THE WHITE (BLUE) COCKADE

La coccarda appuntata sul cappello è una moda del Settecento ed era indossata come simbolo della fedeltà a una certa ideologia, o anche come indicazione di status sociale (e più spesso parte della divisa di un servitore). In Gran Bretagna la coccarda bianca indicava i giacobiti mentre i governativi indossavano la coccarda nera o blu. In Francia la coccarda bianca era il simbolo dell’Ancien Régime, mentre quella tricolore era quella dei rivoluzionari. E tuttavia il significato del colore della coccarda di questa antica ballata si è perso nel tempo e più probabilmente aveva a che fare con i colori dei reggimenti regionali presso le zone in cui era cantata.

La ballata è fatta risalire alla metà del 1700, mentre le prime versioni raccolte dalla tradizione orale risalgono alla fine del XIX secolo. L’origine è sconosciuta forse la canzone proviene dalla Scozia o dall’Irlanda ma è stata ritrovata più spesso nella tradizione orale inglese.
Of the two earliest broadside versions that have survived, Angus of Newcastle’s ‘The Blue Cockade’ (Robert White Collection, Newcastle University Library, Ref 17.34) mentions ‘the Stravan’ which could be a contraction of Strathavon in Scotland; and Evans of London’s 1794 printing of ‘The Light Blues’ (Bodleian Ballads website, Curzon b15 (83)) is firmly set in Limerick, Ireland. (tratto da vedi).
Con questo titolo si conoscono melodie e testi diversi ed anche il colore della coccarda varia dal blu al nero.
“A widely travelled song, the colour of the recruit’s cockade changing according to the area in which the song is found or the political opinion of a singer through whose hands (or mouth!) the song has passed. During the 18th century wars, cockades of their national colours were worn by the soldiers engaged. The white cockade became the distinctive emblem of the Jacobites and this is usually the colour mentioned in Northern counties, where the song may possibly have originated. “The Orange and Blue” (which also appears in the song Green Grows the Laurel,) may refer to the army of William III, in which case the “blue” version of the song must be the earlier.”( tratto da The Wanton Seed)

ANALISI DEL TESTO
Pur nelle sue varianti la canzone è incentrata su due personaggi, il giovane contadino arruolatosi nell’esercito e la fidanzatina che piange la sua sorte e maledice l’arruolatore. Il metodo dei reclutatori descritto nella prima strofa è quello abituale: l’adescamento del malcapitato un po’ bevuto, persuaso dalla buona paga. Un ultimo saluto all’innamorata con la promessa di portarla all’altare al suo ritorno. Non si sa se il giovanotto sia pentito di essersi arruolato, forse sogna chissà quali avventure in terre lontane, ancora irretito dai discorsi del sergente arruolatore. E’ la donna a soffrire per la separazione e per la preoccupazione!

MELODIA MY LOVE HAS LISTED
Melodia popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle.
“More than a hundred years ago this song was being spoken of as “a favourite with the peasantry in every part of England but more particularly in the mining districts of the North”. A soap-boiler and vitriol manufacturer, Thomas Doubleday (who was also a fine pioneer folk song collector) heard it sung by a street ballad singer in Newcastle and he sent a copy to Blackwood’s Magazine, who published it in 1821. Every version found since then is so close to Doubleday’s, that it looks as if the song’s early appearance in print quite fixed its form for ever. Frank Kidson noted a version from his mother “who heard it sung in Leeds about the year 1820”, but it’s the Newcastle set, word for word, and note for note. More or less identical is this present version, an amplification of a set found in Yorkshire by Nigel and Mary Hudleston”. (A.L. Lloyd)

THE WHITE COCKADE
ASCOLTA Kate Rush in “Underneath the Stars” 2003
ASCOLTA una versione testuale simile è riportata dal The Yorkshire Garland Group (anche con spartito) che testimonia la popolarità del brano nello Yorkshire. La versione è simile a quella resa popolare a livello nazionale dai Waterson di Hull.

VERSIONE TESTO KATE RUSH
I
One day as I was walking all o’er yon fields of moss
I had not thoughts of enlisting, ’till some soldiers did me cross
They kindly did invite me to a flowing ball(1) and down
They advanced, they advanced me some money
A shilling from the crown
II
My true love, he is listed and he wears a white cockade
He is a handsome young man, likewise a roving blade
He is a handsome young man, he’s gone to serve the King
Oh, my very, oh, my very
Heart is aching all for the love of him
III
My true love, he is handsome and comely for to see
And by a sad misfortune a soldier now is he
I wish the man that’s listed him might prosper night nor day
And I wish that, and I wish that
The hollanders(3) might sink him in the sea
IV
Then he took out of his hankerchief to wipe my flowing eye
Leave off your lamentation, likewise your mournful sighs
Leave off you grief and sorrow, until I march o’er yon plain
We’ll be married, we’ll be married
In the springtime, when I return again
V
My true love, he is handsome and it’s all for him I’ll rove
I’ll write his name on every tree that grows in yonder grove
My poor heart it does hallow, how my poor heart it does cry
To remind me, to remind me
Of my ploughboy, until the day I die

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Un giorno, mentre stavo camminando per quella brughiera, non avevo idea di arruolarmi finchè dei soldati che mi incrociarono, mi hanno invitato con buone maniere a una colossale bevuta, e mi diedero, mi diedero dei soldi, uno scellino.
II
Il mio amore è arruolato e indossa una coccarda bianca,
è giovane e bello, e anche uno spadaccino vagabondo,
è giovane e bello, ed è andato a servire il Re,
Oh il mio, cuore
soffre tutto d’amore per lui.
III
Il mio amore è bello e avvenente da vedere,
ma per una triste disgrazia è ora un soldato,
vorrei che l’uomo che lo ha arruolato non possa prosperare notte e giorno,
e mi auguro che, mi auguro che,
gli Olandesi lo possano affondare nel mare.
IV
Allora lui tirò fuori il fazzoletto per asciugare i miei occhi piangenti,
“Smetti con i lamenti e anche con i sospiri dolenti,
abbandona il tuo dolore e il dispiacere finchè marcerò per quella pianura,
ci sposeremo, ci sposeremo,
in primavera quando ritornerò di nuovo”.
V
Il mio amore è bello e per lui mi dispererò,
scriverò il suo nome su ogni albero che cresce in quel boschetto,
il mio povero cuore che si consacra alle lacrime per ricordarmi, del mio contadino, fino al giorno della mia morte

NOTE
1) sta per bowl
2) truppe governative
3) vedi http://ontanomagico.altervista.org/low-lands.htm

THE BLUE COCKADE

ASCOLTA Show of Hands
ASCOLTA The Witches Of Elswick (in versione integrale su Spotify)
I
‘Twas on one Monday morning
As I walked o’er the moss,
I little thought of ‘listing,
‘Til some soldiers did me cross,
The company enticed me
To drink their health all round,
And the bounty (and the bounty),
And the bounty (and the bounty),
They gave me:
Five guineas and a crown.
II
My head was full of drink love
And I didn’t think of you
And now I’m forced to go and join
The orange and the blues(2).
Our ship she waits at anchor
To take the flowing tide.
I’ll return love (I’ll return love),
I’ll return love (I’ll return love)
In the springtime
When I make you my bride.
III
So early the next morning,
Before the break of day,
The captain called his orders
And my love marched away.
All in your ranks and files boys,
All on your native shore.
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love,
You’re the lad that I adore.
IV
But I hope you never prosper
And I hope you always fail;
At everything you venture
I hope you n’er do well;
And the very ground you walk upon -
May the grass refuse to grow,
Since you’ve been the (since you’ve been the),
Since you’ve been the (since you’ve been the)
Very cause of
My sorrow, grief and woe.
V
It’s true my love has listed
And he wears a blue cockade;
He is a handsome young man,
Likewise a roving blade;
He is a handsome young man,
He’s gone to serve the king,
Whilst my very (whilst my very),
Whilst my very (whilst my very)
Heart is breaking
All for the love of him.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Era un lunedì mattina, mentre camminavo per la brughiera, non avevo idea di arruolarmi finchè dei soldati che mi incrociarono, mi hanno convinto a bere alla loro salute, e mi diedero, che generosità cinque ghinee e uno scellino.
II
La mia testa era piena di alcool amore, e non pensavo a te e adesso sono costretto ad andare a unirmi agli arancione e blu. La nave ci attende all’ancora per partire al sorgere della marea. Ritornerò amore in primavera, quando ti farò mia sposa.
III
Così presto la mattina dopo, prima del sorgere del giorno, il capitano diede gli ordini e il mio amore marciò, tutto nei ranghi e in fila, via dalla sua terra natia. Addio amato mio, tu sei il ragazzo che amo.
IV
Spero che tu non prospererai mai e che sempre fallirai; e tutto ciò che capiterà spero che non ti porti mai del bene e che sulla terra su cui cammini l’erba si rifiuti di crescere dal momento che tu sei stato la causa del mio dolore, sofferenza e guai
V
Il mio amore è stato arruolato e indossa una coccarda blu, è giovane e bello, e anche uno spadaccino vagabondo, è giovane e bello, ed è andato a servire il Re,
Oh il mio, cuore soffre tutto d’amore per lui.

VERSIONE ROBERT BURNS
Burns prende il testo della vecchia ballata e lo trasforma in chiave giacobita, così la coccarda bianca è associata immediatamente con la ribellione guidata dal “Bonnie Prince Charlie”. Una leggenda dice che l’usanza si diffuse dopo che “il bel Carletto” si appuntò una rosellina bianca sul cappello.

Nota anche come My love was born in Aberdeen, la melodia è una reel comparsa in stampa nell’Apollo’s Banquet di Playford (1687) con il titolo di “Scots tune”, doveva trattarsi di una danza popolare risalente al 1615-30. La ritroviamo anche in Ancient and Modern Scottish Songs di Herd (1776).
Qui la fanciulla è orgogliosa del suo amore che combatte per la restaurazione degli Stuard nell’ultima rivolta giacobita del 1745.

ASCOLTA

VERSIONE ROBERT BURNS 1790 (in quattro strofe)
I
My love was born in Aberdeen,
The boniest lad that e’er was seen;
But now he makes our hearts fu’ sad -
He takes the field wi’ his White Cockade.

CHORUS
O, he’s a ranting, roving lad!
He is a brisk an’ a bonie lad!
Betide what may, I will be wed,
And follow the boy wi’ the White Cockade!

  II
I’ll sell my rock, my reel, my tow(1),
My guid gray mare and hawkit (2) cow,
To buy mysel a tartan plaid,
To follow the boy wi’ the White Cockade.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Il mio amore è nato ad Aberdeen
il ragazzo più bello che ci sia
ma ora ci lascia con i cuori pieni di tristezza, e va in battaglia con la sua Coccarda Bianca.

CORO
Lui è un ragazzo gioviale e vagabondo!
E’ un bel ragazzo esuberante!
Accada quel che accada io lo sposerò
E seguirò il ragazzo con la Coccarda Bianca.

  II
Venderò il mio fuso, la mia ruota e il mio lino la mia cavalla grigia e la mucca pezzata per comprarmi un plaid scozzese
e seguire il ragazzo con la Coccarda Bianca

NOTE
1) distaff, flax fibre
2) spotted

WHITE COCKADE REEL

E’ una Scottish Country Dance

ASCOLTA The Chieftains in “An Irish Evening
DANZA

FONTI
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thewhitecockade.html
https://www2.bc.edu/~hafner/lmm/music-articles/white_cockade_ryan.html
http://www.jacobite.ca/songs/whitecockade.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=7838
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3704
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63755
http://www.yorkshirefolksong.net/song_database/
Parting/The_White_Cockade.16.aspx

http://www.scottish-country-dancing-dictionary.com/dance-crib/white-cockade.html

(Cattia Salto, inverno 2014)

WEXFORD CAROL

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea del Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol dal nome della cittadina da cui avrebbe avuto origine o come “Good people all this Christmas time” dal primo verso con cui inizia. La versione in gaelico con cui viene anche cantano – Carúl Loch Garman -non è la più antica traduzione bensì una più recente. La sua diffusione ebbe luogo però nell’Ottocento con la sua trascrizione da parte di William Grattan Flood all’epoca organista della cattedrale di San Aidan che venne poi stampata nell’”Oxford Book of Carols” del 1928 (il must delle compilation natalizie). Se la melodia è medievale per il testo sono molto probabili rimaneggiamenti ottocenteschi sulla scia del “carols revival” del tempo.

Così dicono le note sull’Oxford Book: “Dr WH Grattan-Flood (1859-1928) lived in Enniscorthy from 1895 until his death, and [...] took down the words and tune from a local singer; after revising the text, he sent the carol to the editors of The Oxford Book of Carols, who printed it as the ‘Wexford Carol’.”

Wexford Carol è uno dei canti di Natale cantato nei Kilmore Carols essendo Kilmore un paese a una ventina di kilometri da Wexford con una secolare tradizione istituita da don Peter Devereux quando divenne parroco del paese verso il 1750: i canti di Natale sono una dozzina circa e i cantori sono sei uomini (almeno uno di essi è per tradizione un membro della famiglia Devereux). Qui “The Enniscorty carol” è considerato un canto locale: nella chiesa parrocchiale di Santa Maria ogni giorno nell’ambito della celebrazione della Messa (durante la comunione) è cantata una sola carol e così via nei dodici giorni del Natale. I testi sono racchiusi in due collezioni chiamate “ghirlande” la prima di Luke Waddinge, vescovo di Ferns risalente al 1684 – A Smale Garland of Pious and Godly Songs, Composed by a devout Man, for the Solace of his Freinds and neighbours in their afflictions- ; la seconda di don William Devereux (1696-1771) risalente al 1728 - A New Garland, containing Songs for Christmas-.

GUIDA ALL’ASCOLTO

Interpretato da moltissimi artisti irlandesi Wexford Carol è un canto di Natale onnipresente nelle compilation delle Celtic Christmas songs.

 

ASCOLTA Loreena McKennitt in “To drive the cold winter away” 1987 (strofe I, II, V, III, IV)

ASCOLTA Moya Brennan in “An Irish Christmas” 2005, con le fioriture della voce tipiche del canto irlandese (strofe I, III, IV)

ASCOLTA The Chieftains & Nanci Griffithin “The Bells of Dublin” (strofe III, V)

VERSIONE STRUMENTALE

ASCOLTA Nightnose in “A winter Solstice IV” 1993

I
Good people all, this Christmas time,
Consider well and bear in mind
What our good God for us has done
In sending his beloved son.
With Mary holy we should pray,
To God with love this Christmas Day
In Bethlehem upon that morn,
There was a blessed Messiah born
II
The night before that happy tide
The noble Virgin and her guide(1)
Were long time seeking up and down
To find a lodging in the town(2).
But mark right well what came to pass
From every door repelled, alas
As was foretold, their refuge all

  Was but a humble ox’s stall(3)
III
Near Bethlehem did shepherds keep
Their flocks of lambs and feeding sheep
To whom God’s angel did appear
Which put the shepherds in great fear
Arise and go, the angels said
To Bethlehem, be not afraid
For there you’ll find, this happy morn
A princely babe, sweet Jesus, born
IV
With thankful heart and joyful mind
The shepherds went the babe to find
And as God’s angel had foretold
They did our Saviour Christ behold
Within a manger he was laid
And by his side a virgin maid(4)
Attending on the Lord of Life
Who came on earth to end all strife
V
There were three wise men(5) from afar
Directed by a glorious star
And on they wandered night and day
Until they came where Jesus lay
And when they came unto that place
Where our beloved Messiah lay
They humbly cast them at his feet
With gifts of gold and incense sweet.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Brava gente, questo Natale
considerate bene e tenetelo a mente
che cosa Dio ha fatto per noi
nel mandare il suo amato figlio.
Insieme a Maria, dobbiamo pregare,
a Dio con amore, questo giorno di Natale
a Betlemme in questo giorno
è nato il Messia Benedetto.
II
La notte prima che quel periodo felice
la nobile vergine e la sua guida
andarono a lungo alla ricerca su e giù
per trovare un riparo in città.
Ma rammentate bene quello che accadde,
furono ahimè respinti ad ogni porta,
finchè, come fu predetto, il loro rifugio
fu in una stalla di buoi.
III
Vicino a Betlemme i pastori tenevano
le loro greggi di agnelli e pecore
a cui l’angelo di Dio apparve
a mettere grande timore nei pastori
“Alzatevi e andate, -disse l’angelo,
a Betlemme, non abbiate paura per
ciò che troverete, questa mattina felice
nato un bambino principesco, dolce Gesù”.
IV
Con il cuore grato e mente gioiosa
i pastori andarono a trovare il bambino
e come l’Angelo di Dio aveva predetto
hanno riconosciuto il Cristo Salvatore
adagiato in una mangiatoria
e accanto una fanciulla vergine
assistere al Signore della Vita
venuto sulla terra a porre fine a ogni lotta.
V
C’erano tre uomini saggi da lontano
guidati da una stella luminosa
e nel loro viaggiare notte e giorno
arrivarono dove stava Gesù
e quando arrivarono sul posto
dove stava il nostro amato Messia
si gettarono umilmente ai suoi piedi
con doni d’oro e profumato incenso.

Ho voluto accostare il canto con la raffigurazione iconografica della natività relativa che si rappresentava grossomodo nello stesso periodo l’anno mille o poco più eppure secondo una tradizione ben più antica, quella della iconografia bizantina.

natale-palermoMosaico cappella palatina Palermo XII secolo

Stupefacente raffigurazione altomedievale della Natività nello stile bizantino riproposto in Sicilia in epoca normanna; il mosaico si sviluppa lungo due pareti della cappella Palatina di Palermo: sullo sfondo la brulla campagna di Betlemme e al centro la grotta dove Maria giace seduta accanto al Bambino deposto in una mangiatoia (fasciato come si fasciavano i bambini nel Medioevo – dal collo ai piedi tipo mummia). La stella illumina il cielo e manda la sua luce sul bambinello, riscaldato solo dal fiato di un bue e di un asinello. I giganteschi angeli sullo sfondo annunciano ai pastori la nascita prodigiosa (pastori raffigurati nella parete laterale destra); i Magi arrivano al seguito della stella, dapprima a cavallo sullo sfondo e poi in primo piano prostrati a offrire i doni al Re dei Re. Come già evidenziato nella nota (4) la tradizione bizantina ricorda nello stesso giorno sia il Natale che l’adorazione di Magi

Due donne sono raffigurate a metà campo mentre lavano (in una vasca presumibilmente dorata e riccamente decorata) il bambinello prima di avvolgerlo nelle fasce, sono le due levatrici Zelomi e Salome (la donna che tiene in braccio Gesù e tasta l’acqua con la mano perchè sia della temperatura giusta!).

La scena è ripresa dal Vangelo dello Pseudo-Matteo (13:3) dove si racconta che al parto di Maria abbiano assistito due levatrici. La prima, Zelomi, dopo la nascita di Cristo constatò che la Madonna era ancora vergine, ma la seconda, Salome (un san Tommaso al femminile), non le credette e perse l’uso della mano mentre stava verificando anche lei l’integrità dell’imene di Maria. Il primo miracolo di Gesù fu quello di ridare l’uso della mano a Salome dopo che lo lavò.

La vasca dove viene lavato il bambino è a forma di calice (dettaglio perso nell’immagine tagliata appena più in alto) duplice prefigurazione del Battesimo e del calice eucaristico

NOTE
1) Giuseppe nelle prime rappresentazioni della Natività è una figura secondaria che si tiene in disparte, è semplicemente la guida non il vero padre di Gesù

2) L’immagine di Giuseppe e Maria che una volta arrivati a Betlemme fanno il giro degli alberghi e delle locande e li trovano tutti pieni a causa del censimento è falsa. Tutto nasce dall’aver tradotto erroneamente la parola greca “katàlyma” di Luca 2,7 in “albergo” invece che in “alloggio o stanza”. Per decenni trovavamo scritto in quel versetto “…perché non c’era posto per loro nell’albergo” mentre nella nuova traduzione italiana della Bibbia del 2008 troviamo “… perché non c’era posto per loro nell’alloggio”[camera per gli ospiti o alloggio superiore].

Se Giuseppe era originario di Betlemme, se qui aveva i parenti e se probabilmente era intenzionato a stabilirvisi definitivamente come è possibile che non avesse una sua casa per alloggiare? Considerando il fatto che per i popoli orientali l’ospitalità era un dovere sacro, sul quale si giocava il proprio onore, sembra inverosimile che, se ce ne fosse stato bisogno, nemmeno un parente vedendo Maria incinta abbia ospitato i due.

Inoltre ogni abitazione di quei tempi in Palestina era costituita da un’unica stanza centrale dove si faceva tutto (anche dormire). Generalmente però ogni casa aveva qualche ambiente più piccolo riservato come deposito, per eventuali ospiti o per le partorienti. Infatti bisogna ricordare che quando una donna ebrea dava alla luce un figlio, restava impura per 40 o 80 giorni, a seconda che il bambino fosse maschio o femmina, per la perdita di sangue che aveva sofferto. E gli oggetti e le persone che toccava diventavano impuri. E per gli ebrei una persona impura non poteva frequentare il tempio né entrare in relazione con altri. Da qui l’usanza di far partorire le donne in una stanza appartata della casa.

Quindi, le cose probabilmente sono andate così: Giuseppe e Maria alcuni mesi prima del parto vanno a Betlemme con l’intenzione di stabilirvisi definitivamente. Alloggiano nella casa che Giuseppe aveva a Betlemme. A causa del censimento molta gente era tornata in paese e la casa di Giuseppe era piena di parenti (sia la stanza centrale che quella appartata). Per non offendere nessun parente i due si ritirano nella stalla che ogni casa di Betlemme aveva e che nel caso di Giuseppe era una grotta. Infatti il Vangelo di Matteo ci dice che la stella condusse i Magi fino ad una “casa” (Mt 2,11). (tratto da vedi)

3) Nei Vangeli di Luca e di Matteo, gli unici testi a parlare della nascita di Gesù, non si parla di animali presenti al momento della natività. La tradizione “del bue e dell’asinello” nel presepio sembra nata qualche secolo dopo per un banale errore di traduzione. Infatti quando la Bibbia è stata tradotta dal greco in latino, nel libro di Abacuc (uno dei libri dell’Antico Testamento) la frase “in mezzo a due età”, che è l’esatto pensiero di Abacuc 3,2, è stato tradotto in latino “in mezzo a due animali” per la somiglianza tra il termine greco “età” e il termine greco “animale”. Riferendo in modo sbagliato questa frase alla nascita di Gesù (“in mezzo a due animali”) e collegandola con un versetto del libro di Isaia dove si riporta un proverbio che parla di un bue e di un asino nasce la tradizione dei due animali presenti alla nascita di Gesù. (tratto da vedi)

4) la verginità di Maria venne attestata dalle due levatrici Zelomi e Salome, presenti alla nascita secondo i vangeli apocrifi.
5) la data del Natale di Gesù non fu festeggiata fino al 354 quando la Chiesa d’Occidente la fece coincidere con la festa romana e imperiale del Sole Invitto. Tuttavia in Oriente ancora per molto tempo la festa era celebrata il 6 gennaio (fino al VII secolo), così le chiese bizantine ricordano l’adorazione dei Magi già al 25 dicembre: essi rappresentavano più in generale tutto il genere umano che riconosce il Cristo come Salvatore

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/wexford_carol.htm
http://www.patrickcomerford.com/2011/12/christmas-poems-1-wexford-carol.html
http://www.celticchristmasmusic.com/christmas-traditions/kilmore-carols-in-ireland.htm
http://www.reginamundi.info/icone/nativita-palatina.asp

BRANLE L’OFFICIAL

Nel Rinascimento la danza più diffusa era il Branle (dal francese Bransle cioè ballare in cerchio oscillando -come le onde del mare) in origine danza popolare e presto danza di corte presso la regina Elisabetta I (reggenza 1558-1603), ma soprattutto presso la corte francese di Luigi XIV (reggenza 1661-1717). Il maggior trattato in cui sono descritti i Branle è “Orchésographie” di Thoinot Arbeau pubblicato in Francia nel 1588. Nell’“Orchésographie” Thoinot Arbeau introduce una grossa novità, la tablatura: a fianco del rigo, posto in verticale, sono annotati i singoli movimenti dei piedi in corrispondenza della battuta a cui si riferiscono, e a fianco ancora vengono riassunti come passi completi.
Ecco la trascrizione dall’originale
N’a pas long temps que ce branle est en termes, lequel se dance par mesure binaire, & par petits saults, comme le hault-barrois, & se commence par un double a gaulche & un double a droit repetez. Puis les danceurs vont tousjours a gaulche six simples durant, a la fin desquels les joueurs d’instruments font la cadance, lors les hommes preignent les femmes par le faulx du corps, & les font saulter & bondir en l’air, pour tumber a ladicte cadance, & cependant les hommes se tiennent fermes sur les pieds pour les soustenir, & en ces endroicts sont bien empeschez ceulx qui se parforcent de souslever celles qui ne se veuillent ayder de leurs coustez.

Tabulature du branle de l’Official

Air de ce branle. Mouvements d’iceluy.
Pied gaulche largy. Ces quatre   pas font un double a gaulche.
petit sault.
Pied droit approché.
petit sault.
Pied gaulche largy.
petit sault.
Pieds joincts.
petit sault.
Pied largy droit. Ces quatre pas font un double a   droict.
petit sault.
pied gaulche approché.
petit sault.
pied largy droit.
petit sault.
Pieds joincts.
petit sault.
Pied gaulche   largy. Pendant   ces pas icy, les danceurs vont tousjours du cousté gaulche, sans divertir a   droict.
petit sault.
Pieds   joincts.
petit sault.
pied largy   gaulche.
petit sault.
Pieds   joincts.
petit sault.
pied largy   gaulche.
petit sault.
     Continuation   de l’air. Continuation des mouvements.
pieds   joincts. La   continuation de ces mouvements icy, se fait tousjours a gaulche, sans   divertir a droict.
petit sault.
pied largy   gaulche.
petit sault.
pieds   joincts.
petit sault.
pied largy   gaulche.
petit sault.
pieds   joincts.
petit sault.
pied largy   gaulche.
petit sault.
pieds   joincts. Pendant ces quatre pas icy,   l’homme empoigne la femme par le faulx du corps, l’eslevant en l’air pour la   faire saulter, & pour ce faire se retorne a la main droicte.
Pied en   l’air gaulche.
Pied en   l’air droit.
pieds   joincts.
pause.

Capriol.
J’entends bien qu’il fault continuer ce branle, en repetant comme au commencement: Mais je le treuve de grand peine, joinct que pour le bien dancer, on depend en partie de la dexterité & allegresse de la Damoiselle qu’il fault que le danceur face saulter, & tel danceroit qui n’auroit pas force competente.

Il “Ballo dell’Ufficiale” era una danza rivolta ai servitori ossia i lacchè e le servette delle dimore patrizie, ballata solo talvolta da giovanetti e fanciulle dell’aristocrazia mascherati da contadinelli e pastorelle.La danza è stata reinterpretata con il movimento detto “Toss the Duchess” o “Toss the wench”.

SCHEMA DANZA

Paese: Francia
Musica: Thoinot Arbeau 1588
Coreografia: popolare
Disposizione: per coppie in cerchio, tenersi per mano.

FIG 1
1 – 4 PASSO DOPPIO LATERALE   SINISTRO

Apertura   laterale con piede sinistro, accostare piede destro.
Apertura laterale con piede sinistro, accostare piede destro.

5 – 8 PASSO DOPPIO LATERALE DESTRO
Apertura   laterale con piede destro, accostare piede sinistro.
Apertura laterale con piede destro, accostare piede sinistro.
Cambio fronte: Cavaliere e dama non si danno più la   mano ma si fronteggiano
1 – 8 Ripete PASSO DOPPIO LATERALE SINISTRO e DESTRO
FIG 2
1 – 12 PASSO SEMPLICE LATERALE   SINISTRO

Apertura   laterale con piede sinistro, accostare piede destro ripetuto per 6 volte.

  SALTO DELLA DAMA o GIRO SINISTRO DELLA DAMA
1 – 4 Il cavaliere prende per la   vita la dama che sta alla sua destra e la solleva in alto per portarla alla   sua sinistra

La dama mette le mani sulle   spalle del cavaliere e si dà una spinta verso l’alto (ovviamente dipende   anche dell’altezza dell’uomo, con grande divario di statura la donna più   piccola può appoggiarsi alle braccia).

Una versione semplificata, soprattutto nelle   dimostrazioni il pubblico, prevede lo spostamento della dama (dalla destra   alla sinistra del cavaliere) con GIRO verso sinistra in 4 piccoli passi: apre   di piede sinistro e si sposta per trovarsi frontalmente al cavaliere.

A seconda dell’andamento della melodia la FIG 2 viene ripetuta prima di ricominciare la sequenza.

VIDEO nell’esempio la FIG 2 è interpretata con un passo semplice quasi saltato cioè con un apertura laterale data con molto slancio. Non viene eseguito il salto della dama ma il giro sinistro della dama. La chiusura della figura è accentuata musicalmente anche da un doppio colpo di percussioni.

NOTE
La danza ha subito alcune varianti ad esempio il passo semplice laterale sinistro di FIG 2 è diventato un passo incrociato davanti e dietro. Alcuni accompagnano il movimento anche con lo spostamento della testa in modo da guardare lateralmente(a sinistra e poi a destra per la dama, viceversa per il cavaliere, infatti la dama alla destra del cavaliere è in genere la sua compagna, così nel primo passo semplice la coppia si guarda, al secondo ci si rivolge al compagno opposto e così via fino a riguardarsi per il passaggio al SALTO)

VARIANTE per la disposizione di fila.
Invece del salto, sempre in 4 tempi si eseguono due saltelli prima di sinistro poi di destro e infine due saltelli uno piedi uniti e uno sui talloni. La coreografia diventa simile alla farandola.

VIDEO

La melodia è stata recuperata nell’Ottocento per il canto di Natale “Ding Dong! Merrily on High”, scritto da George Ratcliffe Woodward e pubblicato
nel 1924 nel “The Cambridge Carol-Book“; volutamente l’autore si è espresso con termini arcaici riprendendo una melodia molto antica

ASCOLTA The Chieftains & Bells of Dublin

I
Ding dong! merrily on high in heav’n the bells are ringing:
Ding dong! verily the sky is riv’n with Angel singing.
Gloria, Hosanna in excelsis!
Gloria, Hosanna in excelsis!
II
E’en so here below, below, let steeple bells be swungen,
And “Io, io, io!(1)” by priest and people sungen.
Gloria, Hosanna in excelsis!
Gloria, Hosanna in excelsis!
III
Pray you, dutifully prime your Matin chime, ye ringers;
May you, beautifully rime your Evetime Song, ye singers.
Gloria, Hosanna in excelsis!
Gloria, Hosanna in excelsis!

NOTE
1) io deriva dal greco ed è un’esclamazione rituale utilizzata per festeggiare una divinità. Probabilmente l’autore si vuole riallacciare al saluto “Io Saturnalia” con cui si brindava durante le feste a Saturno nella settimana del solstizio d’inverno.

TRADUZIONE ITALIANO
Din Don allegramente nell’alto dei cieli le campane suonano, din don in verità il cielo è lacerato da angeli che cantano “Gloria e osanna nei cieli”
Ecco anche qui sotto, le campane del campanile sono suonate e ” Ahio, Ahio, Ahio ” da preti e gente cantato “Gloria ….
Vi prego, doverosamente preparate il vostro carillon del mattino e suonate, vi prego, meravigliosamente mettete in rima la vostra canzone della vigilia e cantate “Gloria …

Anche il gruppo Blackmore’s Night ha interpretato il brano però con parole più “moderne”
ASCOLTA Blackmore’s Night

I
Ding dong merrily on high the christmas bells are ringing
Ding dong joyously reply he angels all a’singing
Gloria, Hosana In Excelsis
II
Ding dong carol all the bells Ring out the christmas story
Ding dong sound the good noels God’s son has come in glory
Gloria, Hosana In Excelsis

TRADUZIONE ITALIANO
Din Don allegramente nei cieli le campane di Natale suonano
din don con gioia rispondono gli Angeli tutti in coro: “Gloria e osanna nei cieli”
Din Don cantano tutte le campane risuonano la storia di Natale
Din Don suonano la lieta novella, il figlio di Dio è venuto in tutto il suo splendore: Gloria..

FONTI
LA DANZA NEL MEDIOEVO continua
http://www.graner.net/nicolas/arbeau/orcheso01.php

WANDERING WAITS!

C’è un’usanza inglese per Natale quello dei musicisti che vanno a suonare per le strade nelle notti del periodo natalizio. Vennero chiamate Wandering Waits queste visite notturne, alcuni studiosi ritengono che il nome derivi dal tipo di strumento utilizzato, il wayte (wayghtes) o oboe che corrisponde al piffero o ciaramella della nostra tradizione popolare natalizia, strumenti che si accompagnano alla zampogna dei pastori (che secondo la tradizione furono i primi ad accorrere a testimoniare la nascita di Gesù). Altri invece fanno risalire il nome delle Waits proprio a quei pastori ‘watchnight’ o ‘waitnight’ che custodivano le pecore al pascolo quando gli angeli apparvero a portare la lieta novella. Altri ancora rispolverano la vecchia parola scozzese “waith” che significa “andare in giro” in riferimenti ai menestrelli ambulanti autorizzati a suonare nel periodo natalizio dietro richiesta di denaro.
Il nome finì per identificare più indistintamente tutti i musicisti che suonavano per strada.

In origine erano forse delle sentinelle musicali che, prima degli orologi sulle torri pubbliche cittadine, annunciavano il passare del tempo e nello stesso tempo svolgevano la funzione di sorveglianti di coloro che dormivano (i guardiani notturni ante-litteram). Erano nel medioevo una specie di carica pubblica con tanto di divisa nei colori cittadini e ricevevano uno stipendio ma anche delle offerte da parte dei cittadini specialmente nel periodo natalizio (una specie di “mancia”). Finivano anche come organico musicale per l’accoglienza degli ospiti di riguardo. Ciò che li distingue dai carollers e i wassailers è il loro organico composto per lo più da strumentisti che erano autorizzati con permessi speciali.

Dalle melodie pastorali agli schiamazzi notturni il passo è breve così le Waits sono state ufficialmente soppresse con il Municipal Corporations Act del 1835 (ovvero non era più erogato ai musicisti di strada uno stipendio comunale).

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PAST THREE O’CLOCK

“Past three o’clock” è un canto di Natale scritto da George Ratcliff Woodward sulla melodia tradizionale “London Waits”. Ma ritornello e melodia sono rinascimentali e si trovano nelle fonti del XVII secolo (ad esempio in The Dancing Master 1665).

Il brano è stato pubblicato in “The Cambridge Carol Book” 1924. In originale contiene otto strofe.

ASCOLTA The Chieftains

CHORUS
Past three a clock,
And a cold frosty morning,
Past three a clock;
Good morrow, masters all!

I
Born is a Baby,
Gentle as may be,
Son of the eternal
Father supernal.
II
Seraph quire singeth,
Angel bell ringeth;
Hark how they rime it,
Time it and chime it.

TRADUZIONE ITALIANO

Coro
Sono passate le tre in punto
e una mattina gelida e fredda
Sono passate le tre in punto
Buon giorno signori tutti

I
Nato è un bimbo
così gentile
figlio dell’eterno
padre celeste

II
Le schiere angeliche cantano
e suonano le campane angeliche
fate attenzione a come rimano
regolano e risuonano

FONTI
http://from-bedroom-to-study.blogspot.co.uk/2012/12/the-nocturnal-noises-of-wandering-waits.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Text/Chappell2/waits.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/past_three_a_clock.htm

THE BOAR’S HEAD

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce. Così il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali e la dodicesima notte era il 2 gennaio. Secondo l’usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, ovvero l’Epifaniache tutte le feste spazza via“.

Quando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico. Nell’Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia Erano belli d’aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini.”
In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).

Nel mezzo dell’inverno gli si dedicava la grande festa di Frdblod, “il sacrificio di Freyr” in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. L’usanza del sacrificio rimase nell’abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

A Yule prima del tacchino e ancor prima dell’oca sulla tavola di un banchetto medievale c’era la testa di un cinghiale arrostito, con l’immancabile mela o limone in bocca.
Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino. Tale usanza si conserva ancora al New College di Oxford, dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.

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Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar’s head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore, il quale prende il limone dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l’alloro della guarnizione.

All’epoca di Elisabetta I i dodici giorni del Natale erano, per la nobiltà, occasione di festa con quotidiane cene di gale, musica e danze e tanti canti. Ma la notte di Natale la festa si faceva più frenetica, con l’ingresso trionfale del maggiordomo recante la testa di cinghiale su un vassoio d’argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola.

La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette elisabettiane in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c’era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI  (riportata da Enzo vedi)

Prima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone. La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo. Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo. Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta. Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

E sempre dalla Toscana, in quella di Firenze un’altra ricetta di sopressata in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale vedi

THE BOAR’S HEAD CAROL
La carol è stata data in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di “A Caroll bringyng in the Bores heed.” Nella terza strofa veniva espressamente citata la festività natalizia

Be gladde lordes, bothe more and lasse
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore’s head with mustarde
.

Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841, oppure quella di William Henry Husk in Songs of the Nativity del 1868.

ASCOLTA The Chieftains in The Bells of Dublin 1991
ASCOLTA Magpie Lane in The Oxford Ramble 1993
ASCOLTA Ken and Lisa Theriot in The Gifts of Midwinter

The boar’s head(1) in hand bring I,
Bedeck’d with bays and rosemary.
I pray you, my masters, be merry
Quot estis in convivio(2)
CHORUS
Caput apri defero
Reddens laudes Domino (3)
The boar’s head, as I understand,
Is the rarest dish in all the land,
Which thus bedeck’d with a gay garland
Let us servire cantico. (4)
CHORUS
Our steward hath provided this
In honour of the King of Bliss;
Which, on this day to be served is
In Reginensi atrio. (5)

NOTE
1) la caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà elisabettiana, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi, e tuttavia il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.
2)Ye who are now at the feast
3) I bring the boar’s head, returning praise to the Lord
4) Let us serve with a song. In altre versioni è scritto “Servitur cum sinapio = it is served with mustard
5) In the Queen’s hall

TRADUZIONE ITALIANO
La testa di cinghiale in mano io porto, guarnita con alloro e rosmarino vi prego, miei signori, siate gai voi tutti che siete alla festa
CORO La testa del cinghiale io porto per rendere grazie al Signore
La testa del cinghiale come apprendo è il piatto più speciale in tutta la terra che così decoriamo con una gaia ghirlanda cibiamoci e cantiamo
Il nostro valletto ce l’ha procurata in onore del Re della Gioia e in questo giorno deve essere offerta nella sala della Regina

FONTI
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/ http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/ bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm

YOU RAMBLING BOYS OF PLEASURE

You (o Ye) Rambling Boys of Pleasure è una ballata di origine irlandese datata al 1785 (in Bodliean Library Broadside Ballad ) presa come punto di ispirazione da William Butler Yeats per la sua poesia An Old Song Re-Sung“, diventata poi canzone con il titolo di Down by the Sally Gardens o più brevemente the Sally Gardens (vedi)

Il protagonista sembra voler giustificare il suo essere diventato un vagabondo perchè è rimasto ferito dal comportamento della donna a cui ha dato il suo amore, ma che lo ha respinto perchè non era abbastanza ricco. Così vorrebbe essere in una grande città (immaginaria come Willow town o reale come Belfast) a spassarsela con lei o essere emigrato in America (nel secolo successivo) dove c’è lavoro e fortuna.

Jules Bastien-Lepage - Rural Love 1882

Jules Bastien-Lepage – Rural Love 1882

I versi popolari
She advised me to take love easy, as the leaves grew on the tree.
But I was young and foolish, with my darling could not agree.

nella mano di Yeats diventano
She bid me to take love easy, as the leaves grow on the tree
But I being young and foolish, with her I did not agree

La melodia associata al brano dovrebbe essere quella ben più conosciuta come “Sally Garden” qui con andamento diverso.

ASCOLTA Planxty in “After The Break” 1979. Andy Irvine successivamente ha registrato il brano anche come solista.

I
You rambling boys of pleasure, give ear unto these lines I write,
I own I’m a rover,
in rambling I take great delight.
I cast my mind on a handsome girl
and oftentimes she does me slight,
my mind is never easy, except when my true love is in my sight.
II
Down by flowery gardens
where me and my true love do meet
I took her in my arms
and unto her gave kisses sweet
She bade me take love easy
just as the leaves fall from the tree
But I being young and foolish
with my own true love I did not agree.
III
And the second time I met my love
I thought that her heart was surely mine
But as the season changes
my darling girl has changed her mind
Gold is the root of evil,
although it bears a glistening hue
Causes many’s the lad and the lass to part
though their hearts like mine be e’er so true
IV
And I wish I was in Belfast town
and my true love along with me
And money in my pocket
to keep us in good company
Liquor to be plenty
a flowing glass on every side
Hard fortune would ne’er daunt me
for I am young and the world is wide.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Voi nomadi del piacere
date ascolto a questi verso che scrivo
è vero che sono un vagabondo
e nel girovagare traggo grande piacere
ma ho donato il mio cuore a una bella
che spesso mi fece penare
e il mio spirito non era mai tranquillo
solo quando la mia cara avevo davanti
II
Laggiù nei giardini in fiore
dove io e il mio amore ci incontrammo
la presi tra le braccia
e le diedi dolci baci.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono   sull’albero; ma io, giovane e sciocco,
non volli ubbidire al suo invito
III
La seconda volta che incontrai il mio amore, pensai che il suo cuore era mio   di certo
ma, come il tempo cambia,
la mia cara ragazza ha cambiato idea.
l’oro è la radice del male,
sebbene brilli con un tonalità luccicante,
porta molti ragazzi e ragazze a separarsi,
sebbene i loro cuori come il mio
siano sempre così veritieri.
IV
Vorrei essere a Belfast,
e il mio vero amore insieme a me.
con i soldi in tasca
per tenerci in buona compagnia.
Con liquore abbondante,
che trabocca il bicchiere, la fortuna avversa non mi potrà intimidire,
chè sono giovane e il mondo è grande.

ASCOLTA Loreena McKennitt e The Chieftains in Tears of Stone 1999

I
Ye rambling boys of pleasure,
give ear onto these lines I write,
It is true that I am a rover,
and in rambling I take great delight.
I placed my heart on a handsome girl,
and oftentimes she did me slight,
But my mind was never easy,
only when my darling was in my sight.
II
Down in yon flow’ry garden
where me and my true love did meet,
I took her in my arms
and to her I gave kisses sweet.
She bid me to take love easy,
just as the leaves fall from yon tree.
But I being young and foolish,
with my true love could not agree.
III
I wish I was in Americay,
and my true love along with me.
Money to support us
and keep us in good company.
Liquor to be plenty,
a flowing bowl on every side,
But fortune ne’er could daunt me,
for I am young and the world is wide

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Voi nomadi del piacere
date ascolto a questi verso che scrivo
è vero che sono un vagabondo
e nel girovagare traggo grande piacere
ma ho donato il mio cuore a una bella
che spesso mi fece penare e il mio spirito non era mai tranquillo
solo quando la mia cara avevo davanti

II
Laggiù nei giardini in fiore
dove io e il mio amore ci incontrammo
la presi tra le braccia
e le diedi dolci baci.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono   sull’albero; ma io, giovane e sciocco,
non volli ubbidire al suo invito
III
Vorrei essere in America,
e il mio vero amore insieme a me.
con i soldi a mantenerci
e a tenerci in buona compagnia.
Con liquore abbondante,
che trabocca il bicchiere,
ma la fortuna non mi potrà intimidire,
chè sono giovane e il mondo è grande.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=128254
http://www.theballadeers.com/plx_d05_break.htm
http://www.8notes.com/scores/6212.asp

POLLY VAUGHAN

La canzone ha molti titoli simili per assonanze vocali a “Polly Vaughn” o “Molly Ban” ma è anche intitolata come “The Fowler” o “The Shooting of His Dear” ["The Shooting of His Dear" (Newfoundland), "As Jimmy Went A-Hunting" (Nova Scotia), "Polly Bawn" (Nova Scotia), "Molly Bawn" (Ontario), "Molly Ban" (Ontario), "Molly Vaughan" (Ontario), "Molly Bawn" (Nova Scotia), "Molly Bawn" (British Columbia)]: la storia è molto triste perchè il protagonista uccide incidentalmente la sua innamorata; di sera mentre è a caccia, vede qualcosa di bianco tra i cespugli e spara, credendo si tratti di un cigno. Avvicinandosi alla preda si accorge di aver ucciso la propria fidanzata che si era riparata sotto ad un cespuglio a causa della pioggia. Spaventato corre dallo zio (o il padre) che gli consiglia di costituirsi. Al processo il fantasma della donna conferma la versione del protagonista.

Così come conservata la ballata potrebbe raccontare un tragico incidente di caccia forse realmente accaduto, come potrebbe essere a mio avviso, un frammento da inserirsi nel filone fecondo delle antiche ballate sul femminicidio con corollario di stupro o incesto; la morte della donna-animale sacrificale (sia esso cigno o cerva bianca vedi) è la punizione riservata spesso solo alla sua natura femminile, per cui la donna non è mai vittima innocente, ma sempre colpevole tentatrice.

Swan Sister

Amanda Clarck

La ballata non è presente nella raccolta di Child e quindi alcuni studiosi mettono in dubbio la sua antichità, tuttavia Jennifer O’Connor ha pubblicato sul Canadian Journal for Traditional Music (1986) un esaustivo articolo dal titolo “The Irish Origins and Variations of the Ballad “Molly Brown” al quale si rimanda per l’approfondimento (vedi):”Molly Bawn‘s first known date of printing is generally accepted to be 1799, for that is when Robert Jamieson apparently obtained a copy of the “rude original of ‘Peggy Baun.’ “Jamieson wrote his own ballad in 1799 and circulated it to his friends with the attached note: “The author remembers having, when a child, heard a silly ditty of a young man, who, returning homeward from shooting with his gun, saw his sweetheart, and shot her for a swan. Later he noted A lover killing his mistress, a grey-headed old father, and a ghost, seemed very fine things to a child of five or six years old; and I remembered the story long after I had forgot the terms in which it was conveyed.”

Il primo testo conosciuto risale quindi alla fine del 1700 pubblicato dallo scozzese Robert Jamieson nel 1806 in “Popular Ballads and Songs from tradition, manuscripts and scarce editions” tuttavia le origini del brano sono comunemente ritenute irlandesi. Jennifer O’Connor ha comparato ben 88 versioni provenienti anche dall’America e in particolare le varianti raccolte da Edith Fowke in Ontario nel 1960 e nel 1961 e dimostra che la ballata ha in realtà origini seicentesche riconducibili ad un evento realmente accaduto.

Così conclude: Based on this analysis of “Molly Bawn,” one might suggest that some time after an actual shooting accident, the folk created a ballad depicting events as they knew them. Once in oral tradition, this ballad acquired the beliefs of the people of that time; the ghost and swan-maiden motifs were used to explain both Jimmy’s acquittal and the cause for the mistake in the first place. Over the next two hundred years or so, as beliefs changed, new ones were reflected in the ballad in their turn. During this time, Molly’s ghost became more ethereal (changing from the form of a swan to a “mountain of snow”) and, as general belief in transformation declined, the accident was attributed to some part of Molly’s clothes. Ironically, her white apron may have been the cause of the accident in the first place.

Finally, all of these features are found in the two variants collected in Ontario, and most appear in the 6 other Canadian versions. Based on a comparison of these and all other extant versions of “Molly Bawn,” we may draw the following conclusions. First, the ballad originated from Ireland. Second, it may have been based on an actual incident, with overtones of religious strife, occurring between two lovers in what was Kilwarlin. Third, the ballad probably dates back to the seventeenth century, and after circulating in oral tradition for at least one hundred years, it appeared in broadside versions during the nineteenth century. Those versions, having fixed certain elements in print, have tended to influence later oral versions of “Molly Bawn,” which have been collected up to recent times. Finally, “Molly Bawn” retains elements of older mythological beliefs in ghosts and transformation; such elements harken back specifically to Celtic society, but have resonances of classical myths as well.

GUIDA ALL’ASCOLTO

Nell’omogeneità tutto sommato dei testi, pur con diversi titoli, si riscontrano invece melodie diverse di cui non sempre è riconducibile la fonte originale. Su Wikipedia si trova uno schematica suddivisione delle registrazioni per anno e titolo come buon punto di riferimento

VERSIONE INGLESE: POLLY VAUGHAN

La nota riportata dallo stesso A.L. Lloyd in The Hazards of Love di Anne Briggs dice:

Patrick Joyce heard it as Molly Bawn, “sung in fine style in the streets of Dublin by a poor woman with a child on her arm.” He felt it “obviously commemorates a tragedy in real life”. That was in the mid-19th century. Fifty years earlier, an Aberdeen maidservant sang it to Robert Jamieson, who thought it “a silly ditty… one of the very lowest description of vulgar modern English ballads… paltry stuff.” Neither Joyce nor Jamieson saw what lay behind the ballad’s simple but odd story. Modern scholars have little doubt that in fact Polly Vaughan is a fine relic of a very ancient ballad concerning one of those magic maidens, familiar in folklore, who are girls by day light but swans (or white does) after sunset, and are tragically hunted and killed by brother or lover. Somerset, Kent and Norfolk are some areas from which the ballad has been recovered, but almost surely it came to England from Ireland. The “fountain of snow” seems a typical bit of Gaelic exuberance, though it may have something to to with the wraith-like appearance of magical Polly.
ASCOLTA Anne Briggs in The Hazards of Love 1964. La melodia è la stessa di quella riportata da A.L. Lloyd nel 1955 in “Columbia World Library of Folk and Primitive Music: England”
ASCOLTA Julie Murphy in A Quiet House 2012

I
Come all you young fellows that handle a gun(1),
Beware how you shoot when the night’s coming on.
For young Jimmy(2) met his true love, he mistook her for a swan(3),
And he shot her and killed her by the setting of the sun.
II
As Polly was walking all in a shower of rain,
She sheltered in the green bush her beauty to save.
With her apron throwed over her, he mistook her for a swan,
And he shot her and killed her by the setting of the sun.
III
Then home ran young Jimmy with his dog and his gun,
Crying, “Uncle(4), dear uncle, have you heard what I done?
I met my own true love, I mistook her for a swan,
And I shot her and killed her by the setting of the sun.”
IV
Then out rushed his uncle with his locks hanging grey,
Crying, “Jimmy, oh dear Jimmy, don’t you run away.
Don’t leave your own country till the trial do come on,
For they never will hang you for the shooting of a swan(5).”
V
Oh, the girls of this country they’re all glad, we know,
To see Polly Vaughan brought down so low.
You could take them poor girls and set them in a row,
And her beauty would outshine ‘em like a fountain of snow(6).
VI
Well, the trial were on and Polly’s ghost(7) did appear,
Crying, “Uncle(4), dear uncle, let Jimmy go clear,
For my apron was thrown round me, he mistook me for a swan,
And he never would have shot his own Polly Vaughan.”

NOTE
1) l’uso di un arma da fuoco nella caccia colloca la ballata tra il 1500 e il 1600

2) il protagonista è chiamato anche Johnny Randall (nome più stereotipato) o James Reynolds. Mentre la donna è identificata come Molley Bann Lavery, o Molly Ban Lowry Hugh Shields noted that “Bann” and “Reynolds” are local surnames in an area of Ireland once known as Kilwarlin (a name which appeared on Irish maps from the sixteenth century, this area now covers the north-west of County Down). One Irish variant of “Molly Bawn” refers to her being the “Flower of Kilwarlin,” while later variants offer what may be localizations (Kilwany, Kiliberney, Killarney). Moreover, this Irish version gives the woman’s full name as Molley Bann Lavery

3) alcuni ritengono che la donna potrebbe essere stata una fanciulla-cigno, donna di giorno, cigno di notte che viene liberata dall’incantesimo con la morte. La credenza nei muta-forma è molto radicata tra i Celti, esisteva anche un tabù relativo all’uccisione dei cigni, conservato nella credenza che uccidere i cigni porti sfortuna. vedi Jennifer O’Connor ipotizza si possa trattare di un geis che il cacciatore non ha rispettato e che quindi porta alla morte della donna amata.

4) se lo zio è lo stesso sia per lui che per lei i due sono cugini, un grado di parentela che non avrebbe permesso il fidanzamento tra i due, eppure i due si dicono in alcune versioni in procinto di sposarsi. Nel Medioevo il rapporto era considerato incestuoso e il matrimonio era possibile solo con una speciale dispensa del Papa.

5) Enrico VIII promulgò una legge nel 1592 che puniva con il carcere l’uccisione dei cigni appartenenti alla Corona. Ma in questo caso la vicenda non ha niente a che vedere con il bracconaggio essendo la terra su cui il giovane andava a caccia di proprietà dello zio. Jennifer O’Connor ritrova traccia, da alcune varianti della ballata, dell’eric che veniva pagato secondo le leggi irlandesi a risarcimento di un omicidio verso la famiglia offesa.

6) la strofa è di dubbio gusto, con le fanciulle della contea che gioiscono per la morte della più bella tra le belle; l’immagine tuttavia fa molto “balletto” e richiama una figura delle country dance che è appunto la fontana in cui le due file dei danzatori si aprono come uno zampillo. Alcuni interpretano il termine come un fraintendimento al posto di ” fawn, white as snow” ma a mio parere è un tentativo di razionalizzazione di una metafora non ancora ben compresa. In altre versioni le fanciulle si dicono tristi per la morte della bella e “Molly Ban would appear among them like a mountain of snow” Qui il paragone indica una certa luminosità dell’apparizione oltre che il pallore mortale

7) solo in un quarto delle versioni esaminate da Jennifer O’Connor sono prive della strofa con il fantasma della fanciulla, e quindi l’apparizione si trova come componente del nucleo iniziale della storia, la credenza nei revenant contemplava il loro ritorno per aiutare i vivi

TRADUZIONE ITALIANO
I
Venite tutti voi, giovani ragazzi che maneggiate una pistola
fate attenzione a sparare quando scende la notte
perchè Jimmy incontrò il suo amore e la confuse con un cigno
e sparò e la uccise al tramonto del sole
II
Mentre Polly camminava sotto la pioggia
si riparò sotto a un cespuglio per preservare la sua bellezza
con il suo grembiule indosso lui la confuse con un cigno
e sparò e la uccise al tramonto del sole
III
Allora a casa il giovane Jimmy corse con cane e fucile
gridando “Zio, caro zio, lo sai cosa ho fatto?
Ho incontrato il mio amore e l’ho scambiata per un cingo
e le ho sparato e l’ho uccisa al tramonto del sole
IV
Allora uscì di corsa lo zio con i ricci capelli grigi
gridando “Jimmy, o caro Jimmy non scappare.
non lasciare il tuo paese fino al processo
perchè nessuno ti impiccherà per aver ucciso un cigno”
V
Tutte le ragazze del posto erano di certo felici
di vedere Polly Vaughan finita così male
potresti prendere le povere ragazze e metterle in fila
e la sua bellezza avrebbe eclissato la loro come una fontana di neve
VI
Il processo iniziò e il fantasma di Polly apparve
dicendo “Zio, caro zio, Jimmy è innocente
a causa del grembiule che indossavo , mi scambiò per un cigno
lui non avrebbe mai sparato alla sua Polly Vaughan”

VERSIONE AMERICANA: POLLY VAUGHAN

ASCOLTA The Dilliards in Back Porch Bluegrass 1963. Questa è la prima registrazione made in America.

I
Now come all ye hunters who follow the gun
Beware of your shooting at the setting of the sun
For Polly’s own true love he shot in the dark
But oh and alas Polly Vaughn was his mark.

CHORUS
For she’d her apron wrapped about her and he took her for a swan
Oh and alas it was she Polly Vaughn

II
He ran up beside her and saw that it was she
Cried “Polly oh Polly have I killed thee”
He lifted up her head and saw that she was dead
And a fountain of tears for his true love he shed.
III
In the middle of the night Polly Vaughn did appear
Cried “Jimmy oh Jimmy you must have no fear;
Just tell them you were hunting when your trial day has come
And you won’t be convicted for what you have done.”
IV
In the middle of the trial Polly Vaughn did appear
Crying “Uncle oh Uncle Jimmy Randall must go clear”
The lawyers and the judges stood around in a row
In the middle Polly Vaughn like some fountain of snow
V
For she’d her apron wrapped about her and they took her for a swan
Oh and alas it was she Polly Vaughn
Oh and alas it was she Polly Vaughn

TRADUZIONE ITALIANO
I
Venite tutti voi giovani cacciatori che usate la pistola
fate attenzione a sparare quando scende la notte
per l’amore di Polly lui sparò nel buio
ma ahimè Polly Vaughn fu il bersaglio

Ritornello
Perchè lei aveva indosso il suo grembiule e lui la scambiò per un cigno
ahimè era Polly Vaughn

II
Corse verso di lei e la vide
e gridò “Polly ti ho ucciso!”
Le sollevò il capo e vide che era morta
e una fontana di lacrime versò per il suo amore.
III
Nel cuore della notte Polly Vaughn apparve
gridando “Jimmy non devi temere;
basta che dici loro che stavi cacciando quando verrà il giorno del processo
e non sarai condannato per quello che hai fatto.”
IV
Durante il processo Polly Vaughn apparve
dicendo “Zio, Jimmy Randall deve essere assolto”
Gli avvocati e la giuria stavano in fila
e nel mezzo stava Polly Vaughn come una fontana di neve
V
Perchè lei era avvolta nel suo grembiule e la presero per un cigno
ahimè era Polly Vaughn

VERSIONE IRLANDESE: MOLLY BAWN

In “The Voice of the People: Good People Take Warning” (registrato nel 1952 e rimasterizzato nel 2012) dalla voce di Bess Cronin possiamo ascoltare la melodia più propriamente diffusa in Irlanda

ASCOLTA Bess Cronin (in versione integrale su Spotify)
ASCOLTA The Dubliners in “At it again” 1968
ASCOLTA The Chieftains & Alison Krauss in Down The Old Plank Road: The Nashville Sessions 2002

I
Come all ye young fellas
That handle a gun
Beware of night rambling
By the setting of the sun
And beware of an accident
That happened of late
To young Molly Ban
And sad was her fate
II
She was going to her uncles
When a shower came on
She went under a green bush
The shower to shun
III
Her white apron wrapped around her
He took her for a swan(1)
But a hush and sigh
Was his own Molly Ban
IV
He quickly ran to her
And found she was dead
And there on her bosom
Where he soaked, tears he shed
V
He ran home to his father
With his gun in his hand
Saying “Father dear father
I have shot Molly Ban”
VI
Her white apron wrapped around her
He took her for a swan
But a hush and a sigh
‘Twas his own Molly Ban
VII
He roamed near the place
Where his true love was slain
He wept bitter tears
But his cries were in vain
As he look on the lake
A swan glided by
And the sun slowly sank
In the gray up sky.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Venite tutti voi, giovani ragazzi
che maneggiate una pistola
fate attenzione a girare di notte
al tramonto del sole
e rammentate l’incidente
che è accaduto recentemente
alla giovane Molly Bán
e il triste destino
II
Stava andando dagli zii
quando è iniziato a piovere
e si riparò sotto ad un cespuglio verde
per sfuggire all’acqua.
III
Con il grembiule bianco indosso
egli la prese per un cigno
ma un silenzio e un sospiro
era la sua Molly Bán
IV
Subito corse da lei
e l’ha trovata morta
e sul suo seno
molte lacrime ha versato
V
Corse a casa da suo padre
con la pistola in mano
dicendo “caro padre
ho ucciso Molly Bán ”
VI
Il suo grembiule bianco avvolto intorno a lei, lui la prese per un cigno
ma un silenzio e un sospiro
era sua Molly Bán
VII
Si aggirava nei pressi del luogo
dove il suo vero amore fu ucciso
e piangeva lacrime amare.
Ma le sue grida furono vane
mentre guardava sul lago
un cigno vi scivolò sopra
e il sole lentamente affondò
nel grigio del cielo.

FONTI
http://cjtm.icaap.org/content/14/v14art3.html
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/pollyvaughan.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Polly_Vaughn
http://www.contemplator.com/scotland/pollyv.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8332

ILLUSTRAZIONI
http://earthangelsart.blogspot.it/2011_03_01_archive.html

THE FALSE BRIDE

La ballata della “Falsa Sposa” ovvero il tema dell’amore non corrisposto, risale sicuramente al 1600 ed è stata cantata un po’ per tutta la Gran Bretagna per secoli seguendo i canali della tradizione orale e quelli delle broadside ballads prima e delle collezioni di arie tradizionali poi, sfaccettandosi in diverse versioni e anche arrangiamenti melodici. Solo all’inizio del XX secolo la ballata sembra essere passata di moda e relegata nelle “old Folk songs”, tuttavia in alcune sue varianti è stata recuperata durante il folk revival degli anni 60-70 e anche in più recenti registrazioni. Si rimanda alla dettagliata ricerca di Jürgen Kloss sui testi e le melodie (vedi) limitandosi qui l’analisi alle versioni selezionate per la guida all’ascolto. I primi testi risalgono alla metà del 1600 in una ballata dal titolo “The Forlorn Lover” (Douce Ballads 1(83a) Bodleian Library), in italiano “l’amante disperato o abbandonato”. La melodia riprende “Love Is The Cause Of My Mourning” dall’Atkinson Manuscript (1694/95 ) molto diffusa come aria per violino nel Nothumberland (vedi)
ASCOLTA dall’Orpheus Caledonius di William Thomson (1725) forse il modello originario dai quali sono derivate le altre ballate.

Tra il 1700 e il 1800 si ritrovano diverse canzoni sia in Inghilterra che Scozia che riprendono e sviluppano sempre lo stesso tema che approda alla fine anche in Irlanda (The Forlorn Lovers in Patrick Kennedy Banks Of Boro. A Chronicle Of The County Of Wexford 1867). Alexander Carse-penny wedding

The Penny Wedding -1819 Alexander Carse (tratto da http://www.nationalgalleries.org/collection/artists-a-z/C/4590/artist_name/Alexander%20Carse/record_id/6567)

VERSIONE SCOZZESE: I ONCE LOVED A LASS
Come commentato da Ewan McColl nelle note allegate all’album (vedi) le canzoni degli amanti abbandonati sono abbastanza comuni in Scozia, e per lo più sono soffuse di ironia, piuttosto che di tragedia. Non questa però in cui l’amante, dopo aver partecipato al matrimonio della sua ex-fidanzata, si sdraia nella tomba per cercare la morte. Jürgen Kloss colloca la versione tra il 1850 e il 1885 in area scozzese: la prima strofa è un po’ un frullato testuale di diverse versioni comparse in stampa dai primi broadside seicenteschi alle collezioni ottocentesche; la seconda strofa è quella più antica che è presente un po’ in tutte le varianti del tema, anche con titoli diversi; mentre la terza strofa sembra essere una aggiunta più recente, come pure anche la ripetizione in terza persona dell’ultimo verso è proprio delle versioni scozzesi. Le strofe sono senza ritornello, ma nelle prime tre strofe l’ultimo verso “she’s gaun to be wed till anither” svolge tale funzione.
ASCOLTA Ewan McColl in Classic Scots Ballads, 1956
ASCOLTA Pentangle con la voce di Bert Jansch in Sweet Child, 1968 (strofe da I a III e V) A
SCOLTA
Tannahill Weavers (strofe I, II, III e VI) in Best Of The Tannahill Weavers, 1989
ASCOLTA Karan Casey in Ships in the Forest 2008 Qui live nella versione in cui sono presenti tutte VII strofe, da tener presente che la cantante è irlandese (contea di Waterford) e il testo è in standard english (vedi)

VERSIONE di Ewan McColl (tranne IV strofa)
I
I once loved a lass, and I loved her sae(1) weel I hated all others that spoke of her ill; But noo she’s rewarded me weel for my love, (For) she’s gaun to be wed till anither.
II
(When) I saw my love to the church go, Wi’ bride(groom) and bride-maidens, they made a fine show; An’ l followed them on wi’ a heart fu’ o’ woe, (For) she’s gaun to be wed till anither.
III
(When) I saw my love sit down to dine, I sat down beside her and poured out the wine, An’ I drank to the lass that should ha’e been mine, An’ now she is wed till anither.
IV
“Well, stop,” says the groomsman, “If you take my word Would you venture your life on the point of a sword? For courting too slowly you have lost this fair maiden Begone, you will never enjoy her”
V
The men o’ yon forest they askit o’ me, Hou many strawberries grew in the saut sea? But I askit them back wi’ a tear in my ee’(2), How many ships sail in the forest?(3)
VI
O dig me a grave and dig it sae deep, An’ cover it over with flow’rets säe sweet, An’ I’ll turn in for to tak’ a lang sleep, An’ may be in time I’ll forget her.
VII
They dug him a grave an’ they dug it sae deep, An’ covered it over with flow’rets säe sweet, An’ he’s turned in for to tak’ a lang sleep, An’ maybe by this time he’s forgot her.

Miscellanea Of The Rymour Club, Vol I, 1910 come riportato da Mr. A Briggs Constable che   aveva imparato da John Henderson di Spiggie, Dunrossness, Shetland nel 1885

TRADUZIONE ITALIANO
I
Un tempo ho amato una ragazza e l’ho amata così tanto che odiavo tutti coloro che parlavano male di lei; e ora lei mi sta bene ricompensando per il mio amore perchè è andata via a sposarsi con un altro
II
Ho visto il mio amore andare in chiesa con lo sposo e le damigelle faceva una bella figura e l’ho seguita con il cuore pieno di dolore perchè è andata via a sposarsi con un altro
III
Ho visto il mio amore mentre si sedeva per cenare e mi sono seduto accanto a lei per versare il vino. e ho bevuto alla ragazza che avrebbe potuto essere mia ora è andata via a sposarsi con un altro
IV
“Fermo – dice il testimone dello sposo- in fede mia vuoi giocarti la vita sulla punta di una spada? Per aver corteggiato troppo lentamente hai perso questa bella fanciulla Vattene, non godrai mai di lei!”
V
Tutti gli uomini nella foresta lontana mi chiedono “Quante fragole   crescono nel mare salato?” e io ho risposto con le lacrime agli occhi “Quante navi navigano nella foresta?
VI
Oh scavatemi una tomba e scavatela profonda e copritela con i fiori più profumati e deponetemi giù perchè possa fare un lungo sonno e forse nel tempo   dimenticarla.”
VII
Così essi scavarono una tomba e la scavarono profonda e la coprirono con i fiori più profumati e lo deposero giù perchè potesse fare un lungo sonno e forse nel tempo dimenticarla.

NOTE
1) sae = so, così
2) e’e = eye, occhio
3) la strofa è una aggiunta del XVIII secolo riportata anche come stanza a sé nelle filastrocche per bambini: il significato è abbastanza chiaro, il protagonista ha più probabilità di trovare fragole nel mare e navi nella foresta che di ritrovare il suo amore. Non so se il paragone vuole parafrasare (con significato opposto) il noto detto scozzese “ci sono molti pesci nel mare” come frase consolatoria che in genere si dice a chi resta solo alla fine di una storia d’amore. Comunque la risposta alle domande retoriche è “Non c’è nessuna possibilità”.
VERSIONE INGLESE: A Week Before Easter – The False Bride

Nel 1971 The Copper Family del Sussex pubblicò l’album dal titolo “A song for every season” che include “The Week Before Easter” quale rielaborazione della versione popolare in Inghilterra (Shirley Collins ha anche registrato il brano con il più comune titolo ‘The Bride False’) vedi Ho trovato però per l’ascolto questa versione dall’arrangiamento folk-pop, più insolito che mescola il folk all’elettronica.
ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2003

I
A week before Easter the morn(1) bright and clear, and the sun it shone brightly, and keen blew the air. I went down to the forest to gather some flowers, But the forest won’t yield me no roses.
II
Well the first time I saw my love, she was dressed all in white, Made my eyes run with water, for it dazzled my sight, now she is gone and she’s left me, and cruelly done by me(2) She’s gone and got tied to another.
III
And the next time I saw my love she did in the church stand With a ring on her finger and a glove on her hand. Well I thought to myself I could have been that man (3) She’s gone and got wed to another.
IV
Well the parson that married them, he loudly did cry, All of you that forbid it, how dare thee stand by Well I thought to myself, I’ve a good reason why, But I hadn’t the heart to forbid it.
V
So dig me a grave my love, dig it long wide and deep, Aye and cover it over, with flowers so sweet Aye and lay me down to take a long sleep, And maybe in time I’ll forget her.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Una settimana prima di Pasqua il mattino luminoso e chiaro e il sole che splendeva e riscaldava l’aria sono andato nel bosco per raccogliere dei fiori ma il bosco non mi darà più le rose
II
La prima volta vidi il mio amore era vestita tutta in bianco e mi fece piangere e mi abbagliava la vista ora se n’è andata e mi ha lasciato e l’ha fatto in modo crudele se n’è andata e si è legata ad un altro
III
E la volta dopo che vidi il mio amore, andava verso la chiesa con l’anello al dito e il guanto nella mano. Pensai tra me che avrei voluto essere quell’uomo se n’è andata a sposarsi ad un altro
IV
Il prete che li ha sposati ha gridato ad alta voce “Chi è a conoscenza di qualche impedimento, parli ora o taccia per   sempre” ho pensato tra me che sebbene avessi una buona ragione, non avevo il coraggio di vietarlo
V
Scavatemi una fossa, amore mio e scavatela larga e profonda e copritela bene con i fiori profumati. e deponetemi perchè possa fare un lungo sonno e forse nel tempo dimenticarlo

NOTE
1) Jim dice moon ma è una probabile corruzione di morn
2) verso alternativo: When I thought to myself that I might have been that man 3) verso alternativo: So now she’s gone from me and showed me false play.

VERSIONE IRLANDESE: The Lambs on the green hills
Il brano fu pubblicato nel 1913 da Padraic Colum nel suo “Broadsheet Ballads” ed è una derivazione dello stesso tema. Il testo sviluppa la versione intitolata “I ance had a Lassie” pubblicata nella collezione di Greig e Duncan del 1908. Nella prima strofa è stata ripresa la domanda retorica delle fragole che crescono nel mare e le navi che veleggiano nel mare propria della versione scozzese.
ASCOLTA Emmylou Harris & The Chieftains live 2003; la melodia è quasi un valzer lento
ASCOLTA Pauline Scanlon in Hush 2006 (che riprende la melodie dei Chieftains, ma con testo leggermente variato)
ASCOLTA The Johnstons 2008

I
Oh, lambs on the green hills, they sport and they play And many strawberries grow ’round the salt sea And many strawberries grow ’round the salt sea And many ships sail the ocean
II
The bride and the bride’s party, to church they did go The bride she rode foremost, she bears the best show But I followed after with my heart filled with woe To see my love wed to another
III
The first place I saw her, ’twas in the church stand Gold ring on her finger, and her love by the hand “My wee lassie,   I’ll be by your side Although you are wed to another.”
IV
The next place I seen   her was on the way home, I ran on before her, not knowing where to roam Says I, “My wee lassie, I’ll be by your side Although you are wed to another.”
V
“Stop, stop,” said the groomsman, “til I speak a word, Will you venture your life on the point of my sword? For courting so slowly you’ve lost this fair maid, So, begone for you’ll never enjoy her.”
VI
O make now my grave, both large, wide and deep, And sprinkle it over with flowers so sweet, And lay me down in it to take my last sleep, For that’s the best way to forget her.

TESTO nella versione di Pauline Scanlon
I
The lambs on the   green hills they sport and they play, And many strawberries grow ’round the salt sea. How sad is my heart when my own love’s away, How many’s the ship sails the ocean.
II
The bride and bride’s party to church they did go, The bride she rode foremost, she bears the best show. And I followed after with my heart filled with woe to see my love wed to another.
III
The next time I saw her was in the church stand, Gold ring on her finger, her love by her hand. Says I, “My wee lassie, I will be your man, Although you are wed to another”.
IV
The last time I saw her was on the way home, I rode on before her not knowing where to roam. Says I, “My wee lassie, I will be the one, Although you are wed to another”.
V
“Stop, stop,” says the groomsman, “till I speak a word, Would you risk your life on the point of my sword? For courting so slowly you have lost this fair maid, So be gone for you ne’er will enjoy her.”
VI
So dig now my grave both long wide and deep, And strew it all over with primrose so sweet. And lay me down in it to take my last sleep, For that’s the sure way to forget her.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Gli agnelli sui verdi colli passano il tempo a giocare e molte fragole crescono nel mare salato e così triste è il mio cuore quando il mio amore è lontano come molte sono le navi che navigano nell’oceano.
II
La sposa e i parenti della sposa andavano in chiesa la sposa incedeva davanti ed è un vero spettacolo ma io seguivo alla fine con il cuore pieno di dolore a vedere sposare il mio amore con un altro
III
La prima volta la vidi, era davanti alla chiesa anello d’oro al dito, il suo amore le dava la mano Dissi “Mia piccola ragazza, vorrei stare al tuo fianco anche ti sei sposata con un altro ”
IV
L’ultima volta la vidi, era sulla strada di casa corsi prima di lei, non sapendo dove altro andare Le dissi “O mia piccola ragazza vorrei stare al tuo fianco anche se ti sei sposata con un altro”
V
“Fermo – disse il testimone dello sposo – in fede mia vuoi giocarti la vita sulla punta di una spada? Per aver corteggiato troppo lentamente hai perso questa bella fanciulla, così vattene, che non ti divertirai mai più con lei”
VI
O fatemi ora la tomba, larga e piuttosto profonda e cospargetevi sopra fiori profumati e deponetemi affinchè io prenda l’ultimo sonno perchè è il miglior modo per dimenticarla

VERSIONE IRLANDESE: I Courted a Wee Girl
La versione per molti aspetti è simile a “The lambs on the green hills”, qui compare anche “il versetto della Buonanotte” ossia un commiato finale che il protagonista morente o sconfitto lascia come monito agli ascoltatori.
Sarah Makem (Keady, Co. Armagh) ha cantato questa versione per Bill Leader nel 1967 (pubblicata sull’LP Mrs Sarah Makem: Ulster Ballad Singer). Pete Coe nelle note del suo CD Long Company. così ha commentato: Back to Sarah Makem again—this version is based on hers. The song is variously known as The Week Before Easter, The False Bride, and The Lambs on the Green Hill. No fanciful imagery, no strawberries growing in the salt sea etc. Mrs Makem got down to the plain misery of this song on betrayal and lost love.
ASCOLTA Dervish in “At the end of the day” 1996 “The first song we heard from the singing of the late Mrs. Sarah Makem from Keady, County Armagh. We incorporated a piece of music into the song called ‘Josefin’s Waltz’ which we got from the Swedish group Väsen. The idea of blending the two together came about in a dressing room in Stockholm! The story of the man beign rejected by the woman in favour of a richer husband is very similar to another song – ‘The Lambs on the Green Hills’, in Colm O’ Lochlainn’s book Irish Street Ballads.”
ASCOLTA Sofia Karlsson (strofe I, II, V, VIII)

I
I courted a wee girl for many’s the long day And slighted all others who came in my way And now she’s rewarded me to the last day For she’s gone to be wed to another
II(1)
The bride and bride’s party to church they did go The bride she rode foremost she put the best show And I followed after with a heart full of woe To see my love wed to another
III
The bride and bride’s party in church they did stand Gold rings on their fingers, a love by the hand And the man that she’s wed to has houses and land He may have her since I couldn’t gain her
IV
The next time I say her she was seated down neat I sat down beside her not a bite could I eat For I thought my love’s company far better than meat Since love was the cause of my ruin
V
The last time I saw her she was all dressed in white And the more I gazed on her she dazzled my sight I lifted my hat and I bade her goodnight Here’s adieu to all false-hearted lovers(2)
VI
I courted that wee girl for many’s the long day And I slighted all others that came in my way And now she’s rewarded me to the last day For she’s gone to be wed to another
VII
So dig me a grave and dig it down deep And strew it all over with primrose so sweet And lay me down in it for no more to weep Since love was the cause of my ruin.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Per tanto tempo ho corteggiato una ragazza e insultavo tutti gli altri che mi capitavano; e ora lei mi sta ripagando alla fine perchè è andata a sposarsi con un altro
II
La sposa e i parenti della sposa andavano in chiesa la sposa incedeva davanti ed è un vero spettacolo ma io seguivo alla fine con il cuore pieno di dolore a vedere sposare il mio amore con un altro
III
La sposa e lo sposo stavano in chiesa anelli d’oro alle dita, un amore per la mano e l’uomo che lei sposava aveva case e terra, lui poteva averla mentre io non la meritavo
IV
La vidi poi mentre si sedeva per cenare e mi sono seduto accanto a lei e non riuscivo a mandare giù un boccone perchè pensavo che la compagnia del mio amore era assai migliore della carne dal momento che l’amore era la causa della mia rovina
V
L’ultima volta che la vidi era tutta vestita di bianco e più la guardavo, più lei mi abbagliava la vista mi levai il cappello per augurarle la buonanotte il mio addio a tutte le false innamorate
VI
Per tanto tempo ho corteggiato una ragazza e insultavo tutti gli altri che mi capitavano; e ora lei mi sta ripagando alla fine perchè è andata a sposarsi con un altro
VII
Oh scavatemi una tomba e scavatela profonda e copritela con i fiori più profumati e deponetemi giù perchè possa fare un lungo sonno. Dal momento che il mio amore fu la causa della mia rovina

FONTI http://www.justanothertune.com/html/ilal.html http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thefalsebride.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=296 http://www.folksongsyouneversang.com/essays/126-2/http://www.irishtune.info/tune/2337/

RAGLAN ROAD

La melodia è un’antica aria irlandese attribuita da Edward Bunting all’arpista Thomas Connellan (1640/1645 – 1698-1700). continua

Raglan RoadPatrick Kavanag (1904-1967) pubblicò nel 1946 la poesia (su The Irish Times del 3 ottobre), tormentato da un amore non corrisposto intitolata “Dark Haired Myriam Ran Away”, ma solo nel 1960 incontra Luke Kelly e nasce la popolarità della canzone “Raglan Road”

In un intervista del 1980 lo stesso Luke racconta come andò: i due si incontrarono nel 1966 al The Baily di Dublino che all’epoca era un pub frequentato da artisti e Patrick Kavanag gli chiese di cantare la sua poesia.

“I was sitting in a pub in Dublin, The Baily, and as you know in the old days – It’s changed a bit now. It was known as a literary pub, an artistic pub. I happened to be sitting there in the same company as Patrick Kavanagh and one or two other poets, and someone asked him to recite a poem, which he did, and someone asked me to sing a song, which I did. Being in the presence of the great man I was very nervous. Then he leaned over to me and said in that sepulcharl voice of his, he could hardly get his voice out, he was very old. It was just the year before he died – and he said ”You Should Sing My Song”, and I said what’s that Mr. Kavanagh ? and he said Raglan Road, So he gave me permission. I got permission from the man himself.”

Così come riportato da Luke Kelly, sembra che l’adattamento della poesia alla melodia più conosciuta con il nome di “The dawning of the day” sia stata opera del poeta stesso, altri sostengono che Luke abbia voluto lasciare il merito al poeta, ma che in realtà sia stato lui a trovare la corrispondenza.

In realtà Kavanag doveva già aver avuto in mente la canzone “The Dawning of the Day” quando scrisse la sua poesia: il tenore John McCormack lo aveva resa popolare nel 1934 (e cantata anche nel film “Wings of the morning” uscito nel 1939). Oltre alla metrica simile alcune frasi si rispecchiano e lo stesso Kavanag la canticchiava negli anni 45-47!

HildaMoriartyIl poeta aveva 40 anni quando conobbe Hilda Moriarty, studentessa poco più che ventenne in un pub di Dublino, e s’innamorò di lei (sembra in modo quasi ossessivo, oggi si direbbe da “stalker”): la passione non è mai stata ricambiata.
Un aneddoto, riportato in un intervista da Hilda stessa, ci dice che lei lo prendesse in giro perchè era un poeta “contadino” e che gli avesse chiesto di leggere qualcosa di più fondamentale scritto da lui, così Patrick compose Raglan road.

Alla fine al poeta la cotta è passata e così le scrive: (vedi)

62 Pembroke Road.
31 May 1945.

My dearest Hilda,

Please do not take exception to the address of ‘dearest’ or think it a presumption on my part. I am no longer mad about you although I do like you very very much. I like you because of your enchanting selfishness and I really am your friend – if you will let me.
I should not, perhaps, write this letter to you without you replying to my other, but I am in such a good humour regarding you that I want you to know it. Remembering you is like remembering some dear one who has died. There has never been – and never will be – another woman who can be the same to me as you have been. Your friendship and love or whatever it was, was so curious, so different.
Write to me a friendly letter even if I cannot see you. I met Cyril in the Country Shop and he was looking well,

Believe me, Hilda,
Yours fondly,
Patrick.

A voler un po’ esagerare la lettera non sembra proprio essere una lettere d’addio quanto appunto una lettera da stalker: prima di tutte le scrive sebbene lei non abbia nemmeno risposto alla sua lettera precedente e desidera farle conoscere che non è più innamorato di lei, però continua a ripetere quanto le piaccia proprio, proprio tanto, e che non c’è mai stata, ne ci sarà mai, un’altra donna come lei, il suo vero amore; che dire poi delle velate minacce “ti ricordo come si ricorda una cara persona che è morta”?

In effetti Patrick continuò a pedinarla fino a quando Hilda sposò nel 1947 Donogh O’Malley. Tuttavia Hilda ha mandato una corona di rose rosse al funerale di Kavanagh!

Come dice Nora-Jane Thornton “l’amore non corrisposto piuttosto che l’amore stesso, è la più grande delle Muse!”

ASCOLTA la poesia recitata da Tom O’Bedlam
ASCOLTA intervista a Hilda Moriarty

Quando la canzone venne messa nel repertorio dei Dubliners – nell’album Hometown, 1972 – fu scambiata per una canzone tradizionale, tuttavia il testo non è di comprensione immediata, essendo così ricco di metafore e suggestioni.

Non è facile fare una cernita per la guida all’ascolto, anche perchè la canzone è stata eseguita da molti big della musica celtica e della scena rock: i vari interpreti hanno modificato alcune parole tranne Mary Black la cui versione testuale è identica alla poesia di Kavanag.

ASCOLTA Luke Kelly
ASCOLTA Dick Gaughan in Kist O’ Gold 1977
ASCOLTA Mary Black 1986
ASCOLTA Sinead O’Connor in Common live 1995
ASCOLTA Mark Knopfler e Donal Lunny 1996 – live
ASCOLTA Joan Osborne e The Chieftains in Tears of Stone 1999
ASCOLTA Loreena McKennitt in An Ancient Muse 2006 – live
ASCOLTA Young Dubliners in With all due respect, 2009

TESTO DI PATRICK KAVANAG
I
On Raglan Road(1) on an autumn day
I met her first and knew
That her dark hair would weave a snare
That I might one day rue
I saw the danger yet I walked
Along the enchanted way(2)
And I said let grief be a fallen leaf
At the dawning of the day
II
On Grafton Street(1) in November
We tripped lightly along the ledge
Of a deep ravine where can be seen
The worth of passion’s pledge
The Queen of Hearts still making tarts(3)
And I not making hay(4)
Oh I loved too much and by such by such
Is happiness thrown away
III
I gave her gifts of the mind
I gave her the secret sign that’s known
To the artists who have known
The true gods of sound and stone(5)
And word and tint I did not stint
For I gave her poems to say
With her own name there
And her own dark hair
Like clouds over fields of May
IV
On a quiet street(6) where old ghosts meet
I see her walking now
Away from me so hurriedly my reason must allow
That I had wooed not as I should
A creature made of clay (7)
When the angel woos the clay
He’ll lose his wings at the dawn of day

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Sulla Raglan Road in un giorno d’autunno
la vidi per la prima volta e seppi
che i suoi capelli scuri avrebbero tessuto una trappola, di cui un giorno mi sarei   pentito, vidi il pericolo e tuttavia mi incamminai per la strada incantata
e dissi “Lascia che il dolore sia una foglia che cade al sorgere del   giorno”
II
Su Grafton Street a Novembre
ci fermammo con leggerezza sul bordo
di un profondo burrone dove si poteva vedere quanto vale la promessa della   passione, la Regina di Cuori ancora faceva le crostate e io non facevo progressi, ho amato troppo e per questo e quest’altro la felicità è gettata via.
III
Le diedi i doni della mente
le diedi il segno segreto
noti agli artisti che hanno conosciuto
i veri dei del suono e la pietra,
e non mi limitai alla parola e alla sfumatura, le diedi le poesie da recitare
là con il suo nome proprio
e i suoi capelli scuri
come nuvole sopra i campi di Maggio
IV
Sulla tranquilla via dove i vecchi fantasmi si incontrano,
la vedo camminare ora,
lontano da me più in fretta di quanto la ragione mi permetta
che non ti avevo amato come avrei dovuto, una creatura fatta di terra
quando l’angelo ama la terra
perderà le sue ali allo spuntare del giorno

NOTE
1) strade di Dublino che identificano una zona precisa intorno al Trinity College tra St Stephen’s Green e Grand Canal

2) enchanted way: il percorso tra le nuvole degli innamorati, ma anche il vezzeggiativo del poeta per Raglan road: il protagonista nel vedere le voglie che cadono dagli alberi avverte il presagio del dolore causato dal rimpianto, ma elettrizzato dalla visione della donna lascia che le preoccupazioni cadano a terra per entrare in una nuova fase della vita.

3) citazione da “the queen of hearts baked some tarts” della nursery rhyme di origine 700esca sulle carte da gioco: la regina di cuori cuoce le torte e il fante di cuori le ruba. Nell’Alice nel paese delle Meraviglie di Lewis Carroll la filastrocca è portata come prova nel processo al fante di cuori.

4) letteralmente “fare fieno”, il detto irlandese “make hay while the sun shines” significa cercare di trarre vantaggio dalle opportunità, che sono spesso fugaci e irripetibili. Si intende anche con una sfumatura sessuale: cogliere la “mela”.

E’ anche l’equivalente dell’espressione “battere il ferro finchè è caldo”. Qui la frase conclude l’immagine dei due separati da una profonda difficoltà (invalicabile) al fondo della quale si agita la passione: significa che il poeta non ottiene l’amore della donna

5) si riferisce a un cromlech? Più in generale sono le muse della musica, poesia, scultura e pittura. Il protagonista ha condiviso con la donna la propria conoscenza come se fosse un adepto da iniziare ai misteri arcani.

6) incidentalmente a Dublino c’è una strada rinomata per essere luogo di ritrovo dei fantasmi, Haddington Road, qui però sembra che il poeta si riferisca al ricordo: simmetricamente come la storia nasce in autunno così alla fine mentre cammina per la strada il ricordo della delusione d’amore l’assale.

7) clay in irlandese ha significato di terra; la metafora a mio avviso è chiara: come l’angelo innamorato delle cose terrene perderebbe le ali così il poeta che non ha amato abbastanza quella donna, ora un fantasma del passato, l’ha persa per sempre!

FONTI
http://irelandofthewelcomes.com/home/the-story-of-raglan-road/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=43818
http://www.leonardobrian.com/writing/essays/metaphors-as-interrogatives.html
http://www.irishmusicdaily.com/raglan-road-song-meaning
http://www.mccormacksociety.co.uk/Mccormack/McCormack’s%20Recordings/John%20McCormack%20on%20Film,.htm
http://princesspana.blogspot.it/2010/11/on-raglan-road.html
http://www.nli.ie/blog/index.php/2012/02/14/yours-fondly-patrick/

THE SOUTH WIND

The South Wind / Southwind / The Southern Breeze / The Wind from the South (in italiano “Il Vento del Sud”) è un brano tradizionale irlandese molto antico: Edward Bunting nel suo “Collection of Irish Folk Music” pubblicato nel 1809 lo attribuisce ad un arpista tale Donald Macnamara “il lentigginoso” (Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara). Non è chiaro se egli ne sia stato l’autore o solo un interprete; in The Ancient Music of Ireland (1840) Bunting ripubblica la melodia con il titolo “Why Should not Poor Folk” dicendo che la melodia fu trascritta nel 1792 da un vecchio uomo well known by the sobriquet of “Poor Folk”, who formerly perambulated the northern counties, playing on a tin fiddle”.

Il brano è più popolare nella sua forma strumentale, con l’andamento di un valzer, e viene spesso suonato in set con le melodie di Turlough O’Carolan (1670-1738), per questo è spesso erroneamente attribuito al bardo!

ASCOLTA The Chieftains in Chieftains 3, 1973 e anche in Water from the well, 2000
ASCOLTA Joanie Madden al flauto in “Song of the Irish Whistle“, 1996

E due versioni per chitarra.
ASCOLTA Pat Kirtley
ASCOLTA John Renbourn

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VERSIONE IRLANDESE: AN GAOTH ANDHEAS

Nel testo in gaelico irlandese “A(n) Ghaoth AneasA Ghaoith ó nDeas (Oh Wind from the South) il poeta parla al vento e declama la sua nostalgia verso la terra amata, la contea di Mayo, egli ora vive più a sud, nel Munster e si trova bene ma ricorda con rimpianto la sua terra natia dove tornerebbe volentieri. Non è chiaro il motivo della sua lontananza, probabilmente è stato esiliato dal Munster per qualche suo comportamento sedizioso.

Occorre osservare che gli arpisti itineranti in Irlanda erano noti per essere gli ispiratori di ribellioni! La vita dei bardi si era fatta grama, non più musicisti di corte ambiti e venerati, ma musicisti itineranti sempre più snobbati dalla nuove famiglie terriere inglesi: nel 1695 sono state approvate le Penal Laws e lingua e usanze irlandesi erano messe al bando.
Alla fine del XVIII secolo gli arpisti tradizionali irlandesi erano quasi estinti. Il tentativo più importante per salvare l’antica tradizione fu compiuto nel 1792 dagli organizzatori di un festival a Belfast al quale furono invitati, tramite inserzioni sui giornali, tutti gli arpisti irlandesi: si presentarono solo in dieci, di età compresa tra i 15 e i 97 anni.
Gli organizzatori incaricarono Edward Bunting di trascrivere le musiche, ed egli si entusiasmò a tal punto da continuare a raccogliere brani tradizionali per tutta la sua vita, pubblicando tre raccolte, nel 1797, 1809, e 1840.

Il pregio del lavoro di Bunting, fu quello di aver raccolto molte informazioni storiche, tecniche e musicali dagli arpisti, purtroppo le melodie trascritte furono spesso “arrangiate” dallo stesso Bunting, un organista di formazione classica, che annotò per lo più solo le melodie e non gli accompagnamenti.

Bunting ci dice che Donald Freckled (in italiano il lentigginoso) -che doveva avere i capelli color carota- era stato costretto a sposare una ragazza ricca ma che non amava, così scrisse il canto perchè il vento del sud portasse un bacio alla donna che aveva lasciato a Caheredmund

ASCOLTA Mick Moloney in The Green Fields of America 1988 in versione integrale su Spotify

I (File)
A Ghaoth Aneas na mbraon mbog glas
A ní gach faiche féarmhar
Bheir iasc ar eas is grian i dteas
Is líon is meas ar ghéagaibh.
Más síos ar fad mar mbínn féin seal
Is mianach leat-sa séide
Cuirim Rí na bhFeart dhod chaomhaint ar neart
Is tabhair don tír seo blas do bhéilse!
II (Gaoth)
Sínim aneas ag díonamh cleas
Nach ndíonann neach san saol so
Mar íslím gaimh is scaoilim leac
Is díbrim sneachta as sléibhte.
Ó taoi tú ar lear go bhfuí tú mo neart
‘S gur mian liom do leas a dhéanamh
Go bhfúigfe mé mo bheannacht ins gach
aon tslí ar mhaith leat
Is choíche i gCathair Éamoinn(1)!
III (File)
A Chonnachta an tseoid, an tsuilt ‘s an spóirt
I n-imirt ‘s i n-ól an fhíona
Sin chugaibh mo phóg ar rith ins an ród
Leigim le seol gaoithe í
Tá mise beo i mboige na seod
Mar a mbrúitear gach sórt bídh dhom
Ach is mian liom fós tarraing d’bhur gcomhair
Muna gcluine mé ach ceól píopa!

Traduzione inglese
I (The Poet)
O South Wind with the soft clear drops
You that make every sword grassy
Bring the fish to the waterfall, give heat to the sun
And abundance of fruit to the branches
If it is far to the north where I once lived
That you are minded to blow
May the King of Power preserve your strength
And give the taste of my mouth to that country!
II (The wind)
I blow from the south, performing feats
Which no one else on earth can do
For I lay winter low and scatter the ice
And banish the snow from the mountains
Since you are in need you shall have my strength
And I want nothing more than to help you
I shall leave my blessing in every place you choose
And always in Caher Edmund!
III (The Poet)
O blissful, joyous, sporting Connacht
Home of gaming and of wine-drinking
Here goes my kiss to you rushing along the road
I send it on the wings of the wind
I am living in splendid luxury
Where every kind of food is dressed for me
But yet I am fain to draw towards you
If I should hear but the music of the pipes!

NOTE
1) Cathair Éamoinn ovvero Caheredmund una località di Ballinrobe

TRADUZIONE ITALIANO
I Il poeta
O vento del Sud che porti la pioggia gentile, tu fai diventare ogni pascolo verde e erboso, porti il salmone nella cascata, porti il calore del sole e lasci ogni ramo carico di frutti.
Se è molto più a Nord, dove un tempo ho vissuto che tu intendi soffiare
voglia il Signore mantenerti forte e che tu porti a quella terra il bacio della mia bocca.
II Il vento
“Io soffio da Sud, potendo fare cose che nessun altro sulla terra riesce a fare
che io depongo Inverno e bandisco il ghiaccio ed esilio la neve dalle montagne.
Finchè avrai bisogno tu avrai la mia forza e io non voglio altro che aiutarti
Porterò il mio dono in ogni luogo che vorrai e sempre a Caher Edmund!”
III Il poeta
Oh felice, gioioso giocoso Connacht dimora del gioco e delle bevute di vino
Qui va il mio bacio a te che corre lungo la via sospinto dalle ali del vento
Vivo in uno splendido benessere circondato da ogni genere di cibo
tuttavia sarei lieto di venirti incontro se dovessi sentire la musica delle cornamuse.

VERSIONE INGLESE: SOUTH WIND

Nel libro “Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960 è riportata una versione in inglese in metrica con la melodia e si legge anche questa nota
Native of Irrul, County Mayo by the name of Domhnall Meirgeach Mac Con Mara (Freckled Donal Macnamara). Caher Edmund, mentioned in the second verse, is a townland in the parish of Ballinrobe in County Mayo.

La versione testuale di O’Sullivan è diversa da quella trascritta in inglese da Eduard Bunting con il titolo The Southern Breeze (vedi)

ASCOLTA Archie Fisher in The Man with a Rhyme 1976

I (The Poet speaks)
O South Wind of the gentle rain
You banish winter’s weather,
Bring salmon to the pool again,
The bees among the heather.
If northward now you mean to blow,
As you rustle soft above me,
God Speed be with you as you go, With a kiss for those that love me!
II (The Wind Speaks)
From south I come with velvet breeze,
My work all nature blesses,
I melt the snow and strew the leaves
With flowers and soft caresses.
I’ll help you to dispel your woe,
With joy I’ll take your greeting
And bear it to your loved Mayo
Upon my wings so fleeting.
III (The Poet speaks)
My Connacht, famed for wine and play,
So leal, so gay, so loving,
Here’s my fond kiss I send today
Borne by the wind in its roving.
These Munster folk are good and kind.
Right royally they treat me
But this land I’d gladly leave behind
With your Connacht pipes to greet me.

“Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960

TRADUZIONE ITALIANO DI   CATTIA SALTO
I
O vento del Sud che   porti la pioggia gentile,
tu allontani il tempo invernale,
porti di nuovo il salmone alla cascata,
le api tra l’erica.
Se a Nord ora intendi soffiare
mentre lieve mormori su di me
voglia il Signore mantenerti forte
per portare un bacio a coloro che mi amano
II
“Io soffio da Sud con brezza di velluto
la mia parola benedice la natura
sciolgo la neve e spargo le foglie
con i fiori e calde carezze
io ti aiuterò a dissipare il dolore
con gioia accolgo il tuo saluto
e lo porterò alla tua amata Mayo
sulle mie ali così fugaci”
III
Il mio Connacht, dimora del gioco e delle bevute di vino, così leale,   lieto e amabile
ecco il mio bacio appassionato cha mando oggi sospinto dal vento nel suo vagare
la gente del Munster è buona e gentile
e mi trattano proprio in modo regale
ma questa terra mi lascerei volentieri alle spalle
con le cornamuse del Connacht a salutarmi

I’VE A SECRET TO TELL THEE

Anche il poeta e musicista irlandese Thomas Moore aggiunse un testo poetico alla melodia “A(n) Ghaoth Aneas” intitolandolo “I have a secret to tell thee” (in italiano Ho un segreto da dirti): la poesia è ispirata al dio egizio del Silenzio ossia Horo bambino (figlio di Iside e Osiride) il cui culto si diffuse con il nome di Apocrate anche presso i Greci e i Romani; il Dio è raffigurato con il dito alla bocca nel gesto che esorta al silenzio, ma assume una maggiore somiglianza con Apollo e Dioniso accomunati dallo stesso simbolismo solare e misterico.

Pubblicato nel Volume X di Irish Melodies è un piccolo capolavoro: come citazione erudita il riferimento al Dio del Silenzio forse esorta a concentrare il pensiero e la volontà interiore affinchè la parola pronunciata abbia un potere magico ed evocativo.

I’ve a secret to tell thee, but hush! not here
Oh! not where the world its vigil keeps:
I’ll seek, to whisper it in thine ear,
some shore where the Spirit of Silence(1) sleeps;
where Summer’s wave unmurmuring dies,
nor fay can hear the fountain’s gush;
where, if but a note her nightbird sighs(2),
the rose saith, chidingly, “Hush, sweet, hush!”

There, amid the deep silence of that hour,
when stars can be heard in ocean dip,
thyself shall, under some rosy bower,
sit mute, with thy finger on thy lip:
like him, the boy(1), who born among
the flowers that on the Nile-stream blush,
sits ever thus – his only song(3)
to earth and heaven, “Hush, all, hush!”

TRADUZIONE ITALIANO
Ho un segreto da dirti, ma silenzio! Non qui
Oh non dove il mondo continua la sua veglia:
cercherò di sussurrarlo nell’orecchio,
della spiaggia dove il Dio del Silenzio riposa;
dove l’onda estiva muore sommessamente,
e nemmeno una fata può udire lo zampillo della fontana
dove se un suono sfugge all’usignolo
dice la rosa, borbottando “silenzio, mio caro, silenzio”

Là tra il profondo silenzio di quell’ora
quando si può sentire tuffare le stelle nell’oceano,
tu stessa devi, sotto il pergolato delle rose,
stare zitta, con il dito tra le labbra:
com’egli, il bambino, che nacque tra i fiori che arrossiscono nella corrente del Nilo
seduto per sempre così – il suo unico canto
alla terra e al cielo “Silenzio, fate tutti silenzio”

NOTE
1) Horo bambino nella sua veste egizia di dio del Silenzio
2) l’usignolo è il simbolo della poesia e spesso rappresenta anche la condizione esistenziale del poeta; in epoca rinascimentale era il simbolo vitale (e carnale) dell’amore mentre sul versante orientale era il simbolo di un tenero amore spesso inappagato, essendo la rosa, la più bella tra i fiori, la donna e l’uccello, il cantore più bravo, così l’usignolo canta le sue pene d’amore.
3) Apocrate evoca il potere magico della voce, considerata qualità divina: se la parola è diretta espressione del pensiero e il pensiero è sincero ovvero rettamente concepito, allora è il mezzo più efficace per raggiungere la felicità.