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ALL SOULS NIGHT

Con la notte di Samain ha inizio l’inverno, una notte di passaggio in cui i defunti ritornano sulla terra, una notte in cui i morti danzano con i vivi tra le ombre dei falò sulle alture.

ASCOLTA Loreena McKennitt live  dal video montaggio di Eucos commentato e tradotto. Il brano è stato composto e registrato in uno dei primi cd dell’artista “The Visit” (1991) ma riproposto spesso nei concerti live, perfetto sound arabeggiante per i giardini dell’Alhambra. “Nights from the Alhambra” album live del 2006 pubblicato nel 2007 segnò il ritorno alla ribalta dell’artista, dopo 7 anni di silenzio. Gli anni che seguirono la morte del promesso sposo (un incidente sul lago Huron) dopo l’abbandono della musica per nove mesi, furono anni di ricerca e di viaggi in Europa, Medio Oriente e Asia.

La versione dal cd  “The Visit” (1991)


I
Bonfires dot the rolling hillsides.
Figures dance around and around
to drums that pulse out echoes of darkness;
moving to the pagan sound.
II
Somewhere in a hidden memory
images float before my eyes
of fragrant nights of straw and of bonfires,
dancing till the next sunrise.
CHORUS
I can see the lights in the distance
trembling in the dark cloak of night.
Candles and lanterns are dancing, dancing
a waltz on all souls night.
III
Figures of cornstalks bend in the shadows
held up tall as the flames leap high.
The Green Knight holds the holly bush
to mark where the old year passes by.
I
Bonfires dot the rolling hillsides.
Figures dance around and around
to drums that pulse out echoes of darkness;
moving to the pagan sound.
IV
Standing on the bridge that crosses
the river that goes out to the sea.
The wind is full of a thousand voices;
they pass by the bridge and me.
Traduzione italiano di  Cattia Salto (*)
I
I falò illuminano i fianchi sinuosi delle colline, sagome danzano in cerchio
al battito dei tamburi che fanno risuonare nella notte
uno struggente ritmo pagano
II
Da qualche parte, da una memoria segreta, immagini mi fluttuano davanti agli occhi, notti profumate di fieno e di falò
e danze fino all’alba del giorno seguente
CORO
vedo le luci lontane
tremule sul manto nero della notte
candele e lanterne danzano,
danzano

un valzer nella notte dei defunti (1)
III
Fantocci di granturco si flettono nell’ombra, stanno in piedi mentre le fiamme divampano
il Cavaliere Verde tiene un ramo di agrifoglio (2) per indicare dove è passato il vecchio anno
I
I falò illuminano i fianchi sinuosi delle colline sagome danzano in cerchio
al battito dei tamburi che fanno risuonare nella notte
uno struggente ritmo pagano
IV
In piedi sul ponte che attraversa
il fiume (3) che finisce nel mare
il vento è carico di mille voci,
attraversano il ponte e mi superano.

NOTE
* Non ho resistito a rifare una traduzione anche se ce ne sono già altre (ben fatte)
1) Samain o Samahin, Samhain letteralmente “la fine dell’Estate” era la festa celtica che celebrava l’inizio della Stagione Invernale e l’inizio del nuovo anno. Era una festività dedicata agli Antenati e ai sacrifici rituali continua
2) Sir James George Frazer, nel suo libro “Il Ramo d’Oro” e Robert Graves, in “La Dea Bianca” e “I Miti Greci”, hanno descritto una cerimonia rituale che veniva, secondo loro, praticata nell’Antica Roma e in altre culture europee più antiche: la lotta rituale tra il Re Agrifoglio e il Re Quercia, lotta che garantiva l’alternarsi delle stagioni invernale e estiva. L’Uomo Verde o Cavaliere Verde è una figura archetipa connessa con il ciclo della natura, è la forza verde immanente della Natura. continua
3) i ponti sono luoghi di soglia a mezzo tra terra e acqua, luogo privilegiato di passaggio delle schiere fatate, ma qui Loreena inserisce un rituale orientale quello delle lanterne abbandonate alla corrente del fiume, una sorta di ricordo ancestrale dei popoli orientali che migrarono in Europa, le terre dell’Ovest.
This piece was inspired by the imagery of a Japanese tradition which celebrates the souls of the departed by sending candle-lit lanterns on out waterways leading to the ocean, sometimes in little boats; along with the imagery of the Celtic All Souls Night celebrations, at which time huge bonfires were lit not only to mark the new year, but to warm the souls of the departed. (tratto da qui)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

HOP TU NAA VERSUS HALLOWEEN

Hop-tu-Naa è la festa celtica celebrata nell’isola di Man il 31 ottobre, la vigilia di capodanno (Oie Houney o Hollantide) il termine in gaelico mannese significa “questa è la notte” : i bambini travestiti e mascherati vanno di casa in casa a chiedere delle monetine e cantano la filastrocca di “Jinnie the Witch“; illuminano il cammino con delle caratteristiche lanterne ricavate dalle rape intagliate, sostituite con le zucche dagli immigrati che festeggiavano Halloween in America (vedi).

LA DANZA PROCESSIONALE

Ancora oggi una festa comunitaria per le famiglie , per imparare a intagliare le rape e andare a tempo di danza ecco il video

per ascoltare un po’ di musica tradizionale dell’isola

LA FILASTROCCA JINNIE THE WITCH

I bambini travestiti con fantasiosi costumi vanno la notte di casa in casa a cantare la canzoncina “Jinnie the Witch“.
“Secondo un articolo del Manx Independent dell’ottobre 2007, il vero nome di Jinny era Joney Lowney. Viveva a Braddan e fu portata al tribunale del vescovo per stregoneria nel 1715 e nel 1716. Il suo più grande crimine era stato fermare il mulino di Ballaughton. Fu condannata a 14 giorni di prigione, a £ 3 di multa e a stare ferma, in piedi, all’”incrocio dei quattro mercati”, vestita solo con un sacco di tela.” (tratto da qui).
E tuttavia è più probabile che il nome della strega sia una leggenda-fiaba condivisa dai bambini inglesi e importa anche nell’isola di Man piuttosto che un personaggio realmente vissuto sull’isola stessa (vedi)

La canzoncina ha diverse varianti locali

Hop-tu-Naa
My mother’s gone away
And she won’t be back until the morning
Jinnie the Witch flew over the house
To fetch the stick to lather the mouse
Hop-tu-Naa
Hop-tu-Naa
la mamma è uscita
e non sarà di ritorno che
al mattino
Jinnie la strega volò sulla casa
per andare a prendere il bastone per picchiare il topo

Altra versione

Hop tu naa, hop tu naa
Jinny the witch is in the house
Give us a penny we’ll chase her out
Hop tu naa, hop tu naa.
Hop tu naa, hop tu naa
Jinnie la strega è in casa
dacci un soldino per scacciarla via

E ancora

Hop-tu-naa-I met an old woman
Tra-la-laa -She was baking bonnags
Hop-tu-Naa-I asked for a bit
Tra-la-laa -She gave me a bit,
as big as my big toe.
Hop-tu-Naa-She dipped it in milk
Tra-la-laa -She wrapped it in silk
Hop-tu-Naa, Tra-la-laa
Jinny the Witch flew over the house
To catch a stick to lather the mouse
Hop-tu-Naa, Tra-la-laa
If you don’t give us something
we’ll run away
With the light of the moon.
Incontrai una vecchia
stava cuocendo focacce
le chiesi un assaggio
e lei mi diede un pezzo,
grande come il mio alluce.
Lo bagnò nel latte
e avvolse nella seta
Hop-tu-Naa, Tra-la-laa
Jinnie la strega volò sulla casa
per andare a prendere il bastone per picchiare il topo.
Se non ci date niente
andremo via
alla luce della luna.

Ma ci sono versioni della filastrocca anche senza riferimento alla strega che invece richiamano antichi rituali celebrati dalla comunità per Samain

This is old Hollantide night;
Hop-tu-naa.
The moon shines bright;
Trol-la-laa
Cock of the hens;
Supper of the heifer;
Which heifer shall we kill? (1)
The little speckled heifer.
The fore-quarter,
We’ll put in the pot for you.
The little hind quarter,
Give to us, give to us.
I tasted the broth,
I scalded my tongue,
I ran to the well,
And drank my fill;
On my way back,
I met a witch cat;
The cat began to grin,
And I ran away.
Where did you run to?
I ran to Scotland.
What were they doing there?
Baking bannocks (2) and roasting collops.
Questa è la vecchia Notte dell’Anno Hop tu naa, 
la luna brilla luminosa
Trol-la-laa
il gallo del pollaio
il pasto della giovenca
Quale giovenca uccideremo?
La piccola pezzata
il quarto anteriore
metteremo in pentola per voi
il quarto posteriore
datelo a noi, datelo a noi.
Assaggiai il brodo
e mi scottai la lingua
corsi al pozzo
per bere a volontà.
Sulla via del ritorno
incontrai un gatto
che mi sorrise
e io scappai.
Dove sei scappato?
Fino in Scozia.
Che fanno là?
Cucinano panini e arrostiscono pancetta

NOTE
1) Per propiziare il nuovo anno i Druidi immolavano vittime sacrificali agli dei, il loro sangue era offerto per ottenere i loro favori. Al posto dei sacrifici umani si uccidevano animali dai poteri magici come il toro, il cavallo e il cinghiale. La gente si nutriva con la loro carne e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza. continua
2) Bannock è una specie di pane piatto a base di farina d’avena e cotto sulla pietra, ma con lo stesso sono si dicono anche le focaccine dolci vedi

IL DOLCE MUTO

Notte di divinazioni era il tempo in cui le fanciulle ricevevano le visioni del futuro marito soprattutto dopo aver mangiato lo Soddag Valloo o “dolce muto” (dumb cake),  dalla ricetta molto semplice è una  focaccia senza lievito di  farina, uova, sale e acqua  cotta nella cenere, era infatti uso comune cuocere molti alimenti non a fuoco vivo ma con la cenere e le braci non più ardenti, quando il fuoco stava per spegnersi. C’erano tutta una serie di attrezzi  e padellame vario destinati allo scopo (continua).
Per poter vedere in sogno il futuro marito si doveva preparare la focaccia in silenzio e mangiarne una fetta camminando all’indietro fino al proprio letto sempre in silenzio: poichè la focaccia era molto salata,  avrebbe stimolato la sete, e il futuro marito in sogno avrebbe portato un bicchiere d’acqua per placarla.

continua rituali di Halloween: il cavallo di San Martino
FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm
http://isleofman.com/welcome/manx-language-symbols/manx-songs,-rhymes-prayers/hop-tu-naa/
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p243a.htm
http://www.transceltic.com/blog/isle-of-man-hop-tu-naa-who-was-jinny-witch
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p243a.htm
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p243b.htm
http://wunderkammern.wordpress.com/2010/10/07/samhain/
https://ansionnachfionn.com/2015/10/26/the-origins-of-the-halloween-jack-o-lantern/
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=1427
http://namanx.blogspot.it/2011/11/my-grandmothers-cook-book-traditional.html

THE ROLLING OF THE STONES

tomsawyer083La ballata si ritrova solo nella tradizione orale americana nelle cosiddette “mountain murder ballads” ma è ritenuta dalla maggior parte degli studiosi come una variante della ben più nota ballata dal titolo “The Twa Brothers” (Child ballad#49), la quale a sua volta, può essere considerata un’ulteriore variante di “Edward” (Child ballad#13) (qui)
La storia che viene narrata ha origini quanto meno norrene e con gli emigranti scozzesi e irlandesi è finita in America nella musica tradizionale dei Monti Appalachi.
Nel passaggio tra i due continenti le ballate perdono quell’aura misteriosa e magica, soprannaturale e fiabesca ma non questa, anche se pesantemente “razionalizzata” e ripulita dai risvolti sessuali. Così i due fratelli diventano due fanciulli in età scolara che si mettono a fare la lotta per gioco e accidentalmente uno dei due è ferito dal coltellino (o lo spadino) dell’altro.

LA TRAMA

Due fratelli litigano per gelosia (la fanciulla in alcune ipotesi potrebbe essere la loro sorella), sono sguainate le spade (o i coltelli) e il più giovane muore. La ragazza di nome Susie (oppure Annie) si reca sulla tomba e lo piange disturbandone il riposo. Ovviamente l’età dei due fratelli è quella adulta eppure ancora permangono le strofe in cui si dicono scolari. Così alcuni vogliono intravedere permanenze di antichi rituali celtici di morte-rinascita. continua

LA TRIPLICE MORTE SACRIFICALE

Ancora controversa la questione se i Druidi praticassero sacrifici umani rituali; il dibattito in verità è più orientato sulla questione temporale (i reperti archeologici hanno dimostrato la diffusa presenza di roghi votivi celtici risalenti all’età del bronzo-ferro) ovvero se la prassi fosse ancora praticata dai Galli ai tempi di Giulio Cesare oppure dai druidi irlandesi alle soglie del Medioevo.
Lindow-ManUn eccezionale reperto archeologico risalente al I-II secolo a. C. è la mummia chiamata l’uomo di Lindow (Pete Marsh da qualche giornalista burlone – gioco di parole derivato da “peat marsh”, in italiano “torbiera”) trovata nella torbiera di Lindow Moss, Wilmslow, Contea di Cheshire (Inghilterra).

In occasione delle due principali festività rituali dell’anno (Samahin o Beltane) i Druidi sacrificavano una vittima umana agli dei. La vittima era nutrita con una focaccia d’orzo, denudata e dipinta di rosso, gli veniva legata una striscia di pelo di volpe sul braccio sinistro. Quindi al sorgere del sole gli veniva data la triplice morte, una per la terra, una per l’aria e una per il cielo. La morte era però “pietosa” perchè la vittima veniva tramortita con un colpo di mazza, poi era garrotata e quindi gli si squarciava la gola con un coltello ricurvo. Il sangue era raccolto in una coppa d’argento e infine veniva sparso sui campi per garantire un raccolto migliore.

The Young Tradition appresero la ballata da Oscar Brand (Jean Ritchie, Oscar Brand and David Sear FW02428 1959 Folkways recording, A Folk Concert in Town Hall, New York) e registrarono un breve frammento in “Galleries” 1968 (in Bronson: Child 49 variant 14); la versione deriva dal testo in “Folk Song of Old New England” (1932?) di Eloise Hubbard Linscott come raccolto sul campo da Mrs. Mary E. Harmon of Cambridge, Massachusetts.

ASCOLTA Roger Nicholson & Jake Walton in “Times and tradition for dulcimer” 1976 (strofe I, IVa, VIIIa, IX, I) la loro versione è quella più particolare

ASCOLTA Blood axis & Gowan Ringin in “Witch-Hunt: The Rites Of Samhain” 1999 che chiamano la ragazza Annie (strofe I, IV, I, IIIa, V, VI, VII, I): versione molto lenta e rituale utilizzano la strofa I come Chorus; il finale diventa una danza sempre più veloce

ASCOLTA Desmond Cahalan in Earth & Bones 2010 (strofe I, VIII, III, V, IV, I) fa una sequenza tutta sua per le strofe

ASCOLTA The Hare and The Moon in “Autumnal Fog” 2011 (strofe I, II, IIIb, Va, VI, VII, I, II)

ASCOLTA The Owl Service in Garland Sessions 2012 (strofe I, II, III, Va, VI, VII, IV)


Monday morning go to school
friday evening home o brother will you walk with me all in the greenwood, where we wont to roam?(1)
I
“Will you go to the rolling of the stones(2)?
The tossing (dancing) of the ball?
And will you go to see pretty Suzie
Dance(dancing) among them all?”
II
“I will not go to the rolling of the stones
Or the tossing of the ball
But I will go and see pretty Susie
And dance among them all”
III(3)
Well they had not danced one (but a) single dance, Not half the floor around
When the sword that hung from her brother’s side
(It) gave him a dreadful wound.
IV(4)
“And will you drink of the blood?
The white wine and the red?
And(or) will you go to see pretty Suzie
When that I am dead?”
V(5)
Well they picked him up and carried him along, /And laid him out on the ground,/And there he lay till the break of the day,/But made not a single sound.
VI
Pretty Susie she came awandering by
With a tablet(6) under her arm
Until she came to her true love’s grave(side)
And she began to charm(7)
VII
She charmed the fish out of the sea
And the birds out of their nests
She charmed her true love out of his grave
So he could no longer rest(8)
VIII(9)
Suzie charmed the birds from the sky,
The fish from out of the bay,
But when she lay in her true love’s arms
There was content to stay.
IX(10)
My lady steps the leave so white
the tossing of the head
and they through the valley fields and mountains in the corn I dead
tradotto da Cattia Salto
Di lunedì mattina si va a scuola e il venerdì sera si ritorna a casa, fratello verresti a passeggiare con me nel bosco  dove non vogliamo andare? (1)
I
“Vorresti andare a “rotolare i sassi (2)”,
a lanciare la palla?
O vorresti andare a vedere la bella Susie
che balla in mezzo a tutti?”
II
“Non voglio andare a “rotolare le pietre”, né a lanciare la palla,
ma voglio andare a vedere la bella Susie che balla in mezzo a tutti.”
III (3)
Non avevano neanche fatto un ballo
e nemmeno mezzo giro intorno alla pista che la spada che pendeva al fianco del fratello
gli diede una ferita mortale.
IV (4)
“Vuoi bere il sangue?
Il vino bianco e il rosso?
Vuoi andare ad avvisare la bella Susie
che io sono morto?”
V (5)
Lo presero e lo portarono fuori e
prepararono la salma per la terra
e lì lo lasciarono fino all’alba,
senza che facesse un solo rumore
VI
La bella Susie venne a camminare nei pressi, con la lapide (6) sotto braccio,
finchè venne alla tomba del suo innamorato
e iniziò a salmodiare (7)
VII
Incantò i pesci del mare
e gli uccelli fuori dal loro nido
incantò il suo innamorato fuori dal sepolcro
così egli non poteva riposare più a lungo (8)
VIII (9)
Susie incantò gli uccelli del cielo
e i pesci al largo nella baia
ma quando giacque tra le braccia del suo innamorato proprio là voleva restare.

NOTE
1) la strofa è un preambolo che colloca l’età dei fratelli nell’infanzia e nello stesso tempo si evidenzia un luogo, il bosco più folto scenario tipico delle fiabe della paura
2) che cosa sono “rolling of the stones” e “tossing of the ball”, si vuole forse evocare un tipo di gioco o più giochi? Ad esempio il gioco del curling (che si gioca sul ghiaccio) con pesanti pietre di granito (stone) dotate di manico, la frase diventa quindi “curling (rounding) of the stones”. Si presume che il Curling sia stato inventato nella Scozia medievale (o importato dai fiamminghi), il primo riferimento scritto di una gara con delle pietre sul ghiaccio proviene dai registri dell’Abbazia di Paisley (1541), agli inizi si utilizzavano grossi sassi di fiume a fondo piatto e si svolgeva sugli stagni ghiacciati. Il “tossing of the ball” è ancor più generico potrebbe riferirsi al gioco del tennis o al gioco delle bocce, al lancio del peso, e ancora il gioco del calcio o del base ball, tutti giochi che hanno origini medievali se non ancora più antiche. Nella domanda però si delinea chiaramente una situazione particolare quello della festa in cui ci sono gare sportive (e possiamo immaginare dei giochi di forza celtica) e danze.
In fresnostate.edu si riporta: E. K. Chambers (English Literature at the Close of the Middle Ages, p. 72) quotes a passage from a thirteenth(?) century fragment of a song which has not been connected with this piece, but which I find rather interesting: Atte wrestling my lemman I ches, (At wrestling my love I chose,) And atte ston-kasting I him for-les. (And at stone-casting I him lost) Chambers goes on to note a command from William of Wykeham, Bishop of Winchester (1384), “which condemns the pollution of graveyards, alike by dissolute dances and by stone-castings.” We do not know what stone-castings are — but they occur in graveyards, they are condemned by the church, and they are connected somehow with “dissolute dances,” i.e. probably carols. A connection with a resurrection ritual sounds not unlikely. (tratto da qui)
3) strofe alternative:
IIIa)
They had not danced a single dance
Nor tapped the hall around
When a knife that had come from his brother’s side
Gave him a deadly wound
IIIb)
They hadn’t danced but a single dance
More than once or twice around
Before the sword at her true love’s side
Gave him his fatal wound
IIIc)
Then the eldest threw his brother down
he threw him to the ground
and the sword which hung at his young brother’s side
it gave him a fatal wound
4) questa strofa non è presente nella versione di Mrs. Mary E. Harmon; inserita nel contesto e in questo punto narrativo è chiaramente la domanda del fratello morente: si tratta di un rituale di sepoltura che comprendeva un banchetto? E che cosa centra il sangue? Il fratello è un sacrificio alla divinità e viene sottoposto ad un rituale di morte-rinascita?
strofa alternativa
IVa)
Will you drink from the …
white white wine or the red?
Or will you go and see my lady
When that I am dead
5) strofa alternativa
Va
They(he) picked him up and carried him away
For he was sore distressed
They(he) carried him and buried him all in the greenwoods
Where he was wont to rest
6) tablet= potrebbe voler dire “writing tablet” ossia una lavagnetta da studente ma anche una tavoletta di pietra ovvero una piccola lapide
7) to charm= fare una magia, ammaliare
8) le lacrime dell’innamorata strappano dalla tomba il fantasma del defunto impedendogli il riposo?
9) strofa alternativa
VIIIa)
My lady charmed the birds from the sky,
The fish from out of the bay,
and when she walks in the green greenwoods
please they dance all day
10) la strofa è presente solo nella versione di Jake Walton e non riesco a capire bene le parole

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/nemeton.html
http://www.viaggionelmistero.it/confini-conoscenza/scoperte-enigmatiche/uomo-di-lindow-e-gli-omicidi-rituali-dei-druidi http://www.nemetonruis.com/druido_sacrificatore1.htm http://www.electricscotland.com/hiStory/curling/index.htm http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/thetwobrothers.html http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/records/galleries.html#galleries http://www.folkways.si.edu/jean-ritchie-oscar-brand-and-david-sear/the-rolling-of-the-stones/american-folk/music/track/smithsonian http://www.hallamtrads.co.uk/Downloads_files/UTLRollingStones.pdf http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_49 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11257 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=69807 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=47394 http://bluegrassmessengers.com/the-rolling-of-the-stones–brand-ny-1959.aspx http://www.contemplator.com/child/stones.html http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C049.html

(Cattia Salto novembre 2014)

HEAVEN OR OTHER WORLD?

Dives and Lazarus (Child ballad #56) è sia una ballata popolare che un christmas carol

LA PARABOLA

par29Vangelo secondo Luca 16,19-31. (in Inglese qui)
«C’era un uomo ricco, che era vestito di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe(1). Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo(2). Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali(3); ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti(4). Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro(5), si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi(6).»

NOTE (che ahimè sono più lunghe della parabola)
1) Lazzaro è sinonimo di lebbroso ma più in generale è un termine che indica il povero e il misero (paradossalmente con lazzarone si vuole stigmatizzare il misero come miserabile: egli è responsabile della sua miseria perchè è un fannullone); anche i cani concorrono ad aggravare la sua sofferenza
2) “il seno di Abramo” ovvero tra le braccia di o sulle ginocchia di Abramo, in senso figurato è il luogo del riposo dei giusti per gli ebrei.
Secondo Tertulliano, il seno di Abramo è quella regione non celeste, ma più alta degli inferi, in cui le anime dei giusti godono una consolazione provvisoria fino alla resurrezione della carne. Così alcuni vedono confermata nella Bibbia l’esistenza di un luogo intermedio tra Inferno e Paradiso che anche se non chiamato Purgatorio è il luogo in cui “gli spiriti dei giusti” saranno portati alla perfezione
3) su argomentazioni di questo tipo la Chiesa ha legittimato schiavitù e la diseguaglianza sociale: il povero è rassegnato alla sua povertà e non si aspetta o rivendica altro che le briciole che cadono dal piatto del ricco!!
4) ai poveri verrà la ricompensa nei cieli, in terra posso avere solo la consolazione nella Giustizia divina (o nella Provvidenza divina)
5) ecco qua i morti che a Samahin vanno a trovare i vivi! Ovviamente Luca non dice che i morti vadano ogni tanto a visitare i vivi, anzi ne nega l’utilità (e tuttavia negare l’utilità non significa negare che il fatto possa accadere.. tanto per voler andare per sottigliezze linguistiche)
6) sovviene niente meno che un miracolo, quello di Gesù a resuscitare Lazzaro (che i più ritengono un altro Lazzaro, quello di Betania distinto da questo), raccontato nel Vangelo secondo Giovanni. E’ l’ultimo dei miracoli di Gesù che precorre la sua stessa resurrezione.

CHE INFERNO DI PURGATORIO!

Dal punto di vista della teologia cristiana paradiso e inferno sono i luoghi in cui l’umanità trascorrerà il resto della sua esistenza (in eterno) dopo il Giudizio Universale che verrà in un momento non precisato nella storia dell’uomo con la Fine del Mondo: solo allora Dio giudicherà le singole persone resuscitate con la loro carne e condannate alle pene dell’Inferno o alle gioie del Paradiso. Per rispondere alla domanda: “Cosa succede ai morti nel frattempo?” la Chiesa cattolica afferma che praticamente le anime degli uomini vengono giudicate subito dopo la separazione dal corpo nel giudizio particolare (in attesa della Fine del Mondo e della ricongiunzione tra anima e corpo). Ora a prescindere del paradosso tra i due giudizi, ma nei meandri della teologia non è bene addentrarsi per non stare a disquisire di sottigliezze come il sesso degli Angeli, possiamo dire che una grande trovata della dottrina della Chiesa cattolica romana è stata quella del Purgatorio: è implicito che quasi tutte le anime finiscono in Purgatorio dove ci resteranno a meno che i vivi non intercedano per i defunti. “La dottrina afferma che coloro che muoiono nella Grazia di Dio, senza però aver soddisfatto con adeguate penitenze la pena temporale, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del Cielo (cioè il Paradiso). Tale purificazione consiste nelle medesime, dolorose pene infernali, con la differenza che le pene del Purgatorio hanno un termine (al contrario di quelle infernali, che sono eterne), e inoltre sono stemperate dalla luce della Speranza Divina che scende dal Paradiso. Per questo, le anime del Purgatorio sono in perenne e continua preghiera, che li aiuta a sostenere la pena della purificazione. (tratto da qui)

Il purgatorio nasce nel Medioevo, nel XII secolo per legare i vivi con i morti in buona misura per intenti utilitaristici. Così Jacques Le Goff nel suo “La nascita del purgatorio” (Einaudi, Torino 2006) scrive «Potere spirituale, ma anche semplicemente, come vedremo, profitto finanziario, del quale beneficeranno più di ogni altro i frati degli ordini mendicanti, ardenti propagandisti della nuova credenza. L’infernale sistema delle indulgenze finirà col trovarvi robusto alimento».

La parabola con il suo messaggio di speranza nella resurrezione (la vita dopo la morte) e il conforto di una giustizia sociale assicurata dal giudizio finale sull’umanità, non mancò di colpire l’immaginario popolare e si trova fin dall’alto medioevo scolpita sui capitelli o i muri delle chiese, miniata nei codici o affrescata, proseguendo la sua fortuna anche nei secoli successivi (in particolare per la scena del banchetto riprodotta in un infinità di quadri e illustrazioni). Tra il Quattrocento e il Cinquecento la parabola conobbe poi un grande successo con la diffusione nelle predicazioni, nelle sacre rappresentazioni o nelle ballate, e nell’iconografia (vedasi Lazzaro e il ricco Epulone di Pietro Delcorno, Società Editrice Il Mulino2014)

LA BALLATA: DIVES AND LAZARUS

La ballata tradizionale a tema religioso riportata dal professor Child al numero 56 deriva dalla parabola nel Vangelo secondo Luca. La ballata è finita nel repertorio dei carollers per il Natale (con il suo invito ad essere caritatevoli verso i bisognosi) e si conclude con la strofa
And now my carol’s ended, No longer can I stay. God bless you all, both great and small, And God send you a happy New Year”

Apro una parentesi sulla MELODIA prima di passare al testo.
Conosciuta come “Star of the County Down” (vedi) la melodia irlandese ha origini ben più antiche e gli studiosi sono incerti nell’attribuirla al versante irlandese, inglese oppure a quello scozzese: Frank Sidgwick in “Ballads of Mystery and Miracle and Fyttes of Mirth popular Ballads of the Olden Times” scrive “A ‘ballet of the Ryche man and poor Lazarus’ was licensed to be printed in 1558; ‘a ballett, Dyves and Lazarus,’ in 1570-1. In Fletcher’s Monsieur Thomas (1639), a fiddler says he can sing the merry ballad of Diverus and Lazarus. A correspondent in Notes and Queries (ser. IV. iii. 76) says he had heard only Diverus, never Dives, and contributes from memory a version as sung by carol-singers at Christmas in Worcestershire

ASCOLTA arrangiamento per flauto
ASCOLTA Willy Fly arrangiamento per chitarra tratto da “English Coubtry Song” 1893 di Lucy E. Broadwood e J.A. Fuller Maitland. La melodia richiama Greensleeves

CHILD #56A
Martin Simpson

I
As it fell out upon one day
Rich Dives(1) made a feast
And he invited all his friends
And gentry of the best
III
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ door
“Some meat, some drink, brother Dives
Bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my door
No meat nor drink I’ll give to thee,
Nor none I’ll bestow on the poor(2).”
V
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ wall
“Some meat, some drink, brother Dives
Or with hunger starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my wall
No meat nor drink I’ll give to thee,
But with hunger starve you shall.”
VII
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ gate
“Some meat, some drink, brother Dives
For Jesus Christ his sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my gate
No meat nor drink I’ll give to thee,
For Jesus Christ his sake.”
IX
Then Dives sent out his merry men
To whip poor Lazarus away(2),
But they had no power to strike one stroke,
And threw their whips away.
X
Then Dives sent his hungry dogs
To worry poor Lazarus away,
But the had no power to bite one bite
So they licked his sores away(3).
XI
As it fell out upon one day
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of heaven,
His soul there to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus,
And come along with me;
For there’s a place in heaven provided,
To sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
As it fell out upon one day
That Dives sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul there to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Dives,
And come along with me;
For there’s a place in hell provided,
To sit upon a serpent’s knee(4).”
XV
Then Dives lifted up his eyes
And saw poor Lazarus blest:
“A drop of water, brother Lazarus,
For to quench my flaming thirst.”
XVI
“If I had as many years to live
As there is blades of grass
I would make it in my will secure
That the devil should have no power.
XVII
Oh, hell(5) is dark, oh, hell is deep;
Oh hell is full of mice,
It is a pity that any poor sinful soul
Should depart from our saviour, Christ.”
CHILD #56B
Young Tradition (Royston Wood) 1965

I
As it fell out upon one day,
Rich Divers(1) he gave a feast;
And invited all his neighbours in,
And gentry of the best.
II
And it fell out upon that day,
Poor Lazarus he was so poor,
He came and laid him down and down,
Even down by Diverus’ door.
III
Then Lazarus laid him down and down,
Even down by Diverus’ door,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Do bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my door,
No meat, no drink, will I give thee,
Nor bestow upon the poor(2).”
V
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ wall,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Or surely starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my wall,
No meat, no drink, will I give thee,
And surely starve you shall.”
VII
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ gate,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
For Jesus Christ His sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my gate,
No meat, no drink, will I give thee,
For Jesus Christ His sake.”
IX
Then Diverus sent his merry men all
For to whip poor Lazarus away(2).
They had no will to whip one whip
But threw their whips away.
X
Then Diverus sent his hungry dogs
For to bite poor Lazarus away;
They had not will to bite one bite
But licked his wounds away(3).
XI
Then it fell out upon one day,
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of Heaven,
His soul thereto to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus
And come you along with me.
There is a place prepared in Heaven,
For to sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
Then it fell out upon one day,
Rich Diverus he sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul thereto to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Diverus
And come you along with me.
There is a place prepared in hell
For to sit upon a serpent’s knee(4).”

NOTE
1) Dives o Diveres. Nel Vangelo di Luca non è indicato il nome del ricco ma in Italia è chiamato Epulone e in Inghilterra Dives trasformando il termine generico latino “dives=il ricco” in sostantivo (per le discussioni sulla pronuncia qui)
2) nella parabola si dice solo che il ricco banchetta nell’abbondanza, mentre il povero si accontenta delle briciole che cadono dalla tavola del ricco; così si può pensare che il ricco nemmeno si accorga della presenza del povero o che in ogni caso non si curi della sua sorte; nella ballata invece il ricco è un avaro, che rifiuta l’elemosina al povero e manda i suoi servitori per scacciarlo
3) nella ballata si travisa il significato del comportamento dei cani secondo la parabola: essi provano compassione per il povero e la sua sofferenza e cercano di dargli sollievo leccandogli le piaghe
4) riprendendo la metafora del “seno di Abramo” l’anonimo compilatore manda Lazzaro in “seno agli angeli” e Dives in “seno ai serpenti”
5) la parabola dava l’estro alle raffigurazioni più cupe dell’Inferno che i predicatori utilizzavano per spaventare i fedeli e convincerli a confessarsi (e a fare laute elargizioni alla Chiesa in vista del trapasso) e ad abbandonarsi a Dio: fiamme, diavoli con i forconi e calderoni bollenti; nella ballata emergono dall’oscurità migliaia di topi a tormentare con i loro famelici morsi ed in eterno, i dannati (il grasso Dives che in vita banchetta sullo sfruttamento del povero all’inferno diventa cibo dei ratti). Qui per fare rima con Christ vengono evocati i “mice” in altre versioni è “ice”, Dante vede il Diavolo « Lo ‘mperador del doloroso regno da mezzo ‘l petto uscia fuor de la ghiaccia. » piantato nel ghiaccio fino al petto. Egli colloca i traditori degli ospiti a testa in giù nel ghiaccio nel Nono cerchio della sua Divina Commedia

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Accadde un giorno che il ricco Dives diede un banchetto e invitò tutti i suoi amici e e la migliore nobiltà, mentre Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, elargiscili a un povero “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e nessuna elargizione ai poveri” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, o morirò di fame “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e tu morirai di fame” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, per amore di Gesù Cristo “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere per amore di Gesù Cristo” Allora Dives mandò i suoi uomini per scacciare il povero Lazzaro ed essi non ebbero la forza di colpire e gettarono via le loro fuste. Allora Dives mandò i suoi cani affamati per azzannare il povero Lazzaro, ma essi non riuscirono dare nemmeno un morso e leccarono le sue piaghe. Poi un giorno accadde che il povero Lazzaro si ammalò e morì e vennero due angeli dal cielo per per guidare la sua anima “Alzati fratello Lazzaro e vieni con me, c’è un luogo pronto in cielo per sedersi sulle ginocchia di un angelo”. Poi un giorno accadde che il Dives si ammalò e morì e vennero due serpenti dall’inferno per guidare la sua anima “Alzati fratello Dives e vieni con me, c’è un luogo pronto all’inferno per sedersi sulle ginocchia di un serpente” Allora Dives alzò gli occhi e vide il povero Lazzaro benedetto “Un goccio d’acqua fratello Lazzaro per placare la mia arsura. Se avessi ancora tanti anni da vivere quanti sono i fili d’erba farei di certo in modo che il diavolo non possa avere alcun potere”. L’inferno è oscuro e abissale, pieno di topi, è un peccato che ogni povera anima peccatrice si debba separare dal nostro salvatore, Cristo.

FONTI
http://www.centrostudilaruna.it/oiw.html http://www.ramshornstudio.com/dives___lazarus.htm http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/divesandlazarus.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=45051 http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_56
http://www.beyond-the-pale.co.uk/Lazarus.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/dives_and_lazarus.htm

La Danza Macabra: un giro di ballo con la Morte

danza-macabra-clusone
Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg) – Danza macabra

Nel Medioevo per esorcizzare la paura della morte (un modo per metterla in ridicolo e scongiurarla) si balla con lei, vivi e scheletri sono raffigurati in fila in una interminabile farandola per lasciare la vita a passo di danza.
Il tema più diffuso nell’Alto Medioevo era però il Giudizio Universale vero e proprio tormentone del Memento Mori (Così come sono sarai) per passare poi al tema del “Trionfo della Morte” come Danza Macabra. Nella Danza Macabra sono rappresentate tutte le categorie sociali del tempo a iniziare con i potenti e i ricchi borghesi e poi via via gli artigiani, i contadini e i poveri.
Con la morte incoronata a dirigere il gran ballo e i suoi attendenti a tirare i dardi (o a sparare con l’archibugio come nell’affresco di Clusone) o a suonare i più svariati strumenti musicali del tempo. C’è chi ha voluto vedere in queste raffigurazioni una sorta di satira sociale, ma si tratta piuttosto di una riflessione sulla vanitas (del potere e della ricchezza)

ASCOLTA Corvus Corax “Saltatio Mortis A.D.Mm” in “Mille anni passi sunt“, 2000: ballate medievali eseguite con strumenti d’epoca, a cui viene aggiunta a volte una base electro-wave

ASCOLTA Angelo Branduardi  “Ballo in fa diesis minore” in “La pulce d’acqua” 1997: se il testo ricalca il motivo della danza macabra medievale, la musica è invece un brano medievale riportato da Giorgio Mainerio nel suo “Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti ” (1578) ed era più propriamente una danza della pioggia continua
Ospite dell’album, il musicista sardo Luigi Lai, virtuoso delle “launeddas”, antichissimo strumento a fiato (vedi).

I(1)
Sono io la Morte, e porto corona
Io son di tutti voi signora e padrona
E così sono crudele,
così forte sono e dura
Che non mi fermeranno le tue mura
II
Sono io la Morte, e porto corona
Io son di tutti voi signora e padrona
E davanti alla mia falce
il capo tu dovrai chinare
E dell’oscura morte al passo andare
III (2)
Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo
Posa la falce e danza tonda tonda
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora
Pinzolo: la morte e sotto le parole che rivolge agli uomini

NOTE
1) Il testo riprende in parte la scritta affrescata nella danza macabra del Cimitero di Pinzolo in Val Redena
Io sont la Morte che porto corona
Sonte Signora de ognia persona
At cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura
Et son quela che fa tremare el mondo
Revolgendo una falze atondo atondo
Ovvio taco col mio strale
Sapienza, beleza forteza niente vale
2) la strofa, sempre sulla suggestione della danza in tondo, è un invito che gli uomini rivolgono alla Morte perchè danzando si dimentichi della sua missione

LA GRANDE PESTE

Il diffondersi di così tante raffigurazione di danze macabre sui muri di tutt’Europa viene fatto risalire al passaggio della grande peste del 1348 che decimò le popolazioni senza conoscere confini. Mai prima l’Europa, seppure devastata da guerre e carestie, aveva conosciuto una simile pestilenza: sparirono interi villaggi e i campi si riempirono di erbacce perchè non era rimasto più nessuno per coltivarli. I cronisti del tempo scrissero “E’ morto un terzo del mondo“.
D’altra parte era diffusa già nel XII secolo a livello di Dramma Sacro (Morality Play) un dramma liturgico “da strada” funzionale alla predicazione e forse collegata alla “Danza dei Maccabei” (chorea machabaeorum) in cui i partecipanti danzavano tenendosi per mano ed erano portati via un per uno da inquietanti personaggi avvolti in un lenzuolo.
A partire da queste scene sacrali, vennero poi realizzate delle vere e proprie ballate, con numerose figure (canonicamente ventiquattro) che rappresentavano tutte le condizioni sociali dell’uomo medievale e scambiavano con la Morte un botta e risposta amaro e rassegnato. I personaggi, vestiti stavolta da monaco, papa, imperatore, soldato, nullatenente, borghese e così via, venivano presi per mano da “morti avvolti da sudari” o dalla stessa Morte personificata e fatti danzare insieme in una processione. Poco a poco, i membri della danza vengono fatti “staccare” dalla fila e condotti via dalle figure dei morti, a simboleggiare la dipartita costante e progressiva di tutti gli uomini. A seguito della prima diffusione di queste danze, sempre secondo gli etnologi che hanno studiato il fenomeno, sarebbero state composte delle filastrocche in volgare che celebravano la fine ineluttabile di tutti i viventi, le stesse che poi furono aggiunte come una sorta di didascalia alle raffigurazioni pittoriche della “Danza”. (tratto da qui)

oratorio dei Disciplini a Clusone (Bg)

LA DANZA MACABRA: THE SHAKING OF THE SHEETS

“Shaking of the Sheets” è stata pubblicata nel 1568 in “Popular Music of the Old Time” (Chappell) (qui). La musica è però scritta da Robert “Bob” Johnson e mescolata con la country dance dal titolo Black Joke (Joack) proveniente dal villaggio di Adderbury in Oxfordshire. Black Joak è stata trascritta da Cecil Sharp dal portatore John Mason di Stow-on-the-Wold, melodia tradizionale dell’omonima Morris Dance con i bastoni.

Thomas Rowlandson – The English Dance of Death, 1815-1816

ASCOLTA Steeleye Span (voce Robert “Bob” Johnson) in “Tempted and Tried” 1989


ASCOLTA Lester Bailey all’organetto


Chorus:
Dance, dance the shaking of the sheets,
Dance, dance when you hear the piper playing,
Everyone must dance
The Shaking of the Sheets with me.
I
Bring away the beggar,
bring away the king,
And every man in his degree.
Bring away the oldest and the youngest thing,
Come to death and follow me.
II
Bring away the merchant who made his money in France,
And the crafty banker too,
When you hear the piper, you and I must dance
The dance that everyone must do.
III
I’ll find you in the courtrooms, I’ll find you in the schools,
When you hear the piper play.
I’ll take away the wise men, I’ll take away the fools
And bring their bodies all to clay.
IV
All the politicians of high and low degree,
Lords and ladies, great and small.
Don’t think that you’ll escape and need not dance with me,
I’ll make you come when I do call.
V
It may be in the day, it may be in the night,
Prepare yourselves to dance and pray.
That when the piper plays “The Shaking of the Sheets”
You may to Heaven dance the way.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Danza la danza macabra,
danza, danza quando senti la cornamusa suonare,
tutti devono danzare,
la danza macabra con me.
I
Porto via il mendicante,
porto via il re
e ogni uomo di alto lignaggio.
Porto via il vecchio
e il giovane,
vieni con i morti e seguimi!
II
Porto via il mercante che ha fatto la sua fortuna in Francia
e anche il banchiere,
quando senti lo zampognaro, tu ed io dobbiamo danzare
la danza che tutti devono fare.
III
Ti troverò nelle stanze di corte,
ti troverò nelle scuole
quando senti lo zampognaro suonare. Porterò via l’uomo saggio
e porterò via il folle
e porterò i loro corpi alla terra.
IV
Tutti i politici di alto e
basso rango,
Messeri e Madame, grandi e piccoli, non credere di poter sfuggire e di non aver bisogno di ballare con me,
verrai quando ti chiamerò.
V
Può essere di giorno e può essere di notte,
preparati a danzare e prega
che quando lo zampognaro suona “La danza Macabra”
tu possa danzare verso il Paradiso

DANZA MACABRA: LA FARANDOLA o LA RONDA

E’ una danza medievale con un unico passo base (per lo più saltellato), in cui il capo fila sceglie i cambi di direzione determinando le serpentine e gli intrecci più fantasiosi: annoda e scioglie, fa e disfa proprio come le Norne con il filo del destino.  E perciò la farandola è la danza rituale nelle celebrazioni di Samahin perchè è la danza della morte: tutti devono percorrere lo stesso cammino abbandonandosi alla volontà di chi conduce la danza, a simboleggiare l’umanità incatenata che non può che seguire il percorso tracciato, e tuttavia  una sorta di viaggio collettivo attraverso le esperienze della vita, verso il suo misterioso centro. La farandola è probabilmente la danza più antica così legata ai primigeni riti agrari: è la danza del labirinto con le sue figure a chiocciola e del serpente, la danza intorno al fuoco centro sacro della vita del villaggio. Così il labirinto ha sempre un’uscita e la danza è una danza di morte e rinascita a simboleggiare il concetto di eterno ritorno.

Particolare del fregio pittorico della c.d. Tomba delle Danzatrici, da Ruvo di Puglia (Bari), V sec. a.C. – Napoli, Museo Archeologico Nazionale

La farandola è probabilmente la danza più antica del mondo dedicata alla Signora del Labirinto che ritroviamo nella cultura minoica del 1400 a.C., una danza collegata ai misteri della fertilità e descritta da Omero nello scudo di Achille
Poi vi sculse una danza a quella eguale
che ad Arïanna dalle belle trecce
nell’ampia Creta Dedalo compose.
V’erano garzoncelli e verginette
di bellissimo corpo, che saltando
teneansi al carpo delle palme avvinti.
Queste un velo sottil, quelli un farsetto
ben tessuto vestìa, soavemente
lustro qual bacca di palladia fronda.
Portano queste al crin belle ghirlande,
quelli aurato trafiere al fianco appeso
da cintola d’argento. Ed or leggieri
danzano in tondo con maestri passi,
come rapida ruota che seduto
al mobil torno il vasellier rivolve,
or si spiegano in file.

Secondo Kern, Omero descrisse entrambe le cose: una danza spiraliforme con inversioni di marcia e una struttura circolare adibita a questa danza. Questa ingegnosa struttura forse non era un edificio vero e proprio, con mura e soffitto, dato che le danze si svolgevano la notte: si può ipotizzare che il “labirinto” fosse una serie di blocchi, regolari e forse anche in marmo, disposti circolarmente e fissati nel terreno in modo durevole, per rappresentare il complesso di linee che determinavano i movimenti dei danzatori. “(tratto da qui)

carola-medioevoNella figura (dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti- Palazzo del Buonconsiglio, Siena) le due donne capofila hanno alzato  le braccia ad arco per fare passare sotto il resto della catena (che già stava disegnando un movimento sinuoso a serpentina), basta un tamburello e la voce del canto per cadenzare il ritmo e dalla leggerezza con cui si muovono le danzatrici si direbbe che ballino sulla punta dei piedi senza quasi appoggiare il tallone.

La danza ha mantenuto il suo retaggio in Provenza dove è rimasta la danza tradizionale per eccellenza, ballata in ogni occasione di festa. Il tempo è rapido in ritmo ternario come una jig, ma anche quaternario.

Su ballo tondo

Il ballo tondo o ballo in cerchio, un’evoluzione del ballo antigu, era la forma coreografica dominante nell’antichità. Esso si è preservato in Italia soprattutto in Sardegna, dove ne esistono numerose varianti con diverse denominazioni..
Si tratta di un ballo allegro che viene eseguito praticamente in qualsiasi festa, sagra o manifestazione, specialmente in Barbagia.

Si esegue tenendosi per mano a braccia strette e ripiegate sui gomiti eseguendo un doppio passo più cadenzato del piede destro. I danzatori sono disposti a formare un cerchio (tundu), da cui si stacca a turno una coppia che balla ponendosi in evidenza. Due i movimenti fondamentali che lo caratterizzano: sa seria, la parte introduttiva in cui il passo rimane pressoché invariato rispetto all’originario ballu anticue su sartiu, la parte più dinamica. Nel corso del tempo, soprattutto per permettere allo sguardo di cogliere l’abilità dei danzatori che seguono variazioni coreografiche spettacolari e di estrema difficoltà, la figura classica spesso si è modificata, a favore di una maggior apertura all’esterno.
Questa danza viene eseguita con le launeddas, l’organetto, l’armonica a bocca, la fisarmonica e a volte con la chitarra. (tratto da qui)

continua Ankou il dio della Morte bretone
continua  Ad Mortem Festinamus

ILLUSTRAZIONI
Affresco Clusone (Bg) Oratorio dei Disciplini 1480 confraternita dei Disciplini i cui membri, incappucciati, praticavano l’autoflagellazione come espiazione dei peccati.
Pinzolo – La “danza macabra”, opera dei Baschenis. – 2012 – Gianni Zotta (vedi)

FONTI E APPROFONDIMENTI
http://gianfrancomarini.blogspot.it/2011/09/danza-macabra-sciarazula-marazula-e.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-i.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-ii-danze.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-iii.html
http://www.mariateresalupo.it/simbolimitialchimiafiabe/labirinto.html
http://www.kronic.it/artGet.aspx?cID=12746
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html
http://thesession.org/tunes/7110
http://www.famedisud.it/arte-da-sud-la-misteriosa-danza-delle-nove-donne-di-ruvo-al-museo-archeologico-di-napoli/

THE WIFE OF USHER’S WELL

“La moglie del pozzo di Usher” è una ballata che parla di revenants ed è stata collezionata dal professor Child al #79: tre fratelli sono stati mandati dalla madre per mare e muoiono in un naufragio. Appresa la notizia la madre si dispera, maledice il vento e il mare e vorrebbe riavere i figli “in earthly flesh and blood“, (in carne e ossa). Nella notte di San Martino i tre figli ritornano a casa e stanno con lei solo per quella notte, perchè dovranno ritornare nel Mondo dei Morti non appena spunta l’alba. Mentre Child riporta solo tre versioni testuali, Bertrand H. Bronson nel suo “Traditional tunes of the Child ballads” (1959) ha rintracciato 58 melodie provenienti dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.

Alcuni commentano la ballata affermando che la donna era una vecchia strega che, facendo ricorso alla magia, aveva riportato indietro dal regno dei morti i suoi figli in carne e ossa (morti viventi); ma questa interpretazione non tiene in debito conto due fattori: i canti tradizionali che vanno sotto il nome di Sea Invocation songs e il culto dei morti nella tradizione celtica.

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SEA SPELL

C’è una lunga tradizione di lamenti o incantesimi delle donne rivolte al mare: le donne dei pescatori rimaste a casa in attesa del ritorno dei loro mariti, figli, padri hanno elaborato una sorta di rituale collettivo – preghiera al mare che, nelle tristi occorrenze, diventava anche un lamento funebre. In questi canti c’è tutta l’antica forza che si attribuiva un tempo alle parole, la magia delle parole che si traduceva in suono e musica, così la forza degli elementi era imbrigliata e ricondotta alla volontà di un singolo (o dalla ancor più potente volontà di un coro di “sorelle”). Alcuni di questi antichi canti sono giunti fino a noi purtroppo in forma frammentaria e per lo più da remote isole semi-abbandonate spazzate dai venti e soggette ai capricci del mare (ad esempio “Geay Jeh’n Aer” dall’Isola di Man qui o “The Unst Boat Song” dalle Isole Shetland qui).

Un grande lavoro di raccolta è stato operato dallo studioso Alexander Carmichael (1832-1912) che nel suo “Carmina Gadelica” (qui) pubblicò quello che rimaneva della spiritualità e della tradizione celtica nelle Highlands.

SAMAHIN E IL CULTO DEGLI ANTENATI

I Celti non temevano la morte e i morti e credevano che essi ritornassero sulla terra in particolari momenti dell’anno: così alla festa di Samahin i vivi accoglievano i loro antenati e discendenti accendendo falò e fuochi e preparando del cibo e delle bevande per loro. L’antica usanza si è consolidata in molte tradizioni d’Europa ed era ancora una consuetudine contadina negli anni del secondo dopoguerra. Ormai della Festa dei Morti è rimasto il giro al cimitero per portare i fiori freschi sulle tombe (o sfoggiare il bouquet più bello) e la carnevalata di Halloween: una volta si lasciavano sulla tavola o alle finestre pane, patate o ceci bolliti, castagne lesse o arrostite, oppure la “minestra dei morti” (riso o orzo cotto nel latte) ma anche vino e sidro, latte o semplicemente l’acqua; le donne preparavano dei dolci speciali detti pan, ossa o fave dei morti per i bambini e i soulers i questuanti che andavano di casa in casa (continua). Il defunto ritornava in vita anche se solo per una notte, quella più magica dell’anno e veniva ringraziato e imbonito con delle offerte!

I nostri morti sono l’humus della terra in senso materiale e spirituale. Scrive la Bonnet: “Nelle società tradizionali, la ricchezza, la vita simbolizzata dall’imperativo “Crescete e moltiplicatevi” è dovuta ai morti. Questi defunti non hanno più una funzione evidente nella società dei visibili, poichè sono la controparte non visibile della forza vitale. I morti, i geni tutelari, vivono nelle viscere della terra, considerata come “nostra madre universale”. (J. Bonnet La terra delle donne e le sue magie, 1991) E’ come dire che sono i morti che nutrono i vivi, una verità sacrosanta perchè nulla muore mai veramente ma concorre al ciclo vita-morte-vita.

PRIMA VERSIONE

La ballata venne pubblicata per la prima volta da Sir Walter Scott (in Minstrelsy of the Scottish Border ed 1802), così come l’aveva sentita cantare da una vecchia di Kirkhill, (West Lothian, Broxburn)

Il narratore inizia a raccontare (con il tipico andamento delle ballate) la storia avvisando gli ascoltatori circa i personaggi coinvolti, la moglie del Pozzo di Usher e i suoi tre figli; i due testi presi in esame sono molto simili ed entrambi pieni di termini scozzesi, ma nel primo (Karine Polwart) ci avverte subito che la morte si è presa i tre ragazzi, nel secondo il narratore è meno esplicito. Così dopo la maledizione (o l’incantesimo) al mare (ci immaginiamo la donna che di fronte al mare si mette a cantare in gaelico una delle tante invocazioni tramandate di generazione in generazione da madre a figlia) si passa senza soluzione di continuità alla notte di San Martino quando i tre ragazzi ritornano a casa: da qui l’interpretazione che la vecchia (intesa come strega) abbia riportato in vita i figli. Più che un gesto negromantico a mio avviso è stato il dolore inconsolabile della vecchia madre per la perdita dei figli a riportali a casa, proprio nella magica notte di Samahin, il capodanno celtico.

C’è decisamente il gusto gotico per il macabro, temi cari all’ottocento come il sepolcro lacrimato e le apparizioni di fantasmi o di anime dannate in cerca di vendetta.

REVENANTS

In francese la parola revenant conserva un duplice significato quello primario è di «anima che torna dall’altro mondo sotto un’apparenza fisica», l’altro è «fantasma» «apparizione di un morto». Possiedono quindi una duplice natura e si presentano come entità corporee (con le stesse sembianze che avevano in vita o anche di qualche animale o sotto forma di scheletri) oppure incorporee come fantasmi.

Nel folklore europeo i revenats sono anime che mantengono la loro forma materiale, la personalità e i sentimenti di quando erano in vita. E’ una concezione materiale delle anime dei morti che si manifesta nelle credenze e usanze funerarie di buona parte d’Europa. I revenants sono per lo più anime in pena, compresi quanti son deceduti di morte violenta o accidentale (assassinati, annegati…) o richiamate dall’affetto dei vivi che li piangono troppo. In alcune tradizioni tuttavia i revenants sono anime dannate come i vampiri e i non-morti ovvero schiere infernali e demoniache.

ASCOLTA Karine Polwart in “Fairest Floo’er“, 2007
I
There lived a wife at Usher’s Well(1) And a wealthy wife was she She had three stout and stalwart sons And she sent them o’er the sea
II
Well, they hadna been a month frae her Not one month and a day When cauld(3), cauld death come o’er the land And he stole those boys away
III
She said, “I wish the wind would never mair blaw Nor fish swim in the flood ‘Til my three boys come hame tae me In earthly flesh and blood In earthly flesh and blood
IV
Well, it fell aboot the Martinmas time(7) When the nichts are lang(8) and mirk(9) The carlin(4) wife’s three boys come hame(9) And their hats were o’ the birk (11)
V
That neither grew in any wood Nor down by any wall But at the gates o’ paradise Aye, the birken tree grew tall…VII
Well, she has laid the table braid Wi’ bread and blood-red wine “Come eat and drink, my bonnie boys Come eat and drink o’ mine”
VIII
“Oh mither, bread we cannae eat Nor can we drink the wine For cauld, cauld death is lord of all And to him we must resign
IX(14)
For the green, green grass is at oor heads And the clay is at oor feet And how your tears come tumbling down To wet the winding sheet To wet the winding sheet”
X
Well, she has made the bed full braid She’s made it lang and deep She’s laid it all wi’ golden thread And she’s lulled those boys tae sleep
XI
Well, the cock, he hadna crowed but once Tae welcome in the day When the eldest tae the youngest says “Brother, we must away”…

XIII
For the cock does craw, the day does daw(15) And the chunnerin(16) worm does chide And if we’re missed out o’ oor place Then a sair(17) pain we maun bide(18)

ASCOLTA The Hare and the Moon
Versione “The Oxford Book of Enghlish Verse” (1900 Arthur Quiller-Couch e successive edizioni)I
There lived a wife at Usher’s Well(1), And a wealthy wife was she; She had three stout and stalwart sons, And sent them over the sea.
II
They hadna been a week from her, A week but barely ane(2), Whan word came to the carline(4) wife, That her three sons were gane.
III
I wish the wind may never cease, Nor fashes(5) in the flood(6), Till my three sons come hame to me, In earthly flesh and blood.”
IV
It befell about the Martinmass(7), When nights are long and mirk,(9) The carlin wife’s three sons came hame,(10) And their hats were o the birk.(11)
V
It neither grew in syke(12) nor ditch, Nor yet in ony sheugh;(13) But at the gates o Paradise, That birk grew fair enough
VI
“Blow up the fire my maidens, Bring water from the well; For a’ my house shall feast this night, Since my three sons are well.” …

X
And she has made to them a bed, She’s made it large and wide, And she’s taen her mantle her about, Sat down at the bed-side.
XI
Up then crew the red, red, cock, And up the crew the gray; The eldest to the youngest said, ‘Tis time we were away.
XII
The cock he hadna crawed but once, And clappd his wings at a’, When the youngest to the eldest said, Brother, we must awa.
XIII
The cock doth craw, the day both daw(15), The cahannerin(16) worm doth chide; Gin we be mist out o our place, A sair(17) pain we maun bide.(18)
XIV(19) ‘Lie still, lie still but a little wee while, Lie still but if we may; Gin my mother should miss us when she wakes, She’ll go mad ere it be day.’
XV
“Fare ye weel, my mother dear! Fareweel to barn and byre!(20) And fare ye weel, the bonny lass That kindles my mother’s fire!”

 

NOTE
1) usher’s well= non corrisponde a una località precisamente individuabile, alcuni vedono nel pozzo la prefigurazione di un passaggio tra la terra dei viventi e la terra dei morti, una sorta di calderone magico
2) ane=one
3) could= cold, tuttavia in italiano l’espressione più usata è morte crudele (nel senso di insensibile e quindi priva di sentimenti= fredda)
4) carline=old woman; ma anche nel senso di “old hag”. Anche il termine “wife” è da intendere nel significato di “old woman”
5) la vecchia lancia un incantesimo o manda una maledizione al mare affinchè nessun altra nave possa più fare naufragio: così ordina al vento di non soffiare più e al mare di non agitarsi più; alcuni trasformano l’originario fashes o flashes (tumults, troubles, storms) in fishes di modo che la frase diventa “né pesci nuotare nel mare” frase che conserva comunque il suo significato nel contesto e anzi ci dice qualcosa di più sul motivo per cui i suoi ragazzi erano andati per mare: come pescatori
6) flood = sea
7) Martinmas=11 novembre è la festa di San Martino. Una volta quando il computo del tempo si faceva su base lunare la celebrazione di Samahin oscillava da fine ottobre e per tutta la cosiddetta “estate di San Martino“. Tanto durava il Capodanno celtico così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato.
8) Lang= long
9) mirk=dark
10) hame= home
11) birk = birch. La betulla è cresciuta presso le porte del paradiso e allude alla sepoltura (anche se tecnicamente i fratelli sono morti annegati e quindi morti insepolti)
12) syke = trench ms anche brook
13) sheugh = furrow ma anche ditch. Si riferisce ad un ambiente coltivato e recintato come un orto o giardino oppure all’argine di un fossato
14) la strofa non è presente nel “The Oxford Book of Enghlish Verse” e nemmeno nei testi riportati dal professor Child, fa parte invece delle seconda versione “all’americana”, probabilmente ha citato la strofa in Joan Baez
15) daw = dawn. Il canto del gallo avvisa che il sole sta per sorgere, la magica notte di Samahin è finita e i revenants devono ritornare nel loro mondo
16) channerin = grumbling, gnawing; l’immagine dei vermi che brontolano è piuttosto buffa
17) sair= sore, A sair pain we maun bide: We must expect sore pain. Si dice che se il revenant non ritorna nell’Altro Mondo lo attende una grande pena. Il concetto è passato ovviamente sotto la visione cattolica del mondo dei morti: i revenants non sono delle anime dannate quanto piuttosto delle anime penitenti ovvero anime del purgatorio che devono scontare una pena (che sarà più lunga o peggiore se non rientrano sottoterra al canto del gallo) Sono tuttavia delle anime buone che hanno conservato il desiderio di ritornare al loro ambiente famigliare o costrette a tornare per portare a termine qualcosa di incompiuto durante la vita o per chiedere dei suffragi.
18) maun bide = must endure.
19) questa strofa de “The Oxford Book of Enghlish Verse” è omessa dai The Hare and the Moon
20) byre = cow shed

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO (unendo tutti le strofe da I a XV)

Una vecchia viveva al Pozzo di Usher ed era ricca e aveva tre figli forti e valorosi e li mandò per mare. Non era nemmeno passato un mese (una settimana) che la morte crudele passò sulla terra e li portò via (quando arrivò voce alla vecchia che i suoi tre figli erano andati). Lei disse “Vorrei che il vento non potesse più soffiare e nessun pesce nuotare nel mare (e che il mare non potesse più agitarsi) fino a quando i miei tre ragazzi non ritorneranno da me in carne e ossa”.

usherVenne il tempo di San Martino quando le notti sono lunghe e nere e i ragazzi della vecchia ritornarono a casa e i loro cappelli erano di betulla. La betulla non crebbe in un bosco e nemmeno accanto alle mura (di un castello) ma alle porte del paradiso e crebbe alta. “Alzate la fiamma mie ancelle e portate l’acqua dal pozzo, perchè tutta la mia casa farà festa questa notte che i miei tre figli stanno bene”. Allora mise la tovaglia e il pane e il vino rosso come sangue “Venite a mangiare e a bere miei bei ragazzi, venite a mangiare e a bere con me” “O madre, non possiamo mangiare pane né bere vino, perchè la fredda morte è signora di tutto e a lei ci dobbiamo sottomettere”. “Abbiamo l’erba verde sulle nostre teste e la terra ai nostri piedi e come le tue lacrime cadono giù vanno a bagnare il sudario” Lei ha preparato il letto l’ha fatto in lungo e in largo e si avvolse in uno scialle dorata (mantello) e cullò quei ragazzi per farli dormire (e si sedette al fianco del letto).

Poi il gallo non cantò che una volta per salutare il giorno (Cantò il gallo rosso e poi il gallo grigio) quando il più grande disse al più giovane “Fratello dobbiamo andare” Il gallo non cantò che una volta e sbattè le sue ali insieme quando il più giovane disse al più vecchio “Fratello dobbiamo andare” “il gallo canta e l’alba è vicina è il verme si lamenta e se non ritorniamo al nostro posto dovremo aspettarci un grande dolore”. “Restiamo ancora, restiamo ancora per un momento, restiamo ancora un poco se possiamo, se la mamma non ci trovasse quando si sveglia sul far del giorno potrebbe impazzire” “Addio madre cara! Addio al fienile e alla stalla! E addio a te bella ragazza che accendete il fuoco di mia madre”

FONTI
http://alungkama.blogspot.it/2011/04/paraphare-of-wife-of-ushers-wife.html
http://freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com/ ~usher/ushersct/html/ushers_well.htm http://walterscott.eu/education/files/2013/02/Interpretative-Notes-to-The-Wife-of-Ushers-Well.pdf http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thewifeofusherswell.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=20497 http://www.barbelith.com/topic/11088

continua seconda parte

SOULING SONG

Souling songs sono le canzoni di questua che i poveri (per lo più bambini) cantavano andando di casa in casa a durante le sere tra la fine di ottobre e i primi di novembre in occorrenza della celebrazione di Tutti i Santi (All Hallows Day = All-Souls’ eve) e della Festa dei Morti.

IL BANCHETTO DEI MORTI

Halloween è una pallida eco di Samahin (Samain o Samhain), che in gaelico significa “Fine dell’Estate”, ovvero il capodanno celtico, una magica notte in cui si chiedeva protezione agli dei per l’arrivo dell’inverno. continua
Anticamente era consuetudine passare di casa in casa durante le celebrazioni della Vigilia di Ognissanti con una piccola processione di persone mascherate guidate dall’”ambasciatore dei defunti” per chiedere la donazione di cibo rituale per il banchetto dei Morti e per il banchetto con cui tutta la comunità avrebbe festeggiato la ricorrenza.

Nel Medioevo in Irlanda e Gran Bretagna si sviluppò l’usanza di preparare un dolce dei morti di forma rotonda, come offerta per saziare la fame dei defunti che si credeva visitassero i vivi durante Samain: per tenerli buoni per tutto l’anno a venire, le massaie preparavano dei dolcetti speciali, che ben presto finirono per saziare gli appetiti molto più terreni e voraci dei poveri! Erano distribuiti in beneficenza oppure dati ai soulers.
Anche in certe regioni d’Italia (Emilia Romagna, o la Sardegna e più in generale nel Sud Italia) era diffusa tra i poveri e i bambini l’usanza della questua del cibo: “Ceci cotti per l’anima dei morti”, cantavano armati di cucchiai e scodelle, davanti alle case dei signorotti. Consuetudini tra cibo e commemorazioni dei morti consolidate da antiche tradizioni più in generale del Mondo Mediterraneo oltre che Nordico.

SOULING

La tradizione del “a-souling” oppure “a-soalin” è identica al wassailing e al caroling natalizio (vedi): qui però in cambio delle torte, spesso chiamate anime (in inglese soul), i questuanti promettevano di recitare delle preghiere per i defunti. Più prosaicamente si diceva che ogni torta mangiata rappresentava un’anima che si liberava dal Purgatorio. L’usanza è spesso vista come l’origine della moderna “Trick or Treating” (in italiano “dolcetto o scherzetto”) dei bambini mascherati da fantasmi o mostri che suonano alle porte delle case chiedendo dei “dolcetti buoni da mangiare”. Già alla fine del 1800 la tradizione di preparare il dolce si era affievolita, e dove ancora sopravviveva l’usanza della questua, si dava ai bambini delle mele o delle monetine: in genere i bambini facevano la questua di giorno.


CHORUS

Soul! soul! for a soul-cake;
Pray, good mistress, for a soul-cake.
One for Peter, two for Paul,
Three for Them who made us all.
Soul! soul! for an apple or two;
If you’ve got no apples, pears will do.
Up with your kettle, and down with your pan;
Give me a good big one, and I’ll be gone.
An apple or pear, a plum or a cherry,
Is a very good thing to make us merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Anime, Anime un dolce per i defunti
 Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Anime, Anime! Con una mela o due;
se non avete mele, le pere andranno bene.
aprite la porta e sbloccate la serratura,
datemi una fetta grande e io me ne andrò. Una mela o una pera, una susina o una ciliegia, sono buone cose che ci fanno contenti

Un’altra canzone dei Soulers è stata trascritta da John Brand nel suo “Popular Antiquities” (1777) presa direttamente dalle labbra di “the merry pack, who sing them from door to door, on the eve of All – Soul’s Day, in Cheshire“.


Chorus

“Soul day, soul day, Saul
One for Peter, two for Paul,
Three for Him who made us all.
Put your hand in your pocket and pull out your keys,
Go down into the cellar, bring up what you please;
A glass of your wine, or a cup of your beer,
And we’ll never come souling till this time next year.
We are a pack of merry boys, all in a mind,
We are come a souling for what we can find,
Soul, soul, sole of my shoe,
If you have no apples, money will do;
Up with your kettle and down with your pan,
Give us an answer and let us be gone
An apple, a pear, a plum or a cherry,
Any good thing that will make us all merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
Coro
Il giorno dei Morti
Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Mettetevi le mani in tasca e tirate fuori le chiavi
e andate giù in cantina e riportate su quello che volete;
un bicchiere di vino o una tazza di birra
e non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
Siamo un gruppetto di ragazzotti ben determinati
siamo venuti per la questua di quello che riusciamo a trovare
Anime, anime suole delle mie scarpe
se non avete mele, dei soldini andranno bene;
aprite la porta e sbloccate la serratura
dateci una risposta e lasciateci andare.
Una mela o una pera, una susina o una ciliegia
delle buone cose che ci faranno tutti contenti

SOUL CAKE

La canzone “Soul cake” nota anche come “A Soalin”, “Souling Song Cheshire” “Hey ho, nobody home” è stata pubblicata (testo e melodia) da Lucy Broadwood e J. A. Fuller Maitland nell’English County Songs nel 1893, riportando la tradizione ancora viva nel Cheshire e nel Shropshire (Midlands Occidentali) del “souling”: la trascrizione era di qualche anno prima per mano del Rev. MP Holme di Tattenhall, Cheshire così come l’aveva sentita da una bambina delle scuole locali. Nel 1963, il gruppo folk americano Peter, Paul e Mary hanno registrato una versione di questa canzone tradizionale, dal titolo “A ‘Soalin” rielaborando la canzone risalente all’epoca elisabettiana “Hey ho, nobody home”.
Durante il regno della regina Elisabetta a seconda della contea o dalle abitudini locali la questua veniva fatta dai più poveri la sera di Santo Stefano o della vigilia di Natale ed era un cattivo auspicio mandare via a mani vuote i questuanti.

HEY HO, NOBODY HOME

Sung As a Round (XVI sec): un canto in canone dal medioevo


Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2 : Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Yet will I be merry.
Voice 2: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 3: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 2: Yet wiIll be merry.
Voice 3: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2: Yet will I be merry.
Voice 1: Yet will be merry.

ASCOLTA Peter, Paul & Mary in  “A Holiday Celebration” 1988, molto natalizia la versione innesta un popolarissimo carol nella strofa finale

ASCOLTA Sting live (strofe da II a IV)
ancora Sting in If on a Winter’s Night 2009 la versione più patinata

ASCOLTA Lothlorien


I
Hey ho, nobody home,
meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
hey ho, nobody home
Meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
Hey ho, nobody home

CHORUS
A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
An apple, a pear, a plum, a cherry,
any good thing to make us all merry,

A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
One for Peter, two for Paul,
three for Him who made us all.
II
God bless the master of this house,
and the mistress also.
And all the little children
that round your table grow.
The cattle in your stable
and the dog by your front door.
And all that dwell within your gates
we wish you ten times more.
III
Go down into the cellar
and see what you can find.
If the barrels are not empty
we hope you will be kind.
We hope you will be kind
with your apple and strawber’
For we’ll come no more a ‘soalin’
till Xmas time next year.
IV
The streets are very dirty,
my shoes are very thin
I have a little pocket
to put a penny in
If you haven’t got a penny,
a ha’ penny will do
If you haven’t got a ha’ penny
then God bless you
V(4)
Now to the Lord sing praises all you within this place
And with true love and brotherhood
each other now embrace
This holy tide of Christmas,
of beauty and of grace
Oh tidings of comfort and joy

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho (non porto) cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo.
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
CORO
Anima, una torta dell’anima!
Buona signora, per favore, una torta dell’anima! Con mele, pere, susine, ciliegie, ogni cosa buona per renderci tutti più allegri, anima, una torta dell’anima! Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una (torta o fetta) per Pietro, due per Paolo (1), e tre per colui che ha fatto tutti noi.
II
Dio benedica il capo famiglia
e anche sua moglie
e tutti i piccoli bambini
che crescono intorno alla vostra tavola.
Il bestiame nella stalla ed il cane davanti la porta (2), e tutti coloro che dimorano entro le vostre mura,
ve ne auguriamo 10 volte tanto.
III
Andate nella cantina
e guardate cosa trovate.
Se i barili non sono vuoti
siamo certi che sarete generosi.
Speriamo che siate generosi
con le vostre mele e birra forte (3)
Poichè non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
IV
Le strade sono molto sporche,
e le scarpe sono molto sottili.
Ho una piccola tasca
dove mettere un penny.
Se non avete un penny da dare,
un mezzo penny andrà bene
Se non avete un mezzo penny da dare
allora che Dio vi benedica
V (4)
Ora cantate lodi al Signore voi tutti in questo posto e in vero segno di amore
e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale, di beltà e grazia;
O, novella di conforto e gioia!

NOTE
1) Pietro e Paolo sono i santi della Chiesa romana: Pietro, l’apostolo indicato nei Vangeli canonico come la pietra su cui si fonda la Chiesa e Paolo, che ha diffuso il cattolicesimo tra i gentili
2) strofa alternativa “Likewise young men and maidens, Your cattle and your store”
3) la strofa originaria diceva “With your apples and strong beer” storpiata in strawber’ che ovviamente non sta a indicare le fragole, che non sono di stagione d’inverno e nemmeno si candiscono come le ciliegie o si fanno seccare come la maggior parte della frutta che si consuma d’inverno. La birra forte veniva richiesta da “soulers” adulti.
4) la strofa aggiunta da Paul Stookey proviene dalla Carol “God rest you Merry Gentlemen” (la cui melodia si intreccia con quella di Soul Cake) vedi

LA RICETTA

Con il nome di Soul Cake si indicano molte varianti di dolcetti tradizionali che vanno dal panino dolce alla torta di frutta secca.

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Una ricetta che arriva dall’America è come piace a me, con le quantità ad occhio! (tradotto da http://www.greenchronicle.com/recipes/soul_cake_recipe.htm)

3/4 tazze di burro a temperatura ambiente
3/4 zucchero a velo
4 tazze di farina, setacciata
3 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di spezie miste (ovvero la Pumpkin Pie Spice già pronta: cannella, macis, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano)
1 cucchiaino di pepe della Giamaica
3 cucchiai di uva passa
un po’ di latte

LAVORAZIONE
Lavorare il burro a crema con lo zucchero fino a quando diventa soffice, incorporare i tuorli d’uovo sbattuti, la farina e le spezie e tanto latte quanto basta per ottenere un impasto morbido. Alla fine aggiungere l’uvetta.
Nella ricetta non è chiaro se l’impasto è da stendere e quindi ritagliare in forma tonda o se distribuire a cucchiaiate, come sia non deve risultare troppo morbido perchè deve poter essere inciso con una croce a partire dal centro. Ovviamente la teglia deve essere imburrata o si deve mettere la carta-forno. Cuocere in forno caldo fino a doratura.

Un dolce tipico nel Lancashire e nello Yorkshire è il Parkin cake, un tipico gingerbread (torta di zenzero) della tradizione anglosassone. Potrebbe sembrare un brownie ma è composto da fiocchi d’avena e melassa (golden syrup o black treacle)
Soul-mass Cake
https://crumpetsandco.wordpress.com/2013/11/05/parkin-per-la-notte-dei-falo-parkin-for-bonfire-night/​
http://oakden.co.uk/harcake-soul-mass-cake/
http://oakden.co.uk/yorkshire-parkin/

1172_0In Italia la tradizione è basata principalmente sui biscotti che ricordano vagamente le ossa dei morti o le dita delle mani. In Piemonte sono gli “ossa d’mort“, a base di mandorle, tra la meringa e l’amaretto, ma possono anche essere una variante delle offelle con fichi secchi, mandorle e uva sultanina (Lombardia e Toscana) o dalla forma di cavalli (Trentino Alto-Adige).

La tradizione del Sud è un’esplosione di colori e di sapori: il torrone napoletano, il marzapane siciliano, la colva o colua pugliese con grano bollito, cioccolato, noci e mandorle, melograno e vino cotto. Anche la consistenza di questi dolci può essere diversissima da morbidi a croccanti o spacca denti.

Assolutamente da provare
FAVE E OSSA D’MORT:
http://www.lericettedellavale.com/biscotti-ossa-di-morto-1657.html
http://cookingbreakdown.blogspot.it/2011/10/ognissanti-e-il-nostro-halloween-fave.html
PANE DEI MORTI:
http://www.ricettemania.it/ricetta-pane-dei-morti-443.html

 

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino. continua seconda parte

APPROFONDIMENTO
Samahin: http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

FONTI
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/feste-e-tradizioni/santi-e-morti-e-le-fave-nere.htmlusi—curiosita/Cibo-per-i-morti.html

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/216.html
http://www.mayflowerchorus.org/pdf/A%20Soalin.pdf
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/hey_ho_nobody_home.htm
http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html
http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/

TAM LIN

a sidheLa ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo, ci sono molte varianti del nome Tom Line, Tom Linn, Tamlin, Tomaline Tam-line e Tam Lane come moltissime sono le varianti testuali.

GLI INCONTRI FATATI NEL BOSCO SACRO

La storia è narrata anche come fiaba e ha mantenuto molti riferimenti alle leggende celtiche più antiche, la versione attualmente accreditata è quella per bambini, ma la storia di Tam Lin è molto più complessa e oscura.

janetI protagonisti della storia sono due: la giovane nobildonna di nome Janet o Margaret, che all’arrivo della Primavera decide di andare nel bosco a raccogliere i fiori e resta incinta dell’elfo; Tam Lin il giovane cavaliere prigioniero delle fate che desidera fuggire per ritornare al mondo degli uomini.
A leggere tra le righe sembra che l’uomo sia stato sottoposto a una specie di apprendistato magico e che si trovi a vivere come dire “in prova” nel bosco sacro: solo dopo sette anni apparterrà definitivamente al mondo delle fate e perderà la sua umanità (storicamente Tamlane è stato identificato come figlio di Randolph conte di Moray o Murray)

C’è anche un terzo personaggio della storia, la Regina delle Fate, che compare nella seconda parte: per lo più considerata in modo neutro e in alcune versione vista in chiave negativa.

Nella tradizione popolare celtica le fate vivono raggruppate per regni ognuno con il suo tumulo o collina fatata come “castello” in cui vivono allegramente tra feste, musica e balli. La loro dimensione spaziale e temporale è diversa dalla nostra e possono camminare tra di noi senza essere visti. Si muovono velocemente nell’aria e mutano forma a piacimento, non è chiaro però se siano immortali. E’ importante non offendere queste creature fatate con comportamenti azzardati o sciocchi perché possono essere molto vendicative.
A volte sono considerati spiriti della natura e guardiani di alcuni luoghi, alberi o sorgenti e laghetti incontaminati. (continua)


I LUOGHI
La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow

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I ruderi di Newark Castle

1 bosco di Carterhaugh
2 pozzo di Tam Lin (oggi contrassegnato da una targhetta): le sorgenti spontanee sono delle entrate nel mondo delle fate e principalmente un dono della madre terra. Oltre alle proprietà curative si riteneva che queste acque magiche portassero fertilità alle donne sterili. Anticamente si gettavano monete, amuleti ed oggetti vari in questi pozzi sacri (il pozzo dei desideri delle fiabe). Tam Lin vive proprio nel pozzo e compare solo quando si colgono le rose che presumibilmente vi crescono accanto (l’elfo delle Rose).
Attualmente la sorgente naturale è incanalata in un tubo ed è raccolta da una piccola vasca di pietra, ma è documentata dalla Commissione Reale sui monumenti storici e antichi della Scozia che un tempo qui doveva esserci un avvallamento con il pozzo (vedi). La leggenda locale narra che il giovane Tamlane era a caccia, ma cadde da cavallo e venne rapito dalla Regina delle Fate per essere trasformato in elfo custode del pozzo.
3 ponte dove la donna si apposta per vedere il passaggio della schiera fatata. E’ noto che solo in periodi particolari dell’anno è possibile vedere le fate e solo in posti particolari che sono una via di mezzo o un confine come ad esempio i ponti
4 Vecchio Mulino (altro alternativo luogo dell’incontro)
5 Newark Castle: secondo Sir Walter Scott il castello di Janet è quello di Newark già all’epoca un “rudere romantico” che sovrasta il fiume Yarrow.
6 Aikwood (altra possibile alternativa del castello di Janet)

continua

FONTI E APPROFONDIMENTO
Giordano Dell’Armellina:  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://tam-lin.org/intro.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-39-tam-lin.aspx
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/meft/meft33.htm
http://celticanamcara.blogspot.it/2010/03/aos-si-kings-and-queens-of-fairies.html
http://www.howarddavidjohnson.com/fairies.htm
http://faeryfolklorist.blogspot.it/2011/06/tam-lin-carterhaugh.html
http://thesession.org/tunes/248