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NOS GALAN

“Nos Galan” è la canzone tradizionalmente suonata in tutto il Galles a Capodanno. La melodia richiama la musica dei madrigali elisabettiani del XVI sec e appartiene alla tradizione gallese delle musiche da danza (nella versione inglese diventa Deck the halls)
La prima trascrizione della melodia si trova in un manoscritto dell’arpista gallese John Parry (1710-1782), mentre l’arpista Edward Jones (in “Musical and Poetical Relicks of the Welsh“, 1784 e successiva edizione 1794), abbinò la stessa melodia ad una canzone d’amore dal titolo Oh! How Soft My Fair One’s Bosom

Originale gallese
O mor gynnes mynwes meinwen,
fal lal lal lal lal lal lal lal la:
O mor fwyn yw llwya meillionen,
fal lal lal lal lal lal lal lal la:
O mor felus yw’r cusanau, Gyda serch a mwynion eiriau
Traduzione inglese 1784
Oh! how soft my fair one’s bosom,
fal lal lal lal lal lal lal lal la:
Oh! how sweet the grove in blossom, fal lal lal lal lal lal lal lal la:
Oh! how blessed are the blisses, Words of love, and mutual kisses,

Le parole gallesi di “Nos Galan” che vengono cantate a Capodanno sono però ottocentesche,  attribuite al poeta John Ceiriog Hughes (1873).

ASCOLTA Iona in Nutmeg&Ginger 1996 che prosegue con Deck the Halls

e se proprio adorate i cori : ASCOLTA Barbers & Bishops

Versione in gallese di John Ceiriog Hughes, 1873
Oer yw’r gwr sy’n methu caru,
Fal la la la la, la la la la.
Hen fynyddoedd anwyl Cymru,
Fal la la la la, la la la la.
Iddo ef a’u car gynhesaf,
Gwyliau llawen flwydd nesaf,
I’r helbulus oer yw’r biliau
Sydd yn dyfod yn y Gwyliau,
Gwrando bregeth mewnun pennill,
Byth na waria fwy na’th ennill
Oer yw’r eira ar Eryi,
Er fod gwrthban gwlanen arni,
Oer yw’r bobol na ofalan’,
Gwrdd a’u gilydd Ar Nos Galan.

TRADUZIONE INGLESE
Cold is the man who can’t love,
Fa la la la la, la la la la,
The old mountains of dear Wales,
Fa la la la la, la la la la,
To him and his warmest friend,
A cheerful holiday next year,
To the troubled cold are the bills
Which come during the holidays;
Listening to a sermon in one verse;
Spending more than you earn.
Cold is the snow on Mount Snowdon(1),
Although it wears a woolen blanket,
Cold are the people who don’t take care
To meet together on New Year’s Eve.
traduzione italiano di Cattia Salto
Freddo è l’uomo che non sa amare
Fa la la la la, la la la la,
le vecchie montagne del caro Galles,
Fa la la la la, la la la la,
a lui e al suo amico più caloroso
buone feste e buon anno nuovo,
per chi si affanna freddi sono i resoconti che arrivano durante le vacanze;
ascoltando una predica per ogni verso, spendendo più di quanto si guadagni. Fredda e la neve sul Monte Snowdon (1) anche se si indossa un giaccone di lana,
fredda è la gente che non si cura
di riunirsi insieme alla Vigilia di Capodanno.

NOTE
1) Lo Snowdon è il monte più alto del Galles

La melodia di Nos Galan è la stessa di “Albe Flodau Nantgarw” (Nantgarw Floral Dance) – Nantgarw essendo un piccolo villaggio a nord di Cardiff.
Albe Flodau Nantgarw è prima melodia con una danza introno al palo del Maggio

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/NonEnglish/nos_galan.htm

DECK THE HALLS PER FESTEGGIARE YULE

E’ tempo di pensare alle decorazioni natalizie e di ascoltare i canti di Natale! Così il comando dalle Isole Britanniche è “DECK THE HALLS” (in senso lato vuol dire: adorniamo la casa).

La melodia è gallese detta “Nos Galan” e richiama la musica rinascimentale al tempo dei Tudors, il testo invece è più recente e risale al 1800, pubblicato in “Welsh Melodies with Welsh and English Poetry” 1862 con una traduzione in inglese di Thomas Olipahnt che però non rispecchia il significato originale. Un testo simile è stato pubblicato anche in America nel 1881 (J. P. McCaskey, “Franklin Square Song Collection”). E in effetti è considerato un canto natalizio tradizionale americano.
La prima stesura conosciuta  è dell’arpista Edward Jones (in “Musical and Poetical   Relicks of the Welsh” – 1784  e successiva edizione 1794), che riporta la melodia con una canzone d’amore; era probabilmente una musica da danzare con l’arpista al centro del girotondo dei ballerini (carola medievale). Il brano è arricchito da molte varianti testuali, ma nella  sua versione più antica riporta molte espressioni ormai desuete nell’inglese,  e soprattutto, fa riferimento alla celebrazione della antica festa solstiziale di Yule.

La fata dell'agrifoglioYULETIDE

Di origine germanica ma diffusasi presto anche nelle Terre Celtiche YULE era la festa del fuoco e  della luce che si celebrava durante il Solstizio d’Inverno per aiutare il sole nella sua lotta contro le forze dell’oscurità. Una festa dell’allegria e della gioia, di canti e danze, di banchetti e di colossali bevute per “fare  il giorno di notte” ossia per portare luce e calore nel cuore gelido  dell’Inverno. Si decorava la casa con rami  di vischio e di agrifoglio (il nostro albero di Natale arriva da questa  tradizione) simboli del perdurare della vita vegetale (e la sua fertilità) anche  nel periodo più freddo e buio dell’anno.

YULE LOG

Un grosso tronco (il ceppo di Yule ) era preparato alla vigilia della festa seguendo dei precisi cerimoniali, decorato con nastri e sempreverdi (a volte bagnato con del sidro come offerta allo spirito dell’albero) era portato in casa con canti e benedizioni, per essere sistemato sul focolare.

Il tronco di Yule

 Passato nella tradizione del Natale, il ceppo era  sistemato nel camino del salone alla vigilia di Natale e si manteneva acceso  fino a Capodanno o all’Epifania: quel ceppo proteggeva la casa dagli incantesimi delle forze maligne; le ceneri erano sparse sopra i campi per renderli fertili. I resti  del ceppo, venivano anche conservati per poter poi alimentare il fuoco che  avrebbe arso il ceppo dell’anno seguente.

Ai nostri giorni con camini e stufe troppo piccoli per il  ceppo di Yule chi volesse celebrare la festa secondo  le vecchie tradizioni, potrebbe decorare un tronchetto con candele, sempreverdi, pigne e bacche recuperate in giardino e trasformarlo in un bel centro tavola che illumini le cene della festività natalizia. Per evitare che la cera coli per tutta la tavola c’è chi scava delle buchette nel tronco, ma in mancanza di attrezzi adatti si può sempre incollare dei piattini, o ciotoline, quello che vi trovate per casa, anche delle confezioni di recupero in tetrapack, opportunemente mimetizzati in mezzo al fogliame. Occhi a non lasciare consumare troppo le candele per evitare che incendino tutto!

E per strafare perchè non preparare
il “Buche de Noel” cioè il dolce  tipico della tradizione natalizia francese?
La ricetta è semplice e anche la preparazione non è poi così complicata, si tratta di cuocere un impasto soffice tipo pan di spagna in una teglia rettangolare e di arrotolarlo quando è ancora caldo (con la carta oleata da forno è un gioco da ragazzi). Una volta raffreddato e srotolato con delicatezza mantiene la sua “piega” e si farcisce con crema a piacere, si arrotola bene e riveste con glassa al cioccolato decorando la superficie come se si trattasse di un tronco di legno. In rete ci sono veramente tante ricette che non c’è che l’imbarazzo della scelta!
E mentre preparate il dolce vi propongo per l’ascolto, tra le tantissime interpretazioni, quella di James Taylor che ben richiama l’atmosfera dei madrigali elisabettiani.

ASCOLTA DECK THE HALLS – James Taylor

Versione di T. Oliphant 1862*
Deck the halls with boughs of holly,
Fa la la la   la, la la la.
‘Tis the season to be jolly,
Fa la la la   la, la la la la.
Don(1) we now our gay(2) apparel,
Troll(3) the ancient Yuletide(4) carol(5),
See the blazing Yule before us,
Strike the harp and join the chorus.
Follow me in merry measure,
While I tell of Yuletide treasure
Fast away the old year passes,
Hail the new, ye lads and lasses,
Sing we joyous, all together,
Heedless of the wind and weather
traduzione italiano
Adorniamo le sale con rami di agrifoglio Tra la la la   la..
È la stagione per essere gioiosi.
Fa la la la   la, la la la la.
Indossiamo  i nostri abiti festosi,
per innalzare nella festa del Solstizio  i vecchi canti.
Guardiamo il tronco dello Yule davanti a noi che brucia vivacemente, suoniamo l’arpa e uniamoci  al coro.
Seguitemi con ritmo vivace
mentre vi rivelo dello Yule il tesoro. Veloce il vecchio anno è  passato, salutiamo il nuovo, forza  ragazzi e ragazze, cantiamo insieme con gioia senza curarci del vento e del tempo.

NOTE
* tra i passatempi favoriti in epoca vittoriana la traduzione in inglese di canzoni in lingua straniera. Ma la versione di Oliphant è un libero adattamento alla melodia.
1) contrazione di “do  on” usata nei testi del 1300: sta per “put on”
2) il temine gay proprio  del linguaggio medievale sta per “full of joy or mirth”, la sua  connotazione negativa e promiscua risale invece al 1600
3) troll sta per “to sing in a full, rolling voice” cantare  forte o con coraggio
4) yuletide: tide usato come suffisso ”point or portion of time, due time”
5) carol: nel medioevo la carola era una danza in cerchio  eseguita sul canto di un solista e con un ritornello intonato dal coro, dal  1500 prende il significato di inno di Natale, Nel verso successivo è descritta proprio la danza con l’arpista messo al centro del girotondo di coloro che cantavano.

VERSIONE IN ITALIANO SULLA MELODIA DECK THE HALLS (da cantare con i bambini)

I
Metti l’agrifoglio in casa
Questo è un giorno pien di gioia
Metti l’abito di festa
Canta l’inno del Natale
II
L’anno vecchio sta finendo
Meraviglie stan nascendo
Tempo bello, tempo brutto
Sia felice il mondo tutto
III
Il tuo cuore sia più buono
Metti il lume alla finestra
Questo è il giorno del Signore
Canta l’inno del Natale

MELODIA
Alcune versioni strumentali per celebrare il solstizio

ASCOLTA Lifescapes in “Christmas Celtic” la prima parte è tradizionale poi riprende il tema con una variazione celtica


ASCOLTA Frank McConnel in “A Celtic Christmas – Celtic Joy”: molto magica sebbene un po’ lenta


ASCOLTA Carlyle Fraser interessante e un po’ swing

(continua seconda parte qui)

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/deck_the_hall.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=26223