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THE MINSTREL BOY: THE LAST HERO

021_The_Sword_and_the_Harp_by_Gold-SevenUna canzone patriottica irlandese, forse la più conosciuta al mondo, scritta da Thomas Moore (1779-1852) su una vecchia melodia intitolata The Moreen e pubblicata nel suo “Irish Melodies“.
Sebbene molte altre sue composizioni l’avessero reso ricco e famoso, la maggior parte di esse non hanno superato l’Ottocento, “The Minstrel Boy” invece è diventata una canzone di fama mondiale.
E’ opinione diffusa che Moore abbia composto la canzone in ricordo di alcuni amici di gioventù, che hanno partecipato alla ribellione irlandese del 1798: la canzone è diventata popolare tra gli irlandesi che hanno combattuto durante la guerra civile americana e sempre in America è diventata una specie di inno nei dipartimenti pubblici civili che hanno visto storicamente una grande componente di irlandesi-americani nei loro ranghi, come la polizia e i vigili del fuoco di New York, Boston e Chicago e di altre principali aree metropolitane degli Stati Uniti. La melodia è spesso suonata ai funerali dei soci e/ o funzionari di organizzazioni che sono morti o sono stati uccisi in servizio, in genere con le cornamuse. E ovviamente il brano è tra i preferiti dei soldati irlandesi!

THE MINSTREL BOY

Una canzone popolare e conosciuta internazionalmente, tra le più registrate, il primo fu il tenore irlandese John McCormack che la incise agli inizi della sua carriera (e venne perciò soprannominato the Irish Ministrel); al suo successo hanno contribuito inoltre numerosi films e programmi televisivi (Star Trek, The Man Who Would Be King, The Young Indiana Jones Chronicles e Profiles in Courage) tra i quali il più recente film “Black Hawk Down“.

La canzone afferma che l’anima di un popolo non potrà mai essere incatenata: il giovane combatte per il suo paese (all’epoca con la spada) fino alla morte e così tutto il popolo (ovvero le tante persone con sentimenti patriottici) faranno, perchè il nemico non dovrà mai toccare la patria degli altri.
Siamo in pieno Romanticismo e l’ideale romantico esalta il concetto di nazione (e quindi di popolo e patria), è in nome di questo ideale romantico che i popoli oppressi o dominati dalle potenze straniere (tra i quali gli italiani, tanto per citarne uno) combattono per la loro libertà e indipendenza. Il nemico ti conquista se è più numeroso o armato meglio, ma non potrà mai portarti via la tua anima o spirito come si voglia chiamare ossia le tue usanze e tradizioni, la lingua, la cultura e la tua musica
Eppureil testo si presta a più letture  e si adatta alle opinioni tra il moderato e l’estremo.

L’EROE ROMANTICO

Thomas Moore aveva  in mente un tipo preciso di patriota idealista quello che guidava le ribellioni irlandesi con il suo ardore giovanile, la sua dedizione alla causa, la sua pervicace convinzione nell’ideale, di certo un po’ ingenuo e poco esperto, e così imbottito di una concezione eroica dell’uomo che finiva più spesso ucciso o catturato, ma era pieno di passione e di sentimento. Così Moore descrive i giovani ribelli di allora, poeti, studiosi e sognatori, privi di senso pratico e non addestrati alle strategie della guerra, eppure che affrontano il nemico e il loro tragico destino con coraggio, fierezza e dignità. (vedasi ad esempio il prototipo del gentleman irlandese Robert Emmet)

LA VERSIONE STRUMENTALE

La melodia risale probabilmente alla fine del 1500, adattata da Moore sul testo ed all’epoca arrangiata per voce e pianoforte; oggi è più spesso interpretata come marcia con tamburi e cornamuse o come brano solistico all’arpa. Ovviamente le versioni per cornamuse nel WEB si sprecano come se ne trovano molte anche per arpa, ma quelle che segnalo sono:

ASCOLTA Semyon Kobialka & Daniel Kobialka in “American Classics” : il figlio al clavicembalo e il padre al violino

ASCOLTA The Corrs ancora la melodia portata dal violino in un arrangiamento tra il classico e il folk

ASCOLTA Celtic Passion dove il canto solista è affidato prima al flauto seguito da un delicato arrangiamento per pianoforte.

IL TESTO

Le versioni irlandesi spaziano da quella più tradizionale dei Clancy Brothers a quella rockeggianate di Shane Macgowan.

ASCOLTA Joe Strummer and the Mescaleros dal film “Black Hawk Down” di Ridley Scott 2001
ASCOLTA Sean Connery nel film “The Man Who Would Be King” di John Huston, 1975 (al 2:50 min se non parte in automatico)

Stessa melodia ma diverso inno The Son of God:
A glorious band, the chosen few
On whom the Spirit came;
Twelve valiant saints, their hope they knew,
And mocked the cross and flame.
They met the tyrant’s brandished steel,
The lion’s gory mane;
They bowed their heads the death to feel:
Who follows in their train?

ASCOLTA Jack Lukeman noto anche come Jack L il cantautore di Kildare che ha realizzato un video-reportage sulla rivolta di Pasqua 1916 (vedi) – strofe da I a IV,  una versione più epica che marziale che tocca le corde del sentimento

ASCOLTA John McDermotty (un classico)


I
The Minstrel Boy
to the war has gone
In the ranks of death(1)
you will find him,
His father’s sword
he hath girded on (2)
And his wild harp slung behind him
II
“Land of Song!(4)”
said the warrior bard(5)
“Though all the world betrays thee(6)
One sword, at least,
thy rights shall guard
One faithful harp shall praise thee!”
III
The Minstrel fell,
but the foeman’s chains
Could not bring
this proud soul under
The harp he loved never spoke again
For he tore its chords asunder
IV
And said, “No chains
shall sully thee
Thou soul of love and bravery!
Thy songs were made
for the pure and free(7)
And shall never sound in slavery(8)!”
V
The Minstrel Boy
will return one day
when we hear the news
we all will cheer it,
the minstrel boy will return I pray
torn in body perhaps,
not in spirit
and then you’ll play
his harp in peace,
as heaven hath intended,
for all the bitterness of man
must cease and ev’ry battle ended.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il giovane menestrello
è andato in guerra,
nei ranghi della morte (1)
lo troverete,
si è cinto
con la spada del padre (2)
e si è appeso alla spalla la rustica arpa (3)
II
“Terra melodiosa! (4)”
disse il bardo guerriero (5)
“Anche se tutto il mondo ti tradisce (6)
almeno una spada
i tuoi diritti difenderà
e un’arpa fedele ti loderà! ”
III
Il Menestrello è caduto,
ma le catene degli oppositori,
non possono sottomettere
questo spirito fiero:
l’arpa che amava non canterà mai più, che lui le corde a pezzi le strappò
IV
E disse: “Nessuna catena
dovrà macchiarti,
tu anima dell’amore e del coraggio!
Le tue canzoni sono state fatte
per la purezza e la libertà (7)
e non dovrai mai suonare in schiavitù(8)”
V
Il giovane menestrello
ritornerà un giorno,
quando sentiremo la novella
tutti esulteremo.
Il giovane menestrello ritornerà-io prego
straziato forse nel corpo,
ma non nello spirito.
Allora si suonerà
la sua arpa in pace,
come s’intende il paradiso,
che tutte le amarezze dell’uomo
saranno cessate e ogni battaglia finita.

NOTE
1) le prime file all’assalto sono quelle destinate più facilmente alla morte
2) nella traduzione mi sovviene l’italico inno di Mameli “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”
3) ovvero l’arpa bardica un po’ tozza e piccola:  già nel XI° sec. si attribuisce ai Celti la realizzazione di due tipi di arpa, una più piccola con una decina di corde che si portava a spalla o era fissata alla cintura e una più grande (in gaelico clàirseach) con una trentina di corde: la cassa armonica si otteneva, diversamente da oggi, scavando un singolo blocco di legno (più diffusamente di salice), le arpe celtiche cosiddette “a testa bassa” erano così lavorazioni di scultura e d’intarsio, strumenti raffinati e preziosi consoni alla nobiltà. In questo senso la “wild harp” è da intendersi nella versione più “rustica” come arpa a 10 corde (continua)
4) letteralmente terra della canzone, ovvero l’Irlanda, ma per estensione ogni patria tradita, ovvero vilipesa e calpestata. L’ironia della storia è che anche gli inglesi cantavano la canzone nei loro bei salotti frequentati da personaggi romantici alla Lord Byron ignari che le “foeman’s chains” citate da Thomas Moore erano proprio le loro (dovevano essere però piuttosto duri di comprendonio per non capirlo)!!
5) nei tempi antichi i guerrieri erano anche bardi cioè poeti, o le loro gesta eroiche e la loro morte era cantata dai bardi che avrebbero tramandato nei secoli la loro memoria, così la loro breve (vissuta in sprezzo al pericolo) vita non sarebbe stata vissuta invano. Per un guerriero, l’onore rappresentava tutto; un uomo si valutava in base ad esso, e, difatti, uno degli strumenti più pericolosi nella società celtica era la satira, un particolare canto dei poeti che, deridendo un uomo, ne causava l’allontanamento dalla società. Ogni guerriero era tenuto a difendere, a prezzo della vita, il suo onore, insieme a quello del suo clan. continua
6) Per estensione oggi si legge: due sono le cose che restano alla patria tradita, le armi e un fedele esercito. Si esprime il concetto che per liberarsi dall’oppressore (inglese) gli irlandesi devono conquistare la libertà con il loro valore e il loro sacrificio, senza illudersi che un popolo straniero (Francia e Spagna) possa regalare loro la libertà; ma anche che viltà e corruzione dominano nel presente così come la slealtà e l’ipocrisia dei traditori e dei conformisti; nelle intenzioni di Moore la frase significava: è giunta l’ora per i giovani idealisti di agire in prima persona con devozione disinteressata e sacrificio.
7) si esprime qui un concetto caratteristico del romanticismo: la libertà individuale non è solo politica ma più estesamente intesa come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi, si badi bene non dal sentimento che sentimento e ragione nell’idealismo romantico sono parimenti importanti.
8) Un punto di vista a mio avviso un po’ estremo e al limite del fanatismo, sono infatti le canzoni a liberare gli uomini dalle catene anche se cantate in schiavitù, la musica non è solo per i cori angelici e le beate schiere del paradiso ma anche per le miserie e i tormenti sulla terra. Diverso è invece se il poeta avesse voluto intendere che l’arpa ossia la musica non si piegherà mai alle lodi e alle piaggerie verso il tiranno, così il giovane soldato ha preferito distruggere l’arpa piuttosto che farla cadere nelle mani del nemico! Ma questa lettura è solo superficiale perchè l’arpa è il simbolo dell’Irlanda e quindi sotto possiamo leggervi un messaggio ancora più estremo. A mio avviso bisogna stare attenti a non confondere il patriottismo con il fanatismo che è appunto esibito con il gesto del menestrello che distruggere la sua arpa, è un po’ come se i genitori uccidessero i loro figli per non farli cadere in mano nemiche, gesto al limite giustificabile solo se fossero certi che a loro venissero inferte violenze e brutali uccisioni, non solo perchè diventeranno schiavi: la vita viene prima di tutto e solo come ultima ratio può essere sacrificabile.
In questo senso anche il suicidio, più discreto come quello letterario di Jacopo Ortis o più eclatante di quello che si fanno esplodere (o si danno fuoco) in pubblico fa parte di una concezione eroica dell’uomo: Ugo Foscolo nel suo romanzo delinea un eroe romantico che per non arrendersi e sfuggire a una situazione umiliante e straziante reagisce con l’unico modo che gli resta (titanismo eroico e vittimismo sono le due facce della stessa medaglia).

A volte la II, III e IV strofa sono riassunte in un super-concentrato:
I
The minstrel boy to the war is gone,
In the ranks of death ye may find him;
His father’s sword he hath girded on,
With his wild harp slung along behind him.
II
Land of Song, the lays of the warrior bard,
May some day sound for thee,
But his harp belongs to the brave and free
And shall never sound in slavery!”

FONTI
http://www.libraryireland.com/Irish-Melodies/The-minstrel-boy-1.php
http://goodmorningbritten.wordpress.com/2013/11/26/listening-to-britten-the-minstrel-boy/
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/18/minstrel.htm
http://thesession.org/tunes/6782
http://www.poetryfoundation.org/bio/thomas-moore

ILLUSTRAZIONI
http://gold-seven.deviantart.com/art/The-Sword-and-the-Harp-199540500

BRID OG NI MHAILLE

morte-Chatterton-dettaglioBríd Óg Ní Mháille  (in inglese Bridget O’Malley) è una dolente slow air diffusa nel Donegal in cui l’innamorato si dispera per essere stato abbandonato da una donna bellissima di nome Bridget.
Toccanti le immagini rivolte alla natura con la quale l’innamorato cerca di descrivere la bellezza di lei, dalle labbra di miele.
La sofferenza è profonda, il cuore desolato, il ricordo di lei straziante: la sua bella invece di sposarsi con lui, sta per convolare a nozze con un altro!

L’innamorato respinto chiede un ultimo appuntamento, eppure la attende invano, tormentandosi nell’attesa, con le immagini di lei che ha scelto di vivere con altro uomo. Il lamento è così cupo, con ripetute immagini di morte che inducono a credere in un imminente suicidio. Così ho inserito come immagine a commento, il dettaglio del dipinto di Henry Wallis – Death of Chatterton 1856.

ASCOLTA: Altan in Island Angel 1993

vi consiglio di guardare il video realizzato da Alessandro Tosi che si è ispirato alla nostra traduzione (versione interpretata da The Corrs)

GAELICO SCOZZESE
I
Is a Bhríd Óg Ní Mháille
‘S tú d’fhág mo chroí cráite
‘S chuir tú arraingeacha
An bháis trí cheartlár mo chroí
Tá na mílte fear i ngrá
Le d’éadan ciúin náireach
Is go dtug tú barr breáchtacht’
Ar Thír Oirghiall(1) más fíor
II
Níl ní ar bith is áille
Ná’n ghealach os cionn a’ tsáile
Ná bláth bán na n-airne
Bíos ag fás ar an droigheann
Ó siúd mar bíos mo ghrá-sa
Níos trilsí le breáchtacht
Béilín meala na háilleachta’
Nach ndearna riamh claon
III
Is buachaill deas óg mé
‘Tá triall chun mo phósta
‘S ní buan i bhfad beo mé
Mura bhfaighidh mé mo mhian
A chuisle is a stóirín
Déan réidh agus bí romhamsa
Cionn deireanach den Domhnach
Ar Bhóithrín Dhroim Sliabh
IV
Is tuirseach ‘s brónach
A chaithimse an Domhnach
Mo hata I’ mo dhorn
‘S mé ag osnaíl go trom
‘S mé ag amharc ar na bóithre
‘Mbíonn mo ghrá-sa ag gabhail ann
‘S í ag fear eile pósta
Is gan í bheith liom
‘S í ag fear eile pósta
Is gan í bheith liom
TRADUZIONE INGLESE (tratta da qui)
I
Oh Bríd Óg O’Malley
You have left my heart breaking
You’ve sent the death pangs
Of sorrow to pierce my heart sore
A hundred men are craving
For your breathtaking beauty
You’re the fairest of maidens
In Oriel for sure
II
No spectacle is fairer
Than moonbeams on the harbor
Or the sweet scented blossoms
Of the sloe on the thorn
But my love shines much brighter
In looks and in stature
That honey-lipped beauty
Who never said wrong
III
I’m a handsome young fellow
Who is thinking of wedlock
But my life will be shortened
If I don’t get my dear
My love and my darling
Prepare now to meet me
On next Sunday evening
On the road to Drum Slieve
IV
‘Tis sadly and lonely
I pass the time on Sunday
My head bowed in sorrow
My sights heavy with woe
As I gaze upon the byways
That my true love walks over
Now she’s wed to another
And left me forlorn
 tradotto da Cattia Salto
I
Oh Bridget O’ Malley
hai lasciato il mio cuore a pezzi
mi hai mandato la morte, spasmi
di dolore trafiggono il mio cuore desolato./A centinaia gli uomini desiderano/la tua bellezza mozzafiato/ tu sei per certo la più bella delle fanciulle di Orial!
II
Nessuno spettacolo è più bello
dei raggi di luna sul mare
o dei soavi boccioli profumati
del prugnolo spinoso,
ma il mio amore brilla più luminoso
nell’aspetto e nella forma,
della bellezza labbra di miele
che non ha mai mentito.
III
Sono un bel giovane ragazzo
che pensava al matrimonio
ma la mia vita finirà
se non otterrò che la mia cara,
il mio amore e tesoro,
si prepari ad incontrarmi adesso
la prossima domenica sera
sulla strada di Drumslieve.
IV
Così triste e solitario
trascorro le ore della domenica
la testa chinata dal dolore
i sospiri oppressi dal dolore
mentre fisso le nuove vie
che il mio vero amore percorre
adesso che è sposa di un altro
e mi ha abbandonato

NOTE
1) Airgialla (o Orial): antico regno nell’Irlanda del Nord, situato nell’odierno Ulster

BRIDGET O’MALLEY

Dall’antica melodia di Bhríd Óg Ní Mháille con testo in gaelico, Andy M. Stewart ha scritto una “traduzione” in inglese che riprende il doloroso lamento mantenendone la metrica. Nato nel 1952 a Alyth (Perthshire) Andy era un musicista scozzese, cantante e cantautore (da non confondere con l’altro Andy Stewart nato nel 1933 e morto nel 1993) che ha esordito nella formazione dei Silly Wizard (ahimè sciolti nel 1988)

Silly Wizard, in So Many Partings 1979 così scrivono nelle note di copertina “This beautiful Irish song was given to us by Ruth Morgan of Essex. It is basically her collation of several versions, translated from the Irish Gaelic, which we have slightly adapted“. (tratto da qui)

Versione Andy M. Stewart*
I
Oh Bridget O’Malley, you’ve left my heart shaken
With a hopeless desolation I’d have you to know
It’s the wonders of admiration your quiet face has taken
And your beauty will haunt me wherever I go.
II
The white moon above the pale sands, the pale stars above the thorn tree
Are cold beside my darling, but no purer than she
I gaze upon the cold moon till the stars drown in the warm seas
And the bright eyes of my darling are never on me.
III
My Sunday it is weary, my Sunday it is grey now
My heart is a cold thing, my heart is a stone
All joy is dead within me, my life has gone away now
For another has taken my love for his own.
IV
The day is approaching when we were to be married
And it’s rather I would die than live only to grieve
Oh, meet me, My Darling, e’er the sun sets o’er the barley.
And I’ll meet you there on the road to Drumslieve.
tradotto da Cattia Salto
I
Oh Bridget O’ Malley, mi hai trafitto il cuore
e vorrei che tu lo sapessi (lo hai lasciato) desolato e privo di speranza. Il tuo volto garbato ha colto le meraviglie da ammirare
e la tua bellezza mi perseguiterà ovunque io vada.
II
La bianca luna sopra le sabbie chiare,
le stelle pallide sopra il biancospino, sono freddi rispetto al mio amore, ma non più puri di lei,
guardo la gelida luna finchè le stelle tramontano nel caldo mare
e gli occhi lucenti della mia bella sono su di me.
III
La mia domenica è cupa, la mia domenica adesso è un giorno grigio,
il mio cure è cosa fredda, il mio cuore è di pietra.
Ogni gioia è morta dentro di me, la mia vita ora mi ha abbandonato,
perchè un altro si è preso il mio amore tutto per sè.
IV
Il giorno del nostro matrimonio (di quando avremmo dovuto sposarci)
è vicino e vorrei morire piuttosto che continuare a vivere solo per soffrire. Oh, incontriamoci, mia cara, prima che il sole tramonti sul campo d’orzo,
e ci vedremo lì sulla strada di Drumslieve.

NOTE
* (tratta da qui)

Appena ho sentito il brano mi è venuto in mente “Where are you tonight I wonder“, sempre scritto da Andy, non perché la melodia sia la stessa, ma per la stessa atmosfera di desolazione: anche qui l’uomo è stato abbandonato

ASCOLTA Dèanta con la voce di Mary Dillon in Whisper of a Secret, 1997

WHERE ARE YOU
CHORUS
Where are you tonight I wonder
Where will you be tonight when I cry
Will sleep to you come easy
Though alone I can’t slumber
Will you welcome the morning
to another man’s side?
I
How easy for you
the years slipped under,
and left me with a shadow
the sun can’t dispelled
I have builded for you a tower
of love and admiration
I set you so high
I could not reach, myself.
II
I look through my window
at a world filled with strangers
the face in my mirror
is the one face I know
you’ve taken all that’s in me
so my heart is in no danger
my heart is in no danger
but I’d still like to know
III
If there is a silence
then it can be broken
If there beats a pure heart
to her I will go
and time will work its healing
and my spirit will grow stronger
But in the meantime
I still like to know.
tradotto da Cattia Salto
Coro
M i chiedo dove sei stasera
e dove sarai quando mi lamenterò? Dormire a te viene facile
mentre io da solo non riesco a prendere sonno, darai il buongiorno al fianco di un altro uomo?
I
Come è facile per te,
che gli anni ti scivolano addosso, lasciarmi nell’ombra
che il sole non può dissolvere,
ti ho costruito una torre
con amore e ammirazione,
ma l’ho fatta così alta,
che da solo non riesco a raggiungerla. II
Vedo alla finestra
un mondo pieno di estranei,
la faccia nello specchio
è l’unica che conosco,
mi hai preso tutto,
così il mio cuore non è in pericolo,
il mio cuore non è in pericolo
ma mi piacerebbe ancora saperlo.
III
Se c’è un silenzio,
allora può essere infranto,
se là batte un cuore puro,
da lei andrò
e il tempo opererà la sua guarigione
e il mio spirito si rafforzerà
ma nel frattempo vorrei ancora saperlo

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=33723
http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/BridOgNiMhaille.html