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THE HOLLY BEARS A BERRY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Illustrazione di Margaret Tarrant (1888-1959)

I fiori candidi dell’agrifoglio sono la purezza di Gesù, le sue bacche rosse sono il sangue versato dal Messia, il margine fogliare acuminato la corona di spine del Re dei Giudei.
L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli. A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolati oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..) continua

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

“The Holly and the Ivy” è un inno natalizio che compare in forma scritta in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) ad un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel Medioevo. Probabilmente è il canto natalizio sull’agrifoglio più popolare e più registrato nelle Christmas Compilations del quale esistono tantissime versioni e interpretazioni.

LA VERSIONE INGLESE

La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols”, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo) riportata anche in “Oxford Book of Carols” 1928 .
In epoca vittoriana era un tipico canto dei questuanti per gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo con le strofe moraleggianti sul messaggio salvifico di Gesù, il peccato e il pentimento.


Versione strumentale di Thad Salter  con arrangiamento per chitarra

Manor House String Quartet (arrangiamento per violini, viola e clavicembalo di Vaughan Jones)

ASCOLTA Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ASCOLTA Heather Dale in “This Endris Night” 2002


I
The holly and the ivy (1),
Now both are full well grown.
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus
Oh, the rising of the sun (2),
The running of the deer (3).
The playing of the merry organ (4),
Sweet singing in the quire (5).
II
The holly bears a blossom
As white as lily flower;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To be our sweet Savior.
III
The holly bears a berry
As red as any blood;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To do poor sinners good.
IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
And Mary bore sweet Jesus Christ
On Christmas day in the morn.
V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
And Mary bore sweet Jesus Christ
For to redeem us all.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi adulti
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono gaio della ghironda
è amabile cantare intorno al fuoco
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per essere il nostro amato Salvatore.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione dei peccati.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
il Mattino di Natale
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione di noi tutti.

NOTE
1) Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti agrifoglio-edera) sono stati sostituiti da quelli su Maria e Gesù. Così si ribalta il principio maschile ed è Maria, la pianta dell’agrifoglio (al femminile) ad essere incoronata Regina dei Cieli.
2) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry3) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”
Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
4) antico strumento dal suono lamentoso simile alla ghironda, trasformato in “organ”, in altre versioni diventa “harp”
5) oppure “sweet singing in the choir”

ALTRE MELODIE

ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1996
The Young Tradition con Shirley&Dolly Collins in “The Holly Bears the Crown” 1969

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008; una versione crepuscolare

Kate Rusby in Sweet Bells 2008

Con un titolo che parrebbe richiamare questa carol Tori Amos canta Holly, Ivy And Rose che tuttavia è tutta un’altra canzone.

Simile a “The Holly and the Ivy” ma nota con il titolo di “Sans day carolo” (The holly bears a berry) è la versione cornica continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42010
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15689
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html

White are the far-off plains

Nel cd “To drive the cold winter away” (1987) Loreena Mckennitt rende omaggio alla sua terra, il Canada e al suo illustre poeta in lingua inglese Archibald Lampman (1861 –1899)  mettendo in musica la poesia “Snow”. Denominato il “Canadian Keats” Lampman scrisse più di 300 poesie la maggior parte basate sull’osservazione del paesaggio sia rurale che  naturale, ma morì a soli 38 anni per un attacco di cuore; amante della vita all’aria aperta trasse ispirazione dal territorio nei dintorni della città di Ottawa, dove visse per la maggior parte della sua vita; fu amico del poeta Duncan Campbell Scott, che si prodigò per pubblicarne gli ultimi lavori letterari post-mortem.
Lyrics of Earth” è la sua seconda raccolta di poesie pubblicata nel 1895 da Copeland and Day di Boston, tuttavia le vendite furono scarse, sebbene il poeta fosse già noto per le sue pubblicazioni letterarie presso varie e prestigiose riviste inglesi, americane e canadesi.

Tom Thomson: The last snow

ASCOLTA Loreena McKennitt, il brano è riportato oltre che in  “To drive the cold winter away” (1987) anche in “A Midwinter nights dream” (2008) che riprende e amplia l’EP “A winter garden: five songs for the season” del 1995. La prima versione ha un arrangiamento musicale più essenziale, incentrato sull’arpa e il suono lontano del flauto; nella seconda versione si aggiungono violoncello, violino e organetto. La melodia composta dalla McKennitt è una soave ninnananna che rasserena e invita a dolci sogni.

ASCOLTA la prima versione; è questo il secondo album dell’artista canadese ancora improntato alla semplicità e essenzialità della forma (strofe I e da III a VI)

ASCOLTA la seconda versione (strofe I e da III a VI)

ASCOLTA Cedar Breaks in “Tyme, Aspects of Home” 2013: lasciano che sia il violino a portare il lamento, addolcito dalle armonie delle chitarre e dalle voci di Rebecca Croft e Diana Glissmeyer  (strofe I, III, II, VI) il video è prodotto da Norman Bosworth filmato nell’inverno del 2012 presso le Rocky Mountains.


I
White are the far-off plains (1),
and white the fading forests grow;
wind dies out along the heights
denser still the snow,
A gathering weight on roof and tree,
Falls down scarce audibly.
II
The road before me smooths
and fills apace, and all about
The fences dwindle, and the hills
Are blotted slowly out;
The naked trees loom spectrally
Into the dim white sky.
III
Meadows and far-sheeted streams
Lie still without a sound;
Like some soft minister(2) of dreams
The snow-fall hoods me round;
In wood and water, earth and air,
silence is everywhere.
IV
Save when at lonely spells (3)
Some farmer’s sleigh, urged on,
With rustling runners and sharp bells,
Swings by me and is gone;
Or from the empty waste I hear
A sound remote and clear;
V
The barking of a dog,
To cattle, is sharply pealed,
Borne echoing from some wayside stall
Or barnyard far afield;
Then all is silent and the snow falls
Settling soft and slow
VI
The evening deepens and the gray
Folds closer earth and sky
The world seems shrouded far away.
Its noises sleep, and I
secret as yon buried streams
plod dumbly on and dream.
I dream
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Bianche sono le pianure lontane,
e bianche le foreste che si scolorano
il vento svanisce dietro le alture
si addensa la neve,
accumulando peso su tetti e alberi
mentre scende silenziosa.
II
La strada innanzi a me si addolcisce
e si riempie in fretta e tutt’intorno
gli steccati scompaiono e le colline
sono pian piano offuscate;
gli alberi spogli si profilano spettrali
contro il cielo bianco e fioco.
III
Prati e torrenti ricoperti di neve
giacciono immobili senza suono;
come un sommesso Ministro dei sogni, la nevicata mi sovrasta;
nel bosco e nell’acqua, in cielo e in terra, il silenzio è in ogni dove.
IV
Tranne quando sporadicamente
la slitta di un contadino, incitata,
con sottili lame e stridule campanelle, mi scivola accanto e scompare; o sento, dalla landa disabitata un suono remoto e chiaro;
V
l’abbaiare di un cane,
lo scampanare acuto del bestiame
eco partorito da qualche stalla ai bordi della strada o da un aia in lontananza;
poi tutto è silenzio e la neve cade
depositandosi soffice e lenta.
VI
La sera imbrunisce, ed il grigio
unisce cielo e terra
il mondo appare velato e lontano;
i suoi rumori dormono, ed io, nascosto come quel torrente sepolto, persevero silente e sogno.
Io sogno

NOTE
*tratta in parte da qui, la poesia di Archibald Lampman nella versione integrale qui
1)  nella seconda versione diventa fields
2) l’angelo, ministro di Dio, mediatore tra l’uomo e la divinità, ambasciatore; la nevicata  mette tutto a tacere e invita al sonno, ottundendo i sensi sia della vista che dell’udito e ponendo l’io al centro di sè, racchiuso in sè. L’immagine è conclusa nella strofa finale in cui il poeta sogna. L’immagine evoca il cimitero e la morte, l’angelo di pietra ritratto su molte tombe.
3) lonely spells è da intendersi in senso temporale, letteralmente “periodi isolati” infatti nell’originale è scritto “lonely intervals” che ho preferito risolvere con un avverbio

FONTI
http://www.biographi.ca/en/bio/lampman_archibald_12E.html
https://www.kobo.com/it/it/ebook/archibald-lampman

The Mystic’s Dream

Loreena McKennitt legge il libro di Idries ShahI Sufi” (1964) e compone un album  “The Mask and the Mirror” (1994) in cui s’interroga sulla spiritualità e la religione: “…Chi era Dio? E che cos’è la religione, la spiritualità? Che cos’è stato rivelato e che cos’è stato nascosto… qual era la maschera e quale lo specchio?
E lo fa esplorando il misticismo, la violenta, improvvisa, irruzione di Dio nell’anima, la loro unione sacra.
Nella traccia “The Mystic’s Dream“, il sogno del mistico, Loreena scrive un testo che è poesia sufi e compone una musica che è musica sufi e musica celtica insieme, con il nay (il flauto d’Asia) i tamburi e i cordofoni (del sitar, dell’oud),  i Küdum ( piccoli timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) e gli halile ( piatti in rame ), ma anche il canto gregoriano dei monaci che si leva all’alba, vibra tra le volte di pietra di una cattedrale in Terra Santa; il motivo di questo canto muto è ripreso dalla cornamusa, così oriente e occidente si fondono nella musica.

LA POESIA SUFI

La poesia sufi è il linguaggio segreto dell’amore mistico, del simbolismo e della metafora, scrive Ibn Al-Arabi
Il mio cuore è capace di qualunque forma
un chiostro per i monaci, un tempio per gli idoli, 
un pascolo per le gazzelle, la Ka’ba del pellegrino
le tavole della Torah, il Corano.
L’Amore è il credo che sostengo: ovunque girino
i suoi cammelli, l’Amore è sempre il mio credo e la mia fede.

Date le premesse non sorprende che “The Mystic’s Dream” sia diventata la canzone principale del film per la Tv “Le nebbie di Avalon“, tratto dal romanzo omonimo scritto da Marion Zimmer Bradley nel 1983: la barca scivola nella nebbia e trasporta Morgana e Viviana (la Dama del Lago) verso il magico regno di Avalon.


I
A clouded dream on an earthly night
hangs upon the crescent moon
a voiceless song in an ageless light
sings at the coming dawn
birds in flight are calling there
where the heart moves the stones
it’s there that my heart is longing
all for the love of you
II
A painting hangs on an ivy wall
nestled in the emerald moss
the eyes declare a truce of trust
and then it draws me far away
where deep in the desert twilight
sand melts in pools of the sky
when darkness lays her crimson cloak
your lamps will call me home.
III
And so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
and now I feel you move
every breath is full
so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
even the distance feels so near
all for the love of you.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sogno offuscato nella notte sulla Terra,
appeso a falce di luna crescente,
cantico muto, nella luce eterna,
canta all’alba imminente
i richiami degli uccelli in volo (1) là
dove il cuore sposta le pietre (2)
è là che il mio cuore vuole andare
tutto per amor tuo
II
Ritratto appeso tra l’edera sul muro,
incastonato nel muschio di smeraldo,
occhi dichiarano la tregua sulla fede
e allora mi allontana via (3) dove nel profondo crepuscolo del deserto,
sabbia si fonde in cumuli di cielo (4), mentre tenebra adagia il rosso manto, le tue fiamme mi porteranno a casa
III
Così è là che il mio omaggio è rivolto
circondato dal silenzio della notte
e ora ti sento passare
ogni respiro è colmo.
Così è là che il mio omaggio è rivolto
circondato dal silenzio della notte
anche la distanza sembra così poca
tutto per amor tuo.

NOTE
1) Il volo degli Uccelli simboleggia il desiderio dell’anima di separarsi dall’intelligibile, mentre il cielo significa le alte sfere celesti, dimora dell’intelligibile, quel luogo dove l’anima trae l’ispirazione per elevarsi senza riuscirci perché è impedita dai legami che intrattiene con il corpo.
2) le pietre sono macigni, pesantezze di vita e di animo; preoccupazioni e paure sono chiamate a dileguarsi davanti all’Amore
3) “Diretto” è tutto ciò che non fa ricorso a “intermediari” e proprio per questo è im-mediato, cioè senza mediazione, non fa uso di immagini, di affetti, di prese di coscienza, di ricordi memorizzati nel corso degli anni. La filosofia ci dice che lo stesso soggetto pensante è a sua volta medium nell’azione conoscitiva, perché ha impresse in sé le immagini di ogni oggetto di conoscenza e se ne serve.
Anche il linguaggio, espressione delle innumerevoli immagini che abbiamo catalogato nel fondo della memoria, diviene mediazione dialogica. Cosa avviene allora quando Dio si comunica “direttamente” all’uomo? Egli produce una realtà interiore assolutamente “nuova” e il mistico, così si chiama colui che riceve questa autodonazione divina, vede in qualche modo svanire, scomparire, tutti gli archetipi psicologici, e non può fare riferimento ad alcuna immagine o stato d’animo, non può esprimere tale realtà interiore con un linguaggio umano, perché le parole non si adattano al divino (tratto da qui)
4) lo scioglimento delle nevi nel deserto le cui acque scorrono, evaporano e si elevano verso il cielo sotto forma di nubi piene di pioggia dispensatrice di una vita rinnovata, offerta di Dio alla terra come simbolo della sua rivelazione.

I DERVISCI

Non si odono solo gli strumenti ma la voce stessa dei Sufi, quasi ipnoticamente, ripete la sillaba hu, Lui, Allah, a cui seguono quelle della professione di fede: La illaha illa-llah, “Non c’è Dio all’infuori di Dio”. Così facendo, i Sufi riescono a proiettarsi in una dimensione spirituale e a percepire il suono etereo della Creazione, la voce ineffabile di Dio che l’umanità dimentica quando, nascendo, il corpo materiale imprigiona l’anima. Ma come la canna recisa dalla giuncaia (immagine presa dai poemi di Rumi), l’anima anela continuamente verso il suo Creatore, spinta da una struggente nostalgia. (tratto da qui)

CIELO D’AMORE (Kabir)
Cadono le ombre della sera
lunghe, serrate,
di buio avvolgono il corpo e la mente.
Tu apri la finestra che dà a ponente
perditi nel cielo d’amore.
Bevi il miele stillato dai petali
del loto che hai in cuore.
Lascia che ti penetrino
le onde del mare, le onde
di splendore.
Ascolta,
un suono di conchiglie, di campanelli
si leva dalle acque.
Kabir dice:
«Fratelli,
è Dio in questo vaso,
in questo mio corpo»

FONTI
https://www.esonet.org/wp-content/uploads/2013/05/125453371-Idries-Shah-I-Sufi.pdf
http://www.mistica.it/index.php/14-percorso/12-1-definizione-di-mistica
http://www.demetra.org/index.php/i-classici-della-letteraratura-antica-sp-476846801/63-letteratura-orientale/304-la-poesia-sufi-e-il-suo-simbolismo
http://arabpress.eu/musica-e-sufismo-il-sema/24952/

Dark Night of the Soul

Nell’album “The Mask and the Mirror” (1994) Loreena McKennitt  s’interroga sulla spiritualità e la religione: “…Chi era Dio? E che cos’è la religione, la spiritualità? Che cos’è stato rivelato e che cos’è stato nascosto… qual era la maschera e quale lo specchio?
Nella traccia “Dark Night of the Soul”  mette in musica la poesia del sacerdote spagnolo San Giovanni della Croce, seguace di Santa Teresa d’Avila che nel trattato “La Notte Oscura” descrive la notte oscura dei sensi e la notte oscura dell’anima (la notte oscura della contemplazione); per unirsi a dio l’anima si deve liberare da tutti gli ostacoli dei sensi, ma anche sperimentare il dolore di sentirsi separata da dio, smarrita e confusa: l’anima esposta alla luce divina s’infiamma e si purifica annullandosi nel divino (nozze mistica).

Non è mia intenzione analizzare il pensiero mistico di Giovanni della Croce e rimando direttamente alla lettura del trattato che commenta e compendia la poesia (qui)
Scrive Loreena nelle note “the untitled work is an exquisite, richly metaphoric love poem between himself and his god. It could pass as a love poem between any two at any time…His approach seems more akin to early Islamic or Judaic works in its more direct route of communication to his god…I have gone over three different translations of the poem, and am struck by how much a translation can alter our interpretation. Am reminded that most holy scriptures come to us in translation, resulting in a diversity of views.


I
Upon a darkened night
The flame of love was burning in my breast
And by a lantern bright
I fled my house while all in quiet rest
Shrouded by the night
And by the secret stair I quickly fled
The veil concealed my eyes
While all within lay quiet as the dead
[Chorus:]
Oh night thou was my guide
Oh night more loving than the rising sun
Oh night that joined the lover
To the beloved one
Transforming each of them into the other
II
Upon that misty night
In secrecy, beyond such mortal sight
Without a guide or light
Than that which burned so deeply in my heart/That fire t’was led me on
And shone more bright than of the midday sun/To where he waited still
It was a place where no one else could come
III
Within my pounding heart
Which kept itself entirely for him
He fell into his sleep
Beneath the cedars all my love I gave
From o’er the fortress walls
The wind would brush his hair against his brow/And with its smoothest hand
Caressed my every sense it would allow
IV
I lost myself to him/And laid my face upon my lover’s breast
And care and grief grew dim
As in the morning’s mist became the light
There they dimmed amongst the lilies
Traduzione italiano *
I
Nella notte buia
dal mio amor tutta infiammata
con una lanterna illuminata uscii
e lasciai la mia casa al sonno abbandonata
Nel buio travestita
per la segreta scala andai
e senza veder cosa, velati gli occhi
nel mentre tutto era calmo ed esangue.
Oh Notte che mi guidasti
Oh notte più dell’alba compiacente
Oh, notte che riunisti l’Amato
con l’amata
amata nell’Amato trasformata.

II
Nella gioiosa notte,
in segreto, senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.
E questa mi guidava
più sicura del sole a mezzogiorno
là dove mi aspettava chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.
III
Sul mio petto fiorito
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
Diedi tutto il mio amore sotto i cedri
La brezza d’alte cime
allor che i suoi capelli discioglievo, carezzava
con la sua mano leggera
tutti i sensi miei in estasi rapiva
IV
Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’Amato reclinai
tutto finì lasciando ogni pensier
mentre la foschia nel mattino diventa luce
tra i gigli perdersi obliato

NOTE
* traduzione adattata da Cattia Salto da qui

FONTI
http://ciudadseva.com/texto/noche-oscura/
http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/notte%20oscura.htm

BRIAN BORU’S MARCH

Intorno all’anno Mille in Irlanda un capo si proclamava re per ogni altura su cui era costruita la sua fortezza, accanto ai Gaeli giunti sull’isola in un epoca imprecisata del VII sec a. C., si ammassavano i Vichinghi  insediati stabilmente sulla costa nel IX sec. fondando colonie nelle città di Dublino, Waterford, Wexford e Limerick, Cork, Youghal e Arklow. C’era si un Alto Re dell’Isola il cui potere era però poco più di un titolo. Poi venne Brian Boru che per un decennio riuscì a unificare tutti i regni d’Irlanda sotto il suo comando supremo (1002-1014).

L’Ard-Ri Brian Boru viene ricordato per la sua arpa che è diventata l’emblema d’Irlanda, eppure, per estendere il dominio del suo clan dal Munster alle province confinanti e infine all’Ulster, passò quasi tutta la sua vita in battaglia.
L’unione del Regno ebbe vita breve che già i clan sottomessi si ribellarono capeggiati dal re di Leinster e la battaglia nei pressi di Dublino sulle colline di Clontarf, fu una strage di guerrieri e di capi: era il 23 aprile del 1014, dalle prime luci dell’alba fino alla fine del giorno i due eserciti lottarono con alterna fortuna finchè la vittoria fu dell’Alto Re, morto nel frattempo. All’epoca aveva superato la settantina e probabilmente non prese parte alla battaglia, una versione pseudo storica lo vede caduto nella sua tenda per mano di un vichingo.
Secondo la leggenda la Brian Boru March fu suonata al funerale del Re seppellito nella Cattedrale di San Patrizio ad Armagh, allora capitale religiosa  del Regno per volere dello stesso Brian Boru.

IL CLAN O’BRIEN

Brian Boru fu il fondatore del Clan Ui Briain (tradotto in inglese come O’Brien) ed è passato alla storia come il liberatore dagli invasori vichinghi. In realtà gli “invasori” (che si dicevano Ostani perchè Uomini dell’Est) avevano già colonizzato nel secolo precedente parecchie cittadine lungo la costa irlandese e si erano mescolati con i gaeli (gli iberno-norreni), lo stesso Brian Boru aveva dato in moglie una delle figlie al signore della Dublino vichinga (chiamata dai Danesi Dyflin)  e a sua volta ne aveva sposato la madre (il re ebbe quattro mogli e undici  figli). Ma il regno spartito tra i figli superstiti del grande vecchio ritornò disunito.
I discendenti dei suoi nipoti, gli O’Brien, si sarebbero guadagnati grande fama, ma i suoi diretti successori non seppero unire e tenere in pugno l’intera Irlanda, come per un breve decennio, aveva fatto il vecchio. Vent’anni dopo l’alta regalità sarebbe tornata ai re O’Neill di Tara; ma essa mantenne solo la parvenza di ciò che era stata la monarchia di Brian Boru, L’Irlanda divisa, al pari della frammentaria isola celta dei tempi antichi, sarebbe rimasta sempre vulnerabile. (tratto da I Principi d’Irlanda di Edward Rutherfurd)
La  figura storica di Brian Boru fu strumentalizzata già nel secolo successivo per incoronare il Sovrano Supremo quale il prode condottiero irlandese (nonchè di fede cattolica) che scacciò gli invasori vichinghi pagani (Cogadh Gaedhil re Gallaibh –Guerra degli Irlandesi contro gli Stranieri).

Brian Boru exhibition (Trinity College – Dublino) animazione di Cartoon Saloon

BRIAN BORU MARCH

Da suonare rigorosamente con l’arpa anche se non mancano virtuosistiche versioni per violino, flauto o whistle e mandolino/chitarra. Mi limito però a tre esempi, tre pilastri della musica celtica

ASCOLTA Clannad in Clannad 1973

ASCOLTA The Chieftains in The Chieftains 2, 1969

ASCOLTA Loreena McKennitt in  “The Wind That Shakes The Barley” (2010).

BRIAN BORU BY ALAN STIVELL

L’arpista bretone Alan Stivell nel 1995 aggiunge un testo misto in gaelico irlandese e bretone, perorando l’unità dei popoli celti (ovviamente nella loro indipendenza di Nazioni). Il testo è composto da una strofa prima cantata in gaelico irlandese e poi ripetuta in bretone, seguita da un coro con due frasi in bretone e due in gaelico irlandese in cui si innesta un secondo coro femminile, un omaggio alla poesia di  Caitlín Maude scritta nel 1962 e musicata nel 1975 dal titolo “Amhrán Grá Vietnam” (VIETNAM LOVE SONG)

Gaelico Irlandese
I
Maraíodh Brian Boru chun beatha na hÉireann
Síochain in gCuige Uladh agus i mBaile ‘Cliath
Aontacht an teaghlaigh, aontacht na dtuath
Aontacht an domhain is na gCeilteach
(Coro) Bretone
Diouzh nerzh ar c’hadou da nerzh an ehan
Diouzh ‘bed doueek bennozh ar c’haroud
Gaelico Irlandese
O neart an chatha go neart na síochana

On bhith dhiaga beannacht an ghrá
(Coro femminile) Gaelico Irlandese
Duirt siad gurbh é seo sochraide ar muintire
Gur choir duine bheinn sollunta féin
Bíodh nach raibh brónach
ripete strofa I in Bretone
Marv Brian Boru ‘reiñ buhez ‘n Iwerzhon
Dihan e Bro-Ulad ha ba kêr Dulenn
Unded an tiegezh, unded an dud-mañ
Unded ar Gelted hag an douar
e poi in gaelico Irlandese
Coro
(Secondo coro femminile)  Gaelico Irlandese
Tá muid ‘nos na haimsire
Go h-airid an ghrían
Agus thogh muid áit bhóg cois abhann

Traduzione inglese*
I
Brian Boru will die for the life of Ireland
Peace in the province of Ulster and in Dublin
Family unity, tribal unity
Unity in the world of the Celts
CHORUS
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings,
love
Female Chorus (1)
They said that this was a (funeral) procession
That people would be solemn
But we were not sorrowful
Second female Chorus (2)
We are like the weather
Especially the sun
And we chose a soft place by the river
tradotto da Cattia Salto
I
Brian Boru morirà per la vita d’Irlanda
pace nella provincia dell’Ulster e a Dublino
unità famigliare e unità tribale
unità nel mondo dei Celti
CORO
Da così tanta guerra a altrettanta pace
per un mondo di benedizioni divine e amore
Coro Femminile
Dissero che questo era un corteo funebre
da celebrare con solennità,
anche se non eravamo addolorati
Secondo Coro Femminile
Siamo come il tempo
specialmente il sole
e abbiamo preferito un luogo tranquillo accanto al fiume

NOTE
* da http://lyricstranslate.com/it/brian-boru-brian-boru.html
1) Caitlín Maude scrive
dúirt síad gurb íad seo ár muintír féin
gurb í seo sochraide ár muintíre.
gur chóir dúinn bheith sollúnta féin
bíodh nach raibh brónach.
(they said these were our own people
this, the funeral of our people.
that we should at least be solemn,
even if we were not sorrowful.)
2) Caitlín Maude  scrive
tá muid ‘nós na haimsire
go háirid an ghrían.
che chiude nel finale
agus thogh muid áit bhog cois abhainn.
(we’re much like the weather,
especially the sun…
and we took a soft place by the river.)

 

e la versione di Cécile Corbel


I
Comme le chant des pierres
Qui résonnent en silence
Comme l’eau qui serpente
Et qui gronde sous moi
Tu sais je reviendrai
Dans ma terre d’enfance
Au pays de rêves
Des fées et des rois
CHORUS
La bas mon amour
Loin de la ville
Il fait plus froid
Et les jours sont fragiles
Brumes d’été
Les cloches et les îles
Tu verras
J’irai la bas
II
Comme Brian Boru
Roi de l’Irlande
Je prendrai la mer
Et je rendrai les armes
Brian Boru
Bientôt je serai de retour
E keltia
Tradotto da Cattia Salto
I
Come il canto delle pietre che risuonano nel silenzio
come l’acqua che sinuosa
scroscia su di me,
lo sai che ritornerò
nella mia terra d’infanzia,
un paese di sogni
di fate e di re.
CORO
là mio amore
lontano dalla città
è più freddo
e i giorni sono brevi
brume d’estate
campane e isole
vedrai
andrò là
II
Come Brian Boru
Re d’Irlanda
prenderò il mare
e mi arrenderò
Brian Boru
sarò presto di ritorno
a Keltia.

FONTI
http://houseofbrianboru.blogspot.it/p/brian-boru.html
http://www.irlandare.com/brian-boru-e-la-battaglia-di-clontarf/
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/4/23/IRLANDA-Quando-la-fede-va-in-guerra-Brian-Boru-e-la-battaglia-di-Clontarf/2/493550/
https://dh.tcd.ie/clontarf/the_battle
http://blogarpa-harpo.blogspot.it/2011/03/brian-borus-march.html
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic27600.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5678&lang=it

THE HIGHWAYMAN

Nel  1906 il poeta inglese Alfred Noyes scrive una ballata dal titolo “The Highwayman”  il racconto in rima di un tragico amore tra un tenebroso e affascinante bandito settecentesco e Bess (diminutivo di Elisabetta) la bella figlia dai lunghi capelli neri del locandiere.
Una natura romantica e tipicamente gotica fa da cornice alla storia.

IL BANDITO GENTILUOMO

La tradizione letteraria di questo “bandito gentiluomo” arriva dal medioevo europeo, in particolare dalla penisola italiana, Eric Hobsbawm definì il fenomeno «banditismo sociale», così riassume brillantemente nel suo saggio Federica Veglia Con l’espressione di «banditismo sociale» Hobsbawm si riferisce all’emergenza, in aree contadine in genere marginali, soggette ad un dominio non accettato e in momenti di forte cambiamento sociale, di persone o gruppi di persone che commettono azioni considerate punibili dalla legge e dall’autorità costituita ma non considerate colpevoli dalle comunità di appartenenza. Il fatto storico che secondo lo studioso suscita il maggiore interesse, però, è proprio la trasfigurazione leggendaria che di tali personaggi viene data: secondo l’autore essa è originata dalla necessità di idealizzare, e rendere compatibile con le aspirazioni di cambiamento e rinnovamento, un comportamento che si dimostra innanzi tutto libero e privo di legami, noncurante dell’autorità, ispirato a valori di equità assoluta e moderazione nell’uso della violenza, e spesso determinato da un torto iniziale subito ingiustamente” (tratto da qui)

Il nostro bandito di strada assalta le carrozze e le diligenze ma è sempre cortese e galante con le dame.
“Le campagne irlandesi del Seicento-Settecento erano la terra degli highwaymen fuorilegge (outlow) dalle origini nobili che scelsero la strada per combattere la loro personale battaglia contro i ricchi possidenti inglesi o scozzesi venuti in Irlanda ad impossessarsi delle terre di famiglia!!
Anche sul versante scozzese non mancavano i briganti che rapinavano gli incauti viaggiatori, ed erano per lo più rampolli di clan sconfitti ed espropriati delle loro terre in favore di clan più potenti e “prepotenti” che si davano alle razzie di bestiame e al bracconaggio vivendo nella macchia. Il Border scozzese era il Far West del Medioevo e anche qui nel 1600 spuntano gli highwaymen (che nel secolo precedente erano detti reivers)”. (tratto da qui)

Anche in America il bandito gentiluomo è parte del “Leggendario West” l’uomo che nel “nuovo mondo della libertà” subisce un’ingiustizia o viene coinvolto in una faida tra pistoleri (dopo un passato onesto se non proprio eroico) e si getta alla macchia e alla rapina (da Charles Earl Bowles alias Black Bart a Jesse James).
Così possiamo definire il bandito gentiluomo letterario come l’ultimo cavaliere che combatte la tirannia, una sorta di campione del popolo, vendicatore dei torti; nell’Ottocento e poi Novecento però il personaggio diventa più “solitario” e si specializza nel furto con destrezza o nelle truffe ai danni dei potenti, ma non uccide mai di proposito se non come autodifesa o per giusta vendetta.

Illustrazione di Charles Mikolaycak

IL SACRIFICIO PER AMORE

Alfred Noyes è considerato un poeta e narratore minore ma molto popolare ancora oggi in Gran Bretagna.  “The Highwayman” descrive  il sacrificio di Betta la figlia del taverniere, presa come esca dalla soldataglia inglese (legata stretta ad un moschetto usato come minaccia) che si appostano nella locanda per la cattura del bandito; il tranello è sventato dalla  fanciulla che fa scattare il grilletto del moschetto ferendosi mortalmente: il bandito fugge l’imboscata ignaro dell’accaduto, ma all’alba viene a sapere la notizia e ritorna sui suoi passi lanciandosi folle di rabbia contro il fuoco dei soldati che lo uccidono in strada come un cane. E il suo fantasma ritorna nelle notti di luna piena.

Illustrazione di Charles Mikolaycak

ASCOLTA Loreena McKennitt in The Bool of Secrets1997

oppure nella clip meravigliosamente illustrata di Bruno Adams VEDI

Lyrics Alfred Noyes
I
The wind was a torrent of darkness among the gusty trees,
The moon was a ghostly galleon tossed upon cloudy seas,
The road was a ribbon of moonlight, over the purple moor,
And the highwayman came riding-
Riding-riding-
The highwayman came riding, up to the old inn-door.
II
He’d a French cocked-hat on his forehead, a bunch of lace at his chin,
A coat of the claret velvet, and breeches of brown doe-skin;
They fitted with never a wrinkle:
his boots were up to the thigh!
And he rode with a jewelled twinkle,
His pistol butts a-twinkle,
His rapier hilt a-twinkle, under the jewelled sky.
III
Over the cobbles he clattered and clashed in the dark inn-yard,
And he tapped with his whip on the shutters, but all was locked and barred;
He whistled a tune to the window (1), and who should be waiting there
But the landlord’s black-eyed daughter,
Bess, the landlord’s daughter,
Plaiting a dark red love-knot into her long black hair
IV
“One kiss, my bonny sweetheart, I’m after a prize to-night,
But I shall be back with the yellow gold before the morning light;
Yet, if they press me sharply,
and harry me through the day,
Then look for me by moonlight,
Watch for me by moonlight,
I’ll come to thee by moonlight, though hell should bar the way.”
V
He rose upright in the stirrups; he scarce could reach her hand,
But she loosened her hair i’ the casement! His face burnt like a brand
As the black cascade of perfume came tumbling over his breast; And he kissed its waves in the moonlight, (Oh, sweet black waves in the moonlight!) Then he tugged at his rein in the moonlight, and galloped away to the West.
[instrumental]
VI
He did not come in the dawning; he did not come at noon;
And out o’ the tawny sunset, before the rise o’ the moon,
When the road was a gipsy’s ribbon, looping the purple moor,
A red-coat troop came marching-
Marching-marching-
King George’s men came marching,
up to the old inn-door.
VII
They said no word to the landlord, they drank his ale instead,
But they gagged his daughter and bound her to the foot of her narrow bed; Two of them knelt at her casement, with muskets at their side!
There was death at every window;
And hell at one dark window;
For Bess could see, through the casement, the road that he would ride.
VIII
They had tied her up to attention, with many a sniggering jest;
They bound a musket beside her, with the barrel beneath her breast!
“Now keep good watch!” and they kissed her.
She heard the dead man say- Look for me by moonlight; Watch for me by moonlight;
I’ll come to thee by moonlight, though hell should bar the way!
IX
She twisted her hands behind her; but all the knots held good!
She writhed her hands till here fingers were wet with sweat or blood!
They stretched and strained in the darkness, and the hours crawled by like years,
Till, now, on the stroke of midnight,
Cold, on the stroke of midnight,
The tip of one finger touched it!
The trigger at least was hers!
[instrumental]
X
Tlot-tlot; tlot-tlot! Had they heard it? The horse-hoofs ringing clear;
Tlot-tlot, tlot-tlot, in the distance? Were they deaf that they did not hear?
Down the ribbon of moonlight, over the brow of the hill,
The highwayman came riding,
Riding, riding!
The red-coats looked to their priming! She stood up strait and still!
XI
Tlot-tlot, in the frosty silence!
Tlot-tlot, in the echoing night!
Nearer he came and nearer!
Her face was like a light!
Her eyes grew wide for a moment; she drew one last deep breath,
Then her finger moved in the moonlight,
Her musket shattered the moonlight,
Shattered her breast in the moonlight and warned him-with her death.
XII
He turned; he spurred to the West;
he did not know who stood
Bowed, with her head o’er the musket, drenched with her own red blood!
Not till the dawn he heard it, his face grew grey to hear How Bess, the landlord’s daughter, The landlord’s black-eyed daughter, Had watched for her love in the moonlight, and died in the darkness there.
XIII
Back, he spurred like a madman, shrieking a curse to the sky,
With the white road smoking behind him and his rapier brandished high!
Blood-red were his spurs i’ the golden noon; wine-red was his velvet coat,
When they shot him down on the highway,
Down like a dog on the highway,
And he lay in his blood on the highway, with a bunch of lace at his throat.
XIV
And still of a winter’s night, they say, when the wind is in the trees,
When the moon is a ghostly galleon tossed upon cloudy seas,
When the road is a ribbon of moonlight over the purple moor,
A highwayman comes riding-
Riding-riding-
A highwayman comes riding, up to the old inn-door.
Tradotto da Luna Stella Tasso *
I
Torrente di tenebra è il vento,
fra gli alberi impetuosi
La luna è vascello spettrale,
tra nuvole e marosi
La strada è un bel nastro d’argento, sulla rossastra landa
Arriva a cavallo un brigante,
cavalca, sì, cavalca,
A cavallo, arriva un brigante, arriva alla locanda
II
Sul capo ha un tricorno francese, trine al mento son vanto,
le brache di daino e un cappotto in velluto amaranto,
stivali alti fino alla coscia, è curato il suo aspetto (1)
al fianco prezioso sfavilla calcio di rivoltella
e sotto a quel cielo scintilla l’elsa dello stiletto.
III
I passi scandiscon cadenza, sui ciottoli in cortile
Serrati son tutti i battenti, sibila lo staffile,
[fischia una melodia alla finestra (2)]
per chi  lo aspetta,
nascosta dietro al muro,
dolce Elisa dagli occhi neri, dell’oste bella figlia
[s’intreccia un fiocco rosso sui lunghi capelli neri]
IV
“Baciami, mia dolce fanciulla, stanotte c’è un tesoro,
se lo prendo prima dell’alba, poi torno a te con l’oro.
[ma se mi tendono un agguato
e mi stanno dappresso tutto il giorno]
allora aspettami con il chiaro di luna,
cercami al chiardiluna
verrò da te al chiaro di luna,
non mi ferma l’inferno (3)”
V
Lui dalle staffe poi si allunga,
la man le sfiora a stento
Lei si scioglie per lui i capelli,
cascata giù nel vento
aspira il soave profumo, rosso di brace ardente
baciando le dolci onde nere,
sotto al chiaro di luna
Poi sprona il destriero e galoppa nel vento ad Occidente
[strumentale]
VI
Non torna con l’alba nè a giorno, non torna quand’imbruna
nemmeno col rosso tramonto, al sorger della luna
La strada è un nastro gitano, si snoda nella landa,
son soldati scarlatti in marcia, arrivano, arrivano:
Re Giorgio ha mandato i soldati alla vecchia locanda
VII
Non parlano all’oste, ma bevon bruna birra di malto,
dopo aver legato sua figlia ben stretta a un letto alto;
due sgherri nascosti in ginocchio, col fucile di fianco,
cela la morte ogni finestra, l’inferno a quella buia;
Attenta lei osserva la strada e cerca il passo suo stanco.
VIII
Legata è con grande attenzione, i nodi stringono tanto,
la canna dell’arma sul seno, avvinta a lei d’accanto
“E fai buona guardia!” le han detto, con quel bacio nefando (4)
Lei sente all’orecchio una voce – verrò al chiar di luna; [aspettami al chiardiluna]
Tornerò qui al chiaro di luna, anche inferno beffando!”
IX
Lei torce le mani tra i nodi, presa dal suo dolore,
Finchè son bagnate le dita di sangue e di sudore!
[li tira e forza nel buio]
di sonno sbadiglian nel buio; eterne son le ore
ma ecco che al freddo rintocco, mezzanotte suonata
col dito lei sfiora il grilletto, che mira dritto al cuore!
[strumentale]
X
Clip-clop; clip-clop! L’han sentito?
Il suo zoccolo ardito?
Clip-clop; clip-clop, non è lontano.
Son sordi o l’hanno udito?
Dal nastro del chiaro di luna, sulla collina, al ciglio,
Arriva a cavallo il brigante, cavalca, sì cavalca,
Le giubbe rosse hanno la preda, lei s’alza con fier piglio.
XI
Clip-clop, nel silenzio glaciale! Clip-clop, notte spettrale
Arriva pian piano!
Lei freme, bianca come un fanale!
Ha occhi più grandi un istante, nel suo ultimo fiato
Poi il dito ritrova il grilletto, al chiaror della luna
[il moschetto esplode alla luna]
Esplode alla luna il suo petto, che avverte il suo amato
XII
Lui si volta e sprona a occidente;
non sa di lei che giace
col capo chino sul fucile,
sangue gorgoglia audace
Il suo volto è livido all’alba, apprende (5) la sciagura
[che Elisa la figlia dell’oste]
Elisa-occhi neri  di quell’oste la figlia
[ha atteso ] l’amato al chiaro di luna,
ed è morta in spregio alla paura
XIII
A rotta di collo ritorna,
impreca al dio beffardo
In strada brandisce la spada quasi fosse stendardo!
Speroni scarlatti nel sole, cappotto d’amaranto,
sparano su quella strada,
gli sparano come a un cane
in strada si copre di sangue,
la trina ch’era suo vanto.
XVI
Dicono che ancora d’inverno, tra venti tempestosi,
la luna è vascello spettrale tra nuvole e marosi,
Quando strada è nastro di luna sulla rossastra landa
Arriva a cavallo un brigante, cavalca, sì, cavalca
A cavallo arriva un brigante, arriva alla locanda

NOTE
* e alcune mie integrazioni; più aderente al testo la traduzione di Riccardo Venturi qui; nella versione della McKennitt sono state stralciate solo un paio di strofe in particolare quella del traditore che denuncia il bandito perchè innamorato della stessa donna
1) è un luogo comune  quello del bandito gentiluomo, sempre bello (e ben vestito), abile  spadaccino e provetto tiratore, forbito nel parlare e colto, a volte poeta, il prototipo del rubacuori.
2) il motivetto che il bandito fischietta è il loro codice segreto
3) il giuramento puntualmente si compie e il bandito ritorna alla locanda come spirito inquieto nelle notti di luna piena
4) il poeta non dice ma nella realtà la soldataglia avrebbe violentato prima la fanciulla e poi l’avrebbe legata
5) altra locanda ma stessi brutti ceffi tra questi forse anche lo stalliere che l’aveva denunciato

Una decina d’anni prima già Phil Ochs aveva messo in musica “The Highwayman”
ASCOLTA  Phil Ochs live 1967

I Fleetwood Mac utilizzano la storia per il loro corto di Everywhere in Tango in the Night (1987) sul testo scritto da Christine McVie (rimasterizzato nel 2017 e pubblicato in formato cd, doppio cd con registrazioni rare e inedite  e deluxe)

Il testo non ha niente a che vedere con il filmato


I
Can you hear me calling
Out your name
You know that I’m falling
And I don’t know what to say
I’ll speak a little louder
I’ll even shout
You know that I’m pround
And I can’t get the words out
CHORUS
Oh I…
I want to be with you everywhere
Oh I…
I want to be with you everywhere
(Wanna be with you everywhere)
II
Something’s happening
Happening to me
My friends say I’m acting peculiarly
C’mon baby
We better make a start
You better make it soon
Before you break my heart
III
Can you hear me calling
Out your name
You know that I’m falling
And I don’t know what to say
Come along baby
We better make a start
You better make it soon
Before you break my heart
Tradotto da Cattia Salto
I
Riesci a sentirmi mentre invoco
il tuo nome?
Lo sai che mi sto innamorando
e non so cosa dire,
griderò un po’ più forte
Allora urlerò-
lo sai che sono orgogliosa
e non riesco a far uscire le parole.
CORO
Oh io
voglia stare con te dappertutto
Oh io
voglia stare con te dappertutto
voglia stare con te dappertutto
II
Sta accadendo qualcosa,
capita proprio a me
i miei amici dicono che sono strana,
dai piccolo
è meglio darsi una mossa,
è meglio che ti sbrighi
prima di spezzarmi il cuore
III
Riesci a sentirmi mentre invoco
il tuo nome?
Lo sai che mi sto innamorando
e non so cosa dire
vieni piccolo
è meglio darsi una mossa
è meglio che ti sbrighi
prima di spezzarmi il cuore

FONTI
Banditi e pirati nella narrativa medievale: alcuni casi di fuorilegge cortesi di Federica Vaglia (qui)
http://ontanomagico.altervista.org/ned-hill.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Ladro_gentiluomo
http://lunastellailtasso.iobloggo.com/2/the-highwayman-by-sir-alfred-noyes/&y=2007&m=05
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=7152&lang=it
http://www.cgsbachelet.org/ilsalicenarrante/rubriche/literature-cafe.aspx?pag=5
https://philochsthing.wordpress.com/2013/12/30/the-highwayman-noyesochs/
https://medusaslibrary.com/2016/04/15/npm-15-the-highwayman/

PÉH TROUZ ZOU AR EN DOAR, BRETON CAROL

La melodia del canto natalizio Jesous Ahatonhia accreditata in genere come melodia tradizionale canadese è in realtà un’antica aria francese  che nell’ambito della musica colta era l’aria di “Une jeune pucelle” (= “Una giovane ragazza”).
Da quest’aria peraltro popolare in tutta Europa e dalle imprecisate origini, ebbero fortuna due versificazioni la prima di tema religioso per l’appunto un noël “Une vierge pucelle”, l’altra di tema amoroso “Ma belle si ton âme”. Le ipotesi più accreditate sono quelle che la ritengono una musica da danza classificata nelle partiture rinascimentali come “Alemana”, “Almande”, o “Almagne”. (continua)

Sul versante popolare ecco rispuntare le stessa aria in Bretagna, non solo ma anche con un testo “Péh trouz zou ar en doar” molto simile alla versione wendat di padre Giovanni (Jean De Brébeuf, che guarda caso era nativo dell’alta Normandia).
ASCOLTA The Chieftains & Nolwenn Monjarret in Celtic Wedding, 1987. Un album di musica bretone nato dalla collaborazione con vari artisti della scena bretone. Nelle note di copertina apprendiamo che i brani sono stati selezionati da una raccolta di musica bretone dal titolo Tonioù Breizh-Izel a cura di Polig Monjarret.

angeliPÉH TROUZ ZOU AR EN DOAR
I
Péh trouz zou ar en doar
Péh kan a gleúan me
Na kaeret er boehieú e za lein eun né
Eled, lavaret d’emb eit petra e kannet?
Peneú éted ar zé e zou arriú er bed?
II
Arnet eúe genemb kannet pobl ag en doar?
Ewan de laret d’ho eun né úèted hemb par
Eur mabig beniget roué a Jerusalem
E zo gannet eit-ho ér gér a vethléem

Traduzione di Nolwenn Monjarret
I
What noise on earth?
who is singing for me and who I am hearing
how much I like these voices who sing in the skies
and what do they say in their song?
what is new that happened on earth?
II
We hear “the people” sing on earth
I come to tell you that in the sky there is something beyond compare
a small child blessed, king of Jerusalem
and who was born for them (the people) in the town of Bethlehem
Traduzione di Cattia Salto
I
Quale suono sulla Terra,
chi è che canta per me e chi sto ascoltando?
Quanto mi piacciono queste voci che cantano in cielo
e che cosa cantano nella loro canzone?
Quale novella è accaduta sulla
Terra?
II
Sentiamo gli angeli cantare sulla terra
“Sono venuto a dirvi che in cielo
c’è qualcosa al di là di ogni paragone
un bambinello benedetto, re di Gerusalemme
che è nato per voi nella città di Betlemme”

sull’altro continente la canadese  Loreena McKennitt a sua volta nel suo album “A Midwinter Night’s Dream” 2008 riarrangia la “melodia tradizionale canadese” collocandola per l’appunto in Bretagna.

Così l’artista omaggia anche gli Uroni con una Huron Beltane dance in Parallel Dreams 1989

FONTI
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/frame_kantikou.htm

BALULALOW, I COME FROM HEVIN TO TELL

Una cradle song ossia un canto natalizio dal titolo ‘Balulalow’,  (# 181 nel “The Oxford Book of Carols”), pubblicato dai fratelli John e Robert Wedderburn (poeti scozzesi del XVI secolo), con il titolo di “Ane Sang of the Birth of Christ” (“I come from Heaven to tell”) nella loro “Ane Compendious Buik of Godly and Spiritualt Sangis” del 1567.
Si tratta di una traduzione in scozzese del canto natalizio “Vom Himmel hoch da komm ich her“, scritto da Martin Lutero in tedesco e pubblicato nel suo “Geistliche Lieder” del 1535. Catherine Winkworth nel 1855 ne fece  un adattamento in inglese dal titolo “From Heaven Above to Hearth I Come”.

E’ conosciuta anche con il titolo di “Baloo Lammy” (=Ninna nanna agnellino) in una versione più ridotta.

ASCOLTA Simonm Chadwick all’arpa bardica

Sebbene il canto natalizio originario abbia ben 15 strofe viene cantato in una versione ridotta se non addirittura limitatamente alle strofe XIII e XIV. Alcuni studiosi ritengono che fu proprio questo canto di Lutero ad aver ispirato “Away in the manger“.
La melodia in “The Oxford Book of Carols” è stata arrangiata da Peter Warlock. Nel XVIII secolo, il canto fu abbinato anche alla melodia “Lady Bothwell’s Lament“.

A parte il canto negli arrangiamenti per corale ci sono alcune versioni più sommesse tipo ninnananna

Sandy Denny in un demo registrato nel 1968

ASCOLTA Loreena McKennitt live registrato nel 1997 nella Glenstal Abbey, Irlanda

ASCOLTA Sting (strofe V e VI) in “If on a Winter’s Night” 2009, la melodia è l’arrangiamento di Peter Warlock dal “The Oxford Book of Carols”

LE CORALI
La versione inglese From Heaven Above to Earth I Come

L’originale tedesco Vom Himmel hoch da komm ich her

TESTO SCOZZESE
I
I come from hevin which to tell
The best nowells that e’er befell
To you thir tythings threw I bring
And I will of them say and sing
II
This day to you is born ane child
Oh Marie meik and Virgin mild
That bliss it bairn(1) benign and kind
Sall you rejoyce baith(2) hart and mind
III
Lat us rejoys and be blyth
And with the Hyrdis go full swyth(3)
And see what God of his grace hes done
Throu Christ to bring us to his throne
IV
My saull and life stand up and see
Wha lyis in ane cribbe of tree
What babe is that, sa gude and fair
It is Christ, God’s son and Air
V
O my deir hart, yung Jesus sweit
Prepare the creddill in my spreit!
And I shall rock thee in my hart
And never mair fra thee depart
VI
Bot I sall praise thee evermoir
With sangis sweit unto thy gloir
The kneis of my hart sall I bow
And sing that rycht Balulalow (4)
TRADUZIONE ITALIANO
I
“Vengo dal Cielo per portare
la migliore novella che mai accadde
a voi buone nuove porto
di cui voglio dire e cantare.
II
Questo giorno per voi è nato un bambino, di Maria vergine, mite prescelto, quel bambino benedetto benigno e premuroso, vi farà esultare sia con il cuore che con la mente.
III
Fate festa e state allegri
e seguite il gregge rapidi
per vedere questo mirabile
dono di Dio
che con Cristo ci porterà al suo trono
IV
Prestate attenzione per vedere
chi giace nella mangiatoia.
“Chi è quel bambino così buono e giusto?” “E ‘Cristo, figlio di Dio e erede.”
V
“O mio tesoro, piccolo dolce Gesù
preparerò la tua culla nella mia anima
ti cullerò sul mio cuore
e non mi separerò mai da te.
VI
D’ora in poi ti loderò
con dolci canti sulla tua gloria;
piegherò le ginocchia del mio cuore
e canterò ninna nanna..”

NOTE
1) termine scozzese per child
2) both
3) quickly
4) una vecchia parola scozzese per ‘ninna nanna’

Edith Rickert, 1914, “Ancient English Christmas Carols: 1400-1799,”

1.
I come from Heaven to tell
The best nowells that ever befell;
To you thir tidings true I bring,
And I will of them say and sing.
2.
This day is born to you ane child,
Of Mary meek and virgin mild;
That blessed bairn, benign and kind,
Sall you rejoice, baith heart and mind.
6.
Let us rejoice and be blithe,
And with the herds go full swithe,(1)
And see what God of His grace has done,
Through Christ to bring us to His throne.
7.
My soul and life, stand up and see
Wha lies in ane crib of tree.
What babe is that so gude and fair?
It is Christ, God’s Son and Heir.
13.
O my dear heart, young Jesus sweet,
Prepare Thy cradle in my sprite,
And I sall rock Thee in my heart,
And never mair from Thee depart.
14.
But I sall praise Thee evermore,
With sangës sweet unto Thy glory;
The knees of my heart sall I bow,
And sing that richt ‘Balulalow’.

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/baloo_lammy.htm
http://www.ramshornstudio.com/baloo_lammy.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=729
http://mainlynorfolk.info/sandy.denny/songs/balulalow.html
http://www.lutheran-hymnal.com/lyrics/tlh085.htm

http://www.traditionalmusic.co.uk/song-book/song-book%20-%200315.htm

ALL SOULS NIGHT

Con la notte di Samain ha inizio l’inverno, una notte di passaggio in cui i defunti ritornano sulla terra, una notte in cui i morti danzano con i vivi tra le ombre dei falò sulle alture.

ASCOLTA Loreena McKennitt live  dal video montaggio di Eucos commentato e tradotto. Il brano è stato composto e registrato in uno dei primi cd dell’artista “The Visit” (1991) ma riproposto spesso nei concerti live, perfetto sound arabeggiante per i giardini dell’Alhambra. “Nights from the Alhambra” album live del 2006 pubblicato nel 2007 segnò il ritorno alla ribalta dell’artista, dopo 7 anni di silenzio. Gli anni che seguirono la morte del promesso sposo (un incidente sul lago Huron) dopo l’abbandono della musica per nove mesi, furono anni di ricerca e di viaggi in Europa, Medio Oriente e Asia.

La versione dal cd  “The Visit” (1991)


I
Bonfires dot the rolling hillsides.
Figures dance around and around
to drums that pulse out echoes of darkness;
moving to the pagan sound.
II
Somewhere in a hidden memory
images float before my eyes
of fragrant nights of straw and of bonfires,
dancing till the next sunrise.
CHORUS
I can see the lights in the distance
trembling in the dark cloak of night.
Candles and lanterns are dancing, dancing
a waltz on all souls night.
III
Figures of cornstalks bend in the shadows
held up tall as the flames leap high.
The Green Knight holds the holly bush
to mark where the old year passes by.
I
Bonfires dot the rolling hillsides.
Figures dance around and around
to drums that pulse out echoes of darkness;
moving to the pagan sound.
IV
Standing on the bridge that crosses
the river that goes out to the sea.
The wind is full of a thousand voices;
they pass by the bridge and me.
Traduzione italiano di  Cattia Salto (*)
I
I falò illuminano i fianchi sinuosi delle colline, sagome danzano in cerchio
al battito dei tamburi che fanno risuonare nella notte
un trascinante ritmo pagano
II
Da qualche parte, da una memoria segreta, immagini mi fluttuano davanti agli occhi, notti profumate di fieno e di falò
e danze fino all’alba del giorno seguente
CORO
vedo le luci lontane
tremule sul manto nero della notte
candele e lanterne danzano,
danzano

un valzer nella notte dei defunti (1)
III
Fantocci di granturco si flettono nell’ombra, stanno in piedi mentre le fiamme divampano
il Cavaliere Verde tiene un ramo di agrifoglio (2) per indicare dove è passato il vecchio anno
I
I falò illuminano i fianchi sinuosi delle colline sagome danzano in cerchio
al battito dei tamburi che fanno risuonare nella notte
un trascinante ritmo pagano
IV
In piedi sul ponte che attraversa
il fiume (3) che finisce nel mare
il vento è carico di mille voci,
attraversano il ponte e mi superano.

NOTE
* Non ho resistito a rifare una traduzione anche se ce ne sono già altre (ben fatte)
1) Samain o Samahin, Samhain letteralmente “la fine dell’Estate” era la festa celtica che celebrava l’inizio della Stagione Invernale e l’inizio del nuovo anno. Era una festività dedicata agli Antenati e ai sacrifici rituali continua
2) Sir James George Frazer, nel suo libro “Il Ramo d’Oro” e Robert Graves, in “La Dea Bianca” e “I Miti Greci”, hanno descritto una cerimonia rituale che veniva, secondo loro, praticata nell’Antica Roma e in altre culture europee più antiche: la lotta rituale tra il Re Agrifoglio e il Re Quercia, lotta che garantiva l’alternarsi delle stagioni invernale e estiva. L’Uomo Verde o Cavaliere Verde è una figura archetipa connessa con il ciclo della natura, è la forza verde immanente della Natura. continua
3) i ponti sono luoghi di soglia a mezzo tra terra e acqua, luogo privilegiato di passaggio delle schiere fatate, ma qui Loreena inserisce un rituale orientale quello delle lanterne abbandonate alla corrente del fiume, una sorta di ricordo ancestrale dei popoli orientali che migrarono in Europa, le terre dell’Ovest.
This piece was inspired by the imagery of a Japanese tradition which celebrates the souls of the departed by sending candle-lit lanterns on out waterways leading to the ocean, sometimes in little boats; along with the imagery of the Celtic All Souls Night celebrations, at which time huge bonfires were lit not only to mark the new year, but to warm the souls of the departed. (tratto da qui)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

THE TWO TREES

William Butler Yeats scrisse la poesia “The Two Trees” nel 1892 e la dedicò a Maud Gonne, la bella attrice, femminista e rivoluzionaria che aveva donato il suo cuore all’Irlanda. La donna non ne volle mai sapere di sposarsi con Yeats, ma lui la prese come sua musa ispiratrice e l’amò per tutta la vita. (continua)

La poesia è stata messa in musica nel secolo successivo dalla canadese Loreena MacKennitt (cantante, arpista, compositrice), una poesia esoterica che parla d’amore, un amore cosmico sospeso tra terra e cielo.
Alla ricerca di un quadro che affrontasse tematiche simili mi è venuto subito in mente il parallelo con “L’albero della vita” di Gustav Klimt che il pittore sviluppò  per la residenza di Bruxelles dell’industriale Adolphe Stoclet. Un dipinto-mosaico di marmi, pietre dure, maioliche e corallo.

Gustav Klimt: L’albero della vita, 1905

Nella poesia di Yeats due alberi si contrappongono uno il duale dell’altro: l’albero della vita e l’albero della morte e il poeta esorta la donna amata ad abbandonarsi all’amore (per lui) simboleggiato da un albero santo.

L’ALBERO DELLA VITA

All’epoca Yeats faceva parte del Golden Dawn (l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), una società segreta inglese magico-iniziatica di ispirazione rosacrociana, sicchè viene da pensare al primo albero come l’albero sefirotico con le sue dieci sfere, che nasce nel cuore, centro della spiritualità umana :  è l’albero cosmico della creazione che contiene i quattro elementi formativi, il fuoco simboleggiato dalle stelle, la terra richiamata dalle radici, l’aria simboleggiata dalla chioma frondosa e l’acqua ovvero le onde; il secondo è l’albero della morte, l’immagine distorta del primo, sterile e desolato dove di posano i corvi in attesa del macabro banchetto (e guarda caso anche nella raffigurazione di Klimt sui rami dell’albero troviamo un grosso uccello nero).
Il riferimento più che al cristianesimo è al misticismo rabbinico (mito della cabala) con Sephiroth (il bene, le sfere dimensionali dell’albero della vita, la cui manifestazione viene percepita dall’uomo come Astri nel Cielo – e gli Angeli) contrapposto a Qliphoth (il riflesso del male).
Ma il ragionamento filosofico da seguire è lungo e complesso diciamo da “iniziati”, quello che invece è più immediato nella poesia è il concetto di dualità della natura umana: l’uomo può scegliere di guardare dentro di sé (alla fetta di paradiso che ha nel cuore) invece che di abbandonarsi ai tormenti della mente.
Dal punto di vista stilistico si può affermare che l’amata Maud viene descritta similmente con i termini con cui Dante Alighieri descrive la sua Beatrice nel Paradiso, specchio dell’immagine di donna angelicata raffigurata in quegli anni nei quadri dei preraffaelliti.

Nel cuore della donna nasce un albero sacro e mentre scuote la sua chioma una musica armoniosa si spande fino al cuore del poeta e lo ispira a scrivere la sua canzone. Il secondo albero è invece il riflesso distorto dell’amore non corrisposto.

LA CANZONE: THE TWO TREES

Loreena McKennitt ci mise la musica nel 1994 per l’uscita dell’album “The Mask and the Mirror“, il brano della lunghezza di 9 minuti circa è introdotto da una melodia dal titolo, Ce He Mise Le Ulaingt? composta e suonata da Patrick Hutchinson con la cornamusa irlandese (uillean pipe). Il titolo Cé hé mise le fulaingt  (‘ulaingt’ = ‘fulaingt’) è una sorta di citazione biblica Who am I to suffer  (tradotto anche come who am I to bear it) vedi

 

I
BELOVED(1), gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
The changing colours of its fruit
Have dowered the stars with metry light;
The surety of its hidden root
Has planted quiet in the night;
The shaking of its leafy head
Has given the waves their melody,
And made my lips and music wed,
Murmuring a wizard song for thee.
There the Joves a circle go,
The flaming circle of our days,
Gyring(2), spiring to and fro
In those great ignorant leafy ways;
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care:
Beloved, gaze in thine own heart.
II
Gaze no more in the bitter glass
The demons, with their subtle guile.
Lift up before us when they pass,
Or only gaze a little while;
For there a fatal image grows
That the stormy night receives,
Roots half hidden under snows,
Broken boughs and blackened leaves.
For ill things turn to barrenness
In the dim glass the demons hold,
The glass of outer weariness(3),
Made when God slept(4) in times of old.
There, through the broken branches, go
The ravens of unresting thought;
Flying, crying, to and fro,
Cruel claw and hungry throat,
Or else they stand and sniff the wind,
And shake their ragged wings; alas!
Thy tender eyes grow all unkind:
Gaze no more in the bitter glass.
III (4)
Beloved, gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care;
Beloved, gaze in thine own heart.

VERSIONE ITALIANA di Marianna Piani (da qui)
I
Amore(1), guarda dentro il tuo cuore,
l’albero santo è lì che sta fiorendo;
dalla gioia i santi rami si partono,
e tutti i frementi fiori che essi sostengono.
I color cangianti dei suoi frutti
hanno adornato le stelle con luce serena;
la saldezza delle sue radici profonde
ha radicato la quiete nella notte;
il cullare della sua chioma frondosa
ha donato alle onde la loro melodia,
e le mie labbra ne sposarono l’armonia
nel mormorare per te un magico canto.
Là vanno gli amori danzando,
nel giro fiammante dei nostri giorni,
vorticando(2), turbinando qui e là
nei vasti incoscienti viali coperti di foglie;
rammentando quella gran chioma agitata dal vento
e come sfrecciano i sandali alati
i tuoi occhi si colmano di tenerezza:
guarda, guarda dentro il tuo cuore, amore mio.
II
Non guardare più nello specchio amaro
che i demoni, con la loro sottile scaltrezza
ci pongono di fronte, passando,
o almeno lanciaci appena uno sguardo;
poiché vi si forma un’immagine fatale
che raccoglie la notte di tempesta,
radici seminascoste nella neve,
rami spezzati, foglie annerite.
Poiché ogni cosa sterile diviene
in quello specchio opaco che i demoni reggono,
specchio dell’espressa stanchezza(3),
creato mentre Dio riposava(4) nel suo tempo senile.
Là, tra i rami spezzati, passano i corvi
del pensiero senza requie;
volando, gridando, qui e là,
con i loro artigli crudeli e la gola vorace,
oppure rimangono immobili a fiutare il vento,
e scuotono le loro ali cenciose, ahimè!
I tuoi teneri occhi perdono la loro dolcezza:
no, non guardare più in quello specchio amaro.
III
Amore, guarda dentro il tuo cuore,
l’albero santo è lì che sta fiorendo;
dalla gioia i santi rami si partono,
e tutti i frementi fiori che essi sostengono,
rammentando quella gran chioma agitata dal vento
e come sfrecciano i sandali alati
i tuoi occhi si colmano di tenerezza:
guarda, guarda dentro il tuo cuore, amore mio.

NOTE
1) è il poeta che si rivolge alla donna amata ma è anche Loreena che canta per il suo amore che morirà tragicamente in un incidente qualche anno dopo : la canzone diventa quasi profetica
2) l’immagine sviluppata da Yeats dei “gyres” è quella di due coni interdipendenti ma contrapposti che ruotano l’apice dell’uno in contatto con il punto centrale della base dell’altro. La visone venne elaborata in un libro dal titolo “A Vision”, in cui Yeats spiega i mutamenti della personalità umana, l’avvicendarsi della storia e la trasformazione dell’anima dopo la morte.
Mi piace quest’immagine di pulsazione degli opposti in cui due vortici accoppiati, ovvero dei coni rotanti interpenetranti, girano in direzioni opposte e si annullano uno nell’altro. “per me tutte le cose sono costituite dal conflitto fra due stati di coscienza, fra due esseri o persone che reciprocamente muoiono l’uno la vita dell’altro, e vivono l’uno la morte dell’altro. Ciò vale anche per la vita e per la morte. Due coni o vortici, l’apice dell’uno nella base dell’altro” (Yeats in “A vision”).
3) weariness nel senso sia di stanchezza che di consapevolezza
4) quando Dio si addormentò il Diavolo forgiò lo specchio ovvero l’albero della conoscenza: così la perdita dell’innocenza fu il libero arbitrio dell’uomo (il peccato). Secondo William Blake Albione è simbolo archetipo della creatività, esistenza immaginativa, libertà spirituale: l’albero della vita è il simbolo della forza immaginativa e sessuale, mentre l’albero della conoscenza rappresenta il sapere razionalistico proprio di Urizen (il Dio bibblico). Qui ci troviamo filosoficamente parlando all’inverso dell’illuminismo: se il sonno della ragione genera mostri, per Yeats/Blake è invece il pensiero che occulta la verità-fede. Che è poi il pensiero gnostico “ Se voi conoscerete la Verità, la Verità vi farà Liberi. L’Ignoranza è uno schiavo, la Conoscenza è libertà. Se noi riconosceremo la Verità, ritroveremo i Futti della Verità in noi stessi. Se ci uniremo con essa, essa produrrà il nostro perfezionamento (Vangelo di Filippo, Vers. 123). Ma contrariamente al binomio sesso-peccato stigmatizzato dal cristianesimo (l’albero della conoscenza è il peccato carnale, il diavolo tenta l’uomo con i piaceri della carne e della materia) per Blake la sessualità è positiva perchè libera la energie creative dell’uomo.
4) Loreena aggiunge un’interpolazione finale

William Blake La danza di Albione, 1795
William Blake La danza di Albione, 1795

FONTI
http://www.gustav-klimt.com/The-Tree-Of-Life.jsp
http://www.didatticarte.it/Blog/?p=1708
http://www.yeatsvision.com/
https://rosariomariocapalbo.wordpress.com/2011/06/18/william-butler-yeats/
http://dublinoapiedi.com/2516/la-storia-damore-tra-maud-gonne-e-w-b-yeats/
http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/art/great-works/great-works-the-dance-of-albion-circa-1795-william-blake-1965101.html
http://www.unigalatina.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2468