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THE LAIRD O’ COCKPEN

Una courting song umoristica scritta da Carolina Oliphant, (1766-1845) conosciuta con il nome da sposata di Lady Nairne, sulla melodia tradizionale “When she came ben she bobbed” – di origine seicentesca e già comparsa con un testo ammiccante a una illecita liaison, rivisitato da Robert Burns nello “Scots Musical Museum” del 1792.
Così Lady Nairne scrive nel 1810 circa la sua versione “The Laird o’ Cockpen” sull’arrogante Signorotto di Cockpen che resta con un palmo di naso davanti al rifiuto della signora Jean di sposarlo (la quale sembra essere ben consapevole degli appetiti sessuali della gentry del Perthshire, e di Cockpen in particolare, verso le popolane ).
Il testo venne dato in stampa nel III volume dello “Scottish Minstrel” con solo sei strofe ed è anche stampato da George Thomson nel 1825 (in Collection of the Songs of Burns, Sir Walter Scott and other eminent lyric poets”) e tuttavia quando  Thomson ristampa la canzone nel 1843 nel V Volume del “Select Collection of Original Scottish Airs (n 250) sono aggiunte ulteriori due strofe come “lieto-fine”, che l’editore si attribuisce, banalizzandola in una più comune love song.

Decisamente uno scioglilingua per chi non sia scozzese se si canta velocemente! La melodia “When she came ben she bobbed” è reputata d’epoca rinascimentale.

ASCOLTA Tannahill Weavers in The Old Woman’s Dance 1978 (strofe I, II, III, IV, VI, VII) che così commentano
“A song from the east coast of Scotland concerning the worst case of attempted marriage on record.
The male chauvinist Laird or baddie, being in desperate need of a wife/cook/bottle washer approaches the inevitable only daughter or goodie without due courtship/expensive meals/red wine only to be rebuffed and, due no doubt to his chauvinism, left confused and in doubt of the lady’s mental health.”
(tratto da qui)

ASCOLTA Poitin (strofe da I a VII)

ASCOLTA   Jean Redpath in “Will Ye No Come Back Again? (The Songs Of Lady Nairne)” 1986 (ascolta su Spotify qui)


I
The Laird o’ Cockpen he was proud and he’s great
But his mind was ta’en up wi’ the things o’ the state
He’s wanted a new wife his braw home tae keep
But favour wi’ wooin’ was fashous (1) tae seek
II
Doon by the dykeside (2) there’s a lady did dwell
It’s at his table heid (3) he was sure she’d look well
McLeish’s (4) ae daughter o’ Clavers ha’ lee
A penniless lass wi’ a lang pedigree (5)
III
His wig was well pouthered  and as good as new
His waistcoat was white and his suit it was blue
He’s put on a ring and a sword and cocked hat
And who could refuse him, the laird, wi’ a’ that?
IV
He’s ta’en the grey mare and he’s rade cannily (6)
He’s tapped(7) at the yett (8) o’ the Clavers ha’ lee
Gae tell mistress Jean tae come speedily ben(9)
For she’s wanted tae speak tae the Laird o’ Cockpen
V
Mistress Jean was makin’ the elder-flower wine:
‘And what brings the Laird at sic (10) a like time?’
She put aff her apron and on her silk goun,
Her mutch (11) wi’ red ribbons and gaed awa doun.
VI
And when she cam’ by it’s he bowed fu’ low
And what was his errand he soon let her know
Amazed was the laird when the lady said naw
And we’ a leigh (12) courtsey she turned awa’
VII
Dumfoundered (13) he was but nae sign did he gie
He’s mounted his horse and he’s rade cannily (6)
And aft times he thinks as he rides through the glen
She was daft (14) tae refuse me, the Laird o’ Cockpen
VIII
And now that the Laird his exit had made,
Mistress Jean she reflected on what she had said;
’Oh, for ane I’ll get better its waur? (15) I’ll get ten,
I was daft to refuse the Laird o’ Cockpen.’
IX
Next time that the Laird and the lady were seen,
They were gaun arm-in-arm to the kirk on the green;
Now she sits in the ha’ like a weel-tappit hen,
But as yet there’s nae chickens appeared at Cockpen
Tradotto da Cattia Salto
I
Il signorotto di Cockpen era fiero e valoroso,
poichè i suoi pensieri erano presi da questioni di stato,
voleva una nuova moglie che badasse alla sua casa,
ma ottenere l’approvazione con il corteggiamento era una seccatura
II
Dietro al muretto di pietra viveva una signora
a capo della sua tavola lui era certo che lei ci sarebbe stata bene, McLeish è una figlia di Clavers-ha’ Lee,
una fanciulla senza un soldo con un lungo pedigree
III
La sua parrucca era ben incipriata e come nuova
il suo panciotto era bianco e la giacchetta blu.
si mise un anello e una spada e un tricorno
e chi avrebbe potuto respingerlo, il laird, così conciato?
IV
Prese la cavalla grigia e cavalcò con prudenza
bussò alla porta dei Clavers-ha’ Lee
“Vai a dire alla signora Jean che venga subito qui
perché è desiderata per parlare con il Laird
di Cockpen”
V
La signora Jean stava fecendo il vino con i fiori di sambuco
“Cosa porta il laird in un tempo così?”
Si levò il suo grembiule e mise la gonna di seta e
la cuffia con i nastri rossi e scese da
basso
VI
E quando fu nel salotto di sotto
tosto egli le fece sapere quale era il suo proposito.
Stupefatto fu il laird quando la dama disse no,
e poco cortesemente si allontanò!
VII
Lui era perplesso, ma non ne diede mostra
saltò sul suo cavallo e corse con prudenza
e frequentemente pensava mentre cavalcava per la stretta valle
“E’ stupida a rifiutare me, il Signorotto di Cockpen”
VIII
E ora che il Signorotto aveva fatto la sua uscita
la Signora Jean ponderò su ciò che aveva detto;
“Oh per uno starò meglio, peggio è se ne troverò 10
che stupida ero a rifiutare il Signorotto di Cockpen”
IX
La prossima volta che il Laird e la Lady furono visti
andavano a braccetto nel prato della chiesa;
ora lei siede nella sala come una gallina con una bella cresta
ma ancora non spuntano polli a Cockpen

NOTE
1) fashious=troublesome, annoying, ossia una faccenda noiosa a cui dedicarsi
2) dyke: termine utilizzato in Scozia per distinguere una parete bassa di pietre costruita a secco
3) table heid – head of his table
4) scritto da Lady Nairne come McClish. (vedi)
5) qui sembra voler alludere al desiderio del gentiluomo di accaparrarsi dei titoli illustri.
6) canniliie = carefully, Cautiously
7) tappit=tufted, rapped – knocked
8) yett=gate
9) ben – through the house
10) sic=such
11) mutch= bonnet, close fitting cap
12) laigh=low
13) dumfooner’d – bewildered
14) daft – stupid, Mad.
15) waur=worse. Credo che Jean abbia preferito prendere il primo invece di aspettare per altri dieci pretendenti uno peggiore dell’altro; ma come sia Jean non è più la coraggiosa eroina di Lady Nairne che rifiuta un matrimonio di comodo, anzi si pente subito delle sue pretese d’indipendenza

continua
FONTI
http://www.contemplator.com/scotland/lairdc.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6554
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/14867
http://kistoriches.co.uk/en/fullrecord/55605/11;jsessionid=A1C3E06E0FB75395E28652C68C713AD9
http://folktunefinder.com/tunes/171034

http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_laird.htm
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/102lyr6.htm
http://www.bartleby.com/41/333.html

WHA’LL BE KING BUT CHERLIE?

Lady Nairne (Caroline Oliphant) sulla popolare giga “Behind the Bush in the Garden”scrisse la canzone giacobita “Wha’ll be King but Charlie?” conosciuta anche con il titolo di “The News Frae Moidart“. Nel brano si evoca con toni di esultanza la chiamata dei clan dopo lo sbarco in Scozia del Bonny Prince Charlie.

La questione giacobita è stata discussa in una pagina dedicata alla quale si rimanda per ogni collegamento storico (vedi)

LADY NAIRNE

Poetessa scozzese (Gask, Perthshire, 1766-1845) e collezionista di vecchi brani della tradizione popolare, fu strenua sostenitrice della causa Stuart , le sue poesie apparse anonime in vita, vennero raccolte e pubblicate postume. (continua)
Silly Wizard in “Glint of Silver” 1986: l’ultimo album del gruppo


I
The news from Moidart(1) cam yestreen
Will soon gar mony ferlie,
For ships o war hae just come in
And landed Royal Charlie.
CHORUS
Come through the heather, around him gather,
Ye’re all the welcomer early;
Around him cling with a your kin,
For wha’ll be King but Charlie?
II
Come through the heather, around him gather
Come Ronald, come Donald, come a thegither;
And crown your rightfu lawfu King
For wha’ll be King but Charlie?
III
The Highland clans with sword in hand
Frae John o Groats tae Airlie
Hae tae a man declared to stand
Or fa wi Royal Charlie.
IV
The Lowlands  a’,  both great an sma,
Wi many’s a lord and laird hae
Declared for Scotia’s King an Law,
And spier ye wha, but Charlie.
V
There’s ne’er a lass in a the land
But vows both late and early
To man she’ll neer give heart nor hand
Wha wadna fecht fer Charlie.
VI
Then here’s a health tae Charlie’s cause,
And be’t complete and early;
His very name our heart’s bluid warms;
Tae arms for Royal Charlie.
tradotto da Cattia Salto
I
Le notizie da Moidart sono arrivate ieri
e presto più di uno si farà molte domande sulle navi da guerra che sono appena arrivate
e hanno sbarcato il Principe Carlo
RITORNELLO
Venite dalle brughiere, per radunarvi attorno a lui,
sarete i primi a dare il benvenuto,
adunatevi con i vostri clan attorno a lui
chi altro re se non Carlo?
II
Venite dalle brughiere, per radunarvi attorno a lui, venite Ronald, Donald, venite tutti insieme e incoronate il vostro vero Re
chi altro re se non Carlo?
III
I Clan delle Highland con la spada in pugno, da John O’Groats a Airlie
hanno dichiarato uno per uno
di vincere o morire per il Principe Carlo
IV
Quelli delle Lowlands, grandi e piccoli
con molti lord e laird hanno
proclamato il vero re della Scozia
e chi altro se non Carlo?
V
Non c’è ragazza sulla terra
che prima o poi non abbia giurato
che non rifiuterà mai il cuore né la mano all’uomo che lotta per Carlo
VI
Allora alla salute della causa di Carlo
al suo successo
il suo stesso nome fa esultare i nostri cuori, alle armi per il Principe Carlo.

NOTE
1) il bel Carletto sbarcò il 25 luglio 1745 a Lochnanuagh lo stretto che divide il distretto di Arisaig e Moidart


TRADUZIONE INGLESE di CATTIA SALTO
I
The news from Moidart(1) came yestrerday
Will soon make many wonder
For ships of war have just come in
And landed Royal Charlie.
CHORUS
Come through the heather, around him gather,
You are all the welcomer early;
Around him cling with a your kin,
For who will be King but Charlie?
II
Come through the heather, around him gather
Come Ronald, come Donald, come all together;
And crown your rightfull lawfull King
For who will be King but Charlie?
III
The Highland clans with sword in hand
From John of Groats to Airlie
Have to a man declared to stand
Or fall with Royal Charlie.
IV
The Lowlands a, both great an small,
With many’s a lord and laird have
Declared for Scotia’s King an Law,
And speak you who, but Charlie.
V
There’s never a lass in a the land
But vows both late and early
To man she’ll never give heart nor hand
Who would not fight for Charlie.
VI
Then here is a health to Charlie’s cause,
And be not complete and early;
His very name our heart’s blood warms;
To arms for Royal Charlie.

Prima parte continua

FONTI
https://thesession.org/tunes/10017
http://www.jacobite.ca/songs/whallbeking.htm
http://chrsouchon.free.fr/charli1e.htm
https://jscholarship.library.jhu.edu/handle/1774.2/8443
http://archives.law.virginia.edu/records/mss/79-8/digital/2005
http://www.scottish-country-dancing-dictionary.com/dance-crib/whall-be-king-but-charlie.html
http://www.newworldencyclopedia.org/entry/Lady_Carolina_Nairne

 

LAND OF THE LEAL

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La bella melodia che avevamo ascoltato in “Scots wha hae” la troviamo in questa canzone scritta da Lady Nairne (Caroline Oliphant) nel 1798: l’occasione era triste, la morte dell’unica figlia di una sua amica (Mrs. Campbell Colquhoun) e nella lettera di cordoglio Carolina include questa poesia consolatoria, “la Terra dei Beati” è il paradiso in cui adesso si trova la bimbetta circondata dagli angeli..
Si tratta di una melodia scozzese molto antica,  in “The Scottish Review,” Vol. 27 (1896) è detta “Hey Now The Day Dawes”  su di essa un autore anonimo ha scritto  le parole e così è diventata la canzone “Hey Tuttie Taitie” o “Hey Tuttie Tattie.” Robert Burns quando scrisse  “Scots Wha Hae” disse riguardo alla melodia “I have met the tradition universally over Scotland, and particularly about Stirling, in the neighbourhood of the scene, that this air was Robert the Bruce’s March at the battle of Bannockburn, which was fought in 1314.

La stesura di  Lady Nairne è stata ignorata per un bel po’ e la canzone fu ritenuta di anonimo o attribuita a Robert Burns finchè nel 1846  la sorella raccolse e pubblicò tutti i versi scritti  da Carolina in una raccolta dal titolo “Lays from Strathearn“. Ma naturalmente c’è chi continua a voler rivendicare la paternità a Robert Burns ritenendo la versione di Lady Nairne una “brutta copia”..

LA VERSIONE DI LADY NAIRNE

Che la tradizione popolare si sia impossessata del brano è assiomatico poichè di esso esistono varie versioni testuali non completamente conformi alle stesure andate in stampa (ora sotto la firma di Lady Nairne oppure attribuite a Robert Burns)

ASCOLTA Pete & Heather Heywood 1974

ASCOLTA Jean Redpath in “Will Ye No Come Back Again” 1986

VERSIONE  Lady Carolina Nairne *
I
I’m wearin’ awa’ (1), John (2);
Like snaw-wreaths in thaw, John
to the land o’ the leal (3).
There’s nae sorrow there, John;
There’s neither cauld nor care, John
The day is aye fair,
in the land o’ the leal.
II
Our bonnie bairnie (4)’s there, John;
She was baith gude and fair, John
And oh! we grudg’d her sair
to the land o’ the leal.
But sorrow’s sel’ wears past, John;
And joys a comin’ fast, John
The joy that’s aye to last,
in the land o’ the leal
III
Sae dear ‘s the joy was bought, John,
Sae free the battle fought, John,
That sinfu’ man e’er brought
To the land o’ the leal.
O, dry your glistening e’e (5), John!
My saul langs to be free, John,
And angels beckon me
To the land o’ the leal.
IV
Oh! haud ye leal an’ true, John;
Your day it’s wearin thro’, John
An’ I’ll welcome you
to the land o’ the leal
Now fare ye weel, my ain John;
This warld’s care is vain, John
We’ll meet and aye be fain (6)
in the land o’ the leal
Traduzione di Cattia Salto
I
Sto svanendo John
come i cumuli di neve al disgelo, John
verso la Terra dei puri di cuore.
Non c’è dolore là, John
nè freddo nè affanni, John
il tempo è sempre bello,
nella Terra dei puri di cuore.
II
La nostra bella bambina è là, John
era così buona e bella, John
e oh abbiamo pianto la sua dipartita
nella Terra dei puri di cuore.
Ma il dolore appartiene al passato, John e la gioia è presto in arrivo, John la gioia che è sempre eterna nella Terra dei puri di cuore.
III
Così cara è la gioia che è stata conquistata, così libera la battaglia combattuta, che l’uomo che ha peccato mai andrà nella Terra dei puri di cuore.
Così asciuga le lacrime, John
la mia anima anela di essere libera, John e gli angeli mi chiamano
nella Terra dei puri di cuore.
IV
Oh! Resta leale e sincero, John
i tuoi giorni stanno svanendo, John
e ti saluterò
nella terra dei puri di cuore
Così addio, mio John
gli affanni di questo mondo sono vani, John, c’incontreremo e staremo bene
nella Terra dei puri di cuore

*(tratta da qui)
NOTE
1) I’m fading away
2) nella versione attribuita a Robert Burns il nome diventa Jean per riferirsi alla moglie
3) leal=loyal, faithful. Il temine loyal è propriamente giacobita. Così per un giacobita in esilio la terra descritta non è altro che la Scozia (o meglio le Highlands della Scozia) Una credenza antica, quella della Terra dei Beati, l’altro mondo celtico vedi
4) bairn=child
5) e’e=eye
6) fain= loving; si potrebbe anche tradurre come “we’ll be fine”


TRADUZIONE INGLESE
I’m fading away, John
Like snowdrift during thaw, John,
I’m fading away
To the land of the loyal.
There’s no sorrow there, John,
There’s neither cold nor care, John,
The weather is always fine
In the land of the loyal.
Our lovely child is there, John,
She was both good and fair, John;
And – o! – we hated to see her go
To the land of the loyal.
But sorrow itself will pass, John,
And joy will come fast, John,
The joy that will last forever
In the land of the loyal.
So dear is the joy that’s been bought, John,
So free the battle fought, John,
That sinful man ever brought
To the land of the loyal.
O, dry your glistening eyes, John!
My soul longs to be free, John,
And angels beckon me
To the land of the loyal.
O, remain loyal and honest, John!
Your days are passing by, John,
And I’ll welcome you
To the land of the loyal.
Now fare thee well, my own John,
This world’s cares are vain, John,
We’ll meet, and we’ll be fine,
In the land of the loyal.

Una versione condensata è stata  resa popolare dai Silly Wizard che la registrarono nel 1977 nel loro album “The Early Years” facendone uno standard.
Silly Wizard live 1988 -con le note del violino di Johnny Cunningham che ti cullano tra le nuvole

ASCOLTA Five Hand Reel, in “A Bunch Of Fives” (1979) con la voce di Sam Bracken (irlandese di Belfast) subentrato nella formazione a Dick Gaughan

ASCOLTA Hannah Rarity (Ryan MacKenzie -piano, Conal McDonagh -low whistle e Bernadette Kellermann -violino) giovanissimi della nuova scena di Glasgow

La versione è riportata in The Golden Treasury, 1875 (Francis T. Palgrave, ed. ) e in pratica  taglia gli ultimi 4 versi della II strofa e i primi 4 versi della II strofa; mentre la IV strofa è spezzata in due parti, la prima circa a metà della canzone e la seconda ancora lasciata alla fine.

VERSIONE SILLY WIZARD
I’m wearin’ awa’(1), Jean(2)
Like snaw-wreaths in thaw, Jean,
I’m wearin’ awa’
To the land o’ the leal(3).
There ‘s nae sorrow there, Jean
There ‘s neither cauld nor care, Jean
The day is aye fair
In the land o’ the leal.
Ye aye were leal and true, Jean
Your task is ended noo, Jean
And I’ll welcome you
tae the Land o’ the Leal.
Our bonnie bairn(4)’s there, Jean
She was baith guid and fair, Jean
And oh, we grudged her sair,
tae the Land o’ the Leal.
So dry that tearful ee(5), Jean,
My soul longs tae be free, Jean
And angels wait on me in
the Land o’ the Leal,
So fare-thee-weel my ain Jean,
This world’s care is vain, Jean
We’ll meet and aye be fain(6),
in the Land o’ the Leal
tradotto da Cattia Salto
Sto svanendo Jean
come i cumuli di neve al disgelo, Jean
io svanisco
verso la Terra dei puri di cuore.
Non c’è dolore là, Jean
nè freddo nè affanni, Jean
il tempo è sempre bello
nella Terra dei puri di cuore.
Tu sempre leale e sincera, Jean
il tuo compito è finito ora, Jean
e sarai la benvenuta
nella Terra dei puri di cuore.
La nostra bella bambina è là, Jean
era così buona e bella, Jean
e oh abbiamo pianto la sua dipartita
nella Terra dei puri di cuore.
Così asciuga le lacrime, Jean
la mia anima anela di essere libera, Jean e gli angeli mi aspettano
nella Terra dei puri di cuore.
Così addio, mia Jean
gli affanni di questo mondo sono vani, Jean, c’incontreremo in nome dell’amore
nella Terra dei puri di cuore

NOTE
1) I’m fading away
2) il nome John venne sostituito con quello di Jean in un presunto riferimento autobiografico con la vita di Robert Burns. Così con il titolo “Burns’s Deathbed Song”, la canzone spunta  con una riscrittura nelle edizioni edimburghesi  dei lavori di Burns (di inizio ottocento) argomentando che il bardo l’avesse composta nel 1793, la Jean quindi non sarebbe altri che la moglie..
3) leal=loyal, faithful. Il temine loyal è propriamente giacobita. Così per un giacobita in esilio la terra descritta non è altro che la Scozia (o meglio le Highlands della Scozia) Una credenza antica, quella della Terra dei Beati, l’altro mondo celtico vedi
4) bairn=child
5) e’e=eye
6) fain= loving; si potrebbe anche tradurre come “we’ll be fine” 

E quando ascolto questa canzone mi sorge spontanea un’associazione con un’altra altrettanto straziante canzone (ma molto più “internazionale”):”Tears in Heaven” di Eric Clapton scritta dedicandola al figlio piccolo, morto per una disattenzione dei suoi genitori; caduto in volo dall’alto della torre dorata nel quale viveva (insieme a dei genitori per la maggior parte del tempo strafatti)


I
Would you know my name(1)
if I saw you in heaven?
Would it be the same
if I saw you in heaven?
II
I must be strong
and carry on
‘Cause I know
I don’t belong here in heaven
III
Would you hold my hand
if I saw you in heaven?
Would you help me stand
if I saw you in heaven?
IV
I’ll find my way
through night and day
‘Cause I know
I just can’t stay here in heaven
V
Time can bring you down;
time can bend your knees
Time can break your heart,
have you begging please, begging please
IV
Beyond the door
there’s peace I’m sure
And I know there’ll be
no more tears in heaven
TRADUZIONE ITALIANO (tratta da qui)
I
Ti ricorderesti di me
se ti vedessi in Paradiso?
Sarebbe lo stesso
se ti vedessi in Paradiso?
II
Devo essere forte
ed andare avanti
perché lo so,
io non appartengo qui, al Paradiso
III
Mi terresti la mano
se ti vedessi in Paradiso?
Mi aiuteresti a stare in piedi
se ti vedessi in Paradiso?
IV
Troverò la mia via
tra la notte e il giorno
Perché lo so,
io non posso restare qui, in Paradiso
V
Il tempo può buttarti giù;
il tempo può piegarti le ginocchia
Il tempo può spezzarti il cuore,
farti implorare pietà, implorare pietà
VI
Oltre la porta
c’è pace ne sono sicuro
e lo so, non ci saranno
più lacrime in Paradiso

NOTE
1) ho preferito tradurre così la frase “Ricorderesti il mio nome”

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/scotswha.htm
http://www.rampantscotland.com/poetry/blpoems_leal.htm
http://www.electricscotland.com/burns/ExtractedLandOLeal.pdf
http://www.darachweb.net/SongLyrics/LandOTheLeal.html
http://www.bartleby.com/106/157.html

WILL YE NO’ COME BACK AGAIN?

attesa- Edmund-Blair-LeightonLa poesia, originariamente scritta dalla irriducibilmente filo-giacobita Carolina Oliphant (Lady Nairne 1766-1845), ma a volte erroneamente attribuita a Robert Burns, è una nostalgica evocazione di un tempo che non sarà più e, spogliata dalle sue aspirazioni politiche, è spesso utilizzata come canto dell’addio (come l’altrettanto famosa Auld Lang Shine vedi).

Il “Bonnie Charlie” della canzone è il Bel Carletto ovvero il “giovane” e ultimo pretendente Stuart al trono di Scozia, così in chiave politica la canzone è diventata sinonimo di desiderio d’indipendenza e “inno” del movimento nazionalista scozzese. Tutte queste versioni sono state scritte quando Charles Stuart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi.

WILL YE NO’ COME BACK AGAIN

Su di un’aria tradizionale (attribuita a Niel Gow junior -1795-1823), la melodia è famosa come marcia (o lament) suonata ovviamente dalle cornamuse scozzesi. E’ anche una scottish country dance (vedi)


ASCOLTA Jean Redpath nel Cd “Will Ye No Come Back Again? (The Songs Of Lady Nairne)” 1986 che nella sua opera discografica dedicata alla baronessa Carolina Oliphant ne riporta la fede politica. L’accompagnamento è costituito dal violoncello di Abby Newton e dal violino di David Gusakov.

ASCOLTA North Sea Gas in un delicato arrangiamento (strofe I, II, III)
ASCOLTA Gaberlunzie (strofe I, III, II, V )

ASCOLTA Real McKenzies in una versione rock alla Pouges (strofe I, IV) – non proprio nelle mie corde

I
Bonnie Charlie’s now awa’(1),
Safely o’er the friendly main ,
He’rts will a’most break in twa 
Should he no’ cam back again.
Refrain:
Will ye no’ cam back again?(2)
Will ye no cam back again?
Better lov’d ye canna be (3),
Will ye no cam back again?
II
Ye trusted in your Hielan men,
They trusted you dear Charlie!
They kent your hiding in the glen,
Your cleadin’ was but barely (4)
III (5)
English bribes were a’ in vain;
An’ e’en though puirer we may be,
Siller canna buy the heart
That beats aye for thine and thee.
IV
We watched thee in the gloamin’ hour,
We watched thee in the mornin’ grey
Though thirty thousand pounds they gie,
There is nane that would betray.
V
Sweet’s the laverock (6) ‘s note and lang,
Liltin’ wildly up the glen,
But aye to me he sings ane sang,
Will ye no come back again?
Traduzione di Cattia Salto
I
Il Bel Carlo se n’è andato,
al sicuro, al di là dello Stretto amico;
molti cuori si spezzeranno
se tu non dovessi tornare mai più.
RITORNELLO
Tornerai o non tornerai?
Più amato non potresti essere,
un giorno tornerai ancora?
II
Contavi sui tuoi montanari,
loro si fidavano di te caro Carlo, conoscevano il tuo nascondiglio nella valle, mentre stavi a stento vestito
III
La corruzione degli inglesi fu del tutto inutile e anche se fossimo più poveri, i più sciocchi non possono comprare il cuore che batte per i tuoi e te
IV
Guardammo a te nell’ora del crepuscolo;
guardammo a te nel grigio mattino
anche se 30 mila sterline ci danno
non c’è nessuno che ti tradirà
V
Dolce è il canto dell’allodola
che si innalza libero sopra la valle
e canta per me una canzone:
un giorno tornerai ancora?”

NOTE
1) dopo la sconfitta di Culloden (1746) il Bonnie Prince, allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa. Il bel Carletto fuggì dalla Scozia in modo rocambolesco e si rifugiò in Francia continua
2) la domanda è pleonastica, il bel Carletto è morto da più di trent’anni (1788) solo e devastato dall’alcol nel suo esilio romano: il Bonny Prince è diventato però nell’immaginario giacobita un re dormiente novello Artù pronto a ritornare al momento del bisogno per combattere nella battaglia a fianco degli Scozzesi contro i “Nemici”
3) proprio come fecero il padre e il nonno di Carolina ferventi sostenitori del ramo Stuart. Essi combatterono al fianco del Principe fino alla fine, perdendo terre e fortuna, per trovare scampo in esilio. Anche la madre apparteneva ad una famiglia filo-giacobita così tutti i figli restarono nel cuore leali alla causa
“Laurence Oliphant, the laird, descendant of an old family as proud as it was ancient, a Jacobite of the Jacobites, who loved the Stuarts with all the adoration of his absurd old soul. To win his undying favour it was only necessary for a neighbour to present him with a relic of the Royal house, a garter, a brogue, or spurs worn by His Royal Highness. To look at but for heaven’s sake not to touch, the sacred memorials, a lock of Prince Charlie’s red hair, his bonnet, his cockade or crucifix, was with him almost a religious service.” (tratto da qui)
She was baptized Carolina in honour of the then exiled Prince Charles Stuart. Her parents were cousins and grandchildren of William Murray, the Lord Nairne who narrowly escaped execution after the 1715 rising, and were married at Versailles on 9 June 1755 during nineteen years of political exile following the failure of the Jacobite rising of 1745. Her mother was also descended from a famous Jacobite Clan, the Robertsons of Struan. Robertsons, Oliphants and Nairnes alike had been been attainted for high treason and lost their estates. A part of their Gask domain was bought back from the government and her parents were able to return two years before Carolina’s birth. Her father Laurence Oliphant was active in Jacobite politics throughout his life and his children were carefully reared to ‘keep them loyal’. (tratto da qui)
4) poichè il verso è un po’ oscuro viene spesso sostituito con “Death and exile braving” (in italiano: morte e esilio ai coraggiosi)
5) Jean Redpath salta questa strofa
6) per i Celti l’allodola era un animale sacro simbolo di buona fortuna e protezione, messaggero tra l’umano e il divino

Ma le versioni testuali si moltiplicarono attraverso la tradizione orale e le riscritture di altri autori filo-giacobiti si prenda ad esempio i versi riscritti (o collezionati) da James Hogg in cui si mantiene solo la prima e ultima strofa di Lady Nairne

ASCOLTA Ewan MacColl & Peggy Seeger


I

Bonnie Charlie’s now awa’,
Safely o’er the friendly main,
Mony a heart will brak in twa’
Should he no’ cam back again.
II
Mony a traitor ‘mang the isles
Brak the band o’ nature’s laws;
Mony a traitor wi’ his wiles
Sought to gi’ his life awa’
III
Whene’er I hear the blackbird sing,
Unto the evening sinking down,
Or merl (7) that makes the wood to ring,
To me they hae nae other sound.
IV
Mony a gallant sodger faught,
Mony a gallant chief did fa’,
Death itself was dearly bought
A’ for scotland’s king and law.
V
Sweet the lav’rock’s note and lang,
Lilting wildly up the glen;
and aye the o’erworld o’ he sang,
‘Will he no’ come back again?”
Traduzione di Cattia Salto
I
Il Bel Carlo se n’è andato,
al sicuro, al di là dello Stretto amico;
molti cuori si spezzeranno
se tu non dovessi tornare mai più.
II
Molti traditori fra le isole,
infransero la legge della natura,
molti traditori con l’inganno,
cercarono di vendere la sua vita.
III
Ogni volta che sento il tordo cantare
verso la sera che tramonta
o il merlo mentre fa vibrare il bosco
per me non ci sono altri suoni
IV
Molti soldati coraggiosi si sono battuti, molti principi valenti sono caduti, anche la morte è stata comprata a caro prezzo, tutto per il re e la giustizia della Scozia.
V
Dolce è il canto dell’allodola
che si innalza libero sopra la valle
e canta per me una canzone:
un giorno tornerai ancora?”

NOTE
7) merl è il nome in dialetto scozzese del merlo (Turdus merula); blackbird è anche il nome inglese dato al merlo ma qui tradotto con tordo essendo l’intento dell’autore di descrivere due diversi uccelli dal piumaggio bruno-scuro, seppure imparentati e che si assomigliano molto (le femmine). Il merlo è più rumoroso del Tordo bottaccio, il suo canto è costituito da un fischio puro e melodioso, assai vario, allegro e canta molto prima del levar del sole
FONTI
http://chrsouchon.free.fr/willyeno.htm
http://ontanomagico.altervista.org/charlie.htm
http://www.musicanet.org/robokopp/bio/nairnela.html http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/ primary/genericcontent_tcm4554478.asp
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/175.html http://bardbook.flame.org/songs/739

CHARLIE, HE’S MY DARLING

Canto ironico legato all’ultima rivolta giacobita capeggiata dall’ultimo pretendente cattolico al trono d’Inghilterra, il principe Carlo Edoardo Stuart (1729-1788) amato dagli Scozzesi come il “Bonnie Prince Charlie“. Il “Bel Carletto” fu l’ultimo della dinastia Stuart a rivendicare il tono di Scozia e Inghilterra. I sostenitori della rivolta si chiamarono giacobiti, perchè sostenitori di re Giacomo II d’Inghilterra deposto nel 1688, quando fu sostituito dalla figlia Maria II d’Inghilterra insieme al marito e primo cugino Guglielmo III d’Inghilterra (l’annosa disputa tra Cattolici e Protestanti!). continua

Lost_Portrait_of_Charles_Edward_StuartIL BEL CARLETTO

Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands!
Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). A Parigi ebbe come amante Marie Louise de La Tour (già maritata con il Duca di Montbazon) dalla quale pare abbia avuto un figlio.

Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordo con la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata dai capi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart di Appin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.

IL GIALLO DEL RITRATTO
Ma qual'era il volto del bel Carletto?
Spesso si tende a dimenticare che Carlo aveva un fratello prete (Enrico Benedetto) e i due si assomigliavano, così il ritratto del fratello Enrico in armatura militare di quando prestava servizio nell'esercito francese, è finito tra le biografie ufficiali del Bel Principe!!

LA CAMPAGNA MILITARE

Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero!
La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie come la battaglia di Prestonpans, la quale gli aprì le porte della città di Edimburgo (ma con gli inglesi asserragliati nel Castello) dove si auto-proclamò re. E poi invece di aspettare che passasse l’inverno seguendo i consigli dei suoi generali di ritirarsi verso le Highlands, Charles ebbe la bella pensata di invadere l’Inghilterra.
Ma poi a Dicembre inoltrato quando l’esercito delle Highlands si trovava a Derby (a causa delle numerose defezioni e della scarsa adesione dei suoi “sudditi” delle Lowlands) ci fu il dietro front.

CHARLIE IS MY DARLING

75241561_3Robert Burns nel 1794 ha riportato in forma ridotta una street ballad risalente all’anno 1745,  con una melodia composta per l’occasione, o quantomeno arrangiata da Stephen Clarke, per la pubblicazione sullo Scots Musical Museum

Una versione più “patriottica” è quella riportata da James Hogg (1812) il quale credeva che la versione di Burns fosse quella tradizionale; Hogg riscrisse in parte il testo sottotitolando la sua versione come “Moderna”.

In Burns Charlie è un vigoroso amante, oltre che valoroso combattente, e viene descritto mentre si dedica ad un’avventura amorosa, attratto dalla bellezza di una fanciulla affacciata alla finestra (presumibilmente per acclamarlo mentre sfilava trionfante per le vie della cittadina). Tanto testosterone sprizza anche dai suoi uomini, pronti a sverginare ogni pastorella incontrata per i campi (nel rapporto è implicito il consenso femminile, così come la fanciulla “cittadina” è ben disposta ad aprire la porta al “Bonnie Prince”)

Anche Lady Nairne (Carolina Oliphant 1766-1845) riscrive le strofe della canzone, ed estende l’ammirazione per Charlie a tutti i suoi fedeli sostenitori armati, sublimando l’attrazione erotica verso il Bel Carletto in fede patriottica. O così almeno commentano i critici (e chissà perchè quando è una donna ad essere sfegatatamente patriottica la si taccia di isteria!) (qui)

Tutte queste versioni sono state scritte quando il “Bonnie Prince” era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi. Una comparazione tra le tre stesure qui

Oggi prevale la versione ironica di Burns per quel suo piccante ammiccamento all’ “All in his Highland dress” che allude alle parti intime del “Bel Carletto” lasciate “all’aria” sotto il kilt scozzese. [Le recenti ricerche pubblicate sullo Scottish Medical Journal confermano che gli uomini che indossano il kilt in modo tradizionale (cioè senza mutande) sono più fertili!]

ASCOLTA Eddi Reader


ROBERT BURNS 1794/1796
Chorus.
An’ Charlie, he’s my darling,
My darling, my darling,
Charlie, he’s my darling,
The young Chevalier.
I
‘Twas on a Monday morning,
Right early in the year,
That Charlie came to our town,
The young Chevalier.
II
As he was walking up the street,
The city for to view,
O there he spied a bonie lass
The window looking through,
III
Sae light’s he jumped up the stair,
And tirl’d at the pin(1);
And wha sae ready as hersel’
To let the laddie in.
IV
He set his Jenny on his knee,
All in his Highland dress;
For brawly weel(2) he ken’d(3) the way
To please a bonie lass.
V
It’s up yon heathery mountain,
An’ down yon scroggie(4) glen,
We daur na(5) gang a milking(6),
For Charlie and his men.

traduzione revisionata da Cattia Salto
Chorus.
Charlie è il mio caro,
il mio caro,
Charlie è il mio caro,
il giovane Cavaliere.
I
Era un lunedì mattina,
all’inizio nell’anno,
che Charlie venne nella nostra città,
il giovane Cavaliere.
II
Mentre camminava per la strada,
per visitare la città,
oh vide una bella ragazza
affacciata alla finestra,
III
Come un lampo saltò su per le scale,
e tirò il campanello;
e anche lei prontamente
fece entrare il ragazzo.
IV
Prese Jenny sulle ginocchia,
tutto vestito da scozzese;
lui ci sapeva fare molto bene,
per compiacere a una bella ragazza.
V
Su per le montagne d’erica,
e giù per la valle cespugliosa,
non osiamo andare a mungere,
a causa di Charlie e i suoi uomini,

NOTE
1) tirled at the pin = “rattled at door latch”. E’ una frase consueta nelle ballate scozzese oggi si traduce come “suonare il campanello” ma un tempo il meccanismo era un po’ più complesso rispetto a un semplice bottone da pigiare. Al posto del batacchio (o delle nocche delle mani) nelle dimore scozzesi era comune una campanella collegata a un pezzo di metallo spiraliforme.
“Twirl” oppure “tirl”= to make a rattling sound. Le vecchie dimore scozzesi conservano ancora un apparato proprio all’esterno della porta di casa formato da un pezzo di metallo spiraliforme (a twisted “pin”) che sporge un poco. All’estremità libera è appeso un campanello che si muove su e giù producendo un “rattling sound”  che annuncia i visitatori.
Ecco perchè troviamo nelle vecchie ballate “twirling” o “tirling” the ring (pin). Il perchè sia così importante richiamare il fatto che i visitatori fossero annunciati da un suono della campanella è ancora da indagare!
2)  brawlie weel = very well
3) kened = knew, understood
4) scroggy = hilled slopes covered in brush
5) daurna = dare not
6) nelle ballate scozzesi le ragazze mandate sole alla mungitura negli alpeggi perdevano facilmente la verginità

LA FUGA

Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. continua

LA VECCHIAIA

Charles_Edward_Stuart_(1775)L’Alfieri ce lo descrive come “irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito” (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

Così lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson mise in bocca a Charlie vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze i versi di una popolare canzone The Skye boat song

Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/came-france.htm
http://ontanomagico.altervista.org/charlie.htm
http://www.musicanet.org/robokopp/scottish/charlie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=27601
http://chrsouchon.free.fr/ocharlie.htm
http://www.jstor.org/discover/10.2307/25517716?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21102306474941