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IL GIORNO DI SANTO STEFANO

“Santo Stefano” Luis de Morales, 1575

La figura di Santo Stefano è  venerata sia nel Nord che nell’Est d’Europa dalla Chiesa Cattolica e Ortodossa: si suppone che Stefano provenisse dall’Anatolia ellenica, uno degli ebrei della diaspora benestanti e letterati, di lingua greca, stanziati in città cosmopolite e certamente più colti rispetto ai primi seguaci di Gesù (per lo più i contadini e i diseredati della Galilea).

Gli ellenisti furono coloro che trasformarono la setta ebraica dei seguaci di Gesù in qualcosa di nuovo rispetto al giudaismo e iniziarono a chiamarsi cristiani.
Della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede, il primo martire della storia cristiana e perciò annoverato tra i Comites Christi, i compagni di Gesù di cui si ricordano la vita a cominciare dal giorno dopo del Natale di Cristo.
L’invenzione della sua sepoltura (cioè il ritrovamento della sua tomba) cade al 3 agosto del 415 e per la Chiesa ortodossa il 3 agosto è ancora la sua festa.

Lapidazione di Saqnto Stefano, Paolo Uccello

Stefano secondo la leggenda medievale diffusa da  Giovanni di Hildesheim  a volte è uno stalliere, a volte un servitore alla mensa di Erode, altre volte un cacciatore. Stefano fu il primo a vedere la stella di Betlemme e lasciò la corte di Erode per seguire Gesù. Un’antica ballata doveva circolare per l’Europa medievale sulla suggestione della leggenda, le cui tracce si conservano nei paesi del Nord. continua

LA TRADIZIONE IN ITALIA

In Italia è festa nazionale solo dal secondo dopoguerra, è il giorno dedicato alla famiglia e al relax con giochi da tavolo e d’intrattenimento per tutti, anche le massaie che si sono dedicate per giorni al pranzo di Natale oggi mettono in tavola gli avanzi.
Un proverbio francese recita “A Santo Stefano le giornate si allungano di uno spillo” e se la giornata è soleggiata sono frequenti le passeggiate in città o le scampagnate.

LA TRADIZIONE IN GRAN BRETAGNA

Il Boxing Day, è una festività natalizia che cade il 26 dicembre, il corrispettivo anglosassone del nostro Santo Stefano: letteralmente “giorno della scatola” (ovvero il giorno delle offerte), è una ricorrenza che risale al Medio Evo, anche se alcuni studiosi ne rintracciano le origini nell’epoca tardoromana.
L’etimologia in realtà non è chiarissima, ma l’idea di fondo della festività, ufficialmente istituita nel Regno Unito nel 1871, è quella di donare qualcosa ai bisognosi o ai propri dipendenti in occasione del Natale, una sorta di bonus: nel pacco natalizio potevano esserci regali e avanzi di cibo e ai lavoratori veniva concesso il giorno libero per stare con la propria famiglia.
La consuetudine si diffuse sistematicamente però solo ai tempi della regina Vittoria e del sentimentalismo di stampo dickensiano. continua

LA TRADIZIONE IN IRLANDA

In Irlanda il giorno di S. Stefano, conosciuto anche con il nome gaelico La An Droilin, il giorno dello scricciolo (wren’s day), i giovani del villaggio con i visi sporchi di fuliggine e armati di bastoni, andavano nei boschi alle prime luci dell’alba per cercare tra i cespugli la tana dello scricciolo: il primo di loro che riusciva a colpirlo diventava il re per un giorno. Il corpicino dello scricciolo legato ad un ramo di agrifoglio veniva portato in processione di casa in casa e cantando una filastrocca i ragazzi dello scricciolo ricevevano piccoli doni lasciando in cambio una piuma strappata dal petto del piccolo uccellino. continua
E’ inevitabile infatti il collegamento tra sacrificio dello scricciolo e il martirio del santo, essendo Santo Stefano il primo martire del cristianesimo (protomartire) ucciso per aver testimoniato la sua fede in Cristo. Secondo il folklore irlandese il Santo si era nascosto in un cespuglio di agrifoglio per nascondersi dalla folla che voleva lapidarlo e il suo nascondiglio venne rivelato dallo strepito di uno scricciolo che aveva deciso di svernare proprio lì! (vedi)

LA TRADIZIONE IN SCANDINAVIA

Nella tradizione scandinava la canzone su Santo Stefano è tipica dei canti per Santa Lucia, e rispecchia maggiormente la tradizione pre-cristiana dei festeggiamenti di Yule. Un tempo era una canzone di questua di fattoria in fattoria cantata dai ragazzi nei giorni prima di Natale per raccogliere dei piccoli doni.
Le versioni della canzone sono innumerevoli tra Svezia, Norvegia e Danimarca con testi più o meno lunghi come una ballata, ma tutti riferiti all’avvistamento della Stella di Betlemme.  continua

Saint Stephen

Magpie Lane in Wassail, 1995


I
Saint Stephen was a holy man
Endued with heavenly might,
And many wonders he did work
Before the people’s sight;
And by the blessed Spirit of God,
Which did his heart inflame,
He spared not, in every place,
To preach God’s holy name.
Chorus 
O man, do never faint nor fear,
When God the truth shall try;
But mark how Stephen, for Christ’s sake,
Was willing for to die.
II
Before the elders he was brought,
His answers for to make,
But they could not the spirit withstand
Whereby this man did speak.
While this was told, the multitude
Beholding him aright,
His comely face began to shine
Most like some angel bright.
III
Then Stephen did put forth his voice,
And he did first unfold
The wond’rous works which God had wrought
Even for their fathers old;
That they thereby might plainly know
Christ Jesus should here be
That from the burden of the law
Should quit us frank and free.
IV
But, oh! quoth he, you wicked men,
Which of the prophets all
Did not your fathers persecute,
And keep in woeful thrall?
But when I heard him so to say,
Upon him they all ran,
And there without the city gates
They stoned this holy man.
V
There he most meekly on his knees
To God did pray at large
Desiring that He would not lay
This sin unto their charge;
Then yielding up his soul to God,
Who had it dearly bought,
He lost his life, and his body then
To the grave was seemly brought.
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Santo Stefano era un uomo santo
dotato di potenza celeste
e molti miracoli operò
davanti agli occhi della gente;
e benedetto dallo Spirito Santo
che fece infiammare il suo cuore,
non si risparmiò, in ogni luogo,
per predicare il santo nome di Dio.
Coro
O uomo, non essere mai debole o pauroso, quando Dio metterà alla prova la fede, ma fai come Stefano, che per amore di Dio fu pronto a morire
II
Davanti agli anziani fu portato,
a dare le sue risposte (1),
ma non poterono resistere allo spirito
che attraverso quest’uomo parlava.
Mentre quest’uomo parlava, la moltitudine guardandolo bene,
il suo bel viso iniziò a risplendere
quasi come un angelo radioso.
III
Allora Stefano disse a gran voce (2)
e lo disse per primo
le meravigliose opere che Dio aveva
compiuto
anche per i patriarchi;
che essi dovrebbero chiaramente sapere, Gesù Cristo sarà qui
che dall’onere della legge
dovremo affrancarci e liberarci.
IV
“Ma, oh, – disse -voi uomini malvagi
Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato,
e tenuto in schiavitù?”
Ma quando lo sentii dire ciò
su di lui accorsero tutti,
e là fuori dalle porte della città
lapidarono questo sant’uomo
V
Lì si inginocchiò docilmente
a Dio pregò liberamente
desiderando che Egli non ponesse
questo peccato su di loro;
quindi abbandonando la sua anima a Dio, perse la sua vita e il suo corpo allora, alla tomba fu proprio portato

NOTE
* prima stesura, da rivedere
1) L’accusa è di quelle gravi: «Bestemmia contro Dio e contro Mosè».
2) la sua autodifesa è riportata negli Atti degli Apostoli, un lungo discorso in cui Stefano ripercorre le sacre scritture dichiarando che Dio aveva preannunciato l’avvento di Cristo attraverso i profeti e i patriarchi

 

FONTI
http://www.dailyslow.it/santo-stefano/
https://afolksongaweek.wordpress.com/2013/12/16/week-121-saint-stephen-rejoice-and-be-merry/
https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/saintstephen.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_an_holy_man.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_a_holy_man.htm

SANTO STEFANO IN SCANDINAVIA

stefan2_jpgTra i canti per Santa Lucia (vedi) in Scandinavia quelli su Santo Stefano rispecchiano maggiormente la tradizione pre-cristiana dei festeggiamenti di Yule (Vedi).
In questi Stefano Stefano secondo la leggenda medievale diffusa da  Giovanni di Hildesheim  a volte è uno stalliere, a volte un servitore alla mensa di Erode, altre volte un cacciatore. Stefano fu il primo a vedere la stella di Betlemme e lasciò la corte di Erode per seguire Gesù. Una antica ballata doveva circolare per l’Europa medievale sulla suggestione della leggenda le cui tracce si conservano nei paesi del Nord.

Un tempo Staffan Stalledräng era una canzone di questua di fattoria in fattoria cantata dai ragazzi (i ragazzi della Stella, Stjärngosse) nei giorni prima di Natale per raccogliere dei piccoli doni.
“In Svezia in origine lo stjärngosse era legato al tredicesimo giorno, che era il giorno in cui i tre saggi veneravano Gesù portando oro, incenso e mirra. Nel corso del 1800 però gli elementi dello stjärngosse furono traslati in una processione che aveva luogo il giorno di santo Stefano, il 26 dicembre. Alcune fonti indicano delle canzoni che venivano tradizionalmente cantate durante la processione di santo Stefano . Queste canzoni seguono la leggenda raccontata da Giovanni di Hildesheim nel 1370, per cui Stefano, che era lo stalliere del re Erode, vide per primo la stella di Betlemme (cui è legata appunto la tradizione dello stjärngosse) e chiamò il re Erode dicendogli che era nato un nuovo re.
Le tradizioni associate con la processione della stella e lo stjärngosse divennero confuse, probabilmente anche a causa della regolamentazione per le feste natalizie. Secondo la legge medioevale che venne chiamata julfriden il periodo di festività natalizie durava dal giorno di san Tommaso, il 21 dicembre, fino al ventesimo giorno dopo Natale. Ciò fu in vigore fino al 1770, esattamente come lo stjärngosse, che apriva la parte pubblica delle celebrazioni natalizie con una cavalcata da un villaggio al villaggio vicino per abbeverare i cavalli e gioire della festa. Similmente, il 7 gennaio giorno di san Knut Lavards era quello che chiudeva il periodo di festa. Il detto del giorno è Knut jagar julen ut ovvero “Knut caccia via il Natale” (esattamente come il nostro detto “L’Epifania tutte le feste si porta via”).” 
(tratto da qui)

Il costume del ragazzo-stella è piuttosto buffo, un lungo camicione bianco completato da un copricapo a cono (decorate con stelline)  e bacchetta con la stella in punta. Sono i valletti di Santa Lucia che indossa lo stesso camicione da notte bianco cinto da una fascia di raso rossa e con in capo la coroncina di candele. continua

Le versioni della canzone sono innumerevoli tra Svezia, Norvegia e Danimarca con testi più o meno lunghi come una ballata, ma tutti riferiti all’avvistamento della Stella di Betlemme. 

Folk & Rackare

VERSIONE SVEDESE: Staffan Stalledräng (SMB 39)


Staffan var en stalledräng
Stalledräng, stalledräng
Han vattnar sina fålar fem
Allt för den ljusa stjärnan –
Ingen dager synes än,
synes än Men
stjärnorna på himmelen de blänka
Hastigt lägges sadeln på
Innan solen månd’ uppgå, månd’uppgå
Bästa fålen apelgrå
Den rider Staffan själv uppå, själv uppå
Ingen dagen synes än, synes än Men
stjärnorna på himmelen de blänka
TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
Stefano era un garzone di stalla
Uno stalliere, stalliere
Dà da bere ai cinque suoi puledri
Tutto per la stella lucente (1) –
Non si vede ancora l’alba,
non si vede ancora
Ma le stelle nel cielo brillano
In fretta si mette in sella (2)
Prima che il sole sorga,
il sole sorga
Il miglior puledro pezzato
Lo cavalca Stefano, lo cavalca –
Non si vede ancora l’alba, non si vede ancora, Ma le stelle nel cielo brillano

NOTE
1) la stella di Betlemme che annuncia la nascita di Gesù
2) Stefano cavalca tutta la notte

TRADUZIONE INGLESE
I
Staffan was a stableman
We thank him now so well
He waters his ponies five,
all for the bright star
No daylight was seen yet,
stars on the sky they shine
II
Saint Stephen was riding his horses to water
Watch with us Christmas night!
When he saw a star in the eastern land
Watch with us all mankind!
The star shone above the town of Bethlehem
Watch with us Christmas night!
But brightest above the house where the child lay
Watch with us all mankind!”

continua

FONTI
http://www.jullovet.se/julsanger-lyrics/luciasanger/staffansvisan/
http://www.resurspoolen.se/2014/12/fran-jul-till-trettonhelgen/

BOXING DAY FOR CHRISTMAS

Il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano il primo martire cristiano: della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede. continua

BOXING DAY

In Gran Bretagna è il Boxing Day: letteralmente il “giorno della scatola” (ovvero il giorno delle offerte), una ricorrenza che risale al Medio Evo, anche se alcuni studiosi ne rintracciano le origini nell’epoca tardoromana.
L’etimologia in realtà non è chiarissima, ma l’idea di fondo della festività, ufficialmente istituita nel Regno Unito nel 1871, è quella di donare qualcosa ai bisognosi o ai propri dipendenti in occasione del Natale, una sorta di bonus: nel pacco natalizio potevano esserci regali e avanzi di cibo e ai lavoratori veniva concesso il giorno libero per stare con la propria famiglia.
La consuetudine si diffuse sistematicamente però solo ai tempi della regina Vittoria e del sentimentalismo di stampo dickensiano. (continua)

IL GIORNO DELLE PARTITE

Mentre il giorno di Natale era tradizione restare tutti insieme in famiglia e in casa, il 26 dicembre era invece il giorno consacrato per le attività all’aperto: passeggiate, pic-nic, gite fuori porta o gare sportive qualsiasi attività andava bene purchè si svolgesse all’aperto! Gli strati più alti si dedicavano alla caccia alla volpe, quelli più popolari si dedicavano alle partite di calcio o andavano alle corse; ancora oggi il Boxing day rimane una data fissa per molti sport, come il rugby e l’ippica. A livello amatoriale, prima che arrivasse la First Division (l’antenato della Premier League) si organizzavano il 26 dicembre (e a Natale) partite di ogni genere tra schieramenti opposti (un classico: scapoli contro ammogliati).

LA CACCIA ALLA VOLPE

Uno degli sport praticati tradizionalmente nel Boxing day era la caccia alla volpe: la caccia abolita nel 2005 in Inghilterra, Galles e Scozia (ma non in Irlanda del Nord) è stata sostituita da un’uccisione simbolica della volpe oppure dal drag hunting.
Da allora le storiche associazioni di cacciatori hanno continuato a organizzare battute di caccia simboliche, che durano una giornata intera e hanno tutte le caratteristiche delle battute di caccia tradizionali (costumi e ruoli dei componenti della squadra di cacciatori compresi), ma non comportano l’uccisione di alcun animale. Durante la caccia ci si limita ad inseguire un cavaliere che rappresenta la volpe, oppure, nel caso del “drag hunting”, la muta di cani segue le tracce olfattive rilasciate da un tampone impregnato di urina di volpe o altri animali che viene trascinato da un uomo a piedi lungo un itinerario prestabilito. La difficoltà della battuta di caccia dipende dalle eventuali interruzioni della traccia, anche quelle scelte in anticipo sulla base dell’esperienza della squadra di cacciatori. “(tratto da qui)

THE BOYS OF FAIRHILL: CORK DRAG HUNTING

FONTI
https://bjws.blogspot.it/2016/12/a-brief-history-of-boxing-day-in.html
http://www.ilpost.it/2011/12/26/che-cose-il-boxing-day/
http://www.ilpost.it/2012/12/26/caccia-alla-volpe-senza-volpe/

 

SAINT STEPHEN WAS A CLERK

Della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede, il primo martire della storia cristiana e perciò annoverato tra i Comites Christi, i compagni di Gesù di cui si ricordano la vita a cominciare dal giorno dopo del Natale di Gristo. (prima parte)

stefan_jpgNel canto natalizio medievale dal titolo “Saint Stephen was a clerk” è descritto come un giovane servitore alla tavola di Erode (in altre versioni è uno stalliere vedi): nella notte in cui Gesù nasce, Stefano vede la stella (che tradizionalmente guida i Magi verso Betlemme) e vuole lasciare la corte di Erode per seguire il Messia.

Il canto con il titolo di è “St. Stephen and Herod” stato collezionato nelle Child ballad (#22), ma oggi è quasi scomparso dalla tradizione popolare anglosassone mentre è ancora vivo nei paesi scandinavi; una variante della ballata si trova in “The Carnal and the Crane” ovvero nella più circoscritta “King Herod and the cock” in cui al posto di Santo Stefano troviamo i “Saggi” venuti dall’Oriente.

IL MIRACOLO DEL GALLO ARROSTO

“St Stephen and King Herod” (=St. Stefano e Erode) è un canto natalizio tradizionale trovato per la prima volta in un manoscritto risalente all’epoca di Enrico VI. Si tratta di una favoletta in cui anacronisticamente Santo Stefano è servitore alla corte di re Erode (il grande). In questa favoletta Santo Stefano è lapidato proprio il giorno dopo il Natale, per aver preferito la corte di Gesù a quella di Erode. Nella storia è incastonato anche il miracolo del gallo arrosto servito al banchetto e che ritorna in vita per dare testimonianza della nascita di Cristo. (per il simbolismo del gallo vedi). L’atmosfera della ballata è squisitamente medievale, l’accostamento tra le regalità di Erode e la regalità di Gesù è palesemente un modo per sottolineare come il regno di Gesù sia migliore di quello del potere regio.

Purtroppo non ci sono molte registrazioni in rete e l’unica che ho trovato è questa versione rock progressive
ASCOLTA Alvek (strofe da I a VIII e XI)

St Stephen and King Herod
I
Saint Stephen was a clerk (1)
In King Herod’s hall
And served him of bread and cloth
As ever king befall.
II
Stephen out of the kitchen came
With boar’s head in hand(2);
He saw a star was fair and bright
Over Bethlehem stand
III
He cast down the boar’s head
And went into the hall;
‘I forsake thee, King Herod,
And thy works all;
IV
‘I forsake thee King Herod,
And thy works all:
There is a Child in Bethlehem born
Is better than we all.’
V
‘What aileth thee, Stephen,
What is thee befall(3)?
Lacketh(4) thee either meat or drink
In King Herod’s hall?’
VI
‘What aileth thee, Stephen,
Art thou wode(5), or thou ginnest to breide(6)?
Lacketh thee either gold or fee
Or any rich weed(7)?’
VII
‘Lacketh me neither meat nor drink
In King Herod’s hall:
There is a Child in Bethlehem born
Is better than we all.’
VIII
‘Lacketh me neither gold nor fee,
Nor none rich weed:
There is a Child in Bethlehem born
Shall helpen us at our need.’
IX
‘That is also sooth(8), Stephen,
Also sooth, iwis(9),
As this capon(10) crowe shall cock
That lieth(11) in my dish.’
X
That word was not so sooner said,
That word in that hall,
The capon crew ‘Christus natus est’
Among the lords all.
XI
‘Rise up, my tormenters,
By two and all by one,
And lead Stephen out of this town
And stone him with stone.’
XII
Took they Stephen
And stoned him in the way (12);
And therefore is his even
On Christ’s own day.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Santo Stefano era un cortigiano (1)
alla corte di Erode
e gli porgeva cibo e vestiti
come capitava ai Re
II
Stefano uscì dalla cucina
con la testa di cinghiale (2) tra le mani
e vide una stella che era bella e luminosa e stava su Betlemme.
III
Egli posò la testa di cinghiale
e andò nella sala (del banchetto)
“Ti lascio re Erode
e lascio tutta la tua corte”
IV
“Ti lascio re Erode,
e lascio tutta la tua corte:
c’è un bambino nato a Betlemme
che è migliore di tutti noi”
V
“Cos’hai, Stefano
che cosa ti succede (3)?
Ti mancano (4) forse cibo o bevande
alla corte di re Erode?
VI
Cos’hai, Stefano
sei pazzo (5) e stai delirando (6)?
Ti mancano forse ricchezze o prebende
o degli abiti lussuosi (7)?
VII
“Non mi mancano cibo o bevande
alla corte di Re Erode:
c’è un bambino nato a Betlemme
che è migliore di tutti noi”
VIII
“Non mi mancano ricchezze o prebende o degli abiti lussuosi:
c’è un bambino nato a Betlemme
che ci aiuterà per ogni necessità”
IX
“Se questa fosse la verità Stefano
la verità di certo
questo cappone (10) che si trova nel piatto canterebbe!”
X
Aveva appena pronunciato
quelle parole nel salone
che il cappone gridò “Cristo è nato”
tra i signori tutti
XI
“Alzatevi, miei aguzzini,
ad uno a d uno
e portate Stefano fuori dalla città
e lapidatelo”
XII
Presero Stefano
e lo lapidarono per la strada (12)
e perciò è anche suo
il giorno proprio di Cristo

NOTE
1) i servitori del re si distinguevano dalla servitù in quanto erano per lo più dei nobili
2) la testa di cinghiare arrostita viene ancora servita a Oxford per la cena di Natale (vedi)
3) what has happened
4) lakketh= lack
5) wode” (mad)
6) ginst to brede” (given to rave).
7) ryche weed = fine clothing
8) also sooth= this is just as true
9) y-wis= indeed
10) il cappone è un gallo castrato per rendere più morbida la carne ed è un piatto caratteristico in Italia nel periodo natalizio
11) lyth= lies
12) furono i sacerdoti del Sinedrio a condannare a morte Stefano continua

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_a_clerk.htm http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_22 http://www.patrickcomerford.com/2011/12/christmas-poems-12-saint-stephen-was.html

HUNTING THE WREN: THE KING

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.(prima parte continua)
Proseguiamo il viaggio per la campagna britannica per andare in Galles.

Flag_of_WalesGALLES : Pembrokeshire

IL SACRIFICIO RITUALE DEL RE – MARTIRIO DI SANTO STEFANO

Ancora controversa la questione se i Druidi praticassero sacrifici umani rituali; il dibattito in verità è più orientato sulla questione temporale (i reperti archeologici hanno dimostrato la diffusa presenza di roghi votivi celtici risalenti all’età del bronzo-ferro) ovvero se la prassi fosse ancora praticata dai Galli ai tempi di Giulio Cesare oppure dai druidi irlandesi alle soglie del Medioevo. Un eccezionale reperto archeologico risalente al I-II secolo a. C. è la mummia chiamata l’uomo di Lindow (detto Pete Marsh da qualche giornalista burlone – gioco di parole derivato da “peat marsh”, in italiano “torbiera”) trovato nella torbiera di Lindow Moss, Wilmslow, Contea di Cheshire (Inghilterra).

In occasione delle due principali festività rituali dell’anno (Samahin o Beltane) i Druidi sacrificavano una vittima umana agli dei. La vittima era nutrita con una focaccia d’orzo, denudata e dipinta di rosso, gli veniva legata una striscia di pelo di volpe sul braccio sinistro. Quindi al sorgere del sole gli veniva data la triplice morte, una per la terra, una per l’aria e una per il cielo. La morte era però “pietosa” perchè la vittima veniva tramortita prima con un colpo di mazza, poi era garrotata e quindi gli si squarciava la gola con un coltello ricurvo. Il sangue era raccolto in una coppa d’argento e infine veniva sparso sui campi per garantire un raccolto migliore.

Anticamente era il re ad essere sacrificato, per ottenere i favori degli dei offesi da qualche “scortesia” (ovvero un venir meno nella sua funzione regale): le annate di carestia che si susseguivano, erano un pessimo segnale!
E’ inevitabile il collegamento tra sacrificio dello scricciolo e il martirio del santo, essendo Santo Stefano il primo martire del cristianesimo (protomartire) ucciso per aver testimoniato la sua fede in Cristo. Secondo il folklore irlandese il Santo si era nascosto in un cespuglio di agrifoglio per nascondersi dalla folla che voleva lapidarlo e il suo nascondiglio venne rivelato dallo strepito di uno scricciolo che aveva deciso di svernare proprio lì!

PLEASE TO SEE THE KING

Anche intitolato semplicemente “The King”) il brano proviene da Pembrokeshire in Galles, ed è tradizionalmente cantato nel giorno di Santo Stefano.

A.L. Lloyd commenta nelle note dell’album dei Watersons in “Sound, Sound Your Instruments of Joy”1977: “A wren-boys carol, sung by groups of boys and young men, masked and disguised, who on St Stephen’s Day (December 26) went from door to door carrying a holly bush on which was a dead wren, “the king of the birds”, or something to represent it. This rare song came to the Watersons from Andy Nisbet, who got it from “two old ladies in Pembrokeshire.”

ASCOLTA Steeleye Span in ‘Please to see the King‘ – 1971

ASCOLTA Loreena McKennitt in “Drive Cold Winter Away” 1987
ASCOLTA Nadia Birkenstock 


I
Health, love and peace
Be all here in this place
By your leave we will sing
Concerning our king(1).
II
Our king is well dressed
In silks of the best
In ribbons so rare
No king can compare.(2)
III
We have traveled many miles
Over hedges and stiles
In search of our king
Unto you [him] we bring.
IV
We have powder and shot
To conquer the lot
We have cannon and ball
To conquer them all.(3)
V
Old Christmas is past
Twelfth tide (4) is the last
And we bid you adieu
Great joy to the new.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Salute, amore e pace
siano su questa casa,
e con il vostro permesso
canteremo del nostro Re.
II
Il nostro Re è ben vestito
con la migliore seta,
con preziosi nastri
nessun re gli si paragona.
III
Abbiamo viaggiato per molte miglia
per siepi e passaggi
alla ricerca del nostro Re
e a voi lo portiamo.
IV
Abbiamo polvere e proiettili
per prenderne molti
abbiamo cannoni e palle
perprenderli tutti.
V
Il vecchio Natale è passato
e la dodicesima notte è l’ultima
e noi vi diamo l’addio,
grande gioia per l’anno nuovo!

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui)
wren-ireland2) manca una strofa allusiva alla gabbietta in cui viene portato lo scricciolo dai wren-boys per mostrarlo alla gente del villaggio: “In his coach he does ride with a great deal of pride, and with four footmen to wait upon him”. (in italiano: Nella sua carrozza è scarrozzato con grande orgoglio, da quattro valletti che vegliano su di lui.)
3) la strofa ha un che di rivoluzionario e senza dubbio è stata cantata anche come canzone di protesta, ma tutto sommato è un po’ una spacconata per dire che il gruppo di wren boys aveva fatto incetta di tutti gli scriccioli del bosco!
4) un tempo i giorni del Natale erano solo 12 e si cominciava a contare dal 21 dicembre di modo che il primo dell’anno era anche l’ultimo delle festività. Successivamente il conto è partito dal giorno del Natale di Gesù e così la 12 notte è quella della vigilia della Befana.

THE CUTTY WREN continua


FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/thewren.ht

BOAR’S HEAD GAUDY

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce.
Era la natura stessa, che agli uomini paloelitici poteva sembrare governata dagli astri, a suggerire il comportamento umano.

LA FESTA DI MEZZO INVERNO

Quando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i germani e i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico. Nell’Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia Erano belli d’aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini.”
In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).
Odino stesso, il dio dalla lunga barba, è detto in norreno antico jólfaðr ( ‘padre Yule’) e jólnir (‘lo Yule’)
La festa di Yule (dal norreno jól e dal germanico jiuleis) durava 12 giorni a partire dal solstizio d’inverno ( i giorni di Yule diventati successivamente Christmastide) poi traslati al 25 dicembre.
Ma è Freyr ad avere come animale servitore il cinghiale Slíðrugtanni (“dalle zanne terribili”) detto Gullinbursti (dalle setole come il sole).
E’ per la verità un verro cioè un maiale ma di quelli di un tempo più simile a un cinghiale irsuto che al roseo porcello dell’era moderna. Creato dai nani sembra essere più una macchina da guerra che un maiale in carne e ossa: Gullinbursti è in grado di correre più velocemente di qualunque altro destriero, di notte e di giorno, nell’aria e nell’acqua, perché non esiste luogo così oscuro che non possa venire illuminato dallo splendore delle sue setole. Gullinbursti, che ha anche il compito di trainare il carro di Freyr, simboleggia il potere divino della fecondità. (tratto da wiki)
Nella Saga Heiðreks Konungs ins Vitra (la saga di re Heiðrek il Saggio), a Yule il re Heiðrek  sacrificava al dio Freyr un enorme cinghiale, detto sonargǫltr (“cinghiale dell’espiazione”), sul quale gli uomini pronunciavano giuramenti solenni posando le mani sulle setole.

LA FESTA DI FRDBLOD

Nel mezzo dell’inverno aveva luogo la festa di Frdblod, “il sacrificio di Freyr” in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. La festa viene descritta nella saga di Hákon (in italiano qui)
“It was ancient custom that when sacrifice was to be made, all farmers were to come to the heathen temple and bring along with them the food they needed while the feast lasted. At this feast all were to take part of the drinking of ale. Also all kinds of livestock were killed in connection with it, horses also; and all the blood from them was called hlaut [ sacrificial blood ], and hlautbolli, the vessel holding the blood; and hlautteinar, the sacrificial twigs [ aspergills ]. These were fashioned like sprinklers, and with them were to be smeared all over with blood the pedestals of the idols and also the walls of the temple within and without; and likewise the men present were to be sprinkled with blood. But the meat of the animals was to be boiled and served as food at the banquet. Fires were to be lighted in the middle of the temple floor, and kettles hung over them. The sacrificial beaker was to be borne around the fire, and he who made the feast and was chieftain, was to bless the beaker as well as all the sacrificial meat. The narrative continues that toasts were to be drunk. The first toast was to be drunk to Odin “for victory and power to the king”, the second to the gods Njörðr and Freyr “for good harvests and for peace”, and thirdly a beaker was to be drunk to the king himself. In addition, toasts were drunk to the memory of departed kinsfolk. These were called “minni [memorial toast]”. (tratto da qui)

L’usanza del sacrificio rimase nell’abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

UN CINGHIALE ARROSTO

boar-headA Yule prima del tacchino e ancor prima dell’oca sulla tavola di un banchetto medievale era servita la testa di un cinghiale  con l’immancabile mela o limone in bocca.
Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino.
Secondo le fonti più antiche una particolare cerimonia fu inaugurata il 14 giugno del 1170 da re Enrico II Plantageneto nel proclamare il figlioletto come suo erede al trono
To celebrate, “Upon the daie of coronation, king Henrie the father serued his sonne at the table as sewer, bringing vp the boars head with trumpets before it, according to the maner.” The “sewer” was the officer who placed and removed the various dishes (Holinshed’s Chronicle). (tratto da qui)

BOAR’S HEAD GAUDY

Tale usanza si conserva ancora al Queen’s College di Oxford (dall’anno della sua fondazione il 1340), dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.
L’aneddoto (tra goliardia e leggenda) riguardande il perchè dell’evento si riferisce alle prodezze di uno studente che, sorpreso da un cinghiale mentre attraversava il bosco per recarsi alla messa di Natale nella chiesa di San Giles, reagì all’assalto incastrando tra le fauci della bestia, il voluminoso libro di Aristotile che stava leggendo. Lo studente recise la testa al cinghiale (con ancora il libro incastrato in gola), andò a messa e poi ritornò al Queen’s College portando la testa in trionfo: la testa (libro compreso) fu arrostita e servita per la cena. Così ad ogni boccone chi mangiava diventava più sapiente!
La cerimonia è attecchita anche in America al seguito dei primi coloni britannici e prosegue tuttora nella Hoosac School di New York e nella Christ Church Cathedral di Cincinnati, e in diverse altre Università americane.

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar’s head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore dell’Univeristà, il quale prende il limone (o l’arancio) dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l’alloro della guarnizione. La cerimona pre banchetto si teneva il 25 dicembre ma attualmente è stata spostata alla seconda domenica di dicembre.

Anche in epoca Tudor alla testa del cinghiale era riservato un ingresso trionfale al banchetto di Natale alla corte del re, portata su un vassoio d’argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola. La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette medievali in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c’era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.
L’attaccamento della casa Tudor alla festa ha un preciso fondamento storico: l’ultimo re della casa York, re Riccardo III sconfitto e ucciso nella battaglia di Bosworth (1485,) portava come proprio distintivo personale il cinghiale bianco, simbolo di forza e coraggio in battaglia.
Da allora portare in tavola ogni anno la testa di un cinghiale arrostito era una specie di tributo a Enrico VII della casa Tudor.

Boars_Head_In_Hand_Bring_I
Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

La carne di cinghiale era ovviamente un piatto importante nel banchetto medievale delle corti d’Europa perchè la caccia al cinghiale era considerato un nobile passatempo oltrechè un buon esercizio per l’addestramento alla battaglia.
In particolare esistono molte cronache che descrivono dei banchetti in cui era sevita la testa di cinghiale con tanto d’ingresso della portata preannunciato da uno squillo di trombe.
La stagione della caccia al cinghiale si svolgeva in autunno ma in Britannia venne concentrata tra il 25 dicembre e il 2 febbraio (Christmas tide). Cosi riporta il Book of St. Albans (1460)
“The season of the Boar is from the Nativity
Till the Purification of our Lady so free,
For at the nativity of our Lady sweet,
He may find where he goeth under his feet,
Both in woods and fields, corn and other fruit,
When he after food maketh any suit:
Crabs and oak corns and nuts there they grow,
Haws and hips and other things enow,
That till the Purification lasteth as ye see,
And maketh the boar in season to be;
For while that fruit may last,
His time is never past.”

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI

(riportata da Enzo vediPrima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone. La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo. Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo. Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta. Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

E sempre dalla Toscana, in quel di Firenze un’altra ricetta di sopressata, in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale: si prepara con la carne della testa bollita, tagliata a pezzi e conciata con spezie varie a cui si aggiunge anche la lingua bollita a parte  vedi

Boar’s head carol

Tradizionale canto natalizio britannico andato in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di “A Caroll bringyng in the Bores heed”  dal tipografo ed editore alsaziano Jan van Wynkyn. Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841 (vedi qui), così la traduce e illustra Ianuarius nel video con il brano musicale dei  The Chieftains in The Bells of Dublin 1991

ASCOLTA Magpie Lane in The Oxford Ramble 1993


I
The boar’s head(1) in hand bring I,
Bedeck’d with bays and rosemary.
I pray you, my masters, be merry
Quot estis in convivio(2)
Caput apri defero
Reddens laudes Domino (3)
II
The boar’s head, as I understand,
Is the rarest dish in all the land,
Which thus bedeck’d with a gay garland Let us servire cantico. (4)
III (5)
Our steward hath provided this
In honour of the King of Bliss;
Which, on this day to be served is
In Reginensi atrio. (6)
Traduzione italiano di Ianuarius*
I
Con la testa di cinghial,
guarnita poi dal lauro e dal rosmarino, ai padroni e ai commensal
letizia oggi auguro.
Porto il capo e rendo onor
ed omaggio al Signor.
II
Giacché il capo di cinghial
è del regno il piatto più special,
con gaio serto ornamental
serviamo con un cantico.
III
Vivanda in onor del Re
della beatitudine,
dal siniscalco donata,
che in sala regia servano

NOTE
* tratta da qui
1) la caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà medievale, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi. Il cinghiale non esisteva in America  ed è stato portato da Colombo (il verro medievale) che rilasciato nella foresta della FLorida si è ulteriormente inselvatichito. Il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.
2) Ye who are now at the feast
3) I bring the boar’s head, returning praise to the Lord
4) Let us serve with a song. In altre versioni è scritto “Servitur cum sinapio = it is served with mustard
5) la strofa cinquecentesca citava espressamente il Natale:
Be gladde lordes, bothe more and lasse
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore’s head with mustarde
.
6) In the Queen’s hall

FONTI

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/The%20Boar’s%20Head%20Carols/boars_head_carols.htm
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.html
http://ontanomagico.altervista.org/boar-head.htm
http://www.ravenboymusic.com/the-boars-head-carol/
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/ http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/ bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/boars_head_in_hand_bear_i.htm