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AN MHAIGHDEAN MHARA

The Land Baby, John Collier - 1899
The Land Baby, John Collier – 1899

In Irlanda la sirena è detta merrow e può essere sia femmina che maschio. A volte queste creature scelgono volontariamente di restare accanto ad un uomo, assumendo la forma umana, ma sono condannate a non poter toccare l’acqua salata, perchè altrimenti saranno costrette a ritornare in mare e a non potranno mai più camminare sulla terra. continua

LA MELODIA

Una slow air dolce-amara più propriamente un lament che esprime tutto il dolore della mutaforma costretta a lasciare per sempre i suoi figli e il marito umano. Anche in questo contesto come in quello delle Isole Ebridi (vedi prima parte) la fanciulla del mare potrebbe essere sia una sirena che una foca.

ASCOLTA The Chieftains in set con Tie the Bonnet, O’Rourke’s

LA FIGLIA DELLA SIRENA

Il canto in gaelico proviene dal Donegal, nella canzone la figlia della sirena è caduta in mare e la madre per salvarla dalla maledizione, prende il suo posto e ritorna per sempre nell’oceano.

La versione nel film “The Secret of Roan Inish” (In italiano “Il Segreto dell’Isola di Roan“) 1995

e due grandi voci a confronto Mairéad Ní Mhaonaigh e Moya Brennan



ASCOLTA Aoife Ní Fhearraigh

GAELICO IRLANDESE
I
Is cosúil gur mheath tú nó gur threig tú an greann;
Tá an sneachta go frasach fá bhéal na n-áitheann,
Do chúl buí daite ‘s do bhéilín sámh,
Siúd chugaibh Máirí Chinidh
‘s í ‘ndiaidh ‘n Éirne ‘shnámh.
II
A Máithrín mhilis dúirt Máire Bhán.
Fá bhruach a’ chladaigh ‘s fá bhéal na trá,
‘S maighdean mhara mo mháithrín ard
Siúd chugaibh Máirí Chinidh
‘s í ‘ndiaidh ‘n Éirne ‘shnámh.
III
Tá mise tuirseach agus beidh go lá
Mo Mháire bhruinngheal ‘s mo Phádraig bán,
Ar bharr na dtonna ‘s fá bhéal na trá,
Siúd chugaibh Máirí Chinidh
‘s í in dhiaidh an Éirne a shnámh
IV
Tá an oíche seo dorcha is tá an ghaoth i ndroch aird.
Tá an tSeisreach ‘na seasamh ins na spéarthaí go hard.
Ach ar bharr na dtonnta is fá bhéal na trá
Siúd chugaibh Máire Chinidh is í i ndiaidh an Éirne snámh.

TRADUZIONE INGLESE (da qui)
I
It seems that you have faded away and abandoned the love of life
The snow is spread about at the mouth of the sea (fords)
Your yellow-speckled back(1) and your gentle little mouth,
We give you Mary Kenny,
to swim forever in the Éirne
II
My dear mother, said fair Mary
By the edge of the shore and the mouth of the sea
A mermaid is my noble mother,
We give you Mary Kenny,
to swim forever in the Éirne
III
I am tired and will be forever
My bright-breasted Mary and my fair Patrick
On top of the waves and by the mouth of the sea
We give you Mary Kenny,
to swim forever in the Éirne
IV
The night is dark and the wind is high
The Plough can be seen high in the sky
But on top of the waves and by the mouth of the sea
We give you Mary Kenny, to swim forever in the Éirne
TRADUZIONE Cattia Salto
I
Pare che tu sia caduta
e abbia perso il buon umore.
La neve si accumula
sull’imboccatura del mare (dei guadi),
sulla tua schiena maculata di giallo (1) e la tua dolce piccola bocca
vi diamo Mary Kenny a nuotare per sempre nell’oceano (2)
II
“Mia cara madre- disse la bionda Mary
dal bordo della spiaggia sul bagnasciuga-
una sirena è la mia nobile madre”
vi diamo Mary Kenny a nuotare per sempre nell’oceano
III
Sono stanca e lo sarò per sempre
la mia Mary dal petto luminoso e il mio biondo Patrick
sulla cresta delle onde e sul bagnasciuga
vi diamo Mary Kenny a nuotare per sempre nell’oceano
IV
La notte è buia e il vento è forte
il Gran Carro (3) si scorge alto nel cielo
ma sulla cresta delle onde e sul bagnasciuga

vi diamo Mary Kenny a nuotare per sempre nell’oceano

NOTE
1) altri traducono con “Your yellow flowing hair” (i tuoi lunghi capelli biondi)
2) Eirne può riferirsi sia ad un lago (Loch Erne) che essere una vecchia parola per l’Atlantico
3) in inglese è il Carro (The Plough) dell’Orsa Maggiore

FONTI
https://thesession.org/tunes/4087
http://www.celticlyricscorner.net/altan/anmhaighdean.htm
http://www.celticlyricscorner.net/clannad/anmhaighdean.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7950
http://www.irishpage.com/songs/roaninis.htm
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic109070-20.html
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic1036.html

CRUISCIN LAN (MY FULL JUG)

The Cruiskeen Lawn (o Crooskeen Lawn) o Cruiscin Lan (“la brocca piena” di whiskey, possibilmente prodotto illegalmente) è la cosa preferita in assoluto del protagonista di questa canzone.
Ci sono due versioni con lo stesso titolo, una in gaelico irlandese l’altra in inglese con ritornello in gaelico, il tema però è sempre lo stesso: il bere, “fill us up the crooskeen and keep it full!”

Non a caso An cruiscin lan è il nome di pubs disseminati in tutta l’Irlanda.

whisky-jug

A JUG OR A JAR?

Non è automatico tradurre in italiano il temine jug: in fiorentino si direbbe boccia, che richiama l’immagine delle bottiglie di vino da 5 litri (una bottiglia piuttosto grande con il collo stretto). Ma può essere anche una caraffa con tanto di manico e collo più svasato che assomiglia a una brocca. Potrebbe anche essere un vaso di vetro per conservare marmellate o ortaggi o il barattolo del miele. Un termine quanto mai generico che a me richiama l’orcio toscano, il recipiente di terracotta, panciuto e di forma allungata con il collo ristretto, spesso a due manici in cui si conservavano o trasportavano i liquidi. In antico era una unità di misura equivalente a circa 38 litri, ma rimpicciolito ecco che l’orcio era usato come una brocca.

Jug o jar possono indicare la stessa cosa, ma a voler sottilizzare jar indica più precisamente un contenitore cilindrico più alto che largo munito o meno di coperchio, mentre jug è un contenitore un po’ panciuto che si restringe e allunga verso l’apertura e in genere è dotato di uno o due manici. Quindi jar= vaso, vasetto, bicchiere; jug= boccia, brocca, caraffa, bottiglia.
In modo colloquiale dire “I’ll have a jar” si traduce con “berrò una pinta di birra“. In generale però sia jug che jar non indicano una specifica unità di misura, essendo stati modellati nelle più svariate dimensioni dettate dall’uso. Quando il jug è in forma di grossa bottiglia potrebbe equivalere a un gallone ovvero a quasi 4 litri se gallone americano, o a quasi 5 litri se gallone inglese; se il jug è una brocca potrebbe equivalere al quarto di gallone ovvero a poco meno o poco più di 1 litro.

WHISKEY JUG

C’è un modo  tipico di servire il whiskey, ossia in un bicchiere (un tumbler alto) pieno solo per un quinto affiancato da una piccola brocca d’acqua pura a temperatura ambiente (e ognuno ci mette la quantità d’acqua che vuole). Non per niente il noto proverbio irlandese recita “non rubare la moglie di un altro e non mettergli l’acqua nel whiskey“; così la caraffa per l’acqua è detta whiskey jug. Queste caraffe sono state prodotte a partire dalla fine dell’Ottocento dalle grandi e piccole distillerie di whisky a scopo promozionale e ancora oggi sono oggetto da collezione. Ma la jug di questa canzone non è certo la caraffa dell’acqua bensì quella piena di whisky!

whisky-jugs
“WhiskyJugs”. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikipedia.

LA VERSIONE IN GAELICO IRLANDESE

ASCOLTA Tommy Makem & Liam Clancy in “Two For The Early Dew“, 2006 Liam Clancy dice di averla sentita da un vecchio pescatore di Ring, contea di Waterford


Curfa:
Fagham aris mo cruiscin
Slainte geal mo mhuirnin
Is cuma liom a cuilin dubh no ban
Is fagham aris mo cruiscin is biodh se lan
I
Chuaidh an da Shean is mo Shean-sa ‘dti an aonach
D’adhnadar sparainn is ba dheacair I a reidheach
Bhriseadar a cinn agus ploisc a cheile
Is go b’i bean a’ tabhairne do chosain mo phlaitin feinig
‘Gus fagham aris mo cruiscin is biodh se lan.
II
Chuirid-sa mo bhean-sa go Caiseal ag diol ubhla
An da dhiabhal leathpinge thug si cumh-sa
Nach mise an truagh Mhuire ag siubhal an duithche
Ar lorg an tseanasgibe ‘gus an baile ro-chumhang di
‘Gus fagham aris mo cruiscin is biodh se lan
III
Fagaim-se mo bheannacht ag muinntir an tigh-seo
Do reir mar ata said og agus criona
Mar ni bheinn-se cortha de na gcuideachtain choidhche
Go bhfasa’ an cuileann tri mhullach an tseana thighe-seo
‘Gus fagham aris mo cruiscin is biodh se lan.

TRADUZIONE INGLESE ( da qui)
Chorus
I’ll take my jug again,
Here’s health my little love again,
It minds me not though her sweet head/be fair or dark or curled(1),
I will take again my little jug
and that ‘ll be grand.
I
The two Johns and this John(2),
went over to the fair,
they started up a row there
that was difficult to repair,
They broke each other’s heads
and the woman of the Tavern
was the one who minded my bald pate as shiny as a sovereign
And I’ll find my little jug again and that ‘ll be grand.
II
My wife I sent to Cashel,
selling apples there you see,
Two sales of half a penny
was all she brought back to me,
Aren’t I a pity to Mary now,
walking the country,
Searching for that same ould flirt
for whom her home’s too poor(3)
But, I’ll take my little jug again
and that’ll be grand.
III
My blessings now I’m leaving
to the people of this house,
For here they be both young and old, (with them I have no grouse)
And never will I tire of them
and their company so jolly
‘Till through the roof of this old place will grow a bush of holly.
And I’ll take my little jug again and that ‘ll be grand.
Tradotto da Cattia Salto
Coro
Alzerò ancora la mia bottiglia,
alla salute del mio piccolo amore,
non importa se la sua testolina
sia bionda o nera o rossa(1),
prenderò di nuovo la mia bottiglia
e sarò un signore.
I
I due John e il questo John(2)
andarono alla fiera,
iniziarono là una lite
di difficile conciliazione,
si ruppero le teste l’uno con l’altro
e la donna della Taverna
fu la sola che fece caso alla mia pelata brillante come una sovrana,
prenderò di nuovo la mia bottiglia
e sarò un signore.

II
Mandai mia moglie a Cashel,
a vendere mele come vedi,
due pezzi di mezzo penny
fu tutto quello che mi riportò indietro, peccato per Mary ora,
che viaggia per il paese
cercando lo stesso vecchio amore per cui la sua casa è troppo povera(3)
prenderò di nuovo la mia bottiglia
e sarò un signore.
III
La mia benedizione lascio
alla gente di questa taverna
sia giovani che vecchi,
di loro non mi lamento,
e della loro compagnia così allegra, finchè sul tetto di questo vecchio posto crescerà un cespuglio di agrifoglio
prenderò di nuovo la mia bottiglia
e sarò un signore.

NOTE
1) letteralmente “capello ondulato” ma nel contesto della frase sta per capelli rossi
2) nel senso di il John che canta
3) la traduzione è letterale vuole significare che la condizione sociale della ragazza è inferiore rispetto all’uomo di cui si è innamorata e che l’ha respinta? Ora il protagonista si pente di aver sposato un’altra e ripensa a Mary

LÍONTAR DÚINN AN CRÚISCÍN

in Liam Ó Conchubair & Derek Bell, Traditional Songs of the North of Ireland, Dublin: Wolfhound Press, 1999.

ASCOLTA Róise Nic Chorraidh (Belfast)
ASCOLTA Máire Ní Choilm (Donegal)

ASCOLTA Clannad in Crann Úll 1980

ASCOLTA Moya Brennan & Cormac De Barra in Affinity 2013


I
A bhuachaillí, a bhuachaillí, ,olaim sibh go síorruí
Sibh ‘ thógfadh croí na gcailín’s chuirfeadh gnaoí ar chruinniú daoine.
Nuair a smaoitím ar na scafairí ‘s iad cruinn’ ar Ard an Aonaigh;
A’ caochadh ar na streabhógaí ‘s a’ cogarnaigh go síodúil.
Is líontar dúinn an crúiscín is bíodh sé lán.
II
Isteach go tigh a’ leanna libh a chailíní na díse;
Braon de shú na bráich a chuirfeas mothá in bhur gcroí istigh.
Ólfaimid is ceolfaimid is beimid seal go síamsach;
Beimid súgach meanmach is pleoid ar bhuaireamh ‘n tsaoil seo.
Is líontar dúinn an crúiscín is bíodh sé lán.
III
B’ann a bhiodh a’ chuideachta a’ teacht ‘na bhaile ón aonach.
A’ gealghairí ‘s a priollaireacht ‘s a’ feitheamh ‘e ‘ar mian fháil.
Fá dheireadh théadh gach scafaire ‘r ghreim sciatháin le na chaoimhbheart.
Síos a’ mhalaí Raithní ‘s iad a’ portaíocht go croíúil,
Is líontar dúinn an crúiscín is bíodh sé lán.

Tradotto da L. Ó Conchubhair
I
Boys, O boys, O boys, I always admired you
You surely amused the lasies
and put heart in any gathering.
When I recall the gallants,
all gathered on the Fair Hill,
Winking at the bonny ones
and whispering so smoothly.
So fill us up the crooskeen
and keep it full!
II
All ye lovely maidens, all into the alehouse;
Have a sup of the malt juice(1)
to put life in heart’s core(2).
We’ll drink and we’ll sing
and we’ll have heigho time.
We’ll be merry, mettlesome;
to hell with life’s cares.
So fill us up the crooskeen
and keep it full!
III
All the merry company,
homing from the fair,
Joking and blithering,
seeking out our chance(3).
At length every buck
goes off arm in arm
with his sweetheart,
Down the hearher brae,
whistling free and easy.
So fill us up the crooskeen
and keep it full!
tradotto da Cattia Salto
I
Ragazzi, o ragazzi da sempre vi ammiro,
di sicuro sapete far divertire le ragazze e ci mettete cuore in ogni incontro. Quando ricordo i giovanotti,
tutti radunati a Fair Hill che strizzavano l’occhio a quelle belle
e sussurravano piano,
quindi riempici la boccia
e tienila sempre piena.

II
Tutte voi giovani fanciulle della birreria,
prendete una zuppa di succo d’orzo
per mettere la vita nel cuore.
Berremo e canteremo
e ce la spasseremo,
saremo allegri e combattivi
e al diavolo le preoccupazioni della vita,  quindi riempici la boccia
e tienila sempre piena.

III
Tutta l’allegra brigata
diretta a casa dalla fiera
scherza e blatera,
cerca di trovare l’occasione(3);
alla fine ogni maschio
va a braccetto
con la sua fidanzata
giù per le valli d’erica
fischiettando libero e senza pensieri,
quindi riempici la boccia
e tienila sempre piena.

NOTE
1) la birra scura irlandese è spesso definita come una zuppa d’orzo
2) letteralmente “al centro del cuore”
3) le fiere erano dei grandi raduni in cui i ragazzi andava per trovare la ragazza con cui divertirsi

VERSIONE IRLANDESE: CRUISCIN LAN

“Cruiscin lan” (Full little jug) è la versione  scritta da Dion Boucicault l’attore-commediografo irlandese molto popolare nella seconda parte dell’Ottocento, che la inserì nella commedia “The Colleen Bawn” (1860) arrangiata per l’accompagnamento al piano. E’ diventata una tipica canzone dei circoli conviviali dublinesi.

ASCOLTA The Clancy Brothers & Tommy Makem in Come Fill Your Glass With Us 1959

ASCOLTA The Dustbunnies 


I
Let the farmer praise his grounds
Let the huntsman praise his hounds
Let the shepherd praise his dewy-scented lambs
But I, more wise then they,
spend each happy night and day
With me darling little cruiscín
lán, lán, lán,
With me darling little cruiscín lán.
Chorus (1)
Oh, gradh mo chroide mo cruiscín
Slainte geal mauver-neen,
Gradh mo chroide mo cruiscín
lán, lán, lán,
Oh gradh mo chroide mo cruiscín lán.
II
Immortal and divine,
great Bacchus, god of wine
Create me by adoption, your own son
In the hope that you’ll comply,
that my glass shall ne’er run dry
Nor me darlin’ little cruiscín
lán, lán, lán,
Nor me darlin’ little cruiscín lán.
III
And when grim death appears
In a few but happy years
He’ll say,”Oh, won’t you come along with me?
I’ll say, “Begone ye knave(2),
for King Bacchus gave me leave
For to fill another cruiscín lán, lán, lán,
For to fill another cruiscín lán.”
IV
So fill your glasses high
Let’s not part so dry(3)
Though the lark proclaims it is the dawn
And since we can’t remain
May we shortly meet again
To share another cruiscín
lán, lán, lán,

To share another cruiscín lán.
tradotto da Cattia Salto
I
Che il contadino lodi la sua terra
e il cacciatore i suoi cani,
che il pastore lodi i suoi agnelli odorosi di rugiada,
ma io ben più saggio di loro,
trascorro ogni notte felice e ogni giorno, con la mia amata boccia piena,
piena, piena, piena

con la mia amata boccia piena,
CORO
Amore mio, mia boccia
che porti salute alla mia colombella,
mia amata boccia piena
piena, piena, piena
mia amata boccia piena
II
Immortale e divino,
grande Bacco, dio del vino
prendimi in adozione, come tuo figlio proprio con la speranza che tu mi accontenti, che il mio bicchiere non resti mai a secco,
e mia amata boccia piena
piena, piena, piena
mia amata boccia piena
III
E quando la morte triste apparirà
tra pochi ma felici anni
dirà “Non vuoi venire con me?”
io dirò”Vattene cavaliere(2),
perchè re Bacco mi ha dato il permesso di riempire un’altra boccia piena, piena, piena, di riempire un’altra boccia piena”
IV
Così riempi il tuo bicchiere
per non lasciarci così a secco,
anche se l’allodola annuncia il giorno; ma dal momento che non possiamo restare che ci possiamo rivedere ancora brevemente
per condividere un’altra boccia piena
piena, piena, piena
per condividere
un’altra boccia piena

NOTE
1) in iglese: “Love of my heart, my little jug, Bring health to my own dove, little jug my own heart’s love”
2) la morte per gli inglesi è al maschile
3) oppure “Let’s not part when lips are dry”

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/jug-punch.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=30244
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=149904 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5630 http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic89414.html http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/OCon054A.html http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic89414.html

IN THE BLEAK MIDWINTER: SNOW ON SNOW

christina_rossettiCanto natalizio conosciuto con il titolo di A Christmas Carol era inizialemnte una poesia scritta da Christina Rossetti nel 1872; una ventina d’anni dopo, il compositore inglese Gustav Theodore Holst vi adottò una sua melodia dal titolo Cranham. Successivamente molte altre melodie vennero scritte e pubblicate (quella più conosciuta per coro è stata composta da Harold Drake nel 1911)

In una lettera indirizzata da Christina Rossetti a W. Aytoun nel 1854 leggiamo: “parlando come sto facendo a un poeta, spero di non essere fraintesa e tacciata di egoismo o vanità quando dico che l’amore che nutro per le opere degli altri autori mi induce a pensare che le mie non siano poi così disprezzabili; che la poesia è parte di me, un impulso e una realtà e non un meccanismo; e so che i miei intenti di autore sono puri, orientati al vero e al giusto.”

GUIDA ALL’ASCOLTO
Moltissimi artisti hanno interpretato questo brano dolce e delicato presente anche in tanti innari (che censurano tuttavia la III strofa forse per via di quel “breast full of milk” considerato troppo audace!). Indubbiamente la composizione pare fresca e spontanea a confronto di molti inni più roboanti e ridondanti di frasi fatte tratte dalla Bibbia; eppure la teologia delle parole è ben fondata ed erudita, essendo la poesia solo apparentemente scritta con il cuore di un fanciullo.

La prima strofa trasmette tutto il freddo e la durezza di un Inverno che metaforicamente era sulla terra prima della venuta di Cristo. Nella seconda strofa una scena apocalittica della magnificenza di Dio, si contrappone alla nascita in un umile stalla di suo Figlio, Gesù. La IV strofa è il tripudio di tutte le schiere angeliche che, saturando il cielo di ali e di luce, celebrano la divinità di Cristo. Ad essi la poetessa accosta tutta la tenerezza di una madre che bacia e nutre il figlioletto dal suo seno. Così cielo e terra adorano il bambinello e noi ne riconosciamo la duplice natura. L’ultima strofa è l’invito ad accogliere Dio nel proprio cuore.

MELODIA G.T. HOLST

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008, insuperabile versione strumentale con il canto affidato al violino, il violoncello in contrappunto e l’arpa che emerge come voce solista nella parte centrale!

Moya Brennan in “An Irish Christmas” 2005 (strofe I, II, IV, V)
ASCOLTA Orla Fallon (strofe I, IV, V)

INTERESSANTI VARIAZIONI MELODICHE
ASCOLTA Sarah McLachlan in “Wintersong” 2006 ” (strofe I, IV, V)
ASCOLTA Erin Bode in “A Cold December Night” (strofe I, IV, V)

 

I
In the bleak midwinter
Frosty wind made moan,
Earth stood hard as iron,
Water like a stone;
Snow had fallen, snow on snow,
Snow on snow(1),
In the bleak midwinter,
Long ago.
II
Our God, heaven cannot hold him,
Nor earth sustain;
Heaven and earth shall flee away
When he comes to reign;
In the bleak midwinter
A stable place sufficed
The Lord God incarnate,
Jesus Christ.
III
Enough for him, whom Cherubim
Worship night and day
A breast full of milk
And a manger full of hay.
Enough for him, whom angels
Fall down before,
The ox and ass and camel(2)
which adore.
IV
Angels and archangels
May have gathered there,
Cherubim and seraphim
Thronged the air;
But his mother only,
In her maiden bliss,
Worshipped the Beloved
With a kiss.
V
What can I give him,
Poor as I am?
If I were a shepherd
I would bring a lamb,
If I were a wise man
I would do my part(3),
Yet what I can I give Him —
Give my heart.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Nel pieno di un inverno tetro
il vento gelido si lamentava
la terra era dura come ferro
l’acqua come pietra;
la neve era caduta, neve su neve
neve su neve
nel pieno di un cupo inverno
tanto tempo fa
II
Il nostro Dio, il cielo non può trattenerlo,
né la terra sostenerlo;
cielo e terra fuggiranno
quando verrà il suo Regno;
nel pieno di un cupo inverno
una stalla fu sufficiente
per il Signore, Dio onnipotente
Gesù Cristo
III
Bastò per lui, che i cherubini
lo adorassero notte e giorno,
un seno pieno di latte
e una mangiatoria piena di fieno.
Bastò per lui, che gli angeli
caduti in passato,
il bue e l’asino e il cammello
lo adorassero
IV
Angeli ed arcangeli
erano tutti lì riuniti,
cherubini e serafini
affollavano l’aria,
ma solo sua madre
nella sua beatitudine di vergine
adorò il suo Amato
con un bacio
V
Cosa posso dargli
povera come sono?
Se fossi un pastore
vorrei portare un agnello,
se fossi un Magio
vorrei fare la mia parte,
ecco ciò che posso donargli –
gli dono il mio cuore

NOTE
1) anche la musica rallenta e cade soffice come neve, su neve e ancora neve
2) dalla campagna inglese sommersa dalla neve precipitiamo in Medio Oriente appena si evoca il cammello
3) risolvendo il “wise man” come Magio si intende che porterà al bambino un dono appropriato: oro, incenso o mirra

FONTI
Poesie di Christina Rossetti
http://www.christinarossetti.it/

IN DULCI JUBILO

angeli“In Dulci Jubilo” è un inno natalizio dalla melodia assai antica, derivata probabilmente da qualche tropo cantato nei monasteri dell’Europa carolingia.
Quello che chiamiamo “musica medievale” pare abbia origine dalla liturgia della messa (Chiesa cattolica romana), quando per aggiungere enfasi e solennità ad un momento della funzione si associò un nuovo testo cantato, detto tropo (in latino tropus). Considerato una superfetazione del canto gregoriano, il tropo stava a introduzione (ma anche a interpolazione) dei canti liturgici : un melisma cioè una melodia operata mediante le fioriture sillabiche (interpolazioni melodiche) le quali hanno fatto nascere le prime scritture neumatiche (le prime “note” musicali). Accanto al canto gregoriano è proprio il caso di dirlo, fiorisce tutta una ricchezza melodica propria e caratteristica di uno specifico territorio, che sul piano profano sboccia nella musica trobadorica.

MELODIA
ASCOLTA Mike Oldfield in Dulci Jubilo
ASCOLTA Craig Duncan The Gooding Carol / Good Christian Men Rejoice 1996
ASCOLTA Craig Duncan Good Christian Men Rejoice/Masters in this hall 2003

IN DULCI JUBILO
La prima trascrizione del testo è contenuta nel Codex 1305 conservato nella Biblioteca dell’Università di Lipsia ed è di datazione quattrocentesca. Secondo la leggenda fu il mistico tedesco Enrico Suso (1295-1366), Heinrich Seuse in tedesco, che si firmava Amandus nei suoi scritti, ad avere una visione di angeli musicanti e danzanti intorno al Presepio mentre cantavano questa canzone. Di qui l’antica tradizione tedesca dei bimbi che danzano e cantano intorno al Presepio in guisa di angeli.

Il canto è parte in latino e parte in tedesco antico, secondo una prassi compositiva tipica del tempo
In dulci Jubilo / nun singet un seid froh! / Unsers Herzens Wonne / leit in praesepio(1) / und leuchtet als die Sonne(2) / matris in gremio. / Alpha es et O(3).
TRADUZIONE ITALIANO
In dolce esultanza/ orsù cantate e siate felici! / La gioia del nostro cuore / giace nel presepio(1) / e risplende come il sole(2) / nel grembo della madre. / Principio e fine(3)

NOTE
1) l’usanza del Presepio è prevalentemente italiana e risale al tempo di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio una rappresentazione vivente della Natività. Il termine traduce anche la parola “mangiatoia”
2) Gesù svolge il ruolo di una tipica divinità solstiziale
3) Due cose contrarie si congiungono in una, dice il pensiero poetico di Enrico Suso cioè il molteplice è nell’Uno. Oltre che coincidenza degli opposti, l’unione del singolo con il tutto si chiama estasi, il cui significato originario è entrare in Dio (l’anima del Mondo). In effetti questa melodia è una specie di mantra che, ripetuto dondolandosi con il corpo, permette alla mente di entrare in trance (la parte razionale del nostro cervello si spegne e prevale l’inconscio) e di raggiungere generalmente uno stato di benessere interiore e di beatitudine. Il concetto filosofico è precursore come sempre di scoperte scientifiche, in questo caso della fisica quantistica, ossia dello studio delle parti infinitesime di materia. Nel mondo subatomico prevale il concetto d’indeterminatezza e della sovrapposizione.

L’inno è stato utilizzato indifferentemente sia dai cattolici che dai protestanti con varie traduzioni in inglese della parte in tedesco. Robert Lucas de Pearsall osserva a proposito: “The original melody employed, as a Cantus firmus, in the following composition, is to be found in an old German book published in the year 1570 — which, from its title and contents, appears to have contained the ritual of the Protestant Congregations of Zweibrueken and Neuberg. Even there it is called “a very ancient song (uraltes Lied) for Christmas-eve;” so that there can be no doubt that it is one of those old Roman Catholic melodies that Luther, on account of their beauty, retained in the Protestant Service. It was formerly sung in the processions that took place on Christmas-eve, and is so still in those remote parts of Germany where people yet retain old customs. The words are rather remarkable, being written half in Latin and half in the upper German dialect. I have translated them to fit the music, and endeavoured to preserve, as much as I could, the simplicity of the original. Of the melody there can be but one opinion; namely, that which in spite of religious animosity, secured it the approbation of the Protestant reformers, and that of the German people during many centuries.” (tratto da qui)


Mediaeval Baebes in Mistletoe & Wine 2003
ASCOLTA Moya Brennan in An Irish Christmas 2005
La versione testuale è quella scritta da Robert L. Persall (1795-1856)

I
In dulci jubilo
Let us our homage show
Our heart’s joy reclineth
In praesepio(1)
And like a bright star shineth
Matris in gremio
Alpha es et O(3)
Alpha es et O
II
O Jesu parvule
I yearn for Thee alway
Hear me, I beseech Thee
O puer optime
My prayer, let it reach Thee
O Princeps gloriae
Trahe me post te
Trahe me post te
III
O Patris caritas
O Nati lenitas
Deeply were we stained
Per nostra crimina
But Thou for us hast gained
Caelorum gaudia
Oh that we were there
Oh that we were there
IV
Ubi sunt gaudia
If that they be not there?
There are angels singing
Nova cantica
There the bells are ringing
In Regis curia
Oh that we were there
Oh that we were there
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
In dolce esultanza
mostriamo il nostro omaggio, la gioia del nostro cuore, giace in una mangiatoia , e risplende come una stella luminosa, nel grembo della madre.
Principio e fine
II
Oh Gesù Bambino
ho sempre nostalgia di te
ascoltami ti prego
Oh il migliore dei fanciulli
che le mie preghiere giungano a te, principe glorioso, conducimi con te
III
Oh carità del padre!
Oh dolcezza del figlio nato!
Ci siamo macchiati in origine
a causa dei nostri peccati
ma tu a noi hai procurato
la gioia celeste.
Noi eravamo lì
IV
Dove può esserci felicità
se non qui?
Qui gli angeli cantano nuovi inni,
qui le campane risuonano
nella corte del Re.
Noi eravamo lì
Noi eravamo lì

GOOD CHRISTIAN MEN, REJOICE

La versione è di John Mason Nale ed è pubblicata in “Carols for Christmastide” 1853 basandosi su una copia delle “Piae Cantiones”, una collezione di inni latini medievali per lo più del Nord Europa datato al 1582, così egli traspone “In Dulci Jubilo” riscrivendone il testo secondo lo spirito del Natale vittoriano !


Cedarmont Kids
ASCOLTA Royal College of Music Chamber Choir

Good Christian men, rejoice With heart, and soul, and voice; Give ye heed to what we say: Jesus Christ is born to-day! Ox and ass before Him bow, And He is in the manger now. Christ is born today! Christ is born today.

sense_of_sigh-by-annie-louise-swynnerton-1844-1933_thumbGood Christian men, rejoice, With heart, and soul, and voice; Now ye hear of endless bliss: Joy! Joy! Jesus Christ was born for this! He has opened heaven’s door, And man is blessed evermore. Christ was born for this! Christ was born for this!

Good Christian men, rejoice With heart, and soul, and voice; Now ye need not fear the grave: Peace! Peace! Jesus Christ was born to save! Calls you one, and calls you all, To gain His everlasting hall: Christ was born to save! Christ was born to save!

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Buoni cristiani rallegratevi con il cuore, l’anima e la voce, ascoltate quello che diciamo: “Gesù Cristo è nato oggi, il bue e l’asinello si inchinano innanzi a lui, deposto in una mangiatoia. Cristo è nato oggi! Buoni cristiani rallegratevi con il cuore, l’anima e la voce date ascolto all’eterna beatitudine gioite, Gesù Cristo per questo è nato! Ha aperto la porta del paradiso e l’uomo è per sempre benedetto. Cristo per questo è nato! Buoni cristiani rallegratevi nel cuore, l’anima e la voce, adesso non dovete (più) temere la tomba: Pace! Gesù Cristo è nato per la Salvezza! Chiama te solo e chiama voi tutti a guadagnare la sua dimora eterna. Cristo è nato per la Salvezza!

FONTI
“Le origini dei tropi nella riflessione storiografica” di Massimiliano Locanto

http://www.handschriftencensus.de/15273 http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/NonEnglish/in_dulci_jubilo-original.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/in_dulci_jubilo-Pearsall.htm http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/10/31/enrico-suso-un-mistico/ http://www.celticlyricscorner.net/brennan/indulci.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/good_christian_men_rejoice.htm

WEXFORD CAROL E IL NATALE NELL’ANNO MILLE

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea del Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol dal nome della cittadina da cui avrebbe avuto origine o come “Good people all this Christmas time” dal primo verso con cui inizia. La versione in gaelico con cui viene anche cantano – Carúl Loch Garman -non è la più antica traduzione bensì una più recente.
La sua diffusione ebbe luogo però nell’Ottocento con la trascrizione da parte di William Grattan Flood, all’epoca organista della cattedrale di San Aidan, che venne poi stampata nell'”Oxford Book of Carols” del 1928 (il must delle compilation natalizie). Se la melodia è medievale per il testo sono molto probabili rimaneggiamenti ottocenteschi sulla scia del “carols revival” del tempo.
Così dicono le note sull’Oxford Book: “Dr WH Grattan-Flood (1859-1928) lived in Enniscorthy from 1895 until his death, and […] took down the words and tune from a local singer; after revising the text, he sent the carol to the editors of The Oxford Book of Carols, who printed it as the ‘Wexford Carol’.”

IL NATALE NELL’ANNO MILLE

Ho voluto accostare il canto con la raffigurazione iconografica della natività relativa che si rappresentava grossomodo nello stesso periodo l’anno mille o poco più seppure secondo una tradizione ben più antica, quella della iconografia bizantina.

natale-palermo
Mosaico cappella palatina Palermo XII secolo

Stupefacente raffigurazione altomedievale della Natività nello stile bizantino riproposto in Sicilia in epoca normanna; il mosaico si sviluppa lungo due pareti della cappella Palatina di Palermo: sullo sfondo la brulla campagna di Betlemme e al centro la grotta dove Maria giace seduta accanto al Bambino deposto in una mangiatoia e fasciato come si fasciavano i neonati nel Medioevo – dal collo ai piedi tipo mummia. La stella illumina il cielo e manda la sua luce sul bambinello, riscaldato solo dal fiato di un bue e di un asinello. I giganteschi angeli sullo sfondo annunciano ai pastori la nascita prodigiosa (pastori raffigurati nella parete laterale destra); i Magi arrivano al seguito della stella, dapprima a cavallo sullo sfondo e poi in primo piano prostrati a offrire i doni al Re dei Re. Come già evidenziato nella nota (4) la tradizione bizantina ricorda nello stesso giorno sia il Natale che l’adorazione di Magi
Due donne sono raffigurate a metà campo mentre lavano (in una vasca presumibilmente dorata e riccamente decorata) il bambinello prima di avvolgerlo nelle fasce, sono le due levatrici Zelomi e Salome (la donna che tiene in braccio Gesù e tasta l’acqua con la mano perchè sia della temperatura giusta!).
La scena è ripresa dal Vangelo dello Pseudo-Matteo (13:3) dove si racconta che al parto di Maria abbiano assistito due levatrici. La prima, Zelomi, dopo la nascita di Cristo constatò che la Madonna era ancora vergine, ma la seconda, Salome (un san Tommaso al femminile), non le credette e perse l’uso della mano mentre stava verificando anche lei l’integrità dell’imene di Maria. Il primo miracolo di Gesù fu quello di ridare l’uso della mano a Salome dopo che lo lavò.
La vasca dove viene lavato il bambino è a forma di calice (dettaglio perso nell’immagine tagliata appena più in alto) duplice prefigurazione del Battesimo e del calice eucaristico

Interpretato da moltissimi artisti irlandesi Wexford Carol è un canto di Natale onnipresente nelle compilation delle Celtic Christmas songs.
ASCOLTA Loreena McKennitt in “To drive the cold winter away” 1987 (strofe I, II, V, III, IV)

ASCOLTA Moya Brennan in “An Irish Christmas” 2005, con le fioriture della voce tipiche del canto irlandese (strofe I, III, IV)

ASCOLTA The Chieftains & Nanci Griffith in “The Bells of Dublin” (strofe III, V)

VERSIONE STRUMENTALE
ASCOLTA Nightnose in “A winter Solstice IV” 1993


I
Good people all, this Christmas time,
Consider well and bear in mind
What our good God for us has done
In sending his beloved son.
With Mary holy we should pray,
To God with love this Christmas Day
In Bethlehem upon that morn,
There was a blessed Messiah born
II
The night before that happy tide
The noble Virgin and her guide(1)
Were long time seeking up and down
To find a lodging in the town(2).
But mark right well what came to pass
From every door repelled, alas
As was foretold, their refuge all
Was but a humble ox’s stall(3)
III
Near Bethlehem did shepherds keep
Their flocks of lambs and feeding sheep
To whom God’s angel did appear
Which put the shepherds in great fear
Arise and go, the angels said
To Bethlehem, be not afraid
For there you’ll find, this happy morn
A princely babe, sweet Jesus, born
IV
With thankful heart and joyful mind
The shepherds went the babe to find
And as God’s angel had foretold
They did our Saviour Christ behold
Within a manger he was laid
And by his side a virgin maid(4)
Attending on the Lord of Life
Who came on earth to end all strife
V
There were three wise men(5) from afar
Directed by a glorious star
And on they wandered night and day
Until they came where Jesus lay
And when they came unto that place
Where our beloved Messiah lay
They humbly cast them at his feet
With gifts of gold and incense sweet.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Brava gente, questo Natale
considerate bene e tenetelo a mente
che cosa Dio ha fatto per noi
nel mandare il suo amato figlio.
Insieme a Maria, dobbiamo pregare,
a Dio con amore, questo giorno di Natale a Betlemme in questo giorno
è nato il Messia Benedetto.
II
La notte prima di quel momento felice
la nobile vergine e la sua guida (1)
andarono a lungo alla ricerca su e giù
per trovare un riparo in città (2).
Ma rammentate bene quello che accadde,
furono ahimè respinti ad ogni porta,
finchè, come fu predetto, il loro rifugio
fu in una stalla di buoi (3).
III
Vicino a Betlemme i pastori tenevano
le loro greggi di agnelli
e pecore, davanti a loro l’angelo di Dio apparve, a mettere grande timore nei pastori “Alzatevi e andate, -disse l’angelo –
a Betlemme, non abbiate paura per
ciò che troverete, questa mattina felice
è nato un bambino principesco, dolce Gesù”.
IV
Con il cuore grato e mente gioiosa
i pastori andarono a trovare il bambino
e come l’Angelo di Dio aveva predetto
hanno riconosciuto il Cristo Salvatore
adagiato in una mangiatoria
e accanto una fanciulla vergine (4)
assistere al Signore della Vita, venuto sulla terra a porre fine a ogni lotta.
V
C’erano tre uomini saggi (5)
da lontano
guidati da una stella luminosa
e nel loro viaggiare notte e giorno
arrivarono dove stava Gesù
e quando arrivarono sul posto,
dove stava il nostro amato Messia,
si gettarono umilmente ai suoi piedi
con doni d’oro e profumato incenso.

NOTE
1) Giuseppe nelle prime rappresentazioni della Natività è una figura secondaria che si tiene in disparte, è semplicemente la guida non il vero padre di Gesù
2) L’immagine di Giuseppe e Maria che una volta arrivati a Betlemme fanno il giro degli alberghi e delle locande e li trovano tutti pieni a causa del censimento è falsa. Tutto nasce dall’aver tradotto erroneamente la parola greca “katàlyma” di Luca 2,7 in “albergo” invece che in “alloggio o stanza”. Per decenni trovavamo scritto in quel versetto “…perché non c’era posto per loro nell’albergo” mentre nella nuova traduzione italiana della Bibbia del 2008 troviamo “… perché non c’era posto per loro nell’alloggio”[camera per gli ospiti o alloggio superiore]. Se Giuseppe era originario di Betlemme, se qui aveva i parenti e se probabilmente era intenzionato a stabilirvisi definitivamente come è possibile che non avesse una sua casa per alloggiare? Considerando il fatto che per i popoli orientali l’ospitalità era un dovere sacro, sul quale si giocava il proprio onore, sembra inverosimile che, se ce ne fosse stato bisogno, nemmeno un parente vedendo Maria incinta abbia ospitato i due. Inoltre ogni abitazione di quei tempi in Palestina era costituita da un’unica stanza centrale dove si faceva tutto (anche dormire). Generalmente però ogni casa aveva qualche ambiente più piccolo riservato come deposito, per eventuali ospiti o per le partorienti. Infatti bisogna ricordare che quando una donna ebrea dava alla luce un figlio, restava impura per 40 o 80 giorni, a seconda che il bambino fosse maschio o femmina, per la perdita di sangue che aveva sofferto. E gli oggetti e le persone che toccava diventavano impuri. E per gli ebrei una persona impura non poteva frequentare il tempio né entrare in relazione con altri. Da qui l’usanza di far partorire le donne in una stanza appartata della casa.
Quindi, le cose probabilmente sono andate così: Giuseppe e Maria alcuni mesi prima del parto vanno a Betlemme con l’intenzione di stabilirvisi definitivamente. Alloggiano nella casa che Giuseppe aveva a Betlemme. A causa del censimento molta gente era tornata in paese e la casa di Giuseppe era piena di parenti (sia la stanza centrale che quella appartata). Per non offendere nessun parente i due si ritirano nella stalla che ogni casa di Betlemme aveva e che nel caso di Giuseppe era una grotta. Infatti il Vangelo di Matteo ci dice che la stella condusse i Magi fino ad una “casa” (Mt 2,11). (tratto da vedi)
3) Nei Vangeli di Luca e di Matteo, gli unici testi a parlare della nascita di Gesù, non si parla di animali presenti al momento della natività. La tradizione “del bue e dell’asinello” nel presepio sembra nata qualche secolo dopo per un banale errore di traduzione. Infatti quando la Bibbia è stata tradotta dal greco in latino, nel libro di Abacuc (uno dei libri dell’Antico Testamento) la frase “in mezzo a due età”, che è l’esatto pensiero di Abacuc 3,2, è stato tradotto in latino “in mezzo a due animali” per la somiglianza tra il termine greco “età” e il termine greco “animale”. Riferendo in modo sbagliato questa frase alla nascita di Gesù (“in mezzo a due animali”) e collegandola con un versetto del libro di Isaia dove si riporta un proverbio che parla di un bue e di un asino nasce la tradizione dei due animali presenti alla nascita di Gesù. (tratto da vedi)
4) la verginità di Maria venne attestata dalle due levatrici Zelomi e Salome, presenti alla nascita secondo i vangeli apocrifi.
5) la data del Natale di Gesù non fu festeggiata fino al 354 quando la Chiesa d’Occidente la fece coincidere con la festa romana e imperiale del Sole Invitto. Tuttavia in Oriente ancora per molto tempo la festa era celebrata il 6 gennaio (fino al VII secolo), così le chiese bizantine ricordano l’adorazione dei Magi già al 25 dicembre: essi rappresentavano più in generale tutto il genere umano che riconosce il Cristo come Salvatore

KILMORE CAROLS

Wexford Carol è uno dei canti di Natale cantato nei Kilmore Carols essendo Kilmore un paese a una ventina di kilometri da Wexford con una secolare tradizione istituita da don Peter Devereux quando divenne parroco del paese verso il 1750: i canti di Natale sono una dozzina circa e i cantori sono sei uomini e almeno uno è per tradizione, un membro della famiglia Devereux. Qui “The Enniscorty carol” è considerato un canto locale: nella chiesa parrocchiale di Santa Maria ogni giorno nell’ambito della celebrazione della Messa (durante la comunione) è cantata una sola carol e così via nei dodici giorni del Natale.
I testi sono racchiusi in due collezioni chiamate “ghirlande” la prima di Luke Waddinge, vescovo di Ferns risalente al 1684 – A Smale Garland of Pious and Godly Songs, Composed by a devout Man, for the Solace of his Freinds and neighbours in their afflictions- ; la seconda di don William Devereux (1696-1771) risalente al 1728 – A New Garland, containing Songs for Christmas-.

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/wexford_carol.htm
http://www.patrickcomerford.com/2011/12/christmas-poems-1-wexford-carol.html
http://www.celticchristmasmusic.com/christmas-traditions/kilmore-carols-in-ireland.htm
http://www.reginamundi.info/icone/nativita-palatina.asp

GABRIEL’S MESSAGE

Fu nel IV sec d.C. che l’Annunciazione a Maria, non avendo una data certa nei Vangeli, venne fissata dalla Chiesa cattolica il 25 marzo (9 mesi prima del Natale di Gesù), e fino all’Alto Medioevo, tale data segnò l’inizio dell’anno nuovo (che peraltro iniziava con l’equinozio di primavera anche nel calendario dell’Antica Roma) oltre che l’inizio dell’anno liturgico del Cristianesimo.

GABRIEL’S MESSAGE CAROL

Birjina gaztetto bat zegoen” è un canto di Natale basco sull’Annunciazione il cui andamento melodico segue la carol medievale “Angelus ad Virginem“.

ASCOLTA Aquabella nella versione orginale “Birjina gaztetto bat zegoen

Nell’Ottocento il testo fu tradotto in inglese  da Sabine Baring-Gould, che ridusse a quattro le sei strofe originali: è in genere cantato dalle corali seguendo l’arrangiamento di Edgar Pettman pubblicato nel suo “Modern Christmas Carols” (1892).

Anche intitolato “The angel Gabriel from heaven came” e “The Angel Gabriel”del carol natalizio non mancano le versioni dei grandi interpreti della scena celtica e rock.

ASCOLTA Sting in Russians 1985 e If On a Winter’s Night 2009

Più notturna l’interpretazione di Moya Brennan in An Irish Christmas 2006: sembra di rivivere le scene dello sceneggiato di Franco Zeffirelli Gesù di Nazareth (1977) con Maria che dorme e viene svegliata dal vento che spalanca la finestra. L’angelo è solo luce e lo spavento di Maria è lentamente seguito dalla curiosità. L’intonazione di Moya sottolinea il mistero dell’evento, il suo carattere soprannaturale tutto com’è puntato dal battito del tamburo e dai pizzichi degli archi e dell’arpa. L’accettazione di Maria “Avvenga dentro di me ciò che vuole il Signore” è anche discesa dello Spirito Santo, il principio femminile di dio della fecondità e dell’abbondanza, e Maria raccoglie la luce che entra dalla finestra spalancata.

ASCOLTA Moya Brennan

ASCOLTA Marillions 1999 e in Christmas in the Chapel (2003)

ASCOLTA Good Shepherd Band (che se proprio vogliamo fare una classifica delle interpretazioni è per me al primo posto!)


I
The angel Gabriel from heaven came,
His wings as drifted snow, his eyes as flame;
‘all hail’, said he, “thou lowly maiden mary,
Most highly favour’d lady, Gloria!
II
‘For known a blessed mother thou shalt be,
All generations laud and honour thee,
Thy son shall be Emmanuel, by seers foretold,
Most highly favour’d lady, Gloria!
III
Then gentle Mary meekly bowed her heard,
‘to me be as it pleaseth god (1)’, she said, my soul shall laud and magnify his holy name,
Most highly favour’d lady, Gloria!
IV
Of her, Emmanuel the christ, was born,
In Bethlehem, all on a christmas morn,
And christian folk throughout the world will ever say:
Most highly favour’d lady Gloria!
TRADUZIONE ITALIANO
I
L’angelo Gabriele è arrivato dal cielo
le sue ali erano come un cumulo di neve, i suoi occhi erano come il fuoco
“Salve a tutti” disse “tu, Maria, umile fanciulla,
signora favorita dal cielo” Gloria!
II
“Perchè è risaputo che dovrai essere una madre benedetta,
tutte le generazioni ti loderanno e ti onoreranno
tuo figlio dovrà essere Emanuele ,così com’è stato predetto dai veggenti
signora favorita dal cielo” Gloria!
III
Poi la gentile Maria docilmente chinò il capo
“Che sia fatta la volontà di Dio (1)” disse
“la mia anima loderà ed esalterà il suo santo nome”
signora favorita dal cielo, Gloria!
IV
Da lei Emanuele, il Cristo era nato
a Betlemme, la mattina di Natale
e tutti pensarono che il mondo sarebbe stato salvo per sempre
signora favorita dal cielo, Gloria!

NOTE
1) L’Annunciazione si basa sul presupposto che Maria fosse libera di scegliere se acconsentire o meno al divino volere nonostante tutte le Profezie.

"The Annunciation," Henry Ossawa Tanner, 1898
“The Annunciation,” Henry Ossawa Tanner, 1898

La dissoluzione della figura angelica ..raggiunge il culmine nell’Annunciazione del 1898 di Henry Ossawa Tanner, artista afro-americano. Il quadro si può ammirare al Museum of Art di Filadelfia. L’angelo non è che un ectoplasma luminoso, in contrasto col realismo del resto della scena, anch’essa ambientata in un povero interno orientale (ma potremmo ben trovarci in qualche luogo dell’America Latina). In quest’opera di Tanner, annunciazione e denuncia sembrano conciliarsi in una maniera tale, che non spiacerebbe a un “teologo della liberazione” quale Gustavo Gutiérrez o a un pedagogista come Paulo Freire.
In effetti, vi si può avvertire un interesse critico sociale, che è raro riscontrare in altre Annunciazioni: salvo forse che in un’opera del Tintoretto, nella Scuola di San Rocco a Venezia, per altri versi ammirata da John Ruskin. Unici oggetti sono vasellame e tessuti. Quasi come in una cella, né porte né finestre sono visibili. Così come nella raffigurazione di Tissot, la chiusura dell’ambiente inquadrato è totale. La luce tende a essere artificiale o, meglio, interiore. Seduta sul suo giaciglio, una giovanissima Maria è tornata a guardare verso l’apparizione, con atteggiamento perplesso più che interdetto. Solo le mani, congiunte e strette in grembo, ne tradiscono l’emozione. (Pino Blasone tratto da vedi)

APPROFONDIMENTO
http://annunciazione.wordpress.com/2008/12/13/avvenga-dentro-di-me/
http://www.oocities.org/soho/square/1364/annunciazioni.htm

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/gabriels_message.htm

SHE MOVED THROUGH THE FAIR

Il testo originale risale ad una antica ballata irlandese del Donegal, mentre la melodia potrebbe essere di epoca medievale (per la scala musicale utilizzata che richiama quella araba). Del testo esistono molte versioni (strofe aggiuntive, riscrittura dei versi), anche in gaelico, a testimonianza della grande popolarità del brano: Padraic Colum (Padraic Columb 1881-1972) nel 1909 riscrisse le tre strofe iniziali prendendo l’ultimo verso e la melodia da una canzone tradizionale, la canzone venne pubblicata in Irish Country Songs di Herbert Hughes, nella prima stampa però manca la terza strofa aggiunta in un secondo momento.

Il tema è identico alla canzone “Our Wedding Day” cantata con la stessa melodia, qui però la storia si sviluppa con la fuga della ragazza di nome Molly che nonostante prometta al protagonista eterno amore, fugge con un altro. In generale la canzone è conosciuta anche come “The Wedding Song” (vedi testo)

Nella sua essenza la storia narra di una fanciulla promessa in sposa che appare in sogno al suo innamorato. Ma i versi sono criptici, forse perchè sono mancanti quelli che ne avrebbero chiarito il significato; è quello che succede alla tradizione orale (chi canta non ricorda i versi o li cambia a suo piacimento) e la ballata si presta ad almeno due possibili interpretazioni.

LA MORTE

Nelle prime strofe la donna, speranzosa, rassicura l’innamorato che la sua famiglia, nonostante lui non sia ricco, approverà la sua proposta di matrimonio, e loro presto si sposeranno; i due si sono incontrati nel giorno di mercato, e lui la guarda mentre si allontana e, in un’immagine crepuscolare, la paragona ad un cigno che si muove sulle placide acque.

La terza strofa è spesso omessa, ed è a prima lettura di non facile interpretazione: “La gente diceva / “Non si sposeranno mai” / ma uno era il dolore / che non fu mai detto”
il dolore inespresso potrebbe essere la malattia della ragazza (che ne causerà la morte) -data l’epoca probabilmente la tisi, ossia la morte per consunzione– per questo la gente era convinta che il matrimonio non si sarebbe celebrato.
E arriviamo all’ultima strofa, quella rarefatta e sognante in cui il fantasma di lei appare di notte (immagine rafforzata dalla aggiunta della parola dead accanto ad amore) : una figura evanescente che si muove piano senza alcun rumore e che lo chiama presto alla morte (anche lui si deve essere ammalato!).

L’ABBANDONO

L’altra interpretazione del testo (condivisa dai più) vede l’uomo abbandonato dalla donna, perchè fuggita con un altro (o più probabilmente la sua famiglia le ha combinato un matrimonio più vantaggioso, non essendo il pretendente amato da lei abbastanza ricco). Ma il suo amore per lei è così grande che, anche se lui proseguirà la sua vita sposandosi con un’altra, continuerà a sentirne la mancanza.
I versi relativi al dolore inespresso vengono quindi interpretati come la mancata confidenza alla moglie di essere ancora, e per sempre, innamorato della sua prima fidanzata.
La strofa finale diventa l’epilogo della sua vita, quando vecchio e in punto di morte, vede il suo amore apparirgli accanto, il suo vero amore, che lo consola e lo chiama perchè presto si ricongiungeranno nella morte (un’ipotesi più prosaica è che sogni di loro due da giovani, ancora promessi sposi).

Come si vede entrambi le ricostruzioni sono adattabili ai versi, ammirevoli e affascinanti proprio per la loro scarna essenzialità (un ermetismo ante litteram?): nessuna autocommiserazione, nessun dolore sbandierato, ma la semplicità di un amore così grande, che pochi ricordi passati insieme possono bastare per riempire una vita.

Un’unica, forte, immagine elegiaca, di lei candido cigno che incede nel crepuscolo, anticipazione del suo passaggio fugace sulla terra. Il brano è un lament dalla tristezza infinita e sono moltissimi i musicisti che lo hanno interpretato, ricreando quell’atmosfera rarefatta, spesso delineata con il delicato suono dell’arpa.

Del testo esistono molte versioni Loreena McKennitt
ad esempio ne canta una leggermente diversa (vedi) da quella standard

Moya Brennan (ossia Máire che si è decisa a inglesizzare il suo nome, visto che tutti lo pronunciavano non tenendo conto dell’accentazione gaelica) con Cormac De Barra all’arpa in Against the wind

Cara Dillon in Hills of Thieves, 2009 (nel video live con Solas)

In queste versioni la III strofa è mancante
ASCOLTA Fairport Convention 1969
ASCOLTA Irish Roses
Una giovanissima Sinead O’Connor che ha così intensamente espresso la strofa finale, quasi sussurrata (lei cambia il soggetto in chiave femminile)

  VERSIONE DI MOYA BRENNAN
I

My young love said to me,
“My mother(1) won’t mind
And my father won’t slight you
for your lack of kind(2)”
she stepped away from me(3)
and this she did say:
“It will not be long, love,
till our wedding day”
II
She stepped away from me
and she moved through the fair
And fondly I watched her
move here and move there
And then she turned homeward
with one star awake(4)
like the swan in the evening(5)
moves over the lake
III
The people were saying
“No two e’er were wed”
for one has the sorrow
that never was said(6)
And she smiled as she passed me
with her goods and her gear
And that was the last
that I saw of my dear.
IV
Last night she came to me,
my dead(7) love came
so softly she came
that her feet made no din
and she laid her hand on me
and this she did say
“It will not be long, love,
‘til our wedding day”
TRADUZIONE ITALIANO
I
Il mio giovane amore mi disse:
“A mia madre non importerà,
e mio padre non ti disdegnerà
per la tua mancanza di proprietà”,
e si allontanò da me
ed ecco cosa mi disse,
“Non manca molto, amore
al nostro matrimonio”.
II
Si allontanò da me,
attraverso il mercato
e con amore la seguii con gli occhi   mentre si spostava di qua e di là.
Poi si diresse verso casa,
c’era una sola stella nel cielo,
e lei mi parve un cigno
che si muove sulle acque del lago.
III
La gente diceva
“Non si sposeranno mai”
ma uno era il dolore
che non fu mai detto
e lei mi sorrise mentre passava
con le sue merci e la sua andatura
che fu l’ultima cosa
che vidi del mio amore
IV
Stanotte venne da me,
il mio amore defunto,
venne da me così piano
che i suoi piedi non fecero alcun rumore,   e pose la mano su di me
ed ecco cosa mi disse,
“Non manca molto, amore
al giorno del nostro matrimonio”.

NOTE
1) nella poesia di Padraic Colum sono i fratelli al posto della madre e i genitori al posto del padre
2) kind – kine: termine di difficile definizione, si può intendere come “ricchezza” o “proprietà” nel senso di beni in natura, per il tempo in questione poteva trattarsi di bestiame (kine che si scrive in modo simile) perciò the lack of kind potrebbe essere un termine colloquiale nel linguaggio anglo-irlandese per indicare “la mancanza di sostanza”. Altri interpretano la parola come “parenti” ovvero il protagonista è orfano o dalle origini oscure
3) in altre versioni she laid her hand on me
4) la stella della sera che compare prima di tutte le altre è il pianeta Venere
5) in the evening è riferito al momento in cui i due si separano
6) the sorrow that never was said: la donna era malata o è una mancata confidenza?
7) alcuni interpreti omettono la parola propendendo per la versione del sogno, oppure dicono “my dear love” o “my own love” o anche “my young love”

IL CIGNO E IL SUO SIMBOLISMO
Il cigno è uno degli animali maggiormente rappresentati nella cultura celtica, effigiato su diversi oggetti e protagonista di numerosi racconti mitologici. continua

FONTI
http://thesession.org/tunes/4735
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-meaning-and-interpretation-part-1/
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-modern-lyrics-and-variations/
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/shemovesthroughthefair.html

IL NATALE VITTORIANO: la carola al tempo di Dickens

figgy-puddingIn half a minute Mrs. Cratchit entered- flushed, but smiling proudly- with the pudding like a speckled cannon-ball so hard and firm blazing in half of a half-a-quartern of ignited brandy, and bedight with Christmas holly stuck into the top.
(A Christmas Carol ~ Charles Dickens, 1843)

Il dolce che sta portando sulla Tavola di Natale la signora Cratchit è il tradizionale pudding natalizio a forma tondeggiante, presentato ancora fiammeggiante per l’abbondante innaffiatura di brandy e decorato sulla cima con un rametto di agrifoglio! Anche un celebre canto di Natale reclama la bontà del figgy pudding è “We wish you a Merry Christmas” in cambio degli auguri i carolers chiedono una fetta di figgy pudding continua

CELEBRARE IL NATALE IN FAMIGLIA

Nel 1800 il giorno di Natale in Inghilterra, era un giorno lavorativo come tanti, ma alla fine del secolo prende piede in tutti i paesi anglosassoni la tradizione del Natale così come la conosciamo oggi. Si iniziò a fare l’albero di Natale da quando nel 1848 l’Illustrated London News pubblicò il disegno della regina Vittoria e famiglia intorno all’albero decorato secondo l’usanza germanica del marito principe Alberto (di origine tedesca). Anche le tradizionali cartoline di auguri prendono il via in questo periodo come l’usanza di vendere un pacchettino pieno di dolci nella forma di grossa caramella arrotolata con carta velina (detti crackers)
Le decorazioni della casa con rami di sempreverdi, già radicate in epoca medievale, si fanno più elaborate, mentre l’usanza di scambiarsi i regali passò da Capodanno al giorno di Natale: i regali erano piccoli e modesti, frutta, dolcetti e piccoli ornamenti fatti a mano che si appendevano sull’albero; ma man mano che i regali diventavano sempre più grandi ed erano comprati in un negozio, pacchi e pacchetti finirono ai piedi dell’albero!

victorian1Risale a questo periodo l’idea del Natale come celebrazione incentrata sulla famiglia, ma soprattutto è in questo periodo che i canti di Natale vengono ripresi e diventano popolari con l’usanza del caroling. Nuove carols vengono scritte e nuovi testi su vecchie musiche o viceversa con la pubblicazione della prima poderosa collezione di carols “Christmas Carols, Ancient and Modern” nel 1833.

GLI INNI DI NATALE

Si stralcia dall’ottimo articolo di Ariella Uliano “La carola inglese nella storia e nella tradizione – tra il sacro e il profano”
In epoca Vittoriana il fervore dei movimenti revivalisti e riformisti religiosi nelle città portò ad una ulteriore rivisitazione dei carols religiosi. In alcuni casi nuovi testi rivestiti di un eccessivo sentimentalismo rimpiazzarono quelli vecchi e nel caso invece dei carols creati ex-novo si trattava spesso di materiale musicalmente povero. Tuttavia nel clima rigido, impersonale e alienante instaurato dalla Rivoluzione Industriale, i divertimenti e le celebrazioni stagionali erano un distante ricordo legato ai vecchi ritmi di vita e di lavoro della campagna. Nei nuovi centri industriali, dove il successo di un uomo era valutato in base alla quantità di ricchezza che riusciva ad accumulare, vigeva la logica del profitto e le fabbriche rimanevano aperte anche il 25 Dicembre. Fu quindi soprattutto grazie al lavoro paziente e ispirato degli studiosi Davies Gilbert e William Sandys che molte delle carole antiche e moderne rimaste ancora vive nella tradizione orale delle aree rurali del nord e dell’ovest dell’Inghilterra non andarono perdute; i due collezionisti raccolsero e pubblicarono il prezioso materiale in due volumi intitolati Some Ancient Christmas Carols (1822) e Christmas Carols, Ancient and Modern (1833).
Infine con Charles Dickens la carola si riveste di nuovi significati divenendo ‘Racconto di Natale’ e contribuendo a riportare in auge lo spirito dei festeggiamenti legati alla stagione dell’oscurità – compreso il cantare i carols e il ballare danze di campagna – e a rinnovare e adattare ad un nuovo contesto sociale gli aspetti più profondi di queste celebrazioni. Il senso di comunità, ospitalità e condivisione caratteristico delle antiche cerimonie invernali e identificabile con bontà e carità cristiane doveva, secondo Dickens, ritrovare il suo spazio nella società. Questi valori umani universali potevano essere il punto di partenza verso una più radicale presa di coscienza e responsabilizzazione da parte delle nuove classi ricche nei confronti delle gravi problematiche legate alle trasformazioni tecnologiche ed economiche che pesavano su una larghissima fascia di popolazione e soprattutto sui bambini.

carolsingers
Tradizione inglese per eccellenza subito ripresa in America: i carolers passeggiavano per le vie cittadine più affollate di solito in gruppi di tre, uno a suonare il violino, un altro a cantare e il terzo a vendere gli spartiti, i passanti si fermavano per acquistare la musica unendosi al coro per alcune strofe; oppure i calorers si fermavano davanti alle case a cantare, sperando di essere invitati per bere qualcosa di caldo e per ricevere piccole offerte.

GOD REST YE MERRY GENTLEMEN

E’ questa la canzone cui allude nel titolo il Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens. Il libro è una vivida descrizione delle tradizioni natalizie inglesi  alla metà dell’Ottocento con l’avaro senza cuore Ebenezer Scrooge che fa un esame della sua vita accompagnato da tre Spiriti del Natale.
Dickens descrive le strade di Londra avvolte nel freddo e gelido Inverno, con i negozi decorati con rami di agrifoglio, i carolers che cantano per le strade nel giorno delle Vigilia e quello del Natale.

La carol pubblicata da William Sandys nel 1823, resta di autore anonimo: si riesce a risalire al 1700 per quanto concerne le sue prime pubblicazioni, nelle quali compare con la dicitura “New Christmas carol” che potrebbe far pensare alle sue origini più recenti, con l’aggiunta nel testo di qualche arcaismo per farlo sembrare più antico, come quel ye del titolo che sta al posto di You. Tuttavia molti studiosi ritengono che il brano abbia origini nel 1500 e che il primo testo simile sia Sit You, Merry Gentlemen (Bodleian Library – ca 1650)

La prima e l’ultima strofa sono rivolti all’uditorio moderno come delle esortazioni, la prima a comportarsi rettamente e l’ultima a scambiarsi un segno di pace; la storia nel mezzo è quella dell’annuncio della lieta novella ai pastori e del loro omaggio a Gesù Bambino. Come per tutti i canti molto popolari tuttavia esistono molte varianti testuali.
La melodia abbinata al brano, anch’essa dalle remote origini, non è univoca anche se una sola è diventata quella standard: il cosiddetto London Tune derivato probabilmente da Chestnut o Doves Figary contenuto in The English Dancing Master di J. Playford (1651). Altre melodie fanno riferimento a dei tradizionali della Cornovaglia.

Per l’ascolto ho selezionato alcune versioni che non possono essere più diverse tra loro, ma ugualmente interessanti. Inizio con la versione di Moya Brennan nel suo già citato Cd An Irish Christmas, ma ascoltate anche la versione orientaleggiante di Loreena McKennitt (dal Cd A Winter Garden -1995). Ecco poi le versioni strumentali un po’ jazz e ballabile (ma anche rock) di Jan Anderson con i Jethro Tull e quella decisamente metal dei August Burns Red.


I
God rest ye merry (1), gentlemen,
let nothing you dismay
Remember Christ, our Savior,
was born on Christmas day
To save our souls from Satan’s power when we had gone astray
CHORUS:
Oh tidings of comfort and joy
Comfort and joy
Oh tidings of comfort and joy
II
In Bethlehem, in Jewry,
this blessed Babe was born
And laid within a manger upon this blessed morn
The which His mother Mary did nothing take in scorn
III
From God our Heavenly Father
a blessed angel came
And unto certain shepherds brought tidings of the same
How that in Bethlehem was born the Son of God by name
IV
Now when they came to Bethlehem whereat the Infant lay
They found Him in a manger where oxen fed on hay
His mother Mary kneeling down unto the Lord did pray
V
Now to the Lord sing praises,
all you within this place
And with true love and brotherhood each other now embrace
This holy tide of Christmas all others doth deface
TRADUZIONE ITALIANO
I
Buona Fortuna a voi, gentiluomini (1)
non lasciate che nulla vi sgomenti, ricordate Cristo nostro Salvatore
nato il giorno di Natale
per salvare noi tutti dal potere di Satana quando eravamo fuorviati.
CORO
O, novella di conforto e gioia,
Conforto e gioia;
O, novella di conforto e gioia!
II
A Betlemme, in Giudea,
questo Bambino Santo  nacque
e in questo Mattino Santo giacque in una mangiatoia
la quale sua madre Mary non ebbe a disprezzare (2).
III
Da Dio nostro Padre Celeste
un angelo benedetto venne
e ad alcuni pastori portò
novella simile di come in questa Betlemme fosse nato Colui che è chiamato figlio di Dio.
IV
Ma quando giunsero a Betlemme dove giaceva questo infante
lo trovarono in una mangiatoia dove i buoi si nutrivano di fieno
Sua madre Maria inginocchiata stava pregando il Signore.
V
Ora cantate lodi al Signore
voi tutti in questo posto
e in vero segno di amore e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale fa sfigurare tutti gli altri

NOTA
1) il significato della frase equivale a May God keep you merry, forma colloquiale di saluto equivalente a “Stai bene” o “Buona fortuna a te”
2) il tema è sviluppato in un’antica carols “This Endris Night

FONTI
http://www.bbc.co.uk/victorianchristmas/history.shtml http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/carola_inglese.html
http://alt-usage-english.org/excerpts/fxgodres.html
Hymns and carols of Christmas

CAROL OF THE BELLS

ShchedrykLa melodia deriva  dall’ucraino Shchedryk cantato tradizionalmente  la notte di Capodanno e alla festa dell’Epifania.

Il testo tuttavia parla di una rondine che augura al padrone di casa  un prospero anno nuovo e si riferisce al capodanno calcolato secondo il calendario  dell’antica Roma, che si celebrava all’arrivo della primavera: probabilmente rientrava nei canti rituali di questua, cantati da gruppi di  giovani che a fine anno, portavano auguri benaugurali di casa in casa.

Nel 1916 il compositore russo Mykola Leontovych ne fece una arrangiamento musicale per coro,  ma solo nel 1921 il Coro Nazionale Ucraino lo fece conoscere in America e in  Europa. Il motivo si basa sul ripetersi di sole 4 note (il termine tecnico è  detto ostinato) secondo un metodo compositivo cosiddetto primitivo.

Poco dopo negli anni ’30 il compositore americano Peter Wilhousky scrisse il testo in inglese Carol of the Bells ispirandosi al  rintocco delle campane e più tardi nel 1947, anche Minna  Louise Holman scrisse un testo alternativo in  inglese dal titolo Ring, Christmas Bell.

Oltre ai titoli già menzionati il brano è anche conosciuto  come “Ukrainian Carol” o “The Ukrainian Bell Carol” ma anche “Shtchedrik (A Christmas Carol).”

Un canto di Natale diventato in breve famoso nel mondo  anglosassone e americano, interpretato con vari stili musicali da moltissimi artisti eseguito da tutte le  corali, inserito in colonne sonore e parodie, così alla fine ho deciso di consigliarvi  l’ascolto di un bel po’ di versioni!
Iniziamo con la versione “celtica” di Moya Brennan dal  suo Cd “An Irish Christmas”  2005

ASCOLTA – Moya Brennan

l’apertura sussurrata dall’arpa nel  vento dell’inverno ripetuta dall’eco elettronico della tastiera, subito si sviluppa  in crescendo con il canto ossessivo che ripete la stessa strofa con pochi ribaditi  versi e il violino che sembra invitare alla danza con un’aria di giga;  bellissimo lo strumentale tra cornamusa e chitarra che fraseggiano tra loro…

TESTO (semplificato tratto da versione di Peter Wilhousky) strofe I, II, I

CHORUS: Merry, merry, merry, merry Christmas
I
Hark how the bells, how the bells
All seem to say, seem to say
“Christmas is here, Christmas is here, is here
Songs of good cheer”
II
Hark how the bells, how the bells
All seem to say, seem to say
Christmas is here, Christmas is here, is here
While people sing
TRADUZIONE ITALIANO
I
Ascolta! Come le  campane,
sembrano tutte dire:
” E’ arrivato il Natale,
Natale è qui
canti di buon augurio”
II
Ascolta! Come le  campane,
sembrano tutte dire:
” E’ arrivato il Natale,
Natale è qui
e la gente canta”

Tutt’altro arrangiamento quello delle Celtic Woman e il violino di Mairead Nesbitt accompagnate da un orchestra di una ventina  di elementi: la formazione tutta al femminile, dal 2004 ha visto  l’alternarsi di varie voci (che si sono dedicate poi alla carriera solista)  ma tutte mezzo-soprano, soavi e melodiose!

VERSIONE DI CELTIC WOMAN (testo di Peter Wilhousky) strofe I, II, III, I, II, IV, V

I
Hark! how the bells
Sweet silver bells
All seem to say,
“Throw cares away.”
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold
II
Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
All caroling
One seems to hear
Words of good cheer
From ev’rywhere
Filling the air
III
Oh how they pound
raising the sound
O’er hill and dale’
telling their tale
gaily they ring
while people sing
songs of good cheer
Christmas is here
CHORUS
Merry, merry, merry, merry
Christmas
Merry, merry, merry, merry
Christmas
IV
On, on they send
On without end
Their joyful tone
To ev’ry home
Ding, dong, ding, dong.
V
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold
Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
Ding, dong, ding, dong.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Ascolta! Come le  campane,
le dolci campane dal suono argentino,
sembrano tutte dire:
“Getta via gli affanni.
Natale è arrivato,
per portare allegria
a piccoli e grandi,
ai mansueti e ai temerari ”
II
Ding dong ding dong
questa è la loro canzone
con un suono gioioso
tutte inneggiano canti,
crediamo di sentire
parole di buon augurio
da tutte le parti
che riempiono l’aria.
III
Oh, come rintoccano
elevando il suono
per colli e valli,
raccontando la loro storia
risuonano allegramente
mentre la gente canta
canzoni di buon augurio
il Natale è arrivato
CORO
Buon, buon, buon, buon Natale   Buon, buon, buon, buon Natale. Buon, buon, buon, buon  Natale   Buon, buon, buon, buon Natale
IV
Inviano ancora
e senza fine
il loro suono gioioso
ad ogni casa
Ding dong ding ding… dong!
V
E’ arrivato il Natale,
e porta allegria
a piccoli e grandi,
ai mansueti e ai temerari
Ding dong ding ding… dong!
questa è la loro canzone
con un suono gioioso
Ding dong ding ding… dong!

ASCOLTA Pentatonix

inst_guitar_faerieE  per finire due versioni strumentali che non possono essere più diverse:

la versione strumentale di Al di Meola –  Cd Winter Nights,  1999con il suo inconfondibile stile  virtuosistico, morbido ed elegante (la cosiddetta fusion  tra jazz e musica latina)

e la versione strumentale  di August Burns  Red –  Cd Sleddin ‘Hill, 2012Metal  rock o progressive metal! Stupefacenti!