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IL TESTAMENTO DELL’AVVELENATO

Una ballata popolare che inaugura un genere narrativo ripreso in molteplici varianti detto “il testamento dell’avvelenato”: la  storia di un figlio morente, perchè è stato avvelenato, che ritorna dalla madre per morire nel suo letto e lasciare il testamento; con tutta  probabilità la ballata parte dall’Italia, passa per la Germania per arrivare  in Svezia e poi diffondersi nelle isole britanniche (Lord Randal) fino a sbarcare in  America.
Così c’insegna Riccardo VenturiQuesta ballata può avere avuto origine molto  lontano dalle brughiere e dai lochs, e molto vicino  a casa nostra. Il veleno, infatti,  è un’arma assai strana nelle fiere ballate britanniche, dove ci si ammazza a  colpi di spada; è un mezzo subdolo,  ‘femminile’ di uccidere, e non a caso è stato sempre considerato, a  livello popolare, proprio degli italiani.  ”

avvelenatoLA VERSIONE ITALIANA:  IL TESTAMENTO DELL’AVVELENATO
“L’avvelenato”, o “Il testamento dell’Avvelenato”, è una ballata italiana attestata per la prima volta in un repertorio di canti popolari pubblicato nel 1629 a Verona da un fiorentino, Camillo detto il Bianchino. È stata poi riprodotta anche da Alessandro d’Ancona nel suo saggio ‘La Poesia Popolare Italiana’, Livorno, 1906 (vol. II, p. 126): l’autore esprime l’opinione che il testo originale fosse toscano e ne riporta alcune versioni provenienti dall’area comasca e lucchese.

Ad oggi si contano quasi 200 versioni regionali della ballata dell’Avvelenato. La ballata è costituita dal solo dialogo tra madre (o a volte la moglie) e figlio che in alcune regioni si chiama Enrico, in altre Peppino in altre ancora, come in Canton Ticino, Guerino: intervengono poi altri personaggi come il dottore, il confessore e il notaio, solo nel finale apprendiamo che il colpevole dell’avvelenamento è la moglie (in alcune versioni la sorella oppure la madre)

ANGUILLA O SERPENTE?

L’avvelenamento avviene per mezzo di un’anguilla. L’anguilla era un cibo molto apprezzato nel Medioevo, e consumato anche in zone lontane dal mare in quanto si poteva conservare a lungo viva. Ma si sa l’anguilla ha un aspetto serpentino e in effetti il capitone (cioè l’anguilla con la grossa testa) è spesso paragonato, almeno in Italia, al pene maschile.
A prima vista l’avvelenamento potrebbe trattarsi di una vendetta da parte della moglie o dell’amante a causa di un tradimento e viene spontaneo il parallelo con un altro filo rosso tracciato per l’Europa quello della “Morte Occultata” (vedi) anzi le due ballate si potrebbero dire originate da una stessa antica fonte mitologica: l’eroe va a caccia nel bosco e viene avvelenato da una misteriosa dama, quindi ritorna a casa e lascia il suo testamento.
Secondo l’interpretazione di Giordano Dall’Armellina in chiave archetipa ecco che intravediamo l’insegnamento-rito di passaggio che veniva impartito anticamente tramite il racconto “Le lezioni relative alla morte occultata sono sicuramente più antiche e propenderei per una derivazione da queste per lo sviluppo delle versioni italiane ed europee in genere, relative al testamento dell’avvelenato. Per questa versione comasca si potrebbe ritenere che l’eroe sia andato a caccia con la sua cagnola. Deve dimostrare di essere un vero uomo, ovvero di essere passato nel mondo degli adulti, e di poter procacciare cibo attraverso la caccia come era consuetudine nelle società arcaiche. Tuttavia, l’eroe fallisce e incontra la sua dama che gli offre un’anguilla arrosto avvelenata. La dama è in realtà la morte, ma il suo senso di frustrazione per la prova fallita gli fa vedere nella dama/morte il volto della donna amata la quale, in una specie di transfert, lo umilia e lo punisce nella virilità offrendogli il suo stesso sesso rappresentato da un’anguilla avvelenata. Se non si passa nel mondo degli adulti il pene perde del tutto la sua forza ed è quindi rifiutato dalla donna che lo vuole invece garante come generatore della vita e della famiglia. In mancanza di queste garanzie, in una società dove generare tanti figli era la prova di massima virilità, la morte prende il sopravvento. Nella morte è coinvolta anche la cagnola; ritenuta colpevole in egual misura dal padrone per non averlo aiutato nella caccia, mangerà l’altra mezza anguilla. Alle fine, nel testamento, all’ultima domanda provocatrice della mamma, l’avvelenato lancerà una maledizione augurando la forca alla dama, che essendo la morte, non può morire. Tuttavia è anche una maledizione verso la donna amata per la quale si è sottoposto alla prova, fallita, di virilità. Nell’evoluzione della ballata si sono persi i contatti con le radici più profonde e rimane una storia di presunti tradimenti dove in ogni caso è una donna, derivazione della strega-morte, a compiere l’omicidio.
Il ritorno dell’eroe morente dalla mamma va visto come il ritorno alla madre terra che accoglierà il figlio di nuovo nel proprio grembo. Una figura paterna avrebbe disturbato, nell’inconscio collettivo, la visione archetipica dell’abbraccio consolatorio della Grande Madre.”

Le melodie sono quanto mai varie e spaziano dal lamento alla musica da danza o quanto meno allegra

ASCOLTA Il canzoniere del Piemonte (voce Donata Pinti)
In questa versione il marito si rivolge alla moglie accusando un forte dolore e viene chiamato il notaio per fare testamento.

VERSIONE PIEMONTESE *
“Moger l’ái tanto male,
signura moger

«Coz’ l’as-to mangià a sinha
cavaliero gentil
«Mangià d’ün’ anguilëlla
che ‘l mi cör stà mal!
“L’as-to mangià-la tüta
cavaliero gentil?»
«Oh sül che la testëta:
signora mojer”
«Coz’ l’as-to fáit dla resta
cavaliero gentil?»
«L’ái dà-la alla cagnëta:
signora mojer”
«Duv’ è-lo la cagnëta
cavaliero gentil?»
«L’è morta per la strada
signora mojer”
«Mandè a ciamè ’l nodaro
che ‘l mi cör stà mal!
«Coz’ vos-to dal nodaro,
cavaliero gentil?»
«Voi fare testamento:
oh signur nodar»
«Coz’ lass-to ai to frateli,
cavaliero gentil?»
«Tante bele cassinhe
oh signor notar”
«Coz’ lass-to ale tue sorele,
cavaliero gentil?»
Tanti bei denari
oh signor notar»
«Coz’ lass-to a la to mare,
cavaliero gentil?»
“La chiave del mio cuore
oh signur nodar»
«Coz’ lass-to a tua mogera,
cavaliero gentil?»
«La forca da impichela:
oh signur nodar»
L’è chila ch’ l’à ‘ntossià-me
oh signur nodar»
Tradotto da Cattia Salto
Moglie mi fa tanto male,
signora moglie
Cos’hai mangiato a cena
gentile cavaliere?
Ho mangiato un’anguilla
che il mio cuore sta male
L’hai mangiata tutta
gentile cavaliere?
Solo la testa
signora moglie
Cosa ne hai fatto del resto
gentile cavaliere?
L’ho dato alla cagnolina
signora moglie
Dov’è la cagnolina
gentile cavaliere?
E’ morta per la strada,
signora moglie
Mandate a chiamare il notaio
che il mio cuore sta male
Cosa volete dal notaio
gentile cavaliere?
Vorrei fare testamento:
oh signor notaio
Cosa lasciate ai vostri fratelli
gentile cavaliere?
tante belle cascine
oh signor notaio
Cosa lasciate alle vostre sorelle
gentile cavaliere?
Tanti bei soldi
oh signor notaio
Cosa lasciate a vostra madre
gentile cavaliere?
La chiave del mio cuore
oh signor notaio
Cosa lasciate a vostra moglie
gentile cavaliere?
la forca per impiccarla
oh signor notaio
perchè è lei che mi ha avvelenato signor notaio!

NOTE
* dalla trascrizione di Costantino Nigra #26
ASCOLTA i Gufi, area lombarda

IL TESTAMENTO DELL’AVVELENATO (come cantato da Nanni Svampa)
I
Dove sii staa jersira
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Dove sii staa jersira?
II
Son staa da la mia dama
signora mamma, mio core sta mal!
Son staa da la mia dama.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
III
Cossa v’halla daa de cena
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa v’halla daa de cena?
IV
On’inguilletta arrosto
signora mamma, mio core sta mal!
On’inguilletta arrosto.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
V
L’avii mangiada tuta
figliol, mio caro fiorito e gentil?
L’avii mangiada tuta?
VI
Non n’ho mangiaa che meza
signora mamma, mio core sta mal!
Non n’ho mangiaa che meza.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
VII
Cossa avii faa dell’altra mezza
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa avii faa dell’altra mezza?
VIII
L’hoo dada alla cagnola,
signora mamma, mio core sta mal!
L’hoo dada alla cagnola.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
VIII
Cossa avii faa de la cagnola
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa avii faa de la cagnola?
IX
L’è morta ‘dree a la strada,
signora mamma, mio core sta mal!
L’è morta ‘dree a la strada.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
X
La v’ha giust daa ‘l veleno
figliol, mio caro fiorito e gentil,
la v’ha giust daa ‘l veleno?
XI
Mandee a ciamà ‘l dottore
signora mamma, mio core sta mal!
Mandee a ciamà ‘l dottore.
Ohimè ch’io moro, ohimè.
XII
Perchè vorii ciamà ‘l dottore
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Perchè vorii ciamà ‘l dottore?
XIII
Per farmi visitare
signora mamma, mio core sta mal!
Per farmi visitare.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XIV
Mandee a ciamà ‘l notaro
signora mamma, mio core sta mal!
Mandee a ciamà ‘l notaro.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XV
Perchè vorii ciamà ‘l notaro
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Perchè vorii ciamà ‘l notaro?
XVI
Per fare testamento
signora mamma, mio core sta mal!
Per fare testamento.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XVII
Cossa lassee alli vostri fratelli
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alli vostri fratelli?
XVIII
Carozza coi cavalli
signora mamma, mio core sta mal!
Carozza coi cavalli.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XIX
Cossa lassee alle vostre sorelle
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alle vostre sorelle?
XX
La dote per maritarle
signora mamma, mio core sta mal!
La dote per maritarle.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XXI
Cossa lassee alli vostri servi
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alli vostri servi?
XXII
La strada d’andà a messa
signora mamma, mio core sta mal!
La strada d’andà a messa.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XXIII
Cossa lassee alla vostra dama
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alla vostra dama?
XIV
La forca da impicarla
signora mamma, mio core sta mal!
La forca da impicarla.
Ohimèèèè ch’io mooooooro, ohiiiiiiiimè!

ASCOLTA Monica Bassi & Bandabrian la versione dal Veneto (accorata interpretazione e bellissime immagini in bianco e nero)

ASCOLTA La Piva dal Carner (diventati poi BEV, Bonifica Emiliana Veneta), 1995. La versione emiliana. Qui il protagonista è un cavaliere cortese di nome Enrico

ASCOLTA Musicanta Maggio (sempre di area emiliana) in cui si aggiunge la strofa della cagnolina pure lei morta avvelenata per aver mangiato un pezzo d’anguilla. Il finale prosegue con il testamento

ASCOLTA Angelo Branduardi in Futuro Antico III

VERSIONE PIVA DAL CARNER
I
Dov’è che sté ier sira, fiól mio Irrico?
Dov’è che sté ier sira, cavaliere gentile?
Sun ste da me surèla, mama la mia mama/sun ste da me surèla che il mio core sta male.
II
Che t’à dato da cena, fiól mio Irrico?
Che t’à dato da cena, cavaliere gentile?
Un’anguillina arosto, mama la mia mama/ un’anguillina arosto che il mio core sta male.
III
Dove te l’ha condita, fiól mio Irrico?
Dove te l’ha condita, cavaliere gentile?
In un piattino d’oro, mama la mia mama
in un piattino d’oro che il mio core sta male.
IV
Che parte è stè la tua, fiól mio Irrico?
Che parte è stè la tua, cavaliere gentile?/La testa e non la coda, mama la mia mama/ la testa e non la coda che il mio core sta male.
V
Andè a ciamèr al prete, mama la mia mama/ andè a ciamèr al prete che il mio core sta male./Sin vot mai fèr dal prete, fiól mio Irrico?/ sin vot mai fèr dal prete, cavaliere gentile?
VI
Mi devo confessare, mama la mia mama/Mi devo confessare, che il mio core sta male/ m’avete avvelenato mama la mia mama.
m’avete avvelenato e il mio core sta male.
Tradotto da Cattia Salto
I
Dove sei stato ieri sera, Enrico, figlio mio, cavaliere cortese?
Sono stato da mia sorella, mamma mia, mamma sono stato da mia sorella e il mio cuore è ammalato
II
Che cosa ti ha dato per cena Enrico, figlio mio, cavaliere cortese?
L’anguilla arrosto mamma mia, mamma l’anguilla arrosto e il mio cuore è ammalato
III
Come te l’ha acconciata Enrico, figlio mio, cavaliere cortese?
In un piattino d’oro mamma mia, mamma,  in un piattino d’oro e il mio cuore è ammalato
IV
Qual’è stato il tuo pezzo Enrico, figlio mio, cavaliere cortese? La testa e non la coda mamma mia, mamma,
la testa e non la coda e il mio cuore è ammalato
V
Andate a chiamare il prete mamma mia, mamma andate a chiamare il prete che il mio cuore è ammalato.
Che te ne farai del prete Enrico, figlio mio, cavaliere cortese?
VI
Mi devo confessare mamma mia, mamma, mi devo confessare  che il mio cuore è ammalato, mi avete avvelenato
mamma mia, mamma
mi avete avvelenato  e il mio cuore è ammalato
Traduzione inglese da qui
I
The will of the poisoned man
Where were you yesterday evening, my son Enrico?
Where were you, o gentle knight?
I went to see my sister, o mother
I went to see my sister and my heart is sick.
II
What did she give you for dinner, Enrico my son?
What did she give you for dinner, o gentle knight?
A small roasted eel, o mother
A small roasted eel and my heart is sick.
III
Where did she prepare it, my son Enrico?
Where did she prepare it, o gentle knight?
In a gold saucer, o mother
In a gold saucer, and my heart is sick.
IV
Which part was yours, Enrico my son?
Which part was yours, o gentle knight?
The head and not the tail, o mother
The head and not the tail and my heart is sick.
V
Go call the priest, o mother
Go call the priest and my heart is sick.
Wherefore do you need the priest, Enrico my son?
Wherefore do you need the priest, o gentle knight?
VI
I must be confessed, o mother
I must be confessed, and my heart is sick.
You poisoned me, o mother
You poisoned me and my heart is sick.
VII
Where did she prepare it, my son Enrico?
Where did she prepare it, o gentle knight?
In a gold saucer, o mother
In a gold saucer, and my heart is sick.
VIII
Which part was yours, my son Enrico?
Which part was yours, o gentle knight?
The head and not the tail, o mother
The head and not the tail and my heart is sick.
IX
Go call the priest, o mother
Go call the priest and my heart is sick.
Wherefore do you need the priest, my son Enrico?
Wherefore do you need the priest, o gentle knight?
X
I must be confessed, o mother
I must be confessed, and my heart is sick.
You poisoned me, o mother
You poisoned me and my heart is sick.

Paolo Galloni ci testimonia la seguente storia che ci permette di rintracciare “Il testamento dell’avvelenato” anche nelle zone dell’Appennino Parmigiano o Piacentino con il nome de “Il figliol Rico” (il figlio Enrico)
Lord Randal è stata una bella canzone tra le tante fino al 1995. Nell’estate di quell’anno in un mercatino di seconda mano ho trovato un disco intitolato ‘Canti popolari della Valle dei Cavalieri’; il nome evocativo si riferisce all’alta val d’Enza, che separa l’Appennino parmigiano da quello reggiano. Era una raccolta di canzoni registrate dalla viva voce degli anziani di lassù. Uno dei titoli, eseguito da due anziane sorelle del paese di Carbonizza, si chiamava ‘Il testamento dell’avvelenato’. Fin dalle prime note ha rivelato qualcosa di famigliare. Invece di perdere tempo in spiegazioni, riporto le prime due strofe:
In dove t’è stè ier sira, figliol mio Rico?
In dove t’è stè ier sira, cavaliere gentile?
Son stè da me soréla, mama la mia mama
Son sté da me sorella, che il mio cuore sta male
Cosa t’ha dato da cena, figliol mio Rico?
Cosa t’ha dato da cena, cavaliere gentile?
Un’anguillina arrosto, mama la mia mama
Un’anguillina arrosto, che il mio cuore sta male
Rico riferisce anche di averne gettato una porzione alla cagnetta, la quale “è già morta e sotterrata”. Diverso e inquietante è l’epilogo: sono la cara mamma e la sorellina ad aver pianificato l’avvelenamento del povero Rico. Le due ballate hanno la stessa trama (con tanto di anguilla) e, questo è il dato più sorprendente, la medesima struttura arcaica. In entrambi i casi i ritornelli formulari stanno al termine delle singole frasi e non delle strofe, come è tipico delle ballate ‘moderne’. Ascoltando Rico e Randal ho pensato -e penso tuttora- che certe canzoni hanno viaggiato come le merci e come i microbi, ma a differenza delle prime non costano nulla, a differenza dei secondi possono aiutare a guarire.”

Ulteriori versioni di Giordano Dall’Armellina con testo tratto dallo spartito musicale dalla raccolta del Bolza “Fonti Lombarde I, Canti di Como, Verese, Somma Lombardo” e del gruppo anconetano La Macina, sempre accompagnato dal testo. vedi

ILLUSTRAZIONE
http://www.behance.net/gallery/Lord-Randal-poem/5305557

FONTI
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio2.htm
https://igiornicantati.wordpress.com/2016/03/08/ballata-narrativa/

continua seconda parte: la versione inglese