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PADDY LAY BACK

Una sea shanty kilometrica con una ventina di strofe e zeppa di varianti, era cantata sia come canzone ricreativa che come canzone all’argano per sollevare l’ancora. Stan Hugill la dice molto conosciuta sulle navi a vela della tratta Liverpool-New York e la fa risalire agli anni 1830.
Giocoforza per quel Paddy del titolo la canzone è diventata un traditional irlandese!

ASCOLTA The Wolfe Tones in “Let The People Sing” 1972 ne fanno una versione folk

ASCOLTA Assassin’s Creed Rogue questa è invece la versione più shanty

E questa come doveva essere la canzone cantata nei momenti di ricreazione sulla nave, introdotta dalla “Irish washer woman” e mixata melodicamente con  la jig

I
‘Twas a cold an’ dreary mornin’ in December,
An’ all of me money it was spent
Where it went to Lord I can’t remember
So down to the shippin’ office went,
CHORUS
Paddy, lay back (Paddy, lay back)!
Take in yer slack (take in yer slack)!
Take a turn around the capstan – heave a pawl (1) – (heave a pawl)
‘Bout ship, stations, boys, be handy (be handy)! (2)
For we’re bound for Valaparaiser ‘round the Horn! 

II
That day there wuz a great demand for sailors
For the Colonies and for ‘Frisco and for France
So I shipped aboard a Limey barque (3) the Hotspur
An’ got paralytic drunk on my advance (4)
III
Now I joined her on a cold December mornin’,
A-frappin’ o’ me flippers to keep me warm.
With the south cone a-hoisted as a warnin’ (5),
To stand by the comin’ of a storm.
III strofa Wolf Tones
There were Frenchmen, there were Germans, there were Russians
And there was Jolly Jacques came just across from France
And not one of them could speak a word of English
But they’d answer to the name of Bill or Dan
IV (6)
I woke up in the mornin’ sick an’ sore (7),
An’ knew I wuz outward bound again;
When I heard a voice a-bawlin’ at the door,
‘Lay aft, men, an’ answer to yer names!’
V
‘Twas on the quarterdeck where first I saw you,
Such an ugly bunch I’d niver seen afore;
For there wuz a bum an’ stiff from every quarter,
An’ it made me poor ol’ heart feel sick an’ sore.
V strofa Wolf Tones
I wish that I was in the Jolly Sailor
With Molly or with Kitty on me knee
Now I see most any men are sailors
And with me flipper I wipe away my tears
Tradotto da Cattia Salto
I
Era una fredda e triste mattina di Dicembre
e avevo speso tutti i soldi
dove andai per Dio non mi riesce di ricordare, ma alla fine mi sono trovato davanti all’ufficio per l’arruolamento
CORO
Paddy rilassati
finisci il lavoro
fai un giro intorno all’argano-
passa la castagna 
sulla nave, ai posti,
ragazzi datevi da fare
 perchè siamo in partenza per Valparaiso a doppiare capo Horn
II
Quel giorno c’era una grande richiesta di marinai
per le Colonie e Frisco e per
la Francia
così mi sono imbarcato su una barca di limoncini la “Hotspur”
ed ero ubriaco fradicio con il mio anticipo
III
L’ho raggiunta in una fredda mattina di Dicembre
sfregandomi le pinne per tenermi al caldo
con un cono verso sud innalzato come avvertimento
che stava per l’arrivo di una tempesta
III (Wolf Tones)
C’erano Francesi e Tedeschi, c’erano Russi
e c’era un Jolly Jacques appena arrivato dalla Francia
e nessuno di loro sapeva parlare una parola d’Inglese
ma rispondevano al nome di
Bill o Dan
IV
Mi svegliai al mattino con
un malanno
e sapevo di essere di nuovo
in partenza
quando sentìì una voce abbaiare alla porta
“Alzatevi, uomini, e rispondete al vostro nome”
V
Fu sul ponte dove vi vidi la prima
volta
dei così brutti ceffi non li avevo mai visti prima
perchè c’era un barbone e un cadavere per ogni direzione
da far venire un infarto
V (Wolf Tones)
Vorrei essere il Marinaio Allegro
con Molly o con  Killy sulle mie ginocchia
adesso vedo solo marinai attorno
e con le mie pinne mi asciugo le lacrime

NOTE
1) pawl – short bar of metal at the foot of a capstan or close to the barrel of a windlass which engage a serrated base so as to prevent the capstan or windlass ‘walking back’. […] The clanking of the pawls as the anchor cable was hove in was the only musical accompaniment a shanty ever had! (Hugill, Shanties 414)
Pawl ( castagna): specie di arpione mobile che impediva all’argano di girare in senso inverso inserendosi in una serie di fori alla sua base. Per consentire la rotazione in senso contrario c’era una seconda castagna con forma diversa.
2) I Wolf Tones dicono “About ships for England boys be handy”
“Be handy” è un espressione tipica nelle canzoni marinaresche : letteralmente si traduce in italiano come “essere a portata di mano” C’è anche una lieve di allusione sessuale. Possibili significati: rendersi utile ma anche trovarsi a portata di mano (come in handy),
3) limey – The origin of the Yanks calling English sailors ‘Limejuicers’ […] was the daily issuing of limejuice to British crews when they had been a certain number of days at sea, to prevent scurvy, according to the 1894 Merchant Shipping Act (Hugill, Shanties 54)
4) cioè ha speso tutti i soldi dell’anticipo sulla paga in bevute ad alto grado alcolico
5) “Storm cones”  (coni tempesta) erano delle segnalazioni approntate lungo le coste irlandesi e britanniche per segnalare l’arrivo di una tempesta alle navi . Il sistema era stato messo a punto dal capitano Robert FitzRoy nel 1860 e consisteva in un collegamento telegrafico tra le stazioni meteo di terra e tutti i porti delle isole britanniche, di modo che venissero esibiti degli appositi segnali (coni neri o luci) lungo le coste non appena era segnalata una tempesta. I segnali di avvertimento  indicavano la direzione in cui infuriava il maltempo in modo che le navi di passaggio potessero prendere gli opportuni provvedimenti.
“In 1860 he devised a system of of issuing gale warnings by telegraph to the ports likely to be affected. The message contained of a list of places with the words:
‘North Cone’ or ‘South Cone’ – for northerly or southerly gales respectively
‘Drum’  – for when further gales were expected,
Drum and North/South Cone’ – for particularly heavy gales or storms. ” (tratto da qui) (continua)
6) I Wolf Tones dicono
I woke up in the morning sick and sore
I wished I’d never sailed away again
Then a voice it came thundering thru’ the floor
Get up and pay attention to your name
7) un eufemismo per descrivere i postumi della sbornia

ASCOLTA Sons Of Erin

FONTI
http://www.folkways.si.edu/the-focsle-singers/paddy-lay-back/american-folk-celtic/music/track/smithsonian
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/paddy-lay-back.html
http://www.jsward.com/shanty/PaddyLayBack/hugill.html
https://maritime.org/chanteys/paddy-lay-back.htm
http://aliverpoolfolksongaweek.blogspot.it/2011/12/36-paddy-lay-back.html
http://mysongbook.de/msb/songs/p/paddylay.html

HENRY MY SON

La ballata di Lord Randall parte con buona probabilità dall’Italia (vedi versione italiana), passa per la Germania per arrivare  in Svezia e poi diffondersi nelle isole britanniche.
La ballata raccolta dal professor Child al numero 12 è ampiamente diffusa presso la tradizione popolare e si conoscono numerosissime varianti testuali abbinate ad altrettante numerose melodie. (prima parte)

LA VERSIONE IRLANDESE

Versione tratta dal libretto “100 Irish Songs” con spartito musicale, Soodlum, vol. 2 cantata come una nursery rhyme

ASCOLTA Sons of Erin


ASCOLTA in versione “music hall”
ASCOLTA Pete Seeger che compara le due versioni


I
Where have you been all day,
Henry my son?
Where have you been all day,
my beloved one?
Away in the meadow,
away in the meadow
Make my head I’ve a pain in my head
and I want to lie down
.
II
And what did you have to eat,
What did you have to eat?
Poison beans, poison beans
III
And what colour were them beans,
What colour were them beans,?
Green and yellow, green and yellow (1)
IV
And what will you leave your mother,
What will you leave your mother?
A woollen blanket, a woollen blanket
V
And what will you leave your children,
What will you leave your children?
The keys of heaven, the keys of heaven
VI
And waht will you leave your sweetheart,
What will you leave your sweetheart?
A rope to hang her, a rope to hang her..(2)
Tradotto da Giordano Dall’Armellina
I
“Dove sei stato tutto il giorno,
Enrico figlio mio?
Dove sei stato tutto il giorno,
mio amato?»
«Via nei prati,
via nei prati.
Fammi il letto, ho mal di testa
e voglio stendermi.»
II
«E che cosa avesti da mangiare?
che cosa avesti da mangiare?»
«Fagioli avvelenati.»
III
«E di che colore erano quelli fagioli?
di che colore erano quelli fagioli?»
«Verdi e gialli (1).»
IV
«Che cosa lascerai a tua madre
cosa lascerai a tua madre?»
«Una coperta di lana.»
V
«Che cosa lascerai ai tuoi figli
cosa lascerai ai tuoi figli?»
«Le chiavi del paradiso.»
VI
«Che cosa lascerai al tuo amore
cosa lascerai al tuo amore?»
«Una corda per impiccarla (2).»

NOTE
1) È probabile che le anguille non fossero molto conosciute in Irlanda. Così sono i fagioli ad essere velenosi (Dall’Armellina traduce beans come “palline”). Significativa è la scelta della colorazione di questi strani fagioli: il verde e il giallo sono i colori del tradimento e questa credenza arriva dai dipinti del Medioevo. L’oro nel XIII secolo era il colore della luminosità trascendente, cornice ideale delle figure sacre, il giallo invece ne era la brutta imitazione, privo delle qualità materiali e morali dell’oro. Così il giallo era percepito come colore negativo e la coppia cromatica giallo/verde indicava la follia. Di giallo sono dipinti i traditori come Giuda o più in generale gli ebrei e i musulmani (in molte città italiane durante il rinascimento le prostitute erano obbligate a vestirsi di giallo e a Venezia gli ebrei dovevano cucire un cerchio giallo sul vestito)
2) il lascito di Enrico è ben misero forse a rispecchiare una diffusa povertà all’epoca in cui la ballata era cantata. Anche nelle versioni regionali italiane alla dama viene lasciata la corda perchè venisse impiccata.

FONTI
http://www.as-it-was.co.uk/SupaNames/Ballads/henry.htm

LORD RANDAL

Una ballata popolare che inaugura un genere narrativo ripreso in molteplici varianti detto “il testamento dell’avvelenato”: la  storia di un figlio morente, perchè è stato avvelenato, che ritorna dalla madre per morire nel suo letto e lasciare il testamento; con tutta  probabilità la ballata parte dall’Italia, passa per la Germania per arrivare  in Svezia e poi diffondersi nelle isole britanniche (Lord Randal) fino a sbarcare in  America. Com’è noto ai più, Bob Dylan ha trasformato la ballata tradizionale scozzese “Lord Randal” nella folksong americana d’autore “A Hard Rain’s a-gonna Fall” durante il “Folk Revival” degli anni 60-70, mantenendovi la metrica e il messaggio, pur sviluppando un argomento diverso (l’ha trasformata in una canzone contro la guerra in cui sarà tutta l’umanità ad essere avvelenata dalle radiazioni atomiche e dalle piogge acide)

Così c’insegna Riccardo VenturiAl pari di ‘Sir Patrick Spens’ e ‘Bessy Bell and Mary Gray’, è di solito difficile aprire un’antologia della letteratura inglese alla sezione “Ballate” senza trovarvi il ‘Lord Randal’. Questa ballata può avere avuto origine molto lontano dalle brughiere e dai lochs, e molto vicino a casa nostra. Il veleno, infatti, è un’arma assai strana nelle fiere ballate britanniche, dove ci si ammazza a colpi di spada; è un mezzo subdolo, ‘femminile’ di uccidere, e non a caso è stato sempre considerato, a livello popolare, proprio degli italiani.
La vittima ha comunque molti nomi differenti: ‘Laird (= Lord) Rowland’ (Scozia), ‘Reynolds’, ‘Tyranty’ (New England), ‘Diranty’, ‘Duranty’, per arrivare ad un ‘Durango’ dell’Oklahoma, che ci ricorda certo più il Messico che le montagne scozzesi. In Virginia diventa ‘Johnny Randolph’ (con un cognome abbastanza simile all’originale; ma la sequenza ‘r-n’ o ‘-ran-‘ è presente in tutte le varianti del nome), mentre nella Carolina del Sud, persosi il nome, è rimasta comunque una sorta di coscienza dell’origine ed il protagonista diventa ‘McDonald’. Come è ovvio, in America il titolo nobiliare è di solito omesso.”
‘Lord Randal’, essendo tra le ballate più note, seguì nel Nuovo Mondo i primi colonizzatori scozzesi che vi si stabilirono (verrebbe voglia di dire: dagli Appennini agli Appalachi…): qui, alla perfida avvelenatrice spettano di solito il ‘fuoco infernale’ e lo ‘zolfo… per bruciar le sue ossa fino a carbonizzarle’ (Cox, p. 26), ma si ha anche il caso di un Lord Randal della Carolina del Sud (Smith, p. 102) che sbotta appassionatamente (in modo tipicamente yankee, diremmo):
Le lascio un barile di polvere Per farla saltare in aria!”
E prosegue “Esiste comunque un’altra ipotesi sull’origine della ballata, che la vorrebbe far risalire alle vicende di Ranulf, conte di Chester (menzionate dal contadino Sloth nel ‘Piers Plowmanì di William Langland assieme alle ‘Rhymes of Robin Hood’). Alcune versioni mancano del testamento del cacciatore moribondo, ma i lasciti sono dei più svariati.” Randal (Ranulph) III, sesto conte di Chester morì nel 1232 forse avvelenato dalla moglie si sposò poco dopo con il suo amante.

La ballata raccolta dal professor Child al numero 12 è ampiamente diffusa presso la tradizione popolare e si conoscono numerosissime varianti testuali abbinate ad altrettante numerose melodie (proprio come nella versione italiana)

LA VERSIONE SCOZZESE (Child # 12)

La ballata è da considerarsi considerare strettamente connessa con il tema della Morte occultata ovvero dell’eroe morente che torna dalla caccia e che fa testamento (vedi Lord Olaf).
Così Giordano Dall’Armellina scrive nel suo libro  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”:“il nostro eroe, per dimostrare di essere degno di passare nel mondo degli adulti e di diventare un “vero uomo”, sfida il tabù e va a cacciare proprio nel greenwood. Tuttavia non riesce a prendere niente e, o perché affamato o più probabilmente perché sotto incantesimo, accetterà le anguille fritte che lui crede gli siano date dalla sua innamorata. Da un punto di vista razionale sarebbe stata una storia assurda. Che ci fa l’innamorata di Lord Randal nel greenwood con una padella e delle anguille? È presumibile che la donna che l’eroe incontra sia la morte nei panni di una fata. Tradotto in termini psicanalitici la fata, prendendo le sembianze della sua innamorata, diventa una proiezione dell’inconscio dell’eroe. Lei lo punisce non solo per non aver superato la prova, ma anche per aver infranto il tabù. Nello stesso tempo anche la sua dama lo punisce poiché ha dimostrato di non essere in grado di prendersi cura di lei. Anzi, è lei che lo nutre e lo umilia offrendogli il simbolo della sua mancata virilità. Prima di lui moriranno i falchi e i cani, gli stessi animali che accompagnavano Oluf in alcune versioni scandinave della morte occultata, ugualmente colpevoli per non essere stati in grado di aiutarlo.

12 Lord Randal

L’illustrazione di Arthur Rackham ritrae Lord Randal mentre è a tavola a mangiare le anguille con al fianco i suoi cani (che aspettano per gli avanzi o che hanno appena mangiato il boccone avvelenato); accanto una dama dallo sguardo perfido, che si presume sia la moglie, lo osserva furtivamente. L’illustratore così risolve l’incongruenza di un bacchetto con anguille fritte in padella nel folto del bosco che il figlio dice di aver mangiato poco prima di arrivare a casa della madre. Nei tipici salti temporali delle ballate infatti il figlio potrebbe benissimo essere andato a caccia nel bosco poi essere tornato alla sua dimora e aver mangiato con la moglie, poi essere andato alla casa della madre per fare testamento. Razionalizzando così la ballata la si riduce ovviamente ad una semplice storia di avvelenamento per vendetta coniugale.

ASCOLTA Giordano Dall’Armellina

I
“O where ha you been, Lord Randal, my son?
And where ha you been, my handsome young man?”
“I ha been at the greenwood(1); mother, mak my bed soon,
For I’m wearied wi hunting, and fain wad lie doon. (2)
II
“An wha met ye there,?
And wha met ye there?”
“O I met wi my true-love;”
III
“And what did she give you?
And wha did she give you?”
“Eels fried in a pan; mother”
IV
“And what gat your leavins?
And wha gat your leavins?”
“My hawks and my hounds”
V
“And what becam of them?
And what becam of them?”
“They stretched their legs out and died”
VI
“O I fear you are poisoned(3)!
I fear you are poisoned!”
“O yes, I am poisoned
For I’m sick at the heart, and fain wad lie down.”(4)
VII
“What d’ye leave to your mother?
What d’ye leave to your mother?”
“Four and twenty milk kye”
VIII
“What d’ye leave to your sister?
What d’ye leave to your sister?”
“My gold and my silver”
IX
“What d’ye leave to your brother?
What d’ye leave to your brother?”
“My houses and my lands”
X
“What d’ye leave to your true-love?
What d’ye leave to your true-love?”
“I leave her hell and fire”
 
TRADUZIONE DI GIORDANO DALL’ARMELLINA
I
“O dove sei stato, Lord Randal, figlio mio?
O dove sei stato, mio bel giovanotto?”
“Sono stato nel bosco sacro(1); madre mia, presto fammi il letto,
che sono stanco di cacciare e volentieri mi stenderei(2).”
II
“E chi hai incontrato?
E chi hai incontrato?”
“Ho incontrato la mia innamorata”
III
“E che cosa ti ha dato?
E che cosa ti ha dato?”
“Anguille fritte in padella; ..”
IV
“E chi si è preso gli avanzi?
E chi si è preso gli avanzi?”
“I miei cani e i miei falchi”
V
“E cosa ne è stato di loro?
E cosa ne è stato di loro?”
“Hanno tirato le cuoia e sono morti”
VI
“Temo tu sia avvelenato (3)!
Temo tu sia avvelenato!”
“Sì, sono avvelenato,
sento male al cuore e vorrei coricarmi.(4)”
VII
“Cosa lasci a tua madre?
Cosa lasci a tua madre?”
“Ventiquattro mucche da latte”
VIII
“Cosa lasci a tua sorella?
Cosa lasci a tua sorella?”
“Il mio oro e l’argento”
IX
“Cosa lasci a tuo fratello?
Cosa lasci a tuo fratello?”
“Le mie case e le mie terre”
X
“Cosa lasci alla tua dama?
Cosa lasci alla tua dama?”
“Le lascio l’inferno e le fiamme”

NOTE
1) il greenwood non è solo la foresta oscura, ma è il bosco sacro, la parte più nascosta che cela l’ingresso all’Altromondo celtico. Così racconta Dall’Armellina “Il greenwood era la parte più nascosta e fitta del bosco dove i celti credevano vi fosse l’ingresso del mondo dei morti e della terra delle fate e degli elfi (Fairyland). Tale ingresso, che poteva essere identificato in un tronco d’albero cavo, in una buca nel terreno, in un pozzo, era difeso e protetto dalle fate e dagli elfi. Nella notte di Halloween gli spiriti dei morti uscivano da questi antri naturali con le fate e gli elfi per far visita ai vivi. La gente temeva queste creature soprannaturali e se poteva evitava di inoltrarsi nel greenwood. Ricordo che anche Robin Hood si nascondeva nel greenwood e che i soldati dello sceriffo di Nottingham non osavano entrarci per paura delle fate e degli spiriti dei morti. I racconti riguardanti Robin Hood, tutti derivanti da ballate, non a caso si chiamano The greenwood stories.
In ogni caso, se vi si fossero avventurati, sapevano che non avrebbero potuto parlare ad alta voce, danneggiare il bosco, né tanto meno cacciare. Secondo le credenze locali erano dei tabù che, se infranti, avrebbero potuto causare la morte.”
3) Nella tradizione celtica il cibo delle fate è magico con poteri spesso allucinogeni; coloro che lo assaggiano non potranno mangiare altro cibo terrestre e finiscono per morire di fame (gli anoressici hanno mangiato  cibo fatato?)
2) Questa frase compare in quasi tutte le lingue europee e significa che l’eroe morirà alla fine della storia.
4) variazione del ritornello

ASCOLTA The Dublin Ramblers
ASCOLTA Ewan MacColl
Su Spotify la versione di Isla Cameron, Steeleye Span, The Witches of Elswick..

FONTI
Giordano Dall’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_12
http://www.nspeak.com/allende/comenius/
bamepec/multimedia/saggio2.htm

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/37.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/107.html

http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/lordrandall.html