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Una fetta di dolce della dodicesima notte

IL DOLCE DELLA BEFANA

La sera del 5 gennaio il corteo di Frau Holle riprende la via del ritorno per rientrare nel suo Regno, ma in Germania (come in buona parte dell’Europa eccezzione fatta per l’Italia) la sua festa è stata soppiantata dalla tradizione dei Re Magi. Sono loro a dare il nome ad un dolce speciale preparato per concludere le festività natalizie (la dodicesima notte) che cambia nome e ricetta a seconda delle regioni (con rimandi uno all’altro per quanto riguarda la preparazione e gli ingredienti).
Tutti questi dolci hanno mantenuto una caratteristica, di contenere nell’impasto una monetina o un fagiolo. La moneta stava come segno di buona sorte (a ricordo delle invocazioni per ottenere i favori della Dea dell’Abbondanza), il fagiolo ha invece una valenza più ambigua, ricordo di oscuri rituali che trovavano ancora un eco nell’elezione del Re Fagiolo durante il Natale medievale: è il Re del Disordine dei Saturnalia, ma anche il capro espiatorio che veniva immolato per il bene della comunità, un tributo in sangue agli spiriti della Terra per il Solstizio d’Inverno.

IL FAGIOLO MAGICO

Robert Graves – poeta, saggista e romanziere britannico contemporaneo – nel suo “The White Goddess” (La Dea bianca) ci racconta che per gli antichi i fagioli contenevano le anime dei morti, e per questa ragione evitavano di mangiarli. Il rimestarsi delle viscere e la flatulenza altro non sarebbero che il tormento delle anime imprigionate nel ventre che protestano per esser liberate.
Principio del caos e quindi utilizzato nei Saturnali per eleggere il Re del Disordine il fagiolo è collegato al mondo infero. Simbolo dell’amore ( le donne romane portavano un ciondolo con la sua forma) era collegato all’immortalità, visto che basta metterlo nell’acqua per farlo ritornare fresco.


Il fagiolo che esisteva in Europa nei tempi antichi è di un tipo specifico detto fagiolo dall’occhio (originario dall’Africa), più piccolo è bianco con una macchia di colore scuro («occhio»), in corrispondenza del punto di inserzione sul baccello. Per i Romani i fagioli erano un cibo della plebe, ma quando arrivarono i nuovi fagioli dall’America conquistarono soprattutto la tavola del ricco per la loro rarità, per rientrare nella tradizione alimentare comune non appena si diffusero con abbondanza. (continua)

IL DOLCE VITTORIANO

Nelle isole britanniche il dolce prende il nome di Twelfh Cake un dolce  a base di frutta secca (uva passa) e frutta candita che richiede una lunga lievitazione.
Sebbene sia un dolce medievale la prima ricetta storica risale al 1803 ed è stata scritta da John Mollard, in effetti i precedenti ricettari settecenteschi non danno istruzioni per la “Torta dodicina” (o “Torta della dodicesima notte” o ancora “Torta della mezzanotte”) perchè si dava per scontato che si sarebbe utilizzato la ricetta della torta nunziale, (vedi)  (che  in Irlanda è ancora la torta nunziale tradizionale).

RICETTA DEL 1803: Prendere Kg 3,175 di farina e metterla a fontana sulla spianatoia, aggiungere 1 cucchiaio da cucina abbondante di lievito e un pochino di latte tiepido. Iniziare ad impastare aggiungendo poi 450 gr. di burro a pezzetti, 600 gr di zucchero. Lasciar lievitare e solo dopo un’oretta aggiungere 2 kg di uvetta, 15 gr di cannella in polvere, 10 gr. di chiodi di garofano sempre in polvere, canditi a piacere. Porre l’impasto in una teglia ben imburrata e cuocere *. Una volta cotta la torta, sfornare, lasciar raffreddare e ricoprire con glassa colorata o bianca e con corone di zucchero
From John Mollard, The Art of Cookery. (London 1803).
(*nelle ricette vittoriane tutte le massaie sapevano come cuocere le torte, questa è una torta che richiede una lunga cottura a basse temperature – cioè 170-180 gradi, per almento 1 ora, ma l’unico modo per sapere se è cotta è la prova stecchino)
Per la ricetta moderna qui

la torta preparata da Ivan Day: una decorazione in stile Regency con piume del Principe di Galles, la rosa d’Inghilterra, il cardo della Scozia e il trifoglio d’Irlanda. Le decorazioni sono di “gum paste” (da  qui)
La torta della dodicesima notte della regina Vittoria, The Illustrated London News

La torta è pronta per essere sontuosamente rivestita con pasta di zucchero (detta anche fondente) lasciata bianca o color rosa-barocco e riccamente guarnita con ulteriori decorazioni in pasta di zucchero (o pasta di gomma) e  ghiaccia reale. Un tempo si utilizzavano degli stampi di legno oggi sono praticissimi quelli in silicone, ma per usare la sac à poche occorre un bel po’ di pratica e abilità.
Torte gigantesche e decorazioni elaborate con statue in pasta di zucchero o di mandorle a riprodurre scene pastoral divennero comuni nel Settecento-inizi Ottocento messe in bella mostra nelle vetrine delle pasticcerie più alla moda.

Le fonti letterarie e cronachistiche inglesi menzionano un “torta con il fagiolo” solo a partire dal XIV secolo a imitazione delle usanze nella corte francese  “La Roi de la Feve” (vedi), le due torte quella francese e quella inglese sono completamente diverse, essendo la seconda una variante più tradizionale dei pasticci in crosta medievali (vedi). Sebbene nel primo periodo Tudor si festeggiasse la Dodicesima notte con un ballo in maschera e una specie di gioco di ruolo, basato su dei personaggi stereotipati da impersonare, la tradizione prese piede solo nel Seicento.
La commedia “La Dodicesima Notte” di William Shakespeare fu scritta proprio come intrattenimento per alludere a questa festa natalizia, basata sul sovvertimento dei ruoli, in cui Viola si traveste da uome e il servo Malvoglio si spaccia per nobile. Già nel ‘500 circolava una commedia toscana dal titolo “Gl’ingannati”:” messa in scena originariamente dagli accademici senesi in seguito ad un sacrificio goliardico accaduto la notte dell’Epifania: avendo ognuno degli uomini bruciato (o finto di bruciare) i pegni d’amore delle proprie donne, queste ultime avevano preteso un risarcimento. Gli accademici composero quindi in tre giorni una commedia, dedicandola alle gentildonne. Nel prologo è menzionata espressamente la “notte di beffana” (corrispondente appunto alla dodicesima notte dopo il Natale).” (da Wikipedia). La commedia ebbe un largo successo e una grande diffusione con traduzioni e adattamenti in tutta Europa e fu sicuramente il modello e l’ispirazione per Shakespeare.

Nel 1870 la Regina Vittoria rimosse la festa dal calendario ufficiale  reputandola “poco cristiana” e troppo “casinara” e così  la tradizione della Twelfh Cake è scomparsa definitivamente nel Novecento lasciando il posto al Christmas pudding.

CHRISTMAS REVEL

Nel Medioevo cristiano il periodo del Natale era caratterizzato dall’abbondanza di cibo e bevande, che seguiva il periodo di digiuno iniziato con la quarta domenica prima del Natale e che terminava con la vigilia. Iniziavano così allo scoccare delle mezzanotte del 24 dicembre i 12 giorni del Natale o il Christmas revel, una sequenza di banchetti e divertimenti, in cui anche i contadini asserviti al feudo avevano il loro momento di riposo: niente corvèe e un banchetto offerto dal loro Sire.
Abbiamo svariati resoconti di questi banchetti natalizi alla corte inglese (continua) festeggiamenti che si concludevano all’Epifania (ma che potevano durare fino al 2 febbraio).

“Twelfth Night Revels in the Great Hall Haddon Hall Derbyshire from Architecture of the Middle Ages 1838”, Joseph Nash

Dal Seicento ci giunge una fonte in forma di poesia “Now, now the mirth comes“: è Robert Herrick a descrivere in versi lo svolgimento della festa nella dodicesima notte. (vedi anche qui)

Twelfth Night- Robert Herrick 1648
I
Now, now the mirth comes
With the cake full of plums (1),
Where bean’s the king (2) of the sport here;
Beside we must know,
The pea also
Must revel (3), as queen, in the court here.
II
Begin then to choose,
This night as ye use,
Who shall for the present delight here,
Be a king by the lot (4),
And who shall not
Be Twelfth-day queen for the night here (5).
III
Which known, let us make
Joy-sops (6) with the cake;
And let not a man then be seen here,
Who unurged will not drink,
To the base from the brink,
A health to the king and the queen here!
IV
Next crown the bowl full
With gentle lamb’s wool (7),
And sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale, too;
And this ye must do
To make the wassail a swinger.
V
Give then to the king
And queen, wassailing,
And though with ale ye be wet here,
Yet part ye from hence
As free from offence
As when ye innocent met here.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Adesso, adesso arriva l’allegria
con la torta piena d’uvetta
dove il Fagiolo è il Re di
questa Festa;
inoltre dovete sapere
che anche il pisello deve divertirsi, come regina, in questa dimora.
II
Inizia allora a scegliere,
com’è usanza di questa notte,
chi per questo momento dilettevole, sarà al posto del re
e chi non lo sarà
(chi) sarà la regina del dodicesimo giorno per questa notte
III
Come risaputo si facciano
bagatelle con la torta;
e allora  che non si abbia a vedere uomo che debba essere sollecitao per bere da cima a fondo,
alla salute del re e della regina
qui!
VI
Allora riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra
V
Date poi al Re
e alla Regina, che brindino
e sebbene con la birra vi dovete saturare, tuttavia vi allontanerete da qui, indenni dalla colpa
come quando innocentemente qui vi incontraste

NOTE
1) all’epoca con plum si indicava l’uva passa e non la prugna secca
2) va da sè che ci  fossero due dolci, uno per gli uomini (con un fagiolo nascosto all’interno) e uno per le donne (con un pisello nascosto all’interno) per eleggere il re e la regina della dodicesima notte. Se c’era un’unica torta con il fagiolo nell’impasto il primo che l’avesse  trovato avrebbe a suo piacere nominato il compagno da incoronare. Al posto del fagiolo nel Settecento-Ottocento si nascondeva una piccola statuetta del Bambin Gesù.
3) il re e la regina del Disordine avrebbero dettato legge durante i festeggiamenti impartendo ridicoli comandi a cui non si poteva disubbidire
4) il re della sorte
5)  è l’usanza medievale di iniziare ogni nuovo giorno al tramonto, così la dodicesima notte precede il dodicesimo giorno.
6) non sono proprio sicura della traduzione
7) il curioso nome di lana d’agnello si riferisce alla bevanda del wassail: nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero. (continua)

L’ULTIMA CENA, IL BALLO E IL GIOCO DELLE CARTE

Al centro della festa oltre al cibo e alle bevande, i canti benaugurali, le danze e recite. Nell’Inghilterra della Reggenza non era insolito tra gli eventi sociali per la dodicesima notte, un gran ballo in maschera (Grand Christmas Ball, Children’s Ball o Family Ball) in cui si includevano anche i bambini.

HEY FOR CHRISTMAS: il resoconto di una movimentata dodicesima notte continua

Re e Regina Fagiolo sono seduti in alto sulla sinistra, sul fondo a destra un gruppo di orchestrali e al centro i mummers.

A inizi Ottocento la notte del 6 gennaio (oppure la sera della vigilia) iniziava con una cena in famiglia con amici e parenti, che metteva fine al Christmas Revel: dopo che era stato eletto dalla sorte il Re Fagiolo venivano distribuite delle carte speciali  che illustravano vari personaggi caricaturali, ritagliate dai giornali o comprate nelle pasticcerie insieme alle torte.
La festa però si poteva svolgere già nel pomeriggio al momento del tè in cui era servita la “torta del dodicesimo giorno”: da quel momento ci s’immedesimava nel personaggio estratto fino allo scoccare della mezzanotte: alla festa in maschera e al gioco partecipavano spesso anche i bambini.

Al centro la torta del fagiolo e sulla sinistra il cappello in cui sono riposti i biglietti da sorteggiare

Inizialmente i personaggi erano personaggi storici famosi o eroi leggendari che ricreavano una nobile corte al servizio del Re e della Regina, ma poi i loro nomi divennero buffi e assurdi come Prittle Prattle, Puddle Dock, Toby Tipple e Sir Tun Belly Wash. Il gioco del travestimento diventò successivamente gioco degli enigmi, un gioco da tavolo fatto con le carte dei vari personaggi abbinati ad un indovinello che rivelava il nome del personaggio stesso (vedi)
Le carte erano anche utilizzate per un divertente gioco delle coppie nel Ballo di Gala per la Dodicesima Notte

Al Christmas Ball troneggia sul tavolo del Buffet  una grande Twelft cake

A card drawing game developed in the 18th century, whereby each lady drew a card from the box held by a footman to the left of the entrance, and each gentleman drew a card from the same to the right. These cards were caricatures of Pairs. Thus Signor Croakthroat might by paired by Madame Topnote. The guests had to find their partner, and depending on the gaiety of the event, the amount of wine and negus consumed, and the inhibitions of the guests, the character roles had to be taken on in varying degrees of ‘spirit’ for the whole evening. Signor Croakthroat might, for example, be always clearing his throat, and singing musical scales, whilst Madame Topnote might enjoy making her fellow guests jump by occasionally emitting a loud high note! (tratto da qui)

I personaggi della Dodicesima notte Collezione Folgere, 1830

UNA FETTA DI BLACK BUN continua 

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Text/Hone/january_6__epiphany.htm
https://whydyoueatthat.wordpress.com/2011/12/10/day-10-twelfth-night-cake/
http://www.historicfood.com/John%20Mollard’s%20Twelfth%20Cake.html
http://www.eatlocallyblogglobally.com/2010/11/recipe-for-dickensian-twelfth-cake.html
http://www.missfoodwise.com/2014/01/twelfth-cake.html/
https://guildhalllibrarynewsletter.wordpress.com/2014/01/02/twelfth-night-cake/
http://www.saburchill.com/history/articles/012.html
https://www.janeausten.co.uk/twelfth-night/

STINGO UNA MELODIA PER DUE DANZE

La melodia è  riportata da John Playford in “The English dancing master” con il titolo di “Stingo & Oyle of Barley” (varie edizioni dal 1651 al 1686). Stingo è un termine colloquiale (una parola di moda nel 1700) per indicare una birra forte (=strong ale) e il “succo d’orzo”  (= juice of the barley) è un eufemismo per dire la stessa cosa.

LA MELODIA
Ascoltiamo l’arrangiamento per chitarra barocca

A CUP OF OLD STINGO

Una drinking song “for the maltworm in your life.” essendo maltworm un termine elisabettiano per indicare un bevitore di birra forte!

ASCOLTA


There’s a lusty liquor which good fellows use to take-o;
It is distilled with Nard(1) most rich, and water of the lake-o,
Of hop a little quantity, and barm to it they bring too;
Being barrell’d up, they call’t “a cup of good old dainty stingo”.
Traduzione di Cattia Salto
C’è un liquore vigoroso che i bravi ragazzi sono soliti prendere;
si distilla con il Nardo (1) più ricco e l’acqua del lago,
ci mettono una piccola quantità di luppolo e anche il lievito di birra;
lo mettono in botte e lo chiamano “una coppa di buona vecchia squisita birra”

NOTE
1) Nard ( Nardo) sta ad indicare il malto paragonato a un profumo inebriante!

Una seconda versione testuale è intitolata “The Little Barley-Corne” (in Roxburghe Collection con il sottotitolo “ballad from the reign of Charles I”) e qualcuna delle sue tante strofe deve essere finita ovviamente nella ben più nota ballata di John Barleycorn (vedi)

ASCOLTA The Toronto Consort in “Winter Revels from the Renaissance“: il video inizia con una scena tratta dalla serie “The Tudors” per partire con il brano dei Toronto Consort da 2:25: strofe I, II e III; IV, V e VI

ASCOLTA The Rose Ensemble (il video dovrebbe partire dal 1:25): strofe I, IV, VII, VIII


I
Come, and doe not musing stand if thou the truth discerne
But take a full cup in thy hand, and thus begin to learne-
Not of the earth, nor of the ayre, at evening or at morne-
But joviall boyes your Christmas keep, with the little Barly-Corne.
II
It is the cunningst alchhymist that ere was in the land;
‘Twill change your mettle, when it list, in turning of a hand–
Your blushing gold to silver wan, your silver into brasse–
‘Twill turne a taylor to a man, and a man into an asse.
III
If sickness come, this physick take it from your heart will set it
If feare encroach take more of it,
your heart will soon forget it
Apollo and the muses nine do take it in no scorne
So joviall boyes your Christmas keep with the little Barly-Corne.
IV
“Twill make a weeping widow laugh, and soon incline to pleasure;
“Twill make an old man leave his staffe, and dance a youthfull measure:
And though your clothes be ne’er so bad, and ragged, rent and torne,
Against the cold you may be clad with the little Barly-Corne.
V
‘Twill make a coward not to shrinke but be as stout as maybe;
‘Twill make a man that he shall thinke that Joan’s as good as my Lady (1)
It will inrich the palest face and with rubies it adorne
Yet you shall think it no disgrace, this little Barley-Corne.
VI
Thus the Barley-Corne hath power e’en for to change our nature
And make a miser in an hour prove a kind-hearted creature;
And therefore here I say again , let man take ‘t in scorne
But joviall boyes your Christmas keep, with the little Barly-Corne.
VII
“Twill make a miser prodigall, and shew himself kind hearted;
“Twill make him never grieve at all, that from his coyne hath parted;
“Twill make a shepard to mistakevhis sheepe before a storme;
“Twill make the poet to excel; this little Barley-Corne.
VIII
It is the neatest serving man to entertain a friend;
It will doe more than money can all jarring suits to end;
There’s life in it, and it is here, ‘tis here within this cup,
Then take your liquor, doe not spare, but cleare carouse it up.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Venite e non state in meditazione se volete ravvisare la verità.
ma prendete una coppa piena in mano e iniziate a imparare
non della Terra, né del Cielo, di sera o di mattino
così ragazzi gioviali passate il vostro Natale con il piccolo Chicco D’Orzo
II
E’ il più scaltro alchimista che ci sia mai stato sulla terra
cambierà il vostro coraggio quando in vendita, con un sol cenno della mano
cambierà il vostro oro lucente in smorto argento; l’argento in ottone, trasformerà un sarto in un uomo e un uomo in un asino.
III
Se diventate malati, prendete questa medicina e il vostro cuore andrà a posto, se la paura vi invade, prendetene di più, presto il vostro cuore la dimenticherà, Apollo e le nove muse lo prendono senza tema,
così ragazzi gioviali passate il vostro Natale con il piccolo Chicco D’Orzo
IV
Farà ridere una vedova che piange e dopo la predispone al piacere;
farà lasciare le stampelle ad un vecchio per ballare una danza allegra;
e anche se i vostri vestiti non sono mai stati così brutti e cenciosi, strappati e laceri, contro il freddo potete farvi rivestire dal piccolo Chicco D’Orzo.
V
Non farà indietreggiare un codardo, ma lo farà essere più saldo che mai;
indurrà un uomo a credere che Giovanna non ha nulla da invidiare a una Signora (1),
farà abbellire il viso più pallido e con rubini lo adornerà
tuttavia non lo crederai disdicevole, questo piccolo Chicco D’Orzo.
VI
Così Chicco D’Orzo ha il potere di cambiare la nostra natura
e fare si che l’avaro in un ora, si riveli una creatura di buon cuore;
e quindi lo dico ancora una volta: che l’uomo lo prenda senza tema,
così ragazzi gioviali passate il vostro Natale con il piccolo Chicco D’Orzo.
VII
Farà un avaro prodigo e mostrerà il suo buon cuore;
non lo farà mai sentire triste nel separarsi dal suo denaro;
farà trovare al pastore la pecora smarrita prima di una tempesta;
farà eccellere il poeta, questo piccolo Chicco D’Orzo.
VIII
E’ il servitore più adatto per intrattenere un amico;
farà più di quanto il denaro possa per porre fine ai litigi;
c’è vita in lui, ed è qui, è qui con la sua coppa,
allora prendete il vostro liquore, non lesinate, e brindate!

NOTE
1) In epoca elisabettiana il nome Joan (= Giovanna) è un nome da popolana; così il detto che la pone all’opposto della scala sociale rispetto ad una nobildonna. In Shakespeare “Some men must love my Lady and some Ione” o anche “Now can I make any Ione a Lady” Antony Munday (1599) “Joan as good as my Lady”

La melodia doveva essere molto di moda se, sempre nel Seicento viene abbinata ad un nuovo testo con il titolo di “Cold and Raw (vedi)

ENGLISH COUNTRY DANCE

John Playford la classifica come “scotch song” e i critici per lo più la intendono come riferita allo stile  che non come indicazione di provenienza. Questa danza è particolarmente interessante per la sua evoluzione da danza di corte dal titolo “Stingo” – anche “Oil of Barley”, o “A Cup of Old Stingo” (classificata come danza d’epoca Tudor), verso una danza del secolo successivo e semplificata dal titolo “Juice of Barley“. continua
country-dance-hogarth

FONTI
http://www.musicanet.org/robokopp/english/littlbar.htm
http://www.lukehistory.com/ballads/stingo.html
http://shaysrebellion.stcc.edu/shaysapp/music.do?shortName=barley
http://ontanomagico.altervista.org/stingo.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=93815