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ERIN GO BRAGH by Peadar Kearney

“Éirinn go Brách” si traduce come “Irlanda per sempre” o meglio “Irlanda libera” sinonimo dell’identità irlandese. In realtà, non si conosce la precisa origine della parola bragh, in quanto essa non esiste nel vocabolario irlandese: si presume che chi per primo la utilizzò abbia semplicemente sbagliato lo spelling. Bragh, infatti, si può ricondurre sia a breá, che significa “bello”, “splendido”, sia a brách, la cui traduzione è più semplicisticamente “per sempre”. È tradizionalmente una frase utilizzata come motto del movimento Repubblicano, e si ritrova infatti sulla sua bandiera.

Come precisa Riccardo Venturi “la forma anglicizzata (dalla pronuncia /ˌɛrɪn ɡə ˈbrɑː/ e scritta, a volte, persino Erin Go Braugh) è quella che ha ottenuto la maggiore diffusione e per un certo tempo si è trovata scritta persino sulla bandiera dell’Eire (tra le altre cose, nella foto riportata da Bernart Bartleby la si vede abbastanza chiaramente). Ciò non toglie, naturalmente, che la forma originale gaelica sia Éirinn go brách, laddove brách non significa tanto “per sempre”, quanto “eternità, fine dei tempi”. In gaelico, si usa anche la forma bráth, dal medesimo significato; go è una preposizione che significa “fino a”. In realtà, il gaelico standard richiederebbe la forma Éire go brách; Éirinn (da cui l’anglicizzazione Erin, divenuta anche un diffuso nome di persona femminile) è una forma di caso dativo, “all’Irlanda”, che però in un paio di dialetti si usa anche come forma storica di nominativo. L’anglicizzazione “Erin Go Bragh” si trova usata già dal 1847; prima si usavano altre forme “ibride” come Erin go brach.
Così il motto si traduce come:  “Irlanda libera”.

Con lo stesso titolo sono state chiamate canzoni diverse scritte non solo in Irlanda ma anche in Scozia. (vedi) Questa invece è la canzone scritta nel 1920 da Peadar Kearney (1883- 1942) irlandese, membro dell’irish republican army, compositore di numerose canzoni politiche che furono molto popolari tra gli Irish Volunteeres nel periodo 1913-1922, suo inoltre è l’inno nazionale della Repubblica d’Irlanda “The Soldier’s Song” (“Amhrán na bhFiann”)

LA RIVOLTA DI PASQUA 1916

La canzone si riferisce alla rivolta di pasqua del 1916 (lunedì 24 aprile) (Easter Rising) e ne commemora gli eroi.
Nella Pasqua del 1916 un manipolo di uomini decide di passare alle armi per proclamare la Repubblica d’Irlanda, l’insurrezione doveva divampare su tutta l’isola ma per una serie di contro-ordini scoppiò solo a Dublino.
Il 24 aprile lo Stato Maggiore repubblicano divide le sue forze in cinque battaglioni incaricati di neutralizzare i centri nevralgici di Dublino: Ned Daly con la prima brigata occupa le Four Courts (il tribunale). Thomas Mac Dnagh prende la fabbrica Jacob. Éamon de Valera occupa Boland’s Flour Mill per bloccare l’arrivo dei rinforzi inglesi. Éamon Ceant si installa nella South Dublin Union e altre truppe si insediano nel quartiere periferico di Fingall, al nord della città. Michael Mallin e la contessa Constance Markiewicz erigono barricate a St. Stephen Green. Lo Stato Maggiore della rivolta si insedia alla Posta centrale di Sackville Street (poi ribattezzata O’Connell Street). Vengono esposte bandiere con la scritta Irish Republic ricamata in oro su fondo verde. Patrick Pearse proclama la creazione del governo provvisorio della nuova Repubblica irlandese. Nell’ufficio postale ci sono con lui Connolly, come comandante militare, Joseph Plunkett, The O’Rahilly, Tom Clark e Sean MacDermott. Vi è anche un giovane di nome Michael Collins. (tratto da qui)

Il centro di Dublino dopo l’Easter Rising
Il centro di Dublino dopo l’Easter Rising

UNA SETTIMANA DI GUERRIGLIA

Non fu una battaglia ma una guerriglia urbana (una delle prime nella storia) con pochi irlandesi armati alla meno peggio, circondati dall’esercito inglese che inviava sempre più contingenti a Dublino; inglesi così esacerbati dalle perdite che si misero a fucilare gli uomini civili (e inermi) requisiti nelle case,  mano a mano che venivano ripulite dal rastrellamento; inglesi disposti a radere al suolo una città pur di stanare i ribelli.

sapere che essi sognarono e sono morti
e che cosa se non l’eccesso d’amore
li ha disorientai fino a farli morire?
WB Yeats “Pasqua 1916”

L’ordine di arrendersi venne da Pearse dopo una settimana dalla rivolta con il quartier generale General Post Office  (un grande edificio neoclassico) cannoneggiato e ridotto ad un ammasso di macerie con gli edifici circostanti.

tratta da qui

450 morti: 132 soldati, 63 insorti, 254 civili; oltre 500 feriti, 16 giustiziati.

ASCOLTA Wolfe Tones in Rifles of the I.R.A. 1969


I
I’ll sing you a song
of a row in the town,
When the green flag went up
and the Crown flag came down,
‘Twas the neatest
and sweetest thing ever you saw,
And they played that great game(2) they called Erin Go Bragh.
II
God bless gallant Pearse(3)
and his comrades who died
Tom Clark, MacDonagh, MacDiarmada, McBride, (4)
And here’s to James Connolly
who gave one hurrah,
And faced the machine guns
for Erin Go Bragh.
III
Now one of our leaders
was down in Ringsend,
For the honour of Ireland
to hold and defend,
He had no veteran soldiers
but volunteers raw (5),
Playing sweet Mauser(6) music
for Erin Go Bragh.
IV
Old Ceannt and his comrades
like lions at bay,
From the South Dublin Union
poured death and dismay,
But what was then often
the entaylors men saw(7)
All the dead karki soldiers
on Erin Go Bragh.
V
A great foreign captain
was raving that day,
Saying, “Give me one hour
and I’ll blow you away,” (9)
But a big Mauser bullet
got stuck in his jaw,
And he died of lead poisoning
on Erin Go Bragh.
VI
Glory to Dublin to her renown,
In the long generations
her fame will go down,
And our children will tell
how their forefathers saw,
The red blaze of freedom in Erin Go Bragh.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Ti canterò la canzone
di una lotta (1) in città,
quando la bandiera verde fu innalzata
e la bandiera della Corona tirata giù,
fu la cosa più bella
e amabile mai vista
e si giocò quel grande gioco (2)
detto Erin Go Bragh.
II
Dio benedica il valoroso Pearse(3)
ed i suoi compagni che sono morti
Tom Clark, MacDonagh,
MacDiarmada, McBryde,(4)
ed anche James Connolly
che ha gridato evviva,
e affrontato le mitragliatrici
per Erin Go Bragh.
III
Ora, uno dei nostri leader
era andato nel Ringsend,
per tenere e difendere
l’onore dell’Irlanda,
non aveva soldati veterani
ma inesperti volontari (5)
a suonare la musica del Mauser (6)
per Erin Go Bragh.
IV
Il vecchio Ceannt e i suoi compagni come leoni tenuti in cattività,
dal South Dublin Union
riversarono morte e sgomento,
così ciò che allora
videro gli invasori (7) furono
tutti i soldati kaki morti(8)
per Erin Go Bragh.
V
Un grande capitano straniero farneticava quel giorno,
dicendo: “Dammi un’ora
e ti spazzo via,”(9)
ma un grosso proiettile Mauser è
rimasto bloccato nella sua mascella,
e morì di avvelenamento da piombo per Erin Go Bragh.
VI
Gloria a Dublino e alla sua celebrità,
nelle lontane generazioni
la sua fama salirà,
e i nostri figli potranno dire
come i loro antenati videro,
la fiammata rossa di libertà
per Erin Go Bragh.

NOTE
1) la rivolta di pasqua
2) com’ebbe a dire Nora Connolly, figlia del capo della Citizen Army, «non si deve ritenere che si trattasse di un’operazione suicida, come hanno voluto far credere una certa leggenda e soprattutto la propaganda inglese. Quel giorno mio padre e i suoi compagni giocavano le loro carte per mettere in difficoltà l’impero inglese».
3) Pádraig (Patrick) Pearse nato a Dublino nel 1879, secondo di quattro fratelli, a diciassette anni si unì alla Gaelic League e nel 1913 entrò nell’Irish Republican Brotherhood per poi diventare capo dell’Irish Volunteer. Fu uno dei comandanti maggiori dell’Easter Rising, e fu lui a leggere la Poblacht na hÉireann, la proclamazione della Repubblica d’Irlanda, sulle scale del General Post Office, davanti ad una folla per la verità un po’ disorientata. Fu giustiziato il 3 maggio 1916.
Il fratello minore William venne condannato a morte pur non avendo partecipato alla rivolta, con l’unica colpa di essere il fratello di Patrick Pearse. Come anche altri familiari dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza -eroi loro malgrado.
4) gli uomini del Governo Provvisorio i quali firmarono il manifesto per proclamare La Repubblica d’Irlanda.
Thomas J. Clarke
Sean Mac Diarmada
Thomas Mac Donagh
P.H. Pearse
Eamonn Ceannt
James Connolly
Jospeh Plunkett
5) “I Volontari Irlandesi” creati nel 1913 sono un corpo di volontari paramilitari, si unirono all’Irish Citizen Army (esercito dei cittadini irlandesi) addestrati da James Connoly
6) mauser sono sia le pistole semiautomatiche che fucili ampiamente utilizzati nella prima guerra mondiale. Non so se abbia voluto evidenziare il coinvolgimento tedesco nella rivolta
7) invader men anche scritto come“And what was their horror when the Englishmen saw” e anche “But what was their wrath when the invaders them saw” “And what was their horror when the invader men saw”.
8) Si tratta degli uomini della “Sherwood Foresters” che avevano firmato per andare a combattere in Francia sul fronte della Somme. I primi giorni vennero presi di mira come al tiro al piccione dagli irlandesi asserragliati nelle case. Senza contare gli eroici assalti frontali contro le barricate (decisi ovviamente dagli astuti ufficiali dell’alto comando)
9) All’ondata successiva l’esercito inglese arriva con le mitragliatrici, bombe a mano e carri armati.

continua Foggy Dew

FONTI
http://www.lagrandeguerrapiu100.it/testimonianze/documenti-sulla-rivolta-di-pasqua
http://www.limesonline.com/lirlanda-e-la-rivolta-di-pasqua/23377
http://www.lagrandeguerrapiu100.it/puntate/la-rivolta-di-pasqua

RÓISÍN DUBH

Róisín Dubh (= little black rose) è  Rosalinda, una fanciulla dal nome di Piccola Rosa, l’allegoria dell’Irlanda, una parola in codice coniata alla fine del Cinquecento/inizi Seicento per identificare l’Irlanda con una Rosa Nera,  contrapposta idealmente alla Rosa Rossa della Casata Tudor (la rosa dei Lancaster).
Così s’intitola una canzone di protesta politica in gaelico irlandese molto popolare nell’Irlanda del Settecento anche se di origine cinquecentesca, attribuita talvolta a Hugh Roe O’Donnell (1587-1602) – Hug il Rosso ovvero Aodh Ruadh O’Domnhaill- Principe (ovvero Ri) di Tyrconnell oggi contea del Donegal, che condusse la resistenza dell’aristocrazia gaelica contro la conquista inglese dell’Irlanda.
Róisín Dubh è stata scritta forse sotto il regno di Elisabetta I, poco prima del “Volo dei Conti” (in inglese “the Flight of the Earls” ), la fuga degli ultimi capi irlandesi rimasti in Irlanda dopo il fallimento della Guerra dei Nove anni -ricordata come la Rivolta di Tyrone, combattuta dal 1594 al 1603 dal “Gran Conte” Hugh O’Neil alleato con gli O’Donnell. Nel primi di settembre del 1607 i principali capi della rivolta lasciarono l’Irlanda e il territorio del Nord dell’Isola passò in mano ai nuovi coloni inglesi e scozzesi di fede protestante.

dark-roseen

Il protagonista si lamenta di non poter vivere con la sua amata Rosa Nera anche se ha cercato di fare il possibile per stare con lei. Rosalinda è l’Irlanda ma l’allusione non è mai esplicita, per evitare la denuncia di tradimento e con essa la condanna a morte.
Il canto è un Sean Nós ossia un canto per sola voce con i tipici abbellimenti del vecchio stile, la melodia è qualcosa di meraviglioso.

ASCOLTA Matt Cunningham versione strumentale con il Tin Whistle, semplicemente sublime.

 

LA VERSIONE DEL MUNSTER

Forse originaria dal Munster questa versione è stata pubblicata dal rev. Padraig Breathnach nella raccolta Ceol Ár Sínsear del 1923, per diventare il brano insegnato nelle scuole d’Irlanda.

ASCOLTA Mike O’Laughlin by Irish Roots Cafe

VERSIONE GAELICO
I
A Róisín ná bíodh brón ort
ná cás anois
Tá do phardún ón bPápa
ón Róimh uile
Tá na bráithrí thar sáile
le cabhrú linn
Ná ceiligí fíon Spáinneach
ar mo Róisín Dubh.
II
Beidh an Éirne na tonna tréana
s beidh an spéir ina fuil
Beidh na bráithrí thar sáile
le cabhrú linn
Beidh gach gleann sliabh ar fud Éireann
is móin ar crith
Lá éigin sula n-éaga
mo Róisín Dubh.
TRADUZIONE INGLESE (da qui)
I
Róisín, don’t be sorrowful
or worried;
your pardon is coming from the Pope
and from all of Rome,
the Brothers from overseas
to help us.
The Spanish wine won’t be hidden
from my Róisín Dubh (1).
II
Lough Erne (2) will be stormy,
the sky will be blood-red;
the White Brothers (3) will come overseas
to help us;
in every valley and hillside in Ireland
the bogs will be trembling (4)
someday before
my Róisín Dubh dies.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Piccola Rosa, non essere triste o preoccupata
dal Papa arriverà il vostro perdono e da Roma tutta,
i Fratelli sono sull’oceano
per aiutarci.
Ci sarà del vino spagnolo
per la mia piccola Rosa Nera (1)
II
Il Lago Erne (2) si farà turbolento,
il cielo si farà rosso di sangue;
i Bianchi Fratelli(3) attraverseranno l’oceano per aiutarci,
in tutte le valli e le montagne in Irlanda le paludi tremeranno (4)
un giorno, prima che,
la mia piccola Rosa Nera, muoia

NOTE
1) La rosa nera era un tempo una rosa di un colore rosso cupo, molto scuro, la rosa gotica per eccellenza associa alla morte. E tuttavia nel linguaggio dei fiori ottocentesco presenta molteplici significati: è sia la fine che l’inizio di un drastico cambiamento, una rinascita. Rose rosso cupo sono il dolore di una tragica storia d’amore. E così l’amore per la propria terra è profondo e tenace; è un amore che richiede il sacrificio
2)  L’Erne è il nome dei due Laghi – Il Lough Erne (Loch Éirne in gaelico irlandese)  situati lungo il corso del fiume Erne. Il fiume traccia in buona parte il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. E’ il territorio della “Plantation” cioè delle terre in cui si insediarono i coloni inglesi e scozzesi: le contee di Tyrone, Donegal, Derry, Armagh, Cavan e Fermanagh a discapito degli irlandesi gaelici e dei vecchi inglesi di origine cattolica. La sistematica colonizzazione dell’Ulster prese il via con il successore di Elisabetta, Giacomo I per sfociare nella spedizione di Cromwell.
3) si spera negli aiuti del Papa e del Re di Spagna
4) la chiamata alle armi è paragonata alla fine del mondo

LA VERSIONE DEL CONNEMARA

Di questa versione esistono ulteriori varianti ed è quella più diffusa a Connemara, qui le strofe sono state riportate per intero anche se nella selezione per l’ascolto vengono cantate solo parzialmente.

ASCOLTA Caitlín Maude strofe I, II, IV, VI

ASCOLTA Cherish The Ladies in Out and About
ASCOLTA  Sinead O’Connor una versione molto drammatica (strofe I, IV)

VERSIONE GAELICO
I
A Róisín ná bíodh brón ort
fé’r éirigh dhuit:
Tá na bráithre ‘teacht thar sáile
‘gus ag triall ar muir,
Tiocfaidh do phárdún ón   bPápa
is ón Róimh anoir
‘S ní spárálfar fíon Spáinneach
ar mo Róisín Dubh.
II
Is fada an réim a léig mé léi
ó inné ‘dtí inniu,
Trasna sléibhte go ndeachas léi,
fé sheolta ar muir;
Is an éirne chaith mé ‘léim í,
cé gur mór é an sruth;
‘S bhí ceol téad ar gach taobh díom
is mo Róisín Dubh.
III
Mhairbh tú mé, a bhrídeach,
is nárbh fhearrde dhuit,
Is go bhfuil m’anam istigh i ngean ort
‘s ní inné ná inniu;
D’fhág tú lag anbhfann mé i ngné
is i gcruth-
Ná feall orm is mé i gnean ort,
a Róisín Dubh.
IV
Shiúbhalfainn féin an drúcht leat
is fásaigh ghuirt,
Mar shúil go bhfaighinn rún uait
nó páirt dem thoil.
A chraoibhín chumhra, gheallais domhsa
go raibh grá agat dom
‘S gurab í fíor-scoth na Mumhan í,
mo Róisín Dubh.
V
Dá mbeadh seisreach agam
threabhfainn in aghaidh na gcnoc, is dhéanfainn soiscéal i lár an aifrinn
do mo Róisín Dubh,
bhéarfainn póg don chailín
óg a bhéarfadh a hóighe dhom,
is dhéanfainn cleas ar chúl an leasa
le mo Róisín Dubh.
VI
Beidh an Éirne ‘na tuiltibh tréana
gus réabfar cnoic,
Beidh an fharraige ‘na tonntaibh dearga
agus doirtfear fuil,
Beidh gach gleann sléibhe ar fud éireann agus móinte ar crith,
Lá éigin sul a néagfaidh
mo Róisín Dubh.

TRADUZIONE di Padraic Pearse
I
Little Rose, be not sad
for all that hath behapped thee:
The friars are coming across the sea,
they march on the main.
From the Pope shall come thy pardon,
and from Rome, from the East-
And stint not Spanish wine
to my Little Dark Rose.
II
Long the journey that I made with her
from yesterday till today,
Over mountains did I go with her,
under the sails upon the sea,
The Erne I passed by leaping,
though wide the flood,
And there was string music(1) on each side
of me and my Little Dark Rose!
III
Thou hast slain me, O my bride,
and may it serve thee no whit,
For the soul within me loveth thee,
not since yesterday nor today,
Thou has left me weak and broken
in mien and in shape,
Betray me not who love thee,
my Little Dark Rose!
IV
I would walk the dew with thee
and the meadowy wastes,
In hope of getting love from thee,
or part of my will,
Frangrant branch, thou didst promise me
that thou hadst for me love-
And sure the flower of all Munster
is Little Dark Rose!
V
Had I a yoke of horses
I would plough against the hills,
In middle-Mass I’d make a gospel
of my Little Dark Rose,
I’d give a kiss to the young girl
that would give her mouth to me,
And behind the liss would lie embracing my Little Dark Rose!
VI
The Erne shall rise in rude torrents,
hills shall be rent,
The sea shall roll in red waves,
and blood be poured out,
Every mountain glen in Ireland,
and the bogs shall quake
Some day ere shall perish
my Little Dark Rose!”

TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO*
I
Piccola Rosa, non essere triste per tutto quello che ti è accaduto
i frati sono sull’oceano, essi marciano sul mare
dal Papa arriverà il tuo
perdono,
e da Roma e dall’Oriente-
e non si risparmierà il vino spagnolo per la mia piccola Rosa Nera
II
Un lungo cammino abbiamo percorso
insieme,
dai tempi passati fino a oggi,
per i monti andai con lei,
con i vascelli sul mare
(il fiume) Erne attraversai a guado sebbene fosse in piena,
e c’era musica d’arpa (1)
da ogni parte
tra me e la mia piccola Rosa Nera.
III
Mi hai reso folle, moglie mia,
e possa io servirti con coraggio
che l’anima in me ti ama
non da ieri nè oggi
tu mi hai lasciato debole e malato nel corpo e nell’anima,
non tradire chi ti ama,
mia piccola Rosa Nera.
IV
Vorrei camminare nella rugiada con te, o nelle terre desolate
nella speranza di poter avere il tuo affetto, o una parte del tuo amore,
ramo odoroso, hai dato
la tua parola
che mi ami,
il più sublime dei fiori di Munster
è la piccola Rosa Nera
V
Se avessi un giogo di cavalli vorrei arare le colline
a metà Messa canterei un coro (2) per la mia piccola Rosa Nera,
darei un bacio alla giovane donna che mi darà la sua bocca
e con sollievo giacerei abbracciando la mia piccola Rosa Nera.
VI
L’Erne si gonfierà in un violento torrente, le colline saranno libere
il mare rotolerà con onde rossastre, e il sangue sarà versato
tutte le valli di montagna in Irlanda, e le paludi tremeranno
un giorno, prima che muoia, la mia piccola Rosa Nera.

NOTE
* traduzione dall’inglese
1) string sono le corde di metallo che si usavano un tempo sull’arpa bardica
2) due versi che alludono al lavoro dei campi e alla preghiera, la causa nazionale si sposa con la questione agraria (il possesso della terra ai contadini) e con la questione religiosa (il conflitto tra anglicani e cattolici)

LA VERSIONE INGLESE

Con il titolo “Dark Rosaleeen” è la versione tradotta (un po’ liberamente) nel 1846 da James Clarence Mangan (vediad essere messa in musica attorno al 1890 da Alicia Adélaïde Needham. Curiosamente  il traduttore poco conosce la lingua gaelica e a ben vedere il testo è più una sua composizione poetica che una traduzione in senso stretto (e pertanto molti preferiscono usare il termine pseudotraduzione e altri la classificano come una forma di scrittura minoritaria).

ASCOLTA John McCormack (strofe I, III, IV)

ASCOLTA Tommy MakeT (strofe I, II, IV)


I
O my Dark Rosaleen,
Do not sigh, do not weep!
The priests are on the ocean green,
They march along the deep.
There ‘s wine from the royal Pope,
Upon the ocean green;
And Spanish ale shall give you hope,
My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
Shall glad your heart, shall give you hope,
Shall give you health, and help, and hope,
My Dark Rosaleen!
II
Over hills, and thro’ dales,
Have I roam’d for your sake;
All yesterday I sail’d with sails
On river and on lake.
The Erne, at its highest flood,
I dash’d across unseen,
For there was lightning in my blood (2), My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
O, there was lightning in my blood,
Red lightning lighten’d thro’ my blood.
My Dark Rosaleen!
III
Woe and pain, pain and woe,
Are my lot, night and noon,
To see your bright face clouded so,
Like to the mournful moon.
But yet will I rear your throne
Again in golden sheen;
‘Tis you shall reign, shall reign alone,
My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
‘Tis you shall have the golden throne,
‘Tis you shall reign, and reign alone,
My Dark Rosaleen!
IV
O, the Erne shall run red,
With redundance of blood,
The earth shall rock beneath our tread,
And flames wrap hill and wood,
And gun-peal and slogan-cry (£)
Wake many a glen serene,
Ere you shall fade, ere you shall die,
My Dark Rosaleen!
My own Rosaleen!
The Judgement Hour must first be nigh,
Ere you can fade, ere you can die,
My Dark Rosaleen!
Traduzione di Cattia Salto
I
O mia piccola rosa nera
non singhiozzare e non piangere!
I frati sono sull’oceano profondo,
in marcia (1) sul mare
c’è il vino dal Papa
in arrivo dal mare,
la birra dalla Spagna che ti darà la speranza, mia piccola Rosa Nera!
oh la mia Rosalinda!
Ti rallegreranno il cuore e ti daranno
la speranza,
ti daranno forza e sostegno
e speranza
mia piccola Rosa Nera!
II
Per valli e colline
ho viaggiato per amor tuo,
fino a ieri sono andato per mare,
fiumi e laghi.
L’Erne in piena
ho attraversato di nascosto
perchè avevo il sangue in fiamme (2)
mia piccola rosa nera
oh la mia Rosalinda!
Un fulmine scarlatto m’infiammava il sangue
mia piccola rosa nera!
III
Disgrazia e pena, pena e disgrazia
sono il mio destino, notte e giorno
nel vedere il tuo volto bello così rattristato, come una luna funerea.
Tuttavia innalzerò il tuo trono
di nuovo nello splendore dorato
e tu regnerai, regnerai in pace,
mia piccola rosa nera!
La mia Rosalinda!
Ecco avrai il trono dorato
e regnerai, regnerai in pace,
mia piccola rosa nera!
IV
L’Erne scorrerà rosso
rigonfio di sangue,
la terra tremerà sotto i nostri passi
e le fiamme avvolgeranno colline e boschi
e i colpi di fucile e grida di guerra (3)
risveglieranno più di una valle
prima che tu debba cadere, prima che tu debba morire
mia piccola rosa nera!
La mia Rosalinda!
L’ora del giudizio si avvicina
prima che tu possa cadere; prima che tu possa morire
mia piccola rosa nera!

NOTE
1) il termine richiama un esercito in marcia
2) l’immagine ha un che di mitico, richiama divinità del passato che irraggiano un sacro fuoco, rifulgono d’intensa luce spirituale
3) la “traduzione” rispecchia il clima ottocentesco e il fervore del romanticismo

FONTI
https://goldenbridgeinmate39.wordpress.com/2012/11/12/11719/
https://thesession.org/tunes/4184
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=21343
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=13339
http://www.irishpage.com/songs/roisdubh.htm
http://www.joeheaney.org/en/roisin-dubh-1/

http://www.joeheaney.org/en/roisin-dubh-2/
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/tdp/tdp07.htm

WHEN YOU FELL IN THE FOGGY DEW

Canto patriottico per eccellenza ovvero rebel song che testimonia la Rivolta di Pasqua del 1916 (vedere anche Erin go bragh)

Il testo è stato scritto da Charles O’Neil nel 1919, in occasione del giorno d’insediamento del nuovo parlamento irlandese a Dublino per commemorare i primi passi dell’Isola verso l’indipendenza (l’ultima strofa però è stata aggiunta successivamente): meglio morire sotto il cielo di Dublino piuttosto che combattere sotto il comando degli inglesi o per una causa sbagliata. La melodia è quella di The Moorlough shore.

ASCOLTA Sinead O’Connor & Chieftains (strofe da I a III e V)

ASCOLTA The Wolfe Tones con le cinque strofe canoniche


I
As down the glen
one Easter morn
To a city fair(1) rode I
Their armed lines of marching men
In squadrons passed me by
No pipe did hum
and no battle drum
Did sound its loud tattoo
But the Angelus Bell o’er the Liffy(2) swell Rang out in the foggy dew
II
Right proudly high in Dublin town
Hung they out a flag of war
‘Twas better to die
‘neath an Irish sky
Than at Suvla or Sud-el-bar (3)
And from the plains of Royal Meath
Strong men came hurrying through
While Britania’s huns
with their long-range guns
Sailed in though the foggy dew
III
The bravest fell and the requiem bell
Rang mournfully and clear
For those who died that Eastertide
In the springing of the year
And the world did gaze in deep amaze
On those fearless men but few
Who bore the fight that Freedom’s light
Might shine though the foggy dew
 IV
‘Twas   England bade our Wild Geese(4) go
That small nations might be free
But their lonely graves are by Suvla’s waves
At the fringe of the great North Sea
Oh had they died by Pearse’s side(5)
Or fought with Chatal Brugha(6)
Then their graves we’d keep (7) where the Fenians (8) sleep
‘Neath the hills of the foggy dew
V (NON DI O’NEIL)
Back through the glen I rode again
And my heart with grief was sore
For I parted then with valiant men
Whom I ne’er shall see more
But to and fro in my dreams I go
And I kneel and pray for you
For slavery fled oh glorius dead
When you fell in the foggy dew
TRADUZIONE ed. musicali Rodaviva
I
Una mattina di Pasqua
attraversavo una valle
a cavallo verso una bella città (1),
mi passarono davanti marciando
file di uomini armati.
La zampogna non suonò
il tamburello non rullò.
Si sentì solo la campana dell’Angelus
suonare e di lontano lo scorrere
del fiume(2) nella nebbia di quel mattino.
II
Innalzarono fieramente la bandiera
della battaglia sopra Dublino.
Sarebbe stato meglio
morire sotto il cielo irlandese
piuttosto che combattere con inglesi a Sulva o a Sud-el-Bar(3). Dalle pianure di Royal Meath arrivarono correndo altri uomini forti, mentre con i cannoni arrivarono gli inglesi invasori sulle loro navi nella nebbia di quel mattino.
III
I più coraggiosi caddero
e nel silenzio le campane
suonarono tristemente il requiem per coloro che morirono in quella Pasqua di primavera.
Il mondo guardò con grande stupore
quei pochi uomini coraggiosi
che sostennero la lotta perché la luce della libertà risplendesse nella nebbia di quel mattino.
[IV
Se l’Inghilterra  avesse lasciato fare alle nostre Oche Selvatiche(4), quelle piccole nazioni  avrebbero potuto essere libere.
Ma le loro tombe solitarie stanno ora nelle acque del Sulva o sulle rive del gran Mare del Nord.
Oh, fossero morti al fianco di Pearse(5)
o avessero combattuto con Cathal Brugha(6)! Allora si serberebbero i loro nomi(7) dove dormono i Feniani (8), sotto le colline fra la nebbia dell’aurora]*
V
Tornai in quella valle cavalcando
e il mio cuore pianse di dolore,
perché avevo lasciato uomini valorosi
che non avrei mai più visto.
Ma quando il mio pensiero torna a voi m’inginocchio e prego,
perché la schiavitù è fuggita quando voi,
o morti gloriosi,
siete caduti nella nebbia di quel mattino.

NOTE *integrazione traduzione di Cattia Salto
1) Dublino
2) il Liffey è il fiume che attraversa Dublino
3) nella I Guerra Mondiale
4) Oche selvatiche   sono i soldati irlandesi che emigrarono per prestare servizio negli eserciti   continentali dal sedicesimo al diciottesimo secolo; nello specifico si   riferisce ai soldati giacobiti che lasciarono l’Irlanda per poter continuare   a prestare servizio nella Brigata irlandese di Giacomo II (ottobre 1691)
5) Pádraig (Patrick) Pearse  (18791916), è stato un poeta irlandese, teorico della rinascita dell’identità gaelica.  A diciassette anni si unì alla Gaelic League e nel 1913 entrò nell’Irish Republican Brotherhood per poi diventare capo dell’Irish Volunteer. Fu uno dei comandanti maggiori dell’Easter Rising, e fu lui a leggere la Poblacht na hÉireann, la proclamazione della Repubblica d’Irlanda, sulle scale del General Post Office, davanti ad una folla per la verità un po’ disorientata. Fu giustiziato il 3 maggio 1916.
6) Cathal Brugha (1874 – 1922) uomo politico irlandese,  attivo nell’insurrezione di Pasqua
7) l’autore si rammarica che i tanti soldati irlandesi morti nella I Guerra Mondiale nell’esercito inglese non abbiano potuto combattere gloriosamente per l’Irlanda, allora i loro nomi sarebbero stati ancora ricordati come eroi invece di andare dispersi
8) Fenians ovvero la Fenian Brotherhood  fondata da James Stephens nel 1858 a Dublino per la creazione di una repubblica irlandese indipendente dal Regno Unito. I Feniani   presero il nome dai Fianna ovvero i mitici guerrieri guidati da Fionn Mac Cumhail. Si fa riferimento agli antichi luoghi di sepoltura di questi mitici eroi ossia le tombe a tumulo.

ASCOLTA Alberto Cesa con i Cantovivo

TRADUZIONE ITALIANO  ALBERTO CESA
I
Era il giorno di Pasqua e scendevo giù –sulla strada per la mia città – quando vidi protetti dalla bruma del mattino – mille uomini marciare.
E nell’aria non c’eran cornamuse e tamburi solo i passi che battevan la sterpaglia, – mentre al colle di Liffey la campana suonava – come il tuono che attraversa la battaglia.
II
Con orgoglio scoprii che a sfidare il destino – sventolavan le bandiere della guerra: – era meglio crepare sotto il cielo di Dublino – che   regalare il cuore all’Inghilterra. – Dalle verdi pianure di Royal Meath – ogni uomo lasciava la dimora – mentre i barbari inglesi con i loro fucili – salpavan fra le nebbie dell’aurora.
III
Ma i più forti morirono e la campana suonò –il canto   triste della terra violentata – mentre il vento tagliava il dolore nuovo e antico – come una folle, tremenda sciabolata.
Ed il mondo pensava quanto fossero strani – questi uomini liberi e leali – che morivan “soltanto” per riaccendere ancora la libertà nella nebbia dell’aurora.

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1929