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You Only Cross My Mind in Winter

Per coloro che si sentono oppressi dal freddo e dai cieli grigi, l’inverno è la stagione ideale della solitudine e dell’introspezione .
Scrive Sting nelle note di accompagnamento dell’album “If On a Winter’s Night” 2009 (che trae il titolo dal romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore”):
“Walking amid the snows of Winter, or sitting entranced in a darkened room gazing at the firelight, usually evokes in me a mood of reflection, a mood that can be at times philosophical, at others wildly irrational; I find myself haunted by memories. For Winter is the season of ghosts; and ghosts, if they can be said to reside anywhere, reside here in this season of frosts and in these long hours of darkness. We must treat with them calmly and civilly, before the snows melt and the cycle of the seasons begins once more.
(traduzione italiano: Camminare tra le nevi d’Inverno o sedersi  in una stanza buia a guardare incantati il fuoco del camino, mi richiama a uno stato d’animo riflessivo, uno stato d’animo che potrebbe essere a volte filosofico, altre volte follemente irrazionale; mi ritrovo ossessionato dai ricordi. Perchè l’Inverno è la stagione dei fantasmi; e i fantasmi, sebbene si sia portati a dire che risiedano ovunque,  risiedono qui in questa stagione del gelo e in queste lunghe ore di oscurità. Dobbiamo venire a patti con loro in modo calmo e civile, prima che le nevi si sciolgano e il ciclo delle stagioni ricominci un’altra volta”)

Vediamolo nel Dvd “Dietro le quinte” ripreso durante le registrazioni  dell’album nella sua villa sulle colline di Firenze (Villa Il Palagio di Figline Valdarno)

Ovviamente ho comprato il cd appena uscito e ogni inverno lo riascolto per il suo mix di musica barocca e folk che mantiene tuttavia un’atmosfera domestica, intima e raccolta, riscaldata dal fuoco della legna e delle candele. Partecipano all’operazione, tra gli altri, la violinista Kathryn Tickell, il chitarrista Dominic Miller, l’arpista Mary Macmaster e il sassofonista Kenny Garrett.
Siccome un po’ per volta ho inserito le canzoni dell’album nel blog ne faccio un’indice
Gabriel’s Message
Soul Cake
There Is No Rose of Such Virtue”
“The Snow It Melts the Soonest
Christmas at Sea
Lo, How a Rose E’er Blooming
Cold Song
“The Burning Babe”
“Now Winter Comes Slowly”
“The Hounds of Winter”
Balulalow
Cherry Tree Carol
“Lullaby for an Anxious Child”
“The Hurdy-Gurdy Man”
You Only Cross My Mind in Winter
“Bethlehem Down”
“Blake’s Cradle Song”
The Coventry Carol

You Only Cross My Mind in Winter

You Only Cross My Mind in Winter” è un poesia scritta da Sting ispirato dalla musica di J.S. Bach (La Sarabanda dalla VI Suite per violoncello) e richiama inevitabilmente le atmosfere dell’album “Songs from the Labyrinth” (2006) con Sting che gioca con i toni bassi e cupi della sua voce appoggiato dal liuto del celebre Edin Karamazov e sul tappeto degli Archi della Musica Aeterna Orchestra.


I
Always this winter child,
December’s sun (1) sits low against the sky
Cold light on frozen fields,
The cattle in their stable lowing.
II
When two walked this winter road,
Ten thousand miles seemed nothing to us then,
Now one walks with heavy tread
The space between their footsteps slowing
III
All day the snow did fall,
What’s left of the day is close drawn in (2),
I speak your name as if you’d answer me,
But the silence of the snow is deafening
IV
How well do I recall our arguments,
Our logic owed no debts or recompense,
Philosophy and faith were ghosts
That we would chase until
The gates of heaven were broken
V
But something makes me turn, I don’t know,
To see another’s footsteps there in the snow,
I smile to myself and then I wonder why it is
You only cross my mind in winter
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sempre quest’inverno fanciullo
il sole di dicembre assiso basso in cielo
luce fredda su campi di ghiaccio
il bestiame nella stalla che muggisce
II
Quando in due camminavamo su questa strada invernale, allora per noi diecimila miglia non erano niente, adesso si cammina con passo pesante, lo spazio tra le orme rallentato.
III
Tutto il giorno è caduta la neve,
quel che resta del giorno è prossimo a concludersi,
pronuncio il tuo nome come se mi rispondessi,
ma il silenzio della neve è assordante
IV
Quanto bene ricordo i nostri argomenti
la nostra logica non aveva debiti o ricompense,
filosofia e fede erano fantasmi
che inseguivamo fin tanto che
i cancelli del paradiso fossero rotti
V
Ma qualcosa mi ha fatto voltare, non so,
vedere altre orme là nella neve,
sorrido a me stesso e così mi chiedo perchè
tu attraversi la mia mente solo in inverno

NOTE
1) il fanciullo dell’inverno è il sole solstiziale che rinasce rinnovando la vita sulla Terra
2) l’approssimarsi del buio è anche presagio di caducità

LA MELODIA: LA SARABANDA

La Sarabanda è una danza lenta di carattere solenne nata nel 1500 entra a far parte della Suite Barocca come movimento tipico (allemanda-corrente-sarabanda-giga)
ASCOLTA Mischa Maisky

Un esauriente excursus di Irene Marone al clavicembalo

Le movenze della danza richiamano sempre più quello che diventerà il balletto classico, postura, grazia e agilità oggetto di studio e allenamento.

FONTI
http://www.stingoop.com/ifonawintersnightreview.htm

http://www.sting.com/discography/lyrics/lyric/song/582
http://annaclassica.blogspot.it/2010/12/fascino-di-una-sarabanda.html

FROM BEDS OF EVERLASTING SNOW

I mesi di Dicembre e Gennaio sono, alle nostre latitudini, i mesi della neve, del freddo pungente e delle gelate. L’aria è più tersa, il freddo è intenso ma corroborante, la neve ovatta suoni e sentimenti. Sono anche i mesi dei dolori reumatici, delle cadute scivolose sul ghiaccio, dei pericoli per le strade e in montagna, quando si preferisce stare accanto al fuoco o sotto le coperte bevendo cioccolato o vin brulè. Una cornice perfetta per l’ascolto di “Cold Song” (=“Canzone del freddo”) un lavoro sperimentale di Sting per il suo Cd invernale “If on a Winter’s Night” (2009) in cui l’artista somma carols antiche e moderne, brani tradizionali ed escursioni nel mondo operistico. Sting si era approcciato alla musica barocca con un precedente strepitoso cd sulle composizioni per liuto di John Dowland dal titolo  “Songs from the Labyrinth” (2006), così “Cold Song” è la “What Power art thou” aria tratta dalla semi-opera “Re Artù” (il primo musical nella storia porta la data 1691) su musica di Henry Purcell e libretto di John Dryden, il più grande musicista e il massimo poeta della Restaurazione inglese.

L’aria è cantata nell’atto III dal Genio del Freddo, risvegliato da Cupido che cerca invece di portare il calore delle passioni negli abitanti di un mondo ghiacciato.

ASCOLTA Sting  in “If On a Winter’s Night” 2009 -le scene del promo sono state girate nella sua tenuta nel Chianti (Figline Valdarno):  300 ettari con una grande villa padronale del XVI secolo, una collina, 6 laghi, vigne e oliveti  (è possibile affittare la villa per matrimoni e cerimonie private vedi).


What Power (1) art thou
who from below
Hast made me rise
unwillingly and slow
From beds of everlasting snow?
See’st thou not how stiff and wondrous old,
Far unfit to bear the bitter cold,
I can scarcely move or draw my breath?
Let me, let me freeze again to death
Traduzione italiano di Cattia Salto
Qual Divinità (1) sei tu,
che
mi ha fatto alzare
contro voglia e lento,
da sotto a coltri di neve perenne?
Non vedi come irrigidito e straordinariamente vecchio
troppo malandato per sopportare il freddo pungente,
quasi non riesco a muovermi o a tirare il fiato?
Lasciami, lasciami congelare ancora, fino alla morte

NOTE
1) Power in questo contesto indica la potenza di una divinità, il suo potere magico e sovrannaturale: è Cupido il Dio dell’Amore a risvegliare dal suo letto di ghiaccio il Genio del Gelo

Per quanto il brano sia stato scritto per una voce di basso, le performance che preferisco sono quelle di voci di contralto – controtenore

ASCOLA Klaus Nomi live

ASCOLTA Andreas Scholl

e per un raffronto con una voce femminile
ASCOLTA Nanette Scriba (la versione in tedesco)

FONTI
https://operaincasa.com/2016/01/14/king-arthur-2/
http://thelifeinprogress.blogspot.it/2014/09/il-piacere-dell.html
https://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/4087/sting-if-on-a-winter-s-night

BALULALOW, I COME FROM HEVIN TO TELL

Una cradle song ossia un canto natalizio dal titolo ‘Balulalow’,  (# 181 nel “The Oxford Book of Carols”), pubblicato dai fratelli John e Robert Wedderburn (poeti scozzesi del XVI secolo), con il titolo di “Ane Sang of the Birth of Christ” (“I come from Heaven to tell”) nella loro “Ane Compendious Buik of Godly and Spiritualt Sangis” del 1567.
Si tratta di una traduzione in scozzese del canto natalizio “Vom Himmel hoch da komm ich her“, scritto da Martin Lutero in tedesco e pubblicato nel suo “Geistliche Lieder” del 1535. Catherine Winkworth nel 1855 ne fece  un adattamento in inglese dal titolo “From Heaven Above to Hearth I Come”.

E’ conosciuta anche con il titolo di “Baloo Lammy” (=Ninna nanna agnellino) in una versione più ridotta.

ASCOLTA Simonm Chadwick all’arpa bardica

Sebbene il canto natalizio originario abbia ben 15 strofe viene cantato in una versione ridotta se non addirittura limitatamente alle strofe XIII e XIV. Alcuni studiosi ritengono che fu proprio questo canto di Lutero ad aver ispirato “Away in the manger“.
La melodia in “The Oxford Book of Carols” è stata arrangiata da Peter Warlock. Nel XVIII secolo, il canto fu abbinato anche alla melodia “Lady Bothwell’s Lament“.

A parte il canto negli arrangiamenti per corale ci sono alcune versioni più sommesse tipo ninnananna

Sandy Denny in un demo registrato nel 1968

ASCOLTA Loreena McKennitt live registrato nel 1997 nella Glenstal Abbey, Irlanda

ASCOLTA Sting (strofe V e VI) in “If on a Winter’s Night” 2009, la melodia è l’arrangiamento di Peter Warlock dal “The Oxford Book of Carols”

LE CORALI
La versione inglese From Heaven Above to Earth I Come

L’originale tedesco Vom Himmel hoch da komm ich her

TESTO SCOZZESE
I
I come from hevin which to tell
The best nowells that e’er befell
To you thir tythings threw I bring
And I will of them say and sing
II
This day to you is born ane child
Oh Marie meik and Virgin mild
That bliss it bairn(1) benign and kind
Sall you rejoyce baith(2) hart and mind
III
Lat us rejoys and be blyth
And with the Hyrdis go full swyth(3)
And see what God of his grace hes done
Throu Christ to bring us to his throne
IV
My saull and life stand up and see
Wha lyis in ane cribbe of tree
What babe is that, sa gude and fair
It is Christ, God’s son and Air
V
O my deir hart, yung Jesus sweit
Prepare the creddill in my spreit!
And I shall rock thee in my hart
And never mair fra thee depart
VI
Bot I sall praise thee evermoir
With sangis sweit unto thy gloir
The kneis of my hart sall I bow
And sing that rycht Balulalow (4)
TRADUZIONE ITALIANO
I
“Vengo dal Cielo per portare
la migliore novella che mai accadde
a voi buone nuove porto
di cui voglio dire e cantare.
II
Questo giorno per voi è nato un bambino, di Maria vergine, mite prescelto, quel bambino benedetto benigno e premuroso, vi farà esultare sia con il cuore che con la mente.
III
Fate festa e state allegri
e seguite il gregge rapidi
per vedere questo mirabile
dono di Dio
che con Cristo ci porterà al suo trono
IV
Prestate attenzione per vedere
chi giace nella mangiatoia.
“Chi è quel bambino così buono e giusto?” “E ‘Cristo, figlio di Dio e erede.”
V
“O mio tesoro, piccolo dolce Gesù
preparerò la tua culla nella mia anima
ti cullerò sul mio cuore
e non mi separerò mai da te.
VI
D’ora in poi ti loderò
con dolci canti sulla tua gloria;
piegherò le ginocchia del mio cuore
e canterò ninna nanna..”

NOTE
1) termine scozzese per child
2) both
3) quickly
4) una vecchia parola scozzese per ‘ninna nanna’

Edith Rickert, 1914, “Ancient English Christmas Carols: 1400-1799,”

1.
I come from Heaven to tell
The best nowells that ever befell;
To you thir tidings true I bring,
And I will of them say and sing.
2.
This day is born to you ane child,
Of Mary meek and virgin mild;
That blessed bairn, benign and kind,
Sall you rejoice, baith heart and mind.
6.
Let us rejoice and be blithe,
And with the herds go full swithe,(1)
And see what God of His grace has done,
Through Christ to bring us to His throne.
7.
My soul and life, stand up and see
Wha lies in ane crib of tree.
What babe is that so gude and fair?
It is Christ, God’s Son and Heir.
13.
O my dear heart, young Jesus sweet,
Prepare Thy cradle in my sprite,
And I sall rock Thee in my heart,
And never mair from Thee depart.
14.
But I sall praise Thee evermore,
With sangës sweet unto Thy glory;
The knees of my heart sall I bow,
And sing that richt ‘Balulalow’.

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/baloo_lammy.htm
http://www.ramshornstudio.com/baloo_lammy.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=729
http://mainlynorfolk.info/sandy.denny/songs/balulalow.html
http://www.lutheran-hymnal.com/lyrics/tlh085.htm

http://www.traditionalmusic.co.uk/song-book/song-book%20-%200315.htm

CHRISTMAS AT SEA

Si può remare per tutto il giorno ma è quando si torna al calar della notte, e si guarda la stanza familiare, che trovi l’amore o la morte che ti attende accanto alla stufa“.

Nel Cd di Sting “If On a Winter’s Night” (2009) tra i vari traditionals e carols natalizi troviamo un brano più particolare il cui testo è ripreso da una poesia di Robert Louis Stevenson con l’aggiunta di un coro in gaelico scozzese che appartiene ad una waulking song delle Isole Ebridi.
La musica è di Sting e di Mary Macmaster.

Procediamo con ordine

LA POESIA DI STEVENSON

Curioso personaggio Robert Louis Stevenson uno scozzese anomalo che preferì (a causa della cagionevole salute) i mari del Sud a quelli del Nord, e partito nel giugno del 1888 per un viaggio tra le isole del Pacifico vi trascorse gli ultimi sei anni della sua vita. E proprio nel dicembre del 1888 fu pubblicato questa poesia del titolo “Christmas at Sea”.  Del poema vengono estrapolate le strofe centrali


I
All day we fought the tides between the North Head (1) and the South (2)
All day we hauled the frozen sheets, to ‘scape the storm’s wet mouth
All day as cold as charity (3), in bitter pain and dread,
For very life and nature we tacked from head to head.
II
We gave the South a wider berth, for there the tide-race roared;
But every tack we made we brought the North Head close aboard:
We saw the cliffs and houses, and the breakers running high,
And the coastguard in his garden, his glass against his eye.
III
The frost was on the village roofs as white as ocean foam;
The good red fires were burning bright in every ‘longshore home;
The windows sparkled clear, and the chimneys volleyed out;
And I vow we sniffed the victuals as the vessel went about.
IV
The bells upon the church were rung with a mighty jovial cheer;
For it’s just that I should tell you how (of all days in the year)
This day of our adversity was blessed Christmas morn,
And the house above the coastguard’s was the house where I was born.
V
And well I knew the talk they had, the talk that was of me,
Of the shadow on the household and the son that went to sea;
And O the wicked fool I seemed, in every kind of way,
To be here and hauling frozen ropes on blessed Christmas Day.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Tutto il giorno lottammo contro i flutti tra Capo Nord (1) e il Sud (2), tutto il giorno governammo le vele ghiacciate per fuggire alla morsa umida della tempesta, tutto il giorno al freddo senza pietà (3), con acuta sofferenza e terrore, per la vita stessa e la natura, abbiamo virato da capo a capo
II
Ci tenevamo alla larga da Capo Sud,
che là la corrente ruggisce, e ogni virata che facevamo ci portavamo sempre più vicini alla Punta Nord:
vedevamo le scogliere e le case, e i frangenti altissimi e la guardia costiera nel suo giardino scrutare con il cannocchiale
III
Il gelo era sui tetti del villaggio, bianchi come la schiuma dell’oceano;
i fuochi rosso vivo, stavano scoppiettando in ogni casa lungo la costa; le finestre sfavillavano e i comignoli sbuffavano; giuro che si annusava il profumo delle vivande mentre il vascello procedeva.
IV
Le campane della chiesa stavano suonando potenti allegri saluti
perchè devo dirvi che (di tutti i giorni dell’anno) questo giorno della nostra tribolazionea era il mattino del santo Natale
e la casa sopra alla guardia costiera era la casa dove sono nato
V
E bene conoscevo i discorsi che facevano su di me, dell’ombra sulla famiglia e del figlio andato per mare
e oh che povero sciocco sembravo, da ogni punto di vista, stare qui a alare le cime gelate nel giorno del benedetto Santo Natale.

NOTE
1) Capo Nord porto di Sydney?
2) South Sea, South Head?
2) as cold as charity è una frase idiomatica che indica un’estrema indifferenza o freddezza, letteralmente freddo come la carità, detto con ironia: è la carità fatta per obbligo morale, ma senza cuore.

LA WAULKING SONG

Il coro è preso da una waulking song delle Isole Ebridi in gaelico scozzese dal titolo “Òran Mòr Sgoirebreac” (in inglese “The great song of Scorrybreac”) la versione integrale di uno dei frammenti della waulking song qui
Anche nell’antica canzone chi canta rimpiange di non essere a casa, le terre di Scorrybreac sono le terre ancestrali del clan  MacNeacail (Mac Nicol) e Scorrybreac Castle (Portree Bay) nell’isola di Skye fu per secoli il castello dei MacNicols. (storia del clan MacNicol)

The subject of the song would appear to be a Nicolson of Scorrybreck, and the occasion of its composition his marriage in the late seventeenth century to a sister of Iain Garbh MacLeod of Raasay.  (tratto da qui)
La versione in inglese qui

Due passi nei pressi
https://www.isleofskye.com/skye-guide/top-ten-skye-walks/scorrybreac

Thograinn thograinn bhith dol dhachaidh
E ho ro e ho ro
Gu Sgoirebreac a chruidh chaisfhinn
E ho hi ri ill iu o
Ill iu o thograinn falbh
Gu Sgoirebreac a’ chruidh chais-fhionn
Ceud soraidh bhuam mar bu dual dhomh
I wish we were going home
E ho ro e ho ro
To Scorrybreac of the white-footed cattle
E ho hi ri ill iu o

To Scorrybreac of the white-footed cattle
The first blessing from me, as is my right

Così Macmaster/Hay con il titolo di Thograinn thograinn la propongono come canzone a sè

FONTI
https://popularvictorianpoetry.wordpress.com/an-anthology-of-popular-victorian-poetry/r-l-stevensons-christmas-at-sea-in-the-scots-observer-1888/
https://julianstockwin.com/2013/12/23/christmas-at-sea/
http://www.bbc.co.uk/alba/oran/orain/oran_mor_sgoirebreac/
https://www.librarything.com/topic/171360
http://www.ondarock.it/recensioni/2015_hiddenorchestra_reorchestrations.htm

http://freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com/~bwickham/nicname.htm

SHALLOW BROWN

In questo canto marinaresco (sea shanty) il marinaio dice addio alla moglie perchè l’indomani la sua nave salperà. Brano raccolto in molte collezioni e registrazioni sul campo (ad esempio Cecil Sharp, Stan Hugill, Percy Grainger), da non confondersi con l’altro shanty Sally Brown (vedi) !

Le parole shallow brown che sono cantate dal coro in risposta allo shantyman non sono di semplice comprensione. Stan Hugill ritiene che shallow sia una storpiatura di “challo” un termine usato nelle Piccole Antille (o Indie Occidentali) per indicare un mezzo-sangue (gli spagnoli sono stati molto cavillosi nel definire i gradi di “imbastardimento” del puro sangue hidalgo e hanno coniato una lunga nomenclatura per ogni possibile incrocio tra gruppi etnici ); curiosamente in hindi è una parola che significa “ragazza”.
Per altri “shallow brown” è il grido di avvistamento gergale sulle navi mercantili per indicare l’arrivo nel porto, unendo i termini “fondale basso o acque basse” (shallow) e “marrone” (brown) ossia il tipico colore fangoso del mare meno profondo in prossimità di una foce e di un porto nelle aree subtropicali.

Stan Hugill ci dice che il canto era utilizzato durante il noioso lavoro alle pompe, ma anche per gli alaggi.

PRIMA VERSIONE
E’ un canto triste in cui il marinaio in procinto di imbarcarsi su un mercantile, saluta la moglie dicendole Addio.

shallow-brawn-shore

ASCOLTA Sting in Rogues Gallery, Pirate   Ballads, Sea Songs, and Chanteys 2006

ASCOLTA Brasy live


Fare thee well, me Juliana
Shallow, o shallow brown
Fare thee well, me Juliana
And it’s shallow in the morning
Just as the day was dawning
Yes, our packet(1) leaves tomorrow
And it fills me heart with sorrow
O my wife and baby grieve me
just breaks me heart to leave ye
Fare the well me Juliana
TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
Addio mia Juliana
ragazza mora
è bassa marea di mattina
mentre il giorno sorge
si, il nostro postale parte domani
e il mio cuore si riempie di dolore.
Moglie mia e bambino mio, sono addolorato, il mio cuore si spezza solo a lasciarvi, addio mia Jiuliana

NOTE
1) packet è il termine generico con cui venivano identificate tutte le navi mercantili e non solo quelle che trasportavano la posta

SECONDA VERSIONE
Il secondo tema testuale identifica il protagonista in uno schiavo nero venduto dal suo padrone per lavorare su una baleniera.

ASCOLTA The Crooked Jades in World’s on Fire (in versione integrale su spotify)
ASCOLTA June Tabor (interpretato con una tristezza infinita)


Bound away for St. George’s (1)
Shallow, Shallow Brown
Bound away for to leave you
Julianne, I truly love you (x2)
I have signed on as a sailor
Signed on board a Yankee (2) whaler
My master’s gonna sell me
For that great big Yankee dollar(3)
My packet (4) leaves tomorrow
And my heart is full of sorrow
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
In partenza per S. George(1)
ragazza mora
per partire ti lascio
Juliana, ti amo veramente
ho firmato come marinaio
assunto a bordo di una baleniera americana(2)
il mio padrone mi ha venduto
venduto per un grande dollaro americano(3)
il mio postale(4) parte domani
e il mio cuore è pieno di dolore

NOTE
1) scritto a volte anche solo come “Bound away to leave you“. Saint George’s (o Saint George) è la Città capitale di Grenada (Piccole Antille). L’importazione di schiavi africani, avviata alla fine del Seicento (dopo lo sterminio degli indigeni) e proseguita fino al 1807, accompagnò l’espansione della coltura della canna da zucchero. L’abolizione della schiavitù (1834) fu seguita dallo sviluppo, accanto alle grandi piantagioni, della piccola proprietà contadina e il cacao, la noce moscata e, dalla metà del Novecento, la banana si affermarono come principali prodotti di esportazione. (treccani.it)
2) la Terra Yankee corrisponde alla Nuova Inghilterra, e yankees sono detti i suoi abitanti. Sembra che il termine sia la corruzione indiana del francese anglais.
3) nella versione di June Tabor la strofa diventa:
Master’s going to sell me
Sell me to a Yankee
Sell me for a dollar
Great big Yankee dollar
4) packet è il termine generico con cui venivano identificate tutte le navi mercantili e non solo quelle che trasportavano la posta

Ed ecco l’arrangiamento melodico di Ed Gerhard (le immagini del video sono spettacolari!)

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7955
https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/shallowbrown.html
http://andrewsviewoftheweek.com/2013/01/06/shallow-brown-my-favorite-sea-shanty/

THERE IS NO ROSE OF SUCH VIRTUE

Il culto mariano fiorì nel Medioevo attraverso i canti devozionali e di pellegrinaggio, quando una parte del pensiero cristiano andò a rivalutare la figura femminile (o quantomeno la sua versione mistica) sulla scia del culto della donna dilagato nelle corti feudali. L’argomento è complesso e vede discordi pareri, ma è certamente nel corso del XII secolo che si afferma nella poetica dei trobadori occitani il nuovo concetto di “amor cortese” caratterizzato dal potere mistico dell’amore (la perfettibilità dell’anima del “cavaliere” votato al servizio della sua dama). vedi

LA MANDORLA SACRA

220px-SheelaWikiNel grembo di Maria si compie il mistero raffigurato dalla Mandorla Mistica, una gigantesca vagina che racchiude il “Cristo in gloria” rappresentato in molti codici miniati, dipinti e sculture medievali: la mandorla è seme, simbolo di vita, ma anche come forma geometrica è l’intersezione delle due sfere il divino e l’umano.
La rosa è l’utero della Madre, la coppa-utero della Salvezza (e rigenerazione), la rosa che custodisce il segreto è la manifestazione del Divino Femmineo. Così le fanciulle Sheela-na-Gig mostrano i genitali dai capitelli delle chiese e sui muri dei castelli medievali in Inghilterra, Irlanda, Galles, Francia occidentale, Spagna del Nord e Scozia (anche il periodo storico è ben delimitato tra il 1080 e il 1250). Icone della fertilità tutelari del locis scolpite per lo più sulla chiave di volta dei portali per tenere lontano il male o sui muri esterni a guardia della strada. Sono state interpretate come vagine protettrici, come lo erano le vulve del Paleolitico incise nella roccia, sorgente comune di tutta l’umanità, origine simbolica del mondo, trionfo della vita sulla morte. Il triangolo sacro, potere generatore del mondo, ma anche soglia tra il mondo fisico e quello spirituale. Il simbolo doveva essere ancora molto potente se  palesato nonostante il Cristianesimo fosse una religione profondamente sessista e misogina, ostile verso il sesso (la Chiesa cattolica insegnava che il sesso doveva servire solo per la procreazione non per il piacere).

Nel suo libro “Ancient English Christmas Carols: 1400-1700” (London: Chatto & Windus, 1914). Edith Rickert, scrive “This is one of thirteen carols found in a Cambridge MS., T.C.C. o. 3, 58, [foglio #13] part of which at least is attributed to John Dunstable of Henry VII’s Chapel. It is quite uncertain whether he wrote the words as well as the music.”

Il manoscritto MS O.3.58 di Cambridge conservato al Trinity College (detto comunemente “The Trinity Roll“) contiene ben tredici canti polifonici con musica su pentagramma di cinque righe e risale ai primi decenni del 1400 ed è la prima fonte dei canti natalizi inglesi polifonici

Agincourtcarol
(esempio di partitura nel “The Trinity Roll”)

ASCOLTA Chanticleer


ASCOLTA Sting in “If On a Winter’s Night“, 2009 un omaggio ai canti di pellegrinaggio medievali e in particolare alle Cantigas de Santa Maria


There is no rose of such virtue
as is the rose that bare Jesu.
For in this rose contained was
heaven and earth in little space
By that rose we may well see
that he is God in persons three.
The angels sungen the shepherds to:
“Gloria in excelsis Deo.”
Leave we all this worldly mirth,
and follow we this joyful birth.
Alleluia, res miranda, pares forma, gaudeamus,
Alleluia
Traduzione italiano di Cattia Salto
Non c’è una rosa di tal virtù
come colei che racchiude Gesù.
Poichè é questa rosa che conteneva cielo e terra in stretto sito.
Per quella rosa possiamo ben vedere
Dio in tre persone.
Gli angeli cantano ai pastori:
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli”.
Abbandoniamo dunque i piaceri terreni
e assistiamo alla sua nascita gioiosa.
Alleluia, della mirabile forma,
rallegriamoci,
alleluia

NOTE
1) nell’utero di Maria cielo e terra si incontrano, è la mandorla sacra.

FONTI
Storia di V. Biografia del sesso femminile, Catherine Blackledge (2008)
http://ontanomagico.altervista.org/poesia-cortese.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/there_is_no_rose_of_such_virtue.htm http://www.diamm.ac.uk/jsp/Descriptions?op=SOURCE&sourceKey=320
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/Images/Terry-A%20Medieval%20Carol%20Book/AMCB69.jpg

LO, HOW A ROSE E’ER BLOOMING

 Es ist ein’ Ros’ entsprungen (in italiano È spuntata una rosa) è un canto natalizio pubblicato in “Gebetbuchlein des Frater Conradus” (1582 o 1588) e rielaborato musicalmente da Michael Pretorius un decennio più tardi: Pretorius virò il significato del canto traslando la virtù della rosa in Gesù; il canto venne tradotto e adattato anche in inglese con il titolo di “Lo, How a Rose E’er Blooming” o “A spotless rose is growing” e in francese come “Dans une étable obscure” (= “In una stalla buia”).
Il canto è palesemente una rielaborazione protestante di una lauda mariana, risalente ad un epoca in cui una parte del pensiero cristiano andò a rivalutare la figura femminile (o quantomeno la sua versione mistica) sulla scia del culto della donna dilagato nelle corti feudali. L’argomento è complesso e vede discordi pareri, ma è certamente nel corso del XII secolo che si afferma nella poetica dei trobadori occitani il nuovo concetto di “amor cortese” caratterizzato dal potere mistico dell’amore (la perfettibilità dell’anima del “cavaliere” votato al servizio della sua dama).

mysticroseFu il teologo Bernardo di Chiaravalle a battezzare la Madonna come ‘rosa mistica’, messo non a caso da Dante proprio in Paradiso di fronte ai Beati.
In forma dunque di candida rosa Mi si mostrava la milizia santa Che nel suo sangue Cristo fece sposa. (Paradiso XXXI 1-3)
I petali della rosa ruotano intorno al centro (e lo nascondono), così la rosa custodisce il segreto, la rosa è utero spirituale, la coppa-utero della Salvezza (e rigenerazione). E’ la manifestazione del Divino Femmineo così ricorrente nella mitologia celtica.
Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che il tuo fattore non disdegnò di farsi fattura. Nel ventre tuo si riaccese l’amore per lo cui caldo ne l’etterna pace cos’ è germinato questo fiore Qui se’ a noi meridïana face di caritate, e giuso, intra ’ mortali, se’ di speranza fontana vivace. (Dante Paradiso canto XXXIII)
Il culto mariano fiorì nel Medioevo attraverso i canti devozionali e di pellegrinaggio, ma il protestantesimo con la sua generalizzata disapprovazione del culto dei Santi, finì per sminuire anche la figura di Maria e il suo culto.

LA MELODIA

ASCOLTA Eva Beneke arrangiamento per chitarra classica

VERSIONE ORIGINALE IN TEDESCO

ASCOLTA sound track dal film “The Time Travelers Wife” (in italiano “Un amore all’improvviso”) 2009 della colonna sonora firmata da Mychael Danna (il cd è uscito nel 2010) con il brano Lo’ How A Rose E’er Blooming come tema ricorrente.

ASCOLTA Jennifer Graf in “Tidings of Christmas” 2006

ORIGINALE TEDESCO*
I
Es ist ein Ros’ entsprungen,
aus einer Wurzel zart,
Wie uns die Alten sungen,
von Jesse kalten Art,
Und hat ein Blumlein bracht mitten im kalten Winter
Wohl zu der halben Nacht.
II
Das Röslein das ich meine,
davon Isaias sagt,
Hat uns gebracht alleine Marie,
die reine Magd.
Aus Gottes ew’gem Rat
Hat sie ein Kind geboren
Wohl zu der halben Nacht.
III
Das Blümelein so kleine,
das duftet uns so süß;
mit seinem hellen Scheine vertreibt’s die Finsternis.
Wahr’ Mensch und wahrer Gott, hilft uns aus allem Leide,
rettet von Sünd und Tod.
TRADUZIONE INGLESE
I
A Rose has sprung up,
from a tender root.
As the old ones sang to us,
its lineage was from Jesse.
And it has brought forth a flower
in the middle of the cold winter,
right upon midnight.
II
The Rosebud that I mean, of which Isaiah told,
Mary alone, the pure Maid,
has brought us;
Out from God’s eternal Council,
she has borne a child
half-way through the night.
III
The Flower, so small,
that smells so sweet to us,
with its clear light
dispels the darkness.
True man and true God!
He helps us from all trouble,
saves us from sin and death.

NOTE
* Testo in tedesco (qui) la versione testuale è quella protestante in cui è Gesù a essere la rosa

VERSIONE INGLESE

Come sempre evito le corali e devo dire che ci sono delle versioni interessanti sulla scia del successo riportato dal film “The Time Travelers Wife

ASCOLTA Sufian Stevens in Songs for Christmas 2006 (strofe I e II) una versione folk che ammicca al Mountain style

ASCOLTA Sting in “If On A Winter’s Night” 2009 (strofe I e II)

ASCOLTA Feist in Sweet Tracks 2005


Versione di Thedore Baker 1894*
I
Lo, how a rose e’er blooming
From tender stem hath sprung!
Of Jesse’s lineage coming(1),
As men of old have sung.
It came, a flow’ret bright(2),
Amid the cold of winter
When half-spent was the night(3).
II
Isaiah ‘twas foretold it,
“This Rose(4) I have in mind.
With Mary we behold it,
The Virgin Mother
(so sweet and so) kind.”
To show God’s love aright,
She bore to men a Saviour,
When half-spent was the night.
III
This rose whose fragrance tender
With sweetness fills the air
Dispels with nature’s splendor
The darkness everywhere
True love, so pure and good
From sin and death He saves us,
And lightens every load

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ecco, come una rosa giammai fiorita
è spuntato dal tenero stelo
venuto dal lignaggio di Jesse(1)
come hanno cantato i saggi
E’ venuto la rosa splendente(2)
tra il freddo dell’inverno
nel mezzo della notte(3)
II
Isaia lo aveva preannunciato
“questa rosa(4) vedo..
con Maria contempliamo,
la vergine madre,
così dolce e bella”
Proprio per mostrare l’amore di Dio
ella portò agli uomini il Salvatore
nel mezzo della notte
III
La rosa la cui tenera fragranza
riempie di soavità l’aria
disperde con lo splendore della natura
l’oscurità ovunque sia;
Vero amore, così puro e giusto
dal peccato e dalla morte Egli ci salverà
e alleggerirà ogni peso

NOTE
* la traduzione di Catherine Winkworth risalente al 1869 a mio avviso è molto più poetica


A spotless Rose is blowing
Sprung from a tender root,
Of ancient seers’ foreshowing,
Of Jesse promised fruit;
Its fairest bud unfolds to light
Amid the cold, cold winter
And in the dark midnight.
The Rose which I am singing,
Whereof Isaiah said,
Is from its sweet root springing
In Mary, purest Maid;
For through our God’s great
love and might
The blessed babe she bare us
In a cold, cold winter’s night.
traduzione italiano di Cattia Salto
Una rosa immacolata fiorisce
sbocciando da una tenera radica,
da antichi veggenti preannunciato,
il frutto promesso di Jesse;
la gemma più bella si svela alla luce
nel mezzo del freddo, freddo inverno
e nell’oscura mezzanotte.
“La rosa di cui canto
-così disse Isaia-
spunterà dalle sue dolci radici,
da Maria, vergine fanciulla”;
che per il grande amore di nostro Signore e per la sua volontà
il bambino beato partorì per noi
in una fredda, fredda notte d’inverno

rose-snow
1) l’albero di Jesse è l’albero genealogico di Gesù a partire da Jesse il padre del re Davide; tradotto come Rod of Jesse non è chiaro se Isaia si voglia riferire a Ros (rosa) o Reis (radice) così nell’iconografia medievale l’albero è raffigurato come una pianta di rose. (vedi anche O Come Emmanuel qui)
2) una rosa bianca dunque, ma anche il divino (la luce ultraterrena) diventata materia. La rosa che fiorisce in Inverno ha un che di eccezionale, così la nascita di Gesù
3) letteralmente “quando a metà era trascorsa la notte”, a mezzanotte
4) Maria paragonata alla rosa nella versione cattolica “Das Röslein, das ich meine, davon Jesaia sagt: ist Maria die Reine” cioè “The rose that I mean, of which Isaiah speaks, is Mary the pure.” diventa nella versione protestante “Isaiah ’twas foretold it, the rose I have in mind; With Mary we behold it . . .”

Holly, Ivy and Rose

ASCOLTA Tori Amos intitola la canzone “Holly, Ivy and Rose”, in “Midwinter graces” 2009 prende la I e la III strofa di Lo, How a Rose E’er Blooming con annessa melodia (ancorchè arrangiata) e li innesta nella tradizione dei carols sull’agrifoglio e l’edera. (vedi). Il ritornello è cantato con la figlioletta Tash (Natashya)


I
Lo, how a rose e’er blooming
From tender stem hath sprung
Of Jesse’s lineage coming
By ancient sibyls sung
A rose doth bear a flower
All in the cold midwinter
And at the midnight hour
BRIDGE
And he waits for who to find
The heart she left behind
He prays she’ll find her way
To be his bride someday
CHORUS
Ivy of all the trees in the wood,
holly wants the rose
Holly and the ivy
when they are both full grown
Of all the trees in the wood holly
bears the crown
Holly and the ivy,
the running of the deer
For his rose to bloom holly
waits every year
II
Lo, how a rose e’er blooming
From tender stem hath sprung
The frozen air perfuming
that tiny bloom doth swell
Its rays the night illuming,
the darkness quite dispel
Oh, flower beyond compare
Bloom in our heart’s midwinter Restore the springtime here
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ecco, come una rosa giammai fiorita,
è spuntato dal tenero stelo,
venuto dalla discendenza di Jesse
da antiche sibille preannunciato,
una rosa porta un fiore,
tra il freddo dell’inverno,
nel mezzo della notte.
Ponte
Ed egli attende che lei trovi
il cuore che ha lasciato indietro
e prega che lei troverà la sua via
per diventare un giorno sua moglie. CORO
Edera, di tutti gli alberi del bosco l’agrifoglio vuole la rosa.
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi cresciuti
di tutti gli alberi del bosco
l’agrifoglio porta la corona.
L’agrifoglio e l’edera,
la corsa del cervo,
per lo sbocciare della sua rosa l’agrifoglio attende ogni anno.
II
Ecco, come una rosa giammai fiorita,
è spuntato dal tenero stelo profumando l’aria gelida
quel piccolo boccio si apre,
i suoi raggi illuminano la notte
e disperdono l’oscurità;
oh fiore senza paragoni,
fiorisci nell’inverno del nostro cuore
e riporta la primavera.

ILLUSTRAZIONE
Mystic Rose di Willow Arlenea: “From deep within the Celtic tradition come the teachings of the Mystic Rose. The Rose as a being holds the vibration of the highest love. She is a manifestation of the Divine Feminine, the great mother, known as Mary, Brigit, Isis, or thousands of other names. In this image we see a Celtic knot woven into a heart. This represents all the forms of polarity coming together in unity in the mystic center, the heart. Take time to draw in the beauty and fragrance of the rose. Let it open your heart”. (tratto da qui)

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com /
Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/lo_how_a_rose_eer_blooming.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/NonEnglish/Es_ist_ein_Ros_entsprungen.htm http://www.hymnary.org/text/lo_how_a_rose_eer_blooming http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/ documents/rc_com_pcchc_20051202_rosa-mystica_it.html http://www.larosenoire.it/index.php?page=Il_simbolismo_della_Rosa http://lamisticadellanima.blogspot.it/2014/01/ il-segreto-di-dante-e-le-quattro-chiavi.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=116873

http://religiousaffections.org/articles/ hymnody/incarnation-hymnody-%E2%80%9C/ http://www.abbruscatonotaio.com/letteratura/641-canto-xxxiii-del-paradiso-di-dante http://www.oilproject.org/lezione/dante-alighieri-commedia-paradiso-canto-33-testo-parafrasi-san-bernardo-preghiera-vergine-9243.html

WE’RE ALL BOUND TO GO: BLOOD RED ROSES

Ho Molly, come down
Come down with your pretty posy
Come down with your cheeks so rosy
Ho Molly, come down”

Per introdurre due nuovi sea shanties nell’archivio parto dal film Moby Dick girato da John Huston nel 1956 che mostra l’equipaggio della “Pequod” impegnato in due manovre per uscire dal porto di New Bedford, (nel libro il porto è invece quello di Nantucket) grande centro baleniero sull’Atlantico: Starbuck l’ufficiale in seconda saluta la moglie e il figlio (e la camera stacca spesso sulle mogli e le fidanzate andate a salutare i marinai che non vedranno più per molto tempo: in genere le baleniere stavano per mare sei-sette mesi). La nave dopo aver doppiato il capo Horn si dirigerà verso il mare del Giappone. E’ stato AL Lloyd ad adattare lo shanty “Blood Red Roses” proprio per il film.

ASCOLTA Albert Lancaster Lloyd, Ewan MacColl & Peggy Seeger


It’s round Cape Horn we all must go
Go down, you blood red roses, Go down
For that is where them whalefish blow
Go down, you blood red roses, Go down
Oh, you pinks and posies
Go down, you blood red roses, Go down
It’s frosty snow and winter soul(?)
under’s(?) many ships they ‘round Cape Horn
It’s your boots to see again
let you them for whaler men

ASCOLTA Sting in “Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys” 2006. La versione testuale riprende quella di Louis Killen e l’interpretazione musicale è decisamente caraibica, cadenzata e ipnotica..


Our boots and clothes are all in pawn(1)
Go down, you blood red roses(2),
Go down

It’s flamin’ drafty(3) ‘round Cape Horn(4)
Go down, you blood red roses,
Go down

Oh, you pinks and posies
Go down,
you blood red roses,
Go down

My dear old mother said to me,
“My dearest son, come home from sea”.
It’s ‘round Cape Horn we all must go
‘Round Cape Horn in the frost and snow.
You’ve got your advance, and to sea you’ll go
To chase them whales through the frost and snow.
It’s ‘round Cape Horn you’ve got to go,
For that is where them whalefish blow(5).
It’s growl you may, but go you must,
If you growl too much your head they’ll bust.
Just one more pull and that will do
For we’re the boys to kick her through(6)
tradotto da Cattia Salto
I nostri stivali e i vestiti sono ancora da pagare,(1)
andate giù, voi rose rosso sangue,(2)
andate giù
i venti ruggiscono(3) nei pressi di Capo Horn(4)
andate giù, voi rose rosso sangue,
andate giù
o voi rose e viole del pensiero
andate giù,
Oh voi rose rosso sangue,
andate giù.
La mia cara vecchia mamma mi disse
“Caro figlio, fai ritorno a casa dal mare”.
A doppiare Capo Horn tutti dobbiamo andare,
a doppiare Capo Horn con il gelo e la neve.
Hai preso il tuo anticipo e per mare devi andare
a inseguire le balene tra gelo e neve.
A doppiare Capo Horn devi andare
perchè è dove vanno le balene(5).
Puoi brontolare, ma devi andare,
se brontoli troppo ti spaccheranno la testa.
Ci vuole solo un altro tiro e sarà fatto
perchè noi siamo quelli che la fanno ripartire (6)

NOTE
1) come ci insegna Italo Ottonello ” All’atto della firma del contratto d’arruolamento per i viaggi di lungo corso, i marinai ricevevano un anticipo pari a tre mesi di paga che, a garanzia del rispetto del contratto, era erogato in forma di pagherò, esigibile tre giorni dopo che la nave aveva lasciato il porto, “sempre che detto marinaio sia salpato con detta nave”. Tutti, invariabilmente, correvano a cercare qualche ‘squalo’ compiacente che comprasse il loro pagherò ad un valore scontato, di solito del quaranta per cento, con molta parte dell’importo fornito in natura. Gli acquirenti, procuratori d’imbarco e procacciatori vari, – gli ‘arruolatori’, com’erano soprannominati – erano indotti a ‘sequestrare’ i marinai e portarli a bordo, ubriachi o drogati, con poco o niente vestiario oltre quello che avevano indosso, e sperperare o rubare loro tutto l’anticipo. In questo senso, fino a quando non avevano restituito l’anticipo ricevuto, essi avevano tutto “impegnato” (all in the pawn).
2) scritto anche come “Hang down”; con buona pace di tutte le speculazioni avanzate sull’origine dell’insolito verso molto probabilmente esso è stato creato dallo stesso A.L. Lloyd per il film di Mody Dick, rimaneggiando il verso tradizionale “come down, you bunch of roses“. Non credo proprio che in questo contesto ci siano riferimenti ai soldati inglesi (in epoca napoleonica ci si riferiva alla Gran Bretagna come il ‘Bonny bunch of roses’, i francesi anche si riferivano ai soldati inglesi come i “bunch of roses” per via delle loro divise rosso acceso) né tanto meno alle balene, quanto piuttosto sia un vezzeggiativo riferito alle ragazze (un pensiero fisso dei marinai, ovviamente appena dopo il drinking). Secondo alcuni vecchi marinai you blood red roses è riferito alla morte delle balene: “a whale was harpooned from a rowing boat, unless it was penetrated and hit in a vital organ it would swim for miles sometimes attacking the boats. When it died it would be a long hard tow back to the ship, something they did not enjoy. If the whale was hit in the lungs it would blow out a red rose shaped spray from its blowhole. The whalers refered to these as Bloody Red Roses, when the spray became just frothy bubbles around the whale as it’s breathing stopped it looked like pinks and posies in flower beds” (tratto da mudcat qui)

oswald-brierly

Oswald Brierly, “Whalers off Twofold Bay” da Wikimedia Commons. Il dipinto è datato 1867 ma mostra la caccia alla balena e la Baia com’era negli anni del 1840

3) Tutta la canzone in questa versione è tinta di rosso con “flaming draughty” al posto di “mighty draughty”. E tuttavia anche se flaming ha come primo significato “Burning in flame” significa anche  “Bright; red. Also, violent; vehement; as a flaming harangue” Così Italo Ottonello cita il (WEBSTER DICT. 1828) per tradurre più propriamente   come “i venti ruggiscono”
4) un tempo passaggio obbligato delle baleniere che dall’atlantico si dirigevano verso il pacifico a volte è scritto “Cape Stiff” che è un modo marinaresco per indicare Capo Horn
5) blow= “soffiare”
6) tipici versi fluttuanti

(prosegue seconda parte)

FONTI
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/bloodredroses.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=34080 http://www.well.com/~cwj/dogwatch/chanteys/Blood%20Red%20Roses.html http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/36/blood.htm http://will.wright.is/post/1367066738/jon-contino

THE SNOWS THEY MELT THE SOONEST

“The snow they melt the soonest” è una canzone popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Northumbrian Minstrelsy (Bruce&Stokoe 1882) e in origine nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) così come collezionata da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle. vedi

Così si legge nelle note di Anne Briggs nel suo album “Anne Briggs” 1971
“We owe this to a good pioneer collector of North-Eastern song, the soap-boiler and lively Radical agitator Thomas Doubleday, who contributed it to Blackwood’s magazine [under the pseudonym of Mr Shufflebotham] as long ago as 1821. He got the melody from a Newcastle street singer. In Northumbrian Minstrelsy (1882, repr. 1965) the tune is given as My Love Is Newly Listed.”  (A.L. Lloyd)
Siccome nessuno ha trovato traccia della canzone nella tradizione popolare precedentemente a questa data, alcuni presumono che il testo sia stato scritto nientemeno che da Thomas Doubleday sulla melodia nota come “My love has listed/The White cockade“. Anne Briggs fu la prima a diffonderlo nel circuito dei folk-club negli anni 60 e per questo alcuni le attribuiscono la paternità del testo. I Pentangles si attirbuiscono la paternità del brano nell’album Solomon’s Seal intitolandolo “The Snow” mentre in realtà si tratta di una delle tanti varianti di un brano tradizionale.

Meravigliosa la versione strumentale dei Lunasa risolta come una low air dal titolo “January Snows” in Otherworld 1999 (melodia seguita dal reel Laura Lynn Cunningham)

Il tema è quello della separazione tra due innamorati: le immagini evocate legano il rapporto amoroso allo scorrere delle stagioni così dopo il riposo della terra sotto la coperta dell’inverno anche l’orgoglio è pronto a sciogliersi come la neve. La coppia è in procinto di separarsi ma chi canta è certo che la separazione non sarà definitiva e al ritorno del disgelo anche l’innamorato ritornerà da lei (lui)

VERSIONE DAL PUNTO DI VISTA MASCHILE

ASCOLTA Horslips in “Drive The Cold Winter Away” 1975

ASCOLTA Dick Gaughan in “Handful of Earth” (1981) lenta, malinconica, lacerante (sequenza strofe I, III, II, IV)

ASCOLTA Sting in “If on a Winter’s Night” 2009 la canzone inizia a 0:48 dopo il breve commento (Sting, classe 1951, con questo brano tradizionale rende omaggio al suo paese natale, Wallsend, situato nella periferia a nord di Newcastle upon Tyne) una melodia malinconica, introspettiva, sussurrata sulle note del chitarrista Dominic Miller (con Sting dal ’91), l’affiatamento è magico
ASCOLTA Piers Faccini in “Songs Of Time Lost” (2014) con Vincent Segal


I
The snows they melt the soonest
when the wind begins to sing
And the corn it ripens faster
when the frost is settling in
And when a woman tells me that
my face she’ll soon forget
Before we part I’ll wage a croon(1) she’s fain to follow it yet
II
The snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the swallow skims without a thought as long as it is spring
But when spring goes and winter blows, my lassie you’ll be fain,(2)
For all your pride to follow me
across the stormy main (3)
III
The snows they melt the soonest
when the winds begin to sing
And the bee that flew when summer shone, in winter cannot sting.
I’ve seen a woman’s anger melt between the night and morn
So it’s surely not a harder thing
to tame a woman’s scorn
IV
Oh, never say me farewell here
no farewell I’ll receive(4)
for you shall take (set) me to the stile,
I’ll kiss and take your leave
“I’ll stay until the curlew (5) calls
and the martlet (6) takes his wing
For the snows they melt the soonest when the winds begin to sing”
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e il grano matura prima
quando il gelo si è depositato,
e quando una donna mi dice che dimenticherà presto il mio volto,
prima di lasciarci scommetterò una moneta che è già pronta a seguirmi.
II
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e la rondine plana senza pensieri finché è primavera. Ma quando la primavera se ne va e soffia l´inverno,
ragazza mia, sarai pronta,
nonostante l’orgoglio, a seguirmi
attraverso il mare in burrasca
III
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e l’ape che volava quando l’estate splendeva, in inverno non può pungere. Ho visto la rabbia di una donna sciogliersi tra notte e dì,
così non è certo più difficile
ammansire il rifiuto di una donna
IV
Non dirmi addio qui,
non accoglierò il tuo addio
ma mi aprirai la porta,
e io ti bacerò e mi congederò
“Ed io ti aspetterò fino al richiamo del chiurlo a e fino quando la merla prenderà il volo
perchè le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare”

NOTE
* versione rielaborata da Musica&Memorie  (vedi)
1) nella versione degli Horslips “I want to croon” e nella versione di Anne Briggs: “I’d bet a crown”. Nei Pentangle “I’ll wage a corn”  (scommetterò un chicco di grano) in verità “crun, croon o croun” = corona, vecchia moneta che valeva 5 scellini, una somma principesca in passato
2) my loss and you’ll be fain (versione Horslips)
3) oppure “raging main” (versione Dick Gaughan)
4) oppure: “So whoever says to me farewell here, no farewell I receive”
5) Oppure moorcock o woodcock (vedi)
6) la strofa è chiaramente la risposta della ragazza che aspetterà il ritorno del fidanzato in primavera

Heart-of-snow-Edward_Robert_Hughes_small

VERSIONE AL FEMMINILE

ASCOLTA Anne Briggs Anne Briggs” 1971

ASCOLTA Cara Dillon live

I
The snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the corn it ripens fastest when the frosts are settling in
And when the young man tells me that my face he’ll soon forget
Before we part I’ll wage a crown, he’s fain to follow yet
II
And the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
The swallow flies without a thought as long as it is spring
But when spring goes and winter blows my love then you’ll be free
For all your pride to follow me across the raging main
III
And the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the bee that flew when summer shone in winter cannot sting
And I’ve seen a young man’s anger melt between the night and morn
So it’s surely not a harder thing to melt a young man’s scorn
IV
So don’t you bid me farewell here, no farewell I receive,
For you will lie with me my love then kiss and take your leave
And I’ll wait here ‘til the moorcock calls and the martin takes the wind
For the snows they melt the soonest when the winds begin to sing

FONTI
http://thesession.org/tunes/11049
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/thesnowitmeltsthesoonest.html
http://mp3juices.com/search/snow-melts-the-soonest
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2857
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16979

THREE KINGS

magiNella tradizione cristiana, i Magi fanno visita a Gesù bambino poco dopo la sua nascita, portando in dono oro, incenso e mirra. Nel Vangelo di San Matteo i Magi vengono “da oriente” per adorare Cristo, “il re dei Giudei“. La festa che celebra il loro arrivo a Betlemme cade, come tutti sanno, il 6 gennaio (La dodicesima notte diventata anche  festa della Befana) e, in alcuni paesi è la data in cui i bambini ricevono i loro regali di Natale.
Sono lì per adempiere ad una profezia fatta da Balaam chiamato da Balak il re di Moab per maledire gli Ebrei nell’esodo dall’Egitto, in modo da frenare la marcia delle tribù ebraiche verso la terra promessa. Il mago giunto su un picco roccioso del deserto transgiordanico (nonostante i capricci della sua asina che per ben tre volte s’era impuntata e rifiutata di proseguire oltre), dopo aver celebrato il sacrificio consueto, apre la bocca per recitare la maledizione su Israele, e invece ne profetizza il destino glorioso: «Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele» (libro dei Numeri 24,17). Di per sé il testo allude alla futura dinastia davidica; ma nella traduzione della Bibbia dall’ebraico in aramaico, la nuova lingua parlata dagli Ebrei, la frase diventa «Un re spunta da Giacobbe; un Messia sorge da Israele». E la frase diventa un’attesa messianica.
(per restare in tema di profezie Isaia 7:14 continua)

I Magi seguono la stella che brilla da Oriente verso Occidente, chiedono informazioni nei pressi di Gerusalemme e alla fine trovano Gesù a Betlemme “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Matteo 2,11)
Fu la vox-populi a farli diventare tre come i doni offerti a Gesù:
1) Kaspar, Caspar, Gaspar, Gathaspa, Jaspar o Jaspas.
2) Melchior, Melichior o Melchyor
3) Balthasar, Bithisareuna o Balthassar.
Nelle chiese orientali diventano Hor, Karsudan e Basanater, una tradizione armena (il Vangelo armeno dell’Infanzia) identifica i Magi come Balthasar proveniente dall’Arabia, Mechior proveniente dalla Persia e Gasper proveniente dall’India.

Nell’antichità venivano chiamati “magi” gli studiosi delle scienze occulte, che un tempo si dedicavano anche allo studio dell’astronomia, della matematica, della fisica, della chimica, e nel contesto della nascita sono preferibilmente ricordati come i Saggi (termine meno scomodo di quello di mago) sebbene non giudei, che riconoscono la venuta del Messia. I Magi “che vengono da Oriente” (da qualche parte dell’Impero Persiano) rappresentano tutti gli altri popoli che tramite la conversione accolgono la salvezza di Dio.

Non sono mai stati Re anche se Isaia aveva profetizzato che “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” e nel Salmo 72  si legge “I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo, il re di Seba e di Saba gli offriranno doni. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni”.

I SAW THREE SHIPS

Nel 1270 Marco Polo ha visto le tombe dei Magi a Saba: “In Persia è la città eh’ è chiamata Sabba (Saba), dalla quale si partirono li tre re che andarono ad adorare a Cristo quando nacque. In quella città sono seppelliti gli tre magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti intieri e co’ capegli. L’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Melchior, e l’altro Guaspar. Messer Marco domandò più volte in quella città di questi tre re: ninno gliene seppe dire nulla, se non ch’erano tre re seppelliti anticamente. E andando tre giornate, trovarono un castello chiamato Galasaca (Cala Ataperistan), cioè a dire, in francesco, castello degli oratori del fuoco. È ben vero che quegli del castello adorano il fuoco, ed io vi dirò perché. Gli uomini di quello castello dicono che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato, e portarono tre offerte: oro per sapere s’era signore terreno, incenso per sapere s’era Iddio, mirra per sapere s’era eternale.”
Il francescano Odorico da Pordenone (anch’egli in viaggio per la Cina) cinquant’anni dopo Marco Polo dice che la città dei Re Magi era Cassam l’attuale Kasham, a sud del mar Caspio e di Teheran, nell’attuale Iran.

Eppure già da un secolo prima, la tradizione li vuole sepolti nel Duomo di Colonia; fu Elena, la madre di Costantino a “trovarli” nel suo famoso pellegrinaggio in Palestina e Terra Santa dal quale ritornò carica di reliquie, e li fece trasportare nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Solo nel 344 Sant’Eustorgio vescovo di Milano si ricordò del reliquiario e lo richiese gentilmente all’imperatore d’Oriente che altrettanto gentilmente gliela recapitò a Milano. Ma nel 1162 Federico Barbarossa sceso nel Bel Paese per punire i comuni italiani riottosi a riconoscerlo come Imperatore distrusse la Basilica di Sant’Eustorgio e si portò a casa la reliquia dei Magi. Infine fu Colonia la città che costruì una nuova chiesa per i Magi che lì rimasero e perciò ricordati come i Re Magi di Colonia..

Le peripezie compiute dalla reliquia dei Re Magi (e tanti frammenti e ossicini si rintracciano lungo l’itinerario!) sono diventate il pretesto per il testo di una canzoncina per bambini risalente al 1500-1600, ancora oggi molto popolare per il suo testo scorrevole e ripetitivo. Joseph Ritson, nel suo “Scotish songs,” vol. I riporta alcuni versi di un canto natalizio scozzese risalente alla metà del 1500 che ci ricorda la nostra carol
There comes a ship far sailing then,
Saint Michael was the stieres-man;
Saint John sate in the horn:
Our Lord harped, our Lady sang,
And all the bells of heaven they rang,
On Christ’s sonday at morn.

Conosciuto anche come On Christmas Day In The Morning il brano è stato riarrangiato a fine Ottocento, i Magi però sono stati sostituiti dalla Sacra Famiglia. Nel “The Nuersery Rhyme Book” del 1897 i tre viaggiatori delle navi sono diventate tre graziose fanciulle che arrivano a Capodanno
And one could whistle, and one could sing
And one could play on the violin

Dthre-shipsi paese in paese la canzone si è arricchita di strofe e di numerose varianti (vedi).
ASCOLTA Blackmore’s Night in “Winter Carols
ASCOLTA Sting
I
I saw three ships come sailing in On Christmas day, on Christmas day;
I saw three ships come sailing in
On Christmas day in the morning.
II
And what was in those ships all three,
On Christmas day, on Christmas day?
And what was in those ships all three,
On Christmas day in the morning?
III
Our Savior Christ and His lady,
On Christmas day, on Christmas day;
Our Savior Christ and His lady(1),
On Christmas day in the morning.
IV
Pray, whither sailed those ships all three,
On Christmas day, on Christmas day?
Pray, whither sailed those ships all three,
On Christmas day in the morning?
V
They sailed into Bethlehem,
On Christmas day, on Christmas day,
O they sailed into Bethlehem(2),
On Christmas day in the morning
VI
And all the bells on earth shall ring(3),
On Christmas day, on Christmas day;
And all the bells on earth shall ring,
On Christmas day in the morning.
VII
And all the angels in Heav’n shall sing,
On Christmas day, on Christmas day;
And all the angels in Heav’n shall sing,
On Christmas day in the morning.
VIII
And all the souls on Earth shall sing,
On Christmas day, on Christmas day;
And all the souls on Earth shall sing,
On Christmas day in the morning.
IX
Then let us all rejoice again,
On Christmas day, on Christmas day;
Then let us rejoice again,
On Christmas day in the morning

TRADUZIONE ITALIANO
Ho visto tre navi in mare
il giorno di Natale, di mattina.
E cosa c’era sulle tre navi?
Cristo, nostro Salvatore e la sua madre.
Vi prego, dite, verso dove
erano dirette le tre navi?
Navigavano verso Betlemme.
E tutte le campane della Terra risuoneranno,
tutti gli angeli in Cielo canteranno,
tutte le anime sulla Terra canteranno.
Gioiamo allora tutti insieme, il giorno di Natale, di mattina.

NOTE
1) è curioso che sebbene le navi siano tre i personaggi indicati siano solo due
2) ovviamente Betlemme non ha sbocchi sul mare, così qualcuno ha ipotizzato che si stesse parlando di cammelli noti come “le navi del deserto”
3) le campane un tempo suonavano per annunciare alla comunità ogni evento importante o particolare specialmente se si trattava di una lieta notizia da festeggiare

WE THREE KINGS

Il titolo originale del brano è “Three Kings of Orient” scritto dal reverendo John Henry Hopkins Jr pubblicato per la prima volta nel 1863 (New York). Il brano era stato scritto per una recita teatrale, forse nel 1857 ma venne incluso solo nel 1863 nella raccolta curata dallo stesso autore “Carols, Hymns and Songs”.

I tre Re sono guidati da una stella mistica e descrivono in prima persona i loro doni, svelandone il significato. Brano molto popolare interpretato da solisti di ogni genere musicale, dai Beach Boys ai Jethro Tull

ASCOLTA Blackmore’s Night in “Winter Carols”
ASCOLTA Jethro Tull in “The Jethro Tull Christmas Album” 2003 (un cd da collezionare per l’Inverno). Versione strumentale tra il folk, il jazz e la musica classica. Nel Cd inoltre c’è anche l’ottima “A Christmas Song” che prende l’avvio da “Once in a Royal David’s CIty” (vedi)

We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar
Field and fountain, moor and mountain
Following yonder starCHORUS
O Star of wonder, star of night(1)
Star with royal beauty bright
Westward leading, still proceeding
Guide us to thy Perfect LightBorn a King on Bethlehem’s plain
Gold I bring to crown Him again
King forever, ceasing never
Over us all to reinFrankincense to offer have I
Incense owns a Deity nigh
Pray’r and praising, all men raising
Worship Him, God most highMyrrh is mine, its bitter perfume
Breathes of life of gathering gloom
Sorrowing, sighing, bleeding, dying
Sealed in the stone-cold tomb

Glorious now behold Him arise
King and God and Sacrifice
Alleluia, Alleluia
Earth to heav’n replies

TRADUZIONE ITALIANO
INSIEME:
Siamo i  tre Re d’Oriente
e portiamo doni da terre lontane
per campi e fiumi, colline e montagne
al seguito di una stella
  RITORNELLO
O Stella meravigliosa, stella della Notte
stella rilucente d’oro
Tu ci guidi verso Occidente
ci guidi verso la Luce di Dio
GASPARE: E’ nato un re nella piana di Betlemme, io porto l’Oro per incoronarlo ancora Re per sempre, perché non smetta mai di regnare su tutti noi.MELCHIORRE: Io gli offro l’Incenso
degno di una notte divina
perché tutti gli uomini possano adorarlo
e pregarlo quale Dio dell’Altissimo
BALDASSARRE: La Mirra è il mio dono, con il suo profumo aspro, per il suoi ultimi respiri di sangue, di dolore, di morte
sigillati nella tomba di fredda pietra.

INSIEME: E lui risorgerà
Re e Dio e l’Agnello
Alleluia
in Terra per la Speranza dei Cieli

NOTE
1) Gli studiosi della Bibbia hanno cercato di capire che cosa voleva indicare Matteo nel suo Vangelo con la “stella” che guidava i Magi. Tre sono le ipotesi: 1. La stella cometa era un fenomeno miracoloso che potevano vedere solo i Magi; 2. La stella cometa era un vero fenomeno astronomico verificatosi nel cielo; 3. La stella cometa del testo era solo un simbolo della venuta nel mondo di Gesù. Delle tre ipotesi la più probabile secondo gli studiosi è la terza: probabilmente non c’è stata nessuna stella cometa in cielo che ha guidato i Magi ma essa, nel racconto simboleggia la venuta nel mondo di Gesù. Innanzitutto il testo non parla mai di stella “cometa”, ma solo di “stella” (astron in greco). Sembra che la tradizione della stella “cometa” sia nata da Giotto nel 1303-1305 quando egli dipinse a Padova nella cappella degli Scrovegni una raffigurazione della natività con sopra la capanna una stella con la scia, appunto una stella “cometa”.
Inoltre questa “stella” ha un comportamento anormale per essere un vero fenomeno astronomico: prima guida i Magi che provengono dall’Oriente verso Gerusalemme (quindi segue un percorso da est verso ovest), poi scompare quando i Magi arrivano a Gerusalemme. Infatti Erode e tutti gli abitanti della città non ne sapevano niente. Poi la “stella” ricompare quando i Magi lasciano Gerusalemme e li guida verso Betlemme (viaggia quindi questa volta da nord verso sud) e poi si ferma sopra la grotta dove nasce Gesù. Se era una “stella cometa” perché nessuno all’infuori dei Magi la vede? Come può una “stella cometa” andare prima da est a ovest, poi scomparire e quindi cambiare direzione andando verso sud? Come può una “stella cometa” fermarsi e indicare una grotta? Perché nessuna cronaca dell’epoca parla di questa “stella cometa”? Tutte queste perplessità fanno pensare alla maggioranza dei biblisti che la “stella” della natività deve essere interpretata in senso simbolico: la “stella” rappresenta il Messia cioè Gesù stesso che viene nel mondo. Qui si fa riferimento ad una simbologia usata spesso nel testo biblico: Gesù è la luce che viene nel mondo a vincere le tenebre. (tratto da vedi)

FONTI
http://matteomiele.wordpress.com/2011/09/18/santi-magi-doriente/
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/i_saw_three_ships.htm