titolo Dundee Lassie peraltro si indicano anche diverse melodie tra cui anche una country dance

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/jute-mill-songs/
http://sangstories.webs.com/dundeelassie.htm

http://tunearch.org/wiki/Dundee_Lassie
http://abcnotation.com/tunePage?a=tunearch.org/wiki/Dundee_Lassie.no-ext/0001

I MOLLIES IRLANDESI, VERI CARBONARI

Decency is not for the poor. You pay for decency, you buy it. And you buy the law too, like a loaf of bread. ( dal Film “I cospiratori” di Martin Ritt 1970)

Titolo un po’ provocatorio, nato dalle reminiscenze scolastiche: in Italia quando si studia l’Ottocento ci si concentra sul Risorgimento e i Carbonari (nel senso di affiliati alla Carboneria) sono descritti  nella migliore delle ipotesi come degli illuminati (anche in senso massonico), nella peggiore come degli inguaribili romantici.
In Irlanda “i Carbonari” erano di tutt’altra pasta, non venivano dalle file dell’aristocrazia e della borghesia, ma dal popolo, erano contadini e braccianti come The Whiteboys e The Molly Maguaires società segrete di mutuo soccorso contro i latifondisti.
I carbonari italiani cospiravano per la libertà dall’oppressione austriaca, “i carbonari irlandesi” per la dignità umana (un lavoro dignitoso), soprattutto quando sbarcarono in America e nelle miniere di carbone ci finirono per davvero.
Un tema sempre attuale quello dello sfruttamento dei lavoratori e le tensioni sociali che ne conseguono..

Si stralcia l’articolo di Alessandro (The Lone Ranger) pubblicato qui

I MOLLIES

The Whiteboys, The Peep O’Day Boys, The Ribbonmen, The Defenders, The Ancient Order of Hibernians,The Molly Maguires… erano i nomi di fratellanze, associazioni di mutuo soccorso nate in Irlanda a partire dal 1700, società segrete costituite da contadini e braccianti per difendersi dai soprusi dei latifondisti, dei loro prestanome ed agenti e dei mercanti. I “Mollies”, in particolare, operavano nel Donegal. Il nome della società pare derivasse da quello della gestrice di una taverna molto popolare da quelle parti, una povera vedova che il padrone volle cacciare di casa, incontrando la resistenza dei tanti avventori del locale. I Molly Maguires erano soliti organizzare rapine (ma meglio sarebbe dire “espropri proletari”) ai danni di ricchi e mercanti con modalità molto “politiche”: uno di loro si travestiva da povera donna, impersonando la Madre Irlanda defraudata dai potenti, e avvicinava la vittima designata chiedendo elemosina… al rifiuto del riccastro o all’invito a smammare del bottegaio, gli altri “Mollies” saltavano fuori e ripulivano il malcapitato o il negozio.
Con l’emigrazione di massa, queste società segrete – un po’ bande e un po’ organizzazioni di autodifesa – si trapiantarono negli States. Ritroviamo i Molly Maguires tra gli immigrati irlandesi nelle miniere di carbone ed antracite della Pennsylvania, dove le condizioni di vita e di lavoro erano se possibile anche più dure che non nelle fattorie in Irlanda. I nemici non erano più i landlords e i tenants e i loro sgherri, ma le compagnie minerarie, i loro vigilantes e la polizia.

LE MINIERE DI ANTRACITE DELLA PENNSYLVANIA

Nel 1870 nella sola contea di Schuylkill lavoravano 22mila minatori, centinaia dei quali erano bambini, anche di sette o otto anni… La vita era terribile: malattia, fame, incidenti, disastri, le violenze dei vigilantes erano le costanti, cui si aggiungevano le periodiche crisi del mercato durante le quali le compagnie procedevano a licenziamenti di massa, gestiti manu militari. Quando tra i minatori si costituì un sindacato ufficiale, la Workingmen’s Benevolent Association (WSA), anche parecchi “mollies” entrarono a farvi parte, incarnandone l’anima più radicale e violenta. E spesso, specie nei momenti più difficili (come il grande sciopero del 1875) non mancarono – come capita sempre all’interno delle organizzazioni sindacali – le occasioni di attrito tra i “moderati” e i “radicali” e, come altrettanto sovente capita, dei dissidi cercarono di approfittare i padroni. Anche le compagnie, intenzionate a stroncare gli scioperi e bramose di annientare i Molly Maguires, procedettero su due livelli: da una parte assoldarono ufficialmente i detective della Pinkerton National Detective Agency con il compito di individuare i leader delle proteste infiltrando proprie spie nelle organizzazioni dei lavoratori, dall’altra avviarono una campagna di assassinii mirati gestita direttamente dai loro vigilantes. La manovra ebbe successo: lo sciopero fallì, molti leader sindacali vennero arrestati e, grazie alle informazioni fornite da un infiltrato di origine irlandese di nome McParlan, pure alcuni Mollies vennero individuati ed arrestati.
Il processo, condotto dal giudice Franklin Gowen che era pure presidente della compagnia mineraria [quando si dice essere imparziali], si concluse con 10 condanne a morte, tutte eseguite per impiccagione il 21 giugno 1877. Altri 10 imputati furono impiccati nei due anni successivi: “Il processo ai Molly Maguires è stato una completa resa della sovranità dello Stato. Una compagnia privata ha avviato un’indagine attraverso un’agenzia d’investigazioni privata. Una polizia privata ha arrestato i presunti colpevoli e un giudice in forza alla compagnia li ha processati. Lo Stato ha fornito solo l’aula del tribunale e le corde per impiccarli”, così scrisse tempo dopo un giudice vero.
Alexander Campbell, uno dei Molly Maguires condannati a morte, scrisse sul muro della sua cella: “Scrivo qui le mie parole a perenne memoria. Questo mio graffito non sarà mai cancellato. Rimarrà per sempre a testimoniare la vergogna di questa giustizia che ha fatto impiccare un uomo innocente.”

Nel Blog Vecchia Roba di Moreno Guida analizza il significato dell’azione di sabotaggio perseguita dai “Cospiratori”
La forma di lotta fu il sabotaggio degli impianti, la dinamite la loro arma. Scioperare non aveva senso. I padroni delle miniere sostituivano i minatori in sciopero con crumiri, altri immigrati appena sbarcati in America, uomini disperati, pronti a lavorare a qualunque condizione. Come costringere i signori del carbone a trattare? Come fermare la produzione? La soluzione fu il sabotaggio. Nei monti Appalachi apparvero i Molly Maguires e iniziarono a far saltare i pozzi. Contro questa forma di lotta il crumiraggio era impotente e così i fucili delle milizie padronali. (Moreno Guida tratto da qui)

In realtà le milizie padronali uccisero molti minatori per forzare i Mollies a compiere atti di rappresaglia, e di sicuro il processo fu allestito più per rappresaglia padronale che per fare giustizia.

Solo cento anni più tardi molti Mollies vennero riabilitati come “martiri del lavoro”, e il riaprirsi delle lotte dei minatori del Kentucky ( “Bloody Harlan County”) diede l’estro  a Phil Coulter nello scrivere la canzone “The Molly Maguires” (su musica di Bill Martin)

ASCOLTA The Dubliners nell’album “At Home with The Dubliners”  1969 prodotto guarda caso da Bill Martin e Phil Coulter.

oppure la versione punk (patinata) dei Finnegan’s Hell


CHORUS
Make way for the Molly Maguires
They’re drinkers, they’re liars but they’re men
Make way for the Molly Maguires
You’ll never see the likes of them again
I
Down the mines no sunlight shines
Those pits they’re black as hell
In mud and slime they do their time
It’s Paddy’s prison cell
And they curse the day they travelled far
And drown their tears with a jar
II
Backs will break and muscles ache
Down there there’s no time to dream
Of fields and farms, a woman’s arms
Just dig that bloody seam
Though they break their bodies underground
Who dare to push them around
Traduzione Cattia Salto
Coro
Fate largo ai Molly Maguires,
sono bevitori e bugiardi, ma sono uomini.
Fate largo ai Molly Maguires.
Non si vedranno mai più uomini come loro.
I
Nelle miniere non brilla il sole
quei pozzi sono neri come l’inferno
nel fango e nella melma scontano la loro pena, è la cella di Paddy
e maledicono il giorno in cui sono emigrati
affogando le lacrime con una pinta (1)
II
Le schiene si spezzeranno e i muscoli faranno male, laggiù non c’è tempo per sognare campi e fattorie, l’abbraccio di una donna, solo per scavare quel maledetto filone
si spaccano i corpi sotto terra,
ma chi oserà pestargli i piedi (2)?

NOTE
1) In Gran Bretagna, “Jar” è  un barattolo dal collo largo, adatto per conservare marmellate e sottaceti,  ma anche un vaso rastremato a collo di bottiglia. Anticamente era utilizzato per lo stoccaggio di liquidi, e doveva essere consuetudine berci direttamente, e tuttavia il termine si usa più spesso per indicare un bicchiere equivalente a una pinta: “I’ll have a jar” si traduce infatti con ” berrò una pinta di birra
2) to push around nel senso di comandare,  fare il prepotente
FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5905
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6723
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=31073&lang=it
http://vecchiaroba.blogspot.it/2016/03/lotta-operaia-e-sabotaggio-i-molly.html
http://blog.oup.com/2013/12/ten-things-to-understand-about-the-molly-maguires/
https://it.wikipedia.org/wiki/I_cospiratori_(film_1970)

THE REAPHOOK AND THE SICKLE AND THE PERMACULTURE

Il tempo del raccolto del grano varia a seconda delle latitudini: a Sud come ad esempio nell’Italia meridionale si inizia a mietere già a maggio, mentre in Piemonte a luglio e nei paesi del Nord come per le Isole della Gran Bretagna, ad agosto.
Un tempo la stagione della mietitura poteva durare circa un mese con i braccianti (i mietitori migranti) che si spostavano a piedi, di fattoria in fattoria con in spalla gli attrezzi per il loro lavoro (i falcetti per le donne, la grande falce per gli uomini) e un fagottino con le loro poche cose: andavano in gruppi per famigliole,  uomini e donne (anche se in alcune regioni erano solo uomini a spostarsi), e per molte ragazze quella era l’occasione di fare nuove amicizie e magari di trovare l’innamorato.

George Hemming Mason - The Harvest Moon

I canti della mietitura sono comuni per tutta l’Europa e per lo più sono a sfondo religioso-rituale, e sotto a volte scorre il canto di protesta delle classi subalterne . Ma i canti sono scomparsi perchè con la meccanizzazione (e la chimica) dell’agricoltura il mondo contadino si è diradato; con l’avvento della televisione, alla cultura del territorio si è sostituita quella omologata e massificata, così oggi nelle campagne non si canta più! Le classi sociali ovviamente sono rimaste, per dirla come Gualdo Anselmi “è scomparsa la cultura delle classi”.

JOLLY COUNTRY

Il canto della mietitura che ho scelto è quello della tradizione inglese: è un canto “jolly” che dipinge in toni entusiasmanti e descrive quello che in realtà è stato un duro lavoro come se si trattasse di un giro di danza. Altri tempi e risorse, altre mentalità, però a mio avviso è importante ridare dignità al lavoro della terra, come una vera e propria vocazione, in cui si vive a stretto contatto con la natura e i suoi tempi.

coltivazione sinergicaNon più isolati e delimitati nel proprio campicello come nel passato, facendo tesoro dei metodi tradizionali o delle “filosofie” naturali come quella che oggi viene detta agricoltura sinergica, che chiunque abbia un po’ di terra a disposizione può sperimentare per farci un orto sinergico  (si sembra un paradosso di termini parlare di agricoltura naturale ma funziona alla grande) .. e trovare un po’ di “jollytudine“..

ASCOLTA Eliza Carthy in Holy Heathens and the Old Green Man 2007 (su Spotify)


I
Come you lads and lasses,
together we will go
All in the golden cornfield
our courage for to show.
With the reaping hook and sickle
so well we clear the land,
And the farmer says,
“Hoorah, me boys,
here’s liquor at your command.”
II
It’s in the time of haying
our partners we do take,
Along with lads and lasses
the hay timing to make.
There’s joining round in harmony
and roundness to be seen,
And when it’s gone
we’ll take your girls
to dance Jack on the green(1).
III
It’s in the time of harvest
so cheerfully we’ll go,
Then some we’ll reap
and some we’ll sickle
and some we’ll size to mow.
But now at end
we’re free for home,
we haven’t far to go,
We’re on our way to Robin Hood’s Bay (2) to welcome harvest home.
IV
Now harvest’s done and ended
and the corn all safe from harm,
And all that’s left to do, me boys,
is thresh it in the barn.
Here’s a health to all the farmers, likewise the women and men,
And we wish you health and happiness till harvest comes again.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Venite voi, ragazzi e ragazze
e andiamo tutti insieme
nei dorati campi di grano
a mostrare la nostra forza.
Con il falcetto e la falce,
così bene ripuliremo il campo
e il fattore grida
“ben fatto ragazzi,
c’è da bere a volontà”
II
E’ il tempo della mietitura
e di prendere i nostri compagni
insieme ragazzi e ragazze
è il tempo di fare il fieno
c’è da unirsi in tondo in armonia
e da formare il cerchio
e quando sarà fatto
prenderemo le nostre ragazze
per danzare “Jack on the Green” (1)
III
E’ il tempo del raccolto
così con gioia andremo
e chi mieterà con il falcetto
e chi con la grande falce
e chi formerà i covoni.
E adesso infine
siamo liberi di tornare,
non dobbiamo andare molto lontano
stiamo andando a Robin Hood’s Bay
per portare a casa il raccolto.
IV
Ora che il raccolto è fatto e finito
e tutto il grano al sicuro
tutto quello che ci resta da fare, miei ragazzi, è di trebbiarlo nel fienile.
Ecco alla salute di tutti gli agricoltori, siano uomini e donne,
e vi auguriamo salute e felicità finchè non verrà ancora il tempo della mietitura.

NOTE
1) Jack il verde è stata una popolare maschera del Maggio inglese, dal medioevo e fino in epoca vittoriana, caduta in disuso alla fine dell’Ottocento. vedi
2) Robin Hood’s Bay è un paese della contea del North Yorkshire, in Inghilterra.

harvest-home

ASCOLTA Albion Country Band in Battle of the Field 1976


I
Now come all you lads and lasses
and together let us go
Into some pleasant cornfield
our courage for to show.
CHORUS
With the good old leathern bottle

and the beer it shall be brown.
We’ll reap and scrape together
until Bright Phoebus does go down.
II
With the reaphook and the sickle,
oh so well we clear the land,
And the farmer cries,
“Well done, my lads,
here’s liquor at your command.”
III
Now by daybreak in the morning
when the larks begin to sing
And the echo of the harmony
make all the crows to ring
IV
Then in comes lovely Nancy
the corn all for to lay,
She is a charming creature
and I must begin her praise:
For she gathers it, she binds it,
and she rolls it in her arms,
She carries it to the waggoners
to fill the farmer’s barns.
V
Well now harvest’s done and ended
and the corn secure from harm,
Before it goes to market, lads,
we must thresh it in the barn.
VI
Now here’s a health to all you farmers
and likewise to all you men,
I wish you health and happiness
till harvest comes again.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Venite voi, ragazzi e ragazze
e andiamo tutti insieme
nei bei campi di grano
a mostrare la nostra forza.
CORO
Con la cara vecchia fiaschetta di pelle

e la birra sarà scura
taglieremeo e raccoglieremo insiem
finchè Febo Luminoso tramonterà
II
Con il falcetto e la falce,
così bene ripuliremo il campo
e il fattore grida
“ben fatto ragazzi,
c’è da bere a volontà”
III
Ora di primo mattino
Quando l’allodola comincia a cantare
e il suono della melodia
fa tutti i corvi fischiare
IV
Allora arriva la bella Nancy
Il grano tutto da riporre
Lei è una creatura affascinante
e devo innalzare le sue lodi:
perché lei lo raccoglie e lo lega
e lo avvolge tra le braccia
e lo porta ai carri
per riempire il granaio del contadino
V
Ora che il raccolto è fatto e finito
e tutto il grano al sicuro
tutto quello che ci resta da fare, miei ragazzi, è di trebbiarlo nel fienile.
VI
Ecco alla salute di tutti
gli agricoltori,
e di voi braccianti tutti,
vi auguro salute e felicità
finchè non verrà ancora il tempo della mietitura.

IL CANTO DEI MIETITORI

Dalle mie parti la produzione cerealicola era ed è quella risicola e quindi sono i canti delle mondine a fare da padrone. Non che non ci fosse il grano da mietere, ma si trattava di produzioni meno vaste, che i contadini della zona gestivano facendo ricorso alla manodopera locale e aiutandosi l’uno con l’altro per parentele o prossimità di campi o per amicizie di lunga data. Così propongo un ascolto meno tradizionale, ma non meno coerente con l’argomento dell’articolo: una versione blues della poesia “Il canto dei mietitori” di Mario Rapisardi (musica di Joe Fallisi)

Chitarra: Pasquale Ambrosino, Luigi Consolo, Roberto Ruberti, Ruggero Ruggeri – Pisa, 29/10/1993 –

I
La falange noi siam dei mietitori
e falciamo le messi a lor signori.
Ben venga il Sol cocente, il Sol di giugno
che ci arde il sangue e ci annerisce il grugno
e ci arroventa la falce nel pugno,
quando falciam le messi a lor signori.
II
Noi siam venuti di molto lontano,
scalzi, cenciosi, con la canna in mano,
ammalati dall’aria del pantano,
per falciare le messi a lor signori.
III
I nostri figlioletti non han pane
e, chi sa?, forse moriran domane,
invidiando il pranzo al vostro cane…
E noi falciam le messi a lor signori.
IV
Ebbro di sole, ognun di noi barcolla
acqua ed aceto, un tozzo e una cipolla
ci disseta, ci allena, ci satolla,
Falciam, falciam le messi a quei signori.
V
Il sol cuoce, il sudore ci bagna,
suona la cornamusa e ci accompagna,
finché cadiamo all’aperta campagna.
Falciam, falciam le messi a quei signori.
VI
Allegri o mietitori, o mietitrici:
noi siamo, è vero, laceri e mendici,
ma quei signori son tanto felici!
Falciam, falciam le messi a quei signori.
VII
Che volete? Noi siam povera plebe,
noi siamo nati a viver come zebre
ed a morir per ingrassar le glebe.
Falciam, falciam le messi a quei signori.
VIII
O benigni signori, o pingui eroi,
vengano un po’ dove falciamo noi:
balleremo il trescon, la ridda e poi…
poi falcerem le teste a lor signori.

« Ho creduto e crederò sino all’ultimo istante che flagellare i malvagi e smascherare gli ipocriti sia opera generosa e dovere massimo di scrittore civile. » (Mario Rapisardi)

FONTI
https://mainlynorfolk.info/guvnor/songs/reaphookandsickle.html

FIRE DOWN BELOW THE LAST SHANTY

“Fire Down Below” oltre ad essere il titolo di un film (in italiano l’inferno sepolto) e di una canzone rock è soprattutto una canzone marinaresca (sea shanty) o meglio l’ultima delle canzoni marinaresche secondo Stan Hugill. Dato il tema era spesso utilizzata come pump chanty ma anche come capstan chanty

Shanty Gruppe Breitling


Fire in the galley, fire in the house,
Fire in the beef kid(1), scorching the scouse(2).
Fire, fire, fire down below,
Fetch a bucket of water boys
Fire down below.
Fire in the forepeak(3) fire in the main(4)
fire in the windlass(5) fire in the chain
Fire in the lifeboat, fire in the gig(6),
Fire in the pig-stye roasting the pig.
Fire on the orlop(7) (cabine) fire in the hold.
Fire in the strong room melting the gold.
Fire round the capstan(5), fire on the mast,
Fire on the main deck, burning it fast.
Fire on .. (8)
TRADUZIONE IN ITALIANO DI CATTIA SALTO
Fuoco in cucina, fuoco in casa
fuoco nella pignatta(1) che brucia lo stufato(2);
al fuoco, al fuoco, porta un secchio, ragazzo, c’è il fuoco sotto.
Fuoco nel gavone(3) e fuoco sull’albero maestro(4),
fuoco sull’argano(5) e sulla catena; fuoco nella scialuppa, fuoco nella lancia(6)
fuoco nel recinto che arrostisce il maiale.
Fucoco sul ponte inferiore(7) e nella stiva,
fuoco nella camera blindata che fonde l’oro.
Fuoco sul verricello(5) fuoco sull’albero, fuoco sul ponte principale che brucia in fretta

NOTE
1) Beefkid = small wooden tub in which beef salt is served.
2) scouse = mixture of salt beef and crushed biscuit. E’ un piatto tradizionale di Liverpool, ossia uno stufato di carne e vedure principalmento con patate, cipolle, carote e carne d’angello. E’ un piatto popolare della cucina povera. Scouse è anche l’accento tipico di Liverpool (delle classi popolari) con chiare influenze celtiche, l’originarsi dell’accento è derivato molto probabilmente dalla pronuncia inglese da parte degli immigranti irlandesi giunti a Liverpool per cercare lavoro, un tipo di emigrazione cospicua e protratta nel tempo. Ad esempio nel censimento del 1841 un quarto degli abitanti di Liverpool era nato in Irlanda e ancora dal censimento all’inizio del XXI secolo si è rilevato che il 60% dei Liverpudlians ha origine irlandese.
3) forepeak= gavone un termine nautico per indicare una specie di “ripostiglio” a prora e a poppa in cui stivare vele e cime
4) main in termini nautici si traduce con varie parole ma composte da solo significa l’oceano, l’alto mare. Può indicare anche l’albero principale, il più alto degli alberi (mainmast) oppure la vela più grande (mainsail) albero maestro e vela maestra.
5) verricello e argano come termini nautici stanno a indicare due diverse “macchine” che svolgono però la stessa funzione quella cioè di sollevare pesi mediante l’uso di una fune o catena. Nelle navi a vela per diporto un winch è un verricello di modeste dimensioni che serve per manovrare le vele. La principale differenza tra le due macchine è che il verricello ha l’asse orizzontale, mentre l’argano ha l’asse verticale, Il verricello di norma è costruito per il traino, l’argano invece per il sollevamento. Si stralcia da wikipedia “Il verricello è formato da un cilindro orizzontale (chiamato tamburo) che avvolge la fune sulla quale è applicata la resistenza (carico). Questo viene fatto ruotare da un ingranaggio che moltiplica la forza di entrata, sia questa di una manovella come nel caso di un apparecchio manuale o di un motore elettrico, idraulico o pneumatico a seconda delle esigenze. Poiché il verricello è una macchina considerata molto antica, i primi prototipi non utilizzavano ingranaggi-moltiplicatori e pertanto all’epoca la sua potenza (braccio) era da considerarsi semplicemente tanto maggiore quanto più lunga era la manovella di azionamento. Un classico esempio di verricello è il pozzo in cui, girando una manovella, facciamo ruotare il tamburo attorno al quale è avvolta la corda che sostiene il secchio, facendolo salire o scendere. Oggi esistono infinite tipologie di verricelli ma praticamente tutte sfruttano le potenzialità dell’ingranaggio” “Capstan” è più propriamente il verricello dell’ancora,
6) gig= A light rowboat, powerboat or sailboat, often used as a fast launch for the captain or for a lighthouse keeper. The gig was always designed for speed, and was not used as a working boat.
7) orlop = the name of a lower deck.
8) il finale differisce dalle versioni standard e non riesco a capire cosa dice

SECONDA VERSIONE

Una versione decadente che con il “fuoco nella parti basse” allude alla sessualità dirompente di una giovane fanciulla!

ASCOLTA Nick Cave in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, 2006.


She was the parson’s daughter
With her red and rosy cheeks
(Way, hey, hee, hi, ho!)
She went to church on Sunday
And sang the anthem sweet
(‘Cause there’s fire down below)
The parson was a misery
So scraggy and so thin
“Look here, you motherfuckers
If you lead a life of sin”He took his text from Malachi(1)
And pulled a weary face
Well, I fucked off for Africa (2)
And there, I feel(3) from grace
The parson’s little daughter
Was as sweet as sugar-candy
I said to her, “us sailors
Would make lovers neat and handy”
She says to me, “you sailors
Are a bunch of fucking liars
And all of you are bound to hell
To feed the fucking fires”
Well, there’s fire down below, my lad
So we must do what we oughta
‘Cause the fire is not half as hot
As the parson’s little daughter
Yes, there’s fire (fire)
Down (down)
Below (below)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Lei era la figlia del parroco
con le sue guance rosa e rubiconde
che andò la domenica in chiesa per cantare l’inno dolcemente
(perchè c’era il fuoco sotto).
Il parroco era un infelice
così allampanato:
“Guardatevi fottuti bastardi,
se condurrete una vita nel peccato”.
Prese il suo sermone da Malachia(1),
fece una faccia stanca,
bene affanculo l’Africa(2)
e li mi sono sentito nella Grazia(3).
La piccola figlia del parroco
era dolce come zucchero filato
le dissi “Noi marinai
facciamo l’amore bene e con destrezza”
Lei mi dice “Voi marinai
siete un branco di fottuti bugiardi
e ognuno di voi è destinato all’inferno per alimentare i fuochi della dannazione”
Beh c’è del fuoco lì sotto, ragazzo mio, così dobbiamo fare quello che dobbiamo
perchè il fuoco non è la metà caldo
di come è calda la piccola figlia del parroco.

NOTE
1) Malachia fu un Profeta Dell’Antico Testamento vissuto nel V secolo a. C. Wikipedia dice a riguardo: il suo libro profetico.. si compone di sei brani costituiti sullo stesso tipo; Jahvé, o il suo profeta, lancia un’affermazione, che è discussa dal popolo o dai sacerdoti e che è sviluppata in un discorso in cui si alternano minacce e promesse di salvezza. Sono soprattutto due i temi che lo riguardano: le colpe culturali dei sacerdoti e dei fedeli e lo scandalo dei matrimoni misti e dei divorzi.
2) il senso della frase mi sfugge letteralmente “ho mandato a puttane l’Africa”
3) trovato scritto sia come feel che come fell: nel primo caso significa “lì mi sono sentito nella grazia“, sotto inteso la Grazia di Dio (e non solo);  nel secondo  diventa “li sono caduto in (dis)grazia”

FONTI
http://www.contemplator.com/sea/fire.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/783.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/19/fire.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2020
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=35083
https://www.youtube.com/watch?v=Or32B_IZWKs
https://ismaels.wordpress.com/2008/11/01/rogue%E2%80%99s-gallery-the-art-of-the-siren-4/

I’SE THE B’Y

Una sea song tradizionale di Terranova (in inglese Newfoundland), l’isola di fronte alla costa orientale del Canada. E’ stata raccolta da Kenneth Peacock e Gerald S Doyle e pubblicata nel “Folk Songs of Canada”, 1954 (anche nella raccolta di Gerald S Doyle “Old-Time Songs of Newfoundland,” 1955) per diventare popolare in tutto il paese.

I’SE THE B’Y

Si tratto di una canzoncina apparentemente non-sense sulla vita di una comunità di pescatori, ma che leggendo tra le righe (ovvero con il Dizionario di Terranovese in mano) un po’ di senso, ossia di doppio-senso ce l’ha!
terranova-pesca-merluzzo

 

ASCOLTA Great Big Sea 1993


I
I’se the b’y(1) that builds the boat
And I’se the b’y that sails her
I’se the b’y that catches the fish (2)
And brings ‘em home to Lizer(3)
CHORUS
Hip yer(4) partner, Sally Tibbo(5)
Hip yer partner, Sally Brown(5)
Fogo, Twillingate, Mor’ton’s Harbour(6)
All around the circle
II
Sods and rinds(7) to cover yer flake (8)
Cake (9) and tea for supper
Cod-fish in the spring o’ the year
Fried in maggoty butter
III
I don’t want your maggoty fish (10)
They’re no good for winter
I can buy as good as that
Down in Bonavista
IV
I took Lizer to a dance
And fast as she could travel
And every step that she did take
Was up to her knees in gravel(11)
V
Susan White she’s out of sight
Her petticoat wants a border(12)
Old Sam Oliver in the dark
He kissed her in the corner
TRADUZIONE ITALIANO*
I
Sono io il tipo (1) che si costruisce la barca e ci naviga sopra,
sono io il tipo che prende il pesce (2)
e lo porta a casa dalla Liza. (3)
CORO
Gira (4) con il tuo compagno Sally Tibbo
Gira con il tuo compagno Sally Brown (5)
Fogo, Twillingate, Mor’ton’s
Harbour (6)
tutti in cerchio
II
Zolle di terra e rametti (7)per coprire la piattaforma per l’essiccazione (8)
gallette (9) e tè per cena,
merluzzo in primavera
fritto nel burro rancido.
III
Non voglio il tuo pesce marcio (10)
non va bene per l’inverno
ne posso comprare di meglio
giù a Bonavista.
IV
Ho preso Liza per un giro
il più veloce possibile,
ma ad ogni passo che faceva
si bloccava le ginocchia nella ghiaia(11)
V
Susan White è fuori vista
la sua sottana ha bisogno dell’orlo (12),
il vecchio Sam Oliver al buio
la baciava nell’angolo.

NOTE
* tradotto da Cattia Salto
1) “I’s the B’y” = I’m the Boy
2) con “fish” a Terranova ci si riferisce al baccalà
3) Liza. Le strofe giocano sul doppio senso di Lisa come donna oppure come il nome di una barca.
4) To hip =to bump someone on the hip when dancing; anche scritto Swing
5) Tibbo sta per Thibeault. I due cognomi ricordano che ci furono coloni francesi e inglesi nella zona in cui ha avuto origine la canzone
6) Fogo, Twillingate, Morton’s (o Moreton’s) Harbour sono villaggi sulle isole al largo delle coste Nord di Terranova, come se formassero le tappe di un percorso circolare che facevano le barche
7) The rindes = strips of birch bark placed on top of the fish to protect them from the sun so they don’t burn, and to keep blow-flies off so they don’t get maggoty. In realtà il cannicciato è posto sotto il pesce messo ad essiccare e le zolle di terra non hanno niente a che vedere con il processo di riparo e di essiccazione. Così alcune versioni riportano la strofa con dei termini comprensibili in inglese standard. In questa strofa era descritto un vecchio modo di lavorazione per essiccare il merluzzo in modo che le mosche non potessero deporre le loro larve e guastare il pesce.
Strofa alternativa:
Flour and crumbs to cover the fish,
Cake and tea for supper,
Cod fish in the spring o’ the year
Fried in rancid butter.
8) flake: una piattaforma costruita su pali per far essiccare il pesce
va7-45The first thing that strikes a stranger on entering a harbour in Newfoundland is the abundance of what are called the fish flakes and stages, together with the wooden wharfs and the great dark red storehouses. The fish flakes consist of a rude platform, raised on slender crossing poles, ten or twelve feet high, with a mating of sticks and boughs for a floor. On these the fish are laid out to dry, and planks are laid down along them in various directions, to enable the persons who have the care of the fish to traverse them…. and in a populous cove or harbour the whole neighbourhood of the houses is surrounded by these flakes, beneath whose umbrageous and odoriferous shade is frequently to be found the only track from one house to the other.” (da Jukes’ Excursions: Being a revised edition of Joseph Beete Jukes’ “Excursions in and about Newfoundland, During the Years 1839 and 1840.” ) Foto: Path under the flakes, La Manche ca. 1938. PANL VA7-45 (PANL-CMCS). tratto da qui
9) cake: le gallette che facevano parte dell’equipaggiamento delle navi al posto del pane
10) magotty fish: pesce marcio infestato dalle larve
11) Gravel= pebble-strewn isthmus. Qui la frase è giocata sul doppio senso: potrebbe trattarsi di Liza che non riesce a saltare bene sulle ginocchia quando danza, ma anche della barca di nome Liza che si arena sulla ghiaia con i fondali bassi
12) come spesso accade nei canti tradizionali i riferimenti sessuali non sono mai espliciti, anche se tutti sanno a cosa si riferisce la frase

FONTI
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/01/itb.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/25/itbgbs2.htm
http://www.joyhecht.net/6-08-15/Aug15-06.html
http://www.heritage.nf.ca/articles/exploration/eyewitness-accounts.php
http://www.therooms.ca/ic_sites/fisheries/main2.asp?frame=off
http://www.veneto.antrocom.org/blog/?p=1731

GOOD LUCK TO THE BARLEY MOW

Una drinking song diffusa nell’Inghilterra rurale, Irlanda e Scozia (e Americhe) che non poteva mancare dopo il “crying of the neck” o durante una “Harvest supper“; questa canzone benaugurale è anche un gioco da taverna: la forma più comune del gioco vede un solo cantante, mentre il pubblico alza il calice per bere due volte nel ritornello rispondendo alla strofa benaugurale con un gioioso “Good luck!“; nella seconda versione un solista intona la prima strofa e tutti i partecipanti cantano in coro il ritornello progressivo, chi sbaglia le parole, o prende fiato per cantare, deve bere. Ovviamente lo scopo del gioco è quello di bere sempre di più, man mano che si sbaglia!

Harvest-Scene-Barrow-Trent-1881
Harvest Scene, Barrow-on-Trent, Derbyshire, George Turner II 1881

GIVE US ONCE A DRINKE

La canzone è molto antica così come sono antichi i rituali inerenti alla raccolta del grano/orzo (vedi i metodi tradizionali); la prima pubblicazione conosciuta risale al 1609, nel Deuteromelia di Thomas Ravenscroft, con il titolo “Give Us Once A Drinke” viene trascritta così come era cantata nelle taverne elisabettiane.
La canzone iniziava con:
“Give us once a drink for and the black bole(1)
Sing gentle Butler(2) “balla moy”(3)
For and the black bole,
Sing gentle Butler balla moy”
e finiva con:
“Give us once a drink for and the tunne
Sing gentle Butler balla moy
The tunne, the butt The pipe, the hogshead The barrel, the kilderkin The verkin, the gallon pot The pottle pot, the quart pot, The pint pot,
for and the black bole
Sing gentle Butler balla moy”

NOTE
1) Com’erano i bicchieri da birra nelle taverne medievali? I tre materiali più diffusi al tempo erano il metallo (peltro), il vetro e la ceramica. In Italia nel Trecento, ad esempio nelle taverne era più diffuso per i bicchieri l’uso del vetro, e per i contenitori di servizio la ceramica (terra cotta invetriata internamente). Qui si cita una black bowl che fa pensare più propriamente a una ciotola o coppa scura, forse in legno? Nelle canzoni del wassaling, esse pure molto antiche, si descrive spesso il materiale delle coppe per il brindisi intagliate nel legno. Successivamente è più probabile l’uso del peltro.
2) bottler
3) gli studiosi ritengono che potrebbe stare per ‘Bell Ami’, solo in un secondo tempo la canzone è entrata a far parte dei canti durante la festa del Raccolto e il verso si è modificato in ‘Barley Mow’, altri ritengono che si tratti di un mondegreen.

BARLEY MOW

Nel tempo si sono aggiunte nuove strofe e soprattutto nell’Ottocento si hanno molte trascrizioni nelle raccolte di vecchie canzoni tradizionali come ad esempio in “Songs of the Peasantry of England”, di Robert Bell 1857 che così scrive: This song is sung at country meetings in Devon and Cornwall, particularly on completing the carrying of the barley, when the rick, or mow of barley, is finished. On putting up the last sheaf, which is called the craw (or crow) sheaf, the man who has it cries out ‘I have it, I have it, I have it;’ another demands, ‘What have ’ee, what have ’ee, what have ’ee?’ and the answer is, ‘A craw! a craw! a craw!’ upon which there is some cheering,& c., and a supper afterwards. The effect of the Barley-mow Song cannot be given in words; it should be heard, to be appreciated properly, – particularly with the West-country dialect.
Robert Bell riporta la versione diffusa nell’Inghilterra Ovest e anche la variante cantata nel Suffolk

Here’s a health to the barley mow!
Here’s a health to the man
Who very well can
Both harrow and plow and sow!
When it is well sown
See it is well mown,
Both raked and gavelled clean,
And a barn to lay it in.
He’s a health to the man
Who very well can
Both thrash and fan it clean!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Alla salute del covone d’orzo
alla salute dell’uomo
che con perizia sa come usare l’erpice, l’aratro e seminare!
Quando è tutto seminato
si vedrà ben falciato
e raccolto e legato bene
e portato in un fienile.
Alla salute dell’uomo
che con perizia lo trebbia (1) e vaglia bene

NOTE
1) La Trebbiatura: nel medioevo esistevano due modi per separare i chicchi di grano dalla spiga: il contadino batteva i covoni con un bastone o una frusta (detto correggiato) oppure li faceva calpestare dagli animali da tiro.
La Vagliatura: chicchi di grano e pula erano separati prima mettendoli in un setaccio e poi gettandoli in aria (doveva ovviamente essere una giornata ventilata) la pula volava via e il chicco tornava nel setaccio.

maste-drinking
The master of drinking Adriaen Brouwer (1606-1638)

The Barley Mow is one of the best-known cumulative songs from the English folk repertoire and was usually sung at harvest suppers, often as a test of sobriety. Alfred Williams, who noted a splendid set in the Wiltshire village of Inglesham some time prior to the Great War, wrote that he was “unable to fix its age, or even to suggest it, though doubtless the piece has existed for several centuries.” Robert Bell found the song being sung in Devon and Cornwall during the middle part of the 19th century, especially after “completing the carrying of the barley, when the rick, or mow, of barley is finished.” Bell’s comment that “the effect of The Barley Mow cannot be given in words; it should be heard, to be appreciated properly” is certainly true, and most singers who know the song pride themselves on being able to get through it without making a mistake.(Mike Yates)

Così si brinda a tutte le dimensioni in cui viene commercializzata la birra (e sono indicati in tutte le misure esistenti nei tempi passati dal fusto (barrel) alla “bowl” e alla salute di tutti coloro che “manipolano” la birra per arrivare fino alla “allegra brigata” che la beve!

ASCOLTA Arthur Smith nel film ; ‘The Barley Mow’ (1955) un tipico pub a Suffolk negli anni cinquanta.

ASCOLTA Irish Rovers


Here’s good luck to the pint pot,
good luck to the barley mow, (1)
Jolly good luck to the pint pot,
good luck to the barley mow;
Oh, the pint pot, half a pint, gill, (2) half a gill, quarter gill
Nipperkin (3) and a round bowl(4)
Here’s good luck, (5)
good luck, good luck
to the barley mow.
Here’s good luck to the half gallon, good luck to the barley mow,
Jolly good luck to the half gallon,
good luck to the barley mow;
Oh, the half gallon, pint pot, half a pint, gill, half a gill …
Here’s good luck to the gallon,
Here’s good luck to the half barrel,
Here’s good luck to the barrel,
Here’s good luck to the daughter(6),
Here’s good luck to the landlord,
Here’s good luck to the landlady,
Jolly good luck to the landlady,
Jolly good luck to the brewer, (7)
Here’s good luck to the company, good luck to the barley mow,
Jolly good luck to the company,
good luck to the barley mow;
Oh, the company, brewer, landlady, landlord, daughter, barrel,
Half barrel, gallon, half gallon, pint pot, half a pint, gill,
Half a gill, quarter gill, nipperkin and a round bowl,
Here’s good luck, good luck,
good luck to the barley mow.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Ecco alla salute della pinta
alla salute del covone d’orzo
Alla salute della pinta
alla salute del covone d’orzo
la pinta, la mezza pinta, un quarto di pinta, metà gill, un quarto di gill
nippekin e la grolla
Ecco alla salute
alla salute
del covone d’orzo
Ecco alla salute del mezzo gallone
alla salute del covone d’orzo
alla salute del mezzo gallone
alla salute del covone d’orzo
il mezzo gallone, la pinta, la mezza pinta, il gill, il mezzo gill..
Ecco alla salute del gallone
Ecco alla salute del mezzo barrel
Ecco alla salute della figlia
Ecco alla salute della padrone
Ecco alla salute della padrona
buona salute della padrona
buona salute al birraio
ecco alla salute della compagnia
alla salute del covone d’orzo
ecco alla salute della compagnia
alla salute del covone d’orzo
oh la compagnia, il birrario, la padrona, il padrone, la figlia, il barile
 

etc

NOTE
1) [gridare GOOD LUCK e bere un sorso!]
2) sono tutte unità di misura in volume ordinate dalla più grande (barrel) alla più piccola (round bowl).
Le misure di capacità inglesi sono le seguenti:
gallone, detto anche imperial gallon, (abbreviato con la sigla gall) che equivale a l 4,545.
Il gallone si divide in 4 quarti (abbreviato con la sigla qt). Un quarto è pari a l 1,136.
Il quarto si divide in 2 pinte (abbreviate con la sigla pt). Una pinta è pari a l 0,568.
Il quarto si divide in 4 gills (abbreviato con la sigla gill). Un gill è pari a 0,142.
Ma come per tutte le unità di misura della tradizione contadina ci sono differenze locali nella quantità misurata
a gill is a half-pint in a northern pub, but a quarter-pint down south“.
3) “The nipperkin is a unit of measurement of volume, equal to one-half of a quarter-gill, one-eighth of a gill, or one thirty-second of an English pint.
In other estimations, one nip (an abbreviation that originated in 1796) is either one-third of a pint, or any amount less than or equal to half a pint
“.[wiki] “A nip was also used by brewers to refer to a small bottle of ale (usually a strong one such as Barley Wine or Russian Stout) which was sold in 1/3 pint bottles“.
4) “The round bowl” a volte anche “hand-around bowl”, “brown bowl” oppure “bonny bowl” potrebbe essere la coppa tipica con la quale si brindava nel wassailing evidentemente un’unità di misura che si è andata persa nel tempo.
5) [gridare GOOD LUCK, bere è opzionale!]
6) è la figlia del proprietario della taverna oppure più genericamente una cameriera che serve ai tavoli
7) c’è chi aggiunge nell’elenco anche “the slavey” e “the drayer“; per “slavery” si intende una servetta e “” è colui che tira (o guida) il carretto cioè l’uomo delle consegne che appunto rifornisce di birra la taverna. Il nome deriva dal fatto che un tempo tale carretto era senza ruote e veniva trascinato come una slitta.

slavery

QUANTO MISURA UNA PINTA?
therightglass

La birra alla spina viene commercializzata nei paesi anglosassoni a partire dalla pinta che in Inghilterra e Irlanda corrisponde a 20 once (568 ml cioè grosso modo 50cl). La pinta americana invece corrisponde a 16 once; così il bicchiere standard con in cui si spilla la birra contiene esattamente una pinta (come viene detta da noi italiani “la birra grande”); le forma variano a seconda del tempo e delle mode, ma la capacità del bicchiere resta sempre di una pinta! Una legge dal parlamento inglese nel 1698 ha dichiarato che “ale and beer” (cioè la birra senza luppolo e la birra con il luppolo) devono essere servite in pubblico solo in “pints, full quarts (two pints)* or multiples thereof”. La regola venne ulteriormente ribadita nel 1824 imponendo come unità di misura per tutte le bevande quella imperiale. *Il bicchiere che contiene 2 pinte imperiali (1,14 lt) è lo yard ossia un bicchiere stretto e lungo appunto una iarda. Oggi con l’adeguamento alle normative europee anche il governo inglese ha “ristretto” la pinta allo “schooner” (come viene chiamata in Australia, ma siamo ancora in attesa del nomignolo che verrà data in Inghilterra alla nuova misura!) il bicchiere pari a 2/3 di pinta (400 ml)

THE BARLEY MOW (ROUD 10722)

Una variante sempre dal Suffolk


I
Well we ploughed the land and we planted it,
and we watched the barley grow.
We rolled it and we harrowed it
and we cleaned it with a hoe.(1)
Then we waited ‘til the farmer said,
“It’s time for harvest now.
Get out your axes and sharpen, boys,
it’s time for barley mow.”
Chorus
Well, here’s luck to barley mow
and the land that makes it grow.
We’ll drink to old John Barleycorn(1),
here’s luck to barley mow.
So fill up all the glasses, lads,
and stand them in a row:
A gill, a half a pint, a pint, a pint and a quart and here’s luck to barley mow.
II
Well we went and mowed the barley
and we left it on the ground.
We left it in the sun and rain ‘til it was nicely brown.
Then one day off to the maltsters,
then John Barleycorn did go.
The day he went away, we all did say,
“Here’s luck to barley mow.”
III
Have no fear of old John Barleycorn
when he’s as green as grass.
But old John Barleycorn is strong enough
to sit you on your arse.
But there’s nothing better ever brewed
than we are drinking now,
Fill them up: we’ll have another round,
here’s good luck to barley mow.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Abbiamo arato la terra e abbiamo seminato, e poi abbiamo guardato l’orzo crescere.
L’abbiamo sarchiato con la zappa
e poi abbiamo aspettato fino a quando il contadino diceva
“E’ il tempo del raccolto.
Prendete le vostre falci e affilatele ragazzi, è il tempo per i covoni d’orzo”
CORO:
Alla salute dei covoni d’orzo
e della terra che li fa crescere,
berremo al vecchio John Barleycorn
alla salute del covone d’orzo.
Così riempite tutti i bicchieri, ragazzi,
e metteteli in fila: un quarto di pinta, mezza pinta, una pinta, una pinta e un quarto e alla salute del covone d’orzo.
II
Siamo andati a falciare l’orzo
e l’abbiamo lasciato a terra,
sotto il sole e la pioggia affinchè diventasse bello scuro. Poi dopo un giorno di riposo dai produttori di malto John Barleycorn è andato.
Il giorno che andò via tutti dicemmo
“Alla salute del covone d’orzo”
III
Non abbiamo paura del vecchio John Barleycorn quando è verde come l’erba, ma il vecchio John Barleycorn è forte abbastanza
da farti sedere con il culo per terra,
eppure non c’è niente di meglio mai birrificato di quanto stiamo bevendo adesso,
riempiteli di nuovo: faremo un altro giro alla salute del covone di d’orzo

NOTE
1) lavori sarchiatura: taglio e rimescolamento del terreno per la parte più superficiale
2) John Barleycorn è lo spirito della birra vedi

FONTI
https://anglofolksongs.wordpress.com/2015/09/14/the-barley-mow/
http://www.gutenberg.org/dirs/etext96/oleng10h.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/27/barley.htm http://www.chivalry.com/cantaria/lyrics/barleymow.html http://mainlynorfolk.info/tony.rose/songs/barleymow.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=151726
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3873 http://www.efdss.org/component/content/article/45-efdss-site/learning-resources/1540-efdss-resource-bank-chorus-barley-mow http://www.musicanet.org/robokopp/english/barlymow.htm