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FAREWELL TO TARWATHIE

L’autore del testo è George Scroggie un poeta-contadino scozzese dell’Ottocento (non era insolito all’epoca che alcuni contadini fossero anche dei letterati autodidatti e scrivessero e pubblicassero poesie) che visse, a quanto pare dalla poesia, nella fattoria di Tarwathie nei dintorni di Crimond (piccolo paese nell’Aberdeenshire, Scozia Nord Est proprio sulla punta del “naso” di quella sagoma a forma di cane alla quale è riconducibile la terra di Scozia), a circa 3 km dalla costa.

Autore di “The peasant’s lyre” (vedi in archivio di “The Library of Congress” come depositato da Dwight Faw Rettie di Arlington, Virginia) pubblicato nel 1857 in Aberdeen, in cui troviamo la poesia “Farewell to Tarwathie” di ben 16 strofe, rimaneggiata e adattata a cinque nella forma-canzone attuale.

Che Scroggie sia stato un contadino e terricolo nulla toglie alla schiettezza della poesia; qualche ricercatore zelante ha rilevato vari gradi di parentela tra la famiglia Scroggie e i Cardno avendo quest’ultimi più affinità con il mare e il lavoro di “Arctic Whalerman“. Come sia in merito alla veridicità dell’Addio, la poesia è il saluto del protagonista alla sua amata terra natia, poco prima della partenza alla volta della Groenlandia su di una nave baleniera.

Il periodo in cui la poesia è stata scritta corrisponde proprio al nuovo impulso dato alla caccia delle balene con l’introduzione dei battelli a vapore, ma siccome la baleniera Tay fu la prima al mondo a montare un motore a vapore nel 1857 (porto di Dundee) è lecito presumere che la baleniera su cui si imbarcherà il protagonista sia ancora un tradizionale battello a vela.
pescatori_balene1947_albertarelli All’epoca della canzone il lavoro di baleniere era molto pericoloso e praticato da uomini duri e temerari, che dovevano spingersi nel Mare Artico dove il ghiaccio ricopre terra e oceano, perchè le balene erano diventate sempre più rare negli altri mari; uomini che dovevano sentire un forte legame con il mare poichè stavano fuori per almeno quattro o cinque mesi prima di rientrare a casa; il nostro protagonista invece ha radici contadine e vorrebbe rimanere nel suo paese ma è spinto dal desiderio di arricchirsi: probabilmente è un giovane ragazzo che non fa o farà il baleniere di mestiere.

Nella IV strofa il poeta ci lascia una toccante immagine, nel rievocare il dolce canto degli uccelli nella sua terra, si rammarica che non ci saranno uccelli a cantare per le balene!
The cold coast of Greenland is barren and bare
No seed-time nor harvest is ever known there
And the birds here sing sweetly in mountain and dale
But there’s no bird in Greenland to sing to the whale

ORIGINI DELLA MELODIA

Per quanto riguarda la melodia nell’articolo di Jürgen Kloss (vedi) vediamo svelata la sua origine: Kloss dubita che nell’Ottocento la poesia di Scrooggie fosse una canzone e ritiene che sia stata pubblicata per la prima volta nel 1950 da A.L. Lloyd & Ewan MacColl in “Thar she blows!”. Il testo è stato riveduto e modificato rispetto alla versione comparsa nel primo decennio del 1900 in “Folk-Song of the North East” a cura del collezionista scozzese Gavin Greig.
La melodia è stata molto probabilmente aggiunta da Lloyd ispirandosi a una vecchia melodia scozzese.
La somiglianza più antica è in “Earl Douglas’s Lament” composta da James Oswald (1710-1769) e che ha dato il via a una serie di Lamenti o Addii abbastanza simili in particolare per “Armstrong’s Farewell” (in Caledonian Pocket Companion, 12 volumi pubblicati tra il 1745 e il 1765). Sempre dalla ricerca di Kloss apprendiamo che Oswald a sua volta aveva ripreso un vecchio brano scozzese “Daft Robin” o “Robbi donna gòrach“, anch’esso pubblicato in quegli anni in varie collezioni. Anche sul versante irlandese si riscontra un brano simile dal titolo “The Bockagh” Collection of the most Celebrated Irish Tunes pubblicato a Dublino da William e John Neal nel 1724.

Di fatto la melodia era molto popolare in Scozia e in Irlanda e venne utilizzata diffusamente per numerose nuove canzoni  per tutto l’Ottocento. Anche in America la ritroviamo in numerosi brani per arrivare in particolare alla raccolta di John LomaxCowboy Songs” pubblicata nel 1938 e alle versioni di “The Railroad Corral” e di “Rye Whiskey” che richiamano parti della melodia somiglianza riscontrabile anche in “Pretty Saro” e “My Horses Ain’t Hungry”: collezionata da Lloyd o composta ex-novo ispirandosi ad una lunga tradizione scozzese e irlandese: la bellezza della melodia è indiscutibile, così meditativa e nostalgica!

ASCOLTA Judy Collins in “Whales and Nightingales” 1970: con la sola voce umana unita al canto delle balene, sebbene il fine utilitaristico del testo prevalga su ogni istanza pro-balena l’aver dato voce alle prede le umanizza e fa riflettere. Da ascoltare anche in versione più tradizionale e infine rock

ASCOLTA Noel McLoughlin in “20 Best Of Scotland” di questa versione mi piace il rincorrersi dei fraseggi flauto come se fossero i richiami degli uccelli (della già citata strofa)
ASCOLTA Liam Clancy la versione di Liam è un “classico” della tradizione
ASCOLTA Eurythmics (a sottolineare, se ce ne fosse bisogno, la modernità di una melodia risalente perlomeno al 1700)


I
Farewell to Tarwathie,
adieu Mormond Hill
And the dear land of Crimond,
I bid you farewell
I’m bound out for Greenland
and ready to sail
In hopes to find riches
in hunting the whale
II
Farewell to my comrades,
for a while we must part
And likewise the dear lass
who first won my heart
The cold coast of Greenland
my love will not chill
And the longer my absence,
more loving she’ll feel
III
Our ship is well rigged
and she’s ready to sail
The crew they are anxious
to follow the whale
Where the icebergs do fall
and the stormy winds blow
Where the land and the ocean
is covered with snow
IV
The cold coast of Greenland
is barren and bare
No seed-time nor harvest
is ever known there(1)
And the birds here sing
sweetly in mountain and dale
But there’s no bird in Greenland
to sing to the whale
V
There is no habitation
for a man to live there
And the king of that country
is the fierce Greenland bear
And there’ll be no temptation
to tarry long there
With our ship bumper full(2)
we will homeward repair
tradotto da Cattia Salto
I
Addio Tarwathie,
addio Mormond Hill
e terra amata di Crimond,
vi saluto
sono diretto in Groenlandia
pronto per partire
con la speranza di trovare la ricchezza
nella caccia alla balena
II
Addio compagni, tra poco dobbiamo separarci e così anche l’amata ragazza
che per prima ha conquistato il mio cuore- La fredda costa della Groenlandia
non raffredderà il mio amore
e più a lungo starò lontano,
più amore lei proverà.
III
La nostra nave è ben attrezzata
e pronta a partire
la ciurma è ansiosa
di inseguire la balena
dove gli iceberg cadono
e il vento impetuoso soffia,
dove terra e oceano
sono ricoperti dalla neve
IV
La costa fredda della Groenlandia
è sterile e nuda,
nessuna semina e nemmeno raccolto
là si conosce(1)
e gli uccelli qui cantano
dolcemente nelle montagne e valli,
ma non ci sono uccelli in Groenlandia
a cantare per le balene.
V
Non c’è dimora
per un uomo che vive là
e il re della terra
è il feroce orso polare,
non ci sarà la tentazione
di trattenersi a lungo là
con la stiva carica(2)
ci recheremo a casa!

NOTE
1) l’osservazione è propria di chi appartiene ad una generazione di contadini
2) nel contesto del racconto la caccia alla balena è vista come un atto predatorio, di sussistenza. Oggi la caccia alle balene è vietata, anche se legalmente praticata per la sussistenza di limitate popolazioni indigene e illegalmente praticata in Giappone, Norvegia, Islanda, Russia e Corea.
FONTI
http://www.clis.com/tarwathie/scroggie.html http://mysongbook.de/msb/songs/f/faweltar.html http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/farewelltotarwathie.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=40025 http://justanothertune.com/html/tarwathie.html
https://lenathehyena.wordpress.com/tag/dundee/

LA CUCINA TRADIZIONALE IRLANDESE: THE LITTLE SKILLET POT (Colcannon)

Il piatto tipico della cucina povera irlandese è anche una canzoneThe Little Skillet Pot oColcannon (dall’irlandese cal ceannann , testa bianca di cavolo) è il tradizionale sformato di patate e verza che si mangia d’inverno, piatto tipico della festa di Halloween (per nasconderci delle piccole monetine portafortuna dentro) ma anche della festa di San Patrizio.
In pratica un piatto dell’immaginario collettivo irlandese relativo al mondo dell’infanzia, piatto materno di svezzamento che richiama la famiglia riunita attorno alla tavola. 
Questa canzone viene cantata in genere dalle persone anziane per riandare con nostalgia ai bei tempi passati, l’infanzia senza preoccupazioni, la fanciullezza trascorsa ad amoreggiare, ed è quindi classificabile come una tipica drinking song.

ASCOLTA The Irish Rovers
ASCOLTA
 Mary Black


I
Did you ever eat Colcannon, made from lovely pickled cream?
With the greens and scallions mingled like a picture in a dream.
Did you ever make a hole on top to hold the melting flake
Of the creamy, flavoured butter that your mother used to make?
CHORUS
Well you did, so you did, so did he and so did I.
And the more I think about it sure the nearer I’m to cry.
Oh, wasn’t it the happy days when troubles we had not,
And our mothers made Colcannon in the little skillet pot.
II
Did you ever take potato cake in a basket to the school,
Tucked underneath your arm with your book, your slate and rule?
And when the teacher wasn’t looking sure a great big bite you’d take,
Of the creamy flavoured buttered soft and sweet potato cake.
III
Did you ever go a-courting as the evening sun went down,
And the moon began a-peeping from behind the Hill o’ Down?
As you wandered down the boreen(2) where the leprechaun(1) was seen,
And you whispered loving phrases to your little fair colleen(3)
Traduzione di Cattia Salto
I
Avete mai mangiato il Colcannon, fatto di una buona crema addensata?
Con i cavoli e i porri mescolati come una immagine da sogno.
Avete mai fatto un buco nella parte superiore per metterci a fondere i fiocchi del cremoso, burro saporito che vostra madre era solita fare?
CORO
Si lo avete fatto, così avete fatto voi, così ha fatto lui, così ho fatto io.
E più ci penso e più vicino a piangere sono.
Oh non ci sono più i giorni felici quando non c’erano problemi,
e le nostre madri facevano il Colcannon nel pentolino di casa.
II
Avete mai portato il tortino di patate nel cestino per la scuola,
nascosto sotto il braccio con il libro, la lavagnetta e il righello?
E quando il maestro non guardava un gran bel morso prendevate del burroso saporito, cremoso, soffice e buono tortino di patate.
III
Non siete mai andati ad amoreggiare quando il sole della sera tramontava,
e la luna iniziava e sorgere dietro alla collina di Down?
Così voi camminavate lungo il sentiero dove è stato visto il leprecauno (1), e sussurravate frasi d’amore alla vostra bella ragazzina.

NOTE
1) leprechaun o clurachan: folletto per antonomasia nella tradizione irlandese, protagonista indiscusso della festa di San Patrizio, incarna vizi e virtù del popolo irlandese. E’ un folletto dei boschi, che vive nei luoghi più solitari e nascosti scheda
2) boreen: termine irlandese per indicare un viottolo di campagna o una strada stretta
3) colleen: termine irlandese per indicare una ragazza

RICETTA DEL COLCANNON

Troppo umile per i tempi moderni è un piatto basato sulla genuinità delle verdure coltivate nell’orto, latte e burro di mucche che pascolano liberamente nei prati, erba alta e trifoglio. Le patate poi, non sono mica tutte uguali! Quelle irlandesi hanno la polpa bianco neve, di grana fine e farinosa, perfette per la cottura al vapore o per essere bollite e che si schiacciano comodamente con la forchetta.

Ingredienti per 4-6 persone (tratta da Taccuini storici)
4 patate di media grandezza di polpa bianca, 500 gr di cavolo verza, 1 cipolla bianca o dorata, 80 gr di burro, 3,5 dl di latte, sale e pepe bianco.

Preparazione
Lavate per bene le patate e mettetele in una pentola con dell’acqua fredda. Portate quindi le patate ad ebollizione, salandole e lasciandole cuocere per ulteriori 30 minuti, finchè risulteranno tenere.
Pulite la verza dalle foglie esterne meno tenere, eliminando il torsolo più duro dalle rimanenti foglie. Tagliate quindi le foglie a striscioline lessandole in poca acqua salata per circa 10 minuti. Scolate le foglie con delicatezza asciugandole con un telo leggero.
Scolate le patate, lasciatele intiepidire per poi sbucciarle e passarle nello schiacciapatate riducendole a purea.
Sbucciate la cipolla, tritandola finemente e rosolandola a fuoco dolce in un tegame con 70 gr di burro. Unite la verza precedentemente asciugata dall’acqua di bollitura, la purea di patate e il latte, lasciando cuocere il tutto per un paio di minuti.
Versare il composto in una teglia da forno unta con il burro rimasto. Mettete la teglia in forno a 180 gradi per una decina di minuti. Servite la pietanza a piacere a caldo o a freddo.

colcannon

Il piatto presenta molte varianti ad esempio sostituire le cipolle con scalogno o porri, il latte con il latticello o crema di latte. Una volta preparata la purea di patate e aggiunto il cavolo saltato con le cipolle, condito con sale e pepe si può anche servire così con abbondati fiocchi di burro sulla superficie, senza passare in forno. Alcuni fanno anche rosolare dei cubetti di pancetta con la verza oppure arricchire con del formaggio grattugiato.

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/cucina-tradizionale-irlandese.html

MACPHERSON’S FAREWELL

Macpherson_(R__R__McIan)James o Jamie Macpherson (1675–1700) fu un fuorilegge scozzese figlio di un “laird” delle Highland (MacPherson di Invereshie) ossia un proprietario terriero della bassa nobiltà. Personaggio da non confondere con il successivo James Macpherson (1736-1796) autore dei “Ossian Verses” e precursore del Romanticismo in Scozia.

La leggenda vuole che fosse nato da un rapporto occasionale tra il padre e una bella zingara, accolto nella casa paterna  venne riconosciuto come figlio legittimo, tuttavia il ragazzo ritornò presto con la madre dopo che il padre venne ucciso durante uno scontro tra clan (per le solite “questioni” di bestiame)! Visse con la madre, una zingara, e divenne ben presto il capo del gruppo.
Alto, muscoloso e prestante, abile spadaccino e suonatore di violino, viveva del commercio di cavalli. Non è ben chiaro se fosse effettivamente un furfante, in un epoca e terra in cui le razzie di bestiame erano “faccende” regolate tra i clan: la leggenda lo descrive come un Robin Hood che rubava solo ai ricchi che potevano permetterselo.
Protetto da alcuni amici e simpatizzanti anche all’interno del clan paterno, era diventato temerario fino al punto da presentarsi nelle cittadine dell’Aberdeenshire nei giorni di mercato, preceduto da un suonatore di cornamusa!

Lord Alexander Duff signore di Braco fu il suo mortale nemico che lo catturò una volta a Keith durante la fiera di San Rufus; riuscito a sfuggire alla prigionia, Jamie venne ricatturato e portato con una grossa scorta armata alla prigione di Banff.
Macpherson e tre dei suoi uomini furono processati a Banff dallo sceriffo Nicholas Dunbar (chiaramente un caro amico di Duff) e condannati all’impiccagione con la generica accusa di essere non solo ladri ma anche “egyptians and vagabonds” [zingari e vagabondi]. (vedi: Gli Zingari in Scozia ) Nell’atto di condanna, ancora conservato, tra le accuse riconosciute meritorie di condanna, c’erano anche quelle di: parlare una lingua straniera, passare le notti a cantare, ballare e fare sesso (il terme utilizzato è “debauchery” ossia comportamento vizioso, dissolutezza). La condanna fu eseguita a Banff il 16 novembre 1700, un venerdì giorno di mercato, un quarto d’ora prima dello scoccare delle tre.

MACPHERSON’S FAREWELL

La canzone nota anche come Macpherson’ s Rant o Lament era ampiamente diffusa e popolare già all’epoca dei fatti, circolante in molte strofe e versioni, nel 1788 anche Robert Burns ne riscrisse una parte. Grazie a questa popolare ballata si narrano ancora oggi le roccambolesche fughe di Jamie!

broken_fiddle_2sSembra che Jamie abbia composto una melodia con il suo violino nei giorni di prigionia e che l’abbia suonata sotto la forca: alla fine poiché nessuno osava reclamare a sé il violino, lo ruppe (c’è chi dice sulla testa del boia) e lo gettò verso la folla, affinchè nessun altro potesse più suonarlo.
Più recenti ricerche hanno dimostrato che non necessariamente il fuorilegge di nome MacPherson impiccato a Banff nel 1700 sia stato un violinista “Turning to the trial records, published in 1846, one finds this sole reference to MacPherson and anything musical: ‘M’Pherson…wes one night in the house at that tyme, and drunk with the res, and danced all night.’ The onlymusician mentioned in this account is Peter Broune, who ‘went sometymes to Elchies, and played on the wiol’ and ‘got money sometyms for playing on the wiol…’ (He may have been one of the ‘Browns of Kincardine’ referred to later in this chapter as early strathspey players and composers.) Nor is the earliest broadside helpful. ‘The Last Words of James Macpherson, Murderer’, printed about 1705, contains nothing about the dramatic gesture with which he is thought to have ended his life, and nothing about fiddling. Apparently there is a later version, which adds to the title the words ‘To its own proper tune’. It is quite likely that the tune was written after the event to suit the broadside, for it fits the words perfectly…It may be that over the years traditional memory fused MacPherson’s story with the musical facts about Peter Broune, who was on trial at the same time. (tratto da qui)

LA MELODIA: Macpherson’s Rant o Farewell

Ci sono due distinte melodie la prima una strathspey, la seconda una slow air, lenta e malinconica. Annotata da James Scott Skinner (qui)

ASCOLTA Paul Anderson dal Cd “The Journey Home” – 1998.
Paul Anderson è un violinista scozzese della nuova generazione che ha assorbito tutto lo stile di Niel Gow (1727-1807), ossia lo stile classico del Nord-Est della Scozia, attraverso i suoi maestri: non solo virtuoso interprete ma anche compositore di fama.

Come per tutti i brani popolari e ampiamente diffusi sono state tramandate e stampate molte versioni testuali.

PRIMA VERSIONE

Qui la figura di MacPherson non è chiaramente individuata come personaggio negativo, anzi c’è un che di eroico, quasi romantico, nel suo Addio alla buia prigionia. La storia è ridotta alle sole strofe riguardanti l’ultimo atto presso la forca: le ultime parole di Jamie, la rottura del violino e l’inganno perpetrato dai nemici.
Le strofe I, IV e V sono quelle della versione di Robert Burns

ASCOLTA Noel McLoughlin nel Cd “20 best of Scotland” – la stessa melodia prima interpretata in modo tragico qui diventa più allegra e ritmata in bilico tra il tragicomico.


I
Farewell, ye dungeons
dark and strong,
farewell, farewell to thee
McPherson’s life will no be long
on yonder gallows tree
Chorus
Sae rantinly, sae wantonly,
and sae dauntonly(1) gaed he
He played a tune
as he danced around
below the gallows tree
II
There’s some come here
for to see me hung,
and some to buy my fiddle
But before that I do part with her,
I’ll break her through the middle
III
So he took his fiddle in both of his hands,
and he broke it o’er a stone
Saying: “There’s no other hand
shall play on thee when I am dead and gone”
IV
O, what is death but parting breath?
On many a bloody plain
I’ve dared his face and in this place
I scorn him yet again!
V
Untie these bands from off my hands,
and bring me to my sword;
And there’s no a man in all Scotland
but I’ll brave him at a word.
VI
The reprieve was coming o’er the Brig of Banff,
to set McPherson free
But they put the clock a quarter before, (3)
and they hanged him from a tree
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
“Addio, tu cella
dura e buia !
Addio, addio a te,
la vita di MacPherson non resisterà
a lungo su quella forca”
Ritornello
Così gioviale
deciso e sprezzante (1) lui andava
suonando una melodia

mentre ballava
sotto la forca

II
“C’è gente venuta qui
per vedermi impiccare
e altri per comprare il mio violino,
ma prima che io me ne separi
lo romperò nel mezzo (2)”
III
Così prese il violino con entrambi le mani
e lo ruppe su di una pietra
dicendo: “Nessun’altra mano
ti suonerà
dopo che sarò morto e sepolto”
IV
“Cos’è la morte se non l’ultimo respiro?
In molti campi di battaglia
l’ho già sfidata e in questo posto
mi scontro con lei ancora una volta.
V
Slegatemi le mani
e portatemi la mia spada;
e non ci sarà un uomo in tutta la Scozia
che io non possa sfidare sul mio onore”
VI
La grazia stava arrivando sul ponte di Banff
per liberare MacPherson,
ma essi misero l’orologio indietro di un quarto d’ora (3)
e lo impiccarono sulla forca.

NOTE
1) con aria di sfida, coraggio
2) Il violino rotto è conservato al museo del clan Macpherson a Newtonmore.
3) La leggenda narra che il Laird di Braco avendo visto sopraggiungere un cavaliere da Turriff e temendo che portasse una lettera di perdono per Jamie, fece spostare le lancette dell’orologio della torre campanaria avanti di 15 minuti in modo da poter impiccare il suo odiato nemico prima dell’arrivo del perdono.

SECONDA VERSIONE

Rispetto alla versione precedente si aggiungono un paio di aneddoti: siccome Jamie era reputato essere un ottimo spadaccino, è stato catturato solo con l’inganno di una donna, che lo ha attirato sotto il suo balcone, per gettargli addosso una spessa coperta impedendogli così di sguainare la spada contro i suoi aggressori. Si fa inoltre riferimento a un Lord di Grant, appartenente al clan Grant molto potente della contea di Inverness, che sembra abbia cercato di proteggere Jamie.

ASCOLTA Hamish Imlach

Old Blind Dogs live California WorldFest 2009. Per sentire il tipico accento scozzese nel dialetto del Perthshire: la voce è del violinista Jonny Hardie affiancato da Ali Hutton (whistle e border pipes), Aaron Jones (bouzouki) e Fraser Stone (percussioni). Sono rimasti in quattro ma ci mettono l’anima, lo strumentale finale (lungo quasi come la parte cantata) è da mozzafiato con i duetti cornamusa-violino e irish-bouzouki+percussioni


Chorus
Sae rantinly, sae wantonly,
and sae dauntonly (1) gaed he
He played a tune as he danced around, below the gallows tree
I
Farewell, ye dungeons
dark and strong
A lang fareweel tae thee
Macpherson’s time will ne’er be lang
On yonder gallows tree.
II
‘Twas by a woman’s treacherous hand
That I was condemned tae dee
She ca’ed me o’er tae the window sill
And a blanket she threw o’er me
III
The Laird o’ Grant (4), oh that hieland sant
That first laid hands on me
He pleads the cause o’ Peter Broon
Ach, let MacPherson free
IV
“Untie these bands frae off my hands
An’ bring tae me my sword
There’s nae a man in a’ Scotland
I’ll brave him at a word”
V
“Oh there’s some come here tae see me hanged
And some to buy my fiddle
But before I do part wi’ her
I’ll brak thro’ her the middle”
VI
He ta’en the fiddle into both his hands
He’s brak it o’er a stane
Sayin’, “No anither hand will play on thee
When I am dead and gane”
VII
“Oh little did my mither think
When first that she cradled me
That I would turn tae the rovin’ trade
And die on gallows tree”
VIII
Reprieve was comin’ o’er the brig o’ Banf
Tae set MacPherson free
They put the clock aye a quarter ‘fore (3)
And they hanged him frae the tree.
TRADUZIONE di Cattia Salto
Ritornello
Così gioviale,
deciso e sprezzante lui
andava suonando una melodia
mentre ballava sotto la forca”
I
“Addio, tu cella
dura e buia !
un lungo addio a te,
il tempo di MacPherson non resisterà
a lungo su quella forca
II
Fu per mano infame di una donna,
che fui condannato a morire,
mi chiamò sotto al suo balcone
e una coperta mi gettò addosso
III
Lord Grant (4), quel santo montanaro
che per primo mi protesse,
lui perorò la causa di Peter Brown
e di lasciare libero MacPherson
IV
Slegatemi le mani
e portatemi la mia spada;
e non ci sarà un uomo in tutta la Scozia
che io non possa sfidare sul mio onore
V
C’è gente venuta qui per vedermi impiccare
e altri per comprare il mio violino,
ma prima che io me ne separi
lo romperò nel mezzo (2)”
VI
Così prese il violino con entrambi le mani
e lo ruppe su di una pietra
dicendo: “Nessun’altra mano ti suonerà
dopo che sarò morto e sepolto”
VII
“Oh mai pensava mia madre,
quando all’inizio mi cullava
che io sarei diventato un vagabondo,
e sarei morto sulla forca”
VIII
La grazia stava arrivando sul ponte di Banff
per liberare MacPherson,
ma essi misero l’orologio indietro di un quarto d’ora (3)
e lo impiccarono sulla forca.

NOTE
4) The Laird of Grant is mentioned in the song because he attempted to secure the release of two men captured with MacPherson, by claiming that they were subject to his hereditary feudal jurisdiction. He is referred to as “that Highland sant” (i.e. saint) because unlike the MacPhersons he was a staunch Protestant and a militant partisan of King William, whose cause he had supported with three hundred men at the Battle of the Haughs of Cromdale (1690). (Hamish Henderson, tratto da qui)

VERSIONE DI ROBERT BURNS 1788: Macpherson’s Farewell

(The ‘Scots Musical Museum’ – Volume II, song 114)

ASCOLTA Battlefield Band in Threads (1995) La line-up dell’album (quella che ha caratterizzato gli anni 90) è formata da Alan Reid voce e tastiere, un giovanissimo John McCusker al violino, Iain MacDonald  alle cornamuse e Alistair Russell voce e chitarra.


I
Farewell, ye dungeons
dark and strong,
The wretch’s destinie!
McPherson’s time will not be long,
On yonder gallows-tree.
CHORUS
Sae rantingly, sae wantonly,
Sae dauntingly gaed he;
He play’d a spring, and danc’d it round,
Below the gallows-tree.
II
O what is death but parting breath?
On many a bloody plain
I’ve dar’d his face, and in this place
I scorn him yet again!
III
Untie these bands from off my hands,
And bring me to my sword;
And there’s no a man in all Scotland,
But I’ll brave him at a word.
IV
I’ve liv’d a life of sturt and strife;
I die by treacherie:
It burns my heart I must depart,
And not avenged be.
V
Now farewell light,
thou sunshine bright,
And all beneath the sky!
May coward shame distain his name,
The wretch that dares not die!
tradotto da Cattia Salto
I
“Addio, tu cella
dura e buia!
Il destino dello sciagurato,
la vita di MacPherson non resisterà a lungo su quella forca”.
CORO
Così gioviale
deciso e sprezzante (3)  lui andava
e suonava una melodia mentre ballava

sotto la forca.
II
“Cos’è la morte se non l’ultimo respiro?
In molti campi di battaglia
l’ho già sfidata e in questo posto
mi scontro con lei ancora una volta.
III
Slegatemi le mani
e portatemi la mia spada;
e non ci sarà un uomo in tutta la Scozia
che io non possa sfidare sul mio onore
IV
Ho vissuto una vita di vessazioni e lotta; muoio davanti al traditore:
mi infiamma il cuore il dover morire
senza essere vendicato.
V
Allora addio luce,
tu sole luminoso
e tutto quanto sotto il cielo!
Che il codardo disonori e insozzi pure il suo nome, lo sfortunato che osa non muore” (5)

NOTE
5) il verso dice: colui che mostra coraggio nelle avversità sarà ricordato
FONTI
http://tunearch.org/wiki/Annotation:MacPherson’s_Lament
http://www.contemplator.com/scotland/macphers.html
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/macphersons_farewell.htm
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/79266/4
https://thesession.org/tunes/3053
http://mysongbook.de/msb/songs/m/macphers.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=31708
http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/mcphersons_farewell/

LE BELLE FANCIULLE NELLE CELTIC SONGS

Nelle Celtic Songs ci sono un sacco di belle fanciulle che vagano per la brughiera nelle ore più strane, qui in particolare a confronto due testi molto simili, il primo di provenienza scozzese l’altro irlandese. Per l’atmosfera romantica e nostalgica sono delle tipiche drinking songs perfette per pub ed eventi conviviali. La melodia è stata ripresa anche da Bob Dylan per la composizione di una canzone di protesta dal titolo “The Walls of Red Wing” molto conosciuta negli anni 60.
Si tratta di “Road to Dundeee” (The Road & The Miles To Dundee) e di “Sweet Carnlough (o Carnloch) Bay” essendo Dundee una popolosa cittadina della Scozia vicina al mare (sede da qualche anno di un grande Festival, il Dundee Scottish Festival of the Finger Lakes- mese di settembre) e Carnlough Bay un paesino sulla costa nord-est d’Irlanda.

La storia delle due canzoni è proprio uguale: più dettagliata nella versione scozzese di 8/9 strofe, più ridotta nella versione irlandese di sole 4 strofe, le prime due e l’ultima sono quasi identiche. Una ragazza chiede le informazioni per raggiungere una località sul mare e un giovanotto si offre di accompagnarla per spiegarle la strada. E fin qui niente di strano, se non che siamo in pieno inverno, allo spuntare dell’alba e al momento della separazione i due si scambiano dei pegni (un anello e un non meglio definito borsellino da parte della ragazza e una spilla d’oro da parte del ragazzo). Nella versione irlandese l’addio è suggellato invece con una bevuta al pub di Pat Hamill.

Non è dato sapere se i due viaggiassero a piedi o con qualche mezzo, né cosa ci facesse una ragazza per strada all’alba e tutta sola, certamente non era  di alto o medio ceto, perchè i suoi genitori o parenti non l’avrebbero mai lasciata andare per strada da sola; una popolana dunque, ma non guardiana di bestie che d’inverno stanno nelle stalle, forse una contadinella/lattaia o una venditrice ambulante che portava la sua merce al più vicino mercato. Enigmatico resta lo scambio di regali tra i due, se qualcuno avesse delle idee in merito..

ROAD TO DUNDEE

Il brano è conosciuto e popolare anche in Canada, alcuni ricercatori suppongono che abbia un’origine relativamente recente e che sia stato diffuso in Scozia e Irlanda da una famiglia di venditori ambulanti McKay o McKie.
Nel noto sito di The Mudcat Cafè nella discussione sulla paternità del brano la signora Mary McKay dichiara di essere una discendente di tale famiglia e così scrive: “I know who the Poet McKay is . He was Richard McKay, born Armagh 1800 and died in Blairgowrie Scotland in 1897. He was a direct ancestor of mine. According to my family he also wrote ‘The Road and the Miles to Dundee’, the Scottish version of ‘Sweet Carnlough Bay’. He was a hawker himself as were most of my ancestors at that time” (in italiano=Io so chi è il poeta McKay. Era Richard McKay nato a Armagh nel 1800 e morto a Blaigowrie in Scozia nel 1897. Era un mio antenato e in famiglia sappiamo che ha scritto ‘The Road and the Miles to Dundee’ la versione scozzese di ‘Sweet Carnlough Bay’. Era un venditore ambulante come molti dei miei antenati in quel periodo.)

Una versione del testo è stata stampata nel 1908 nella rubrica settimanale curata da Gavin Greig del “The Buchan Observer” (contea di Aberdeen), di melodie se ne conoscono due una del 1930 pubblicata in “Bothy Songs and Ballads” a cura di John Ord e l’altra del 1939 in “Irish Ballads” di Colm O’Lochlainn che è quella più utilizzata.

ASCOLTA Bert Jansch la melodia su voce e chitarra con l’aggiunta del tin whistles a circa metà brano, molto delicata la chiusura finale

I
Cold winter was howlin’ o’er moorland and mountain
And wild was the surge of the dark rolling sea
When I met about daybreak a bonnie young lassie
Who asked me the road and the miles to Dundee.
II
Says I, “My young lassie, I canna weel tell ye,
The road and the distance I canna weel gie,
But if you’ll permit me to gang a wee bittie,
I’ll show you the road and the miles to Dundee.”
III
The lassie consented and gie (1) me her airm
Not a word did I speir (2) wha the lassie micht be
She appeared like an angel in feature and form
As she walked by my side on the road to Dundee.
IV
At length wi’ the Howe o’ Strathmartine (3) behind us
The spires o’ the toon in full view we could see,
She said, “Gentle sir, I can never forget ye
For showin’ me so far on the road to Dundee.
V
This ring and this purse please accept as a token (4)
And surely there’s somethin’ that ye can gi’e me,
That in years to come I’ll the laddie remember
Who showed me the road and the miles to Dundee?”
VI
I took the gold pin frae the scarf on my bosom,
And said, “Tak’ ye this, in remembrance o’ me”,
And bravely I kissed the sweet lips o’ the lassie
And I pairted frae her on the road to Dundee.
VII
So here’s tae the lassie; I canna forget her,
And ilka young laddie (5)  wha’s listenin’ to me,
O never be sweir (6) to convey a young lassie,

Though it’s only to show her the road to Dundee
TRADUZIONE di Cattia Salto
Il freddo inverno ululava sulla brughiera e la montagna
e furiosa era l’onda del profondo mare increspato
quando all’alba t’incontrai una bella ragazza ,
che mi chiese la strada e la distanza per Dundee.
II
Dissi “Ragazzina, posso ben dirti la strada e quante miglia mancano
se tu mi permetti di accompagnarti per un pezzo,
così ti mostrerò la strada e la distanza per Dundee.”
III
Subito la ragazza acconsentì e mi diede il braccio,
e io non dissi una parola su chi potesse essere quella ragazza,
sembrava un angelo nella forma e nei modi,
mentre mi camminava accanto per la strada di Dundee.
IV
Alla fine con il quartiere di St Martin (3) dietro di noi,
le guglie della città riuscimmo a vedere in pieno,
lei disse “Caro signore, non potrò mai dimenticarmi di voi,
che mi avete mostrato la strada per Dundee.
V
Questo anello e questa borsa vi prego di accettare come pegno (4)
e di certo ci sarà qualcosa che voi potete darmi in cambio,
che negli anni a venire mi ricorderanno il ragazzo che mi ha mostrato la strada per Dundee?”
VI
Presi la spilla d’oro della sciarpa sul mio petto
e le dissi “Prendete questo come mio ricordo”
E arditamente baciai le dolci labbra della fanciulla
e mi separai da lei per la strada di Dundee.
VII
Quindi ecco il racconto della fanciulla che non posso più dimenticare
e che ogni giovane ragazzo (5) che è in ascolto,
non sia mai riluttante a parlare con una giovane ragazza
anche se solo per mostrarle la strada per Dundee.

NOTE
1) gie – give
2) speir – speak
3) Howe of Strathmartine si trova a nord di Dundee. Dove il fiume Tay si tuffa nel Mare del Nord, sulla sponda settentrionale dell’ampio estuario, sorge la quarta città più popolosa della Scozia continua
4) dei regali un po’ impegnativi per due che si sono solo stretti il braccio lungo la strada!
5) “lad”, “laddie” significa “ragazzo”, “giovanotto”, oppure “figliolo” (il plurare è lads oppure laddies
6) sweiter= sweer riluttante

SWEET CARNLOUGH BAY

Carnlough o Carnloch Bay è una piccola città portuale sulla costa nord-est d’Irlanda, la melodia è vagamente simile a “The Road to Dundee”, di certo la storia raccontata è identica.

ASCOLTA The Wolfe Tones


I
When winter was brawling o’er high hills and mountains
And dark were the clouds o’er the deep rolling sea
I spied a fair lass as the daylight was dawning
She was asking the road to sweet Carnlough Bay.
II
I said, “My fair lass, I surely will tell you
The road and the number of miles it will be
but if you consent I’ll convey you a wee bit
then I’ll show you the road to sweet Carnlough Bay.
III
You turn to the right and go down to the churchyard
Cross over the river and down by the sea
We’ll stop at Pat Hamill’s (7) and have a wee drop there
Just to help us along to sweet Carnlough Bay.
IV
Here’s a health to Pat Hamill, likewise the dear lassie
And all you young laddies (5) who’re listening to me
And ne’er turn your back on a bonnie young lassie
When she’s asking the road to sweet Carnlough Bay.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Quando l’inverno soffiava sulle alte colline e montagne
e nere erano le nubi sopra il profondo mare increspato,
vidi una bella ragazza appena la luce del giorno stava nascendo,
chiedeva la strada per l’amata Carnlough Bay.
II
Dissi ” Mia cara ragazza, di certo ti dirò la strada e quante miglia mancano
e se tu mi permetti, ti accompagnerò per un pezzo,
così ti mostrerò la strada per l’amata Carnlough Bay.
III
Giri a destra e scendi fino al cimitero, attraversi il fiume e raggiungi la riva del mare,
ci fermeremo al pub di Pat Hamill e ci faremo un goccio là,
giusto per darci forza (lungo la strada) per l’amata Carnlough Bay.
IV
Ecco, alla salute di Pat Hamill, così come alle belle ragazze
e a tutte voi ragazzi (5) che mi state ascoltando,
non voltate mai le spalle a una graziosa giovane ragazza quando chiede la strada per l’amata Carnlough Bay

NOTE
7) nome di un pub tutt’ora esistente che adesso si chiama “The Glencloy Inn”

PER VISITARE Carnlough Bay
Causeway Coastal Route scenari da sogno Poi, miglio dopo miglio di scenari così uguali e così diversi, sono arrivato a Carnlough. Mi sono fermato proprio davanti al suo porticciolo: un presepe di pescherecci variopinti che trovano rifugio in questo angolo sicuro. Il villaggio, 1500 anime soltanto, è diventato famoso quando un “tale” di nome Wiston Churchill acquistò il Londonderry Arms Hotel, costruito nel 1848 e ancora oggi in funzione con le sue 35 camere. L’albergo è una base ideale per scoprire le attrattive della zona: i nove Glens di Antrim e le cascate di Glenariff, circondate dai boschi del Forest Park dove si può camminare per ore tra radure ondulate. continua

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/theroadtodundee.html
The Walls of Red Wing vedi
The Mudcat Cafè
vedi