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Bannocks of Barley

IL BANNOCK SCOZZESE

La preparazione di questa alternativa del pane cotto in forno è antichissima, perchè per ottenere il primo pane nella storia probabilmente si schiacciarono tra due pietre i chicchi dei primi cereali coltivati,  e con l’aggiunta di acqua si cossero in strati sottili su delle pietre piatte poste sul fuoco (o tra la cenere). L’ulteriore variante fu poi la cottura nella padella in ghisa dei traveiller e dei primi pionieri d’oltreoceano.
Il bannock scozzese ha uno spessore maggiore rispetto alle varianti tipo piadina o gallette (come di chiamano in Bretagna) o alle miacce della Valsesia perchè si stende un po’ spesso, circa alto uno o due dita; storicamente è stato il pane dei pionieri americani e canadesi, che però aveva già il suo equivalente tra i popoli nativi i quali lo preparavano con la farina di mais (o con il grano integrale). Le farine d’un tempo erano quelle d’avena o d’orzo che meglio si adattano ai climi estremi del Nord, un pane preparato in fretta e senza lasciarlo lievitare, anche se nel tempo con l’aggiunta di un po’ di lievito, si trasforma in focaccia e con una manciata di uvetta diventa addirittura un dolce. Una cottura ancora alternativa è quello della frittura.
Il problema della cottura sulla fiamma viva di un fuoco da campo è la distribuzione del calore perchè se il fuoco è troppo vivo, si rischia di bruciare la crosta e di lasciare l’interno poco cotto (il mio consiglio è d’imparare direttamente da chi ha già esperienza). In mancanza di padella l’impasto un po’ più denso viene avvolto intorno a un bastoncino di legno e cotto sopra le fiamme.

LA RICETTA DELLE ISOLE ORCADI

I Bannock d’orzo hanno un sapore caratteristico un po’ dolciastro e sono cotti sulla piastra/padella invece che nel forno, perfetti per la vita da campo dei rudi montanari scozzesi (e del rancio dei guerrieri scozzesi).
La ricetta presa da Elizabeth’s kitchen diary è molto semplice: 2 tazze di farina d’orzo, 1 tazza di farina di grano, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio e 1 di crema di tartaro (ok oggi possiamo usare tranquillamente lo lievito in polvere), un pizzico di sale. L’aggiunta dello lievito rende più appetibile ai palati moderni questo tipo di pane, ma un tempo si doveva trattare di una semplice miscela di farina e acqua, io uso il lievito istantaneo in polvere sciolto nel latticello, ma fate un po’ come vi pare, anche il bicarbonato può andare. Come per tutti gli impasti che devono restare morbidi si devono maneggiare il meno possibile.
Fare una fontanella con tutti gli ingredienti secchi, aggiungere tanto latticello quanto basta per ricavare una palla, (usando la stessa tazza dosare 3/4 di latticello, l’aggiunta della parte liquida è da fare però a occhio, in base alla consistenza da dare all’impasto) spianare la pasta con un po’ di farina dando la forma rotonda -si può fare un unico “pane tondo” (con il segno della croce impresso con il manico di legno) o tagliarlo in quarti.
Scaldare una padella di ghisa (senza ungerla, ma c’è chi la unge)  fino a farla diventare ben calda. Cuocere per circa 5/10 minuti su ogni lato senza scordare i bordi.
Per gustarlo al meglio tagliate il bannock ancora caldo aprendolo in due e spalmateci sopra il burro. Servire caldo con formaggio tipo fontina o asiago (che non è la stessa cosa del formaggio delle Orcadi, ma .. è da provare con i formaggi italiani a pasta semi molle anche quelli erborinati)

LA RICETTA STORICA

Un’altra versione (qui) aggiunge invece le due farine d’orzo e d’avena, sale, un po’ di burro e del latte e suggerisce un curioso procedimento per amalgamare gli ingredienti: sbriciolare il burro nelle farine come quando si prepara la pasta frolla (burro freddo che si consiglia di grattugiare per amalgamare più velocemente) e poi mettere a mollo nel latte in modo che risulti ben bagnato ma non troppo e lasciare riposare 15 minuti. Presumo che questo tipo di preparazione sia dovuta al fatto che si macinino “in casa” i chicchi (usando un frullatore, o il vecchio macinino del caffè) e che quindi non si ottenga una vera e propria farina. Come sia dopo l’ammollo si impasta con della farina d’avena e si procede spianando in forma tonda. Per la cottura in padella indica 15 minuti per lato

IL BANNOCK BISCOTTINO

Diciamolo francamente, la cottura in forno è migliore, l’impasto si cuoce bene anche all’interno, senza rischio di bruciacchiature e mezze cotture come in padella. Così elaborando appena un poco la ricetta precedente si ottengono dei gustosi (per il palato scozzese) biscottini (oatcake) da abbinare a un accostamento agrodolce, tipo formaggio e marmellata (o a burro/formaggio e miele).
La ricetta (qui) una miscela farina di grano (2 tazze) e d’avena (1 tazza), poco zucchero  e lievito, il solito pizzico di sale, burro a temperatura frigo, latte e yogurt (o il latticello se avete appena preparato il burro fresco). Procedere come al solito per la preparazione della pasta frolla (parte secca + burro  grattugiato) poi quando il burro è tutto sbriciolato aggiungere la parte liquida e mescolare con un cucchiaio di legno e poi continuare a impastare aggiungendo della farina fino a quando l’impasto non è più appiccicoso. Invece di usare gli stampini, modellare la pasta come un salame e tagliare a fette spesse 1 cm circa, se invece vogliamo fare dei biscottini rettangolari modellare un salamino più lungo e sottile (come per gli gnocchi). Cuocere a 200° per 10-15 min

IL BANNOCK LIEVITATO

Ed eccoci arrivare alla versione pane dolce lievitato, nella ricetta del Selkirk Bannock (qui e qui) si usa una farina forte (500 gr), lievito di birra, acqua o latte tiepido per attivare la lievitazione, un etto abbondante di burro (100-150 gr), 50/100 gr di zucchero e  uvetta a piacere.
Un tempo era preparato con la farina d’orzo, ma per farlo lievitare bene è preferibile la farina di grano; questo dolce più ricco è probabilmente il Bride bannock (bonnach Bride) descritto da Alexander Carmichael, che le donne sposate preparavano per la festa di Imbolc.

E mentre stiamo ai fornelli ascoltiamoci un po’ di musica tradizionale scozzese

Bannocks o’ bear meal

Sulla melodia tradizionale The Killogie nel 1688 Lord Newbottle scrisse una poesiola satirica, con il titolo di “Cakes o’ Croudy” (Crowdie è una densa pastella di farina e acqua preparata per la cottura sulla piastra). In Scozia questo tipo di satira si dice Pasquil proprio come le nostre “pasquinate” in cui il popolo sfoga il suo malumore verso i potenti. Trasformata da Robert Burns in una canzone giacobita per la raccolta dello “Scots Musical Museum” (1796). Anche James Hogg ha pubblicato un testo simile a quello di Burns con il titolo  “Cakes o’ Croudy”  (“Jacobite Relics”, 1819) che prende anche il titolo di Bannocks o Barley: nella canzone si rende omaggio ai guerrieri dei clan scozzesi (i Montanari della Scozia alta e delle Isole) che combatterono per cercare di rimettere sul trono l’ultimo pretendente della casa Stuart
lads wi the bannocks o’ barley (i ragazzi che mangiano panini d’orzo)

Non posso fare a meno di notare che anche i ribelli irlandesi del 1798 furono associati all’orzo “L’orzo che si muove nel vento”:  pare che sulle fosse comuni dove venivano seppelliti i “croppy boys“, crescesse l’orzo, germogliato dalle razioni di cibo che si portavano in tasca; così lo spirito del nazionalismo irlandese non poteva essere distrutto e tornava a rinasce.

Al momento in rete di Bannocks o Barley si trovano le versioni classiche nelle variazioni di Haydn, oppure nel The Complete Songs of Robert Burns, Vol. 6 (qui)

ASCOLTA Daniela Bechly su Spotify la versione classica su arrangiamento di F.J. Haydn; il testo è però “Argyle is my name” (testo qui)
ASCOLTA in verisone marcia del Gloucester Regiment detta anche “Kinnegad Slashers” (una variante di Brian O’Linn e per questo viene archiviata talvolta come melodia irlandese)

The Kinnegad Slashers
Bannocks o’ Barley Meal

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS
Bannocks o’ bear meal (1),
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
I
Wha in a brulyie
Will first cry ‘ a parley’?
Never the lads
Wi the bannocks o’ barley!
II
Wha, in his wae days,
Were loyal to Charlie (2)?
Wha but the lads
Wi the bannocks o’ barley!


LA VERSIONE DI JAMES HOGGS
I
Bannocks o’ bear meal,
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
Wha in a bruilzie
will first cry ” a parley ?”
Never the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
II
Wha was it drew
the gude claymore for Charlie ?
Wha was it cowed
the English lowns rarely ?
An’ clawed their backs
at Falkirk (3) fairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
III
Wha was’t when hope
was blasted fairly,
Stood in ruin (4)
wi’ bonny Prince Charlie?
An’ ‘neath the Duke’s (5)
bluidy paw dreed fu’ sairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
Traduzione italiano di Cattia Salto
Panini (tortino) di farina d’orzo (1),
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
I
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi nei giorni del dolore
fu fedele a Carletto (2)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!


Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Panini (tortino) di farina d’orzo,
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi ha sferrato il colpo con il suo valoroso spadone per Carletto?
Chi ha intimidito
le canaglie inglesi?
E artigliato finalmente
le loro schiene a Falkirk (3)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!
III
Chi fu, quando la speranza
venne spazzata via,
ad ergesi tra le rovine (4)
con il bel Carletto?
E sotto la zampa insanguinata
del Duca (5) tremò pieno di rimpianto?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!

NOTE
1) bear (che si pronuncia proprio come la parola inglese per “orso” è un tipo particolare d’orzo coltivato nell’antichità nelle isole Orcadi, usato sia per la panificazione che per la birra. Gli storici presumono che sia arrivato nelle isole (Orcadi e Shetland) insieme ai vichinghi, è seminato in primavera e raccolto in estate ( per la sua rapida crescita è detto anche l’orzo dei 90 giorni).
2) il nostro Bonny Prince
3) la battaglia di Falkirk fu la più grande battaglia della Rivolta giacobita combattuta il 17 gennaio 1746 tra gli Inglesi e i sostenitori di Charles Edward Stuart  (vedi) già nel 1298 si era dispitata un’altra battaglia tra gli Inglesi e i ribelli scozzesi di William Wallace, vinta da Edoardo I a caro prezzo. Purtroppo, però, anziché riprendere l’avanzata verso sud,  il principe Carlo Edoardo preferì fermarsi a Inverness con l’intenzione di svernarvi.
4) Christian Souchon nella sua traduzione suggerisce ” si sacrificò fino alla morte”
5) il Duca di Cumberland chiamato dagli amici “il macellaio”, e paragonato ad un orso sanguinario:  gli scozzesi furono sconfitti pochi mesi dopo la vittoria di Falkirk nella battaglia di Culloden, anche quel giorno pioveva era il 16 aprile 1746 continua

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/bannocks_o_bear_meal.htm
http://chrsouchon.free.fr/bannock.htm
http://chrsouchon.free.fr/croudy.htm
http://abcnotation.com/tunePage?a=www.campin.me.uk/Flute/Webrelease/Flute/09Duet/09Duet/0002

RICETTE
http://ontanomagico.altervista.org/alimentazione.html
http://ontanomagico.altervista.org/cereali.htm
http://outlanderkitchen.com/2014/08/13/bannocks-castle-leoch/
https://www.elizabethskitchendiary.co.uk/2013/04/orkney-beremeal-bannocks.html/
https://honey-guide.com/2013/11/24/bere-and-beremeal-bannocks/

https://www.bbcgoodfood.com/recipes/1129665/selkirk-bannock
https://foodanddrink.scotsman.com/food/a-history-of-the-selkirk-bannock-including-recipe-for-making-your-own/

Up Helly Aa

Carnevale nelle isole Shetland  vuol dire Up Helly Aa, le feste del fuoco, sparse per l’arcipelago (quest’anno se ne contano 11), con la più imponente o più famosa che si svolge a Lerwick, la capitale. (per le date vedi)

E’ una festa carnevalesca, non una rievocazione storica e si svolge con qualunque tempo, non bastano infatti pioggia e vento (che non mancano mai da quelle parti) a dissuadere i tosti abitanti delle isole!
La tradizione iniziata nel 1880 si è trasformata agli inizi del 1900 nella celebrazione delle origini norrene degli isolani, siamo infatti in un’altra Scozia un piccolo arcipelago di un centinaio di isolette nell’Oceano Atlantico, l’ultima Thule del mondo antico.
Se i primitivi insediamenti furono celtici nell’VIII secolo le isole furono invase dai vichinghi norvegesi  e restarono sotto la corona norvegese fino al 1468 quando vennero date in dote alla principessa Margherita di Danimarca (1456-1486) futura moglie di Giacomo III Stuart.
Il nome Shetland deriva dalla parola norrena Hjaltland che significa “Terra alta” per via delle coste alte, rocciose e frastagliate che bordano le isole: il clima è freddo anche se gli inverni non sono rigorosi; frequenti tempeste e nebbie, avvolgono l’aria in una bruma e d’estate il sole sembra non tramontare mai! (continua)

UP HELLY AA: un po’ di storia

E’ una festa del fuoco originariamente facente parte delle feste natalizie (o del Solstizio d’Inverno).
A fine ottocento si iniziò a far rotolare dei barili in fiamme per le strette strade della città vecchia di Lerwick, così riportano le cronache “Sometimes”, as one observer wrote, “there were two tubs fastened to a great raft-like frame knocked together at the Docks, whence the combustibles were generally obtained. Two chains were fastened to the bogie asupporting the capacious tub or tar-barrel . . . eked to these were two strong ropes on which a motley mob, wearing masks for the most part, fastened. A party of about a dozen were told off to stir up the molten contents.” (tratto da qui)
Fu solo nel 1870 che un comitato preposto ci si mise d’impegno per organizzare la festa che conosciamo oggi: per prima cosa le diedero il nome, secondo poi ci misero i “guizing” cioè le maschere e in ultimo introdussero la fiaccolata.

Nel 1880 venne allestita la prima galea vichinga perchè le venisse dato fuoco alla fine della parata notturna, e solo agli inizi del ‘900 la festa prese un tema più “vichingo” con l’elezione di un “Guizer Jarl” e la sua squadra in costume da vichinghi (e molti di loro si lasciano crescere una folta barba per l’occasione). E’ lui il capo dei festeggiamenti eletto ogni anno, il capo del Blot, il Conte, che con la sua corte lavora quasi tutto l’anno per organizzare la festa, tenendo il più possibile all’oscuro il resto della comunità. Un tempo nella squadra del capo potevano partecipare solo guerrieri e così è ancora a Lerwick, mentre negli altri distretti la presenza femminile (nel ruolo per lo più di principesse vichinghe) è andata man mano aumentando,  South Mainland Up Helly Aa è l’unica festa -al momento- ad aver esteso il ruolo di capo anche alle donne.
Ogni nuovo “Guizer Jarl” sceglie il tema dell’anno, da riportare sugli scudi e nei costumi, così la parata si rinnova sempre!

LA FESTA

Alle prime luci del giorno si radunano le squadre e iniziano una processione con seguito di musicisti) fermandosi in punti stabiliti per commemorare l’evento: si leggerà la “proclamazione” che convoca i guizer sottolineando la “sobrietà” della riunione (ovviamente disattesa dai più, essendo la festa un pretesto per la più grande e colossale bevuta dell’anno) in cui le maschere descriveranno le imprese compiute dagli abitanti durante l’anno passato (proprio come faceva un tempo lo scaldo dell’era vichinga). Si tratta di una parata carnevalesca con gruppi mascherati a tema,  come il nostro carnevale (ma senza carri o meglio l’unico “carro” è quello della nave vichinga) con tanto di banda d’ottoni e ovviamente di pipe&drum band. Inevitabilmente per riscaldarsi e combattere gelo, pioggia e vento (e anche la stanchezza) si bevono grandi quantità di liquori e birra.
Quando scende la sera si accendono le torce (e tutte le luminarie pubbliche restano spente) e una galea vichinga (costruita per l’occasione) viene trascinata per le vie del paese fino al mare, e quindi incendiata tramite il lancio delle torce. La nave non è messa in acqua (anche se prima o poi qualcuno la farà veramente galleggiare) come nel funerale vichingo, ma viene circondata da un mare di fuoco.


La festa prosegue al chiuso in varie sale dove tra musiche e balli le  squadre avranno modo di esibirsi in brevi performance.

E’ QUI LA FESTA?

Agli inizi la festa proseguiva con un porta a porta delle maschere sullo schema del tradizionale First Foot, ora invece l’afterparty è sempre privato ma ospitato in grandi sale pubbliche (in un paio è possibile anche per il pubblico accedervi tramite l’acquisto del biglietto). Si contano una decina di sale dove si tengono feste ufficiali che durano fino al mattino e tutte le squadre (ad oggi circa una cinquantina) dovranno visitarle ad una ad una, per esibirsi ognivolta nella loro squad performance (ogni gruppo deve infatti aver preparato un’esibizione a seconda del tema a cui si sono ispirati per le loro maschere, sia un balletto o una breve rappresentazione gogliardica). Ogni maschera ha il dovere di ballare con almeno una delle dame della sala, così le performance si alternano alle danze , e nel frattempo si mangia “zuppa e dolci”. L’ evento è però BYOB (bring your own beer) cioè  ci si porta le bevande (alcoliche) da casa.

LERWICK UP HELLY AA

E’ sicuramente la versione più famosa della festa, quella più spettacolare che si svolge nell’ultimo martedì di gennaio (il giorno dopo è festa regionale) nella capitale. Definito il “festival del fuoco più grande d’Europa”, la sua preparazione mette in gioco buona parte gli abitanti di Lerwick per parecchi mesi; i preparativi non sono certo da poco, si tratta di costruire una nave vichinga (una galea) che dovrà essere bruciata, un migliaio di torce e non ultimo abiti e accessori che cambiano di anno in anno.
E’ qui che si sprigiona un gigantesco fuoco con fiamme che arrivano fino a sei metri, mentre i fuochi d’artificio colorano il cielo.


C’è chi dice che la festa vuole commemorare lo sbarco dei vichinchi sull’isola, chi invece la cacciata dei vichinghi dall’isola! La leggenda narra che furono ben due diversi equipaggi vichinghi ad aver avvistato l’isola, il possesso della terre sarebbe spettato alla prima che avesse messo la mano, così durante il testa a testa delle due navi con gli uomini che vogavano all’estremo delle forze, il vincitore ebbe la bella idea di tagliarsi la mano e lanciarla sulla spiaggia!!
La festa si è arricchita di uno sfizioso corollario gastronomico il First Food festival che si svolge il giorno prima  (vedi)
I negozi della città fanno a gara per allestire la vetrina più bella (e ricevere come trofeo nientemeno che la testa del Guizer Jarl – in legno) in tema con riproduzione di barche vichinge di varie misure, i costumi vichinghi degli anni precedenti  con tanto di panoplia del guerriero (alcuni finemente decorati, dei veri capolavori artigianali) vedi

la squadra del Jarl del 2015 al gran completo: un costume molto elaborato secondo lo stile fantasy dell’immaginario tolkeniano, i colori sono il verde muschio e la terra bruciata. Ogni anno la panoplia del capo viene ereditata dal nuovo capo, il vestito verio e propio con tanto di mantello o pellicce invece sono creati appositamente secondo il tema scelto. Lo scudo dei guerrieri come pure le armi sono creazioni uniche adattate al costume (e al tema).

Le foto del 2017 qui

I CANTI

Purtroppo le canzoni scritte per la festa non hanno niente di antico sono piuttosto delle marce trionfali o commemorative, con la discutibile scelta di essere accompagnate da una banda di ottoni, e tuttavia nel contesto fanno molto “allegra brigata” e creano quell’atmosfera cameratesca tipica tra i soldati e i guerrieri. Fortunatamente non mancano le pipe band e i gruppi di musica popolare scozzese

Se al contrario vorreste farvi un’idea di un canto norreno  sopravvissuto nel patrimonio della musica tradizionale delle isole vi rimando alla  “The Unst Boat Song“, (lo iorram di Unst),  il brano è stato collezionato nel 1947 da Patrick Shuldham di Shaw dalla voce di John Stikle (1879-1952) sull’isola di Unst e pubblicato nel Vol II del Shetland Folk Book (1951)

E un reportage della Festa

FONTI
http://www.shetland.org/things/events/culture-heritage/up-helly-aa/
http://www.uphellyaa.org/
http://feastsandfestivals.blogspot.it/2011/01/25-january-up-helly-aa.html
http://www.shetnews.co.uk/news/12162-traditions-old-and-new-at-nesting-and-girlsta
http://www.cafebabel.it/lifestyle/articolo/up-helly-aa-il-festival-vichingo-delle-isole-shetland.html
http://unst.org/web/blog/2016/02/17/the-galley-burns-at-uyeasound-up-helly-aa/

THE LASS OF PATIE’S MILL

Il testo originario, se mai vi è stato, è andato perduto ed è stato riscritto dal poeta scozzese Allan Ramsay, durante una sua passeggiata lungo le sponde del fiume Irvine, nei pressi del “Patrick’s Mill”, folgorato dalla bellezza di una contadinella intenta a stendere il fieno,

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William-Adolphe Bouguereau Paesant Woman 1869

Come racconta Robert Burns, quella sera stessa Ramsay scrisse i versi adattandoli ad un’antica melodia.
“The Lass o’ Patie’s Mill is one of Ramsay’s best songs. In Sir J. Sinclair’s statistical volumes are two claims, one, I think, from Aberdeenshire, and one from Ayrshire, for the honour of this song. The following anecdote, which I had from the present Sir William Cunningham of Robertland, who had it of the late John Earl of Loudon, I can, on such authorities, believe: Alan Ramsay was residing at Loudon Castle with the then earl, father to Earl John; and one afternoon, riding or walking out together, his lordship and Allan passed a sweet romantic spot on Irwine water, still called Patie’s Mill, where a bonnie lassie was tedding hay bare-headed on the green. My lord observed to Allan that it would be a fine theme for a song. Ramsay took the hint, and lingering behind he composed the first sketch for it, which he produced at dinner.” (Robert Burns)

La canzone venne pubblicata nel Tea-Table Miscellany (1724-27) e compare nelle maggiori collezioni di musica scozzese del Settecento, fu proprio William Thomson nel Orpheus Caledonius (1725) ad attribuire la melodia a Davide Rizzo (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia) musicista e compositore piemontese alla corte di Scozia nella metà del 500. John Gay per “L’opera del Mendicante” (1728) riprese la melodia e modificò il testo col titolo “I like the fox shall grieve”.
Franz Joseph Haydn ne fece una trasposizione per violino, violoncello e pianoforte in forma di “Andante grazioso in do maggiore” opera 160 del 1800 e 160/a del 1804.
Un ulteriore rifacimento, sempre con altre parole, fu quello di J.R. Planche nel melodramma romantico “The vampyre or the bride of the isles”, adattamento del famoso Vampiro di John William Polidori.

LA MELODIA

“The lass of Patie’s Mill” o “Peggy’s Mill” è conosciuta nelle isole Shetland come una scottish country dance, tanto per abbondare l’aria è stata anche attribuita a Turlough O’Carolan (vedi) ed è nota con il titolo di Carolan‘s Cap (da non confondere con Carolan’s Cup che è un’altra melodia)

ASCOLTA Palladian Ensemble

ASCOLTA Ensemble 3 arrangiamento di Michael Langer per 4 chitarre

Michael Langer & Sabine Ramusch

Mentre la melodia è ancora in repertorio nella musica folk scozzese o nella musica classica/barocca, la versione cantata è più rara, oggi il testo ci fa sorridere, ma la bellezza della melodia resta immutata.

ASCOLTA Paul Elliott versione barocca (strofe I, II e IV)

ASCOLTA Rory e Alex McEwen in “Scottish songs and Ballads“, 1958 (strofe I, III e IV) un arrangiamento più tradizionale


I
The lass of Patie’s Mill,
So bonnie, blythe, and gay,
In spite of all my skill(1)
She stole my heart away.
When tedding of the hay,
Bare-headed(2) on the green,
Love ‘midst her locks (3) did play,
And wanton’d in her e’en.
II
Her arms, white, round, and smooth.
Breasts rising in their dawn(4),
To age it would give youth,
To press them with his hand.
Thro’ all my spirits ran
An extasy of bliss,
When I such sweetness fan’
Wrapt in a balmy kiss.
III
Without the help of art,
Like flow’rs which grace the wild,
She did her sweets impart,
Whene’er she spoke or smiled.
Her looks they were so mild,
Free from affected pride,
She me to love beguiled;
I wish’d her for my bride.
IV
O! had I all the wealth
Hopetoun’s high mountains(5) fill;
Insured long life and health,
And pleasure at my will;
I’d promise and fulfil
That none but bonnie she,
The lass of Patie’s mill
Should share the same
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
La ragazza del Mulino di Pat
così bella, luminosa e gaia,
nonostante tutta la mia educazione (1)
mi ha rubato il cuore.
Mentre rivoltava il fieno
a capo scoperto (2) nel campo
Amore tra i suoi riccioli (3) giocava e anche capricciosamente in lei.
II
Le sue braccia, bianche tonde e lisce, seni che si sollevano nella loro alba (4), alla maturità darebbero la giovinezza,
a stringerli con la mano.
Di corsa tutto il mio umore si gettava
in un estasi di beatitudine
quando io patito di tale dolcezza,
ero avvolto in un bacio balsamico
III
Senza l’aiuto dell’arte
come i fiori che abbelliscono la natura, lei impartiva le sue grazie,
ogni volta che parlava o sorrideva.
I suoi sguardi erano così miti,
liberi dall’orgoglio vezzoso,
lei mi sedusse all’amore,
l’ho desiderata per mia sposa
IV
Oh, se avessi tutte le ricchezze
che le alte montagne di Hopetoun (5) soddisfano; lunga vita e salute assicurate, e il piacere a volontà;
prometterei di fare in modo che nessuna, ma solo lei la bella,
la fanciulla del Mulino di Pat condivida lo stesso.

NOTE
1) “skill” nel senso di signorilità, compostezza, padronana di sè, capacità di controllare i propri impulsi comportandosi secondo le buone maniere
2) lo spettacolo era certamente insolito perchè in genere le donne nei campi si coprivano il capo con un fazzoletto o un cappello di paglia, sia per ripararsi dai raggi del sole che dalla polvere
3) anche in Italia si collega il capello riccio con i capricci di femmina (“ogni riccio un capriccio”)
4) se non intendo male la “metafora” il poeta vuole forse dire che i seni della contadina sono acerbi, come quelli di una ragazzina?
5) si riferisce alle montagne della località in cui è nato, rinomate per le miniere (vedi)

FONTI
http://thesession.org/tunes/6731
http://www.nigelgatherer.com/tunes/tab/tab6/lassp.html
http://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/pageturner.cfm?id=94650504

THE FALSE BRIDE: LA VERSIONE SCOZZESE

La ballata della “Falsa Sposa” ovvero il tema dell’amore non corrisposto, risale sicuramente al 1600 ed è stata cantata un po’ per tutte le Isole Britanniche per secoli seguendo i canali della tradizione orale, la stampa nelle broadside ballads e nelle collezioni di arie tradizionali, sfaccettandosi in diverse versioni e anche arrangiamenti melodici. Solo all’inizio del XX secolo la ballata sembra essere passata di moda e relegata nelle “old Folk songs”, tuttavia in alcune sue varianti è stata recuperata durante il folk revival degli anni 60-70 e anche in più recenti registrazioni.
Si rimanda alla dettagliata ricerca di Jürgen Kloss sui testi e le melodie (vedi) limitando l’analisi alle versioni selezionate per l’ascolto.

LA MELODIA

I primi testi risalgono alla metà del 1600 in una ballata dal titolo “The Forlorn Lover” (Douce Ballads 1(83a) Bodleian Library), in italiano “l’amante disperato o abbandonato”. La melodia riprende “Love Is The Cause Of My Mourning” dall’Atkinson Manuscript (1694/95 ) molto diffusa come aria per violino nel Nothumberland (vedi)
Tra il 1700 e il 1800 si ritrovano diverse canzoni sia in Inghilterra che Scozia che riprendono e sviluppano sempre lo stesso tema approdato alla fine anche in Irlanda (The Forlorn Lovers in Patrick Kennedy Banks Of Boro. A Chronicle Of The County Of Wexford 1867).

ASCOLTA dall’Orpheus Caledonius di William Thomson (1725) forse il modello originario dai quali sono derivate le altre ballate.

VERSIONE SCOZZESE: I ONCE LOVED A LASS

Come commentato da Ewan McColl nelle note allegate all’album (vedi) le canzoni degli amanti abbandonati sono abbastanza comuni in Scozia, e per lo più sono soffuse di ironia, piuttosto che di tragedia. Non questa però in cui l’amante, dopo aver partecipato al matrimonio della sua ex-fidanzata, si sdraia nella tomba per cercare la morte. Jürgen Kloss colloca la versione tra il 1850 e il 1885 in area scozzese: la prima strofa è un po’ un frullato testuale di diverse versioni comparse in stampa dai primi broadside seicenteschi alle collezioni ottocentesche; la seconda strofa è quella più antica che è presente un po’ in tutte le varianti del tema, anche con titoli diversi; mentre la terza strofa sembra essere un’aggiunta più recente, come pure anche la ripetizione in terza persona dell’ultimo verso che è proprio delle versioni scozzesi. Le strofe sono senza ritornello, ma nelle prime tre strofe l’ultimo verso “she’s gaun to be wed till anither” svolge tale funzione.

Notevoli  e numerose le registrazioni sia da parte di formazioni scozzesi che inglesi.

ASCOLTA Ewan McColl in Classic Scots Ballads, 1956

ASCOLTA Pentangle con la voce di Bert Jansch in Sweet Child, 1968 (strofe da I a III e V)

ASCOLTA Tannahill Weavers (strofe I, II, III e VI) in Best Of The Tannahill Weavers, 1989, con un arrangiamento fiabesco fuori dal tempo

ASCOLTA Karan Casey in “Ships in the Forest” 2008 in questa versione live canta tutte le sette strofe, da tener presente che la cantante è irlandese (contea di Waterford) e il testo è in standard english (vedi)

VERSIONE di Ewan McColl (tranne IV strofa)
I
I once loved a lass,
and I loved her sae  weel
I hated all others that spoke of her ill;
But noo she’s rewarded me
wee for my love,
(For) she’s gaun to be wed
till anither.
II
(When) I saw my love
to the church go,
Wi’ bride(groom) and bride-maidens, they made a fine show;
An’ l followed them on wi’ a heart fu’ o’ woe,
(For) she’s gaun to be wed till anither.
III
(When) I saw my love sit down to dine,
I sat down beside her and poured out the wine,
An’ I drank to the lass that should ha’e been mine,
An’ now she is wed till anither.
IV
“Well, stop,”
says the groomsman,
“If you take my word
Would you venture your life
on the point of a sword?
For courting too slowly
you have lost this fair maiden
Begone, you will never enjoy her”
V
The men o’ yon forest they askit o’ me,
Hou many strawberries grew in the saut sea?
But I askit them back wi’ a tear in my ee,
How many ships sail in the forest?
VI
O dig me a grave
and dig it sae deep,
An’ cover it over with flow’rets säe sweet,
An’ I’ll turn in for to tak’ a lang sleep,
An’ may be in time I’ll forget her.
VII
They dug him a grave
an’ they dug it sae deep,/ An’ covered it over with flow’rets säe sweet,
An’ he’s turned in for to tak’ a lang sleep,
An’ maybe by this time he’s forgot her.

Tradotto da Cattia Salto
I
Un tempo amavo una ragazza
e tanto l’amai, che odiavo tutti coloro che parlavano male di lei;
ma ora mi ha fatto pagare
per il mio amore(1)
perchè è andata  in sposa
ad un altro!
II
Vidi il mio amore
andare in chiesa
con lo sposo e le damigelle,
facevano una bella figura,
e li seguii con il cuore pieno di dolore perchè è andata  in sposa
ad un altro!
III
Vidi il mio amore sedersi per cenare
e mi sono seduto accanto a lei per versare del vino,
e bevvi alla ragazza che avrebbe potuto essere mia
ma ora è sposata ad un altro
IV
Fermo – dice il testimone dello sposo-
in fede mia
vuoi giocarti la vita
sulla punta di una spada?
Per aver corteggiato con poco ardore (2),
hai perso questa bella fanciulla
vattene, non ti divertirai mai più con lei
V
Tutti gli uomini nella foresta lontana mi chiedono”Quante fragole crescono nel mare salato?”
e io ho risposto con le lacrime agli occhi “Quante navi navigano nella foresta? (3)
VI
Oh scavatemi una tomba
e scavatela profonda
e copritela con i fiori più profumati
e andrò a dormire per fare un lungo sonno
e forse col tempo, dimenticarla.”
VII
Così scavarono una tomba
e la scavarono profonda
e la coprirono con i fiori più profumati
ed egli andrò a dormire per fare un lungo sonno
e forse col tempo dimenticarla.

NOTE
1) letteralmente “ora lei mi sta bene ricompensando per il mio amore”, il senso è ironico e vuole dire esattamente il contrario
2) ho inteso slowly come un atteggiamento poco eccitante o indeciso, senza vivacità
3) la strofa è una aggiunta del XVIII secolo riportata anche come stanza a sé nelle filastrocche per bambini: il significato è abbastanza chiaro, il protagonista ha più probabilità di trovare fragole nel mare e navi nella foresta che di ritrovare il suo amore. Non so se il paragone vuole parafrasare (con significato opposto) il noto detto scozzese “ci sono molti pesci nel mare” come frase consolatoria che in genere si dice a chi resta solo alla fine di una storia d’amore. Comunque la risposta alle domande retoriche è “Non c’è nessuna possibilità“.

VERSIONE INGLESE: A Week Before Easter – The False Bride

Nel 1971 The Copper Family del Sussex pubblicò l’album dal titolo “A song for every season” che include “The Week Before Easter” quale rielaborazione della versione popolare in Inghilterra (qui).
In una sequenza dal taglio cinematografico il protagonista narra dei tre momenti in cui la sposa si appressa al matrimonio: la vestizione, la processione verso la chiesa e il fatidico “si”.
Dopo aver partecipato al matrimonio della sua ex-fidanzata, egli, come nella versione scozzese, si sdraia nella tomba per cercare la morte.

John Henry Frederick Bacon, ‘The Wedding Morning’ 1892

Shirley Collins ha anche registrato il brano con il più comune titolo ‘The Bride False’,  ho trovato però per l’ascolto questa versione dall’arrangiamento folk-pop, che mescola il folk all’elettronica.

ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2003


I
A week before Easter
the morn(1) bright and clear,
and the sun it shone brightly,
and keen blew the air.
I went down to the forest
to gather some flowers,
But the forest won’t yield me no roses.
II
Well the first time I saw my love,
she was dressed all in white,
Made my eyes run with water,
for it dazzled my sight,
now she is gone and she’s left me,
and cruelly done by me(2)
She’s gone and got tied to another.
III
And the next time I saw my love
she did in the church stand
With a ring on her finger
and a glove on her hand.
Well I thought to myself
I could have been that man (3)
She’s gone and got wed to another.
IV
Well the parson that married them,
he loudly did cry,
All of you that forbid it,
how dare thee stand by
Well I thought to myself,
I’ve a good reason why,
But I hadn’t the heart to forbid it.
V
So dig me a grave my love,
dig it long wide and deep,
Aye and cover it over,
with flowers so sweet
Aye and lay me down
to take a long sleep,
And maybe in time I’ll forget her.
Tradotto da Cattia Salto
I
Una settimana prima di Pasqua
dal mattino luminoso e chiaro
e il sole splendeva
e riscaldava l’aria,
sono andato nel bosco
a raccogliere fiori
ma il bosco non mi diede le rose
II
La prima volta che vidi il mio amore
era vestita tutta in bianco
e mi fece piangere
e mi abbagliava la vista
ora se n’è andata e mi ha lasciato
e l’ha fatto in modo crudele
se n’è andata e si è legata ad un altro
III
E la volta dopo che vidi il mio amore,
andava verso la chiesa
con l’anello al dito
e il guanto nella mano.
Pensai tra me
che avrei voluto essere quell’uomo,
lei se n’è andata a sposarsi ad un altro
IV
Il prete che li ha sposati
ha gridato ad alta voce
“Chi è a conoscenza di qualche impedimento,
parli ora o taccia per sempre”
ho pensato tra me
che sebbene avessi una buona ragione
non avevo il coraggio di impedirlo.
V
Scavatemi una fossa, amore mio
e scavatela larga e profonda
e copritela bene
con i fiori profumati.
e deponetemi
perchè possa fare un lungo sonno
e forse col tempo dimenticarla.

NOTE
1) Jim dice moon ma è una probabile corruzione di morn
2) verso alternativo: When I thought to myself that I might have been that man
3) verso alternativo: So now she’s gone from me and showed me false play.

continua: LE VERSIONI IRLANDESI 

FONTI
http://www.justanothertune.com/html/ilal.html http://www.asaplive.com/archive/detail.asp?id=R0114701
http://clancybrothersandtommymakem.com/trad_1015_scots.htm
http://www.thecopperfamily.com/songs/coppersongs/week.html

http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thefalsebride.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=296

THE UNST BOAT SONG

Le Shetland ovvero l’altra Scozia, sono un piccolo arcipelago di un centinaio di isolette nell’Oceano Atlantico, l’ultima Thule del mondo antico.

Per i Romani era semplicemente la terra aldilà del mondo conosciuto, “ultima” nel senso di estrema, ma ben presto è diventata un mito nell’epoca classica e ancor più nel Medioevo ha assunto i caratteri di terrae incognitae , isola sacra dei Beati, come l’Avalon dei Bretoni; mano a mano che le scoperte geografiche finivano di riempire i vuoti cartografici il significato di “ultima” si trasforma in altra e durante il Romanticismo Thule diventa la “Terra degli Iperborei” la patria del popolo primigenio nordico che popolò l’Europa; fino al mito moderno di Thule e alla delirante visione del Paradiso Ariano del germanesimo razziale.

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Per ammirare i paesaggi ripresi nella loro selvaggia bellezza
VIDEO Edge of the world 1938 regia di Michael Powell (continua )

Il nome Shetland deriva dalla parola norrena Hjaltland che significa “Terra alta” per via delle coste alte, rocciose e frastagliate che bordano le isole: il clima è freddo anche se gli inverni non sono rigorosi; frequenti tempeste e nebbie, avvolgono l’aria in una bruma e d’estate il sole sembra non tramontare mai! Se i primitivi insediamenti furono celtici già nell’alto medioevo le isole passarono alla corona norvegese finchè nel 1468 diventarono territorio scozzese in cambio della dote della principessa Margherita di Danimarca futura moglie di Giacomo III Stuart.

Il dialetto delle Shetland è una variante locale dello scozzese con un forte influsso di termini ed espressioni grammaticali norvegesi degli antichi vichinghi che la colonizzarono, ma ancora agli inizi nell’Ottocento si parlava il norn o norreno l’antica lingua germanica dei Norvegesi. «Il Norn di Shetland era ancora una lingua viva a metà del XVIII secolo […] Piuttosto negli ultimi avvenimenti nel XVIII secolo, canzoni e ballate Norn sopravvivevano nella bocca della gente comune. […] In molte parti delle Shetland, Foula e soprattutto le Isole del Nord, l’attuale generazione di anziani ricorda i propri nonni parlare una lingua che difficilmente si riusciva a capire, e che si chiamava Norn o Norse. […]L’ultimo uomo a Unst che si dice che aveva capacità di parlare Norn, [è stato] Walter Sutherland di Skaw, morto intorno al 1850. A Foula, d’altra parte, gli uomini che vivevano molto oltre la metà di questo secolo si dice che sono stati in grado di parlare Norn.» Jakob Jakobsen.

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CANTO  NORRENO

L’unico esempio di un canto in lingua norn sopravvissuto nel patrimonio della musica tradizionale delle isole è “The Unst Boat Song“, il brano è stato collezionato nel 1947 da Patrick Shuldham di Shaw dalla voce di John Stikle (1879-1952) sull’isola di Unst e pubblicato nel Vol II del Shetland Folk Book (1951)

Il brano è solo un piccolo frammento e probabilmente era una canzone equivalente allo “iorram” il canto ai remi che aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori, ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. E’ stato inteso come il lamento delle donne presso il porto che guardano al mare in tempesta in attesa che gli uomini ritornino dalla pesca.

LA MELODIA
ASCOLTA
Tom Anderson (dagli archivi di Tobar an Dualchais)
Un uomo che ha dedicato la sua vita a imparare le melodie della tradizione e a trasmettere la sua passione per il violino alle nuove generazioni. Nel 1945 ha iniziato un’imponente archiviazione della musica tradizionale delle isole Shetland con la raccolta fonografica e le partiture.

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IL CANTO DELLE DONNE

ASCOLTA Village Harmony 2014
ASCOLTA Friðarey in Across the Winter
ASCOLTA Fiona MacKenzie in Arcipelago 2012 (su Myspace e Spotify)nave-norreni

LO IORRAM

ASCOLTA  Harald&Mari Foss “Boat Song from Unst” (Båtsang fra Unst) uno iorram con l’accompagnamento dell’arpa e del tamburo, ed ecco che si staglia sul mare in burrasca l’immagine di una nave vichinga e il canto diventa una preghiera a Odino, gli uomini ai remi non sono pescatori, ma guerrieri partiti per una spedizione di guerra..

e ancora una versione con l’arrangiamento strumentale di questi strepitosi moderni menestrelli israeliani, i Two Strong Men

ORIGINALE NORN

Starka virna vestilie
Obadeea, obadeea
Starka, virna, vestilie
Obadeea, monye(1)
II
Stala, stoita, stonga raer
O, whit says du(2) da bunshka baer(3)?
O, whit says du da bunshka baer?
Litra mae vee drengie
III
Saina, papa wara(4)
Obadeea, obadeea
Saina, papa wara
Obadeea, monye.

TRADUZIONE INGLESE *
I (chorus)
Strong wind form the West
Curse the weather,
Strong wind from the West
Curses from all us sailors
II
Stow the shrouds, the yards and sails
The dear old ship she’ll ride the gales
The dear old ship she’ll ride the gales
So give her the best you can, boys.
III
Bless us, our Father
Curse the weather,
Bless us, our Father
Curses from all us sailors
TRADUZIONE ITALIANO
I
Un forte vento soffia da Ovest, maledetto tempo
Un forte vento soffia da Ovest,
porterà affanni e danni alla nave
II
Legate bene la sartie e le vele,
credete che la nave ce la possa fare?
credete che la nave ce la possa fare?
Mettetecela tutta, compagni
III
Dio prenditi cura di noi
maledetto tempo
Padre prenditi cura di noi
porterà affanni e danni alla nave

NOTE
* di W.W.  Ratter da qui
1)  trouble, hurt men
in dialetto Shetland
2) O what do you say?
3) that the boat will bear or carry her sail
4) Holy father, take care of us (Dio prenditi cura di noi), ma potrebbe anche essere inteso come Bless our Fathers (supponendo che siano i bambini a cantare la canzone dall’alto della scogliera mentre guardano il mare in tempesta).

 

UNA VISITA
ISOLE SHETLAND, L’ALTRA SCOZIA DI ANDREA LESSONA
Un viaggio oltre l’orizzonte della Scozia per scoprire queste terre emerse dai flutti dell’Atlantico. Isole di una bellezza affascinante avvolte dalla simmer dim, la luce crepuscolare del Nord continua

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1870
http://www.shetland-music.com
http://www.dks-hordaland.no/media/dokument/Unst%20Boat%20Song_20080121143547.pdf
http://www.shetlink.com/forum/viewtopic.php?t=6907
http://www.saxavord.com/shetland-culture.php
http://www.dvdbeaver.com/film/dvdcompare2/edgeoftheworld.htm
http://sensesofcinema.com/2005/cteq/edge_of_the_world/
http://www.shetlandmusic.com/prominent_artists/artists_of_the_past/
dr_tom_anderson_(1910-1991)/

IMMAGINI
http://www.waysideflower.co.uk/blogs/features/9019781-shetland-pattern-gansey-sweaters