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PADDY’S LAMENTATION OR BY THE HUSH, MY BOYS

(vedi prima parte)
L’emigrazione massiccia delle popolazioni del continente europeo nei territori americani durante il 1800 e per buona metà del 1900, come quella delle popolazioni del continente africano o del Medio Oriente verso l’Europa dei nostri tempi, sono la lotta per la sopravvivenza di gruppi sociali svantaggiati, i quali trovavano ad aspettarli gruppi sociali detentori del potere e della ricchezza (legali e illegali) pronti per lo più a sfruttarli: i poveri, i disperati sono così disumanizzati, trasformati in merce e forza- lavoro sottopagata, o ridotta allo stato di schiavitù.

Nell’America della Speranza Irlandesi (e Italiani e soprattutto Cinesi) lavorarono rischiando la vita ogni giorno (si calcola che 1/3 della forza lavoro irlandese morì a causa della dinamite fatta brillare con la miccia troppo corta, forse per imperizia ma soprattutto per economizzare) per la costruzione della rete ferroviaria del paese America vedi.
Nell’America della Speranza gli Irlandesi furono mandati a combattere nella Guerra di Secessione.

THE DRAFT RIOT IN GANGS OF NEW YORK

La rivolta che scoppiò a New York (the Draft Riot) nel luglio del 1863 fu una reazione popolare alla leva resa obbligatoria dal Congresso nel mese di marzo. Prima di quella data l’arruolamento era a base volontaria, anche se gli incentivi di tre pasti al giorno e un premio d’ingaggio, potevano attirare i più poveri e i disoccupati. Se però uno stato mancava la sua quota di soldati assegnata, subentrava la legge del 1863 e così si sorteggiava la rimanenza tra i maschi bianchi di età compresa tra i 20 e i 35 anni (i più ricchi potevano però farsi esonerare pagando 300 dollari o mandando un sostituto al proprio posto). La nuova legge acuì il malcontento degli Irlandesi in particolare di New York e sembrò loro che la lotta del Sud per l’Indipendenza fosse equivalente a quella irlandese contro l’Inghilterra (indubbiamente c’erano anche i timori che la manodopera afro-americana liberata finisse per “portare via” il lavoro o a far scendere ancora di più i salari). La folla devastò i locali della Commissione federale per la circoscrizione, distrusse i negozi e le abitazioni se la prese con le persone benvestite o ritenute responsabili della situazione e per buona misura i neri vennero bastonati e  impiccati ai lampioni. L’ordine venne ristabilito solo con l’esercito (alcuni reparti che avevano appena combattuto a Ghettysburg) con il rastrellamento strada per strada, con perquisizioni casa per casa, dei quartieri “caldi” e con le sparatorie sulla folla (stime realistiche parlano di un migliaio di morti).

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(nella scena del film il termine per indicare i rivoltosi è mob che sottintende il concetto di organizzazione criminale, l’irish mob ossia la mafia irlandese si è originata proprio dalle gangs di irlandesi in America, così a New York operavano i Forty Thieves, i Dead Rabbits e i Whyos, poi arrivarono gli italiani e gli ebrei)

Così nella canzone “Paddy’s lamentation” un soldato irlandese che ha combattuto per Lincoln si ritrova senza una gamba e senza la pensione d’invalidità e maledice l’America perchè lo ha mandato a combattere, senza avergli lasciato la possibilità di scelta. Alcuni ritengono che la canzone sia stata scritta proprio negli anni successivi alla guerra quando i soldati mutilati si trovarono in difficoltà a riscuotere la promessa pensione.
Non mi voglio addentrare negli aspetti della guerra civile americana e nemmeno sul fatto che gli irlandesi si ritrovarono inevitabilmente a combattere tra di loro sui due fronti (come accadde anche per gli italiani: la maggior parte degli italiani che combatterono per l’unione provenivano dal distretto di New York, mentre dalla parte confederata c’erano per lo più i resti dell’esercito borbonico), quanto chiarire un paio di punti utili alla comprensione dei versi.

GUIDA ALL’ASCOLTO

Questa volta, nonostante mi piaccia molto l’interpretazione di Sinead O’Connor, non ho dubbi sulla versione da selezionare per l’ascolto

ASCOLTA Mary Black + The Chieftains in “Long Journey Home” 1998. Mary Black ha inciso una versione precedente con i De Dannan (come preferiscono farsi chiamare) nel 1984  qui nella quale è cantata anche la V strofa.

Nella versione per il film “Long Journey Home” di Thomas Lennon, Paddy Moloney ha preferito non inserire la V strofa, quella in cui si maledice l’America, in effetti l’America è diventata la patria di migliaia d’irlandesi che oggi sono irlandesi americani fieri dello loro origini (stimato come secondo gruppo di ascendenza europea per consistenza dopo i tedeschi americani), ma anche grati alla terra che li ha accolti. A conti fatti le condizioni che trovarono nella nuova terra erano migliori della fame e disperazione che si lasciavano alle spalle; in America emigrarono anche famiglie di ricchi proprietari terrieri (che avevano perso la fiducia di trovare in Irlanda una prospettiva di ripresa per il futuro), così nell’Ulisse di Joyce leggiamo questo di lamento “Dove sono oggi quei venti milioni mancanti di Irlandesi che ci dovrebbero essere qui oggi invece di quattro, le nostre tribù perdute? E le nostre ceramiche e i tessuti, i migliori del mondo? E la nostra lana che si vendeva a Roma ai tempi di Giovenale e il nostro lino e il nostro damasco dei telai di Antrim e i nostri merletti di Limerick..

tra le versioni maschili

ASCOLTA Paul Brady in “The Gathering” 1977
ASCOLTA Frank Harte in “Daybreak and a Candle – End” 1987 in versione integrale su Spotify con il titolo di “By the Hush Me Boys”
I
“And it’s by the hush”(1), me boys, and sure that’s to hold your noise
And listen to poor Paddy’s sad narration
I was by hunger pressed(2), and in poverty distressed
So I took a thought I’d leave the Irish nation

CHORUS
Here’s you boys, now take my advice
To America I’ll have ye’s not be comin’
There is nothing here but war, where the murderin’ cannons roar
And I wish I was at home in dear old Dublin
II
Well I sold me horse and cow, my little pigs and sow
My little plot of land I soon did part with
And me sweetheart Bid McGee, I’m afraid I’ll never see
For I left her there that morning broken-hearted
III
Well meself and a hundred more, to America sailed o’er
Our fortunes to be made we were thinkin’
When we got to Yankee land, they shoved a gun into our hands
Sayin’ “Paddy, you must go and fight for Lincoln”
IV
General Meagher(3) to us he said, if you get shot or lose a leg
Every mother’s son of yous(4) will get a pension
Well myself I lost me leg, they gave me a wooden peg
And by God this is the truth to you I mention
V
Well I think meself in luck, if I get fed on Indian buck(5)
And old Ireland is the country I delight in
To the devil, I would say, God curse Americay
For the truth I’ve had enough of your hard fightin'(6)

NOTE
1) da gaelico ‘Bí i do thost’ ossia ‘be quiet’
2) durante la grande carestia irlandese (vedi) ci fu un flusso di emigranti sempre più massiccio a iniziare del 1845 principalmente verso le colonie del Canada e in ogni porto dell’est degli Stati Uniti (in particolare Boston e New York)
3) il generale Thomas Francis Meagher fu a capo del “Irish American 69th Infantry Regiment” (“Fighting 69th”), durante la guerra di secessione. Da allora, il reggimento ha combattuto in tutte le guerre americane (e quindi in Afghanistan e Iraq). Il reggimento é parte della Guardia Nazionale dello stato di New York.
Thomas Francis Meagher. This colorful character, whose equestrian statue now stands before the state capitol, was a brash adventurer who came here with an international reputation and an appetite for even greater glories. Descended from a wealthy Irish family, young Meagher became a leading figure in the Irish independence movement, a noted orator, and an ally of the famous Daniel O’Connell. He narrowly escaped execution by the British because of his revolutionary activities and was banished instead to the penal colony of Tasmania. After escaping from Tasmania, Meagher came eventually to New York, and he soon rose to prominence there as a leader among the thousands of Irish immigrants in that city. During the Civil War, he became famous as the organizing commmander and general of the Irish Brigade. This hard charging outfit saw fierce action at such battles as Malvern Hill and Antietam…practically annihilated in the suicide charge at Fredericksburg. (tratto da qui). Alla fine della guerra fu nominato governatore del Montana
4) yous invece di you è una espressione tipica della cittadina di Walkerville
5) “Indian buck“: indian è l’aggettivo che insieme a “corn” qualificava il mais, in Europa detto granoturco, anche se non ha niente a che vedere con la Turchia, a ben vedere il mais avrebbe dovuto chiamarsi “grano indiano” perchè proveniente da quelle che al tempo erano dette Indie Occidentali, ovvero “grano americano”
Alberto Guidorzi scrive (qui):
“Il mais arrivò in Spagna già nel 1493, cioè con i primissimi viaggi di Colombo, ma solo con gli insediamenti spagnoli nelle regioni temperate delle Americhe, avvenute 30 o 40 anni dopo la scoperta del nuovo continente, in Europa arrivano le varietà precoci che meglio si adatteranno (al clima). E’ solo così che il mais si diffuse nel bacino del Mediterraneo [una fascia geografica che comprende Spagna, Francia, Italia, Penisola Balcanica, Ucraina, Caucaso.]. Tuttavia i botanici rinascimentali non poterono non notare che la pianta aveva affinità con piante recentemente riscoperte quali il sorgo, la saggina, il miglio ed il panico, ma che erano di origine euroasiatica e pertanto, visto anche che ciò coincideva con l’avanzata turca, simbolo di un popolo diverso proveniente da sud, si preferì assegnare al nuovo cereale una provenienza diversa da quella vera, chiamando appunto il mais “granoturco”. Altra particolarità da segnalare è che il mais fungeva da cereale alimentare degli equipaggi delle navi durante il viaggio transcontinentale di ritorno.
Il mais tuttavia per almeno un secolo non ebbe mercato, vale a dire che era seminato negli orti per un uso famigliare, ma i ricchi nobili, proprietari dei terreni, rifiutavano di ricevere mais in conto d’affitto appunto perché merce non mercantile, a differenza del frumento, tanto era la poca considerazione come cibo umano. E’ in questo modo che il mais si è affermato solo come cibo dei poveri e anche come pianta per uso zootecnico. Non sembri inoltre strano come il mais sia un esempio storico della reazione di rifiuto che viene riservato a tutto ciò che è nuovo in fatto di cibo. All’inizio non si disconobbe l’utilità del mais, ma lo si fece detenere dal diavolo, infatti, secondo racconti popolari spagnoli, San Martino l’avrebbe portato via al diavolo in occasione di una scommessa e nelle Lande francesi la cosmologia popolare descrive il mais non come un dono di Dio, ma come una pianta data agli uomini dal maligno e che dagli utilizzatori, avrebbe preteso alla loro morte il possesso dell’anima. Forse è per questo che il primo uso fu zootecnico, nel senso che la pianta verde era somministrata al bestiame o agli animali di bassa corte e per molto tempo fu seminata in terreni non destinati alla coltivazione delle piante alimentari, quali quelle a riposo. L’uso quasi esclusivo presso i diseredati durante le carestie del XVIII sec. fece il resto per demonizzare ulteriormente il mais, anche perchè ben presto cominciarono a verificarsi i primi casi di pellagra(*). A tutto ciò si aggiunse la nomea di pianta depauperatrice dei terreni e quindi incoltivabile nei terreni dati in affitto per proibizione dei proprietari. Tuttavia di questa pianta i contadini non potevano fare senza, perché produceva di più in quantità e soprattutto il seme costava poco, a differenza di quello del frumento. In questo contesto di sfiducia la pianta del mais mantenne la valenza di alimento subumano per almeno un secolo e mezzo, restando comunque una coltura di nicchia al punto tale che ciò determino la creazione di numerosissime popolazioni locali gelosamente custodite e fenotipicamente ben caratterizzate.”
*) L’alimentazione basata quasi esclusivamente sulla polenta di mais provocò il diffondersi della pellagra fra i mezzadri del Nord Italia dalla fine del ‘700. La malattia non si sviluppò nelle popolazioni native americane perchè procedevano ad un trattamento speciale
E’ molto ingegnoso il processo che veniva (e che viene tuttora usato) in tutte le Americhe detto nixtamalizzazione. I chicchi di mais essiccati vengono inzuppati e cotti in una soluzione alcalina, solitamente a base di idrossido di calcio. Questo ammorbidisce il pericarpo, la parte esterna del chicco, rendendo più semplice la macinatura. Il processo trasforma il mais da semplice fonte di amido (zucchero) in un impasto nutrizionalmente più completo: aumenta la biodisponibilità di calcio, ferro, rame e zinco (anche con l’aiuto del vasellame) oltre che di niacina (evitando così il rischio di ammalarsi di pellagra), riboflavina ed altre vitamine. Lo sviluppo di alcune miceti (funghi) è un altro dei lati positivi del procedimento: lasciando fermentare l’impasto si produce un’ulteriore aumento del valore nutritivo con l’aggiunta di amminoacidi quali lisina e triptofano. Fagioli, verdure, frutta, chili e mais così preparato (nixtamal) erano in grado di fornire una dieta nutrizionalmente soddisfacente senza il bisogno di ricorrere alle proteine animali. (tratto da qui)
5) come intendere questa strofa? Il soldato irlandese dopo essersi lamentato di aver ricevuto solo una gamba di legno e non la promessa pensione d’invalidità ha preferito ritornare in Irlanda a fare la fame piuttosto che continuare a vivere sul suolo americano? Oppure si ritiene comunque fortunato perchè in America ha da mangiare (anche se il cibo dei poveri) e si consola pensando alla sua Irlanda..
Nel primo caso l’Indian buck è il “granoturco” che arrivava dall’America con gli aiuti (per la grande carestia) e che per quanto si tratti di un cereale molto digeribile (adatto in particolare nei casi di deperimenti organici) tuttavia avrebbe potuto creare qualche problema agli stomaci non fenotipizzati degli Irlandesi. Nel secondo caso si tratta del cibo dei poveri l’unico che l’ex soldato disoccupato poteva permettersi di mangiare.
Le due interpretazioni hanno entrambe senso e come sempre per le canzoni popolari lasciano il campo alla valutazione di ogni interprete e ascoltatore.

Traduzione italiano di Lorenzo Masetti (riveduta)
Beh c’è silenzio, ragazzi miei, e sono sicuro che eviterete di fare rumore per ascoltate la triste storia del povero Paddy: ero stremato dalla fame e tormentato per la povertà, così mi venne in mente di lasciare l’Irlanda
Ecco ragazzi, seguite il mio consiglio, in America, vi dico, non andate, non c’è nient’altro qui che guerra, dove i cannoni assassini tuonano e vorrei essere a casa nella vecchia cara Dublino
Bene ho venduto il mio cavallo e la mucca, i maialini e la scrofa, dal mio piccolo pezzo di terra presto mi separai(*) ed il mio amore Bid McGee, mi dispiace, non la rivedrò perché la lasciai lì quel mattino col cuore spezzato. Bene, io e altri cento, partimmo per l’America, pensavamo che saremmo andati a fare fortuna, quando arrivammo nella terra degli Yankee, ci misero in mano dei fucili “Paddy, devi andare a combattere per Lincoln”. Il generale Meagher ci disse, “se venite feriti o perdete una gamba, ogni figlio di mamma tra di voi prenderà una pensione”. Beh io stesso ho perso la gamba, me ne hanno data una di legno e per Dio vi sto raccondato la verità. Bene mi ritengo fortunato, se ho da mangiare grano indiano(4) e la vecchia Irlanda è il paese che mi dà gioia; al diavolo, voglio dire, Dio maledica l’America per la verità ne ho avuto abbastanza del vostro duro combattere

(*) la traduzione: “Bene ho venduto il mio asino e la mucca, i maialini e la scrofa, il mio piccolo pezzo di terra dal quale presto mi separai” lascia intendere che il pezzo di terra fosse di proprietà ho spostato il “dal” per sottolineare come il contadino fosse più probabilmente un affittuario.

FONTI
“Song of the North Woods” di Dr. László Vikár, 2004 (qui)
“La genesi della potenza americana. Da Jefferson a Wilso”n di Loretta Valtz Mannucci http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2770&lang=it http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-ByTheHush.html http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/ByTheHush.pdf http://thomaslennonfilms.com/documentary/the-irish-in-america-long-journey-home/ http://www.thechieftains.com/main/long-journey-home/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=4988 http://mysongbook.de/msb/songs/p/paddysla.html

FACTORY GIRLS IN FOLK SONGS

“The Factory girl” è una canzone tradizionale irlandese che accosta la struttura poetica e musicale delle “aisling songs” alle storie della quotidianità della rivoluzione industriale. Nelle “aisling songs” del XVII-XVIII secolo il poeta, di solito all’alba, incontra una bellezza simile a una dea (simbolo della Primavera secondo la tradizione medievale trovadorica). In questo genere poetico si festeggia l’arrivo della bella stagione e lo sbocciare dell’amore, ma nella ripresa irlandese la donna raffigura più o meno velatamente l’Irlanda e così dietro al genere si nascondeva l’amore patriottico che non poteva essere manifestato apertamente durante il dominio inglese..

In questa canzone fine Settecento – inizi Ottocento, il contesto è più propriamente di corteggiamento, in cui un uomo benestante si innamora (o incapriccia) di una bellezza popolana, una semplice e povera operaia di un opificio tessile. Diffusa in l’Irlanda del Nord (Contee di Armagh, Down, Tyrone e Fermanagh), Inghilterra e Scozia, la canzone è stata stampata su vari broadsides nel 1830. E tuttavia la storia si evolve in diverse versioni non tutte a lieto fine.

In alcune versioni il corteggiatore viene dapprima respinto per la fretta di andare al lavoro
“Oh young man, excuse me, for now I must leave you
For yonder’s the sound of my factory bell”
E poi a causa delle differenze sociali:
“Oh love and temptation are our ruination Go find you a lady and may you do well For I am an orphan with ne’er a relation And besides, I’m a hard working factory girl”

In altre versioni invece il corteggiamento si conclude con un matrimonio e la giovane ragazza afferma “No more will I answer that factory call“.
ASCOLTA Margaret Barry 1958 (strofe da I a III)
ASCOLTA The Chieftains & Sinead O’Connor (strofe da I a III) in Tear of Stone, 1999
ASCOLTA Eric Burdon (che aggiunge una IV strofa)

I
As I went out walking one fine summer morning
The birds in the bushes did whistle and sing
The lads and the lasses in couples were courtin’ (sporting)
Going back to the factory their work to begin
II
He spied one among them, she was fairer then many
Her cheeks like the red rose that blooms in the spring
Her hair(1) like the lily that grows in Yon’ valley
She was only a hard-working factory girl
III
He sat soft beside her, more closely to view her
She says, “My young man, don’t stare me so”(2)
“I gold in my pocket and silver as well”
“No more will I answer that factory call”
IV
Now the years have gone past from the days of our youth
Our home is now teemin’ with children at play
Life goes on in the village you can still hear the whistle
“Hey there goes that lad with his factory girl.”

You can still hear the sound of the factory call.

NOTE
1) in alcune versioni è riportato “skin” come sarebbe più logico
2) in questa versione testuale i dialoghi sono ridotti all’essenziale a discapito della comprensione del testo, così alla ritrosia di lei, lui risponde dicendole di essere ricco, e lei accetta di sposarlo

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Mentre passeggiavo in una bella mattina d’estate, gli uccelli nei cespugli fischiettavano e cinguettavano, ragazzi e ragazze a gruppi amoreggiavano tornando alla fabbrica dove iniziare il lavoro. Egli ne vide una tra di loro, più bella di molte, le sue guance come una rosa rossa che fiorisce in primavera, i capelli come giglio che cresce nella valle ed era solamente una operaia della fabbrica. Si sedette delicatamente accanto a lei più da vicino per vederla (meglio)”Giovanotto, non mi fissare così” “Ho oro e argento in tasca” “Più non risponderò a quel richiamo della fabbrica” .
Ora gli anni sono passata dai tempi della nostra gioventù, la nostra casa è ora piena di bambini che giocano, la vita continua nel villaggio puoi ancora sentire il fischio “ci va quel ragazzo con la sua operaia”

ASCOLTA Sarah Makem 1968. La melodia ricordata da Sarah è diversa da quella dalla irish traveller Margaret Barry . Nelle note dell’album “Mrs Sara Makem, Ulster Ballad Singer 1968 ” è scritto ” The air in the Soh Mode is particularly attractive and is related to “The Unspoken Farewell” (Gems of Melody, Pt. 1., Hardebeck)“.

I dialoghi sono un po’ più dettagliati, veniamo così a sapere che la ragazza è una povera orfanella sola al mondo, ma fiera oltre che bella.

I
As I went a-walking one fine summer’s morning,
The birds on the branches they sweetly did sing.
The lads and the lasses together were sporting,
Going down to yon factory their work to begin.
II
I spied a wee damsel more fairer than Venus,
Her skin like the lily that grows in the dell,
Her cheek like the red rose that grew in yon valley.
She is my own only goddess; she’s a sweet factory girl.
III
I stepped it up to her, it was for to view her,
When on me she cast a proud look of disdain.
“Stand off me! Stand off me and do not insult me,
For although I’m a poor girl, I think it no shame.”
IV
“I don’t mean to harm you or yet, love, to scorn you,
But grant me one favour: pray where to you dwell?”
“I am a poor orphan without home or relations
And besides I’m a hard working factory girl.”
V
Well, now to conclude and to finish these verses,
This couple got married and both are doing well.
So, lads, fill your glasses and drink to the lasses
Till we hear the dumb sound of the sweet factory bell.

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO (dalla III strofa)
Mi sono avvicinato a lei per vederla (meglio) allora lei mi guardò con uno sguardo pieno di sdegno “Stammi lontano e non insultarmi perchè sebbene sia una povera ragazza, non me ne vergogno” “Non voglio farti del male o disprezzarti, ma rendimi un favore: ti prego dove abiti?” “Sono una povera orfana senza casa e parentele e inoltre sono un’operaia che fa un duro lavoro” Allora per farla breve, questa coppia si è sposata e tutti e due stanno bene. Quindi ragazzi, riempite i vostri bicchieri e brindate alle ragazze finchè sentiamo il suono sordo della campana della fabbrica.

In alcune versioni senza happy-end  il corteggiatore si allontana (ovviamente in una valle nascosta dove nessuno lo possa riconoscere) per poter dare sfogo al suo dolore.

ASCOLTA Jim Doherty (Smug) 1986

I
As I went out walking one fine summers morning
The birds on yon bushes did warble and sing
Gay lads and gay lasses in couples were sporting
Going down to yon factory their work to begin
II
I spied one amongst them more fairer than any
Her cheeks like the red rose than none could excel
Her skin like the lily that grows in yon valley
And she was a hard-working factory girl
III
l stepped up beside more closely to view her
But on me she cast such a look of disdain
Saying “young man have manners and do not come near me
For I’m a poor girl though I think it no shame”
IV
“It’s not for to scorn you fair maid I adore you
But grant me one favour say where do you dwell?”
“Kind sir I’ll excuse you for now I must leave you
For yonder’s the sound of my factory bell”
V
With these words she turns and I knew she had left me
And all for sake I’ll go wander away
And in some deep valley where no one will know me
I’ll mourn for the loss of my factory girl
VI
Love and sensation rules many a nation
Go marry a lady and may you do well
For I am an orphan neither friend nor relation
And besides I’m a hard-working factory girl
VII
I have lands I have houses all adorned them with ivy
l have gold in my pocket and silver as well
And if you’ll come with me a lady I’ll make you
No more you may heed your factory bell
VIII
With these words she turns and I knew she had left me
And all for sake I’ll go wander away
And in some deep valley where no one will know me
I’ll mourn for the loss of my factory girl

FONTI
http://mainlynorfolk.info/frankie.armstrong/songs/thefactorygirl.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=88929
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31323 http://www.itma.ie/inishowen/song/factory_girl_jim_doherty

RED IS THE ROSE

Di rose rosse sono piene le canzoni celtiche più sentimentali e molte sono già state inserite in questo database.

Red is the Rose” è la variante irlandese della ballata scozzese Loch Lomond. Non è insolito che le belle melodie si somiglino al di là e al di qua del North Channel (e tra gli appassionati fiocca la querelle su quale sia l’originale e chi ha copiato da chi), di questa non si conosce bene la provenienza, è stato Tommy Makem insieme ai Clancy Brothers a farla conoscere al grande pubblico a partire dagli anni ’60: Tommy, ricordato affettuosamente con il nome di Bardo di Armagh (vedi) aveva imparato la canzone dalla madre Sarah, cantante e grande collezionista di Armagh, Irlanda del Nord. Sempre tra le canzoni di Sarah Makem e per restare in tema floreale, vi rimando a “I wish my love was a red, red rose” .

La prima registrazione della canzone tuttavia  risale al 1934 con il titolo di My Bonnie Irish Lass; solo più recentemente è ritornata in auge dopo la versione dei The High Kings ..

RED IS THE ROSE: VERSIONE IRLANDESE

ASCOLTA Josephine Beirne & George Sweetman 1934
ASCOLTA Tommy Makem & Liam Clancy live
The Ennis Sisters (Terranova) + The Chieftains in “Fire in the kitchen” 1997

ASCOLTA Nanci Griffin & The Chieftains in An Irish Evening, 1992 (che rendono sempre omaggio alla versione dei Clancy Brothers)

The High Kings in Memory Lane 2010

I versi sono molto semplici: due innamorati si dichiarano amore eterno, e si scambiano le promesse di matrimonio, ma la canzone è permeata dall’amarezza dell’abbandono, lui partirà (probabilmente per l’America) in cerca di lavoro.

I
Come over the hills, my bonny Irish lass(1)
Comer over the hills to your darling;
You choose the rose, love, and I’ll make the vow(2)
And I’ll be your true love forever.
Refrain:
Red is the rose that in yonder garden grows,
And fair is the lily of the valley(3);
Clear is the water that flows from the Boyne(4)
But my love is fairer than any.
II
Down by Killarney’s green woods(5) that we strayed
And the moon and the stars they were shining;
The moon shone its rays on her locks of golden hair
And she swore she’d be my love forever.
III
It’s not for the parting that my sister pains
It’s not for the grief of my mother,
“Tis all for the loss of my bonny Irish lass
That my heart is breaking forever(6).
TRADUZIONE ITALIANO TRADUZIONE
I
Vieni sulle colline mia bella irlandese
vieni sulle colline dal tuo amore;
tu scegli la rosa, amore, e io farò le promesse
e sarò il tuo amore per sempre.
Ritornello:
Rossa è la rosa che cresce in quel giardino laggiù, e bello è il mughetto;
chiara è l’acqua che scorre dal Boyne
ma il mio amore è il più bello di tutti.
II
Giù dai boschi di Killarney che ci siamo allontanati
e la luna e le stelle brillavano;
la luna risplendeva con i raggi sulle ciocche dei suoi capelli d’oro,
e lei mi ha giurato che sarà il mio amore per sempre.
III
Non soffro per la separazione da mia sorella
non è per la perdita di mia madre,
è per la perdita della mia bella irlandese
che il mio cuore è spezzato per sempre

NOTE
1) oppure a secondo di chi canta “my handsome Irish lad”
2) a leggere tra le righe il protagonista sta chiedendo una notte d’amore alla sua fidanzata e vuole convincerla a cedere la sua virtù (la rosa) con una promessa di matrimonio. Secondo la tradizione il matrimonio tra due persone che, anche senza testimoni, si fossero scambiati le promesse e avessero consumato il rapporto era socialmente valido.
3) il mughetto è un fiore delicato e profumatissimo che fiorisce in tutto maggio-giugno; nelle notti di luna piena il suo profumo diventa particolarmente intenso e inebriante
4) il fiume Boyne che scorre nel Leinster (Irlanda Orientale) è spesso richiamato nella mitologia irlandese: Brú na Bóinne (in italiano “la dimora del Boyne”) è uno dei più importanti siti archeologici del mondo con i grandi tumuli di Newgrange, Knowth e Dowth. La citazione allude a una specie di cuore dell’Irlanda, il santuario degli Antenati dell’Irlanda tribale.
5) Killarney si trova nel Kerry, all’estremità sud dell’isola e mi piace pensare che il bosco della canzone sia stato preservato nel Parco Nazionale (Killarney National Park) ricco di odorosi alberi secolari. In questa strofa veniamo a sapere che l’incontro d’amore notturno c’è effettivamente stato!!
6) nella versione americana diventa “That is leaving old Ireland forever” in cui si rende più esplicito l’abbandono degli affetti a causa dell’emigrazione. Come possibile “trait d’union” con le versioni scozzesi la somiglianza con la ballata Flora’s Lament For Her Charlie 1841 (qui)
It’s not for the hardships that I must endure,
Nor the leaving of Benlomond;
But it’s for the leaving of my comrades all,
And the bonny lad that I love so dearly.

RED IS THE ROSE: VERSIONE AMERICANA

Questa versione iniziò a circolare negli anni 70 e Joe Heaney ci dice di averla imparata dal nonno. Originario di Carna (Connemara, Irlanda) egli fu un moderno bardo, un cantore del popolo custode dei canti tradizionali (la maggior parte in gaelico); negli anni 50 e 60 è in viaggio tra Dublino e Londra per concerti, registrazioni e competizioni canore.
The folk music revival proved both a blessing and a curse to Joe.  He began to be féted by the ‘stars’ of this revival.  Some, like MacColl and Seeger, Lloyd and Hamish Henderson were earnestly trying to gain a knowledge and appreciation of his art.  And at a more popular level, groups like the Clancy Brothers and the Dubliners were genuinely attracted to him and respected him for what he stood for.  However, well-meant attempts by such groups to introduce him to popular audiences often came to grief.  It has to be remembered that such audiences were there only because the current fad was ‘the ballads’.  Their comprehension of sean-nós, or any other form of traditional singing, was zilch“.(tratto da qui)
Poco dopo Joe decide di trasferirsi definitivamente in America dove accanto al lavoro “per vivere” partecipò a festival diede concerti nei folk club e così via, fino a diventare insegnante (nel dipartimento di Etnomucologia) in alcune università..

ASCOLTA Joe Heaney 1996 nel sean nós di Connamara

51IzeFlH0lL__SL500_AA500_Questa versione è pressochè identica a quella irlandese privata però da più precise connotazioni geografiche, qui però manca la strofa in cui l’uomo chiede alla propria innamorata di trascorrere una notte d’amore nel bosco (l’ultima prima della partenza); alcuni perciò cantano una versione “sincretica” aggiungendo le strofe I e II della versione irlandese come strofe finali a questa. (vedi)

CHORUS
Red is the rose that in yonder garden grows,
Fair is the lily of the valley(3);
Clear are the waters that flow in yonder stream(4),
But my love is fairer than any
I
Over the mountains and down in the glen,
To a little thatched cot(7) in the valley;
Where the thrush and the linnet sing their ditty and their song,
And my love’s leaning over the half-door(8).
II
Down by the seashore on a cool summer’s eve(5),
With the moon rising over the heather;
The moon it shown fair on her head of golden hair,
And she vowed she’d be my love forever.
III
It is not for the loss of my own sister Kate,
It is not for the loss of my mother;
It is all for the loss of my bonnie blue-eyed lass,
That I’m leaving my homeland forever.

NOTE
4) il Boyne che scorre nel Leinster (Irlanda Orientale) della versione irlandese è diventato un generico “yonder stream
5) anche in questo verso il riferimento geografico “Down by Killarney’s green Woods that we strayed” diventa una “riva del mare” in una notte d’estate
7) il “thatched cottage” è la tipica “casetta di campagna” delle fiabe in pietra intonacata di bianco e con il tetto spiovente in paglia
8) “the half-door” in genere il cottage aveva un’unica porta d’accesso a sud una caratteristica “mezza-porta” divisa cioè in due pannelli, che si aprivano in modo indipendente: quello superiore poteva essere anche a vetro e veniva lasciato quasi sempre aperto per fare entrare la luce e far circolare l’aria; quello inferiore era in un unico battente di legno che rimaneva sempre chiuso, in modo che bambini e animali non potessero entrare (o uscire!). Al mezzo battente della porta si stava appoggiati restando in casa per spettegolare con i vicini o per fumare un po’ di tabacco!

TRADUZIONE ITALIANO PRIMA STROFA
Su per le montagne e giù per la valletta alla casina nella valle, dove il merlo e tordo cantano le loro canzoncine e il mio amore sta accanto alla porta.

FONTI
http://www.irishmusicdaily.com/red-is-the-rose
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/06/rose.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/20/red.htm http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=1009
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7171 http://www.mustrad.org.uk/reviews/j_heaney.htm
http://www.irlandando.it/cosa-vedere/sud/contea-di-kerry/killarney-national-park/ http://cottageology.com/information/irishcottagehistory/

 

HUNTING THE WREN: WREN IN THE FURZE

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.(prima parte continua)

Passando a una sommaria classificazione del materiale registrato, seguitemi quindi in questo viaggio per la campagna britannica!
IRLANDA
La tradizione è ancora diffusa nelle contee di Sligo, Leitrim, Clare, Kerry (in particolare Dingle), Tipperary, Kildare..

SECONDA MELODIA IRLANDESE:WREN IN THE FURZE

La versione proviene dalla trasmissione orale e si annovera nella tradizione delle questue rituali dell’a-souling (vedi) e del wassailing (vedi). Si descrive molto chiaramente il clima festoso della questua con condivisione di libagioni, raccolta di soldi “per il funerale dello scricciolo”, danze tradizionali e colossali bevute.
wren-danceVIDEO The West Clare Wrenboys

ASCOLTA Medley ‘The Wren! The Wren!': The Dingle Set
ASCOLTA The Mason’s Apron
ASCOLTA The Pinch of Snuff
ASCOLTA The Donegal Reel


The Chieftains in The Bells of Dublin 1991

I
Oh the wren, oh the wren is the king of all birds(1)/On St. Stephen’s Day he got caught in the furze/ It’s up with the kettle and down with the pan/ Won’t you give us a penny(2) for to bury the wren?
II
Oh, it’s Christmas time; that’s why we’re here./Please be good enough to give us an ear,/For we’ll sing and we’ll dance if you give us a chance,/And we won’t be comin’ back for another whole year.
III
We’ll play Kerry polkas; they’re real hot stuff./We’ll play The Mason’s Apron and The Pinch of Snuff,/Jon Maroney’s Jig and The Donegal Reel,/Music made to put a spring in your heel(3).
IV
If there’s a drink in the house, may it make itself known,/Before I sing a song called The Banks of the Lowne,/And I’ll drink with you with occasion in it,/For my poor dry throat and I’ll sing like a linnet.
V
Oh, please give us something for the little bird’s wake,/A big lump of pudding or some Christmas cake(4),/A fist full o’ goose and a hot cup o’ tay(5)/And then we’ll soon be going on our way.
I
Oh the wren, oh the wren is the king of all birds(1)/On St. Stephen’s Day he got caught in the furze/ It’s up with the kettle and down with the pan/ Won’t you give us a penny(2) for to bury the wren?

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: essendo due uccelli avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui)
2) scopo della questua era quello di raccogliere un po’ di soldi per la veglia funebre allo scricciolo (notoriamente passata nel pub a bere alla salute del defunto, a cantare e a danzare)
3) “to put a spring in your heel” letteralmente “mettere una molla ai vostri piedi”
4) il barm brack cake un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e che si abbina anche al Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!
5) tay =tea

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Lo scricciolo è il re di tutti gli uccelli nel giorno di Santo Stefano si cattura tra i cespugli,
mettete su il bollitore e sotto con la padella! Dateci un penny per seppellire lo scricciolo. E’ Natale, per questo siamo qui. Vi preghiamo di essere benevoli e porgerci un orecchio perchè canteremo e danzeremo se ce ne darete la possibilità e non ritorneremo che tra un altro anno. Suoneremo polche del Kerry, è roba veramente forte. Suoneremo “The Mason’s Apron” e “The Pinch of Snuff”, “Jon Maroney’s Jig” e “The Donegal Reel” tutta musica che vi farà saltare(3). Se c’è da bere in casa che si presenti prima di cantare una canzone dal titolo ” The Banks of the Lowne” e berrò con voi per l’occasione, per la mia povera gola secca e canterò come un fringuello. Prego dateci qualcosa per il funerale del piccolo uccello, una bella fetta di budino o un dolce di Natale un bel pezzo di oca e una tazza di tè caldo e poi ce ne andremo presto per la nostra strada

ASCOLTA Heather Dale in The Green Knight 2006 intitola il brano “Hunting the Wren” essendo il primo verso tradizionale e gli altri scritti e arrangiati da Heather M. Dale & Ben Deschamp

I
Oh the wren, oh the wren is the king of all birds(1)/On St. Stephen’s Day he got caught in the furze/It’s up with the kettle(6) and down with the pan/ Give us a penny for to bury the wren
II
Oh the wren, oh the wren is a terrible rake/ Won’t you give us a penny for the little bird’s wake?/It’s up with the bottle and it’s down with the can/Give us a penny for to bury the wren
III
Oh the wren, oh the wren has the tiniest quill/Won’t you give us a penny for the little bird’s will?/It’s up with the paper and it’s down with the pen/Give us a penny for to bury the wren
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo è il re di tutti gli uccelli(1) nel giorno di Santo Stefano si cattura tra i cespugli, su la lattina(2) e giù la monetina! Dateci un penny per seppellire lo scricciolo.
II
Lo scricciolo è un terribile setacciatore, non volte darci un penny per la veglia dell’uccellino? Su la bottiglia e giù il bicchiere, dateci un penny per seppellire lo scricciolo.
III
Lo scricciolo ha le più piccole piume, non volte darci un penny per il testamento dell’uccellino? Mettete su il foglio e giù la penna, dateci un penny per seppellire lo scricciolo.

NOTE
6) la parola si traduce come bollitore, teiera ma nel contesto credo voglia dire lattina

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Wren.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3289
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15132

continua

THE WREN SONGS: HUNTING THE WREN

Sopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.(prima parte continua)

Se il rituale è andato perduto sono però sopravvissute alla questua tutte una serie di melodie variamente dedicate allo scricciolo

wrenASCOLTA “The Wren” reel arrangiamento per mandola (o irish bouzouki che dir si voglia) anche con il titolo An dro (perchè è un andrò bretone) qui
ASCOLTA ghironda
VIDEO Danza originaria dall’Isola di Man

The Chieftains in The Bells of Dublin 1991 ASCOLTA Medley ‘The Wren! The Wren!': The Dingle Set ASCOLTA in “A Celtic Christmas”

Passando a una sommaria classificazione del materiale registrato, seguitemi quindi in questo viaggio per la campagna britannica!

irish_flagIRLANDA

La tradizione è ancora diffusa nelle contee di Sligo, Leitrim, Clare, Kerry (in particolare Dingle), Tipperary, Kildare..

PRIMA MELODIA IRLANDESE: THE WREN SONG

Forse la melodia più diffusa ha l’andamento cantilenante di un girotondo e si conclude con una sarabanda, tutte le versioni testuali iniziano sempre con The wren, the wren, the king of all birds. Una delle tanti versioni è riporta anche in ‘Music of Ireland’ (Londra 1844) e come nota al testo F.W. Horncastle scrive: “On the anniversary od St Stephen’s Day groups of young villagers carry about a holly bush adorned with ribbons and with several wrens depending from it. This is conveyed from house to house with much ceremony, the wren-boys chanting several verses, the burthen of which may be collected from the lines of the song. Contributions are, of course, levied and the evening spent in merriment.”

The wren, the wren, the king of all birds(1),
St. Stephen’s Day was caught in a furze,
although he is little, his family’s great,
I pray you, good landlady, give us a treat(2).
Sing hey, sing ho! Sing holly, sing holly(6)!
A drop just to drink, it would cure melancholy

ASCOLTA The Clancy Brothers in Christams Album 1969 (strofe da I a VI) (con un bridge da The Boys from the Country Cork) La versione testuale risale al 1876 (in The Golden Bough, James Frazier)

Baltimore Consort in Brigh Day Star: Music for the Yuletide Seasons 2009 (strofa I, IV, III, IIa, Va) anche se riprendono la melodia non cantano il ritornello
ASCOLTA Richie Kavanagh in The Mobile Phone 2009

I
The wren, the wren, the king of all birds(1),
St. Stephen’s Day was caught in the furze,
although he was little his honour was great,
Jump up me lads and give him a treat(2).
II(3)
As I was gone to Killenaule(4)
I met the wren upon the wall,
Up with me wattle and knocked him down
And brought him into Carrick town(4).
III
Droolin(5), droolin, where’s your nest?
‘Tis in the bush that I love best
In the tree (bush), the holly tree(6)
Where all the boys do follow me.
CHORUS
Up with the kettle(7) and down with the pan and you give us a penny to bury the wren
IV
We followed the wren three miles or more
Three miles or more, three miles or more,
Followed the wren three miles or more
At six o’clock in the morning.
V(8)
I have a little box(9) under me arm
Under me arm, under me arm,
I have a little box under me arm,
A penny a tuppence will do it no harm.
VI
Missus Clancy(10)’s a very good woman
A very good woman, a very good woman
Missus Clancy’s a very good woman
She gave us a penny to bury the wren.
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo, il re di tutti gli uccelli(1) nel giorno di S. Stefano fu catturato tra i cespugli sebbene fosse piccolo, il suo onore era grande alzatevi, ragazzi e fategli un’offerta(2).
II
Mentre andavo a Killenaule(4)
ho incontrato uno scricciolo sul muro
ho alzato il mio bastone e l’ho buttato giù
e l’ho portato a Carrick(4)
III
Scricciolo dov’è il tuo nido?
e’ nei cespugli che preferisco
nell’agrifoglio(6)
dove mi inseguono tutti i ragazzi
CORO
su la lattina e giù la monetina, dateci un penny per seppellire lo scricciolo.
IV
Abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia
Abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia
dalle sei della mattina
V
Ho una piccola scatola(9) sotto il braccio
sotto il braccio
Ho una piccola scatola sotto il braccio e un penny e tre pence non faranno male
VI
La signora Clancy(10) è proprio una brava donna, una brava donna
e ci ha dato
un penny per seppellire lo scricciolo.

NOTE
3) Strofa alternativa: As I went out to hunt and all, I met a wren upon the wall, Up with me wattle and gave him a fall, And brought him here to show you all
4) Killenaule è un piccolo paese nella Contea di Tipperary in un area prevalentemente agricola. Carrick-on-Suir è un paese un po’ più grande nella contea South Tipperary
5) droolin, Droilin in gaelico irlandese per wren (a Dingo dicono rolley)
6) sull’agrifoglio vedi
7) la parola si traduce come bollitore, teiera ma nel contesto credo voglia dire lattina
8) strofa alternativa: I have a little box under me arm, A tuppence or penny will do it no harm, For we are the boys who came your way, To bring in the wren on St. Stephen’s Day
9) è la scatola delle offerte di solito una lattina
10) il nome della generosa signora non può che variare a seconda delle circostanze! Credo che i primi ad aver registrato la canzone siano stati proprio i Clancy bross.

wren-boys-ireland

THE WREN BOYS’ SONG

In “Ballads from the Pubs of Ireland”, 1968 James Healy
ASCOLTA Magpie Lane in “Knock at the knocker and ring at the bell” 2006
I
The wren, the wren, the king of all birds(1)
Saint Stephen’s day was caught in the furze,
We got him there as you can see,
And pasted him up on a holly tree(6).
CHORUS
Hurrah, my boys, hurrah, Hurrah, my boys, hurrah.
Knock at the knocker and ring at the bell, What will you give us for singing so well?
Singing so well, singing so well, Give us a copper for singing so well.
II
I have a little box(9) under my arm,
A penny or two will do it no harm,
Up with the kettle(7) and down with the pot,
Give us a copper and let us be off.
III
On Christmas day I turned the spit,
I burned my finger, I feel it yet,
Between my finger and my thumb
There’s a blister as big as a plum.
IV
God bless the mistress and the man,
Unto your house we bring the wren,
Though he’s little his family’s great,
Come out, come out, and give us a treat.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
Lo scricciolo, il re di tutti gli uccelli(1) nel giorno di S. Stefano fu catturato nel cespuglio, lo abbiamo preso come potete vedere e legato su un agrifoglio. Evviva miei ragazzi, scrollate il battente e suonate il campanello, cosa ci date per cantare così bene? Per cantare così bene dateci una monetina per cantare così bene. Ho una piccola scatola sotto il braccio e un penny o due non faranno male su la lattina e giù la monetina, dateci una monetina e lasciateci andare. Il giorno di Natale ho girato lo spiedo e mi sono bruciato il dito, lo sento ancora, tra l’indice e il pollice c’è una bolla grande come una prugna. Dio benedica la signora e il signore nella vostra casa portiamo lo scricciolo, anche se piccolo è la sua famiglia è grande, venite fuori e dateci un dolcetto

(seconda parte segue)

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://www.dingle-peninsula.ie/wren.html http://www.sligoheritage.com/archwrenboys.htm http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=805 https://thesession.org/tunes/2828 http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/thewren.htm http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Wren_Song.htm http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=7195 http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/WRENBOY2.html

THE CONTEST OF THE IVY AND THE HOLLY

Nella tradizione poetica e musicale si trovano molti contrasti, risalenti al medioevo, tra l’agrifoglio e l’edera ovvero il principio maschile e quello femminile: in Irlanda ancora nel 1500, c’era la consuetudine in pieno inverno, di indire delle gare canore tra uomini e donne, dove gli uomini cantavano canzoni lodando l’agrifoglio e disprezzando l’edera, mentre le donne facevano esattamente l’opposto. La riconciliazione tra i due elementi avveniva simbolicamente con il bacio sotto il vischio!

THE CONTEST OF THE IVY AND THE HOLLY: NAY IVY NAY

Carola risalente al tempo di Enrico VI – re d’Inghilterra dal 1422 al 1461 (Harleian Collection of Manuscripts, No. 5396 – British Museum).


Sue Brown & Lorraine Irwing in “The 13th Bedroom” 2012 con il titolo “Nay Ivy Nay”: in questo arrangiamento non è inserito il ritornello (come dovrebbe essere per la I strofa)

I
Nay, Ivy, nay,
it shall not be,
I wis, let Holly have the mastery
as the manner is.
II
Holly standeth in the hall
fair to behold,
Ivy stands without the door;
she is full sore a cold.(1)
III
Holly and his merry men,
they dancen and they sing;
Ivy and her maidens,
they weepen and they wring.
IV
Holly hath berries, as red as any rose,
The foresters, the hunters,
keep them from the does(2).
V
Ivy hath berries
as black as any sloe,
There come the owl
and eat them as she go.
VI
Holly hath birds
a full fair flock,
The nightingale, the poppinjay,
the gentle laverock.
VII
Good Ivy, tell me
what birds hast thou,
None but the owlet that cries
How! How!
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
No edera,
non devi cercare il comando,
ma lascialo all’agrifoglio,
perché così va il mondo .
II
L’Agrifoglio è nella sala,
bello a vedersi,
l’edera si ferma sulla soglia;
è tutta indolenzita per il freddo.
III
Agrifoglio e i suoi uomini felici
danzano e cantano;
mentre Edera e le ragazze
spazzano e lavano.
IV
Agrifoglio ha bacche rosse come le rose,
i guardaboschi e i cacciatori
le osservano mentre si riposano(2).
V
Edera ha le bacche
che come susine sono nere,
viene la civetta
e le mangia mentre passa.
VI
Agrifoglio accoglie
il nido di tanti uccelli,
l’usignolo, il pettirosso, i
l cardellino.
VII
Buona Edera,
dimmi che uccellino hai tu?
Solo la civetta che fa
Uh,Uh!bew164

NOTE
1) Strofa saltata: Ivy hath a lybe(*), she caught it with the cold, So may they all have, that with Ivy hold. *senza significato forse sta per Kybe= pelle screpolata (traduzione italiano ” Edera ha le mani screpolate per il freddo, così è per tutte quelle che si aggrappano all’edera.”
2) J Brand nel suo Popular Antiquites vol I traduce come doole= pain, fatigue. Le bacche dell’agrifoglio sono notoriamente tossiche per l’uomo (costituiscono invece il cibo invernale di molti uccellini) e quindi è più probabile che il significato sia “guardano senza toccarle”. Però così viene a cadere (apparentemente) la “superiorità” delle bacche dell’agrifoglio su quelle dell’edera (che è mangiata solo dalla civetta). Ho così interpretato che essendo le bacche di nutrimento agli uccelli i cacciatori controllano la pianta con più attenzione mentre dell’edera non ci curano! Era consuetudine medievale andare a caccia il giorno dopo il solstizio, in epoca vittoriana era diventata una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava la torta ripiena di Natale.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Troppo ghiotta l’occasione per associare l’agrifoglio (il principio maschile nel suo trionfo invernale) con la figura salvifica di Gesù Cristo: i fiori candidi come la purezza, le bacche rosse come il sangue versato, le spine acuminate del margine fogliare come la corona del Re dei Giudei, dal sapore amaro come il fiele della crocefissione! L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli (attenzione perché le bacche sono invece tossiche per l’uomo) A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolai oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..)

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

Possiamo risalire al testo pubblicato come “The Holly and yhe Ivy” in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) a un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel medioevo.

Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti uomini-donne) sono stati sostituiti da quelli su Gesù. La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo)
ASCOLTA Thad Salter versione strumentale con arrangiamento per chitarra

Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ALTRE MELODIE
Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008.


ASCOLTA The Young Tradition in “The Holly Bears the Crown” 1969

La versione che si è tramandata contiene continui riferimenti alla nascita di Gesù in una sorta di “cristianizzazione” della tradizione religiosa pre-esistente, che a mia volta ho epurato.

I
The holly and the ivy,
When they are both full grown,
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus:
The rising of the sun,(1)
The running of the deer(2),
The playing of the merry groan(3)
Sweet singing ’round the fire(4).II
The holly bears a blossom
As white as lily-flower
Of all the trees that are in the wood
The holly bears the crown.(5)III
The holly bears a berry
as red as any blood,
Of all the trees that are in the wood
The holly bears the crown.IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown. (6)V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.(7)
TRADUZIONE ITALIANO
I
L’agrifoglio e l’edera
quando entrambi cresciuti in pieno sono
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole(1)
il correre del cervo(2)
il suono dell’allegra ghironda(3)
è dolce cantare intorno al fuoco(4).
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.

NOTE
1) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry2) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”. Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
3) antico strumento dal suono lamentoso simile alla ghironda, trasformato in “organ”
4) oppure “sweet singing in the choir”
5) nella versione cristianizzata il verso dice “and Mary bore sweet Jesus Christ to be our sweet Savior.”
6) nella versione cristianizzata il verso dice “and Mary bore sweet Jesus Christ on Christmas daying the morn.”
7) nella versione cristianizzata il verso dice “the holly bears a berry, as red as any blood; and Mary bore sweet Jesus Christ to do poor sinners good”

SANS DAY CAROL

La versione è nota con il titolo St Day Carol dal villaggio di St Day in Cornovaglia dove è stata trascritta solo in epoca vittoriana. In “The Oxford Book of Carols” (1928) si scrive “The Sans Day or St Day Carol was so named because the melody and the first three verses were taken down at St Day in the parish of Gwennap, Cornwall … We owe the carol to the kindness of the Rev. G. H. Doble, to whom Mr W. D. Watson sang it after hearing an old man, Mr Thomas Beard, sing it at St Day. A version in Cornish was subsequently published ( Ma gron war’n gelinen ) with a fourth stanza, [… a berry as blood is it red …], here translated and added to Mr Beard’s English version.”

Testualmente si ribalta il significato che l’antica religione aveva attribuito all’albero “esorcizzandolo” così l’agrifoglio diventa “She” simbolo del principio femminile.Nella tradizione cornica è stata mantenuta più chiaramente la struttura melodica della carola medievale nella sua forma di danza saltellante.


Artisan in Christman is come in, 2009
I
Now the holly she bears a berry as white(1) as the milk,
And Mary bore Jesus, all wrapped up in silk:
CHORUS
And Mary she bore Jesus our Saviour for to be,
And the first tree in the greenwood, it was the holly. Holly! Holly!
And the first tree in the greenwood, it was the holly!
II
Now the holly she bears a berry as green as the grass,
And Mary bore Jesus, who died on the cross: And Mary bore Jesus
III
Now the holly she bears a berry as black as the coal,
And Mary bore Jesus, who died for us all: And Mary bore Jesus
IV
Now the holly she bears a berry, as blood is it red,
Then trust we our Saviour, who rose from the deadASCOLTA The Chieftains in “The Bells of Dublin” 1991
I
Now the Holly she bears a berry
as WHITE as the milk
And Mary she bore Jesus
who was wrapped up in silk.
CHORUS
And Mary she bore Jesus Christ
our Saviour for to be
And the first tree in the green wood
It was the Holly – Holly – Holly
And the first tree in the green wood
it was the Holly.
II
Now the Holly she bears a berry
as GREEN as the grass
And Mary she bore Jesus who died on the cross
III
Now the Holly she bears a berry as blood it is RED
And we trust in our Saviour
who rose from dead

NOTE
1) è ovviamente il fiore dell’agrifoglio ad essere bianco. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo

FONTI
http://www.christmas-carol-music.org/CDs/SansDay.html http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollybearsaberry.html http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/contest_of_the_ivy_and_the_h.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/sans_day_carol.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=114408

JACK OF ALL TRADES

“a volte, il domani arriva impregnato di denaro e sangue, qui abbiamo resistito alla siccità, ora resisteremo all’alluvione so fare tutti i mestieri, ce la caveremo”

Queste sono le strofe della versione “springsteeniana” di una ballata inglese/irlandese che affonda le radici in epoca elisabettiana ed è stata pubblicata più volte nell’ottocento come street song nei fogli volanti distribuiti per le strade delle principali cittadine della Gran Britannia e dell’Irlanda. La versione di Bruce Springsteen risale al 2012 ed in comune con testo e melodia della versione tradizionale ha solo il titolo ma di certo può aver preso lo spunto proprio da quella.

VIVERE-SENZA-SOLDI3

LA VERSIONE INGLESE

La ballata ottocentesca inglese intitolata “Jack of All Trades” ha una versione per ogni città: Londra, Dublino, Birmingham, Nottingham e probabilmente risale all’epoca elisabettiana con il titolo di “Jolly Jack of All Trades” (qui) compare come broadside ballad a Londra nel 1686-8, ed è così sottotitolata
“Jolly Jack of all Trades, OR, The Cries of London City. Maids where are your hearts become, look you what here is? Betwixt my Finger and my Thumb, look ye what here is? To a pleasant new Tune, “Or a begging we will go”.

JOLLY JACK OF ALL TRADES : ASCOLTA sulla melodia “A-Begging We Will Go”

Anche Thomas D’Urfey in ‘Pills to Purge Melancholy‘ (1719-20) raccoglie una ballata dal titolo “The Jolly Trades-men” anche intitolata come “Sometimes I am a Tapster“, ma la versione che si è diffusa negli anni del folk revival è quella registrata da The Critics Group (sotto la direzione di Ewan MacColl) nel 1966 nell’album “Sweet Thames Flow Softly”.

THE STREETS OF LONDON (Jack Of All Trades)

ASCOLTA Harry Boardman Questa versione testuale risale al 1955 ed è stata scritta da John Hasted (1921-2002) il fisico atomico ‎e musicista con la passione per le folksong: è evidentemente un arrangiamento della versione irlandese “Dublin Jack Of All Trades”

I) I’m a roving blade of many a trade. I’ve every trade and all trades. And if you want to know my name, then call me Jack of all trades. I’d often heard of London town, the pride of every nation. At twenty-one it’s here I’ve come to try for a situation. II) In Covent Garden I began and there I was a porter. My boss and I we soon fell out which made acquaintance shorter. Then I drove a number 46 from Waterloo to Wembley, Where I became an engineer on aeroplane assembly. ‎III) In Charlotte Street I was a chef, in Stepney Green a tailor, But very soon they laid us off, so I became a sailor. In Rotherhithe a stevedore, in Gray’s Inn Road a grinder. On Hampstead Heath I lost my wife, it’s sad but I could never find her. ‎IV) In Downing Street I was a lord. In Denmark Street I made songs. In every street and all streets with my banjo I played songs(2). In Harley Street I was a quack, in Turnham Green a teacher, On Highbury Hill(3) a half-back, and on Primrose Hill a preacher. ‎V) In Gower Street I’d furniture. With fleas and bugs I sold it.(4) In Leicester Square a big white card I often stood to hold it. By London Bridge I’d lodging beds for all who made their way there, For London is of high renown and Scotsmen often stay there. VI) I’m a roving blade of many a trade. I’ve every trade and all trades. And if you want to know my name, then call me Jack of all trades. I’ve tried my hand at everything from herringbones to hat pegs, But I can raise my head and say I’ve never been a blackleg(5).

NOTE
1) la piazza al centro di Covent Garden è stata la sede di un grosso mercato ortofrutticolo
2) è un riferimento autobiografico dell’autore suonatore di banjo e chitarra oltre che cantante
3) ad Highbury c’era l’Arsenal Stadium lo stadio della squadra di calcio Arsenal
4) si trattava evidentemente di mobilia usata (mercatino delle pulci)
5) John Hasted era un marxista iscritto al partito comunista: il crumiraggio era il peggiore dei mali in quanto infrangeva la solidarietà di classe per la conquista di condizioni di vita migliori

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I) Sono uno che ha girato dappertutto ed ha imparato ogni mestiere. E se volete sapere il ‎mio nome, mi chiamano Jack Tottofare. Ho sentito (parlare) spesso della città di Londra, l’orgoglio di ogni nazione, a 21 anni ci sono andato per cercare una sistemazione.
II) Incominciai a Covent Garden(1) dove divenni facchino, io e il mio capo presto litigammo il che rese la mia permanenza più breve, poi guidai il bus numero 46 da Waterloo a Wembley, dove divenni un assemblatore di pezzi di aeroplano
III) In Charlotte Street ero un cuoco, in Stepney Green un sarto, ma molto presto mi licenziarono così divenni un marinaio. In Rotherhithe ero uno scaricatore in Gray’s Inn Road un arrotino In Hampstead Heath ho perso mia moglie, è triste ma non sono più riuscito a ritrovarla
IV) In Downing Street ero un signore, in Denmark Street facevo canzoni, in ogni strada e per tutte le strade suonavo canzoni con il mio banjo(2) In Harley Street ero un ciarlatano, in Turnham Green un insegnante, su Highbury Hill(3) un mediano e in Primrose Hil un predicatore.
V) In Gower Street vendevo mobili li vendevo con pulci e cimici(4), In Leicester Square facevo l’uomo sandwich per London Bridge affittavo letti a tutti coloro che là s’incamminano, perchè Londra è molto rinomata e gli scozzesi spesso là stanno.
VI) Sono uno che ha girato dappertutto ed ha imparato ogni mestiere. E se volete sapere il ‎mio nome, mi chiamano Jack Tottofare. E so fare davvero di tutto, dal tessuto a spina di pesce agli attaccapanni, ma l’unico mestiere che non ho ‎mai voluto fare è il crumiro(5), e ne vado fiero!

LA VERSIONE IRLANDESE

Popolare street ballad dublinese nei primi decenni del Novecento la cui versione testuale riprende le pubblicazioni nelle broadside ballas degli anni 1860. Una mappa di Dublino vista attraverso le opportunità di lavoro che ogni zona poteva offrire ma anche un modo gergale per indicare attività illegali e/o dalla dubbia moralità

ASCOLTA The Dubliners
ASCOLTA The Chieftains in Water from the well 2000 (strofe I, II)
I) I am a roving sporting blade, they call me Jack of all trades I always found my chief delight(1) in courting pretty fair maids For when in Dublin I arrived to try for a situation I always heard them say it was the pride of all the nation(2)
On George’s Quay I first began, I there became a porter Me and my master soon fell out which cut my aquaintance shorter In Sackville Street a pastry cook, in James’ Street a baker In Cook Street I did coffins make, in Eustace Street a preacher
CHORUS
I’m a roving Jack of many a trade
Of every trade, of all trades
And if you wish to know my name
They call me Jack of all trades
II) In Baggot Street I drove a cab and there was well required In Francis Street had lodging beds to entertain all strangers For Dublin is of high renown, or I am much mistaken In Kevin Street I do declare sold butter eggs and bacon
In Golden Lane I sold old shoes, in Meath Street was a grinder In Barrack Street I lost my wife, and I’m glad I ne’er could find her In Mary’s Lane I’ve dyed old clothes of which I’ve often boasted In that noted place Exchequer Street sold mutton ready roasted
III) In Temple Bar(3) I dressed old hats, in Thomas Street a sawyer In Pill Lane I sold the plate, in Green Street an honest lawyer In Plunkett Street I sold cast clothes, in Bride’s Alley a broker In Charles Street I had a shop, sold shovel, tongs and poker(4)
In College Green a banker was, and in Smithfield, a drover In Britain Street, a waiter and in George’s Street, a glover On Ormond Quay I sold old books; in King Street, a nailer In Townsend Street, a carpenter; and in Ringsend, a sailor.
IV) In Cole’s Lane, a jobbing butcher; in Dane Street, a tailor In Moore Street a chandler and on the Coombe, a weaver. In Church Street, I sold old ropes- on Redmond’s Hill a draper In Mary Street, sold ‘bacco pipes- in Bishop street a quaker.
In Peter Street, I was a quack: In Greek street, a grainer On the Harbour, I did carry sacks; In Werburgh Street, a glazier. In Mud Island, was a dairy boy, where I became a scooper In Capel Street, a barber’s clerk; In Abbey Street, a cooper.
V) In Liffey street had furniture with fleas and bugs I sold it And at the Bank a big placard I often stood to hold it(5) In New Street I sold hay and straw, and in Spitalfields made bacon In Fishamble Street was at the grand old trade of basketmaking(6).
In Summerhill a coachmaker; in Denzille Street a gilder In Cork Street was a tanner, in Brunswick Street, a builder, In High Street, I sold hosiery; In Patrick Street sold all blades So if you wish to know my name, they call me Jack of all Trades.

NOTE
1) oppure I always take a great delight
2) leggera variazione della strofa “So when in Dublin I arrive, To look for a situation, You can always hear them all say “He’s the pride of all the nation”
3) Temple Bar è oggi il quartiere degli artisti di strada centro della vita notturna dublinese (per turisti) ma nell’Ottocento era il centro della prostituzione ovvero il Monto; non so se l’espressione ha a che fare con questo
4) sono gli accessori per I caminetti o le stufe a legna
5) uomo sandwich
6) il vecchio mestiere dei cesti alludeva ai tenutari di bordelli o all’equivalente di prostituirsi o di darci dentro con il sesso- Il significato è più propriamente settecentesco mentre nell’ottocento diventa l’equivalente di fare il borseggiatore o rubare. Così in questo contesto Jack poteva effettivamente darsi al furto con destrezza mentre si trovava in Fishamble Street (luogo di mercato del pesce nel Medioevo)

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I) Sono uno che ha girato dappertutto e mi chiamano Jack Tottofare. Ho sempre trovato la massima delizia nel corteggiare le giovani fanciulle così quando arrivai a Dublino per cercare una sistemazione li ho sempre sentiti dire che era l’orgoglio della nazione
Incominciai a George’s Quay dove divenni un facchino, io e il mio capo presto litigammo il che rese la mia permanenza più breve, in Sackville Street (ero) un pasticcere e in James’ Street un panettiere, in Cook Street facevo bare e in Eustace Street il predicatore
CORO Sono il giramondo Jack dai molti mestieri di ogni mestiere, di tutti i mestieri e se vuoi sapere come mi chiamo sono Jack il tutto fare
II) In Baggot Street guidavo carrozze ed ero ben richesto, in Francis Street affittavo posti-letto per tutti i forestieri, perchè Dublino è moto rinomata o (ero) io che mi sbagliavo. In Kevin Street vendevo burro uova e pancetta In Golden Lane scarpe vecchie, in Meath Street ero un arrotino In Barrack Street ho perso mia moglie, e sono contento di non averla mai ritrovata In Mary’s Lane ho tinto i vecchi vestiti di cui andavo fiero nel noto posto di Exchequer Street vendevo montone arrosto
III) In Temple Bar(3) indossavo vecchi cappelli, in Thomas Street ero un falegname, in Pill Lane vendevo piatti in Green Street ero un avvocato onesto, In Plunkett Street vendevo abiti usati, in Bride’s Alley ero un allibratore In Charles Street avevo un negozio, vendevo paletta, pinze e scopino(4) In College Green ero un banchiere e in Smithfield ero un mandriano,In Britain Street ero un cameriere e a George’s Street, un guantaio in Ormond Quay vendevo vecchi libri in King Street ero un pianta-chiodi, In Townsend Street un carpentiere e in Ringsend un marinaio
IV) In Cole’s Lane un macellaio occasionale; in Dane Street un sarto, in Moore Street un venditore di candele e nel Coombe un tessitore, in Church Street un robivecchi e in Redmond’s Hill un cemmerciante di stoffe In Mary Street vendevo tabacco per pipa, in Bishop street ero un quacchero, In Peter Street ero un ciarlatano, e in Greek street uno che immagazzinava il grano, al porto portavo sacchi in Werburgh ero vetraio In Mud Island ero il casaro dove divenni un dosatore In Capel Street il garzone del barbiere, In Abbey Street un bottaio.
V) In Liffey street avevo mobili e li vendevo con cimici e pulci e al Bank spesso tenevo un grosso cartello(5) In New Street vendevo berretti e pagliette e in Spitalfields facevo la pancetta, In Fishamble Street ero nel nel grande vecchio mercato dei cestai(6) In Summerhill facevo l’allenatore, in Denzille Street l’indoratore In Cork Street ero un conciatore, in Brunswick Street un costruttore In High Street vendevo calze In Patrick Street spade, così se volete sapere il mio nome, sono Jack tutto fare

JACK OF ALL TRADES

Sono in aumento le persone che decidono di cambiare vita e hanno chiuso il conto in banca rinunciando al possesso del denaro e delle cose materiali che sono consumismo, bisogni indotti dal mercato capitalistico, c’è chi torna alla natura con l’autoproduzione e il baratto o chi lavora fuori dagli schemi per diffondere la sharing economy e la collaborazione. continua

ASCOLTA Bruce Springsteen Wrecking Ball 2012

I’ll mow your lawn, clean the leaves out’ your drain I’ll mend your roof, to keep out the rain I take the work that God provides I’m a jack of all trades, honey we’ll be all right
I’ll hammer the nails, I’ll set the stone I’ll harvest your crops, when they’re ripe and grown I’ll pull that engine apart, and patch’er up ’til she’s running right I’m a jack of all trades, we’ll be all right
The hurricane blows, brings the hard rain When the blue sky breaks It feels like the world’s gonna change And we’ll start caring for each other Like Jesus said that we might I’m a jack of all trades, we’ll be all right
The banker man grows fat, working man grows thin It’s all happened before and it’ll happen again It’ll happen again, yeah they’ll bet your life I’m a jack of all trades, darling we’ll be all right
Now sometimes tomorrow comes soaked in treasure and blood We stood the drought, now we’ll stand the flood There’s a new world coming, I can see the light I’m a jack of all trades, we’ll be all right
So you use what you’ve got and you learn to make do You take the old, you make it new If I had me a gun, I’d find the bastards and shoot ’em on sight I’m a jack of all trades, we’ll be all right I’m a jack of all trades, we’ll be all right

 

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
17 giugno 2012

Ti falcerò il prato, ripulirò lo scolo dalle foglie, ti aggiusterò il tetto perché non ci entri la pioggia prenderò il lavoro che Dio vorrà dare, sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene
Pianterò i chiodi e metterò a posto la lastra di pietra ti mieterò i campi quando sono maturi, metterò da parte quella macchina e la raccomoderò finché non andrà bene, sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene
Soffia l’uragano e porta pioggia a dirotto, quando spunta il cielo azzurro sembra che il mondo cambi, cominceremo a curarci l’uno dell’altro come Gesù disse che si poteva fare, sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene.
Il banchiere ingrassa, il lavoratore dimagrisce, è già successo prima e succederà ancora succederà ancora, sí, si giocheranno la tua vita a scommesse, sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene
Ora, a volte, il domani arriva impregnato di denaro e sangue, qui abbiamo resistito alla siccità, ora resisteremo all’alluvione c’è un mondo nuovo che viene, vedo la luce, sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene
E così adoperi quel che hai, e impari a farlo bastare prendi quel che è vecchio e lo rendi nuovo. Se avessi una pistola, troverei quei bastardi e gli sparerei a vista, sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene.

 

NOTE
1) evidentemente Springsteen non è un pacifista

FONTI
http://ebba.english.ucsb.edu/ballad/21924/transcription http://ebba.english.ucsb.edu/ballad/21924/xml http://www.gutenberg.org/files/33404/33404-h/music/music091.pdf http://ballads.bodleian.ox.ac.uk/search/title/Jack%20of%20all%20trades http://auspace.athabascau.ca/bitstream/2149/1660/ 1/transatlantic_troubadours.pdf http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=71305 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16801 http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=41623
http://babelstone.blogspot.it/2006/06/ grand-old-trade-of-basket-making.html

THE WHITE (BLUE) COCKADE

charles-edward-stuart-image-copyright-university-of-aberdeen1La coccarda appuntata sul cappello è una moda del Settecento ed era indossata come simbolo della fedeltà a una certa ideologia, o anche come indicazione di status sociale (e più spesso parte della divisa di un servitore). In Gran Bretagna la coccarda bianca indicava i giacobiti mentre i governativi indossavano la coccarda nera o blu. In Francia la coccarda bianca era il simbolo dell’Ancien Régime, mentre quella tricolore era quella dei rivoluzionari. E tuttavia il significato del colore della coccarda di questa antica ballata si è perso nel tempo e più probabilmente aveva a che fare con i colori dei reggimenti regionali presso le zone in cui era cantata.

La ballata è fatta risalire alla metà del 1700, mentre le prime versioni raccolte dalla tradizione orale risalgono alla fine del XIX secolo. L’origine è sconosciuta forse la canzone proviene dalla Scozia o dall’Irlanda ma è stata ritrovata più spesso nella tradizione orale inglese.
Of the two earliest broadside versions that have survived, Angus of Newcastle’s ‘The Blue Cockade’ (Robert White Collection, Newcastle University Library, Ref 17.34) mentions ‘the Stravan’ which could be a contraction of Strathavon in Scotland; and Evans of London’s 1794 printing of ‘The Light Blues’ (Bodleian Ballads website, Curzon b15 (83)) is firmly set in Limerick, Ireland. (tratto da vedi).

Con questo titolo si conoscono melodie e testi diversi ed anche il colore della coccarda varia dal blu al nero.
“A widely travelled song, the colour of the recruit’s cockade changing according to the area in which the song is found or the political opinion of a singer through whose hands (or mouth!) the song has passed. During the 18th century wars, cockades of their national colours were worn by the soldiers engaged. The white cockade became the distinctive emblem of the Jacobites and this is usually the colour mentioned in Northern counties, where the song may possibly have originated. “The Orange and Blue” (which also appears in the song Green Grows the Laurel,) may refer to the army of William III, in which case the “blue” version of the song must be the earlier.”( tratto da The Wanton Seed)

ANALISI DEL TESTO: THE WHITE COCKADE

Pur nelle sue varianti la canzone è incentrata su due personaggi, il giovane contadino arruolatosi nell’esercito e la fidanzatina che piange la sua sorte e maledice l’arruolatore. Il metodo dei reclutatori descritto nella prima strofa è quello abituale: l’adescamento del malcapitato un po’ bevuto, persuaso dalla buona paga. Un ultimo saluto all’innamorata con la promessa di portarla all’altare al suo ritorno. Non si sa se il giovanotto sia pentito di essersi arruolato, forse sogna chissà quali avventure in terre lontane, ancora irretito dai discorsi del sergente arruolatore. E’ la donna a soffrire per la separazione e per la preoccupazione!

MELODIA: MY LOVE HAS LISTED

Melodia popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle.
“More than a hundred years ago this song was being spoken of as “a favourite with the peasantry in every part of England but more particularly in the mining districts of the North”. A soap-boiler and vitriol manufacturer, Thomas Doubleday (who was also a fine pioneer folk song collector) heard it sung by a street ballad singer in Newcastle and he sent a copy to Blackwood’s Magazine, who published it in 1821. Every version found since then is so close to Doubleday’s, that it looks as if the song’s early appearance in print quite fixed its form for ever. Frank Kidson noted a version from his mother “who heard it sung in Leeds about the year 1820”, but it’s the Newcastle set, word for word, and note for note. More or less identical is this present version, an amplification of a set found in Yorkshire by Nigel and Mary Hudleston”. (A.L. Lloyd)

THE WHITE COCKADE

ASCOLTA Kate Rush in “Underneath the Stars” 2003
ASCOLTA una versione testuale simile è riportata dal The Yorkshire Garland Group (anche con spartito) che testimonia la popolarità del brano nello Yorkshire. La versione è simile a quella resa popolare a livello nazionale dai Waterson di Hull.

VERSIONE TESTO KATE RUSH
I
One day as I was walking all o’er yon fields of moss
I had not thoughts of enlisting, ’till some soldiers did me cross
They kindly did invite me to a flowing ball(1) and down
They advanced, they advanced me some money
A shilling from the crown
II
My true love, he is listed and he wears a white cockade
He is a handsome young man, likewise a roving blade
He is a handsome young man, he’s gone to serve the King
Oh, my very, oh, my very
Heart is aching all for the love of him
III
My true love, he is handsome and comely for to see
And by a sad misfortune a soldier now is he
I wish the man that’s listed him might prosper night nor day
And I wish that, and I wish that
The hollanders(3) might sink him in the sea
IV
Then he took out of his hankerchief to wipe my flowing eye
Leave off your lamentation, likewise your mournful sighs
Leave off you grief and sorrow, until I march o’er yon plain
We’ll be married, we’ll be married
In the springtime, when I return again
V
My true love, he is handsome and it’s all for him I’ll rove
I’ll write his name on every tree that grows in yonder grove
My poor heart it does hallow, how my poor heart it does cry
To remind me, to remind me
Of my ploughboy, until the day I die

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Un giorno, mentre stavo camminando per quella brughiera, non avevo idea di arruolarmi finchè dei soldati che mi incrociarono, mi hanno invitato con buone maniere a una colossale bevuta, e mi diedero, mi diedero dei soldi, uno scellino.
II
Il mio amore è arruolato e indossa una coccarda bianca,
è giovane e bello, e anche uno spadaccino vagabondo,
è giovane e bello, ed è andato a servire il Re,
Oh il mio, cuore
soffre tutto d’amore per lui.
III
Il mio amore è bello e avvenente da vedere,
ma per una triste disgrazia è ora un soldato,
vorrei che l’uomo che lo ha arruolato non possa prosperare notte e giorno,
e mi auguro che, mi auguro che,
gli Olandesi lo possano affondare nel mare.
IV
Allora lui tirò fuori il fazzoletto per asciugare i miei occhi piangenti,
“Smetti con i lamenti e anche con i sospiri dolenti,
abbandona il tuo dolore e il dispiacere finchè marcerò per quella pianura,
ci sposeremo, ci sposeremo,
in primavera quando ritornerò di nuovo”.
V
Il mio amore è bello e per lui mi dispererò,
scriverò il suo nome su ogni albero che cresce in quel boschetto,
il mio povero cuore che si consacra alle lacrime per ricordarmi, del mio contadino, fino al giorno della mia morte

NOTE
1) sta per bowl
2) truppe governative
3) vedi http://ontanomagico.altervista.org/low-lands.htm

THE BLUE COCKADE

ASCOLTA Show of Hands
ASCOLTA The Witches Of Elswick (in versione integrale su Spotify)
I
‘Twas on one Monday morning
As I walked o’er the moss,
I little thought of ‘listing,
‘Til some soldiers did me cross,
The company enticed me
To drink their health all round,
And the bounty (and the bounty),
And the bounty (and the bounty),
They gave me:
Five guineas and a crown.
II
My head was full of drink love
And I didn’t think of you
And now I’m forced to go and join
The orange and the blues(2).
Our ship she waits at anchor
To take the flowing tide.
I’ll return love (I’ll return love),
I’ll return love (I’ll return love)
In the springtime
When I make you my bride.
III
So early the next morning,
Before the break of day,
The captain called his orders
And my love marched away.
All in your ranks and files boys,
All on your native shore.
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love,
You’re the lad that I adore.
IV
But I hope you never prosper
And I hope you always fail;
At everything you venture
I hope you n’er do well;
And the very ground you walk upon –
May the grass refuse to grow,
Since you’ve been the (since you’ve been the),
Since you’ve been the (since you’ve been the)
Very cause of
My sorrow, grief and woe.
V
It’s true my love has listed
And he wears a blue cockade;
He is a handsome young man,
Likewise a roving blade;
He is a handsome young man,
He’s gone to serve the king,
Whilst my very (whilst my very),
Whilst my very (whilst my very)
Heart is breaking
All for the love of him.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Era un lunedì mattina, mentre camminavo per la brughiera, non avevo idea di arruolarmi finchè dei soldati che mi incrociarono, mi hanno convinto a bere alla loro salute, e mi diedero, che generosità cinque ghinee e uno scellino.
II
La mia testa era piena di alcool amore, e non pensavo a te e adesso sono costretto ad andare a unirmi agli arancione e blu. La nave ci attende all’ancora per partire al sorgere della marea. Ritornerò amore in primavera, quando ti farò mia sposa.
III
Così presto la mattina dopo, prima del sorgere del giorno, il capitano diede gli ordini e il mio amore marciò, tutto nei ranghi e in fila, via dalla sua terra natia. Addio amato mio, tu sei il ragazzo che amo.
IV
Spero che tu non prospererai mai e che sempre fallirai; e tutto ciò che capiterà spero che non ti porti mai del bene e che sulla terra su cui cammini l’erba si rifiuti di crescere dal momento che tu sei stato la causa del mio dolore, sofferenza e guai
V
Il mio amore è stato arruolato e indossa una coccarda blu, è giovane e bello, e anche uno spadaccino vagabondo, è giovane e bello, ed è andato a servire il Re,
Oh il mio, cuore soffre tutto d’amore per lui.

THE WHITE COCKADE: VERSIONE ROBERT BURNS

Burns prende il testo della vecchia ballata e lo trasforma in chiave giacobita, così la coccarda bianca è associata immediatamente con la ribellione guidata dal “Bonnie Prince Charlie”. Una leggenda dice che l’usanza si diffuse dopo che “il bel Carletto” si appuntò una rosellina bianca sul cappello.

battle-cockade

Nota anche come My love was born in Aberdeen, la melodia è una reel comparsa in stampa nell’Apollo’s Banquet di Playford (1687) con il titolo di “Scots tune”, doveva trattarsi di una danza popolare risalente al 1615-30. La ritroviamo anche in Ancient and Modern Scottish Songs di Herd (1776).
Qui la fanciulla è orgogliosa del suo amore che combatte per la restaurazione degli Stuard nell’ultima rivolta giacobita del 1745.

ASCOLTA (si riportano solo le sue strofe cantate)

VERSIONE ROBERT BURNS 1790 (in quattro strofe)
I
My love was born in Aberdeen,
The boniest lad that e’er was seen;
But now he makes our hearts fu’ sad –
He takes the field wi’ his White Cockade.
CHORUS
O, he’s a ranting, roving lad!
He is a brisk an’ a bonie lad!
Betide what may, I will be wed,
And follow the boy wi’ the White Cockade!
II
I’ll sell my rock, my reel, my tow(1),
My guid gray mare and hawkit (2) cow,
To buy mysel a tartan plaid,
To follow the boy wi’ the White Cockade.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Il mio amore è nato ad Aberdeen
il ragazzo più bello che ci sia
ma ora ci lascia con i cuori pieni di tristezza, e va in battaglia con la sua Coccarda Bianca.
CORO
Lui è un ragazzo gioviale e vagabondo!
E’ un bel ragazzo esuberante!
Accada quel che accada io lo sposerò
E seguirò il ragazzo con la Coccarda Bianca.
II
Venderò il mio fuso, la mia ruota e il mio lino la mia cavalla grigia e la mucca pezzata per comprarmi un plaid scozzese
e seguire il ragazzo con la Coccarda Bianca

NOTE
1) distaff, flax fibre
2) spotted

WHITE COCKADE REEL

E’ una Scottish Country Dance
ASCOLTA The Chieftains in “An Irish Evening
DANZA

FONTI
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thewhitecockade.html
https://www2.bc.edu/~hafner/lmm/music-articles/white_cockade_ryan.html
http://www.jacobite.ca/songs/whitecockade.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=7838
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3704
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63755
http://www.yorkshirefolksong.net/song_database/
Parting/The_White_Cockade.16.aspx

http://www.scottish-country-dancing-dictionary.com/dance-crib/white-cockade.html

WEXFORD CAROL

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea del Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol dal nome della cittadina da cui avrebbe avuto origine o come “Good people all this Christmas time” dal primo verso con cui inizia. La versione in gaelico con cui viene anche cantano – Carúl Loch Garman -non è la più antica traduzione bensì una più recente. La sua diffusione ebbe luogo però nell’Ottocento con la sua trascrizione da parte di William Grattan Flood all’epoca organista della cattedrale di San Aidan che venne poi stampata nell'”Oxford Book of Carols” del 1928 (il must delle compilation natalizie). Se la melodia è medievale per il testo sono molto probabili rimaneggiamenti ottocenteschi sulla scia del “carols revival” del tempo.

Così dicono le note sull’Oxford Book: “Dr WH Grattan-Flood (1859-1928) lived in Enniscorthy from 1895 until his death, and […] took down the words and tune from a local singer; after revising the text, he sent the carol to the editors of The Oxford Book of Carols, who printed it as the ‘Wexford Carol’.”

Wexford Carol è uno dei canti di Natale cantato nei Kilmore Carols essendo Kilmore un paese a una ventina di kilometri da Wexford con una secolare tradizione istituita da don Peter Devereux quando divenne parroco del paese verso il 1750: i canti di Natale sono una dozzina circa e i cantori sono sei uomini (almeno uno di essi è per tradizione un membro della famiglia Devereux). Qui “The Enniscorty carol” è considerato un canto locale: nella chiesa parrocchiale di Santa Maria ogni giorno nell’ambito della celebrazione della Messa (durante la comunione) è cantata una sola carol e così via nei dodici giorni del Natale. I testi sono racchiusi in due collezioni chiamate “ghirlande” la prima di Luke Waddinge, vescovo di Ferns risalente al 1684 – A Smale Garland of Pious and Godly Songs, Composed by a devout Man, for the Solace of his Freinds and neighbours in their afflictions- ; la seconda di don William Devereux (1696-1771) risalente al 1728 – A New Garland, containing Songs for Christmas-.

GUIDA ALL’ASCOLTO
Interpretato da moltissimi artisti irlandesi Wexford Carol è un canto di Natale onnipresente nelle compilation delle Celtic Christmas songs.
ASCOLTA Loreena McKennitt in “To drive the cold winter away” 1987 (strofe I, II, V, III, IV)
ASCOLTA Moya Brennan in “An Irish Christmas” 2005, con le fioriture della voce tipiche del canto irlandese (strofe I, III, IV)
ASCOLTA The Chieftains & Nanci Griffithin “The Bells of Dublin” (strofe III, V)
VERSIONE STRUMENTALE
ASCOLTA Nightnose in “A winter Solstice IV” 1993
I
Good people all, this Christmas time,
Consider well and bear in mind
What our good God for us has done
In sending his beloved son.
With Mary holy we should pray,
To God with love this Christmas Day
In Bethlehem upon that morn,
There was a blessed Messiah born
II
The night before that happy tide
The noble Virgin and her guide(1)
Were long time seeking up and down
To find a lodging in the town(2).
But mark right well what came to pass
From every door repelled, alas
As was foretold, their refuge all
Was but a humble ox’s stall(3)
III
Near Bethlehem did shepherds keep
Their flocks of lambs and feeding sheep
To whom God’s angel did appear
Which put the shepherds in great fear
Arise and go, the angels said
To Bethlehem, be not afraid
For there you’ll find, this happy morn
A princely babe, sweet Jesus, born
IV
With thankful heart and joyful mind
The shepherds went the babe to find
And as God’s angel had foretold
They did our Saviour Christ behold
Within a manger he was laid
And by his side a virgin maid(4)
Attending on the Lord of Life
Who came on earth to end all strife
V
There were three wise men(5) from afar
Directed by a glorious star
And on they wandered night and day
Until they came where Jesus lay
And when they came unto that place
Where our beloved Messiah lay
They humbly cast them at his feet
With gifts of gold and incense sweet.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Brava gente, questo Natale
considerate bene e tenetelo a mente
che cosa Dio ha fatto per noi
nel mandare il suo amato figlio.
Insieme a Maria, dobbiamo pregare,
a Dio con amore, questo giorno di Natale
a Betlemme in questo giorno
è nato il Messia Benedetto.
II
La notte prima che quel periodo felice
la nobile vergine e la sua guida
andarono a lungo alla ricerca su e giù
per trovare un riparo in città.
Ma rammentate bene quello che accadde,
furono ahimè respinti ad ogni porta,
finchè, come fu predetto, il loro rifugio
fu in una stalla di buoi.
III
Vicino a Betlemme i pastori tenevano
le loro greggi di agnelli e pecore
a cui l’angelo di Dio apparve
a mettere grande timore nei pastori
“Alzatevi e andate, -disse l’angelo,
a Betlemme, non abbiate paura per
ciò che troverete, questa mattina felice
nato un bambino principesco, dolce Gesù”.
IV
Con il cuore grato e mente gioiosa
i pastori andarono a trovare il bambino
e come l’Angelo di Dio aveva predetto
hanno riconosciuto il Cristo Salvatore
adagiato in una mangiatoria
e accanto una fanciulla vergine
assistere al Signore della Vita
venuto sulla terra a porre fine a ogni lotta.
V
C’erano tre uomini saggi da lontano
guidati da una stella luminosa
e nel loro viaggiare notte e giorno
arrivarono dove stava Gesù
e quando arrivarono sul posto
dove stava il nostro amato Messia
si gettarono umilmente ai suoi piedi
con doni d’oro e profumato incenso.

Ho voluto accostare il canto con la raffigurazione iconografica della natività relativa che si rappresentava grossomodo nello stesso periodo l’anno mille o poco più eppure secondo una tradizione ben più antica, quella della iconografia bizantina.

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Mosaico cappella palatina Palermo XII secolo

Stupefacente raffigurazione altomedievale della Natività nello stile bizantino riproposto in Sicilia in epoca normanna; il mosaico si sviluppa lungo due pareti della cappella Palatina di Palermo: sullo sfondo la brulla campagna di Betlemme e al centro la grotta dove Maria giace seduta accanto al Bambino deposto in una mangiatoia e fasciato come si fasciavano i neonati nel Medioevo – dal collo ai piedi tipo mummia. La stella illumina il cielo e manda la sua luce sul bambinello, riscaldato solo dal fiato di un bue e di un asinello. I giganteschi angeli sullo sfondo annunciano ai pastori la nascita prodigiosa (pastori raffigurati nella parete laterale destra); i Magi arrivano al seguito della stella, dapprima a cavallo sullo sfondo e poi in primo piano prostrati a offrire i doni al Re dei Re. Come già evidenziato nella nota (4) la tradizione bizantina ricorda nello stesso giorno sia il Natale che l’adorazione di Magi
Due donne sono raffigurate a metà campo mentre lavano (in una vasca presumibilmente dorata e riccamente decorata) il bambinello prima di avvolgerlo nelle fasce, sono le due levatrici Zelomi e Salome (la donna che tiene in braccio Gesù e tasta l’acqua con la mano perchè sia della temperatura giusta!).
La scena è ripresa dal Vangelo dello Pseudo-Matteo (13:3) dove si racconta che al parto di Maria abbiano assistito due levatrici. La prima, Zelomi, dopo la nascita di Cristo constatò che la Madonna era ancora vergine, ma la seconda, Salome (un san Tommaso al femminile), non le credette e perse l’uso della mano mentre stava verificando anche lei l’integrità dell’imene di Maria. Il primo miracolo di Gesù fu quello di ridare l’uso della mano a Salome dopo che lo lavò.
La vasca dove viene lavato il bambino è a forma di calice (dettaglio perso nell’immagine tagliata appena più in alto) duplice prefigurazione del Battesimo e del calice eucaristico

NOTE
1) Giuseppe nelle prime rappresentazioni della Natività è una figura secondaria che si tiene in disparte, è semplicemente la guida non il vero padre di Gesù
2) L’immagine di Giuseppe e Maria che una volta arrivati a Betlemme fanno il giro degli alberghi e delle locande e li trovano tutti pieni a causa del censimento è falsa. Tutto nasce dall’aver tradotto erroneamente la parola greca “katàlyma” di Luca 2,7 in “albergo” invece che in “alloggio o stanza”. Per decenni trovavamo scritto in quel versetto “…perché non c’era posto per loro nell’albergo” mentre nella nuova traduzione italiana della Bibbia del 2008 troviamo “… perché non c’era posto per loro nell’alloggio”[camera per gli ospiti o alloggio superiore].
Se Giuseppe era originario di Betlemme, se qui aveva i parenti e se probabilmente era intenzionato a stabilirvisi definitivamente come è possibile che non avesse una sua casa per alloggiare? Considerando il fatto che per i popoli orientali l’ospitalità era un dovere sacro, sul quale si giocava il proprio onore, sembra inverosimile che, se ce ne fosse stato bisogno, nemmeno un parente vedendo Maria incinta abbia ospitato i due.
Inoltre ogni abitazione di quei tempi in Palestina era costituita da un’unica stanza centrale dove si faceva tutto (anche dormire). Generalmente però ogni casa aveva qualche ambiente più piccolo riservato come deposito, per eventuali ospiti o per le partorienti. Infatti bisogna ricordare che quando una donna ebrea dava alla luce un figlio, restava impura per 40 o 80 giorni, a seconda che il bambino fosse maschio o femmina, per la perdita di sangue che aveva sofferto. E gli oggetti e le persone che toccava diventavano impuri. E per gli ebrei una persona impura non poteva frequentare il tempio né entrare in relazione con altri. Da qui l’usanza di far partorire le donne in una stanza appartata della casa.
Quindi, le cose probabilmente sono andate così: Giuseppe e Maria alcuni mesi prima del parto vanno a Betlemme con l’intenzione di stabilirvisi definitivamente. Alloggiano nella casa che Giuseppe aveva a Betlemme. A causa del censimento molta gente era tornata in paese e la casa di Giuseppe era piena di parenti (sia la stanza centrale che quella appartata). Per non offendere nessun parente i due si ritirano nella stalla che ogni casa di Betlemme aveva e che nel caso di Giuseppe era una grotta. Infatti il Vangelo di Matteo ci dice che la stella condusse i Magi fino ad una “casa” (Mt 2,11). (tratto da vedi)
3) Nei Vangeli di Luca e di Matteo, gli unici testi a parlare della nascita di Gesù, non si parla di animali presenti al momento della natività. La tradizione “del bue e dell’asinello” nel presepio sembra nata qualche secolo dopo per un banale errore di traduzione. Infatti quando la Bibbia è stata tradotta dal greco in latino, nel libro di Abacuc (uno dei libri dell’Antico Testamento) la frase “in mezzo a due età”, che è l’esatto pensiero di Abacuc 3,2, è stato tradotto in latino “in mezzo a due animali” per la somiglianza tra il termine greco “età” e il termine greco “animale”. Riferendo in modo sbagliato questa frase alla nascita di Gesù (“in mezzo a due animali”) e collegandola con un versetto del libro di Isaia dove si riporta un proverbio che parla di un bue e di un asino nasce la tradizione dei due animali presenti alla nascita di Gesù. (tratto da vedi)
4) la verginità di Maria venne attestata dalle due levatrici Zelomi e Salome, presenti alla nascita secondo i vangeli apocrifi.
5) la data del Natale di Gesù non fu festeggiata fino al 354 quando la Chiesa d’Occidente la fece coincidere con la festa romana e imperiale del Sole Invitto. Tuttavia in Oriente ancora per molto tempo la festa era celebrata il 6 gennaio (fino al VII secolo), così le chiese bizantine ricordano l’adorazione dei Magi già al 25 dicembre: essi rappresentavano più in generale tutto il genere umano che riconosce il Cristo come Salvatore

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/wexford_carol.htm
http://www.patrickcomerford.com/2011/12/christmas-poems-1-wexford-carol.html
http://www.celticchristmasmusic.com/christmas-traditions/kilmore-carols-in-ireland.htm
http://www.reginamundi.info/icone/nativita-palatina.asp

BRANLE L’OFFICIAL

Le danze in forma di catena o di circolo non svaniscono con l’esaurirsi della tradizione della carola, ma continuano nei brando o branles, che si ritrovano ancora quasi invariate nelle danze popolari di area francese, tutt’ora ballate.
Nel Rinascimento il Branle (dal francese Bransle cioè ballare in cerchio oscillando -come le onde del mare) era la danza più diffusa: in origine danza popolare e presto danza di corte presso il re di Francia Francesco I ma anche di moda alla corte inglese di Enrico VIII e poi di sua figlia Elisabetta I.
Questo gruppo di danze denominato Branle è stato codificato da Thoinot Arbeau alla fine del 1500; anche se vengono spesso presentate come “medievali”, la musica è rinascimentale se non addirittura barocca e si può solo ipotizzare una possibile quanto remota origine medievale.

I PASSI BASE

I passi base sono semplicissimi: passo semplice (apertura piede sinistro o destro e chiusura con il piede opposto) e passo doppio (ossia il passo semplice ripetuto due volte) questi passi si possono eseguire in avanti in dietro e lateralmente a seconda delle istruzioni riportate nello schema della danza.

BRANLE DE L’OFFICIAL

Il “Ballo dell’Ufficiale” era la danza rinascimentale dei servitori ossia i lacchè e le servette delle dimore patrizie, ballata solo occasionalmente da giovanetti e fanciulle dell’aristocrazia mascherati da contadinelli e pastorelle.

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Nell’“Orchésographie” Thoinot Arbeau introduce una grossa novità per i tempi, la tablatura: a fianco del rigo, posto in verticale, sono annotati i singoli movimenti dei piedi in corrispondenza della battuta a cui si riferiscono, e a fianco ancora vengono riassunti come passi completi. (qui)

SCHEMA DANZA

Paese: Francia
Musica: Thoinot Arbeau 1588
Coreografia: popolare
Disposizione: per coppie in cerchio, tenersi per mano.

FIG 1
1 – 4 PASSO DOPPIO LATERALE   SINISTRO
Apertura   laterale con piede sinistro, accostare piede destro.
Apertura laterale con piede sinistro, accostare piede destro.
5 – 8 PASSO DOPPIO LATERALE DESTRO
Apertura   laterale con piede destro, accostare piede sinistro.
Apertura laterale con piede destro, accostare piede sinistro.
Cambio fronte: Cavaliere e dama non si danno più la   mano ma si fronteggiano
1 – 8 Ripete PASSO DOPPIO LATERALE SINISTRO e DESTRO
FIG 2
1 – 12 PASSO SEMPLICE LATERALE   SINISTRO
Apertura   laterale con piede sinistro, accostare piede destro ripetuto per 6 volte.
SALTO DELLA DAMA o GIRO A SINISTRA DELLA DAMA
1 – 4 voltaIl cavaliere prende per la   vita la dama che sta alla sua destra e la solleva in alto per portarla alla  sua sinistra. La dama mette le mani sulle   spalle del cavaliere e si dà una spinta verso l’alto (ovviamente dipende   anche dell’altezza dell’uomo, con grande divario di statura la donna più   piccola può appoggiarsi alle braccia).Una versione semplificata, soprattutto nelle   dimostrazioni il pubblico, prevede lo spostamento della dama (dalla destra   alla sinistra del cavaliere) con GIRO verso sinistra in 4 piccoli passi: apre  di piede sinistro e si sposta per trovarsi frontalmente al cavaliere.
A seconda dell’andamento della melodia la FIG 2 viene ripetuta prima di ricominciare la sequenza.

VIDEO nell’esempio la FIG 2 è interpretata con un passo semplice quasi saltato cioè con un apertura laterale data con molto slancio. Non viene eseguito il salto della dama ma il giro sinistro della dama. La chiusura della figura è accentuata musicalmente anche da un doppio colpo di percussioni.

VIDEO con SALTO DELLA DAMA. La danza è stata reinterpretata con il movimento detto “Toss the Duchess” o “Toss the wench” (già mossa utilizzata in un ballo sempre dello stesso periodo detto volta e considerato molto osè per il tempo).

NOTE
La danza ha subito alcune varianti ad esempio il passo semplice laterale sinistro di FIG 2 è diventato un passo incrociato davanti e dietro. Alcuni accompagnano il movimento anche con lo spostamento della testa in modo da guardare lateralmente(a sinistra e poi a destra per la dama, viceversa per il cavaliere, infatti la dama alla destra del cavaliere è in genere la sua compagna, così nel primo passo semplice la coppia si guarda, al secondo ci si rivolge al compagno opposto e così via fino a riguardarsi per il passaggio al SALTO)

VARIANTE per la disposizione di fila.
 VIDEO Invece del salto, sempre in 4 tempi si eseguono due saltelli prima di sinistro poi di destro e infine due saltelli uno piedi uniti e uno sui talloni. La coreografia diventa simile alla farandola.

LA CAROLA NATALIZIA DING DONG MERRILLY ON HIGH (qui)

FONTI
LA DANZA NEL MEDIOEVO continua
http://www.graner.net/nicolas/arbeau/orcheso01.php