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THE HOLY GROUND NOT IN JERUSALEM

No, non stiamo parlando di Gerusalemme e la sea song “Holy ground” è ancor meno vicina ai salmi di quanto il titolo lasci intendere! Si tratta di una sea shanty dalle origini incerte diffusa in molte varianti un po’ per tutta la Gran Bretagna e l’Irlanda nonché l’America sulle rotte delle baleniere che un tempo solcavano i mari partendo dall’Irlanda e dalla Gran Bretagna; per un marinaio infatti “la terra promessa” non è altro che una zona del porto o una strada piena di locande, pubs o taverne dove divertirsi con bevute, donne e canzoni!

L’argomento con titoli diversi e la stessa melodia, si ripropone con versi molto simili dalla Scozia all’Irlanda, e tuttavia si delinea un duplice registro, con da una parte la tipica e allegra canzone marinaresca, a volte sguaiata e inneggiante alle colossali bevute, e dall’altra una vena più intimista e fragile, che riflette sulla solitudine e il pericolo del vita in mare. 

the-shipwreck

VERSIONE IRLANDESE: HOLY GROUND

Nota anche come “Fine Girl You Are” o “The Cobh Sea Shanty” la canzone prende il nome da un quartiere di Cobh cittadina portuale un tempo conosciuta come Queenstown, noto porto dell’emigrazione irlandese nella contea di Cork: un marinaio di Cobh sta per prendere il mare lasciando a casa la sua innamorata ma con la speranza di ritornare presto da lei.  L’arrangiamento di questa versione “made Clancy Brothers” negli anni 60 è decisamente scanzonato e molti dei gruppi più recenti nella scena irlandese li omaggiano riproponendo il brano pari pari e indossando anche gli stessi maglioni che li resero caratteristici in tutto il mondo!

ASCOLTA Clancy Brothers & Tommy Makem

ASCOLTA The High Kings

ASCOLTA The Kilkennys

I
Fare thee well my lovely Dinah,
a thousand times adieu
For we’re going away
from the Holy Ground(1)
and the girls we all loved true
And we’ll sail the salt sea over,
but we’ll return for sure
To greet(2) again the girls we loved,
on the Holy Ground once more
(fine girl you are)
Chorus:
You’re the girl I do adore
and still I live in hopes to see
The Holy Ground once more
(fine girl you are)
II
And now the storm is raging
and we are far from shore
And the good old ship is tossing about and the rigging is all tore
And the secret of my mind,
I think you’re the girl I do adore
For soon we live in hopes(3)
to see the Holy Ground once more
(fine girl you are)
III
And now the storm is over
and we are safe and well
We’ll go into a public house
and we’ll sit and drink like hell
We’ll drink strong ale and porter(4) and we’ll make the rafters roar(5)
And when our money is all spent,
we’ll go to sea once more (fine girl you are)
TRADUZIONE CATTIA SALTO
I
Addio a te mia amata Dina,
mille volte addio,
perchè stiamo andando via
dalla Terra Santa (1) e dalle donne che tutti noi amiamo davvero,
e solcheremo i mari,
ma di certo ritorneremo,
per vedere (2) di nuovo le donne che amiamo e la Terra Santa ancora una volta (che bella ragazza sei)
CORO
Sei la ragazza che adoro
e ancora vivo nella speranza di vederti Terra Santa ancora una volta
(che bella ragazza sei)

II
E ora la tempesta infuria
e siamo lontani dalla riva
e la vecchia cara nave è sballottata
e il sartiame è tutto strappato
e nel profondo del mio cuore
credo che tu sai la ragazza che amo, perchè viviamo con la speranza (3) di vedere la Terra Santa ancora una volta (che bella ragazza sei)
III
E ora la tempesta è passata
e siamo sani e salvi
andremo in una taverna
per sederci e bere come dannati
berremo birra forte e porter (4)
e faremo tremare il tetto (5).
E quando il denaro sarà tutto speso, andremo per mare ancora una volta (che bella ragazza sei)

NOTE
1) forse un quartiere a luci rosse della città (non necessariamente denominato così) perchè nei dizionari è riportato come slang proprio del XVIII secolo.
2) nella versione dei The High King è scritto to see
3) nella versione dei The High King è scritto And still I live in hopes
4) porter è il nome proprio del settecento con cui gli irlandesi identificavano la birra scura; oggi si dice stout
5) l’espressione “scuotere il tetto” si riferisce al far traballare le travi del soffitto con cui erano puntellati i solai delle locande di una volta; è un po’ equivalente all’espressione idiomatica italiana “scuotere le fondamenta” nel senso di fare molto rumore

VERSIONE GALLESE: OLD SWANSEA TOWN ONCE MORE

“Old Swansea Town Once More” o più brevemente “Swansea Town” è la versione diffusa nel Galles, ed è stata raccolta nell’Hampshire nel 1905 da George Gardiner (cantata da William Randall di Hursley); anche se del testo esistono molte varianti, ecco la versione del tutto simile a quella irlandese: il protagonista si imbarca probabilmente su una baleniera e pensa con nostalgia alla ragazza lasciata a casa. Una dura vita quella dei pescatori di balene che stavano mesi in mare aperto in balia dei capricci del tempo, una vita dura e solitaria inframmezzata da colossali bevute una volta a terra.

ASCOLTA Storm Weather Shanty Choir in Cheer Up Me Lads! 2002 (per l’ascolto integrale su Spotify)


I(6)
Oh farewell to you sweet Nancy,
ten thousand times adieu;
I’m bound to cross the ocean, girl, once more to part from you.
Once more to part from you,
fine girl
(Chorus)
You’re the girl that I do adore.
But still I live in hopes to see
old Swansea(7) town once more.
II
Oh it’s now that I am out at sea,
and you are far behind;
Kind letters I will write to you
of the secrets of my mind.
III
Oh now the storm is rising,
I can see it coming on;
The night so dark as anything,
we cannot see the moon.
IV
Oh, it’s now the storm is over
and we are safe on shore,
We’ll drink strong drinks
and brandies too
to the girls that we adore;
To the girls that we adore, fine girls,
we’ll make this tavern roar(5),
And when our money is all gone,
we’ll go to sea for more.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Addio mia bella Nancy
diecimila volte addio;
devo andare per l’oceano,  ragazza,
e ancora una volta separarmi da te,
e ancora una volta separarmi da te
bella ragazza
CORO
Tu sei la ragazza che amo
e sempre vivo nella speranza di vederti vecchia Swansea(7) ancora una volta
II
Adesso che sono per mare
e tu sei rimasta indietro e lontana,
dolci lettere ti scriverò
sui miei pensieri più segreti
III
Adesso la tempesta si sta alzando
e la vedo in arrivo;
la notte buia come nient’altro,
non si riesce a vedere la luna.
IV
E ora che la tempesta è passata
e siamo sani e salvi a riva,
berremo roba forte
e anche brandy
alla salute delle ragazze che amiamo; alla salute delle ragazze che amiamo, bella ragazza, faremo tremare questa taverna (5), e quando il denaro  sarà tutto speso,
andremo per mare ancora una volta

NOTE
6) strofa alternativa
Oh the Lord, made the bees,
An’ the bees did make the honey,
But the Devil sent the woman for to rob us of our money.
An around Cape Horn we’ll go!
An when me money’s all spent ol’ gal,
We’ll round Cape Horn for more ol’ gal, ol’ gal!
(gal è un termine marinaresco al posto di girl)
7) Swansea è una città costiera del Galles meridionale

Per concludere l’ascolto è doveroso citare anche la versione al femminile di Mary Black che privilegia la venatura più intimista del testo accompagnandolo con una melodia più lenta

ASCOLTA Mary Black


I
Farewell my lovely Johnny,
a thousand times adieu
You are going away
from the holy ground(1)
And the ones that love you true
You will sail the salt seas over
And then return for sure
To see again the ones you love
And the holy ground once more
II
You’re on the salt sea sailing
And I am safe behind
Fond letters I will write to you
The secrets of my mind
And the secrets of my mind, my love
You’re the one that I adore
Still I live in hopes you’ll see
The holy ground once more
III
I see the storm a risin’
And it’s coming quick and soon
And the night’s so dark and cloudy
You can scarcely see the moon
And the secrets of my mind, my love
You’re the one that I adore
And still I live in hopes you’ll see
The holy ground once more
IV
But now the storms are over
And you are safe and well
We will go into a public house
And we’ll sit and drink our fill
We will drink strong ale and porter
And we’ll make the rafters roar(5)
And when our money it is all spent
You’ll go to sea once more
You’re the one that I adore
And still I live in hopes that you’ll see
The holy ground once more
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Addio mio amato Johnny
diecimila volte addio;
devi andare per l’oceano,
dalla Terra santa (1)
il ragazzo che amo veramente
navigherai per il mare salato
e poi ritornerai di certo
per rivedere ancora colei che ami
e la Terra santa  ancora una volta
II
Sei a navigare per mare
e  io sonoi rimasta indietro al sicuro
dolci lettere ti scriverò
sui miei pensieri più segreti
sui miei pensieri più segreti
sei colui che amo
così vivo con la speranza che tu rivedrai
la Terra santa ancora una volta
III
Vedo  la tempesta che si sta alzando
ed è in arrivo rapidamente
la notte così buia e nuvolosa
che si riesce a mala pena a vedere la luna, e i miei pensieri più segreti, amore mio, tu sei colui che amo
e ancora vivo nella speranza che tu vedrai la terra santa ancora una volta
IV
E ora la tempesta è passata
e sei sano e salvo
andremo in una taverna
per sederci e bere come dannati
berremo birra forte e porter
e faremo tremare il tetto (5).
E quando il denaro sarà tutto speso,
andrai per mare ancora una volta
sei colui che amo
e ancora vivo nella speranza che tu vedrai la Terra santa ancora una volta

continua

FONTI
http://www.joe-offer.com/folkinfo/forum/1137.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=116846
http://brethrencoast.com/shanty/Old_Swansea_Town.html

(Cattia Salto marzo 2014, revisionato giugno 2016)

VAN DIEMEN’S LAND: LA TERRA DEL DIAVOLO

La produzione di ballate ottocentesche che hanno come tema la deportazione in Australia è ricorrente per tutto il secolo.
Botany Bay, Moreton Bay, Van Diemen’s Land, Port Phillis, Port Arthur, Macquarie Harbour, e Norfolk Island sono tristi nomi che ricorrono nelle ballate sulle deportazioni in cui si mescolarono realtà a fantasia tese a formare l’opinione e le aspettative dell’uomo comune su quelle terre.

VAN DIEMEN’S LAND SEA SHANTY

La canzone è intitolata anche “The Gallant Poachers” o “Young Henry the Poacher” e compare stampata su molti broadsides per tutto l’Ottocento a testimonianza della sua grande popolarità in Gran Bretagna e Irlanda. Era conosciuta anche nelle Americhe e nel repertorio delle canzoni dei marinai. Ovviamente si ritrovano molte versione testuali (per un analisi più puntuale delle varianti testuali vedi) ma anche melodie molto diverse tra loro. (prima parte qui)

ASCOLTA Archie Fisher 1969.

Il testo è quasi identico a quello di Stan Hugill come pubblicato nel suo “Shanties from the Seven Seas” che così scrive in merito: “Still in the realms of convict ships and transportation, we have next the old forebitter often used as a capstan song, The Banks of Newf’n’land. Its convict connection is the fact that it was really a parody of an older forebitter, itself originally a shore ballad called Van Diemen’s Land, a song often sung in Liverpool and as a forebitter often heard in Liverpool ships. A note attached to the record The Singing Sailor states that “Versions can still be heard in Scotland and Ireland, but it is in Liverpool and Salford (Lancs.) that the song lives most vigorously”. It tells of the sufferings of poachers transported to Van Diemen’s Land.”


I
Ye rambling boys of Liverpool,
I’ll have ye to beware,
‘Tis when ye go a-hunting wid yer dog, yer gun, yer snarea,
Watch out for the game-keepers, keep your dog at your command
Just think on all them hardships, goin’ to Van Diemen’s Land (1).
II
We had two Irish lads on board, Jimmy Murphy an’ Paddy Malone,
And they were both the stoutest friends that ever a man could own.
But the gamekeeper he’d caught them, and from ol’ England’s strand
They were seven years (2) transported for to plough Van Diemen’s Land.
III
We had on board a lady fair, Bridget Reilly wuz her name,
An’ she wuz sent from Liverpool for a-playin’ of the game(3).
Our captain fell in love wid her and he married her out of hand,
And she gave us all good usage, boys, goin’ to Van Diemen’s Land.
IV
The moment that we landed there, upon that fatal shore,
The planters they inspected us, some fifty score or more,
Then they marched us off like hosses, an’ they sold us out of hand,
They yoked us to the plough (4), me boys, for to plough Van Diemen’s Land.
V
As I lay in me bunk one night, a dreamin’ all alone,
I dreamt I wuz in Liverpool, ‘way back in Marybone (5),
Wid me own true love beside me, an’ a jug o’ ale in me hand
Then awoke so broken-hearted, lyin’ on Van Diemen’s Land.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Voi, ragazzi vagabondi di Liverpool,
dovrò avvisarvi di stare attenti,
quando andate a caccia con il vostro cane, pistola e trappola,
state attenti ai guardiacaccia,
tenete il vostro cane a bada,
pensate ai tutti quelli che se la passano male nella Terra di Van Diemen
II
Avevamo due ragazzi irlandesi a bordo Jimmy Murphy e Paddy Malone, ed erano entrambi i più robusti amici che un uomo potesse mai avere,
ma il guardiacaccia li aveva catturati e dalle spiagge della vecchia Inghilterra sono stati trasportati ad arare la terra di Van Diemen per sette anni (2).
III
Avevamo a bordo una bella donna Bridget Reilly si chiamava
e lei fu spedita da Liverpool per aver rivenduto la selvaggina (3).
Il nostro capitano si innamorò di lei e la sposò immediatamente
e lei ci trattò tutti bene mentre andavamo nella Terra di Van Diemen
IV
Quando siamo scesi là,
su quella spiaggia fatale,
i coloni ci hanno ispezionato, dovevano essere una cinquantina o più,
poi ci hanno fatto mettere in marcia come cavalli e ci hanno venduto su due piedi e ci hanno aggiogato all’aratro (4), ragazzi, per arare la Terra di Van Diemen
V
Una notte, mentre stavo nella mia branda e dormivo tutto solo,
ho sognato di essere a Liverpool, nel lontano Marybone (5)
con il mio vero amore accanto e una brocca di birra in mano.
Allora mi svegliai con il cuore spezzato là nella Terra di Van Diemen

NOTE
1) La Terra di Van Diemen (da Anthony van Diemen, governatore generale della Indie Orientali Olandesi tra il 1636 e il1645) oggi è chiamata Tasmania, la grande isola dell’Australia famosa per essere stata una colonia penale inglese dal 1800 al 1856.
2) in altre versioni gli anni diventano 14
3) “Play the Game” vuol dire prendersi dei rischi, non seguire le regole; in senso lato “the game” si riferisce alla prostituzione, anche se storicamente le donne erano deportate per lo più per piccoli furti (Black Velvet Band vedi) ma non per prostituzione. Alcuni ipotizzano che la frase in origine fosse “selling of the game” e quindi che la donna avesse venduto la selvaggina illecitamente catturata dai bracconieri … C’è anche da dire che l’autore della frase volesse comunque riferirsi al mestiere della prostituzione incurante del dato storico. Anche il verso finale della strofa potrebbe allude ad un trattamento particolare..
4) usati come bestie da soma
5) quartiere popolare di Liverpool

LA VERSIONE IRLANDESE

La versione irlandese abbina spesso la melodia “Star of the county Down”
ASCOLTA
Barbara Dickson (rock e uno spruzzo di digeridoo)


I
Come all you gallant poachers,
that ramble void of care,
that walk out on a moonlight night
with your dog, your gun and snare.
the harmless hare and pheasant
you have at your command,
never thinkin’ of your last career
up on Van Dieman’s land.
II
Poor Jackie Brown from Nenagh town, Jack Murphy and poor Joe
Were three determined poachers
as the country well does know,
By the keepers of the land, my boys, one night they were trepanned(1)
And for fourteen years transported unto Van Dieman’s Land.
III
The first day that we landed
upon that fatal shore
The planters came around us, there might be twenty-score
They ranked us off like horses,
and they sold us out of hand
And they yoked us to the plough, brave boys, to plough Van Dieman’s Land.
IV
The cottages we live in
are built with sods of clay
We have rotten straw for bedding
but we dare not say nay
Our cots we fence with firing
and slumber when we can
To keep the wolves and tigers
from us in Van Dieman’s Land.
V
Oft times when I do slumber
I have a pleasant dream
With my sweet girl sitting near me close to a purling stream
I am roaming through old Ireland
with my true love by the hand
But awaken broken-hearted
upon Van Dieman’s Land.
VI
Oh if I had a thousand pounds
all laid out in my hand
I’d give it all for liberty
if that I could command
Again to Ireland I’d return
and be a happy man
And bid adieu to poaching
and to Van Dieman’s Land.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Venite voi tutti giovani bracconieri che andate in giro senza prestare attenzione,
e al chiaro di luna camminate
con il vostro cane, pistola e trappola,
la lepre innocua e il fagiano
sono ai vostri piedi
e mai pensereste di finire la carriera nella Terra di Van Diemen
II
Il povero Jack Brown della città di Nenagh, Jack Murphy e il povero Joe
erano tre bracconieri decisi come tutti sanno,
dai guardiacaccia, ragazzi miei,
una notte sono stati intrappolati (1)
e deportati nella Terra di Van Diemen per quattordici anni.
III
Il primo giorno che siamo sbarcati su quella spiaggia fatale,
i coloni ci sono venuti incontro, dovevano essere una ventina
ci hanno fatto mettere in marcia come cavalli e ci hanno venduto su due piedi
e ci hanno aggiogato all’aratro, bravi ragazzi,
per arare la Terra di Van Diemen
IV
Le capanne in cui viviamo
sono costruite con zolle d’argilla,
abbiamo paglia marcia come letto,
ma non osiamo lamentarci,
le baracche le proteggiamo con il fuoco
e dormiamo per quanto possibile,
per nasconderci dai lupi e le tigri nella Terra di Van Diemen
V
Ci sono momenti nel dormiveglia che faccio un bel sogno
con la mia fidanzata seduta accanto a me nei pressi di un ruscello gorgogliante, a zonzo per la vecchia Irlanda, con la mia innamorata per mano, ma mi sveglio con il cuore spezzato sulla Terra di Van Diemen
VI
Se avessi mille sterline
in mano
le darei tutte per la libertà
se potessi di nuovo in Irlanda mi piacerebbe tornare
per essere un uomo felice
darei l’addio al bracconaggio
e alla Terra di Van Diemen.

NOTE
1) La parola trepan vuole dire sia trapano e forare che intercettare, accalappiare

Mi resta solo da citare la versione degli U2 il cui testo non è tradizionale ma è stato scritto dal chitarrista David Howell Evans (The Edge): “La canzone è l’unica interamente scritta (ed eseguita) da “The Edge” nello storico album degli U2 Rattle and Hum del 1988. Ha un’origine ben precisa: The Edge la scrisse ispirandosi alla vicenda del poeta “feniano” irlandese John Boyle O’Reilly (1844-1890), che fu deportato in Australia a causa delle sue poesie. La “Terra di Van Diemen” nominata nella canzone è l’odierna isola di Tasmania; in realtà Boyle O’Reilly non vi fu deportato (lo fu, invece, in Australia occidentale), ma il titolo della canzone di The Edge risente dell’esistenza di un’antica ballata popolare irlandese recante lo stesso esatto titolo (Van Diemen’s Land). Continua da antiwarsong.org con video, testo e traduzione.

FONTI
http://www.mustrad.org.uk/articles/bbals_22.htm
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/vandiemensland.html
http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/henrythepoacher.html
http://www.contemplator.com/england/vland.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=45139&lang=it
http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=2056581&langid=14
http://www.founders-storylines.com/accessible/index.php/
storyline/id/thepoacher/lifeline/description

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=34061

(Cattia Salto febbraio 2014)

PADDY WORKS ON THE RAILWAY

Una sea shanty che è anche una canzone politica di denuncia sociale condita da un humor caustico tipicamente irish.
Dal giornale di bordo del vascello “Young America,” tratta Londra-Moreton Bay, 1864, riportato in C. Fox Smith, “Sailor Town Days” (Methuen, 1923): “We might mention as peculiar amongst the other strange songs that we nightly hear, one which we think must be called ‘Pat’s Apprenticeship,’ as it goes through the history of a number of years during which ‘Poor Paddy works on the railway.’ What becomes of him eventually we have not yet been able to discover, but we suppose that the line is not yet finished.”

POOR PADDY

Paddy è il nome generico con cui si indica un emigrante irlandese e proprio gli operai irlandesi furono tra gli artefici della rete ferroviaria della Gran Bretagna e dell’America. La maggior parte di loro erano ex navvies (manovali sterratori per scavare i canali navigabili) e il termine è rimasto per estensione a identificare i manovali che costruirono le linee ferroviarie. (continua)

BRITISH RAILWAY

La canzone conta 7 anni di lavoro in Inghilterra a partire dal 1841, l’inizio della diaspora irlandese: dalla costa Nord-Est e la città  portuale di Hartlepool il protagonista si sposta a  Ovest fino alla città ferroviaria di Crewe  (all’epoca appena un villaggio di 70 abitanti), nel 1834 si sposta di nuovo a  Est per lavorare con la nuova compagnia ferroviaria appena fondata, la Leeds and Selby railway e l’anno  successivo ancora ad Ovest a Liverpool, eppure la pancia di Paddy è sempre vuota e  lui è sempre più stanco di andare a lavorare nel cantiere ferroviario e vede come unica soluzione il suicidio!

ASCOLTA The Dubliners la loro versione ampiamente ripresa dai gruppi  irlandesi, e più in generali dai gruppi folk in Inghilterra, aggiunge un  ritornello.

VERSIONE DUBLINERS
I
In eighteen hundred and forty one
me corduroy britches I put on me corduroy britches I put on
to work upon the railway,  the railway, I’m weary of the railway,
poor Paddy works on the  railway.
II
In eighteen hundred and forty two from Hartlepool I moved to  Crewe Found meself a job to do
working on the railway.
Chorus:
I was wearing corduroy  britches, diggin’ ditches, pullin’ switches, dodgin’ hitches I was working on the  railway.
III
In eighteen hundred and forty three
I broke me shovel across me knee,
And I went to work with a  company
on the Leeds and Selby  railway.
IV
In eighteen hundred and forty four
I landed on the Liverpool  shore
Me belly was empty, me  hands were raw with workin’ on the  railway, the railway. I’m weary of the railway, poor Paddy works on the  railway.
V
In eighteen hundred and forty five
when Daniel O’Connell he was alive
When Daniel O’Connell he was alive and working on the railway.
VI
In eighteen hundred and forty six
I changed me trade from  carryin’ bricks changed me trade from carryin’ bricks to working on the railway.
VII
In eighteen hundred and forty seven,
poor Paddy was thinkin’ of  goin’ to heaven
Poor Faddy was thinkin’ a  goin’ to heaven to work upon the railway,  the railway I’m weary of the railway poor Paddy works on the  railway.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Nel 1841
mi misi i pantaloni di velluto (1),
mi misi i pantaloni di velluto
per lavorare per la ferrovia, la ferrovia, sono stanco della ferrovia,
il povero Paddy lavora sulla ferrovia.
II
Nel 1842
da Hartlepool andai a Crewe
per trovare un lavoro
e lavorare sulla ferrovia
Ritornello:
Indossavo pantaloni di velluto,
scavavo fossi, tiravo carriole, schivavo colpi (2), lavoravo sulla ferrovia.

III
Nel 1843
mi ruppi il badile sul ginocchio
e andai a lavorare in una compagnia,
la “Leeds and Selby railway”.
IV
Nel 1844
sbarcai sulla spiaggia di Liverpool
la pancia era vuota, le mani erano indurite dal lavoro sulla ferrovia, la ferrovia, sono stanco della ferrovia,
il povero Paddy lavora sulla ferrovia.
V
Nel 1845
quando Daniel O’Connell (3) era
vivo, quando Daniel O’Connell era vivo
e lavorava sulla ferrovia
VI
Nel 1846
cambiai lavoro per portare traversine (4), cambiai il mio lavoro per portare traversine
lavorando sulla ferrovia.
VII
Nel 1847,
il povero Paddy pensava di andare in paradiso,
il povero Paddy pensava di andare in paradiso per lavorare in ferrovia (5),
la ferrovia sono stanco della ferrovia,
il povero Paddy lavora sulla ferrovia.

NOTA
1) corduroy= velluto a coste
2) il lavoro iniziale del nostro Paddy era quello di sterratore, con piccone, badile e cesta: gli spalatori eseguivano gli scavi e scaricavano le carriole di materiale sulla massicciata sotto le precise indicazioni del caposquadra. Il lavoro era anche rischioso a causa dei molti incidenti che potevano portare a gravi mutilazioni e alla morte (le procedure di sicurezza erano praticamente inesistenti). Sono un po’ perplessa nella traduzione di “switches” che tecnicamente significa deviatore può essere quindi sia un interruttore che uno scambio ferroviario. Nel contesto però a me sembra più riferito al lavoro dello sterratore e quindi mi immagino un carretto o una carriola per trasportare terra e pietrame per la massicciata
3) Daniel O’Connell (1775-1847) era un uomo politico irlandese,  nonché avvocato che  diede vita alla Repeal Association per l’abolizione dell’Atto d’Unione (tra  il Regno d’Irlanda e il Regno di Gran Bretagna). In particolare nel 1843 fu  imprigionato e liberato solo l’anno successivo per aver tenuto una serie di  comizi (seguiti da un folto pubblico) nei quali auspicava l’autogoverno  dell’Irlanda. Ovviamente non ha mai lavorato nei cantieri ferroviari, ma era uno dalla parte dei lavoratori.
4) non credo sia da tradurre come mattone, piuttosto come traversina; un gruppo di lavoratori era infatti addetto alla posa dei binari, le traversine di legno e le rotaie in ferro.
5) il paradiso è la “ricompensa” per il giusto, o un luogo in cui per l’eternità si continua a portare la propria pena?

AMERICAN RAILWAY

Una sorte infame quella degli immigrati irlandesi (e italiani) che lavoravano nella costruzione della ferrovia americana: gente che aveva come sola risorsa la forza delle braccia, ancora più infame per i milioni di lavoratori cinesi, spesso cooptati forzosamente e trattati in modo disumano, reietti e disprezzati più dei neri stessi (consiglio di leggere “Il cinese” dello svedese Mankell Henning che è si un thriller, ma nella trama storica si riallaccia a vicende iniziate proprio negli stessi anni della nostra canzone durante la costruzione delle ferrovie americane).

irish workers railway

I NUOVI SCHIAVI

Gli uomini vivevano in baracche o tendopoli rigorosamente suddivise per etnie e costruite man mano lungo la linea ferroviaria, costretti quasi all’isolamento, vessati da capi e capetti che facevano la cresta sui pasti e sulle forniture. Dalla paga infatti si dovevano detrarre il costo del pernottamento e del cibo, nonché dei pochi extra che potevano permettersi (spesi per lo più nel bere, ma anche per il gioco d’azzardo e le donnine). Così nonostante la paga fosse alta rispetto ad esempio a quella dei lavoratori delle fabbriche, spesso a fine stagione il manovale era indebitato con la compagnia e doveva restare ancora per l’anno successivo. Questo lavoro perciò finiva per abbrutire un uomo, sfinito dalla fatica e incupito da una vita priva d’affetti e di prospettive.
I lavoratori morivano a migliaia oltre che per gli incidenti sul lavoro (compresi gli assalti degli Indiani), anche per le precarie condizioni igienico-sanitarie, colpiti dalle malattie genericamente indicate come febbri (colera, vaiolo, dissenteria, tifo) e sepolti in tombe senza nome lungo la pista.

IL CIMITERO DI FUNK

navvies-crocePer un caso fortuito nel cimitero di Funk, Illinois vennero sepolti una cinquantina di lavoratori irlandesi deceduti negli anni 1850 mentre lavoravano alla costruzione della Chicago & Alton Railroad; nel 2000 presso la fossa comune è stata retta una croce celtica con la seguente iscrizione “This Celtic cross honors the memory of more than 50 souls buried here  about 1853.   Their names are known but to God. These immigrants from Ireland were driven   from their home by famine. They lie buried here in anonymity, far from the  old   homes of the heart, but forever short of the new homes of their hopes.   They arrived sick and penniless, and took hard and dangerous jobs   building the Chicago & Alton Railroad. Their sacrifices made it   possible to develop the riches of the land we enjoy today.”
Un quadro dettagliato qui

LA VERSIONE AMERICANA

La canzone ripresa dagli emigrati irlandesi in America presenta una grande varietà di strofe abbinate ad un ritornello non-sense cantato sulla melodia di Johnny I hardly knew ye (Pete Seeger in American Favorite Ballads per la Smithsonian Center for Folklife and Cultural Heritage vedi)

Nella versione meno pessimista, il nostro Paddy riesce a fare fortuna con l’oro della California.

ASCOLTA the Wolfe Tones nell’album Across the Broad Atlantic 1976


Chorus
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
To work upon the railway
I
In eighteen hundred and forty-one
My corduroy breeches I put on
My corduroy breeches I put on
To work upon the railway,
II
In eighteen hundred and forty-two
I left the old one for the new
That’s such a love to plot me to
To work upon the railway,
III
In eighteen hundred and forty-three
We hit Chicago what a spree
The devil got a hold of me
To work on the railway
IV
In eighteen hundred and forty-four
I landed on the Columbia shore,
I had a pick-ax and nothing more.
To work on the railway
V
In eighteen hundred and  forty five
When Dan O’Connelly was alive,
I worked in a railway hive
To work upon the railway
VI
In eighteen hundred and forty-six
I’d a pain in me ass from carrying bricks
With your hammers a nails and shovels an picks
A working on the railway
VII
It’s Paddy do this an Paddy do that
With bills of stock and our cravat
And nothing but an old silk hat
We’re working on the railway,
VIII
In eighteen hundred and forty-eight
Me hands did bristle and me belly did ache
We hired a boat and made a stake
From working on the railway,
IX
In eighteen hundred and forty-nine
The California hills looked prime
We found some gold and left behind
From working on the railway,
TRADUZIONE di Cattia Salto
Chorus
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
lavorare per la ferrovia

I
Nel 1841
i pantaloni di velluto misi su,
i pantaloni di velluto misi  su,
per lavorare per la ferrovia.
II
Nel 1842
lascia il Vecchio Mondo per il Nuovo,
e l’amore tramò contro di me
per lavorare per la ferrovia.
III
Nel 1843
ce la spassammo a Chicago
a ubriacarci
e il diavolo s’impossessò di me
per lavorare sulla ferrovia.
IV
Nel 1844
sbarcai sulla riva di Columbia
avevo un piccone e nient’altro
per lavorare sulla ferrovia.
V
Nel 1845
quando Daniel O’Connell (3) era
vivo, lavoravo in un cantiere ferroviario
per lavorare sulla ferrovia.
VI
Nel 1845
mi davo da fare (6) per trasportare traversine
con martelli e chiodi e badili e picconi
per lavorare sulla ferrovia.
VII
E “Pat fa questo” e “Pat dai quello”,
senza calze e cravatta,
nient’altro che un vecchio cilindro,
per lavorare sulla ferrovia.
VIII
Nel 1848
le miei mani a pezzi e la mia pancia dolorante
noleggiamo una barca e facemmo da apripista (7)
per lavorare sulla ferrovia.
XI
Nel 1849
le colline della California diventarono il numero uno
trovammo l’oro e ci lasciammo alle spalle il lavoro sulla ferrovia

NOTE
6) l’espressione è un po’ più colorita in italiano potrebbe essere “mi rodevo il culo”
7) lavorava su una nave a rimorchio?

ASCOLTA
The Weavers

ASCOLTA Matthew Sabatella in Ballad of America vol 1


Chorus
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
To work upon the railway

I
In eighteen hundred and forty-one
I put me cord’roy breeches on
I put me cord’roy breeches on
To work upon the railway.
II
In eighteen hundred and forty-two
I left the Old World for the new
Bad cess to the luck that brought me through
To  work upon the railway
III
In eighteen hundred and forty-three ‘Twas then I met Miss Biddy MacGhee
And an illygant wife she’s been to me
While workin’ on the railway
IV
When we left Ireland to come here
And spend our latter days in cheer
Our bosses, they did drink strong beer
And Pat worked on the railway
V
It’s “Pat do this” and “Pat do that”   Without a stocking or cravat
And nothing but an old straw hat   While Pat works on the railroad
VI
In eighteen hudnred and forty-six The gang pelted  me with stones and brick.
Oh I was in a hell of a fix
While working  on the railroad.
VII
In eighteen hundred and forty seven
Sweet Biddy MacGhee, she went to heaven
If she left one child, she left seven   To work upon the railway
TRADUZIONE di Cattia Salto
Chorus
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
Fil-i-me-oo-ree-eye-ri-ay
lavorare per la ferrovia

I
Nel 1841
i pantaloni di velluto misi su,
i pantaloni di velluto misi  su,
per lavorare per la ferrovia.
II
Nel 1842
lascia il Vecchio Mondo per il Nuovo,
la mala sorte (8)
mi portò
a lavorare per la ferrovia.
III
Nel 1843
fu allora che incontrai Biddy
MacGheee
una compagna è stata per me
mentre lavoravo sulla ferrovia.
IV
Quando lasciammo l’Irlanda per venire qui
e trascorrere gli ultimi giorni in  allegria,
i nostri capi, ci davano birra forte
e Pat lavorava sulla ferrovia.
V
E “Pat fa questo” e “Pat dai quello”,
senza calze e cravatta,
nient’altro che un cappellaccio di paglia,
mentre Pat  lavora sulla ferrovia.
VI
Nel 1846
la squadra mi bersagliò con pietre e mattoni
ero in un pasticcio infernale
mentre lavoravo sulla ferrovia
VII
Nel 1847
la cara Biddy MacGhee  andò in paradiso,
se lasciò dei figli, ne lasciò sette
a lavorare per la ferrovia.

NOTE
8) bad cess è un’espressione irlandese (qui)

FONTI
http://www.irishmusicdaily.com/poor-paddy-works-on-the-railway
http://ingeb.org/songs/oineight.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/515.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/forum/814.html
http://www.deadirishblues.com/song/0
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=79368
http://en.wikisource.org/wiki/Page:The_Clipper_Ship_Era.djvu/152
http://history.wiltshire.gov.uk/community/getfolk_print.php?id=425
http://www.grandefrontiera.it/index.php/2016-02-05-16-28-10/1865/19-timeline

THE SWEET TRINITY CHILD BALLAD

Una sea ballad molto popolare nel circuito folk anglo-americano conosciuta con vari titoli (“The Sweet Trinity”, “The Golden Vanity”, “The Golden Willow Tree”) appare in stampa in un foglio volante (broadside) nel 1635 con il titolo di Sir Walter Raleigh Sailing In The Lowlands. (vedi). Il professor Child la riporta in tre versioni (Child ballad #286)

IL CORSARO FAVORITO DA ELISABETTA I

E’ Samuel Pepys a collegare la ballata al vascello di Sir Walter Raleigh “The Sweet Trinity”.

impersonato dall’attore Clive Owen nel film “Queen Elizabeth: the Golden Age” da notare la somiglianza con il ritratto alla National Gallery di Londra
Sir Walter Raleigh National Gallery (Londra)

Sir Walter Raleigh (1552-1618) navigatore, corsaro e poeta inglese, ottenne dalla regina Elisabetta I titoli nobiliari e privilegi soprattutto sulle terre conquistate nelle Americhe. Una sintesi biografica che ci rende l’idea del personaggio è di Stefania Maffeo (vedi) “Walter Raleigh dopo aver combattuto in Francia per la causa ugonotta (1569-1576), nel 1578 si dedicò alla carriera marinaresca, con il fratellastro Sir Humphrey Gilbert, compiendo un primo viaggio a Terranova. Nel 1580 si mise al servizio di Robert Dudley, conte di Leicester, e combatté in Irlanda; divenuto il favorito della regina Elisabetta I, ebbe in dono lucrosi monopoli commerciali e vasti domini in Inghilterra ed in Irlanda. Nel 1584 finanziò un viaggio d’esplorazione lungo le coste dell’America Settentrionale, tra la Florida e Carolina del Nord, assegnando il nome di “Virginia” (in onore d’Elisabetta I detta “la Regina vergine”) ad un vasto territorio; seguì, nel 1585-1587, un tentativo di colonizzazione (sbarco nell’isola di Roanoke), ma senza successo. Sostituito nel 1587 dal rivale conte d’Essex nel favore della regina, fu imprigionato nel 1592, per aver sedotto un’ancella di questa, che sposò. Nel 1595, riprese l’attività marinara ed esplorò le coste dell’America Meridionale, sperando di scoprire il favoloso Eldorado; quindi partecipò alla presa di Cadice (1596); nel 1601 partecipò alla repressione della ribellione del conte d’Essex, presenziando come capitano della guardia alla sua esecuzione.
L’epoca dei grandi corsari inglesi si concluse con la morte della regina Elisabetta nel 1603. Il suo successore, Giacomo I, era re pacifico, fece pace con la Spagna e lasciò decadere la flotta: la conseguenza fu che un gran numero di marinai rimase senza occupazione e che la gioventù intraprendente, già avviata verso le avventure della corda, si trovò delusa e scontenta. Nessuna meraviglia se il regno di Giacomo I segna ad un tempo la decadenza della guerra corsa ed il rinascere della pirateria in Inghilterra. All’avvento di Giacomo I Raleigh fu imprigionato (luglio 1603) sotto l’accusa, infondata, di avere complottato contro di lui; processato nel novembre, fu condannato a morte, ma la sentenza non fu eseguita e rimase prigioniero nella torre di Londra fino al marzo 1616, liberato purché comandasse una spedizione nella Guiana, alla ricerca di una miniera d’oro, senza venire a conflitto con i coloni spagnoli. Salpò nel marzo 1617 raggiungendo in dicembre la foce dell’Orinoco, ma l’oro non fu trovato ed i suoi uomini si scontrarono con gli spagnoli; per questo al suo ritorno Giacomo I, secondo l’impegno preso con l’ambasciatore spagnolo Gondomar, ed in base alla sentenza del 1603, lo condannò alla pena capitale. Fra i suoi scritti, oltre a numerose poesie, si ricordano la descrizione della Guiana ed una storia del mondo, rimasta incompiuta; a lui si deve la coltivazione del tabacco in Inghilterra, e, secondo alcuni, quella della patata.

Ottima biografia anche qui

Sir Walter Raleigh non è mai stato un personaggio popolare, ed era considerato arrogante, egoista, dall’atteggiamento tipico del parvenu, così viene ridicolizzato (e con lui tutta la nobiltà)  in questa ballata in cui si narra un evento rocambolesco quanto improbabile.

SWEET TRINITY O GOLDEN VANITY?

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nella ballata Sir Raleigh allestisce una nave, la Sweet Trinity per salpare verso il Mare dei Caraibi e qui incrocia un galeone francese (diventato poi nelle versioni successive un più generico “false gallaly“).

Il nome della nave cambia a seconda delle località in cui si è diffusa la canzone e diventa:
The Golden Silveree (North Carolina)
The Golden (green) Willow Tree o The Mar[r]y Golden Tree (Kentucky, Minnesota, Arkansas)
The Silver Family
The Bold Trinitee (Virginia)
The Sweet Kumadie (Aberdeenshire)
così come cambiano la nazionalità del nemico (tra le più gettonate quella spagnola e turca -i pirati barbareschi) e il nome della sua nave.

Sembra la fine per l’equipaggio ma il mozzo, in cambio di molto denaro e la mano della figlia del capitano, si offre di salvare la nave.
Così, armato di un coltello affilato e una buona dose di coraggio, il ragazzo si butta in mare e fa alcuni buchi nello scafo del galeone nemico fino a farlo affondare come un sasso.

I DIVERSI FINALI

In “The Golden Vanity” illustrato da Pamela Colman Smith 1899

Nel tempo il finale della ballata varia: nella prima versione il capitano è disposto a ricompensare il mozzo con l’oro promesso, ma non di dargli la figlia in moglie (non sia mai che il suo nome si imparenti con un semplice mozzo!): la fine del ragazzo non è chiara, anche se è presumibile che si rituffi in mare per lasciarsi annegare.
La maggior parte delle versioni però la fanno classificare come murder ballad perchè il mozzo per ordine del capitano, non viene ripreso a bordo ed è lasciato affogare.
In una versione più tarda il coraggioso ragazzo viene issato a bordo ma muore stremato poco dopo. L’equipaggio lo seppellisce in mare con tutti gli onori. In pochissime versioni c’è il lieto fine con il marinaio coraggioso che viene premiato perlomeno con il denaro.

Ci sono moltissime versioni testuali (Bronson ne ha contate più di un centinaio) abbinate anche a diverse melodie e non è semplice una classificazione.

LE VERSIONI

Mountain ballad style: Sinking in the Lonesome sea (The Merry Golden Tree) vedi
ancora una versione americana:The Turkish Reverie 
La versione scozzese: The Sweet Kumadee
La versione inglese: The Golden Vanity 

FONTI
http://latinamericanhistory.about.com/od/latinamericatheconquest/p/Sir-Walter-Raleigh.htm
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch286.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_286
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/
http://singout.org/2015/03/30/golden-vanity/2/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C286.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49885
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11747
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thegoldenvanity.html

http://www.shanty.org.uk/archive_songs/golden-vanity.html
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1234.html
http://mysongbook.de/msb/songs/g/goldenva.html

LOWLANDS AWAY

“Lowland away” è un canto marinaresco (sea shanty) che si è ritenuto influenzato da una ballata tradizionale (alcuni ipotizzano del Border inglese per quelle Lowlands sia nel versante scozzese che inglese) ed è datato molto genericamente al XVII secolo. Ma il collegamento sembra essere più una “ricostruzione” letteraria di fine ottocento! (per i dettagli vedere qui ). E’ più probabile, dalle testimonianza rese sul campo, che il brano sia nato nell’ambito della cultura americana e afro-americana.

PRIMA VERSIONE: IL LAMENT DELLA SIRENA

mermaid-drowned-sailorLa donna sogna il suo marinaio, ma lo vede come un annegato, così lei si taglia i capelli e porta il lutto per la sua morte. Sebbene non sia espressamente citata l’immagine rievoca l’abbraccio fatale di una sirena!

Il canto è stato reso come una ballata dal ritmo fluido come il respiro, per dirla con le parole di W.L. Alden the song is the sighing of the wind and the throbbing of the restless ocean translated into melody” .. sospiro del vento e onde dell’oceano.

La versione dal film “Moby Dick” cantata da Ali Darragh



ASCOLTA
Rufus Wainwright & Kate McGarrigle in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs & chanteys, ANTI 2006

ASCOLTA Anne Briggs


I dreamed a dream the other night,
Lowlands, lowlands away, my John(1),
I dreamed a dream the other night,
My lowlands away.
I dreamed I saw my own true love,
I dreamed I saw my own true love,
He was green and wet with weeds so cold,
He was green and wet with weeds so cold,
I’ll cut away my bonny hair,
For no other man shall think me fair,
For my love lies drowned in the windy lowlands,
For my love lies drowned in the windy lowlands(2)/span>
traduzione italiano di Cattia Salto
Ho fatto un sogno l’altra notte
Lowlands, Lowands lontane, mio John(1)
Ho fatto un sogno l’altra notte
mie Lowlands lontane
Ho sognato di vedere il mio amore,
Ho sognato di vedere il mio amore
era verde e bagnato con alghe tanto fredde.
era verde e bagnato con alghe tanto fredde.
Ho tagliato i miei bei capelli
per nessun altro uomo mi farò bella perchè il mio amore giace annegato nelle pianure ventose.(2)

NOTE
1) la ciurma si una nave mercantile era detta in modo gergale “the Johns”, così in questo contesto my John può tradursi anche come “my lad”
2) nel Settecento-Ottocento con questo termine generico si indicavano le colonie olandesi, e più in generale molte terre e isole nelle Indie Occidentali, in questo contesto le terre basse diventano gli abissi del mare

SECONDA VERSIONE: IL LAMENT DEL MARINAIO

Qui è il marinaio a fare il sogno e vede la moglie vestita di bianco, ma il presagio è funesto perchè lei è morta.

ASCOLTA in una versione shanty dal film “Treasure Island” (inizia da 2:07)


VERSIONE in Stan Hugill
I
I dreamed a dream the other night,
(Ch: Lowlands, Lowlands away my John!)
I dreamed a dream the other night,
(Ch: Lowlands away!)
II
I dreamed my love came in my sleep,
Her eyes were wet, her eyes did weep.
III
She came to me as my best bride,
All dressed in white like some fair bride.
IV
An’ bravely in her bosom fair,
A red, red rose did my love wear.
V
She made no sound, no word she said,
An’ then I knew my love was dead.
VI
I bound the weeper round my head,
For now I knew my love was dead.
VII
An’ then awoke to hear the cry,
“Oh, watch on deck, oh, watch ahoy!”
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ho fatto un sogno l’altra notte
Lowlands, Lowands lontane, mio John
Ho fatto un sogno l’altra notte
Lowlands lontane
II
Ho sognato che il mio amore veniva nel sonno,
gli occhi umidi di pianto
III
Veniva come la mia diletta sposa,
tutta vestita in bianco come una bella sposa
IV
E sul bel petto con orgoglio
una rosa, una rosa rossa portava il mio amore
V
Non fece alcun rumore, non disse una parola e allora seppi che il mio amore era morto
VI
Ho legato il fazzoletto intorno alla testa,
perchè adesso so che il mio amore è morto.
VII
E quando mi sono alzato ho sentito un grido “Guarda sul ponte, guarda!”

LA VERSIONE BLUES

Detta anche “My Dollar and a Half a Day” è la versione testuale più propriamente riscontrata sul campo. Anche la melodia è da intendersi in versione decisamente blues: sono in molti infatti a propendere per le influenze dei canti africani nelle sea shanties e in particolare i lamenti degli schiavi negri.

ASCOLTA Hulton Clint

Lowlands,
Lowlands,
 Away my John,
Lowlands, away,
 I heard them say,
My dollar and half a day.
A dollar half a day is a black man’s pay.
I thought I heard the old man(1) say
Oh a white man’s pay  is rather high
a black man’s pay is rather low
A dollar and half a day is a man low pay
A dollar and half a day want pay my way
Five dollars a day is a hugest pay
Five dollars a day is a hugest pay
Watch are we all a-screwing crew
We got no money and we can’t get home
I’ll pack my bag and I’ll bound away
I’ll bound away to Mobil Bay(2)
I’m bound away to Mobil Bay
We’re bound away at the break of day
Oh, was you never down Mobile Bay,
A-screwing cotton all the day
Oh heave her up and then we’ll go
Oh heave her up and then we’ll go
traduzione italiano di Cattia Salto
Lowlands, Lowands lontane, mio John
li ho sentiti dire
il mio mezzo dollaro al giorno
Mezzo dollaro al giorno è la paga di un nero
la paga di un bianco è un po’ più alta
mezzo dollaro al giorno è una paga misera per un uomo, mi vogliono pagare un mezzo dollaro al giorno
Cinque dollari al giorno sono una paga più alta
guardaci siamo un equipaggio che stiva il cotone, non abbiamo soldi e non possiamo tornare a casa
prenderò la mia sacca e andò per mare
andrò a Mobile Bay
andrò a Mobile Bay
siamo in partenza all’alba
non sei mai stato a Mobile Bay
a caricare cotone tutto il giorno
la carichiamo e poi partiamo
la carichiamo e poi partiamo

NOTE
1) il capitano della nave
2) Mobile, città portuale dell’Alabama nel Golfo del Messico, già capitale della Louisiana francese. Mobile passò sotto il controllo britannico (Florida) e finì sotto il dominio spagnolo (dal 1780 al 1812) per poi diventare territorio degli Stati Uniti. “Tra il 1819 ed il 1822, con la creazione delle piantagioni, la popolazione aumentò a dismisura, inoltre, a favorire lo sviluppo cittadino vi era la sua posizione geografica, al centro delle tratte commerciali tra l’Alabama ed il Mississippi. Si sviluppò particolarmente il settore legato alla vendita ed al commercio del cotone, tanto che nel 1840, Mobile era seconda solo a New Orleans per esportazione del prezioso materiale.” (Wikipedia).

(Cattia Salto luglio 2013, revisionato giugno 2016)

FONTI
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/PBB100.html
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/lowlands.html
http://shantiesfromthesevenseas.blogspot.it/2011/11/17-21-lowlands-away-my-dollar-and-half.html
http://www.gutenberg.org/files/20774/20774-h/20774-h.htm

http://www.jsward.com/shanty/lowlands/index.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=134132
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=123027

SAUCY SAILOR BOY OR JACK TAR IN THE SEA SHANTY

L’immagine ottocentesca del marinaio è piuttosto stereotipata: è Jack Tar, un ubriacone e donnaiolo, forse lavativo e piantagrane, sempre pronto a fare a pugni.
Nelle canzoni del mare dal punto di vista femminile il marinaio è spesso un bugiardo infedele che ha una ragazza in ogni porto anche se  tiene moglie e figli a casa. Ridicolizzato e respinto da alcune, è invece ricercato da altre che preferiscono in assoluto l’amore di un marinaio (vedi Sailor laddie)!

THE SAUCY SAILOR BOY

Il marinaio è guardato con diffidenza dalle donne, quando non proprio con disprezzo come nella sea song dal titolo “The Saucy Sailor Boy dove il giovane marinaio “insolente” corteggia una donna di campagna: assistiamo a quello che viene chiamato contrasto amoroso che si inserisce in una lunga tradizione popolare, per lo più di argomento bucolico, in cui un uomo e una donna duettano tra loro in una serie di schermaglie amorose; nel genere di questo filone poetico e/o canoro è sempre la donna a rifiutare le proposte dell’uomo, per preservare la sua virtù o per meglio stuzzicare l’appetito amoroso; l’uomo invece promette mari e monti, nonchè amore eterno, millanta ricchezze e la certezza di una vita agiata, pur di conquistare le grazie della donna.
In Saucy Sailor la donna però respinge il marinaio con mala grazia, perchè i suoi vestiti puzzano ancora di catrame; la musica cambia quando il marinaio tira fuori i soldi, così lei abbassa le sue arie da gran dama e gli promette di sposarlo; ora è la volta del marinaio a mostrarsi schizzinoso e a rifiutarla!

Il testo si ritrova in molte collezioni ottocentesche e nei broadside soprattutto in Gran Bretagna e in America, e probabilmente ha origini settecentesche (William Alexander Barret nel suo “English Folksong” pubblicato nel 1891 ritiene che il brano sia comparso in stampa nel 1781 e cita la sua grande popolarità fra le ragazze che lavorano negli opicifi dell’Est London).
ASCOLTA The Tarry Sailor dalle collezioni popolari (voce di Andrew Robbie di Strichen, Aberdeenshire)
La versione più filologica è quella dei Quadriga consort

La versione che è diventata quella standard nei repertori dei cantanti e gruppi folk, è degli Steeleye Span (strofe
ASCOLTA Steeleye Span in Below the Salt, 1972 (strofe I e da III a VIII)

ASCOLTA Wailin Jennys 


I
“Come, my dearest, come, my fairest,
Come and tell unto me,
Will you pity (fancy) a poor sailor boy,
Who has just come from sea?”
II
“I can fancy no poor sailor:
No poor sailor for me!
For to cross the wide ocean
Is a terror to me.
III
You are ragged, love, you are dirty, love,/And your clothes they smell of tar./So begone, you saucy sailor boy,
So begone, you Jack Tar(1)!”
IV
“If I’m ragged, love, if I’m dirty, love,
If my clothes they smell (much) of tar,
I have silver in my pocket, love,
And of gold a bright (great) store.”
V (2)
When she heard those words come from him, On her bended knees she fell./”To be sure, I’ll wed my sailor,
For I love him so well.”
VI
“Do you think that I am foolish?
Do you think that I am mad?
That I’d wed with a poor country girl
Where no fortune’s to be had?
VII
I will cross the briny ocean/Where the meadows they are green (3);
Since you have had the offer, love,
Another shall have the ring.
VIII
For I’m young, love, and I’m frolicksome, (4)
I’m good-temper’d, kind and free.
And I don’t care a straw (5), love,
What the world says (thinks)of me.
traduzione italiano di Cattia Salto
I LUI
“Vieni mia cara, vieni mia bella
vieni e dimmi, ti potresti interessare a un povero giovane marinaio, appena arrivato dal mare?”
II LEI
“Non mi piace nessun povero marinaio,
nessun povero marinaio per me!
Perchè attraversare il vasto oceano
mi mette terrore
III LEI
Sei cencioso, caro, e sporco,
i tuoi vestiti puzzano di catrame
così stai lontano, impertinente ragazzino, stai lontano Jack Tar(1)”
IV LUI
“Se sono cencioso, cara, e sporco
e i miei vestiti puzzano di catrame
ho argento nelle tasche, cara,
e oro in gran quantità”
V LEI
E allora quando lo sentì parlare così
sulle ginocchia piegate cadde
“Stanne certo, sposerò il mio marinaio
perchè lo amo così tanto”
VI LUI
“Credi che io sia scemo cara?
Credi che io sia pazzo?
A sposare una povera ragazza di campagna, dove non c’è fortuna da fare?
VII LUI
Attraverserò l’oceano salmastro
dove le terre sono verdi
e visto che tu hai rifiutato l’offerta, cara,
qualche altra ragazza porterà l’anello.
VIII LUI
Oh io sono giovane, cara
e un allegrone
di buon carattere, disponibile e libero
e non mi importa un fico secco, cara
di quello che il mondo pensa di me”

NOTE
1) Jack Tar è il termine comunemente usato, non necessariamente in senso dispregiativo, per indicare un marinaio delle navi mercantili o della Royal Navy. Probabilmente il termine è stato coniato nel 1600 alludendo al catrame (in inglese “tar”) con il quale i marinai impermeabilizzavano i loro abiti da lavoro.
2) la strofa negli Steeleye Span dice:
And then when she heard him say so
On her bended knees she fell,
“I will marry my dear Henry
For I love a sailor lad so well.”
3) vuol forse dire che il mare è come un prato verde? Negli Steeleye Span dice: I will whistle and sing
4) Negli Steeleye Span dice: Oh, I am frolicsome and I am easy,
Good tempered and free, (in italiano: Oh io sono uno allegro e disponibile,
di buon carattere e libero)
5) oppure “I don’t give a single pin” che è esattamente la stessa espressione

LA VERSIONE SEA SHANTY

Stan Hugill nella sua Bibbia degli Shantyman ci dice che la canzone oltre ad essere una forebitter song veniva occasionalmente cantata durante le noiose ore di pompaggio dell’acqua dalla sentina, quando le pompe si azionavano a mano! (vedere sea shanty)

ASCOLTA Hulton Clint versione shanty

SAUCY SAILOR BOY
(in Hugill – Shanties from the Seven Seas, trascrizione solo parziale da completare)
Come on my fair ones,
Come on my fan ones,
Come and listen unto me.
Could you fancy a boldly sailor lad
That has just come home from sea?
Could you fancy a boldly sailor lad
That has just come home from sea?
No, ..
When the sailors
For they smell too much of tar!
You are ruggy, you are sassy,
get you gone Jackie Tar.
You are ruggy, you are sassy,
get you gone Jackie Tar.
I have ship on all the ocean,
I have golden great …
All my clothes they may be all..
but the coin can buy me more
All my clothes they may be all ..
but the coin can buy me more
If I am ruggy, if I am sussy
And may by a tarry smell
I had silver in my pockets
For they knew can every tell
I had silver in my pockets
For they knew can every tell
When she heard him
that distressed

Saying “Ruggy dirty saylor boy
I love more than you can tell”
Saying “Ruggy dirty saylor boy
I love more than you can tell”
Do you think that I’m foolish,
Do you think that I’m mad?
……
You refuse me ruggy dearty
Not for you the wedding ring
You refuse me ruggy dearty
Not for you the wedding ring
JACK TAR
(in Doerflinger – ‘Songs of the Sailor and Lumberman‘ pp 294-295)
Come all my fair ones,
Come all my dear ones,
Come and listen unto me.
Could you fancy a jolly sailor lad
That has just come from sea?
Could you fancy a jolly sailor lad
That has just come from sea?
No, I dislike them
No I despise them
For they smell so much of tar!
So be gone, you sassy sailor lad,
so be gone, you Jack Tar.
I have ship on the ocean, love,
I have money in my pocket, love,
I have gold in great store
I would give to a poor country girl
If she would wed Jack Tar.
Soon as she heard him say
Down on her bending knees fell she,
Saying, Forgive me my jolly sailor lad,
for I love none but thee.
Do you think I’m foolish, love
Do you think I’m crazy, love?
Do you think I’m going mad,
For to wed with a poor country girl
That’s no fortune to be had?

continua

FONTI
http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/saucysailor.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=133473
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16440

MERMAID BALLAD

AMermaid-waterhouseNella tradizione folk non sono molte le canzoni e le ballate dedicate alle sirene, anche se spesso nei canti del mare si riportano avvistamenti di sirena che preannuncia sventura. La più popolare è certamente “THE MERMAID BALLAD”

Le sirene sono creature del mare mutevoli e terribili proprio come le acque in cui dimorano e l’amore di una sirena è spesso sinonimo di morte: la visione di una sirena intenta a pettinarsi i lunghi capelli e a rimirarsi nello specchio è presagio di una terribile tempesta e di un imminente naufragio. (prima parte e indice delle canzoni qui)

MERMAID BALLAD

La ballata risale al 1600 ed è riportata come Child Ballad #289 in ben 6 versioni testuali nella collezione di Francis J. Child “The English and Scottish Popular Ballads” (1882-1898). John Wright la pubblicò nel 1605 con il titolo di “The Praise of Sailors” e fu ulteriormente rielaborata da Martin Parker nel 1640 con il titolo di “Saylors of my money” che aggiunse il verso “How ere the wind doth blow” come coro, poi ancora nel 1660 J.P. (forse John Phillips) in quella che sarà chiamata “Ye Gentlemen of England” abbinata comunemente alla melodia “When the stormy winds do blow” (melodia B512 nei broadside ballad). Queste due varianti tuttavia non comprendono la figura della sirenetta e nemmeno il ritornello che ritroviamo invece in Child.
Esistono molte versioni testuali e varie melodie di questa popolarissima ballata diffusa sia in Gran Bretagna che in America come sea-shanty, ma anche come filastrocca– gioco per bambini e canzone per combriccole studentesche o scout e conosciuta con i nomi di “Waves on the Sea” “The Stormy Winds do blow” “The Wrecked Ship” “The Sinking Ship” o “Our Gallant Ship” e “Oh, the Lamp Burns Dimly Down Below

Con il titolo di Three Times Round went the Gallant Gallant Ship la ritroviamo in una registrazione fonografica dalla voce di Lizzie Ann Higgins di Aberdeen ASCOLTA come anche in ulteriori quattro versioni reperibili sempre in Tobar an Dualchais

mermaidLA VERSIONE TRAGICOMICA

Questa è la versione più “comica” con una allegra e vivace melodia ricca di varianti in cui ogni componente della nave che sta affondando dice la sua. Interpretata come sea shanties anche se più come canto di bevute che come canto di lavoro.

ASCOLTA The Sharecroppers bell’arrangiamento country e un video con belle immagini

ASCOLTA Paul Clayton


I
Twas Friday morn when we set sail
And we were not far from the land
When our captain, he spied a mermaid so fair
With a comb and a glass in her hand
CHORUS
O the ocean’s waves do roll
And the stormy winds do blow
While we poor sailors are skipping to the top/while the landlubbers(1) lie down below (below, below)
while the landlubbers lie down below
II
Then up spoke the captain of our gallant ship
And a fine old man was he
“This fishy mermaid   has warned me of our doom,/We shall sink to the bottom of the sea.”
III
Then up spoke the mate of   our gallant ship,
And a fine-spoken man was he,
Saying, “I have a wife in Brooklyn(2) by the sea,
And tonight a widow she will be.”
IV
Then up spoke the   cook of our gallant ship
And a greasy old butcher   was he,
Saying “I care much more for my pots and my pans
Than I do for the bottom of the sea”
V
Then three times around spun our gallant ship
And three times around spunt she
Three times around spun our gallant ship/And she sank to the bottom of the sea
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Era un venerdì mattina che abbiamo alzato le vele, non molto lontani da terra, quando il capitano avvistò una sirena così bella con un pettine e uno specchio nelle mani.
RITORNELLO
Oh le onde dell’oceano rollano
e i venti di tempesta soffiano
mentre noi poveri marinai andiamo su
mentre i terricoli(1) rimangono giù
(giù, giù)
mentre i terricoli rimangono giù
II
Così parlò il capitano della nostra audace nave
ed era un vecchio brav’uomo
“Questa sirena mi ha avvertito del nostro destino,
finiremo sul fondo del mare”
III
Così parlò l’ufficiale della nostra audace nave
era un uomo dalla parlata fine,
disse: “Ho mia moglie a Brooklyn(2) accanto al mare
e stanotte diventerà una vedova”
IV
Così parlò il cuoco della nostra audace nave
ed era un grasso vecchio macellaio
“Tengo molto di più alle mie pentole e padelle di quanto m’importi del fondo del mare”
V
Poi per tre volte filò in tondo la nostra nave audace
e tre volte filò in tondo
tre volte filò in tondo
e affondò sul fondo del mare

NOTE
1) è un termine nautico che indica una persona attaccata alla terra ferma, non abituata al mare
2) la località cambia a seconda di chi canta

LA SEA SHANTY

Questa versione, così come è stata arrangiata da Martin Carthy, con il suo ritmo cadenzato e ipnotico, è decisamente una sea-shanty.

ASCOLTA Martin Carthy & Waterson in Rogue’s Gallery Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys  ANTI 2006.

Martin Carthy nello stesso anno in Straws in the Wind ha registrato anche un’altra versione della ballata con il testo però come quello della terza versione. Il linguaggio è un po’ arzigogolato e lo mantengo anche nella traduzione (non arrivo alle vette di Riccardo Venturi..)


I
As we lay musing on our bed,
So early morn at ease,
We thought upon those lodging beds(1)
Poor sailors have at sea.
Though last Easter day in the morning fair,
We was not far from land,
We spied a mermaid sitting on a rock
With a comb and a glass in her hand, in her hand,
With a comb and a glass in her hand.
II
And first come the bosun of our ship
With courage, stout and bold:
“Stand fast, stand fast, brave lively lads,/Stand fast, brave hearts of gold.
For our gallant ship, she’s gone to wreck,
She was so lately trimmed,
The raging seas have sprung her good(2),
And the salt seas all run in, run in,
And the salt seas all run in.”
III
And up then spoke our cabin boy(3),
Oh, a well spoke boy was he:
“I’m sorry for my mother dear,
I’m lost in the salt, salt sea.
For last night, last night, the moon shone bright,
And you know that she had sons five,
Tonight she may look in the salt, salt waves
And find but one alive, alive,
And find but one alive.”
IV
For boats, for boats, you fair Plymouth(4) girls,
Don’t you hear how the trumpet(5) sound?
For the want of a boat our good ship is lost
And the most of the young men drowned, oh drowned,
And the most of the young men drowned.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre stiamo meditando nel letto
di mattina presto belli comodi,
pensavamo a quelle cuccette (1)
che noi
poveri marinai abbiamo in mare.
Così un bel mattino dell’ultimo giorno di Pasqua,
non eravamo lontani da terra
e vedemmo una sirena seduta sulla roccia
con un pettine e uno specchio nelle mani.
II
E per primo viene il nostromo della nostra nave, coraggioso, spavaldo e   audace:
“State saldi, ragazzi coraggiosi e pieni di vita, coraggiosi cuori d’oro.
che la nostra bella nave affonderà,
da poco riordinata
i mari impetuosi hanno messo sottosopra le sue merci(2)
e il mare salato è entrato, entrato
e il mare salato è entrato”
III
E poi parlò il nostro mozzo(3),
un ragazzo dalla parlata fine:
“Mi dispiace per la mia cara madre
sono disperso nel mare salato,
per l’ultima notte, la notte scorsa, la luna splendeva luminosa
si sa che lei aveva cinque figli
stanotte lei potrà guardare nelle onde salate
e non trovarne neppure uno vivo, vivo
e non trovarne neppure uno vivo”
IV
Per le scialuppe, le scialuppe voi belle ragazze di Plymouth(4)
non sentite come suonano le trombe(5)?
Per la mancanza di una scialuppa, la nostra bella nave è perduta,
e la maggior parte dei giovani uomini annegati, oh annegati
e la maggior parte dei giovani uomini annegati

NOTE
1) letteralmente “alloggi dei letti”
2) la frase acquista un senso alla luce del verso precedente, la frase è pronunciata dal nostromo, il sottufficiale capo del personale di coperta, quello che organizza il lavoro della ciurma e supervisiona carico e scarico delle merci. Così le onde del mare sono entrate nella stiva e le merci ci galleggiano dentro.
3) per lo più il mestiere di mozzo era svolto da ragazzi scappati di casa per vivere l’avventura o figli di marinai che facevano la gavetta, venivano arruolati già all’età di 10 anni
4) porto nella conta di Devon Sud-Ovest Inghilterra
5) si riferisce alle trombe dell’apocalisse?

LA BALLATA MEDIEVALE

Questa versione è forse quella che si avvicina di più allo spirito originale, quasi medievale, della ballata. All’epoca la sirena era oramai diventata una donna-pesce sia nei Mari del Sud (che la ritraevano agli inizi nella forma di uccello) che del Nord d’Europa: Melusina è la sirena che fa da cesura a questa trasformazione, ancora con ali da uccello ma la coda di serpente.

sirena-pettine-specchioLa Sirena è accompagnata sempre da pettine e specchio: l’uno a indicare la sessualità (nel gesto erotico del pettinarsi le chiome, un tempo potente strumento di seduzione), l’altro a sottolinearne la doppiezza e l’inganno. Ma il pettine o pecten dal greco plectron sta per indicare il plettro ovvero la lyra e quindi le virtù musicali della sirena, mentre lo specchio ne rappresenta i poteri magici.

E certamente i primi marinai europei scambiarono per delle sirene quelle donne subacquee polinesiane, mezze nude e bellissime che andavano incontro alle loro navi, tutto sorriso, fiori e canto!

sirenQui il testo è più simile alla seconda versione anche se non più dal punto di vista della ciurma, bensì del marinaio che presumibilmente si è salvato dal naufragio. Nella prima strofa il protagonista si ritrova di notte a ripensare al suo amore (la nave o la sirena?) e ai marinai che solcano i mari, ciò che segue è quindi il ricordo di un disastroso evento e di come lui sia (forse per l’intervento magico della sirena) sopravvissuto. Egli cerca di descrivere la malia che lo ha avvinto e reso prigioniero del canto della sirena, ma subito il presagio funesto si concretizza e il mare si gonfia in tempesta. La parte finale riprende lo schema tripartito delle versioni precedenti in cui tre membri della ciurma intervengono per annunciare il disastro imminente e inevitabile: qui sono il timoniere che non riesce più a scandagliare il fondo a causa dei marosi, il capitano che leva l’ultimo pensiero alla moglie e al suo dolore di vedova, il giovane mozzo invece pensa alla madre. L’ultima strofa è concitata , ormai persa la nave l’unica salvezza è riposta nelle scialuppe!

Il testo tratto da The Penguin Book of English Folk Song 1959 (a cura di Ralph Vaughan Williams e A.L. Lloyd) come arrangiato da Martin Carthy in Straws in the Wind
ASCOLTA Martin Carthy & Dave Swarbrick
ASCOLTA Flos Harmonicus voce baritonale di Adrian Horsewood  e arpa celtica (con una nota di bordone portata dalla ghironda, probabilmente nella sua costruzione più antica ovvero la symphonia medievale) su una melodia detta di Humpshire. Nel 2006 è stato stampato un cd dal titolo Hampshire Dance Tunes e i brani sono tratti dal manoscritto conservato nella Winchester Records Library (rif 210M87 / 1.) datato al 1822, c’è da presumere che la melodia provenga da una delle 171 melodie riportate in forma di country dance.


I
One night as I lay on my bed,
I lay so fast asleep,
When the thought of my true love(1) come running in my head,
And sailors that sail on the deep.
II
As I sailed out one day one day
And being not far from land,
There I saw a mermaid sat on a rock,
A comb and a glass in her hand.
III
Now the song she sang, she sang so sweet,/No answer at all could I say,
Till our gallant ship she swung round about,
Which made our poor hearts to ache.
IV
Then up stepped the helmsman of our ship,
In his hand a lead and line(2).
For to sound the seas so wide and so deep,
No hard rock or sand could he find.
V
Up stepped the captain of our ship,
And a well-speaking man is he.
He says, “I have a wife in fair Plymouth town(4),
This night and a widow she’ll be.”
VI
And then up stepped our cabin boy(3),/And a fine pretty boy was he.
He says, ”Oh, I grieve for my mother dear,
Whom I shall never more see.
VII
Last night last night when the moon shone bright,
My mother she had sons five.
But now she may look in the salt salt sea
And find but one alive.”
VIII
Call for boats, call for boats, my fair Plymouth boys,
Do you hear how the trumpets sound(5)?
For the want of a long-boat in the ocean we’re lost
And most of our merry men drowned.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Una notte ero sdraiato nel  letto e giacevo profondamente addormentato, quando il pensiero del mio amore(1) mi venne di corsa in mente e quello dei marinai che solcano gli oceani.
II
Mentre navigavo un giorno
non lontano da terra vidi una sirena seduta sulla roccia con un pettine e uno specchio tra le mani.
III
E il canto che cantava era così dolce
non potevo chiedere altro,
finchè alla nostra bella nave
lei nuotò intorno
facendo palpitare i nostri cuori.
IV
Poi si alzò il timoniere della nostra nave,
con in mano il filo a piombo(2)
per far risuonare il mare così selvaggio e profondo,
ma nessuna dura roccia o sabbia riusciva trovare
V
Poi si alzò il capitano della nostra nave, un uomo dalla parlata fine
disse: “Ho una moglie nella città di Plymouth(4)
e stanotte diventerà una vedova”
VI
E poi si alzò il nostro mozzo(3),
e che bel ragazzo era:
disse “Oh mi dispiace per la mia cara madre
che non rivedrò mai più”
VII
La notte scorsa, quando la luna splendeva luminosa
mia madre aveva cinque figli
ma ora lei potrà guardare nelle onde salate e non trovarne neppure uno vivo”
VIII
Chiamate le scialuppe, le scialuppe voi bei ragazzi di Plymouth
non sentite come suonano le trombe(5)?
Per la mancanza di una scialuppa nell’oceano ci siamo perduti,
e la maggior parte dei giovani uomini sono annegati.

NOTE
1) il vero amore è ovviamente la nave
2) termine nautico per indicare uno strumento che scandaglia la profondità del fondale
3) per lo più il mestiere di mozzo era svolto da ragazzi scappati di casa per vivere l’avventura o figli di marinai che facevano la gavetta, venivano arruolati già all’età di 10 anni
4) porto nella conta di Devon Sud-Ovest Inghilterra
5) si riferisce alle trombe dell’apocalisse?

Seconda parte: MERMAID AND SELKIE qui

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-RagingSea.html
http://ilsettimopapiro.altervista.org/sirene.htm
http://www.geagea.com/17indi/17_06.htm
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/mermaid.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-289-the-mermaid.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66502
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=19422
http://www.wildgoose.co.uk/displayAlbum.asp?PRODUCT_ID=124

THE ROSABELLA SEA SHANTY

103244Drunken_SailorUna canzone marinaresca tipicamente inglese  (sea shanty) nota anche con il titolo “The Saucy Rosabella”. Del Rosabella si trova traccia tra gli anni 1837 e 1846 quando sembra che il vascello sia andato distrutto (o gravemente danneggiato) a Capo Cod (Massachusetts) nel 1846.

Ci sono tre registrazioni sul campo dalla voce di vecchi marinai, una collezionata da Cecil Sharpe nel 1914 dalla testimonianza di John Short e due da JM Carpenter 1928-9 (la prima dalla testimonianza di JS Scott e l’altra di John MaPherson – South Shields), ma solo nel 1979 Tom e Barbara Brown hanno iniziato il progetto Short Sharp Shanties (vedi) e realizzato la prima versione revival dal materiale rilasciato da John Short.
I versi riportati da John Short erano solo due ovvero la strofa I e il coro, Tom e Barbara Brown hanno aggiunto un verso e gli altri sono stati aggiunti da Johnny Collins e Jim Mageen, che rilasciarono nel 1980 la prima versione standard della canzone, da allora ripresa da vari artisti e gruppi corali.

Per l’ascolto ho selezionato la versione “classica” per voce e concertina
ASCOLTA Robin Madge in The Harbour Wall 1986

e questa versione più particolare con voce, chitarra e violino del duo olandese dal suggestivo nome Drijfhout ossia il legno abbandonato dal mare.
ASCOLTA Drijfhout in Over Drijven En Stranden 2010 (il loro sito qui)
bravi per l’arrangiamento vocale e il riff del violino, anche il video è “poetico”


I
One Monday morning in the month of May, (x2)
I thought I heard the captain(1) say,
“The Rosabella” will sail today”.
CHORUS
And I’m goin'(2) on board the Rosabella(x2)
I’m goin’ on board, right down to board
“The Saucy(3) Rosabella”.
II
She’s a deepwater ship with a deepwater crew (x2)
You can stick to the coast but we’re damned if we do
On board “The Rosabella”.
III
All around Cape Horn in the Month of May  (x2)
Around Cape Horn is a bloody long way
Aboard “The Rosabella”.
IV
Them Bowery(4) girls will make me grieve, (x2)
They’ve spent all my money, they’ll make me leave
On board “The Rosabella”.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Un lunedì mattina nel mese di maggio
Mi parve di sentire il capitano(1) che diceva:
“Il Rosabella salperà oggi”
RITORNELLO
Vado a bordo(2) del Rosabella
proprio dritto a bordo
del “Saucy(3) Rosabella”
II
E’ una nave d’alto mare con una ciurma d’altomare
si può restare a vista della costa,
ma che sia dannato se lo facciamo
a bordo del Rosabella
III
Doppiare Capo Horn nel mese di maggio,
per Capo Horn è una lunga strada maledetta,
a bordo del Rosabella
IV
Ora le ragazze di Bowery(4) mi faranno disperare
spenderanno tutto il mio denaro
e poi mi lasceranno a bordo del Rosabella

NOTE
1) nella versione riportata da John McPherson è: I shipped e quindi nel terzo verso diventa “I’ve shipped on board, and I’ve signed on board
2) la versione con captain è quella riportata da John Short in altre versioni anche come old man
3) la versione con saucy è quella riportata da John Short.  Saucy è un aggettivo talvolta utilizzato nel nome di una nave per indicare un’eleganza impertinente
4) il nome della località varia a seconda delle versioni.

ASCOLTA San Lee in Short Sharp Shanties vol3 2012 una versione che integra le varie strofe riportate dalle tre registrazioni sul campo collezionate negli anni 1914 e 1928-9.


I
One Monday morning in the month of May,(x2)
I thought I heard the captain say,
The “Rosabella” will sail today.
CHORUS
And I’m goin’ on board the Rosabella(x2),
I’m goin’ on board, right down to board “The Saucy Rosabella”.
II
O the Rosabella’s a packet ship
A packet ship of great reknown
And if you’ve heard the old refrain
The song sung round the town
III
She’s a deepwater ship with a deepwater crew(x2)
You can stick to the coast but we’re damned if we do
On board the “Rosabella”.
IV
For the Rosabella beat the Kinoda
The Kinoda beat the old Conductor
and the Boston Times says she beat them all
Sailin’ out from the old North River.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Un lunedì mattina nel mese di maggio
Mi parve di sentire il capitano che diceva:
“Il Rosabella salperà oggi”
RITORNELLO
Vado a bordo del Rosabella
proprio dritto a bordo del “Saucy  Rosabella”
II
Il Rosabella è un postale
una nave rinomata se hai ascoltato il vecchio ritornello della canzone che si cantava per la città
III
E’ una nave da alto mare con una ciurma d’altomare
è possibile restare a vista della costa, ma che sia dannato se lo facciamo
a bordo del Rosabella
IV
Che il Rosabella batte il Kinoda
il Kinoda batte il vecchio Conductor
e il Boston Times dice che li sconfigge tutti
veleggiando sul fiume Hudson

NOTE
II) strofa registrata da James M. Carpenter cantata da John McPherson, South Shields
Packet ship: una nave che trasportava la posta, il significato si estende a indicare un servizio di linea merci e passeggeri
IV) strofa registrata da James M. Carpenter 1928 cantata da J.S. Scott, Londra, il North River è l’Hudson River

VERSIONE CARAIBICA

E’ quella testuale riportata da Horace P. Beck in “Folklore and the Sea” (1973) collezionata nel Mar dei Caraibi forse a Bequia o Carriacou. Anche John Hutcheson (a bordo delle navi mercantili già dal 1871) testimonia di aver sentito i neri della Giamaica cantare “The Saucy Rosabella” nelle manovre di carico delle navi.

ASCOLTA Hulton Clint (del tutto non autentica ma verosimile!)

Come let me join Rosabella. “Heave away”(1)
Come let me join Rosabella. “Heave away”
Come let us join, Come let us join,
The saucy Rosabella. “Heave away.”
The Orinaca beart the Contractor, “Heave away”
The Orinaca beat the Contractor, “Heave away.”
He beat her once, he beat her twice
He beat her right down the Orinoco. “Heave away”

NOTE
1) sta per “tira”

FONTI
http://www.umbermusic.co.uk/SSSnotes.htm
http://shantiesfromthesevenseas.blogspot.it/2012/06/121-rollin-down-river-and-saucy.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=62948
http://www.quantockonline.co.uk/news/2008/yankee_jack.html

NELSON BLOOD OR ROLL THE OLD CHARIOT ALONG

NELSON’S BLOOD è il curioso nome con cui viene indicato nel gergo marinaresco nientemeno che il Rum o più precisamente la sua versione diluita cioè il grog!

L’origine del nome deriva da una leggenda:  Orazio Nelson (1758-1805) -il più giovane ammiraglio inglese, famoso per le guerre combattute contro Francia e Spagna-  colpito a morte da un fuciliere francese, al culmine della vittoriosa battaglia di Trafalgar che consegnò l’indiscusso primato dei mari alla Gran Bretagna (fino alla prima guerra mondiale), venne “conservato” in un barile di liquore dal 21 ottobre al 4 dicembre prima di poter ricevere gli onori della sepoltura di un eroe. Si mormora che alcuni marinai scontenti per la riduzione delle razioni quotidiane di rum, finirono per attingere alla bara temporanea di Nelson.. ancora più improbabile che una volta tolto il cadavere, il contenuto fosse bevuto alla salute di Nelson, infatti il miscuglio contenuto nella bara di piombo (e non il barile) dove venne deposto il corpo era composto da brandy (e non rum come da leggenda) canfora e mirra!

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Di leggende come queste su Nelson ne circolano molte così Italo Ottonello ricorda che tra i cimeli conservati nel suo castello di Bronte c’è  “un servizio composto da caraffa e bicchieri, con cui Nelson brindò alla vittoria nella sua ultima battaglia” e la didascalia sotto la foto afferma: “Servizio con cui Nelson brindò alla vittoria di Trafalgar”. Mai Nelson avrebbe potuto brindare alla vittoria, perché moribondo, morì prima della fine della battaglia (senza peraltro sapere di aver vinto)” . Italo Ottonello ripercorre nel suo recente articolo pubblicato sulla Rivista Marittima (febbraio 2015) le ultime  vittorie di Orazio Nelson e in particolare l’ultima battaglia di Trafalgar (al quale si rimanda la lettura on-line qui) oppure da scaricare in pdf cliccando su:
Come Lord Nelson si Scavò la bara di Italo Ottonello pubblicato in Rivista Marittima febbraio 2015

We’ll Roll the Old Chariot Along, Roll the Old Chariot e The Golden Chariot sono gli altri nomi con cui questo canto marinaresco (sea shanty) è conosciuto, le origini sono un po’ incerte, chi lo fa derivare da un brano spiritual, chi da un reel scozzese. La melodia è perfetta per il violino e la ascoltiamo nella versione di Ricky Jay & Richard Greene con il titolo The Fiddler ASCOLTA

Il testo è quanto mai standard nella sua ossatura e nello stesso tempo variabile all’infinito nella sua declinazione. Stampato in varie collezioni, nell’Oxford Song Book (1927) leggiamo un ampio assortimento di cibarie, nelle versioni selezionate per l’ascolto le opzioni preferite sono (a parte il grog) lo stufato irlandese e la notte sulla spiaggia (con le ragazze!)
Il coro ripete per tre volte  “we’ll ro-o-oll the old chariot along!” e ogni verso è chiuso con la frase “And we’ll all hang on behind!”, in alcune versioni non è però nominato il sangue di Nelson
ASCOLTA David Coffin


Oh, we’d be alright if the wind was in our sails (x 3)
And we’ll hang on behind
CHORUS:
And we’ll roll the golden chariot(1) along (x3) And we’ll hang on behind
Oh, we’d be alright if we make it round The Horn ..
Well a night on the town wouldn’t do us any harm ..
Now, another festival wouldn’t do us any harm ..
traduzione italiano di Cattia Salto
Andrà tutto bene se il vento gonfia le vele
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il carro dorato (1)
e ci attaccheremo tutti dietro
Andrà tutto bene
se doppieremo Capo Horn
Una notte in città
non ci farebbe male..
un altro festival
non ci farebbe male..

ASCOLTA Mystic Port Chanteymen versione shanty

Oh, a drop of Nelson’s blood wouldn’t do us any harm (x 3)
And we’ll hang on behind CHORUS:
And we’ll roll the old chariot(1) along (x3)
And we’ll hang on behind
Oh, a plate of Irish stew
Oh, a night on the shore

traduzione italiano di Cattia Salto
Una goccio di sangue di Nelson
non ci farebbe male (ripete 3 volte)
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il vecchio carro (1)
(ripete 3 volte) 

e ci attaccheremo tutti dietro
Un piatto di stufato irlandese..
Una notte sulla spiaggia ..

NOTE
1) anche scritto come gold chariot (in italiano il carro dorato)

ASCOLTA Big Al Davies versione popolare con arrangiamento strumentale

Che dopo la prima strofa in merito alla bevuta di Grog passano, con delle ottime immagini nel video a:
little glass of rum
plate of Irish stew
a night upon the shore
little drop of wine

ASCOLTA Capt’n. Black’s Sea Dogges in versione piratesca e tempo più veloce

Nelson’s blood
little glass of wine
little single malt
little mug of beer
little ? (sorry ma non capisco quello che dicono)
night with some girls
a plate of Irish stew (non dicono proprio Irish ..)
a night upon the shore

ASCOLTA Jarvis Cocker in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs and Chanteys ANTI 2006
una versione rock un po’ “Pulp”, notevole nello strumentale finale l’aggiunta del vocalizzo che richiama l’eh op di quando si tira (o spinge)

Nelson’s blood
plate of Irish stew
night with some girls

ANELSONSLA RICETTA DEL COCKTAIL

Se la volete fare facile basta miscelare rum con porto rosso (pari quantità), oppure per qualcosa di un po’ meno strong sostituire al rum dello champagne (5 parti di champagne e 1 di porto rosso o anche invertire le dosi se si vuole una colorazione più rossa)

Ma la ricetta più cool è quella di Gerry Jobe che io vi do in versione occhiometrica

1 tazza da caffè di rum scuro
1 cucchiaio da minestra di succo di limone
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia rossa
1 cucchiaino da tè rum bianco
1 cucchiaino da tè brandy

Mettere tutto nello shaker con il ghiaccio e shekerare servire in bicchieri da long drink con ghiaccio tritato e riempire con Ginger Beer.

FONTI
https://maritime.org/chanteys/roll-the-old-chariot-along.htm
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/nelson-s-blood.html

ALL FOR ME GROG

Ennesima drinking song, “All for me Grog” dal titolo che è tutto un programma (in italiano “Tutto per il mio bere“), in cui “Grog” è una bevanda a base di rum, ma anche un termine colloquiale usato in Irlanda come sinonimo di “drinking”.
grogLa canzone si apre con il ritornello, nel quale il nostro marinaio vagabondo specifica che è proprio a causa del suo amore per l’alcol, il tabacco e le ragazze, che si ritrova sempre squattrinato e pieno di guai. Per soddisfare i propri vizi, l’uomo si vende di tutto cominciando con gli stivali e, finendo con il letto. Più che un canto di lavoro dei marinai (sea shanty) era un canto nei momenti di riposo, alla fine della giornata e nelle taverne del porto; e il marinaio potrebbe benissimo essere arruolato nella Royal Navy, ma anche imbarcato su una nave pirata in giro per le Indie occidentali.

Ai nostri giorni è una canzone che spopola nelle rievocazioni storiche con corollario di coretti pirateschi!

ASCOLTA The Dubliners

 
CHORUS
And it’s all for me grog
me jolly, jolly grog (1)
All for my beer and tobacco
Well, I spent all me tin
with the lassies (2) drinkin’ gin
Far across the Western Ocean I must wander
I
I’m sick in the head
and I haven’t been to bed
Since first I came ashore with me plunder
I’ve seen centipedes and snakes and me head is full of aches
And I have to take a path for way out yonder (3)
II
Where are me boots,
me noggin’ (4), noggin’ boots
They’re all sold for beer and tobacco
See the soles they were thin
and the uppers were lettin’ in(5)
And the heels were lookin’ out for better weather
III
Where is me shirt,
me noggin’, noggin’ shirt
It’s all sold for beer and tobacco
You see the sleeves were all worn out and the collar been torn about
And the tail was lookin’ out for better weather
IV
Where is me wife,
me noggin’, noggin’ wife
She’s all sold for beer and tobacco
You see her front it was worn out
and her tail I kicked about
And I’m sure she’s lookin’ out for better weather
V
Where is me bed,
me  noggin’, noggin’ bed
It’s all sold for beer and tobacco
You see I sold it to the girls until the springs were all in twirls(6)
And the sheets they’re lookin’ out for better weather
VI
Well I’m sick in the head
and I haven’t been to bed
Since I’ve been ashore for me slumber
Well I spent all me dough
On the lassies don’t ye know
Across the western ocean(7)
I will wander.
TRADUZIONE (revisionata da qui)
CORO
Darei tutto per bere,
oh il mio allegro grog (1),
darei tutto per birra e tabacco;
ho speso tutti i soldi
in donne (2) e bevendo gin,
e lontano sull’Atlantico devo andare ramingo!
I
Ho un gran mal di testa
e non sono stato a letto,
da quando sono sceso a terra con il bottino,
ho visto centopiedi e serpenti
e la mia testa è piena di dolori
e devo ancora trovare la via d’uscita (3).
II
Dove sono i miei stivali,
i miei testardi (4), testardi stivali?
Li ho venduti per la birra e il tabacco,
sai le suole erano consumate
e le punte si erano aperte
e i tacchi hanno visto
tempi migliori.
III
Dov’è la mia camicia?
La mia testarda, testarda camicia?
L’ho venduta per la birra e il tabacco,
sai le maniche erano un straccio
e il colletto liso
e la coda dietro aveva visto tempi migliori.
IV
Dov’è mia moglie,
la mia testarda, testarda moglie?
L’ho venduta per la birra e il tabacco,
sai la faccia si era sciupata
e il suo didietro ho preso a calci,
sono sicuro che lei ha visto tempi migliori!
V
Dov’è il mio letto,
il mio testardo, testardo letto?
L’ho venduto per la birra e il tabacco.
Sai, l’ho venduto alle ragazze
che sanno come far saltare le molle (6)
e le lenzuola hanno visto
tempi migliori.
VI
Alla fine ho un gran mal di testa
e non sono andato a letto
da quando sono sbarcato per la mia libera uscita,
ho speso tutti i miei quattrini per le ragazze sconosciute
e sull’Atlantico (7)
andrò ramingo.

NOTE
1) grog: colloquiale termine usato in Irlanda come sinonimo di drinking; è un termine molto antico e ha il significato di “liquore” o “bevanda alcolica”. Il grog è una bevanda introdotta nella Royal Navy nel 1740: il rum dopo la conquista britannica della Giamaica era diventata la bevanda preferita dai marinai, ma per evitare problemi durante la navigazione, la razione giornaliera di rum era  diluita con l’acqua.
2) lassies. Questa parola, molto usata in Scozia, è il plurale di lassie o lassy, diminutivo di lass, la forma arcaica di lady “signora”
3) yonder: “là”, “quello”, “quello là”- La frase letteralmente si traduce “devo prendere una strada per la via d’uscita quella là” Marco Zampetti traduce “devo trovare la strada fino in culo alla luna
4) nogging: nell’inglese standard sostantivo, il vocabolo significa “testa”, “zucca”, in senso ironico. Essendo un’espressione colloquiale, diventa “testardo” (aggettivo qualificativo)
5) let in = lasciare entrare, quindi per estensione tradotto con “aperto”
6) Marco Zampetti traduce “finche’ le molle schizzino fuori ” qui è implicito l’uso del materasso non solo per dormire
7) western ocean: è il termine con cui i marinai dell’epoca si riferivano all’Oceano Atlantico

RICETTA del GROG a bicchiere

1/4 o 1/3 di rum giamaicano
succo di mezzo limone (o arancia o di pompelmo)
1 o 2 cucchiaini di zucchero di canna.
Riempire il resto del bicchiere con acqua.

Anche in versione invernale caldo: l’acqua deve essere scaldata quasi a bollitura, si aggiungono tutti gli altri ingredienti nel bicchiere (se di vetro che sia temperato per le bevande calde). Aggiungere a piacere un po’ di spezie (bastoncino cannella, chiodi di garofano) e la scorza di limone. E’ una classica bevanda natalizia specialmente nel Nord Europa.

IL GROG

(di Italo Ottonello)
Il grog era una miscela di rum ed acqua, in seguito aromatizzata con succo di limone, come antiscorbutico, e poco zucchero. L’adozione del grog si deve all’Ammiraglio Edward Vernon, per porre rimedio ai problemi disciplinari creati da un’eccessiva razione d’alcolici (*) sulle navi da guerra britanniche. Il 21 agosto 1740 egli emanò, per la sua squadra, un ordine che stabiliva la distribuzione del rum allungato con acqua. La razione era ottenuta miscelando un quarto di gallone d’acqua (litri 1,13) e mezza pinta di rum (litri 0,28) – in proporzione 4 a 1 – e distribuita metà a mezzogiorno e metà la sera. Il termine grog deriva da ‘Old Grog’, soprannome dell’Ammiraglio, che in mare usava indossare dei pantaloni e un tabarro di spesso tessuto di grogram. L’uso del grog, in seguito, divenne comune nelle marine anglosassoni, e la privazione della razione (grog stop), era una delle punizioni più temute dai marinai. Temperance ships, erano dette quelle navi mercantili il cui contratto d’arruolamento conteneva la clausola “no spirits allowed” che escludeva la distribuzione di grog o altri alcolici all’equipaggio.
NOTA (*) L’acqua, non sempre buona già all’inizio del viaggio, diventava putrida solo dopo pochi giorni di permanenza nei barili.
Di fatto nessuno la beveva in quanto era disponibile la birra. Si trattava di birra leggera, di scarsa qualità, che terminava nel giro di un mese e, solo allora, i capitani consentivano la distribuzione di vino o liquori. Una pinta di vino (poco più di mezzo litro) o mezza pinta di rum erano considerati l’equivalente di un gallone (4,5 litri) di birra, la razione giornaliera. Sembra che i marinai preferissero i vini bianchi a quelli rossi che chiamavano spregiativamente black-strap (melassa). Essere destinati in Mediterraneo, dove si imbarcava il vino, era detto to be blackstrapped. Nelle Indie occidentali, invece, abbondava il rum.

FONTI
http://www.drinkingcup.net/navy-rum-part-2-dogs-tankys-scuttlebutts-fanny-cups/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5512
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/allformegrog.html
http://www.lettereearti.it/mondodellarte/musica/la-lingua-delle-ballate-e-delle-canzoni-popolari-anglo-irlandesi/