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LES TRISTES NOCES

5413113294_KNIGHT20AND20MAIDEN_xlargeLa versione francese della ballata “Lord Thomas and Annet”, un triangolo amoroso in cui il protagonista sposa  la fanciulla scelta dai genitori pur essendo innamorato dell’altra; come nella versione scozzese, la bella muore di crepacuore stretta tra le braccia del novello sposo, il quale affranto dal dolore, si trafigge il petto con un pugnale.
Nella versione inglese è invece la sposa ad uccidere la rivale accecata dalla gelosia. (vedi)

ASCOLTA Malicorne La loro è una versione ridotta della ballata tradizionale (vedi); l’arrangiamento interpreta magistralmente l’andamento del testo affidando alla ghironda l’intermezzo musicale corrispondente alla danza tra i due amanti.


Qui veut ouïr chanson
Chansonnette nouvelle
Chante rossignolet
Qui veut ouïr chanson
Chansonnette nouvelle
C’est un jeune garçon
Et une demoiselle
Chante rossignolet
On fait l’amour sept ans
Sept ans sans rien en dire
Chante rossignolet
Mais au bout de sept ans
Le galant se marie
Au jardin de sa mère
Y a un buisson d’orties
Chante rossignolet
En a fait un bouquet
Pour porter à s’amie
“Je suis venue vous inviter
Pour venir demain à mes noces
La belle si vous y venez
Mettez la plus belle de vos robes”
La belle n’y a pas manqué
S’est fait faire trois robes
La première de satin blanc
L’autre de satin rouge
La troisième d’or et d’argent
Pour montrer qu’elle est noble
Du plus loin qu’on l’aperçoit
“Voici la mariée”
“Je ne suis pas la mariée
Je suis la délaissée”
Sitôt que la belle est entrée
La prend par sa main blanche
“Je suis venu vous demander
Un petit tour de danse”
Au premier tour qu’elle fait
La belle tombe morte
Chante rossignolet
Il a pris son couteau
Se le plante dans les côtes
Chante rossignolet
Sur la tombe du garçon
On planta une épine
Chante rossignolet
Sur la tombe de la fille
On planta une olive
L’épine crut si haut
Qu’elle embrassa l’olive
Chante rossignolet
On en tira du bois
Pour en faire des navires
Les gens s’en vont disant
“Mon Dieu les tristes noces”
Chante rossignolet
Traduzione di Cattia Salto
Chi vuol sentire la canzone
una nuova canzonetta.
Canta usignolo
Chi vuol sentire la canzone
una nuova canzonetta?
C’è un giovane uomo
e una damigella
Canta usignolo
che si sono frequentati per sette anni, per sette anni senza promessa (1).
Canta usignolo
Ma dopo sette anni
il cavaliere si sposa,
nel giardino di sua madre
c’è un cespuglio ortica
Canta usignolo
ne ha fatto un mazzolino
da portare alla sua amica.
“Sono venuto per chiederti
di venire al mio matrimonio domani.
Bella se verrai
mettiti il più bel vestito”
La bella non poteva mancare
si è fatta fare tre vestiti
il primo di raso bianco
l’altro di raso rosso
e il terzo d’oro e argento
per mostrare che è nobile (2).
Non appena la videro (dissero)
“Ecco qui la sposa”
“La sposa io non sono,
io sono quella abbandonata”
Non appena la bella è entrata
lui le prese la bianca mano
“Sono venuto a invitarvi
per un piccolo giro di danza”
Al primo giro che fece
la bella cadde morta (3),
Canta usignolo
egli prese il suo stiletto
per piantarselo nel petto.
Canta usignolo
Sulla tomba del ragazzo
Abbiamo piantato un rovo
Canta usignolo
sulla tomba della ragazza
abbiamo piantato un olivo (4)
il rovo crebbe in alto
ad abbracciare l’olivo
Canta usignolo
da cui si prende legna
per fare le navi
le persone che passano dicono
“Dio mio che triste nozze!”
canta usignolo

NOTE
1) simile alla versione scozzese Child # 73 A il verso ci dice che sebbene sia trascorsi sette anni tra i due innamorati non c’è mai stato un accorso matrimoniale. Il sette è come sempre nelle ballate un numero simbolico.
2) in questa versione non viene rilevata la differenza di classe tra le due donne, le quali non sono nemmeno distinte in base al colore dei capelli.
3) la morte per crepacuore
4) l’olivo simboleggia pace, forza, fede, trionfo, vittoria, onore. Una pianta decisamente mediterranea (vedi)

FONTI
http://mudcat.org/Detail.CFM?messages__Message_ID=260529

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE

IL LAI DE GUIGEMAR
 di Riccardo Venturi
layFa parte di tutto un sistema di miti e tradizioni, di probabile origine celtica, che nel XII secolo fornirono a Marie de France (in italiano: Maria di Francia) lo spunto per molti dei suoi celeberrimi Lais. Nel Medioevo francese, i cosiddetti Lais sono brevi poesie d'amore in forma lirico-narrativa; si tratta naturalmente dell'amor cortese tipico dell'epoca, basato su leggende di varia provenienza.
Tra di essi si trova il Lai de Guigemar, la storia di un giovane vassallo, Guigemar, insensibile all'amore che, durante una battuta di caccia, ferisce a morte una cerbiatta bianca che gli lancia una sorta di maledizione: la ferita che la freccia ha causato al giovane rimbalzandogli sulla coscia potrà guarire soltanto quando troverà l'amore. Dopo numerose peripezie, il giovane trova l'amore grazie ad una dama venuta dall'Oltretomba, che in realtà era proprio la bianca cerbiatta. Questa romantica storia nasconde però un mito più antico e ben più tragico, dissimulando un tema che nelle antiche ballate era all'ordine del giorno: l'incesto (volontario o accidentale).
Già nel Lai di Maria di Francia, la sorella di Guigemar si chiama Noguent, nome che in bretone significa qualcosa come “dal bianco aspetto”. Alle radici della storia di Maria di Francia c'è quindi un avvenimento violento, come si può ben vedere da questa bellissima, cupa e antichissima ballata che lo narra in modo più chiaro e che si situa nel medesimo “stock” di miti e leggende dal quale proviene un'ugualmente antica ballata scozzese, The Bonny Heyn, nella quale, non a caso, la vittima dell'incesto (anche se accidentale) è ancora presentata come una cerbiatta. (Tratto da qui)
The Wilton Diptych

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE

Melodia tradizionale bretone

In questa ballata dell’Alta Bretagna, la più antica giunta fino ai nostri giorni, sopravvive l’elemento fantastico e magico della trasformazione notturna della bionda Margherite-Margot in bianca cerva.
La ballata nasconde nella caccia alla cerva l’archetipo dell’incesto tra fratello e sorella con fosche tinte di violenza e di cannibalismo.
E’ la fanciulla che parla e supplica la madre di difenderla dal fratello. Ma la caccia si conclude tragicamente e la cerva è prima catturata e poi cucinata per il banchetto.

La ballata mi ricorda il dipinto di Sandro Botticelli che illustra la novella del Decamerone su Nastagio Degli Onesti.

nastasio-cacciaLa storia di Boccaccio è per la verità un monito alle fanciulle di ricambiare l’amore quando amate da un innamorato onesto e gentile.

Nastagio passeggiando nel bosco vede una ragazza correre nuda in lacrime, inseguita da due cani e un cavaliere ossia Guido degli Anastagi, che un tempo aveva amato follemente la donna, ma si era suicidato perchè non ricambiato. Anche la ragazza, che non provava rimorso per il tormento inflitto al suo innamorato, fu condannata alla sua morte a partecipare alla caccia infernale: ogni venerdì, la ragazza avrebbe dovuto subire l’uccisione e successivamente la ricomposizione del proprio corpo, per tanti anni quanti erano stati i mesi del suo rifiuto nei confronti dell’innamorato.

Ho come l’impressione che il tema medievale della battuta di caccia alla cerva bianca si sia come capovolto e quello che prima era uno stupro adesso diventi un amore più che lecito, respinto dal rifiuto sdegnoso e crudele della donna. Anche Nastagio è tormentato da un amore non corrisposto, e decide di dare un banchetto proprio nel bosco di pini e proprio di venerdì sul far della sera… per mostrare alla sua innamorata che lo respinge quanto sia grave il peccato commesso!
Insomma l’archetipo femminile della fanciulla vergine ma anche fiera e indipendente (la cerva bianca) si trasforma in elemento passivo soggiogato alla volontà maschile, così le antiche ballate sul femminicidio con corollario di stupro o incesto; la morte della donna-animale sacrificale (sia esso cigno o cerva bianca) è la punizione riservata  alla sua natura femminile, per cui la donna non è mai vittima innocente, ma sempre colpevole tentatrice. E tuttavia i vari significati che si sono stratificati nel tempo (a cominciare dalla stessa Maria di Francia) non devono mai far dimenticare il primigenio tabù dell’incesto!
A pagare per la colpa è quasi sempre e solo la donna (come se implicitamente fosse solo lei la vera responsabile), la donna deve in ogni caso sparire per non disonorare il nome della famiglia. (vedi The Bonny Hind)

Il testo del Lamento si può far risalire al XII secolo, la melodia invece ha origini cinquecentesche. Come per tutte le ballate tramandate oralmente esistono infinite varianti delle strofe e anche la melodia non è univoca.

ASCOLTA Tri Yann in Suite Gallaise, 1974

ASCOLTA Veronique Chalot in  Chansons populaires françaises, 1995

ASCOLTA Keltia live in un personale arrangiamento anche testuale

ASCOLTA La Dama e l’Unicorno

VERSIONE BRETONE in ” Le livre des chansons ou introduction à la connaissance de la chanson ” di Henri-Irénée Marrou pubblicato con lo pseudonimo di Henri Davenson, 1944 anche con linea melodica. Davenson riporta che la ballata proviene nella parte francese della Bretagna. Questa versione melodica è quella più diffusa (pare derivi da un canto di nozze cinquecentesco Sur le pont d’Anignon j’ai ouï chanter la belle)

I
Celles qui vont au bois, c’est la mère et la fille,
La mère va chantant et la fille soupire:
– Qu’avoue à soupirer, ma fille Marguerite?
– J’ai bien grand ire en moi, et n’ose vous le dire:
II
Je suis fille le jour et la nuit blanche biche(1).
La chasse est après moi, des barons et des princes,
Et mon frère Renaud(2) qui est encor bien pire.
Allez, ma mère, allez bien promptement lui dire
III
Qu’il arrête ses chiens jusqu’à demain midi.
– Où sont tes chiens, Renaud, et ta chasse gentille?
– Ils sont dedans le bois à courre blanche biche.
– Arrête-les Renaud, arrête, je t’en prie!
IV
Trois fois les a cornés de son cornet de cuivre;
A la troisième fois, la blanche biche est prise:
– Mandons le dépouilleur, qu’il dépouille la biche.
Celui qui la dépouille dit: – Je ne sais que dire:
VI
Elle a le cheveu blonds et le sein d’une fille.
A tiré son couteau, en quartiers il l’a mise.
En ont fait un dîner aux barons et aux princes:
– Nous voici tous illec, faut ma sœur Marguerite.
VII
– Vous n’avez qu’à manger, suis la première assise:
Ma tête est dans le plat et mon cœur aux chevilles,
Mon sang est répandu par toute la cuisine,
Et sur vos noirs charbons, mes pauvres os se grillent.(2)

NOTE:
corrigan1) Nelle leggende e nelle fiabe la cerva bianca è una fanciulla stregata che si trasforma in animale durante la notte, e attende il bacio del cacciatore invece della freccia che la ucciderà; ed è anche la fata-cerva del Greenwood, il bosco sacro, che si pettina i capelli d’oro accanto ad una fonte in attesa del cacciatore che la sposerà (e per certi aspetti, è simile alle sirene). Si narra anche di fate benefiche dette Korrigan o corrigan considerate alla stregua di streghe durante i primi anni della diffusione del Cristianesimo in Bretagna, ma in realtà delle sacerdotesse celtiche, che si rifugiarono nei boschi, e per meglio nascondersi si trasformarono in cerve. continua
2) Reanud richiama il nome Randal della ballata scozzese Bonny Hind

LAMENTO DELLA BELLA CERBIATTA traduzione di Riccardo Venturi

Quelle che vanno al bosco, son la madre e la figlia,
la madre cammina cantando, e la figlia sospira.
“Che cosa avete da sospirare, mia bianca Margherita?”
“Ho in me tanta collera, e non ho il coraggio di dirvelo.

Son fanciulla di giorno, e la notte una bianca cerbiatta(1),
mi danno la caccia i principi e i baroni.
E mio fratello Rinaldo(2) è di tutti il peggiore;
andate, madre mia, andate a dirgli lesta

che fermi i suoi cani fino a domani a mezzogiorno.”
“Dove sono i tuoi cani, Rinaldo, la tua nobile muta?”
“Sono nel bosco a dar la caccia alla bianca cerbiatta.”
“Fermali, Rinaldo, fermali, ti prego.”

Tre volte li ha incitati con il suo corno di pelle,
al terzo suono del corno la bianca cerbiatta è presa.
“Mandiamo qualcuno a darle il colpo di grazia e a scuoiarla”
Lo scuoiatore dice: “Proprio non so che dire.

Ha i capelli biondi e il seno di una fanciulla.”
Ha cavato il coltello e l’ha squartata,
ne hanno fatto un pranzo per i principi e i baroni:
“Eccoci tutti qua, tranne mia sorella Margherita.”

“Non dovete che mangiare, io sono a capotavola,
la mia testa è nel piatto, il cuore alle caviglie.
Il mio sangue è sparso per tutta la cucina,
e sui vostri neri tizzoni bruciano le mie povere ossa.”

TRADUZIONE IN VERSI
di Riccardo Venturi

Quelle che al bosco van son la madre e la figlia,
canta la madre e la figlia sospira.
“Cos’hai da sospirar, mia bianca Margherita?”
“Dirlo proprio non so, ma sono in preda all’ira.

Son fanciulla di giorno, e la notte cerbiatta,
mi danno la caccia marchesi e baroni.
E Rinaldo, mio fratello, è di tutti il peggiore,
andate madre mia, andate presto a dirgli

che fermi i suoi cani fino a mezzodì domani.”
“Dov’è la tua muta, Rinaldo, sì gentile?”
“È nel bosco a cacciare la bianca cerbiatta.”
“Fermala, Rinaldo, la devi fermare.”

Tre volte l’ha incitata col suo corno di rame,
al terzo suono del corno la cerva è già presa.
“Mandiam lo scalcatore a scuoiar la cerbiatta”,
ma chi la scuoia dice: “Non so proprio che dire.

Ha i capelli dorati e seno di fanciulla.”
Ha cavato il coltello e in parti l’ha squartata,
e ne han fatto un banchetto per marchesi e baroni:
“Siamo qua, manca solo mia sorella Margherita.”

“Non avete che a mangiar, son la prima portata,
La mia testa è nel piatto con il cuore e i polmoni,
del mio sangue tutta la cucina è bagnata,
le mie povere ossa brucian su quei carboni.”

TRADUZIONE IN INGLESE (tratta da qui)
THE WHITE HART

Mother and daughter go to the woods.
The mother goes singing, the daughter sighing.
“Why do you sigh, Margaret, my daughter?”
“There is a great curse on me, and I dare not tell it you:
I am a girl by day, and a white hind by night(1).
The hunt is after me, the barons and the princes,
“And my brother Renaud, which is far worse.
Go, mother, go straight away and tell him
To stop his dogs until tomorrow noon.”
“Where are your dogs, Renaud(2), and your noble hunt?”
“They are in the woods, pursuing the white hind.”
“Stop them, Renaud, stop them, I beg you.”
Three times he has sounded his copper horn:
At the third blast, the white hind is taken.
“Let us send for the skinner, to skin the hind.”
The skinner says, “I don’t know what to say:
She has blonde hair and a woman’s breast.”
He has taken his knife and quartered her.
They have made of her a dinner for the baron and the princes:
“Here we all are, save for my sister Margaret.”
“You have only to eat; I am the first at table.
My head is in the dish, and my heart on the butcher’s hook,
My blood is spattered throughout the kitchen,
And on your black coals my poor bones are grilling.”

ASCOLTA Malicorne in “Malicorne 4, Nous somme chanteurs de sonettes ” (1977)

Altra melodia, tratta da un antico canto del Quebec

M’envoient jeter de l’eau dans le chemin des fées
Ils m’ont donné un don qui m’a toujours resté
Je suis fille le jour et la nuit blanche biche
Tous les jours les gens du château me poursuivent

La chasse est après moi les barons et les princes
Et mon frère Renaud qui est encore bien pire
Allez ma mère, allez bien promptement lui dire
Dites-lui de rappeler ses chiens, je vous prie

Où sont tes chiens, Renaud, et ta chasse gentille ?
Ils sont dedans les bois qui courent blanche biche
Arrêtes-les, Renaud, arrête, je t’en prie
Par trois fois son cor a sonné, la blanche biche est prise

Mais quand le dépouilleur va dépouiller la biche
Elle a les cheveux blonds et le sein d’une fille
A pris son grand couteau, en quartiers il l’a mise
Dans un plat d’ort et d’argent l’ont servie

Nous voici tous ici, où est ma soeur gentille ?
Vous n’avez qu’à souper suis la première assise
Ma tête est dans le plat et mon coeur aux chevilles
Et dessus vos noirs charbons, mes os grillent

LA BLANCHE BICHE, OU LA BELLE MARGUERITE
Versione del Québec
Come è lecito attendersi da una ballata di tale antichità, essa ha seguito (come le analoghe britanniche) i coloni nel Nuovo Mondo. La versione del Québec francofono sembra mantenere una melodia molto più elementare, mentre il testo fa affiorare dei particolari perduti: in primis, la possibile colpa della madre della bianca cerbiatta, che non avverte il figlio (che qui si chiama Julien). L'incesto accidentale e l'uccisione della sorella-cerva vengono quindi spostati sul piano dell'odio della madre verso la giovane figlia (che nel testo appare sposata). Pentitasi della colpa, la madre si fa scoprire dal figlio e decide di espiare perdendosi nel bosco; ma il figlio le prende il pugnale e si uccide. E' senz'altro possibile che tali particolari siano ripresi da versioni europee andate perse; qui ascoltiamo la ballata dalla voce di Michel Faubert, dall'album Maudite mémoire del 1992. Non essendo presente il testo in rete, lo ho trascritto all'ascolto (un compito non semplice data la particolarissima e arcaica pronuncia del francese del Québec). [Riccardo Venturi tratto da qui]

ASCOLTA Michel Faubert in Mémoire maudite 1992

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/blanchebiche.htm
http://terreceltiche.altervista.org/lo-spirito-del-cervo/
http://toldebytheweye.com/2011/12/24/chaucers-man-of-laws-tale-tolde-by-the-weye-part-two-with-special-guest-guigemar/
http://vivereilmedioevo-saggezzadelpassato.blogspot.it/2011/09/guigemar-e-il-nodo-damore.html
https://presnaghe.wordpress.com/2010/07/03/il-lai-di-guigemar-tra-onirico-e-simbolico/
http://www.airesis.net/giardinomagi_cervo.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=9008&lang=it
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3201
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=64643&page=2

LA MORTE OCCULTATA: VERSIONE BRETONE E FRANCESE

Un filo rosso collega i vari paesi di quel territorio che  possiamo chiamare Europa che un tempo antico fu unito se non politicamente  almeno culturalmente, dalle storie cantate dai giullari e menestrelli  girovaghi. Così vediamo come il tema della Morte Occultata partito dal Nord dei Paesi Scandinavi sia giunto  a Sud e a Ovest in più varianti nelle lingue romanze.
VERSIONI SCANDINAVE continua
VARIANTI SCANDINAVE continua
VERSIONI ISOLE BRITANNICHE E AMERICA continua
VERSIONI FRANCIA (Bretone, francese e occitana) continua
VERSIONE PIEMONTE continua

Robert_Anning_Bell_-_La_belle_dame_sans_merciLEGGENDA BRETONE

Il professor Child riporta una versione bretone della storia comunemente denominata “Morte Occultata” (o Morte Occulta secondo l’arcaicismo del Nigra).

Il conte Nann e sua moglie si sposarono che avevano rispettivamente tredici e dodici anni. L’anno seguente nacque un figlio e il conte chiese alla moglie che cosa desiderasse in dono. Lei disse di volere della selvaggina e allora Nann prese la sua lancia e si diresse al bosco. All’ingresso del bosco incontrò una fata che gli disse che lo aspettava da tanto tempo e aggiunse: «Ora che mi hai incontrato mi devi sposare». «Sposarti?! Io sono già sposato.» A queste parole la fata disse: «E allora scegli se vivere sette anni da infermo o se morire entro tre giorni». «Preferisco morire entro tre giorni», rispose risoluto.
Tornato a casa Nann chiamò sua madre, le raccontò tutto e le chiese di fargli il letto e di non dire nulla della sua morte alla sposa.
La moglie cominciò a chiedere come mai Nann non fosse ancora di ritorno. Le dissero che era andato a caccia nel bosco per prenderle qualcosa. Chiese perché i servitori stessero piangendo e le risposero che i migliori cavalli erano affogati mentre li lavavano. Disse che non c’era da preoccuparsi: Nann ne avrebbe portati degli altri. Allora domandò perché i preti stessero cantando e le campane suonassero. Le risposero che un uomo al quale avevano dato alloggio era morto quella stessa notte. Chiese quale vestito avrebbe dovuto mettersi per andare in chiesa il giorno dopo, quello rosso o quello blu? Le consigliarono quello nero. Quando andò in chiesa notò una tomba con terra fresca e a questo punto le dissero la verità. Disperata, lasciò detto di prendersi cura di suo figlio e finì con questa frase rivolta alla madre di Nann: «Vostro figlio è morto, vostra figlia è morta».

Della ballata “Aotroù Nann” in Bretagna circolarono decine di versioni ma lo schema è sempre identico l’incontro con la fata-sirena, il rifiuto del cavaliere, la scelta se morire piano piano tra i tomenti oppure di morte fulminante (non c’è che dire) e l’occultamento della morte del cavaliere alla giovane sposa in procinto di partorire. Il resto sono dettagli variati in base al gusto di chi  cantava (vedi versioni testuali).

Ritroviamo la stessa storia nella ballata medievale francese Le Roi Renaud che nell’area di lingua occitana diventa Comte Arnau (Arnau è Renaud). La riscoperta della ballata di origine medievale avviene in pieno fervore romantico per i nazionalismi e il gusto antiquario dei canti tradizionali. Rimando quindi all’ottima trattazione di Christian Souchon per tutti gli intrecci e gli approfondimenti sul tema della Morte occultata in terra di Francia (qui).

LA VERSIONE FRANCESE: LE ROI RENAUD

Conosciuta in Italia come “Re Rinaldo ritorna dalla Guerra” e in repertorio presso i gruppi corali, la versione perde tutta la prima parte dell’incontro  con la fata e invece che dal bosco incantato, fa ritornare il re dalla guerra, ferito a morte. Alla Regina viene occultata la morte del re fino alla sua avvenuta sepoltura, si evince dal racconto che la regina è in attesa di un bambino e probabilmente non le si vuole creare complicazioni nell’imminenza del parto. Tuttavia dopo aver partorito e finalmente essersi alzata dal letto per andare a messa (e dopo una kilometrica ballata piena di occultamenti) alla regina viene data la notizia del re morto e sepolto.  La ballata finisce tragicamente con la donna che invoca la morte e subito la terra le si apre da sotto i piedi e la inghiotte.

Ancora oggi la ballata è cantata nell’ambito della canzone popolare francese con temi mesti e arrangiamenti d’ispirazione medievale. Le proposte sono tante e cito Pierre Bensusan (ASCOLTA), Le Poème Harmonique (ASCOLTA)

ASCOLTA Malicorne


I
Le roi Renaud de guerre vint
tenant ses tripes dans ses mains.
Sa mère était sur le créneau
qui vit venir son fils Renaud.
II
– Renaud, Renaud, réjouis-toi!
Ta femme est accouché d’un roi!
– Ni de ma femme ni du fils
je ne saurais me réjouir.
III
Allez ma mère, allez devant,
faites-moi faire un beau lit blanc.
Guère de temps n’y resterai:
à la minuit trépasserai.
IV
Mais faites-le moi faire ici-bas
que l’accouchée n’l’entende pas.
Et quand ce vint sur la minuit,
le roi Renaud rendit l’esprit..
V
Il ne fut pas le matin jour
tous les valets pleuraient très tous.
Il ne fut temps de déjeuner
que les servantes ont pleuré.
VI
– Mais dites-moi, mère, m’amie,
que pleurent nos valets ici ?
– Ma fille, en lavant nos chevaux
ont laissé noyer le plus beau.
VII
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un cheval pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beaux chevaux ramènera.
VIII
– Et dites-moi, mère m’amie,
que pleurent nos servantes ici ?
– Ma fille, en lavant nos linceuls
ont laissé aller le plus neuf.
XIX
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un linceul pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beau linceul ramènera.
X
– Ah, dites-moi, mère m’amie,
Qu’est-ce que j’entends cogner ici ?
– Ma fille, ce sont les charpentiers
Qui raccommodent le plancher.
XI
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Pourquoi les cloches sonnent ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui sort pour les rogations.
XII
– Mais, dites-moi, mère m’amie,
C’est que j’entends chanter ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui fait le tour de la maison.
XIII
Or quand ce fut passé huit jours,
A voulut faire ses atours.
Or, quand ce fut pour relever,
à la messe elle voulut aller,
XIV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
quel habit mettrai-je aujourd’hui ?
– Mettez le blanc, mettez le gris,
mettez le noir pour mieux choisir.
XV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
qu’est-ce que ce noir-là signifie
– A femme relèvant d’enfant,
le noir lui est bien plus séant.
XVI
Mais quand elles fut parmi les champs,
Trois pastoureaux allaient disant :
– Voici la femme du seignour
Que l’on enterra l’autre jour !
XVII
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Que disent ces pastoureaux-ci ?
– Il disent de presser le pas,
Ou que la messe n’aura pas.
XVIII
Or quand elle fut dans l’église entrée,
un cierge on lui a présenté.
Aperçoit en s’agenouillant
la terre fraîche sous son banc.
XIX
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
pourquoi la terre est rafraîchie?
– Ma fille, ne puis plus vous celer,
Renaud est mort et enterré.
XX
Puisque le roi Renaud est mort,
voici la clé de mon trésor.
Voici mes bagues et mes joyaux,
prenez bien soin du fils Renaud.
XXI
Terre, ouvre-toi, terre fends-toi,
que j’aille avec Renaud, mon roi!
Terre s’ouvrit, et se fendit,
et ci fut la belle engloutie.
TRADUZIONE Giovanni Cappellaro
I
Tornò dalla guerra re Renaud
con le budella in mano.
Sua madre dai merli del castello
vide arrivare il figlio Renaud.
II
– Renaud, Renaud, rallegrati!
Tua moglie ha partorito un re!
– Ne’ di mia moglie ne’ di mio figlio
rallegrarmi potrò.
III
Andate madre, andate avanti,
fatemi preparare un bel letto bianco.
Non ci resterò per molto:
a mezzanotte morirò.
IV
Ma fatemelo preparare quaggiù,
che il neonato non lo senta.
E quando si fu verso mezzanotte
re Renaud spirò.
V
Non era ancora giunto il mattino
che tutti i valletti piangevano.
Non era ancora ora di pranzo
che le domestiche piangevano.
VI
– Ma ditemi, madre, amica mia,
cosa piangono i valletti?
– Figlia mia, lavando i cavalli
hanno lasciato annegare il più bello.
VII
– Ma perchè, madre, amica mia,
piangere così per un cavallo?
Quando Renaud tornerà
cavalli più belli porterà.
VIII
– E ditemi, madre, amica mia,
perchè piangono le domestiche?
– Figlia mia, lavando le lenzuola
si sono fatto scappare il più nuovo.
XIX
-Ma perchè dunque, madre amica mia,
piangere tanto per un lenzuolo?
Quando Renaud tornerà
uno più bello ne porterà.
X
– Ah, ditemi, madre, amica mia,
cos’è che sento battere ora?
– Figlia mia, sono i carpentieri
che sistemano il pavimento.
XI
– Ah Ditemi, madre, amica mia
Perchè ora suonano le campane?
– Figlia mia, è la processione
che esce per le rogazioni (1).
XII
– Ma ditemi, madre, amica mia,
cos’è ora che sento cantare?
– Figlia mia, è la processione
che fa il giro della casa.
XIII
E passati otto giorni
volle prepararsi l’acconciatura.
E quando fu pronta per alzarsi
alla messa (2) volle andare,
XIV
-Ma ditemi, madre, amica mia,
che abito metterò oggi?
– Mettete quello bianco, quello grigio,
o meglio quello nero.
XV
– Ma ditemi, madre amica mia,
cosa significa quello nero?
– Per una puerpera
quello nero è il più adatto.
XVI
Ma quando fu nei campi,
tre pastorelli stavano dicendo:
– Ecco la moglie del signore
Che abbiamo seppellito l’altro giorno!
XVII
– Ah, ditemi, madre amica mia,
Che dicono questi pastorelli?
_ Dicono di affrettarsi,
o la messa finirà.
XVIII
Ora quando fu entrata in chiesa,
le presentarono un cero.
Inginocchiandosi vide
la terra fresca sotto al banco.
XIX
– Ah! Ditemi madre, amica mia,
perchè la terra è smossa?
– Figlia mia, non posso più nascondervelo
Renaud è morto e sepolto.
XX
Poichè re Renaud è morto
ecco la chiave (3) del mio tesoro.
Ecco i miei anelli e i miei gioielli,
abbiate cura del figlio di Renaud.
XXI
Terra (4) apriti, squarciati,
che io vada con Renaud, il mio re!
La terra si aprì, si squarciò,
e la bella fu inghiottita.

NOTE
1) le rogazioni erano canti processionali misti a preghiere con cui si andava a benedire i campi  nei tre giorni precedenti l’Ascensione (continua)
2) un tempo la donna era considerata impura dopo il parto e poteva rientrare nella comunità solo dopo 40 giorni. La ballata riflette una concezione arcaica della donna nel matrimonio: suo unico ruolo è quello di generare la discendenza e il suo destino quello di seguire il marito nella morte. In realtà nel Medioevo le vedove di rango venivano convenientemente rimaritate o finivano in convento.
3) alla donna maritata erano affidate le chiavi della casa, della dispensa e del guardaroba e erano portate appese alla cintura come segno distintivo del proprio rango
4) riferita alla terra consacrata della chiesa

LA VERSIONE OCCITANA: LO COMTE ARNAUD

Faccio una premessa io parlo piemontese come lingua madre (nella versione canavese-monferrina) e mi emoziona molto sentire la cadenza nelle versioni dell’occitano antico (mi sembra di risentire parlare i miei nonni).

Nel 1980, Rosina de Pèira (nata nel 1933 e definita, forse con poca fantasia, la “Oum Kalthoum occitana”), assieme a Martina incise un album a dir poco straordinario: Cançons de femnas / Cançons de hemnas / Cançons de fremas, contenente canzoni in tutti i parlari occitani. Ma canzoni esclusivamente di donne, e per le donne: antiche melodie che danno un’immagine del tutto inattesa di una donna libera e ribelle nelle campagne occitane dei tempi che furono .. È possibile, anzi più che probabile, che canzoni del genere siano presenti in molte tradizioni europee, se non in tutte. La condizione della donna, e in particolare di quella sposata, è oggetto di parecchi canti che quasi sempre raccontano di tutt’altro che dolci idilli. Lavoro, fatiche, ubriachezze, botte, violenze, cacate di figli. (Riccardo Venturi tratto da qui)

ASCOLTA Rosina de Pèira e Martina in Cançons de femnas 1980


I
Lo comte Arnau, lo chivalièr,
dins lo Piemont va batalhier.
Comte Arnau, ara tu ten vas;
digas-nos quora tornaras.
II
Enta Sant Joan ieu tornarai
e mort o viu  aici serai.
Ma femna deu, enta Sant Joan
me rendre lo pair d’un bel enfant.
III
Mas la Sant Joan ven d’arribar,
lo Comte Amau ven a mancar.
Sa mair, del pus naut de l’ostal,
lo vei venir sus son caval.
IV
“Mair, fasetz far prompte lo leit
que longtemps non i dormirai.
Fasetz-lo naut, fasetz-lo bas,
Que ma miga n’entenda pas.”
V
Comte Arnau, a que vos pensatz
qu’un bel enfant vos quitariatz?
Ni per un enfant ni per dus,
mair, ne ressuscitarai plus.
VI
“Mair, que es aquel bruch dins l’ostal?
Sembla las orasons d’Arnau.
La femna que ven d’enfantar
orasons non deu escotar.”
VII
“Mair, per la festa de deman
quina rauba me botaran?
La femna que ven d’enfantar
la rauba negra deu portar!”
VIII
“Mair, porque tant de pregadors?
Que dison dins las orasons?”
Dison: la que ven d’enfantar
a la misseta deu anar.
IX
A la misseta ela se’n va,
vei lo Comt’ Arnau enterar.
“V’aqui las claus de mon cinton,
mair, torni plus a la maison.”
X
“Terra santa, tel cal obrir,
Voli parlar a mon marit;
Terra santa, te cal barrar,
amb Arnau voli demorar.
TRADUZIONE (da qui)
I
Il Conte Arnau, il cavaliere
Va a battagliare in Piemonte
“Conte Arnau, ora te ne vai,
dicci quando tornerai.”
II
“Tornerò entro San Giovanni
E vivo o morto sarò qui.
Mia moglie entro San Giovanni
deve Farmi il dono di un bel bambino.
III
Ma San Giovanni arriva,
Il Conte Arnau manca ancora;
Sua madre, dall’alto della casa,
Lo vede arrivare sul suo cavallo.
IV
“Madre, fatemi fare subito il letto
Ché non dormirò a lungo.
Fatelo alto, fatelo basso,
basta che mia moglie non senta.”
V
“Conte Arnau a cosa pensate,
che lascerete un bel bambino?”
Né per un figlio, né per due,
Madre, non risusciterò più.”
VI
“Madre, cos’è quel rumore dentro la casa?
Sembrano le preghiere di Arnau.”
“La donna che ha appena partorito
non deve ascoltare le preghiere.”
VII
“Madre, per la festa di domani (2)
quale vestito mi metteranno?”
La donna che ha appena partorito
deve mettere il vestito nero.”
VIII
“Madre, perchè così tante preghiere?
Cosa dicono nelle preghiere?”
Dicon: “La donna che ha partorito
Deve andare alla messa”.
IX
Lei se ne va allora alla messa
e vede il Conte Arnau seppellito.
“Eccovi le chiavi della mia cintura (3),
Madre, non torno più a casa.”
X
“Terra santa (4), apriti,
voglio parlare a mio marito.
Terra santa, chiuditi,
con Arnau voglio restare.”

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/chants/trador.htm
http://chrsouchon.free.fr/nannf.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/roirenau.htm
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=2499
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1049&lang=it
http://www.coroasiago.it/rinaldo.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/arnaud.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8862

DONNA LOMBARDA: UNA MURDER BALLAD DAL PIEMONTE

Donna Lombarda (Dona Bianca) è forse la più famosa delle ballate italiane, diffusa anche in Francia e Canada francese (Quebec). La ballata tramandata fino ai giorni nostri attraverso un’infinità di varianti regionali narra la storia di una giovane moglie istigata dall’amante ad avvelenare il marito e di un neonato che miracolosamente comincia a parlare per rivelare l’intrigo. Una tipica murder ballad di area celtica con tanto di evento soprannaturale!

Costantino Nigra la ritiene originaria del Piemonte e, secondo la convinzione del tempo che le ballate popolari antiche riportassero i fatti di cronaca risalenti al Medioevo, identifica la donna nella regina dei Longobardi, Rosmunda; ecco la leggenda, come dalla cronaca riportata anche da Paolo Diacono nella Historia Longobardorum: la figlia dei re dei Gepidi (l’antica Pannonia) presa in sposa dai re dei Longobardi Alboino come “trofeo di guerra” organizzò la congiura che uccise il marito nel 572 per favorire il suo amante Elmichi. Tuttavia il tentativo di usurpazione non ebbe successo e Rosmunda e Elmichi fuggirono a Ravenna (insieme a parte del tesoro longobardo). A Ravenna i due si sposarono ma la bella Rosmunda non aveva perso il vizietto dell’infedeltà, così poco dopo tentò di uccidere il secondo marito con il classico sistema tanto reclamizzato nelle ballate: il cibo avvelenato. Elmichi si accorse del veleno mentre beveva dalla coppa e costrinse Rosmunda a bere minacciandola con la spada, i due morirono così uccisi dalla stessa pozione!

Queen Eleanor - Anthony Frederick Augustus Sandys 1858
Queen Eleanor – Anthony Frederick Augustus Sandys 1858

GUIDA ALL’ASCOLTO DONNA LOMBARDA

Che la ballata sia così antica, ossia risalga alle soglie del Medioevo è opinabile, è incontestabile invece la sua diffusione in area popolare dal Nord al Sud dell’Italia. Le versioni testuali e melodiche mutano e i testi sono adattai ai vari dialetti o resi in un italiano per così dire “popolare”, raccolte e classificate qui solo in piccola parte.

VERSIONI NORD-ITALIA

La ballata nella versione Piemontese con il titolo di “Dona Bianca” è ridotta all’osso limitata ai dialoghi tra i protagonisti della storia: la moglie infedele, l’amante, il marito e il bambino prodigio (perchè parla dalla culla pur essendo neonato). Eppure in poche parole si delinea un antico contesto nobiliare: il marito ritorna dalla caccia passatempo preferito dagli aristocratici, il giardino dove trovare il serpentello è di un nobiluomo, lo stesso nome della donna diventato Madonna Bianca, nell’accezione medievale del termine “Signora” moglie di un “domine”.

ASCOLTA La Lionetta (il brano compare in diverse registrazioni del gruppo, la prima è nell’Album “Danze e Ballate dell’Area Celtica Italiana” Shirak, 1978) La versione viene da Asti dove é stata raccolta da R. Leydi e F. Coggiola


O vòstu v’tti o dona Bianca
o vòstu v’nial ballo cun mi
O si si si che mi a v ‘niria
ma j’o paura del me mari
Va n ‘tei giardino del mio galante(1)
la ié la testa dal serpentin
E ti t lu pie t lo piste in póer
e poi t’iu bute hit’un bicier ad vin
E so mari veti cà d’la cassa
o dona Bianca jo tanta sei
Ma va di là ‘nt’ la botejera
la jé un bicier dal vin pi bum
El cit enfant l’era ant’la cuna
papa papa beiv pò lulì
che la mamina vói fete muri
O beivlu ti o dona Bianca
se no t’lu fas beive a fil da spà
O si si si che mi lo bevria
ma jó paura d’ie mie masnà(2)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Vuoi venire dama Bianca,
vuoi venire al ballo con me?
O si si che io verrei
ma temo mio marito
Va nel giardino del mio galante
là c’è la testa di un serpentello
e tu la prendi e la riduci in polvere
e poi la metti in un bicchiere di vino
E il marito viene a casa dalla caccia
O dama Bianca ho tanta sete
Ma va di là nella cantina
c’è un bicchiere del vino più buono
Il piccolo neonato che era nella culla
Papà, papà non berlo
perchè la mamma vuol farti morire
Bevilo tu o dama Bianca
altrimenti ti costringo a berlo a fil di spada
O si si che lo berrei,
ma temo per i miei bambini

NOTE
1) galante sta per gentiluomo, un nobile cortigiano; in altre versioni il giardino è della madre o del padre della donna
2) la donna cerca di sfuggire alla morte invocando il suo ruolo di madre. La ballata però non è completa, possiamo solo immaginare che la donna, costretta con la spada a bere dal calice, muoia avvelenata!

In quest’altra versione proveniente dalla terra delle Quattro Province il contesto è più prosaico e popolare invece dell’invito al ballo di corte l’uomo chiede di fare sesso e il marito è di ritorno dal lavoro nei campi; il finale è però più completo sia nella descrizione della morte della donna per avvelenamento che nella frase moraleggiante di chiusura.

ASCOLTA Barabàn in Baraban 1994, versione testuale raccolta sul campo dalla voce di Angelina Papa (1908), mondina di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia)


Dona lombarda dona lombarda
fuma a l’amur fuma a l’amur
Mi no mi no o sciur cavaliere
che mi ‘l marito gh’i l’ò giamò
Là int’al giardino del mio bèl padre
si gh’è la testa dal serpentìn
la ciaparemo la pistaremo
fum ‘na butiglia dal noster bon vin
A vegn a cà ‘l sò marì d’in campagna
dona lombarda g’ò tanta set
O guarda lì int’la cardensola
gh’è una butiglia dal noster bon vin
L’è salta sù ‘l fantulìn de la cüna
bevalo nein bevalo nein
Cosa vuol dire dona lombarda
al noster bon vin l’è un po’ tulberì
Sarà la pulvara d’la cardensola
cà la fà ‘gnì un po’ tulberì
Dona lombarda dona lombarda
al noster bon vin t’la bévare ti
La prima guta che lu ‘l g’a dato
le la cumìncia a cambià i culur
secunda guta che la beviva
in tèra morta sì l’è cascà
Dona lombarda dona lombarda
arrivederci in paradìs(3)
tà s’ta scardiva de fag’la ai alter
e ta t’le fada di ‘m bèla per tì
(traduzione italiano qui)
“Donna Lombarda, Donna Lombarda
facciamo all’amore, facciamo all’amore.”
“Io no, io no, signor cavaliere
che io il marito ce l’ho già.”
“Là nel giardino del mio bel padre
c’è la testa di un bel serpentin.
La prenderemo, la pesteremo
in una bottiglia del nostro buon vino.”
Viene a casa suo marito dai campi
“Donna Lombarda, ho tanta sete”
“Oh, guarda lì nella credenza
c’è una bottiglia del nostro buon vino”
E’ saltato su il bambino dalla culla:
“Non berlo, non berlo!”
“Cosa vuol dire, Donna Lombarda,
che il nostro buon vino è un po’ torbido?”
“Sarà la polvere della credenza
che lo fa diventare un po’ torbido”
“Donna Lombarda, Donna Lombarda
il nostro buon vino bevitelo tu!”
Alla prima goccia che lui le diede
lei iniziò a cambiare colore.
Alla seconda goccia che lei bevve
cadde in terra, morta.
“Donna Lombarda, Donna Lombarda
arrivederci in Paradiso!
Credevi di farla agli altri
e te la sei fatta da sola.”

NOTE
3) il termine vuole indicare un generico Aldilà più che il paradiso della religione cattolica

ASCOLTA Davide Bortolai in Ballate Lombarde 2007 (un rifacimento molto simile alla versione francese dei Malicorne)

La versione proveniente da Venezia è diventata una specie di versione “standard” sovra-regionale così da Giovanna Daffini si passa (sempre nel contesto della canzone di protesta) ai romani Francesco De Gregori & Giovanna Marini, e al cantautore e polistrumentista Fabrizio Poggi originario di Voghera che dopo un esordio nel folk americano con i Chicken Mambo si è dedicato al mondo del folklore lombardo e più particolarmente della provincia di Pavia

ASCOLTA Giovanna Iris Daffini detta “la Callas dei Poveri” nella rielaborazione testuale di Gualtiero Bertelli (fondatore del Canzoniere Popolare Veneto)

ASCOLTA Francesco De Gregori & Giovanna Marini in “Il fischio del vapore” – 2002 resa alla maniera di Giovanna Daffini

ASCOLTA Fabrizio Poggi & Turututela in Canzoni popolari 2002

Le tre versioni testuali sono abbastanza simili, si riporta quella di Gualtiero Bertelli:
“Amami me che sono re non posso amarti tengo marì”
“Tuo marito fallo morire, t’insegnerò come devi far
Vai nell’orto del tuo buon padre taglia la testa di un serpentin
Prima la tagli e poi la schiacci e poi la metti dentro nel vin”
Ritorna a casa il marì dai campi” Donna Lombarda oh che gran sé”
“Bevilo bianco bevilo nero bevilo pure come vuoi tu”
“Cos’è sto vino così giallino, sarà l’avanzo di ieri ser”
Ma un bambino di pochi mesi sta nella culla e vuole parlar
“O caro padre non ber quel vino Donna Lombarda l’avvelenò”
“Bevilo tu o Donna Lombarda tu lo berrai e poi morirai”
“E per amore del Re di Spagna io lo berrò e poi morirò”
La prima goccia che lei beveva lei malediva il suo bambin
Seconda goccia che lei beveva lei malediva il suo marì

VERSIONI CENTRO-ITALIA

ASCOLTA Angelo Branduardi & Scintille di musica (area mantovana). La versione di Branduardi è molto ridotta rispetto alla registrazione di Bruno Pianta raccolta da Andreina Fortunati di Villa Garibaldi (MN), 1975 (per la versione estesa qui) Il canto è accompagnato dalla ghironda, un tipico strumento popolare venuto dal Medioevo


Donna lombarda, donna lombarda,
Ameme mì.
Cos volt che t’ama che ci ho il marito
Che lu ‘l mi vuol ben.
Vuoi vhe t’insegna a farlo morire
T’insegnerò mi.
Va co’ dell’orto del tuo buon padre
Là c’è un serpentin.
Vien cà il marito tutto assetato
Và a trar quel vin(4).
Ed un bambino di pochi anni
Lu l’ha palesà.
O caro padre non bere quel vino
Che l’è avvelenà.
Donna lombarda, bevi quel vino,
che l’è avvelenà. (5)
TRADUZIONE ITALIANO
“Donna lombarda,
amate me”
“Cosa vuoi che t’ami, che ho il marito
che mi vuole bene?”
“Vuoi che ti insegni a ucciderlo?
Ti insegnerò io a ucciderlo.
Vai in fondo all’orto del tuo buon padre,
là c’è un serpentello.”
Viene a casa il marito tutto assetato,
va a prendere del vino.
Ma un bambino di pochi anni
l’ha rivelato (il piano).
“O caro padre, non bere quel vino
che è avvelenato.”
“Donna lombarda, bevete quel vino,
che è avvelenato.”

NOTE
4) Branduardi salta la parte dove la donna pesta la testa del serpentello e la mette nella bottiglia dal vino più buono, come pure il fatto che il marito nota come il vino sia più torbido
5) il finale che è stato “tagliato” da Branduardi dice:


“Sol per amore del re di Francia,
sol per amore, del re di Francia io lo beverò
e poi morirò.”
Ogni goccino che lei beveva,
ogni goccino,che lei beveva: ”addio marì,
ciao marì”.
La s’intendeva da farla agli altri
la s’intendeva, da farla agli altri
la s’ l’è fata a le’
la s’ l’è fata a le’.
TRADUZIONE ITALIANO
“Lo berrò solo per amore del re di Francia,
Lo berrò solo per amore del re di Francia,
e poi morirò.”
Ogni goccino che beveva
ogni goccino che beveva:”addio, marito.
Ciao marito.”
Credeva proprio di farla agli altri
credeva proprio di farla agli altri
ma se l’è fatta a sé stessa
ma se l’è fatta a sé stessa

 

ASCOLTA Caterina Bueno (area pistoiese-maremmana)

ASCOLTA Franco Pacini
ASCOLTA Riccardo Tesi & Maurizio Geri

La versione è stata raccolta nel 1979 da Franco Pacini nel pistoiese (dalla voce di Regina Innocenti) e venne proposta da Caterina Bueno, che all’epoca continuava a scoprire e a coltivare giovani musicisti di formazione sia popolare che classica.

– Donna lombarda, perché non m’ami?
Donna lombarda, perché non m’ami? –
– Perché ho marì.
Perché ho marì. –
– Se ciài il marito, fallo morire,
se ciài il marito, fallo morire,
t’insegnerò;
t’insegnerò:
Laggiù nell’orto del signor padre,
Laggiù nell’orto del signor padre
che c’è un serpèn
che c’è un serpèn
Piglia la testa di quel serpente,
piglia la testa di quel serpente,
pestàla ben,
pestàla ben.
Quando l’avrai bell’e pestata,
quando l’avrai bell’e pestata,
dagliela a be’,
dagliela a be’
Torna il marito tutto assetato,
torna il marito tutto assetato:
chiede da be’,
chiede da be’.
– Marito mio, di quale vuoi?
Marito mio, di quale vuoi?
Del bianco o il ne’?
Del bianco o il ne’? –
– Donna lombarda, darmelo bianco.
Donna lombarda, darmelo bianco:
ché leva la se’
ché leva la se’.
Donna lombarda, che ha questo vino?
Donna lombarda, che ha questo vino
Che l’è intorbé,
Che l’è intorbé?
– Saranno i troni dell’altra notte,
saranno i troni dell’altra notte,
che l’ha intorbé
che l’ha intorbé
S’alza un bambino di pochi mesi,
s’alza un bambino di pochi mesi:
– Babbo non lo be’
che c’è il velen
– Donna lombarda, se c’è il veleno,
Donna lombarda, se c’è il veleno,
lo devi be’ te,
lo devi ber te’.

LOMBARD WOMAN
La traduzione in inglese di Stefano Mengozzi:
 "Where are you going, Lombard woman? 
Take a walk with me!" 
"I'd like to walk with you, 
but I'm afraid of my husband." 
"Your husband is old, we'll make him die! 
At the end of my garden, 
you'll find a stone, with a snake underneath. 
Kill the snake, and offer the poison 
to your husband as a drink." H
er husband comes home saying: 
"Give me a drink, I'm so thirsty! 
Take that glass of wine from the cabinet." 
The baby speaks from the cradle: 
"Don't drink it, she is betraying you! 
That is the snake's blood!" 
"You drink it, Lombard woman, 
you drink it, I'm not thirsty anymore!" 
After the first sip, she begins to turn pale, 
After the second, she commends her children to God, After the third, "May the king's son be put to death, He was the cause of my ruin."

LA VERSIONE FRANCESE

Con il titolo di L’empoisonneuse (in italiano L’avvelenatrice) o Dame Lombarde la ballata attraversa le Alpi e arriva in terra francese, le due versioni riportate hanno stessa melodia (anche se gli arrangiamenti non possono essere più diversi) e testi simili.

ASCOLTA Véronique Chalot in J’ai Vu Le Loup, 1978. Atmosfere medievali, oniriche e ipnotiche con la voce da fata incantatrice


Allons au bois, charmante dame
allons au bois;
Nous trouverons le serpent verde,
nous le tuerons.
Dans une pinte de vin rouge
nous le mettrons;
Quand ton mari viendra de chasse,
grand soif aura.
Tirez du vin, charmante dame,
tirez du vin!
– Oh, par ma foi, mon amant Pierre(1),
n’y a de tiré.
L’enfant du brés jamais ne parle,
a bien parlé:
– Ne buvez pas de ça, mon père,
vous en mourrez!
– Buvez ça vous, charmante dame,
buvez ça vous.
– Ah, par ma foi, mon amant Pierre,
n’a point de soif
Elle n’a pas bu demi-verre,
s’est renversée
Elle n’en a pas bu le plein verre,
a trépassé
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
“Andiamo nel bosco, bella dama
andiamo nel bosco
e troveremo un serpente verde
e lo uccideremo.
Dentro a un litro di vino rosso
lo metteremo;
quando tuo marito tornerà dalla caccia
avrà tanta sete.”
“Mescete il vino, bella dama,
mescete il vino”
“In fede mia, al mio amato Pierre
non lo mescerò.”
Il bambino in fasce che non parla
si mette a parlare
“Non bere, padre mio
voi morrete!”
“Bevete voi, bella dama
bevete voi”
“In fede mia il mio amato Pierre
non ha sete.”
Bevve nemmeno mezzo bicchiere
che stramazzò
bevve nemmeno un bicchiere pieno
che morì

NOTE
1) nella versione francese vediamo un vero e proprio triangolo con amante e marito che sono amici e vanno a caccia insieme. La donna si tradisce perchè rifiuta di servire il vino avvelenato all’amante

Traduzione inglese (tratta da qui)
“Let us go to the woods, Dame Lombarde, let us go to the woods;
We will find the green serpent, and we shall slay it.
In a pint of red wine we shall place it;
When your husband returns from hunting, such thirst he will have.
Pour some wine, Dame Lombarde, pour some wine!”
“Oh, by my faith, my friend Pierre took none.”
The cradle baby never speaks, but he spoke well:
“Do not drink of it, my father—you’ll die of it.”
“You all shall drink, Dame Lombarde, drink of it.
By my faith, my friend Pierre is not thirsty.”
She drank less than half a glass, and fell over.
She did not finish a full glass, and crossed over.

ASCOLTA Malicorne in Colin 1975

ASCOLTA Audrey Le Jossec-Nicolas Quemener Quartet
Allons au bois, Dame Lombarde, allons au bois
Nous exactement le serpente verde, nous le tuerons
Dans une pinte de vin rouge, nous le mettrons
Quand tonnellata mari viendra de chasse , grand soif aura
Du Tire vin Dame Lombarde, du tire vin
Eh! Par ma foi, mon amant Pierre, n’y un tiré de
L’enfant du bré, jamais ne parle , un parlé bien
Ne buvez pas de ça, mon père , vous en mourrez
Buvez-en vous, Dame Lombarde, buvez-en vous
Eh! Par la foi, mon amant Pierre, n’ai punto de soif
Elle n’a pas bu demi- verre , s’est renversée
Elle n’a pas bu le verre plein, un trépassé

FONTI
https://homepage.univie.ac.at/helmut.satzinger/Wurzelverzeichnis/donnalomb.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=42932 http://goccedinote.blogspot.it/2012/05/donna-lombarda-testo-commento-e-video.html http://www.aess.regione.lombardia.it/percorsi/ canto_narrativo/canti/donna_lombarda/home.htm http://www.canzonierescout.it/g34.pdf http://www.umbc.edu/eol/magrini/mag-mus2.html http://www.webalice.it/macchiavelli/da_xoom/ donna_lombarda_malcapi_TTBB.pdf http://www.jstor.org/discover/10.2307/739356?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21103845500141 http://media.smithsonianfolkways.org/liner_notes/folkways/FW04482.pdf