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TAE THE WEAVER’S GIN YE GO

Una vecchia canzone scozzese trascritta da Robert Burns in modo integrare per la parte del ritornello, mentre le strofe sono di sua invenzione fu pubblicata nello ‘Scots Musical Museum’ Vol II stampato del 1788 da James Johnson, la più importante collezione di canzoni scozzesi del XVIII e XIX secolo.

Purtroppo non ho trovato altre informazioni in merito tranne una “Weavers’ march” (anche Morris dance) che però non ha attinenza con la melodia di questo brano (vedi)
Non possiamo che prendere atto della sfrenata fantasia di Robbie che ci riporta ancora una volta un quadro della Vecchia Scozia, quando gli uomini tessevano, perché ci voleva una buona massa muscolare per maneggiare i grossi (e pesanti) telai!

prentices

La storia è gustosamente piccante e allusiva: una ragazza di campagna (mandata dalla madre) porta la lana dal tessitore artigiano di Calton per farne una coperta (proprietario di un telaio pre-rivoluzione industriale: erano proprio quelli gli anni della grande trasformazione e cominciavano a comparire le prime fabbriche tessili in Scozia vedi Calton weaver);  lei è al filarello (a filare la lana) e lui al telaio ma alla fine del lavoro lei è in dolce attesa; da qui l’avvertimento del ritornello di non andare a tessere di notte!

ASCOLTA The Tannahill Weavers con the Blackberry Bush reel in The Tannahill Weavers 1979 (traccia 3) strofe I, III, IV, V e VI. – Per il reel vedi

ASCOLTA The McCalmans
ASCOLTA Andy M. Stewart & Manus Lunny


VERSIONE ROBERT BURNS 1788
I
My heart was ance as blithe and free
As simmer days were lang;
But a bonie, westlin weaver lad
Has gart me change my sang.
Chorus.
Tae the weaver’s gin ye go, fair maids(1),
Tae the weaver’s gin ye go;
I rede you right, gang ne’er at night,
Tae the weaver’s gin ye go.
II
My mither sent me to the town,
To warp a plaiden wab(2);
But the weary, weary warpin o’t
Has gart me sigh and sab.
III
A bonie, westlin weaver lad
Sat working at his loom;
He took my heart as wi’ a net,
In every knot and thrum.
IV
I sat beside my warpin-wheel(3),
And aye I ca’d it roun’;
But every shot and evey knock,
My heart it gae a stoun.
V
The moon was sinking in the west,
Wi’ visage pale and wan,
As my bonie, westlin weaver lad
Convoy’d me thro’ the glen.
VI
But what was said, or what was done,
Shame fa’ me gin I tell;
But Oh! I fear the kintra soon
Will ken as weel’s myself!

Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Il mio cuore una volta era così spensierato e libero, mentre i giorni estivi erano lunghi: ma un affascinante ragazzo tessitore dell’Ovest mi ha fatto cambiare canzone
Se andate dal tessitore belle ragazze,
se andate dal tessitore
vi ammonisco in verità, non andateci di notte, se andate dal tessitore
II
Mia madre mi mandò in città
per tessere una coperta di lana grezza
ma il lavoro faticoso
mi ha fatto sospirare e piangere.
III
Un affascinante tessitore dell’Ovest era al lavoro al suo telaio;
mi ha preso il cuore come in una rete,
in ogni nodo e frangia.
IV
Sedevo dietro al filatoio a ruota
e sempre lo facevo girare;
e a ogni tiro e a ogni colpo,
il mio cuore mi faceva male
V
La luna tramontava ad Ovest
con il volto pallido ed esangue,
mentre il mio affascinante tessitore dell’Ovest, mi scortava verso la valle.
VI
Che cosa fu detto e che cosa fu fatto,
vergogna su di me se lo dicessi;
ma ahimè temo che presto tutti
lo sapranno meglio di me!

NOTE
* per la versione inglese qui
1) I Tannies dicono “my lass”
2) wab=web: homespun tweeled woolen
3) warpin-wheel e spinnig-wheel non sono però lo stesso attrezzo, qui è chiaramente descritto l’uso di un filatoio a ruota infatti nel verso successivo dice “a ogni tiro e a ogni colpo”, il tiro è riferito alla quantità di fibra tirata via dalla conocchia: si tiene il fascio di fibra con una mano (la mano che lavora la fibra), mentre con l’altra si tiene il filo di avvio e la fibra (la mano che tira). Il meccanismo viene azionato con il piede sul pedale (il colpo) che imprime la velocità della lavorazione facendo torcere la fibra, la ruota prende la fibra e contemporanemente se ne tira dell’altra

FONTI

http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-103,-page-106-to-the-weavers-gin-ye-go.aspx
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/597.htm
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/103lyr3.htm

http://abchobby.it/hobby-creativi/filatura-tintura/112-arcolaio-filatoio-ad-alette.html

CA’ THE YOWES

“Ca’ the Yowes” è una canzone bucolica trascritta da Robert Burns nel 1794. Del brano si hanno in realtà due versioni, a quanto riferito dallo stesso Burns egli ascoltò la canzone cantata dal reverendo John Clunie a Mcrkinchde definendola semplicemente come una vecchia aria scozzese, e la trascrisse modificando alcune parti e aggiungendo delle strofe.
La versione proveniente dalla tradizione popolare è stata attribuita alla signora Isobel “Tibbie” Pagan (c. 1741-1821), un personaggio eccentrico di Muirkirk (East Ayrshire, sud-ovest Scozia) che vendeva whisky di contrabbando nel suo cottage trasformato in una birreria, un luogo frequentato dalla gente del posto, ma anche dai signorotti eleganti che andavano a caccia nella zona. Era una cantante dalla bella voce, che compose anche sue canzoni e poesie pubblicate in “A collection of Poems and Songs” – Glasgow, 1805

Questa è una di quelle melodie celtiche “toccata dalle fate” avvolgente e ipnotica, con la voce che scende goccia a goccia e poi vibra sotto la luce della luna.

LA PRIMA VERSIONE AL FEMINILE

Una prima versione della canzone fu inviata da Robert Burns all’editore James Johnson per essere inserita nello “Scots Musical Museum” (1790): chi canta è una donna, probabilmente pastorella che incontra il suo amore (anche lui pastore), e insieme portano le pecore per le colline d’erica e alle rive del fiume.

ASCOLTA Sileas nel Cd “Beating Harps” 1987: il duo scozzese di arpa e voce, con pochissimi tocchi crea un’atmosfera sognante; la melodia dell’arpa accarezza la voce e il delicato controcanto della seconda voce nella ripresa del ritornello si espande come un eco.


ROBERT BURNS 1790
Ca’
the yowes tae the knowes
Ca’ them whare the heather grows
Ca’ them whare the burnie rows
My bonie dearie
I
As I gaed doon the water-side
There I met my shepherd lad
He row’d me sweetly in his plaid
And he ca’d me his dearie
II
Will ye gae doon the water-side
And see the waves sae sweetly glide
Beneath the hazels spreading wide
The moon it shines fu’ clearly
III
I was bred up at nae sic school
My shepherd-lad, to play the fool
And a’ the day to sit in dool
and naebody to see me
IV
Ye sall get qowns and ribbons meet
Cauf-leather shoon upon your feet
And in my arms ye’se lie and sleep
And ye sall be my dearie
V
If ye’ll but stand to what ye’ve said
I’ll gyang wi’ you, my shepherd lad
And ye maun rowe me in your plaid)
And I sall be your dearie

Traduzione italiano di Cattia Salto
“Porta le pecore sulle colline
portale dove cresce l’erica
portale dove il torrente scorre
amor mio bello”
I
Appena scendevo per il rivo
lì incontravo il mio pastorello
mi avvolgeva con tenerezza nel mantello, e mi chiamava “amore mio”
II LUI
“Scenderemo per il rivo
e guarderemo l’acqua scorrere piano
tra il boschetto di noccioli,
la luna brilla così luminosa”
III LEI (1)
“Sono cresciuta senza essere andata a scuola, mio pastorello, che mi prendi in giro, e tutto il giorno me ne sto afflitta
e nessuno mi ascolta”
IV LUI
“Tu metterai le gonne e incrocerai i nastri, scarpe di vitello ai tuoi piedi
e tra le mie braccia starai a riposare
e sarai il mio amore”
V LEI
“Se manterrai la tua promessa
verrò con te mio pastorello
e tu mi avvolgerai nel tuo mantello(2)
e io sarò il tuo amore”

NOTE
1) le strofe proseguono come un contrasto amoroso tipico del genere bucolico
2) un tempo la donna stava sotto il mantello dell’uomo ovvero sotto la sua protezione, nel rituale del matrimonio medievale si appogiava il mantello dello sposo sulle spalle della sposa per testimoniare questo dominio

LA SECONDA VERSIONE AL MASCHILE

Qualche anno dopo Burns ne fece una revisione e riscrittura: solo la prima strofa rimase uguale. Adesso il protagonista è il poeta stesso perdutamente innamorato della sua bella pastorella, la descrizione del paesaggio circostante diventa predominante, notturna e soprannaturale, di modo che tutta la poesia e più in sintonia con la melodia stessa.

Illustrazione di William Strang

ASCOLTA Tannahill Weavers! in Are ye sleeping Maggie 1976: magistrale interpretazione; un’atmosfera fatata, cantilenata e le note del flauto traverso nello strumentale accentuano il carattere notturno della visione, e poi semplicemente sublime il duetto flauto e violino del finale, quasi barocco

Ma la versione che lascia il solco più profondo (se ci fossero ancora i dischi in vinile) è per me quella di Dougie McLean dal Cd Tribute– 1996: voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, altrettanto indimenticabile interpretazione; il tema strumentale è anticipato dalla chitarra e punteggiato dal pianoforte; dopo aver cantato le prime tre strofe Dougie lascia scorrere le note di pianoforte e affida il canto all’armonica, e che espressività in quel soffio!! Riprende a cantare poi, solo l’ultima strofa, con la ripetizione della prima e, a romantico suggello, ancora il duetto tra piano e armonica.

ASCOLTA Ian Bruce

ASCOLTA Andy M. Stewart

Maz O’Connor nel suo debut album ‘Upon a Stranger Shore’ 2012


I
Ca’ the yowes to the knowes,
Ca’ them where the heather grows,
Ca’ them where the burnie rowes,
My bonie dearie.
II
Hark, the mavis e’ening sang
Sounding Clouden’s woods amang
Then a-faulding let us gang.
My bonie dearie.
III
We’ll gae down by Clouden side,
Thro the hazels, spreading wide
O’er the waves that sweetly glide
To the moon sae clearly.
IV
Yonder Clouden’s silent towers
Where, at moonshine’s midnight hours,
O’er the dewy bending flowers
Fairies dance sae cheery.
V
Ghaist nor bogle shalt thou fear
Thou’rt to Love and Heav’n sae dear
Nocht of ill may come thee near,
My bonie dearie.
VI
Fair and lovely as thou art,
Thou hast stown my very heart;
I can die – but canna part,
My bonie dearie.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Porta le pecore sulle colline
portale dove cresce l’erica
portale dove il torrente scorre
amore mio bello.
II
Ascolta il verso serale dell’usignolo
tra i boschi del Clouden(1) canterino
poi portaci all’ovile
amore mio bello
III
Scenderemo alla riva del Clouden
tra il boschetto di noccioli
accanto alle acque che scorrono piano
sotto la luna così luminosa
IV
Alle torri ruinose (2) del Clouden laggiù dove, alla luna di mezzanotte
sopra i rugiadosi fiori dormienti
le fate danzano allegramente
V
Fantasmi e demoni non ti faranno paura, tu che sei all’Amore e al Cielo così cara, nessun male può venirti vicino, mio amore bello.
VI
Dolce e bella sei tu
tu che hai rubato il cuore mio
potessi morire se ti lascio,
amore mio bello.

NOTE
1) Clouden è un affluente del fiume Nith
2) le rovine di Lincluden Abbey, ancora oggi meta di visitatori, una gemma nascosta nel Border, una delle migliori architetture gotiche della Scozia

ca-yowes
William Forrest (1805-1889) per “The Land of Burns, a Series of Landscapes and Portraits” (Glasgow 1840), le rovine di Lincluden Abbey, Dumfriesshire

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/ca_the_yowes_to_the_knowes.htm
http://thesession.org/tunes/9039
The Song of Isabel Pagan in http://tibbiepagan.blogspot.it/
Women, Poetry and Song in Eighteenth-Century Lowland Scotland di Margery Palmer McCulloch

O ARE YE SLEEPIN’ MAGGIE?

Dalla tradizione delle “night visiting songs” il testo è attribuito al poeta scozzese Robert Tannahill e in effetti vari riscontri collocano la storia nei boschi di Paisley. Lo troviamo in ‘The Poems and Songs of Robert Tannahill’ – 1874 (pag 188) con assegnata come melodia “Sleeping Maggie”.
The heroine of this song was Margaret Pollock, a cousin of the Author by the mother’s side. She was the eldest daughter of Matthew Pollock (3rd) of Boghall, by his second marriage (mentioned in the Memoir of the Tannahills); and it is very probable the Poet beheld such an evening as he had described, in walking from Paisley over the high road to his uncle’s farm steading in Beith Parish. Margaret Pollock afterwards lived in family with William Lochhead, Ryveraes, and she and Mrs. Lochhead frequently sang that song together. Miss Pollock died unmarried (tratto da qui)

NIGHT VISITING IN STILE DARK

La scena descritta non è decisamente autobiografica (semmai più consona al temperamento di Robert Burns) ma più di genere: il protagonista giunge alla casa di Maggy in una notte buia e tempestosa (il quadretto è piuttosto gotico: un gelido vento invernale che infuria nel bosco, una notte di novilunio priva di stelle, il lamento del gufo, il cancello di ferro chiuso in malo modo che sbatte contro i cardini) e spera che nel frattempo l’innamorata non si sia addormentata, ma lo faccia entrare di nascosto come promesso! E allora non più preoccupazioni o paure nelle braccia di Maggy ogni cupo pensiero è dissolto!

http://www.jinua.com/movie/Sleepy-Hollow/
http://www.jinua.com/movie/Sleepy-Hollow/

E’ doveroso citare quanto collezionato da Hamish Henderson dalla voce di Jeannie Robertson (vedi frammento del 1960) che riporta una melodia diversa da quella poi resa famosa dai Tannahill Weavers.

Il brano è stato fatto conoscere al grande pubblico dai Tannahill Weavers, i bravi “tessitori” di Robert Tannahill anche loro di Paisley,
Al momento su you tube si trovano varie versioni live, ma le esecuzioni migliori del gruppo sono due: una in Mermaid’s Song 1992 (da ascoltare su Spotify)  una versione più veloce integrata con la reel “The Noose In The Ghillies” (formazione Roy Gullane, Phil Smillie, Iain MacInnes, Kenny Forsyth) la prima in Are Ye Sleeping Maggie 1976 con la formazione: Roy Gullane, Phil Smillie, Hudson Swan, e Dougie MacLean come violinista. In questa prima versione la melodia è più lenta e ricca di atmosfera (con tanto di tuoni, vento e l’effetto pioggia)

ASCOLTA Tannahill Weavers  in Are Ye Sleeping Maggie 1976

ASCOLTA Dougie Maclean (che ha collaborato con i Tannahill Weavers dal 1974 e fino al 1977 e poi ancora in tour con loro nel 1980) in Real Estate -1988 e anche in Tribute 1995

ASCOLTA Rapalje (lo scozzese con accento tedesco!!) una versione che ha solcato i palchi dei festival medievali ovvero un rifacimento dei Tannahill Weavers

VERSIONE SCOZZESE
I
Mirk and rainy is the nicht,
there’s no’ a starn in a’ the carry(1)
Lichtnin’s gleam athwart the lift,
and (cauld) winds
drive wi’ winter’s fury.
CHORUS
Oh, are ye sleepin’ Maggie
Oh, are ye sleepin’ Maggie
let me in, for loud the linn
is roarin'(2)
o’er the Warlock Craigie(3).
II
Fearfu’ soughs the boortree(4) bank
The rifted wood roars wild an’ dreary.
Loud the iron yett(5) does clank,
An’ cry o’ howlets mak’s me eerie.
III
Aboon my breath I daurna’ speak
For fear I rouse your waukrif’ daddie;
Cauld’s the blast upon my cheek,
O rise, rise my bonnie ladie.
IV
She op’d the door, she let him in
I cuist aside my dreepin’ plaidie(6).
‘Blaw your warst, ye rain and win’
Since, Maggie, now I’m in aside ye.
V
Now, since ye’re waukin’, Maggie,
Now, since ye’re waukin’, Maggie,
What care I for howlet’s cry,
For boortree bank or warlock craigie?

TRADUZIONE ITALIANO
I
Buia e piovosa è la notte
non c’è una stella che mandi raggi di luce in tutto il cielo (1)
e i venti freddi si uniscono alla furia dell’inverno.
RITORNELLO
Stai dormendo Maggy?
Stai dormendo Maggy?
Fammi entrare che la cascata rimbomba (2)
e ruggisce sul Warlock Crag (3).
II
Timorosi fruscii sul pendio dei sambuchi (4), il bosco ruggisce selvaggio e triste, forte il cancello (5) di ferro sbatte con clamore,
e piange il gufo facendomi paura.
III
Non oso parlare più forte di un sospiro, per timore di svegliare tuo padre che è sempre vigile,
fredda è la raffica del vento sulla mia guancia, svegliati mia bella.
IV
Lei aprì la porta e lo fece entrare.
Posai il mantello (6) gocciolante di pioggia: “spazza via il peggio, la pioggia e il vento dal momento che Maggy ora sono con te!”
V
Ora che ti sei svegliata Maggy
che m’importa del grido del gufo,
della collina dei sambuchi o del Warlock Crag?

NOTE
1) carry sta per cielo, “the direction in which clouds are carried by the wind”
2) howling
3) letteralmente dirupo del mago, è il nome di una cascata a Lochwinnoch che forma una grande pozza o un piccolo laghetto
4) elder tree, il sambuco, l’albero in cui dimorano le fate
5) yett diventa gett secondo l’antica consuetudine di scrivere le due vocali in modo intercambiabile. La lettera y più comunemente sostituiva anche la combinazione “th” per cui “the” era anche scritto “ye” (si tratta della lettera þ detta “thorn” che ha lo stesso suono di “th”)
6) plaidie, una coperta o un mantello vedi

TRADUZIONE   INGLESE
I
Dark and rainy is the night
there’s no star in all the carry
lightning flashes gleam across the sky
and cold winds drive with winters fury.
CHORUS
Oh, are you sleeping Maggie
Oh, are you sleeping Maggie
let me in, for the loud the waterfall
is roaring over the warlock crag.
II
Fearful sighs on the elder tree bank
The rifted wood roars wild and dreary
Loud the iron gate does clank,
And cry of owls makes me fearful.

III
Above my breath I dare not speak
For fear I rouse your wakeful father
Cold is the blast upon my cheek
O rise, rise my pretty lady.
IV
She opened the door, she let him in
I cast aside my dripping cloak
Blow your worst, you rain and wind
Since, Maggie, now I’m beside you.
V
Now, since you’re woken, Maggie
Now, since you’re woken, Maggie
What care I for owl’s cry,
For elder tree bank or warlock crag?

SLEEPY & DROWSY MAGGY REELS

“Sleepy Maggie” è un reel in due parti e spesso è abbinato al reel “Drowsy Maggie”, a volte le due melodie sono, erroneamente, confuse. Nella versione di Francis O’Neill and James O’Neill (in O’Neill’s Music of Ireland) è in 3 parti.

Sleepy Maggie secondo quanto riportato da Fidder’s Companion è una melodia tradizionale scozzese la cui più antica fonte trascritta si trova in Duke of Perth Manuscript ovvero Drummond Castle Manuscript (1734)

Sleepy Maggie è conosciuta in Irlanda anche con differenti nomi “LoughIsleCastle,” “Seán sa Cheo” o “Tullaghan Lassies” ed è il modello per “Jenny’s Chickens”.

Samuel Melton Fisher, Asleep, (1902)
Samuel Melton Fisher, Asleep, (1902)

“Drowsy Maggie” è invece una melodia tradizionale irlandese in 2, 3 o 4 parti, però molto più popolare almeno a livello di registrazioni (sarà per la sua comparsa nel film “Titanic”! ASCOLTA Gaelic Storm – Titanic Set)- ovviamente c’è anche la versione scozzese: in genere parte lenta e poi diventa sempre più veloce così il titolo tra in inganno perché non c’è niente di “sonnolento” nella melodia che arriva ad una parossismo finale.

SLEEPY MAGGIE

ASCOLTA Sleepy Maggie Gabriele Possenti alla chitarra
ASCOLTATullaghan Lassies Fidil
ASCOLTAJenny’s Chickens Shanon Corr

DROWSY MAGGIE della serie “fast & furious”
Le variazioni sono infinite su solo 2 parti di base

ASCOLTA John Simie Doherty
ASCOLTA Comhaltas Ceoltóirí Éireann

The Chieftains live con il solo di Sean Keane

ASCOLTA Driftwood (Joe Nunn al violino)
ASCOLTA Jake Wise live

Versioni più rock
ASCOLTA Dancing Willow
ASCOLTA DNA Strings
ASCOLTA Lack of limits

FONTI
http://archive.org/details/poemssongsofrobe00tannrich
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/64522/1;
jsessionid=B312B09442ED31BB18C4FDA5E2E2BB59

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59687
http://members.aol.com/tannahillweavers/
http://www.lochwinnoch.info/tales/warlock-craigie.php
http://thesession.org/tunes/787
http://thesession.org/tunes/27
http://www.ibiblio.org/fiddlers/SLA_SLE.htm#SLEEPY_MAGGY/MAGGIE

MARY MORISON

lassieUn canto d’amore scritto da Robert Burns a una non meglio identificata Mary Morison; alcuni studiosi ritengono che il vero nome della bella potrebbe essere Alison (o Ellison) Begbie un amore giovanile del bel Robbie.
Altri autori tuttavia ritengono che la Mary della canzone potrebbe essere Mary Campbell, ovvero la bella Highland Mary amata dal poeta.

Anche sull’anno della composizione ci sono delle perplessità alcuni datano la poesia al 1780 altri al 1784/85 periodo in cui Burns stava meditando di lasciare la Scozia per la Giamaica. Su una lapide nel cimitero della chiesa di Mauchline è stato scritto “In Memory of Adjutant John Morrison and also his daughter, the poet’s bonnie Mary Morrison”.
Così la differenza di pochi anni sulla datazione della poesia diventa però significativa per la Mary sepolta a Mauchline che è morta nel 1791 all’età di 20 anni: nel primo caso la bella aveva 9 anni e nel secondo caso 12 o 13. Decisamente precoce nell’anno 1780 ed ancora in boccio nel 1784 per il ventenne Robbie!

GUIDA ALL’ASCOLTO
In questa poesia Burns esprime il concetto che l’amore rende ricco anche l’uomo più misero, ma l’amata non contraccambia e lo lascia solo tra le dame, così il poeta le chiede di avere almeno pietà di lui. Tutta la poesia può essere letta come una forma di corteggiamento per vincere la ritrosia di una fanciulla nel concedere l’amore.
Se si legge in chiave biografica e si considera questa Mary l’Highland Mary del poeta, sarebbe lecito supporre che la bella inizialmente disdegnasse il suo corteggiamento, o fosse restia a concedergli i suoi favori (i maligni insinuano: contrariamente ad altri più “amichevoli” atteggiamenti nei confronti degli amici più altolocati di Burns).

LA MELODIA
Le melodie tradizionalmente abbinate al testo sono quattro: nell’edizione del 1788 di Scots Musical Museum” la melodia indicata da Robert Burns è quella di “Duncan Davidson” una strathspey (ASCOLTA la prima parte), mentre l’editore Thomson la pubblicò con “Bide ye yet” (ASCOLTA); in “Select Collection of Scottish Airs” del 1793 la melodia è diventata “The Glasgow Lasses” (ASCOLTA); ma l’ultimo abbinamento risalente all’Ottocento è stata la melodia “The Miller” (ASCOLTA)

Ho trovato pochi video in rete e non la versione dei Tannahill Weavers ma le due proposte d’ascolto sono eccellenti!

ASCOLTA Westport

ASCOLTA Caprice in Kywitt! Kywitt! 2008 una versione neo-classica molto intrigante e stravagante (i Caprice sono un gruppo russo di atmosfera fantasy assolutamente surreale e teatrale che utilizza vari linguaggi tra cui anche l’elfico, sonorità classiche e elettronica)

 

ROBERT BURNS
I
O Mary, at thy window be,
It is the wish’d, the trysted hour!
Those smiles and glances let me see,
That make the miser’s treasure poor:
How blythely was I bidethe stour(1),
A weary slave frae sun to sun,
Could I the rich reward secure,
The lovely Mary Morison.
II
Yestreen(2), when   to the trembling string
The dance gaed(3) thro’ the lighted ha’,
To thee my fancy took its wing,
I sat, but neither heard nor saw:
Tho’ this was fair, and that was braw(4),
And yon(5) the toast of a’ the town
I sigh’d, and said among them a’,
“Ye are na Mary Morison.”
III
Oh, Mary, canst   thou wreck his peace,
Wha for thy sake wad gladly die?
Or canst thou break that heart of his,
Whase only faut(6) is loving thee?
If love for love thou wilt na gie(7),
At least be pity to me shown;
A thought ungentle canna(8) be
The thought o’ Mary Morison


TRADUZIONE ITALIANO (tratta da vedi)
I
O Maria, affacciati alla finestra:
è l’ora desiderata, è l’ora stabilita!
Fa ch’io veda quei sorrisi e quegli sguardi che rendono povero il tesoro dell’avaro:
come felicemente sopporterei la polvere,
costretto a faticare da un giorno all’altro,
se potessi assicurarmi questa ricca ricompensa: l’amabile Maria Morison.
II

Ieri sera, quando alla tremolante corda
le danze attraversavano la sala illuminata,
a te è volato il mio pensiero:
lì io sedevo, ma non sentivo niente, niente vedevo.
Sebbene una fosse graziosa, un’altra bella
e l’altra la più bella di tutto il paese,
io sospiravo e dicevo in mezzo a loro:
«Voi non siete Maria Morison».
III

O Maria, puoi tu distruggere la pace
di chi morirebbe volentieri per te?
Puoi tu spezzare quel cuore,
la cui sola colpa è quella d’amarti?
Se non vuoi rendere amore per amore,
almeno mostrami un po’ di pietà!
Non può essere un pensiero scortese
il pensiero di Maria Morison.

NOTE
1) bide the stoure=bear the struggle
2) yestreen=last night
3) gaed=went
4) braw=fine
5) yon=the other
6) faut=fault
7) gie=give
8) canna=cannot

FONTI
http://www.robertburns.plus.com/marymorison.htm
http://www.electricscotland.com/poetry/henderson/singalong/page103.htm
http://www.robertburns.org/encyclopedia/CampbellHighlandMary176315186.180.shtml

CHARLIE, HE’S MY DARLING

Canto ironico legato all’ultima rivolta giacobita capeggiata dall’ultimo pretendente cattolico al trono d’Inghilterra, il principe Carlo Edoardo Stuart (1729-1788) amato dagli Scozzesi come il “Bonnie Prince Charlie“. Il “Bel Carletto” fu l’ultimo della dinastia Stuart a rivendicare il tono di Scozia e Inghilterra. I sostenitori della rivolta si chiamarono giacobiti, perchè sostenitori di re Giacomo II d’Inghilterra deposto nel 1688, quando fu sostituito dalla figlia Maria II d’Inghilterra insieme al marito e primo cugino Guglielmo III d’Inghilterra (l’annosa disputa tra Cattolici e Protestanti!). continua

Lost_Portrait_of_Charles_Edward_StuartIL BEL CARLETTO

Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands!
Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). A Parigi ebbe come amante Marie Louise de La Tour (già maritata con il Duca di Montbazon) dalla quale pare abbia avuto un figlio.

Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordo con la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata dai capi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart di Appin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.

IL GIALLO DEL RITRATTO
Ma qual'era il volto del bel Carletto?
Spesso si tende a dimenticare che Carlo aveva un fratello prete (Enrico Benedetto) e i due si assomigliavano, così il ritratto del fratello Enrico in armatura militare di quando prestava servizio nell'esercito francese, è finito tra le biografie ufficiali del Bel Principe!!

LA CAMPAGNA MILITARE

Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero!
La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie come la battaglia di Prestonpans, la quale gli aprì le porte della città di Edimburgo (ma con gli inglesi asserragliati nel Castello) dove si auto-proclamò re. E poi invece di aspettare che passasse l’inverno seguendo i consigli dei suoi generali di ritirarsi verso le Highlands, Charles ebbe la bella pensata di invadere l’Inghilterra.
Ma poi a Dicembre inoltrato quando l’esercito delle Highlands si trovava a Derby (a causa delle numerose defezioni e della scarsa adesione dei suoi “sudditi” delle Lowlands) ci fu il dietro front.

CHARLIE IS MY DARLING

75241561_3Robert Burns nel 1794 ha riportato in forma ridotta una street ballad risalente all’anno 1745,  con una melodia composta per l’occasione, o quantomeno arrangiata da Stephen Clarke, per la pubblicazione sullo Scots Musical Museum

Una versione più “patriottica” è quella riportata da James Hogg (1812) il quale credeva che la versione di Burns fosse quella tradizionale; Hogg riscrisse in parte il testo sottotitolando la sua versione come “Moderna”.

In Burns Charlie è un vigoroso amante, oltre che valoroso combattente, e viene descritto mentre si dedica ad un’avventura amorosa, attratto dalla bellezza di una fanciulla affacciata alla finestra (presumibilmente per acclamarlo mentre sfilava trionfante per le vie della cittadina). Tanto testosterone sprizza anche dai suoi uomini, pronti a sverginare ogni pastorella incontrata per i campi (nel rapporto è implicito il consenso femminile, così come la fanciulla “cittadina” è ben disposta ad aprire la porta al “Bonnie Prince”)

Anche Lady Nairne (Carolina Oliphant 1766-1845) riscrive le strofe della canzone, ed estende l’ammirazione per Charlie a tutti i suoi fedeli sostenitori armati, sublimando l’attrazione erotica verso il Bel Carletto in fede patriottica. O così almeno commentano i critici (e chissà perchè quando è una donna ad essere sfegatatamente patriottica la si taccia di isteria!) (qui)

Tutte queste versioni sono state scritte quando il “Bonnie Prince” era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi. Una comparazione tra le tre stesure qui

Oggi prevale la versione ironica di Burns per quel suo piccante ammiccamento all’ “All in his Highland dress” che allude alle parti intime del “Bel Carletto” lasciate “all’aria” sotto il kilt scozzese. [Le recenti ricerche pubblicate sullo Scottish Medical Journal confermano che gli uomini che indossano il kilt in modo tradizionale (cioè senza mutande) sono più fertili!]

ASCOLTA Eddi Reader


ROBERT BURNS 1794/1796
Chorus.
An’ Charlie, he’s my darling,
My darling, my darling,
Charlie, he’s my darling,
The young Chevalier.
I
‘Twas on a Monday morning,
Right early in the year,
That Charlie came to our town,
The young Chevalier.
II
As he was walking up the street,
The city for to view,
O there he spied a bonie lass
The window looking through,
III
Sae light’s he jumped up the stair,
And tirl’d at the pin(1);
And wha sae ready as hersel’
To let the laddie in.
IV
He set his Jenny on his knee,
All in his Highland dress;
For brawly weel(2) he ken’d(3) the way
To please a bonie lass.
V
It’s up yon heathery mountain,
An’ down yon scroggie(4) glen,
We daur na(5) gang a milking(6),
For Charlie and his men.

traduzione revisionata da Cattia Salto
Chorus.
Charlie è il mio caro,
il mio caro,
Charlie è il mio caro,
il giovane Cavaliere.
I
Era un lunedì mattina,
all’inizio nell’anno,
che Charlie venne nella nostra città,
il giovane Cavaliere.
II
Mentre camminava per la strada,
per visitare la città,
oh vide una bella ragazza
affacciata alla finestra,
III
Come un lampo saltò su per le scale,
e tirò il campanello;
e anche lei prontamente
fece entrare il ragazzo.
IV
Prese Jenny sulle ginocchia,
tutto vestito da scozzese;
lui ci sapeva fare molto bene,
per compiacere a una bella ragazza.
V
Su per le montagne d’erica,
e giù per la valle cespugliosa,
non osiamo andare a mungere,
a causa di Charlie e i suoi uomini,

NOTE
1) tirled at the pin = “rattled at door latch”. E’ una frase consueta nelle ballate scozzese oggi si traduce come “suonare il campanello” ma un tempo il meccanismo era un po’ più complesso rispetto a un semplice bottone da pigiare. Al posto del batacchio (o delle nocche delle mani) nelle dimore scozzesi era comune una campanella collegata a un pezzo di metallo spiraliforme.
“Twirl” oppure “tirl”= to make a rattling sound. Le vecchie dimore scozzesi conservano ancora un apparato proprio all’esterno della porta di casa formato da un pezzo di metallo spiraliforme (a twisted “pin”) che sporge un poco. All’estremità libera è appeso un campanello che si muove su e giù producendo un “rattling sound”  che annuncia i visitatori.
Ecco perchè troviamo nelle vecchie ballate “twirling” o “tirling” the ring (pin). Il perchè sia così importante richiamare il fatto che i visitatori fossero annunciati da un suono della campanella è ancora da indagare!
2)  brawlie weel = very well
3) kened = knew, understood
4) scroggy = hilled slopes covered in brush
5) daurna = dare not
6) nelle ballate scozzesi le ragazze mandate sole alla mungitura negli alpeggi perdevano facilmente la verginità

LA FUGA

Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. continua

LA VECCHIAIA

Charles_Edward_Stuart_(1775)L’Alfieri ce lo descrive come “irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito” (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

Così lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson mise in bocca a Charlie vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze i versi di una popolare canzone The Skye boat song

Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm
http://ontanomagico.altervista.org/charlie.htm
http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/charlie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=27601
http://chrsouchon.free.fr/ocharlie.htm
http://www.jstor.org/discover/10.2307/25517716?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21102306474941

DAINTY DAVY

Controversa la sua origine (se inglese o scozzese), di certo sappiamo che una delle melodie risale al XVII secolo essendo pubblicata nel “The English Dancing Master” di John Playford (per la precisione nella sua decima edizione risalente al 1698). la versione testuale più diffusa è quella di Robert Burns .

Della canzone si conoscono diverse versioni testuali e almeno due diverse melodie (vedi ), ma la melodia più accreditata dagli interpreti attuali è “The Gardener’s March“, la stessa utilizzata anche per “Rantin ‘Rovin’ Robin”, data alle stampe daJames Aird in ‘Selection of Scotch, English, Irish, and Foreign Airs’ (1782).

WILLIAMSON DavidCollezionata (o scritta) anche da Robert Burns (e pubblicata postuma in “The Merry Muses of Caledonia“) questa versione testuale è accompagnata da un aneddoto storico o pseudostorico avvenuto alla fine del 1600 (1692).

Il reverendo presbiteriano David Williamson ovvero il nostro Davie “dalla delicata bellezza”, stava soggiornando nella tenuta dei Kerrs, Cherrytrees vicino a Yetholm (Scottish Border), quando sopraggiunse un drappello di dragoni mandati sulle sue tracce per catturarlo.
Il giovane, dalla delicate fattezze, venne nascosto da Lady Kerrs camuffato da donna, nel letto della figlia diciottenne. Però mentre la madre distraeva i soldati offrendo whisky nel salotto, Davie si dava da fare nel letto con la figlia! Per nascondere lo scandalo, e per amore della causa, la donna acconsentì poi al matrimonio riparatore tra i due.
Un’altra versione della storia (riportata da Burns) narra che il bel giovane inseguito nottetempo dai soldati a cavallo, si rifugiò in casa dei Kerrs di Cherrytrees entrando nella camera della figlia, passando per la finestra.

Carlo II quando venne a conoscenza dell’episodio sembra abbia esclamato “Trovatemi quell’uomo che lo farò vescovo!” Il reverendo David Williamson (1630-1706) fu un amante infaticabile, morì all’età di circa 70 anni dopo aver sposato ben sette mogli (Jane Kerrs fu solo la terza della serie)

VERSIONE BAWDY

Dopo l’epoca dei fatti circolarono dalla parte scozzese molte versioni “piccanti” e ironiche della vicenda.

ASCOLTA Ian Campbell
tratta da Scots Songs di David Herd   -1776: questa versione è la più infarcita di vecchi termini scozzesi (bawdy ballads)


I
Being pursued by the dragoons,
Within my bed he was laid down,
And weel I wat he was worth his room,
My ain dear dainty Davie.
Chorus
O leeze me on(3) his curly pow(4),
Bonie Davie, dainty Davie;
Leeze me on his curly pow,
He was my dainty Davie.
II
My minnie laid him at my back,
I trow he lay na lang at that,
But turn’d, and in a verra crack
Produc’d a dainty Davie(7).
III
Then in the field amang the pease,
Behin’ the house o’ Cherrytrees,
Again he wan atweesh my thies(8),
my dear dainty Davie(9).
IV
But had I goud(10), or had I land,
I should be a’ at his command;
I’ll ne’er forget what he pat i’ my hand,
It was sic a dainty Davie.

TRADUZIONE ITALIANA DI CATTIA SALTO
I
Essendo inseguito dai cavalleggeri,
nel mio letto lui si coricò,
credevo fosse un degno compagno di stanza,
proprio il mio caro bel Davie.
Coro
Così cara per me la testa riccia del
bello e tenero Davie,
Così cara per me la testa riccia
lui era il mio tenero Davie.
II
Mia madre ci fece stendere schiena contro schiena,
credevo non rimanesse a lungo in quella posizione,
ma si girò, e di colpo,
produsse un “grazioso Davie”.
III
Allora nei campi tra i piselli,
dietro alla casa di Cherrytrees,
di nuovo si insinuò tra le mie cosce,
il mio caro e delicato Davie
IV
Se avessi oro o terreni,
sarebbero tutti a sua disposizione;
non dimenticherò mai quello che mi mise in mano,
è stato un così tenero Davie

 

VERSIONE ROBERT BURNS: The Merry Muses

VERSIONE DI ROBERT BURNS tratta da The Merry Muses of Caledonia   – 1799, una versione testuale piuttosto casta  rispetto al tono più bawdy degli   altri canti

La versione dei Dubliners ha fatto scuola per le interpretazioni successive
ASCOLTA The Dubliners


VERSIONE ROBERT BURNS 1799
I
It was in and through the window broads(1)
And a’ the tirliewirlies(2) o’d
The sweetest kiss that e’er I got
Was from my Dainty Davie.
Chorus:
Oh, leeze me(3) on your curly pow(4)
Dainty Davie, Dainty Davie
Leeze me on your curly pow
You are my own dear Dainty Davie.
II
It was doon(5) amang my Daddy’s pease
And underneath the cherrytrees(6)
Oh, there he kissed me as he pleased
For he was my own dear Davie.
III
When he was chased by a dragoon
Into my bed he was laid doon
I thought him worthy o’ his room
For he’s my Dainty Davie.

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Aprì le persiane ed entrò
e tutti i soprammobili scavalcò,
il bacio più dolce che mi hanno dato
fu del mio bel Davie.
Coro:
Benedetta le testolina riccia
del bel Davie,
Benedetta le testolina riccia
del mio caro bel Davie.
II
Fu giù tra i piselli di mio padre
e nella tenuta dei Cherrytrees
oh là lui mi baciò come voleva
perchè lui era proprio il mio caro Davie.
III
Quando era inseguito dai cavalleggeri
nel mio letto si distese
credevo fosse un degno compagno di stanza,
perchè lui è il mio bel Davie.

NOTE
1) broads= boads
2) tirliewirlies= Knick-knacks
3) leeze me on = termine arcaico e contrazione di mio caro, nel significato   di grande piacere o amore per una persona o cosa.
4) pow= head nel senso di capelli ricci ma anche nel doppio senso di tutto   ciò che di peloso può esserci in un corpo maschile! Fiumi d’inchiostro sono   stati scritti per interpretare il senso della frase!
5) doon= down
6) Cherrytrees è la tenuta dei Kerrs vicino a Yetholm quindi la frase si può   tradurre come “nella tenuta dei Cherrytrees” oppure “sotto gli alberi di ciliegio”
7) doppio senso
8) thies = thighs   o knees
9) nelle versioni più   licenziose la frase diventa “And creesh’d them weel wi’ gravy” oppure   anche “And, splash! gaed out his gravy” nel senso del sopraggiunto   godimento maschile e in effetti la frase da un senso compiuto al verso   contenuto nella strofa successiva (I’ll never forget what he put in my hand)
10) gould= gold

VERSIONE ROBERT BURNS: da SMM

loversQuesta versione è molto bucolica e romantica, scritta da Robert Burns nel 1793 e contenuta in “The Scots musical museum” (editore James Johnson).

In effetti la poesia è stata composta nel 1789 da Burns con il titolo di “The Gardener wi’ his paidle” dall’ultima frase di ogni strofa. (vedi)
Paidle è un termine scozzese per pagaia, ma qui ha più senso come pala (il giardiniere con la sua pala)

ASCOLTA The Gardener wi’ his paidle come doveva essere eseguita all’epoca
ASCOLTA Karine Polwart

Con il titolo di “Dainty Davie” Burns apporta lievi modifiche a “The Gardener wi’ his paidle” aggiungendo inoltre il coro: anche in questa versione i due si rotolano nottetempo nel prato! La melodia è indicata chiaramente come quella di “The Gardener’s March”.

ASCOLTA Eddi Reader


I
Now rosy May comes on wi’ flowers
to deck her gay green spreading bowers
now comes in the happy hours
wandering wi’ my Davie
CHORUS
o leeze me (meet me) on the Warlock   knowe(1)
dainty Davie, dainty Davie
there I’ll spend the day wi’ you
my ain(2) dear dainty Davie
II
the crystal waters round us flow
and merry birds are lovers a’
the scented breezes round us blaw(3)
wandering wi’ my Davie
III
when purple morning starts the hare
to steal upon his earthly fare
then through the dews I will repair
to meet my ain dear Davie
IV
when day expirin’ in the west
the curtain draws o’er nature’s rest
I’ll flee to arms I love the best
that’s my ain dear Davie

TRADUZIONE ITALIANO
I
Ora il roseo Maggio arriva con i fiori
e decora i pergolati con profusione di foglie vivaci
ora arriva l’ora felice
di passeggiare con il mio Davy
CHORUS
Incontriamoci sul tumulo di Warlock
leggiadro Davie
là passerò il giorno con te
mio caro bel Davie
II
Le acque cristalline intorno a noi scorrono
e tutti gli uccelli felici si amano,
la brezza profumata intorno a noi soffia
per passeggiare con il mio Davy
III
Quando sorge l’alba la lepre si muove furtivamente per il suo cibo terreno,  allora nella rugiada mi sistemerò per incontrare il mio caro bel Davie
IV
Quando il giorno svanisce a ovest
il sipario cala sul riposo della natura
fuggirò nelle braccia di colui che amo
che è proprio il mio caro Davie

NOTE
1) knowe= mound
2) ain = own
3) blaw= blow

FONTI
http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/meetmeon.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=9055
http://www.eddireader.net/tracks/erDD.htm

JOHN ANDERSON, MY JO

John Anderson era un falegname amico di Robert Burns (1759-1796) e suo coetaneo. Del brano si conoscono due varianti: una versione erotica contenuta in “The Merry Muses of Caledonia” e una più intimista di due sole strofe che parla dell’amore (o dell’amicizia) tra due persone giunte alla tarda età.

JOHN ANDERSON, MY JO : VERSIONE SMM

"John Anderson my jo" - John Faed (1819-1902)
“John Anderson my jo” – John Faed (1819-1902)

La versione scritta da Burns è stata pubblicata in “The Scots Musical Museum” nel 1790. La melodia abbinata è “Town Piper of Kelso” trascritta nel 1578 nel Queen Elizabeth’s Virginal Book. E’ stata letta come l’omaggio del poeta all’amore nella vecchiaia, anche se Burns non è mai diventato vecchio, eppure ha saputo farsi interprete anche del sentimento di amicizia e condivisione degli affetti tra due persone alla fine di un lungo cammino percorso assieme, che serenamente attendono di compiere l’ultimo passo verso il riposo eterno. Burns aveva 30 anni quando scrisse questa poesia, dedicandola all’amico della gioventù (che visse fino in tarda età) ed ha il tono di un addio (la famosa Auld Lang Syne è del 1788).

ASCOLTA Eddi Reader

VERSIONE R. BURNS 1789
I
John Anderson, my jo(1), John,
When we were first acquent(2);
Your locks were like the raven,
Your bonnie brow was brent(3);
But now your brow is beld(4), John,
Your locks are like the snaw;
But blessings on your frosty pow,
John Anderson, my jo.
II
John Anderson, my jo, John,
We clamb(5) the hill thegither;
And mony a cantie(8) day, John,
We’ve had wi’ ane anither:
Now we maun totter down, John,
And hand in hand we’ll go,
And sleep thegither at the foot (9),
John Anderson, my jo
traduzione italiano Cattia Salto
I
John Anderson, mio caro, John,
quando d’apprima c’incontrammo,
i tuoi riccioli erano neri,
la tua bella fronte era liscia;
ma ora sei stempiato, John,
e i riccioli tuoi son come neve;
eppure benedico la tua testa bianca,
John Anderson, mio caro.
II
John Anderson, mio caro, John,
scalammo la collina insieme;
e molti lieti giorni, John,
abbiamo passato insieme:
ora, barcollando, dobbiamo
scendere, John, ma mano nella mano
e nella terra dormiremo insieme,
John Anderson, mio caro.

NOTE
1) Jo è una vecchia parola scozzese per innamorato
2) acquent=acquainted
3) brent=smooth
4) beld=bald, si riferisce a una testa calva, ma qui si sta parlando di fronte, immagino si voglia riferire alla scriminatura alta tipica di chi perde i capelli per la vecchiaia
6) clamb=climbed
7) cantie=jolly
9) letteralmente “dormiremo insieme ai piedi della collina”

JOHN ANDERSON, MY JO : VERSIONE MUSES OF CALEDONIA

William Hogarth (1697-1764) – Before the Seduction and After
William Hogarth (1697-1764) – Before the Seduction and After

La seconda versione è quella erotica della tradizione popolare (le bawdy ballads) ed è stata collezionata  da Burns nel “The Merry Muses of Caledonia”.
I Fancibles erano una specie di armata di volontari per la difesa della patria dai ranghi pseudomilitari, ma in particolare il Fencibles Crochallan era un club per soli uomini ubicato in un vicoletto medievale di Edimburgo (Anchor close), assiduamente frequentato da Burns durante il suo   soggiorno edimburghese, una delle tipiche associazioni conviviali “very   british” in cui i soci maschi si ritrovavano per stare in compagnia e in libertà, lontano dalle mogli e le altre donne, per mangiare bene, bere parecchio, fumare in santa pace e “discutere” di cose da uomini.”Le Muse allegre della Scozia” è una collezione di canti scozzesi preferiti, antichi e moderni, selezionati da Robert Burns per il “Crochallan Fencibles” di Edimburgo: i canti sono per lo più tradizionali con solo alcuni testi scritti interamente da Robbie, e il loro contenuto è decisamente erotico. La prima pubblicazione della raccolta comparve postuma nel 1799.
La ballata di cui si hanno diverse strofe già prima della seconda metà del Settecento, è scritta dal punto di vista femminile: la moglie rimprovera John per la sua impotenza sessuale, gli ricorda i suoi   passati ardori e lo minaccia di mettergli le corna se non si darà da fare!

ASCOLTA Sileas


I
John Anderson, my jo, John
I wonder what you mean
To lie sae lang in the morning
And sit sae late at e’en
Ye’ll bleer a’ your een, John
And why should you do so?
Come sooner tae your bed at nicht
John Anderson, my jo
II
John Anderson, my jo, John
When that ye first began
Ye had as good a tail-tree
As any ither man
But now its waxen wan, John
And wrinkles to and fro
I’ve twa gae-ups for ae gae-doon
John Anderson, my jo
III
When ye begin to come, John
See that ye come your best
And when ye start to haud me
See that ye haud me fast
See that ye haud me fast, John
Until that I cry oh
Your back shall crack ere I do that
John Anderson, my jo
IV
John Anderson, my jo, John
Ye’re welcome when you please
It’s either in the warm bed
Or in aboon the claes
Or ye shall bear the horns, John
Upon your head to grow
And that’s the cuckold’s mallison
John Anderson, my jo
Traduzione italiano Cattia Salto
I
John Anderson, mio caro, John
mi chiedo che intenzioni hai
per riposarti così a lungo al mattino
e stare seduto fino a sera tardi
anche se ti si socchiudono gli occhi, John, perché fai così?
Di notte vieni a letto prima
John Anderson, mio caro
II
John Anderson, mio caro, John
quando eri giovane
avevi un buon “palo”
come ogni altro uomo
ma ora è molliccio, John
e si piega avanti e indietro
io ho due su, per uno giù
John Anderson, mio caro
III
Quando inizi a venire, John
vedi di fare del tuo meglio
e quando inizi a prendermi
vedi di prendermi veloce
vedi di prendermi veloce, John
finchè non grido oh la tua schiena deve rompersi prima che io lo faccia,
John Anderson, mio caro
IV
John Anderson, mio caro, John
sei il benvenuto quando vuoi
sia nel letto al caldo
oppure in piedi con i vestiti addosso
o tu porterai le corna, John
che cresceranno sulla tua testa
e che sono la maledizione del cornuto
John Anderson, mio caro

FONTI
The World Burns Club
http://www.eddireader.net/tracks/erJAMJ1.htm
http://www.springthyme.co.uk/songtexts/JohnAndersonMyJo.html
http://www.celticlyricscorner.net/sileas/john.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/expert/merry_muses/john_anderson_my_jo_john.htm

TAM LIN

a sidheLa ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo, ci sono molte varianti del nome Tom Line, Tom Linn, Tamlin, Tomaline Tam-line e Tam Lane come moltissime sono le varianti testuali.

GLI INCONTRI FATATI NEL BOSCO SACRO

La storia è narrata anche come fiaba e ha mantenuto molti riferimenti alle leggende celtiche più antiche, la versione attualmente accreditata è quella per bambini, ma la storia di Tam Lin è molto più complessa e oscura.

janetI protagonisti della storia sono due: la giovane nobildonna di nome Janet o Margaret, che all’arrivo della Primavera decide di andare nel bosco a raccogliere i fiori e resta incinta dell’elfo; Tam Lin il giovane cavaliere prigioniero delle fate che desidera fuggire per ritornare al mondo degli uomini.
A leggere tra le righe sembra che l’uomo sia stato sottoposto a una specie di apprendistato magico e che si trovi a vivere come dire “in prova” nel bosco sacro: solo dopo sette anni apparterrà definitivamente al mondo delle fate e perderà la sua umanità (storicamente Tamlane è stato identificato come figlio di Randolph conte di Moray o Murray)

C’è anche un terzo personaggio della storia, la Regina delle Fate, che compare nella seconda parte: per lo più considerata in modo neutro e in alcune versione vista in chiave negativa.

Nella tradizione popolare celtica le fate vivono raggruppate per regni ognuno con il suo tumulo o collina fatata come “castello” in cui vivono allegramente tra feste, musica e balli. La loro dimensione spaziale e temporale è diversa dalla nostra e possono camminare tra di noi senza essere visti. Si muovono velocemente nell’aria e mutano forma a piacimento, non è chiaro però se siano immortali. E’ importante non offendere queste creature fatate con comportamenti azzardati o sciocchi perché possono essere molto vendicative.
A volte sono considerati spiriti della natura e guardiani di alcuni luoghi, alberi o sorgenti e laghetti incontaminati. (continua)


I LUOGHI
La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow

borders

I ruderi di Newark Castle

1 bosco di Carterhaugh
2 pozzo di Tam Lin (oggi contrassegnato da una targhetta): le sorgenti spontanee sono delle entrate nel mondo delle fate e principalmente un dono della madre terra. Oltre alle proprietà curative si riteneva che queste acque magiche portassero fertilità alle donne sterili. Anticamente si gettavano monete, amuleti ed oggetti vari in questi pozzi sacri (il pozzo dei desideri delle fiabe). Tam Lin vive proprio nel pozzo e compare solo quando si colgono le rose che presumibilmente vi crescono accanto (l’elfo delle Rose).
Attualmente la sorgente naturale è incanalata in un tubo ed è raccolta da una piccola vasca di pietra, ma è documentata dalla Commissione Reale sui monumenti storici e antichi della Scozia che un tempo qui doveva esserci un avvallamento con il pozzo (vedi). La leggenda locale narra che il giovane Tamlane era a caccia, ma cadde da cavallo e venne rapito dalla Regina delle Fate per essere trasformato in elfo custode del pozzo.
3 ponte dove la donna si apposta per vedere il passaggio della schiera fatata. E’ noto che solo in periodi particolari dell’anno è possibile vedere le fate e solo in posti particolari che sono una via di mezzo o un confine come ad esempio i ponti
4 Vecchio Mulino (altro alternativo luogo dell’incontro)
5 Newark Castle: secondo Sir Walter Scott il castello di Janet è quello di Newark già all’epoca un “rudere romantico” che sovrasta il fiume Yarrow.
6 Aikwood (altra possibile alternativa del castello di Janet)

continua

FONTI E APPROFONDIMENTO
Giordano Dell’Armellina:  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://tam-lin.org/intro.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-39-tam-lin.aspx
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/meft/meft33.htm
http://celticanamcara.blogspot.it/2010/03/aos-si-kings-and-queens-of-fairies.html
http://www.howarddavidjohnson.com/fairies.htm
http://faeryfolklorist.blogspot.it/2011/06/tam-lin-carterhaugh.html
http://thesession.org/tunes/248

YE BANKS AND BRAES

TITOLI: Ye Banks and Braes, Ye Flowery Banks, Bonie Doon

Una canzone d’amore sfortunato, ambientata in primavera, sulle rive del fiume Doon (Ayrshire), è la triste storia d’amore di una ragazza scozzese abbandonata dal suo falso innamorato dopo essere stata sedotta. La storia si ispira ad un pettegolezzo locale sulla signorina Peggy Kennedy di Dalgarrock una bella e benestante fanciulla e un suo parente tale capitano McDoual di Logan.
“The subject of the song, Peggy Kennedy, was a niece of Mrs Gavin Hamilton, a born heiress to a considerable estate in Carrick, to which she ultimately succeeded. At the age of seventeen she was the betrothed bride of Captain Maxwell, the M.P. for Wigtownshire. However she had an affair with McDouall of Logan.” (in  “Robert Burns: the stories behind the songs” qui )
La versione è di Robert Burns, la musica è di James Millar ed è stata pubblicata  con il titolo di “The Caledonian Hunt’s Delight”(in “Second Collection” di Neil Gow 1788 ). La stessa melodia è trascritta con il titolo di “Lost is my quiet” in “Collection of English Songs” di Dale, 1780 ‑ 1794. Una seconda versione “Ye Flowery Banks o’ Bonie Doon” fu riscritta ancora da Burns nel 1791, ma pubblicata postuma in Reliques of Robert Burns (1808) sulla melodia “Cambdelmore”.

LA MELODIA
ASCOLTA Tony McManus arrangiamento per chitarra acustica e lezione

LE GIOIE CHE FURONO

Accanto alla felicità ridente della natura in fiore e degli uccelli in amore, l’infelicità della donna risalta con maggiore forza: ella dopo aver assaporato, con passione, i piaceri dell’amore e aver eufemisticamente “colto la rosa” con il suo innamorato, è stata lasciata con la spina, da intendersi nel doppio senso del dolore, ma anche della gravidanza indesiderata.
Nel ritornello la ripetizione departed joys, departed never to return [in italiano: gioie che furono – che non saranno più] c’è un misto di malinconia e di amarezza: con la verginità la donna ha perduto l’innocenza e la fiducia verso un mondo che non è quello che sembra!

Federico Andreotti (1847-1930)
Federico Andreotti (1847-1930)

In merito alla melodia è lo stesso Burns a scrivere al suo editore Thomson nel 1794: “Conosci la storia di quest’aria? E’ alquanto curiosa. Tanti anni fa, il Sig.Jas Miller scrittore della vostra città, si trovava in compagnia del nostro amico (l’organista Stephen) Clarke; e parlando di musica scozzese, Miller espresse l’ardente ambizione di riuscire a comporre un’aria scozzese. Il Sig. Clarke, in parte per scherzo, gli disse di suonare solo le note nere del clavicembalo e metterci un po’ di ritmo, e così avrebbe senza dubbio composto un’aria scozzese. Ciò che è certo è che in pochi giorni, il Sig. Miller produsse un’aria rudimentale, che il Sig. Clarke con qualche ritocco e correzione, trasformò nella melodia in questione
(il testo originale: “Do you know the history of the air? It is curious enough. A good many years ago, Mr. James Miller, writer in your good own (Edinburgh) … was in company with our good friend Clarke; and talking of Scottish music, Miller expressed an ardent ambition to be able to compose a Scots air. Mr. Clarke … told him to keep to the black keys of the harpsichord and preserve some kind of rhythm, and he would infallibly compose a Scots air. Certain it is, that, in a few days, Mr. Miller produced the rudiments of an air which Mr. Clarke, with some touches and corrections, fashioned into the tune in question…”)

ASCOLTA Madelaine Cave (una versione magica con sola voce, arpa e flauto, bellissime foto della natura. La voce e il flauto in alcuni punti modulano il gorgheggio dell’uccello di cui si parla nella canzone)

ASCOLTA Holly Tomas

Un brano che per la sua intensità emotiva è più adatto ad essere interpretato da una fanciulla, ma non mancano gli interpreti maschili
ASCOLTA Gary Cleghorn (nel video varie immagini in omaggio a Robert Burns)


I
Ye banks and braes o’ bonnie Doon,
How can ye bloom sae fresh and fair,
How can ye chant (2) little birds,
And I sae weary full o’ care!
II
Ye’ll break my heart ye warbling bird,
That wantons through the flowering thorn
Ye mind me o departed joys,
Departed never to return.
III
Oft ha’e I roved by bonnie Doon,
To see the rose and woodbine twine,
and ilka bird sang O’ its love,
And fondly sae did I o’ mine.
IV
Wi’ lightsome heart I stretch’d my hand,
And pu’d a rosebud from the tree;
And my false lover Stole my rose,
But ah! He (3) left the thorn in me
TRADUZIONE ITALIANO *
I
Voi rive e pendii del bel Doon (1),
come potete fiorire sì freschi e belli?
Come potete cantare (2), voi augelletti,
mentr’io son sì stanca e piena d’affanni?
II
Mi spezzerai il cuore, augel che gorgheggi,
saltellando fra lo spino in fiore:
tu mi ricordi gioie d’un tempo,
gioie che furono – che non saranno più!
III
Spesso ho vagato presso il bel Doon
per vedere la rosa e il caprifoglio intrecciarsi; ogni augello cantava del suo amore e teneramente cantavo anch’io del mio.
IV
Con cuore gaio colsi una rosa (3),
ricca di fragranza sulla pianta spinosa;
e il mio amor che m’ha tradita rubò la rosa, ma ahimè, lasciò a me la spina.

per la traduzione del testo in francese e bretone qui

e per la serie “non ci posso credere!” ecco la versione celtic-rock
ASCOLTA The Real Mckenzies


I
Ye banks and braes of bonnie doon,
How can ye bloom sae fresh and fair
How can ye chant ye tiny wee birds
And I sae weary and nae full o’ care.
Ye break me heart; ye birds that sing
That warble through the flowery thorn
Ye remind me of a departed joy
Departed forever tae never return
II
I’ve often roamed by bonnie Doon
To walk by the ocean, the wind and the sky
And like the birdees that sing o’ their love,
Sae fondly say did i of mine
With lightsome heart I spied a rose
So sweet and aglow on thorny tree
And my false love did steal that rose
And all she left me was but a thorn
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Voi rive e valli del bel Doon,
come potete fiorire così freschi e belli?
Come potete cantare (1), voi uccellini,
e io sono così stanco e preoccupato.
Mi spezzerai il cuore, uccello canterino
che gorgheggi fra lo spino in fiore:
tu mi ricordi le gioie svanite, svanite per sempre e non torneranno più!
II
Spesso ho vagato presso il bel Doon
per camminare il riva al mare, il vento e il cielo
e come gli uccelli che cantano del loro amore
così teneramente cantavo anch’io del mio.
Con cuore lieto colsi una rosa (3),
così profumata e  radiosa sulla pianta spinosa;
ma il mio amore rubò quella rosa
e lasciò a me la spina.

NOTE
*Traduzione italiana tratta da   “Poemetti e canzoni” curata e tradotta da Adele Biagi, 1953 G. C.   Sansoni – Editore – Firenze
1) il fiume Doon nasce dalle Gallow Hills nel cuore del Galloway Forest park al centro della contea di Dumfries e Galloway nella parte meridionale della Scozia, come dice la pubblicità ” Un incantevole paesaggio di limpidi laghetti, foreste che nascondono piccole cascate e brulle cime arrotondate formano il Galloway Forest Park, il più grande parco forestale della Gran Bretagna.” (qui)
2) chant nel suo duplice significato di canto e beffa
3) nelle versioni al maschile diventa un “she”, ma così si perdono tutte le sfumature sottese alla simbologia della rosa. Nelle ballate celtiche la rosa non è solo “una rosa” ma è il simbolo della passione amorosa; l’allusione al fiore più intimo e segreto della donna. Sebbene un tempo le fanciulle fossero educate a preservarsi caste e pure fino al matrimonio, la loro stessa ingenuità le poteva far cadere facile preda dei mascalzoni, che con false promesse matrimoniali, le inducevano a concedere il loro “pegno d’amore”, la verginità. Così la spina è la gravidanza ricevuta in cambio! (vedi scheda). Così quando sento Paul McKenzie cantare “And all she left me was but a thorn” mi viene da ridere!

HIRVOUDOÙ

La canzone è stata tradotta in bretone da Rev. Augustin Conq (più noto con lo pseudonimo di “Paotr Tréouré”)  con il titolo “Hirvoudoù” [in italiano un lamento], e pubblicata nel 1933 da Henry Lemoine in “20 Breton songs arranged by G. Arnoux”. (vedi) Eccola classificata così come “chanson bretonne” o “Une complainte bretonne”, e interpretata tra gli altri anche da Alan Stivell quale tributo al grande bardo della Scozia (nell’album “Brian Boru” 1995). Infatti nella versione bretone il testo si adatta sia al femminile che al maschile, mentre la traduzione francese nella raccolta di Henry Lemoine propende per un lamento maschile.

ASCOLTA Tri Yann

I
Penaos oc’h-c’hwi ker kaer gwisket
Traonienn ha prad leun a vleunioù
Penaos e kanit, laboused,
Tre ma ‘maon-me o skuilh daeroù?
Ho kanaouennoù dudius
Va c’halon baour din a ranno
‘N ur gomz eus un amzer eürus
Ha ne deuio biken en-dro!
II
Da c’houloù-deiz ‘vel d’abardaez
Me ‘garje mont war ribl ar stêr
‘N ur vouskanañ va c’harantez
‘Vel an eostig, an alc’houeder
Dindan ar gwez, laouen bepred,
E kutuilhen bleunioù dispar ;
Siwazh, setu-me dilezet
Ha rannet holl gant ar glac’har!

TRADUZIONE FRANCESE (qui)
I
Pourquoi êtes-vous si bien parés, vallées et champs couverts de fleurs ; pourquoi chantez-vous, oiseaux, pednant que je verse des larmes ?
Vos chansons merveilleuses
me briseront le coeur,
en évoquant un temps heureux
qui ne reviendra jamais !
II
De l’aube jusqu’au soir,
j’aimerais aller au bord de la rivière,
en chantonnant mon amour,
comme font le roitelet ou l’alouette ; sous les arbres, toujours joyeux,
je cueillerais des fleurs sans pareilles. Hélas ! me voilà abandonné,
et tout brisé par le chagrin
TRADUZIONE ITALIANO
I
Perchè siete così ben adornati
valli e campi ricoperti di fiori
perché cantate uccellini
mentre io verso lacrime?
I vostri canti meravigliosi
mi spezzano il cuore
ed evocano un tempo felice
che non tornerà mai più
II
Dall’alba fino a sera
vorrei andare sulle rive del fiume
per cantare il mio amore
come fanno lo scricciolo e l’allodola
sotto gli alberi tutto il giorno felice, raccoglierei i fiori senza eguali.
Ahimè? Sono qui abbandonato
e distrutto dal dolore

FONTI
http://www.robertburns.plus.com/Stories2.htm
http://ontanomagico.altervista.org/rosa.htm
http://sangstories.webs.com/yebanksandbraes.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/636.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/fripon.htm
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/frame_par_recueil.htm

THE CURRAGH OF KILDARE: THE WINTER IT IS PAST

La ballata è diffusa in tutta Irlanda e più in generale anche nelle Isole Britanniche, seppure identificata con diversi titoli: The Lamenting Maid, Winter’s Gone And Past, The Irish Lovers, The love-sick maid.
La vicenda narrata non è più ben ricostruibile attraverso i vari riferimenti testuali, possiamo a grandi linee dire che si tratta del lamento di una giovane donna per essere stata abbandonata dal suo innamorato. Alcuni studiosi affermano che l’amato in questione era un bandito di strada tale Johnson impiccato nel 1750 per aver partecipato alla rapina nel Curragh di Kildare. Altre ipotesi sono che il ragazzo sia arruolato come soldato ed si trovi nel campo di addestramento di Kildare (un terreno utilizzato spesso per i raduni dell’esercito).
Le versioni testuali stampate risalgono al 1765 (The love-sick maid ) e agli anni 20 del 1800, mentre quella scozzese riportata da Robert Burns è datata 1788 (vedi). Gli studiosi ancora dibattono sull’origine irlandese o scozzese del brano.

PRIMA VERSIONE: WINTER’S GONE AND PAST

In questa versione apprendiamo che è primavera, gli uccellini cinguettano con il cuore traboccante di gioia mentre la donna che canta soffre le pene d’amore, solo andando a Kildare potrà avere notizie del suo amato. Il suo dolore è grande e non ha requie.

ASCOLTA Christy Moore

VERSIONE DI CHRISTY MOORE
I
The winter it has passed
And the summer’s come at last
and the birds they are singing in the trees,
their little hearts are glad
but mine is very sad
for my true love is far away from me.
II
The roses upon the briar
by the waters running clear
Bring joy to the linnet and the bee
their little hearts are blessed
But mine is not at rest
for my true love is far away from me
CHORUS
And straight I will repair
To the Curragh of Kildare (1)
For it’s there I’ll finds tidings of my dear
III
All you who are in love
Aye and cannot it remove
I pity the pain that you endure
For experience lets me know
That your hearts are full of woe
and the woe that no mortal can cure
TRADUZIONE ITALIANO
I
L’inverno è trascorso
e l’estate è finalmente arrivata
e gli uccelli cantano sugli alberi
i loro piccoli cuori sono lieti
il mio invece è molto triste
per l’amore che è lontano da me.
II
Le rose tra i rovi
presso le acque che scorrono limpide
portano gioia al fanello e all’ape
e i loro piccoli cuori sono benedetti
ma il mio non ha pace
per l’amore che è lontano da me.
CORO
Mi recherò dritto fino
alla Landa di Kildare (1)
perché è là che troverò notizie del mio amore.
III
Tutti voi che siete innamorati
sì e non potete farne a meno
compatisco il dolore che sopportate,
l’esperienza mi ha insegnato
che i vostri cuori sono pieni di dolore
ed è un dolore che nessun mortale può curare.

NOTE
1) Curragh è un nome di origine gaelica Cuirreach che si traduce con “moor” ossia landa, brughiera. Il termine denota anche una barca di pescatori un po’ particolare originariamente ottenuta intrecciando dei vimini e rivestendola con delle pelli, che ricorda vagamente una canoa, ma con la prua rialzata e la poppa squadrata. Curragh è anche un nome maschile anche se desueto

IL CURRAGH DI KILDARE

the_curraghProbabilmente è il pascolo naturale più antico e più grande d’Europa (4870 ettari) una parte è attualmente utilizzata per l’addestramento dell’esercito irlandese, è diventata anche la località di una famoso ippodromo. Il luogo è ricco di siti archeologici.
Nell’Irlanda antica era sede delle riunioni di tutte le tribù celtiche del Regno di Leinster. Questi raduni erano occasioni di grande fiere, gare e festeggiamenti; il mitico eroe Fionn MacCumhall e i suoi guerrieri (i famosi Fianna) si esercitavano proprio qui, essendo una terra ricca di selvaggina.
La leggenda narra che nel 480 Santa Brigida chiese della terra al re supremo del Leinster, dove poter costruire il suo monastero; il re, deridendola, le concesse tanta terra quanta ne copriva il mantello, ma per miracolo il mantello della Santa si allargò fino al punto di occupare un bel po’ di terra, che prese il nome di  Pascolo di Santa Brigida (un’altra versione ancora più allucinata, riporta che nottetempo le suore avessero cucito insieme tutti i loro mantelli!?). In effetti a guardare il Curragh dall’alto (ad esempio con Panoramio) sembra proprio di vedere tanti pezzi di verde nelle varie gradazioni cuciti insieme a formare una enorme coperta!
La storia richiama le prodezze molto meno soprannaturali di un’altra donna mitica, Didone, regina di Cartagine, che fondò la città facendo ricorso ad un espediente analogo: Didone ottenne da re Iarba il permesso di stabilirsi prendendo tanto terreno quanto ne potesse contenere una pelle di bue; oh potere delle parole, tagliando in tante strisce sottili la pelle assegnata e mettendole in fila Didone riuscì a delimitare il vasto territorio della città di Cartagine!

THE CURRAGH OF KILDARE

Testo identico alla prima versione con melodie simili: sono aggiunte due righe in merito alla divisa verde che la donna (o l’uomo) indosserà per andare a Kildare.

ASCOLTA Ryan’s Fancy

ASCOLTA Emmett Spiceland

ASCOLTA Finbar&Eddie Furey 1968

Non mancano versioni un po’ più ritmante come quella della Oysterband (1994) e una versione intermedia come quella del gruppo Atlantis

ASCOLTA Atlantis – 2003

WINTER’S GONE AND PAST
I
The winter it is past
and the summer’s come at last,
and the (small) birds are singing in the trees;
And their little hearts are glad,
ah, but mine is very sad,
For my true love is far away from me.
CHORUS
And straight I will repair
to the curragh of Kildare,
For it’s there I’ll find tidings of my dear.
II
The roses on the briar
by the waters running clear,
They bring joy to the linnets and the bee;
And their little hearts are glad,
but mine is very sad(1) ,
For my true love is far away(2) from me.
III
A livery I will wear and I’ll comb back my hair,
And in velvet so green I will appear.
IV
I’ll wear a cap of black (3)
with some frills around my neck
Golden rings on my fingers I will wear
Oh yes, this I’ll undertake
for my own true lover’s sake
For he lives in the Curragh of Kildare
V(4)
All you that are in love
and cannot it remove,
I pity the pain that you endure;
For experience lets me know
that your hearts are full of woe,
A woe that no mortal can endure.
TRADUZIONE ITALIANO
I
L’inverno è trascorso
e l’estate è finalmente arrivata
e gli uccelli cantano sugli alberi
i loro piccoli cuori sono lieti
il mio invece è molto triste
per l’amore mio che è lontano da me.
RITORNELLO
Mi recherò dritto fino
alla Landa di Kildare
perché è là che troverò notizie del mio amore.
II
Le rose tra i rovi
presso le acque che scorrono limpide,
portano gioia al fanello e all’ape
e i loro piccoli cuori sono lieti
ma il mio non ha pace (1)
per l’amore mio che è lontano (2) da me.
III
Indosserò una divisa e pettinerò i capelli all’indietro
e in velluto verde mi mostrerò
IV
Indosserò  una cuffia nera(3)
con le trine attorno al collo
metterò anelli d’oro alle dita
o si , così mi impegnerò
per mettermi alla ricerca del mio innamorato
che vive nella Landa di  Kildare
V (4)
Tutti voi che siete innamorati
e non potete farne a meno,
compatisco il dolore che sopportate,
l’esperienza mi ha insegnato
che i vostri cuori sono pieni di dolore
ed è un dolore che nessun mortale può curare.

NOTE
1) (can know no rest),
2) absent
cuffia-17003) la cuffietta in testa era un accessorio abbastanza comune portato dalle
donne per coprire i capelli, anche se era un capo indossato per lo più da domestiche e lavoratrici. Ecco una foggia tipica del 1700. In altre versioni il capo indossato diventa un “coat” ossia una giacchetta
4) un altro verso
My love is like the sun in the pleasant month of June,
That do always prove constant and true;
But his is like the moon that do wender up and down,
And in every month it is new.

FONTI
http://www.mudcat.org/thread.cfmthreadid=11870&messages=12

SECONDA VERSIONE: THE IRISH LOVERS

I testi di The Irish Lovers e di The love-sick maid sono molto simili, si sviluppano su più strofe e la vicenda si delinea maggiormente: è il padre della donna, un ricco possidente, ad aver osteggiato la tresca tra i due innamorati. La donna decide (dopo essersi agghindata per bene) di andare a Kildare per avere notizie dell’amore lontano.

Mentre traducevo il testo mi sono fatta l’idea che Johnson fosse uno stalliere o un fantino, assunto dal ricco proprietario terriero per badare ai cavalli da corsa selezionati per gareggiare a Kildare.
Lei sperava di trovarlo là, ma il tizio dalle abitudini errabonde (forse un traveller) ha preferito andarsene e lei legata alle catene da Cupido si tormenta in lacrime per tutta la notte.

Di questa versione al momento non ho trovato esecuzioni musicali

THE IRISH LOVERS (qui)
Now the winter is past,
And the summer comes at last,
And the birds sing on every tree,
The hearts of those are glad,
Whilst(1) I am very sad,
Since my true love is absent from me.
My father he is great,
With a plentiful estate,
He has robb’d me of him I adore;
How cou’d he so cruel be,
To force my love from me,
And I fear I shall see him no more.
I’ll put on a coat of black,
And a fringe about my neck,
My rings on my fingers I’ll wear;
Straightway I will repair
To the Corough of Kildare,
And tis there of my love I shall hear.
A livery I shall wear,
And I’ll comb back my hair,
I will dress in my velvet so green;
And this I’ll undertake,
For my true lover’s sake,
He rides on the Corough of Kildare.
With patience I did wait,
Till he ran for the plate,
Thinking young Jopson to see;
But fortune prov’d unkind,
He has alter’d his mind,
And he’s gone from the lowlands from me.
I would not think it strange,
The wide world for to range,
So I could but obtain my delight;
So here in Cupid’s chain
I’m obliged to remain
And in tears I will spend the night.
My love is like the sun,
In the firmament doth(1) run,
That always proves constant and true;
But yours is like the moon,
That goes wandering up and down,
And every month is new.
Farewell my joy and heart,
Since you and I must part,
You’re the fairest that ever I did see;
I never did design
To alter my mind,
Altho’ you’re below my degree.
TRADUZIONE ITALIANO
Ora l’inverno è trascorso
e l’estate è finalmente arrivata
e gli uccelli cantano su ogni albero
i loro cuori sono lieti
mentre io sono molto triste
da quando il mio amore è lontano da me.
Mio padre è potente
con una grande tenuta
mi ha derubata di colui che amo,
come ha potuto essere così crudele,
a separare il mio amore da me,
e temo che non lo vedrò più!!
Metterò un giacchino nero
e uno scialle intorno al collo
indosserò gli anelli alle dita
e mi recherò dritto fino
alla Landa di Kildare
e laggiù avrò notizie del mio amore.
Una divisa indosserò
e mi pettinerò i capelli all’indietro
mi vestirò di velluto verde
e questo intraprenderò
per il bene del mio amato
che cavalca alla Landa di Kildare.
Con pazienza aspettavo
che si gettasse nella piana
sperando di vedere il giovane Jopson
ma la fortuna si dimostrò ostile
egli ha cambiato idea
e se n’è andato dalle pianure, da me.
Non volevo vederci nulla di strano
nel vagabondare per tutto il mondo
ma così potevo ricavare la mia gioia
così qui, nella catena di Cupido
sono costretta a restare
e in lacrime trascorrerò la notte.
Il mio amore è come il sole
che nel firmamento fa la gara
per dimostrare sempre costanza e fedeltà;
ma il tuo amore è come la luna,
che vaga su e giù
e ad ogni mese è nuova.
Addio mio cuore e gioia,
da quanto io e te siamo separati
sei il più bello che abbia mai conosciuto;
non ho mai pensato
di cambiare la mia decisione
benchè tu non sia alla mia altezza.

NOTE
1) termini arcaici

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11870
http://bodley24.bodley.ox.ac.uk/cgi-bin/acwwweng/regsrch.pl?wert=harding+b+28(176)&recnums=:44263&index=6&db=balladshttp://www.libraryireland.com/HistoryIreland/Curragh-Kildare.php
http://www.curragh.info/landmarks/plains.htm
APPROFONDIMENTO
SANTA BRIGIDA DI KILDARE ERA UNA DRUIDESSA?
http://ontanomagico.altervista.org/curragh-kildare.html