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CAIDE SIN DO’N TE SIN

Nella tradizione delle canzoni popolari celtiche ottocentesche si leva un canto di protesta contro “il sistema” non è anarchico nè socialista, ma un grido di libertà che si può riassumere nello slogan sex-drinks&piping; questo filone di canti popolari non ha solo come protagonisti dei giovanotti imberbi in cerca di avventura, quanto piuttosto uomini maturi se non anziani che cercano di prendere il buono della vita. Uno spirito libero vagabonda per il paese, senza radici e spesso al di fuori dalla società civile, e vuole solo essere lasciato in pace, perciò risponde ai benpensanti e ai moralisti “Fatti i fatti tuoi!” (=mind your own business)
“Una canzone orgogliosa, e di ferrea e piccata affermazione della propria libertà personale, e del diritto che si ha di fare ciò che si vuole della propria vita, senza che gli altri se ne preoccupino. Contro le imposizioni della famiglia, contro il cosiddetto “buonsenso”, contro ogni cosa che non sia la propria volontà…Anche un autentico inno contro la schiavitù e la simbologia del lavoro” (Riccardo Venturi da qui)

Canto tradizionale in gaelico irlandese originario del Donegal scritto anche come “Cad é Sin” è  stato registrato da molti grandi artisti della scena irlandese e non.
Il video per la serie tv Anam an Amhráin

ASCOLTA Clannad in Banba

ASCOLTA Tri Yann

ASCOLTA Caladh Nua


Chuaigh me chun aonaigh is dhiol me mo bho
Ar chuig phunta airgid is ar ghini bhui oir
Ma olaim an t-airgead is ma bhronnaim an t-or
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma olaim an t-airgead is ma bhronnaim an t-or
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma theim na choille chraobhaigh cruinniu smeara no cno
A bhaint ullai de gheaga no a bhuachailleacht bo
Ma shinim seal uaire faoi chrann a deanamh so
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma shinim seal uaire faoi chrann a dheanamn so
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma theimse chuig airneal is rince is sport
Chuig aonach is rasai’s gach cruinniu den tsort
Ma chim daoine sugach is ma bhim sugach leo
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma chim daoine sugach is ma bhim sugach leo
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Deir daoine go bhfuil me gan rath’s gan doigh
Gan earra gan eadach gan bolacht na stor
Ma ta mise sasta mo chonai i gcro (1)
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma ta mise sasta mo chonai i gcro
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do


I
I went to the fair and sold my cow
For five pounds of silver and a yellow guinea of gold
If I drink the silver and if I give away the gold
O what is that to anyone else.
If I drink the silver and if I give away the gold
O what is that to anyone else.
II
If I go to the leafy woods gathering berries or chestnuts,
Plucking apples from branches or herding cows,
If I stretch out for a while beneath a tree relaxing,
O what is that to anyone else.
III
If I go for a night-visit and for dancing and sport,
To fairs and races and every gathering of that sort,
If I see happy people and if I’m happy with them,
O what is that to anyone else
IV
People say I’m without riches no doubt,
Without goods or clothes or cattle or stock,
If I a happy living in a hovel (1),
O what is that to anyone else.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Sono andato alla fiera e mi son venduto la vacca
per cinque sterline d’argento e una ghinea d’oro giallo:
Se mi bevo l’argento e mi sputtano l’oro
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
Se mi bevo l’argento e mi sputtano l’oro
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
II
Se vado nei boschi a raccogliere bacche o castagne,
A cogliere mele dai rami o a badare alle mucche,
E se poi mi schiaccio un riposino sotto un albero
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
III
Se vado da una la notte, oppure a ballare e a divertirmi
Alle fiere, alle corse e ogni raduno del genere,
Se vedo che la gente è felice e io sono felice con loro,
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
IV
La gente dice che sono povero, senz’altro,
Non ho beni né vestiti, né greggi e né bestiame,
Ma se vivo contento in una baracca (1) Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?

NOTE
1) il brav’uomo mette in pratica  l’insegnamento del filosofo greco Epicuro per il raggiungimento della felicità: seguire i “bisogni naturali”, concedersi di tanto in tanto quelli naturali ma non necessari, evitare quelli vani (nè naturali e nè necessari come l’arricchirsi) Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari, altri né naturali né necessari, ma nati solo da vana opinione (Epicuro Lettera a Meneceo) continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/i-did-in-my-way-.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=29843&lang=it
http://ceolas.org/artists/Clannad/lyrics/Caide.html

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE

IL LAI DE GUIGEMAR
di Riccardo Venturi
lay
Fa parte di tutto un sistema di miti e tradizioni, di probabile origine celtica, che nel XII secolo fornirono a Marie de France (in italiano: Maria di Francia) lo spunto per molti dei suoi celeberrimi Lais. Nel Medioevo francese, i cosiddetti Lais sono brevi poesie d’amore in forma lirico-narrativa; si tratta naturalmente dell’amor cortese tipico dell’epoca, basato su leggende di varia provenienza.
Tra di essi si trova il Lai de Guigemar, la storia di un giovane vassallo, Guigemar, insensibile all’amore che, durante una battuta di caccia, ferisce a morte una cerbiatta bianca che gli lancia una sorta di maledizione: la ferita che la freccia ha causato al giovane rimbalzandogli sulla coscia potrà guarire soltanto quando troverà l’amore. Dopo numerose peripezie, il giovane trova l’amore grazie ad una dama venuta dall’Oltretomba, che in realtà era proprio la bianca cerbiatta. Questa romantica storia nasconde però un mito più antico e ben più tragico, dissimulando un tema che nelle antiche ballate era all’ordine del giorno: l’incesto (volontario o accidentale).
Già nel Lai di Maria di Francia, la sorella di Guigemar si chiama Noguent, nome che in bretone significa qualcosa come “dal bianco aspetto”. Alle radici della storia di Maria di Francia c’è quindi un avvenimento violento, come si può ben vedere da questa bellissima, cupa e antichissima ballata che lo narra in modo più chiaro e che si situa nel medesimo “stock” di miti e leggende dal quale proviene un’ugualmente antica ballata scozzese, The Bonny Heyn, nella quale, non a caso, la vittima dell’incesto (anche se accidentale) è ancora presentata come una cerbiatta. (Tratto da qui)
The Wilton Diptych

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE

Melodia tradizionale bretone

In questa ballata dell’Alta Bretagna, la più antica giunta fino ai nostri giorni, sopravvive l’elemento fantastico e magico della trasformazione notturna della bionda Margherite-Margot in bianca cerva.
La ballata nasconde nella caccia alla cerva l’archetipo dell’incesto tra fratello e sorella con fosche tinte di violenza e di cannibalismo.
E’ la fanciulla che parla e supplica la madre di difenderla dal fratello. Ma la caccia si conclude tragicamente e la cerva è prima catturata e poi cucinata per il banchetto.

LA NOVELLA DEL DECAMERONE

La ballata mi ricorda il dipinto di Sandro Botticelli che illustra la novella del Decamerone su Nastagio Degli Onesti.

nastasio-cacciaLa storia di Boccaccio è per la verità un monito alle fanciulle di ricambiare l’amore quando amate da un innamorato onesto e gentile.

Nastagio passeggiando nel bosco vede una ragazza correre nuda in lacrime, inseguita da due cani e un cavaliere ossia Guido degli Anastagi, che un tempo aveva amato follemente la donna, ma si era suicidato perchè non ricambiato. Anche la ragazza, che non provava rimorso per il tormento inflitto al suo innamorato, fu condannata alla sua morte a partecipare alla caccia infernale: ogni venerdì, la ragazza avrebbe dovuto subire l’uccisione e successivamente la ricomposizione del proprio corpo, per tanti anni quanti erano stati i mesi del suo rifiuto nei confronti dell’innamorato.

Ho come l’impressione che il tema medievale della battuta di caccia alla cerva bianca si sia come capovolto e quello che prima era uno stupro adesso diventa un amore più che lecito, respinto dal rifiuto sdegnoso e crudele della donna. Anche Nastagio è tormentato da un amore non corrisposto, e decide di dare un banchetto proprio nel bosco di pini e proprio di venerdì sul far della sera… per mostrare alla sua innamorata che lo respinge quanto sia grave il peccato commesso!
Insomma l’archetipo femminile della fanciulla vergine ma anche fiera e indipendente (la cerva bianca) si trasforma in elemento passivo soggiogato alla volontà maschile, così le antiche ballate sul femminicidio con corollario di stupro o incesto; la morte della donna-animale sacrificale (sia esso cigno o cerva bianca) è la punizione riservata  alla sua natura femminile, per cui la donna non è mai vittima innocente, ma sempre colpevole tentatrice. E tuttavia i vari significati che si sono stratificati nel tempo (a cominciare dalla stessa Maria di Francia) non devono mai far dimenticare il primigenio tabù dell’incesto!
A pagare per la colpa è quasi sempre e solo la donna (come se implicitamente fosse solo lei la vera responsabile), la donna deve in ogni caso sparire per non disonorare il nome della famiglia. (vedi The Bonny Hind)

Il testo del Lamento si può far risalire al XII secolo, la melodia invece ha origini cinquecentesche. Come per tutte le ballate tramandate oralmente esistono infinite varianti delle strofe e anche la melodia non è univoca.

ASCOLTA Tri Yann in Suite Gallaise, 1974

ASCOLTA Veronique Chalot in  Chansons populaires françaises, 1995

ASCOLTA Keltia live in un personale arrangiamento anche testuale

ASCOLTA La Dama e l’Unicorno

VERSIONE BRETONE in ” Le livre des chansons ou introduction à la connaissance de la chanson ” di Henri-Irénée Marrou pubblicato con lo pseudonimo di Henri Davenson, 1944 anche con linea melodica. Davenson riporta che la ballata proviene nella parte francese della Bretagna. Questa versione melodica è quella più diffusa (pare derivi da un canto di nozze cinquecentesco Sur le pont d’Anignon j’ai ouï chanter la belle)

I
Celles qui vont au bois, c’est la mère et la fille,
La mère va chantant et la fille soupire:
– Qu’avoue à soupirer, ma fille Marguerite?
– J’ai bien grand ire en moi, et n’ose vous le dire:
II
Je suis fille le jour et la nuit blanche biche(1).
La chasse est après moi, des barons et des princes,
Et mon frère Renaud(2) qui est encor bien pire.
Allez, ma mère, allez bien promptement lui dire
III
Qu’il arrête ses chiens jusqu’à demain midi.
– Où sont tes chiens, Renaud, et ta chasse gentille?
– Ils sont dedans le bois à courre blanche biche.
– Arrête-les Renaud, arrête, je t’en prie!
IV
Trois fois les a cornés de son cornet de cuivre;
A la troisième fois, la blanche biche est prise:
– Mandons le dépouilleur, qu’il dépouille la biche.
Celui qui la dépouille dit: – Je ne sais que dire:
VI
Elle a le cheveu blonds et le sein d’une fille.
A tiré son couteau, en quartiers il l’a mise.
En ont fait un dîner aux barons et aux princes:
– Nous voici tous illec, faut ma sœur Marguerite.
VII
– Vous n’avez qu’à manger, suis la première assise:
Ma tête est dans le plat et mon cœur aux chevilles,
Mon sang est répandu par toute la cuisine,
Et sur vos noirs charbons, mes pauvres os se grillent.(2)

NOTE:
corrigan1) Nelle leggende e nelle fiabe la cerva bianca è una fanciulla stregata che si trasforma in animale durante la notte, e attende il bacio del cacciatore invece della freccia che la ucciderà; ed è anche la fata-cerva del Greenwood, il bosco sacro, che si pettina i capelli d’oro accanto ad una fonte in attesa del cacciatore che la sposerà (e per certi aspetti, è simile alle sirene). Si narra anche di fate benefiche dette Korrigan o corrigan considerate alla stregua di streghe durante i primi anni della diffusione del Cristianesimo in Bretagna, ma in realtà delle sacerdotesse celtiche, che si rifugiarono nei boschi, e per meglio nascondersi si trasformarono in cerve. continua
2) Reanud richiama il nome Randal della ballata scozzese Bonny Hind

LAMENTO DELLA BELLA CERBIATTA traduzione di Riccardo Venturi

Quelle che vanno al bosco, son la madre e la figlia,
la madre cammina cantando, e la figlia sospira.
“Che cosa avete da sospirare, mia bianca Margherita?”
“Ho in me tanta collera, e non ho il coraggio di dirvelo.

Son fanciulla di giorno, e la notte una bianca cerbiatta(1),
mi danno la caccia i principi e i baroni.
E mio fratello Rinaldo(2) è di tutti il peggiore;
andate, madre mia, andate a dirgli lesta

che fermi i suoi cani fino a domani a mezzogiorno.”
“Dove sono i tuoi cani, Rinaldo, la tua nobile muta?”
“Sono nel bosco a dar la caccia alla bianca cerbiatta.”
“Fermali, Rinaldo, fermali, ti prego.”

Tre volte li ha incitati con il suo corno di pelle,
al terzo suono del corno la bianca cerbiatta è presa.
“Mandiamo qualcuno a darle il colpo di grazia e a scuoiarla”
Lo scuoiatore dice: “Proprio non so che dire.

Ha i capelli biondi e il seno di una fanciulla.”
Ha cavato il coltello e l’ha squartata,
ne hanno fatto un pranzo per i principi e i baroni:
“Eccoci tutti qua, tranne mia sorella Margherita.”

“Non dovete che mangiare, io sono a capotavola,
la mia testa è nel piatto, il cuore alle caviglie.
Il mio sangue è sparso per tutta la cucina,
e sui vostri neri tizzoni bruciano le mie povere ossa.”

TRADUZIONE IN VERSI
di Riccardo Venturi

Quelle che al bosco van son la madre e la figlia,
canta la madre e la figlia sospira.
“Cos’hai da sospirar, mia bianca Margherita?”
“Dirlo proprio non so, ma sono in preda all’ira.

Son fanciulla di giorno, e la notte cerbiatta,
mi danno la caccia marchesi e baroni.
E Rinaldo, mio fratello, è di tutti il peggiore,
andate madre mia, andate presto a dirgli

che fermi i suoi cani fino a mezzodì domani.”
“Dov’è la tua muta, Rinaldo, sì gentile?”
“È nel bosco a cacciare la bianca cerbiatta.”
“Fermala, Rinaldo, la devi fermare.”

Tre volte l’ha incitata col suo corno di rame,
al terzo suono del corno la cerva è già presa.
“Mandiam lo scalcatore a scuoiar la cerbiatta”,
ma chi la scuoia dice: “Non so proprio che dire.

Ha i capelli dorati e seno di fanciulla.”
Ha cavato il coltello e in parti l’ha squartata,
e ne han fatto un banchetto per marchesi e baroni:
“Siamo qua, manca solo mia sorella Margherita.”

“Non avete che a mangiar, son la prima portata,
La mia testa è nel piatto con il cuore e i polmoni,
del mio sangue tutta la cucina è bagnata,
le mie povere ossa brucian su quei carboni.”

TRADUZIONE IN INGLESE (tratta da qui)
THE WHITE HART

Mother and daughter go to the woods.
The mother goes singing, the daughter sighing.
“Why do you sigh, Margaret, my daughter?”
“There is a great curse on me, and I dare not tell it you:
I am a girl by day, and a white hind by night(1).
The hunt is after me, the barons and the princes,
“And my brother Renaud, which is far worse.
Go, mother, go straight away and tell him
To stop his dogs until tomorrow noon.”
“Where are your dogs, Renaud(2), and your noble hunt?”
“They are in the woods, pursuing the white hind.”
“Stop them, Renaud, stop them, I beg you.”
Three times he has sounded his copper horn:
At the third blast, the white hind is taken.
“Let us send for the skinner, to skin the hind.”
The skinner says, “I don’t know what to say:
She has blonde hair and a woman’s breast.”
He has taken his knife and quartered her.
They have made of her a dinner for the baron and the princes:
“Here we all are, save for my sister Margaret.”
“You have only to eat; I am the first at table.
My head is in the dish, and my heart on the butcher’s hook,
My blood is spattered throughout the kitchen,
And on your black coals my poor bones are grilling.”

ASCOLTA Malicorne in “Malicorne 4, Nous somme chanteurs de sonettes ” (1977)

LA BLANCHE BICHE, OU LA BELLE MARGUERITE
Versione del Québec
Come è lecito attendersi da una ballata di tale antichità, essa ha seguito (come le analoghe britanniche) i coloni nel Nuovo Mondo. La versione del Québec francofono sembra mantenere una melodia molto più elementare, mentre il testo fa affiorare dei particolari perduti: in primis, la possibile colpa della madre della bianca cerbiatta, che non avverte il figlio (che qui si chiama Julien). L’incesto accidentale e l’uccisione della sorella-cerva vengono quindi spostati sul piano dell’odio della madre verso la giovane figlia (che nel testo appare sposata). Pentitasi della colpa, la madre si fa scoprire dal figlio e decide di espiare perdendosi nel bosco; ma il figlio le prende il pugnale e si uccide. E’ senz’altro possibile che tali particolari siano ripresi da versioni europee andate perse; qui ascoltiamo la ballata dalla voce di Michel Faubert, dall’album Maudite mémoire del 1992. Non essendo presente il testo in rete, lo ho trascritto all’ascolto (un compito non semplice data la particolarissima e arcaica pronuncia del francese del Québec). [Riccardo Venturi tratto da qui]

Altra melodia, tratta da un antico canto del Quebec

M’envoient jeter de l’eau dans le chemin des fées
Ils m’ont donné un don qui m’a toujours resté
Je suis fille le jour et la nuit blanche biche
Tous les jours les gens du château me poursuivent

La chasse est après moi les barons et les princes
Et mon frère Renaud qui est encore bien pire
Allez ma mère, allez bien promptement lui dire
Dites-lui de rappeler ses chiens, je vous prie

Où sont tes chiens, Renaud, et ta chasse gentille ?
Ils sont dedans les bois qui courent blanche biche
Arrêtes-les, Renaud, arrête, je t’en prie
Par trois fois son cor a sonné, la blanche biche est prise

Mais quand le dépouilleur va dépouiller la biche
Elle a les cheveux blonds et le sein d’une fille
A pris son grand couteau, en quartiers il l’a mise
Dans un plat d’ort et d’argent l’ont servie

Nous voici tous ici, où est ma soeur gentille ?
Vous n’avez qu’à souper suis la première assise
Ma tête est dans le plat et mon coeur aux chevilles
Et dessus vos noirs charbons, mes os grillent

ASCOLTA Michel Faubert in Mémoire maudite 1992

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/blanchebiche.htm

LO SPIRITO DEL CERVO


http://toldebytheweye.com/2011/12/24/chaucers-man-of-laws-tale-tolde-by-the-weye-part-two-with-special-guest-guigemar/
http://vivereilmedioevo-saggezzadelpassato.blogspot.it/2011/09/guigemar-e-il-nodo-damore.html
https://presnaghe.wordpress.com/2010/07/03/il-lai-di-guigemar-tra-onirico-e-simbolico/
http://www.airesis.net/giardinomagi_cervo.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=9008&lang=it
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3201
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=64643&page=2

YE BANKS AND BRAES

TITOLI: Ye Banks and Braes, Ye Flowery Banks, Bonie Doon

Una canzone d’amore sfortunato, ambientata in primavera, sulle rive del fiume Doon (Ayrshire), è la triste storia d’amore di una ragazza scozzese abbandonata dal suo falso innamorato dopo essere stata sedotta. La storia si ispira ad un pettegolezzo locale sulla signorina Peggy Kennedy di Dalgarrock una bella e benestante fanciulla e un suo parente tale capitano McDoual di Logan.
“The subject of the song, Peggy Kennedy, was a niece of Mrs Gavin Hamilton, a born heiress to a considerable estate in Carrick, to which she ultimately succeeded. At the age of seventeen she was the betrothed bride of Captain Maxwell, the M.P. for Wigtownshire. However she had an affair with McDouall of Logan.” (in  “Robert Burns: the stories behind the songs” qui )
La versione è di Robert Burns, la musica è di James Millar ed è stata pubblicata  con il titolo di “The Caledonian Hunt’s Delight”(in “Second Collection” di Neil Gow 1788 ). La stessa melodia è trascritta con il titolo di “Lost is my quiet” in “Collection of English Songs” di Dale, 1780 ‑ 1794. Una seconda versione “Ye Flowery Banks o’ Bonie Doon” fu riscritta ancora da Burns nel 1791, ma pubblicata postuma in Reliques of Robert Burns (1808) sulla melodia “Cambdelmore”.

LA MELODIA
ASCOLTA Tony McManus arrangiamento per chitarra acustica e lezione

LE GIOIE CHE FURONO

Accanto alla felicità ridente della natura in fiore e degli uccelli in amore, l’infelicità della donna risalta con maggiore forza: ella dopo aver assaporato, con passione, i piaceri dell’amore e aver eufemisticamente “colto la rosa” con il suo innamorato, è stata lasciata con la spina, da intendersi nel doppio senso del dolore, ma anche della gravidanza indesiderata.
Nel ritornello la ripetizione departed joys, departed never to return [in italiano: gioie che furono – che non saranno più] c’è un misto di malinconia e di amarezza: con la verginità la donna ha perduto l’innocenza e la fiducia verso un mondo che non è quello che sembra!

Federico Andreotti (1847-1930)
Federico Andreotti (1847-1930)

In merito alla melodia è lo stesso Burns a scrivere al suo editore Thomson nel 1794: “Conosci la storia di quest’aria? E’ alquanto curiosa. Tanti anni fa, il Sig.Jas Miller scrittore della vostra città, si trovava in compagnia del nostro amico (l’organista Stephen) Clarke; e parlando di musica scozzese, Miller espresse l’ardente ambizione di riuscire a comporre un’aria scozzese. Il Sig. Clarke, in parte per scherzo, gli disse di suonare solo le note nere del clavicembalo e metterci un po’ di ritmo, e così avrebbe senza dubbio composto un’aria scozzese. Ciò che è certo è che in pochi giorni, il Sig. Miller produsse un’aria rudimentale, che il Sig. Clarke con qualche ritocco e correzione, trasformò nella melodia in questione
(il testo originale: “Do you know the history of the air? It is curious enough. A good many years ago, Mr. James Miller, writer in your good own (Edinburgh) … was in company with our good friend Clarke; and talking of Scottish music, Miller expressed an ardent ambition to be able to compose a Scots air. Mr. Clarke … told him to keep to the black keys of the harpsichord and preserve some kind of rhythm, and he would infallibly compose a Scots air. Certain it is, that, in a few days, Mr. Miller produced the rudiments of an air which Mr. Clarke, with some touches and corrections, fashioned into the tune in question…”)

ASCOLTA Madelaine Cave (una versione magica con sola voce, arpa e flauto, bellissime foto della natura. La voce e il flauto in alcuni punti modulano il gorgheggio dell’uccello di cui si parla nella canzone)

ASCOLTA Holly Tomas

Un brano che per la sua intensità emotiva è più adatto ad essere interpretato da una fanciulla, ma non mancano gli interpreti maschili
ASCOLTA Gary Cleghorn (nel video varie immagini in omaggio a Robert Burns)


I
Ye banks and braes o’ bonnie Doon,
How can ye bloom sae fresh and fair,
How can ye chant (2) little birds,
And I sae weary full o’ care!
II
Ye’ll break my heart ye warbling bird,
That wantons through the flowering thorn
Ye mind me o departed joys,
Departed never to return.
III
Oft ha’e I roved by bonnie Doon,
To see the rose and woodbine twine,
and ilka bird sang O’ its love,
And fondly sae did I o’ mine.
IV
Wi’ lightsome heart I stretch’d my hand,
And pu’d a rosebud from the tree;
And my false lover Stole my rose,
But ah! He (3) left the thorn in me
TRADUZIONE ITALIANO *
I
Voi rive e pendii del bel Doon (1),
come potete fiorire sì freschi e belli?
Come potete cantare (2), voi augelletti,
mentr’io son sì stanca e piena d’affanni?
II
Mi spezzerai il cuore, augel che gorgheggi,
saltellando fra lo spino in fiore:
tu mi ricordi gioie d’un tempo,
gioie che furono – che non saranno più!
III
Spesso ho vagato presso il bel Doon
per vedere la rosa e il caprifoglio intrecciarsi; ogni augello cantava del suo amore e teneramente cantavo anch’io del mio.
IV
Con cuore gaio colsi una rosa (3),
ricca di fragranza sulla pianta spinosa;
e il mio amor che m’ha tradita rubò la rosa, ma ahimè, lasciò a me la spina.

per la traduzione del testo in francese e bretone qui

e per la serie “non ci posso credere!” ecco la versione celtic-rock
ASCOLTA The Real Mckenzies


I
Ye banks and braes of bonnie doon,
How can ye bloom sae fresh and fair
How can ye chant ye tiny wee birds
And I sae weary and nae full o’ care.
Ye break me heart; ye birds that sing
That warble through the flowery thorn
Ye remind me of a departed joy
Departed forever tae never return
II
I’ve often roamed by bonnie Doon
To walk by the ocean, the wind and the sky
And like the birdees that sing o’ their love,
Sae fondly say did i of mine
With lightsome heart I spied a rose
So sweet and aglow on thorny tree
And my false love did steal that rose
And all she left me was but a thorn
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Voi rive e valli del bel Doon,
come potete fiorire così freschi e belli?
Come potete cantare (1), voi uccellini,
e io sono così stanco e preoccupato.
Mi spezzerai il cuore, uccello canterino
che gorgheggi fra lo spino in fiore:
tu mi ricordi le gioie svanite, svanite per sempre e non torneranno più!
II
Spesso ho vagato presso il bel Doon
per camminare il riva al mare, il vento e il cielo
e come gli uccelli che cantano del loro amore
così teneramente cantavo anch’io del mio.
Con cuore lieto colsi una rosa (3),
così profumata e  radiosa sulla pianta spinosa;
ma il mio amore rubò quella rosa
e lasciò a me la spina.

NOTE
*Traduzione italiana tratta da   “Poemetti e canzoni” curata e tradotta da Adele Biagi, 1953 G. C.   Sansoni – Editore – Firenze
1) il fiume Doon nasce dalle Gallow Hills nel cuore del Galloway Forest park al centro della contea di Dumfries e Galloway nella parte meridionale della Scozia, come dice la pubblicità ” Un incantevole paesaggio di limpidi laghetti, foreste che nascondono piccole cascate e brulle cime arrotondate formano il Galloway Forest Park, il più grande parco forestale della Gran Bretagna.” (qui)
2) chant nel suo duplice significato di canto e beffa
3) nelle versioni al maschile diventa un “she”, ma così si perdono tutte le sfumature sottese alla simbologia della rosa. Nelle ballate celtiche la rosa non è solo “una rosa” ma è il simbolo della passione amorosa; l’allusione al fiore più intimo e segreto della donna. Sebbene un tempo le fanciulle fossero educate a preservarsi caste e pure fino al matrimonio, la loro stessa ingenuità le poteva far cadere facile preda dei mascalzoni, che con false promesse matrimoniali, le inducevano a concedere il loro “pegno d’amore”, la verginità. Così la spina è la gravidanza ricevuta in cambio! (vedi scheda). Così quando sento Paul McKenzie cantare “And all she left me was but a thorn” mi viene da ridere!

HIRVOUDOÙ

La canzone è stata tradotta in bretone da Rev. Augustin Conq (più noto con lo pseudonimo di “Paotr Tréouré”)  con il titolo “Hirvoudoù” [in italiano un lamento], e pubblicata nel 1933 da Henry Lemoine in “20 Breton songs arranged by G. Arnoux”. (vedi) Eccola classificata così come “chanson bretonne” o “Une complainte bretonne”, e interpretata tra gli altri anche da Alan Stivell quale tributo al grande bardo della Scozia (nell’album “Brian Boru” 1995). Infatti nella versione bretone il testo si adatta sia al femminile che al maschile, mentre la traduzione francese nella raccolta di Henry Lemoine propende per un lamento maschile.

ASCOLTA Tri Yann

I
Penaos oc’h-c’hwi ker kaer gwisket
Traonienn ha prad leun a vleunioù
Penaos e kanit, laboused,
Tre ma ‘maon-me o skuilh daeroù?
Ho kanaouennoù dudius
Va c’halon baour din a ranno
‘N ur gomz eus un amzer eürus
Ha ne deuio biken en-dro!
II
Da c’houloù-deiz ‘vel d’abardaez
Me ‘garje mont war ribl ar stêr
‘N ur vouskanañ va c’harantez
‘Vel an eostig, an alc’houeder
Dindan ar gwez, laouen bepred,
E kutuilhen bleunioù dispar ;
Siwazh, setu-me dilezet
Ha rannet holl gant ar glac’har!

TRADUZIONE FRANCESE (qui)
I
Pourquoi êtes-vous si bien parés, vallées et champs couverts de fleurs ; pourquoi chantez-vous, oiseaux, pednant que je verse des larmes ?
Vos chansons merveilleuses
me briseront le coeur,
en évoquant un temps heureux
qui ne reviendra jamais !
II
De l’aube jusqu’au soir,
j’aimerais aller au bord de la rivière,
en chantonnant mon amour,
comme font le roitelet ou l’alouette ; sous les arbres, toujours joyeux,
je cueillerais des fleurs sans pareilles. Hélas ! me voilà abandonné,
et tout brisé par le chagrin
TRADUZIONE ITALIANO
I
Perchè siete così ben adornati
valli e campi ricoperti di fiori
perché cantate uccellini
mentre io verso lacrime?
I vostri canti meravigliosi
mi spezzano il cuore
ed evocano un tempo felice
che non tornerà mai più
II
Dall’alba fino a sera
vorrei andare sulle rive del fiume
per cantare il mio amore
come fanno lo scricciolo e l’allodola
sotto gli alberi tutto il giorno felice, raccoglierei i fiori senza eguali.
Ahimè? Sono qui abbandonato
e distrutto dal dolore

FONTI
http://www.robertburns.plus.com/Stories2.htm
http://ontanomagico.altervista.org/rosa.htm
http://sangstories.webs.com/yebanksandbraes.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/636.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/fripon.htm
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/frame_par_recueil.htm

YE JACOBITES BY NAME

Giacobita è una parola sconosciuta ai più -che non siano di origini scozzesi (o Irlandesi o Inglesi) o accaniti lettori dei romanzi di Sir Walter Scott! Non è nemmeno un errore di battuta perchè i giacobiti furono i seguaci della casa scozzese degli Stuart (Stewart, Stuard) che sostennero il ritorno sul trono del ramo maschile della dinastia dopo la deposizione di re Giacomo II d’Inghilterra (nonché Giacomo VII di Scozia). Le rivolte giacobite che insanguinarono l’Inghilterra dal 1688 al 1746 non furono solo una lotta per la successione al trono e nemmeno una questione religiosa. In essa confluirono le speranze di indipendenza di due paesi, Irlanda e Scozia, che rivendicavano la loro autonomia, ma erano anche i colpi di coda del sistema di vita feudale dei clan scozzesi, non più al passo con i tempi..continua

Pettie_-_Jacobites,_1745

YE JACOBITES BY NAME

Circolò alla fine del 1745 la canzone “Ye Jacobites by name” una canzone anti-giacobita di aspro rimprovero verso gli insorti (della serie non tutti gli scozzesi erano giacobiti). Tra i versi della canzone si possono ripercorrere la fasi salienti di quella che sarà l’ultima rivolta per portare sul trono la dinastia Stuart.

VERSIONE ANTI-GIACOBITA 1745
CHORUS
You Jacobites by Name, now give Ear, now give Ear,
You Jacobites by Name, now give Ear;
You Jacobites by Name,
Your Praise I will proclaim,
Some says you are to blame for this Wear.
[Trad.italiano: Voi che vi chiamate Giabobiti, prestate orecchio e vi spiegherò il vostro errore  si dice che siate da incolpare per il vostro comportamento.]
I
With the Pope you covenant,
as they say, as they say,
With the Pope you covenant,
as they say,
With the Pope you covenant,
And Letters there you sent,
Which made your Prince(1) present to array.
II
Your Prince and Duke o’Perth(2),
They’re Cumb’rers o’ the Earth,
Causing great Hunger and Dearth where they go.
III
He is the King of Reef, I’ll declare, I’ll declare,
Of a Robber and o’ Thief,
To rest void of Relief when he’s near.
IV
They marched thro’ our Land cruelly, cruelly,
With a bloody thievish Band
To Edinburgh then they wan Treachery.
V
To Preston then they came,
in a Rout, in a Rout,
Brave Gard’ner murd’red then.
A Traitor did command, as we doubt(3).
VI
To England then they went,
as bold, as bold,
And Carlisle(4) they ta’en’t,
The Crown they fain would ha’en’t, but behold.
VII
To London as they went,
on the Way, on the Way,
In a Trap did there present,
No battle they will stent, for to die.
VIII
They turned from that Place,
and they ran, and they ran,
As the Fox, when Hounds do chace.
They tremble at the Name, Cumberlan'(5).
IX
To Scotland then they came,
when they fly, when they fly,
And they robb’d on every Hand,
By Jacobites Command, where they ly.
X
When Duke William(5) does command,
you must go, you must go;
Then you must leave the Land,
Your Conscience in your Hand like a Crow.
XI
Tho’ Carlisle ye took
by the Way,
Short Space ye did it Brook,
These Rebels got a Rope on a Day.
XII
The Pope and Prelacy,
where they came, where they came,
They rul’d with Cruelty,
They ought to hing on high for the same.

TRADUZIONE  di Cattia Salto
I Strofa
Si dice che con il Papa vi siate messi d’accordo, con il Papa vi siete messi d’accordo,
gli avete mandato delle  lettere
che hanno fatto schierare il vostro attuale Principe.(1)
II Strofa
Il vostro Principe e il Duca di Perth(2)
ovunque vanno sono Flagelli della Terra
che causano grande carestia e morte.
III Strofa
Io dico che egli è il Re dei Pirati,
dei rapinatori e dei ladri,
quando lui è vicino non c’è scampo.
IV Strofa
Hanno attraversato la nostra Terra
con ferocia
come una banda di ladri sanguinari, fino a prendere Edimburgo con il tradimento.
V Strofa
A Preston quando vennero
ci hanno messo in fuga,
il coraggioso Gardiner è stato ucciso, per ordine di un traditore(3), senza dubbio
VI Strofa
Poi in Inghilterra sono venuti
come bravi
e hanno preso Carlisle(4): avrebbero preso la Corona, ma attenzione
VII Strofa
Mentre sono andati verso Londra,
lungo  la via,
si trovarono intrappolati
ma non vollero ingaggiare una battaglia per la morte.
VIII Strofa
Si voltarono
e fuggirono
come la volpe quando i cacciatori la rincorrono, essi tremano al nome di Cumberland (5)
IX Strofa
Allora in Scozia
sono ritornati di corsa,
e derubarono a piene mani dove si accampavano, nel nome dei Giacobiti.
X Strofa
Quando il Duca Guglielmo(5) lo comanda,
dovrete andare,
dovrete lasciare il paese in pena come una nube di corvi.
XI Strofa
Anche se a Carlisle siete ritornati non l’avete tenuta a lungo,
i suoi occupanti ribelli sono stati impiccati lo stesso giorno
XII Strofa
Il Papa e i preti
dove sono venuti,
hanno governato con crudeltà,
li si dovrebbe impiccare come esempio.

NOTE
Bonnie Prince Charlie nel 17451) Bonnie Prince Charlie ossia Carlo Edoardo Stuart, nato a Roma nel 1720 passò la sua giovinezza tra Roma e Bologna, e sbarcò in Scozia nel 1745 sulle isole Ebridi per comandare la rivolta giacobita. Per questo nella prima strofa si incolpa i giacobiti di aver complottato con il Papa per organizzare il ritorno del Giovane Pretendente. 2) James Drummond, Duca di Perth fu nominato tenente generale della Scozia da Prince Charlie e ha servito nell’esercito di Lord George Murray durante l’invasione dell’Inghilterra: ha comandato l’ala sinistra dell’esercito giacobita a Culloden ed è riuscito a sfuggire alla cattura dopo la disfatta. C’è una marcia per cornamusa con il suo nome, composta dal piper del Duca Finlay Dubh MacRae. La melodia vuole commemorare la vittoriosa battaglia di Prestonpans. Nella strofe successive i giacobiti vengono considerati una banda di razziatori, di ladri sanguinari che portano morte e distruzione nella terra di Scozia, in realtà il contingente giacobita grazie alla scarsa presenza dell’esercito inglese già il 17 settembre prese possesso di Edimburgo (con la guarnigione inglese che rimase asserragliata nel castello)
3) E arriviamo alla battaglia di Prestonpans ricordata anche con il nome di Battaglia di Gladsmuir: il contingente inglese comandato da Sir John Cope e schierato malamente, venne sbaragliato in pochi minuti dalla carica in massa degli highlanders. La figuraccia è ancora ricordata in una canzone dal titolo Johnnie Cope (vedi). Correva voce che Cope fosse stato il primo a darsela a gambe e qui viene bollato come traditore. All’opposto si riconosce il valore del colonnello James Gardiner (uno scozzese che combatteva con i governativi) che mentre cercava di radunare alcuni fanti per la difesa venne ferito a morte (nel 19° secolo per il suo atto di eroismo fu eretto un obelisco commemorativo).
4) Oramai il Giovane Pretendente si vedeva seduto sul trono: e in effetti fu in questo periodo che Charles iniziò a “spremere” i suoi sudditi (soprattutto delle Lowlands) per continuare a finanziare la guerra contro l’Inghilterra. Soggiorna ad Edimburgo qualche mese facendo il re e poi contrariamente al suggerimento di Murray di restare in Scozia a consolidare la posizione invade l’Inghilterra (e il suo consiglio di stato gli da ragione per un solo voto a favore). L’esercito giacobita si mise in marcia verso la capitale il 1 novembre 1745 e occupò Carlisle il 16, nell’avanzata verso Londra tuttavia smorzò il suo slancio (30 dicembre 1745): nella settima strofa della canzone si deride l’esercito giacobita che fugge la battaglia e trema davanti alle armate governative comandate dal (5) Duca di Cumberland, Guglielmo Augusto di Hannover, per ritirarsi verso la Scozia e la disfatta di Culloden. 

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS 1791

Quarant’anni dopo la battaglia di Culloden, Robert Burns decise di comporre la sua versione sull’argomento mantenendo il ritornello della versione tradizionale e la melodia.
Lasciamo agli storici decidere se Robert Burns fosse o meno un giacobita, così come riscritto il testo si presta a tre letture: è una canzone antigiacobita, seppure su posizioni moderate; una canzone progiacobita che critica i giacobiti solo di nome, ma che per paura o interesse evitavano di esporsi; è una canzone anarchico-pacifista?
Ah dimenticavo la quarte lettura, quella in chiave nazionalista, ovvero al pari della Marsigliese un inno della rivolta indipendentista scozzese contro l’Inghilterra.. Se non fosse che gli Stuart stavano rivendicando il loro diritto di successione per linea maschile sul trono del Regno Unito e non lottando per restaurare l’indipendenza della Scozia (il tempo di Bruce era finito)!!

Indubbiamente ai nostri giorni prevale la lettura pacifista e molti gruppi, sulla scia della riproposizione del gruppo bretone Tri Yann negli anni 70, la interpretano così ancora oggi!
La musica è stata riscritta nel 1920 dal musicista inglese Sir Henry Walford Davies basandosi sulla melodia tradizionale riportata da Burns. Tuttavia gli arrangiamenti sono stati tantissimi e sono in imbarazzo nel fare una selezione per l’ascolto.

ASCOLTA Tri Yann nell’album “Tri Yann an Naoned” (1972), la versione è però un live abbastanza recente. Quasi un inno che inizia in acustico e poi si fa più marziale – ma non martellante – con il ritmo della batteria, ad un certo punto si sente la cornamusa che diventa sempre più presente fino a suggellare il brano.

ASCOLTA Eddi Reader: a contrasto la sua versione è un lament (Eddi è sempre molto intensa e originale nei suoi arrangiamenti)

ASCOLTA Arany Zoltan il gruppo ungherese ha inserito un arrangiamento tra il medievale e il folk con violino, flauto e tamburi (con intervalli arabeggianti) che si muovono sul riff della chitarra, molto interessante lo sviluppo strumentale del finale

ASCOLTA Beltaine nel Cd KONCENtRAD – 2008 la versione dei polacchi Beltaine è un ottimo mix tra rock, contemporaneo e folk (polacco e irish) con una combinazione armoniosa di un ricco set strumentale.
[E qui è doverosa una parentesi perché c’è un altro gruppo che tiene lo stesso nome ma arriva dalla Repubblica Ceca: la loro musica è etichettata come pagan folk. Ora i cechi si sono formati nel 1996 mentre i polacchi nel 2002 e anche se frequentano due circuiti musicali diversi santa polenta non potevano scegliersi un altro nome?!
Il gruppo polacco: http://www.beltaine.pl
Il gruppo ceco: http://www.beltaine.net]

VERSIONE DI ROBERT BURNS, 1791
I
Ye Jacobites by name,
give an ear, give an ear,
Ye Jacobites by name, give an ear,
Ye Jacobites by name,
Your fautes(1) I will proclaim,
Your doctrines I maun blame,
you shall hear.
II
What is Right, and What is Wrang,
by the law,
A short sword, and a lang,
A weak arm and a strang,
for to draw?(2)
III
What makes heroic strife,
famed afar?
To whet th’ assassin’s knife,
Or hunt a Parent’s life,
wi’ bluidy war?
IV
Then let your schemes alone,
in the state,
Adore the rising sun,
And leave a man undone,
to his fate.
TRADUZIONE di RICCARDO VENTURI
I
O voi cosiddetti Giacobiti ,
state a sentire,
O voi cosiddetti Giacobiti ,
state a sentire,
O voi cosiddetti Giacobiti
proclamerò i vostri errori (1),
e biasimerò le vostre dottrine,
lo sentirete.
II
Cosa è giusto e cosa è sbagliato
per la legge?
Una spada corta o una lunga,
da sguainare con un braccio debole o uno forte (2)?
III
Per cosa  una lotta eroica
è rinomata?
Aguzzare il coltello dell’assassino o dare caccia a morte a un genitore con una guerra sanguinosa?
IV
Quindi basta coi vostri progetti, lasciateli stare,
adorate il sole che nasce
e lasciate l’uomo libero
al suo destino.

NOTE
1)  fautes= aults, injuries, defects, wants
2) Burns dice chiaramente: i giacobiti sono considerati dei criminali perchè hanno vinto i governativi.

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/charli1e.htm