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BOXING DAY FOR CHRISTMAS

Il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano il primo martire cristiano: della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede. continua

BOXING DAY

Il Boxing Day, è una festività natalizia che cade il 26 dicembre, il corrispettivo anglosassone del nostro Santo Stefano: letteralmente “giorno della scatola” (ovvero il giorno delle offerte), è una ricorrenza che risale al Medio Evo, anche se alcuni studiosi ne rintracciano le origini nell’epoca tardoromana.
L’etimologia in realtà non è chiarissima, ma l’idea di fondo della festività, ufficialmente istituita nel Regno Unito nel 1871, è quella di donare qualcosa ai bisognosi o ai propri dipendenti in occasione del Natale, una sorta di bonus: nel pacco natalizio potevano esserci regali e avanzi di cibo e ai lavoratori veniva concesso il giorno libero per stare con la propria famiglia.
La consuetudine si diffuse sistematicamente però solo ai tempi della regina Vittoria e del sentimentalismo di stampo dickensiano. (continua)

IL GIORNO DELLE PARTITE

Mentre il giorno di Natale era tradizione restare tutti insieme in famiglia e in casa il 26 dicembre era invece il giorno consacrato per le attività all’aperto: passeggiate, pic-nic, gite fuori porta o gare sportive qualsiasi attività andava bene purchè si svolgesse all’aperto! Gli strati più alti si dedicavano alla caccia alla volpe, quelli più popolari si dedicavano alle partite di calcio o andavano alle corse; ancora oggi il Boxing day rimane una data fissa per molti sport, come il rugby e l’ippica. A livello amatoriale, prima che arrivasse la First Division (l’antenato della Premier League) si organizzavano il 26 dicembre (e a Natale) partite di ogni genere tra schieramenti opposti (un classico: scapoli contro ammogliati).

LA CACCIA ALLA VOLPE

Uno degli sport praticati tradizionalmente nel Boxing day era la caccia alla volpe: la caccia abolita nel 2005 in Inghilterra, Galles e Scozia (ma non in Irlanda del Nord) è stata sostituita da un’uccisione simbolica della volpe oppure dal drag hunting.
Da allora le storiche associazioni di cacciatori hanno continuato a organizzare battute di caccia simboliche, che durano una giornata intera e hanno tutte le caratteristiche delle battute di caccia tradizionali (costumi e ruoli dei componenti della squadra di cacciatori compresi), ma non comportano l’uccisione di alcun animale. Durante la caccia ci si limita ad inseguire un cavaliere che rappresenta la volpe, oppure, nel caso del “drag hunting”, la muta di cani segue le tracce olfattive rilasciate da un tampone impregnato di urina di volpe o altri animali che viene trascinato da un uomo a piedi lungo un itinerario prestabilito. La difficoltà della battuta di caccia dipende dalle eventuali interruzioni della traccia, anche quelle scelte in anticipo sulla base dell’esperienza della squadra di cacciatori. “(tratto da qui)

THE BOYS OF FAIRHILL: CORK DRAG HUNTING

FONTI
https://bjws.blogspot.it/2016/12/a-brief-history-of-boxing-day-in.html
http://www.ilpost.it/2011/12/26/che-cose-il-boxing-day/
http://www.ilpost.it/2012/12/26/caccia-alla-volpe-senza-volpe/

 

SAINT STEPHEN WAS A CLERK

stefan_jpgLa figura di Santo Stefano è particolarmente venerata nella Chiesa ortodossa: si suppone che Stefano prevenisse dall’Anatolia ellenica, uno degli ebrei della diaspora benestanti e letterati, di lingua greca, stanziati in città cosmopolite e certamente più colti rispetto ai primi seguaci di Gesù (per lo più i contadini e i diseredati della Galilea). Gli ellenisti furono coloro che trasformarono la setta ebraica dei seguaci di Gesù in qualcosa di nuovo rispetto al giudaismo e iniziarono a chiamarsi cristiani.

Della vita di Santo Stefano si conosce molto poco, lo troviamo a Gerusalemme come seguace di Cristo e grande predicatore, lapidato nel 36 d.C. per la sua testimonianza di fede, il primo martire della storia cristiana. Ma nel canto natalizio medievale dal titolo “Saint Stephen was a clerk” è descritto come un giovane servitore alla tavola di Erode: nella notte in cui Gesù nasce Stefano vede la stella (che tradizionalmente guida i Magi verso Betlemme) e vuole lasciare la corte di Erode per seguire il Messia. Il canto è stato collezionato dal professor Child al numero 22 ma oggi è quasi scomparso dalla tradizione popolare anglosassone mentre è ancora vivo nei paesi scandinavi; una variante della ballata si trova in “The Carnal and the Crane” ovvero nella più circoscritta “King Herod and the cock” in cui al posto di Santo Stefano troviamo i “Saggi” venuti dall’Oriente.

“St Stephen and King Herod” (=St. Stefano e Erode) è un canto natalizio tradizionale trovato per la prima volta in un manoscritto risalente all’epoca di Enrico VI. Si tratta di una favoletta in cui anacronisticamente Santo Stefano è servitore alla corte di re Erode (il grande).

In questa favoletta Santo Stefano è lapidato proprio il giorno dopo il giorno di Natale per aver preferito la corte di Gesù a quella di Erode. Nella storia è incastonato anche il miracolo del gallo arrosto servito al banchetto e che ritorna in vita per dare testimonianza della nascita di Cristo. (per il simbolismo del gallo vedi). L’atmosfera della ballata è squisitamente medievale, l’accostamento tra le regalità di Erode e la regalità di Gesù è palesemente un modo per sottolineare come il regno di Gesù sia migliore di quello del potere regio.

Purtroppo non ci sono molte registrazioni in rete e l’unica che ho trovato è questa versione rock progressive
ASCOLTA Alvek (strofe da I a VIII e XI)


I
Saint Stephen was a clerk (1)
In King Herod’s hall
And served him of bread and cloth
As ever king befall.
II
Stephen out of the kitchen came
With boar’s head in hand(2);
He saw a star was fair and bright
Over Bethlehem stand
III
He cast down the boar’s head
And went into the hall;
‘I forsake thee, King Herod,
And thy works all;
IV
‘I forsake thee King Herod,
And thy works all:
There is a Child in Bethlehem born
Is better than we all.’
V
‘What aileth thee, Stephen,
What is thee befall(3)?
Lacketh(4) thee either meat or drink
In King Herod’s hall?’
VI
‘What aileth thee, Stephen,
Art thou wode(5), or thou ginnest to breide(6)?
Lacketh thee either gold or fee
Or any rich weed(7)?’
VII
‘Lacketh me neither meat nor drink
In King Herod’s hall:
There is a Child in Bethlehem born
Is better than we all.’
VIII
‘Lacketh me neither gold nor fee,
Nor none rich weed:
There is a Child in Bethlehem born
Shall helpen us at our need.’
IX
‘That is also sooth(8), Stephen,
Also sooth, iwis(9),
As this capon(10) crowe shall cock
That lieth(11) in my dish.’
X
That word was not so sooner said,
That word in that hall,
The capon crew ‘Christus natus est’
Among the lords all.
XI
‘Rise up, my tormenters,
By two and all by one,
And lead Stephen out of this town
And stone him with stone.’
XII
Took they Stephen
And stoned him in the way;
And therefore is his even
On Christ’s own day.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Santo Stefano era un cortigiano (1)
alla corte di Erode
e gli porgeva cibo e vestiti
come capitava ai Re
II
Stefano uscì dalla cucina
con la testa di cinghiale (2) tra le mani
e vide una stella che era bella e luminosa e stava su Betlemme.
III
Egli posò la testa di cinghiale
e andò nella sala (del banchetto)
“Ti lascio re Erode
e lascio tutta la tua corte”
IV
“Ti lascio re Erode,
e lascio tutta la tua corte:
c’è un bambino nato a Betlemme
che è migliore di tutti noi”
V
“Cos’hai, Stefano
che cosa ti succede (3)?
Ti mancano (4) forse cibo o bevande
alla corte di re Erode?
VI
Cos’hai, Stefano
sei pazzo (5) e stai delirando (6)?
Ti mancano forse ricchezze o prebende
o degli abiti lussuosi (7)?
VII
“Non mi mancano cibo o bevande
alla corte di Re Erode:
c’è un bambino nato a Betlemme
che è migliore di tutti noi”
VIII
“Non mi mancano ricchezze o prebende
o degli abiti lussuosi:
c’è un bambino nato a Betlemme
che ci aiuterà per ogni necessità”
IX
“Se questa fosse la verità Stefano
la verità di certo
questo cappone (10) che si trova nel piatto canterebbe!”
X
Aveva appena pronunciato quelle parole
quelle parole nel salone
che il cappone gridò “Cristo è nato”
tra i signori tutti
XI
“Alzatevi, miei aguzzini,
ad uno a d uno
e portate Stefano fuori dalla città
e lapidatelo”
XII
Presero Stefano
e lo lapidarono per la strada
e perciò è anche suo
il giorno proprio di Cristo

NOTE
1) i servitori del re si distinguevano dalla servitù in quanto erano per lo più dei nobili
2) la testa di cinghiare arrostita viene ancora servita a Oxford per la cena di Natale (vedi)
3) what has happened
4) lakketh= lack
5) wode” (mad)
6) ginst to brede” (given to rave).
7) ryche weed = fine clothing
8) also sooth= this is just as true
9) y-wis= indeed
10) il cappone è un gallo castrato per rendere più morbida la carne ed è un piatto caratteristico in Italia nel periodo natalizio
11) lyth= lies

STEFANO IN SCANDINAVIA

stefan2_jpgNella tradizione scandinava la canzone su Santo Stefano è tipica dei canti per Santa Lucia (vedi), e rispecchia maggiormente la tradizione pre-cristiana dei festeggiamenti di Yule (Vedi). Un tempo era una canzone di questua di fattoria in fattoria cantata dai ragazzi nei giorni prima di Natale per raccogliere dei piccoli doni.

Le versioni sono innumerevoli tra Svezia, Norvegia e Danimarca e Stefano a volte è uno stalliere, a volte un servitore alla mensa di Erode, altre volte un cacciatore.

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ASCOLTA Folk & Rackare

VERSIONE SVEDESE: Staffan Stalledräng (SMB 39)


Staffan var en stalledräng Stalledräng, stalledräng
Han vattnar sina fålar fem
Allt för den ljusa stjärnan –
Ingen dager synes än,
synes än Men
stjärnorna på himmelen de blänka
Hastigt lägges sadeln på
Innan solen månd’ uppgå, månd’uppgå
Bästa fålen apelgrå
Den rider Staffan själv uppå, själv uppå –
Ingen dagen synes än, synes än Men
stjärnorna på himmelen de blänka
TRADUZIONE ITALIANO (da qui)
Stefano era un garzone di stalla
Uno stalliere, stalliere
Dà da bere ai cinque suoi puledri
Tutto per la stella lucente –
Non si vede ancora l’alba,
non si vede ancora
Ma le stelle nel cielo brillano
In fretta si mette in sella
Prima che il sole sorga,
il sole sorga
Il miglior puledro pezzato
Lo cavalca Stefano, lo cavalca –
Non si vede ancora l’alba, non si vede ancora
Ma le stelle nel cielo brillano

 

TRADUZIONE INGLESE
Staffan was a stableman
We thank him now so well
He waters his ponies five,
all for the bright star
No daylight was seen yet,
stars on the sky they shine

Saint Stephen was riding his horses to water
Watch with us Christmas night!
When he saw a star in the eastern land
Watch with us all mankind!
The star shone above the town of Bethlehem
Watch with us Christmas night!
But brightest above the house where the child lay
Watch with us all mankind!”

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/saint_stephen_was_a_clerk.htm http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_22 http://www.patrickcomerford.com/2011/12/christmas-poems-12-saint-stephen-was.html

HUNTING THE WREN: THE KING

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.(prima parte continua)

Proseguiamo il viaggio per la campagna britannica per andare in Galles.

Flag_of_WalesGALLES : Pembrokeshire

PLEASE TO SEE THE KING

wildlwood-tarot Ancora controversa la questione se i Druidi praticassero sacrifici umani rituali; il dibattito in verità è più orientato sulla questione temporale (i reperti archeologici hanno dimostrato la diffusa presenza di roghi votivi celtici risalenti all’età del bronzo-ferro) ovvero se la prassi fosse ancora praticata dai Galli ai tempi di Giulio Cesare oppure dai druidi irlandesi alle soglie del Medioevo. Un eccezionale reperto archeologico risalente al I-II secolo a. C. è la mummia chiamata l’uomo di Lindow (detto Pete Marsh da qualche giornalista burlone – gioco di parole derivato da “peat marsh”, in italiano “torbiera”) trovato nella torbiera di Lindow Moss, Wilmslow, Contea di Cheshire (Inghilterra).

IL SACRIFICIO RITUALE – MARTIRIO

In occasione delle due principali festività rituali dell’anno (Samahin o Beltane) i Druidi sacrificavano una vittima umana agli dei. La vittima era nutrita con una focaccia d’orzo, denudata e dipinta di rosso, gli veniva legata una striscia di pelo di volpe sul braccio sinistro. Quindi al sorgere del sole gli veniva data la triplice morte, una per la terra, una per l’aria e una per il cielo. La morte era però “pietosa” perchè la vittima veniva tramortita con un colpo di mazza, poi era garrotata e quindi gli si squarciava la gola con un coltello ricurvo. Il sangue era raccolto in una coppa d’argento e infine veniva sparso sui campi per garantire un raccolto migliore. Anticamente era il re ad essere sacrificato, per ottenere i favori degli dei offesi da qualche “scortesia” (ovvero un venir meno nella sua funzione regale): le annate di carestia che si susseguivano, erano un pessimo segnale!

E’ inevitabile il collegamento tra sacrificio dello scricciolo e il martirio del santo, essendo Santo Stefano il primo martire del cristianesimo (protomartire) ucciso per aver testimoniato la sua fede in Cristo. Secondo il folklore irlandese il Santo si era nascosto in un cespuglio di agrifoglio per nascondersi dalla folla che voleva lapidarlo e il suo nascondiglio venne rivelato dallo strepito di uno scricciolo che aveva deciso di svernare proprio lì!

PLEASE TO SEE THE KING

wren-irelandAnche intitolato semplicemente “The King”) proviene da Pembrokeshire in Galles, ed è tradizionalmente cantato nel giorno di Santo Stefano. A.L. Lloyd commenta nelle note dell’album dei Watersons in “Sound, Sound Your Instruments of Joy”1977: “A wren-boys carol, sung by groups of boys and young men, masked and disguised, who on St Stephen’s Day (December 26) went from door to door carrying a holly bush on which was a dead wren, “the king of the birds”, or something to represent it. This rare song came to the Watersons from Andy Nisbet, who got it from “two old ladies in Pembrokeshire.”
ASCOLTA Steeleye Span in ‘Please to see the King‘ – 1971

ASCOLTA Loreena McKennitt in “Drive Cold Winter Away” 1987

ASCOLTA Nadia Birkenstock


I
Health, love and peace
Be all here in this place
By your leave we will sing
Concerning our king(1).
II
Our king is well dressed
In silks of the best
In ribbons so rare
No king can compare.(2)
III
We have traveled many miles
Over hedges and stiles
In search of our king
Unto you [him] we bring.
IV
We have powder and shot
To conquer the lot
We have cannon and ball
To conquer them all.(3)
V
Old Christmas is past
Twelfth tide is the last
And we bid you adieu
Great joy to the new.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Salute, amore e pace
siano su questa casa,
con il vostro permesso
canteremo del nostro Re (1).
II
Il nostro Re è ben vestito
con la migliore seta,
con preziosi nastri
nessun re si paragona. (2)
III
Abbiamo viaggiato per molte miglia
per siepi e passaggi
alla ricerca del nostro Re
e a voi lo portiamo.
IV
Abbiamo polvere e proiettili
per conquistarne molti
abbiamo cannoni e palle
per conquistarli tutti.(3)
V
Il vecchio Natale è passato
e la dodicesima notte (4) è l’ultima
e noi vi diamo l’addio,
grande gioia per il nuovo anno!

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui)
2) manca una strofa allusiva alla gabbietta in cui viene portato lo scricciolo dai wren-boys per mostrarlo alla gente del villaggio: “In his coach he does ride with a great deal of pride, and with four footmen to wait upon him”. (in italiano: Nella sua carrozza è scarrozzato con grande orgoglio da quattro valletti che vegliano su di lui.)
3) la strofa ha un che di rivoluzionario e senza dubbio è stata cantata anche come canzone di protesta, ma tutto sommato è un po’ una spacconata per dire che il gruppo di wren boys aveva fatto incetta di tutti gli scriccioli del bosco!
4) un tempo i giorni del Natale erano solo 12 e si cominciava a contare dal 21 dicembre di modo che il primo dell’anno era anche l’ultimo delle festività. Successivamente il conto è partito dal giorno del Natale di Gesù e così la 12 notte è quella della Befana (6 dicembre).  In questo canto è invece il giorno di Santo Stefano.

THE CUTTY WREN continua

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.htmlhttp://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/thewren.html