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THE LAIRD O’ COCKPEN

Una courting song umoristica scritta da Carolina Oliphant, (1766-1845) conosciuta con il nome da sposata di Lady Nairne, sulla melodia tradizionale “When she came ben she bobbed” – di origine seicentesca e già comparsa con un testo ammiccante a una illecita liaison, rivisitato da Robert Burns nello “Scots Musical Museum” del 1792.
Così Lady Nairne scrive nel 1810 circa la sua versione “The Laird o’ Cockpen” sull’arrogante Signorotto di Cockpen che resta con un palmo di naso davanti al rifiuto della signora Jean di sposarlo (la quale sembra essere ben consapevole degli appetiti sessuali della gentry del Perthshire, e di Cockpen in particolare, verso le popolane ).
Il testo venne dato in stampa nel III volume dello “Scottish Minstrel” con solo sei strofe ed è anche stampato da George Thomson nel 1825 (in Collection of the Songs of Burns, Sir Walter Scott and other eminent lyric poets”) e tuttavia quando  Thomson ristampa la canzone nel 1843 nel V Volume del “Select Collection of Original Scottish Airs (n 250) sono aggiunte ulteriori due strofe come “lieto-fine”, che l’editore si attribuisce, banalizzandola in una più comune love song.

Decisamente uno scioglilingua per chi non sia scozzese se si canta velocemente! La melodia “When she came ben she bobbed” è reputata d’epoca rinascimentale.

ASCOLTA Tannahill Weavers in The Old Woman’s Dance 1978 (strofe I, II, III, IV, VI, VII) che così commentano
“A song from the east coast of Scotland concerning the worst case of attempted marriage on record.
The male chauvinist Laird or baddie, being in desperate need of a wife/cook/bottle washer approaches the inevitable only daughter or goodie without due courtship/expensive meals/red wine only to be rebuffed and, due no doubt to his chauvinism, left confused and in doubt of the lady’s mental health.”
(tratto da qui)

ASCOLTA Poitin (strofe da I a VII)

ASCOLTA   Jean Redpath in “Will Ye No Come Back Again? (The Songs Of Lady Nairne)” 1986 (ascolta su Spotify qui)


I
The Laird o’ Cockpen he was proud and he’s great
But his mind was ta’en up wi’ the things o’ the state
He’s wanted a new wife his braw home tae keep
But favour wi’ wooin’ was fashous (1) tae seek
II
Doon by the dykeside (2) there’s a lady did dwell
It’s at his table heid (3) he was sure she’d look well
McLeish’s (4) ae daughter o’ Clavers ha’ lee
A penniless lass wi’ a lang pedigree (5)
III
His wig was well pouthered  and as good as new
His waistcoat was white and his suit it was blue
He’s put on a ring and a sword and cocked hat
And who could refuse him, the laird, wi’ a’ that?
IV
He’s ta’en the grey mare and he’s rade cannily (6)
He’s tapped(7) at the yett (8) o’ the Clavers ha’ lee
Gae tell mistress Jean tae come speedily ben(9)
For she’s wanted tae speak tae the Laird o’ Cockpen
V
Mistress Jean was makin’ the elder-flower wine:
‘And what brings the Laird at sic (10) a like time?’
She put aff her apron and on her silk goun,
Her mutch (11) wi’ red ribbons and gaed awa doun.
VI
And when she cam’ by it’s he bowed fu’ low
And what was his errand he soon let her know
Amazed was the laird when the lady said naw
And we’ a leigh (12) courtsey she turned awa’
VII
Dumfoundered (13) he was but nae sign did he gie
He’s mounted his horse and he’s rade cannily (6)
And aft times he thinks as he rides through the glen
She was daft (14) tae refuse me, the Laird o’ Cockpen
VIII
And now that the Laird his exit had made,
Mistress Jean she reflected on what she had said;
’Oh, for ane I’ll get better its waur? (15) I’ll get ten,
I was daft to refuse the Laird o’ Cockpen.’
IX
Next time that the Laird and the lady were seen,
They were gaun arm-in-arm to the kirk on the green;
Now she sits in the ha’ like a weel-tappit hen,
But as yet there’s nae chickens appeared at Cockpen
Tradotto da Cattia Salto
I
Il signorotto di Cockpen era fiero e valoroso,
poichè i suoi pensieri erano presi da questioni di stato,
voleva una nuova moglie che badasse alla sua casa,
ma ottenere l’approvazione con il corteggiamento era una seccatura
II
Dietro al muretto di pietra viveva una signora
a capo della sua tavola lui era certo che lei ci sarebbe stata bene, McLeish è una figlia di Clavers-ha’ Lee,
una fanciulla senza un soldo con un lungo pedigree
III
La sua parrucca era ben incipriata e come nuova
il suo panciotto era bianco e la giacchetta blu.
si mise un anello e una spada e un tricorno
e chi avrebbe potuto respingerlo, il laird, così conciato?
IV
Prese la cavalla grigia e cavalcò con prudenza
bussò alla porta dei Clavers-ha’ Lee
“Vai a dire alla signora Jean che venga subito qui
perché è desiderata per parlare con il Laird
di Cockpen”
V
La signora Jean stava fecendo il vino con i fiori di sambuco
“Cosa porta il laird in un tempo così?”
Si levò il suo grembiule e mise la gonna di seta e
la cuffia con i nastri rossi e scese da
basso
VI
E quando fu nel salotto di sotto
tosto egli le fece sapere quale era il suo proposito.
Stupefatto fu il laird quando la dama disse no,
e poco cortesemente si allontanò!
VII
Lui era perplesso, ma non ne diede mostra
saltò sul suo cavallo e corse con prudenza
e frequentemente pensava mentre cavalcava per la stretta valle
“E’ stupida a rifiutare me, il Signorotto di Cockpen”
VIII
E ora che il Signorotto aveva fatto la sua uscita
la Signora Jean ponderò su ciò che aveva detto;
“Oh per uno starò meglio, peggio è se ne troverò 10
che stupida ero a rifiutare il Signorotto di Cockpen”
IX
La prossima volta che il Laird e la Lady furono visti
andavano a braccetto nel prato della chiesa;
ora lei siede nella sala come una gallina con una bella cresta
ma ancora non spuntano polli a Cockpen

NOTE
1) fashious=troublesome, annoying, ossia una faccenda noiosa a cui dedicarsi
2) dyke: termine utilizzato in Scozia per distinguere una parete bassa di pietre costruita a secco
3) table heid – head of his table
4) scritto da Lady Nairne come McClish. (vedi)
5) qui sembra voler alludere al desiderio del gentiluomo di accaparrarsi dei titoli illustri.
6) canniliie = carefully, Cautiously
7) tappit=tufted, rapped – knocked
8) yett=gate
9) ben – through the house
10) sic=such
11) mutch= bonnet, close fitting cap
12) laigh=low
13) dumfooner’d – bewildered
14) daft – stupid, Mad.
15) waur=worse. Credo che Jean abbia preferito prendere il primo invece di aspettare per altri dieci pretendenti uno peggiore dell’altro; ma come sia Jean non è più la coraggiosa eroina di Lady Nairne che rifiuta un matrimonio di comodo, anzi si pente subito delle sue pretese d’indipendenza

continua
FONTI
http://www.contemplator.com/scotland/lairdc.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6554
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/14867
http://kistoriches.co.uk/en/fullrecord/55605/11;jsessionid=A1C3E06E0FB75395E28652C68C713AD9
http://folktunefinder.com/tunes/171034

http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_laird.htm
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/102lyr6.htm
http://www.bartleby.com/41/333.html

Tannahill Weavers, la tradizione che vive

Una band tra le più longeve della scena folk targata Scozia che ha portato la musica tradizionale scozzese in tutto il mondo.
I Tannahill Weavers nascono a Paisley nel 1966 e con il nome “I Tessitori di Tannahill” omaggiano il suo poeta-tessitore più illustre  Robert Tannahill; un nome così lungo viene inevitabilmente storpiato e accorciato e i fans li chiamano affettuosamente “the Tannies”.

(da sinistra: Phil Smillie, Roy Gullane, John Martin, Lorne MacDougall)

Nella line up degli esordi mancano per la verità i componenti che saranno lo zoccolo duro del gruppo, ma arrivano giusto qualche anno dopo la fondazione: Roy Gullane frontman del gruppo (1969) e il giovanissimo flautista-bodranista Phil Smillie (1968) -già rodie della band.
Il primo album del 1976 “Are Ye Sleeping Maggie” li vede oramai usciti dai circuiti amatoriali e in concerto sul Continente in particolare la Germania. Ci troviamo il violino e la chitarra (mandolino e banjo) di Dougie MacLean che era stato reclutato qualche anno prima al Kinross Festival (e che si trovò a sostituire per qualche tempo Mike Ward, rimpiazzati poi nel 1989 da John Martin -già ex-Ossian) . Così racconta la storia Dougie “I was just kind of standing at the side of the road. I had a nice wee job as a gardener up in Aberdeen and had a nice wee flat, and we were just going round the festivals, and we went to Kinross. But I remember standing on the pavement and the white Tannahill van just pulling up in front and basically Roy just got out the van and said, “Dougie, d’you want to join a band, we’re going to Germany in three days’ time,” or something like that. So I said, “well can I have five minutes to think about that!” So I went back to the campsite to the tent where I was staying with all my friends from Aberdeen and I said, “Roy Gullane’s just asked me to join his band, and they’re going to Germany in three days, what do you think I should do?” And they’re all saying, “go for it!” And actually, if I hadn’t made that decision my life would have been completely different.” (tratto da qui)

LA GREAT HIGHLAND BAGPIPE

(1978 dal basso a sinistra: Roy Gullane e Alan MacLeod, dall’alto a sinistra Phil Smillie, Mike Ward, Hudson Swan

La cornamusa entra nell’inconfondibile sound del gruppo con il pipaiolo Alan MacLeod (i pipaioli cambiano quasi ad ogni stagione, ma sono un punto fermo che contraddistinguerà la sonorità dei Tannies, una delle prime band trad scozzesi ad aver incorporato il suono della Great Highland Bagpipe con gli altri strumenti folk, oggi supportato da un giovanissimo ma prodigioso Lorne MacDougall) e il secondo album “The Old Woman’s Dance” (1978) è un’esplosione di vitalità ed energia, speziata da molto humor.

(1987 da sinistra: Stuart Morison, Iain MacInnes, Phil Smillie, Ross Kennedy, Roy Gullane)

Il gruppo tuttavia sembra un po’ arrancare negli anni 80, e si guadagna la nomea di scapestrati bevitori (ecco una simpatica cronaca del loro concerto in quel di Santa Croce- Firenze del 1982 scritta da Riccardo Venturi continua), botte di vita della gioventù, lasciate alle spalle negli anni 90.
Con “Capernaum” uscito nel 1994 pubblicato  dall’etichetta discografica Green Linnet Records si aggiudicano un Indie Award come migliore album di musica celtica dell’anno. Accanto a Roy e Phil  suonano il già citato John Martin (violino, viola, violoncello), Les Wilson (bouzouki e tastiere) e Kenny Forsyth con l’highlands bagpipes, la scottish small pipes e i whistles.
Ancora un cambio di formazione con l’uscita del Cd “Leaving St. Kilda” è la volta del pipaiolo Duncan J. Nicholson.
I “Tessitori” si  sono esibiti molte volte in Italia ospiti dei principali festival celtici in primis Trigallia (spesso presenti nelle compilation della rivista Celtica delle Edizioni 3ntini&C): nel 2000 esce il loro cd “Alchemy” (con copertina di Luca Tarlazzi) e ancora un cd nel 2003 “Arnish Light” sempre con la copertina di Luca Tarlazzi e con un nuovo pipaiolo Colin Melville.
L’ultimo cd (per ora) è “Live and In Session” registrato principalmente durante l’US Tour del 2005 (metà sono live e metà tracce studio): la prima traccia è un set strumentale live “THE GEESE IN THE BOG/THE JIG OF SLURS” già inciso nel Cd “The Tannahill Weavers” (1979) che è rimasto nel tempo la loro firma anche se le melodie non sono dei tradizionali scozzesi bensì due jigs irlandesi!

ASCOLTA la travolgente accoppiata di Atholl Highlander con la canzone giacobita Johnnie Cope.

Nel loro repertorio non mancano drinking songs, ballate, canzoni nostalgiche e malinconiche slow air, ripetuti omaggi ai due poeti Robert Burns e Robert Tannahill: un genuino (istintivo, immediato) spirito scozzese.
Nel blog ho spesso inserito le loro versioni dei brani tradizionali scozzesi seguite il tag Tannahill Weavers

FONTI
http://www.theballadeers.com/scots/tw_01.htm
http://www.tannahillweavers.com/biography.htm
http://www.tannahillweavers.com/records.htm
https://tannahillweavers.bandcamp.com/

CAPTAIN WARD AND THE RAINBOW

Tra le canzoni del mare nella serie Sea Shanty Edition per il quarto episodio del video-gioco Assassin’s Creed si annoverano alcune ballate sui capitani coraggiosi, per celebrarne le vittorie o le gesta eroiche che li hanno portati alla morte. Non solo ufficiali della Royal Navy ma anche corsari o pirati.
Il Capitano John Ward (1553-1622), soprannominato Jack Birdy nacque a Feversham nel Kent da un semplice pescatore ma preferì la vita del corsaro sotto il regno di Elisabetta I; caduto in disgrazia sotto Giacomo I (che non volle proseguire la guerra di corsa contro la Spagna) si dedicò alla pirateria nel Canale della Manica, passando ben presto ai ricchi bottini dei traffici mercantili nel Mediterraneo; John o Jack Ward si fece musulmano e divenne un famigerato pirata barbaresco con il nome di Yusuf Reis, dedito al lucroso traffico degli schiavi (l’oro bianco): nel secolo successivo l’asse della storia si sposta definitivamente nel Mar delle Antille e il connubio Pirata&Caraibi per noi oggi scatta in automatico, sminuendo ai nostri occhi l’importanza del Mar Mediterraneo e delle sue rotte commerciali (continua)
Jack nel suo palazzo di marmo e alabastro a Tunisi allevava piccoli uccellini perciò venne soprannominato Jack “Asfour” (Jack il passero) cioè Jack Birdy (che assonanza con hollywoodiano Jack Sparrow!)
Metà uomo, metà leggenda, John Ward era l’arcipirata, il re corsaro del folklore popolare. Autori di ballate londinesi raccontavano per le strade che il “più famoso pirata del mondo” terrorizzava i mercanti di Francia e di Spagna, Portogallo e Venezia, e metteva in rotta i potenti Cavalieri di San Giovanni con la sua intrepidezza e astuzia. Genitori spaventavano i loro figli con i racconti del demone “che non temeva né Dio né il diavolo e le sue azioni sono perfide, maligni i suoi pensieri”, e si spaventavano a vicenda raccontando che coloro che finivano nelle sue grinfie venivano legati dorso a dorso e gettati in mare, oppure fatti a pezzi, o spietatamente uccisi a colpi di arma da fuoco. Dai pulpiti, ecclesiastici proclamavano che Ward e i suoi rinnegati avrebbero finito i loro giorni in ebbrezza, lascivia e sodomia nei sibaritici ambienti del loro palazzo tunisino…”. (Adrian Tinniswood in Pirati. Avventure, Scontri E Razzie, 2011 tratto da qui)

LA BALLATA: WARD THE PIRATE

Sul Pirata vennero scritte diverse ballate a testimoniare la sua popolarità e anche il professor Child riporta una versione testuale nella sua imponente raccolta “The English and Scottish Popular Ballads”, classificandola al numero 287.  Kenneth S. Goldstein commenta: “This ballad concerns the famous English pirate, John Ward, who, together with a Dutch accomplice, Dansekar, was the scourge of the seas from 1604 to 1609. Though Ward was the subject of numerous ballad and prose pieces, the traditional ballad appears to derive from a black letter broadside of the 17th century.The ballad has had a longer life in the New World than in Britain. It has not been reported from tradition in England since Child, and the two versions recorded by Greig in Aberdeen appear to be the last reported in Scotland. It has, however, not infrequently been reported in America. Some of the American texts tell of Ward’s capture and hanging, which, though consistent with history, do not come from the broadside tradition mentioned above. It is possible that this element may have been borrowed from some other sea song in much the same way in which some versions of Sir Andrew Barton (Child 167) borrow Ward’s taunting lines from the last stanza of this ballad.” (tratto da qui)

ASCOLTA Linda Morrison

ASCOLTA Tannahill Weavers


I
Come all ye jolly mariners
That love to tak’ a dram
I’ll tell ye o’ a robber
That o’er the seas did come.
II
He wrote a letter to his king
The eleventh o’ July,
To see if he would accept o’ him
For his jovial company.
III
“Ho no, ho no,” says the king,
“Such things they cannot be,
They tell me ye are a robber,
A robber on the sea.”
IV
He has built a bonnie ship,
An’ sent her to the sea,
With four and twenty mariners
To guard his bonnie ship wi’.
V
They sailed up an’ they sailed down,
Sea stately, blythe, an’ free,
Till they spied the king’s high Reindeer
A leviathan on the sea.
VI
They fought from one in the morning
Till it was six at night,
Until the king’s high Reindeer
Was forced to take her flight.
VII
“Gang him, gang him, ye tinkers.
Tell ye your king fear me
Though he’s the king on dry land,
And I will be king upon the sea.”
tradotto da Cattia Salto
I
Venite tutti voi allegri marinai
che amate ascoltare le storie (1)
Vi narrerò di un filibustiere
che dal mare è venuto
II
Scrisse una lettera al suo Re
l’11 di luglio
per vedere se lo avrebbe ricevuto
per una piacevole visita (2).
III
“O no, no, no – dice il Re-
non s’ha da fare
mi risulta che tu sia un filibustiere,
un filibustiere del mare”
IV
Costruì una bella nave
e la mandò in mare
con 24 marinai
a governare la sua bella nave
V
Navigarono in lungo e in largo sul mare maestosamente, felici e liberi (3)
fino a quando videro la Reindeer (4)
l’ammiraglia del Re, un leviatano del mare
VI
Dettero battaglia dall’una di mattina
fino alle sei di sera
finchè la Reindeer
fu costretta ad andarsene
VII
“Tornate da lui, voi vagabondi (5)
dite al vostro Re che non lo temo
anche se è il re della terra ferma
io sono il re dei Mari”

NOTE
1) in origine il verso era: strike up, you lusty gallants, with musick and sound of drum,
2) Giacomo I gli rifiutò il perdono regale condannandolo all’esilio perpetuo
3) come dice Jack Sparrow “una nave non è solo una chiglia e uno scafo con ponte e vele. Una nave è libertà
4) nella versione riportata dal Professor Child la nave è inviata dal Re e si chiama The Rainbow
5) termine dispregiativo derivato dai traveller

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch287.htm
http://www.homolaicus.com/storia/trasversale/pirati-corsari.htm
http://guide.supereva.it/rinascimento/interventi/2010/07/dal-kent-a-tunisi
https://corsaridelmediterraneo.it/ward-john/
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/1146ly13.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=56447
http://www.contemplator.com/sea/ward.html
https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/wardthepirate.html

LADY DIAMOND AND HER CRUEL FATHER

L’amore contrastato dalle famiglie con finale tragico  era uno dei temi favoriti nei racconti e nelle ballate medievali.
Mentre in Romeo e Giulietta il motivo del contrasto è dovuto ad una rivalità di lunga data tra le due famiglie, quello ben più comune era la differenza di ceto sociale tra i due innamorati.
Nell’Alto Medioevo non era insolito per un guerriero audace conquistare terre e regni con la spada e il cuore, ma man mano che le dinastie si assestavano dopo le ondate di genti barbare che si spartirono quello che restava dell’Impero Romano, non era più così semplice per un figlio di nessuno “fare carriera” nelle file della Nobiltà (anche se c’erano sempre le prebende alle cortigiane di letto del re con tanto di titoli nobiliari assegnati anche ai loro compiacenti mariti e famigliari..)

Child ballad #269

LA VERSIONE SCOZZESE: LADY DIAMOND

In Scozia la principessa innamorata si chiama Diamond (Daisy, Dysmal, Dysie) e il suo Principe Azzurro è solo uno sguattero delle cucine, perciò il loro amore non può che concludersi tragicamente. La fanciulla è pure manifestamente incinta: nella società feudale, nella quale la ballata è ambientata, se un servitore avesse osato anche solo toccare la figlia del re, avrebbe commesso il reato di lesa maestà, avrebbe cioè offeso il re. Tale “crimine” era punito con la morte (decapitazione impiccagione, squartamento erano tra le possibili sentenze).
In questa storia il personaggio cardine è piuttosto il Re che ama la figlia in modo quasi morboso e vendica il suo onore con l’uccisione del rivale. Poi in alcune versioni si pente per aver causato indirettamente la morte anche della figlia, morta di crepacuore o di veleno! La ballata è riportata dal professor Child al numero 269 e trascritta in cinque versioni; come spesso accade per le ballate le melodie abbinate ai testi non sono univoche.

ASCOLTA The Tannahill Weavers in Passage 1984, riporto il commento molto “scottish humor” nelle note di copertina:”It is a little difficult to categorize this song.  Probably the easiest way out is to call it a song of medieval Scottish birth control. There were two methods of this – the first, very safe, was abstention; the second, not safe at all due to it’s occurance after the deed was done, was to kill the man involved.  This ensured he didn’t do it again. Strangely enough, this song comes from a region of Scotland where the population has remained the same for 200 years. Every time a child is born, a man leaves town.”

LADY DYSIE
I
There once was a King, a very great King/ a King o’ muckle fame
He had a lovely dochter fair
Lady Dysie was her name
And word’s gane up, and word’s gane doon/ And word’s gane tae the King
Lady Dysie she gans richt round about/And tae whom they dinnae ken
II
When bells were rung and mass was sung
And they’ve a’ gan tae their rest
The King’s gan tae Lady Dysie’s bower/ And he wasnae a welcome guest/ He’s pu’d the curtains round about/ And there he sat him doon
“Gae tell me Lady Dysie he said
What gars ye gan sae roon?
III
Is it tae a Lord or tae a Laird
Or a Baron o’ high degree?
Gae tell me Lady Dysie -he said-
And I pray thee dinnae lee”
“Oh it’s no’ tae a Lord and it’s no’ tae a Laird/ Nor tae onie Barony
But it’s tae Roger the kitchen boy
Wha ca’s sae aye tae me”
IV
He’s ca’d his merry men oot by one
By one, by twa, by three
And last came Roger the kitchen boy
And he’s dashed him tae a tree
And he’s ta’en oot that bonnie boy’s heart/ Pit it in a cup of gold
And he’s sent it tae Lady Dysie’s bower
Because she’s been sae bold
V
“Fareweel Faither, Fareweel Mither
Fareweel tae comfort and joy
He died for me, I’ll die for him
Though he was but a kitchen boy
Fareweel Mither, Fareweel Faither
Fareweel my brithers three
Ye thocht ye had taken the life o’ yin
But ye’ve taken the lives o’ three”
Tradotto da Cattia Salto
I
C’era un re ed era un grande re,
un re di grande fama
aveva una sola figlia a lui cara,
Lady Dysie si chiamava.
Una voce correva in lungo e in largo
e la voce arrivò fino al Re
che lady Dysie era incinta
ma nessuno sapeva di chi.
II
Quando le campane suonarono e la messa fu cantata
e tutti erano andati in pace
il Re andò nella stanza di Lady Dysie
come ospite non invitato
Tirò tutte le tende
e si mise a sedere
O dimmi Lady Dysie, chi ti ha messo incinta?
III(1)
E’ stato un Lord o un Laird
o un barone d’alto rango?
Dimmelo adesso Lady Dysie
e ti prego di non mentire
Non è stato un Lord o un Laird
o un barone d’alto rango,
ma è stato Roger, il servo delle cucine
che motivo avrei di mentire?
IV
Mandò a chiamare tutti i suoi uomini fedeli ad uno ad uno
e alla fine venne Roger lo sguattero
ed essi lo legarono ad un albero:
allora il re cavò il cuore del ragazzo (2)
e lo mise in una coppa d’oro (3)
e la mandò nella stanza di Lady Dysie
che era stata così audace
V
Addio Padre, addio Madre.
Addio a tutto il piacere e alla gioia
lui è morto per me e io morirò per lui(4)
anche se era solo uno sguattero.
Addio Madre, addio Padre.
addio cara famiglia
perchè voi credevate di aver preso la vita di uno invece avete preso la vita di tre

NOTE
1) la strofa richiama la ballata Willie of Winsbury, che pure racconta della storia d’amore tra una principessa e un servitore, ma il protagonista potrebbe essere nientemeno che Giacomo V di Scozia sotto mentite spoglie che si innamora di una delle figlie del re di Francia (vedi). Qui invece si tratta di uno sguattero, un umile servo che lavorava nelle cucine al grado più basso
2)   Il dettaglio del cuore cavato e portato come prova è il leitmotiv della fiaba di Biancaneve
3) nelle versioni italiane e svedesi della ballata il cuore le viene servito come pietanza
4) la fanciulla sembra morire di crepacuore, il Boccaccio nella sua novella Ghismunda invece aggiunge dettagli più macabri: la fanciulla riempie la coppa con le sue lacrime poi vi scioglie un veleno e lo beve.
Nel dipinto del senese Bernardino Mei, “Ghismonda con il cuore di Guiscardo” si intravede la pazzia insinuarsi negli occhi della fanciulla!
bernardino-mei

ASCOLTA Rachel Newton in Shadow Side 2012


I
There was a king, a glorious king,
a king of noble fame,
And he had daughter only one,
Lady Diamond was her name.
II
He had a boy, a kitchen boy,
a boy of muckle scorn.
She loved him long,
she loved him aye,
til the grass o’ergrew the corn.
III
It fell upon a winter’s night,
the king could get no rest.
He came onto his daughter dear,
just like a wandering ghost.
IV
He came unto his daughter dear,
pulled back the curtains long.
“What aileth thee, my Diamond dear,
I fear you’ve gotten wrong.”
V
“Oh, if I have, despise me not,
for he is all my joy.
I will forsake both dukes and earls
and marry your kitchen boy.”
VI
“Oh, bring to me my merry men all,
by thirty and by three.
And bring to me my kitchen boy,
we’ll murder him secretly.”
VII
Not a sound into the hall
and ne’er a word was said
Until they had him safe
and sure between two feather beds.
VIII
“Now cut the heart from out of his breast, put it in a cup of gold,
And present it to my Diamond dear,
for she was both stout and bold.”
IX
“Oh, come to me, my hinny, my heart,
oh, come to me my joy.
Oh, come to me, my hinny, my heart,
my father’s kitchen boy.”
X
She took the cup from out of their hands,/ set it at her bed head,
Washed it with tears that fell from her eyes;
next morning she was dead.
XI
“Oh, where were you, my merry men all, when I gave meat and wage,
That you didn’t stay my cruel hand
when I was in a rage?
XII
“For gone is all my heart’s delight,
oh, gone is all my joy,
For my dear Diamond, she is dead,
likewise my kitchen boy.”
Tradotto da Cattia Salto *
I
C’era un re ed era un grande re,
un re di grande fama
aveva una sola figlia,
Lady Diamond si chiamava.
II
Aveva un servitore, lo sguattero delle cucine, un ragazzo di poco conto (1).
E lei lo amava da lungo tempo e lo amava davvero finchè l’erba crebbe al posto del grano (2)
III (3)
Accadde in una notte d’inverno(4)
che il re non riusciva a riposare
e andò dalla cara figlia
come un fantasma errabondo.
IV
Andò fino dalla cara figlia
tirò le lunghe  cortine “Che ti accade cara Diamond? Temo che tu ti stia comportando male
V
«Oh se così fosse non mi rimproverate,
perchè lui è tutta la mia gioia;
e rinuncerò a duchi e conti
per sposare il vostro cuciniere.»
VI
«Portatemi tutti i miei uomini fedeli a trenta e a tre per volta.
portatemi quello sguattero,
lo uccideremo in segreto.»
VII
Non si udì un rumore nel castello e nemmeno una parola fu detta fino a quando lo presero di soppiatto tra due le coltri di piume. (5)
VIII
Cavategli il cuore dal petto (6) e mettetelo in un coppa d’oro
e portatelo alla mia cara Diamond
perchè fu coraggiosa e audace”
IX
«Oh vieni da me amore mio e cuore mio, vieni da me gioia mia,
vieni da me, amore mio, cuore mio,
il servo della cucina di mio padre»
X
Lei prese la coppa dalle loro mani
e la mise al capezzale del letto
lavò (il cuore) con lacrime che le sgorgavano dagli occhi
e il mattino dopo era morta (7).
XI
«Oh dove eravate, miei buoni uomini 
che prendeste sia carne che paga?
perchè non avete trattenuto la mia mano crudele quando ero infuriato?
XII
Morta è la delizia del mio cuore
morta è tutta la gioia mia
poiché la mia bella Diamond è morta
a causa di uno sguattero.»

NOTE
* dalla traduzione di Giordano Dall’Armellina “”Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
1) voluto contrasto tra la grande nobiltà del re e la pochezza di rango del ragazzo, quello di livello più basso tra gli addetti alle cucine
2) che il grano sia mietuto non è solo una informazione temporale, il passaggio dall’estate all’autunno, ma soprattutto un presagio di morte. Come osserva Giordano Dall’Armellina “..allegoricamente, il grano (l’amore) è stato tagliato per impedirgli di crescere oltre e rimane solo l’erba (la morte). Inoltre il menestrello, informandoci che il ragazzo è di infima condizione ci prepara all’ineluttabilità dei fatti.”
3) viene saltata la strofa in cui si fa esplicito riferimento alla gravidanza della dama

When twenty weeks were gone and past
Then she began to greet
For her petticoat grew short before
And her stays they would not meet
Traduzione
(Quando venti settimane passarono,
allora cominciò a piangere
poiché la sua gonna si accorciava
e i suoi corsetti non si allacciavano più.)

4) il gelo dell’inverno sta a simboleggiare il gelo che scende nel cuore del Re ancora più adirato per la contaminazione del sangue nobile della fanciulla con quello plebeo del servitore. Ancora dalle parole di Giordano Dall’Armellina ” Nella strofa il cantore ci fa capire che siamo in inverno, che secondo il calendario celtico comincia nella notte di Halloween. Il frutto dell’amore dei due giovani è stato concepito all’inizio dell’estate celtica, ovvero nel mese di maggio, il mese dell’amore. Ora siamo però in inverno, il re è posseduto dagli spiriti maligni dei morti propri della notte di Halloween e si aggira come un fantasma. E’ accecato dall’odio e non può vedere la bellezza dei frutti estivi. 
5) il ragazzo viene preso nel sonno di modo che sia impedito ogni tentativo di fuga
6) Il dettaglio del cuore cavato e portato come prova è il leitmotiv della fiaba di Biancaneve
7) la fanciulla nella ballata sembra morire di crepacuore, manca la strofa in cui si descrive il suicidio per mezzo del veleno bevuto dalla coppa in cui era stato riposto il cuore.

FONTI
Giordano Dall’Armellina “”Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
https://medievalbilingualengland.wordpress.com/2015/09/08/quistrouns-and-knaves-the-kitchen-servants-of-medieval-england/

http://mainlynorfolk.info/frankie.armstrong/songs/ladydiamond.html http://www.nspeak.com/allende/comenius/ bamepec/multimedia/saggio5.htm http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_269 http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/ladydysi.htm

THE HIGHLAND LADDIE

Una canzoncina diffusa in Scozia che sembra essere la seconda puntata della ballata Glasgow Peggy.
Là il “corteggiatore” è un rude giovanotto delle Terre Alte di Scozia che rapisce una fanciulla delle Terre Basse di nome Peggy; solo dopo la notte passata nel bosco (in cui i due si abbandonano alla passione) lui le rivela di essere il proprietario di vaste terre.

In questa canzone è la bella Peggy a raccontare la sua avventura e a rivendicare la sua scelta di vivere con un ragazzo delle Terre Alte dal cuore sincero e d’animo forte, paragonandolo ai più sciocchi e fatui ragazzi delle pianure.

Ancora una volta i Tannahill Weavers ci regalano un brano tradizionale che è uno spaccato di vita del tempo che fu e che richiama colline verdi, profumi di brughiera, due cuori e una capanna..

The Highland Laddie / A Painted Room and silken Bed~/ May please a Lawland Laird and Lady; /But I can Kiss and be as glad~/Behind a Bush in’s Highland Pladdie.[From a favourtie Song. The Highland Laddie] Printed for & Sold by Bowles & Carver. No.69 in St.Paul’s Church Yard, London. [n.d., c.1790.]
ASCOLTA The Tannahill Weavers in Passage 1984


I
The Lawland Lads think they are fine
But oh they’re vain and idle gaudy
How much unlike the graceful mein
And manly looks o’ my Highland Laddie
II
If I were free at will to choose
To be the wealthiest Lawland Lady
I’d tak’ young Donald without trews
Wi’ bonnet blue and Highland plaidie
Chorus:
Oh my bonnie bonnie Highland Laddie
Oh my bonnie bonnie Highland Laddie
When I was sick and like to die
He rowed me in his Highland plaidie
III
O’er Benty Hill wi’ him I’ll run
And leave my Lawland kin and daddy
Frae winters chill and summers sun
He’ll screen me in his Highland plaidie
IV
A painted room, a silken red
Maun please a Lawland Lord and Lady
But I can kiss and be as glad
Behind a bush in his Highland plaidie
V
Nae greater joy I’ll e’er pretend
Than that his love prove true and steady
Like mine to him which ne’er shall end
While heaven preserves my Highland Laddie
Tradotto da Cattia Salto
I
I ragazzi delle Terre Basse pensano di essere belli, oh ma sono sciocchi e anche volgari, come sono diversi dall’animo grazioso e dagli sguardi virili del mio ragazzo delle Terre Alte
II
Se fossi libera di scegliere
di essere la più ricca Dama delle Terre Basse prenderei piuttosto il giovane Donald senza calzoni (1), con il berretto blu e il mantello delle Terre Alte
Coro: O il mio bel ragazzo delle Terre Alte, quando ero malata e mi sentivo morire, mi avvolgeva nel mantello delle Terre Alte
III
Su Benty Hill con lui correrei e lascerei il mio clan delle Terre Basse e mio padre, dal freddo dell’inverno e dal sole dell’estate mi riparerei nel suo mantello delle Terre Alte
IV
Una stanza affrescata, un letto di seta potrebbero piacere a un Signore e a una Signora delle Terre Basse
ma potrei baciare e essere altrettanto contenta dietro a un cespuglio nel suo mantello delle Terre Alte
V
Nessuna gioia più grande mai pretenderei
che il suo amore sia leale e costante
come il mio verso di lui che mai finirà e che il cielo preservi il mio ragazzo delle Terre Alte

NOTE
Ecco cosa scrivono nelle note “Now we have a strange one.  This song deals with a Lowland girl’s love for a Highland man.  She wants to run away with him and live in his kilt.  The last statement is not as ridiculous as you think, as the plaidie and kilt were used not only as a uniform but as somewhere for a traveling man to sleep.  A soldier in particular would never fight wearing his kilt, as it restricted his movement.  This is also the reason why the Scots did win a few battles.  If you know what is worn beneath the kilt, and you can imagine 5,000 of them running towards you… you would want to run away.”
1) anche  una canzoncina umoristica più moderna recita “Donald where are your trousers?“; maliziosamente i Tannies fanno intendere che il giovane è senza mutande, più semplicemente la ragazza descrive il tipico abbigliamento del montanaro scozzese del tempo che fu: il vero kilt (in gaelico philabeg) è in effetti una lunga coperta (plaid) cioè un unico, lunghissimo, pezzo di stoffa (il tartan) delle dimensioni di 65-75 cm di altezza per una lunghezza di 5 metri circa, pieghettato e drappeggiato intorno ai fianchi e poi riportato sulle spalle come un mantello (che funzionava bene anche come grande tasca dove infilare gli oggetti da trasportare o le armi). Per indossarlo veniva steso a terra e poi si formavano delle pieghe di qualche centimetro ciascuna, quindi ci si sdraiava sopra rotolandosi per bene. Ai rudi scozzesi di montagna  serviva come coperta per coprirsi durante il giorno e come giaciglio in cui dormire durante le notti passate nella brughiera. Era indubbiamente un capo pratico, senza troppe pretese di eleganza che teneva al caldo e al riparo, e perciò prevalentemente un abito “rustico” abbinato per lo più allo stivale ad altezza ginocchio (cuaron) ma più spesso portato a piede nudo (e dovevano avere dei fisici ben temprati questi scozzesi che se ne stavano al vento, pioggia e neve così conciati!). La foggia dei pantaloni aderenti (in gaelico troovash) viene dall’epoca medievale, in particolare in Scozia il tartan era tagliato di sbieco (per ottenere una certa elasticità del tessuto) e cucito in modo molto aderente alla gamba (le cuciture si trovavano sul dietro della gamba come le calze di nylon vecchio stile). Questa moda però prese piede solo tra i capi degli Highlanders per contraddistinguere il loro rango o quando si recavano nelle Lowlands.

continua

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/donald-wheres-your-troosers/
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/3031lyr5.htm
http://www.grosvenorprints.com/stock_detail.php?ref=393

TRANENT MUIR

Adam Skirving (circa 1746) scrisse due canzoni sulla Battaglia di Prestonpans, la prima con una venatura comica è la ben più famosa “Johnnie Cope“; la seconda invece dal titolo “Tranent Muir” è quasi un reportage di guerra. Gli scozzesi la ricordano come la battaglia di Gladsmuir, per via di una vecchia profezia secondo la quale il pretendente al trono di Scozia, sarebbe stato vittorioso a Gladsmuir; la battaglia si svolse in effetti proprio nei pressi del villaggio,  nella piana semi-paludosa tra Tranent e Prestonpans, ma la proclamazione a Re del Bel Carletto sarà solo una effimera stagione che condurrà i fedeli highlanders alla disfatta di Culloden!

LA CARICA DEGLI HIGHLANDER

Gli scozzesi così andavano in battaglia: all’assalto!
La famigerata carica dei rudi montanari scozzesi consisteva nel correre precipitosamente verso la schiera dei nemici, slacciandosi il cinturone e liberandosi del plaid; procedevano con impeto, a grandi balzi, urlando come ossessi, (con i lembi della camicia che svolazzavano sul culo nudo) e brandendo minacciosamente la tipica spadona detta claymore.
Il vero kilt un tempo era infatti più che altro una lunga coperta drappeggiata introno ai fianchi e trattenuta da una cintura anzichè da una fibbia come nel più tardo little kilt, una pratica coperta-materasso in cui avvolgersi la notte dormendo all’aperto, sotto un cielo di stelle (ma anche sotto la pioggia) – così era la tempra con cui si forgiava il carattere.
Nelle rievocazioni storiche il particolare del kilt lasciato cadere a terra viene per lo più omesso, caso mai si esibiscono maschi petti villosi senza camicia .

Il 21 settembre 1745 truppe di ribelli scozzesi giacobite guidate  dal generale Lord George Murray,  affrontarono in battaglia l’esercito regolare inglese di stanza in Scozia  comandato da Sir John Cope
(vedere prima parte)


per il brano del video YE JACOBITES BY NAME

TRANENT MUIR

La canzone è quasi un reportage di guerra, dalle tredici strofe e più, il testo riportato da David Herd in “Ancient and Modern Scottish Songs”, Volume 1, page 109, 1776 è collezionato anche nello “Scots Musical Museum” Volume III N°102, 1790; opportunamente sforbiciato in quella che è diventata la versione standard da Archie Fisher e ridotto a sei strofe.

La melodia risale al 1694 (qui) anche con il nome di “The Battle of Killicrankie”, ‘Gillicrankie’ (Killikrankie) “Original Sett of Killiekrankie” (in Gow “First Repository”, 1799 ) ma Archie Fisher ne riporta una diversa forse proveniente dalla tradizione orale, e registra il brano nel 1969 con il titolo di “The Battle of Prestonpans”

ASCOLTA Archie Fisher in “The Fate O’Charlie”, 1969

ASCOLTA The Corriers

sono stati però i Tannies come affettuosamente vengono chiamati a rielaborare il brano e a presentarlo in modo nuovo e più scintillante
ASCOLTA Tannahill Weavers in “The best of the Tannahil Weavers”, 1979-1989

TRANENT MUIR
I
The chevalier being void o’ fear
did march doon Birsle Brae man (2)
Through Tranent e’er he did stent (3)
as fast as he could gae man
While General Cope did taunt and mock
wi’ many a loud hurrah man
E’er next morn proclaimed the cock
we heard another craw man
II
The brave Lochiel as I heard tell
led Cameron on in cloods (6) man
The morning fair and clear the air
they loosed wie devilish thuds man
Doon guns they threw and swords
they drew and soon did chase them aff man
On Seaton’s crafts (7) they burst their chafts(8)
and gart them run like daft man
III
The bluff dragoons swore blood and oons
they’d mak’ the rebels run man
And yet they flee when them they see
and winnae fire a gun man
They turned their backs the fit tae crack (9)
such terror siezed them a’ man
Some wet their cheeks some fyled their breeks
and some for fear did fa’ man
IV
Smith (10) made sic’ haste sae spurred his beast
‘twas little there he saw man
Tae Berwick rade and safely said
the Scots were rebels a’ man
O’er Soutra Hill ere he stood still
afore he tasted meat man
Lang may he brag on his swift nag
that bore him aff sae fleet man
V
But Gardner brave did still behave
like to a hero bright man
His courage true, like him were few,
that still despised flight man
For king and laws and country’s cause
in honours bed did fa’ man
His life but not his courage fled
while he had breath tae draw, man
VI
At yon thorn tree that you may see
beneath the Meadow mill, man
There’s many slain lie on the plain
the clans pursuing still man
Sic’ unco whacks and deadly hacks
I never saw the likes man
Lost hands and heids cost them their deeds
that fell near Preston dyke man
LA PIANURA DI TRANENT
(traduzione  di Cattia Salto)
I
Il Cavaliere (1) senza esitazione alcuna
attraversò in marcia le colline di Birsle
e superato Tranent si schierò,
più in fretta non poteva andare.
Mentre il Generale Cope insultava e scherniva con tanti veementi Evviva
prima del seguente mattino annunciato dal gallo (4), udimmo un altro grido (5)
II
Il prode Lochiel come sentii dire
portò i Cameron in battaglia
nell’aria limpida di un chiaro mattino
spararono dei colpi infernali,
poi gettarono le pistole,
le spade sguainarono e in breve li scacciarono,
sui poderi di Seton (7) spaccarono i grugni
e li fecero correre come pazzi
III
I dragono sbruffoni giurarono sangue e lacrime,
che avrebbero fatto scappare i ribelli,
eppure fuggirono quando li videro,
e senza colpo ferire
voltarono la schiena a gambe
levate
pieni di un tal terrore,
chi si bagnò le guance, chi se la fece nei pantaloni
e chi per la paura cadde
IV
Smith fece così in fretta a spronare la bestia che ben poco vide
per correre a Berwick in salvo disse
“Erano tutti gli Scozzesi in rivolta!”
e ancora a Soutra Hill se ne sta
piuttosto che assaggiare cibo,
a lungo potrà vantarsi del suo rapido ronzino che lo portò via così velocemente
V
Ma Gardner si comportò
come si conviene a un fulgido eroe
con vero coraggio e come lui furono pochi, che pure disdegnarono la fuga,
per il re e il governo e per la causa del paese, cadde nel letto dell’onore
la sua vita, ma non il coraggio venne meno, mentre esalava l’ultimo respiro
VI
Al biancospino che puoi vedere laggiù
sotto al il mulino di Meadow
ci sono molti cadaveri che stanno sul prato, i clan ancora incalzano
una batosta così colossale e una carneficina, mai ne vidi di tal fatta
mani mozzate e corpi
decapitati
caduti vicino agli argini di Preston

Note
1) Bonny Prince Charles Stuart
2) la parola uomo è usata come intercalare
3) to place something or someone, with the implication of being overstretched or overtaxed.
4) Lo scontro tra i due eserciti avvenne alle 6 del mattino e durò una decina di minuti
5) quello degli Highlander lanciati nella carica
6) clouds letteralmente “nuvole”
7) “”crafts” = “crofts” in modern Scots, i.e. smallholdings. The Seatons (or Setons) were the biggest landowners and industrialists of the Prestonpans area, and their tenants were one of the worst-hit groups of casualties of the invasion”.
8) termine desueto per jaw
9) the foot they brake
10) la strofa con i nomi dei codardi non è univoca in Herd ad esempio diventa
Menteith the great, when hersel shit,
Un’wares did ding him owre, man,
Yet wadna stand to bear a hand,
But aff fu fast did scour, man,
Si dice che il tenente Smith abbia sfidato a duello Skirving per aver menzionato espressamente la sua fuga dalla battaglia, così si riporta nello SMM “He [Burns] also heard a story about the Lieutenant Smith mentioned in the ninth stanza, in which Mr Smith demanded that Mr Skirvan present himself and explain his portrayal of Mr Smith. Mr Skirvan refused and further insulted Mr Smith by referring to his cowardice again“. (qui)

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/war-songs-anti-war-songs/you-jacobites-by-name/
http://lagazzettadioutlander.altervista.org/all-interno-dell-episodio-210-di-outlander/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/DTtranmu.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-102,-pages-103-and-104-tranent-muir.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1114
http://alaguerre.luridoteca.net/?page_id=459
http://learningtowhistle.blogspot.it/2005/08/tunes-tranent-muir.html
http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiTRANMUI2.html
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/4454lyL2.htm
http://www.theballadeers.com/scots/tw_c1989_bo.htm
http://chrsouchon.free.fr/tranentm.htm

THE BRAES OF BALQUHIDDER

BALQUHIDDER (scritto anche come BALQUHITHER) pronuncia ‘Balwhither’ è un piccolo villaggio della Scozia in mezzo ai monti nelle terre dei MacGregor, accanto a un piccolo lago dove Robert Tannahill (1774-1810) ha ambientato questa canzone, conosciuta anche in Irlanda e resa famosa da Francis McPeake nel 1957 con il titolo di Wild Mountain Thyme

Nel sito del gruppo Tannahill Weavers leggiamo che il brano è apparso due volte in “Scottish Minstrel ” – di RA Smith (1821 – 1824) – vol. I, p. 49 e vol. IV, p. 89 e che la melodia utilizzata è una modifica della prima edizione e s’intitola ‘The Three Carls o’ Buchanan’. Meglio non addentrarsi nell’accesa disputa sulla paternità di testi e melodia che divide irlandesi e scozzesi, bensì prendiamo atto dell’ampia diffusione popolare di un tema che esprime l’amore per la propria terra e le sue bellezze, e una melodia che è una slow air dalla profonda dolcezza.

balquidder

ASCOLTA Skylark in “All of It”, 1979

ASCOLTA Tannahill Weavers in Capernaum 1994,  con puro accento scozzese.


Chorus
Let us go, lassie, go
Tae the braes o’ Balquhidder
Whar the blueberries (1) grow
‘Mang the bonnie Hielan’ heather
Whar the deer and the rae
Lichtly bounding thegither
Sport the lang summer day
On the braes o’ Balquhidder
I
I will twin thee a bow’r
By the clear silver fountain
And I’ll cover it o’er
Wi’ the flooers o’ the  mountain
I will range through the wilds
And the deep glens (2) 
 sae dreary
And return wi’ their spoils
Tae the bow’r o’ my dearie
II
When the rude wintry win’
Idly raves roun’ oor dwellin’
And the roar o’ the linn(3)
On the nicht breeze is swellin’
So merrily we’ll sing
As the storm rattles o’er us
Till the dear shielin’ ring
Wi’ the licht(4) liltin’  chorus.
III
Noo the summers in prime
Wi’ the flooers richly bloomin’
Wi’ the wild mountain thyme
A’ the moorlan’s perfumin’
Tae oor dear native scenes
Let us journey thegither
Whar glad innocence reigns
‘Mang the braes o’ Balquhidder
tradotto da Cattia Salto
ritornello
Andiamo, ragazza, andiamo
per i pendii di Balquhidder
dove crescono i mirtilli (1)
tra la bella erica d’altura,
dove il cervo e il capriolo
vanno assieme con piede leggero,
passiamo l’interminabile estate,
sui pendii di Balquhidder
I
Ti intreccerò un frondoso riparo
vicino alla pura sorgente cristallina
e lo ricoprirò tutto
con i fiori di montagna,
cercherò per i boschi
e nelle profonde forre (2)  sì ombrose
e ritornerò con i loro tesori
al pergolato del mio amore.
II
Quando il forte vento invernale
vagherà inoperoso attorno alla nostra dimora e il rimbombo della cascata(3)
nella brezza notturna  si gonfierà,
così allegramente  canteremo,
mentre la tempesta  infurierà su di noi
fino a che il caro rifugio risuonerà
con un allegro coro melodioso.
III
Ora l’estate è in arrivo
con i fiori che sbocciano a profusione
con il timo selvatico di montagna
che profuma la brughiera,
per le nostre care terre natie
andiamoci tutti insieme
dove regna la lieta  innocenza
sui pendii di Balquhidder

NOTE
1) Nella canzone si descrive una ricorrenza sociale ancora sporadicamente praticata in Scozia e Irlanda: la raccolta dei mirtilli, una festa di mezz’estate denominata Bilberry Sunday Si celebrava per lo più a luglio, quando maturano le bacche del mirtillo o ad Agosto, spesso abbinata alla festa celtica di Lughnasa o alla domenica (o lunedì) più prossima alla festa. Un tempo i giovinetti e le giovanette stavano su per i monti nella brughiera da mattino a sera a raccogliere i mirtilli e a fare amicizia, era perciò una festa dedicata al corteggiamento e a combinare i matrimoni. continua
2) glen: è una  tipica valle scozzese solitamente allungata e profonda con una forma ad U
3) linn:  cascata dal gaelico scozzese linne
4) licht:  termine scozzese per light qui con significato di allegro

FONTI
http://www.grianpress.com/Tannahill/TANNAHILL’S%20SONGS%2026.htm
https://thesession.org/tunes/10655
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/752.html

THE RIGS O RYE

Una lieve e romantica canzone tradizionale scozzese, risalente quantomeno al Settecento (da un chapbook dal titolo “Ridges of Rye” stampato a Glasgow da J. & M. Robertson nel 1799). Si inserisce nel filone delle prove d’amore a cui una volta i fidanzati sottoponevano le innamorate per saggiarne la determinazione e la forza d’animo (o la loro fedeltà)

ASCOLTA June Tabor su Spotify
ASCOLTA Niamh Parsons & Graham Dunne

ASCOLTA The Tannahill Weavers in “Leaving S Kilda” 2006 su Spotify (manca la strofa finale)

ASCOLTA Dick Gaughan in “Kist O’ Gold”


I
‘Twas in the month of sweet July,
Before the sun had pierced the sky;
Down between two rigs of rye
I heard two lovers talking.
II
Said he, “Lassie, I must gang away,
Along with you I cannot stay (1),
But I’ve a word or two to say
If you’ve the time to listen.”
III
“Of your father he takes great care,
Your mother combs your yellow hair;
But your sisters say you’ll get no share
If you follow me, a stranger.”
III
“My father may fret and my mother may frown,
My sisters too I do disown;
If they were all dead and below the ground
I would follow you, a stranger.”
IV
“Oh lassie, lassie, your portion’s small,
Perhaps it may be none at all.
You’re not a match for me at all
So go and wed with some other.”
V
The lassie’s courage began to fail,
Her rosy cheeks grew wan and pale;
And the tears come trickling down like hail,
Or a heavy shower in the summer.
VI -VII
This lad he being of courage fine,
He’s dried her tears and he’s kissed her eyes,
Saying, “Weep no more lass, you shall be mine,
I said it all to try you.”
VIII
This couple they are married now,
And they have bairnies one and two;
And they live in Brechin the winter through,
Aye, and in Montrose in summer.
tradotto da Cattia Salto
I
Era nel mese del bel Giugno
prima che il sole splendesse in cielo
tra due file di fieno
ascoltai le chiacchiere di due innamorati
II
Disse lui “Ragazza devo andare via
non posso più restare con te (1)
ma devo dirti due parole
se hai il tempo d’ascoltare.
III
Tuo padre si prende tanta cura di te,
tua madreti  pettina i capelli biondi
ma le tue sorelle dicono che non avrai di che spartire (2)
se mi seguirai, uno straniero”
III
“Che mio padre si agiti e mia madre si arrabbi (3)
e le mie due sorelle io rinnego
anche se fossero morte e sepolte
io verrò con te, uno straniero”
IV
“Oh fanciulla, la tua parte (di dote) è poca
e forse non ce l’hai proprio!
Non sei affatto la mia scelta,
così vai a sposare qualcun altro”
V
Il coraggio della ragazza iniziò a vacillare
le sue guance rosa divennero smunte e pallide
e le lacrimecaddero come grandine
o un acquazzone improvviso d’estate.
VI – VII (4)
Questo ragazzo si armò di coraggio
e le asciugò le lacrime e le baciò gli occhi
dicendo “Non piangere più ragazza, tu sarai mia,
l’ho detto solo per metterti alla prova”
VIII
Questa coppia si è sposata ora
e hanno due bambini
e vivono a Brechin d’inverno
e a Montrose d’estate

NOTE
1) oppure “No longer can I bide wi’ ye”
2) si riferisce alla dote
3) to frown= aggrottare le sopracciglia per il dispiacere
4) la versione più estesa prevede due strofe

 

VI
He’s ta’en his kerchief o’ the linen fine
He’s dried her tears and he’s kissed her syne
Sayin’, “Weep nae mair, lass, ye will be mine
I said it all for tae try you”
VII
This lad, he bein’ o’ the courage bold
A gallant chiel but nineteen years old
He’s made the hills and the valleys roar
And the bonnie lassie’s gone wi’ him

tradotto da Cattia Salto
VI
Lui prese il suo fazzoletto di lino fine
e le asciugò le lacrime e le baciò allora
dicendo “Non piangere più ragazza, tu sarai mia,
l’ho detto solo per metterti alla prova”
VII
Questo ragazzo pieno di coraggio
un bel ragazzo di soli diciannove anni
ha fatto risuonare di lamenti le colline e le valli
e la bella fanciulla andò con lui

FONTI
https://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/therigsofrye.html
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/15016/9
http://www.celticlyricscorner.net/tannahill/rigs.htm
https://afolksongaweek.wordpress.com/2012/07/27/week-49-the-rigs-of-rye/
http://www.dickgaughan.co.uk/songs/texts/rigsorye.html

THE BREWER LADDIE

Gli innamorati delle bothy ballad non si disperano più di tanto per l’amore perduto, è una visione realistica dell’amore, l’amante abbandonato non si lamenta e piange (contrariamente agli irlandesi) e ancor meno muore di crepacuore, ma guarda il lato positivo della storia: adesso è libero di cercare un altro pesce nel mare..
Così la melodia di questa ballata è allegra e spensierata!

ASCOLTA Cara in  “Long Distance Love” 2001

ASCOLTA Tannahill Weavers in Capernaum 2006, su Spotify

ASCOLTA Tich Frier


I
In Perth there lived a bonnie lad
A brewer tae his trade O
An’ he is courted Peggie Roy
A young and handsome maid O
Chorus:
Wi’ a fall dall diddle um a die dum doo
Wi’ a fall dall diddle um a die doh
II
Well, he’s courted her for seven lang years
A’ for tae gain her favor
But there cam a lad oot a’ Edinburgh toon
Wha swore that he would have her
III
It’s will ye gang alang wi’ me
An’ will ye be ma honey?
It’s will ye gang alang wi’ me
An’ leave your brewer laddie?
Oh I will gang alang wi’ you
Alang wi’ you I’ll ride O
I’ll gang wi’ you to the ends o’ the earth
Though I’m spoke to the brewer lad O
IV
Oh the brewer, he cam hame at een
A-speirin’ for his honey
Her faither, he made this reply
“She’s no’ been here since Monday”
Oh wasna that an uncoo’ ploy
Wouldna onyone be offended
Tae court wi’ a lad for seven lang years
And leave him at the end o’t
V
Oh be it so, and let her go
For it shall never grieve me
I’m a lad that’s free, as you can see
And a sma’ thing will relieve me
There’s as guid fish intae the sea
As ever yet was taken
I’ll cast ma net an’ try again
Although I am forsaken
VI
She’s rambled up, she’s rambled doon
She’s rambled through Kirkaldy
Mony’s the time she rued the day
She jilt’ her brewer laddie
He’s taen his course an’ awa’ he’s gaen
The country he has fled O
He’s left nae sark upon her back
Nor blanket on her bed O
VII
The brewer, he set up in Perth
And there he brews strang ale O
He’s courted wi’ anither lass
And taen her tae himsel’ O
Ye lovers a’, where’er ye be
Just let this be a warnin’
An’ never slight your ane true love
For fear you get a waur ane
tradotto da Cattia Salto
I
A Perth viveva un bel ragazzo
faceva il birraio di mestiere
e ha corteggiato Peggy Roy
una giovane e bella fanciulla
CORO
Wi’ a fall dall diddle um a die dum doo
Wi’ a fall dall diddle um a die doh
II
Allora l’ha corteggiata per sette lunghi anni
per riuscire a ottenere il suo favore
ma venne un ragazzo dalla città di Edimburgo
il quale giurò che lei sarebbe stata sua
III
“Verrai via con me
e sarai il mio tesoro?
Verrai via con me
e lascerai il tuo giovane birraio?”
“O si verrò via con te
con te cavalcherò
fino in cima al mondo
anche se sono in parola con il giovane birraio”
IV
Il birraio ritornò a casa a sera
a chiedere del suo tesoro
il fratello gli diede questa risposta
“Non è più qui da Lunedì”
Non è stato quello uno scherzo inaspettato,
chi non si sarebbe sentito offeso
fare la corte a una ragazza per 7 lunghi anni
che lo mette alla fine fuori gioco?
V
Se è così che vada pure, (1)
perché non mi farà mai soffrire
sono un ragazzo che è libero, come si vede,
e una piccola cosa mi conforta,
che ci sono tanti buoni pesci nel mare(2)
che non sono stati ancora presi,
butterò l’amo e proverò ancora
anche se sono stato abbandonato”
VI
Lei ha girovagato su e giù
ha girovagato per Kirkaldy(3)
e ben presto ha rimpianto il giorno
che ha lasciato il giovane birraio.
Lui ha preso la sua strada e lontano se n’è andato, dal paese è fuggito
non le ha lasciato camicia per vestirsi (4)
nè coperta nel letto
VII
Il birraio si è sistemato a Perth
e là birrifica birra forte (5),
ha corteggiato un’altra ragazza
e l’ha presa per sé
e voi innamorati, ovunque siate
prendete questo come avvertimento
e non sminuite mai il vero amore
per paura di prenderne uno peggiore (6)

NOTA
1) la ballata richiama un po’ la Gyspy Lady, ma il nostro ragazzo non è un Lord che corre dietro a Peggy per riportarla a casa
2) un’espressione tipica della filosofia scozzese sull’amore: il mare è vasto e ci stanno tanti pesci da prendere all’amo
3) Kirkaldy sulla costa nord del Firth of Forth è una grossa cittadina del Fife
4) letteralmente camicia sulla schiena: il nuovo ragazzo probabilmente le ha portato via tutto ciò che aveva
5) come si produce la birra (vedi)
6) l’avvertimento è per le ragazze che preferiscono l’erba del vicino: nel disprezzare colui che si ama per un altro, si corre il rischio di cascare peggio

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/la-birra-artigianale/
https://mainlynorfolk.info/cara/songs/thebrewerladdie.html
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/1146ly10.htm
http://www.celticlyricscorner.net/backmoon/brewer.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=913

IL CAVALLANTE MESTIERE PERDUTO

Plooman laddies o  ploughboy lads erano i cavallanti agricoli, dei tempi in cui l’aratro era trainato dalla forza animale (e si dicevano bifolchi se a tirare l’aratro erano i buoi), il soggetto preferito delle bothy ballad le canzoni dei braccianti stagionali e salariati agricoli nelle grandi fattorie nel Nord Est della Scozia (in particolare l’Aberdeenshire).
Si occupavano dell’aratura, erpicatura e dissodamento dei campi e della cura degli animali da lavoro a loro affidati.

ploughman-evenPremetto che con lo stesso generico titolo si indicano diverse canzoni tra cui anche quella intitolata The Ploughboy Lads di Robert Burns questa invece inizia con “Doon yonder den there’s a plooman lad” ed è la versione collezionata da Lucy Stewart (1901- 1982)

Hamish Henderson commenta nelle note della versione di Isla St. Clair “Now one of the most popular songs in the Scots folk revival, The Plooman Laddies was put into circulation comparatively recently—in 1959, when it was recorded (on the family’s tape-recorder) by Lucy Stewart of Fetterangus. It descents from a much longer ploughman song, sung to the tune of The Rigs o’ Rye, but Lucy’s version has distilled from the earlier words and tune an intense lyric love-song unsurpassed in North-east erotic tradition.” (da qui)

Eseguita sia da Dougie McLean che dai Tannahill Weavers, se volete farvi due risate ecco le loro note di commento
A friend of ours once had a similar, emotionally taxing decision to make.  Should he marry the young, poor girl that he loved or the old, extremely rich woman who offered him warmth and security?  On asking the advice of his father, a wise but lonely widower of some 50 summers, he was told “Always marry for love, son, always marry for love.”
“Great, Dad.  Thanks!  I’m off to ask young Catriona right away.”
“Afore ye go, son,” says the old fellow cautiously, “what did ye say the old lady’s phone number was?”
(tratto da qui)

ASCOLTA Lucy Stewart  su Tobar an Dualchais
ASCOLTA  Isla St. Clair in Isla St Clair Sings Traditional Scottish Songs. 1971 che mantiene tutta l’immediatezza della versione di Lucy Stewart.

ASCOLTA Mary Story

ASCOLTA Alasdair Roberts in The Crook of My Arm.2001 con il titolo di Ploughboy Lads

ASCOLTA Tannahill Weavers live con il titolo di Ploo’boy Laddies


Doon yonder den(1)
there’s a plooman lad
Some simmer’s day
he’ll be aa my ain
And sing laddie aye,
and sing laddie o
The plooman laddies are aa the go(2)
In yonder toon ah
could hae gotten a merchant
But aa his gear
wisna worth a groat(3)
Doon yonder den ah
could hae gotten a miller
But aa his dust
wad hae deen me ill(4)
I see him comin frae the toon
Wi aa his ribbons (5) hingin
roon and roon
I love his teeth (hair),
an I love his skin
I love the verra(6) cairt he hurls(7) in
It’s ilka(8) time
I gyang(9) tae the stack(10)
I hear his wheep
gie the ither crack(11)
Tradotto da Cattia Salto
In fondo alla valle
c’è un giovane cavallante
in un giorno d’estate
sarà tutto mio
e canta ragazzo
canta ragazzo
i cavallanti si vestono bene
Nella città laggiù
avrei potuto avere un mercante
ma tutta la sua mercanzia
valeva poco,
in quella valle lontana
avrei potuto avere un mugnaio
ma tutta quella farina
mi avrebbe fatto ammalare.
Lo vedo arrivare dalla città
tutto infiocchettato
in lungo e in largo
Amo i suoi denti (capelli)
e il suo incarnato
amo il carretto che conduce
è quasi ora
di andare al covone
sento le sue grida
dare un altro comando

NOTE
1) Den: narrow wooded valley
2) Aa the go: in fashion, all the rage. Gli aratori erano un gradino sopra agli altri lavoratori agricoli.
3) Groat: archaic Scottish coin of low value
4) Deen me ill: made me sick
5) probabilmente si riferisce alla pariglia di cavalli infiocchettati e tirati a lucido
6) Verra: very
7) Hurls: rides (in a wheeled vehicle) cairt potrebbe essere anche l’erpice
8) Ilka: every
9) Gyang: go
10) Stack: peat stack
11) riferito agli ordini impartiti ai cavalli,forse si tratta di una gara tra aratori

FONTI
http://www.folkways.si.edu/lucy-stewart-scottish-ballad-singer/childrens-world/music/article/smithsonian
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/59336/1
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/1146lyr3.htm
https://projects.handsupfortrad.scot/scotlandsings/scots-songs/#plooman
http://sangstories.webs.com/ploomanladdies.htm
https://mainlynorfolk.info/nic.jones/songs/ploughmanlads.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2588
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54646