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BRING US IN GOOD ALE

Bring Us in Good Ale è un wassail song di origine medievale.
Trascrizioni del brano risalgono al 1460 (fonte Bodleian Library di Oxford), il canto era nel repertorio medievale dei menestrelli girovaghi che intrattenevano il pubblico dei villaggi durante le feste e i matrimoni, ed è stato incluso in una raccolta di canti e carols di Natale al tempo di re Enrico VI stampato nel 1847dalla Percy Society di Londra “Songs and Carols”  a cura di Thomas Wright.

E’ un’evidente parodia di The Salutation Carol (carol dell’Annunciazione) i menestrelli infatti  iniziavano in tono serio con “Nowell, Nowell, Nowell this is the salutation of the Angel Gabriel” (eventualmente con qualche strofa del carol) e poi proseguivano con l’invocazione “Portaci della buona birra per l’amore della Madonna Santissima, portaci della buona birra!“, una dimostrazione delle licenziosità che si prendevano i questuanti dopo aver bevuto troppa buona birra, ma anche del clima festoso e godereccio delle più antiche feste del Solstizio d’Inverno (Midwinter o Yule e i Saturnalia). I questuanti non vogliono carne, pane, uova o dolci, ma chiamano a gran voce della buona birra, indirettamente così facendo rendono grazie alla Madonna per l’abbondanza di cibo della stagione.

Ascoltiamo la versione medievale dei Night Watch con “The Salutation Carol” come incipit (continua)

Maddy Prior ha registrato diverse verioni del brano sia con Tim Hart  che con la Carnival Band

Green Matthews (Chris Green & Sophie Matthews) in A Medieval Christmas 2012 (vedi)Maddy Prior & Tim Hart in Summer Solstice 1996 e in Haydays 2003 con la sola voce di Maddy in una versione più lenta e con diversi versi saltati

Young Tradition in The Holly Bears the Crown 1995


Bring us in good ale (1),
and bring us in good ale;
For our Blessed Lady’s sake,
bring us in good ale.
I
Bring us in no brown bread,
for that is made of bran,
Nor bring us in no white bread,
for therein is no game(2);
Bring us in no roastbeef,
for there are many bones(3),
But bring us in good ale,
for that goes down at once
II
Bring us in no bacon,
for that is passing fat,
But bring us in good ale,
and give us enough of that;
Bring us in no mutton,
for that is often lean,
Nor bring us in no tripes,
for they be seldom clean
III
Bring us in no eggs,
for there are many shells,
But bring us in good ale,
and give us nothing else;
Bring us in no butter,
for therein are many hairs;
Nor bring us in no pig’s flesh,
for that will make us boars
IV
Bring us in no puddings,
for therein is all God’s good;
Nor bring us in no venison,
for that is not for our blood(4);
Bring us in no capon’s flesh,
for that is often dear(5);
Nor bring us in no duck’s flesh,
for they slobber in the mere
Traduzione italiano di Cattia Salto
Portaci della buona birra,
portaci della buona birra
per l’amore della Madonna Santissima, portaci della buona birra!
I
Non portarci del pane nero
perché è fatto di crusca,
non portarci del pane bianco
perché non è dei nostri.
Non portarci del manzo
perché ci sono troppe ossa,
ma portaci della buona birra,
che vada giù d’un fiato.
II
Non portarci della pancetta,
perché contiene molto grasso,
ma portaci della buona birra
e daccene abbastanza.
Non portarci del montone,
perché è spesso magro,
non portarci la trippa
perché raramente è pulita bene.
III
Non portarci uova
perché ci sono troppi gusci,
ma portaci della buona birra
e non darci altro.
Non portarci il burro
perché ci sono troppi peli,
non portarci carne di maiale
per quello che ci rendono i cinghiali.
IV
Non portarci dolci,
perché sono un bene di Dio,
non ci portare del cervo,
perché non è per la gente comune. Non portarci carne di cappone
per quello che ci è più caro,
non portarci carne di anatra
perché sguazza nel fango

NOTE
1) Nelle Isole Britanniche  si producevano birre non luppolate dette ALE; erano infatti le birre provenienti dal “continente” a contenere luppolo e quindi distinte con una parola diversa BEER! continua
2) trovato scritto anche come gain o grain, nella versione manoscritta invece come game: oltre a gioco, partita in senso colloquiale il termine si usa per dire “essere dei nostri” qui da intendersi come cibo che non si trova alla mensa della gente comune.
3) la carne di manzo non era consumata abitualmente nel Medioevo perché i bovini erano utilizzati nel lavoro dei campi e non allevati per la carne, quindi l’animale era ucciso e macellato solo una volta diventato molto vecchio e ossuto con la carne dura
4) our blood: letteralmente “nostro sangue”, la caccia al cervo era riservata al re e quindi la carne di cervo era mangiata solo dalla gente di sangue nobile.
5) il cappone è un gallo castrato per renderlo più grasso e più tenero

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/bring_us_in_good_ale.htm
https://www.traditioninaction.org/Cultural/Music_P_files/P036_Ale.htm
https://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/goodale.html

THE HOLLY BEARS A BERRY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Illustrazione di Margaret Tarrant (1888-1959)

I fiori candidi dell’agrifoglio sono la purezza di Gesù, le sue bacche rosse sono il sangue versato dal Messia, il margine fogliare acuminato la corona di spine del Re dei Giudei.
L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli. A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolati oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..) continua

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

“The Holly and the Ivy” è un inno natalizio che compare in forma scritta in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) ad un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel Medioevo. Probabilmente è il canto natalizio sull’agrifoglio più popolare e più registrato nelle Christmas Compilations del quale esistono tantissime versioni e interpretazioni.

LA VERSIONE INGLESE

La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols”, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo) riportata anche in “Oxford Book of Carols” 1928 .
In epoca vittoriana era un tipico canto dei questuanti per gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo con le strofe moraleggianti sul messaggio salvifico di Gesù, il peccato e il pentimento.


Versione strumentale di Thad Salter  con arrangiamento per chitarra

Manor House String Quartet (arrangiamento per violini, viola e clavicembalo di Vaughan Jones)

ASCOLTA Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ASCOLTA Heather Dale in “This Endris Night” 2002


I
The holly and the ivy (1),
Now both are full well grown.
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus
Oh, the rising of the sun (2),
The running of the deer (3).
The playing of the merry organ (4),
Sweet singing in the quire (5).
II
The holly bears a blossom
As white as lily flower;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To be our sweet Savior.
III
The holly bears a berry
As red as any blood;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To do poor sinners good.
IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
And Mary bore sweet Jesus Christ
On Christmas day in the morn.
V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
And Mary bore sweet Jesus Christ
For to redeem us all.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi adulti
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono gaio della ghironda
è amabile cantare intorno al fuoco
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per essere il nostro amato Salvatore.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione dei peccati.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
il Mattino di Natale
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione di noi tutti.

NOTE
1) Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti agrifoglio-edera) sono stati sostituiti da quelli su Maria e Gesù. Così si ribalta il principio maschile ed è Maria, la pianta dell’agrifoglio (al femminile) ad essere incoronata Regina dei Cieli.
2) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry3) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”
Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
4) antico strumento dal suono lamentoso simile alla ghironda, trasformato in “organ”, in altre versioni diventa “harp”
5) oppure “sweet singing in the choir”

ALTRE MELODIE

ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1996
The Young Tradition con Shirley&Dolly Collins in “The Holly Bears the Crown” 1969

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008; una versione crepuscolare

Kate Rusby in Sweet Bells 2008

Con un titolo che parrebbe richiamare questa carol Tori Amos canta Holly, Ivy And Rose che tuttavia è tutta un’altra canzone.

Simile a “The Holly and the Ivy” ma nota con il titolo di “Sans day carolo” (The holly bears a berry) è la versione cornica continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42010
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15689
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html

RING OUT, SOLSTICE BELLS

Jethro+TullGodiamoci i Jethro Tull in questa rara animazione promozionale per l’uscita nel 1976 del Singolo “Ring Out The Solstice bells“, il brano in questione è poi riproposto nell’album “Songs from the Wood” dell’anno seguente: melodie folk e rock scozzese in una combinazione che non ha perso il suo smalto.
Ian Anderson si è fatto ritrarre come un druido (proprio come era immaginato nelle illustrazioni ottocentesche!) con una campana nella mano destra e un grosso falcetto nella mano sinistra (che diventa nel video un’inquietante falce missoria), ai suoi piedi un rametto di vischio e di agrifoglio, alle spalle una quercia centenaria dai possenti rami.


I
Now is the solstice of the year,
winter is the glad song that you hear.
Seven maids move in seven time.
Have the lads up ready in a line.(1)
CHORUS
Ring out these bells.
Ring out, ring solstice bells.
Ring solstice bells.
II
Join together beneath the mistletoe(2).
by the holy oak whereon it grows.
Seven druids dance in seven time.
Sing the song the bells call,
loudly chiming.
III
Praise be to the distant sister sun(3),
joyful as the silver planets run(4).
Seven maids move in seven time.
Sing the song the bells call,
loudly chiming.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Ora è il solstizio dell’anno, inverno è la canzone allegra che senti.
Sette fanciulle si muovono in sette tempi, i ragazzi sono pronti in fila (1)
RITORNELLO
Suona forte queste campane
Suona forte le campane
del solstizio
II
Abbracciamoci sotto il vischio (2)
Accanto alla sacra quercia su cui cresce.
Sette Druidi danzano in sette tempi.
“Canta la canzone”, le campane
chiamano a gran voce
III
Sia lode alla lontana sorella sole (3),
gioiosa mentre i pianeti d’argento girano (4).
Sette fanciulle si muovono in sette tempi
Canta la canzone, le campane
chiamano a gran voce.

NOTE
1) si riferisce a una country dance con le due linee di uomini e donne che si fronteggiano: qui il numero sette è un numero magico e ovviamente sono i druidi a ballare la danza del solstizio!!
2) il riferimento alla festa druidica di Mezz’inverno non poteva ignorare la sua pianta sacra, il vischio
3) che il sole per gli Inglesi sia femmina è una questione antica e densa di fascinazione: “Here lies a she sun, and a he moon there” John Donne (1572-1631), The Complete English Poems.
4) l’immagine è potente attorno alla dea Sole, origine della vita, ruotano i pianeti un tempo conosciuti ovvero sette (quelli visibili a occhio nudo) e poichè il sole è dorato, i suoi pianeti sono delle sfere d’argento. Così la potenza del Suono si traduce in Danza..
Il numero sette rappresenta un po’ in tutte le culture del passato un ciclo  compiuto e perfetto, formato dalla triade sacra e i quattro elementi costitutivi del mondo sensibile che quindi racchiude il divino e l’umano, spirito di ogni cosa.

LE FESTE DI MEZZ’INVERNO IN CORNOVAGLIA: PER GLI SPIRITI RIBELLI

MONTOL EVE: THE WINTER SOLSTICE FESTIVAL

montolbannerA Penzance, in Cornovaglia, si festeggia la Montol Eve ovvero la “vigilia del solstizio”, una festa del fuoco relativamente moderna nata nel 2007 con il titolo di Montol Festival e che si svolge tra il 14 e il 21 dicembre senza aver avuto interruzioni. La notte del 21 dicembre la festa si conclude con una fiaccolata in maschera e l’immancabile grande falò, ma la festa racchiude tutta una serie di simboli e antiche tradizioni radicate nel passato.
Un “fiume di fuoco” si snoda per le vie della cittadina alimentato da ogni genere di lanterne giganti di fabbricazione artigianale e fiaccole portate in processione, e accompagnato da un vasto assortimento di musicisti tradizionali e da banda, nonché danzatori (guize dancers), per aiutare il sole nel suo giorno più corto e più faticoso..
Le maschere sono ispirate all’eleganza dei costumi d’antan per lo più in bianco e nero (i colori tipici della Cornovaglia) e alle mascherine in stile veneziano, con una grande abbondanza di lustrini, piume e nastri variopinti, con addobbi che si avvalgono delle più moderne “tecnologie” da luminarie natalizie, come le luci led a batteria indossate nei copricapi o nei costumi.

THE LORD OF MISRULE

In Italiano si traduce come “Il Signore del Malgoverno” -ovvero il Signore del Disordine o il Re Fagiolo- nominato dalla sorte (in genere dal fagiolo presente nel pezzo di dolce o focaccia spartito tra i commensali) per presiedere la Festa dei Folli, una festa che deriva molto probabilmente dai Saturnali degli antichi romani ma anche dalle feste di mezz’inverno dei popoli nordici, traslata nel nostro calendario nella festa di Carnevale.

THE GUIZE DANCERS

Ecco una descrizione delle maschere per la festa di mezz’inverno che si teneva in Cornovaglia ancora nell’Ottocento: “During the early part of the last century the costume of the guise dancers often consisted of such antique finery as would now raise envy in the heart of a collector. The chief glory of the men lay in their cocked hats which were surmounted with plumes and decked with streamers and ribbons. The girls were no less magnificently attired with steeple crowned hats, stiff bodied gowns, bag skirts or trains and ruffles hanging from their elbows.” (in Traditions and Hearthside Stories of West Cornwall (1870–80) di William Bottrell)
Proprio come le maschere veneziane, che sono solo una delle tante tradizioni del ballo in maschera così come si svolgeva nell’alta società durante le feste più importanti dell’anno; una tradizione sartoriale rimasta ancorata ad abiti di foggia settecentesca (l’ultimo carnevale storico coincise con la caduta della Serenissima) con profusione di pizzi intorno alla gola e ai polsi, tabarri e tricorni. Vero è che a Venezia il Carnevale aveva la funzione di pubblico divertimento in cui anche le classi più umili si potevano mescolare agli aristocratici e travestirsi indossando la Bauta (un tricorno nero, la larva ovvero la tipica maschera bianca e un tabarro) o altre maschere e travestimenti più popolani. Nel Medioevo il Carnevale a Venezia aveva una durata lunghissima e iniziava il 26 dicembre per terminare con il mercoledì delle Ceneri.

THE KASEK -NOS

Anche in questa celebrazione fa capolino l’Oss soprannominato Kasek-Nos, ovvero the Montol ‘Oss, la versione locale dell’hobby horse. Ma ci sono anche altre guize beasts come l’ariete o il corvo

CHALKING THE MOCK

La processione arriva fino al punto più alto della città per guardare bruciare il mock ovvero un ceppo natalizio (Yule log) dalle dimensioni gigantesche. Durante la processione il Kasek-Nos sceglie una persona tra il pubblico:
“Here, a member of the public is chosen at random by Kasek Nos. The chosen ’victim’ then chalks a rough ‘stick figure’ on the ‘Mock’ which is the Cornish version of the Yule log. The Lord of Misrule announces to the crowd ‘According to our tradition this represents the end of the old and the beginning of the new!’ before the Mock is put onto the ceremonial fire.” (tratto da qui)

TOM BAWCOCK EVE

Nella vicina città di Mousehole la processione si svolge la notte del 23 dicembre ed è dedicata a Tom Bawcock, un leggendario abitante del posto, che scongiurò una carestia riuscendo a uscire in mare nonostante l’inverno burrascoso, e a riportare un bel po’ di pesce, subito cucinato e festeggiato con una Stargazy pie: una torta salata di patate, uova e pesce (teste e code comprese perchè la gente era così affamata che nessuna parte del pesce venne scartata).

La torta è ancora oggi servita nello Ship Inn pub, mentre la gente del posto si raduna nel pub fin dal pomeriggio per cantare le canzoni tradizionali, e in particolare una canzone che è stata scritta nel 1927 (o perlomeno questa è la data di pubblicazione sul giornale Old Cornwall) da Robert Morton Nance (1873-1959)  su di una vecchia melodia tradizionale detta ‘Wedding March’

DIALETTO CORNICO
I
A merry plaas you may believe
woz Mowsel pon Tom Bawcock’s Eve.
To be theer then oo wudn wesh
To sup o sibm soorts o fesh!
II
Wen morgee brath ad cleard tha path
Comed lances for a fry,
An then us had a bet o scad
an starry gazee py.
III
Nex cumd fermaads, braa thustee jaads
As maad ar oozles dry,
An ling an haak, enough to maak
a raunen shark to sy!
IV
A aech wed clunk as ealth wer drunk
En bumpers bremmen y,
An wen up caam Tom Bawcock’s naam
We praesed un to tha sky.


TRADUZIONE INGLESE
A merry place, you may believe,
Was Mousehole ‘pon
Tom Bowcock’s Eve;
To be there then who wouldn’t wish
To sup of seven sorts of fish,
When morgy(1) broth
had cleared the path
Comed lances(2) for a fry
And then us had a bit scad(3)
And starry gazey pie(4).
Next comed fairmaids(5),
bra’ thrusty jades(6)
As made our uzzles dry
And ling and hake,
enough to make
A raunin'(7) shark to sigh.
As each we’d clunk
as health were drunk
In bumpers(8) brimming high
And when up came
Tom Bawcock’s name
We praised him to the sky.
TRADUZIONE di Cattia Salto
Un posto allegro, si creda
era Mousehole
alla Vigilia di Tom Bowcock
per essere lì allora chi non avrebbe desiderato cenare con sette tipi di pesce?
Quando il brodo di palombo(1)
ha ripulito la strada
arrivarono le anguille(2) per un fritto misto
e allora abbiamo preso un bel po’ di sgombri(3)
e per una torta starry gazey(4)
poi arrivarono le sardine(5)
???(6)
che ci hanno fatto seccare le gole
e abbastanza merluzzo e nasello
da far sospirare uno squalo affamato(7).
Per ogni sorso del brindisi alla salute
ci ubriacammo
in alto si alzarono i calici(8)
e quando si levò
il nome di Tom Baw
lo lodammo fino al cielo

NOTE
1) morgy o murgy= dogfish
2) lances= sand-eels
3) scad= horse mackerel
4) starry gazey= guardando le stelle perchè la testa delle sarde sbuca dalla torta per guardare verso l’alto: io ritengo che la storia nasconda sotto il pretesto della carestia una sorta di incantesimo del mare per favorire una buona pesca per l’anno a venire! vedasi ad esempio Fish in the sea
5) fairmaids= pilchards;
6) jades= hussies ma tuttavia non riesco a tradurre la frase perchè non so che pesce sia l’hussy?!
7) rauning= ravenous/hungry
8) bumpers= glasses

FONTI
http://www.academia.edu/3795328/Morris_and_Guize_Dance_Traditions_in_Cornwall
http://www.cornishculture.co.uk/montol.html
http://www.gemmagary.co.uk/guize/guize-dancing-the-gyptians-kasek-nos/
http://www.an-daras.com/merv_davey_thesis/md-thesis-App-4-6-Penzance_Guizing_Montol_Festival.pdf

http://www.cornishculture.co.uk/tom.htm
http://h2g2.com/edited_entry/A87819484
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=41803
http://archiver.rootsweb.ancestry.com/th/read/CORNISH/2003-12/1071546486
https://www.pinterest.com/thesneak50/stargazy-pie-recipes/

THE CONTEST OF THE IVY AND THE HOLLY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; così nella tradizione poetica e musicale si trovano molti contrasti, risalenti al medioevo, tra l’agrifoglio e l’edera ovvero il principio maschile e quello femminile:
la riconciliazione tra i due elementi avveniva simbolicamente con il bacio sotto il vischio appeso in alto o sotto una palla –kissing ball–  formata da agrifoglio ed edera intrecciati!

THE CONTEST OF THE IVY AND THE HOLLY: NAY IVY NAY

In Irlanda ancora nel 1500, c’era la consuetudine in pieno inverno, di indire delle gare canore tra uomini e donne, dove gli uomini cantavano canzoni lodando l’agrifoglio e disprezzando l’edera, mentre le donne facevano esattamente l’opposto. Ma nella carola rinascimentale “Nay Ivy Nay”, solo l’agrifoglio è lodato a discapito dell’edera. Il testo risale al tempo di Enrico VI – re d’Inghilterra dal 1422 al 1461 (Harleian Collection of Manuscripts, No. 5396 – British Museum), la melodia non è data per cui  si riadattano le più tipiche arie natalizie del periodo elisabettiano.

ASCOLTA Triangle strofe da I a V
ASCOLTA Sue Brown & Lorraine Irwing in “The 13th Bedroom” 2012 : in questo arrangiamento non è inserito il ritornello (come dovrebbe essere per la I strofa)


Chorus
Nay, Ivy, nay,
it shall not be, I wis,
let Holly have the mastery

as the manner is.
II
Holly standeth in the hall
fair to behold,
Ivy stands without the door;
she is full sore a cold.(1)
III
Holly and his merry men (2),
they dancen and they sing;
Ivy and her maidens,
they weepen and they wring.
IV
Holly hath berries,
as red as any rose,
The foresters, the hunters,
keep them from the does(3).
V
Ivy hath berries
as black as any sloe,
There come the owl
and eat them as she go.
VI
Holly hath birds
a full fair flock,
The nightingale, the poppinjay,
the gentle laverock.
VII
Good Ivy, tell me
what birds hast thou,
None but the owlet that cries
How! How!
traduzione italiano di Cattia Salto
I
No Edera,
non devi cercare il comando,
ma lascialo all’agrifoglio,
perché così va il mondo .
II
Agrifoglio è nella sala,
bello a vedersi,
Edera si ferma sulla soglia;
è tutta indolenzita per il freddo.
III
Agrifoglio e la sua allegra brigata
danzano e cantano;
mentre Edera e le sue fanciulle
spazzano e lavano.
IV
Agrifoglio ha bacche
rosse come le rose,
i guardaboschi e i cacciatori
le osservano mentre si riposano.
V
Edera ha le bacche
nere come susine,
viene la civetta
e le mangia mentre passa.
VI
Agrifoglio accoglie
il nido di tanti uccelli,
l’usignolo, il pettirosso,
la mite allodola.
VII
Buona Edera,
dimmi che uccellino hai tu?
Solo la civetta che fa
Uh,Uh!bew164

NOTE
1) Strofa saltata: Ivy hath a lybe(*), she caught it with the cold, So may they all have, that with Ivy hold. *senza significato forse sta per Kybe= pelle screpolata (traduzione italiano ” Edera ha le mani screpolate per il freddo, così è per tutte quelle che si aggrappano all’edera.”
2) nelle ballate gli uomini sono spesso merry
3) J Brand nel suo Popular Antiquites vol I traduce come doole= pain, fatigue. Le bacche dell’agrifoglio sono notoriamente tossiche per l’uomo (costituiscono invece il cibo invernale di molti uccellini) e quindi è più probabile che il significato sia “guardano senza toccarle”. Però così viene a cadere (apparentemente) la “superiorità” delle bacche dell’agrifoglio su quelle dell’edera (che è mangiata solo dalla civetta). Ho così interpretato che essendo le bacche di nutrimento agli uccelli i cacciatori controllano la pianta con più attenzione mentre dell’edera non ci curano! Era consuetudine medievale andare a caccia il giorno dopo il solstizio, in epoca vittoriana era diventata una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava la torta ripiena di Natale.

continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=134170
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/nay_nay_ivy-eel.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/contest_of_the_ivy_and_the_h.htm

MUMMING FOR CHRISTMAS

La tradizione del travestimento e dei mimi travestiti è molto antica e diffusa un po’ per tutta Europa: uomini che indossano maschere e costumi tradizionali o estemporanei come quelli carnevaleschi (ma sempre ritualizzati) cantano, ballano, recitano (o mimano) per esorcizzare gli spiriti maligni e i demoni, di modo che ogni nuovo anno, possa iniziare purificato e carico di energia positiva.
Sono chiamati nelle isole britanniche “mummers” o “guisers”, ma anche “morris dancers”. continua prima parte

Nella festa di Mezz’Inverno i Mummers andavano a visitare i loro vicini di casa in casa, cantando e ballando, un’usanza solstiziale che richiama certe tradizioni celtiche di Samain.
I Mummers si accompagnavano con i musicisti nelle notti di Natale a fare fracasso e a suonare per le strade e davanti alle case (Wandering Waits) o con agili danzatori che si esibivano con le spade (sword dance) o con fazzoletti, campanelli o bastoni (Morris dance)

LA RECITA NATALIZIA

La recita, nata dalla tradizione popolare ma anche dai guitti di professione, narrava un  rito di morte-rinascita: i personaggi erano stereotipati, c’era il capo comico vestito da Spirito del Natale, c’erano il capitano turco ovvero l’infedele, San Giorgio il santo patrono dell’Inghilterra, il drago e il dottore. Con grida e urla il cattivo capitano sfida San Giorgio a duello e ovviamente muore. Ma il dottore lo riporta in vita e lo induce al pentimento. San Giorgio ingaggia la battaglia finale con il drago e lo uccide; ancora una volta il dottore riporta in vita la vittima, ma San Giorgio spiega che il drago nella storia muore e quindi lo uccide ancora e il drago, un drago malconcio e simpatico, muore con grande strepito.

in “The Book of Christmas” (1836): al centro lo Spirito del Natale e sul lato destro gli altrui Mummers in attesa di dare il via alla rappresentazione

SINGING THE TRAVELS

The Husbandman and the Servingman o Singing the Travels è un canto che faceva parte di una recita medievale di mummers dal titolo The Seven Champions of Christendom a Symondsbury nel Dorset. Una prima versione stampata si trova in The Loyal Garland, 1686 e nel Roxburghe Collection, vol. II., 188 (Collier’s Roxburghe Ballads, p. 312), God speed the plough, and bless the corn-mow, &c., (melodia I am the Duke of Norfolk) che così inizia
“My noble friends, give ear,
If mirth you love to hear,
I’ll tell you as fast as I can,
A story very true:
Then mark what doth ensue,
Concerning a husbandman.”

Una versione più lunga, si trova in Sussex Songs di Lucy E. Broadwood e John Broadwood, (Londra 1890) e in Some Ancient Christmas Carols di Davies Gilbert (Londra 1823).

Nel Medioevo The Husbandman è l’uomo di campagna, cioè un contadino libero e piccolo proprietario terriero, letteralmente un padrone di casa. Il canto è un’accesa disputa tra le classi medie, che cointrappone vantaggi e svantaggi di essere un lavoratore indipendente oppure un servitore; così facendo si esaltano i piaceri dell’onesto lavoro in campagna.
ASCOLTA Silly Sisters (Maddy Prior e June Tabor)


I (Husbandman)
Well met, my brothers dear, all along the highway riding
So solemn I was walking along.
So pray come tell to me what calling yours may be
And I’ll have you for a servant man.
II (Servingman)
Some serving men do eat the very best of meat
Such as cock, goose, capon and swan.
But when lords and ladies dine, they drink strong beer, ale and wine,
That’s some diet for a servant man.
III (Husbandman)
Don’t you talk about your capons, let’s have some rusty bacon
And aye, a good piece of pickled pork
That’s always in my house. A crust of bread and cheese –
That’s some diet for a husband man.
IV (Servingman)
When next to church they go with their livery fine and gay
And their cocked hats and gold lace all around
With their shirts as white as milk, and stitched as fine as silk,
That’s some habit for a servant man.
V (Husbandman)
Don’t you talk about your livery, nor all your silken garments
That’s not fit for to travel the bushes in.
Give me my leather coat, aye, and in my purse a groat,
That’s some habit for a husband man.
VI (Servingman)
So me must needs confess that your calling is the best
And will give you the uppermost hand.
So now we won’t delay but pray both night and day,
God bless the honest husband man.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I (il contadino)
“Ben incontrato, mio caro fratello, che viaggiate lungo la strada maestra su cui così solenne stavo passando.
Così vi prego di dirmi quale possa essere il vostro mestiere che io vi prenderò (1) come servitore.”
II (il servitore)
“Alcuni servitori mangiano la carne migliore come galletto, oca, cappone e cigno. Quando i signori e le signore pranzano essi bevono birra forte, birra leggera e vino,
questa è la dieta di un servitore.”
III (il contadino)
“Non ditemi dei vostri capponi, piuttosto prendete un po’ di pancetta affumicata e si, una bella fetta di prosciutto che non manca mai nella mia casa. Una crosta di pane e formaggio, questa è la dieta di un contadino.”
IV (il servitore)
“Mentre verso la chiesa vanno, con le loro divise belle e vivaci
e i loro cappelli a tricorno bordati con trine dorate,
con le loro camice bianche come il latte e tessute così fini come la seta; ecco degli abiti per un servitore.”
V (il contadino)
“Non ditemi della vostra livrea nè dei vostri abiti di seta, che non sono adatti per camminare in mezzo ai cespugli. Datemi la mia giacca di pelle e nella borsa un grosso (2); ecco gli abiti di un contadino”
VI (il servitore)
“Così devo confessare che il vostro mestiere è migliore
e vi darò la vittoria (3).
Così ora senza indugio preghiamo notte e giorno che Dio benedica l’onesto contadino.

NOTE
1) nel senso che secondo la sua opinione lo considera un servitore
2) groat (grosso) è una monetad’argento di vecchio conio (vedi)
3) vi passerò la mano

ASCOLTA Young Tradition


I
Well met, well met, my friend, all on the highway riding,
Though freely together here we stand.
I pray now tell to me of what calling this thou be
And art thou not a servingman?
II
Oh no, my brother dear, what makes thee to inquire
Of any such thing from my hand?
Indeed I will not frain but I will tell you plain:
I am a downright husbandman.
III
Well, if an husbandman you be, will you walk along with me,
Though freely together here we stand.
For in a very short space I may take you to a place
Where you may be a servingman.
IV
As to thy diligence, I give thee many thanks,
But nought do I require from thine hand.
But I pray now to me show wherefore that I may know
The pleasures of a servingman.
V
Well, isn’t it a nice thing to ride out with the king,
With lords, dukes or any such men;
For to hear the horn to blow and see the hounds all in a row,
That’s pleasures of a servingman.
VI
But my pleasure’s more than that, to see my oxen fat
And a good stock of hay by them stand;
With my plowing and my sowing, my reaping and my mowing,
That’s pleasures of an husbandman.
VII
But then we do wear the finest of grandeur,
My coat is trimmed with fur all around;
Our shirts as white as milk and our stockings made of silk:
That’s clothing for a servingman.
VIII
As to thy grandeur give I the coat I wear
Some bushes to ramble among;
Give to me a good greatcoat and in my purse a grout,
That’s clothing for an husbandman.
IX
But then we do eat the most delicate fine meat
Of goose, and of capon, and swan;
Our pastry’s made so fine, we drink sugar in our wine,
That’s diet for a servingman.
X
As to thy ducks and capons, give I my beans and bacon,
And a good drop of ale now and then;
For in a farmer’s house you will find both brawn and souse,
That’s a living for an husbandman.
XI
Kind sir, I must confess although it causes me distress
To grant to you the uppermost hand;
Although it is most painful, it is altogether gainful
And I wish I’d been an husbandman.
XII
So now, good people all, both be you great and small,
All knowing the king of our land;
And let us, whatsoever, to do our best endeavour,
For to maintain an husbandman.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Ben incontrato amico mio, che viaggiate lungo la strada maestra
anche se liberamente per qui insieme andiamo, vi prego di dirmi quale sia il vostro impiego,
non siete voi un servitore?”
II
“Oh no, mio caro fratello, cosa vi fa indagare
su una cosa del genere sul mio conto?
Tuttavia non indugerò ma parlerò spedito: io sono proprio un contadino”
III
“Bene se siete un contadino, potete camminare al mio fianco, così che liberamente insieme andiamo. Perchè in breve potrei portarvi in un posto
dove voi potreste essere un servitore”
IV
In quanto alla vostra diligenza, vi rendo molte grazie,
ma nulla richiedo dalla vostra
mano.
Piuttosto vi prego di mostrarmi, affinchè possa conoscere,
i divertimenti di un servitore”
V
“Beh non è assai piacevole andare a cavallo con il re con Signori, Duchi o uomini di tal fatta? per sentire il corno suonare e vedere i segugi tutti in fila
questo è il divertimento di un servitore”
VI
“Ma il mio divertimento è migliore di quello, guardare i miei grassi buoi
e una bella scorta di fieno stare ai loro piedi;
arare, seminare, mietere e falciare
questo è il divertimento di un contadino”
VII
“Eppure indossiamo la più bella magneficenza,
la mia giubba è tutta bordata di pelliccia;
le nostre camice sono bianche come il latte le nostre calze di seta;
ecco gli abiti per un servitore.”
VIII
“Quanto alla vostra magneficenza, prendete piuttosto la giubba che indosso per camminare tra i cespugli. Datemi un buon pastrano e nella borsa un grosso(2); ecco gli abiti per un contadino.”
IX
“Eppure mangiamo la carne più delicata e raffinata,
d’ oca, cappone e cigno.
i nostri pasticci (4) sono così buoni
beviamo vino addolcito,
questa è la dieta di un servitore.”
X
“Quanto alle vostre anatre e capponi, prendete  piuttosto i miei fagioli e pancetta e un bel sorso di birra di tanto in tanto; perchè nella casa del contadino si trova sia gelatina che sopressata (5), questa è la dieta di un contadino.”
XI
“Gentile signore, devo confessare con rammarico, che avete vinto la mano;
sebbene con angustia, è tuttavia evidente che vorrei essere un contadino”
XII
Così ora brava gente, sia grandi che piccoli, che tutti conosciamo il re della nostra terra;
facciamo tutto il possibileper fare del nostro meglio
e sostenere un contadino.

NOTE
2) probabilmente sta per “in my purse a groat”
4) nelle tavole dei signori medievali erano comuni i pasticci di carne cioè delle crostate di pasta ripiene con carne tritata e spezie.
5) vari tipi di carne in gelatina vedi,

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/mumming.htm
http://terreceltiche.altervista.org/mumming-st-george/

https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/thehusbandmanandtheservingman.html
http://www.finedictionary.com/husbandman.html
http://from-bedroom-to-study.blogspot.it/2012/12/the-comedic-capers-of merrymaking.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
servingman_and_the_husbandman.htm

http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Husbandman_and_Servingman.htm

Week 145 – Husbandman and Servingman

DECK THE HALLS PER FESTEGGIARE YULE

E’ tempo di pensare alle decorazioni natalizie e di ascoltare i canti di Natale! Così il comando dalle Isole Britanniche è “DECK THE HALLS” (in senso lato vuol dire: adorniamo la casa).

La melodia è gallese detta “Nos Galan” e richiama la musica rinascimentale al tempo dei Tudors, il testo invece è più recente e risale al 1800, pubblicato in “Welsh Melodies with Welsh and English Poetry” 1862 con una traduzione in inglese di Thomas Olipahnt che però non rispecchia il significato originale. Un testo simile è stato pubblicato anche in America nel 1881 (J. P. McCaskey, “Franklin Square Song Collection”). E in effetti è considerato un canto natalizio tradizionale americano.
La prima stesura conosciuta  è dell’arpista Edward Jones (in “Musical and Poetical   Relicks of the Welsh” – 1784  e successiva edizione 1794), che riporta la melodia con una canzone d’amore; era probabilmente una musica da danzare con l’arpista al centro del girotondo dei ballerini (carola medievale). Il brano è arricchito da molte varianti testuali, ma nella  sua versione più antica riporta molte espressioni ormai desuete nell’inglese,  e soprattutto, fa riferimento alla celebrazione della antica festa solstiziale di Yule.

La fata dell'agrifoglioYULETIDE

Di origine germanica ma diffusasi presto anche nelle Terre Celtiche YULE era la festa del fuoco e  della luce che si celebrava durante il Solstizio d’Inverno per aiutare il sole nella sua lotta contro le forze dell’oscurità. Una festa dell’allegria e della gioia, di canti e danze, di banchetti e di colossali bevute per “fare  il giorno di notte” ossia per portare luce e calore nel cuore gelido  dell’Inverno. Si decorava la casa con rami  di vischio e di agrifoglio (il nostro albero di Natale arriva da questa  tradizione) simboli del perdurare della vita vegetale (e la sua fertilità) anche  nel periodo più freddo e buio dell’anno.

YULE LOG

Un grosso tronco (il ceppo di Yule ) era preparato alla vigilia della festa seguendo dei precisi cerimoniali, decorato con nastri e sempreverdi (a volte bagnato con del sidro come offerta allo spirito dell’albero) era portato in casa con canti e benedizioni, per essere sistemato sul focolare.

Il tronco di Yule

 Passato nella tradizione del Natale, il ceppo era  sistemato nel camino del salone alla vigilia di Natale e si manteneva acceso  fino a Capodanno o all’Epifania: quel ceppo proteggeva la casa dagli incantesimi delle forze maligne; le ceneri erano sparse sopra i campi per renderli fertili. I resti  del ceppo, venivano anche conservati per poter poi alimentare il fuoco che  avrebbe arso il ceppo dell’anno seguente.

Ai nostri giorni con camini e stufe troppo piccoli per il  ceppo di Yule chi volesse celebrare la festa secondo  le vecchie tradizioni, potrebbe decorare un tronchetto con candele, sempreverdi, pigne e bacche recuperate in giardino e trasformarlo in un bel centro tavola che illumini le cene della festività natalizia. Per evitare che la cera coli per tutta la tavola c’è chi scava delle buchette nel tronco, ma in mancanza di attrezzi adatti si può sempre incollare dei piattini, o ciotoline, quello che vi trovate per casa, anche delle confezioni di recupero in tetrapack, opportunemente mimetizzati in mezzo al fogliame. Occhi a non lasciare consumare troppo le candele per evitare che incendino tutto!

E per strafare perchè non preparare
il “Buche de Noel” cioè il dolce  tipico della tradizione natalizia francese?
La ricetta è semplice e anche la preparazione non è poi così complicata, si tratta di cuocere un impasto soffice tipo pan di spagna in una teglia rettangolare e di arrotolarlo quando è ancora caldo (con la carta oleata da forno è un gioco da ragazzi). Una volta raffreddato e srotolato con delicatezza mantiene la sua “piega” e si farcisce con crema a piacere, si arrotola bene e riveste con glassa al cioccolato decorando la superficie come se si trattasse di un tronco di legno. In rete ci sono veramente tante ricette che non c’è che l’imbarazzo della scelta!
E mentre preparate il dolce vi propongo per l’ascolto, tra le tantissime interpretazioni, quella di James Taylor che ben richiama l’atmosfera dei madrigali elisabettiani.

ASCOLTA DECK THE HALLS – James Taylor

Versione di T. Oliphant 1862*
Deck the halls with boughs of holly,
Fa la la la   la, la la la.
‘Tis the season to be jolly,
Fa la la la   la, la la la la.
Don(1) we now our gay(2) apparel,
Troll(3) the ancient Yuletide(4) carol(5),
See the blazing Yule before us,
Strike the harp and join the chorus.
Follow me in merry measure,
While I tell of Yuletide treasure
Fast away the old year passes,
Hail the new, ye lads and lasses,
Sing we joyous, all together,
Heedless of the wind and weather
traduzione italiano
Adorniamo le sale con rami di agrifoglio Tra la la la   la..
È la stagione per essere gioiosi.
Fa la la la   la, la la la la.
Indossiamo  i nostri abiti festosi,
per innalzare nella festa del Solstizio  i vecchi canti.
Guardiamo il tronco dello Yule davanti a noi che brucia vivacemente, suoniamo l’arpa e uniamoci  al coro.
Seguitemi con ritmo vivace
mentre vi rivelo dello Yule il tesoro. Veloce il vecchio anno è  passato, salutiamo il nuovo, forza  ragazzi e ragazze, cantiamo insieme con gioia senza curarci del vento e del tempo.

NOTE
* tra i passatempi favoriti in epoca vittoriana la traduzione in inglese di canzoni in lingua straniera. Ma la versione di Oliphant è un libero adattamento alla melodia.
1) contrazione di “do  on” usata nei testi del 1300: sta per “put on”
2) il temine gay proprio  del linguaggio medievale sta per “full of joy or mirth”, la sua  connotazione negativa e promiscua risale invece al 1600
3) troll sta per “to sing in a full, rolling voice” cantare  forte o con coraggio
4) yuletide: tide usato come suffisso ”point or portion of time, due time”
5) carol: nel medioevo la carola era una danza in cerchio  eseguita sul canto di un solista e con un ritornello intonato dal coro, dal  1500 prende il significato di inno di Natale, Nel verso successivo è descritta proprio la danza con l’arpista messo al centro del girotondo di coloro che cantavano.

VERSIONE IN ITALIANO SULLA MELODIA DECK THE HALLS (da cantare con i bambini)

I
Metti l’agrifoglio in casa
Questo è un giorno pien di gioia
Metti l’abito di festa
Canta l’inno del Natale
II
L’anno vecchio sta finendo
Meraviglie stan nascendo
Tempo bello, tempo brutto
Sia felice il mondo tutto
III
Il tuo cuore sia più buono
Metti il lume alla finestra
Questo è il giorno del Signore
Canta l’inno del Natale

MELODIA
Alcune versioni strumentali per celebrare il solstizio

ASCOLTA Lifescapes in “Christmas Celtic” la prima parte è tradizionale poi riprende il tema con una variazione celtica


ASCOLTA Frank McConnel in “A Celtic Christmas – Celtic Joy”: molto magica sebbene un po’ lenta


ASCOLTA Carlyle Fraser interessante e un po’ swing

(continua seconda parte qui)

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/deck_the_hall.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=26223