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THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti.

In un broadside inglese stampato prima del 1625 e conservato nella Roxburghe Collection presso la British Library così è scritto “The lovely Northerne Lasse Who in this ditty, here complaining, shewes What harme she got milking her dadyes Ewes. To a pleasant Scotch tune, called ‘The Broom of the Cowden knowes.'”
Il ritornello così recita
With, O the broome, the bonny, broome,
the broome of Cowdon Knowes!
Fain would I be in the North Countrey,
to milke my dadyes ewes.
La storia si discosta di poco dalla versione più diffusa e originaria (vedi prima parte): una pastorella che sta mungendo il gregge del padre è sedotta da un pastorello, resta incinta e viene cacciata, un giovane uomo ha pietà di lei e la sposa per avere una moglie “To be a true, obedient wife and observe your husband’s will“. Nel 1715-16 la ballata è stata riscritta in un broadside mantenendo il refrain della vecchia versione con un nuovo testo pro-giacobita, come narrata da un uomo che è stato esiliato per aver sostenuto la ribellione del 1715. (vedi)

LA VERSIONE SETTECENTESCA: The Broom o’ the Cowdenknowes

Nonostante Sir Walter Scott rivendichi di aver collezionato una più genuina versione popolare della ballata, quella che ha riscontrato maggior successo nei secoli è la versione riportata da Allan Ramsay nella raccolta “Tea-Table Miscellany” 1723, che alcuni critici ritengono sia una versione poetica secondo la moda bucolica del tempo, più che una ballata genuinamente popolare. L’incontro richiama peraltro un altrettanto bucolico amoreggiamento riscritto da Robert Burns dal titolo “Ca’ the Yowes” . Curiosamente anche qui si accenna ai boschetti di noccioli sulle rive di un torrentello..

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The Hireling Shepherd (1851) William Holman Hunt

Il punto di vista è quello femminile  e l’incontro amoroso  tra i cespugli di ginestra, è  con il suo innamorato, anche lui pastorello, nelle versioni più antiche invece è uno straniero ad abusare della ragazza (un border reiver  vedi; le otto strofe originarie (nella versione dei Baltimore Consort ridotte a quattro) si soffermano più sui piaceri dell’amoreggiamento che sulle sofferenze delle sue conseguenze: solo in una strofa la ragazza accenna al fatto di essere stata bandita dalla sua famiglia e ne deduciamo che lo sia stata a causa della gravidanza fuori dal matrimonio. La melodia è quella riportata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) insieme alla descrizione della danza relativa

ASCOLTA le melodia (per la danza qui) questa è la melodia diventata standard anche se arrangiata diversamente da quella riportata in John Playford (vedi)

ASCOLTA Baltimore Consort A trip to Killburn: Playford tunes and their Ballads” 1996 da ascoltare in versione integrale su Spotify


CHORUS

O, the broom(1), the bonny, bonny broom,
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
I wish I were with my dear swain,
With his pipe and my ewes(3).
I
How blyth every morn was I to see
The swain come o’er the hill!
He skipt the burn(4) and flew to me:
I met him with good will.
II
I neither wanted ewe nor lamb,
While his flock near me lay:
He gather’d in my sheep at night,
And chear’d me a’ the day.
III
While thus we spent our time by turns,
Betwixt our flocks and play (5);
I envy’d not the fairest dame,
Tho’ ne’er so rich and gay.
IV
Adieu, ye Cowdenknows, adieu,
Farewel a’ pleasures there;
Ye gods, restore me to my swain,
Is a’ I crave or care.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
vorrei essere con il mio caro pastorello,
con il suo flauto e le mie pecore (3)
I
Come spensierata ogni dì andavo incontro al corteggiatore che, in arrivo dalla collina, saltava il ruscello(4) per correre da me, e l’incontravo volentieri
II
Io non volevo pecore o agnelli, mentre le sue greggi mi riposavano accanto: lui le radunava con le mie a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Così passavamo il tempo a turni,
tra le nostre greggi e il diletto (5),
non invidiavo la più bella delle dame
perchè mai così ricca e allegra.
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio,
addio a tutti quei piaceri;
perdio ritornare accanto al mio corteggiatore, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
fiore-ginestra_m1) la ginestra  con la sua rigogliosa fioritura dorata ha spesso una precisa allusione sessuale nelle ballate. Forse per la forma del fiore che richiama la vulva femminile. Con la ginestra si facevano le scope nel Medioevo così con il termine inglese “broom” si indica entrambi: sulle scope volavano le streghe e la ginestra allude a una sessualità diabolica o quantomeno selvaggia, libera da regole. In genere nelle ballate quanto l’argomento è di natura sessuale vengono utilizzati nomi di erbe e fiori nel ritornello, proprio per avvertire l’ascoltatore. La brughiera è come il “greenwood” è un luogo “fuori legge” fuori dalla società civile dove accadono incontri fatati e illeciti, ma vissuti con una primitiva o primordiale innocenza.
2) Cowdenknowes (inglesizzato in Coldingknowes) è una tenuta scozzese sulle rive del fiume Leader nel Berwickshire vicino al villaggio di Earlston dove si aggirava nel 1200 “Thomas the Rhymer“. Il posto conserva ancora una traccia delle sue frequentazioni fatate nello stesso titolo della località “Cowden ” sta per colltuinn , che è una parola in gaelico scozzese per ” Hazel ” la pianta delle nocciole mentre la parola Knowes significa “Hill” quindi il nome si legge come le colline dei noccioli.
In Scozia le pecore venivano portate ai pascoli estivi il primo di maggio mentre gli uomini trasportavano gli strumenti necessari per riparare le capanne dai danni dell’inverno, le donne portavano cibo e utensili per la cucina. Iniziava la stagione della gioia delle danze e dei corteggiamenti.

The Leader valley at Cowdenknowes House, Berwickshire, 1843 [Scotland] di Edward Gennys Fanshawe
3) yowes=ewes pecore
4) burn, burnie=small stream, torrente
5) il termine play può avere diversi significati in questo contesto: più genericamente vuol dire divertimento, l’atto del divertirsi con allusione ai giochi sessuali.

THE BROOM OF COWDENKNOWES: LA VERSIONE PIU’ ATTUALE

E’ una versione abbastanza simile a quella pubblicata da Allan Ramsay, ma rivisitata in chiave moderna: prima di tutto si sposta il punto di vista da quello femminile a quello maschile e la storia è intesa decisamente come una storia d’amore. E’ stata la versione testuale e melodica di Archie Fisher, a diventare lo “standard” di quelle successive. In questa chiave non sappiamo perchè il ragazzo sia stato bandito, quasi come se la storia si fosse sovrapposta alla versione pro-giacobita circolata in broadside nel 1716

ASCOLTA Archie Fisher in Will Ye Gang, Love 1976

ASCOLTA Silly Wizard in Wild and Beautiful 1981 (strofe I, III e IV)

ASCOLTA Kenny Speirs 2000

ASCOLTA Cherish the Ladies in The Girls Won’t Leave The Boys Alone (2001) dove il soggetto ridiventa la ragazza

CHORUS:
Oh the broom(1), the bonnie, bonnie broom
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
Fain would I be in my own country
Herding my father’s ewes(3)
I
How blithe each morn was I tae see
My lass came o’er the hill
She skipped the burn(4) and ran tae me
I met her wi’ good will
II
We neither herded ewes nor lambs
While the flock near us lay
She gathered in the sheep at night
And cheered me all the day
III
Hard fate that I should banished (6) be
Gang way o’er hill and moor
Because I love the fairest lass
That e’er yet was born
IV
Adieu ye Cowdenknowes, farewell
Farewell all pleasures there
To wander by her side again
Is all I crave or care
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
come vorrei essere nel mio paese,
a condurre le pecore di mio padre (3)
I
Come spensierato ogni mattina andavo a vedere la mia ragazza in arrivo  dalla collina, saltava il ruscello (4)  e correva da me, e volentieri la incontravo.
II
Non conducevamo nè pecore nè agnelli, mentre le greggi riposavano accanto a noi, lei radunava le pecore a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Amaro destino che fossi bandito (6)
mandato via  dalla collina e dalla brughiera, perchè amavo la più bella ragazza che mai sia nata
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio
addio a tutti i piaceri laggiù,
camminare accanto a lei ancora una volta, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
6) nella versione pro-giacobita la ballata è intitolata “New way of the Broom of Cowden Knows” che diventa “O my King” in “Jacobite Relics” Vol II (# 6)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/broomfield.htm#ginestra
http://www.ramshornstudio.com/broom.htm
http://www.houseofharden.com/cowdenknowes/broom.htm
http://chrsouchon.free.fr/broomcow.htm
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://www.cowdenknowes.com/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48416
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/
thebroomofcowdenknowes.html

http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BroomCowden.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
http://www.rhapsody.com/search/track?page=2&query=cowden

THE ENGLISH LADYE AND THE KNIGHT

Sir Walter Scott scrisse la poesia “The English Ladye and the Knight” nel 1805 (in “The Lay of the Last Minstrel”). Qualche secolo più tardi   Loreena McKennitt ne mise buona parte in musica per il suo “An Ancient Muse” (2006)

Si narra di un amore sfortunato, una storia alla Romeo e Giulietta, che invece di appartenere a due diverse casate di Verona, stanno uno al di qua e l’altra aldilà del Border, quella terra che nel Medioevo era il Far West del’Isola, teatro di scorrerie,  sanguinose battaglie e faide. E Sir Walter Scott  ne fu il portavoce; la maggior parte della storia e leggende sul Border scozzese ci viene dal suo illustre figlio, il quale riportò (ricamandoci anche un po’ sopra) nel suo Minstrelsy of the Scottish Border (1833) tutto quello che alla sua epoca ancora si conosceva del passato, rifacendosi ad una lunga tradizione orale: si narra di un medioevo oscuro ma anche più libero, in cui c’era appunto la libertà di muoversi per i territori  e soprattutto di esprimersi più liberamente continua

THE SUN SHINES FAIR ON CARLISLE WALL

The_Meeting_on_the_Turret_Stairs_by_Frederick_William_Burton_4848Così scrive Loreena McKennith nelle note del Booklet allegato al cd “In the song “An English Ladye”, this is a segment of a very long narrative poem by Sir Walter Scott called The Lay of the Last Minstrel and what fascinated me by this corner of this long narrative, it’s situated at Carlisle Castle. Now, Carlisle Castle is built on an ancient Celtic settlement site so there was that kind of Celtic archaeological moment. But also in the story it reflects upon a sort of Romeo and Juliet story where a Scottish knight falls in love with an English woman, and follows a theme that love often transcends cultural barriers. And in this story, the brother of this English lady finds it intolerable that his sister should be in love with a Scottish knight and he murders his sister. The Scottish knight comes and then murders the brother and then in this depth of passionate grief, he decides to go on and fight a war for the love of this woman that died. And then in the last verse you hear that he goes off to fight this war in Palestine. And what’s quite fascinating is that of course Palestine is a place that is very much in our contemporary minds and lives, and the troubles there. And I just thought it was an interesting note, you might say, where yes, this is a historical piece of literature but in actual fact, as with history, history is never really truly dead, that history is really the underpinnings of our contemporary times. And the poem also caused me to reflect on certainly one of the reasons why some people go off to war or have gone off to war.”

La poesia doveva aver commosso molti cuori e soprattutto con quell'”Amore avrà sempre su tutto signoria” contribuito alla diffusione dell’amore romantico. Le due frasi del refrain le ritroviamo in questa versione ottocentesca di The Cruel Mother dove però “Amore” si trasforma misteriosamente ovvero per assonanza in “Leone“!.

ASCOLTA Loreena McKennit
La melodia è malinconica, i toni sono mesti e cupi con quelle campane che rintoccano a morto e gli archi e cori che richiamano un lamento funebre

I
It was an English ladye bright,
(The sun shines fair on Carlisle wall,)
And she would marry a Scottish knight,
For Love will still be lord of all.
II
Blithely they saw the rising sun
When he shone fair on Carlisle wall;
But they were sad ere day was done,
Though Love was still the lord of all.
III
Her sire gave brooch and jewel fine,
Where the sun shines fair on Carlisle wall;
Her brother gave but a flask of wine,
For ire that Love was lord of all.
IV
For she had lands both meadow and lea,
Where the sun shines fair on Carlisle wall,
For he swore her death, ere he would see
A Scottish knight the lord of all.
V
That wine she had not tasted well
(The sun shines fair on Carlisle wall)
When dead, in her true love’s arms, she fell,
For Love was still the lord of all!
VI
He pierced her brother to the heart,
Where the sun shines fair on Carlisle wall –
So perish all would true love part
That Love may still be lord of all!
VII
And then he took the cross divine,
Where the sun shines fair on Carlisle wall,
And died for her sake in Palestine;
So Love was still the lord of all.
VIII
Now all ye lovers, that faithful prove,
(The sun shines fair on Carlisle wall)
Pray for their souls who died for love,
For Love shall still be Lord of all.
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
C’era una bionda dama inglese
(il sole splende bello sul castello di Carlisle(1)
e avrebbe sposato un cavaliere scozzese
perché Amore avrà sempre su tutto signoria
II
Con gioia videro il sorgere del sole
che splende bello sul castello di Carlisle
ma divennero tristi alla fine del giorno
anche se Amore aveva sempre su tutto signoria
III
Il suo cavalliere le diede la spilla(2) e dei bei gioielli
Quando il sole splende bello sul castello di Carlisle
e suo fratello(3) le diede solo un bottiglia di vino
per odio che Amore avesse su tutto signoria
IV
Perché lei aveva terre sia coltivate che a maggese
dove il sole splende bello sul castello di Carlisle
e lui giurò sulla sua morte, che mai avrebbe voluto vedere
un cavaliere scozzese su tutto signore
V
Quel vino non aveva un buon sapore
(il sole splende bello sul castello di Carlisle)
che morta tra le braccia del suo vero amore cadde
perché Amore può avere sempre su tutto signoria
VI
Allora lui pugnalò il fratello di lei al cuore
quando il sole splende bello sul castello di Carlisle
e morì per amor suo in Palestina
così Amore aveva sempre su tutto signoria
VIII
Cosi o voi amanti, che date prova di fedeltà
(il sole splende bello sul castello di Carlisle)
pregate per coloro che morirono per amore
perché Amore ha sempre su tutto signoria

NOTE
1) Carlisle castle si trova in Cumbia al confine tra Inghilterra e Scozia
2) la spilla d’argento è un dono tradizionalmente regalato alla sposa in vista del matrimonio. In Scozia prende il nome di Spilla Luckenbooth il quale deriva dalle bancarelle che si trovavano stabilmente nell’antico mercato lungo la Royal Mile di Edimburgo fin dal Tardo Medioevo e dove si vendevano anche i gioielli; queste bancarelle di notte erano chiuse con i lucchetti ossia “locked”.
Nel linguaggio dell’amore due cuori intrecciati significano condividere lo stesso sentimento d’amore uno per l’altro.
E’ una spilla della tradizione scozzese di solito in argento e con incisi due cuori intrecciati, variamente lavorata anche con pietre incastonate: è un regalo di fidanzamento che viene indossato durante il matrimonio e che passerà al primogenito, la spilla stessa è un amuleto che protegge la nuova coppia dall’invidia delle fate o più in generale dal male, favorendo la nascita di un bambino.
3) i fratelli crudeli sono un argomento topico delle ballate medievali, questo non volendo imparentarsi con uno “scozzese” preferisce uccidere la sorella. E così la faida ha inizio!

FONTI
https://archive.org/stream/layoflastminst00scot/layoflastminst00scot_djvu.txt
http://laviejamusa.blogspot.it/2008/11/english-ladye-and-knight-it-was-english.html

JOCK O HAZELDEAN

Child ballad #293

Prima di tutto una bellissima melodia che viene dal cuore della Scozia (in tutti i sensi) scritta probabilmente nel 1600 (“The Bony Brow” 1640) ma potrebbe benissimo essere stata composta ieri.

ASCOLTA Doug Young 

ASCOLTA Ed Harris

ASCOLTA Jed Mugford (fiddle) & Mikk Skinner (guitar).

La ballata è relativamente rara nella tradizione orale, è stata trovata nell’America del Nord in Scozia, in Inghilterra e Irlanda ed è anche stata avanzata l’ipotesi che le versioni trovate in America siano state influenzate dalla tradizione irlandese.

Mike Yates scrive: “When I first got to know Packie [Packie Manus Byrne originario del Donegal, sebbene vivesse a Manchestewr all’epoca della registrazione di Johnny o’ Hazelgreen (1964)] he asked me to record some of his whistle tunes so that he could send a tape to a relative in Canada.  Accordingly, he came round to my home one evening and we recorded the tunes.  I had been reading Evelyn Wells’ book The Ballad Tree at the time and, knowing that Packie knew some songs, I followed Evelyn’s advice and asked Packie if he knew the one ‘about the milk-white steed’.  “God, yes.”  He said.  “But I haven’t sung that in years.”  I switched on the tape machine and Packie’s sang me a version of Johnny o’ Hazelgreen.  It was possibly the first version to come from an Irish singer and I was just about knocked out.  This is that early recording, and not the one that appeared on Packie’s Topic LP Songs of a Donegal Man (12TS257).Professor Child included five Scottish versions of Johnny o Hazelgreen in his collection, all of which date from the early part of the 19th century and, in the form rewritten by Sir Walter Scott, the ballad has proven especially popular in Scotland.  Versions have also turned up in North America.  Packie believes that the ballad was taken to Donegal by his grand-uncle, who had learnt it whilst working in Scotland, and who had taught the song to Packie’s aunt, ‘Big’ Bridget Sweeney of Meenagolin, County Donegal, who in turn taught it to Packie.” (tratto da qui)

PRIMA VERSIONE

Jock of Hazeldean nella versione più antica (in stile soap-opera medievale) si chiamava John (Johnny) o’ the Hazelgreen o Hazle Green, e se proprio vogliamo cercare la località potrebbe trovarsi con buona probabilità nei pressi di Edimburgo.
Le versioni testuali sono molte ma si possono distingure dai due incipit
As I walked out one May morning down by the greenwood side, I heard a charming fair maid heave a sigh and a tear,
oppure
One night as I rode o’er the lea with moonlight shining clear; I overheard a fair young maid lamenting for her dear.

John-O'Hazelgreen-cIl plot della storia non varia: un nobiluomo anziano cerca di convincere una giovane fanciulla a sposarsi con il figlio più giovane (o più grande), ma lei adduce vari pretesti non ultimo la differenza di status sociale e soprattutto il fatto di essersi innamorata (in alcune versioni in sogno) di John Hazelgreen. Come sia la fanciulla si lascia condurre alla casa del nobiluomo e scopre che il promesso sposo è proprio il ragazzo di cui si è innamorata. Insomma una favoletta così incredibile, che possiamo stare certi sia stata messa in giro, per scoraggiare i giovani che, contagiati da una malattia così perniciosa come l’amore romantico, preferivano fare di testa loro e sottrarsi al controllo dei genitori. (continua)

Anche queste versioni antiche sono a ben vedere “recenti” ovvero scritte con un linguaggio più moderno. “The history of Scotland is a very violent and bloody one.  Since records began the country appears to have been in an almost constant state of conflict, either with England or internally, without taking into account the bloody border frays which gave rise to many of the border ballads.  Exceptions seem to have been the last five years of James II’s reign and the following six years, c.1455-66. James IV’s reign, 1488 -1513 was quite peaceful until the Battle of Flodden shattered the peace.  The Union of England and Scotland under James VI saw the start of a more peaceful era, and it is the modern language and the pleasant theme of the ballad that impress me with the idea that, if the ballad is indeed based on real events like many of the other Scots ballads, it is probably set in the seventeenth century“. (tratto da qui)

SECONDA VERSIONE TESTUALE: SIR WALTER SCOTT

La versione più diffusa è quella che prende le mosse dalla riscrittura di Sir Walter Scott ed è una delle poche ballate del border a lieto fine: costretta a sposarsi assecondando il volere delle famiglie, la nostra eroina preferisce fuggire con l’uomo di cui è segretamente innamorata. Una storia alla Romeo e Giulietta con un finale aperto in cui i due riparano oltre confine cioè in Inghilterra.
The_Meeting_on_the_Turret_Stairs_by_Frederick_William_Burton_4848Storicamente era vero il contrario invece: erano le coppie inglesi “clandestine” a organizzare la fuga d’amore in Scozia per sposarsi nonostante la giovane età della fanciulla o il parere sfavorevole dei genitori. In Inghilterra nel 1753 era stata emanata una legge che impediva ai giovani minorenni (al tempo di età inferiore ai 21 anni) di sposarsi senza il consenso delle famiglie, la legge però non era stata estesa anche alla Scozia, così grazie all’atto d’Unione tra i due paesi il matrimonio celebrato in Scozia era valido anche in Inghilterra. Il paesino più vicino al confine era Gretna Green (che si trovava subito dopo Carlise lungo la strada delle carrozze per il servizio postale) che diventò famoso come la Las Vegas di oggi: la capitale dei matrimoni “d’amore” celebrati senza tante complicazioni! Bastava già allora che i due sposi avessero 16 anni e dichiarassero il loro amore di fronte a due testimoni. (continua)

Per l’ascolto ho selezionato due versioni che sono “perfette”

ASCOLTA Jim Malcolm live 2013. La voce di Malcom è particolarmente indicata per ballate di questo genere fatte di chiaroscuri.

ASCOLTA Gary Lightbody (dall’Irlanda del Nord) con il violino di John McDaid in Turn 2014

Il mio “best of” però va a
ASCOLTA Eddy Reader (quando ha esordito con i Fairground Attraction) 1988. Una voce di velluto e quasi jazz, delicata e intensa una melodia appena tracciata dalle chitarre, percussioni soft: quando la voce è magia, vibrazione nell’aria..

La versione testuale è quella riportata da Dick Gaughan (qui), che la registrò nel 1972


I
“Why weep ye by the tide, lady,
why weep ye by the tide?
A’ll wad ye tae my youngest son
an ye shall be his bride
An ye shall be his bride lady
sae comely tae be seen”
But aye(1) she lout(2) the tears doun faa for Jock o Hazeldean
II
“Nou let this willfu (3) grief be dune
an dry those cheeks sae pale
Young Frank is chief of Erthington (4) an Lord o Langleydale(5)
His step is first in peacefu haa (6)
his sword in battle keen”
Bit aye she lout the tears doun faa
for Jock o Hazeldean
III
“A coat (7) o gowd ye sall nae lack
nor kaim (8) tae bind your hair
Nor mettled hound nor managed hawk nor palfrey fresh an fair
An you, the foremaist o them aa
sall ride, our forest queen”
Bit aye she lout the tears doun faa for Jock o Hazeldean
IV
The kirk was deckt at mornintide,
the tapers glimmert fair
The priest an bridegroum wait the bride an dame an knight were there
They searcht for her in bower an haa (9) the lady wisnae seen
She’s owre the Border (10) an awa
wi Jock o Hazeldean
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Perchè piangi con la marea, Signora,
perchè piangi con la marea?
Andrai in matrimonio al mio figlio più giovane e sarai la sua sposa,
sarai la sua sposa, Signora,
così bella tra le belle”.
Ma ahimè lei piangeva sempre le sue lacrime per Jock di Hazeldean.
II
“Cessa questo dolore sconsolato
e asciuga le tue guance così pallide
il giovane Frank è il capo di Erthington e Signore di Langleydale.
Temuto sia in pace che in guerra
con la sua spada smaniosa della battaglia”
Ma ahimè lei piangeva sempre le sue lacrime per Jock di Hazeldean.
III
“Non ti mancherà una catena d’oro per intrecciare i capelli,
né segugio, né falco,
né palafreno tranquillo e fidato
e tu la più bella del reame
passeggerai nella foresta da regina”.
Ma ahimè lei piangeva le sue lacrime per Jock di Hazeldean.
IV
La chiesa era decorata per la marea del mattino, i ceri luccicavano luminosi,
il sacerdote e lo sposo attendevano la sposa, e le dame e i cavalieri c’erano tutti. La cercarono in lungo e in largo ma la dama non si trovò,
è oltre il confine fuggita via
con Jock di Hazeldean.

NOTE
1) aye=always
2) loot, lout=let
3) weary
4) Errington
5) Sir Walter Scott, when he appropriated one of the stanzas for his poem Jock of Hazeldean, set his poem firmly in Northumberland on the estate of the Errington family around Langley Dale not far from Hexham near Hadrian’s Wall. Remnants of his Hazel Dean still exist just to the north of the Wall next to Errington Hill Head (O.S. ref NY 959698). (tratto da qui)
6) oppure: His step is feared thoughout the land
7) chain
8) braid
9) They sought her far throughout the land
10) il Border sono le terre scozzesi confinanti con l’Inghilterra

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_293 http://www.mustrad.org.uk/articles/dung16.htm http://www.mustrad.org.uk/articles/dung16a.htm http://ontanomagico.altervista.org/matrimonio-celtico-storia.htm http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-Hazelgreen.html https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/johnofhazelgreen.html http://www.eddireader.net/tracks/faJOH.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1900 http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/15/hazelgreen.htm https://thesession.org/discussions/11499

GILDEROY BEWARE HIGHWAYMAN!

ritratto di un capo clan delle Highland nel XVII secolo (Lord Mungo Murray – di John Michael Wright) in cui viene indossato un belted plaid

Gilleruadh (Gilderoy = il ragazzo dai capelli rossi ) fu il soprannome di un famoso brigante scozzese di nome Patrick McGregor che è stato catturato e giustiziato nei pressi di Edimburgo nel 1636 o nel 1638. Nel “The Complete Newgate Calendar” (1926) è riportato che uccise madre e sorella, impiccò un giudice e venne giustiziato nel 1658. Ma queste notizie infamanti potevano essere un effetto delle proscrizione del Clan: Giacomo VI di Scozia emanò infatti un editto nel 1603 in cui si proclamava il nome MacGregor come “altogidder abolisheed”. Nell’annosa lotta contro il Clan Campbell i MacGregor finirono per essere espropriati di tutte le loro terre (tra Argyle e Perthshire); un’altra faida con il clan MacLaren ebbe inizio nel 1558
Reduced to the status of outlaws, they rustled cattle and poached deer to survive. They became so proficient at these endeavours many other clans would pay them not to steal their cattle as they exhausted other means of stopping them.” (tratto da qui)

LA MELODIA
Le varianti più antiche della melodia vengono fatte risalire al canto gregoriano del XII secolo ‘En Gaudeat’ (in Revue du Chant Greorien, A. Gastoue) poi in “Congaudeat” (Piae Cantiones 1582)
ASCOLTA David Solomons (clarinetto e chitarra)
LA DANZA
La melodia è riportata anche nel “The Dancing Master” (1651) di John Playford con il titolo di “GoddessesASCOLTA o in una versione più veloce ASCOLTA
per i passi di danza:
VIDEO
VIDEO

LA VERSIONE SCOZZESE

Teatro delle scorribande era il Perthshire scozzese e Patrick McGregor tra razzie di bestiame e bracconaggio finì per essere una figura alla Robin Hood o per essere confuso con il personaggio di un’altra ballata altrettanto famosa, quella di Geordie (vedi). Già alla fine del Seicento circolava un broadside dal titolo “The Scotch lover’s lamentation or, Gilderoy’s last faewe” e secondo George Farquhar Graham la ballata Gilderoy era già stata pubblicata nel 1650, poi per tutto il 1700 e il 1800 comparvero numerose variazione testuali e melodiche.

TESTE ROSSE

Probabilmente la figura di Patrick il rosso si confuse con Bob il rosso il più famoso Bob Roy capo del Clan McGregor del secolo successivo anch’egli fuorilegge, e può essere che le versioni di fine settecento si riferiscano alla sua storia (egli però non morì impiccato ma di morte naturale nel suo letto).
La popolarità di Rob Roy deriva da ben due romanzi uno scritto quando era ancora in vita, uno da Daniel Defoe (Highland Rogue 1723), l’altro da Sir Walter Scott (Rob Roy 1818) e più recentemente dal film Rob Roy di Michael Caton-Jones (1995)

 

Il bel Patrick il rosso oltre che un fuorilegge (ladro di bestiame e bracconiere) era anche un rubacuori, e si suppone che la canzone sia stata scritta da una delle sue amanti affascinata dalla sua eleganza!

ASCOLTA su Spotify Toronto Consort in “All in a Garden Green” 2013
Delle XIII strofe sono riportate solo VI


I
“Gilderoy was a bonnie boy,
Had roses to his shoon;
His stockings were of silken soy,
With garters hanging down.
It was, I ween, a comely sight
To see so trim a boy;
He was my jo, and heart’s delight,
My handsome Gilderoy.
II
Wi’ meikle  joy we spent our prime,
Till we were baith sixteen;
And aft we pass’d the langsome time
Amang the leaves sae green;
Aft on the banks we’d sit us there,
And sweetly kiss and toy;
Wi’ garlands gay wad deck my hair,
My handsome Gilderoy.
III
O, that he still had been content
Wi’ me to lead his life;
But ah, his manfu’ heart was bent
To stir in feats of strife;
And he in many a venturous deed
His courage bald wad try,
And now this gars my heart to bleed
For my dear Gilderoy.
IV
My Gilderoy baith far and near
Was fear’d in ilka toun,
And bauldly bear away the gear
Of mony a lowland loun ;
Nane e’er durst meet him hand to hand,
He was say brave a boy;
At length wi’ numbers he was ta’en
My handsome Gilderoy.
V
Of Gilderoy sae fear’d they were,
They bound him meikle strong;
Till Edinburgh they led him there,
And on a gallows hung;
They hung him high abune the rest,
He was sae trim a boy;
There died the youth whom I loved best,/My handsome Gilderoy.
VI
Thus having yielded up his breath,
I bore his corpse away;
Wi’ tears that trickled for his death,
I washed his comely clay;
And siccar in a grave sae deep,
I laid the dear loved boy;
And now for ever maun I weep
For winsome Gilderoy.
Tradotto da Cattia Salto
I
Gilderoy era un bel ragazzo
aveva scarpe di broccato (1)
e le calze di seta,
sorrette dalle giarrettiere (2).
credo fosse uno affascinante spettacolo vedere un ragazzo così elegante; era il mio amato, la delizia del mio cuore, il mio bel Gilderoy.
II
Tra tanta letizia passammo la fanciullezza fino all’età di sedici anni:
spesso trascorrevamo il tempo andato tra l’erba verde;
o ci sedevamo sulle rive ,
tra dolci baci e balocchi;
e con gaie ghirlande mi decorava i capelli, il mio bel Gilderoy
III
Oh se gli fosse bastato allora
condurre la sua vita con me ;
ma ah il suo cuore valoroso era incline
a infiammarsi in imprese di lotta;
e più di un’avventura il suo forte coraggio ebbe a mettere alla prova e ora questo, fa sanguinare il mio cuore
per il mio caro Gilderoy
IV
Il mio Gilderoy era temuto in ogni fattoria (2) sia lontana che vicina
e arditamente portò via il bestiame
a più di un contadino delle Lowland;
nessuno osava incontrarlo faccia a faccia e si diceva che era un ragazzo coraggioso;
alla fine con i compari è stato preso,
il mio bel Gilderoy
V
Erano così timorosi di Gilderoy
che lo legarono molto stretto;
fino a Edimburgo lo portarono
e su una forca lo appesero;
lo appesero in alto sopra gli altri
era un ragazzo così elegante;
là morì il giovane che amavo di più,
il mio bel Gilderoy
VI
Così dopo che ebbe esalato il respiro
portai via il suo cadavere;
piangendo lacrime per la sua morte,
lavai quel corpo avvenente
e al sicuro in una fossa profonda
distesi il caro e amato ragazzo;
e ora per sempre piangerò
per il bel Gilderoy
il dettaglio delle calzature è tratto da Portrait of a lady thought to be Vere Egerton, Mrs William Booth, attribuito a Robert Peake (1541-1619)

NOTE
1) shoon=shoes; altrove è scritto come “His breath was sweet as rose” (qui); letteralmente si traduce con “aveva le rose sulle scarpe”. Nelle versioni inglesi si riporta come “He’d knots of ribbons on his shoes“. E’ tipica della moda del Seicento la scarpa con fiocchetti e tacchi alti (unisex): le rose potrebbero essere dei ritagli in pelle ma anche il disegno di un tessuto come il broccato molto usato nell’abbigliamento barocco
2) più che un rozzo montanaro in kilt viene descritto un nobiluomo del periodo elisabettiano o più in generale d’epoca Tudor, ecco il dettaglio delle calze sorrette da una giarrettiera annodata con un fiocco, come era la moda del tempo
3) toon=town ma qui si intende le farmertoon scozzesi del Perthshire

LA VERSIONE INGLESE

La ballata viaggiando dalla Scozia verso l’Inghilterra trasforma Gilderoy in una vittima innocente, il cui unico crimine (che gli vale l’impiccagione) sembra essere stato quello di aver fatto sesso con la propria fidanzata! Più propriamente viene definito come un libertino un “rakish boy” e la ballata lo trasforma in un dandy decadente e donnaiolo.
Questa versione proviene dal signor Henry Burstow di Horsham, Sussex, che nel 1894 venne raccolta da Lucy Broadwood (qui)

ASCOLTA Ewan MacColl

ASCOLTA Shirley Collins in “For As Many As Will” 1978. Nelle note di copertina dell’album scrive ” Noted from Henry [Burstow] by Lucy Broadwood who wrote in the Folk-Song Journal: “Mr Burstow sang me one verse of Gilderoy and sent me the whole ballad a year later. I have omitted one stanza.” (This was the central part of verse 3.) I searched through the Lucy Broadwood file at Cecil Sharp House and came across the complete song, and the accompanying letter from Henry. He wrote, “Dear Madam … I give you the song the same as I have heard it sung many years ago … I dare say you can alter some of the words …”

ASCOLTA Jim Moray in “Jim Moray” 2006 riprende la versione di Shirley Collins e si ferma alla IV strofa


I
Now Gilderoy was as bonny a boy
as ever Scotland bred,
He’d knots of ribbons on his shoes
and a scarlet cloak so red (1).
He was beloved by the ladies all (so gay); he was such a rakish boy
he was my sovereign heart’s delight,
my handsome (bold young ) Gilderoy.
II
Young Gilderoy and I was born
both in one town together
And not past seven years of age
till we did love each other (3).
Our dads and mothers did agree
and crowned with mirth and joy
To think upon the bridal day (4)
‘twixt me and Gilderoy.
III
Now Gilderoy and I walked out
when we were both fifteen (5)
And gently he did lay me down
among the leaves so green (6).
When he had done what he (a boy) could do he rose and went away (7);
He was my sovereign heart’s delight,
my handsome Gilderoy.
IV
Now what a pity, a man be hanged
for stealing a woman there
For he stole neither house nor land,
nor stole neither horse nor mare (deer).
At length with numbers he was taken,
my handsome Gilderoy
Yet none dare meet him hand to hand, he was such a rakish boy (9).
V
An now we either in Edinburgh Town
it’s long ere I was there,
They hanged him high above
the rest and he wagged in the air.
His relics they were more esteemed
than Hector’s were at Troy,
I never loved to see the face
that gazed on Gilderoy.
VI
Now Gilderoy is dead and gone,
and how then should I live?
With a brace of pistols at my side,
I’ll guard his lonely grave.
They hanged him on the gallows high
for being such a rakish boy,
But he was my sovereign heart’s delight,
was my charming Gilderoy.
tradotto da Cattia Salto
I
Gilderoy era il più bel ragazzo
cresciuto in Scozia ,
aveva le scarpe con i fiocchi
e un mantello scarlatto tanto rosso;
era amato da tutte le donne
e un tale libertino (2),
lui era il mio padrone, la delizia del mio cuore, il mio bel Gilderoy.
II
Il giovane Gilderoy ed io
eravamo dello stesso paese
e non trascorsero nemmeno sette anni
che ci innamorammo uno dell’altra;
i nostri genitori erano d’accordo
-coronato di gioia e letizia –
di pensare al giorno delle nozze
tra me e Gilderoy.
III
Gilderoy ed io, andammo a passeggiare
quando eravamo quindicenni
e con gentilezza lui mi coricò
tra l’erba verde,
dopo che ebbe fatto quello che voleva
si alzò e se ne andò;
era il mio padrone, la delizia del mio cuore, il mio bel Gilderoy.
IV
E che peccato che un uomo sia impiccato
per aver derubato (un’altra) donna
perchè non prese né case, né terre,
e nemmeno cavalli o giumente (8)
Alla fine con i compari è stato preso
il mio bel Gilderoy,
e tuttavia nessuno osava fronteggiarlo
perchè era un tale libertino.
V
Adesso siamo entrambi a Edimburgo,
ma prima che io fossi lì
lo appesero al di sopra
degli altri a penzolare all’aria.
Le sue spoglie erano più stimate
che quelle di Ettore a Troia,
non ho mai amato vedere il viso
che si fissava su Gilderoy.
VI
Ora Gilderoy è morto e sepolto
e allora come posso sopravvivere?
Con un paio di pistole al mio fianco
veglierò sulla sua tomba solitaria.
Lo hanno impiccato sulla forca in alto
perchè era un libertino (10),
ma era il mio padrone e delizia del mio cuore, il mio bel Gilderoy.

NOTE
1) Shirley Collins dice al contrario “and he would not soft ribbons wear./He’s pulled off his scarlet coat, he gartered below his knee.” mentre Jim Morey dice “and he would lots of ribbons wear,
He’s taken off his scarlet coat, and got a garter below his knee.”
2) rakish= rake, dissolute. Un “rake” era un affascinante giovane amante delle donne, delle canzoni, dedito al gioco d’azzardo e all’alcool, uno stile di vita di moda tra i nobili inglesi in quello che venne definito “the period of the rake“, nel corso del 17° secolo, alla corte di Carlo II d’Inghilterra: il libertino aristocratico era intelligente, colto, di spirito arguto e non poneva freni alle avventure amorose e all’abuso di sostanze inebrianti.
3)  Shirley Collins e Jim Morey dicono “And at the age of seventeen we courted one each other.”
4)  Shirley Collins e Jim Morey dicono “To think that I should marry me”
5) Shirley Collins e Jim Morey dicono “all in the fields together”
6) e proseguono: He took me round (by)the waist so small and down we went together.
7) Shirley Collins e Jim Morey dicono “he rose and kissed his joy
8) in altre versioni vengono invece nominati i cervi ricollegando più espicitamente la figura di Gilderoy con le attività tipiche dei fuorilegge dediti al furto di bestiame, alle aggressioni a scopo di rapina e al bracconaggio
9) Shirley Collins cambia completamente il verso e dice:  For he was beloved by the old and the young and he was such a rakish boy,
He was my sovereign heart’s delight, my handsome bold young Gilderoy. Chiude il canto con la V strofa che dice: Now Gilderoy they’ve hung him high and a funeral for him we shall have;
With a sword and a pistol by my side I’ll guard my true love to his grave./For he was beloved by the young and the old and he was such a rakish boy,/He was my sovereign heart’s delight, my handsome bold young Gilderoy.
10) in realtà i libertini che non pagavano i loro debiti erano detenuti in prigione

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/ned-hill.htm
http://www.poetrynook.com/poem/gilderoy-2 http://www.darachweb.net/SongLyrics/Gilderoy.html http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/15859 http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=94500348&mode=transcription http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-i,-song-066,-page-67-gilderoy.aspx http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/gilderoy.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2457 http://thesession.org/tunes/566 http://52folksongs.com/2012/08/31/as40-gilderoy/ http://www.gutenberg.org/files/38845/38845-h/38845-h.html#gilderoy

THE WIFE OF USHER’S WELL

“La moglie del pozzo di Usher” è una ballata che parla di revenants ed è stata collezionata dal professor Child al #79: tre fratelli sono stati mandati dalla madre per mare e muoiono in un naufragio. Appresa la notizia la madre si dispera, maledice il vento e il mare e vorrebbe riavere i figli “in earthly flesh and blood“, (in carne e ossa). Nella notte di San Martino i tre figli ritornano a casa e stanno con lei solo per quella notte, perchè dovranno ritornare nel Mondo dei Morti non appena spunta l’alba. Mentre Child riporta solo tre versioni testuali, Bertrand H. Bronson nel suo “Traditional tunes of the Child ballads” (1959) ha rintracciato 58 melodie provenienti dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.

Alcuni commentano la ballata affermando che la donna era una vecchia strega che, facendo ricorso alla magia, aveva riportato indietro dal regno dei morti i suoi figli in carne e ossa (morti viventi); ma questa interpretazione non tiene in debito conto due fattori: i canti tradizionali che vanno sotto il nome di Sea Invocation songs e il culto dei morti nella tradizione celtica.

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SEA SPELL

C’è una lunga tradizione di lamenti o incantesimi delle donne rivolte al mare: le donne dei pescatori rimaste a casa in attesa del ritorno dei loro mariti, figli, padri hanno elaborato una sorta di rituale collettivo – preghiera al mare che, nelle tristi occorrenze, diventava anche un lamento funebre. In questi canti c’è tutta l’antica forza che si attribuiva un tempo alle parole, la magia delle parole che si traduceva in suono e musica, così la forza degli elementi era imbrigliata e ricondotta alla volontà di un singolo (o dalla ancor più potente volontà di un coro di “sorelle”). Alcuni di questi antichi canti sono giunti fino a noi purtroppo in forma frammentaria e per lo più da remote isole semi-abbandonate spazzate dai venti e soggette ai capricci del mare (ad esempio “Geay Jeh’n Aer” dall’Isola di Man qui o “The Unst Boat Song” dalle Isole Shetland qui).

Un grande lavoro di raccolta è stato operato dallo studioso Alexander Carmichael (1832-1912) che nel suo “Carmina Gadelica” (qui) pubblicò quello che rimaneva della spiritualità e della tradizione celtica nelle Highlands.

SAMAHIN E IL CULTO DEGLI ANTENATI

I Celti non temevano la morte e i morti e credevano che essi ritornassero sulla terra in particolari momenti dell’anno: così alla festa di Samahin i vivi accoglievano i loro antenati e discendenti accendendo falò e fuochi e preparando del cibo e delle bevande per loro. L’antica usanza si è consolidata in molte tradizioni d’Europa ed era ancora una consuetudine contadina negli anni del secondo dopoguerra. Ormai della Festa dei Morti è rimasto il giro al cimitero per portare i fiori freschi sulle tombe (o sfoggiare il bouquet più bello) e la carnevalata di Halloween: una volta si lasciavano sulla tavola o alle finestre pane, patate o ceci bolliti, castagne lesse o arrostite, oppure la “minestra dei morti” (riso o orzo cotto nel latte) ma anche vino e sidro, latte o semplicemente l’acqua; le donne preparavano dei dolci speciali detti pan, ossa o fave dei morti per i bambini e i soulers i questuanti che andavano di casa in casa (continua). Il defunto ritornava in vita anche se solo per una notte, quella più magica dell’anno e veniva ringraziato e imbonito con delle offerte!

I nostri morti sono l’humus della terra in senso materiale e spirituale. Scrive la Bonnet: “Nelle società tradizionali, la ricchezza, la vita simbolizzata dall’imperativo “Crescete e moltiplicatevi” è dovuta ai morti. Questi defunti non hanno più una funzione evidente nella società dei visibili, poichè sono la controparte non visibile della forza vitale. I morti, i geni tutelari, vivono nelle viscere della terra, considerata come “nostra madre universale”. (J. Bonnet La terra delle donne e le sue magie, 1991) E’ come dire che sono i morti che nutrono i vivi, una verità sacrosanta perchè nulla muore mai veramente ma concorre al ciclo vita-morte-vita.

PRIMA VERSIONE

La ballata venne pubblicata per la prima volta da Sir Walter Scott (in Minstrelsy of the Scottish Border ed 1802), così come l’aveva sentita cantare da una vecchia di Kirkhill, (West Lothian, Broxburn)

Il narratore inizia a raccontare (con il tipico andamento delle ballate) la storia avvisando gli ascoltatori circa i personaggi coinvolti, la moglie del Pozzo di Usher e i suoi tre figli; i due testi presi in esame sono molto simili ed entrambi pieni di termini scozzesi, ma nel primo (Karine Polwart) ci avverte subito che la morte si è presa i tre ragazzi, nel secondo il narratore è meno esplicito. Così dopo la maledizione (o l’incantesimo) al mare (ci immaginiamo la donna che di fronte al mare si mette a cantare in gaelico una delle tante invocazioni tramandate di generazione in generazione da madre a figlia) si passa senza soluzione di continuità alla notte di San Martino quando i tre ragazzi ritornano a casa: da qui l’interpretazione che la vecchia (intesa come strega) abbia riportato in vita i figli. Più che un gesto negromantico a mio avviso è stato il dolore inconsolabile della vecchia madre per la perdita dei figli a riportali a casa, proprio nella magica notte di Samahin, il capodanno celtico.

C’è decisamente il gusto gotico per il macabro, temi cari all’ottocento come il sepolcro lacrimato e le apparizioni di fantasmi o di anime dannate in cerca di vendetta.

REVENANTS

In francese la parola revenant conserva un duplice significato quello primario è di «anima che torna dall’altro mondo sotto un’apparenza fisica», l’altro è «fantasma» «apparizione di un morto». Possiedono quindi una duplice natura e si presentano come entità corporee (con le stesse sembianze che avevano in vita o anche di qualche animale o sotto forma di scheletri) oppure incorporee come fantasmi.

Nel folklore europeo i revenats sono anime che mantengono la loro forma materiale, la personalità e i sentimenti di quando erano in vita. E’ una concezione materiale delle anime dei morti che si manifesta nelle credenze e usanze funerarie di buona parte d’Europa. I revenants sono per lo più anime in pena, compresi quanti son deceduti di morte violenta o accidentale (assassinati, annegati…) o richiamate dall’affetto dei vivi che li piangono troppo. In alcune tradizioni tuttavia i revenants sono anime dannate come i vampiri e i non-morti ovvero schiere infernali e demoniache.

ASCOLTA Karine Polwart in “Fairest Floo’er“, 2007
I
There lived a wife at Usher’s Well(1) And a wealthy wife was she She had three stout and stalwart sons And she sent them o’er the sea
II
Well, they hadna been a month frae her Not one month and a day When cauld(3), cauld death come o’er the land And he stole those boys away
III
She said, “I wish the wind would never mair blaw Nor fish swim in the flood ‘Til my three boys come hame tae me In earthly flesh and blood In earthly flesh and blood
IV
Well, it fell aboot the Martinmas time(7) When the nichts are lang(8) and mirk(9) The carlin(4) wife’s three boys come hame(9) And their hats were o’ the birk (11)
V
That neither grew in any wood Nor down by any wall But at the gates o’ paradise Aye, the birken tree grew tall…VII
Well, she has laid the table braid Wi’ bread and blood-red wine “Come eat and drink, my bonnie boys Come eat and drink o’ mine”
VIII
“Oh mither, bread we cannae eat Nor can we drink the wine For cauld, cauld death is lord of all And to him we must resign
IX(14)
For the green, green grass is at oor heads And the clay is at oor feet And how your tears come tumbling down To wet the winding sheet To wet the winding sheet”
X
Well, she has made the bed full braid She’s made it lang and deep She’s laid it all wi’ golden thread And she’s lulled those boys tae sleep
XI
Well, the cock, he hadna crowed but once Tae welcome in the day When the eldest tae the youngest says “Brother, we must away”…

XIII
For the cock does craw, the day does daw(15) And the chunnerin(16) worm does chide And if we’re missed out o’ oor place Then a sair(17) pain we maun bide(18)

ASCOLTA The Hare and the Moon
Versione “The Oxford Book of Enghlish Verse” (1900 Arthur Quiller-Couch e successive edizioni)I
There lived a wife at Usher’s Well(1), And a wealthy wife was she; She had three stout and stalwart sons, And sent them over the sea.
II
They hadna been a week from her, A week but barely ane(2), Whan word came to the carline(4) wife, That her three sons were gane.
III
I wish the wind may never cease, Nor fashes(5) in the flood(6), Till my three sons come hame to me, In earthly flesh and blood.”
IV
It befell about the Martinmass(7), When nights are long and mirk,(9) The carlin wife’s three sons came hame,(10) And their hats were o the birk.(11)
V
It neither grew in syke(12) nor ditch, Nor yet in ony sheugh;(13) But at the gates o Paradise, That birk grew fair enough
VI
“Blow up the fire my maidens, Bring water from the well; For a’ my house shall feast this night, Since my three sons are well.” …

X
And she has made to them a bed, She’s made it large and wide, And she’s taen her mantle her about, Sat down at the bed-side.
XI
Up then crew the red, red, cock, And up the crew the gray; The eldest to the youngest said, ‘Tis time we were away.
XII
The cock he hadna crawed but once, And clappd his wings at a’, When the youngest to the eldest said, Brother, we must awa.
XIII
The cock doth craw, the day both daw(15), The cahannerin(16) worm doth chide; Gin we be mist out o our place, A sair(17) pain we maun bide.(18)
XIV(19) ‘Lie still, lie still but a little wee while, Lie still but if we may; Gin my mother should miss us when she wakes, She’ll go mad ere it be day.’
XV
“Fare ye weel, my mother dear! Fareweel to barn and byre!(20) And fare ye weel, the bonny lass That kindles my mother’s fire!”

 

NOTE
1) usher’s well= non corrisponde a una località precisamente individuabile, alcuni vedono nel pozzo la prefigurazione di un passaggio tra la terra dei viventi e la terra dei morti, una sorta di calderone magico
2) ane=one
3) could= cold, tuttavia in italiano l’espressione più usata è morte crudele (nel senso di insensibile e quindi priva di sentimenti= fredda)
4) carline=old woman; ma anche nel senso di “old hag”. Anche il termine “wife” è da intendere nel significato di “old woman”
5) la vecchia lancia un incantesimo o manda una maledizione al mare affinchè nessun altra nave possa più fare naufragio: così ordina al vento di non soffiare più e al mare di non agitarsi più; alcuni trasformano l’originario fashes o flashes (tumults, troubles, storms) in fishes di modo che la frase diventa “né pesci nuotare nel mare” frase che conserva comunque il suo significato nel contesto e anzi ci dice qualcosa di più sul motivo per cui i suoi ragazzi erano andati per mare: come pescatori
6) flood = sea
7) Martinmas=11 novembre è la festa di San Martino. Una volta quando il computo del tempo si faceva su base lunare la celebrazione di Samahin oscillava da fine ottobre e per tutta la cosiddetta “estate di San Martino“. Tanto durava il Capodanno celtico così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato.
8) Lang= long
9) mirk=dark
10) hame= home
11) birk = birch. La betulla è cresciuta presso le porte del paradiso e allude alla sepoltura (anche se tecnicamente i fratelli sono morti annegati e quindi morti insepolti)
12) syke = trench ms anche brook
13) sheugh = furrow ma anche ditch. Si riferisce ad un ambiente coltivato e recintato come un orto o giardino oppure all’argine di un fossato
14) la strofa non è presente nel “The Oxford Book of Enghlish Verse” e nemmeno nei testi riportati dal professor Child, fa parte invece delle seconda versione “all’americana”, probabilmente ha citato la strofa in Joan Baez
15) daw = dawn. Il canto del gallo avvisa che il sole sta per sorgere, la magica notte di Samahin è finita e i revenants devono ritornare nel loro mondo
16) channerin = grumbling, gnawing; l’immagine dei vermi che brontolano è piuttosto buffa
17) sair= sore, A sair pain we maun bide: We must expect sore pain. Si dice che se il revenant non ritorna nell’Altro Mondo lo attende una grande pena. Il concetto è passato ovviamente sotto la visione cattolica del mondo dei morti: i revenants non sono delle anime dannate quanto piuttosto delle anime penitenti ovvero anime del purgatorio che devono scontare una pena (che sarà più lunga o peggiore se non rientrano sottoterra al canto del gallo) Sono tuttavia delle anime buone che hanno conservato il desiderio di ritornare al loro ambiente famigliare o costrette a tornare per portare a termine qualcosa di incompiuto durante la vita o per chiedere dei suffragi.
18) maun bide = must endure.
19) questa strofa de “The Oxford Book of Enghlish Verse” è omessa dai The Hare and the Moon
20) byre = cow shed

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO (unendo tutti le strofe da I a XV)

Una vecchia viveva al Pozzo di Usher ed era ricca e aveva tre figli forti e valorosi e li mandò per mare. Non era nemmeno passato un mese (una settimana) che la morte crudele passò sulla terra e li portò via (quando arrivò voce alla vecchia che i suoi tre figli erano andati). Lei disse “Vorrei che il vento non potesse più soffiare e nessun pesce nuotare nel mare (e che il mare non potesse più agitarsi) fino a quando i miei tre ragazzi non ritorneranno da me in carne e ossa”.

usherVenne il tempo di San Martino quando le notti sono lunghe e nere e i ragazzi della vecchia ritornarono a casa e i loro cappelli erano di betulla. La betulla non crebbe in un bosco e nemmeno accanto alle mura (di un castello) ma alle porte del paradiso e crebbe alta. “Alzate la fiamma mie ancelle e portate l’acqua dal pozzo, perchè tutta la mia casa farà festa questa notte che i miei tre figli stanno bene”. Allora mise la tovaglia e il pane e il vino rosso come sangue “Venite a mangiare e a bere miei bei ragazzi, venite a mangiare e a bere con me” “O madre, non possiamo mangiare pane né bere vino, perchè la fredda morte è signora di tutto e a lei ci dobbiamo sottomettere”. “Abbiamo l’erba verde sulle nostre teste e la terra ai nostri piedi e come le tue lacrime cadono giù vanno a bagnare il sudario” Lei ha preparato il letto l’ha fatto in lungo e in largo e si avvolse in uno scialle dorata (mantello) e cullò quei ragazzi per farli dormire (e si sedette al fianco del letto).

Poi il gallo non cantò che una volta per salutare il giorno (Cantò il gallo rosso e poi il gallo grigio) quando il più grande disse al più giovane “Fratello dobbiamo andare” Il gallo non cantò che una volta e sbattè le sue ali insieme quando il più giovane disse al più vecchio “Fratello dobbiamo andare” “il gallo canta e l’alba è vicina è il verme si lamenta e se non ritorniamo al nostro posto dovremo aspettarci un grande dolore”. “Restiamo ancora, restiamo ancora per un momento, restiamo ancora un poco se possiamo, se la mamma non ci trovasse quando si sveglia sul far del giorno potrebbe impazzire” “Addio madre cara! Addio al fienile e alla stalla! E addio a te bella ragazza che accendete il fuoco di mia madre”

FONTI
http://alungkama.blogspot.it/2011/04/paraphare-of-wife-of-ushers-wife.html
http://freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com/ ~usher/ushersct/html/ushers_well.htm http://walterscott.eu/education/files/2013/02/Interpretative-Notes-to-The-Wife-of-Ushers-Well.pdf http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thewifeofusherswell.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=20497 http://www.barbelith.com/topic/11088

continua seconda parte

CLAYMORES FIGHTING UNDER THE MOONLIGHT, THE BATTLE OF OTTERBURN

Child ballad # 161

Una battaglia nel Border  in un oscuro medioevo teatro di continue scorrerie tra Scozia e Inghilterra (siamo nel 1388) in cui Sir James Douglas, secondo conte di Douglas condusse diversi clan scozzesi alla vittoria contro le truppe inglesi comandate da Henry “”Hotspur” Percy figlio del conte di Northumberland.
Il resoconto della battaglia narrato come ballata, si ritrova su manoscritto solo a partire dal 1550, riportato poi più volte nei broadsides e stampato nelle maggiori raccolte settecentesche, fino a essere ripreso da sir Walter Scott nel suo Minstrelsy of the Scottish Border (1833).

il Conte Douglas

Il conte Douglas era un personaggio influente nel Border, sposato niente meno che con la Principessa Isabella Bruce una delle figlie di Re Roberto II di Scozia.
Una teoria ipotizza si trattasse di una ripresa delle ostilità contro l’Inghilterra con due eserciti scozzesi uno diretto verso il Cumberland e l’altro verso il Northumberland che dovevano convergere verso Carlise.

LA BATTAGLIA DI OTTERNBURN

L’incursione contro il porto di Newcastle, stava però per concludersi in una razzia sulla strada del ritorno, quando il gruppo degli scozzesi fu sorpreso di notte dagli Inglesi al loro inseguimento.
La battaglia si svolse al chiar di luna  in una grande confusione, un feroce corpo a corpo, con gli Scozzesi che riuscirono a riarmarsi e a spingere le truppe inglesi verso un crepaccio. All’alba l’esercito inglese iniziò a ritirarsi in disordine e Hotspur (=lo sperone infernale) con il fratello venne fatto prigioniero da Sir John Montgomery. Il conte Douglas morì durante la battaglia e il suo cadavere venne rinvenuto solo al mattino, depredato dell’armatura e con una profonda ferita al collo.

La kilometrica ballata è spesso abbreviata dagli interpreti moderni (contrariamente al passato in cui invece le ballate si dipanavano oltre alla quarantina di strofe e servivano a intrattenere il pubblico per un buon quarto d’ora e più!!)

Tony Cuffe (da I a III e da V a VIII )

ASCOLTA The Corries -Lammas Tide (strofe da I a VII)


I
It fell aboot the Lammas-tide
when muir men win their hay
The doughty Douglas bound him ride tae England tae catch a prey
He’s ta’en the Gordons
and the Graemes and the Lindsays light and gay
The Jardines would not wi’ him ride, they rue it tae this day
II
And he has burnt the dales o’ Tyne
and hairried Bambroughshire
The Otterdale he’s burnt it hale
and set it a’ on fire
And he rade up tae Newcastle
and rode it roond aboot
Sayin’, “Wha’s the laird(1) o’ this castle, and wha’s the lady o’t?”
III
Then up spake proud Lord Percy then, and oh but he spak’ high
“I am the lord o’ this castle,
my wife’s the lady gay”
“If thou’rt the lord o’ this castle,
sae weel it pleases me
For ere I cross the border fells
the tane(2) o’ us shall dee”
IV
He took a lang spear in his hand
shod wi’ the metal free(4)
For to meet the Douglas
there he rade right furiouslie
But Oh how pale his lady
looked frae aff the castle wa’
When doon before the Scottish spear she saw proud Percy fa’(5)
V
They lichted(6) high on Otterburn upon the bent(7) sae broon
They lichted high on Otterburn
and threw their broadswords doon
But up there spoke a bonnie boy before the break o’ dawn
Sayin’, Wake ye now, my good lords a’, Lord Percy’s near at han’
VI
When Percy wi’ the Douglas met
I wat(8) he was fu’ fain
They swappit swords and sair(9)
they swat, the blood ran doon between
But Percy wi’ his good broadsword that could sae sharply wound
Has wounded Douglas on the brow till he fell tae the ground
VII
“Oh, bury me ‘neath the bracken bush that grows by yonder brier
Let never a living mortal ken
that Douglas he lies here”
They’ve lifted up that noble lord
wi’ the salt tear in their e’e
They’ve buried him ‘neath
the bracken bush that his merry men might not see
VIII
When Percy wi’ Montgomery met that either of other were fain
They swappit swords and sair they swat, the blood ran doon like rain
This deed was done at Otterburn before the break of day
Earl Douglas was buried
at the bracken bush(11)
and Percy led captive away
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Fu a Lammas (1 agosto)
quando gli uomini delle pianure tagliavano il fieno,
il valoroso Douglas partì a cavallo
per una razzia in Inghilterra;
aveva preso i Gordons e i Graemes
e i Lindsay leggiadri e gai,
ma i Jardiners non andarono con loro e si rammaricano ancora oggi!
II
Ha bruciato le valli del Tyne
e saccheggiato la contea di Bambrough, l’Otterdale ha messo a ferro e fuoco
ed è piombato su Newcastle
e ci ha girato tutt’ intorno
dicendo “Chi è il Laird(1) di questo castello e chi ne è la Lady?
III
Allora gridò forte l’orgoglioso Lord Percy e come parlò chiaro
Io sono il Lord di questo castello
e mia moglie è la bella Lady

“Se voi siete il Lord di questo castello,
allora accontentatemi

poiché ho attraversato il confine
e uno di noi due deve morire

IV (3)
Prese in mano una lunga lancia
rivestita di ferro,
per incontrare il Douglas
dritto là corse con furia,
ma oh come pallida la sua dama
sembrava dalle mura del castello,
quando vide sotto la lancia scozzese
la caduta dell’orgoglioso Percy (5)
V
(Gli scozzesi) si accamparono più a nord
a Otterburn sull’erba riarsa,
si accamparono più a nord
a Otterburn  e posarono le loro spade ,
ma così parlò un ragazzo
prima dell’alba dicendo
Alzatevi ora miei bravi Lords,
Lord Percy è qui vicino

VI
Quando Percy si scontrò con Douglas
(si sa che) era pieno di bramosia, estrassero le spade e colpirono con furore, il sangue scorreva
tra loro,
ma Percy con la sua buona spada
che sapeva dare ferite mortali,
ferì Douglas sulla fronte
finchè  cadde a terra (10)
VII
Seppellitemi sotto il cespuglio di felci
che cresce tra i rovi

in modo che nessun mortale sappia
che Douglas qui giace.

Hanno alzato quel nobile lord
con le lacrime agli occhi
e lo hanno seppellito sotto al cespuglio di felci in modo che i suoi compagni non potessero vedere.
VIII
Quando Percy con Montgomery si scontrò, l’un l’altro erano bramosi,
estrassero le spade e colpirono con furore, il sangue scorreva come pioggia.
Così accadde a Otterburn
prima dello spuntar del giorno,
il Conte Douglas fu sepolto(11)
presso il cespuglio di felci
e Percy fu catturato.

NOTE
1) il termine Laird è tipicamente scozzese per indicare un capo, non un Lord che è di rango superiore (per terre e titolo)
2) tane = one
3) nel duello James riesce a prendere lo stendardo di Henry Percy , vicenda è riportata da Froissart (Chroniques, Buchon, XI, 362 ss, cap. 115 ss) si stralcia una sintesi della cronaca da qui “.. they divided their army, directing the main body towards Carlisle, under command of Archibald Douglas, of the Earl of Fife, son of the king, and many other nobles, while a detachment of three or four hundred picked men-at-arms, supported by two thousand stout fellows, partly archers, all well mounted, and commanded by James, Earl of Douglas, the Earl of March and Dunbar, and the Earl of Murray, were to strike for Newcastle, cross the river, and burn and ravage the bishopric of Durham. The eastern division (with which alone we are concerned) carried out their program to the letter. They advanced at speed, stopping for nothing, and meeting with no resistance, and the burning and pillaging had begun in Durham before the Earl of Northumberland knew of their arrival. Fire and smoke soon showed what was going on. The earl dispatched his sons Henry and Ralph Percy to Newcastle, where the whole country rallied, gentle and simple; he himself remaining at Alnwick, in the hope of being able to enclose the Scots, when they should take the way north, between two bodies of English. The Scots attained to the very gates of Durham; then, having burned every unfortified town between there and Newcastle, they turned northward, with a large booty, repassed the Tyne, and halted at Newcastle. There was skirmishing for two days before the city, and in the course of a long combat between Douglas and Henry Percy the Scot got possession of the Englishman’s pennon. This he told Percy he would raise on the highest point of his castle at Dalkeith; Percy answered that he should never accomplish that vaunt, nor should he carry the pennon out of Northumberland. ‘Come then to-night and win it back,’ said Douglas; ‘I will plant it before my tent.’ It was then late, and the fighting ceased; but the Scots kept good guard, looking for Percy to come that very night for his pennon. Percy, however, was constrained to let that night pass.
4) metal free: se ho capito bene è metallo non in lega
5) si saltano un bel po’ di strofe , gli Scozzesi levano le tende di un assedio raffazzonato e si ritirano verso il confine “The Scots broke up their camp early the next morning and withdrew homewards. Taking and burning the tower and town of Ponteland on their way, they moved on to Otterburn, thirty miles northwest from Newcastle, where there was a strong castle or tower, in marshy ground, which they assailed for a day without success.” Froissart riferisce che sia Douglas che Percy erano ossessionati dalla sfida e che Percy corse dietro alle truppe scozzesi appena venne a conoscenza, tramite i suoi informatori, che non si trattava di un grande esercito (appena poco più che tremila uomini riferirono le spie, in realtà erano seimila) “Some of the Scots knights were supping, and more were asleep (for they had had hard work at the assault on the tower, and were meaning to be up betimes to renew the attack), when the English were upon the camp, crying, Percy! Percy! There was naturally great alarm. The English made their attack at that part of the camp where, as before said, the servants and foragers were lodged. This was, however, strong, and the knights sent some of their men to hold it while they themselves were arming. Then the Scots formed, each under his own earl and captain. It was night, but the weather was fair and the moon shining. The Scots did not go straight for the English, but took their way along by the marshes and by a hill, according to a plan which they had previously arranged against the case that their camp should be attacked. The English made short work with the underlings, but, as they advanced, always found fresh people to keep up a skirmish. And now the Scots, having executed a flank movement, fell upon their assailants in a mass, from a quarter where nothing was looked for, shouting their battle-cries with one voice. The English were astounded, but closed up, and gave them Percy! for Douglas! Then began a fell battle. The English, being in excess and eager to win, beat back the Scots, who were at the point of being worsted. James Douglas, who was young, strong, and keen for glory, sent his banner to the front, with the cry, Douglas! Douglas! Henry and Ralph Percy, indignant against the earl for the loss of the pennon, turned in the direction of the cry, responding, Percy! Knights and squires had no thought but to fight as long as spears and axes would hold out. It was a hand-to-hand fight; the parties were so close together that the archers of neither could operate; neither side budged, but both stood firm. The Scots showed extraordinary valor, for the English were three to one; but be this said without disparagement of the English, who have always done their duty.”
6) lichted = set down, camped;
7) bent = grass
8) wat = know
9) sair = sore
10) la lotta tra i due capi è solo un abbellimento del cronista, ma nessuno seppe con certezza di come andò, il cadavere del conte James Douglas venne trovato solo al mattino, depredato dell’armatura e con una profonda ferita al collo.
11) in realtà Il suo corpo venne riportato in Scozia e sepolto nella tomba di famiglia nell’abbazia di Melrose.

earl of douglas
Trasporto del corpo del conte Douglas dopo la battaglia di Otterburn

La stessa storia viene narrata nella ballata intitolata Chevy Chase che Child classifica al numero 162, la versione più antica risale al 1430 (detta anche The Hunting of Cheviot) mentre quella tramandata dalla tradizione orale è stata probabilmente scritta in inglese moderno nel 1620. Una grande battuta di caccia sulle Cheviot Hills organizzata da Henry “”Hotspur” Percy viene scambiata dal Conte Dougles come un tentativo di aggressione e il conte decide di dare battaglia. I due eserciti si scontreranno a Ottenburg.

Al momento non ho trovato file audio per l’ascolto

FONTI
http://www.glasgowguide.co.uk/wjmc/itfellab.shtml http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_161 http://mysongbook.de/msb/songs/b/batotter.html
http://www.thesonsofscotland.co.uk/thebattleofotterburn1388.htm http://www.chevychasehistory.org/chevychase/naming-chevy-chase http://chivalry.com/cantaria/lyrics/otterburn.html http://www.luminarium.org/medlit/medlyric/chevychase.htm http://tunearch.org/wiki/Annotation:Chevy_Chase http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C162.html

ANNACHIE GORDON OR ROMEO & JULIET IN SCOTLAND

Lord Saltoun and Auchanachie” è il titolo di una ballata scozzese localizzata nell’Aberdeenshire riportata in due varianti in Child Ballad #239.
Marco Siena nel suo blog sintetizza egregiamente la storia: “il testo parla di Jeannie, ragazza innamorata di Annachie Gordon, giovane avvenente ma povero. Il padre di lei la promette a Lord Saltoun, un ricco possidente. Quando Annachie è lontano, viene combinato il matrimonio, ma Jeannie non ci sta e si toglie la vita. Al ritorno, il furioso e disperato Annachie si fa portare nella camera funeraria, e lì muore di crepacuore.” (tratto da qui)

romeo-giuglietta

In effetti poco altro c’è da aggiungere sulla love story in cui non si menziona l’età dei protagonisti, anche se presumibilmente Jeannie e Annachie (un pescatore, un marinaio? Ma potrebbe anche essere un figlio cadetto privo di sostanze) dovevano essere due bei giovani e Lord Saltoun un uomo più anziano. La vicenda shakespeariana è molto più intricata, come tutti sanno, in comune c’è la giovane età dei protagonisti, l’ostilità della famiglia che briga per un matrimonio combinato (niente di nuovo sotto il sole), e la morte dei due innamorati, per così dire “di crepacuore”.

LA SPOSA DI LAMMERMOOR

Un’altra variante della storia ci viene da Sir Walter Scott (ispirato dalla ballata) nel romanzo storico “La sposa di Lammermoor” ambientato nella Scozia del Settecento (diventato “Lucia di Lammermoor” nell’opera italiana di Donizetti): la trama è simile, anche se la protagonista di nome Janet, costretta a sposarsi con il possidente di turno, pur di non essere violata, accoltella il marito la notte stessa delle nozze (si trattava dopotutto di legittima difesa, dal suo punto di vista …) e muore impazzita dal dolore.

Altri concreti riscontri storici della love story non se ne trovano, nemmeno a livello di leggende locali, anche se i matrimoni combinati tra giovinette in fiore e maturi uomini d’affari, da una parte e gli amanti disperati per la forzata separazione dall’altra, erano di certo all’ordine del giorno!

bride-lammermoor-r-s-lauderThe Bride of Lammermoor, Robert Scott Lauder 1831

Le versioni testuali moderne partono tutte dalla versione semplificata di Nic Jones che scrive: “For Annachie Gordon I adapted the tune found in Christie’s Traditional Ballad Airs and collated verses from Lord Saltoun & Auchanachie (Buchan’s Ballads of the North of Scotland), Young Annochie (Murison MS), and Lord Saltoun & Annachie (Christie’s Traditional Ballad Airs).”
A sua volta Christie scrive: “The above beautiful air was arranged by the Editor and his father from the singing of two aged relatives. Through one of these relatives, and her ‘forebears,’ the Editor can trace the accompanying Ballad almost up to the marriage of George fourteenth Baron Saltoun to Helen, daughter of John Gordon, Esq. of Kinnellar in 1756; but cannot trace the change of ‘Helen’ into ‘Jeanie’ in the Ballad. The first verse given here seems to prove that ‘Gordon of Annachie’ in Buchan is referred to, instead of ‘Gordon of Auchanachie’ in Strathbogie.”-W Christie, Traditional Ballad Airs, Edinburgh: Edmonston & Douglas, 1876. I, 10-11.
Nell’appendice al vol I (p 287), aggiunge:”In the year 1781, Garden of Troup was the owner of the Manor of Annachie, in the Parish of Deer in Buchan, Aberdeenshire. See ‘Collections for a History of the Shires of Aberdeen and Banff,’ p. 398 (Spalding Club Edition). Before writing the note, p. 10, the Editor was led to believe that in 1740 a Gordon was owner of Annachie. This, so far, he has been unable to authenticate.

Su Mudcat si attribuisce la diffusione della melodia a un cantore locale Joe Rae di Beith, Ayrshire (in “Come Gie’s A Sang“, 1995) che l’avrebbe imparata dal nonno il quale aveva ascoltato la ballata in Sud Africa da uno scozzese di nome Gordon Highlander conosciuto durante la guerra anglo-boema e lo stesso Joe scrive “.. I have been singing this for more years than I care to remember. Certainly in public since the 1950s, in view of the number of portable tape recorders in use since that time could Mr Jones have heard a recording of this ballad? I doubt this & as I have never heard him singing this I leave it to the musically gifted among you to compare the traditional tune, as sung by me,to that composed by him.{I use the term traditional as it is now well over a hundred years since my gutcher learned it} Thanks to all who remember me singing this ballad long before Mr Jones composed a tune to the words.” (qui)

Una ballata molto impegnativa per la tensione emotiva del canto e la sua lunghezza e pur riconoscendo a Nic Jones il merito di aver spianato la strada, la proposta d’ascolto si muove su tre voci femminili.
ASCOLTA Mary Black

ASCOLTA Loreena McKennitt in Parallel Dreams 1990: la sua interpretazione è magistrale

ASCOLTA The Unthanks in Here’s the Tender Coming. 2009 delicata e fresca versione

TESTO Versione Mary Black – Loreena McKennitt.
Nelle note si riportano le variazioni testuali cantate da Nic Jones

I
Harking(1) is bonny
and there lives my love
My love(heart) lies on him
and cannot remove
It cannot remove
for all that I have done
And I never will forget
my love Annachie
For Annachie Gordon(2)
he’s bonny and he’s bright(3)
He’d entice any woman
that e’er he saw
He’d entice any woman
and so he has done me
And I never will forget
my love Annachie
II
Down came her father (and he’s) standing at the door(floor)
Saying “Jeannie you are trying
the tricks of a whore
You care nothing for a man
who cares so much for thee
You must marry Lord Sultan(4)
and leave (forget) Annachie
For Annachie Gordon
is barely but a man(5)
Although he may be pretty
but where are (all) his lands
The Sultan’s lands are broad
and his towers they run(stand) high
You must marry Lord Sultan
and leave(forget) Annachie.”
III
“With Annachie Gordon
I beg for my bread
And before I marry Sultan
his gold to my head(6)
With gold to my head
and straight down to my knee(7)
And I’ll die if I don’t get
my love Annachie
And you who are my parents
to church you may me bring
But unto Lord Sultan
I’ll never bear a son
To a son or a daughter
I’ll never bow my knee
And I’ll die if I don’t get
my love Annachie.”
IV
(When) Jeannie was married and from church (she) was brought home
She and her maidens
so merry should have been
When she and her maidens so merry should have been
She goes into her chamber
and cries all alone.
V
“Come to bed my Jeannie
my honey and my sweet
To stile you my mistress
it would be so sweet(8)”
“Be it mistress or Jeannie
it’s all the same to me
But in your bed (Lord)Sultan
I never will lie”
And down came her father
and he’s spoken with renown(9)
Saying “you who are her maidens
go loosen up her gowns”(10)
And she fell down to the floor
and straight down to his knee(11)
Saying “(Father) look
I’m dying for my love Annachie.”
VI
The day that Jeannie married
was the day that Jeannie died
And the day that young Annachie came home on(rolling from) the tide
And down came her maidens all wringing of their hands

Saying “oh it’s been so long,
you’ve been so long on the sands(12)
So long on the sands,
so long on the flood
They have married your Jeannie
and now she lies dead”.
VII
“You who are her maidens
come take me by the hand
And lead me to the chamber
where my love she lies in”
And he kissed her cold lips
till his heart it turned to stone
And he died in the chamber
where his love she lies in.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Harking[1]
è bella
e là ci vive il mio amore.
Il mio cuore è con lui
e non può dimenticare.
Non si può dimenticare
tutto quello che ho fatto,
e io mai dimenticherò
il mio amore Annachie[2]

perché Annachie Gordon
era bello e radioso.
Lui poteva sedurre ogni donna
con uno sguardo
Lui poteva sedurre ogni donna
e così  ha fatto con me
e mai io dimenticherò
il mio amato Annachie.
II
Giù scese il padre
stando alla porta
Jeannie ti stai comportando
come una sgualdrina!
Non ti curi affatto di un uomo
che ha così tanto affetto per te.
Tu devi sposare Lord Sultan[4]

e lasciare Annachie.
Perché Annachie Gordon
è a mala pena un uomo,
può anche essere bello,
ma dove sono le sue terre?
le terre di Sultan sono vaste
e le sue torri svettano in alto.
Tu devi sposare Lord Sultan
e lasciare Annachie”
III
Assieme ad Annachie Gordon elemosinerò il pane
e piuttosto che sposare Sultan
con il suo fermaglio d’oro[6]

tra i capelli
e un abito lungo fino ai piedi,
morirò se non avrò
il mio amato Annachie.
E voi che siete i miei genitori
dovrete accompagnarmi alla chiesa,
ma a Lord Sultan
io non partorirò mai un figlio,
per un figlio o una figlia
mai supplicherò
e morirò se non avrò
il mio amato Annachie”
IV
Jeannie era sposata e dalla chiesa
fu portata a casa,
lei e le sue ancelle
avrebbero dovuto essere così felici
lei e le sue ancelle
avrebbero dovuto essere così felici
ma lei va in camera
a piangere tutta sola.
V
Vieni a letto mia Jeannie
mio dolce tesoro,
farti la mia signora,
sarebbe così dolce”
“Che io sia signora o Jeannie
per me è uguale,
ma nel tuo letto Lord Sultan
non dormirò mai!”

E giù scese il padre
e parlò con autorità
Voi che siete le sue ancelle
andate a toglierle i vestiti

E lei cadde a terra sul pavimento
e abbracciò le sue ginocchia
dicendo “Padre guarda sto morendo
d’amore per Annachie

VI
Il giorno in cui Jeannie si sposò
fu il giorno in cui morì
e fu il giorno in cui il giovane Annachie tornò a casa con la marea
e giù vennero tutte le sue ancelle
disperate
Tanto, tu sei rimasto
tu sei rimasto così tanto per mare,
così tanto per mare,
così tanto sulle onde
loro han fatto sposare la tua Jeannie
ed ora giace morta.”
VII
“Voi che siete le sue ancelle
venite a prendermi per mano
e portatemi nella camera
dove il mio amore giace
“.
Così  baciò, le gelide labbra
finché il cuore gli divenne pietra
e morì nella camera
dove il suo amore giaceva.

NOTE
1) la versione di Nic Jones dice “Buchan” paese che si trova nell’Aberdeenshire, modificato in “Harking” da Mary Black che più che a volere indicare una località realmente esistente ne coglie l’essenza di luogo del ricordo
2) Auchanachie: ‘Auch’ viene dal gaelico ‘Achadh’ (in inglese ‘field’), ‘Annachie’ e ‘Auchanachie’ sono toponimi scozzesi (ad esempio c’è un villaggio di Auchinachie circa 12 miglia da Banff) Probabilmente Auchanachie non è un nome proprio ma una desinenza territoriale, così è stato rintracciato un certo John Gordon di Achnachie nei registri di Aberdeen risalenti al 1601
3) anche scritto come “braw” un termine più propriamente scozzese che significa “elegante” ma anche attraente o con valenza di “bold”
4) Lord Salton, secondo il professor Chid un Fraser di Saltoun, vicino Fraserburgh nell’angolo all’estremo nord-est di Aberdeenshire (vedi) Qui la parola storpiata in Sultan richiama quasi una maschera della commedia dell’arte, quella del concupiscente Sultano
5) oppure “he’s only but a man” nel senso che è ancora un ragazzo
6) oppure “with gold to my head” l’oro tra i capelli può riferirsi al fermaglio o all’acconciatura da sposa e potrebbe trattarsi di un dono dello sposo (scambio delle promesse di fidanzamento)
7) oppure “with gowns fringed to the knee” in italiano “un abito con le frange al ginocchio”. Inevitabile allungare la lunghezza del vestito fino ai piedi
8) oppure ” it would not be meet”
9) “Up and spoke her father and he’s spoken with renown”
10) “All of you that are her maidens won’t you loosen off her gown”
11) “But she fell down in a swoon, so low down by their knees”
12) alle damigelle della sposa è riservato il ruolo di Coro come nelle tragedie greche in Nic Jones dicono “Woe to you Annachie for staying from the sands”
(Cattia Salto settembre 2014)

FONTI
http://primadisvanire.it/2012/04/la-canzone-di-oggi-annachie-gordon/
http://mainlynorfolk.info/nic.jones/songs/annachiegordon.html http://www.mustrad.org.uk/articles/dung09.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77411 http://www3.telus.net/pollock/review.htm

BONNIE DUNDEE

(c) The University of Aberdeen; Supplied by The Public Catalogue FoundationNel 1825 sir Walter Scott, promotore del revival letterario giacobita, scrisse un poemetto dedicato a John Graham Laird di Claverhouse, primo visconte di Dundee (c. 1648 – 1689) soprannominandolo “il Bel Dundee“; eppure l’appellativo con cui Claverhouse era apostrofato ai suoi tempi, non aveva nulla di lusinghiero: “Bluidy Clavers”, “Clavers il sanguinario” colui che aveva fatto un patto con il diavolo.

QUEL DIAVOLO DI DUNDEE

Militare di carriera, soldato di fortuna in Francia e Olanda, ritornò in Scozia nel 1678, dove venne nominato capitano dei dragoni e mandato nel Sud-Ovest a combattere contro i Presbiteriani che si opponevano al regime anglicano di re Carlo II (e tuttavia nel 1689 si sposò con Jean Cochrane figlia di una nota famiglia di “Covenanters*“).
Grazie all’amicizia coltivata in Inghilterra con il Duca di York – futuro re Giacomo II – Graham venne creato Visconte di Dundee il 12 novembre del 1688.
*Covenanti, (covenant è un accordo, alleanza in riferimento al rapporto diretto tra Dio e il suo popolo, tramite le parole della Bibbia) così erano chiamati presbiteriani in Scozia, le loro riunioni in aperta campagna vennero denominate “conventicles” e considerate illegali passibili di pena capitale.

I CATTOLICI ALLA RISCOSSA

210px-James_II_by_Peter_LelyQuando re Giacomo II divenne re nel 1685, la sua politica “assolutistica” e le sua intenzioni di restaurare il cattolicesimo, lo rese inviso ai più e in particolare ai capi dei due partiti del parlamento -Whigs in testa – che d’intesa per disfarsi al più presto del re papista (il quale voleva portare l’Inghilterra verso “il papismo e la schiavitù”), chiamarono il principe Guglielmo III d’Orange dall’Olanda affinchè si recasse a occupare il trono reale con la moglie Maria Suart. Un colpo di stato camuffato da un “cambio in famiglia” con tanto di esercito di mercenari ingaggiati da Guglielmo!

Qui siamo agli inizi della ribellione, passata alla storia come Gloriosa Rivoluzione, il re venne dichiarato decaduto sia dal parlamento inglese che sa quello scozzese e nel 1689 “rimpiazzato” di fatto da Guglielmo III. Giacomo II cercò di riprendersi il trono sbarcando nell’Irlanda cattolica con un esercito francese e la speranza (rivelatasi ben presto vana) di raggiungere Londra a capo dei suoi sostenitori.

L’EROE GIACOBITA

Nel frattempo “Bonnie Dundee” si era rifiutato di giurare fedeltà a Guglielmo anzi aveva complottato con altri “giacobiti” ovvero sostenitori di Giacomo in favore della ribellione armata: corse in lungo e in largo per le Highlands allo scopo di radunare un piccolo esercito. Lo scontro avvenne in data  27 luglio 1689 contro le truppe guidate dal generale Huge Mackay in un attacco a sorpresa al passo di Killiecrankie. Dundee vinse la battaglia ma cadde ferito a morte e divenne subito un eroe della ribellione giacobita.
La Gloriosa Rivoluzione del 1689 fallì miseramente, e di fatto fece dell’Inghilterra una monarchia parlamentare, la discendenza maschile del ramo Stuart cercò periodicamente e fino al 1746 di riprendersi il trono con l’aiuto di Francia e Spagna, capitolo chiuso nel sangue con la battaglia di Culloden combattuta il 16 aprile del 1746, seguita da una durissima repressione dei clan scozzesi.
[vedi la SCHEDA in http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm]

ADEW DUNDEE

La melodia “Adew Dundee” (in Skene MS 1620 circa) è stata presa come modello per altre tre canzoni che riprendono tutte il nome di Dundee.
Il Manoscritto Skene è una raccolta di musica scozzese per liuto che ha preservato un centinaio di melodie popolari scozzesi, trascritte in notazione moderna e pubblicate nell'”Ancient Melodies of Scotland” di William Dauney.
Una ricerca approfondita sulla melodia qui

Ma andiamo con ordine, prima la melodia “Adew Dundee
ASCOLTA Rob MacKillop al liuto

BONNIE DUNDEE ovvero THE BONNETS OF BONNIE DUNDEE

dundeeFu Sir Walter Scott nel dicembre del 1825 a scrivere un poemetto sull’eroe giacobita morto quarantenne nella battaglia di Killiecrankie, mentre era ossessionato dal ripetersi della melodia “Adew Dundee” che continuava a ronzargli in testa “The air of ‘Bonnie Dundee’ running in my head today I [wrote] a few verses to it before dinner, taking the key-note from the story of Claverse leaving the Scottish Convention of Estates in 1688-9.”

I versi di Sir Walter Scott sono ovviamente degni di un poemetto (pubblicato in “The Christmas Box -1828-9) ma le versioni cantate oggigiorno tendono a limitarsi alle tre o quattro strofe. La melodia che Scott aveva in testa doveva essere suonata ‘à la militaire’ quindi come una marcia o marcetta. L’arrangiamento divenne subito popolare anche se personalmente preferisco la versione più lenta di “Adew Dundee”

ASCOLTA The McCalmans in “An Audience With The McCalmans” (1973). (strofe I, II, IV)

ASCOLTA The Irish Rovers  suonata ‘à la militaire’

I
To the Lords of Convention [1] `twas Claverhouse [2] spoke.
“Ere the King`s crown goes down there are crowns to be broke;
So each Cavalier [3] who loves honour and me,
let him follow the bonnets of Bonny Dundee.”
CHORUS [4]:
Come fill up my cup, come fill up my can,
Come saddle my horses, and call up my men;
unhook the West Port and let us gae free,
for it’s up with the bonnets of Bonny Dundee!
II
Dundee he is mounted and he rides up the street,
The bells [5] they ring backward, the drums they do beat;
and the Provost [6], douce[7] man, says,
“Just let him be, for the Toon is weel rid of that De’il Dundee”.
III
There are hills beyond Pentland and there are lands beyond Forth, [8]
be there kings in the south there are chiefs in the North;
there are brave Duniewassals [9] three thousand times three,
fly high for the bonnet of Bonny Dundee.
IV
Then away to the hills, to the lea, to the rocks –
Ere I own an usurper, I`ll couch with the fox;
so tremble, false Whigs [10] , in the midst of your glee,
you have no seen the last of my bonnets and me!

TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Ai Lord della Convenzione(1) così parlò Claverhouse(2)
“Dove la corona del re è spodestata,  ci sono corone da spezzare;
così ogni Cavaliere(3) che ami l’onore e me
segua i berretti del Bel Dundee
RITORNELLO(4)
Venite a riempire le coppe e le tazze,
venite a sellare i cavalli e a richiamare gli uomini;
aprite la Porta Ovest e lasciateci passare
che è giusto essere con i berretti del Bel Dundee
II
Dundee si è ribellato e cavalca per le strade
le campane(5) risuonano al suo passaggio  e si battono i tamburi
e il primo cittadino(6), da uomo cauto dice
” Lasciate che vada, che la città si levi di torno quel diavolo di Dundee”
III
Ci sono colline oltre lo stretto di Pentland e ci sono terre oltre il Forth(8),
ci sono i re del Sud ci sono i capi del Nord,
ci sono i nobili cadetti(9), ci sono 3000 volte tre
gettate in alto il cappello del Bel Dundee
IV
Allora riconquistiamo colline, campi  e montagne
qui c’è un usurpatore, andrò a caccia alla volpe;
così tremate Whigs(10) bugiardi, nel mezzo della vostra allegria
non avete visto l’ultimo dei miei berretti e me

NOTE
[1] The Lords of Convention: Guglielmo nel marzo del 1689 fece ratificare al parlamento scozzese la sua successione al trono di Scozia (con il nome di Guglielmo II). Il visconte di Dundee si oppose ma inutilmente e temendo per la propria vita lasciò Edimburgo per ritirarsi nelle Highlands e raccogliere un esercito di ribelli.
[2] John Graham Laird di Claverhouse, primo visconte di Dundee
[3] Cavaliers (Royalists): soprannome dei sostenitori di Re Carlo I durante la guerra civile inglese (1642) contrapposti ai Roundheads, i Puritani di Oliver Cromwell, questi portavano i capelli corti con una sorta di taglio a caschetto mentre i nobili portavano lunghi capelli con i boccoli. La parola deriva dal francese “chevalier” per indicare la loro origine nobiliare.
[4] il ritornello è stato ripreso pari pari da una vecchia canzone dal titolo “Jocky’s Escape from Dundee
“Come fill up my cup, come fill up my can,
Come saddle my horse and call up my man,
Come open the gates and let me go free,
And shew me the way from bonny Dundee.”
[5] To ring bells backward: il suono delle campane era un segnale d’allarme (invasione, incendio)
[6] Provost: il sindaco di Edimburgo
[7] douce=gentle ma anche “cautious”
[8] Pentland, Forth: “Pentland Firth” è lo stretto che separa le isole Orcadi dal Nord della Scozia; “Firth of Forth” è la grande insenatura creata dall’estuario del fiume Forth
[9] Duniewassal: (dal gaelico: duine uasal; duine=man, uasal= high, dignified) il cadetto di una famiglia di rango nelle Highlands
[10] una distinzione sommaria tra i due partiti classifica i tories, come proprietarî di terre (landed men), mentre i whigs, come rappresentanti della ricchezza mobiliare (moneyed men). Whigs, è una parola di probabile origine scozzese, forse col significato di predone, o forse viene da “whig”, latte acido, di certo era un insulto che nel 1600 si rivolgeva a questa corrente politica ma rimase appiccicato come un etichetta nei secoli successivi. Non mi sembra il caso di andare a distinguere tra le sottili o più sostanziali divergenze tra i due partiti, quanto sottolineare che furono i Whigs ad appoggiare incondizionatamente la nuova dinastia.

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS

In questa versione testuale Bonnie Dundee è la città Dundee, dove una ragazza attende il suo uomo partito come soldato (forse con i ribelli giacobiti). La ballata proveniente dai broadside e passata per la penna di Robert Burns, è una sorta di ninna-nanna rivolta al figlio piccolo, ma anche un lamento. continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm
http://skyelander.orgfree.com/dundee.html
http://thesession.org/tunes/1229
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/15103
http://chrsouchon.free.fr/bonndund.htm
http://chrsouchon.free.fr/adieudun.htm
http://chrsouchon.free.fr/dundee.htm

THE TWO SISTERS: BINNORIE

La ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale dai paesi scandinavi (vedi “De två systrarna) e si è diffusa largamente anche in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche. Le varianti in cui è presente sono molteplici come pure i titoli: The Twa Sisters, The Cruel Sister, The Bonnie Milldams of Binnorie, The Bonny Bows o’ London, Binnorie and Sister, Binnorie, Minnorie, Dear Sister, The Jealous Sister (Minorie), Bonnie Broom, Swan Swims Sae Bonny O, The Bonny Swans, Bow Your Bend to Me.

IL TRIANGOLO AMOROSO

Si racconta la storia di un triangolo amoroso con due sorelle che si contendono le attenzioni di un bel giovane, una volta che la scelta cade sulla fanciulla bionda, l’altra (guarda caso dai capelli neri) per avere l’uomo tutto per sè, uccide la sorella facendola precipitare dall’alto di una scogliera (o dalla riva di un fiume). Il tema è trattato in molti dipinti ed è caro ai pittori pre-raffaelliti e più in generale un tema ricorrente nei pittori ottocenteschi (grazie ai buoni uffici di sir Walter Scott);
20121002205259a31nel dipinto dello scozzese John Faed (1851) dal titolo Cruel Sister è riassunto tutto il dramma della gelosia al centro della storia (leggasi movente): un affascinante principe dal fascino esotico (com’è lezioso quel cappello piumato!) tiene per mano una bionda fanciulla vestita di satin bianco, non solo il principe la guarda e le stringe teneramente la mano, ma anche indica un cagnolino in primo piano per dire : “ecco a te sono fedele”. Quale grazia e dolcezza è soffusa nella fanciulla la quale con modestia volge lo sguardo a terra, ma le sue guance sono imporporate, segno di una profonda emozione che la turba. L’altra fanciulla è leggermente arretrata rispetto ai due innamorati e guarda il principe afflitta da cupi pensieri, anche se gli si aggrappa al braccio è chiaramente il terzo incomodo (da notare che mentre i due innamorati incedono con lo stesso passo  la donna bruna muove in avanti il piede sinistro).
Per comprendere tutta la storia ci soccorre una fiaba scozzese dal titolo “The Singing Breastbone” (da Fair is Fair: World Folktales of Justice di Sharon Creeden vedi) che già nel titolo preannuncia un racconto “gotico”.

LA FIABA SCOZZESE: The Singing Breastbone

“C’erano una volta due figlie di re che dimoravano in una casetta vicino alla diga di Binnorie. Sir William venne a corteggiare la maggiore delle due che si innamorò di lui. Le chiese la mano porgendole guanto ed anello. Ma dopo un certo tempo cominciò a guardare la sorella minore dalle guance color ciliegia e dai capelli biondi e il suo amore si trasferì su di lei, tanto che non gli importava più nulla dell’altra. Così la maggiore cominciò ad odiare la minore per averle portato via l’amore di William e giorno dopo giorno il suo odio crebbe tanto da tramare e pianificare il modo di liberarsi di lei.
Una bella mattina disse a sua sorella: “Andiamo a vedere le barche di nostro padre attraccare al mulino di Binnorie.” E mano nella mano si recarono sul posto. Quando arrivarono alla riva del fiume la minore si arrampicò su una pietra per osservare lo spiaggiamento delle barche. Sua sorella, che era dietro, l’afferrò per i fianchi e la spinse nell’acqua della corrente del mulino di Binnorie.
“Oh sorella, sorella, dammi la mano!” Urlava mentre la corrente la spingeva via. “E avrai metà di tutto ciò che posseggo.” “No sorella, non ti darò la mano poiché sono comunque erede di tutte le tue terre. Che io sia maledetta se tocco la sua mano che si è frapposta fra me e l’amore del mio cuore.” “Oh sorella raggiungimi con un guanto!” gridò la principessa mentre la corrente la trascinava ancora più lontano, “E tu avrai di nuovo il tuo William.” “Continua ad affondare”, gridò la principessa crudele, “Nessuna mano o guanto tu toccherai. Il dolce William sarà mio quando sarai affogata nella corrente del mulino di Binnorie.” Detto questo si voltò e tornò a casa nel castello del re.
La principessa passò attraverso la corrente del mulino, talvolta nuotando, talvolta affondando, finché arrivò vicino al mulino. La figlia del mugnaio stava cucinando e quel giorno e aveva bisogno di acqua per cucinare. Non appena cominciò a tirar su l’acqua dalla corrente, vide qualcosa che galleggiava verso la diga del mulino e chiamò il padre: “Padre chiudi la diga! C’è qualcosa di bianco, una bella ragazza o un cigno bianco latte che viene giù lungo la corrente.” Allora il mugnaio si precipitò a chiudere la diga e fermò le pesanti e crudeli pale del mulino. Poi presero la principessa e la stesero sulla riva. Era così bella e dolce stesa sulla riva! Nei suoi capelli c’erano perle e pietre preziose; non si riusciva a vedere la sua vita tanto era coperta da una cintura d’oro e le frange d’oro del suo vestito bianco scendevano fino ai suoi piedi color del giglio. Ma era affogata, affogata!

E mentre giaceva là nella sua bellezza, un famoso suonatore d’arpa passò dalla diga del mulino di Binnorie e vide il suo dolce, pallido viso. E sebbene continuasse a viaggiare in lungo e in largo, non dimenticò mai quel viso e dopo molti giorni tornò al mulino sulla diga di Binnorie e finì poi per arrivare al castello del re, padre della fanciulla.

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Quella sera erano tutti riuniti nella sala del castello per ascoltare il grande arpista. C’erano il re e la regina, la loro figlia, Sir William e tutta la corte. Al principio l’arpista cantò utilizzando la sua vecchia arpa dando gioia o tristezza a suo piacimento. Ma mentre cantava mise l’altra arpa, che aveva fatto quel giorno stesso, su una pietra della sala. Improvvisamente l’arpa cominciò a cantare da sola con voce bassa e chiara. L’arpista smise e tutti zittirono. E questo è ciò che l’arpa cantò:
“Laggiù siede mio padre, il re,
Binnorie, oh Binnorie;
E laggiù siede mia madre, la regina;
Presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.
E laggiù in piedi c’è mio fratello Hugh,
Binnorie, oh Binnorie;
E accanto a lui il mio William, bugiardo e sincero;
Presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.”
Tutti si meravigliarono dell’accaduto e l’arpista disse loro che aveva visto la principessa affogata stesa sulla riva vicino alle belle dighe sul mulino di Binnorie e che successivamente aveva costruito un’arpa utilizzando i suoi capelli e le sue ossa pettorali. Proprio allora l’arpa cominciò a suonare di nuovo e questo è ciò che cantò a voce alta e chiara:
“E là siede mia sorella che mi ha affogato
presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.”
E l’arpa si schiantò e si ruppe e non cantò più.

“Sommando le versioni inglesi e quelle scandinave si sono calcolati un centinaio di testi: è come se ogni cantore si fosse divertito a inventare qualcosa di differente per distinguersi dagli altri. In alcune varianti norvegesi l’arpa si rompe in mille pezzi e la principessa bionda ritorna in vita mentre la sorella dai capelli neri è o bruciata viva o seppellita viva come punizione per il crimine commesso.
In un’altra, sempre norvegese, le ossa della ragazza sono utilizzate per fare un flauto che è portato alla famiglia per farlo suonare da tutti. Quando la sorella crudele lo suona il sangue sgorga da esso denunciando così la sua colpa. Ne consegue una punizione: la sorella è condannata ad essere legata a quattro cavalli che partono in quattro distinte direzioni e che la faranno a pezzi. In una versione svedese il mugnaio salva la ragazza e la riporta alla famiglia. Alla fine la principessa bionda perdonerà la sorella per il tentato omicidio.” (Giordano Dall’Armellina)

La fiaba si presta come sempre a molteplici letture fuori dal testo, quella per simbolismi si concentra sul significato delle ossa, del cigno e dell’elemento acqua (vedi) e tuttavia nell’approdare in America la ballata diventa una più tipica murder ballad

Avendo operato una cernita, vado a riportare le versioni più conosciute della ballata, per un elenco esaustivo dei titoli e degli interpreti vedere invece qui 

PRIMA VERSIONE: BINNORIE

In Scozia la ballata comparve in stampa nel 1656 con il titolo “The Miller and the King’s Daughter” (vedi testo) ed è finita poi nelle Child Ballads, (al numero 10), così chiamate dal Professor Francis James Child che nel tardo 1800 aveva pubblicato The English and Scottish Popular Ballads: le versioni in Child sono una ventina circa a sottolineare l’ampia popolarità e diffusione della storia (e anche per le melodie si hanno molte versioni).
La versione analizzata però qui è quella di Sir Walter Scott (in “Minstrelsy of the Scottish Border” 1802) che con il suoi libri contribuì a ridestare l’interesse dei contemporanei verso il Medievalismo.
Il testo è ricco di termini scozzesi, la trama è molto simile alla fiaba “The Singing Breastbone” di cui la ballata sembra essere la versione cantata, il tragico epilogo si tinge di magia con le ossa della fanciulla diventate strumento musicale e che smascherano l’assassina.
ASCOLTA Custer LaRue&Baltimore Consort in The Daemon Lover, 1993 un arrangiamento dal sapore medievale


There were twa sisters sat in a bow’r(1)
Binnorie, O Binnorie (2)
There cam a knight to be their wooer.
By the bonnie mill-dams of Binnorie .
He courted the eldest wi’ glove and ring (3)
But he lo’ed the youngest aboon a’thing.
The eldest she was vexed sair
And sore envied her sister fair.
The eldest said to the youngest ane:
“Will you go and see our father’s ships come in”
She’s ta’en her by the lily hand
And led her down to the river strand.
The youngest stude upon a stane
The eldest cam’ and pushed her in.
“Oh sister, sister reach your hand
And ye shall be heir of half my land”
“Oh sister, I’ll not reach my hand
And I’ll be heir of all your land.”
“Oh sister, reach me but your glove
And sweet William shall be your love.”
“Sink on, nor hope for hand or glove
And sweet William shall better be my love.”
Sometimes she sunk, sometimes she swam
Until she cam to the miller’s dam.
The miller’s daughter was baking bread
And gaed for water as she had need.
“O father, father, draw your dam!
There’s either a mermaid or a milk-white swan (4).”
The miller hasted and drew his dam
And there he found a drown’d woman.
Ye couldna see her yellow hair
For gowd and pearls that were sae rare.
Ye coldna see her middle sma’
Her gowden girdle was sae braw.
Ye couldna see her lily feet
Her gowden fringes were sae deep.
A famous harper passing by
The sweet pale face he chanced to spy.
And when he looked that lady on
He sighed, and made a heavy moan.
He made a harp (5) o’ her breast bone
Whose sounds would melt a heart of stone.
The strings he framed of her yellow hair,
Their notes made sad the listening ear.
He brought it to her father’s ha’
There was the court assembled there.
He layed the harp upon a stane
And straight it began to play alane.
“O yonder sits my father the King
And yonder sits my mother, the queen.”
“And yonder stands my brother Hugh
And by him, my William, sweet and true.”
But the last tune that the harp played then
Was: “Woe to my sister, false Helen”
TRADUZIONE ITALIANO
C’erano due sorelle sedute in salotto(1), Binnorie, O Binnorie (2)
venne un cavaliere per essere il loro pretendente, presso le belle dighe al mulino di Binnorie.
Corteggiò la più grande con guanto e anello (3), ma amava la più giovane sopra ogni cosa
La più grande era infastidita e dolorante
e invidiava la sua bionda sorella
La più grande disse alla più giovane:
“Vuoi venire a guardare le navi di nostro padre mentre arrivano?”
Prese la sorella per la bianca mano
e la condusse fino alla riva del fiume.
La più giovane stava su un masso
la più grande venne e gettò la sorella (in acqua)
“Oh Sorella, sorella dammi la mano
e sarai erede della mia metà di terra”
“Oh sorella, non ti darò la mano
e sarò l’erede di tutta la tua parte”
“Oh sorella, dammi il tuo guanto
e il bel William sarà tutto tuo”
“Annega e non sperare per la mano e il guanto e il bel William sarà il mio amore piuttosto”
Talvolta affondava, talvolta nuotava
finchè giunse alla diga del mulino.
La figlia del mugnaio stava cuocendo il pane
e andava a prendere l’acqua che  le serviva
“O padre, padre, chiudi la diga!
C’è una sirena o un cigno bianco come il latte (4).
Il mugnaio si precipitò a chiudere la diga
e là trovò una donna annegata
Non si riusciva a vedere i suoi capelli biondi,
per l’oro e le perle che c’erano così preziose.
Non si riusciva a vedere la sua vita
tanto era coperta da una cintura d’oro
Non si riuscivano a vedere i suoi candidi piedi,
le frange d’oro erano così lunghe.
Un famoso arpista passò li vicino
cercando di vedere il suo dolce e pallido viso.
E quando vide la fanciulla
lui sospirò ed emise un grande gemito.
Fece un’arpa (5) con le sue ossa pettorali,
il cui suono scioglierebbe un cuore di pietra.
Incorniciò le corde dai suoi capelli biondi,
il loro suono rendeva triste l’ascolto.
La portò nella sala di suo padre,
c’era la corte riunita là,
Pose l’arpa su una pietra
e cominciò a suonare da sola.
“Laggiù siede mio padre, il re,
e laggiù siete mia madre, la regina;
E laggiù in piedi c’è mio fratello Hugh,
e accanto a lui il mio William, amorevole e sincero”
Ma l’ultima melodia che l’arpa suonò poi fu “La colpa sulla mia bugiarda sorella Helen”

NOTE
1) bower si traduce con pergolato, ma nel Medioevo stava a indicare la camera privata della signora del castello, non proprio la camera da letto quando la saletta in cui soggiornava con le sue ancelle.
2) Scott sostituisce il ritornello “Edinburgh, Edinburgh” ispirandosi alla battaglia di Binnorie (per rievocare le guerre d’inipendenza scozzesi)
3) Dare l’anello e il guanto in epoca medievale era una promessa di matrimonio. Come da consuetudini ad essere corteggiata era la sorella maggiore , si tratta con evidenza di un matrimonio combinato in cui però il giovane si innamora della sorella più giovane
4)  la fanciulla portata dalla corrente non muore subito affogata e un po’ nuota come un candido cigno. Il paragone sottolinea la purezza e l’innocenza della fanciulla che si presume non abbia incoraggiato le avance del pretendente.
5) il menestrello costruisce un’arpa con le ossa della fanciulla e dai lunghi capelli biondi ricava le corde, si tratta ovviamente di un’arpa magica, infatti non appena posata su una pietra si mette a cantare da sola. Qui si fa riferimento alla credenza vichinga secondo la quale l’anima risiede nelle ossa (le ossa dei morti accusano i loro assassini). La sorella assassina che stava per andare in sposa viene smascherata dal fantasma della sorella e sicuramente sarà punita come merita.
E’ lecito presumere che nelle versioni scandinave della storia lo strumento fosse in realtà una crotta o lyra ad arco: detto anche “rotta” o “rotta germanica”-per sottolineare il suo areale nordico- lo strumento può essere dotato anche di una tastiera centrale e si suona con l’archetto essendo probabilmente l’antenata del violino. In Galles porta il nome di crwth (mentre in Irlanda è detta cruith) e la tastiera centrale porta le sei corde di cui due le drone strings (“corde fannullone”) sono di bordone. Questo strumento, che gli studiosi sono incerti se ritenere totalmente autoctono ed attribuito all’area scandinava, compare verso il II° sec, si presenta in una forma analoga a quella attuale intorno al VII sec. (vedi)

Da ascoltare nella versione strumentale di Dorothy Carter all’hammer dulcimer

continua seconda parte

FONTI E APPROFONDIMENTO
L’ottimo saggio di Giordano  Dell’Armellina in “Racconti comuni in ballate italiane, svedesi e  britanniche: un confronto” continua
Giordano  Dell’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=49269&lang=it
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/the-cruel-sister/

FROM BONNY MAY TO THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti: “The Maid o the Cowdenknows”, “Laird o Lochnie”, “The Laird of Lochinvar”, “The Laird of Knotington”, “Bony May”, “Laird o Ochiltree”.
La melodia secondo lo studioso William Chappell sarebbe la scottish dance “Brume, Brume on Hill” (“Complaynt Of Scotland” 1549) che è stata anche attribuita al piemontese Davide Rizzo  (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia) “favorite suitor” della regina Maria Stuarda, peraltro senza precisi riscontri; la sua popolarità si diffuse in tutta la Gran Bretagna e venne utilizzata per molti altri testi; pubblicata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) compare altresì nelle principali collezioni di musica scozzese del settecento (Orpheus Caledonius e The Scots Musical Museum). Sembra però che le melodie siano quanto meno due.

LA PASTORELLA E IL CAVALIERE

Pur nelle sue varianti la trama della storia è la stessa: una pastorella e uno straniero si amano (tuttavia il confine tra amore consensuale e stupro è molto labile, in alcune versioni lei “acconsente” con la forza!) lei rimane incinta ed è allontanata dalla famiglia, allora va in cerca del suo amante (oppure è lui che ritorna nove mesi dopo) e scopre che è un signore benestante, i due si sposano ma lei soffre per la lontananza dal suo paesello e per i bei cespugli di ginestra delle sue colline.
Nelle versioni collezionate da Child il nostro laird è il signore di diverse località: Auchentrone (Achentrioch, una tenuta a Stirling) Oakland (di cui si è ipotizzato una versione corrotta di Ochil Hills sempre a Stirling), Ochilberry, Knottington, Athole, Rochna Hills, Lochinvar, Rock-Rock lays e Rock-rivers

LAIRD DI OAKLAND HILLS

Secondo Sir Walter Scott la sua pubblicazione nel “Border Ministrelsy” è quella più antica e di fonte popolare “The beautiful air of Cowdenknows is well known and popular. In Ettrick Forest, the following words are uniformly adopted to the tune, and seem to be the original ballad.”: la storia in 26 versi racconta della bella ragazza di Cowdenknows che è sedotta dal Laird di Oakland hills. In alcune versioni più tarde, per mitigare la differenza sociale tra i due protagonisti e l’indifferenza con cui probabilmente la ragazza poteva essere stuprata impunemente da un signorotto del Border, (non dimentichiamoci che poteva benissimo essere un border reiver in una delle sue escursioni in cerca di bottino) la ragazza diventa “di Cowdenknows”, cioè non proprio una servetta o una povera lavorante, quanto la figlia del proprietario, se non proprio ricco, di una casa-torre o di una fattoria. (Child#217 G)

LA VERSIONE PIU’ ANTICA: BONNY MAY

Anche intitolata come “Bony May” o “Bonnie Mae” potrebbe essere la prima versione della ballata (versioni A e B in Child #217); anche la melodia è diversa e più simile a “Brume, Brume on Hill”. E’ probabile che, nel suo diffondersi per tutta la Scozia, la ballata finì per essere maggiormente caratterizzata da più precisi riferimenti sul territorio. La trama della storia è la stessa, seppure più realistica: la pastorella viene violentata da un signorotto del Border che è di passaggio mentre sta andando con i suoi sodali a saccheggiare e a rubare il bestiame sul confine inglese. La storia sul finale viene come dire “sfumata”, stemperata dalla sua brutalità, il “reiver” forse innamorato ritorna con l’intenzione di sposare la fanciulla perchè è rimasto profondamente colpito dalla sua bellezza.

BorderReivers

ASCOLTA June Tabor in Airs and Graces 1976

ASCOLTA Brian Buller, interessante l’arrangiamento melodico di Brian Buller & Ryan Eston Paul, che traducono la ballata con sonorità moderne pur mantenendo un testo “antico” probabilmente ormai lontano dai nostri orizzonti


I
Bonny May, a shepherding has gone
To call the sheep to the fold
And as she sang, her bonny voice it rang
Right over the tops of the downs (x2)
II
There came a troop of gentlemen
As they were riding by
And one of them has lighted down
And he’s asked of her the way (x2)
III
”Ride on, ride on, you rank riders,
Your steeds are stout and strong,
For it’s out of the fold I will not go
For fear you do me wrong, (x2)
IV
Now he’s taken her by the middle jimp
And by the green gown sleeve,
And there he’s had his will of her
And he’s asked of her no leave (x2)
V
Now he’s mounted on his berry brown steed,
He soon o’erta’en his men
And one and all cried out to him,
”Oh, master, you tarried long (x2)
VI
”Oh, I’ve ridden East and I’ve ridden West,
And I’ve ridden o’er the downs,
But the bonniest lass that ever I saw
She was calling her sheep to the fold (x2)
VII
She’s taken the milk pail on her head
And she’s gone lingering home.
And all her father said to her
Was; ”Daughter, you tarried long” (x2)
VIII
”Oh, woe be to your shepherd, father,
He takes no care of the sheep,
For he’s builded the fold at the back of the down
And the fox has frightened me” (x2)
IX
”Oh, there came a fox to the fold door
With twinkling eye so bold,
And ere he’d taken the lamb that he did
I’d rather he’d taken them all” (x2)
X
Now twenty weeks were gone and past,
Twenty weeks and three ,
The lassie began to fret and to frown
And to long for the twinkling eye. (x2)
XI
Now it fell on a day, on a bonny summer’s day
That she walked out alone.
That self-same troop of gentlemen
Come a-riding over the down (x2)
XII
”Who got the babe with thee, bonny May,
Who got the babe in thy arms?”
For shame, she blushed, and ay, she said,
Was ”I’ve a good man of my own”(x2)
XIII
”You lie, you lie, you bonny, bonny May,
So loud I hear you lie.
Remember the misty murky night
I lay in the fold with thee” (x2)
XIV
Now he’s mounted off his berry brown steed,
he’s sat the fair May on.
”Go call out your kye, father, yourself,
She’ll ne’er call them again. (x2)
XV
Oh, he’s Lord of twenty plough of land,
Twenty plough and three,
And he’s taken away the bonniest lass
In all the South country (x2)
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
La Bella May è andata ai pascoli
per riportare le pecore all’ovile
e mentre cantava la sua bella voce risuonava
proprio sulla cima delle valli
II
Poi arrivò un drappello di gentiluomini
a cavallo si avvicinavano
e uno di loro si è chinato
e le ha chiesto la strada
III
Cavalcate oltre capitano dei cavalieri (1) i vostri destrieri sono veloci e forti
che io fuori dal recinto non andrò
per paura che voi mi facciate male
IV
Allora lui la prese per l’orlo
e per la manica verde dell’abito (2)
e fece i suoi comodi su di lei
e lo fece senza chiederle il permesso
V
Poi è montato sul suo destriero baio scuro (3)
e ha superato lesto i suoi uomini
che uno e tutti gli gridarono
“O padrone, vi siete trattenuto a lungo!”
VI
Oh ho cavalcato a Est e ho cavalcato a Ovest
ho cavalcato su e giù,
ma la ragazza più bella che abbia mai visto
stava chiamando le pecore al recinto
VII
Lei ha messo il secchio del latte sulla testa ed è andata dritto a casa.
E tutto ciò che il padre le disse
fu: “Figlia, vi siete trattenuta a lungo
VIII
Oh maledetto sia il vostro pastore, padre che non si prende cura delle pecore, che ha costruito il recinto sul fondo della valletta
e la volpe mi ha spaventata
IX
Venne una volpe alla porta del recinto
con occhi scintillanti così audaci
e si è presa l’agnello che ha
voluto
avrei preferito che se li fosse presi tutti!
X
Venti settimane sono trascorse
23 settimane (4),
la ragazza incominciò a preoccuparsi e ad accigliarsi,
e a desiderare gli occhi scintillanti.
XI
Accadde un giorno, un bel giorno d’estate
che lei camminava sola che quella stessa truppa di gentiluomini
venne a cavallo per la valletta
XII
Di chi è il bambino con te, bella May
di chi è il bambino tra le tue braccia?
Per la vergogna, lei arrossì e ahimè disse:
Ho un brav’uomo come compagno
XIII
Tu menti, tu menti bella
May
così chiara sento la tua menzogna.
Ricordi la notte oscura e nebbiosa
che giacqui nel recinto con te?
XIV
Egli smontò dal destriero
baio scuro
e la bella May vi fece sedere
Vai a badare alle bestie da te,
padre
lei non le richiamerà mai più
XV
Oh egli è il signore di 20 giri d’aratro
23 giri d’aratro (5)
e ha portato via la più bella ragazza
di tutto il sud del Paese

NOTE
1) Il BORDER è il territorio di frontiera tra Scozia e Inghilterra e BORDER REIVER  erano detti i guerrieri dei Clan scozzesi e le famiglie inglesi  che si davano alle reciproche razzie, (furti di bestiame e saccheggi) ai danni dei loro nemici (ovvero i loro vicini di confine – gli Inglesi/scozzesi) ma anche dei clan rivali della stessa nazionalità; facevano anche incursioni a scopo bellico, in una eterna guerriglia di confine con contorno di  saccheggi e ruberie sulla strada del ritorno.
2) chi canta sta avvertendo il pubblico che i due hanno un incontro sessuale, da intendersi decisamente come uno stupro non avendo lei dato il suo consenso
3)  berry brown steed= molto bruno
4) espressione tipica nelle ballate per indicare una grande quantità
5) il terreno è suddiviso in strisce in base alla lavorazione con l’aratro

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/broomfield.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/bonnymay.html