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DO CHUIRFINNSE FEIN

Testo e melodia di questa ninnananna riportati da George Petrie in “Ancient Music of Ireland” (1855), sono stati raccolti da Patrick Weston Joyce (1827-1914) nella contea di Limerick (Irlanda) sulla scia del Revival gaelico di fine Ottocento. Si presume che la melodia di “Do chuirfinnse féin mo leanbh a chodladh” (in inglese” I would put my baby to sleep”) sia molto antica, e da più studiosi è stata ravvisata una certa somiglianza la musica indiana o più in generale la musica araba medio-orientale. Un canto-preghiera di protezione

ASCOLTA Caera in Suantraighe 2006
Nelle note di commento alla traccia si legge””I first heard this on Cormac de Barra’s album, “Barcó”. Cormac and his brother and uncle do a great job with it, but I wanted to hear it in a woman’s voice too. Again, I wanted to trace it to its source if I could. It does appear in _Amhráin Mhuighe Seóla_, like track 6 in this album, but the words can be traced back further. I found four verses in _The Petrie Collection of the Ancient Music of Ireland_, with the Irish modernized and edited by another award-winning sean nos singer and scholar, Lillis Ó Laoire.”


I
Do chuirfinnse féin mo leanbh a chodladh
Is ní mar do chuirfeadh mná na mbodach
Faoi shúisín bhuí ná a mbraillín bharraigh
Ach i gcliabhán óir is an ghaoth á bhogadh
Curfá:
Seo hín seó, huil leó leó
Seo hín seó, is tú mo leanbh
Seo hín seó, huil leó leó
Seo hín seó is as tú mo leanbh
II
Do chuirfinnse féin mo leanbh a chodladh
Lá breá gréine idir dhá Nollaig
I gcliabhán óir ar úrlár shocair
Faoi bharra na gcraobh is an ghaoth á bhogadh
III
Codail a linbh is chodladh slán duit
Is as do chodladh go dtugair tú do shláinte.
Nár bhuaile treighid ná greim an bháis tú,
Galar na leanbh, ná’n bholgach ghránna.
IV
Codail a linbh is chodladh slán duit
Is as do chodladh go dtugair do shláinte
As do smaointe do chroí nár chráitear
Is nár ba bean gan mac do mháthair


TRADUZIONE INGLESE
I
I would put my baby to sleep
And not in the way of wives of peasant
Under a yellow blanket or a sheet of tow
But in a golden cradle and the wind rocking it
Chorus:
To and fro, lu la lo,
To and fro, my bonnie baby!
II
I would put my own child to sleep
On a fine sunny day between two Christmases
In a golden cradle on a level floor(1)
Under the branches of trees, and the wind rocking it
III
Sleep child, and sleep safe
And may your sleep bring you health
May colic and death not strike you
Nor childhood disease nor ugly smallpox (2)
IV
Sleep child, and sleep safe
And may your sleep bring you health
May your deep thoughts not torment your heart
And may your mother not be a sonless woman

tradotto da Cattia Salto
I
Vorrei far addormentare il mio bambino, e non come fanno le moglie paesane,
sotto una coperta gialla o un lenzuolo di canapa,
ma in una culla dorata con il vento che la dondola.
CORO
Avanti e indietro, ninna nanna
avanti e indietro mio bimbo bello
II
Vorrei far addormentare il mio bambino in un bel giorno di sole tra due Inverni,
in una culla dorata al piano nobile (1), sotto i rami degli alberi e il vento che la dondola.
III
Dormi bimbo mio, dormi sereno,
e possa il sonno portati la salute,
che male e morte non ti colpiscano,
e nemmeno le malattie dell’infanzia o il vaiolo (2).
IV
Dormi bambino, un sonno
tranquillo,
possa il sonno portati la salute
e che i pensieri oscuri non tormentino il tuo cuore
e possa tua madre non restare mai senza suo figlio.

NOTE
1) level floor: si riferisce al piano nobile di un’abitazione. Nei palazzi del Rinascimento coincide con il primo piano dove sono collocati gli appartamenti della residenza vera e propria della famiglia nobiliare con le stanze di rappresentanza e la camera da letto padronale. Era più riccamente decorato con le finestre più grandi. Nei grandi palazzi e le ville di campagna al piano terreno (rialzato) erano collocati gli appartamenti estivi comunicanti con il giardino-parco. La frase viene tradotta anche come “In a golden cradle on a quiet and peaceful fl oor”
2) un tempi nascere e sopravvivere al parto era già una gran fortuna, anche i primi sei mesi di vita erano cruciali e fino a due anni, un bambino non poteva ritenersi “fuori pericolo” da infezioni e malattie. Per le famiglie aristocratiche e dell’alta borghesia era consuetudine ancora nel Settecento mandare il bambino a balia fino allo svezzamento, ma questa pratica era scoraggiata da alcuni medici e dai puritani per motivi di salute e morali. Così a partire dalla seconda metà del Settecento il baliatico inizia a declinare.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=40839 http://www.itma.ie/joyce/book/joyce-in-petrie-1855

THE IRISH GIRL: I WISH MY LOVE WAS A RED RED ROSE

 “I Wish My Love Was a Red Red Rose” detta anche The Irish Girl o Let the Wind Blow High or Low, registrata da Sarah Makem (1900-1983) nel 1968 è inclusa nell’antologia “As  I Roved Out”. Popolare in Irlanda e in particolare nell’Irlanda del Nordsi (ma anche in Inghilterra e Scozia) presenta in un’infinità di varianti testuali, sebbene la versione  più moderna rimanga quella interpretata da Sarah Makem. Di fatto chi la canta aggiunge a piacere versi presi un po’ qui e là dai canti tradizionali, così non possiamo affermare che ci sia una versione definitiva di “The Irish Girl”.

Il testo non si  deve confondere con la scozzese “A red, Red Rose” ovvero “My love is a Red red rose” si tratta piuttosto di una variante di “O were my love yon lilac fair” (sembre rielaborata da Robert Burns): in “Vorrei che il mio amore fosse una rosa rossa”  l’uomo dichiara la sua passione e il desiderio ardente verso la sua innamorata, che però rifiuta i suoi approcci sessuali. Il tono della canzone è mesto, potrebbe essere scambiato per romanticismo in realtà è un canto “consolatorio”!

La prima strofa riprende un tema diffuso nelle ballate  popolare in cui fiori ed erbe sono un linguaggio  magico ben codificato e ricco di significati, che si ricollega a mio  avviso alla ballata “The Gardener” (Child #219) (vedi); viene da pensare che questa sia il punto di  vista maschile di quella, in cui l’uomo respinto esprime il suo rammarico.  Così collegandole veniamo a conoscere sempre più un pezzo della storia, come  se fossero i capitoli di un romanzo..

E l’uomo prosegue nella sua fantasia erotica: essere una farfalla  per suggere il nettare di quella rosa rossa o un uccello per farla  addormentare dolcemente e poi risvegliarla al sorgere dell’alba. Nella terza  strofa il sogno si fa meno bucolico e fuor di metafora, così i piaceri di un onesto irlandese: avere il bicchiere sempre pieno di liquore, le tasche piene  di soldi e la ragazza tra le braccia con cui rotolarsi nell’erba.

ASCOLTA Tim O’Brien&Jan Fabricius

ASCOLTA Bothy Band live

Pur essendo un canto maschile viene eseguito anche da voci femminili per il tono malinconico della melodia.
ASCOLTA Maev Ni Mhaolchatha

ASCOLTA Altan live


I
I wish my love was a red red rose(1)
Growing in yon garden fair
And I (me) to be the gardener
Of her I would take care
There’s not a month throughout the year, That my love I’d renew
I’d garnish her with flowers fine
Sweet William(2), Thyme(3), and Rue(4)
II
I wish I was a butterfly
I’d light on my love’s breast
And if I was a blue cuckoo(5)
I’d sing my love to rest
And if I was a nightingale
I’d sing the daylight clear
I’d sit and sing with (for) you Molly
For once I loved you dear
III
I wish I was in Dublin(6) town
And seated on the grass
In my right hand a jug of punch
And on my knee a lass
I’d call for liquor freely (7)
And I’d pay before I’d go
I’d roll my Molly in my arms
Let the wind blow high or low (8)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Vorrei che il mio amore fosse una rosa rossa, che cresce in quel bel giardino
e io essere il giardiniere
per prendermi cura di lei.
Non c’è  mese in tutto l’anno,
che io non rinnovi il mio amore
la adorno con freschi fiori,
garofanini dei poeti, timo
e ruta.
II
Se fossi una farfalla
mi poserei sul seno del mio amore
o un cuculo malinconico
canterei al mio amore mentre riposa; se fossi un usignolo,
annuncerei il chiarore del mattino,
e starei seduto a cantare con te Molly, perchè un tempo ti ho amato mia cara
III
Vorrei essere a Dublino
seduto sul prato
con alla destra una brocca di punch
e sulle ginocchia una ragazza,
ordinerei liquore (di marca) a volontà
e pagherei prima di andarmene,
abbraccerei la mia Molly
e che il vento soffi forte o piano.

NOTE
1) la Rosa rossa equivale sia all’amore romantico, che alla lussuria o  “passione sfrenata”, Nelle ballate popolari la rosa non è solo “una rosa” ma è il simbolo della passione amorosa; l’allusione al fiore più intimo e segreto della donna. Sebbene un tempo le fanciulle fossero educate a preservarsi caste e pure fino al matrimonio, la loro stessa ingenuità le poteva far cadere facile preda dei mascalzoni, che con false promesse matrimoniali, le inducevano a concedere il loro “pegno d’amore”; così le rose nelle canzoni celtiche sono associate alla sfortuna
2) Sweet William è il dianthus barbatus il garofano dei poeti che simboleggia la galanteria maschile
3) il timo è il simbolo della purezza, intesa come rettitudine  coerenza
4) la ruta è simbolo del rimpianto. La bella Molly ha  preferito mantenere la sua verginità: così contrapponendo il garofano dei  poeti che sta per la mascolinità al timo che è la purezza femminile resta il  rimpianto (la ruta) per il mancato appagamento.
5) il canto del cuculo è particolarmente armonioso
6) il nome della città varia a secondo dei luoghi in cui è cantata la canzone
7) il call drink non è un semplice ordine di liquore, ma un ordine in cui il cliente specifica la marca che vuole bere e si differenzia dai liquori a basso costo che sono in serviti dai barman nelle richieste generiche. La sfumatura si perde nella traduzione in italiano, a meno di aggiungere un aggettivazione a liquore.
8) ancora un’allusione sessuale

ASCOLTA Tim Dennehy (con delle strofe aggiuntive di suo pugno)


I
I wish my love was a red, red rose,
Growing in yon garden fair
And me to be the gardener
‘Tis of her I would take care.
There is not a month throughout the year/But my love I would renew.
I’d garnish her with flowers fine
Sweet William, thyme and rue.
II
I wish I was a butterfly
I’d light on my love’s breast
Or if I was a blue cuckoo
I’d sing my love to rest.
If I but was a nightingale
I’d sing ‘til the daylight clear.
I’d sit and watch with you my love
For once I loved you dear.
III
The first time that I met my love
Was in the market square.
The look that passed between us then
My heart it did ensnare
But fate displayed its cruel hand
And we were forced to part.
Farewell my own dear Mary
You’re my joy my own sweetheart.
IV
For love it is a sharpened sword
That sears and tears apart.
It brings great rhapsodies of joy
But still can break your heart.
Oh painful joy oh joyous pain
From dawn ‘til night does fall.
It was better to have loved and lost
Than never loved at all.
V
And Mary I’m so lonely now
Without you all the while.
I miss your lovely wish and cheer
I miss your gentle smile.
Before I go to sleep at night
Before my eyes I close.
I pray that God may guide you right
You’re my lovely Irish rose.
VI
And I wish you were beside me now
And seated on the ground.
A warm embrace, your smiling face
Your fragrance all around.
I’d call your name so gently then
As I did oft times before
And I’d roll you in my arms my love
Let the wind blow high or low.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Vorrei che il mio amore fosse una rosa rossa, che cresce in quel bel giardino
e io essere il giardiniere
per prendermi cura di lei.
Non c’è  mese in tutto l’anno
che io non rinnovi il mio amore
la adorno con freschi fiori,
garofanini dei poeti, timo e ruta.
II
Se fossi una farfalla
mi poserei sul seno del mio amore
o un cuculo malinconico
canterei al mio amore mentre riposa; se fossi un usignolo,
annuncerei il chiarore del mattino,
e starei sedutoa guardarti amore mio, perchè un tempo ti ho amato mia cara
III
La prima volta che vidi il mio amore
era nella piazza del mercato
Lo sguardo che ci scambiammo tra di noi, mi conquistò il cuore
ma il destino posò la sua crudele mano
e fummo costretti a separarci.
Addio, Mary mia cara
tu sei la mia gioia, il mio tesoro
IV
Perchè amore è una spada affilata
che riserva dispiaceri e lacrime
porta grandi rapimenti di gioia
e tuttavia ti può spezzare il cuore.
Oh le pene d’amore
dall’alba al tramonto!
Era meglio aver amato e perso
che non aver amato mai!
V
Mary sono tutto solo oggi
senza di te tutto il tempo.
Mi mancano i tuoi saluti della buonanotte, mi manca il tuo dolce sorriso, prima di andare a dormire
prima di chiudere gli occhi.
Prego che Dio ti aiuti,
sei la mia amata rafazza irlandese.
VI
Vorrei che tu fossi qui ora
seduta a terra.
Un caldo abbraccio, la faccia sorridente, il tuo profumo tutt’intorno, chiamerei il tuo nome così dolcemente, poi come facevo spesso prima,
ti abbraccerei, amore mio
e che il vento soffi forte o piano.

Dall'”Irish Peasant Songs in the English Language” di Patrick Weston Joyce (Londra: Longmans, Green and Co., 1906), pag 2: THE IRISH GIRL:   “This beautiful air, and the  accompanying words, I have known since my childhood; and both are now  published for the first time.* (* More than half a century ago I gave this  air to Dr. Petrie: and now I find—after printing the above—that it is  included in the Stanford-Petrie collection of Irish Music recently published  (No. 657): with my name acknowledged. But the words have never hitherto been  published.)
I have copies of the song on broadsheets,  varying a good deal, and much corrupted. The versions I give here of air and  words are from my own memory, as sung by the old people of Limerick when I was a child; but I have thought it  necessary to make some few restorations.”

Patrick Weston Joyce paragona i versi di Robert Burns (contenuti nella sua poesia “O were my love yon lilac fair” del 1793)  con quelli dell’Irish girl, versioni entrambe molto “spinte” a livello  erotico.

IRISH GIRL
“Oh, gin my love were yon red rose
That grows upon the castle wa’;
And I mysel a drap o’ dew
Into her bonnie breast to fa’!
Oh, there beyond expression blest,
I’d feast on beauty a’ the night,
Seal’d on her silk-saft faulds to rest,
Till fley’d awa by Phoebus’ light.”

ROBERT BURNS
I wish my love was yon red, red rose
That grows on the garden wall,
And I to be a drop of dew,
Among its leaves I’d fall—
‘Tis in her sacred bosom
All night I’d sport and play,
And pass away the summer night
Until the break of day

Traduzione italiano di Cattia Salto
Se il mio amore fosse quella rosa rossa
che cresce tra le mura del castello,
ed io una goccia di rugiada
che cade tra il suo bel seno!
Oh lì con somma benedizione onorerei la bellezza tutta la notte, sigillato nelle sue pieghe di soffice seta per riposare e volare via alla luce di Febo
O were my love yon lilac fair
Vorrei che il mio amore fosse quella rossa rosa rossa, che cresce tra le mura del giardino, e io essere una goccia di rugiada,  tra i suoi petali cadrei fino al suo sacro seno,
tutta la notte ci giocherei e mi divertirei, e ci trascorrerei la notte estiva fino al sorgere del giorno

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/flower-blossoms-joy/
http://www.sceilig.com/i_wish_my_love_was_a_red_red_rose.htm
http://www.mudcat.org/thread.CFM?threadID=29537
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/theirishgirl.html
http://www.folksongsyouneversang.com/essays/170-2/

FÁINNE GEAL AN LAE

Dolcissima aisling song in  gaelico irlandese dal titolo “Fáinne Geal an Lae” letteralmente “Bright Ring of the day” (in italiano “Il brillante anello del giorno”) ovvero l’anello luminoso che contorna il sole quando sorge, versificata anche in inglese con il titolo “The dawning of the day”. Una slow air antica ma così bella da essere diventata la melodia di Raglan Road

VERSIONE STRUMENTALE

Il brano è un’antica aria irlandese attribuita da Edward Bunting (opinione non condivisa da tutti i musicologi) all’arpista Thomas Connellan (1640/1645 – 1698-1700 ). Nella sua versione strumentale oggigiorno è spesso suonata dalla cornamusa, oltre che essere la prima melodia che si impara sul tin whistle.
ASCOLTA Claymore Pipes and Drums

Ho selezionato tuttavia una serie di versioni per arpa e flauto/violino che sono assolutamnte magiche:
ASCOLTA Aine Minogue in Celtic Meditation Music (al whistle Joanie Madden) dal sito dell’artista
ASCOLTA Terry Oldfield in Celtic Spirit (con flauto) 2009
ASCOLTA Helen O’Hara (con violino)

THOMAS O’CONNELLAN

Questo bardo e genio musicale che Arthur O’Neill chiamava “Tom Conlan, the great harper,” nacque a Cloonmahon, (un tempo Clonymeaghan) contea di Sligo. La data della nascita è incerta tra il 1625 e il 1640. La sua fama in Irlanda era molto grande sebbene sembra sia stato non meno popolare in Scozia dove secondo Arthur O’Neill ottenne gli onori cittadini come “baillie” a Edimburgo. Dopo aver soggiornato per molti anni in Scozia ritornò nella sua terra natia nel 1689 e morì mentre era ospite al Bouchier Castle vicino a Lough Gur nella contea di Limerick nel 1698.
“Le sue spoglie furono interrate presso il cimitero di Temple Nuadh – dice Grattan Flood – e sulla sua tomba alcuni pipers suonarono i versi che O’Connellan aveva aggiunto all’ “Irish Tune” di Myles O’Reilly, la versione essendo nota come “The Breach of Aughrim”
Il “Grande Arpista” fu il compositore di “The Dawning of the Day” anche nota come “The Golden Star”, “Love in Secret”, “Bonny Jean”, “The Jointure”,“Molly St. George”, “If to a Foreign Clime I Go”, “Planxty Davis” (nota in Scozia come “The Battle of Killierankie”) e una settantina di altre composizioni ora dimenticate.
(tradotto da http://billhaneman.ie/IMM/IMM-V.html)

hempson_downhill_400Dopo le Penal Laws (1695) e l’ostinato ostracismo verso la lingua e le usanze irlandesi (e in particolare contro gli arpisti, ultimo baluardo della musica bardica irlandese) alla fine del Settecento il numero degli arpisti si contava sulla punta delle dita: al Belfast Harp Festival, organizzato nel 1792 per raccogliere le testimonianze dell’antica tradizione, si presentarono solo in 10!
Tra questi Denis O’Hansey, O’Hampsey, Henson or Hampson (Donnchadh a Haimpsuigh) alla veneranda età di 95 anni suonò “The Dawning of the Day“. Edward Bunting che fu incaricato di trascrivere le musiche ci riferisce che la stessa melodia venne suonata anche da un altro arpista William Carr (quello più giovane all’epoca quindicenne) originario della contea di Armagh. continua

LA VERSIONE IN GAELICO IRLANDESE

Nel 1847 con il titolo di “Fáinne Gael an Lae” la canzone venne pubblicata da Edward Walsh in “Irish Popular Songs” -come una melodia molto diffusa nel sud d’Irlanda – (vedi)
La canzone si ispira ad un genere tipico della poesia tradizionale irlandese, chiamato in gaelico Aisling, dove il poeta incontra una donna che simboleggia l’Irlanda. L’incontro ha il carattere di una visione o di un sogno, in cui la fanciulla è di una bellezza mozzafiato ovvero sublime, paragonata alla più bella delle dee in particolare alla stella del mattino  (la stella errabonda che in realtà è il pianeta Venere e che brilla poco prima dell’alba a Est e subito dopo  il tramonto volgendo lo sguardo a Ovest).

Il dialogo tra i due è volutamente oscuro, del resto all’epoca gli arpisti erano spesso perseguitati e banditi perchè incitavano alla ribellione: l’alba che sta per sorgere nell’ultima strofa è una chiara allusione alla libertà che arriverà inesorabilmente dalla sconfitta del dominio inglese.

ASCOLTA Na Casaidigh in Singing From Memory, 1998

ASCOLTA Iarla O’Lionaird & Steve Cooney (l’arrangiamento di Steve alla chitarra è senza pari) – live oppure nel video la versione in “Foxlight” 2011

GAELICO IRLANDESE
I
Maidin moch do ghabhas amach
Ar bhruach Locha Léin (1)
An Samhradh ‘teacht ‘s an chraobh len’ ais
Is ionrach te ón ngréin
Ar thaisteal dom trí bhailte poirt
Is bánta míne réidhe
Cé a gheobhainn le m’ais ach an chúileann deas
Le fáinne geal an lae
II
Ní raibh bróg ná stoca, caidhp ná clóc
Ar mo stóirín óg ón speir
Ach folt fionn órga síos go troigh
Ag fás go barr an fhéir
Bhí calán crúite aici ina glaic
‘S ar dhrúcht ba dheas a scéimh
Do rug barr gean ar Bhéineas deas (2)
Le fáinne geal an lae
III
Do shuigh an bhrídoeg síos le m’ais
Ar bhinse glas den fhéar
Ag magadh léi, bhíos dá maíomh go pras
Mar mhnaoi nach scarfainn léi
‘S é dúirt sí liomsa, “Imigh uaim
Is scaoil ar siúl mé a réic
Sin iad aneas na soilse ag teacht
Le fáinne geal an lae”


Traduzione poetica di Na Casaidigh
I
One morning early I went out
On the shore of Lough Leinn (1)
The leafy trees of summertime,
And the warm rays of the sun,
As I wandered through the townlands,
And the luscious grassy plains,
Who should I meet but a beautiful maid,
At the dawning of the day.
II
No cap or cloak this maiden wore
Her neck and feet were bare
Down to the grass in ringlets fell
Her glossy golden hair
A milking pail was in her hand
She was lovely, young and gay
Her beauty excelled even Helen of Troy (2)
At the dawning of the day.
III
On a mossy bank I sat me down
With the maiden by my side
With gentle words I courted her
And asked her to be my bride
She turned and said, “Please go away,”(3)
Then went on down the way
And the morning light was shining bright
At the dawning of the day.

tradotto da Cattia Salto
I
Un mattino presto mi recai
sulla riva del Lago Lein(1)
giunta l’estate e gli alberi rinati
ai caldi raggi del sole.
Mentre vagavo per la contrada
e i pascoli lussureggianti delle alture
chi mi trovo accanto
se non una bellissima fanciulla
al sorgere dell’alba?
II
Non indossava tal fanciulla cappello o mantello
nudi il collo e i piedi
ma accarezzavano la cima dell’erba
le sue trecce di oro biondo.
In mano teneva un secchio del latte
e sembrava così bella, giovane e gaia
la sua bellezza superava anche Elena di Troia (2)
al sorgere dell’alba
III
Sulla verde  riva erbosa mi sdraiai
con la fanciulla al fianco
con parole gentili la corteggiai
chiedendole di diventare la mia sposa
e lei si girò e mi disse “Prego
vattene via”(3)
Me ne andai per la mia strada
mentre la luce del mattino splendeva luminosa
al sorgere dell’alba.

NOTE
1) Il lago di Lein è un grande lago di Killarney. Su di una isoletta del lago sorse il monastero di Innisfallen, rinomato centro di studi dell’Alto Medioevo dove fu educato Brian Boru il primo (seppur per poco) re d’Irlanda
2) Bhéineas deas è tradotto  impropriamente come Elena di Troia, ma è la “stella” errante -ovvero il pianeta- Venere,  nota con il doppio nome di Lucifer (all’alba) e Vesper (alla sera). Fu in pieno Stil Novo che il pianeta Venere venne chiamato Stella Diana, nome che non derivava dalla omonima dea della caccia,  ma dal latino dies (giorno), dea del giorno puro o del giorno sereno, richiamando l’immagine del chiarore rosato di un’alba nitida. E’ Venere associato alla dea greca Afrodite, la dea dell’amore sensuale e della bellezza
3) la donna lo rifiuta fino a quando l’Irlanda non sarà ritornata ad essere una terra libera

continua seconda parte

FONTI
http://tunearch.org/wiki/Annotation:Dawning_of_the_Day_(1)_(The)
http://www.ibiblio.org/fiddlers/DASH_DAY.htm
http://thesession.org/tunes/1441
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic108174-10.html
http://www.celticlyricscorner.net/cassidys/fainne.htm

ILLUSTRAZIONI
Denis Hempson playing the harp, da un disegno di E. Scriven del 1797 (riprodotto per Edward Bunting “The Ancient Music of Ireland” -1840.)
http://www.wirestrungharp.com/harps/historic/downhill/downhill_harp.html