Archivi tag: Lugh

LO SPIRITO DEL CERVO

Il cervo nobile o cervo rosso (red deer) è l’animale per eccellenza dei boschi, preda ambita della caccia, ma anche animale mitologico signore del Bosco e della Rinascita. Per i Celti delle Gallie Cernunnos era il dio della fertilità con palchi di cervo sul capo, l’equivalente animale dello Spirito del Grano. Guida magica, messaggero delle fate o animale psicopompo, il cervo (specie se bianco) è associato alla Grande Madre (e alle dee lunari) ma anche a Lug (l’equivalente celtico di una divinità solare). Come animale di Lugh rappresenta il sole nascente (con le corna che raffigurano i raggi) e così nel Cristianesimo è la rappresentazione di Cristo (o dell’anima che anela a Dio): è il re Cervo ciclicamente sacrificato alla Dea Madre per assicurare la fertilità della terra. continua

Io sono cervo dai sette palchi” canta il bardo Amergin e così doveva essere vestito il druido-sciamano durante i rituali con corna e pelli di cervo!

La renna (che diventa in America “caribù”) è una animale artico che vive nella tundra (per semplificare molto si può dire che la renna è un cervo nordico). In Europa si trova nelle regioni scandinave ma storicamente si ritiene popolasse anche l’Irlanda, perlomeno stando ai reperti fossili, pare infatti che gli animali chiamati dagli Inglesi “mosse-deer” fossero appunto renne. (Staffordshire, Inghilterra).
Noi oggi associamo immancabilmente le renne al Natale, ma è solo dal 1823 che le renne volanti diventano le compagne di Babbo Natale: è infatti nella favoletta A Visit from St. Nicholas attribuita a Clement Clarke Moore la slitta di San Nicola è trainata da otto renne dai nomi fantasiosi (vedi) Nel 1939 i magazzini Montgomery Ward di New York aggiunsero una nona renna, Rudolph dall’insolito naso rosso che proprio per il suo handicap diventa una sorta di faro luminoso per tracciare la strada! Da allora le renne diventarono sempre più popolari e ancora oggi vengono allevate sia in America che in Europa proprio per essere “messe in mostra” nel periodo natalizio come “pezzo di colore”!

Del resto se il Babbo Natale americano vive genericamente al Polo Nord, quello europeo vive in Lapponia, terra di Sami e renne, animali semi-addomesticati: “La mia gente vive con le renne da millenni, spiega un allevatore Sami. Siamo strettamente interconnessi. Si può dire che le nostre anime si toccano, o meglio ancora, che sono una cosa sola.”

renne

Sebbene le renne si siano adattate a vivere in climi molto freddi come quello subartico, riescono a vivere anche a latitudini più basse come ad esempio in Valle d’Aosta (Italia) dove dal 2008 nel comune di Courmayeur la famiglia Sanlorenzo gestisce un piccolo allevamento di renne. Ormai la renna della tundra (o renna del Vecchio Mondo) vive in branchi per lo più controllati dall’uomo, mentre la renna dei boschi (o renna del Nuovo Mondo) riesce ancora a vivere allo stato selvatico. Ovviamente i branchi di renne allo stato libero hanno bisogno di un vasto areale per il pascolo, ma si sta parlando appunto di grossi branchi sempre più minacciati da insediamenti e infrastrutture.

La caratteristica più vistosa della renna è il palco di corna (tipico elemento di dominanza) presente sia nei maschi che nelle femmine, ma in tempi alternati ( nei cervi invece sono solo i maschi a portare le corna): i maschi portano le corna in primavera-estate e le perdono dopo la stagione degli amori; le femmine portano i palchi, sebbene più piccoli rispetto a quelli dei maschi, in inverno e li perdono dopo la stagione dei parti. (Così le renne di Babbo Natale devono necessariamente essere femmine!!)

LA DANZA DEL CERVO (RENNA)

Traccia dei tempi della renna e della sua cultura si trovano ancora in Inghilterra in particolare a Abbots Bromley (presso lo Stafforshire), dove si è tramandata da tempi immemorabili una Danza delle Corna molto singolare. I danzatori indossano dei palchi di renna conservati come una sorta di trofeo nella locale Chiesa, guarda caso dedicata a San Nicola: le corna sono sei (metà bianche e metà scure), risalenti al XI secolo e sono montate su delle piccole teste di legno scolpite a forma di cervide. Un set alternativo di corna, ma di cervo, sono a disposizione dei danzatori per le trasferte fuori dal paese. Così in alcuni siti si parla di danza del cervo invece che di danza della renna.
St_Nicholas,_Abbots_Bromley,_Staffs_-_Antlers_in_north_chapel

E’ suggestivo pensare che la danza ancora praticata nello Stafforshire sia stata una rielaborazione “medievale” di ben più antichi rituali tribali.. ma non si hanno conferme in tal senso, le prime tracce si ritrovano solo nel 1686, quando viene descritta dal naturalista Robert Plot in “A Natural History of Staffordshire”:“ At Abbots, or now rather Paget’s Bromley, they had also, within memory, a sort of sport, which they celebrated at Christmas (on New year and Twelft day) called the Hobbyhorse dance, from a person that carried the image of a horse between his legs, made of thin boards, and in his hand a bow and arrow, which passing through a hole in the bow, and stopping upon a shoulder it had in it, he made a snapping noise as he drew it to and fro, keeping time with the Music: with this man danced six others, carrying on their shoulders as many Rain deer’s heads, 3 of them painted white, and 3 red, with the Armes of the chief families (viz. of Padgett, Bagot, and Wells) to whom the revenews of the Town chiefly belonged, depicted on the palms of them, with which they danced the Hays, and other Country dances. To this Hobbyhorse dance are also belong’d a pot, which was kept by turnes, by 4 or 5 of the cheif of the town, whom they call’d Reeves, who provided Cakes and Ale to put in this pot; all people who had any kindness for the good intent of the Institution of the sport, giving pence a piece for themselves and families; and so forraigners too, that came to see it: with which Mony (the charge of the Cakes and Ale being defrayed) they not only repaired their church but kept their poore too: which charges are not now perhaps so cheerfully boarn.“ (Dr. Robert Plot, A Natural History of Staffordshire, 1686)

E tuttavia rituali pre-cristiani danzanti con uomini travestiti in sembianza di cervo, sono citati spesso dai sacerdoti e missionari della Chiesa Cristiana che si lamentavano della fede “poco ortodossa” presente nelle campagne (si va dal IV secolo e così via per tutto il Medioevo): riti di rinascita per festeggiare l’anno nuovo in odore di “paganesimo”.

ABBOTS BROMLEY HORNE DANCE

La danza si svolge con regolarità ogni anno in occasione del Solstizio d’Inverno e anche ai primi di settembre.

sir john benjamin stone gorn danceAndy Letcher scrive:”The dance, held each Wakes Monday, begins at eight in the morning when the six sets of reindeer antlers are ceremoniously taken down from their mounts in the church. After a short service, the dancers are off, following a set route through the parish of this rural Staffordshire village. The retinue consists of the six Deer Men, a Hobby Horse, a Bowman (usually a child), a bladder-wielding Fool, a dragged-up Maid Marian and a brace of musicians – all Fowlers or Bentleys by birth or marriage and all dressed in distinctive medieval-style costumes. The dance lasts all day until, finally, at eight in the evening the horns are replaced in the church, and there they remain until the following year” e prosegue ” According to the historian Ronald Hutton in ‘The Stations of the Sun’ the Horn Dance probably began in the Tudor period as a (horn-free) hobby horse dance, common right across the midlands as a way of raising parish funds at Christmas. The horns had certainly arrived by the seventeenth century for the antiquarian Robert Plot left us a vivid description of them, but the dance fell into decline in the cheerless Cromwellian era. It was revived in the eighteenth century after a gap of nearly a hundred years, which is when it moved to its September date. The medieval-style costumes and the figure of Maid Marian arrived during the nineteenth century, immortalised in the black and white photographs of Benjamin Stone, the Doc Rowe of his day. But as to the question of how and why a hobby horse dance became a horn dance, employing antlers that have been carbon dated to the eleventh century, no one knows.” (tratto da qui)

I passi della danza sono semplicissimi, un po’ perchè il peso delle corna non permette grandi movimenti e un po’ perchè i danzatori ingaggiano una specie di maratona dalle otto del mattino fino alle otto di sera e devono risparmiare le forze, le melodie sono molte per lo più ad andamento processionale e la danza base è la farandola, la danza rituale di Samain (vedi) alla quale segue una serie di duelli simulati.

DANZA una ricostruzione molto suggestiva

LE MELODIE
Premesso che ogni melodia di country dance può fare alla bisogona Cecil Sharp scrive in merito “While it is certainly true that the dancers in Abbots Bromley, England have generally ignored the “Wheelwright Robinson’s Tune” in favor of a wide variety of other pieces, it is equally apparent that the “Robinson’s” tune was played regularly for the dance for at least eighty years before it was supplanted by other tunes in the late nineteenth century. Marcia Ellis Rice was a resident and chronicler of Abbots Bromley. A member of the English Folk Dance and Song Society, she wrote several books and monographs of the culture of Abbots Bromley and Staffordshire. In this excerpt, she documents the various songs attached to the dance at the turn of the 20th century, and the emergence of the “Wheelwright Robinson’s Tune” as, if not the true “Old Tune”, at least the oldest tune that could be recalled by anyone living in the village at the time of her research.” (tratto da qui)

ASCOLTA The Wheelwright Robinson
ASCOLTA Abbotts Bromley Horn Dance Tune

Altre melodie qui

FONTI http://wiki.unimc.it/zoomorfico/index.php/Cervo http://www.ccsp.it/web/INFOCCSP/VCS%20storico/vcs2011pdf/sansoni%20et%20al.pdf http://terreceltiche.altervista.org/the-bonny-heyn/ http://www.mondimedievali.net/immaginario/cardini/cervo.htm http://www.nemetonruis.com/cervo1.htm http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/10-motivi-per-cui-le-renne-sono-gli-animali-p/blog/51779/ http://www.focus.it/ambiente/animali/le-renne-di-babbo-natale-in-pericolo http://www.spiralearth.co.uk/attitude/AL-Abbots-bromley.asp http://www.revels.org/experience-revels/cultural-traditions/abbots-bromley-horn-dance/ http://www.culturaitalia.it/opencms/it/contenuti/focus/focus_0046.html http://www.uomocervo.org/cervo.php http://californiarevels.org/abbots_bromley_music

HUNTING THE WREN: THE CUTTY WREN

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio. (prima parte continua)

Seguitemi in questo viaggio per la campagna britannica!

isle-man-flagISOLA DI MAN & GALLES Flag_of_Wales

These types are usually associated with the Scots. Cutty is a word specific to the Scots dialect of English, however, we don’t find any of these songs actually in Scots Gaelic. The earliest version of this group is recorded in Herd’s Scots Songs, first published in 1776 with words but no music (pp. 210-211). It begins with the line “‘Will ze go to the wood?’ quo’ Fozie Mozie.” (tratto da qui)

Questa è la versione più antica e inquietante sul rituale della cattura e uccisione dello scricciolo, di cui si trova testimonianza anche in Scozia cutty è in effetti un termine scozzese per “corto” riferito probabilmente alla corta coda corta e appuntita che l’uccellino tiene fieramente rivolta all’insù.

ASCOLTA

THE CUTTY WREN

Il testo sviluppa il tema della caccia dello scricciolo in una delle più antiche versioni, in cui la caccia era un vero e proprio sacrificio: in origine erano i re a rappresentare il legame con il divino e venivano sacrificati per il loro popolo, e la loro carne seminata nei campi per garantire la fertilità. (vedi prima parte)
Nel testo si rievoca così un rituale magico molto antico di uccisione e smembramento, così come si può riscontrare ad esempio nella ballata di John Barleycorn e nel sacrificio dello Spirito del Grano. (vedi)

Altri vedono invece la canzone come una canzone di protesta che risale alla rivolta dei contadini del 1393 (o del 1381). Tuttavia i più antichi testi si datano alla fine del 1700 (e alcune citazioni di fine 600 riportano l’usanza della caccia allo scricciolo praticata in Irlanda). Vero è che esiste una filastrocca inglese dal titolo Who Killed Cock Robin? (Chi ha ucciso il pettirosso?) del XVIII sec che riprende però la storia Phyllyp Sparowe scritta da John Skelton nel 1508. Così il mito trasmigra nella fiaba e diventa una nursery rhyme!

WhoKilledCockRobin-vi

Anche per questo brano esistono molte varianti testuali e tuttavia tutte mantengono la forma responsoriale, il modello domanda e risposta dei canti liturgici, che conferisce una sorta di solennità rituale al canto. Non posso fare a meno di pensare che sull’antico rituale celtico si sia innestato il simbolismo cristiano: qui infatti lo scricciolo non è il re degli uccelli, ma un’umile creatura, è Gesù che si sacrifica per il suo popolo, è il pasto rituale in cui il corpo e il sangue di Cristo si trasforma in cibo (che, per i cattolici,  non è una cannibalizzazione ma una transustanziazione: la rinnovazione, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell’ultima Cena di mutare il pane e il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue).

ivi.borinMi trovo in sintonia con le osservazioni di R.J. Stewart, in “Where is Saint George?”: “The survival of ancient lore in folksongs and rituals is due to a combination of various factors. The accuracy and retention of the oral tradition need not be totally ignored, but perhaps the idea of a racial memory of tradition would be a better means of explaining the survival of myths. One vital factor is the agricultural way of life. […] The sacrificing of the wren was supposed to bring fertility. This would be a natural part of the life-cycle, where death leads to new birth through the ceaseless round of the seasons. There is no dark ancient religious secret involved here, but simply the epitomising of the process by which the rural community lived. The line of survival of racial myths could, poetically speaking, come out of the land itself, through the humans who live upon it. The link with later sophisticated religious concepts is hardly surprising when we consider that these concepts grew naturally out of the roots of the human existence. […] The impact and vitality of The Cutty Wren is enormous. Its power is striking to the modern listener no matter how far removed he is from the life-cycle which it represents. Quite possibly the attraction of such material for modern scholars and musicians is not primarily in the depth of curious lore that it holds, but in the life forces from which it grows. In the ‘pagan’ songs we can feel the essential flow of life expressing itself directly, in a quality long departed from most formal religious music.[…]The fragment of ritual surviving in The Cutty Wren, in its various English versions, stops short with the death and eating of the victim. It does not continue the tale, as do the Irish legends, with the magical revival and rebirth, although the wren-hunt was still associated with the growth of crops.”

ASCOLTA Ian Campbell folk group 1962

ASCOLTA Damh the Bard in “Tales From The Crow Man” 2009

I
Oh where are you going
said Milder to Moulder
Oh we may not tell you
said Festel to Fose
We’re off to the woods
said John the Red Nose
We’re off to the woods
said John the Red Nose.
II
And what will you do there
said Milder to Moulder
We’ll hunt the Cutty
wren said John the Red Nose
And how will you shoot her said Milder to Moulder
With bows and with arrows
said John the Red Nose
Oh that will not do
said Milder to Moulder
Oh what will you do then
said Festel to Fose
With guns and with cannon
said John the Red Nose
III
And how will you cook her
said Milder to Moulder
Oh we may not tell you
said Festel to Fose
In pots and in Pans
said John the Red Nose
Ah that will not do
said Milder to Moulder
Oh what will do then
said Festel to Fose
A bloody great brass caldron(1)
said John the Red Nose
III
Who will get the portion
said Milder to Moulder
We may not tell you
said Festel to Fose
We’ll Give it all to the nobles
said John the Red Nose
Oh that will not do
said Milder to Moulder
What will do then
said Festel to Fose
We’ll give ‘em all to the poor(2)
said John the Red Nose.
TRADUZIONE tratta dalla versione di Riccardo Venturi
I
“Ehi, ma dove vai”
disse Milder a Moulder
“Non vogliamo dirtelo”
disse Festel a Fose
“Stiamo andando al bosco”
disse John Nasorosso
II
“E che ci andate a fare”
disse Milder a Moulder,
“A cacciare lo Scricciolino”,
disse John Nasorosso
“E come lo ucciderete,”
disse Milder a Moulder,
“Con archi e con frecce,”
disse John Nasorosso
“Oh, ma non servirà”,
disse Milder a Moulder,
“Cosa farete allora”
disse Festel a Fose
“con pistole e cannone”,
disse John Nasorosso.
III
“E come lo cuocerete,”
disse Milder a Moulder,
disse Milder a Moulder
“Non vogliamo dirtelo”
disse Festel a Fose
“In pentole e caldaie,”
disse John Nasorosso
“Oh, ma non servirà,”
disse Milder a Moulder
“Che farete allora”,
disse Festel a Fose
“Un gran calderone d’ottone (1) sanguinolento”,
disse John Nasorosso
III
“E come lo dividerete,”
disse Milder a Moulder,
“Non vogliamo dirtelo,”
disse Festel a Fose,
“Lo daremo tutto ai nobili”,
disse John Nasorosso,
“Oh, ma non servirà”,
disse Milder a Moulder,
E che farete allora,
disse Festel a Fose
Daremo tutti ai poveri (2),
disse John Nasorosso

NOTE
1) Nella tradizione Gallese il calderone di Bran il dio dell’Altro Mondo ridà la vita ai guerrieri morti in battaglia; il calderone di Kerridwen è la fonte dell’immortalità e della saggezza; così si mescolano i due miti e la morte di Gesù il Salvatore è la promessa della Salvezza eterna (dell’anima)
2) i poveri di spirito

HUNTING THE WREN -ISOLA DI MAN

Dall’Isola di Mann proviene una registrazione sul campo risalente agli anni del 1950 (Peter Kennedy dal canto di Joe and Winifred Woods di Douglas) registrata dagli Steeleye Span nel 1978

ASCOLTA Steeleye Span in Live at Last 1978


“We’ll hunt the wren,”
says Robin to Bobbin,
“We’ll hunt the wren,”
says Richard to Robin,
“We’ll hunt the wren,”
says Jack of the land,
“We’ll hunt the wren,”
says everyone.
“Where oh where?”
“In yonder green bush,” …
“How get him down?” …
“With sticks and stones,” …
“How get him home?” …
“The brewer’s big cart,” …
“How’ll we eat him?” …
“With knifes and forks,” …
“Who’ll come to the dinner?” …
“The King and the Queen,” …
“Eyes to the blind,”
[says Robin to Bobbin,]
“Legs to the lame,”
[says Richard to Robin,]
“Luck to the poor,”
[says Jack of the land,]
“Bones to the dogs,” says everyone.
Traduzione di Cattia Salto
“Uccideremo lo scricciolo”
dice Robin a Bobbin
“Uccideremo lo scricciolo”
dice Richard a Robin
“Uccideremo lo scricciolo”
dice Jack della Terra
“Uccideremo lo scricciolo”
dicono tutti
“Dove oh dove?”
“In quell’agrifoglio”
“Come lo tireremo giù?”
“Con bastoni e sassi”
“E come lo porteremo a casa?”
” In una carretto da birraio ”
” E come lo mangeremo?”
“Con coltello e forchetta”
“E chi verrà a cena?”
“Il Re e la Regina”
“Occhi ai ciechi” (1)
“Gambe agli storpi”
“Fortuna ai poveri”
“Ossa ai cani”

La canzone viene chiusa dalla canzone di questua già ritrovata in Irlanda
The wren, the wren is king of the birds
St. Stephen’s Day was caught in the furze
Although he is little his family is great
We pray you, good people to give us a treat.
[Come out with the money, mister,
or else bad health (2) we’ll we singing.
We pray you, good people, to give us a treat.]

NOTE
1) la morte dello scricciolo porta salute e fortuna agli abitanti del villaggio
2) come da rigore nei canti di questua rituali se non ci saranno offerte per i Wren boys allora arriveranno le strofe con le maledizioni!

HELA’R DRYW (HUNTING THE WREN) – GALLES

ASCOLTA Fernhill — in gaelico gallese

GALLESE
Ble rwyt ti’n mynd? meddai Rhisiart wrth Robin,
Ble rwyt ti’n mynd? meddai Dibyn wrth Dobyn,
Ble rwyt ti’n mynd? meddai John,
Ble rwyt ti’n mynd? meddai’r Nefar Biond(1)

Mynd tua’r coed, meddai …
Be wnei di yno? meddai …
Hela’r dryw bach, meddai …
(repeat of 3)
Be wnei di yno? meddai …
Lladd y dryw bach, meddai …
A’i hebrwng e gartref, meddai….
Ceffyl a chert, meddai…
Beth am ei fwyta? meddai….
Cyllell a fforc, meddai…

TRADUZIONE INGLESE
Where are you going?
said Richard to Robin
Where are you going?
said Dibyn to Dobyn
Where are you going?
said John
Where are you going?
said the Never Beyond(1)
Going to the woods, said …
What will you do there? said …
Hunt the wren, said …
What will you do there? said …
Kill the wren, said…
And carry him home, said…
A horse and cart, said…
How shall we eat him? said …
A knife and fork, said …
TRADUZIONE ITALIANO
“Dove andate”
dice Richard a Robin
“Dove andate”
dice Dibyn a Dobyn
“Dove andate”
dice John
“Dove andate?”
dicono tutti (1)
Andiamo nel bosco
Cosa farete là?
Cattureremo lo scricciolo
Cosa farete là?
Uccideremo lo scricciolo
e lo porteremo a casa
con carrozza e cavalli.
Come lo mangeremo?
Con coltello e forchetta

NOTE
1) è un termine per indicare la divinità o più semplicemente un modo per dire “everyone”.

APPROFONDIMENTO
SOLSTIZIO D’INVERNO qui
COCK ROBIN, DEATH AND BURIAL OF COCK ROBIN vedi

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=7596&lang=it http://www.mysongbook.de/msb/songs/c/cutywren.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=47959 http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/huntingthewren.html

ILLUSTRAZIONE John Anster Fitzgerald

HUNTING THE WREN: THE KING

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.(prima parte continua)

Proseguiamo il viaggio per la campagna britannica per andare in Galles.

Flag_of_WalesGALLES : Pembrokeshire

PLEASE TO SEE THE KING

wildlwood-tarot Ancora controversa la questione se i Druidi praticassero sacrifici umani rituali; il dibattito in verità è più orientato sulla questione temporale (i reperti archeologici hanno dimostrato la diffusa presenza di roghi votivi celtici risalenti all’età del bronzo-ferro) ovvero se la prassi fosse ancora praticata dai Galli ai tempi di Giulio Cesare oppure dai druidi irlandesi alle soglie del Medioevo. Un eccezionale reperto archeologico risalente al I-II secolo a. C. è la mummia chiamata l’uomo di Lindow (detto Pete Marsh da qualche giornalista burlone – gioco di parole derivato da “peat marsh”, in italiano “torbiera”) trovato nella torbiera di Lindow Moss, Wilmslow, Contea di Cheshire (Inghilterra).

IL SACRIFICIO RITUALE – MARTIRIO

In occasione delle due principali festività rituali dell’anno (Samahin o Beltane) i Druidi sacrificavano una vittima umana agli dei. La vittima era nutrita con una focaccia d’orzo, denudata e dipinta di rosso, gli veniva legata una striscia di pelo di volpe sul braccio sinistro. Quindi al sorgere del sole gli veniva data la triplice morte, una per la terra, una per l’aria e una per il cielo. La morte era però “pietosa” perchè la vittima veniva tramortita con un colpo di mazza, poi era garrotata e quindi gli si squarciava la gola con un coltello ricurvo. Il sangue era raccolto in una coppa d’argento e infine veniva sparso sui campi per garantire un raccolto migliore. Anticamente era il re ad essere sacrificato, per ottenere i favori degli dei offesi da qualche “scortesia” (ovvero un venir meno nella sua funzione regale): le annate di carestia che si susseguivano, erano un pessimo segnale!

E’ inevitabile il collegamento tra sacrificio dello scricciolo e il martirio del santo, essendo Santo Stefano il primo martire del cristianesimo (protomartire) ucciso per aver testimoniato la sua fede in Cristo. Secondo il folklore irlandese il Santo si era nascosto in un cespuglio di agrifoglio per nascondersi dalla folla che voleva lapidarlo e il suo nascondiglio venne rivelato dallo strepito di uno scricciolo che aveva deciso di svernare proprio lì!

PLEASE TO SEE THE KING

wren-irelandAnche intitolato semplicemente “The King”) proviene da Pembrokeshire in Galles, ed è tradizionalmente cantato nel giorno di Santo Stefano. A.L. Lloyd commenta nelle note dell’album dei Watersons in “Sound, Sound Your Instruments of Joy”1977: “A wren-boys carol, sung by groups of boys and young men, masked and disguised, who on St Stephen’s Day (December 26) went from door to door carrying a holly bush on which was a dead wren, “the king of the birds”, or something to represent it. This rare song came to the Watersons from Andy Nisbet, who got it from “two old ladies in Pembrokeshire.”
ASCOLTA Steeleye Span in ‘Please to see the King‘ – 1971

ASCOLTA Loreena McKennitt in “Drive Cold Winter Away” 1987

ASCOLTA Nadia Birkenstock


I
Health, love and peace
Be all here in this place
By your leave we will sing
Concerning our king(1).
II
Our king is well dressed
In silks of the best
In ribbons so rare
No king can compare.(2)
III
We have traveled many miles
Over hedges and stiles
In search of our king
Unto you [him] we bring.
IV
We have powder and shot
To conquer the lot
We have cannon and ball
To conquer them all.(3)
V
Old Christmas is past
Twelfth tide is the last
And we bid you adieu
Great joy to the new.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Salute, amore e pace
siano su questa casa,
con il vostro permesso
canteremo del nostro Re (1).
II
Il nostro Re è ben vestito
con la migliore seta,
con preziosi nastri
nessun re si paragona. (2)
III
Abbiamo viaggiato per molte miglia
per siepi e passaggi
alla ricerca del nostro Re
e a voi lo portiamo.
IV
Abbiamo polvere e proiettili
per conquistarne molti
abbiamo cannoni e palle
per conquistarli tutti.(3)
V
Il vecchio Natale è passato
e la dodicesima notte (4) è l’ultima
e noi vi diamo l’addio,
grande gioia per il nuovo anno!

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui)
2) manca una strofa allusiva alla gabbietta in cui viene portato lo scricciolo dai wren-boys per mostrarlo alla gente del villaggio: “In his coach he does ride with a great deal of pride, and with four footmen to wait upon him”. (in italiano: Nella sua carrozza è scarrozzato con grande orgoglio da quattro valletti che vegliano su di lui.)
3) la strofa ha un che di rivoluzionario e senza dubbio è stata cantata anche come canzone di protesta, ma tutto sommato è un po’ una spacconata per dire che il gruppo di wren boys aveva fatto incetta di tutti gli scriccioli del bosco!
4) un tempo i giorni del Natale erano solo 12 e si cominciava a contare dal 21 dicembre di modo che il primo dell’anno era anche l’ultimo delle festività. Successivamente il conto è partito dal giorno del Natale di Gesù e così la 12 notte è quella della Befana (6 dicembre).  In questo canto è invece il giorno di Santo Stefano.

THE CUTTY WREN continua

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.htmlhttp://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/thewren.html

HUNTING THE WREN: WREN IN THE FURZE

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: l’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.
(prima parte continua)

Seguitemi quindi in questo viaggio per la campagna irlandese!

irish_flagIRLANDA

La tradizione è ancora diffusa nelle contee di Sligo, Leitrim, Clare, Kerry (in particolare Dingle), Tipperary, Kildare..

VIDEO The West Clare Wrenboys

SECONDA MELODIA IRLANDESE:WREN IN THE FURZE

La versione proviene dalla trasmissione orale e si annovera nella tradizione delle questue rituali dell’a-souling (vedi) e del wassailing (vedi).  Nella canzone si descrive molto chiaramente il clima festoso della questua con condivisione di libagioni, raccolta di soldi “per il funerale dello scricciolo”, danze tradizionali e colossali bevute.

The Chieftains in The Bells of Dublin 1991


I
Oh the wren, oh the wren
is the king of all birds(1)
On St. Stephen’s Day he got caught in the furze
It’s up with the kettle and down with the pan
Won’t you give us a penny (2) for to bury the wren?
II
Oh, it’s Christmas time; that’s why we’re here.
Please be good enough to give us an ear.
For we’ll sing and we’ll dance if you give us a chance,
And we won’t be comin’ back for another whole year.
III
We’ll play Kerry polkas; they’re real hot stuff.
We’ll play The Mason’s Apron and The Pinch of Snuff,
Jon Maroney’s Jig and The Donegal Reel,/Music made to put a spring in your heel(3).
IV
If there’s a drink in the house, may it make itself known,
Before I sing a song called The Banks of the Lowne,
And I’ll drink with you with occasion in it,
For my poor dry throat and I’ll sing like a linnet.
V
Oh, please give us something for the little bird’s wake,
A big lump of pudding or some Christmas cake(4),
A fist full o’ goose and a hot cup o’ tay(5)
And then we’ll soon be going on our way.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo, lo scricciolo
è il re di tutti gli uccelli (1)
nel giorno di Santo Stefano si cattura tra i cespugli,
mettete su il bollitore e sotto con la padella!
Ci date un penny (2) per seppellire lo scricciolo?
II
E’ Natale, per questo
siamo qui.
Vi preghiamo di essere benevoli e porgerci un orecchio
perchè canteremo e danzeremo se ce ne darete la possibilità
e non ritorneremo che tra un altro anno.
III
Suoneremo polche del Kerry, è roba veramente forte.
Suoneremo “The Mason’s Apron” e “The Pinch of Snuff”,
“Jon Maroney’s Jig” e “The Donegal Reel” tutta musica che vi farà saltare (3).
IV
Se c’è da bere in casa
che si presenti
prima di cantare una canzone dal titolo ” The Banks of the Lowne”
e berrò con voi per l’occasione,
per la mia povera gola secca
e canterò come un fringuello.
V
Prego dateci qualcosa per il funerale del piccolo uccello,
una bella fetta di budino o un dolce di Natale (4)
un bel pezzo di oca e una tazza di tè caldo (5)
e poi ce ne andremo subito per la nostra strada

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui)
2) scopo della questua era quello di raccogliere un po’ di soldi per la veglia funebre allo scricciolo (notoriamente passata nel pub a bere alla salute del defunto, a cantare e a danzare)
3) “to put a spring in your heel” letteralmente “mettere una molla ai vostri piedi”
4) il barm brack cake un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e che si abbina anche al Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!
5) tay =tea

Ed ecco le musiche citate nella canzone che erano eseguite tradizionalmente dai questuanti
ASCOLTA Medley ‘The Wren! The Wren!’: The Dingle Set
ASCOLTA The Mason’s Apron
ASCOLTA The Pinch of Snuff
ASCOLTA The Donegal Reel

ASCOLTA Heather Dale in The Green Knight 2006 intitola il brano “Hunting the Wren” essendo il primo verso tradizionale e gli altri scritti e arrangiati da Heather M. Dale & Ben Deschamp da ascoltare nella compilation di Top Celtic Christmas Music di Marc Gun al 4:21 minuto

I
Oh the wren, oh the wren is the king of all birds(1)
On St. Stephen’s Day he got caught in the furze
It’s up with the kettle and down with the pan
Give us a penny for to bury the wren
II
Oh the wren, oh the wren is a terrible rake
Won’t you give us a penny for the little bird’s wake?
It’s up with the bottle and it’s down with the can
Give us a penny for to bury the wren
III
Oh the wren, oh the wren has the tiniest quill
Won’t you give us a penny for the little bird’s will?
It’s up with the paper and it’s down with the pen
Give us a penny for to bury the wren
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo è il re di tutti gli uccelli(1) nel giorno di Santo Stefano si cattura tra i cespugli,
mettete su il bollitore e sotto con la padella!
Dateci un penny per seppellire lo scricciolo.
II
Lo scricciolo è un terribile setacciatore,
non volte darci un penny per la veglia dell’uccellino?
Su la bottiglia e giù il bicchiere, dateci un penny per seppellire lo scricciolo.
III
Lo scricciolo ha le più piccole piume, non volte darci un penny per il testamento dell’uccellino?
Mettete su il foglio e giù la penna, dateci un penny per seppellire lo scricciolo.

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Wren.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3289
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15132

continua

THE WREN SONGS: HUNTING THE WREN

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: l’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.
(prima parte continua)

Passando a una sommaria classificazione del materiale registrato, seguitemi quindi in questo viaggio per la campagna britannica e irlandese!

irish_flagIRLANDA

La tradizione è ancora diffusa nelle contee di Sligo, Leitrim, Clare, Kerry (in particolare Dingle), Tipperary, Kildare..

PRIMA MELODIA IRLANDESE: THE WREN SONG

Forse la melodia più diffusa ha l’andamento cantilenante di un girotondo e si conclude con una sarabanda, tutte le versioni testuali iniziano sempre con The wren, the wren, the king of all birds. Una delle tanti versioni è riporta anche in ‘Music of Ireland’ (Londra 1844) e come nota al testo F.W. Horncastle scrive: “On the anniversary od St Stephen’s Day groups of young villagers carry about a holly bush adorned with ribbons and with several wrens depending from it. This is conveyed from house to house with much ceremony, the wren-boys chanting several verses, the burthen of which may be collected from the lines of the song. Contributions are, of course, levied and the evening spent in merriment.”
The wren, the wren, the king of all birds(1),
St. Stephen’s Day was caught in a furze,
although he is little, his family’s great,
I pray you, good landlady, give us a treat(2).
Sing hey, sing ho! Sing holly, sing holly(6)!
A drop just to drink, it would cure melancholy

ASCOLTA The Clancy Brothers in Christams Album 1969 (strofe da I a VI) (con un bridge da The Boys from the Country Cork) La versione testuale risale al 1876 (in The Golden Bough, James Frazier)

ASCOLTA Baltimore Consort in Brigh Day Star: Music for the Yuletide Seasons 2009 (strofa I, IV, III, IIa, Va) anche se riprendono la melodia non cantano il ritornello

ASCOLTA Richie Kavanagh in The Mobile Phone 2009 con tanto di coretto di bambini e suono di campane


I
The wren, the wren,
the king of all birds(1),
St. Stephen’s Day was caught in the furze,
although he was little his honour (2) was great,
Jump up me lads and give him a treat(2).
II(4)
As I was gone to Killenaule (5)
I met the wren upon the wall,
Up with me wattle and knocked him down
And brought him into Carrick town(6).
III
Droolin (7), droolin,
where’s your nest?
‘Tis in the bush that I love best
In the tree (bush), the holly tree(8)
Where all the boys do follow me.
CHORUS
Up with the kettle(9) and down with the pan, and you give us a penny to bury the wren
IV
We followed the wren three miles or more
Three miles or more, three miles or more,
Followed the wren three miles or more
At six o’clock in the morning.
V (10)
I have a little box(11) under me arm
Under me arm, under me arm,
I have a little box under me arm,
A penny a tuppence will do it no harm.
VI
Missus Clancy(12)’s a very good woman
A very good woman, a very good woman
Missus Clancy’s a very good woman
She gave us a penny to bury the wren.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo, lo scricciolo
il re di tutti gli uccelli(1)
nel giorno di S. Stefano fu catturato tra i cespugli
sebbene fosse piccolo, il suo spirito (2) era grande
alzatevi, ragazzi e fategli
un’offerta (3).
II (4)
Mentre andavo a Killenaule (5)
ho incontrato uno scricciolo sul muro
ho alzato il mio bastone e l’ho buttato giù
e l’ho portato a Carrick(6)
III
“Scricciolo, scricciolo
dov’è il tuo nido?”
“E” nei cespugli che preferisco
nell’agrifoglio (8)
dove mi inseguono tutti i ragazzi”
CORO
su la lattina (9) e giù la monetina,
dateci un penny per seppellire lo scricciolo.

IV
Abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia,
abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia,
abbiamo inseguito questo scricciolo per tre e più miglia
dalle sei della mattina
V (10)
Ho una piccola scatola(11) sotto il braccio, sotto il braccio
Ho una piccola scatola sotto il braccio
e un penny e tre pence andranno bene
VI
La signora Clancy (12) è proprio una brava donna,
una brava donna
e ci ha dato
La signora Clancy è una brava donna ci ha dato un penny per seppellire lo scricciolo.

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: essendo due uccelli avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo e quindi vincere la gara. raccontata da Joe Heaney qui
2) letteralmente onore, ma qui è da intendersi più in termini “mistici”
3) in altre versioni è espressamente richiesto un penny, ma più spesso ai questuanti si dava un dolce (barm brack un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e anche con il Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!) vedi
4) Strofa alternativa: As I went out to hunt and all, I met a wren upon the wall, Up with me wattle and gave him a fall, And brought him here to show you all
5) Killenaule è un piccolo paese nella Contea di Tipperary in un area prevalentemente agricola.
6) Carrick-on-Suir è un paese un po’ più grande nella contea South Tipperary
7) droolin, Droilin in gaelico irlandese per wren (a Dingo dicono rolley)
8) sull’agrifoglio vedi
9) letteralmente: mettete su il bollitore e sotto con la padella!
10) strofa alternativa: I have a little box under me arm, A tuppence or penny will do it no harm, For we are the boys who came your way, To bring in the wren on St. Stephen’s Day
11) la scatola delle offerte, di solito una lattina. Il 26 dicembre era infatti nelle isole britanniche il Boxing day.
12) il nome della generosa signora non può che variare a seconda delle circostanze! Credo che i primi ad aver registrato la canzone siano stati proprio i Clancy bross.

wren-boys-ireland

THE WREN BOYS’ SONG

Un altro canto di questua dei wren boys sempre proveniente dall’Irlanda tratto da  “Ballads from the Pubs of Ireland”, 1968 di James Healy.
ASCOLTA Magpie Lane in “Knock at the knocker and ring at the bell” 2006 (su Spotify)


I
The wren, the wren,
the king of all birds
Saint Stephen’s day was caught in the furze,
We got him there as you can see,
And pasted him up on a holly tree.
CHORUS
Hurrah, my boys, hurrah,
Hurrah, my boys, hurrah.

Knock at the knocker and ring at the bell,
What will you give us for singing so well? 
Singing so well, singing so well,
What will you give us for singing so well?.

II
I get a little box under my arm,
a copper or two will do it no harm,
Knock at the knocker and ring at the bell,
And give us a copper for singing so well.
III
On Christmas day I turned the spit,
I burned my finger, I feel it yet,
Between my finger and my thumb
There’s a blister as big as a plum.
IV
God bless the mistress and the man,
Unto your house we bring the wren,
Though he’s little his family’s great,
Come out, come out, and give us a treat.
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo,
il re di tutti gli uccelli (1)
nel giorno di S. Stefano fu catturato nel cespuglio,
lo abbiamo preso come potete vedere e legato su un agrifoglio (8).
CORO
Evviva miei ragazzi,
Evviva miei ragazzi,
scrollate il battente e suonate il campanello,
cosa ci date per cantare così bene?
Per cantare così bene, cantare così bene, cosa ci date per cantare così bene?
II
Ho una piccola scatola (11) sotto il braccio
e una monetina o due andranno bene
scrollate il battente e suonate il campanello,
dateci una monetina per cantare così bene
III
Il giorno di Natale ho girato lo spiedo
e mi sono bruciato il dito, lo sento ancora, tra l’indice e il pollice
c’è una bolla grande come una prugna.
IV
Dio benedica la signora e il signore,
nella vostra casa portiamo lo scricciolo, anche se piccolo, il suo spirito è grande, venite fuori e dateci un dolcetto

(seconda parte segue)

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://www.dingle-peninsula.ie/wren.html http://www.sligoheritage.com/archwrenboys.htm http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=805 https://thesession.org/tunes/2828 http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/thewren.htm http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Wren_Song.htm http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=7195 http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/WRENBOY2.html

THE WREN SONG AND WREN HUNTING

518px-Book_Illustration_of_a_Robin_and_WrenLa canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Il nome gaelico “Druidh dhubh” si traduce come “druido degli uccelli” detto anche “passero di Bran” (il dio della profezia). Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

Nel suo libro “La dea bianca”, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate. (continua) Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita.

LA VERA MORTE DI COCK ROBIN

Nei secoli si sono mescolate molte varianti di questa lotta-litigio diventate anche oggetto di racconti per bambini e nursery rhymes, in quella più conosciuta Cock Robin (il pettirosso) si innamora di Jenny Wren (lo scricciolo). Viene celebrato il loro matrimonio (ampia descrizione del banchetto). Tutti sono felici, bevono e mangiano cose deliziose, ma a rovinare la festa entra in scena il cuculo, che vuole portarsi via Jenny Wren, ma nel tafferuglio viene ucciso Cock Robin. In altre varianti una lite tra i due uccellini innamorati precede il matrimonio continua
jennywren-waltercrane

Nell’Inghilterra vittoriana è il pettirosso a rispuntare nelle cartoline degli auguri a simboleggiare la morte-resurrezione di Gesù (e l’uccelino viene raffigurato tra le mani di Gesù bambino tra le braccia di Maria).
Nella fiaba/filastrocca per bambini è lo scricciolo Jenny Wren ad essere la parte femminile della coppia  ed è il Frazer nel suo “Il ramo d’oro” a dirci che gli scozzesi lo chiamano anche “gallina della regina del cielo”. La regina del cielo è evidentemente il sole che nell’antichità era femmina.

LA CACCIA DELLO SCRICCIOLO IN IRLANDA

In Irlanda il giorno di S. Stefano, conosciuto anche con il nome gaelico La An Droilin, il giorno dello scricciolo, i giovani del villaggio con i visi sporchi di fuliggine e armati di bastoni, andavano nei boschi alle prime luci dell’alba per cercare tra i cespugli la tana dello scricciolo: il primo di loro che riusciva a colpirlo diventava il re per un giorno. Il corpicino dello scricciolo legato ad un ramo di agrifoglio veniva portato in processione di casa in casa e cantando una filastrocca i ragazzi dello scricciolo ricevevano piccoli doni lasciando in cambio una piuma strappata dal petto del piccolo uccellino. Compiuto il giro presso tutte le case del villaggio i ragazzi intonavano una nenia funebre e andavano a seppellire lo scricciolo nel cimitero. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro” “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught” In effetti la caccia dello scricciolo era un rituale pan-celtico sopravvissuto nell’Irlanda sud-occidentale: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio. wren-boys

Parade of Wren Bush & Boys, 1850

Ancora oggi gli Wren Boys indossano vestiti stracciati e si coprono o dipingono i visi e vanno di casa in casa cantando la Canzone dello Scricciolo accompagnandosi con vari strumenti tradizionali, oggi non si permette più l’uccisione dell’uccellino, e appeso al ramo di agrifoglio c’è un simulacro che tutti i bambini del villaggio devono colpire con bastoni o sassi, fino a farlo cadere. Una volta “ucciso” lo scricciolo, i bambini dovranno bussare alle porte del paese con un rametto di agrifoglio in mano, chiedendo soldi per seppellirlo. Ancora alla fine della seconda guerra mondiale c’era l’usanza di catturare (nottetempo) lo scricciolo per tenerlo prigioniero per tutto il giorno del 26 dicembre in una gabbietta e mostrarlo di casa in casa chiedendo dei soldi per il suo funerale. I giovani del paese la sera sarebbero poi andati al pub a fare una bella veglia funebre all’irlandese (bevendo, cantando e ballando!!) (testimonianza di Joe Heaney qui)
A Dingle (contea di Kerry, Irlanda) il Giorno dello Scricciolo è celebrato con una festa: il fantoccio dell’uccellino è legato su un alto palo (decorato con nastri e rami di agrifoglio e edera) e portato in parata per le strade con tanto di musicisti: il danaro ricavato dalla questua è donato in beneficenza o dedicato alla danza serale che si svolge attorno al palo decorato. Le persone offrono birra e dolci (ma anche qualche monetina) e i più giovani di ogni casa visitata si uniscono alla combriccola finché non si da vita a un gruppo numeroso di ragazzini. Alcuni Wren boys indossano abiti di paglia e buffi copri capi sempre in paglia che nei secoli XVIII e XIX erano i travestimenti dei Whiteboys, i sovversivi al tempo delle guerre contadine. pommer-wrenboys L’usanza oltre che in alcune parti d’Irlanda è diffusa nell’Isola di Man e in alcune parti del Galles, nel Suffolk, ma anche in Canada presso le comunità irlandesi.

THE WREN SONG

Le strofe cantate nella questua variano a seconda delle località e non si può non rilevare una certa somiglianza con le questue dell’a-souling (vedi). Nel raccolta “Song of Uladh” (1904) di Herbert Hughes si riporta una strofa e la testimonianza di Gerald Griffin (1803-1840) “The Wran! the Wran! the king of all birds,St Stephen’s day was caught in the furze; Although he’s little, his family’s great. Get up, fair ladies! and give us a trate! And if your trate be of the best, In heaven we hope your soul will rest!”’ ‘The Wren-boys of Sean-ghualann [Griffin has Shanagolden] … were all assembled pursuant to custom on the green before the chapel-door on a fine frosty morning, being the twenty-sixth of December, or Saint Stephen’s Day – a festival yet held in much reverence in Mumha [Griffin has Munster], although the Catholic Church has for many years ceased to look upon it as a holiday of “obligation”. ‘Seven or eight handsome young fellows, tricked out in ribbons of the gayest colours, white waistcoats and stockings, and furnished with musical instruments of various kinds – a fife, a piccolo, an old drum, a cracked fidil [Griffin has fiddle], and a set of bagpipes – assumed their place in the rear [Griffin has rere] of the procession, and startled the yet slumbering inhabitants of the neighbouring houses by a fearfully discordant prelude. ‘Behind those came the Wren-boy par excellence – a lad who bore in his hands a holly-bush, the leaves of which were interwoven with long streamers of red, yellow, blue and white ribbon; all which finery, nevertheless, in no way contributed to reconcile the little mottled tenant of the bower (a wren which was tied by the leg to one of the boughs) to his state of durance. After the Wren-boy came a promiscuous crowd of youngsters, of all ages under fifteen, composing just such a little ragged rabble as one observes attending the band of a marching regiment on its entrance into a country town, shouting, hallooing, laughing, and joining in apt chorus with the droning, shrilling, squeaking, and rattling of the musicians of the morn.’ Di solito le canzoni dello scricciolo si compongono di tre, quattro strofe abbastanza simili da regione a regione (è ovvio che se si doveva girare di casa in casa per tutto il paese la canzone era piuttosto breve!!)


I
The Wren, the Wren the king of all birds(1),
St. Stephenses day, he was caught in the furze.
Although he is little, his honor(2) is great,
Rise up, kind sir, and give us a trate(3).
II
We followed this Wren ten miles or more
Through hedges and ditches and heaps of snow,
We up with our wattles and gave him a fall
And brought him here to show you all.
III
For we are the boys that came your way
To bury the Wren on Saint Stephenses Day,
So up with the kettle(4) and down with the pan!
Give us some help for to bury the Wren!
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Lo scricciolo, il re di tutti
gli uccelli(1)
nel giorno di S. Stefano è catturato tra i cespugli
sebbene sia piccolo, il suo spirito(2) è grande,
alzatevi, gentile signore, e dateci un dolcetto(3).
II
Abbiamo inseguito questo scricciolo per 10 e più miglia
tra siepi e fossati e cumuli
di neve,
abbiamo fatto rumore con i nostri bastoni e lo abbiamo intrappolato
e lo portiamo qui per mostrarlo a tutti.
III
Perchè noi siamo i ragazzi che vengono sulla vostra strada
a portare lo Scricciolo nel giorno di S. Stefano,
su la lattina(4) e giù la monetina
Dateci un aiuto per seppellire lo Scricciolo.

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò, si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo all’ultimo momento e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui )
2) letteralmente onore, ma qui è da intendersi più in termini “mistici”
3) in altre versioni è espressamente richiesto un penny, ma più spesso ai questuanti si dava un dolce (barm brack un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e anche con il Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!) vedi
4) la parola si traduce come bollitore, teiera ma nel contesto credo voglia dire lattina. La traduzione letterale è: mettete su il bollitore e sotto con la padella!

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda!

LE WREN SONGS suddivise per territorio continua
Musiche e danze per il giorno dello scricciolo qui

APPROFONDIMENTO
SOLSTIZIO D’INVERNO qui
COCK ROBIN, DEATH AND BURIAL OF COCK ROBIN vedi

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-23rd-dec-wren-boys.html http://www.gippeswic.demon.co.uk/wren.html

HEAVEN OR OTHER WORLD?

Dives and Lazarus (Child ballad #56) è sia una ballata popolare che un christmas carol

LA PARABOLA

par29Vangelo secondo Luca 16,19-31. (in Inglese qui)
«C’era un uomo ricco, che era vestito di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe(1). Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo(2). Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali(3); ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti(4). Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro(5), si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi(6).»

NOTE (che ahimè sono più lunghe della parabola)
1) Lazzaro è sinonimo di lebbroso ma più in generale è un termine che indica il povero e il misero (paradossalmente con lazzarone si vuole stigmatizzare il misero come miserabile: egli è responsabile della sua miseria perchè è un fannullone); anche i cani concorrono ad aggravare la sua sofferenza
2) “il seno di Abramo” ovvero tra le braccia di o sulle ginocchia di Abramo, in senso figurato è il luogo del riposo dei giusti per gli ebrei.
Secondo Tertulliano, il seno di Abramo è quella regione non celeste, ma più alta degli inferi, in cui le anime dei giusti godono una consolazione provvisoria fino alla resurrezione della carne. Così alcuni vedono confermata nella Bibbia l’esistenza di un luogo intermedio tra Inferno e Paradiso che anche se non chiamato Purgatorio è il luogo in cui “gli spiriti dei giusti” saranno portati alla perfezione
3) su argomentazioni di questo tipo la Chiesa ha legittimato schiavitù e la diseguaglianza sociale: il povero è rassegnato alla sua povertà e non si aspetta o rivendica altro che le briciole che cadono dal piatto del ricco!!
4) ai poveri verrà la ricompensa nei cieli, in terra posso avere solo la consolazione nella Giustizia divina (o nella Provvidenza divina)
5) ecco qua i morti che a Samahin vanno a trovare i vivi! Ovviamente Luca non dice che i morti vadano ogni tanto a visitare i vivi, anzi ne nega l’utilità (e tuttavia negare l’utilità non significa negare che il fatto possa accadere.. tanto per voler andare per sottigliezze linguistiche)
6) sovviene niente meno che un miracolo, quello di Gesù a resuscitare Lazzaro (che i più ritengono un altro Lazzaro, quello di Betania distinto da questo), raccontato nel Vangelo secondo Giovanni. E’ l’ultimo dei miracoli di Gesù che precorre la sua stessa resurrezione.

CHE INFERNO DI PURGATORIO!

Dal punto di vista della teologia cristiana paradiso e inferno sono i luoghi in cui l’umanità trascorrerà il resto della sua esistenza (in eterno) dopo il Giudizio Universale che verrà in un momento non precisato nella storia dell’uomo con la Fine del Mondo: solo allora Dio giudicherà le singole persone resuscitate con la loro carne e condannate alle pene dell’Inferno o alle gioie del Paradiso. Per rispondere alla domanda: “Cosa succede ai morti nel frattempo?” la Chiesa cattolica afferma che praticamente le anime degli uomini vengono giudicate subito dopo la separazione dal corpo nel giudizio particolare (in attesa della Fine del Mondo e della ricongiunzione tra anima e corpo). Ora a prescindere del paradosso tra i due giudizi, ma nei meandri della teologia non è bene addentrarsi per non stare a disquisire di sottigliezze come il sesso degli Angeli, possiamo dire che una grande trovata della dottrina della Chiesa cattolica romana è stata quella del Purgatorio: è implicito che quasi tutte le anime finiscono in Purgatorio dove ci resteranno a meno che i vivi non intercedano per i defunti. “La dottrina afferma che coloro che muoiono nella Grazia di Dio, senza però aver soddisfatto con adeguate penitenze la pena temporale, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del Cielo (cioè il Paradiso). Tale purificazione consiste nelle medesime, dolorose pene infernali, con la differenza che le pene del Purgatorio hanno un termine (al contrario di quelle infernali, che sono eterne), e inoltre sono stemperate dalla luce della Speranza Divina che scende dal Paradiso. Per questo, le anime del Purgatorio sono in perenne e continua preghiera, che li aiuta a sostenere la pena della purificazione. (tratto da qui)

Il purgatorio nasce nel Medioevo, nel XII secolo per legare i vivi con i morti in buona misura per intenti utilitaristici. Così Jacques Le Goff nel suo “La nascita del purgatorio” (Einaudi, Torino 2006) scrive «Potere spirituale, ma anche semplicemente, come vedremo, profitto finanziario, del quale beneficeranno più di ogni altro i frati degli ordini mendicanti, ardenti propagandisti della nuova credenza. L’infernale sistema delle indulgenze finirà col trovarvi robusto alimento».

La parabola con il suo messaggio di speranza nella resurrezione (la vita dopo la morte) e il conforto di una giustizia sociale assicurata dal giudizio finale sull’umanità, non mancò di colpire l’immaginario popolare e si trova fin dall’alto medioevo scolpita sui capitelli o i muri delle chiese, miniata nei codici o affrescata, proseguendo la sua fortuna anche nei secoli successivi (in particolare per la scena del banchetto riprodotta in un infinità di quadri e illustrazioni). Tra il Quattrocento e il Cinquecento la parabola conobbe poi un grande successo con la diffusione nelle predicazioni, nelle sacre rappresentazioni o nelle ballate, e nell’iconografia (vedasi Lazzaro e il ricco Epulone di Pietro Delcorno, Società Editrice Il Mulino2014)

LA BALLATA: DIVES AND LAZARUS

La ballata tradizionale a tema religioso riportata dal professor Child al numero 56 deriva dalla parabola nel Vangelo secondo Luca. La ballata è finita nel repertorio dei carollers per il Natale (con il suo invito ad essere caritatevoli verso i bisognosi) e si conclude con la strofa
And now my carol’s ended, No longer can I stay. God bless you all, both great and small, And God send you a happy New Year”

Apro una parentesi sulla MELODIA prima di passare al testo.
Conosciuta come “Star of the County Down” (vedi) la melodia irlandese ha origini ben più antiche e gli studiosi sono incerti nell’attribuirla al versante irlandese, inglese oppure a quello scozzese: Frank Sidgwick in “Ballads of Mystery and Miracle and Fyttes of Mirth popular Ballads of the Olden Times” scrive “A ‘ballet of the Ryche man and poor Lazarus’ was licensed to be printed in 1558; ‘a ballett, Dyves and Lazarus,’ in 1570-1. In Fletcher’s Monsieur Thomas (1639), a fiddler says he can sing the merry ballad of Diverus and Lazarus. A correspondent in Notes and Queries (ser. IV. iii. 76) says he had heard only Diverus, never Dives, and contributes from memory a version as sung by carol-singers at Christmas in Worcestershire

ASCOLTA arrangiamento per flauto
ASCOLTA Willy Fly arrangiamento per chitarra tratto da “English Coubtry Song” 1893 di Lucy E. Broadwood e J.A. Fuller Maitland. La melodia richiama Greensleeves

CHILD #56A
Martin Simpson

I
As it fell out upon one day
Rich Dives(1) made a feast
And he invited all his friends
And gentry of the best
III
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ door
“Some meat, some drink, brother Dives
Bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my door
No meat nor drink I’ll give to thee,
Nor none I’ll bestow on the poor(2).”
V
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ wall
“Some meat, some drink, brother Dives
Or with hunger starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my wall
No meat nor drink I’ll give to thee,
But with hunger starve you shall.”
VII
Then Lazarus laid him down and down
And down at Dives’ gate
“Some meat, some drink, brother Dives
For Jesus Christ his sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
That lies begging at my gate
No meat nor drink I’ll give to thee,
For Jesus Christ his sake.”
IX
Then Dives sent out his merry men
To whip poor Lazarus away(2),
But they had no power to strike one stroke,
And threw their whips away.
X
Then Dives sent his hungry dogs
To worry poor Lazarus away,
But the had no power to bite one bite
So they licked his sores away(3).
XI
As it fell out upon one day
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of heaven,
His soul there to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus,
And come along with me;
For there’s a place in heaven provided,
To sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
As it fell out upon one day
That Dives sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul there to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Dives,
And come along with me;
For there’s a place in hell provided,
To sit upon a serpent’s knee(4).”
XV
Then Dives lifted up his eyes
And saw poor Lazarus blest:
“A drop of water, brother Lazarus,
For to quench my flaming thirst.”
XVI
“If I had as many years to live
As there is blades of grass
I would make it in my will secure
That the devil should have no power.
XVII
Oh, hell(5) is dark, oh, hell is deep;
Oh hell is full of mice,
It is a pity that any poor sinful soul
Should depart from our saviour, Christ.”
CHILD #56B
Young Tradition (Royston Wood) 1965

I
As it fell out upon one day,
Rich Divers(1) he gave a feast;
And invited all his neighbours in,
And gentry of the best.
II
And it fell out upon that day,
Poor Lazarus he was so poor,
He came and laid him down and down,
Even down by Diverus’ door.
III
Then Lazarus laid him down and down,
Even down by Diverus’ door,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Do bestow upon the poor.”
IV
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my door,
No meat, no drink, will I give thee,
Nor bestow upon the poor(2).”
V
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ wall,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
Or surely starve I shall.”
VI
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my wall,
No meat, no drink, will I give thee,
And surely starve you shall.”
VII
Then Lazarus he laid him down and down,
Even down by Diverus’ gate,
“Some meat, some drink, brother Diverus,
For Jesus Christ His sake.”
VIII
“Thou are none of mine, brother Lazarus,
Lying begging at my gate,
No meat, no drink, will I give thee,
For Jesus Christ His sake.”
IX
Then Diverus sent his merry men all
For to whip poor Lazarus away(2).
They had no will to whip one whip
But threw their whips away.
X
Then Diverus sent his hungry dogs
For to bite poor Lazarus away;
They had not will to bite one bite
But licked his wounds away(3).
XI
Then it fell out upon one day,
Poor Lazarus he sickened and died.
There came two angels out of Heaven,
His soul thereto to guide.
XII
“Rise up, rise up, brother Lazarus
And come you along with me.
There is a place prepared in Heaven,
For to sit upon an angel’s knee(4).”
XIII
Then it fell out upon one day,
Rich Diverus he sickened and died.
There came two serpents out of hell,
His soul thereto to guide.
XIV
“Rise up, rise up, brother Diverus
And come you along with me.
There is a place prepared in hell
For to sit upon a serpent’s knee(4).”

NOTE
1) Dives o Diveres. Nel Vangelo di Luca non è indicato il nome del ricco ma in Italia è chiamato Epulone e in Inghilterra Dives trasformando il termine generico latino “dives=il ricco” in sostantivo (per le discussioni sulla pronuncia qui)
2) nella parabola si dice solo che il ricco banchetta nell’abbondanza, mentre il povero si accontenta delle briciole che cadono dalla tavola del ricco; così si può pensare che il ricco nemmeno si accorga della presenza del povero o che in ogni caso non si curi della sua sorte; nella ballata invece il ricco è un avaro, che rifiuta l’elemosina al povero e manda i suoi servitori per scacciarlo
3) nella ballata si travisa il significato del comportamento dei cani secondo la parabola: essi provano compassione per il povero e la sua sofferenza e cercano di dargli sollievo leccandogli le piaghe
4) riprendendo la metafora del “seno di Abramo” l’anonimo compilatore manda Lazzaro in “seno agli angeli” e Dives in “seno ai serpenti”
5) la parabola dava l’estro alle raffigurazioni più cupe dell’Inferno che i predicatori utilizzavano per spaventare i fedeli e convincerli a confessarsi (e a fare laute elargizioni alla Chiesa in vista del trapasso) e ad abbandonarsi a Dio: fiamme, diavoli con i forconi e calderoni bollenti; nella ballata emergono dall’oscurità migliaia di topi a tormentare con i loro famelici morsi ed in eterno, i dannati (il grasso Dives che in vita banchetta sullo sfruttamento del povero all’inferno diventa cibo dei ratti). Qui per fare rima con Christ vengono evocati i “mice” in altre versioni è “ice”, Dante vede il Diavolo « Lo ‘mperador del doloroso regno da mezzo ‘l petto uscia fuor de la ghiaccia. » piantato nel ghiaccio fino al petto. Egli colloca i traditori degli ospiti a testa in giù nel ghiaccio nel Nono cerchio della sua Divina Commedia

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Accadde un giorno che il ricco Dives diede un banchetto e invitò tutti i suoi amici e e la migliore nobiltà, mentre Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, elargiscili a un povero “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e nessuna elargizione ai poveri” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, o morirò di fame “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere e tu morirai di fame” Allora Lazzaro si accasciò alla porta di Dives “Della carne, da bere fratello Dives, per amore di Gesù Cristo “Tu non sei mio fratello Lazzaro che stai a mendicare alla mia porta, non ti darò né da mangiare né da bere per amore di Gesù Cristo” Allora Dives mandò i suoi uomini per scacciare il povero Lazzaro ed essi non ebbero la forza di colpire e gettarono via le loro fuste. Allora Dives mandò i suoi cani affamati per azzannare il povero Lazzaro, ma essi non riuscirono dare nemmeno un morso e leccarono le sue piaghe. Poi un giorno accadde che il povero Lazzaro si ammalò e morì e vennero due angeli dal cielo per per guidare la sua anima “Alzati fratello Lazzaro e vieni con me, c’è un luogo pronto in cielo per sedersi sulle ginocchia di un angelo”. Poi un giorno accadde che il Dives si ammalò e morì e vennero due serpenti dall’inferno per guidare la sua anima “Alzati fratello Dives e vieni con me, c’è un luogo pronto all’inferno per sedersi sulle ginocchia di un serpente” Allora Dives alzò gli occhi e vide il povero Lazzaro benedetto “Un goccio d’acqua fratello Lazzaro per placare la mia arsura. Se avessi ancora tanti anni da vivere quanti sono i fili d’erba farei di certo in modo che il diavolo non possa avere alcun potere”. L’inferno è oscuro e abissale, pieno di topi, è un peccato che ogni povera anima peccatrice si debba separare dal nostro salvatore, Cristo.

FONTI
http://www.centrostudilaruna.it/oiw.html http://www.ramshornstudio.com/dives___lazarus.htm http://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/divesandlazarus.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=45051 http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_56
http://www.beyond-the-pale.co.uk/Lazarus.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/dives_and_lazarus.htm

RIGS O’BARLEY

Questa canzone è stata scritta interamente da Robert Burns nel 1782 adattandola ad una vecchia aria scozzese da danza dal titolo “Corn Rigs are bonnie“. Pare fosse particolarmente cara al poeta: si racconta della notte d’amore con una bella fanciulla tra i covoni di grano, una magica notte di luna piena…

L’Annie della canzone è stata identificata in Anne Rankie, la più giovane figlia di un fittavolo, John Rankine di Adamhill, della fattoria che si trovava a poca distanza da quella dei Burns a Lochlea. Nel 1782, nel mese di settembre, la donna sposò un oste, John Merry di Cumnock, per cui alcuni dubitano che ad agosto si trovasse tra i covoni d’orzo con il bel Robert; altri però fanno notare che dopo 4 anni (e ancora una volta ad agosto) il poeta, trovatosi nei paraggi, alloggiasse proprio presso la locanda dei due! Possiamo quindi essere certi che Annie e Robert si fossero frequentati, tant’è  che Burns le regalò una ciocca di capelli e un suo ritratto, che lei conservò insieme alla canzone.
Molto cavallerescamente Burns tace però sull’identità della bella Annie.

William Adolphe Bouguereau 1865
William Adolphe Bouguereau 1865

LA NOTTE DI LAMMAS

rigsL’analisi del testo dipana la dinamica della relazione tra i due amanti (secondo il mio punto di vista): la notte di Lammas, come consuetudine della tradizione celtica, è la notte della vigilia del 1 agosto, giorno di festa per i contadini della Scozia, giorno di riposo e festa prima dell’inizio del raccolto.
Tra i giovani era consuetudine passare la notte nei campi di grano (o di orzo) ma il nostro Robert in un primo momento si tiene alla larga da tale usanza, la bella Annie è promessa ad un altro…
Tuttavia l’ardore giovanile alla fine vince e anche la fanciulla (senza neanche farsi pregare troppo, ci rivela il bardo) acconsente: i due si incontrano tra i campi d’orzo, al crepuscolo, in una calda sera d’estate con la luna piena a rischiarare la notte, e che “happy night”!
La strofa finale riprende un concetto caro al poeta: il tempo migliore è quello speso ad amare! E in quella magica notte sembra che il giovane Robert lo abbia fatto per tre volte!

Ossian in Seal Song 1981 con la melodia tradizionale Corn Rigs Are Bonnie, il video è molto ben fatto con il testo che scorre, filmati e foto d’epoca nonchè “ritratti” del bardo, tutto ben strutturato nell’evocazione per immagini del testo

ASCOLTA Paul Giovanni per il film The Wicker Man (in italiano Il prescelto) con un’altra melodia


I
It was upon a Lammas(1) night,
When the corn rigs(2) were bonnie,
Beneath the moon’s unclouded light,
I held awa’ to Annie;
The time flew by wi’ tentless heed,
‘Til ‘tween the late and early,
Wi’ small persuasion she agreed
To see me thro’ the barley.
chorus
Corn Rigs and barley rigs,
Corn rigs are bonny:
I’ll ne’eer forget that happy night,
Amang the rigs wi’ Annie.
II
The sky was blue (3), the wind was still,
The moon was shining clearly;
I set her down wi’ right good will,
Amang the rigs o’ barley:
I ken’t(4) her heart, was a’ my ain(5);
I loved her most sincerely;
I kissed her o’er and o’er again,
Amang the rigs o’ barley.
III
I locked her in my fond embrace;
Her heart was beatin’ rarely:
My blessing on that happy place,
Amang the rigs o’ barley!
But by the moon and stars so bright,
That shone that hour so clearly!
She aye shall bless that happy night
Amang the rigs of barley.
IV
I hae been blythe(6) wi’ comrades dear;
I hae been merry drinking;
I hae been joyful gath’rin’ gear(7);
I hae been happy thinking:
But a’ the pleasures e’er I saw,
Tho’ three times doubled fairly,
That happy night was worth them a’,
Amang the rigs wi’ Annie.
tradotto da Cattia Salto
I
Era la notte di Lammas(1)
quando le porche(2) del grano erano belle, sotto la piena luce della luna,
me ne andai da Annie;
il tempo scorreva senza pensieri
finchè da un momento all’altro,
senza farsi pregare troppo, acconsentì
a vedermi in mezzo all’orzo
RITORNELLO
Porche di grano e d’orzo,
le porche di grano sono belle:
mai dimenticherò quella notte felice
tra le porche con Annie
II
Il cielo era azzurro(3), il vento tranquillo,
chiara la luna splendeva;
la stesi di buona voglia
tra le porche dell’orzo:
sapevo che il suo cuore era tutto mio,
l’amai nel modo più sincero;
la baciai ancora e ancora di nuovo,
tra le porche dell’orzo
III
La imprigionai nel mio appassionato abbraccio, il cuore le batteva appena:
benedetto quel luogo propizio
in mezzo alle porche dell’orzo!
E anche la luna e le stelle così luminose
che in quell’ora brillavano così chiaramente!
Si, lei benedirà quella notte felice
in mezzo alle porche dell’orzo
IV
Sono stato bene con i miei cari amici,
sono stato a bere in allegria
e con gioia i soldi ho guadagnato
e sono stato felice a pensare:
ma tutti i piaceri che abbia mai provato,
sebbene raddoppiati tre volte,
quella notte allegra tutti li valeva
in mezzo alle porche con Annie

NOTE
1) Lammas è la festa del raccolto che si celebra il primo agosto le cui origini risalgono alla festa celtica di Lugnasad, una festa che segna l’inizio del primo raccolto (grano e orzo). Nella tradizione contadina scozzese è come il nostro giorno di San Martino, quando vengono pagati i terreni in affitto e si rinnovano i contratti. (vedi scheda)
2) Il termine Rigs si traduce in italiano con una desueta parola “porche” una tecnica colturale che prevedeva la lavorazione del terreno in lunghe e strette strisce di terra rialzate, ed era il sistema di drenaggio tradizionale del tempo: i campi si suddividevano in argini di terra rialzati, in modo che l’acqua in eccesso defluisse più in basso nei profondi solchi laterali. Queste cunette potevano arrivare fino al ginocchio e il lavoro di semina a mano era notevolmente facilitato. Se la lavorazione del terreno era fatta con l’aratro esisteva uno strumento particolare, il mugellese, che permetteva di lavorare i solchi tracciati con l’aratro  uno sì uno no, in modo da ricoprire i solchi non rilavorati e formare così porche e solchi di irrigazione. Le porche venivano poi sarchiate quando le piantine avevano raggiunto dimensione opportuna.
3) l’ora indicata è quella del crepuscolo
4) knew
5) own
6) joyous
7) earning money= guadagnare soldi

LA SCOTTISH COUNTRY DANCE

Il brano è più conosciuto con il titolo di Corn Rigs o Corn Rigs Are Bonnie ed è anche una danza, una scottish country dance (vedi scheda danza) presa dalle vecchie tradizioni o dalla vita quotidiana della società di una volta dedita alla pastorizia e all’agricoltura. Durante il raccolto era consuetudine danzare tra i covoni di grano, come mostrato in questo filmato d’epoca dalla Royal Scottish Country Dance Society.
VIDEO

e qui la melodia Mandosounds

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/lugnasad.html
https://giulsass.wordpress.com/istruzione/esperienza-antica/gest_terra_p_s/

THE WREN SONG E LA CACCIA ALLO SCRICCIOLO

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio. continua

La canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

LA LOTTA TRA PETTIROSSO E SCRICCIOLO

Nel suo libro La dea bianca, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate  (continua)
Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught”

wren-boys
Parade of Wren Bush & Boys, 1850

LA QUESTUA E IL BANCHETTO

Dopo aver ucciso lo scricciolo e averlo portato in giro per il villaggio per raccogliere farina o pane, burro e uova, si seppelliva il corpo con un funerale e si procedeva a preparare un dolce tipico di Natale, il “pudding bag
Nella forma di più antica attestazione, che è anche la più semplice, la cerimonia (che si tiene sempre il 26 dicembre, giorno di S. Stefano o “Giorno dello Scricciolo”) iniziava con l’inseguimento di un vero scricciolo che infine veniva lapidato. Il suo corpo era quindi deposto in una scatola o gabbia stupendamente decorata con rami di sempreverdi, nastri colorati e frutti (detti perllan o “frutteto” in gallese) che veniva fissata all’estremità di un palo e portata in parata di casa in casa da una compagnia di danzatori, cantanti e musicisti in costume. La composizione specifica dei personaggi variava ma, almeno in Irlanda, includeva sempre un uomo travestito da “megera” (cailleach) e un cavallino chiamato Lair Bhan (“Giumenta Bianca”). Ovunque fossero accolti, i “ragazzi dello scricciolo”  eseguivano una performance di danza, clownerie e musica nuova e vecchia (parte della quale riferita specificamente all’occasione), e quindi chiedevano la carità “per seppellire lo scricciolo”. In effetti, si trattava più precisamente di soldi non per seppellire lo scricciolo, dato che si riteneva che il suo corpo portasse sfortuna; per vendicarsi, i figuranti di alcune comunità si sbarazzavano infine del cadaverino deponendolo sulla terra della casa che li aveva accolti più miseramente o in modo scortese nel corso della giornata. In altre aree, la sepoltura dello scricciolo era un rituale elaborato e il corpo veniva lasciato in un luogo “liminale” (per esempio sulla riva, né sulla terra, né in mare) dove il suo influsso veniva così neutralizzato. (tratto da Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica di Alexei Kondratiev)

Inizio con una carrellata di antiche melodie celtiche dedicate allo scricciolo.
ASCOLTA “The Wren” reel arrangiamento per mandola (o irish bouzouki che dir si voglia) anche con il titolo An dro (perchè è un andrò bretone) qui

ASCOLTA ghironda

VIDEO Danza originaria dall’Isola di Man

ASCOLTA’The Wren! The Wren!’: The Dingle Set “A Celtic Christmas”

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda! seconda parte
e
 in Bretagna continua

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/wren-song.htm