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The mistletoe bough, in the olden time

Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra, panacea che cura tutti i mali. I sacerdoti cristiani per il suo simbolismo antico addirittura lo proibirono nelle chiese.

Ma l’usanza di decorare la casa con rametti sempreverdi tra cui anche il vischio, è rimasta una consuetudine natalizia dal Medioevo fino ai nostri giorni. Oggi il vischio è una pianta benaugurale utilizzata per decorare le porte e i vani di passaggio ed è prassi scambiarsi un bacio se una coppia si trova sotto i suoi rami.

Forse è propio per la forte ostilità della Chiesa verso il vischio, pianta duidica per eccellenza, che il vischio nei canti natalizi è messo in secondo piano dall’agrifoglio identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo. Solo nell’Ottocento fu scritta una leggenda sul vischio dal sapore gotico secondo il gusto po’ macabro tipico del romanticismo: nella tradizione inglese è una storia di fantasmi di origine medievale, che è stata associata con molte antiche dimore inglesi. (continua)

Bisogna arrivare al Novecento perchè il folk rock riscopra il vischio e la sua millenaria tradizione, fu Ken Nicol a scrivere nel 2004 per gli Steeleye Span  “Mistletoe Bough” e spiega nelle note dell’album: from the earliest times mistletoe has been seen as one of the most magical, mysterious, and sacred plants of European folklore. It was considered a bestower of life and fertility; a protectant against poison; and even an aphrodisiac. The mistletoe of the sacred oak was especially sacred to the Celtic Druids. Using it to treat all manner of diseases and as an antidote to every kind of poison, they called it “all heal”. Kissing under the mistletoe is first found associated with the Greek festival of Saturnalia and later with primitive marriage rites. In Scandinavia, mistletoe was considered a plant of peace, under which enemies could declare a truce or warring spouses would kiss and make-up. (tratto da qui)

ASCOLTA  Steeleye Span in “Winter” 2004


I
The mistletoe bough,
in the olden time,
Was honoured in many
a sacred rhyme
By bards and by singers
of high degree,
When cut from its place
on the old oak tree
By white-robed Druid
with golden knife (1)
For they thought it
a magical Tree of Life (2):
And many a promise and holy vow
There was solemnly sworn (3)
on the mistletoe bough.
II
The mistletoe bough
in the Norseman’s lay (4)
Told ever of horrors,
and love’s dismay
When the old blind god,
by a sportive blow,
Laid Balder, the beautiful
sun god, low;
Thenceforth it was deemed
an accursed thing;
But love out of sorrow
could victory bring,
And the tears of Freja (5) are shining now, Like oriental pearls,
on the mistletoe bough.
III
The mistletoe bough
on the festive throng
Looks down amid echoes of mirthful song,
Where hearts they make music
as old friends meet,
Whose pulse keeps time
to the dancer’s feet,
And eyes they are brighter
with looks of love
Than gems outshining the lamps up above:
And who is she that will not allow
A kiss that’s claimed (6)
under the mistletoe bough?
IV
From the regions of the east
There came a strong and handsome beast.
Slow indeed his paces are,
None with donkey can compare.
For the load that he will bear,
Hail, Sir Donkey (7), hail.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Il vischio
nei vecchi tempi
fu onorato in molti
sacri versi
dai bardi e dai cantori
di alto lignaggio
quando si tagliava dalla sua dimora
sulla vecchia quercia
con un falcetto d’oro
dal Druido biancovestito
perchè si credeva fosse
un magico Albero della Vita:
e molte promesse e sacri voti
erano solennemente giurati
sul vischio.
II
Il vischio
nei versi dei Norreni
racconta sempre gli orrori
e i dispiaceri d’amore
quando il vecchio dio cieco,
con una freccia per divertimento
stese a terra Balder, il bellissimo
dio del sole;
da allora è stata ritenuta
una pianta maledetta.
Ma amore dal pentimento
poteva la vittoria portare,
e le lacrime di Freja ora brillano,
come perle d’oriente
sul vischio.
III
Il vischio
sulla folla festosa,
guarda giù tra gli echi dei canti mitologici
dove i cuori fanno musica
come vecchi amici ritrovati,
i cui battiti tengono il tempo
sui passi dei danzatori,
e gli occhi sono illuminati
dagli sguardi dell’amore,
allora le gemme eclissano le lampade appese
e chi è colei che non permetterà
un bacio richiesto
sotto il vischio?
IV
Dalle regioni dell’Est
viene un bestia
forte e bella
lenti in verità i suoi passi sono
a nessun asino si può paragonare;
per il carico che dovrà sopportare,
Salute Sir Asinello, salute!

NOTE
1) I druidi sceglievano accuratamente i modi ed i tempi per raccoglierlo. Era la pianta dedicata alla festa di Imbolc e veniva tagliato dall’albero che lo ospitava durante una cerimonia di Yule o Alban Arthan. Proprio in questo giorno, il più corto dell’anno, il sole ricomincia a crescere e la luce che irraggia la terra, fecondandola di vita, aumenta gradualmente fino a rinnovare il risveglio primaverile… Gli studi in merito all’epoca ed alle modalità di raccolta sono molto precisi: si usava un panno candido, simbolo di purezza, e venivano sacrificati dei giovani tori bianchi per rinnovare il patto con le divinità.I Celti lo raccoglievano nel sesto giorno della luna crescente cioè mentre questa si stava incrementando di potenza. Anche il druido che officiava la cerimonia era vestito di bianco e solo lui poteva tagliarlo. Il Vischio era anche considerato un liquido simbolico perché estraeva la linfa dalla pianta ospitante sorbendone la positività ed il sapere e quindi, concentrandone il succo, diventava la bevanda della conoscenza (tratto da qui)
2) I Celti credevano che il ciclo vitale del Vischio si sviluppasse su tre elementi: un soggetto che trapassa la morte rappresentato dal Vischio, un messaggero della vita cioè l’uccello trasportatore, e l’interazione divina che dava il potere di nascere e di crescere. Questa vita completamente aerea veniva associata ad una delle più spettacolari, misteriose e potenti espressioni divine nel mondo terreno. (tratto da qui)
3) il vischio era utilizzato nei riti matrimoniali per sigillare e rendere sacra l’unione (vedi)
4) Nella mitologia norvegese il dio Balder, fu ucciso perché colpito da un ramo di vischio, tutte le altre piante avevano giurato di non recare alcun male al giovane e bellissimo dio, tutte tranne l’umile e innocua piantina del vischio.
Ma Loki, il malvagio, fece in modo che un vecchio cieco, per gioco, colpisse Balder con un rametto di vischio uccidendolo all’istante.
In memoria del dio, i norvegesi sono soliti bruciare rami di vischio in prossimità del solstizio d’inverno, con lo scopo di allontanare la sventura e invocare la prosperità ed il benessere. continua

Morte di Balder

5) Frija, Freya, chiamata anche Frigg nella mitologia scandinava. È la moglie di Wotan – Odino. Protettrice dell’amore, dell’unione sessuale e della fertilità. Il suo nome sopravvive in inglese nel termine Friday (Frigg’s-day). Narra la leggenda che Balder, morendo, cadde su un cespuglio di agrifoglio, spruzzandolo di sangue, mentre le lacrime di Frigg si trasformarono in perle che rimasero per sempre ad ornare la pianta del vischio. In alcune versioni gli altri dei riportano in vita Balder così Frigga dichiarò il vischio una pianta sacra portatrice d’amore e non più di morte.
6) Per quanto riguarda la tradizione di scambiarsi il bacio sotto al vischio nel periodo natalizio esistono nel WEB tante supposizioni, per lo più campate in aria: chi la fa risalire agli antichi romani durante i Saturnalia (festività che in alcuni siti in inglese vengono erroneamente attribuite agli antichi Greci), chi ai Celti e chi agli antichi scandinavi. Tra tutte quella che si riferisce al mito scandinavo della morte di Balder è quella più verosimile. L’usanza, come gesto benaugurale, è storicamente riscontrata in epoca elisabettiana nei dodici giorni del Natale. (tratto da qui)
7) “Durante l’alto e il basso Medioevo la Festa dei Folli (detta Fete des fous nei paesi francofoni, Feast of Fools in Inghilterra, ma conosciuta anche come Asinaria Festa ,Festum Stultorum, Festum Fatuorum, Festum Follorum, Festum Subdiaconorum o Festum Baculi) si teneva nelle cattedrali e chiese collegiate di Francia – e, meno frequentemente, in quelle di Fiandre, Inghilterra, Germania e Boemia – in uno dei giorni compresi fra il Natale e l’Epifania e in particolare a Capodanno […] un resoconto particolarmente illuminante descrive un’altra cerimonia di Beauvais che rappresenta la fuga in Egitto.   Una ragazza con in braccio un bambino veniva portata in processione in groppa a un asino dalla cattedrale alla chiesa di Santo Stefano.   L’asino veniva fatto entrare in chiesa e condotto sull’altare.   Durante la Messa, l’Introito, il Kyrie, il Gloria e il Credo terminavano tutti con un raglio e invece dell’ “ite missa est”, il celebrante doveva ragliare per tre volte ( “ter hinhannabit” ), al che i fedeli rispondevano ragliando!” (Philip Pickett, Accademia Filarmonica Romana) continua

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/decorazioni-natalizie/
http://terreceltiche.altervista.org/la-festa-del-vischio-8-dicembre-saint-denis/
http://ontanomagico.altervista.org/vischio.htm
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/mistletoebough.html

MISTLETOE BOUGH: THE MISSING BRIDE

La leggenda del vischio nella tradizione inglese è una storia di fantasmi forse di origine medievale, che è stata associata con molte antiche dimore inglesi.  (vedasi filmato d’epoca qui).
Quella diffusa a Marwell Hall nell’Hampshire o che sembra sia accaduta realmente a Minster Lovell Hall nell’Oxfordshire (le cui rovine sono state infestate per molto tempo da una White Lady), racconta di una giovane sposa, che durante il suo pranzo di nozze volle giocare a nascondino, e si nascose così bene che nessuno la trovò. La donna sembrava scomparsa e dopo molti giorni di ricerche venne data per morta, anche il suo fantasma iniziò a volteggiare per il palazzo. Solo anni più tardi, in soffitta, venne trovato il suo scheletro vestito da sposa: il baule in cui si era nascosta aveva la serratura difettosa e si doveva essere bloccata, imprigionandola all’interno. Una volta aperto il baule l’infelice fantasma fu liberato dal suo tormento e non fu più visto. Il racconto è particolarmente spaventoso perchè richiama la paura atavica di essere sepolti vivi, in uno spazio piccolo, buio e senz’aria.

Nel 1823 fu Samuel Rogers a scrivere la storia nella poesia Ginevra, nel suo libro ‘Italia’ e nel 1830 fu la volta di una canzone dal titolo ‘The Mistletoe Bough’ scritta da TH Bayley e su arrangiamento musicale di Sir Henry Bishop .
Diventata estremamente popolare in tutto il sud dell’Inghilterra, Scozia e negli Stati Uniti la canzone venne stampata in molti fogli di strada ottocenteschi e cantata nel periodo natalizio; man mano la sua popolarià venne meno, ma non nello Yorkshire e nel Derbyshire nei dintorni di Sheffield.
Nella canzone  l’invocazione ripetuta due volte “Oh, the mistletoe bough” allude al periodo natalizio durante il quale il matrimonio è stato celebrato, eppure il vischio sottende a molto altri significati tra il moralistico e il macabro!

IL MAGICO VISCHIO

bacche-vischioPianta sacra per eccellenza il vischio nella tradizione celtica era considerato un efficace rimedio ovvero una “pianta che guarisce tutto“. Come l’idromele era inoltre utilizzato nei rituali matrimoniali in quanto si riteneva che il vischio potesse rendere fertile la coppia. Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra. continua

LASCIATI BACIARE SOTTO IL VISCHIO

Per quanto riguarda la tradizione di scambiarsi il bacio sotto al vischio nel periodo natalizio esistono nel WEB tante supposizioni, per lo più campate in aria: chi la fa risalire agli antichi romani durante i Saturnalia (festività che in alcuni siti in inglese vengono erroneamente attribuite agli antichi Greci), chi ai Celti e chi agli antichi norreni. Tra tutte quella che si riferisce al mito scandinavo della morte di Balder è quella più verosimile. continua
L’usanza, come gesto benaugurale, è storicamente riscontrata in epoca Tudor nei dodici giorni del Natale. Per l’occasione veniva realizzata una struttura sempreverde (il globo natalizio o christmas bough) composta da vari rami verdi intrecciati tra loro e curvati in modo da ottenere un grosso globo.
A seconda delle dimensioni e della disposizione più fitta dei rami, la composizione poteva diventare più simile a una palla (continua)

In rete ho trovato questa bella citazione (in Alberologia di De Bona Antonio)
Scrive il poeta Steve McGoy:
«Vieni con me sotto un ramo di vischio
e lasciati baciare. Il domani è per noi
come una promessa e non importa se i giorni
saranno chiari o grevi, oggi tutto ha un riflesso di luna».

Nell’Ottocento quando per le donne era una maledizione rimanere zitelle, c’erano molti gesti scaramantici da osservare un po’ tutto l’anno, ma in particolare a capodanno: quello di scambiare un bacio sotto il vischio con chiunque capitasse a tiro, era di buon augurio per un imminente fidanzamento e se lo si faceva con il proprio fidanzato già si era certe delle nozze!
Una volta si potevano dare tanti baci quanto erano le bacche del cespuglio di vischio, adesso ci si bacia a volontà senza più togliere le bacche per contare i baci.

IL RAPIMENTO FATATO

Tuttavia nel contesto della canzone si vuole dare un avvertimento morale sugli eccessi della lussuria, essendo il ramo del vischio associato con i baci e la passione giovanile. In alcune versioni c’è un antefatto: la nutrice che prepara la ragazza (sedicenne) per le nozze la rimprovera avvisandola che sono finiti i tempi della fanciullezza e dei giochi, da oggi deve comportarsi come una moglie, altrimenti le fate verranno a prenderla; e intanto le punta nei capelli la corona con l’agrifoglio e i rametti di vischio. Sembra una frase qualunque buttata lì come si fa con i bambini, per spaventarli quando non si comportano bene, ma quando la fanciulla scompare dopo che al banchetto delle nozze si è ostinata nel voler giocare a nascondino, la nutrice si incolpa per aver attirato su di lei l’attenzione delle fate! Solo dopo molti anni viene ritrovato il baule con il cadavere all’interno. Il vischio della corona era ancora verde e con le bacche bianche come il giorno delle nozze: la vita stessa della sposa lo aveva nutrito.

La canzone è decisamente d’antan per i nostri gusti e la riporto nella sua versione folkloristica di canto natalizio comunitario, un appuntamento ancora molto atteso nel South Yorkshire
ASCOLTA Will Noble.

e la versione decisamente più melodica e orecchiabile di Owen Ralph


I
The mistletoe hung
in the old castle hall,
The holly branch shone
on the old oak wall;
And the baron’s retainers
were blithe and gay,
And keeping their
Christmas holiday (1).
The baron beheld
with a father’s pride
His beautiful child,
young Lovell’s bride;
and she with her bright eyes
seemed to be
The star of the goodly company.
Oh, the mistletoe bough.
Oh, the mistletoe bough.
II
“I’m weary of dancing now,” she cried;
“Here, tarry a moment —
I’ll hide, I’ll hide!
And, Lovell, be sure
thou’rt first to trace
The clew to my secret lurking-place.”
Away she ran —
and her friends began
Each tower to search,
and each nook to scan;
And young Lovell cried,
“O, where dost thou hide?
I’m lonesome without thee,
my own dear bride.”
Oh, the mistletoe bough.
Oh, the mistletoe bough.
III
They sought her that night,
and they sought her next day,
And they sought her in vain
while a week passed away;
In the highest, the lowest,
the loneliest spot,
Young Lovell sought wildly —
but found her not.
And years flew by,
and their grief at last
Was told as a sorrowful tale long past;
And when Lovell appeared
the children cried,
“See! the old man weeps
for his fairy bride.”
Oh, the mistletoe bough.
Oh, the mistletoe bough.
IV
At length an oak chest,
that had long lain hid,
Was found in the attick
— they raised the lid,
And a skeleton form lay
mouldering there
In the bridal wreath
of that lady so fair!
O, sad was her fate!
— in sportive jest
She hid from her lord
in the old oak chest.
It closed with a spring! —
and, dreadful doom,
The bride lay clasped
in her living tomb!
Oh, the mistletoe bough.
Oh, the mistletoe bough.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Il vischio appeso
nella sala del vecchio castello
il ramo di agrifoglio in mostra
sul vecchio pannello di quercia;
e gli ospiti del barone
erano felici e gai,
e festeggiavano le loro
vacanze natalizie.
Il barone osservava,
con l’orgoglio di un padre,
la sua bella bambina,
moglie del giovane Lovell;
e lei con il suoi occhi splendenti
sembrava essere
la stella della buona compagnia.
Oh il ramo di vischio
Oh il ramo di vischio.
II
“Sono stanca di danzare adesso
-gridò- qui, fermatevi un momento,
mi nasconderò, mi nasconderò!
Lovell stanne certo
tu troverai per primo la traccia,
il bandolo per il nascondiglio segreto”
Via lei corse –
e i suoi amici iniziarono
in ogni torre a cercare
in ogni angolo a perlustrare;
e il giovane Lovell gridava
“Oh dove ti sei nascosta?
Sono solo senza di te,
mia diletta sposa”
Oh il ramo di vischio
Oh il ramo di vischio

III
La cercarono quella sera
e la cercarono il giorno dopo,
e la cercarono invano,
mentre una settimana passava;
nel più alto, nel più basso
e nel più solitario anfratto,
il giovane Lovell cercò senza posa –
ma non la trovò.
E gli anni passarono e con loro alla fine anche il dolore, si raccontava come una leggenda penosa del passato;
e quando Lovell appariva
i bambini dicevano
“Guardate! Il vecchio piange
per la sua bella moglie”
Oh il ramo di vischio
Oh il ramo di vischio.
IV
Alla fine un baule di quercia,
che a lungo era rimasto in disparte,
fu trovato nel solaio,
– essi alzarono il coperchio
e uno scheletro giaceva
là decomposto
col vestito da sposa
di quella signora così bella!
O, triste fu il suo destino,
– per un passatempo scherzoso,
si nascose dal suo signore
nel vecchio baule di quercia
che si rinchiuse con un colpo! –
E destino terribile,
la sposa giacque.
sepolta viva!
Oh il ramo di vischio
Oh il ramo di vischio.

NOTE
1) le decorazioni con i sempreverdi alludono al Natale, periodo in cui il matrimonio è stato celebrato

Ken Nicol scrisse nel 2004 per gli Steeleye Span una canzone sul vischio dal titolo Mistletoe Bough continua

FONTI
https://mainlynorfolk.info/bellowhead/songs/themistletoebough.html
http://ontanomagico.altervista.org/vischio.htm
http://storyquine.blogspot.it/2004/12/mistletoe-bough.html
http://kcent247.hubpages.com/hub/The-Legend-of-the-Mistletoe-Bough

https://frankzumbach.wordpress.com/2012/11/page/147/
https://livesandlegaciesblog.org/2016/12/09/mistletoe-more-than-christmas-kisses/

ILLUSTRAZIONE
William Mouat Loudan – The Mistletoe Bough