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Carlos Nuñez

Già star internazionale quando era poco più che ventenne, Carlo Nuñez è un “enfant prodige” della musica, virtuoso suonatore di gaita e flauto, con prestigiose collaborazioni con i massimi artisti internazionali folk, pop e rock.

Definito il rocker della gaita (perchè riesce a far suonare la gaita come se fosse una chitarra elettrica), gaitero magico, Nuñez con grinta e carisma oltre che talento da vendere inizia a suonare all’età di 8 anni e ne ha 13 quando ha la faccia tosta di presentarsi nel camerino di Paddy Moloney ( i Chieftains si trovavano in torunèe proprio nel suo paese, Vigo) per suonargli qualche pezzo di musica galiziana; lo chiamano a collaborare con loro (e aveva solo 18 anni) per la registrazione della colonna sonora del film “L’isola del Tesoro” (1989); da allora diventa “il settimo Chieftains” e li segue in tournèe per gli Stati Uniti, Australia, Giappone.

ASCOLTA in Santiago 1996 Duelling Chanters, duello tra pipaioli Molly versus Carlos

UN FIRMAMENTO DI STELLE

Al suo primo album da solista  “A Irmandade das Estrelas” (1996 disco di platino in Galizia stampato anche per la distribuzione in Europa con il titolo “Brotherwood of Stars” ) invita a suonare moltissimi musicisti di stili e nazionalità diverse – più di una cinquantina (Nightnoise, Luz Casal, Tino di Geraldo, Tríona Ní Domhnaill e Mícheál Ó Domhnaill, Kepa Junkera, Ry Cooder, The Chieftains, e Dulce Pontes)  come tante sono le stelle del firmamento; perchè il linguaggio della musica tradizionale è un linguaggio veramente universale; perchè è una musica capace di conservare le peculiarità di un popolo ma anche ricco di contaminazioni stratificate nel cammino della storia (incontro-fusione con altri popoli e culture); una musica, quella tradizionale, che ha il pregio di essere trans-generazionale e unire musicisti di diverse generazioni.
Un album che ha avuto una gestazione particolare con registrazioni a più riprese, ma sempre in presa diretta per lasciare intatta la freschezza della musica dal vivo, quella sorta di spontainetà che possiede la musica tradizionale per cui basta  che i musicisti si guardino negli occhi e si trasmettano dei cenni, per capire al volo quando è il momento di passare da uno all’altro o di chiudere il giro.

ASCOLTA live, fisarmonica: Fernando Fraga; Mandolino-bouzouki: Pancho Álvarez; chitarra: Diego Bouzón.

Con il successivo album Os Amores Libres, uscito nel 1999 esplora le connessioni con il flamenco, ma è con Almas de Fisterra (Un Galicien en Bretagne 2003) che il gaitero s’innamora della Bretagna che lui stesso definisce come “la mia seconda casa”.
ASCOLTA così scrive nelle note: A NOITE PECHA
Alan Stivell è una leggenda vivente della musica celtica. Quando stavo cercando nuove vie per questo album, ho avuto la sensazione che lui le avesse già percorse tutte prima di me. Egli ha appena terminato un soggiorno di qualche giorno da noi, in Galizia, dove abbiamo visitato vecchi castelli celti, dolmen e così via… Abbiamo registrato questo pezzo sia, all’inizio, nella mia casa a Vigo che, in seguito, nella sua in Bretagna.
Il suono speciale dell’arpa di Alan mi ricorda quello, scuro e possente, della chitarra di Ry Coorder del mio primo album. Alan inoltre canta in Bretone e, per la prima volta anche in Galiziano, e ha anche dato vita alla nostra prima collaborazione musicale, una specie di Jig che conclude un medley. (tratto da qui)

THE CAVERN AN DRO
Ho suonato quest’an dro in tutto il mondo. E’ la danza Bretone in assoluto più popolare e l’ho suonata e fatta danzare in Giappone, in Australia, in Italia, negli US…In qualche modo ho sentito che questo tema misterioso poteva essere ballato in ogni luogo e in ogni tempo…Come ad esempio in una caverna preistorica: ho registrato il suono delle stalattiti all’interno della più grande caverna della Galizia. Essa si dice essere la casa di re Artù e delle sue truppe travestiti da corvi.
Ho dovuto camminare al suo interno per ore con alcuni amici speleologi ma quando arrivammo a quella che loro chiamano la Organ Hall e mio fratello ha cominciato a suonare attorno alle stalattiti, il ritmo ha coinvolto talmente tutto, che tutti hanno cominciato a ballare. (tratto da qui)

ASCOLTA  THE THREE PIPERS
Questo è uno dei miei più vecchi sogni che diventa realtà: l’unione, per la prima volta, delle tre più rinomate cornamuse al mondo: l’Irlandese, la Scozzese e la Galiziana. Ognuna con una sua personalità, i suoi accenti e il particolare tono. Esse sembrerebbero inconciliabili…ma, anche se non è stato facile, ce l’abbiamo fatta!! E’ stato un piacere invitare a questa storica registrazione, nella Basilica Bretone di Hennebont i miei amici e grandi piper Liam O’Flynn per l’Irlanda e il piper Bretone Patrick Molard.
Highland pipes, Uilleann Pipes, Gaita…Un giorno le avevo definite come fuoco, acqua e terra. Provare per credere. (tratto da qui)

Tra i suoi album da solista cito ancora il live Carlos Nunez y Amigos (2004) in occasione del festeggiamento dei suoi 33 anni nell’Auditorium di Castelos (Vigo), un concerto eccezionale, con la partecipazione di numerosi amici musicisti; e “Alborada do Brasil” (2009)  un viaggio alla scoperta delle radici della musica brasileira, sulle orme degli emigranti galiziani (tra cui anche un nonno di Carlos)

ASCOLTA in concerto anno 2002, con i musicisti galiziani che lo accompagnano in tour il fratello Xurxo Nuñes (chitarra, tastiere, batteria e percussioni – bodhran, galician drums, marching drum), Pancho Alvarez (bouzouki, mandolino e chitarra) Oscar Quesada (batteria), José Vera (basso – contrabbasso elettrico) Denise Boyle (violino)
Un concerto più mirato sulla musica galiziana (tra strumentali e cantati – dalla portoghese Annabella Pires ) che inizia con dolcissima, magica melodia e si conclude con una frenetica tarantella alla maniera galiziana cioè con una muiñeira. ( regalando un interminabile e scatenato reel “Music For a Found Harmonium”)

Tra i suoi progetti l’esplorazione della musica tradizionale del Nord e Sud d’Italia.

FONTI
http://www.carlos-nunez.com/

THE CHIEFTAINS e la musica irlandese

I Chieftains hanno portato la musica irlandese  in tutto il mondo, sono loro che hanno creato uno stile “cameristico” della musica tradizionale irlandese aprendola via via alle sperimentazioni  e alle contaminazioni musicali della “world music”, senza mai allontanarsi dalle radici irlandesi, anzi andando ad analizzare gli apporti della musica irlandese nel resto del mondo.
La popolarità è cresciuta piano piano dalla loro prima registrazione del lontano 1963: allora solo musica strumentale, ne fanno parte il fondatore Paddy Moloney (uillean pipe e whistle), il violinista Martin Fay, il suonatore di tin whistles Seàn Potts, il flautista Mìcheàl Tubridy (anche concertina e tin whistle), e al bodhran David Fallon. Stesso stile nel secondo album chiamato molto semplicemente “Chieftain 2” con l’aggiunta del giovane talento Seán Keane (violino)

Paddy e il maestro Dereck Bell si conobbero nel 1972 ma solo nel 1974 Dereck si decise a diventare il settimo elemento del gruppo scegliendo tra la sua carriera di musicista classico e l’allora “piccolo, miserevole gruppo folk“. Si avvicendarono nel gruppo degli esordi solo un paio di nuovo elementi definendosi una line-up che resterà stabile per gli anni a venire: Paddy Moloney (uillean pipe e whistle), Kevin Conneff (voce bodhran), Matt Molloy (flauto), Seán Keane (violino), Martin Fay (violino) , Dereck Bell (arpa celtica)

Con la loro piccola (o grande a seconda dei punti di vista) rivoluzione nel mondo della musica tradizionale irlandese hanno portato la musica irlandese al pubblico dei giovani di tutto il mondo (basta citare l’interesse straordinario dei giovani giapponesi che vanno in Irlanda a studiare la cornamusa, l’organetto e il tin whistle e finanche il gaelico).
Grazie alle sperimentazioni di Paddy Moloney nascono le colonne sonore per i film (cito tra tutti Barry Lindon), le “contaminazioni”, l’album “Another Country” 1992 nella ricerca delle connessioni tra musica country americana e musica irlandese, il disco di musica galiziana (Santiago 1996) e di musica bretone (Celtic Wedding 1998 con Polig Monjarret ), (sperimentazioni di world music  che proseguono con l’album Fire in the Kitchen 1998 registrato in Canada con vari artisti folk della Nuova Scozia)

L’ALBUM DEL VIAGGIO

I loro album sono spesso un viaggio esplorativo di altri territori, un giro del mondo attraverso la musica, si prenda ad esempio Santiago, si parte dalla Galizia e si arriva nei Caraibi, toccando i luoghi in cui i galiziani sono emigrati, seguendone il cammino per i Paesi Baschi, Portogallo, Messico, Guadalupe, Stati Uniti e Cuba; i Chieftains si affiancano così ai grandi musicisti portatori della musica galiziana, il giovane gaitero Carlos Nunez, i californiani di origine messicana Los Lobos, Linda Ronstadt e Ry Cooder..

Il mondo rock è presto abbracciato con la collaborazione di Van Morrison (Irish Heartbeat 1988)  e nel 1995 arriva lo strepitoso successo di “The Long Black Veil” in cui suonano con Sting, gli Stones, Sinead O’Connor e Mark Knopfler

E qui è meglio lasciar parlare Erick Falc’her-Poyroux nella traduzione di Alfredo De Pietra (tratto da vedi per la sua lettura integrale più estesa)

Fu un musicista di estrazione classica, Seán Ó Riada ad avere l’idea di riunire alcuni musicisti tradizionali con il nome di Ceoltóirí Chualann (“I musicisti di Chualann”). Nel 1959 Ó Riada, all’epoca direttore musicale dell’Abbey Theatre di Dublino, era in cerca di musicisti per eseguire un brano di Bryan MacMahon: Paddy Moloney, all’epoca ventenne, fu chiamato a partecipare al progetto, insieme al suo amico Seán Potts al tin whistle, a Sonny Brogan all’accordion ed a John Kelly al flauto. Grazie al successo ottenuto, Seán Ó Riada decide di formare, secondo le sue stesse parole, “una piccola orchestra da camera che suoni folk irlandese”, aggiungendo ai musicisti sopra citati un violinista di formazione classica, Martin Fay.

ceoltoiri-chualannNel 1960 Ó Riada ottenne per i suoi protetti il contratto per una serie di trasmissioni radiofoniche presso Raidió Éireann, denominate Reacaireacht an Riadaigh, trasmissioni che li fecero conoscere in tutta l’Irlanda. La musica irlandese all’epoca non era di certo sufficiente a dare un sostentamento decoroso a questi musicisti, per cui tutti i membri del Ceoltóirí Chualann avevano un’altra occupazione stabile: Paddy Moloney faceva il contabile, Martin Fay l’agente di cambio e Seán Potts era impiegato alle Poste. Tutti i membri dei Chieftains rimarranno “dilettanti” fino al 1975!
Il vero esordio dei Chieftains si avrà con la proposta, fatta nel 1962 a Paddy Moloney dal suo amico Garech Browne, di registrare per la propria etichetta Claddagh Records. Venne invitato un altro amico di Paddy, il flautista Michael Tubridy, ed un vecchio fabbro della Contea di Westmeath, Dave Fallon, rispolverò per l’occasione il suo vecchio bodhrán. Paddy Moloney non era tipo da accontentarsi di una registrazione fatta alla buona da musicisti messi insieme per una sera, e così le prove per l’album durarono ben sei mesi. Il primo disco del gruppo, che nelle intenzioni sarebbe dovuta rimanere un’opera unica, vide la luce nel 1963. I dischi di musica strumentale erano molto rari agli inizi degli anni ’60, ed anche per questo motivo bisognerà attendere ben sei anni per vedere un secondo album dei Chieftains.

IL DISCO D’ESORDIO

L’approccio di Paddy Moloney privilegiava arrangiamenti (senza alcun dubbio sotto l’influenza di Seán Ó Riada) che si posizionavano a metà strada tra due tendenze considerate sino allora incompatibili: i musicisti classici suonavano in orchestre la cui musica era ovviamente basata sulle armonizzazioni, mentre i musicisti tradizionali irlandesi suonavano in modo solistico una musica basata su ornamentazioni. I primi gruppi di musica irlandese, le Céilí Bands degli inizi del XX secolo, suonavano a loro volta praticamente sempre all’unisono. Sebbene non sapesse leggere né scrivere la musica, Paddy Moloney riuscì a creare una sintesi tra questi due mondi musicali, senza dimenticare anche una delle caratteristiche del jazz, musica i cui interpreti si esprimono solisticamente quasi sempre in sequenza: quest’ultima tendenza si accentuerà in seguito all’interno dei dischi e dei concerti dei Chieftains, e sarà ripresa più tardi da altri gruppi, come ad esempio i Clannad.

Oltre ad essere considerato rivoluzionario dalla gran parte dei musicisti tradizionali irlandesi, il primo album dei Chieftains costituì l’occasione, per la critica, di scoprire il talento dei musicisti che costituivano il gruppo. Anche grazie a questo disco dei Chieftains, il Ceoltóirí Chualann di Seán Ó Riada ottenne nel 1964 dalla Raidió Éireann la commissione di una nuova serie di 22 trasmissioni intitolate Fleadh Cheoil an Raidió (“Il festival musicale della radio”), con chiaro riferimento al grande festival annuale dell’associazione Comhaltas Ceoltóirí Éireann, il Fleadh Cheoil na Éireann. Le competizioni organizzate in occasione delle trasmissioni fecero scoprire il talento di un giovane fiddler di 17 anni chiamato Seán Keane, che fu “arruolato” nel gruppo di Seán Ó Riada alla fine dei suoi studi di elettronica. Nel frattempo Paddy era stato nominato, nel 1968, direttore della Claddagh Records.

SCIOGLIMENTO DEI CEOLTÓIRÍ CHUALANN

Anche l’album Chieftains 2 fu un successo commerciale, ed i giornali americani iniziarono ad interessarsi in modo serio ai Chieftains. Ancora una volta la sorpresa negativa venne da Seán Ó Riada, che nel marzo 1970 annunziò che poneva fine al progetto Ceoltóirí Chualann dichiarando inoltre che non vedeva alcun futuro per i Chieftains, di cui notava grossi limiti nell’ambito della produzione. Il gruppo giudicò queste critiche come dettate dalla gelosia, e incurante proseguì per la sua strada.
Alla fine del 1975 i Chieftains furono consacrati “gruppo dell’anno” dal Melody Maker, davanti a bands storiche come i Rolling Stones ed i Led Zeppelin! A questo punto una decisione doveva essere presa, e nonostante alcune reticenze, rimarcate da alcuni membri del gruppo, Paddy Moloney, Seán Potts, Michael Tubridy, Martin Fay, Peadar Mercier, Seán Keane e Derek Bell accettarono l’idea di tentare l’esperienza professionistica

LA CARRIERA PROFESSIONISTICA

Nel giro di un anno i Chieftains erano diventati delle vere e proprie star. Grazie a Jo Lustig essi avevano ottenuto non solo contatti personali e professionali con un mondo sino allora ad essi sconosciuto, quello dello show business e delle rock star, ma erano anche riusciti a raggiungere mercati finora impermeabili alla musica tradizionale. Paddy aveva comunque raggiunto il suo scopo: dare un riconoscimento internazionale alla vera musica irlandese, troppo spesso confusa con la musica country o con ballate nostalgiche dei crooners americani.

Era nel frattempo divenuto evidente che Peadar Mercier, che aveva già superato i sessanta anni, non riusciva più a reggere questi ritmi. Egli decise di ritirarsi, lasciando a Paddy il compito di trovare un altro suonatore di bodhrán: un certo Kevin Conneff era arrivato alla musica tradizionale irlandese solo tardivamente, ma era diventato un assiduo frequentatore delle sessions dublinesi, come quelle organizzate dal Tradition Club, di cui era stato uno dei membri fondatori. Conneff aveva tra l’altro contribuito al primo album di Christy Moore, Prosperous, nel 1972

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All’inizio del 1979 Seán Potts e Michael Tubridy lasciarono il gruppo e in quell’occasione il colpo di genio di Paddy fu riuscire a convincere un vecchio amico, Matt Molloy, già flautista dei Planxty e della Bothy Band, ad entrare a far parte dei Chieftains. Formata ora da sei elementi, la band non cambierà più dopo questo ingresso, ed il primo album di questa versione definitiva del gruppo, Boil the Breakfast Early, fu registrato a Dublino nell’estate del 1979.

Il nono album fu pubblicato all’inizio del 1980 e, oltre al debutto di Matt Molloy, comprendeva per la prima volta la presenza di una vera e propria canzone. Inizialmente Kevin Conneff era infatti stato reclutato solo per suonare il bodhrán, cosa che del resto aveva già fatto all’interno della band nel corso degli ultimi quattro anni. Ma le sue capacità di cantante non erano sfuggite a Paddy Moloney. Sulla base della logica dominante nell’ambito della musica tradizionale irlandese fu stabilito un limite netto tra brani strumentali da una parte e canti non accompagnati dall’altra, limitatamente ai successivi album di musica “esclusivamente” irlandese.

L’ultima parte della carriera dei Chieftains, corrispondente agli ultimi venti anni, è un’incredibile successione di progetti, in apparenza sempre più folli, giocati sostanzialmente lungo due grandi direttrici: la musica da film e la sperimentazione musicale. Il primo (e più celebre) di tali “viaggi musicali” fu la visita di due settimane in Cina nell’aprile del 1983, visita che confermava la volontà del gruppo di allargare il proprio orizzonte, sia da un punto di vista musicale che commerciale. Da sempre abituati a suonare con gruppi locali nel corso delle loro tournée, i Chieftains collaborarono in ogni città cinese con una orchestra locale: gli scambi musicali in questione si rivelarono tanto ricchi che due anni dopo venne pubblicato l’album “The Chieftains in China”, mélange di melodie irlandesi e cinesi suonate dai Chieftains e da un ensemble strumentale cinese.

Nell’ambito di una logica molto simile, un disco di musica bretone venne registrato nel 1986 grazie alla forte amicizia che lega da sempre Paddy Moloney e Polig Montjarret, e nel maggio 1987 fu organizzata una tournée in Bretagna. Dal 1983 al 1986 la sponsorizzazione dei Chieftains da parte della Guinness li spinse al rango di ambasciatori turistici dell’Irlanda. Ma nel 1989 essi furono nominati ambasciatori musicali dell’Irlanda anche direttamente dal governo irlandese, con l’incarico di rappresentare l’isola di smeraldo in tutto il mondo con i loro concerti e la loro musica. Un riconoscimento forse un po’ tardivo, ma ampiamente meritato.

Le musiche da film composte da Paddy Moloney, che prevedevano sempre più spesso l’impiego di orchestre sinfoniche, erano diventate una delle principali attività del gruppo: oltre al lavoro per Barry Lyndon (1975), i Chieftains possono essere ascoltati in produzioni di vario genere, come Un Taxi Color Malva di Yves Boisset (1977), il film Tristano e Isotta (1991), la serie storica franco-irlandese The Year of the French (1982), il film canadese The Grey Fox (1983), il documentario Ballad of the Irish Horse (1985), il cartone animato Tailor of Gloucester (1988) ed il film americano Treasure Island nel 1989. Per quest’ultimo progetto Paddy chiamò un giovane artista galiziano incontrato qualche anno prima al Festival Interceltico di Lorient, Carlos Nuñez, artista con il quale la collaborazione prosegue tuttora.

Dopo ben tre dischi di contaminazioni musicali, un album di vera musica tradizionale irlandese vide la luce: il suo nome era The Celtic Harp, registrato con la Belfast Harp Orchestra di Janet Harbison. Pubblicato nel 1992, esso rendeva omaggio al lavoro di raccolta svolto da Edward Bunting duecento anni prima, all’epoca dei grandi incontri fra arpisti a Belfast. Anche questo album otterrà l’anno successivo il Grammy Award nella categoria “miglior album tradizionale”. Sull’onda di questi riconoscimenti, i Chieftains si tuffano immediatamente in un nuovo album “sperimentale” pubblicato nel gennaio del 1995, The Long Black Veil, CD cui partecipano i Rolling Stones, Sting, Sinéad O’Connor, Van Morrison, Mark Knopfler, Ry Cooder, Marianne Faithfull e Tom Jones. Il successo di questo album fu senza precedenti, rendendo noto, anche grazie alle partecipazione di cotanti ospiti, il nome dei Chieftains a livello planetario. The Long Black Veil fu anche il primo disco d’oro dei Chieftains negli Stati Uniti, venne giudicato uno degli “album dell’anno” dal famosissimo Time, e fu premiato con un ennesimo Grammy Award (categoria “migliore collaborazione della musica pop”) grazie al contributo di Van Morrison. Durante la cerimonia un Paddy Moloney visibilmente emozionato disse, alzando in alto il suo trofeo: “Vengo da una piccola isola chiamata Irlanda, e questo è per gli irlandesi!”. 

Un ultima nota, i Chieftains sono stati i primi a portare i ballerini in scena, i ballerini della scuola Lord of the Dance di Michael Flatley e tanti altri giovani talenti.

Tra i miei album preferiti Tears of StoneWater From the Well,  Down the Old Plank Road, Voice of Ages.

tag Chieftains

FONTI
http://xoomer.virgilio.it/alfstone/i_chieftains.htm
http://www.thechieftains.com/main/

Milladoiro

Ambasciatori della musica galiziana nel mondo i Milladoiro nascono a Santiago de Compostela (centro della spiritualità cristiana nel Medioevo) dalla fusione di due anime quella popolare e quella medievale di una terra ricca di storia e di tradizioni (vedi scheda). Il nome del gruppo deriva da un termine galiziano che significa letteralmente “miglia d’oro”  sta a indicare un “cumulo di pietre a carattere votivo“, era usanza infatti dei pellegrini lasciare una pietra portata dal loro paese per poter dimostrare al momento del giudizio universale di aver veramente compiuto il pellegrinaggio. Il rito è in realtà molto più antico, si faceva per invocare le divinità a protezione dei viandanti lasciando delle pietre in determinati punti del cammino per indicare la strada a quelli che sarebbero passati dopo. Attualmente l’usanza è andata perduta e i cumuli relazionati al Cammino sono pochi: quello di Foncebadón, i resti sul Monte do Gozo e il paese di Milladoiro nelle immediate vicinanze di Santiago.

Xosé Ferreirós, Nando Casal e Ramon Garcia Rei, erano già un trio di musica galiziana tradizionale (i “Faíscas do Xiabre“), giovani che si abbeveravano di villaggio in villaggio alla fonte dei musicisti più anziani della regione. Alti due Antón Seoane (tastiere, fisarmonica e chitarra acustica) e Rodrigo Romani (arpa celtica, ocarina, chitarra, bouzouki e voce) giravano per gli stessi villaggi alla ricerca degli antichi strumenti medievali illustrati nelle Cantigas e con il loro amore verso le melodie e le sonorità di questi antichi strumenti incisero nel 1978 un album dal titolo Milladoiro.

Incorporati nella formazione i Faíscas do Xiabre , Xosé A. Mendéz (flauto traverso e a beccodagli studi jazzistici) e Laura Quintillan (di formazione classica che resta nel gruppo solo due anni, sostituita al violino da Michael Canada e più recentemente da  Harry C.), registrano nel 1979 l’album “A Galicia de Maeloc  e iniziano il loro lungo cammino che li porterà al successo internazionale: 22 album, sei colonne sonore, l’Indie Award, premio Oscar della World Music.
La strumentazione del folto gruppo accosta alle gaite, alle percussioni e alla fisarmonica  (strumenti popolari galiziani), flauti, chitarre e bouzouki (strumenti tipici della rinascita del folk negli anni 70) violino ed arpa (strumenti un tempo comuni nella musica popolare galiziana ma che sono stati dimenticati). Riappropriarsi della tecnica “medievale” dell’arpa è stato un lungo studio intrapreso da Romani sui documenti d’epoca.

Il loro sound viene definito “folk da camera” con arrangiamenti da musica colta dal sapore medievaleggiante sulla materia popolare (muiñeira, jota, polca), e di materiale su cui lavorare c’è n’era in abbondanza, quello che mancava era la combinazione tra la tradizione e le sonorità moderne. Musica arricchita nelle registrazioni da una voce ospite. Il gruppo ha fatto così da apripista.

ASCOLTA O Berro Seco 1980

Non avendo modelli in patria i Milladoiro li hanno cercati nel mondo celtico, c’erano i Chieftains, la Bothy band e Alan Stivell, così hanno cercato di muoversi come loro.

Nel 2000 Rodrigo Romani  lascia il gruppo e subentrano la chitarra di Manu Conde, e l’arpa di Roi Casal (figlio del gaitero Nando Casal)

Per chi non li conoscesse consiglio l’ascolto del loro 25esimo album dal titolo “XXV” (su Spotify ) un’antologia dei brani più rappresentativi con la collaborazione di artisti di alto profilo come la gaitera Susana Seivane,  la violinista irlandese Eileen Ivers e la flautista Rhonda Larson. (la voce ospite è Claudia Ferronato dei Calicanto).
Ma anche il doppio album “As Fadas de Estraño Nome” ricavato dai concerti live uscito nel 1995

Nella loro lunga carriera è prevalso uno spirito eclettico con i Chieftains come modello (Solfafria del 1984 è registrato a Dublino con la partecipazione di Paddy Moloney)

Scrivono nella loro pagina web “Da oltre trent’anni percorriamo spazi, silenzi e geografie; trent’anni cercando di trovare la bellezza dietro ogni pentagramma; tempo e tempo mettendo la pista sonora a un paese in perpetua costruzione imperfetta; siamo suoi figli e ricordiamo il color seppia dei giorni oscuri e della povertà socio-ambientale. Trent’anni dopo, continuiamo in cerca della bellezza e dell’armonia in un percorso che vede la Galizia come epicentro di una lunga spirale senza frontiere, e che attende e chiede ad ognuno di noi di essere sempre all’altezza del suo orizzonte di mare, cielo e terra; un orizzonte dove posa il suo sguardo, solamente, la speranza” (tratto da qui)

FONTI
http://nitope.blogspot.it/2013/07/la-musica-celtacon-filtro-medieval.html
https://open.spotify.com/artist/7jQt2VX8vXlhU9Eky0T1ag
http://milladoiro.gal/
https://www.stevewinick.com/milladoiro

PADDY’S LAMENTATION OR BY THE HUSH, MY BOYS

(vedi prima parte)
L’emigrazione massiccia delle popolazioni del continente europeo nei territori americani durante il 1800 e per buona metà del 1900, come quella delle popolazioni del continente africano o del Medio Oriente verso l’Europa dei nostri tempi, sono la lotta per la sopravvivenza di gruppi sociali svantaggiati, i quali trovavano ad aspettarli gruppi sociali detentori del potere e della ricchezza (legali e illegali) pronti per lo più a sfruttarli: i poveri, i disperati sono così disumanizzati, trasformati in merce e forza- lavoro sottopagata, o ridotta allo stato di schiavitù.

Nell’America della Speranza Irlandesi (e Italiani e soprattutto Cinesi) lavorarono rischiando la vita ogni giorno (si calcola che 1/3 della forza lavoro irlandese morì a causa della dinamite fatta brillare con la miccia troppo corta, forse per imperizia ma soprattutto per economizzare) per la costruzione della rete ferroviaria del paese America vedi.
Nell’America della Speranza gli Irlandesi furono mandati a combattere nella Guerra di Secessione.

THE DRAFT RIOT IN GANGS OF NEW YORK

La rivolta che scoppiò a New York (the Draft Riot) nel luglio del 1863 fu una reazione popolare alla leva resa obbligatoria dal Congresso nel mese di marzo. Prima di quella data l’arruolamento era a base volontaria, anche se gli incentivi di tre pasti al giorno e un premio d’ingaggio, potevano attirare i più poveri e i disoccupati. Se però uno stato mancava la sua quota di soldati assegnata, subentrava la legge del 1863 e così si sorteggiava la rimanenza tra i maschi bianchi di età compresa tra i 20 e i 35 anni (i più ricchi potevano però farsi esonerare pagando 300 dollari o mandando un sostituto al proprio posto). La nuova legge acuì il malcontento degli Irlandesi in particolare di New York e sembrò loro che la lotta del Sud per l’Indipendenza fosse equivalente a quella irlandese contro l’Inghilterra (indubbiamente c’erano anche i timori che la manodopera afro-americana liberata finisse per “portare via” il lavoro o a far scendere ancora di più i salari). La folla devastò i locali della Commissione federale per la circoscrizione, distrusse i negozi e le abitazioni se la prese con le persone benvestite o ritenute responsabili della situazione e per buona misura i neri vennero bastonati e  impiccati ai lampioni. L’ordine venne ristabilito solo con l’esercito (alcuni reparti che avevano appena combattuto a Ghettysburg) con il rastrellamento strada per strada, con perquisizioni casa per casa, dei quartieri “caldi” e con le sparatorie sulla folla (stime realistiche parlano di un migliaio di morti).

(nella scena del film il termine per indicare i rivoltosi è mob che sottintende il concetto di organizzazione criminale, l’irish mob ossia la mafia irlandese si è originata proprio dalle gangs di irlandesi in America, così a New York operavano i Forty Thieves, i Dead Rabbits e i Whyos, poi arrivarono gli italiani e gli ebrei)

Così nella canzone “Paddy’s lamentation” un soldato irlandese che ha combattuto per Lincoln si ritrova senza una gamba e senza la pensione d’invalidità e maledice l’America perchè lo ha mandato a combattere, senza avergli lasciato la possibilità di scelta. Alcuni ritengono che la canzone sia stata scritta proprio negli anni successivi alla guerra quando i soldati mutilati si trovarono in difficoltà a riscuotere la promessa pensione.
Non mi voglio addentrare negli aspetti della guerra civile americana e nemmeno sul fatto che gli irlandesi si ritrovarono inevitabilmente a combattere tra di loro sui due fronti (come accadde anche per gli italiani: la maggior parte degli italiani che combatterono per l’unione provenivano dal distretto di New York, mentre dalla parte confederata c’erano per lo più i resti dell’esercito borbonico), quanto chiarire un paio di punti utili alla comprensione dei versi.

Questa volta, nonostante mi piaccia molto l’interpretazione di Sinead O’Connor, non ho dubbi sulla versione da selezionare per l’ascolto

Mary Black & The Chieftains in “Long Journey Home” 1998. Mary Black ha inciso una versione precedente con i De Dannan (come preferiscono farsi chiamare) nel 1984  qui nella quale è cantata anche la V strofa.

Nella versione per il film “Long Journey Home” di Thomas Lennon, Paddy Moloney ha preferito non inserire la V strofa, quella in cui si maledice l’America, in effetti l’America è diventata la patria di migliaia d’irlandesi che oggi sono irlandesi americani fieri dello loro origini (stimato come secondo gruppo di ascendenza europea per consistenza dopo i tedeschi americani), ma anche grati alla terra che li ha accolti. A conti fatti le condizioni che trovarono nella nuova terra erano migliori della fame e disperazione che si lasciavano alle spalle; in America emigrarono anche famiglie di ricchi proprietari terrieri (che avevano perso la fiducia di trovare in Irlanda una prospettiva di ripresa per il futuro), così nell’Ulisse di Joyce leggiamo questo di lamento “Dove sono oggi quei venti milioni mancanti di Irlandesi che ci dovrebbero essere qui oggi invece di quattro, le nostre tribù perdute? E le nostre ceramiche e i tessuti, i migliori del mondo? E la nostra lana che si vendeva a Roma ai tempi di Giovenale e il nostro lino e il nostro damasco dei telai di Antrim e i nostri merletti di Limerick..

tra le versioni maschili

ASCOLTA Paul Brady in “The Gathering” 1977
ASCOLTA Frank Harte in “Daybreak and a Candle – End” 1987 in versione integrale su Spotify con il titolo di “By the Hush Me Boys”


I
“And it’s by the hush”(1), me boys, and sure that’s to hold your noise
And listen to poor Paddy’s sad narration
I was by hunger pressed(2), and in poverty distressed
So I took a thought I’d leave the Irish nation
CHORUS
Here’s you boys, now take my advice
To America I’ll have ye’s not be comin’
There is nothing here but war, where the murderin’ cannons roar
And I wish I was at home in dear old Dublin
II
Well I sold me horse and cow, my little pigs and sow
My little plot of land I soon did part with
And me sweetheart Bid McGee, I’m afraid I’ll never see
For I left her there that morning broken-hearted
III
Well meself and a hundred more, to America sailed o’er
Our fortunes to be made we were thinkin’
When we got to Yankee land, they shoved a gun into our hands
Sayin’ “Paddy, you must go and fight for Lincoln”
IV
General Meagher(3) to us he said, if you get shot or lose a leg
Every mother’s son of yous(4) will get a pension
Well myself I lost me leg, they gave me a wooden peg
And by God this is the truth to you I mention
V
Well I think meself in luck, if I get fed on Indian buck(5)
And old Ireland is the country I delight in
To the devil, I would say, God curse Americay
For the truth I’ve had enough of your hard fightin'(6)
Traduzione  di Lorenzo Masetti *
I
Beh c’è silenzio, ragazzi miei, e sono sicuro che eviterete di fare rumore
per ascoltate la triste storia del povero Paddy:
ero stremato dalla fame e tormentato per la povertà,
così mi venne in mente di lasciare
l’Irlanda
CORO
Ecco ragazzi, seguite il mio consiglio,
in America, vi dico, non andate, non c’è nient’altro qui che guerra, dove i cannoni assassini tuonano
e vorrei essere a casa nella vecchia cara Dublino
II
Bene ho venduto il mio cavallo e la mucca, i maialini e la scrofa,
dal mio piccolo pezzo di terra presto mi separai
ed il mio amore Bid McGee, mi dispiace, non la rivedrò
perché la lasciai lì quel mattino col cuore spezzato.
III
Bene, io e altri cento, partimmo per l’America,
pensavamo che saremmo andati a fare fortuna,
quando arrivammo nella terra degli Yankee,
ci misero in mano dei fucili “Paddy, devi andare a combattere per Lincoln”.
IV
Il generale Meagher ci disse, “se venite feriti o perdete una gamba,
ogni figlio di mamma tra di voi prenderà una pensione”.
Beh io stesso ho perso la gamba, me ne hanno data una di legno
e per Dio vi sto raccontando la verità.
V
Bene mi ritengo fortunato, se ho da mangiare grano indiano
e la vecchia Irlanda è il paese che mi dà gioia;
al diavolo, voglio dire, Dio maledica l’America
per la verità ne ho avuto abbastanza del vostro duro combattere

NOTE
*  tratta da qui e parzialmente riveduta
1) da gaelico ‘Bí i do thost’ ossia ‘be quiet’
2) durante la grande carestia irlandese (vedi) ci fu un flusso di emigranti sempre più massiccio a iniziare del 1845 principalmente verso le colonie del Canada e in ogni porto dell’est degli Stati Uniti (in particolare Boston e New York)
3) il generale Thomas Francis Meagher fu a capo del “Irish American 69th Infantry Regiment” (“Fighting 69th”), durante la guerra di secessione. Da allora, il reggimento ha combattuto in tutte le guerre americane (e quindi in Afghanistan e Iraq). Il reggimento é parte della Guardia Nazionale dello stato di New York.
Thomas Francis Meagher. This colorful character, whose equestrian statue now stands before the state capitol, was a brash adventurer who came here with an international reputation and an appetite for even greater glories. Descended from a wealthy Irish family, young Meagher became a leading figure in the Irish independence movement, a noted orator, and an ally of the famous Daniel O’Connell. He narrowly escaped execution by the British because of his revolutionary activities and was banished instead to the penal colony of Tasmania. After escaping from Tasmania, Meagher came eventually to New York, and he soon rose to prominence there as a leader among the thousands of Irish immigrants in that city. During the Civil War, he became famous as the organizing commmander and general of the Irish Brigade. This hard charging outfit saw fierce action at such battles as Malvern Hill and Antietam…practically annihilated in the suicide charge at Fredericksburg. (tratto da qui). Alla fine della guerra fu nominato governatore del Montana
4) yous invece di you è una espressione tipica della cittadina di Walkerville
5) “Indian buck“: indian è l’aggettivo che insieme a “corn” qualificava il mais, in Europa detto granoturco, anche se non ha niente a che vedere con la Turchia, a ben vedere il mais avrebbe dovuto chiamarsi “grano indiano” perchè proveniente da quelle che al tempo erano dette Indie Occidentali, ovvero “grano americano”
Alberto Guidorzi scrive (qui):
“Il mais arrivò in Spagna già nel 1493, cioè con i primissimi viaggi di Colombo, ma solo con gli insediamenti spagnoli nelle regioni temperate delle Americhe, avvenute 30 o 40 anni dopo la scoperta del nuovo continente, in Europa arrivano le varietà precoci che meglio si adatteranno (al clima). E’ solo così che il mais si diffuse nel bacino del Mediterraneo [una fascia geografica che comprende Spagna, Francia, Italia, Penisola Balcanica, Ucraina, Caucaso.]. Tuttavia i botanici rinascimentali non poterono non notare che la pianta aveva affinità con piante recentemente riscoperte quali il sorgo, la saggina, il miglio ed il panico, ma che erano di origine euroasiatica e pertanto, visto anche che ciò coincideva con l’avanzata turca, simbolo di un popolo diverso proveniente da sud, si preferì assegnare al nuovo cereale una provenienza diversa da quella vera, chiamando appunto il mais “granoturco”. Altra particolarità da segnalare è che il mais fungeva da cereale alimentare degli equipaggi delle navi durante il viaggio transcontinentale di ritorno.
Il mais tuttavia per almeno un secolo non ebbe mercato, vale a dire che era seminato negli orti per un uso famigliare, ma i ricchi nobili, proprietari dei terreni, rifiutavano di ricevere mais in conto d’affitto appunto perché merce non mercantile, a differenza del frumento, tanto era la poca considerazione come cibo umano. E’ in questo modo che il mais si è affermato solo come cibo dei poveri e anche come pianta per uso zootecnico. Non sembri inoltre strano come il mais sia un esempio storico della reazione di rifiuto che viene riservato a tutto ciò che è nuovo in fatto di cibo. All’inizio non si disconobbe l’utilità del mais, ma lo si fece detenere dal diavolo, infatti, secondo racconti popolari spagnoli, San Martino l’avrebbe portato via al diavolo in occasione di una scommessa e nelle Lande francesi la cosmologia popolare descrive il mais non come un dono di Dio, ma come una pianta data agli uomini dal maligno e che dagli utilizzatori, avrebbe preteso alla loro morte il possesso dell’anima. Forse è per questo che il primo uso fu zootecnico, nel senso che la pianta verde era somministrata al bestiame o agli animali di bassa corte e per molto tempo fu seminata in terreni non destinati alla coltivazione delle piante alimentari, quali quelle a riposo. L’uso quasi esclusivo presso i diseredati durante le carestie del XVIII sec. fece il resto per demonizzare ulteriormente il mais, anche perchè ben presto cominciarono a verificarsi i primi casi di pellagra(*). A tutto ciò si aggiunse la nomea di pianta depauperatrice dei terreni e quindi incoltivabile nei terreni dati in affitto per proibizione dei proprietari. Tuttavia di questa pianta i contadini non potevano fare senza, perché produceva di più in quantità e soprattutto il seme costava poco, a differenza di quello del frumento. In questo contesto di sfiducia la pianta del mais mantenne la valenza di alimento subumano per almeno un secolo e mezzo, restando comunque una coltura di nicchia al punto tale che ciò determino la creazione di numerosissime popolazioni locali gelosamente custodite e fenotipicamente ben caratterizzate.”
L’alimentazione basata quasi esclusivamente sulla polenta di mais provocò il diffondersi della pellagra fra i mezzadri del Nord Italia dalla fine del ‘700. La malattia non si sviluppò nelle popolazioni native americane perchè procedevano ad un trattamento speciale
E’ molto ingegnoso il processo che veniva (e che viene tuttora usato) in tutte le Americhe detto nixtamalizzazione. I chicchi di mais essiccati vengono inzuppati e cotti in una soluzione alcalina, solitamente a base di idrossido di calcio. Questo ammorbidisce il pericarpo, la parte esterna del chicco, rendendo più semplice la macinatura. Il processo trasforma il mais da semplice fonte di amido (zucchero) in un impasto nutrizionalmente più completo: aumenta la biodisponibilità di calcio, ferro, rame e zinco (anche con l’aiuto del vasellame) oltre che di niacina (evitando così il rischio di ammalarsi di pellagra), riboflavina ed altre vitamine. Lo sviluppo di alcune miceti (funghi) è un altro dei lati positivi del procedimento: lasciando fermentare l’impasto si produce un’ulteriore aumento del valore nutritivo con l’aggiunta di amminoacidi quali lisina e triptofano. Fagioli, verdure, frutta, chili e mais così preparato (nixtamal) erano in grado di fornire una dieta nutrizionalmente soddisfacente senza il bisogno di ricorrere alle proteine animali. (tratto da qui)
5) come intendere questa strofa? Il soldato irlandese dopo essersi lamentato di aver ricevuto solo una gamba di legno e non la promessa pensione d’invalidità ha preferito ritornare in Irlanda a fare la fame piuttosto che continuare a vivere sul suolo americano? Oppure si ritiene comunque fortunato perchè in America ha da mangiare (anche se il cibo dei poveri) e si consola pensando alla sua Irlanda..
Nel primo caso l’Indian buck è il “granoturco” che arrivava dall’America con gli aiuti (per la grande carestia) e che per quanto si tratti di un cereale molto digeribile (adatto in particolare nei casi di deperimenti organici) tuttavia avrebbe potuto creare qualche problema agli stomaci non fenotipizzati degli Irlandesi. Nel secondo caso si tratta del cibo dei poveri l’unico che l’ex soldato disoccupato poteva permettersi di mangiare.
Le due interpretazioni hanno entrambe senso e come sempre per le canzoni popolari lasciano il campo alla valutazione di ogni interprete e ascoltatore.

FONTI
“Song of the North Woods” di Dr. László Vikár, 2004 (qui)
“La genesi della potenza americana. Da Jefferson a Wilso”n di Loretta Valtz Mannucci
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2770&lang=it http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-ByTheHush.html http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/ByTheHush.pdf http://thomaslennonfilms.com/documentary/the-irish-in-america-long-journey-home/ http://www.thechieftains.com/main/long-journey-home/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=4988 http://mysongbook.de/msb/songs/p/paddysla.html

CARRICKFERGUS

cathal buiIl brano “Carrickfergus” proviene da un canto in gaelico dal titolo Do Bhí Bean Uasal (vedi) ovvero “There Was a Noblewoman” ed è conosciuto anche con il nome di “The Sick Young Lover“, comparso in un broadside distribuito a Cork e datato 1840 e anche nella raccolta di George Petrie “Ancient Music of Ireland” 1855 con il nome di “The Young Lady”. Testo e melodia passati attraverso la tradizione orale si sono diffusi e modificati, senza però lasciare una traccia consistente nelle raccolte stampate nell’Ottocento. E’ stato attribuito al bardo itlandese Cathal “Buí”

BREIFNE
Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna (c1680-c1756).
Curioso personaggio soprannominato “Builil giallo, un bardo vagabondo di cui non si ha notizia suonasse uno strumento particolare, ma sicuramente cantastorie e compositore di poesie, che si sono diffuse per tutta l’Irlanda e ancora oggi cantate.
Lo studioso Breandán Ó Buachalla ha pubblicato una raccolta nel libro “Cathal Bui: Amhráin” nel 1975. A Blacklion contea di Cavan c’è anche una piccola stele in sua memoria e si celebra il Cathal Bui Festival (mese di Giugno).
Sacerdote mancato ci sapeva fare con le parole e con le donne, era inoltre dotato di molto “irish humour” ed era ovviamente un forte bevitore, girava per il Breifne, il nome irlandese della zona che comprende Cavan, Leitrim, e a sud di Fermanagh (uno dei tanti traveller con il suo carrozzone o anche meno).

PETER O’TOOLE

Ma è la versione conosciuta da Peter O’Toole ad essere stata l’origine della versione di Dominic Behan registrata a metà degli anni 1960 con il titolo di “The Kerry Boatman”, e anche della versione registrata da Sean o’Shea sempre negli stessi anni con il titolo Do Bhí Bean Uasal. Anche i Clancy Brothers con Tommy Makem fecero una loro versione con il titolo “Carrickfergus” nell’LP “The First Hurrah” del 1964.

E qui è doveroso aprire una parentesi sugli anni 60: in America il presidente è John F. Kennedy, un discendete di emigranti irlandesi, gli irlandesi Clancy Brothers diventano delle star; in Irlanda e Inghilterra scoppia il “Ballad boom” e si affermano i Dubliners e i Wolfe Tones. Ma a questo successo riscosso dalla musica irlandese sulla scena internazionale per gran parte contribuì il lavoro dei Ceoltóirí Chualann, da cui si formerà il gruppo più rappresentativo della musica irlandese: i Chieftains.

Carrickfergus nella versione strumentale dei Chieftains in “The Chieftains Live” 1977 quando c’era ancora l’arpa di Dereck Bell (1935-2002).

DO BHÍ BEAN UASAL

Questa versione è stata attribuita musicalmente a Seán Ó Riada (ovvero John Reidy 1931-1971) non è chiaro se si tratti solo di un arrangiamento o di una vera e propria scrittura della melodia. Di certo il testo è preso dalla poesia di Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna.

Sean o’Shea in “Ò Riada Sa Gaiety” live in Dublino con i Ceoltóirí Chualann nel 1969.

I
Do bhí bean uasal seal dá lua liom,
‘s do chuir sí suas díomsa faraoir géar;
Do ghabhas lastuas di sna bailte móra
Ach d’fhag sí ann é os comhair an tsaoil.
Dá bhfaighinnse a ceannsa faoi áirsí an
teampaill,
Do bheinnse gan amhras im ‘ábhar féin;
Ach anois táim tinn lag is gan fáil ar leigheas agam.
Is beidh mo mhuintir ag gol im’ dhéidh.
II
I wish I had you in Carrickfergus
Ní fada ón áit sin go Baile Uí Chuain(1)
Sailing over the deep blue waters
I ndiaidh mo ghrá geal is í ag ealó uaim.
For the seas are deep, love, and I can’t swim over
And neither have I wings to fly,
I wish I met with a handy boatman,
Who would ferry over my love and I.
III
Tá an fuacht ag teacht is an teas ag tréigint
An tart ní féidir liom féin é do chlaoi,
Is go bhfuil an leabhar orm ó Shamhain go Fébur
Is ní bheidh sí reidh liom go Féil’ Mhichíl;
I’m seldom drunk though I’m never sober!
A handsome rover from town to town.
But now I am dead and my days are over
Come Molly, a stóirín, now lay me down!

TRADUZIONE INGLESE
I
A lady was betrothed to me for a while
And she refused me, oh my hundred woes
I went to towns with her
And she made a cuckold (or a fool ) of  me before the world,
If I had got that head of hers into the church
And if I were again  n command of myself, But now I’ weak and sore,  and there’s no getting of a  cure for me, And my people will be weeping after me
II
I wish I had you in   Carrickfergus
not far from that place ‘Quiet Town”
Sailing over the deep blue waters
my bright love from a northern sky
For the seas are deep, love, and I can’t swim over
And neither have I wings to fly,
I wish I met with a handy boatman,
Who would ferry over my love and I
III
The cold and the heat are going together [in me]
and I can’t quench my thirst
And if I took my oath from November to February
I wouldn’t be ready until Michaelmas
I’m seldom drunk though I’m never sober!
A handsome rover from town to town.
But now I am dead and my days are over
Come Molly, my little darling, now   lay me down!
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Una Lady mi fu promessa sposa per un certo tempo,
e lei mi rifiutò,
oh i miei cento affanni
andai in città con lei
e lei mi ha reso pazzo (o cornuto) di fronte a tutti
se avessi avuto lei al fianco in quella chiesa
e se fossi ancora padrone di me stesso
ma ora sono debole e malato e nessuno si prende cura di me
e la mia gente mi piangerà
II
Vorrei essere a Carrickfergus
non lontano da quella città portuale
a navigare sul vasto oceano
il mio amore che brilla nel cielo del Nord
perché il mare è profondo, amore, e non riesco restare a galla
e nemmeno ho ali per volare,
vorrei incontrare un abile barcaiolo
che possa trasportare il mio amore e me.
III
Caldo e freddo dentro di me
e non riesco a placare la mia sete
e se ho fatto il giuramento da Novembre a Febbraio
non sarà pronto che al giorno di San Michele
Sono raramente ubriaco, senza mai essere completamente sobrio
un bel vagabondo da città in città.
Vieni Molly, mia cara, e fammi distendere ora.

NOTE
1) “baile cuain” letteralmente significa “quiet town” tradotta anche come Harbour Town

LA VERSIONE DEGLI ANNI 60 E SIGNIFICATO

E veniamo a ciò che resta del brano ai nostri giorni, ovvero della versione di Carrickfergus diffusa dai maggiori interpreti della musica celtica.
La dolce malinconia della melodia e la sua incerta interpretazione testuale hanno reso il brano molto popolare, alcuni ne colgono il lato romantico e lo suonano anche ai matrimoni, altri ai funerali (ad esempio quello di John F. Kennedy Jr -1999).
Di certo ha un che di magico, triste e nostalgico, l’uomo annega nell’alcool il dolore per la separazione dalla sua amata (o più probabilmente beve perché ha una particolare predilezione per l’alcool): un vasto oceano li divide (o un tratto di mare) e lui vorrebbe essere in Irlanda, a Carrickfergus: vorrebbe avere le ali o poter attraversare la distesa d’acqua a nuoto o più realisticamente trovare un barcaiolo che lo porti da lei, e finalmente potrà morire tra le sue braccia (o presso la di lei lapide) adesso che è vecchio e stanco.

Il senso generale del testo resta quindi a mio avviso abbastanza chiaro, ma se si va nel dettaglio allora nascono molte perplessità, che ho cercato di riassumere nelle note.

Carrighfergus (Music Video) versione di Loreena McKennitt e Cedric Smith  in Elemental, 1985


VERSIONE DI LOREENA MCKENNITT
I
I wish I was
in Carrighfergus (1)
Only for nights
in Ballygrant (2)
I would swim over
the deepest ocean
Only for nights in Ballygrant.
But the sea is wide,
and I can’t swim over
Neither have I wings to fly
If I could find me a handsome boatman
To ferry me over
to my love and die(3)
II
Now in Kilkenny (4), it is reported
They’ve marble stones there as black as ink,
With gold and silver
I would  transport her (5)
But I’ll sing no more now,
till I get a drink
I’m drunk today,
but I’m seldom sober
A handsome rover
from town to town
Ah, but I am sick now,
my days are over
Come all you young lads
and lay me down.(6)

traduzione italiano  Cattia Salto
I
Vorrei essere
a Carrighfergus
solo per le notti
a Ballygrant
avrei nuotato
nell’oceano più profondo
solo per le notti a Ballygrant.
Ma il mare è vasto
e non posso rimanere a galla
e nemmeno ho ali per volare
se potessi trovare un abile barcaiolo
per traghettarmi fino
al mio amore e morire.
II
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
un marmo nero
come l’inchiostro,
con oro e argento
che vorrei confortarla
ma non canterò più ora,
se non prendo da bere.
Adesso sono ubriaco,
ma raramente sono sobrio
un bel vagabondo
da città in città
Ah, eppure adesso sono malato
i miei giorni stanno finendo,
venite tutti ragazzi
e fatemi distendere.

NOTE
1) Carrickfergus (dal gaelico Carraig Fhearghais, ‘Rocca di Fergus’) è una città costiera nella Contea di Antrim , Irlanda del Nord, uno dei più antichi insediamenti in Irlanda del Nord. Qui il protagonista dice di voler essere a Carrickfergus (ma evidentemente è da qualche altra parte) mentre in altre versioni troviamo I wish I had you in Carrickfergus: il significato della canzone cambia completamente.
Alcuni vogliono ambientare la storia nel Sud dell’Irlanda ed ecco che allora vedono il nome del Fergus, il fiume che attraversa Ennis contea di Clare.
2) Ballygran – Ballygrant – Ballygrand. Ci sono ameno tre interpretazioni: la prima che Ballygrant sia in Scozia sulle Isole Ebridi (l’isola di Islay), la seconda che sia il villaggio di Ballygrot (dal gaelico Baile gCrot significa “insediamento di collinette”), vicino a Helen’s Bay che si trova in pratica di fronte a Carrickfergus oltre il tratto di mare che si insinua a frastagliare la costa Nord-est dell’Irlanda (il Belfast Lough). Pare che gli abitanti del posto lo chiamino “Ballygrat” o Ballygrant” e che sia un antico insediamento e che un tempo si tenevano delle gare con le barche da Carrickfergus a Ballygrat. La terza che sia una traduzione corrotta dal gaelico “baile cuain” della versione settecentesca e quindi sia una generica località tranquilla, un piccolo paesello.
Ma tra le due frasi c’è già un incongruenza o meglio c’è bisogno di un’interpretazione, appurato che Ballygrant non sia un posto particolare di Carrickfergus per il quale il protagonista prova nostalgia per qualche collegamento specifico con la sua storia d’amore passata in gioventù, allora si tratta del posto in cui invece si trova al momento. Quindi il protagonista potrebbe essere un irlandese che si è ritrovato nelle Isole Ebridi, ma che vorrebbe ritornare a Carrickfergus dal suo vecchio amore o che è uno scozzese (che quando era giovane faceva il soldato in Irlanda) e ricorda con rimpianto la donna irlandese amata in gioventù; oppure che il protagonista si trova a Helen’s Bay dalla parte opposta dell’insenatura che lo divide da Carrickfergus. Ma qui il ragionamento fa un po’ acqua (tanto per restare in tema), però solo fino a un certo punto: se fosse infatti sano e giovane niente gli impedirebbe di andare a Carrickfergus anche a piedi, ma lui è stanco e morente e quindi nella sua fantasia o delirio guardando il mare in direzione di Carrickfergus sogna di volare verso il suo amore del passato o desidera essere traghettato da un barcaiolo per poter morire accanto a lei.
3) “and die” ci dice che il protagonista che si trova a Ballygrant (ovunque esso sia) vorrebbe andare a Carrickfergus per morire tra le braccia del suo amore di gioventù.
In altre versioni la frase è scritta come “To ferry me over my love and I” e questo a parte la sgrammaticatura vorrebbe significare che il protagonista vorrebbe essere trasportato dal barcaiolo, insieme con la sua donna, a Carrickfergus. Quindi la nostalgia si condensa sulla località in cui si presume il protagonista abbia trascorso la gioventù e che vorrebbe rivedere prima di morire.
4) e 5) io per dare un senso compiuto alla frase ho tradotto come:
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla

Sostituendo il verbo “to transport” utilizzato da Loreena con “to support” più utilizzato nelle altre versioni. Ossia: sulla pietra nera di Kilkenny (nel senso che si da in genere ad una tipologia di pietra ad esempio marmo di Carrara, quindi la pietra nera estratta a Kilkenny ma utilizzata anche a Ballygrant, ovunque esso sia) che sarà la mia pietra tombale dove ho inciso il mio epitaffio, ho scritto anche una frase di conforto per il mio amore
4) Kilkenny = Kilmeny alcuni vedono un refuso e notano che Kilmeny è la chiesa parrocchiale di Ballygrant (Isola di Islay) già località di una chiesa d’epoca medievale, anche qui c’è una cava di pietre, che era l’industria principale di Ballygrant nei secoli XVIII e XIX. Ora io mi domando: ma con tutte questi riscontri nell’Isola di Islay, (dove come minimo dovrebbe esserci la tomba del protagonista) com’è che il brano non è noto nella tradizione locale delle Isole Ebridi e invece lo è a Belfast?
6) il protagonista esorta gli amici a seppellirlo

Ho selezionata per l’ascolto anche questa versione che mi piace molto per la sua raffinata sobrietà nell’arrangiamento strumentale e l’interpretazione vocale di Jim McCann. Nella versione live aggiunge anche la strofa intermedia che è stata scritta da Dominic Behan per la sua versione registrata a metà degli anni 1960 con il titolo di “The Kerry Boatman”.

ASCOLTA The Dubliners (voce Jim McCann) in Dubliners Now 1975 dove canta la I e la III strofa

live Jim McCann con tutte e tre le strofe


VERSIONE DI JIM MCCANN
I
I wish I was
in Carrickfergus
Only for nights
in Ballygrand(2)
I would swim
over the deepest ocean
Only for nights in Ballygrand.
But the sea is wide
and I cannot swim over
And neither have I the wings to fly
I wish I had a handsome boatman
To ferry me over my love and I(3)
II
My childhood days
bring back sad reflections
Of happy time there spent so long ago
My boyhood friends
and my own relations
Have all passed on now
like the melting snow
And I’ll spend my days
in this endless roving
Soft is the grass and my bed is free
How to be back now
in Carrickfergus
On the long road down to the sea
III
And in Kilkenny
it is reported
On marble stone
there as black as ink
With gold and silver
I would support her (5)
But I’ll sing no more now
till I get a drink
‘cause I’m drunk today
and I’m seldom sober
A handsome rover
from town to town
Ah but I am sick now
my days are numbered
Come all me young men
and lay me down

Traduzione italiano Cattia Salto
I
Vorrei essere
a Carrighfergus
solo per le notti
a Ballygrand
avrei nuotato
nell’oceano più profondo
solo per le notti a Ballygrant.
Ma il mare è vasto
e non posso rimanere a galla
e nemmeno ho ali per volare
se potessi trovare un abile barcaiolo
per traghettare il mio amore e me.
II
I giorni della gioventù
richiamano tristi pensieri
di momenti felici orami trascorsi
gli amici di gioventù
e le mie storie d’amore
sono svaniti adesso
come neve al sole
e trascorrerò i giorni
in questo eterno girovagare.
Soffice è l’erba e il giaciglio è gratis
come vorrei ssere di nuovo
a Carrickfergus
sulla lunga strada verso il mare
III
Ora sulla pietra di Kilkenny
è scritto,
marmo nero
come l’inchiostro,
con oro e argento
che vorrei confortarla
ma non canterò più,
se non prendo da bere,
perché oggi sono ubriaco,
e raramente sono sobrio
un bel vagabondo
da città in città
Ah,eppure adesso sono malato
i miei giorni stanno finendo,
venite tutti ragazzi
e fatemi distendere.

FONTI
Su Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna
http://www.eofeasa.ie/cathalbui/public_html/danta_CB/who_was_CB.html
http://lookingatdata.com/m/204-mac-giolla-ghunna-cathal-bui.html
http://www.munster-express.ie/opinion/views-from-the-brasscock/the-yellow-bitternan-bonnan-bui/

http://jungle-bar.blogspot.it/2009/03/carrickfergus-ballad-of-peter-otoole.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16707
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=90070