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JOCK O HAZELDEAN

Child ballad #293

Prima di tutto una bellissima melodia che viene dal cuore della Scozia (in tutti i sensi) scritta probabilmente nel 1600 (“The Bony Brow” 1640) ma potrebbe benissimo essere stata composta ieri.

ASCOLTA Doug Young 

ASCOLTA Ed Harris

ASCOLTA Jed Mugford (fiddle) & Mikk Skinner (guitar).

La ballata è relativamente rara nella tradizione orale, è stata trovata nell’America del Nord in Scozia, in Inghilterra e Irlanda ed è anche stata avanzata l’ipotesi che le versioni trovate in America siano state influenzate dalla tradizione irlandese.

Mike Yates scrive: “When I first got to know Packie [Packie Manus Byrne originario del Donegal, sebbene vivesse a Manchestewr all’epoca della registrazione di Johnny o’ Hazelgreen (1964)] he asked me to record some of his whistle tunes so that he could send a tape to a relative in Canada.  Accordingly, he came round to my home one evening and we recorded the tunes.  I had been reading Evelyn Wells’ book The Ballad Tree at the time and, knowing that Packie knew some songs, I followed Evelyn’s advice and asked Packie if he knew the one ‘about the milk-white steed’.  “God, yes.”  He said.  “But I haven’t sung that in years.”  I switched on the tape machine and Packie’s sang me a version of Johnny o’ Hazelgreen.  It was possibly the first version to come from an Irish singer and I was just about knocked out.  This is that early recording, and not the one that appeared on Packie’s Topic LP Songs of a Donegal Man (12TS257).Professor Child included five Scottish versions of Johnny o Hazelgreen in his collection, all of which date from the early part of the 19th century and, in the form rewritten by Sir Walter Scott, the ballad has proven especially popular in Scotland.  Versions have also turned up in North America.  Packie believes that the ballad was taken to Donegal by his grand-uncle, who had learnt it whilst working in Scotland, and who had taught the song to Packie’s aunt, ‘Big’ Bridget Sweeney of Meenagolin, County Donegal, who in turn taught it to Packie.” (tratto da qui)

PRIMA VERSIONE

Jock of Hazeldean nella versione più antica (in stile soap-opera medievale) si chiamava John (Johnny) o’ the Hazelgreen o Hazle Green, e se proprio vogliamo cercare la località potrebbe trovarsi con buona probabilità nei pressi di Edimburgo.
Le versioni testuali sono molte ma si possono distinguere dai due incipit
As I walked out one May morning down by the greenwood side, I heard a charming fair maid heave a sigh and a tear,
oppure
One night as I rode o’er the lea with moonlight shining clear; I overheard a fair young maid lamenting for her dear.

John-O'Hazelgreen-cIl plot della storia non varia: un nobiluomo anziano cerca di convincere una giovane fanciulla a sposarsi con il figlio più giovane (o più grande), ma lei adduce vari pretesti non ultimo la differenza di status sociale e soprattutto il fatto di essersi innamorata (in alcune versioni in sogno) di John Hazelgreen. Come sia la fanciulla si lascia condurre alla casa del nobiluomo e scopre che il promesso sposo è proprio il ragazzo di cui si è innamorata. Insomma una favoletta così incredibile, che possiamo stare certi sia stata messa in giro, per scoraggiare i giovani che, contagiati da una malattia così perniciosa come l’amore romantico, preferivano fare di testa loro e sottrarsi al controllo dei genitori. (continua)

Anche queste versioni antiche sono a ben vedere “recenti” ovvero scritte con un linguaggio più moderno. “The history of Scotland is a very violent and bloody one.  Since records began the country appears to have been in an almost constant state of conflict, either with England or internally, without taking into account the bloody border frays which gave rise to many of the border ballads.  Exceptions seem to have been the last five years of James II’s reign and the following six years, c.1455-66. James IV’s reign, 1488 -1513 was quite peaceful until the Battle of Flodden shattered the peace.  The Union of England and Scotland under James VI saw the start of a more peaceful era, and it is the modern language and the pleasant theme of the ballad that impress me with the idea that, if the ballad is indeed based on real events like many of the other Scots ballads, it is probably set in the seventeenth century“. (tratto da qui)

SECONDA VERSIONE TESTUALE: SIR WALTER SCOTT

La versione più diffusa è quella che prende le mosse dalla riscrittura di Sir Walter Scott ed è una delle poche ballate del Border a lieto fine: costretta a sposarsi assecondando il volere delle famiglie, la nostra eroina preferisce fuggire con l’uomo di cui è segretamente innamorata. Una storia alla Romeo e Giulietta con un finale aperto in cui i due riparano oltre confine cioè in Inghilterra.
The_Meeting_on_the_Turret_Stairs_by_Frederick_William_Burton_4848Storicamente era vero il contrario invece: erano le coppie inglesi “clandestine” a organizzare la fuga d’amore in Scozia per sposarsi nonostante la giovane età della fanciulla o il parere sfavorevole dei genitori. In Inghilterra nel 1753 era stata emanata una legge che impediva ai giovani minorenni (al tempo di età inferiore ai 21 anni) di sposarsi senza il consenso delle famiglie, la legge però non era stata estesa anche alla Scozia, così grazie all’atto d’Unione tra i due paesi il matrimonio celebrato in Scozia era valido anche in Inghilterra. Il paesino più vicino al confine era Gretna Green (che si trovava subito dopo Carlise lungo la strada delle carrozze per il servizio postale) che diventò famoso come la Las Vegas di oggi: la capitale dei matrimoni “d’amore” celebrati senza tante complicazioni! Bastava già allora che i due sposi avessero 16 anni e dichiarassero il loro amore di fronte a due testimoni. (continua)

Per l’ascolto ho selezionato due versioni che sono “perfette”

Jim Malcolm live 2013. La voce di Jim è particolarmente indicata per ballate di questo genere fatte di chiaroscuri.

ASCOLTA Gary Lightbody (dall’Irlanda del Nord) con il violino di John McDaid in Turn 2014

Il mio “best of” però va a
ASCOLTA Eddy Reader (quando ha esordito con i Fairground Attraction) 1988. Una voce di velluto e quasi jazz, delicata e intensa una melodia appena tracciata dalle chitarre, percussioni soft: quando la voce è magia, vibrazione nell’aria..

La versione testuale è quella riportata da Dick Gaughan (qui), che la registrò nel 1972


I
“Why weep ye by the tide, lady,
why weep ye by the tide?
A’ll wad ye tae my youngest son
an ye shall be his bride
An ye shall be his bride lady
sae comely tae be seen”
But aye(1) she lout(2) the tears doun faa for Jock o Hazeldean
II
“Nou let this willfu (3) grief be dune
an dry those cheeks sae pale
Young Frank is chief of Erthington (4) an Lord o Langleydale(5)
His step is first in peacefu haa (6)
his sword in battle keen”
Bit aye she lout the tears doun faa
for Jock o Hazeldean
III
“A coat (7) o gowd ye sall nae lack
nor kaim (8) tae bind your hair
Nor mettled hound nor managed hawk nor palfrey fresh an fair
An you, the foremaist o them aa
sall ride, our forest queen”
Bit aye she lout the tears doun faa for Jock o Hazeldean
IV
The kirk was deckt at mornintide,
the tapers glimmert fair
The priest an bridegroum wait the bride an dame an knight were there
They searcht for her in bower an haa (9) the lady wisnae seen
She’s owre the Border (10) an awa
wi Jock o Hazeldean
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Perchè piangi con la marea, Signora,
perchè piangi con la marea?
Andrai in matrimonio al mio figlio più giovane e sarai la sua sposa,
sarai la sua sposa, Signora,
così bella tra le belle”.
Ma ahimè lei piangeva sempre le sue lacrime per Jock di Hazeldean.
II
“Cessa questo dolore sconsolato
e asciuga le tue guance così pallide
il giovane Frank è il capo di Erthington e Signore di Langleydale.
Temuto sia in pace che in guerra
per la sua spada smaniosa della battaglia”
Ma ahimè lei piangeva sempre le sue lacrime per Jock di Hazeldean.
III
“Non ti mancherà una catena d’oro per intrecciare i capelli,
né segugio, né falco,
né palafreno tranquillo e fidato
e tu la più bella del reame
passeggerai nella foresta da regina”.
Ma ahimè lei piangeva le sue lacrime per Jock di Hazeldean.
IV
La chiesa era decorata per la marea del mattino, i ceri luccicavano luminosi,
il sacerdote e lo sposo attendevano la sposa, e le dame e i cavalieri c’erano tutti. La cercarono in lungo e in largo ma la dama non si trovò,
è oltre il confine fuggita via
con Jock di Hazeldean.

NOTE
1) aye=always
2) loot, lout=let
3) weary
4) Errington
5) Sir Walter Scott, when he appropriated one of the stanzas for his poem Jock of Hazeldean, set his poem firmly in Northumberland on the estate of the Errington family around Langley Dale not far from Hexham near Hadrian’s Wall. Remnants of his Hazel Dean still exist just to the north of the Wall next to Errington Hill Head (O.S. ref NY 959698). (tratto da qui)
6) oppure: His step is feared thoughout the land
7) chain
8) braid
9) They sought her far throughout the land
10) il Border sono le terre scozzesi confinanti con l’Inghilterra

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_293 http://www.mustrad.org.uk/articles/dung16.htm http://www.mustrad.org.uk/articles/dung16a.htm http://ontanomagico.altervista.org/matrimonio-celtico-storia.htm http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-Hazelgreen.html https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/johnofhazelgreen.html http://www.eddireader.net/tracks/faJOH.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1900 http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/15/hazelgreen.htm https://thesession.org/discussions/11499

HEAVEN OR OTHER WORLD?

Dives and Lazarus (Child ballad #56) è sia una ballata popolare che un christmas carol

LA PARABOLA

par29Vangelo secondo Luca 16,19-31. (in Inglese qui)
«C’era un uomo ricco, che era vestito di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe(1). Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo(2). Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali(3); ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti(4). Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro(5), si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi(6).»

NOTE (che ahimè sono più lunghe della parabola)
1) Lazzaro è sinonimo di lebbroso ma più in generale è un termine che indica il povero e il misero (paradossalmente con lazzarone si vuole stigmatizzare il misero come miserabile: egli è responsabile della sua miseria perchè è un fannullone); anche i cani concorrono ad aggravare la sua sofferenza
2) “il seno di Abramo” ovvero tra le braccia di o sulle ginocchia di Abramo, in senso figurato è il luogo del riposo dei giusti per gli ebrei.
Secondo Tertulliano, il seno di Abramo è quella regione non celeste, ma più alta degli inferi, in cui le anime dei giusti godono una consolazione provvisoria fino alla resurrezione della carne. Così alcuni vedono confermata nella Bibbia l’esistenza di un luogo intermedio tra Inferno e Paradiso che anche se non chiamato Purgatorio è il luogo in cui “gli spiriti dei giusti” saranno portati alla perfezione
3) su argomentazioni di questo tipo la Chiesa ha legittimato schiavitù e la diseguaglianza sociale: il povero è rassegnato alla sua povertà e non si aspetta o rivendica altro che le briciole che cadono dal piatto del ricco!!
4) ai poveri verrà la ricompensa nei cieli, in terra posso avere solo la consolazione nella Giustizia divina (o nella Provvidenza divina)
5) ecco qua i morti che a Samahin vanno a trovare i vivi! Ovviamente Luca non dice che i morti vadano ogni tanto a visitare i vivi, anzi ne nega l’utilità (e tuttavia negare l’utilità non significa negare che il fatto possa accadere.. tanto per voler andare per sottigliezze linguistiche)
6) sovviene niente meno che un miracolo, quello di Gesù a resuscitare Lazzaro (che i più ritengono un altro Lazzaro, quello di Betania distinto da questo), raccontato nel Vangelo secondo Giovanni. E’ l’ultimo dei miracoli di Gesù che precorre la sua stessa resurrezione.

CHE INFERNO DI PURGATORIO!

Dal punto di vista della teologia cristiana paradiso e inferno sono i luoghi in cui l’umanità trascorrerà il resto della sua esistenza (in eterno) dopo il Giudizio Universale che verrà in un momento non precisato nella storia dell’uomo con la Fine del Mondo: solo allora Dio giudicherà le singole persone resuscitate con la loro carne e condannate alle pene dell’Inferno o alle gioie del Paradiso. Per rispondere alla domanda: “Cosa succede ai morti nel frattempo?” la Chiesa cattolica afferma che praticamente le anime degli uomini vengono giudicate subito dopo la separazione dal corpo nel giudizio particolare (in attesa della Fine del Mondo e della ricongiunzione tra anima e corpo). Ora a prescindere del paradosso tra i due giudizi, ma nei meandri della teologia non è bene addentrarsi per non stare a disquisire di sottigliezze come il sesso degli Angeli, possiamo dire che una grande trovata della dottrina della Chiesa cattolica romana è stata quella del Purgatorio: è implicito che quasi tutte le anime finiscono in Purgatorio dove ci resteranno a meno che i vivi non intercedano per i defunti. “La dottrina afferma che coloro che muoiono nella Grazia di Dio, senza però aver soddisfatto con adeguate penitenze la pena temporale, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del Cielo (cioè il Paradiso). Tale purificazione consiste nelle medesime, dolorose pene infernali, con la differenza che le pene del Purgatorio hanno un termine (al contrario di quelle infernali, che sono eterne), e inoltre sono stemperate dalla luce della Speranza Divina che scende dal Paradiso. Per questo, le anime del Purgatorio sono in perenne e continua preghiera, che li aiuta a sostenere la pena della purificazione. (tratto da qui)

Il purgatorio nasce nel Medioevo, nel XII secolo per legare i vivi con i morti in buona misura per intenti utilitaristici. Così Jacques Le Goff nel suo “La nascita del purgatorio” (Einaudi, Torino 2006) scrive «Potere spirituale, ma anche semplicemente, come vedremo, profitto finanziario, del quale beneficeranno più di ogni altro i frati degli ordini mendicanti, ardenti propagandisti della nuova credenza. L’infernale sistema delle indulgenze finirà col trovarvi robusto alimento».

La parabola con il suo messaggio di speranza nella resurrezione (la vita dopo la morte) e il conforto di una giustizia sociale assicurata dal giudizio finale sull’umanità, non mancò di colpire l’immaginario popolare e si trova fin dall’alto medioevo scolpita sui capitelli o i muri delle chiese, miniata nei codici o affrescata, proseguendo la sua fortuna anche nei secoli successivi (in particolare per la scena del banchetto riprodotta in un infinità di quadri e illustrazioni). Tra il Quattrocento e il Cinquecento la parabola conobbe poi un grande successo con la diffusione nelle predicazioni, nelle sacre rappresentazioni o nelle ballate, e nell’iconografia (vedasi Lazzaro e il ricco Epulone di Pietro Delcorno, Società Editrice Il Mulino2014)

LA BALLATA: DIVES AND LAZARUS

La ballata tradizionale a tema religioso riportata dal professor Child al numero 56 deriva dalla parabola nel Vangelo secondo Luca. La ballata è finita nel repertorio dei carollers per il Natale (con il suo invito ad essere caritatevoli verso i bisognosi) e si conclude con la strofa
And now my carol’s ended, No longer can I stay. God bless you all, both great and small, And God send you a happy New Year”

Apro una parentesi sulla MELODIA prima di passare al testo.
Conosciuta come “Star of the County Down” (vedi) la melodia irlandese ha origini ben più antiche e gli studiosi sono incerti nell’attribuirla al versante irlandese, inglese oppure a quello scozzese: Frank Sidgwick in “Ballads of Mystery and Miracle and Fyttes of Mirth popular Ballads of the Olden Times” scrive “A ‘ballet of the Ryche man and poor Lazarus’ was licensed to be printed in 1558; ‘a ballett, Dyves and Lazarus,’ in 1570-1. In Fletcher’s Monsieur Thomas (1639), a fiddler says he can sing the merry ballad of Diverus and Lazarus. A correspondent in Notes and Queries (ser. IV. iii. 76) says he had heard only Diverus, never Dives, and contributes from memory a version as sung by carol-singers at Christmas in Worcestershire

ASCOLTA arrangiamento per flauto
ASCOLTA Willy Fly arrangiamento per chitarra tratto da “English Coubtry Song” 1893 di Lucy E. Broadwood e J.A. Fuller Maitland. La melodia richiama Greensleeves

CHILD #56A
Martin Simpson

I
As it fell out upon one day
Rich Dives(1) made a feast
And he invited all his friends
And gentry of the best
III
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ door
“Some meat, some drink, brother Dives
Bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my door
No meat nor drink I’ll give to thee,
Nor none I’ll bestow on the poor(2).”
V
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ wall
“Some meat, some drink, brother Dives
Or with hunger starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my wall
No meat nor drink I’ll give to thee,
But with hunger starve you shall.”
VII
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ gate
“Some meat, some drink, brother Dives
For Jesus Christ his sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my gate
No meat nor drink I’ll give to thee,
For Jesus Christ his sake.”
IX
Then Dives sent out his merry men
To whip poor Lazarus away(2),
But they had no power to strike one stroke,
And threw their whips away.
X
Then Dives sent his hungry dogs
To worry poor Lazarus away,
But the had no power to bite one bite
So they licked his sores away(3).
XI
As it fell out upon one day
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of heaven,
His soul there to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus,
And come along with me;
For there’s a place in heaven provided,
To sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
As it fell out upon one day
That Dives sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul there to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Dives,
And come along with me;
For there’s a place in hell provided,
To sit upon a serpent’s knee(4).”
XV
Then Dives lifted up his eyes
And saw poor Lazarus blest:
“A drop of water, brother Lazarus,
For to quench my flaming thirst.”
XVI
“If I had as many years to live
As there is blades of grass
I would make it in my will secure
That the devil should have no power.
XVII
Oh, hell(5) is dark, oh, hell is deep;
Oh hell is full of mice,
It is a pity that any poor sinful soul
Should depart from our saviour, Christ.”
CHILD #56B
Young Tradition (Royston Wood) 1965

I
As it fell out upon one day,
Rich Divers(1) he gave a feast;
And invited all his neighbours in,
And gentry of the best.
II
And it fell out upon that day,
Poor Lazarus he was so poor,
He came and laid him down and down,
Even down by Diverus’ door.
III
Then Lazarus laid him down and down,
Even down by Diverus’ door,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Do bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my door,
No meat, no drink, will I give thee,
Nor bestow upon the poor(2).”
V
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ wall,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Or surely starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my wall,
No meat, no drink, will I give thee,
And surely starve you shall.”
VII
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ gate,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
For Jesus Christ His sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my gate,
No meat, no drink, will I give thee,
For Jesus Christ His sake.”
IX
Then Diverus sent his merry men all
For to whip poor Lazarus away(2).
They had no will to whip one whip
But threw their whips away.
X
Then Diverus sent his hungry dogs
For to bite poor Lazarus away;
They had not will to bite one bite
But licked his wounds away(3).
XI
Then it fell out upon one day,
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of Heaven,
His soul thereto to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus
And come you along with me.
There is a place prepared in Heaven,
For to sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
Then it fell out upon one day,
Rich Diverus he sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul thereto to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Diverus
And come you along with me.
There is a place prepared in hell
For to sit upon a serpent’s knee(4).”

NOTE
1) Dives o Diveres. Nel Vangelo di Luca non è indicato il nome del ricco ma in Italia è chiamato Epulone e in Inghilterra Dives trasformando il termine generico latino “dives=il ricco” in sostantivo (per le discussioni sulla pronuncia qui)
2) nella parabola si dice solo che il ricco banchetta nell’abbondanza, mentre il povero si accontenta delle briciole che cadono dalla tavola del ricco; così si può pensare che il ricco nemmeno si accorga della presenza del povero o che in ogni caso non si curi della sua sorte; nella ballata invece il ricco è un avaro, che rifiuta l’elemosina al povero e manda i suoi servitori per scacciarlo
3) nella ballata si travisa il significato del comportamento dei cani secondo la parabola: essi provano compassione per il povero e la sua sofferenza e cercano di dargli sollievo leccandogli le piaghe
4) riprendendo la metafora del “seno di Abramo” l’anonimo compilatore manda Lazzaro in “seno agli angeli” e Dives in “seno ai serpenti”
5) la parabola dava l’estro alle raffigurazioni più cupe dell’Inferno che i predicatori utilizzavano per spaventare i fedeli e convincerli a confessarsi (e a fare laute elargizioni alla Chiesa in vista del trapasso) e ad abbandonarsi a Dio: fiamme, diavoli con i forconi e calderoni bollenti; nella ballata emergono dall’oscurità migliaia di topi a tormentare con i loro famelici morsi ed in eterno, i dannati (il grasso Dives che in vita banchetta sullo sfruttamento del povero all’inferno diventa cibo dei ratti). Qui per fare rima con Christ vengono evocati i “mice” in altre versioni è “ice”, Dante vede il Diavolo « Lo ‘mperador del doloroso regno da mezzo ‘l petto uscia fuor de la ghiaccia. » piantato nel ghiaccio fino al petto. Egli colloca i traditori degli ospiti a testa in giù nel ghiaccio nel Nono cerchio della sua Divina Commedia

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Accadde un giorno che il ricco Dives diede un banchetto e invitò tutti i suoi amici e e la migliore nobiltà, mentre Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, elargiscili a un povero “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e nessuna elargizione ai poveri” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, o morirò di fame “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e tu morirai di fame” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, per amore di Gesù Cristo “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere per amore di Gesù Cristo” Allora Dives mandò i suoi uomini per scacciare il povero Lazzaro ed essi non ebbero la forza di colpire e gettarono via le loro fuste. Allora Dives mandò i suoi cani affamati per azzannare il povero Lazzaro, ma essi non riuscirono dare nemmeno un morso e leccarono le sue piaghe. Poi un giorno accadde che il povero Lazzaro si ammalò e morì e vennero due angeli dal cielo per per guidare la sua anima “Alzati fratello Lazzaro e vieni con me, c’è un luogo pronto in cielo per sedersi sulle ginocchia di un angelo”. Poi un giorno accadde che il Dives si ammalò e morì e vennero due serpenti dall’inferno per guidare la sua anima “Alzati fratello Dives e vieni con me, c’è un luogo pronto all’inferno per sedersi sulle ginocchia di un serpente” Allora Dives alzò gli occhi e vide il povero Lazzaro benedetto “Un goccio d’acqua fratello Lazzaro per placare la mia arsura. Se avessi ancora tanti anni da vivere quanti sono i fili d’erba farei di certo in modo che il diavolo non possa avere alcun potere”. L’inferno è oscuro e abissale, pieno di topi, è un peccato che ogni povera anima peccatrice si debba separare dal nostro salvatore, Cristo.

FONTI
http://www.centrostudilaruna.it/oiw.html http://www.ramshornstudio.com/dives___lazarus.htm http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/divesandlazarus.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=45051 http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_56
http://www.beyond-the-pale.co.uk/Lazarus.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/dives_and_lazarus.htm

THE GREEN LINNET AN IRISH SONG ABOUT NAPOLEON

Green Linnet è il soprannome con cui veniva chiamato Napoleone Bonaparte, deriva da un tipo di cardellino tra i più diffusi in Europa il verdone (o verdello detto anche fanello verde) dal colore dominante verde-oliva. In Irlanda la figura di Napoleone è stata trasfigurata in quella dell’eroe che avrebbe liberato gli Irlandesi dal dominio inglese.

Così scrive Vic Gammon nel suo articoloThe Grand Conversation:Napoleon and British Popular Balladry: “The Green Linnet survived in oral tradition in Ireland but it was issued as a broadsheet by the most important London ballad printer of the first half of the nineteenth century, James Catnach of Seven Dials, and is also recorded in the logbook of the whaling ship Cortes in 1847.  Gale Huntington has called it ‘another true lament for the loss of the great hope that the Irish had in Napoleon’. In the ballad Napoleon is symbolized as ‘The Green Linnet’ (an interesting look backwards to Jacobite songs which portrayed the Bonnie Prince Charles in bird form), he is seen as the reliever of the oppressed with the Goddess of freedom on his side.” e alla fine del suo articolo conclude ” I find it hard to explain why this image of Napoleon was so persistent and perhaps I should leave it as a matter for debate.  Some may have seen Napoleon as a radical hero, the defender of the Revolution of progress and liberation, others may simply have been impressed with the epic and heroic quality of his story.  A whole range of responses is possible. What is not in doubt is the amazing contrast between the propaganda pumped out in ballad form during the French Wars and those songs which survived the test of time in popular memory.  The wartime propaganda sought to denigrate and vilify Napoleon, ‘the little Corsican’, ‘the Corsican Monster’ whose murdering trade amounted to no more than ‘rape, plunder, fire and slaughter’. Such material showed little ability to survive in popular tradition.  The lingering memory, so totally differently kept alive by a Horsham shoemaker and a Winterton fisherman among countless others, was of ‘that hero bold’, of ‘brave Napoleon’ and of ‘Bonaparte, the Frenchman’s pride’.

IL MITO DI NAPOLEONE

In effetti il mito di Napoleone racchiude due aspetti contrastanti dell’eroe romantico per eccellenza “La figura di Napoleone infatti era considerata una delle più controverse della storia europea e intorno ad essa si alternavano elogi e critiche: gli elogi per il soldato ambizioso che, grazie al suo genio era riuscito a raggiungere le più alte vette del potere e diffondere in tutta Europa le idee innovatrici della Rivoluzione francese, mentre le critiche si rivolgevano al conquistatore sanguinario che aveva riempito il continente di campi di battaglia e istaurato un regime di stampo dittatoriale. Ammirato o detestato, eroe o mostro Napoleone era comunque ritenuto un essere d’eccezione che andava oltre il personaggio storico per diventare un mito da cui scaturivano due concezioni opposte note come légende dorée e légende noire.
La légende dorée quella che vedeva in Napoleone l’eroe vittorioso, portatore in Europa degli ideali umanitari di libertà e giustizia della Rivoluzione francese, era nata durante la prima campagna d’Italia e aveva assunto un carattere carismatico negli anni dell’Impero alimentata dalla propaganda ufficiale che si serviva di tutte le forme comunicative dell’epoca, dall’arte all’architettura, dalla diplomazia alla letteratura condizionando la libertà creativa degli artisti e asservendo la stampa al potere.
Parallelamente nasceva una légende noire alimentata dagli avversari politici e dalle madri dei soldati caduti in guerra, condivisa da molti dopo la disfatta di Waterloo e il crollo dell’Impero per le umiliazioni e le gravi perdite umane ed economiche che ne erano conseguite e delle quali era ritenuto responsabile Napoleone.

L’esilio, i cento giorni e infine la morte solitaria e ingloriosa a Sant’Elena, avevano colpito l’opinione pubblica come pure la pubblicazione del famoso Mémorial de Sainte-Hélène nel quale Napoleone raccontava la sua prigionia, rievocava le sue imprese e giustificava il suo operato.
.. dopo la morte di Napoleone, la légende dorée aveva acquistato immediatamente un nuovo slancio, favorita oltre che dal tragico e commovente epilogo di una vita eccezionale anche dalla crisi economica e dall’instabilità politica che avevano caratterizzato, in Francia, i primi anni della Restaurazione e che facevano rivalutare, in positivo, gli anni dell’impero. Inoltre, come si è detto, tra gli anni venti e trenta, Napoleone era diventato il modello dell’eroe romantico e veniva celebrato e rimpianto dalla generazione degli scrittori affetti dal mal du siècle, che aveva conosciuto i fasti dell’Impero e ora soffriva per lo stridente contrasto tra i grandi eventi del passato e il vuoto del presente..
La morte prematura dell’unico figlio di Napoleone nel 1832 e, otto anni dopo, il ritorno in patria delle ceneri dell’imperatore furono due avvenimenti che suscitarono grande commozione ma, nella seconda metà del secolo, con l’ascesa al potere di Napoleone III, la légende noire tornò a prevalere a causa dell’inevitabile parallelismo tra i due imperatori:entrambi si erano imposti con un colpo di Stato, diventando liberticidi ed provocando con la loro caduta un’invasione straniera, motivo per cui una nuova ondata di odio si è abbattuta sulla stirpe dei Bonaparte.
La sconfitta di Sédan e la conseguente perdita dell’Alsazia e della Lorena hanno avuto successivamente l’effetto di risvegliare nel popolo francese un desiderio di rivincita e solo il ricordo di colui che per ultimo, in passato, era riuscito a piegare la potenza militare prussiana poteva infondere coraggio a una generazione che si sentiva profondamente umiliata. Sul finire del secolo si è assistito quindi a un ritorno della légende dorée e l’epopea napoleonica è stata riconsiderata con nostalgia da quanti speravano che la Francia potesse riacquistare la grandeur perduta.(tratto da qui)

SWEET BONEY WILL I E’ER SEE YOU MORE?

marialuisa-JeanBaptisteIsabeyLa ballata è stata composta probabilmente dopo la morte di Napoleone (1820) e l’uccello canterino, curiosamente, diventa il simbolo del nazionalismo irlandese.
Franke Harte (in Franke Harte & Donal Lunny, “My Name is Napoleon Bonaparte”) così commenta: “The Irish have throughout history attributed the names of animals, and of birds in particular, to their various leaders… During the Jacobite period the Stuart Pretender was known as the ‘Royal Blackbird’, Dan O’Connell was known as the ‘Kerry Eagle,’ and Charles Stewart Parnell was known as the ‘Blackbird of Avondale;’ so that it would not be strange for an Irish singer to find Napoleon Bonaparte referred to as the ‘Royal Eagle,’ or as in this song, the ‘Green Linnet.'”

La melodia è una vecchia aria irlandese ‘Ulachan dubh-O’, (in inglese ‘The Song of Sorrow’) su cui lo stesso Thomas Moore ha composto la sua canzone ‘Weep on, weep on, your hour is past’, perfetta come lament per la perdita della grande speranza irlandese coltivata sulla figura di Napoleone. La canzone oltre che ad essere tramandata nella tradizione orale in Irlanda è comparsa in stampa su vari broadsides in Inghilterra a metà dell’Ottocento con il titolo Maria Louisa’s lamentation.

ASCOLAT la melodia Jimmy O’Brien Moran, uilleann pipes
ASCOLTA Martin Simpson


I
Curiosity led a young native of Erin,
To view the gay banks of the Rhine,
Where an Empress(1) he saw and the gold that she was wearing
All over with diamonds did shine.
No goddess in splendour was ever yet seen,
To equal this fair maid so mild and serene,
In soft accents she cried, “O my linnet so green,
Sweet Boney(2), will I e’er see you more?”
II
The cold frosty Alps you did freely pass over
Which nature had placed in your way
At Marengo Bellona(3) around you did hover
All Paris rejoiced the next day
It grieved me the hardships you did undergo
The mountains that you travelled all covered with snow
But the balance of power(4) your courage laid low
Sweet Boney, will I ne’er see you more
III
The crowned heads of Europe they were in great splendour
And they swore they would have you submit
But the goddess of freedom soon had them surrender
And they lowered their standards to your wit
Old Frederik’s(5) colours to France he did bring
His offspring found shelter under your wing
That year at Vienna you so sweetly did sing
Sweet Boney, will I ne’er see you more
IV
What numbers of men there were eager to slay you
Their malice you viewed with a smile
Their gold through all Europe was found to betray you
They joined with the Mamelukes on the Nile
Like ravenous vultures their vile passions did burn
The orphan they slew and caused the widow to mourn
But my linnet he is gone and he never will return
Sweet Boney, will I ne’er see you more
V
I have roamed through the deserts of wild Abyssinia
And could yet find no cure for my pain
I will go and enquire at the isle of Saint Helena
But soft whispers murmer ” ‘tis vain ”
Come tell me ye muses, come tell me in time
What nations I must rove my green linnet to find
Was he slain at Waterloo in France or on the Rhine?
No he’s dead on St Helena’s bleak shore
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I)
La curiosità ha condotto un giovane irlandese, a visitare le gioiose rive del Reno dove vide un’Imperatrice(1) che indossava oro e diamanti che spendevano tutt’intorno.
Nessuna dea è stata mai vista in tale splendore
da eguagliare questa bella fanciulla così mite e serena
che si lamentava con toni dolci “O mio fanello così verde,
piccolo Bonaparte(2), ti vedrò ancora?”
II)
Hai valicato liberamente le gelide e fredde Alpi
che la Natura ha posto sulla tua strada, quando
hai superato Marengo Bellona(3), tutta Parigi si rallegrò il giorno dopo. Mi hanno addolorato i patimenti che hai subito,
le montagne che hai passato tutte coperte di neve
però “la politica dell’equilibrio”(4) il tuo coraggio prostrò
piccolo Bonaparte, non ti vedrò mai più
III)
Le teste coronate d’Europa erano in grande splendore
e giurarono che ti avrebbero sottomesso
ma alla dea della libertà presto si arresero
e abbassarono il loro livello alla tua volontà.
I colori del vecchio Federico(5) in Francia lui fece portare,
la sua progenie ha trovato rifugio sotto la tua ala,
quell’anno a Vienna così dolcemente cantasti
Piccolo Bonaparte non ti vedrò mai più
IV)
Un gran numero di uomini erano desiderosi di ucciderti
hai guardato alla loro malvagità con un sorriso,
hanno raccolto il loro oro per tutta Europa per tradirti,
si sono alleati con i Mamelucchi sul Nilo
come avvoltoi famelici le loro vili passioni si bruciavano,
uccisero l’orfano e fecero piangere la vedova,
ma il mio fanello è andato e non ritornerà mai più Piccolo Bonaparte non ti vedrò mai più
V)
Ho vagato per i deserti della selvaggia Abissinia
e tuttavia non ho potuto trovare ristoro per la mia pena
andrò a informarmi all’isola di Sant’Elena ma piano mormora la voce “è inutile”
Venite a dirmi voi Muse, venite a dirmi in tempo
in quale nazione devo cercare per trovare il mio verdone:
è stato ucciso a Waterloo in Francia o sul Reno?
“No è morto sulla spiaggia desolata di Sant’Elena”

NOTE
1) anche se efficace come immagine dal punto di vista storico l’affetto dell’austriaca Maria Luisa ovvero la seconda moglie di Napoleone (il quale aveva ripudiato al sua amata Giuseppina perchè non riusciva a dargli un figlio) era ben lontano dal vero. La donna, appena diciottenne, nel 1810 venne data in sposa a Napoleone, per suggellare la pace di Vienna tra Francia e Austria e durante l’esilio di Napoleone all’Isola d’Elba preferì tornare alla corte di Vienna con il figlio, dimostrando sempre fedeltà alla famiglia degli Asburgo. E’ più probabile che tale donna sia la personificazione dell’Irlanda
2) Sweet Boney= il piccolo Boney, Napoleone
3) la famosa battaglia di Marengo vinta dalle truppe napoleoniche nel giugno del 1800 si svolse a Spinetta Marengo (una battaglia iniziata con un attacco a sorpresa che sembrava favorevole alle truppe austriache). Non è ben chiaro il riferimento alla specifica località orse un refuso per Bosco Marengo? E’ un piccolo paese in provincia di Alessandria, la proloco di Bosco Marengo così scrive “Si narra che Napoleone sia passato a Bosco ma per visitare la chiesa di Santa Croce, fatta edificare da papa Pio V, e portare in Francia qualche ricordino. non risulta da nessuna parte che quì si sia svolta una battaglia, la zona invece interessata si estendeva da Spinetta al tortonese”
Bellona= non riesco a capire a cosa si riferisca il termine forse sta per bella o è un fraintendimento di Bosco? In alcune versioni è scritto come Beltona probabilmente un refuso. Una città di Bellona si trova nei pressi di Capua
4) il balletto delle grandi potenze europee del tempo (Francia, Gran Bretagna, Austria, Prussia e Russia) consisteva in alleanze di comodo per impedire che una sola nazione potesse conquistare l’egemonia, così l’amico di oggi era il nemico di ieri in nome della politica dell’equilibrio

5) Federico II era il duca regnante del Württemberg occupato nel 1800 dalle truppe francesi di Napoleone

FONTI
http://www.mustrad.org.uk/articles/boney.htm http://www.mustrad.org.uk/articles/harte.htm http://www.rogermillington.com/tunetoc/greenlinnet.html http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/SWMS211.html http://tunearch.org/wiki/Talk:Green_Linnet_(2)_(The) http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=873 http://www.dickgaughan.co.uk/songs/texts/greenlin.html
http://www.musicanet.org/robokopp/eire/curiosit.htm http://comhaltasarchive.ie/compositions/24 http://ballads.bodleian.ox.ac.uk/search/title/Maria%20Louisas%20lamentation