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LITTLE BOY BILLY

Una canzone del mare umoristica (del tipo caustico)  intitolata anche “Three Sailors from Bristol City” o “Little Billie”, che tratta un argomento inquietante per la nostra civiltà, ma sempre dietro l’angolo: il cannibalismo!
Il mare è un luogo d’insidie e di scherzi del fato, una tempesta ti può portare fuori rotta, su una barcaccia di fortuna o una zattera, senza cibo e acqua, un tema trattato anche nella grande pittura ( Theodore Gericault, La zattera della Medusa vedi): la vita umana in bilico tra speranza e disperazione. Così nelle canzoni marinaresche si finisce per esprimere le paure più grandi con una bella risata!

Il brano nasce nel 1863 come parodia scritta da William Thackeray di una canzone marinaresca francese dal titolo “La Courte Paille” (=la paglia corta)– diventata in seguito “Le Petit Navire” (The Little Corvette) e finita nelle canzoncine per bambini.

Dalle note del “Penguin Book” (1959):
The Portugese Ballad  A Nau Caterineta  and the French ballad  La Courte Paille  tell much the same story.  The ship has been long at sea, and food has given out.  Lots are drawn to see who shall be eaten, and the captain is left with the shortest straw.  The cabin boy offers to be sacrificed in his stead, but begs first to be allowed to keep lookout till the next day.  In the nick of time he sees land (“Je vois la tour de Babylone, Barbarie de l’autre côté”) and the men are saved.  Thackeray burlesqued this song in his  Little Billee.  It is likely that the French ballad gave rise to The Ship in Distress, which appeared on 19th. century broadsides.  George Butterworth obtained four versions in Sussex (FSJ vol.IV [issue 17] pp.320-2) and Sharp printed one from James Bishop of Priddy, Somerset (Folk Songs from Somerset, vol.III, p.64) with “in many respects the grandest air” which he had found in that county.  The text comes partly from Mr. Bishop’s version, and partly from a broadside.”  -R.V.W./A.L.L.

Secondo Stan Hugill “Little Boy Billy” era una sea shanty per il lavoro alle pompe, un lavoro noioso e monotono che poteva senz’altro essere rallegrato da questa canzoncina!

ASCOLTA Ralph Steadman in “Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, ANTI- 2006”.

There were three men of Bristol City; (2x)
They stole a ship and went to sea. (2x)
There was Gorging Jack and Guzzling Jimmy
And also Little Boy Billee.
They stole a tin of captain’s biscuits
And one large bottle of whiskee.
But when they reached the broad Atlantic
They had nothing left but one split pea.
Said Gorging Jack to Guzzling Jimmy,
“We’ve nothing to eat so I’m going to eat thee.”
Said Guzzling Jimmy, “I’m old and toughest,
So let’s eat Little Boy Billee.”
“O Little Boy Billy, we’re going to kill and eat you,
So undo the top button of your little chemie.”
“O may I say my catechism
That my dear mother taught to me?”
He climbed up to the main topgallant(1)
And there he fell upon his knee.
But when he reached the Eleventh(2) Commandment,
He cried “Yo Ho! for land I see.”
“I see Jerusalem and Madagascaar
And North and South Amerikee.”
“I see the British fleet at anchor
And Admiral Nelson, K.C.B. (3)”
They hung Gorging Jack and Guzzling Jimmy
But they made an admiral of Little Boy Billee.
Traduzione di Cattia Salto
C’erano tre uomini di Bristol
che rubarono una nave ed andarono per mare.
C’erano Jack il Gordo e Jimmy il Trinca
e anche il giovane Billy.
Rubarono una lattina di biscotti al capitano
e una grande bottiglia di whisky.
Ma quando raggiunsero il mare aperto
non era avanzato che un pisello secco.
Disse Jack il Gordo a Jimmy il Trinca
“Non abbiamo niente ma mangiare così ti mangerò”
disse Jimmy il Trinca “Sono vecchio e rinsecchito,
è meglio mangiare il giovane Billy”
“Oh Giovane Billy stiamo per ucciderti e mangiarti
così sbottonati la blusa”
“Oh posso dire i comandamenti
come la mia cara mamma mi ha raccomandato?”
S’arrampicò sulla cima dell’albero maestro
e poi si inginocchiò (sulla crocetta).
Ma quando arrivò all’11° comandamento (2)
gridò “Yo Ho! Terra”.
“Vedo Gerusalemme e Madagascar
e il Nord e il Sud dell’America.
Vedo la flotta britannica all’ancora
e l’Ammiraglio Nelson K.C.B. (3)”
Impiccarono Jack il Gordo e Jimmy il Trinca ma fecero ammiraglio il Giovane Billy.

NOTE
1) scritto anche come top fore-gallant
2) i suoi compagni non dovevano essere molto ferrati con la Bibbia (e probabilmente Billy ne avrebbe inventati di nuovi se non avesse avvistato una nave!)
3) sigle di “Knight Commander of the Bath” = Cavaliere Commendatore del Bagno, l’ordine militare cavalleresco fondato da Giorgio I nel 1725

E per corollario ecco la versione francese “Un Petit Navire”

FONTI
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=139
http://www.bartleby.com/360/9/84.html
https://en.wikipedia.org/wiki/Il_%C3%A9tait_un_petit_navire
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8278
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=22872

HOG’S EYE MAN: RAVANANDO NEGLI SHANTY

shanty_balladATTENZIONE: il  contenuto potrebbe risultare offensivo!
Una canzone mainaresca (Sea shanty) diffusa come capstan chanty, ma più probabilmente uno shanty d’alaggio,  presso le navi americane, piena di doppi sensi, così da risultare incomprensibile anche ad un madrelingua.. una bella consolazione per il mio tentativo di traduzione!
Nel già citato “Vecchie canzoni” di Italo Ottonello (qui) è un caso “da manuale” per gli shanty: “strampalati, sguaiati, scurrili; trattasi pertanto di improvvisazioni in rima.

Come sempre ci sono diverse versioni testuali ma io mi fermo a una sola, quella di Martin Carthy & Family in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, ANTI- 2006.

Oh, hand me down my riding cane,
I’m off to meet my darlin’ Jane.
Chorus
And a hog-eye!
Railroad navvy with his hog-eye,
Steady on a jig with a hog-eye, oh,
She wants the hog-eye man!

Oh, the hog-eye man is the man for me,
Sailin’ down from o’er the sea.
Oh, he came to the shack where Sally did dwell,
He knocked on the door, he rung a bell.
Oh, who’s been here since I been gone,
Railroad navvy with his sea-boots on.
If I catch him here with Sally once more,
I’ll sling me hook, go to sea once more.
Oh, Sally’s in the garden sifting sand,
Her hog-eye man sittin’ hand in hand.
Oh, Sally’s in the garden, punchin’ dough,(6)
The cheeks of her arse go chuff, chuff, chuff!
Oh, I won’t wear a hog-eye, damned if I do,
Got jiggers in his feet and he can’t wear shoes.
Oh, the hog-eye man is the man for me,
He is blind and he cannot see.
Oh, a hog-eye ship and a hog-eye crew,
A hog-eye mate and a skipper too.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Passami il frustino (1)
esco per incontrare la mia cara Jane. CORO
Una chiatta fluviale (2),
un marinaio (3) con la sua chiatta,
saldo al comando sulla chiatta (4)
lei vuole il barcaiolo (5) 
Il barcaiolo è l’uomo
che fa per me,
che se la spassa in mare (6).
Oh venne alla baracca dove
viveva Sally
bussò alla porta e suonò
il campanello.
“Chi è stato qui dopo che sono andato via?”
“Il marinaio con i suoi stivali per il mare (7)”
Se lo trovo qui con Sally ancora una volta
gli tirerò un pugno per fargli prendere il mare ancora una volta.
Oh Sally è in giardino a vagliare la sabbia(8),
seduta con il suo il barcaiolo mano nella mano,
Oh Sally è in giardino a prendere a pugni l’impasto(9),
le chiappe del suo culo che fanno ciuf ciuf,
Oh non voglio portare una chiatta, dannazione se lo farò.
Ha le pulci nei piedi(10) e non può portare le scarpe.
Oh il il barcaiolo è l’uomo
che fa per me,
è orbo e non riesce a vedere(11)
Oh una chiatta e la sua ciurma,
il primo ufficiale e anche il comandante

NOTE
1) tipica frusta per incitare i cavalli messi al traino di un calessino
2) hog-eye la traduzione letterale è “occhio di porco” ma si riferisce a una barcaccia. Nelle note in Rogues Gallery: “A hog-eye was apparently a type of barge used in the canals and rivers of America from the 1850’s on ward. Thus, “hog-eye man” was used in derogation by the deep water sailors who used this chantey at the capstan.” Su Mudcat leggiamo: The tow-path driver responsible for the draft animals which towed barges and canal boats on the old canal systems was known as the HOGGY; that possibly might be the basis for the term hog-eye, through folk etymology.(qui)
E ancora: ” hog-eyes were boats in San Francisco that used to bring ashore passengers and crew from larger sailing ships. During the ’49 gold rush ships crews used to leave the ships to go prospecting, leaving behind many rotten old hulks. These people were apparantly known as the hogeye men“.
Il termine ha una connotazione sessuale ‘hog’s-eye’ and ‘pig’s eye’, the vagina or its split “upright diamond” symbol. (Not to be confused with the nautical slang, ‘dead-eye’, the anus, or a Turk’s-head knot in rope). ‘Hog’s-eye man, an inveterate wencher or ‘cunt-hound’, a man obsessed with women or sex, also called ‘Jody‘.”
3) navvy è il manovale sterratore che lavorava per la costruzione dei canali navigabili per il sistema delle acque interne in tutte le isole britanniche ‘inland navigations’ e successivamente delle ferrovie inglesi e anche americane. Per estensione è diventato il manovale che lavora nelle grandi infrastrutture come le autostrade.
Stan Hugill riporta invece “railroad nigger” per sottolineare che il manovale in questione è un afro-americano, ma questa “angolazione” della storia è più recente. Qui avendo aggiunto il termine railroad ha chiaramente il significato di manovale “sterratore”  (approfondimento qui)
4) Una lettura a doppio senso potrebbe anche essere: “pronto per il ballo con una fica”
5)  scritto anche “hawk eye man” or ox eyed man”. Riassumendo il termine hog-eye man ha tre significati: il capitano o più in generale il marinaio di una chiatta fluviale (inteso in senso dispregiativo rispetto ai marinai delle acque profonde); un “donnaiolo”; un uomo strabico o con gli occhi all’infuori ( sailors were called ‘hogeyes’ because they squinted in the sun (like pigs, and like Popeye!)
6) ho mantenuto il doppio senso
7) Ai nostri giorni viene da tradurre come stivali impermeabili (ossia in plastica) ma nell’Ottocento erano degli stivali in cuoio opportunamente trattati per essere a tenuta-acqua. Nelle foto degli sterratori che lavorarono per la costruzione della rete ferroviaria si vedono ai loro piedi i più comuni scarponi un po’ alti sulla caviglia chiusi con i lacci
8) l’allusione è esplicita in quanto le prostitute dei marinai esercitavano il loro mestiere dietro alle dune di sabbia
9) anche scritto come “Sally`s in the kitchen, mixing duff” che avrebbe più senso con il verso successivo
10) credo si riferisca alle pulci “jigger” un tipo di parassita dei climi tropicali (centro e sud america, caraibi, africa e india) il cui termine scientifico è Tunga penetrans il tipo di infestazione è particolarmente fastidiosa, la pulce penetra nella pelle e ci resta nutrendosi del sangue dell’ospite (per l’approfondimento qui) anche se non capisco cosa ci azzecchi con il resto delle strofe
11) anche scritto come “He’s blind in one eye & cannot see”

La versione di The McCalmans è sostanzialmente la stessa

The hogs-eye man is the man for me
He came a-sailing from the sea
CHORUS
With a hogs-eye
Row the boat ashore for the hogs-eye
Steady on the jig with the hogs-eye oh She wants the hogs-eye man
He came to the shack where his Sally did dwell
And he knocked on the door and he rang her bell
Oh Sally’s in the garden picking peas
And the hair of her head hanging down to her knees
The hogs-eye ship and the hogs-eye crew
With the hogs-eye mate and the skipper too
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Il barcaiolo è l’uomo che
fa per me
viene navigando per il mare.
CORO
Con una chiatta fluviale,
porta la barca al largo con la sua chiatta
saldo al comando sulla chiatta,
lei vuole il barcaiolo
Venne alla baracca dove
viveva Sally
bussò alla porta e suonò
il campanello.

Sally è in giardino a raccogliere
le pere
con i capelli dalla testa lunghi fino alle ginocchia
oh una chiatta fluviale
e la sua ciurma,
con il primo ufficiale e anche il comandante

LA VERSIONE STRUMENTALE: SALLY IN THE GARDEN

E’ una vecchia melodia per violino – musica appalacchiana (per gli spartiti qui). Al momento ho trovato solo la linea di canto interpretata da J. D. Cornett in Classic Old-Time Fiddle from Smithsonian Folkways

traccia 103
Sally’s in the garden, sifting, sifting
Sally’s in the garden sifting sand
Sally’s in the garden sifting, sifting
Sally’s upstairs with the hogeye man

mentre alla traccia 104 la versione strumentale, e anche:
https://www.youtube.com/watch?v=LdSSdceUhVM
https://www.youtube.com/watch?v=wbigUQOpPoI

FONTI
https://mainlynorfolk.info/watersons/songs/hogeyeman.html
http://www.gutenberg.org/files/20774/20774-h/20774-h.htm#The_Hogs-eye_Man
http://mysongbook.de/msb/songs/h/hogeyema.html
http://www.contemplator.com/sea/oxeyed.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11353
http://www.folkways.si.edu/j-d-cornett/sally-in-the-garden/old-time/music/track/smithsonian
http://pancocojams.blogspot.it/2014/06/sally-in-garden-siftin-sand-lyrics.html
http://pancocojams.blogspot.it/2014/06/various-somewhat-discreetly-worded.html
https://thesession.org/tunes/9984

HAUL ON THE BOWLINE

On-a-bowline-215x300Haul on the Bowline [in italiano ala la bolina] è una canzone marinaresca (sea shanty) utilizzata come “Short-drag” o  “Short-haul” chantey (shanties).

Alare è un termine nautico che si dice per tirare con forza una cima (per i terricoli un cavo) orizzontalmente o verticalmente “alare la bolina”   è quando si tira verso prora il lato verticale sopra vento delle vele quadre, in modo che prendano il vento il meglio possibile, così l’andatura di bolina, nella navigazione a vela, è la rotta di una nave che naviga stringendo al massimo possibile il vento. Con il termine bolina oltre che una cima si indica anche un tipico nodo marinaresco, la gassa d’amante (il nodo a occhiello).

hauling-hugill

UN CANTO D’EPOCA TUDOR?

Gli studiosi vogliono far risalire il brano all’epoca di Enrico VIII proprio perchè l’importanza della cima di bolina è venuta a diminuire con l’evoluzione del galeone nel vascello e l’introduzione delle vele di straglio (o di strallo) (in inglese staysails)..
A. L. Lloyd writes in his Folk Song in England that the shanty may also be so old ‘because the words ‘Hail out the Bollene’ occur – but as a command, not a shanty – in the Compaynt of Scotland (1549)’ but claims that ‘There are no firm grounds for imagining that the shanty rose earlier than the nineteenth century’ and that it is more likely based on the Irish air ‘Savourneen Deelish’. Regardless, It’s catchy, work-paced tune meant that it was sung right up until the final days of sail, though it was applied to other more modern sailing ropes. The pulling of the rope came on the ‘haul’ at the end of each verse. (tratto da qui)
ASCOLTA A. L. Lloyd

ASCOLTA Assassin’s Creed III
ASCOLTA Bob Neuwirth in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, ANTI– 2006 interessante l’aggiunta ritmica e la melodia del violino

Haul on the bowline, homeward we are goin’
Haul on the bowline, the bowline Haul!
.. before she start (the -bully- ship she is) a-rollin’
.. the captain (1) is a-growlin,
.. so early in the morning
.. to Bristol (to London) we are going
..Kitty is my darlin’
..Kitty lives in (comes from) Liverpool,
..It’s far cry to payday
TRADUZIONE ITALIANO
ala la bolina, che a casa stiamo andando,
ala la bolina, la bolina ala!
(prima che) che la nave sta rollando,
che il capitano sta brontolando,
già di buon mattino,
che a Bristol stiamo andando,
Kitty è il mio tesoro
e vive a Liverpool,
è lontano l’annuncio del giorno di paga.

NOTE
1) old man, skipper, chief mate

Altre strofe con termini nautici più specifici sono:
haul the bowlin’, the wind it is a-howlin’
haul the bowlin’ the fore and maintop bowlin’
haul the bowlin’, the main-topgallant bowlin’
(in italiano: ala la bolina, che il vento sta soffiando, ala la bolina, la bolina di gabbia e di parrocchetto, , ala la bolina, la bolina di gran velaccio)

FONTI
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/haulonthebowline.html
https://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/Doe009b.html
http://www.ammiraglia88.it/SEZIONE_NORMALE/PAGINE_SITO/velieri.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2539

A DYING SAILOR TO HIS SHIPMATES

La canzone del mare “A dying sailor to his shipmates” acquista una vasta popolarità  grazie al progetto discografico di Johnny Depp e di Gore Verbinski per il secondo capitolo della saga “I pirati dei Caraibi“, affidato al produttore musicale Hal Willner.
Il regista Verbinski usa metafore marine per descrivere l’esperienza.
«L´oceano. È tutto intorno al grande blu che riempie due terzi del pianeta. Il rapporto dell´essere umano con questo abisso crea un´interessante prospettiva. Credo che i navigatori del tempo stessero danzando con la morte, e queste sono le loro canzoni. Risuonano con la gente in qualche livello interiore che non è immediatamente chiaro perché non è nella nostra memoria, è nel nostro sangue. È quello che ci fa sentire così soli».

Questa sea chanty è stata registrata precedentemente nel 1956 da Paul Clayton nel suo album ” Whaling And Sailing Songs From the Days of Moby Dick 1956 – Tradition TLP 1005 LP. Così nelle note di copertina Paul Clayton scrive: “Nothing in shipboard life stirred the whaler’s emotions like a burial at sea. A whaling log will contain numerous entries concerning the stale of a sick man, and then, one day, a brief note is written giving an account of his burial, perhaps with a cross or coffin drawn in the section normally reserved for whales sighted and taken. I recovered this song from a journal kept on the ship Lucy Ann, of Wilmington, Delaware, on a whaling voyage out of New Bedford 1837- 1839.”

LA BALENIERA LUCY ANN

..the Lucy Ann, made three successful right whaling voyages for Wilmington. The ship was a typical whaler, a former merchant ship measuring about 111 feet in length and 26 feet in the beam. Her tonnage was 309, about average for a whaler of the day, and she was a slow but sturdy work horse, well-suited for Wilmington service. In 1837, after nineteen months at sea, she returned from the Indian Ocean with a fair cargo.’ Her second voyage from 1837 to 1839 was more successful, but because of company obligations, its profits, like those of the first, were insignificant. Out again in July, 1839, the vessel returned full almost two years later. She had taken a substantial quantity of sperm oil, a more valuable commodity than common whale oil, and her profit of $12,809 was one of the best in company history.” (tratto da “A pennsylvanian in the Wilmington whaling trade 1841-1844” di Kenneth R. Martin & Bruce Sinclair pag 33 qui)
Ho trovato però solo due diari scritti durante i viaggio della Lucy Ann, ma in periodi successivi a quello indicato da Paul Clayton: uno quello di John F. Martin “John Martin’s journal : a voyage on the whale ship Lucy Ann of Wilmington, Delaware, 1841-1844”, l’altro di Martha Brown “She Went A-Whaling 1847 Journal Martha Brown Whaling Ship Lucy Ann” diario riferito al periodo 1847-1849

IL DIARIO DI JOHN MARTIN SULLA LUCY ANN

It was not unusual for an inquisitive, intelligent mariner to keep a diary of his experiences at sea. It was unusual, though, for a man to keep two simultaneous, contrasting accounts; yet this is what young Martin did. One of Martin’s journals is a terse and selective compendium of weather data and navigational reckonings, fleshed out with brief entries describing the chasing and killing of whales. This spare volume, which is in the manner of a record book, is now at the Historical Society of Delaware. Its text resembles the impersonal accounting of an official logbook, but it has much pictorial interest, for Martin took pains to illustrate dozens of the Lucy Ann’s whaling encounters with meticulous water colors. The document is enhanced by an illuminated frontispiece, drawings of the sperm and right whale, and an exciting whaling scene. Upon his return to Wilmington in 1844, Martin gave this journal to a former shipmate, William McGahey of Philadelphia, who had sailed with him on the Jefferson. Martin remained a mariner, making occasional stops at McGahey’s home. McGahey apparently cherished his friend’s gift. He gave the Martin journal to his own son, James, of Darby, Pennsylvania, and that gentleman presented it to the Historical Society of Delaware in 1902, more then twenty years after Martin’s death.38 James McGahey remembered John Martin as a man of many talents, “something more than an ordinary man, although in appearance he was a typical Yankee sailor of the period.”
Martin’s second, longer “Journal of a Voyage in the Whale Ship Lucy Ann,” kept in diary form, is now in the manuscript division of the Chicago Historical Society library, where it was acquired as part of a collection during the 1920s. The Chicago journal is more than an interesting whaleman’s account; it is an important piece of Americana. Aboard the Lucy Ann, Martin lavished great care on his diary, producing a spectacular private record. Like many seamen before the mast, Martin’s knowledge of punctuation and grammar was slight, but his powers of observation and his mastery of storytelling more than overcame such formal deficiencies. The writer was clearly a hale, fine-spirited man with a knack for showing the lighter side of even the grimmest situations. Moreover, he sensed an excitement about whaling that is surprisingly lacking in many whaling journals. There is no doubt that Martin carefully selected and narrated incidents that would entertain the landlubbers at home; his journal is not by any means casually or spontaneously written. Unlike many journalists, he avoided dwelling only on the commonplace miseries of a whaling voyage: boredom, overwork, and woefully poor food. Even when he did grouse, it was usually with a sense of good humor. His narrative is further enhanced by his innate curiosity, which inspired him to render perceptive descriptions of remote places, flora, and fauna. And, like his shorter journal, his diary is visually beautiful. It contains over two dozen amateurish but virile and handsome water-color illustrations: whaling scenes, island views, sketches of whales and fish, ship paintings, and detailed renderings of the tools of the whaleman’s trade.  (tratto da A pennsylvanian in the Wilmington whaling trade 1841-1844 di Kenneth R. Martin & Bruce Sinclair, pg 33-34)

MARTHA BROWN LA MOGLIE DEL CAPITANO

In 1847, Martha’s life changed … for the worse. She sailed with her husband on the Lucy Ann of Greenport, Long Island, leaving home on August 21, 1847 — because Edwin had told her to do it. Going on voyage wasn’t her idea at all. continua

IL LAMENTO FUNEBRE

La canzone è il congedo di un marinaio, il suo lamento funebre, in cui saluta i compagni.
Burial-at-sea

ASCOLTA Paul Clayton  in ” Whaling And Sailing Songs From the Days of Moby Dick”, 1956

ASCOLTA Bono in “Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys”, 2006 oppure qui con l’introduzione strumentale. Il video mostra i marinai della Marina Militare mentre in origine il “Farewell” si riferiva ad un marinaio imbarcato su una baleniera.

 

Oh, wrap me in my country’s flag(1)
And lay me in the cold, blue sea
Let the roaring of the waves
My solemn requiem be
And I shall sleep a pleasant sleep
While storms above their vigils keep
My Captain brave shall read for me
The service of the silent air(2)
And yay, shall lower me in the waves
When all the prayers are said
And I will find my long, long home
Among the billows and the foam
Farewell my friends, for many I leave
We’ve sailed together on the deep
Come, let us shake our hands
I’ll sail no more
but ship mainswork for me (3)
I’m bound above, my course is run
I near the port, my voyage is done

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Avvolgetemi nella mia bandiera(1)
e affidatemi al freddo mare azzurro,
che lo strepito delle onde
sia il mio requiem solenne,
e io dormirò un dolce sonno,
mentre le tempeste qui sopra terranno le loro veglie.
Il mio capitano impavido leggerà per me
l’ufficio funebre nel silenzio assorto(2)
e poi verrò calato tra le onde;
quando tutte le preghiere saranno finite
troverò la mia casa eterna
tra i marosi e la spuma.
Addio amici miei, dunque vi lascio,
abbiamo navigato insieme sugli oceani,
venite, stringiamoci le mani
io non navigherò più,
ma voi lavorerete per me(3):
sono diretto altrove, la mia rotta è compiuta,
mi avvicino al porto, il viaggio è finito.

NOTE
1) la bandiera è quella della nazione di appartenenza del marinaio specificata in inglese con il termine country
2) ringrazio Italo Ottonello per la traduzione di “silent air”
3) Italo Ottonello suggerisce la traduzione partendo dall’osservazione che mains in francese significa “braccia”. Si tratterebbe quindi di un termine gergale marinaresco e il senso della frase diventa: altre braccia lavoreranno al mio posto

ASCOLTA la tromba di Bobby Spellman

FONTI
http://clancybrothersandtommymakem.com/trad_1005_whaling.htm
Rogue’s Gallery: The Art of the Siren, #20
https://journals.psu.edu/phj/article/view/23764
http://joan-druett.blogspot.it/2013/09/the-whaling-wife-who-was-marooned.html

LEAVING OF LIVERPOOL

Il tema generale è un topico delle canzoni del mare, un uomo imbarcatosi come marinaio, lascia la città di Liverpool e dice addio alla sua ragazza sperando di ritornare presto da lei, già sapendo che soffrirà di nostalgia per la lontananza. Curiosamente sebbene sia stata molto famosa negli anni 60 durante il folk revival, la canzone non era un brano “popolare”, infatti nella tradizione orale si conoscono solo due distinte versioni, entrambe a cura di William Main Doerflinger (1910-2000) dalle voci di due marinai di New York city ormai in pensione: Richard Maitland e Patrick Tayluer (anni 1940).

La versione “Maitland” diffusa in Inghilterra, Irlanda e America deve la sua popolarità nel circuito folk alla trascrizione di Doerflinger che la pubblicò nel suo poderoso “Shantymen and Shantyboys” (1951).
Così scrive A.L. Lloyd (in Sailor’s garland 1962) “W. Doerflinger got this nostalgic song from a well-known shanty singer, ‘Captain’ Dick Maitland, who learnt it from a Liverpool man when he was bosun on the General Knox about 1885. It seemed to have disappeared from its own home town, but since Doerflinger printed it, it has taken a new lease of life, and is now not infrequently heard in the city folk song clubs.”
Tutto quello che si vorrebbe sapere sulla canzone è stato scritto da Stephen D.Winck nell’articolo “Sung With Gusto by the Men”:A Unique Recording of“The Leaving of Liverpool”in the AFC Archive” (in Folklife center news vol 30) in cui vengono riportate integralmente entrambi le versioni.

La diffusione della canzone nel circuito folk ha Louis Kelly come tramite per i Clancy Brothers e i Dubliners (la prima registrazione è quella di Ewan MacColl in Sailor’s garland 1962), lo stesso Bob Dylan, nel 1963, ne fece una rielaborazione testuale (stessa melodia) e la registrò con il titolo “Farewell” (la versione ha il copyright sebbene sia etichettata come A Bob Dylan rewrite of a traditional song). Siccome la canzone è stata interpretata da molti gruppi irlandesi alcuni ritengono che sia di origini irlandesi e che si stia parlando di un emigrante imbarcato sulla nave alla volta della California in cerca di fortuna (Golden Rush) e tuttavia la versione “Maitland” descrive più propriamente un marinaio imbarcato per lavoro su un american clipper.
Altri fanno notare la somiglianza della melodia con il brano irlandese “The Leaving of Limerick” che però è suonato in modo più meditativo. Per alcuni la melodia suonata più velocemente non è adatta al tema accorato dell’addio, tralasciando però che è il “mood” generale a trasmettere l’emozione più che il ritmo.

Ascoltiamo per prima la versione sea song che nella versione “Maitland” più che uno shanty era una tipica “forebitter” cioè un canto da “dopolavoro”
ASCOLTA Hulton Clint che riprende i versi e la sequenza della versione “Maitland”: IA, IIA, VA, IIIA, IVA, VIA, VIIA. L’accento è sul dolore della separazione dalla fidanzata e solo pochi cenni sono per la città di Liverpool

Date le premesse le variazioni testuali sono minime, e qui si propone un confronto tra le versioni dei gruppi anni 60-70 e quelle più recenti
ASCOLTA Dubliners (IA, IIA, IIIA, IVA, VA) versione 1964, con vecchie immagini di Liverpool

ASCOLTA Clancy Brothers (IB, IIIA, IVA, VB): si devono molto probabilmente a loro le variazioni testuali della I^ e della V^ strofa che levano i riferimenti specifici alla località di Liverpool come l’attracco al molo, il fiume Mesery, le strade e Park Lane
ASCOLTA Spinner 1966 (IA, IIA, IIIA, IVA, VA)
ASCOLTA Pogues -e Shane MacGowan da giovane in Red Roses for Me 1984 (IB, IIIA, IVA, VB)

Ecco che alcune delle versione più recenti danno un’ulteriore accelerazione al ritmo dopo la versione Pogues, come i Gaelic Storm (che di solito tendono a mettere una marcia in più alle loro versioni) e i Young Dubliners in versione bluegrass
ASCOLTA Gaelic Storm in Special Reserve 2003 (IA, IIIA, IVA, VB)
ASCOLTA Young Dubliners in With All Due Respect – The Irish Sessions 2007 (IA, IIIA, VB) la versione con meno testo per lasciare molto spazio agli strumentali
ASCOLTA High Kings in Memory Lane 2010 (IA, IIIA, IVA, VB): con il loro consueto “stile” mixano malinconia e ritmo per una perfetta drinking song
ASCOLTA Shane MacGowan in Son of Rogues Gallery 2012 (IA, IIA, IVA, VB) la versione più rockettara con una voce molto roca e l’intonazione da “sballato” di Shane (che alcuni critici hanno definito “da vecchio marinaio” a gruff sailors’ accent so authentic that it’s nearly incomprehensible -RollingStone) una voce da disperato!

IA
Fare thee well to Prince’s Landing Stage(1) River Mersey, fare thee well
I am bound for California
A place that I know right well
IB
Fare thee well to you, my own true love,
There were many fare thee wells
I am bound for California,
A place that I know right well (2)
CHORUS
So fare thee well, my own true love, (For) when I return, united we will be, It’s not the leaving of Liverpool that grieves me,
But my darling when I think of thee
IIA
I’m bound to California
By way of the stormy Cape Horn. And I’ll write to you a letter, my love,
When I am homeward bound.
IIIA
I have bound(3) on the Yankee clipper ship Davy Crockett(4) is her name
And Burgess is the Captain of her(5) And they say that she’s a floating hell
IVA
Now I have sailed with (this) Burgess once before(6)
And I think that I know him (right) well if a man is a sailor, he can get along if not, (then) he’s sure in hell(7).
VA
Fare-well Lower Frederick Street, Anson Terrace, and Park Lane(8);  think it will be some long time(9) Before I see you again.
VB
Oh the sun(10) is on the harbour, love, And I wish I could remain,
For I know that it will be a long, long time,
Before I see you again
VIA
The tug is waiting at the pierhead
To take us down the stream.
Our sails are loose and our anchor secure,
So I’ll bid you good-bye once more.
VIIA
Oh I am bound away to leave you, Goodbye, my love, goodbye.
And there’s but one thing that grieves my mind
And it’s leaving you behind.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
IA
Addio Prince’s Landing Stage (1),
fiume Mesery, addio
mi tocca andare in California
un posto che conosco bene
IB
addio mio caro vero amore
mille volte addio
mi tocca andare in California
un posto che conosco bene (2)
CORO
allora ti saluto amore mio
quando ritornerò ci sposeremo,
non è partire da Liverpool che mi rattrista piuttosto,
mia cara, quando penso a te
IIA
Vado in California,
passando per il tempestoso Cape Horne
e ti scriverò una lettera, amore
quando sarò sulla via del ritorno
IIIA
Mi sono arruolato (3) su un veliero americano
che si chiama Davy Crockett (4)
e Burgess è il suo capitano (5)
e dicono che sia
un inferno galleggiante
IVA
Ho già navigato con Burgess altre volte (6)
e penso ormai di conoscerlo bene
se uno e’ un vero marinaio
se la cava altrimenti
e’ un vero inferno (7)
VA
Addio Lower Frederick Street,
Anson Terrace, e Park Lane (8)
perchè sò che passera proprio tanto tempo (9) prima che ti rivedrò di nuovo
VB
Ora il sole (10) e’ nella baia,
amore vorrei poter restare
perchè sò che passera proprio tanto, tanto tempo (9) prima che ti rivedrò di nuovo

VIA
Il rimorchiatore è in attesa al molo
per portarci verso la corrente,
le nostre vele sono sciolte e l’ancora alzata,
così ti dirò addio ancora una volta
VIIA
Mi tocca lasciarti
Addio amore, addio
c’è una sola cosa tuttavia che mi addolora
ed è lasciarti alle mie spalle

NOTE
1) Liverpool era un porto molto importante nel XIX secolo per le navi passeggeri con scalo in varie località americane. Prince’s Landing Stage è il nome della piattaforma costruita appositamente per far imbarcare i passeggeri che emigravano per l’America. La linea ferroviaria arrivava fino alla piattaforma
2) variante: “But I know that I’ll return someday” (in italiano=ma so che ritornerò un giorno)
3) anche scritto come “I am signed” oppure “I’ve shipped”: l’uomo non è un emigrante in cerca di fortuna in California ma un marinaio che si è imbarcato per lavoro su un clipper americano
clipper-davy-crockett4) “The three-skysail-yarder David Crockett of New York [is] the ship mentioned in this song. Her figurehead now hangs in the Marine Museum at Mystic, Connecticut, where she went down the ways in 1853. The David Crockett often called at Liverpool on her passages homeward from California. It was in 1863 that she first arrived in the port while under command of Captain John A. Burgess of Massachusetts, her skipper for many years. In 1874, on what was to have been his last voyage before retiring from the sea, Captain Burgess was lost overboard in a storm in the South Atlantic.” (Doerflinger)
In realtà il David Crockett comandato da Burgess era un mercantile che svolgeva la tratta New York- San Francisco
5) anche “And her Captain’s name it is Burgess”
6) “It’s my second trip with Burgess in the Crockett”
7) “If he’s not then he’s sure to tell”
8) Le strade sono il cuore della vecchia Sailortown (Salthouse Dock)
9) I Dubliners dicono “I am bound away for to leave you and I’ll never see you again”
10) a volte anche “ship”

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOSLeavLiv.html
http://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/theleavingofliverpool.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66662
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/Doe104.html
http://www.loc.gov/folklife/news/pdf/FCN_Vol30_3-4optimized.pdf

ILLUSTRAZIONE
http://www.vickeryart.com/vickery/brochure/brochure1.html

BONEY WAS A WARRIOR

Una sea shanty nata inizialmente come street ballad sulle guerre napoleoniche: Napoleone incarnò le speranze d’indipendenza e le istanze rivoluzionarie delle popolazioni europee e delle Colonie americane (Irlanda in testa); amato dagli strati più poveri come dagli intellettuali è l’eroe romantico per eccellenza, nella sua grandezza e nella sua caduta. Oggi più nessuno parteggia per Napoleone ma due secoli prima gli animi si infiammavano per lui !!

Napoleone Bonaparte

IL MITO

“La figura di Napoleone era considerata una delle più controverse della storia europea e intorno ad essa si alternavano elogi e critiche: gli elogi per il soldato ambizioso che, grazie al suo genio era riuscito a raggiungere le più alte vette del potere e diffondere in tutta Europa le idee innovatrici della Rivoluzione francese, mentre le critiche si rivolgevano al conquistatore sanguinario che aveva riempito il continente di campi di battaglia e instaurato un regime di stampo dittatoriale. Ammirato o detestato, eroe o mostro Napoleone era comunque ritenuto un essere d’eccezione che andava oltre il personaggio storico per diventare un mito da cui scaturivano due concezioni opposte note come légende dorée e légende noire. (tratto da qui)

LA VERSIONE SEA SHANTY

Scrive AL Lloyd “A short drag shanty. These simple shanties were uses when only a few strong pulls were needed, as in boarding tacks and sheets and bunting up a sail in furling, etc. Boney was popular both in British and American vessels and in one American version Bonaparte is made to cross the Rocky Mountains.” Così ci sono moltissime versioni testuali che tutte tratteggiano le vittorie e le sconfitte di Napoleone in pochi versi. La melodia riprende il canto marinaresco bretone “Jean François de Nantes” (con testo in francese)
C’est Jean François de Nantes OUE, OUE, OUE
Gabier sur la fringante Oh mes bouées Jean François
(continua qui)

ASCOLTA Paul Clayton


Boney(1) was a warrior, Wey, hay, yah
A warrior, a tarrier(2),
John François
Boney fought the Prussians, –
Boney fought the Russians.
Boney went to Moscow,
across the ocean across the storm
Moscow was a-blazing
And Boney was a-raging.
Boney went to Elba
Boney he came back again.
Boney went to Waterloo
There he got his overthrow.
Boney he was sent away
Away in Saint Helena
Boney broke his heart and died
Away in Saint Helena
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Napo(1) era un guerriero,
un guerriero, un mastino(2)
John François
Bonaparte ha combattuto i prussiani
Bonaparte ha combattuto i russi,
Bonaparte è andato a Mosca attraverso l’oceano e la tempesta, Mosca bruciava
e Bonaparte era infuriato.
Bonaparte è andato all’Elba
e poi è ritornato di nuovo:
Bonaparte è andato a Waterloo
ed è stato rovesciato,
Bonaparte è stato mandato via,
lontano a Sant’Elena
a Bonaparte si è spezzato il cuore ed è morto, lontano a Sant’Elena

NOTE
1) Boney equivalente al nostro diminutivo Napo per Napoleone. L’origine del nome è incerta potrebbe voler dire “il Leone di Napoli”, il primo nome illustre fu quello del Cardinale Napoleone Orsini (ai tempi di papa Bonifacio VIII)
2) terrier = mastino (e richiama il termine francese terrien nella sea shanty “Jean-François de Nantes”) storpiato anche in Jonny Franswor! Citazione del canto marinaresco bretone
Jean-François de Nantes
Marin de la Sémillante
Ne doit pas se priver de rien
C’est bon pour un terrien

.. e la versione punk-rock con qualche immagine comica!
ASCOLTA Jack Shit in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, 2006


Boney(1) was a warrior
A warrior a terrier(2)
Boney beat the Prussians
The Austrians, the Russians
Boney went to school in France
He learned to make the Russians dance
Boney marched to Moscow
Across the Alps through ice and snow
Boney was a Frenchy man
But Boney had to turn again
So he retreated back again
Moscow was in ruins then
He beat the Prussians squarely
He whacked the English nearly
He licked them in Trafalgar’s Bay(3)
Carried his main topm’st away
Boney went a cruising
Aboard the Billy Ruffian(4)
Boney went to Saint Helen’s
He never came back again
They sent him into exile
He died on Saint Helena’s Isle
Boney broke his heart and died
In Corsica he wished he stayed
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Boney(1) era un guerriero
un guerriero, un mastino(2)
Boney sconfisse i Prussiani
gli Austriaci e i Russi
Boney andò a scuola in Francia
e imparò a fare il ballo russo
Boney marciò su Mosca
attraversò le Alpi in mezzo al ghiaccio e alla neve
Boeny era un francese
eppure Boney dovette di nuovo rigirarsi
così si ritirò ancora
Mosca era in rovina allora
egli vinse i Prussiani in un sol colpo
e quasi sconfisse gli Inglesi
li bastonò nella Baia di Trafalgar(3)
e portò via l’albero di maestra
Boney andò in crociera
a bordo del Billy Ruffian(4)
Boney andò a Sant’Elena
e non è mai più tornato.
Lo mandarono in esilio
e morì nell’isola di Sant’Elena
a Boney gli si spezzò il cuore e morì
in Corsica avrebbe preferito restare

NOTE
3) La battaglia di Trafalgar vedeva gli Inglesi in inferiorità numerica ma la manovra anticonvenzionale di Nelson (una posizione detta in gergo militare a T) spiazzò lo schieramento nemico disposto su una lunga fila (l’ottimo approfondimento in vedi), l’unico colpo inferto dai francesi fu la morte di Nelson.  l’Inghilterra era una potenza navale ineguagliabile per i Francesi e gli Spagnoli, così Napoleone rinunciò all’invasione della Gran Bretagna che diventò la padrona dei mari fino alla prima guerra mondiale
4) la nave che portò Napoleone in esilio su Sant’Elena era Bellerephon ma il nome veniva storpiato in Billy Ruffian o Billy Ruff’n dai suoi marinai non abbastanza colti da apprezzare i riferimenti alla mitologia greca.

LA VERSIONE FRANCESE

ASCOLTA Les Naufragés live

C’est Jean-François de Nantes
Oué, oué, oué,
Gabier de la Fringante
Oh ! mes bouées, Jean-François
Débarque de la campagne
Fier comme un roi d’Espagne
En vrac dedans sa bourse
Il a vingt mois de course
Une montre, une chaîne
Qui vaut une baleine
Branl’bas chez son hôtesse
Carambole et largesses
La plus belle servante
L’emmène dans la soupente
En vida la bouteille
Tout son or appareille
Montre et chaîne s’envolent
Attrape la vérole
A l’hôpital de Nantes
Jean-François se lamente
Et les draps de sa couche
Déchire avec sa bouche
Il ferait de la peine
Même à son capitaine
Pauvr’ Jean-François de Nantes
Gabier de la Fringante.

FONTI
https://anglofolksongs.wordpress.com/2015/08/17/boney-was-a-warrior/
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/boney.html http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/boney.html http://www.musicanet.org/robokopp/shanty/boneywas.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=84540 http://www.mustrad.org.uk/articles/french.htm

MINGULAY BOAT SONG

Contrariamente al titolo Mingulay Boat Song non è una canzone tradizionale proveniente dall’Isola di Mingulay (una isola delle Ebridi Esterne vicino a Barra). Il testo è stato scritto in Inglese dallo scozzese Sir Hugh Roberton (1874–1952) nel 1938 per il Glasgow Orpheus Choir di cui era il direttore, su di una melodia tradizionale detta “Oran na Comhachaig” (ovvero Creag Ghuanach). Quindi la canzone è una composizione “romantica” del XX secolo che tuttavia è stata interpretata da molti artisti della scena “celtica”.

In effetti Sir Hugh S. Roberton era un collezionista di melodie tradizionali di cui spesso rinverdiva il testo inventando le parole in inglese ( pubblicati nel suo  libro”Songs of the Isles”, 1950), brani che attraverso la sua elaborazione sono diventati dei “classici” ancorchè non autenticamente popolari sono ‘Mairi’s Wedding‘ (Lewis Bridal Song), ‘Westering Home‘ e ‘Mingulay Boat Song’

L’isola di Mingulay venne abbandonata dai suoi abitanti agli inizi del 900, ma d’estate alcuni turisti vi compiono brevi escursioni suggestionati ancora dalla canzone! Un omaggio ai tenaci pescatori di queste isole inospitali!

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ASCOLTA Richard Thompson in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, 2006. (strofe I e III)

ASCOLTA Gaelic Strom in The Boathouse 2013 (strofe da I a IV)


CHORUS
Heel yo ho boys, let her go, boys
Bring her head round(1) and all together
Heel yo ho boys, let her go boys
Sailing homeward to Mingulay!
I
What care we tho’ white the Minch(2) is
What care we boys for wind and weather?
Heel yo ho, that(3), every inch is
Sailing(4) homeward to Mingulay!
II
When the wind is wild with shouting
And the waves mount ever higher
Anxious eyes turn ever seaward
To see us home, boys, to Mingulay
III
Wives are waiting by the pierhead
Or looking seaward from the heather(5)
Pull her ‘round boys, and we’ll anchor (6)
‘Ere the sun sets at Mingulay!
IV
Ships return now, heavy laden
Mothers holdin’ bairns a-cryin’
They’ll return, yeth, when the sun sets
They’ll return back to Mingulay
TRADUZIONE CATTIA SALTO
CORO
Venite ragazzi, fatela andare, ragazzi
portiamola dritta tutti insieme
Venite ragazzi, fatela andare ragazzi
per navigare verso casa a Mingulay
I
Cosa ci importa se il Minch (2) è agitato?
Cosa c’importa del vento e delle intemperie?
Venite che ogni centimetro
si naviga verso Mingulay
II
Quando il vento urla selvaggio
e le onde diventano sempre più alte
occhi ansiosi si voltano sempre verso il mare
per rivederci a casa, ragazzi, a Mingulay
III
Le spose ci attendono al molo
o scrutano il mare dalla brughiera
tiriamo dritto e ci ancoreremo
prima che il sole tramonti su Mingulay
IV
Le navi adesso ritornano con un carico pesante,
le madri tengono i bambini che gridano “Ritorneranno, infine, quando il sole tramonta, ritorneranno a Mingulay”

NOTE
1) oppure “Heave her head round to the weather
2) nome del tratto di mare tra Sky e le Ebridi occidentali e la frase indica un mare agitato
3) oppure “When we know that
4) oppure closer
5) oppure “Gazing seaward from the heather
6) oppure “Heave ahead round and we’ll anchor”

UNA VISITA A MINGULAY

THE ROAD TO MINGULAY, View of the Western Isles di Derek Cooper
La strada verso Mingulay, saggio scritto dal giornalista scozzese Derek Cooper, noto per i suoi celebri e stimati consigli culinari, non parla solo di Ebridi Scozzesi come luogo geografico, come isole unite da una stradina che da nord, dall’isola di Lewis arriva fino a di Mingulay, a sud.
E’ un saggio che ci parla soprattutto di quella sottile linea immaginaria che lega Lewis, Harris, Uist, Barra e le altre isole nella storia passata e nel loro destino futuro. Terre aride, battute dal vento, luogo di scontro di varie civiltà, approdo di stranieri indesiderati, punto di fuga per pescatori ridotti alla fame, porto di partenza per contadini deportati con la forza, oggi queste terre tentano disperatamente di far rivivere il proprio passato nutrendo e conservando la lingua locale, con fierezza e determinazione, nonostante il futuro si prospetti ancora difficile, come il passato che le ha martoriate. Un omaggio sentito a luoghi incantevoli e speciali che, visitati, ti lacerano il cuore per sempre.( recensione di Calypso)

INDICAZIONI PRATICHE: http://www.lovescottishislands.com/outer-hebrides/mingulay/

FONTI
http://mainlynorfolk.info/folk/songs/mingulayboatsong.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66882 http://calumimaclean.blogspot.it/2014/03/an-oral-account-of-vatersay-raiders_27.html

FAREWELL LOVELY NANCY

000brgcfIl tema della separazione tra i due innamorati è molto diffuso nelle ballate popolari e quella tra marinaio e giovane fidanzatina risale sicuramente al 1700: immancabile il richiamo ai pericoli del mare e alla dura vita sulle navi! (vedi prima parte)

E così il tema si moltiplica in rivoli e rivoletti concentrandosi sul momento dell’addio come questa versione raccolta sul campo da Cecil Sharp in cui è messo in risalto il desiderio della fanciulla di seguire il fidanzato per mare travestendosi da marinaio.
Così scrive AL Lloyd nelle note all’LP “A Sailor’s Garland”: To dress in sailor’s clothes and smuggle oneself aboard ship was a pretty notion that often occurred to young girls a century or two ago, if the folk songs are to be believed. This song has been widely found in the south of England, also in Ireland. It seems to belong to an age when seamen had more delicate minds than they were later to display.

FAREWELL LOVELY NANCY

Anche intitolata “Lovely Nancy” è la versione raccolta nel 1905 da Cecil Sharp dalla signora Susan Williams, Somerset, nell’addio il bel marinaio in partenza per i mari del Sud, dissuade la fidanzata che vorrebbe seguirlo travestendosi da mozzo, dicendole che il lavoro sulla nave non è cosa per femmine!

ASCOLTA Ed Harcourt in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys 2006 in una versione molto romantica, quasi crepuscolare

ASCOLTA Ian Campbell & Dave Swarbrick 1964

ASCOLTA John Molineaux voce e appalachian dulcimer (live)


I.
“Fare you well me lovely Nancy
for it’s now I must leave you,
All along the Southern(1) sea
I am bound for to go.
Don’t let my long absence be
no trouble to you,
For I shall return in the spring
as you know.”
II.
“Like some pretty little seaboy
I’ll dress and go with you,
In the deepest of dangers
I shall stand your friend.(2)
In the cold stormy weather
when the winds are a-blowing,
My dear I’ll be willing
to wait for you then”
III.
“Well, your pretty little hands
they can’t handle our tackle,
And dour dainty little feet
to our topmast can’t go.
And the cold stormy weather love
you can’t well endure,
I would have you ashore
when the (raging) winds they do blow.
IV.(4)
So fare you well me lovely Nancy
for it’s now I must leave you,
All along the Southern sea
I am bound for to go.
As you must be safe
I’ll be loyal and constant
For I shall return in the spring
as you know.”
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Addio mia bella Nancy
che ti devo lasciare
per i mari del Sud(1),
sto per salpare
e non permettere che la mia lunga assenza ti affanni,
perchè io ritornerò in primavera,
come d’accordo”
II
“Come un giovane mozzo
mi vestirò e verrò con te,
in mezzo ai grandi pericoli
ti sarò compagna.(2)
Nella fredda tempesta
mentre il vento soffia,
mio caro, saprò aspettarti”
III
“Ma le tue piccole belle manine
non possono maneggiare il nostro equipaggiamento
e nemmeno i tuoi piedini delicati
posso andare sul sartiame delle nostre vele,
e il freddo vento di tempesta amore mio non sei in grado di sopportare.
Preferisco che tu stia a terra
mentre i venti soffiano.
IV(4)
Così addio mia bella Nancy
che è l’ora di andare
per i mari del Sud
sto per salpare
mentre tu sarai al sicuro
io ti sarò fedele
perchè tornerò in primavera
come d’accordo.”

NOTE
1) in Sharp è “salt seas” ma diventa “western ocean” nella versione di A. L. Lloyd
2) in A. L. Lloyd diventa “My love, I’ll be ready to reef your topsail“.
3) nel senso di membro della ciurma
4) la strofa di chiusura in una versione irlandese scritta in Ancient Irish Music (1873 e 1888) di Patrick Weston Joyce dice
So farewell, my dearest Nancy,
Since I must now leave you;
Unto the salt seas
I am bound for to go,
Where the winds do blow high
And the seas loud do roar;
So may yourself contented;
Be kind and stay on shore.

continua terza parte

FONTI
http://www.contemplator.com/england/fnancy.html
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/farewellnancy.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=27483
http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/FAREWELL.html

SOME FIERCE SONGS FOR HALYARD: BULLY IN THE ALLEY

“Bully in the Alley” è un halyard shanty con origini riferibili agli schiavi neri addetti al carico e scarico delle balle di cotone nei porti (cotton screwing).
hells-pavementIl bully qui è più comunemente inteso come un marinaio ubriaco fradicio lasciato in un vicolo dai suoi compagni ancora “sobri” che passeranno a riprenderlo al momento di ritornare sulla nave.

Shinbone Alley è un vicolo di New York ma anche delle Bermuda, ma metaforicamente parlando si trova in ogni “sailor town”. Più genericamente è una indicazione esotica per i Caraibi, il vicolo di una leggendaria “città” covo dei pirati, luogo dove ogni occasione è buona per una scazzottata! (primo significato per bully). Oppure è il vicolo di una altrettanto generica cittadina portuale del continente piena di pubs e allegre donnine, dove se ti ubriachi finisci per svegliarti “arruolato” su una nave da guerra o un mercantile (secondo significato per bully). Così il nostro malcapitato innamorato di Sally invece di sposarla va per mare!
E infine un’ultima interpretazione per bully in the Alley: inteso come “very good”, o “first rate” così il nostro marinaio è il gallo del pollaio!
Secondo Stan Hugill “Bully in the Alley” è diventata un’espressione marinaresca per indicare una nave “testarda” che vuole andare nella sua direzione a dispetto dell’intenzione del timoniere

La canzone è al giorno d’oggi  tra le “pirate songs” più gettonate!

ASCOLTA in Assassin’s Creed

Chorus
Help me, Bob(1),
I’m bully in the alley,
Way, hey, bully in the alley!
Help me, Bob, I’m bully in the alley, Bully down in “shinbone al“!
I
Sally(2) is the girl that I love dearly,
Way, hey, bully in the alley!
Sally is the girl that I spliced dearly(3),
Bully down in “shinbone al
II
For seven long years I courted little Sally,
But all she did was dilly and dally(4).
III
I ever get back, I’ll marry little Sally,
Have six kids and live in Shin-bone Alley.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
RITORNELLO
Aiutami, Signore(1), sono ubriaco nel vicolo
Via, hey, ubriaco nel vicolo
Aiutami, Bob, sono ubriaco nel vicolo
Ciucco perso a Shinbone Alley
I
Sally(2) è la ragazza che amo tanto
Via, hey, ubriaco nel vicolo
Sally è la ragazza che sposerei(3)
Ciucco perso a Shinbone Alley
II
Per sette lunghi anni ho corteggiato la piccola Sally
ma tutto quello che faceva era perdere tempo(4)
III
Non ritornerò più (in mare), mi sposerò Sally
avremo sei bambini e vivremo a Shinbone Alley

NOTE
1) qui Bob è un termine colloquiale per “God”
2) Sally ( e come diminutivo Sal) è il nome delle ragazze dei mari caraibici e del Sud America; Sally Brown è lo stereotipo della donnina dei mari caraibici, mulatta o creola con la quale il nostro marinaio di turno cerca di spassarsela.
3) anche scritto come “Spliced nearly” significa “almost married”, e tuttavia il senso si presta ad allusioni sessuali; ci sono anche versi extra ben più spinti
4) Sally era indecisa e prendeva tempo. Il termine ha origini settecentesche come gioco di parole su “dally”

ASCOLTA Morrigan

Versione testuale identica alla precedente ma con una strofa aggiuntiva prima dell’ultima di chiusura che dice:
I’ll leave Sal(2) and I’ll become a sailor,
I’ll leave Sal and ship aboard a whaler.
(traduzione italiano: Lascerò Sally e diventerò un marinaio e mi imbarcherò su una baleniera)

ASCOLTA Three Pruned Men in Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys 2006.

In questa versione dopo la strofa d’inizio e il coro si ripete:


Sally got down and dirty last night,
Sally got down and she spliced(5),
The sailors left last night,
The sailors got a ball of wax(6),
Traduzione italiano
Sally ci andò pesante l’altra sera,
Sally ci diede dentro(5),
i marinai sono partiti l’altra sera
i marinai si sono beccati tutta la palla di cerume(6)

NOTE
5) in termini gergali to splice significa fare sesso (unire parti del corpo in un’attività sessuale) ma anche unire con matrimonio
6) espressione idiomatica, per far luce sull’origine This is a form of initiation of freemasons. The freemasons took it from the scarab beetle, which is said to roll a ball of earth, which is a microcosm of the universe. I believe it is thought to spring from the ancient mysteries of Egypt. There was much amateur Egyptology during the 19th and early 20th century. The ball of wax has transcendental meaning. It represents a mystery of human godlike creativity which a person aspiring to the mystery of masonic lore carries with him. In the initiation, the person was given a small ball of earwax or some such, which would represent the cosmos. Reference to this ball of wax was a secret symbol of brotherhood. (tratto da qui)

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/sally-brown/
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/bullyinthealley.html http://www.shanty.org.uk/archive_songs/bully-in-the-alley.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31335
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=43912

PAYING OFF THE DEAD HORSE!!

“Paying off the Dead Horse” si traduce in italiano come  “pagare il cavallo morto”. Il buffo nome deriva forse da una consuetudine nelle trattative tra gli allevatori: una volta che l’accordo era sancito con una stretta di mano non c’era più modo di tornare indietro anche se il cavallo moriva subito dopo. kw294114Flogging a dead horse” oppure “beating a dead horse” è entrato nei modi di dire ottocenteschi per indicare un modo di fare che non ha prospettive o sbocchi (è inutile frustare un cavallo quando è morto perchè non si risolleverà mai più).
Ma “to work (for) the dead horse” vuol dire sprecare il denaro per comprare cose inutili (come un cavallo morto).

LAVORARE PER IL CAVALLO MORTO

Tuttavia in gergo marinaresco il termine “Working off the Dead Horse” si riveste ancora di un ulteriore significato come ci spiega Italo Ottonello: al marinaio veniva versato un anticipo pari a tre mesi di paga al momento della firma del contratto di lavoro (che avrebbe ricevuto per intero solo alla fine dell’ingaggio prima di sbarcare dalla nave), ma a garanzia del rispetto del contratto, era erogato in forma di pagherò, esigibile tre giorni dopo che la nave aveva lasciato il porto, “sempre che detto marinaio sia salpato con detta nave”. Tutti, invariabilmente, correvano a cercare qualche ‘squalo’ compiacente che comprasse il loro pagherò ad un valore scontato, di solito del quaranta per cento, con molta parte dell’importo fornito in natura. Così dell’anticipo non restava niente, spesso prima ancora dell’imbarco, vuoi per comprare gli equipaggiamenti personali (stivali, cerate, coltelli etc che erano a carico del marinaio) oppure più comunemente scialati con donne e “drink” prima della partenza.
Così il marinaio lavorava per il primo mese per “niente” cioè per “il cavallo morto”; altri invece intendono che è il marinaio ad essere un cavallo sfruttato perchè nel primo mese sulla nave non lavora per sè, ma per i suoi creditori.
A suffragio della prima ipotesi c’è chi sostiene che un tempo il conducente di un cavallo che fosse alle dipendenze di un capo era responsabile della morte del cavallo e non avrebbe più percepito lo stipendio finchè non avesse ripagato il costo del cavallo.

CAVALLO SUL PONTE ALL’ASTA!

A bordo dei vascelli a vela aveva luogo una curiosa cerimonia: un cavallo era assemblato con gli oggetti di scarto (vele usurate cucite, vecchi barili e corde usurate) e trascinato in giro per il ponte della nave; si apriva quindi un’asta con il banditore che decantava le buone qualità dell’animale, alla fine il cavallo era issato con una corda sul pennone più alto e gettato in mare, mentre veniva cantato come requiem l’ultima parte della melodia di una canzone detta “Paying off the dead horse”.
Secondo Stan HugillThe ceremony … became a rather half-hearted affair in the latter days of sail, whereas in days gone by it was a spectacular effort, particularly in the emigrant ships, and one of the best descriptions is given in Reminiscences of Travel in Australia, America, and Egypt,by R Tangye (London, 1884).”

BURYING THE DEAD HORSE

L’usanza andò di mano a mano in declino e la canzone diventò una halyard shanty. Così scrive R Tangye: “Being a month at sea the sailors performed the ceremony called ” Burying the Dead Horse,” the explanation of which is this: Before leaving port seamen are paid a month in advance, so as to enable them to leave some money with their wives, or to buy a new kit, etc., and having spent the money they consider the first month goes for nothing, and so call it ” Working off the Dead Horse.” The crew dress up a figure to represent a horse; its body is made out of a barrel, its extremities of hay or straw covered with canvas, the mane and tail of hemp, the eyes of two ginger beer bottles, sometimes filled with phosphorus. When complete the noble steed is put on a box, covered with a rug, and on the evening of the last day of the month a man gets on to his back, and is drawn all round the ship by his shipmates, to the chanting of the following doggerel: oh! now, poor Horse, your time is come; And we say so, for we know so. Oh! many a race we know you’ve won, Poor Old Man. You have come a long long way, And we say so, for we know so. For to be sold upon this day, Poor Old Man. You are goin’ now to say good-bye, And we say so, for we know so. Poor old horse you’re a goin’ to die, Poor Old Man.
Having paraded the decks in order to get an audience, the sale of the horse by auction is announced, and a glib-mouthed man mounts the rostrum and begins to praise the noble animal, giving his pedigree, etc., saying it was a good one to go, for it had gone 6,000 miles in the past month ! The bidding then commences, each bidder being responsible only for the amount of his advance on the last bid. After the sale the horse and its rider are run up to the yard-arm amidst loud cheers. Fireworks are let off, the man gets off the horse’s back, and, cutting the rope, lets it fall into the water. The Requiem is then sung to the same melody. Now he is dead and will die no more, And we say so, for we know so. Now he is gone and will go no more; Poor Old Man.
After this the auctioneer and his clerk proceed to collect the ” bids,” and if in your ignorance of auction etiquette you should offer yours to the auctioneer, he politely declines it, and refers you to his clerk!”

Nel rituale riecheggiano antichi riti propiziatori e benaugurali come quelli del Poor Old Horse natalizio. (continua)

SEA SHANTY

ALTRI TITOLI: Poor old man, Poor old Horse
USO: Halyard e Long drag shanty

ASCOLTA Assassin’s Creed IV Black Flag


A poor old man came riding by.
And we say so, And we know so.
O, a poor old man came riding by,
O, poor old man.
Says I, “Old man, your horse will die.
“And if he dies we’ll tan his hide.
And if he don’t, I’ll ride him again.
And I’ll ride him ‘til the Lord knows”
He’s dead as a nail in the lamp room door(1),/ And he won’t come worrying us no more
We’ll use the hair of his tail to sew our sails
and the iron of his shoes(2) to make deck nails,
Drop him down with a long long rope
Where the sharks have his body
And the devil takes his soul(3)!
traduzione italiano di Cattia Salto
Un povero capitano arrivava a cavallo
così diciamo e così sappiamo
Un povero capitano arrivava a cavallo
povero capitano
Dico io “capitano il tuo cavallo morirà”.
“E se muore conceremo la sua pelle
e se non muore lo cavalcherò ancora
lo cavalcherò fino a quando Dio vorrà”
E’ morto stecchito come un chiodo
nella bara(1)
e non verrà più a disturbarci
Useremo i peli della coda per cucire le nostre vele
e il ferro delle scarpe(2) per fare chiodi rivettati.
Calatelo giù con una lunga lunga cima
e quando gli squali avranno il suo corpo
il diavolo avrà la sua anima(3)

NOTE
1) “lamp room door” letteralmente si traduce in italiano “porta della stanza per la luce” in realtà un giro di parole un po’ complicato da tradurre in italiano e anche da capire nel suo contesto. Charles Dickens in “A Christama Carol” usa il termine door-nail per indicare che Marley è morto stecchito: “that Marley was as dead as a door-nail”. (Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta). L’espressione è molto antica usata sia da Shakespeare e ancor prima nel medioevo c. 1350. Will. Palerne: For but ich haue bot of mi bale I am ded as dorenail
But William and Mary Morris, in The Morris Dictionary of Word and Phrase Origins, quote a correspondent who points out that it could come from a standard term in carpentry. If you hammer a nail through a piece of timber and then flatten the end over on the inside so it can’t be removed again (a technique called clinching), the nail is said to be dead, because you can’t use it again. Doornails would very probably have been subjected to this treatment to give extra strength in the years before screws were available. So they were dead because they’d been clinched.” One of our traditional ceremonial sea songs, “Dead Horse Shanty,” uses the line “dead as a nail on the lamproom door.” We might assume that these nail heads were appropriately flattened. For those who are now curious to know what a “dead horse” had to do with sailors, it was a symbol of the advance pay they or their crimp received before boarding ship. So they didn’t earn any additional pay until they had worked off the “dead horse.” (tratto da qui). Più sotto in Mudcat si prosegue con le ipotesi interpretative: “In the old-time navy, you get the combination of a wooden ship and gunpowder – potentially troublesome. Especially as the gunpowder was stored down below decks where there were no windows to let in the light. Taking a lit torch or candle into the gunpowder store was frowned upon, often briefly and from a great height. The lamp-room was next to the gunpowder store, with a glass window to throw light on the powder without risk of ignition. Nails in the woodwork were also a source of risk, because if struck they could create a spark. Nails in the lamp-room door and around the powder store were ‘deadened’ by being painted over with pitch to protect from this eventuality. With people ashore living in wooden houses with thatched roofs, the practice of ‘deadening’ door nails with pitch or something similar was probably more widespread“,
2) gli zoccoli
3) altre strofe
We’ll hoist him up to the main yardarm
We’ll drop him down to the depths of the sea

We’ll sing him down with a long, long roll
Where the sharks’ll have his body
and the devil have have his soul

traduzione italiano: E noi lo isseremo al pennone più alto, lo getteremo nel fondo degli abissi. Gli canteremo una lunga nenia dove gli squali avranno il suo corpo e il diavolo avrà la sua anima

ASCOLTA Robin Holcomb Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, 2006


I
Poor old man came ridin’ along
And we say so,
And we hope so.
Poor old man came ridin’ along,
Poor old man.
II
Well poor old man your horse he must die.
III
Well thirty days have come and gone.
IV
And now we are on a good month’s pay(1).
V
So give them grog for the thirtieth day.
VI
Then up hail ox to the old main yard arm
And we say so,
And we hope so.
Then cut him drip and do him no harm,
Poor old man.
tradotto da Cattia Salto
I
Un povero capitano arrivava a cavallo
così diciamo
e così sappiamo
Un povero capitano arrivava a cavallo
povero capitano
II
“Beh povero Capitano il tuo cavallo morirà”.
III
Beh 30 giorni sono venuti e andati
IV
e ora siamo nel buon mese di paga
V
“Date loro il grog per il trentesimo giorno”
VI
alzate il bue al vecchio pennone principale
così diciamo e
così sappiamo
poi tagliatelo per farlo gocciolare
e non gli farà male
povero capitano

NOTE
1) in questa versione la cerimonia si svolge evidentemente dopo il primo mese di navigazione

ASCOLTA Ian Campbell in Farewell Nancy 1964


I say, “Old man, your horse is dead.”
And we say so, And we know so.
I say, “Old man, your horse is dead.”
O, poor old man.
One month a rotten live we’ve led
While you lay on y’er feather bed
But now the month is up, ol’ turk
get up, ye swine, and look for work
get up, ye swine, and look for graft
while we lays on an’ yanks(1) ye aft
An’ yanks ye aft t’ th’ cabin door
and hopes we’ll never see ye more
traduzione italiano di Cattia Salto
Dico io ” capitano il tuo cavallo è morto”
così diciamo e così sappiamo
Dico io ” capitano il tuo cavallo è morto”
povero capitano

Per un mese abbiamo passato una marcia vita
mentre tu stavi sul tuo letto di piume/ ma ora il mese è finito, vecchio turco
alzati, porco, e vai a lavorare
alzati, porco, e vai a sgobbare.
mentre noi ci riposiamo e ci precipitiamo a poppa
ti sbattiamo fuori dalla porta della saletta

sperando di non vederti più

NOTE
1) yank (verbo) pull, or move with a sudden movement; la traduzione delle due frasi sottolineate è suggerita da Italo Ottonello

FONTI
http://www.jsward.com/shanty/dead_horse/bone.htm
l
http://crydee.sai.msu.su/public/lyrics/cs-uwp/folk/d/dead_horse
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=108766
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/poor-old-horse.html