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Bannocks of Barley

IL BANNOCK SCOZZESE

La preparazione di questa alternativa del pane cotto in forno è antichissima, perchè per ottenere il primo pane nella storia probabilmente si schiacciarono tra due pietre i chicchi dei primi cereali coltivati,  e con l’aggiunta di acqua si cossero in strati sottili su delle pietre piatte poste sul fuoco (o tra la cenere). L’ulteriore variante fu poi la cottura nella padella in ghisa dei traveiller e dei primi pionieri d’oltreoceano.
Il bannock scozzese ha uno spessore maggiore rispetto alle varianti tipo piadina o gallette (come di chiamano in Bretagna) o alle miacce della Valsesia perchè si stende un po’ spesso, circa alto uno o due dita; storicamente è stato il pane dei pionieri americani e canadesi, che però aveva già il suo equivalente tra i popoli nativi i quali lo preparavano con la farina di mais (o con il grano integrale). Le farine d’un tempo erano quelle d’avena o d’orzo che meglio si adattano ai climi estremi del Nord, un pane preparato in fretta e senza lasciarlo lievitare, anche se nel tempo con l’aggiunta di un po’ di lievito, si trasforma in focaccia e con una manciata di uvetta diventa addirittura un dolce. Una cottura ancora alternativa è quello della frittura.
Il problema della cottura sulla fiamma viva di un fuoco da campo è la distribuzione del calore perchè se il fuoco è troppo vivo, si rischia di bruciare la crosta e di lasciare l’interno poco cotto (il mio consiglio è d’imparare direttamente da chi ha già esperienza). In mancanza di padella l’impasto un po’ più denso viene avvolto intorno a un bastoncino di legno e cotto sopra le fiamme.

LA RICETTA DELLE ISOLE ORCADI

I Bannock d’orzo hanno un sapore caratteristico un po’ dolciastro e sono cotti sulla piastra/padella invece che nel forno, perfetti per la vita da campo dei rudi montanari scozzesi (e del rancio dei guerrieri scozzesi).
La ricetta presa da Elizabeth’s kitchen diary è molto semplice: 2 tazze di farina d’orzo, 1 tazza di farina di grano, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio e 1 di crema di tartaro (ok oggi possiamo usare tranquillamente lo lievito in polvere), un pizzico di sale. L’aggiunta dello lievito rende più appetibile ai palati moderni questo tipo di pane, ma un tempo si doveva trattare di una semplice miscela di farina e acqua, io uso il lievito istantaneo in polvere sciolto nel latticello, ma fate un po’ come vi pare, anche il bicarbonato può andare. Come per tutti gli impasti che devono restare morbidi si devono maneggiare il meno possibile.
Fare una fontanella con tutti gli ingredienti secchi, aggiungere tanto latticello quanto basta per ricavare una palla, (usando la stessa tazza dosare 3/4 di latticello, l’aggiunta della parte liquida è da fare però a occhio, in base alla consistenza da dare all’impasto) spianare la pasta con un po’ di farina dando la forma rotonda -si può fare un unico “pane tondo” (con il segno della croce impresso con il manico di legno) o tagliarlo in quarti.
Scaldare una padella di ghisa (senza ungerla, ma c’è chi la unge)  fino a farla diventare ben calda. Cuocere per circa 5/10 minuti su ogni lato senza scordare i bordi.
Per gustarlo al meglio tagliate il bannock ancora caldo aprendolo in due e spalmateci sopra il burro. Servire caldo con formaggio tipo fontina o asiago (che non è la stessa cosa del formaggio delle Orcadi, ma .. è da provare con i formaggi italiani a pasta semi molle anche quelli erborinati)

LA RICETTA STORICA

Un’altra versione (qui) aggiunge invece le due farine d’orzo e d’avena, sale, un po’ di burro e del latte e suggerisce un curioso procedimento per amalgamare gli ingredienti: sbriciolare il burro nelle farine come quando si prepara la pasta frolla (burro freddo che si consiglia di grattugiare per amalgamare più velocemente) e poi mettere a mollo nel latte in modo che risulti ben bagnato ma non troppo e lasciare riposare 15 minuti. Presumo che questo tipo di preparazione sia dovuta al fatto che si macinino “in casa” i chicchi (usando un frullatore, o il vecchio macinino del caffè) e che quindi non si ottenga una vera e propria farina. Come sia dopo l’ammollo si impasta con della farina d’avena e si procede spianando in forma tonda. Per la cottura in padella indica 15 minuti per lato

IL BANNOCK BISCOTTINO

Diciamolo francamente, la cottura in forno è migliore, l’impasto si cuoce bene anche all’interno, senza rischio di bruciacchiature e mezze cotture come in padella. Così elaborando appena un poco la ricetta precedente si ottengono dei gustosi (per il palato scozzese) biscottini (oatcake) da abbinare a un accostamento agrodolce, tipo formaggio e marmellata (o a burro/formaggio e miele).
La ricetta (qui) una miscela farina di grano (2 tazze) e d’avena (1 tazza), poco zucchero  e lievito, il solito pizzico di sale, burro a temperatura frigo, latte e yogurt (o il latticello se avete appena preparato il burro fresco). Procedere come al solito per la preparazione della pasta frolla (parte secca + burro  grattugiato) poi quando il burro è tutto sbriciolato aggiungere la parte liquida e mescolare con un cucchiaio di legno e poi continuare a impastare aggiungendo della farina fino a quando l’impasto non è più appiccicoso. Invece di usare gli stampini, modellare la pasta come un salame e tagliare a fette spesse 1 cm circa, se invece vogliamo fare dei biscottini rettangolari modellare un salamino più lungo e sottile (come per gli gnocchi). Cuocere a 200° per 10-15 min

IL BANNOCK LIEVITATO

Ed eccoci arrivare alla versione pane dolce lievitato, nella ricetta del Selkirk Bannock (qui e qui) si usa una farina forte (500 gr), lievito di birra, acqua o latte tiepido per attivare la lievitazione, un etto abbondante di burro (100-150 gr), 50/100 gr di zucchero e  uvetta a piacere.
Un tempo era preparato con la farina d’orzo, ma per farlo lievitare bene è preferibile la farina di grano; questo dolce più ricco è probabilmente il Bride bannock (bonnach Bride) descritto da Alexander Carmichael, che le donne sposate preparavano per la festa di Imbolc.

E mentre stiamo ai fornelli ascoltiamoci un po’ di musica tradizionale scozzese

Bannocks o’ bear meal

Sulla melodia tradizionale The Killogie nel 1688 Lord Newbottle scrisse una poesiola satirica, con il titolo di “Cakes o’ Croudy” (Crowdie è una densa pastella di farina e acqua preparata per la cottura sulla piastra). In Scozia questo tipo di satira si dice Pasquil proprio come le nostre “pasquinate” in cui il popolo sfoga il suo malumore verso i potenti. Trasformata da Robert Burns in una canzone giacobita per la raccolta dello “Scots Musical Museum” (1796). Anche James Hogg ha pubblicato un testo simile a quello di Burns con il titolo  “Cakes o’ Croudy”  (“Jacobite Relics”, 1819) che prende anche il titolo di Bannocks o Barley: nella canzone si rende omaggio ai guerrieri dei clan scozzesi (i Montanari della Scozia alta e delle Isole) che combatterono per cercare di rimettere sul trono l’ultimo pretendente della casa Stuart
lads wi the bannocks o’ barley (i ragazzi che mangiano panini d’orzo)

Non posso fare a meno di notare che anche i ribelli irlandesi del 1798 furono associati all’orzo “L’orzo che si muove nel vento”:  pare che sulle fosse comuni dove venivano seppelliti i “croppy boys“, crescesse l’orzo, germogliato dalle razioni di cibo che si portavano in tasca; così lo spirito del nazionalismo irlandese non poteva essere distrutto e tornava a rinasce.

Al momento in rete di Bannocks o Barley si trovano le versioni classiche nelle variazioni di Haydn, oppure nel The Complete Songs of Robert Burns, Vol. 6 (qui)

ASCOLTA Daniela Bechly su Spotify la versione classica su arrangiamento di F.J. Haydn; il testo è però “Argyle is my name” (testo qui)
ASCOLTA in verisone marcia del Gloucester Regiment detta anche “Kinnegad Slashers” (una variante di Brian O’Linn e per questo viene archiviata talvolta come melodia irlandese)

The Kinnegad Slashers
Bannocks o’ Barley Meal

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS
Bannocks o’ bear meal (1),
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
I
Wha in a brulyie
Will first cry ‘ a parley’?
Never the lads
Wi the bannocks o’ barley!
II
Wha, in his wae days,
Were loyal to Charlie (2)?
Wha but the lads
Wi the bannocks o’ barley!


LA VERSIONE DI JAMES HOGGS
I
Bannocks o’ bear meal,
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
Wha in a bruilzie
will first cry ” a parley ?”
Never the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
II
Wha was it drew
the gude claymore for Charlie ?
Wha was it cowed
the English lowns rarely ?
An’ clawed their backs
at Falkirk (3) fairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
III
Wha was’t when hope
was blasted fairly,
Stood in ruin (4)
wi’ bonny Prince Charlie?
An’ ‘neath the Duke’s (5)
bluidy paw dreed fu’ sairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
Traduzione italiano di Cattia Salto
Panini (tortino) di farina d’orzo (1),
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
I
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi nei giorni del dolore
fu fedele a Carletto (2)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!


Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Panini (tortino) di farina d’orzo,
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi ha sferrato il colpo con il suo valoroso spadone per Carletto?
Chi ha intimidito
le canaglie inglesi?
E artigliato finalmente
le loro schiene a Falkirk (3)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!
III
Chi fu, quando la speranza
venne spazzata via,
ad ergesi tra le rovine (4)
con il bel Carletto?
E sotto la zampa insanguinata
del Duca (5) tremò pieno di rimpianto?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!

NOTE
1) bear (che si pronuncia proprio come la parola inglese per “orso” è un tipo particolare d’orzo coltivato nell’antichità nelle isole Orcadi, usato sia per la panificazione che per la birra. Gli storici presumono che sia arrivato nelle isole (Orcadi e Shetland) insieme ai vichinghi, è seminato in primavera e raccolto in estate ( per la sua rapida crescita è detto anche l’orzo dei 90 giorni).
2) il nostro Bonny Prince
3) la battaglia di Falkirk fu la più grande battaglia della Rivolta giacobita combattuta il 17 gennaio 1746 tra gli Inglesi e i sostenitori di Charles Edward Stuart  (vedi) già nel 1298 si era dispitata un’altra battaglia tra gli Inglesi e i ribelli scozzesi di William Wallace, vinta da Edoardo I a caro prezzo. Purtroppo, però, anziché riprendere l’avanzata verso sud,  il principe Carlo Edoardo preferì fermarsi a Inverness con l’intenzione di svernarvi.
4) Christian Souchon nella sua traduzione suggerisce ” si sacrificò fino alla morte”
5) il Duca di Cumberland chiamato dagli amici “il macellaio”, e paragonato ad un orso sanguinario:  gli scozzesi furono sconfitti pochi mesi dopo la vittoria di Falkirk nella battaglia di Culloden, anche quel giorno pioveva era il 16 aprile 1746 continua

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/bannocks_o_bear_meal.htm
http://chrsouchon.free.fr/bannock.htm
http://chrsouchon.free.fr/croudy.htm
http://abcnotation.com/tunePage?a=www.campin.me.uk/Flute/Webrelease/Flute/09Duet/09Duet/0002

RICETTE
http://ontanomagico.altervista.org/alimentazione.html
http://ontanomagico.altervista.org/cereali.htm
http://outlanderkitchen.com/2014/08/13/bannocks-castle-leoch/
https://www.elizabethskitchendiary.co.uk/2013/04/orkney-beremeal-bannocks.html/
https://honey-guide.com/2013/11/24/bere-and-beremeal-bannocks/

https://www.bbcgoodfood.com/recipes/1129665/selkirk-bannock
https://foodanddrink.scotsman.com/food/a-history-of-the-selkirk-bannock-including-recipe-for-making-your-own/

WHEN SHE CAM BEN SHE BOBBED

Sulla melodia tradizionale “When she came ben she bobbed” troviamo un testo ammiccante a una illecita liaison, rivisitato da Robert Burns nello “Scots Musical Museum” del 1792.
La versione però con cui viene ancora cantata è quella di Lady Nairne che la riscrisse nel 1810 circola titolandola “The Laird o’ Cockpen

LA MELODIA

La melodia “When she came ben she bobbed” è reputata d’epoca rinascimentale, anche se la troviamo come tablatura per liuto nel Manoscritto Balcarres (1690 , accesso all’archivio digitale qui)
ASCOLTA (un troppo breve assaggio) Jakob Lindberg (liuto) oppure su Spotify la versione per arpa (qui)

Il testo si commenta da solo (dopo aver decifrato il dialetto scozzese)
ASCOLTA Ian Bruce in Alloway Tales, 1999 a seguire  O Mally’s Meek. Ian è  un cantautore, ma in questo cd ha reso omaggio alle canzoni di Robert Burns. Già coinvolto nel progetto di Fred Freeman per l’edizione discografica integrale sul poeta scozzese.


I
O, when she cam ben,
she bobbed (1) fu’ law!
O, when she cam ben,
she bobbed fu’ law!
And when she came ben,
she kiss’d Cockpen,
And syne she deny’d she did it at a’!
II
And was na Cockpen
right saucy with a’ (2)?
And was na Cockpen
right saucy with a’,
In leaving the dochter o’ a lord (3),
And kissin a collier (4) lassie an’ a’?
III
‘ O, never look down,
my lassie, at a’!
O, never look down,
my lassie, at a’!
Thy lips are as sweet,
and thy figure complete,
As the finest dame
in castle or ha’ .
IV
‘Tho’ thou hast nae silk,
and holland sae sma’,
‘Tho’ thou hast nae silk,
and holland sae sma’,
Thy coat and thy sark
are thy ain handywark,
And Lady Jean was never sae braw.’ (5)
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Quando entrò in salotto
s’inchinò con referenza,
quando entrò in salotto
s’inchinò con referenza,
e quando entrò in salotto
baciò Cockpen
e poi negò di averlo fatto
II
Oh Cockpen non allungava
sempre le mani su tutte?
Cockpen non allungava
sempre le mani su tutte?
Dimenticando la figlia di un Signore
per baciare una servetta?
III
Oh non abbassare mai lo sguardo
mia fanciulla
Oh non abbassare mai lo sguardo
mia fanciulla!
Le tue labbra sono così dolci
e la tua figura perfetta,
come la più elegante dama
di un castello o palazzo
IV
Sebbene tu non abbia seta
e fine tela olandese,
sebbene tu non abbia seta
e fine tela olandese,
la tua gonna e camicia
sono il tuo capolavoro
e Lady Jean non è mai così bella!

NOTE
La traduzione in inglese qui
1) sta per curtsy, inchinarsi, fare la riverenza
2) forse ho optato un’espressione troppo moderna
3) ovvero la moglie Lady Jean
4) collier sta per coalier che si collega a coaly il carbone (coke): compito delle servette di un tempo era occuparsi di legna e carbone per scaldare e cucinare
5) tutti bei complimenti volti solo a ottenere i favori sessuali della fresca fanciulla, scema lei a cascarci (e purtroppo un tempo la fanciulla in questione non aveva altre possibilità che sottomettersi perchè se si ribellava andando a lamentarsi dalla moglie veniva comunque licenziata, l’unica sua possibilità era riuscire a non restare mai da sola in compagnia del Signorotto o di darsi velocemente alla fuga)

continua

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/622.htm
http://burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-353,-pages-364-and-365,-when-she-cam-ben-she-bobbed.aspx
http://www.tunearch.org/wiki/Annotation:When_she_cam_ben
http://www.irishpage.com/songs/carolan/shecnote.htm

THE LAIRD O’ COCKPEN

Una courting song umoristica scritta da Carolina Oliphant, (1766-1845) conosciuta con il nome da sposata di Lady Nairne, sulla melodia tradizionale “When she came ben she bobbed” – di origine seicentesca e già comparsa con un testo ammiccante a una illecita liaison, rivisitato da Robert Burns nello “Scots Musical Museum” del 1792.
Così Lady Nairne scrive nel 1810 circa la sua versione “The Laird o’ Cockpen” sull’arrogante Signorotto di Cockpen che resta con un palmo di naso davanti al rifiuto della signora Jean di sposarlo (la quale sembra essere ben consapevole degli appetiti sessuali della gentry del Perthshire, e di Cockpen in particolare, verso le popolane ).
Il testo venne dato in stampa nel III volume dello “Scottish Minstrel” con solo sei strofe ed è anche stampato da George Thomson nel 1825 (in Collection of the Songs of Burns, Sir Walter Scott and other eminent lyric poets”) e tuttavia quando  Thomson ristampa la canzone nel 1843 nel V Volume del “Select Collection of Original Scottish Airs (n 250) sono aggiunte ulteriori due strofe come “lieto-fine”, che l’editore si attribuisce, banalizzandola in una più comune love song.

Decisamente uno scioglilingua per chi non sia scozzese se si canta velocemente! La melodia “When she came ben she bobbed” è reputata d’epoca rinascimentale.

ASCOLTA Tannahill Weavers in The Old Woman’s Dance 1978 (strofe I, II, III, IV, VI, VII) che così commentano
“A song from the east coast of Scotland concerning the worst case of attempted marriage on record.
The male chauvinist Laird or baddie, being in desperate need of a wife/cook/bottle washer approaches the inevitable only daughter or goodie without due courtship/expensive meals/red wine only to be rebuffed and, due no doubt to his chauvinism, left confused and in doubt of the lady’s mental health.”
(tratto da qui)

ASCOLTA Poitin (strofe da I a VII)

ASCOLTA   Jean Redpath in “Will Ye No Come Back Again? (The Songs Of Lady Nairne)” 1986 (ascolta su Spotify qui)


I
The Laird o’ Cockpen he was proud and he’s great
But his mind was ta’en up wi’ the things o’ the state
He’s wanted a new wife his braw home tae keep
But favour wi’ wooin’ was fashous (1) tae seek
II
Doon by the dykeside (2) there’s a lady did dwell
It’s at his table heid (3) he was sure she’d look well
McLeish’s (4) ae daughter o’ Clavers ha’ lee
A penniless lass wi’ a lang pedigree (5)
III
His wig was well pouthered  and as good as new
His waistcoat was white and his suit it was blue
He’s put on a ring and a sword and cocked hat
And who could refuse him, the laird, wi’ a’ that?
IV
He’s ta’en the grey mare and he’s rade cannily (6)
He’s tapped(7) at the yett (8) o’ the Clavers ha’ lee
Gae tell mistress Jean tae come speedily ben(9)
For she’s wanted tae speak tae the Laird o’ Cockpen
V
Mistress Jean was makin’ the elder-flower wine:
‘And what brings the Laird at sic (10) a like time?’
She put aff her apron and on her silk goun,
Her mutch (11) wi’ red ribbons and gaed awa doun.
VI
And when she cam’ by it’s he bowed fu’ low
And what was his errand he soon let her know
Amazed was the laird when the lady said naw
And we’ a leigh (12) courtsey she turned awa’
VII
Dumfoundered (13) he was but nae sign did he gie
He’s mounted his horse and he’s rade cannily (6)
And aft times he thinks as he rides through the glen
She was daft (14) tae refuse me, the Laird o’ Cockpen
VIII
And now that the Laird his exit had made,
Mistress Jean she reflected on what she had said;
’Oh, for ane I’ll get better its waur? (15) I’ll get ten,
I was daft to refuse the Laird o’ Cockpen.’
IX
Next time that the Laird and the lady were seen,
They were gaun arm-in-arm to the kirk on the green;
Now she sits in the ha’ like a weel-tappit hen,
But as yet there’s nae chickens appeared at Cockpen
Tradotto da Cattia Salto
I
Il signorotto di Cockpen era fiero e valoroso,
poichè i suoi pensieri erano presi da questioni di stato,
voleva una nuova moglie che badasse alla sua casa,
ma ottenere l’approvazione con il corteggiamento era una seccatura
II
Dietro al muretto di pietra viveva una signora
a capo della sua tavola lui era certo che lei ci sarebbe stata bene, McLeish è una figlia di Clavers-ha’ Lee,
una fanciulla senza un soldo con un lungo pedigree
III
La sua parrucca era ben incipriata e come nuova
il suo panciotto era bianco e la giacchetta blu.
si mise un anello e una spada e un tricorno
e chi avrebbe potuto respingerlo, il laird, così conciato?
IV
Prese la cavalla grigia e cavalcò con prudenza
bussò alla porta dei Clavers-ha’ Lee
“Vai a dire alla signora Jean che venga subito qui
perché è desiderata per parlare con il Laird
di Cockpen”
V
La signora Jean stava fecendo il vino con i fiori di sambuco
“Cosa porta il laird in un tempo così?”
Si levò il suo grembiule e mise la gonna di seta e
la cuffia con i nastri rossi e scese da
basso
VI
E quando fu nel salotto di sotto
tosto egli le fece sapere quale era il suo proposito.
Stupefatto fu il laird quando la dama disse no,
e poco cortesemente si allontanò!
VII
Lui era perplesso, ma non ne diede mostra
saltò sul suo cavallo e corse con prudenza
e frequentemente pensava mentre cavalcava per la stretta valle
“E’ stupida a rifiutare me, il Signorotto di Cockpen”
VIII
E ora che il Signorotto aveva fatto la sua uscita
la Signora Jean ponderò su ciò che aveva detto;
“Oh per uno starò meglio, peggio è se ne troverò 10
che stupida ero a rifiutare il Signorotto di Cockpen”
IX
La prossima volta che il Laird e la Lady furono visti
andavano a braccetto nel prato della chiesa;
ora lei siede nella sala come una gallina con una bella cresta
ma ancora non spuntano polli a Cockpen

NOTE
1) fashious=troublesome, annoying, ossia una faccenda noiosa a cui dedicarsi
2) dyke: termine utilizzato in Scozia per distinguere una parete bassa di pietre costruita a secco
3) table heid – head of his table
4) scritto da Lady Nairne come McClish. (vedi)
5) qui sembra voler alludere al desiderio del gentiluomo di accaparrarsi dei titoli illustri.
6) canniliie = carefully, Cautiously
7) tappit=tufted, rapped – knocked
8) yett=gate
9) ben – through the house
10) sic=such
11) mutch= bonnet, close fitting cap
12) laigh=low
13) dumfooner’d – bewildered
14) daft – stupid, Mad.
15) waur=worse. Credo che Jean abbia preferito prendere il primo invece di aspettare per altri dieci pretendenti uno peggiore dell’altro; ma come sia Jean non è più la coraggiosa eroina di Lady Nairne che rifiuta un matrimonio di comodo, anzi si pente subito delle sue pretese d’indipendenza

continua
FONTI
http://www.contemplator.com/scotland/lairdc.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6554
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/14867
http://kistoriches.co.uk/en/fullrecord/55605/11;jsessionid=A1C3E06E0FB75395E28652C68C713AD9
http://folktunefinder.com/tunes/171034

http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_laird.htm
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/102lyr6.htm
http://www.bartleby.com/41/333.html

THERE’LL NEVER BE PEACE TILL JAMIE COMES HAME

“There’ll Never Be Peace Till Jamie Comes Hame” è una vecchia canzone giacobita pubblicata nello “Scots Musical Museum”,  (vol IV, 1791) con il testo riscritto da Robert Burns, che conosceva la melodia con il titolo di “There are few good fellows when Jamie’s awa”. Giacomo è il figlio del deposto re Giacomo VII di Scozia che i Giacobiti riconoscevano come unico legittimo successore al trono e soprannominarono The Old Pretender per distinguerlo dal figlio il Principe Carlo Stuart.

Così scrive Robert Burns in una lettera ad Alexander Cunningham (1791) “You must know a beautiful Jacobite air “There’ll never be peace till Jamie comes hame”. When political combustion ceases to be the object of princes and patriots, it then, you know, becomes the lawful prey of historians and poets.”

LA MELODIA

La melodia è una slow air dolce e malinconica pubblicata da James Oswald in due raccolte “Curious Scots Tunes”, 1740, 22, e in “Caledonian Pocket Companion”, 1743, I. 20, conosciuta anche con il titolo di “There are few good fellows when Jamie’s awa” oppure di “By yon Castle wa’”
ASCOLTA Alessandro Tampieri, Alessandro Palmeri, Giorgio Dellarole (viol. e v.cello barocco e fisarm. 415)

ASCOLTA Sophie Ramsay in ‘The Seas Between Us‘ (vedi)

ASCOLTA Dougie Mathieson & Mags Macfarlane  in “A Tribute to Rabbie Burns”, 2015

ASCOLTA The Whistlebinkies


I
By yon Castle wa’ (1), at the close of the day,
I heard a man sing, tho’ his head it was grey:
And as he was singing, the tears doon came, –
There’ll never be peace till Jamie  (2) comes hame.
II
The Church is in ruins, the State is in jars,
Delusions, oppressions, and murderous wars,
We dare na weel say’t, but we ken wha’s to blame, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
III
My seven braw sons for Jamie drew sword,
But now I greet (3) round their green beds in the yerd (4);
It brak the sweet heart o’ my faithful and dame, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
IV
Now life is a burden that bows me down,
Sin’ I tint (5) my bairns (6), and he tint his crown;
But till my last moments my words are the same, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
Traduzione di Cattia Salto
I
Ai piedi del castello all’imbrunire
udii un uomo cantare, sebbene con il capo canuto
e mentre cantava le lacrime scendevano –
“Non ci sarà mai pace finchè Giacomo (2) ritornerà sul trono”
II
La Chiesa è in rovina e lo Stato in discordia,
delusione, oppressione
e guerre feroci
e noi sappiamo bene
chi è da biasimare
– Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono
III
I miei sette bravi figli per Giacomo cinsero la spada,
ma ora io li piango nei loro verdi giacigli al camposanto
e il povero cuore della mia leale dama si spezzò –
Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono
IV
Ora la vita è un fardello che mi piega in due
dacchè persi i miei figli ed egli perse la corona;
ma fino all’ultimo respiro le mie parole saranno le stesse –
Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono

NOTE
1) wa’=wall
2) La discendenza maschile del ramo Stuart  (la parte cattolica della famiglia) cercò periodicamente e fino al 1746 di riprendersi il trono con l’aiuto di Francia e Spagna: Giacomo Francesco Edoardo Stuart tentò di riprendersi il trono per due volte nel 1708 e nel 1715 sbarcando in Scozia e mettendosi alla testa dei suoi seguaci con l’appoggio di John Erskine, conte di Mar: il 6 settembre 1715 Lord Mar si incontrò con un gruppo di Highlander e nominò ufficialmente il Principe Giacomo Edoardo re di Scozia, Inghilterra e Francia con il nome di Giacomo VIII di Scozia (e Giacomo III d’Inghilterra e d’Irlanda). Anche questo secondo tentativo fallì e Giacomo passò il resto della sua vita dorata in esilio prima in Francia e poi dal 1717 in Italia. (vedi scheda dei personaggi principali qui)
3) greet=weep
4) yerd=kirkyard
5) sin I tint=as I lost
6) bairns=children

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/therellb.htm
https://www.flutetunes.com/tunes.php?id=2322
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-326,-pages-336-and-337-as-i-cam-down-by-yon-castle-wa.aspx

TO DAUNTON ME

Da un frammento di ‘The old carle to daunton me’ Robert Burns tira fuori una canzone su un corteggiamento molesto (1788): la melodia era un’antica aria scozzese già nel Manoscritto Atkinson, 1694, come “This Wife of mine”, rispuntata fuori in un libretto di Loyal Songs datato 1750 (in cui una canzone pro-giacobita inizia così
To daunton me, to daunton me, D’ye ken the thing that wad daunton me – vedi)
Siamo alle solite un vecchio corteggiatore è certo di sposare la giovane illibata, ma lei non è disposta a lasciarsi comprare. Sebbene il tema della canzone sia umoristico, la melodia è una slow air ed è interpretata per lo più con accenti mesti, perchè tutti sapevano che la realtà era molto diversa ed erano proprio gli uomini anziani benestanti a sposare sempre le giovanissime fanciulle. vedi

Joseph Henderson (1832–1908) 'What Can a Young Lassie Dae wi an Old Man?'
Joseph Henderson (1832–1908) ‘What Can a Young Lassie Dae wi an Old Man?’

LA MELODIA

Conosciuta in Irlanda con il nome di Moran’s Return, e in Scozia con il titolo  “To Daunton Me” è suonata sia come slow air che come strathspey (vedi)
The first written appearance of the tune, according to John Glen in “Early Scots Melodies”, 1900, was in 1694 as part of the Atkinson Manuscript, although it had the alternative title, This wife of mine.
Its first printed mention of the tune was as a broadside, in 1700, under another title, ‘Be valient still’, a text preceded by the mention [to be sung to the tune of] “The old carle to daunton me (Logan’s “Pedlar’s Pack”, 1869, quoted by Bruce Olson.”The Fiddler’s Companion” )

Deliziamoci con quest’arrangiamento per violoncello e flauto

ASCOLTA Rapalje

E se non vi basta ancora

e finalmente una strathspey

ASCOLTA Reg Hill & The Ottawa Valley Melodiers

IL TESTO DI ROBERT BURNS

ASCOLTA Janet Russell

ASCOLTA Ewan MacColl


Chorus
To daunton(1) me, to daunton me,
An auld man shall never daunton me!
To daunton me, to daunton me,
An auld man shall never daunton me!
I
The blude-red rose at Yule may blaw,
The simmer lilies bloom in snaw,
The frost may freeze the deepest sea;
But an auld man shall never daunton me.
II
To daunton me, and me sae young,
Wi’ his fause heart and flatt’ring tongue,
That is the thing you shall never see,
For an auld man shall never daunton me.
III
For a’ his meal and a’ his maut,(2)
For a’ his fresh beef and his saut,
For a’ his gold and white monie,
And auld men shall never daunton me.
IV
His gear may buy him kye and yowes,
His gear may buy him glens and knowes;
But me he shall not buy nor fee,
For an auld man shall never daunton me.
V
He hirples twa fauld as he dow,
Wi’ his teethless gab and his auld beld pow,
And the rain rains down frae his red blear’d e’e;
That auld man shall never daunton me.
TRADUZIONE di Cattia Salto
Chorus
Conquistarmi, conquistarmi,
un vecchio non potrà mai conquistarmi!
Conquistarmi, conquistarmi,
Un vecchio non potrà mai conquistarmi!
I
Che la rosa rosso sangue a Natale fiorisca,
e i gigli d’estate sboccino nella neve,
che il ghiaccio congeli l’oceano,
ma un vecchio non potrà mai conquistarmi.
II
Di conquistarmi, io così giovane,
con il suo cuore falso e la sua parlantina:
è una cosa che non si vedrà mai.
perchè un vecchio non potrà mai conquistarmi.
III
Per la sua avena e il suo malto (2)
per tutta la carne fresca e sotto sale,
per tutto il suo oro e argento,
un vecchio non potrà mai conquistarmi!
IV
Con i soldi può comprare bestiame e greggi,
con i suoi soldi può comprare valli e colli,
ma me non mi comprerà o noleggerà,
perchè un vecchio non potrà mai conquistarmi.
V
A mala pena arranca piegato in due,
con la sua bocca sdentata e la sua pelata,
e la pioggia cade dai suoi occhi arrossati e cisposi –
quel vecchio non potrà mai conquistarmi!

Traduzione inglese (qui)

NOTE
1) scritto inizialmente come TO DAWT ON ME (SMM, 1788.)
2)  “In early times home-brewed ale was the national Scottish beverage, as oatmeal was the “staff of life.” “Rowth o’ meal and maut” is an old phrase, still used, to express abundance to eat and drink”—J. H. Una frase simile in italiano è “pan e vin non ti mancava”

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50034
https://comhaltas.ie/music/detail/morans_return
http://tunearch.org/wiki/Moran’s_Return
https://thesession.org/discussions/30286
http://chrsouchon.free.fr/daunton.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/563.htm

MUSING ON THE ROARING OCEAN

Musing on the roaring ocean, Amelia Bauerle -1895
Musing on the roaring ocean, Amelia Bauerle -1895

L’unica canzone sul mare di Robert Burns scritta per la signora McLachlan il cui marito era un ufficiale nella Compagnia delle Indie Orientali, in servizio all’estero.
La melodia “Druimionn dubh”, (in inglese The black cow) è raccolta in Scots Songs (Corri 1783) e Highland Airs, (McDonald 1784).
“Musing on the roaring ocean” è trascritta nello “Scots Musical Museum” , 1788, n ° 279 (vedi)

Conosciuta nel mondo classico per l’arrangiamento di Beethoven, viene classificata da questi come Irish folksong
ASCOLTA Gerda Stevenson & Kyrre Slind

ASCOLTA De Dry Coppen

I
Musing on the roaring ocean,
Which divides my love and me,
Wearying Heav’n in warm devotion
For his weal where’er he be.
II
Hope and fear’s alternate billow
Yielding late to Nature’s law,
Whisp’ring spirits round my pillow,
Talk of him that’s far awa.
III
Ye whom sorrow never wounded,
Ye who never shed a tear,
Care-untroubled, joy-surrounded,
Gaudy Day to you is dear.
IV
Gentle Night, do thou befriend me;
Downy Sleep, the curtain draw:
Spirits kind, again attend me,
Talk of him that’s far awa!
Traduzione di Cattia Salto
I
In meditazione sul boato dell’oceano,
che divide il mio amore e me,
tediando il Cielo in trepida preghiera
per il suo bene ovunque egli sia
II
Speranza e Paura si alternano ai flutti
cedendo tardivamente alla legge di Natura,
fantasmi mormorano accanto al mio cuscino.
mi parlano di lui che è lontano.
III
Tu che il dolore mai ti ferì,
tu che mai versasti lacrima,
non toccato dai problemi, circondato dalla gioia, gaio giorno a te è caro!
IV
Notte gentile a me amica!
Soffice sonno, cala il sipario!
Fantasmi cortesi, di nuovo mi accompagnano,
mi parlano di lui che è lontano!

FONTI
http://wikilivres.ca/wiki/Songs_of_Robert_Burns/Musing_on_the_roaring_ocean
http://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=18343
http://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=105689
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/musing_on_the_roaring_ocean.htm

THE WINTER IT IS PAST BY ROBERT BURNS

La ballata è diffusa in tutta Irlanda e più in generale anche nelle Isole Britanniche, seppure identificata con diversi titoli: The Lamenting Maid, Winter’s Gone And Past, The Irish Lovers, The love-sick maid.
La vicenda narrata non è più ben ricostruibile attraverso i vari riferimenti testuali, possiamo a grandi linee dire che si tratta del lamento di una giovane donna, per essere stata abbandonata dal suo innamorato.
Le versioni testuali stampate risalgono al 1765 (The love-sick maid ) e agli anni 20 del 1800, quella scozzese riportata da Robert Burns è datata 1788.

The Princess Out of School di Edward Robert Hughes
The Princess Out of School di Edward Robert Hughes

LA MELODIA
ASCOLTA l’arrangiamento di Robert Louis Stevenson

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS

ritratto di Robert Burns
ritratto di Robert Burns – Alexander Nasmyth 1787

La versione riportata da Robert Burns e pubblicata nello “Scots Musical Museum” (vedi) è un adattamento della ballata stampata in un broadside del 1765 “The love-sick maid” in cui Burns elimina il riferimento al Curragh di Kildare (vedere prima parte).
Gli studiosi ritengono che la II strofa sia stata scritta interamente dal poeta, mentre la I e la III strofa sono già riportate nella ballata citata.

ASCOLTA The Corries

ASCOLTA Eddi Reader(in versione integrale su Spotify) oppure
“Eddi Reader Sings The Songs Of Robert Burns Deluxe Edition”.
inizia a 36:49

VERSIONE ROBERT BURNS 1788
I
The winter it is past, and the summer’s come at last,
And the small birds sing on ev’ry tree;
The hearts of these are glad,
but mine is very sad,
For my Lover has parted from me.
II
The rose upon the briar,
by the waters running clear,
May have charms for the linnet or the bee;
Their little loves are blest
and their little hearts at rest,
But my Lover is parted from me.
III
My love is like the sun,
in the firmament does run,
For ever constant and true;
But his is like the moon
that wanders up and down,
And every month it is new.
IV
All you that are in love
and cannot it remove,
I pity the pains you endure:
For experience makes me know
that your hearts are full of woe,
A woe that no mortal can cure.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ora l’inverno è trascorso
e l’estate è finalmente arrivata
e gli uccellini cantano su ogni albero,
i loro cuori sono allegri
mentre il mio è molto triste
perchè il mio amore mi ha lasciato.
II
Le rose tra i rovi
presso le acque che scorrono limpide,
portano gioia al fanello e all’ape:
i loro piccoli amori sono benedetti
e i loro piccoli cuori sono lieti
ma il mio amore mi ha lasciato.
III
Il mio amore è come il sole
che nel firmamento fa la gara
per dimostrare sempre costanza e fedeltà;
ma il suo (amore) è come la luna,
che vaga su e giù
e ad ogni mese è nuova.
IV
Tutti voi che siete innamorati
e non potete farne a meno,
compatisco il dolore che sopportate,
l’esperienza mi ha insegnato
che i vostri cuori sono pieni di dolore,
un dolore che nessun mortale può curare.

FONTI
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-200,-page-208-the-winter-it-is-past.aspx
http://www.eddireader.net/tracks/erWIIP.htm
http://www.eddireader.net/tracks/erCK.htm

SHE’S FAIR AND FAUSE

“She’s fair and fause”  è il titolo di una canzone tradizionale scozzese di sole due strofe, andata in stampa nello “Scots Musical Museum” 1792 (Vol IV). Robert Burns molto probabilmente riscrisse la seconda strofa nel 1789, e F. J. Haydn la incluse nelle sue “Scottish and Welsh Songs” (Hob. XXXIa:121).

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LA MELODIA: The Lads Of Leith

Oggi è ancora suonata la melodia, una slow air dalle antiche origini, riportata in “Caledonian Pocket Companion“, vol. 4 (1760), diffusa sia nell’ambito della musica colta che popolare, conosciuta come “The Beauties of the Ballroom” nella tradizione musicale di Cape Breton. (diventa in Irlanda un reel dal titolo Lads of Laoise)

ASCOLTA Antonio De Innocentis

ASCOLTA Yvonne Helkenberg solo chitarra classica

ASCOLTA Booze Foister Band

ASCOLTA Ewan MacColl

I
She’s fair and fause t
hat causes my smart,
I lo’ed her meikle and lang;
She’s broken her vow,
she’s broken my heart,
And I may e’en gae hang.
A coof cam in wi’ routh o’ gear,
And I hae tint my dearest dear;
But Woman is but warld’s gear,
Sae let the bonie lass gang.
II
Whae’er ye be that woman love,
To this be never blind;
Nae ferlie ‘tis
tho’ fickle she prove,
A woman has’t by kind.
O Woman lovely, Woman fair!
An angel form’s
faun to thy share,
‘Twad been o’er meikle
to gi’en thee mair-
I mean an angel mind (1).
Traduzione di Cattia Salto
I
E’ bella e falsa
la causa dei miei affanni;
tanto l’amai e a lungo;
ruppe la sua promessa,
ruppe il mio cuore;
e posso anche andare a impiccarmi.
Uno sciocco venne con molte ricchezze, e ho perso ciò che mi è più caro;
ma Donna è solo una parola frivola,
così che la bella fanciulla vada!
II
Chiunque tu sia che ami una donna,
a ciò non essere mai cieco:
non c’è da meravigliarsi
che si mostri volubile,
è nella natura della donna.
Oh Donna amabile o Donna bella,
la forma di un angelo
ti è stata data da condividere,
molto meglio sarebbe
stato darti di più!
Vale a dire lo spirito di un angelo.

NOTE
1) Burns non sentenziò sempre in modo così convenzionale nei confronti delle donne, anzi le considerava esseri superiori agli uomini vedasi qui

Traduzione in inglese qui
traduzione in francese qui

FONTI
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-398,-page-411-shes-fair-and-fause,-c.aspx
https://thesession.org/tunes/15673
https://thesession.org/tunes/13801
http://tunearch.org/wiki/Lads_of_Leith_(1)_(The)

DUNCAN GRAY CAM’ HERE TO WOO

ritratto di Robert Burns
ritratto di Robert Burns – Alexander Nasmyth 1787

Un canto umoristico della tradizione scozzese collezionato da Robert Burns: l’aneddoto sulla canzone è che la melodia sia stata composta da un carrettiere (o cavallante) di Glasgow per essere suonata sul suo whistle, una bothy ballad dunque.
Nel 1790 Burns aggiunse una serie di versi alla melodia scrivendone diverse varianti: una  finirà nel “Merry Muses of Caledonia”, 1799 (vedi) e due rispettivamente in “Scots Musical Museum” e in “Select Collection of Scottish Airs”. (testi completi qui)

LA MELODIA
E’ trascritta in Caledonian Pocket Companion 1751 (vedi)

DUNCAN GRAY

La versione riportata in “Scots Musical Museum” 1788 racconta di un corteggiamento in chiave umoristica in cui Duncan, tenta di fare la corte a una fanciulla di nome Meg, per niente interessata. Dopo che Duncan ha supplicato, minacciato il suicidio e mandato a quel paese Meg, la ragazza è colta da un malore e cambia opinione su Dancan, adesso è lei a sospirare d’amore per lui! Duncan la perdona e la sposa!

ASCOLTA Ewan MacColl


I
Duncan Gray cam’ here to woo,
Ha, ha, the wooing o’t (1),
On blythe Yule-night when we were fou,
Ha, ha, the wooing o’t,
Maggie coost her head fu’ heigh,
Look’d asklent and unco skeigh,
Gart poor Duncan stand abeigh;
Ha, ha, the wooing o’t.
II
Duncan fleech’d and Duncan pray’d;
Meg was deaf as Ailsa Craig,
Duncan sigh’d baith out and in,
Grat his e’en baith blear’t an’ blin’,
Spak o’ lowpin o’er a linn;
III
Time and Chance are but a tide,
Slighted love is sair to bide,
Shall I like a fool, quoth he,
For a haughty hizzie die?
She may gae to-France for me!
IV
How it comes let doctors tell,
Meg grew sick, as he grew hale,
Something in her bosom wrings,
For relief a sigh she brings:
And oh! her een they spak sic things!
V
Duncan was a lad o’ grace,
Maggie’s was a piteous case,
Duncan could na be her death,
Swelling Pity smoor’d his wrath;
Now they’re crouse and canty baith,
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Duncan Gray qui venne a corteggiare
(Ha, ha, un corteggiamento antiquato!)
Nell’allegra notte di Yule quando si era ubriachi
(Ha, ha, un corteggiamento antiquato!)
Maggie rizzò la testa in alto,
sembrava diffidente e molto ombrosa,
e fece filare il povero Duncan –
(Ha, ha, un corteggiamento antiquato!)
II
Duncan blandì e Duncan pregò
Meg era sorda come la roccia di Ailsa Craig, Duncan pianse a dirotto,
si asciugò gli occhi annebbiati, dicendo di andare a gettarsi in una cascata
III
Il Tempo e la Fortuna non sono che momenti, l’amore offeso difficilmente aspetta “Devo essere pazzo –dice-morire per una scorbutica donnina? Può andarsene in Francia (2) per me”
IV
Come fu, che siano i medici a dirlo, Meg divenne malata, e mentre guariva, qualcosa nel suo petto si attorcigliò, con sollievo fece un sospiro, e oh! i suoi occhi le dissero come stavano le cose!
V
Duncan era un ragazzo devoto
Maggie era un caso disperato
Duncan non poteva essere causa della di lei morte, la compassione crescente smorzò la sua ira; ora sono felici e allegri entrambi

NOTE
1) contrazione di of it (the wooing of it). In questo contesto credo si riferisca alla consuetudine tra le ragazze di respingere il pretendente innamorato per poi innamorarsi non appena lui si allontana mostrando disinteresse.
2) un modo come un altro per mandare qualcuno a quel paese! I corteggiatori scozzesi sono rinomati per la loro scarsa propensione alle pene d’amore, così recita il detto: “Il mare è pieno di pesci”

WEARY FA’ YE, DUNCAN GRAY

Con il titolo “Weary Fa’ Ye, Duncan Gray” c’è una parte seconda della vicenda, un po’ più piccante!
ASCOLTA Deaf Shepherd con il titolo ‘Weary Fa Ye Duncan Grey’


I
Weary (1) fa’ you, Duncan Gray!
Ha, ha, the girdin(2) o’t!
Wae gae by you, Duncan Gray!
Ha, ha, the girdin o’t!
When a’ the lave gae to their play,
Then I maun sit the lee-lang day,
And jeeg the cradle wi my tae,
And a’ for the girdin o’t!
II
Bonie was the lammas moon,
Glow’rin a’the hills, aboon,
The girdin brak, the beast cam down,
I tint my curch and baith my shoon,
And, Duncan, ye’re an unco loun-
Wae on the bad girdin o’t!
III
But, Duncan, gin ye’ll keep your aith,
I’se bless you wi my hindmost breath,
Duncan, gin ye’ll keep your aith,
The beast again can bear us baith,
And auld Mess John (4) will mend the skaith,
And clout the bad girdin o’t
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Accidenti a te (1), Duncan Gray
ha, ha un giro di monta (2)
i guai ti seguono Duncan Gray
ha, ha un giro di monta
quando tutte le cose vanno storto
poi devo stare seduta tutto il santo giorno a spingere la culla con il piede
 e tutto per un giro di monta!
II
Bella era la luna del Raccolto
rischiarava le colline sottostanti
il sottopancia si ruppe e caddi dall’animale, persi il fazzoletto e bagnai le scarpe (3), e Duncan sei un vecchio furfante,  dannazione alla bardatura
III
Ma Duncan se tu manterrai il giuramento, ti benedirò fino all’ultimo respiro, Duncan se tu manterrai il giuramento, l’animale ci porterà ancora entrambi e il vecchio padre John (4) saprà riparare il danno
e mettere una pezza sulla bardatura rotta

NOTE
1) credo che voglia essere una maledizione:  Weary fa’ you! Weary on you!
2) the girthing (di cavallo) mettere il sotto sella, sottopancia, bardare il cavallo= fare sesso
3) sono tutte espressioni che alludono alla perdita della verginità della ragazza
4) il sacerdote che li sposerà

TRADUZIONE INGLESE di Cattia Salto
I
Weary befall you, Duncan Gray!
Ha, ha, the girthing of it!
Woe go by you, Duncan Gray!
Ha, ha, the girthing of it!
When all the rest go to their play,
Then I must sit the livelong day,
And rock the cradle with my toe,
And all for the girthing of it!
II
Fine was the harvest moon,
Glowering at the hills, above,
The girthing broke, the beast came down,
I lost my kerchief and bathe my shoes,
And, Duncan, you are an strange rascal-
Woe on the bad girthing of it!
III
But, Duncan, if you’ll keep your oath,
I’se bless you with my hindmost breath,
Duncan, if you’ll keep your oath,
The beast again can bear us both,
And old Father John will mend the damage
And patch the bad girthing of it!

FONTI
http://scottishparodies.tripod.com/lyricsandfreesonglyrics/id101.html
http://www.borealismusic.co.uk/duncan%20gray%20translation.html
https://en.wikisource.org/wiki/The_Merry_Muses_of_Caledonia/Duncan_Gray
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-160,-page-168-duncan-gray.aspx
http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/duncan_gray/
https://thesession.org/tunes/6934
http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/wearyfa.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=107438
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/duncan_gray.htm
http://www.electricscotland.com/burns/songs/09DuncanGray.jpg

SCOTS CALLAN’ O’ BONNIE DUNDEE

ritratto di Robert Burns
ritratto di Robert Burns – Alexander Nasmyth 1787

La ballata “Scots callan’ o’ bonnie Dundee” è passata per la penna di Robert Burns, ma gli studiosi non sono concordi nell’attribuzione dei versi. Probabilmente deriva da “Jockey’s Escape from Bonnie Dundee” ed è stata pubblicata nello “Scots Musical Museum”, N° 99, Vol 1, 1787.

ADEW DUNDEE

La melodia “Adew Dundee” (in Skene MS 1620 circa) è diventata un modello per una serie di canzoni che riprendono tutte il nome di Dundee (vedi).
Il Manoscritto Skene è una raccolta di musica scozzese per liuto che ha preservato un centinaio di melodie popolari scozzesi, trascritte in notazione moderna e pubblicate nell'”Ancient Melodies of Scotland” di William Dauney.

ASCOLTA Rob MacKillop al liuto

SCOTS CALLAN’

dundee“Callant” è una vecchia parola scozzese per ragazzo, la versione popolare della ballata raccontava delle prodezze amorose di un ragazzo – soldatino pronto a darsela a gambe piuttosto che sposare la ragazza ingravidata.
La ragazza però è innamorata del suo bel soldatino e cantando la nanna al loro bambino ne attende il ritorno. E tuttavia è anche un anti-war song con l’andamento di un lamento.

ASCOLTA The Cast (Mairi Campbell, Dave Francis) in “The Winnowing” 1996. Una voce pura e cristallina quella di Mairi Campbell che ha interpretato il brano con un misto di dolcezza e di dolore. La parte finale strumentale è uno sviluppo della melodia che richiama la versione più moderna.


I
O, whaur gat ye that hauver-meal bannock (1)?
O, silly blind body, o, dinna ye see?
I gat it frae a brisk sodger laddie (2),
Atween Saint Johnstone(3) and Bonnie Dundee.
II
O, gin I saw the laddie that gi’ed me’t,
Aft has he doudl’d me upon his knee.
May heaven protect my bonnie Scots laddie,
And send him in safe tae his baby and me.
III
My heart has nae room when I think on my laddie,
His dear rosy haffets bring tears tae my een.
And oh! He’s awa, and I dinna ken whaur he’s (4)-
He’s awa frae his lassie and Bonnie Dundee.
IV
O, light be the breeze around him saftly blawin,
And o’er him sweet simmer still blink bonnilie,
May the rich dews o’plenty, around him wide fa’in,
Prevent a’ his fears for his baby and me!
V
My blessings upon that sweet wee lippie!
My blessings upon that bonnie ee-brie!
Thy smiles are sae like my blythe sodger laddie,
Thou’s aye the dearer and dearer tae me.
VI
And I’ll big a bower on yon green bank sae bonnie,
That’s lave’d by the waters o’ Tay wimplin’ clear,
And cleed thee in tartans, my wee smiling Jonnie,
And mak thee a man like your daddie dear.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Da dove credi che venga questo biscottino (1)?
O sciocchino non lo sai?
L’ho preso da un vivace soldatino (2)
tra Perth (3) e la nostra bella Dundee.
II
Mi sembra di vedere il ragazzo che me l’ha dato, che spesso mi teneva sulle sue ginocchia.
Che il cielo protegga il mio bel ragazzo scozzese e lo riporti in salvo da me e il suo bimbo.
III
Il mio cuore non ha quartiere quando penso al mio ragazzo, le sue care rosee guance mi fanno venire le lacrime agli occhi.
Ah, lui è lontano e non so dove sia (4),
è lontano dalla sua ragazza e dalla bella Dundee.
IV
Oh lieve sia la brezza che intorno a lui soffia,
che su di lui la dolce estate ancora sorrida lieta e cada la ricca rugiada dell’abbondanza
a scongiurare tutte le sue paure per il bimbo e me.
V
Le mie benedizioni su quelle dolci piccole labbra!
Le mie benedizioni su quei begli occhi
il tuo sorriso è  quello del mio allegro soldatino, si, tu mi sei caro sopra ogni cosa
VI
E costruirò una fattoria su quelle rive verdi così belle,
bagnate dalle acque increspate e chiare del Tay,
e ti vestirai con il tartan, mio piccolo sorridente Jonnie,
e farò di te un uomo come il tuo caro padre

NOTE
1) “Bannock” è il nome generico con cui oggi si indica una focaccia di forma rotonda cotta al forno.  (vedi ricetta) Il termine ha radice celtica ed è un pane preparato soprattutto in Irlanda, Scozia e Inghilterra del Nord. In antico l’impasto era di farina d’avena o d’orzo con acqua, senza lievitazione, cotto su di una pietra di arenaria apposita messa direttamente sul fuoco. Oggi il selkirk bannock in Scozia è un tipico pane dolce all’uvetta.
La prima frase è posta in forma di domanda da una seconda persona e letteralmente si traduce: “dove hai preso questo pane d’avena?” Il termine si riferisce al bambino “sfornato” dalla donna ovvero alla “sorpresa” che il bel soldatino le ha lasciato!
2) “I gat it frae a bonny Scots callan'”
3) Saint Johnstone= Perth
4) forse è uno scozzese ribelle che ha partecipato alla Jacobite Rising e ora è esule 

Il testo pubblicato nello Scots Musical Museum, Vol 1, 1787 è però il seguente 
I
‘ O, whar gat ye that hauver-meal bannock?’
‘ Silly blind body, O, dinna ye see?
I gat it frae a young, brisk sodger laddie
Between Saint Johnston and bonie Dundee.
II
O, gin I saw the laddie that gae me’t!
Aft has he doudl’d me up on his knee:
May Heaven protect my bonie Scots laddie,
And send him hame to his babie and me!
III
My blessin’s upon thy sweet wee lippie!
My blessin’s upon thy e’e-brie!
Thy smiles are sae like my blythe sodger laddie,
Thou’s aye the dearer, and dearer to me!
IV
But I’ll big a bow’r on yon bonie banks,
Whare Tay rins wimplin’ by sae clear;
An’ I’ll cleed thee in the tartan sae fine,
And mak thee a man like thy daddie dear.

PER VISITARE DUNDEE

Dove il fiume Tay si tuffa nel Mare del Nord, sulla sponda settentrionale dell’ampio estuario, sorge la quarta città più popolosa della Scozia continua

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Veduta di Dundee ai tempi di Robert Burns

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/bonnie-dundee/
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/15103
http://www.carterhaugh.co.uk/lyrics/scotscallan.html
http://chrsouchon.free.fr/bonndund.htm