Archivi tag: Kate Rusby

Bold Riley oh

Leggi in italiano

A sea shanty collected by A.L. Lloyd who recordered for his album “A Sailor’s Garland” (1962): “Shellbacks manning the windjammers of the West Indies trade brought back to Liverpool and Bristol more than sugar, bananas and rum; they also brought back many songs. Some of these they kept to themselves, some they handed on to vessels sailing in other waters. Thus the fine hexatonic tune of Bold Riley O, which started life as a Tobago reel, was sung at the halyards of many an East Indiaman bound for Bombay and the Bengal ports.”
Part of the song was found in the Georgia Sea Islands where a work song entitled “Riley” was collected (Roud 18160, also inThe Friends of Old Time Music: The Folk Arrival 1961-1965 – Smithsonian Folkways anthology 2006), but it is only after Lloyd’s recording that the song knew a certain popularity in the folk circuits during the 70s.

A.L. Loyd from “A Sailor’s Garland” 1962

Clayton Kennedy from Assassin’s Creed Rogue

The folk versions prefer a slower melody that emphasizes the farewell / lament mood
Johnny Collins & Jim Mageean from Shanties and Sea Songs (1996) who sing a more extensive version of the one reported

Kate Rusby from Hourglass 1997  who learned the song from Jim Mageean’s version

The Wailin’ Jennys live 2014 (also in  Live at the Mauch Chunk Opera House, 2009) except first stanza


Chorus :
Goodbye, my darling,
goodbye, my dear O,

Bold Riley O, boom-a-lay (1)
Goodbye, my sweetheart(2),
goodbye, my dear O,

Bold Riley O, gone away
I
The anchor is weighed and the rags we’ve all set,
Bold Riley O, boom-a-lay
Them Liverpool judies we’ll never forget,
Bold Riley O, (has) gone away
 
II
The rain it is raining all the day long,
The northerly winds they blow so strong,
III
Cheer up, Mary Ellen (3), and don’t look so glum,
On Whitestocking Day (4) you’ll be drinking (hot) rum.
IV
We’re outward bound for the Bengal Bay (5)
Get bending, my lads, it’s a hell of a way.

NOTES
1) Nautical term in the folk versions is replaced by “Bold Riley”
2) or my darling
3) Kate Rusby sings “Well come on, Mary”
4) also quoted in Rio Grande (Boung for the Rio Grande) the Whitestocking Day was the day when the wives (mothers) of the sailors dressed well to go and collect the advance on the salary accrued by the sailor, the promissory note (advance note) it was only payable if the sailor had actually embarked the month before. The Allotment of Pay was instead issued by the Admiralty (since the Napoleonic wars) to pay in the due month, part of the salary of the sailor to his wife or to the boarding master. A practice spread also at the merchant marine that became mandatory with the Merchant Shipping Acts in the late 1800s. White cotton stockings were synonymous with elegance.
5) typhoons that are formed in the Bengal Bay have two seasonal peaks one in April and the other in October-November in conjunction with the monsoon winds

LINK
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/boldriley.html
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/bold-riley.html

https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50732
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=17866

THE HOLLY BEARS A BERRY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Illustrazione di Margaret Tarrant (1888-1959)

I fiori candidi dell’agrifoglio sono la purezza di Gesù, le sue bacche rosse sono il sangue versato dal Messia, il margine fogliare acuminato la corona di spine del Re dei Giudei.
L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli. A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolati oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..) continua

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

“The Holly and the Ivy” è un inno natalizio che compare in forma scritta in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) ad un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel Medioevo. Probabilmente è il canto natalizio sull’agrifoglio più popolare e più registrato nelle Christmas Compilations del quale esistono tantissime versioni e interpretazioni.

LA VERSIONE INGLESE

La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols”, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo) riportata anche in “Oxford Book of Carols” 1928 .
In epoca vittoriana era un tipico canto dei questuanti per gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo con le strofe moraleggianti sul messaggio salvifico di Gesù, il peccato e il pentimento.


Versione strumentale di Thad Salter  con arrangiamento per chitarra

Manor House String Quartet (arrangiamento per violini, viola e clavicembalo di Vaughan Jones)

ASCOLTA Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ASCOLTA Heather Dale in “This Endris Night” 2002


I
The holly and the ivy (1),
Now both are full well grown.
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus
Oh, the rising of the sun (2),
The running of the deer (3).
The playing of the merry organ (4),
Sweet singing in the quire (5).
II
The holly bears a blossom
As white as lily flower;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To be our sweet Savior.
III
The holly bears a berry
As red as any blood;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To do poor sinners good.
IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
And Mary bore sweet Jesus Christ
On Christmas day in the morn.
V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
And Mary bore sweet Jesus Christ
For to redeem us all.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi adulti
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono gaio della ghironda
è amabile cantare intorno al fuoco
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per essere il nostro amato Salvatore.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione dei peccati.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
il Mattino di Natale
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione di noi tutti.

NOTE
1) Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti agrifoglio-edera) sono stati sostituiti da quelli su Maria e Gesù. Così si ribalta il principio maschile ed è Maria, la pianta dell’agrifoglio (al femminile) ad essere incoronata Regina dei Cieli.
2) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry3) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”
Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
4) antico strumento dal suono lamentoso simile alla ghironda, trasformato in “organ”, in altre versioni diventa “harp”
5) oppure “sweet singing in the choir”

ALTRE MELODIE

ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1996
The Young Tradition con Shirley&Dolly Collins in “The Holly Bears the Crown” 1969

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008; una versione crepuscolare

Kate Rusby in Sweet Bells 2008

Con un titolo che parrebbe richiamare questa carol Tori Amos canta Holly, Ivy And Rose che tuttavia è tutta un’altra canzone.

Simile a “The Holly and the Ivy” ma nota con il titolo di “Sans day carolo” (The holly bears a berry) è la versione cornica continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42010
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15689
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html

POOR OLD HORSE: MARTINMAS DAY

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.
Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza. (continua prima parte)

IL CULTO DEL CAVALLO

Per i Celti era un animale sacro, simbolo della regalità e attributo di varie divinità in particolare delle dee-giumente.
Simbolo di ricchezza e seppellito insieme al suo padrone (o degno di una sepoltura rituale se caduto in battaglia) era allevato se di manto bianco dai druidi e utilizzato per i vaticini  e i riti propiziatori (animale sacrificale).
Animale totemico per molte tribù celtiche che ne riprendono il nome, la sua carne era tabù tranne che in particolari momenti rituali. continua

LA TRADIZIONE D’INVERNO

I soulers e i wassailers o più in generale le bande di giovani che giravano per le fattorie come questuanti nelle feste dell’inverno erano un tempo (e ancora oggi) accompagnati dall’hobby horse.
Gli spiriti della Terra che governano la fertilità erano raffigurati in guisa di cavallo e associati con le portatrici della fertilità, le giovani donne non ancora sposate. Una connotazione ancor più prettamente celtica è l’identificazione del “cavallino” con la Dea Giumenta (la Dea Terra): la ritroviamo nel mito della dea gallese Rhiannon e della Dea nord italica Epona.

HOODENING A SAN MARTINO

obby_oss_sRiferimenti storici all’hobby horse risalgono al tardo Medioevo (inizi del 1500) con tracce ancora in epoca vittoriana: nel 1803 è documentata la presenza di un cavallo fabbricato con la pelle di uno stallone con un uomo all’interno che spruzzava acqua sulla folla.
Nel Medioevo il “cavallino” era un personaggio  dell’allegra brigata di Robin Hood ed era connesso con i rituali della fertilità propri durante la festa di primavera e le danze del Maggio, ma anche nei festeggiamenti del Natale.
Alcuni studiosi fanno risalire il rituale a celebrazioni precristiane, connesse con la festa celtica di Beltane. Ma altrettanto numerosi sono i riferimenti ai rituali invernali di Samain che iniziavano alla fine di ottobre e si concludevano dopo circa dodici giorni.
Nel rituale dell’hoodening un uomo indossa una coperta o un lenzuolo bianco che lo ricopre interamente e porta una testa di cavallo su un bastone, più comunemente una testa di legno munita di mascelle con cardini in modo che possa essere manovrata per aprire e chiudersi (un tempo un vero teschio di cavallo). A volte nel cranio è collocata una candela accesa con effetti molto inquietanti.

LÁIR BHÁN

A Samain in Irlanda delle parate spaventose avevano luogo nelle campagne e nei villaggi medievali,  capitanate da Láir Bhán (la cavalla bianca)  seguita da una banda di giovinastri che agitavano delle corna e chiedevano delle offerte per Muck Olla.
Così riporta William Hackett (1853) ‘It is not many years since on Samhain’s eve, 31st October, a rustic procession perambulated the district between Ballycotton and Trabolgan, along the coast. The parties represented themselves as messengers of Muck Olla, in whose name they levied contributions on farmers; as usual they were accompanied by sundry youths, sounding lustily on cows’ horns; at the head of the procession was a figure enveloped in a white robe or sheet, having, as it were, the head of a mare, this personage was called the Láir Bhán, “the white mare,” he was a sort of president or master of ceremonies. A long string of verses was recited at each house. (continua)

by Niamh Ní Ruairc

MARI LWYD

AdventCalendar-22Dec-lores
Paul Bommer: Calendario dell’Avvento

Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“= cavalla grigia) è la versione gallese dell’hooden horse. Tradizione ancora praticata nel Galles centrale e meridionale, in particolare a Llantrisant e Pontyclun a Capodanno. La maschera consiste in una testa di cavallo (un teschio vero) con la mascella movibile e degli inquietanti occhi ricavati da due pezzi di bottiglia verde, addobbata con nastri colorati e portata su un palo da una persona celata sotto un ampio mantello bianco. I questuanti si fermano a cantare davanti all’uscio delle case e chiamano la padrona e la sfidano in un pwnco una sorta di botta e risposta in versi spesso insolente. La vittoria della sfida canora consente ai questuanti di entrare in casa per mangiare i dolci e bere birra.
Come si vede nell’illustrazione la padrona di casa tiene in mano una scopa e non vuole far entrare il gruppo perchè portatore di disordine. Infatti non appena entrata la cavalla girerà per la stanza cercando di prendere le donne, è chiaramente una creatura mostruosa e ultraterrena che deve essere rabbonita con offerte. Talvolta un bambini piccolo si frappone con un dolcetto e riesce a calmare la bestia.



Gaelico gallese
I
Wel dyma ni’n dwad
Gyfeillion diniwad
I ofyn am gennod i ganu
II
Os na chawn ni gennad
Rhowch wybod ar ganiad
Pa fodd mae’r ‘madawiad, nos heno
III
‘Does genni ddim cinio
Nac arian iw gwario
I wneud i chwi roeso, nos heno


I
Here we come
Dear friends
To ask permissions to sing
II
If we don’t have permission,
Let us know in song
How we should go away tonight
III
I have no dinner
Or money to spend
To give you welcome tonight
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Siamo qui
cari amici
a chiedervi il permesso di cantare
II
Se non abbiamo il permesso
ditecelo con il canto
che dobbiamo andarcene stasera
III
Non ho cena (1)
o soldi da spendere
per darvi il benvenuto stasera

NOTE
1) se la gente della casa restava sconfitta nella tenzone poetica, la Mari Lwyd rivendicava il diritto di restare a cena con tutto il suo seguito. In alternativa era offerto un glennig, (una piccola mancia), un bicchiere di glaster, (acqua e latte) o di birra.

HOODEN HORSE

Nel Kent sono ritornati i gruppi dell’Hoodening (nei paesi di San Nicola-a-Wade, Nether Hale, Sarre) in particolare la tradizione è molto radicata a San Nicola-a-Wade dove l’hooden horse si chiama Dobbin, un vecchio povero cavallo stremato dalla fatica del lavoro: è messa in scena una sorta di “sacra rappresentazione” con vari personaggi e canzoni; un tempo i gruppi dell’hoodening andavano di casa in casa con tanto di musici e fracasso di campanelli: il cavallo era accompagnato da un gruppo di contadini, chi tiene le redini (il domatore), chi porta un cesto di frutta, chi lo cavalca sulla schiena, c’è anche “Mollie” o la “vecchia dama” che porta una scopa di saggina. Ecco che il capo bussa e appena la porta si apre il cavallo scalcia e spaventa spalancando la bocca, mentre Mollie scopa i piedi di chi ha aperto. (vedi)
The Horse regularly appeared through the year at, especially in Midwinter (Hallowtide, the Twelve Days of Christmas, et al). The Horse was a man dressed as an animal, covered in blanket and carrying a horse’s head, with reins, on a pole. The head was sometimes wooden but usually a real horse skull – hinged jaws allowed the mouth to snap open and shut. Along with other young men the horse ‘galloped’ and visited hoses as a ‘lick-bringer’. This was not always successful and in 1839 at Broadstairs a woman was so terrified coming face-to-face with the ‘horse’ she died of fright. The custom was subsequently forbidden by local magistrates.
In East Kent Hoodening took place at Christmas. The Horse had a wooden head and sometimes a lighted candle was placed in the mouth. Farmworkers walked with the horse, one leading it by the reins or a rope and carrying a whip, and another worker light enough to ride on the horse’s back. A third known as Mollie or Old Woman was in female attire and carried a broom or besom.
In Reculver, only men who had worked with horses during the year were allowed to partake.  (in “A Dictionary of British Folk Customs” di Christina Hole, 1995 tratto da qui)
Probabilmente un tempo solo le gilde dei cavallanti potevano partecipare all’hoodening, nel Cheshire il teschio del cavallo era seppellito secondo uno scherzoso servizio funebre.
Oggi l’Hoodening o Souling play è messo in scena nei pub, vedasi questa spassosa Comberbach Souling Play

POOR OLD HORSE

Frank Kidson declared in his usual categoric way, that Poor Old Horse is a purely humanitarian view of the fate of old worn-out horses. But in fact, in at least three counties, in Yorkshire, Nottinghamshire, and Wiltshire the song was an integral part of the Christmas Ritual performed by parties of mummers, with one of their number disguised roughly as a horse. Celebrated in Kent is the Hooden Horse, banned in 1834 for creating havoc among the elderly people, but now resurrected, (it accompanies the East Kent and Ravensbourne Morris Men). The notion of the sacred luck-bringing, even world-creating horse (or bull, ram or billy-goat) is spread throughout the primitive world. In Britain, the ancient Celts had their horse-rituals, and the idea was reinforced by invading Norsemen. There are still plenty of evidences to be seen, from the great Uffington White Horse to the fiery, fecund, May-day Padstow ‘oss in Cornwall. Minehead has its town hobbyhorse, and in Wales at Midwinter the baleful Mari Llwyd appears with the dancer carrying a beribboned horse’s skull. In Cheshire, the mild-eyed souling horses of Antrobus are famous. Not forgetting the horse-headed man engraved on a bone, found in Pinhole Cave, Derbyshire, the only palaeolithic representation of a human figure discovered in England. (note in album The Lark in the Morning di Dave&Toni Arthus 1969)

Esistono molte versioni della canzone, la quale era una parte della rappresentazione dei Mummers, che mettevano in scena la morte e resurrezione del cavallo “In South Yorkshire, North Derbyshire and Nottinghamshire there’s a Christmas play “The Old Horse”. It’s a brief, riotous visiting ceremony, the horse often being made from the skull of a real horse painted red and black, killed and brought back to life. The song also circulated independently from the ritual, and this version is based on the one collected by Cecil Sharp in 1904 at Langport, Somerset, from C. Shire who appropriately, was a blacksmith.” (note nel Cd Blackbone di Pete Coe 2010)

ASCOLTA Shirley Collins in “False True Lovers” 1959

la versione è solo un frammento e manca la parte iniziale in cui i mummers/soulers chiedono di essere accolti in casa


I
My clothing was once of a linsey-woolsey fine,
My mane it was sleek and my body it did shine.
But now I’m getting old and I’m going to decay,
Me master frowns upon me and thus they all do say, “Poor old horse.”
II
My living was once to the best of corn and hay
As ever grew in England, and that they all did say.
But now there’s no such comfort as I can find at all.
I’m forced to nab the short grass that grows against the wall,
“Poor old horse.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
I miei drappi erano un tempo di fine lino,
la mia criniera era lucida e il mio corpo era uno splendore,
ma ora mi sono fatto vecchio e discendo la china,
il mio padrone mi guarda male e così tutti dicono “Povero vecchio cavallo”.
II
Vivevo un tempo del miglior grano e fieno
che mai crescesse in Inghilterra così tutti dicevano.
Ma ora non riesco a trovare un simile conforto.
Sono costretto ad afferrare l’erba corta che cresce contro il muro “Povero vecchio cavallo”

ASCOLTA Kate Rusby in Sweet Bells 2008


I
We’ve got a poor old horse,
He’s standing at your door,
And if you’ll only let him in,
He’ll please you all I’m sure (x2)
II
Now that he’s grown old
And nature doth decay,
My master frowns upon him now,
These words I’ve heard him say (x2)
III
Now that he’s grown old
And scarcely can he crawl,
He’s forced to eat the coarsest grass
That grows against the wall (x2)
IV
This poor horse was once young,
And in his youthful prime
My master used to ride on him,
He thought him very fine (x2)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Abbiamo un povero vecchio cavallo che sta alla vostra porta,
e se soltanto lo lascerete entrare,
vi ricompenserà di certo (1).
II
Adesso che è diventato vecchio,
nel suo naturale decadimento,
il mio padrone lo guarda male
e questo gli ho sentito dire:
III
“Ora che lui è invecchiato,
e a malapena si regge in piedi,
dovrà mangiare l’erba più ruvida
che cresce contro il muro”
IV
Questo povero cavallo una volta era giovane, e nel fulgore della sua giovinezza il mio padrone lo usava per cavalcare e pensava molto bene di lui

NOTE
1) nel verso si evidenzia il canto come canto di questua con rituale propiziatorio

La versione sea shanty  “Paying off the dead horse.

LA TRADIZIONE D’ESTATE

oldossOSS
Per le strade di Padstow, un piccolo porto di pescatori della Cornovaglia settentrionale sulla foce del fiume Camel ora a vocazione turistica ogni Calendimaggio è festeggiato con l’Obby Oss Festival (continua)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/epona.html
http://paleopix.com/blog/2013/10/31/lair-bhan-and-the-mast-beast/
https://thefadingyear.wordpress.com/2016/10/26/origins-of-trick-or-treating/
https://www.omniglot.com/songs/bcc/marilwyd.php
http://www.folkwales.org.uk/arctd9a.html
http://hoodening.org.uk/hooden-horses.html
http://www.hoodening.org.uk/hoodening-history1.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/pooroldhorse.html

SIR EGLAMORE THE HUNTER

Child ballad # 18
TITOLI: “Sir Lionell”,  “Sir Eglamore”, “Sir Egrabell”, “Bold Sir Rylas”, “The Jovial Hunter (of Bromsgrove)”, “Horn the Hunter”, “Wild Boar”, “Wild Hog in the Woods”, “Old Bangum”, “Bangum and the Boar”, The Wild Boar and Sir Eglamore, “Old Baggum”, “Crazy Sal and Her Pig”, “Isaac-a-Bell and Hugh the Graeme”, “Quilo Quay”, “Rury Bain”, “Rackabello”, “The Old Man and hisThree Sons”

San Giorgio e il Drago, Girard Master

La ballata è incentrata sul prode cavaliere errante che sfida le forze oscure rappresentate da giganti o streghe, cinghiali o draghi, come da copione nei racconti sui Cavalieri della Tavola Rotonda.
La storia del prode cavaliere che sconfigge il male è stata narrata sia nel romance dal titolo Sir Eglamour of Artois  (circa 1350) che nella ballata Sir Lionel riportata dal professor Child e conosciuta con vari titoli. (prima parte qui)

LA VERSIONE DI THOMAS D’URFEY

La ballata sul finire del Seicento è incentrata sulla lotta tra il cavaliere e il drago
ASCOLTA The City Waites  riprendono per buona parte il testo del broadside del XVII secolo (vedi) COURAGE CROWNED WITH CONQUEST, OR, A brief Relation how that valiant Knight and heroick champion, Sir Eglamore, bravely fought with, and manfully slew a terrible huge great monstrous Dragon.” (strofe I, II da V a IX e l’intercalare diventa: with his fa, la, lanctre down dilie)

In “Wit and Mirth, Or, Pills to Purge Melancholy” Thomas D’Urfey riporta testo e melodia di Sir Eglamore (III, 1719-1720)

ASCOLTA su Spotify Jean Luc Lenoir Sir Eglamore /The Dragon Jig in Old Celtic & Nordic Ballads 2013 (che segue integralmente la versione di D’Urfey)

ASCOLTA Kate Rusby (versione rifatta in polacco dai GreenWood Qui) (strofe da I a VIII)

I
Sir Eglamore was a valiant knight,
fa la lanky down dilly,
He took up (fetcht) his sword and he went to fight,/fa la lanky down dilly.
As he rode (went) o’er hill and dale,
All armed (clothed) in a coat of mail,
Fa la la m ba di n da da n da, lanky down dilly..
II
Out came (1) a dragon from her (2) den,/That killed (3)  God (the Lord) knows how many men,/When she saw Sir Eglamore,/You should have hear that dragon roar(4).
III
Then the trees began to shake,
Horse (stars) did tremble and man did quake,
The birds betook them all to peep (5),
it would have made a grown man weep(6)
IV
But all in vain it was to fear,
For now they fall to fight like bears (7),
To it they go and soundly fight,
the live-long day from more ‘till night,
V
This dragon had a plaguey hide,
That could the sharpest steel abide (8),
No sword could enter through her skin (with cuts), (9)
Which vexed the knight and made her grin (10)
VI (11)
But as in choler she did burn,
He fetched the dragon a great good turn,
As a yawning she did fall,
he thrust his sword up, hilt and all,
VII
(Then the dragon) Like a coward she did fly (began to fly),
(Un)To her den which was hard by,
There she lay all night and roared (12),
the knight was sorry (vexed) for his sword (13)
VIII
When all this was done, to the ale-house he went,
And by and by his twopence he spent,
For he was so hot with tugging with the dragon,
That nothing would quench him but a whole flaggon.
IX
Now God preserve our King and Queen
And eke in London may be seen,
As many knights – and as many more
And all so good as  Sir Eglamore
Tradotto da Cattia Salto
I
Sir Eglamore era un prode cavaliere
fa la lanky down dilly,
prese la spada e andò a combattere
fa la lanky down dilly,
cavalcò per colli e valli
tutto bardato con la cotta di maglia
Fa la la m ba di n da da n da, lanky down dilly..
II
Un drago sbucò dalla tana,
uccisore Dio solo sa di quanti uomini,
quando vide Sir Eglamore,  avreste dovuto sentire che ruggito !
III
Gli alberi tremavano, il cavallo tremava e l’uomo tremava
gli uccelli si misero a pigolare e
un uomo adulto si sarebbe disperato
IV
Ma era inutile aver paura perchè iniziarono a combattere come orsi vanno all’assalto con forza e clangore per tutto il giorno e anche fino a notte
V
Quel drago aveva una maledetta pelle
che poteva resistere all’acciaio più affilato
nessun colpo di spada la feriva, il che preoccupava il cavaliere e faceva sogghignare il drago
VI
Ma mentre in collera sputava fuoco
riportò sul drago un gran bel tiro
appena si abbassò a prender fiato, nelle fauci
lui spinse la spada fino all’elsa
VII
Da vigliacco volò via
nella sua tana tra le rocce
là stette tutta la notte e ruggì
mentre il cavaliere era dispiaciuto per la sua spada
VIII
Quando tutto fu finito andò nella locanda
e pian piano spese i suoi due penny
perchè si era così accaldato nella lotta con il drago
che solo un intero bottiglione avrebbe potuto dargli sollievo
IX
Che Dio preservi il nostro Re e la Regina
che anche a Londra si possano vedere tanti cavalieri e anche più,
tutti bravi come Sir Eglamore

NOTE
1) D’Urfey scrive “There leap’d a Dragon out of her Den” mentre nel broadside è scritto “A huge great dragon leapt out of his den”,
2) per D’Urfey il drago è una draghessa, nel broadside invece è un maschio
3)  D’Urfey scrive “had slain”
4) il verso di drago è solitamente una via di mezzo tra il grugnito di un cinghiale e il ruggito di un leone. D’Urfey scrive “Oh that you had but heard her roar!” Il broadside dice invece: “Good lack, had you seen how this dragon did roar!”
5) Il broadside dice invece: “But had you seen how the birds lay peeping”,
6) D’Urfey scrive “Oh!T’would have made one fall a-weeping” e il broadside “‘Twould have made a man’s heart to fall a weeping. ”
7) D’Urfey scrive “For now they fall to’t, fight Dog, fight Bear”
8) nel broadside si legge “Which could both sword and spear abide”,
9)  nel broadside si legge “He could not enter with hacks and cuts”.
10) D’Urfey scrive “wich vexed teh Knight unto the Guts” e il bradside “Which vexed the knight to the very heart’s blood ”
11) Nel broadside il verso è così modificato
“But now as the knight in choler did burn,
He owed the dragon a shrewd good turn,
In at his mouth his sword he bent,
The hilt appeared at his fundament. ”
12) Il broadside dice “And there he laid him down, and roar’d”
13) D’Urfey  aggiunge: but riding away, he cries, I forsake it,he that will fetch it, let him take it

continua

FONTI
https://www.patana.ac.th/Music/Student%20Resources%20and%20recordings/sir_eglamore_and_the_dragon.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=5369
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50640

Bold Riley sea shanty

Read the post in English

Una sea shanty raccolta da A.L. Lloyd che la registrò per il suo album “A Sailor’s Garland” del 1962, così scrive nelle note “Shellbacks manning the windjammers of the West Indies trade brought back to Liverpool and Bristol more than sugar, bananas and rum; they also brought back many songs. Some of these they kept to themselves, some they handed on to vessels sailing in other waters. Thus the fine hexatonic tune of Bold Riley O, which started life as a Tobago reel, was sung at the halyards of many an East Indiaman bound for Bombay and the Bengal ports.”
Una traccia della canzone è stata trovata nelle Georgia Sea Islands dove è stato collezionato un canto di lavoro dal titolo “Riley” (Roud 18160, anche in The Friends of Old Time Music: The Folk Arrival 1961-1965 – Smithsonian Folkways anthology 2006), ma è solo dopo la registrazione di Lloyd che la canzone conobbe una certa popolarità nei circuiti folk durante gli anni 70.

A.L. Loyd in “A Sailor’s Garland” 1962

Clayton Kennedy in Assassin’s Creed Rogue

Le versioni folk prediligono una melodia più lenta che sottolinea la dimensione di farewell/lament del brano
Johnny Collins & Jim Mageean in Shanties and Sea Songs (1996) che cantano una versione più estesa di quella riportata

Kate Rusby in Hourglass 1997 (salta la strofa I) che ha appreso il brano dalla versione di Jim Mageean

The Wailin’ Jennys live 2014 (anche in  Live at the Mauch Chunk Opera House, 2009) anche loro saltano la I strofa


Chorus :
Goodbye, my darling,
goodbye, my dear O,

Bold Riley O, boom-a-lay (1)
Goodbye, my sweetheart(2),
goodbye, my dear O,

Bold Riley O, gone away
I
The anchor is weighed and the rags we’ve all set,
Bold Riley O, boom-a-lay
Them Liverpool judies we’ll never forget,
Bold Riley O, (has) gone away
II
The rain it is raining all the day long,
The northerly winds they blow so strong,
III
Cheer up, Mary Ellen (3), and don’t look so glum,
On Whitestocking Day (4) you’ll be drinking (hot) rum.
IV
We’re outward bound for the Bengal Bay (5)
Get bending (6), my lads, it’s a hell of a way.
Traduzione italiana di Cattia Salto
Coro
Addio tesoro,
addia mia cara
bravo Riley oh, in posizione il boma 
Addio amore, 
addia mia cara
bravo Riley oh, in partenza
I
L’ancora è alzata e tutte le vele sono dispiegate
bravo Riley oh, in posizione il boma
quelle ragazze di Liverpool non dimenticheremo mai
bravo Riley oh, in partenza
II
Piove da tutto il giorno
i venti del Nord soffiano così impetuosi
III
Su di morale Mary Ellen  non essere triste,
il giorno delle Calze Bianche berrai il tuo rum caldo
IV
Stiamo facendo rotta per il Golfo Di Bengala
fatevi in quattro, ragazzi, è un vero inferno

NOTE
1) boma: (s.m.) (Alberatura e vele) boom Asta orizzontale utilizzata sui velieri per mantenere distesa una vela di tipo triangolare, normalmente una randa. Il boma della randa (o della trinchetta) è fissato all’albero con un perno rotante mentre l’altro capo ruota trattenuto da una cima (chiamata “scotta”) permettendo di variare l’orientazione della vela rispetto al vento. Meno comune è l’uso del boma per le vele di prua (fiocco bomato, trinchetta bomata); in tal caso il boma è imperniato sul relativo strallo ed è regolato da una scotta. Siccome il termine è molto tecnico nelle versioni folk è sostituito da “Bold Riley”
2) oppure my darling
3) Kate Rusby dice “Well come on, Mary” (=beh vieni Maria)
4) citato anche in Rio Grande (Boung for the Rio Grande) il Whitestocking Day era il giorno in cui le mogli (madri) dei marinai si vestivano bene per andare a ritirare l’anticipo sulla paga maturato dal marinaio, il pagherò (advance note) infatti era esigibile solo se il marinaio si fosse effettivamente imbarcato il mese prima. L’Allotment of Pay era invece emesso dall’Ammiragliato (dai tempi delle guerre napoleoniche) per pagare nel mese dovuto, una parte del salario del marinaio alla moglie o al boarding master. Una pratica diffusasi anche presso la marina mercantile e diventata obbligatoria con il Merchant Shipping Acts alla fine del 1800. Le calze bianche erano sinonimo di signorilità.
5) i tifoni che si formano nel bacino del Bengal Bay  hanno due picchi stagionali uno in aprile e l’altro in ottobre-novembre in concomitanza con i venti di monsone
6) la versione più volgare della frase è fottetevi ragazzi, andate all’inferno

FONTI
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/boldriley.html
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/bold-riley.html

https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50732
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=17866

LITTLE JACK FROST

Jack Frost è la controparte simbolica di Jack of the Green, è l’elfo dei Ghiacci, colui che è responsabile dell’arrivo del gelo: all’inizio della tradizione anglo-americana Jack è un gagliardo vecchietto, ma presto diventa più simile a uno spiritello fiabesco, assistente di Mastro Gelo. (continua prima parte)
“Egli prepara le condizioni atmosferiche favorevoli per l’arrivo di Santa Claus, di cui è amico ed alleato poiché a lui si deve il fatto che non lo si riesca mai a vedere, è portatore del vento gelido, della brina, autore dei ricami, spesso a forma di foglia di felce, che, con il suo argenteo pennello, dipinge sull’esterno dei vetri delle nostre finestre nelle notti più fredde dell’anno; ci fa raggelare il naso, le mani e le estremità durante le nostre passeggiate all’aperto in questo periodo che gli appartiene, poiché dai primi giorni di dicembre all’inizio della primavera – quando, prima di lasciarci, ci saluta creando piccoli specchi d’acqua nelle pozzanghere grazie ai quali possiamo vedere riflessa la nostra immagine – si ‘diverte’ spargendo fiocchi di neve e gelo saltellando tra boschi, prati e case ai cui tetti spesso appende artistiche stalattiti di ghiaccio.” (tratto da qui)

LE FILASTROCCE SU JACK FROST

Fu con la filastrocca per bambini dal titolo “Little Jack Frost” di Charles Sangster (1875) che Jack Brina iniziò ad assomigliare a un elfo burlone, è lui che porta la magia dell’inverno, il suo rigore ma anche la sua bellezza di ghiaccio, spandendo la sua polverina magica color argento sulle foglie, tra i rami degli alberi e sulle finestre delle case!


I
Little Jack Frost went up the hill.
Watching the stars so cold and chill,
Watching the stars and the moon so bright.
And laughing aloud like a crazy wight.
II
Little Jack Frost ran down the hill,
Late in the night, when the winds were still,
Late in the fall, when the leaves fell down, Red, and yellow, and faded brown.
III
Little Jack Frost walked through the trees,
“Ah,” sighed the flowers,”we freeze, we freeze!”
“Ah,” sighed the grasses,”we die, we die”
Said little Jack Frost, “Good-bye, good-bye!”
IV
Little Jack Frost tripped round and round.
Spreading white snow on the frozen ground ;
Nipping the breezes, icing the streams,
And chilling the warmth of the sun’s bright beams.
V
Nobody saw him, still he was there.
Nose-biting, prank-playing, everywhere;
All through the houses, out in the street,
Capering wildly through storm and sleet.
VI
But when Dame Nature brought back the spring,
Brought back the birds to chirp and sing.
Melted the snow and warmed the sky.
Little Jack Frost went pouting by.
VII
The flowers opened their eyes of blue.
Green buds peeped out and grasses grew.
And it got so warm and scorched him so.
Little Jack Frost was glad to go.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Il piccolo Jack Brina salì sulla collina
per guardare le stelle così fredde e gelide, per guardare le stelle e la luna così luminosa,
e ridere a crepa pelle.
II
Il piccolo Jack Brina corse giù dalla collina a tarda notte, quando i venti erano quieti,
nel tardo autunno, quando le foglie cadono,
rosso e giallo e marrone avvizzito.
III
Il piccolo Jack Brina camminava tra gli alberi
“Ah – sospiravano i fiori – congeliamo, congeliamo!”
“Ah – sospirava l’erba – moriamo, moriamo”
Diceva il piccolo Jack Brina “Addio, Addio!”
IV
Il piccolo Jack Brina saltellava in girotondo
spargendo candida neve sul terreno ghiacciato;
pizzicando i venticelli, ghiacciando i ruscelli
e raffreddando il calore dei luminosi raggi del sole.
V
Nessuno lo vedeva, sebbene
là fosse
a mordere il naso, a giocare scherzetti, ovunque,
in tutte le case e fuori in strada
a fare capriole selvaggiamente tra tempesta e grandine.
VI
Ma quando Madama Natura riportava indietro la primavera,
riportava indietro gli uccelli a cinguettare e cantare,
scioglieva la neve e riscaldava l’aria
il piccolo Jack Brina metteva il broncio!
VII
I fiori aprivano i loro occhi al cielo,
gemme verdi facevano capolino e l’erba cresceva,
e faceva così caldo e lo bruciava a tal punto
che il piccolo Jack Brina era contento di andare.

E come questa, tante altre filastrocche furono scritte nell’Ottocento:
Jack Frost di Hannah F. Gould (1830 c.)


The Frost looked forth one still, clear night,
And whispered, “Now I shall be out of sight;
So, through the valley, and over the height,
In silence I’ll take my way.
I will not go on like that blustering train,
The wind and the snow, the hail and the rain,
That make such a bustle and noise in vain,
But I’ll be as busy as they!”
So he flew to the mountain, and powdered its crest;
He lit on the trees, and their boughs he drest
With diamonds and pearls; and over the breast
Of the quivering lake he spread
A coat of mail, that it need not fear
The downward point of many a spear
That he hung on its margin, far and near,
Where a rock could rear its head.
He went to the windows of those who slept,
And over each pane, like a fairy, crept;
Wherever he breathed, wherever he stepped,
By the light of the morn were seen
Most beautiful things; there were flowers and trees;
There were bevies of birds and swarms of bees;
There were cities with temples and towers; and these
All pictured in silvery sheen!
But he did one thing that was hardly fair-
He peeped in the cupboard, and finding there
That all had forgotten for him to prepare-
“Now, just to set them a-thinking,
I’ll bite this basket of fruit,” said he,
“This costly pitcher I’ll burst in three;
And the glass of water they’ve left for me
Shall ‘tchick’ to tell them I’m drinking!”
Traduzione italiano*
Brina guardò fuori in una notte chiara e silenziosa,
e sussurrò: “Ora uscirò dalla vista;
così per la valle, e sulle colline,
in silenzio andrò a fare un giro.
Non voglio andare avanti come un treno impetuoso,
il vento e la neve, la grandine e la pioggia,
fanno un tale trambusto e un gran rumore invano,
eppure avrò altrettanto da fare! ”
Così volò sulla montagna, e impolverò la sua vetta;
scese sugli alberi, ed i loro rami adornò
con diamanti e perle; e sul grembo
fremente del lago estese
una cotta di maglia, che non deve temere
i contraccolpi di più di una lancia,
agganciandone il margine, qua e là,
qualora una roccia sollevasse il suo capo.
Andò alla finestra di coloro che dormivano,
E sopra ogni vetro, come una creatura fatata, avanzò furtivamente;
Ovunque respirò, ovunque si fermò,
alla luce del giorno apparvero
Le cose più belle; c’erano fiori e alberi;
C’erano stormi di uccelli e sciami di api;
C’erano città con chiese e torri; e
Tutto disegnato in riflessi argentei!
Ma fece anche una cosa che non fu così leale –
Curiosò nella credenza, e trovò
che nulla era stato preparato per lui-
“Ora, giusto per farglielo notare,
mordo questo cesto di frutta “, disse,
“Questa costosa brocca, la spezzo in tre;
e il bicchiere d’acqua che hanno lasciato per me
farò ‘schioccare’ per dire loro che sto bevendo! “

*Rielaborata da qui

jack-frost-fiabe

Jack Frost di Laura E. Richards (1850 – 1943)


I
Jacky Frost, Jacky Frost,
Came in the night;
Left the meadows that he crossed,
All gleaming white.
Painted with his silver brush
Every window-pane.
Kissed the leaves and made them blush,
Blush and blush again.
II
Jacky Frost, Jacky Frost,
Crept around the house,
Sly as a silver fox,
Still as a mouse.
Out our little Jenny came,
Blushing like a rose;
Up jumped Jacky Frost,
And pinched her little nose.
Traduzione tratta da qui
Jacky Brina, Jacky Brina,
È arrivato nella notte;
lasciando i prati che ha attraversato,
tutti coperti di un bianco luccicante.
Dipinto con il suo pennello d’argento
ha ogni vetro di finestra.
Baciato ha le foglie e le ha fatte arrossire,
arrossire ed arrossire ancora.
II
Jacky Brina, Jacky Brina
si è infiltrato per la casa,
scaltro come una volpe d’argento,
o piuttosto come un topo.
La nostra piccola Jenny è arrivata,
tutta rossa come una rosa;
Jacky Brina è saltato su,
per pizzicare anche il suo piccolo naso.

ASCOLTA Kate Rusby – Little Jack Frost in “The Girl Who Couldn’t Fly”, 2005


I
Here is a tale of the trees in a wood
They were never that pleased on the land that they stood.
So they upped and they walked off as far as they could
‘Til they felt the sun shine on their branches.
CHORUS
I was little boy lost, and I was little boy blue
I am little Jack Frost but I am warm through and through
It’s not easy to hide when your heart’s on full view
Oh, tonight, cruel world be forgiving
Oh, for once in my life I am living.
II
There they did stand and there they did stay
When there came a young boy who was running away
From a mad world, a bad world, a world of decay
And it’s comfort he sought in their branches
III
There we found love and there we found joy
And the warmth in his heart oh, it filled the young boy
And his friends taught him magic and secrets of old
While the trees kept him safe with their branches.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ecco un racconto degli alberi nel bosco
che non erano mai contenti di stare nel posto dove stavano.
Così si alzarono e andarono lontano fin dove poterono,
finchè sentirono il sole risplendere sui loro rami
CORO
Ero un piccolo bambino sperduto ed ero un piccolo bambino triste
sono il piccolo Jack Brina, ma sono caldo nell’anima;
non è facile da nascondere quando il tuo cuore è esposto! Oh stanotte il mondo crudele sarà dimenticato, per una volta nella mia vita sto vivendo!
II
Là stavano e là
restavano,
quando venne un giovane ragazzo che stava scappando
da un mondo pazzo, un mondo cattivo, un mondo di decadenza
e il conforto lui cercò tra
i loro rami.
III
Là abbiamo trovato amore e abbiamo trovato gioia
e il calore nel suo cuore oh, riempiva il ragazzo
e i suoi amici gli insegnarono la magia e i vecchi segreti
mentre gli alberi lo tenevano al sicuro tra i loro rami.

FONTI
https://archive.org/stream/jstor-20636992/20636992_djvu.txt
http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2015/12/jack-frost-story-for-season.html

THE UNQUIET GRAVE VERSIONE E

The Unquiet Grave” anche conosciuta con il titolo “Cold blows the wind” è una ballata che giunge dal Medioevo o quantomeno è risalente al 1600, il professor  Child ha raccolto una decina di varianti della stessa ballata, ma nella tradizione orale se ne contano molte di più (prima parte).

VERSIONE E

In queste due versioni (Child ballad #78) a confronto vediamo vari aspetti della condizione di “revenant“.

ASCOLTA Steven Wilson in “Cover Version IV” 2006. La melodia più “soprannaturale” e inquietante tra quelle presentate


I

Cold blows the wind to my true love,
And gently drops the rain.
I’ve never had but one true love,
And in green-wood he lies slain.
II
I’ll do as much for my true love,
As any young girl may,
I’ll sit and mourn all on his grave,
For twelve months and a day.
III
And when twelve months and a day was passed,
The ghost did rise and speak,
“Why sitteth thou all on my grave
And will not let me sleep?” (1)
IV
“Go fetch me water my true love (2),
And blood from out the stone,
Go fetch me milk from a fair maid’s breast
That young man never has known.”
V
“How oft on yonder grave, my true love,
Where we were want to walk,
The fairest flower(3) that e’er I saw
Has withered to a stalk.”
VI
“When will we meet again, sweetheart?
When will we meet again?”
“The autumn leaves fall from the trees
Are green and spring up again.”(4)
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Il vento freddo soffia sul mio vero amore e la pioggia cade lieve
non ho mai avuto che un solo vero amore, e giace ucciso nel bosco
II
Farò di tutto per il mio vero amore, come ogni giovane innamorata farebbe,
resterò a piangere sulla sua tomba per dodici mesi e un giorno
III
Il dodicesimo mese e un giorno erano trascorsi
e lo spirito si levò a parlare
“Perchè sei seduta sulla mia tomba e non mi lasci dormire?” (1)
IV
Vai a prendermi dell’acqua (2), amore mio e il sangue dalle pietre,
vammi a prendere il latte dal seno di una vergine
che non ha mai conosciuto l’uomo.
V
Quanto spesso in quel cimitero,
amore, amore mio,
eravamo soliti andare,
là il fiore più bello (3) che io abbia mai visto, è appassito sullo stelo”
VI
“Quando ci rivedremo ancora cuore mio?
Quando ci rivedremo ancora?”
“Le foglie autunnali che cadono dagli alberi
ridiventeranno verdi e sarà di nuovo primavera” (4)

NOTE
1) dopo il lutto di un anno in cui chi è rimasto si prende il tempo per il pianto e il dolore, la vita deve continuare altrimenti il fantasma del defunto viene strappato dalla tomba ed è costretto a vagare per la terra, così perseguiterà  il vivente che ancora lo piange!!
2) il verso contiene alcune delle imprese impossibili che si ritrovano anche in tante altre ballate del soprannaturale; Steven Wilson travisa il primo verso più spesso riportato come “Go fetch me water from the desert“. Alcuni studiosi ritengono che si tratti della credenza celtica della vita oltre la morte, per cui anche i debiti (e le promesse) contratti in vita possono essere riscattate nell’Altromondo. Per sciogliere il fidanzamento (ugualmente valido anche se sopraggiunge la morte di uno dei due) il vivo deve compiere delle imprese eroiche, altrimenti è obbligato a seguirlo nel mondo degli spiriti.
3) In genere la frase è detta dal defunto: il fiore più profumato o più bello è quello che cresce nel giardino di Cupido a simboleggiare  l’amore sbocciato tre i due innamorati. Adesso però il fiore è appassito ed è morto, ovvero i morti non possono più provare sentimenti per i vivi che hanno lasciato, così l’amore non più alimentato non potrà più rinascere. Il fantasma molto pragmaticamente spiega al vivo che si deve rassegnare e rasserenare. Solo nella morte potranno ricongiungersi
4) questa strofa non si configura tanto in una profetica previsione della data di morte dell’amante, piuttosto è una metafora: una promessa di rinascita nella morte, per una futura vita Altrove ancora insieme.

ASCOLTA Kate Rusby in Sleepless 1999

e ancora meglio da ascoltare in quest’altro arrangiamento
ASCOLTA Kate Rusby & Aoife O’Donovan: Unquiet Grave (Child #78) [2012]


I
How pleasant is the wind tonight
I feel some drops of rain
I never had but one true love
In greenwood he lies slain
II
I’ll do so much for my true love
As any young girl may
I’ll sit and mourn all on your grave
For twelve months and a day
III
The twelve months and a day being up
The ghost began to speak
“Why sit you here and mourn for me
And you will not let me sleep
V
“What do you want of me sweetheart
Oh what is it you crave?”
“Just one kiss of your lily white lips
And that is all I crave”
VI
“Oh don’t you see the fire sweetheart
The fire that burns so blue
Where my poor soul tormented is
All for the love of you
VII
And if you weren’t my own sweetheart
As I know you well to be
I’d rend you up in pieces small
As leaves upon a tree
VIII
Mourn not for me my dearest dear
Mourn not for me I crave
I must leave you and all the world
And turn into my grave”
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Come è piacevole il vento stanotte
sento la pioggia che cade lieve
non ho mai avuto che un solo vero amore e giace ucciso nel bosco.
II
Avrei fatto di tutto per il mio vero amore, come ogni innamorata,
starò a piangere sulla sua tomba per dodici mesi e un giorno.
III
Il dodicesimo mese e un giorno erano passati
e il fantasma parlò
“Perchè siedi qui e piangi per me
e non mi lascia dormire? ” (1)
V
“Che cosa vuoi da me,
amore,
di cosa hai bisogno?”
“Solo di un bacio dalle tue smorte labbra è tutto ciò che voglio”
VI
“Non vedi il fuoco, amore
il fuoco  che brucia così alto
dove la mia povera anima è tormentata,
per causa del tuo amore (5).
VII
E se tu non fossi la mia
innamorata;
come invece sei
ti farei a pezzetti piccoli (6)
come le foglie sull’albero
VIII
Non piangere per me, mia cara
non ho bisogno che tu pianga per me devo lasciare te e tutto il mondo e ritornare nel mio sepolcro”

NOTE
5) è come se le lacrime versate si trasformassero in fiamme che tormentano il defunto; un’altra credenza è che le lacrime vadano a alimentare i fiumi dell’Ade
6) qui il fantasma minaccia di poter agire in modo violento sui viventi, secondo lo stereotipo del fantasma vendicativo

THE RECRUITED COLLIER / JENNY’S COMPLAINT

Troviamo la ballata con il titolo di “Jenny’s Complaint” nel volume “Ballads in the Cumberland Dialect”, una raccolta di canzoni in dialetto del Cumberland curata nel 1808 dal poeta inglese Robert Anderson (1770-1833). Senonchè l’autore non si è limitato a prendere un brano musicale tradizionale ma ha riscritto il testo dedicandolo ad un tema che in epoca di guerre napoleoniche doveva essere molto sentito: il protagonista è un contadino convinto dal sergente reclutatore ad arruolarsi nell’esercito e che lascia a casa la sua Jenny; è proprio lei che si lamenta e, stanca di vivere da sola, preferirebbe morire di crepacuore.
Lo stesso Anderson dichiara che la ballata è farina del suo sacco (i canti tradizionali si trovano nell’Appendice del Libro). La melodia abbinata da Anderson non è quella del testo ripreso da Lloyd (nella sua versione ribattezzata “The Recruited Collier”) ma “Nancy is to the Green-wod Gane” (qui).

36_41200~the-recruiting-sergeant

A. L. LLOYD

Negli anni 50 A.L. Lloyd, autore con il compositore Ralph Vaughan Williams del famosissimo “Penguin Book of English Folk Songs” (1959), dice di aver raccolto da un minatore di Workington (all’epoca nella contea del Cumberland), tal J.T. Huxtable, una canzone molto simile a quella del libro di Anderson; A.L. Lloyd aveva ottenuto l’incarico di documentare i canti di lavoro e di svago dei lavoratori nelle miniere e nel 1951 pubblicò un libretto dal titolo “Come All Ye Bold Miners – Ballads & Songs of the Coalfields” in cui era compresa la nostra ballata ma con un nuovo titolo e una melodia diversa “The Recruited Collier” (il italiano “Il minatore arruolato”).
All’epoca a A.L. Lloyd faceva gioco che la ballata fosse un brano tradizionale raccolto dalla testimonianza di un minatore e quindi ecco spuntare opportunamente il signor J.T. Huxtable (che peraltro a Workington nessuno conosceva).

La ballata dei braccianti del Cumberland era diventata la ballata dei minatori attraverso il processo della trasmissione orale (che sappiamo non è mai un processo di congelamento, ma di appropriamento da parte degli interpreti che rielaborano a picimento testi e melodie)? Certo che no, nessun altro ne aveva sentito parlare tra la pubblicazione di Anderson e la versione del signor J.T. Huxtable/pubblicazione di A.L. Lloyd! A quei tempi a A.L. Lloyd conveniva maggiormente spacciare il suo brano (testo e musica) come tradizionale e per tale è stato preso (ma non è la stessa cosa che ha fatto duecento anni prima Robert Burns in Scozia?)

In tempi recenti il brano ha conosciuto una discreta popolarità al seguito del successo della serie televisiva Sharpe’s Rifles (1993).

ASCOLTA Kate Rusby 1995

oppure con gli spezzoni di filmato dalla serie Tv Sharpe’s Rifles (la domanda sorge spontanea: ma chi è quel genio che ha scelto il bianco per le divise delle reclute?) la traccia audio purtroppo non è di buona qualità

Questa è migliore

ASCOLTA Anne Briggs 1963 in “The Iron Muse – A Panorama of Industrial Folk Music

ASCOLTA Dick Gaughan 1978 che scrive “from either Christine Hendry or Kathy Bainbridge, both of whom were resident singers at St Andrews Folk Club in the 60s”.

I
O what’s the matter wi’ you my lass
And where’s your dashing Jimmy?
the soldier boys have ta’en him up
And sent him far, far from me
Last pay-day he went off to town
And them red-coated fellows
Enticed him in and made him drunk
And he’s better gone to the gallows.
II
The very sight of his cockade
It sets us all a’crying
And me I nearly fainted twice
I thought that I was dying
My father would have paid the smart
And he ran for the golden guinea
But the sergeant swore he’d kissed the book
And now they’ve got young Jimmy.
III
When Jimmy talks about the wars
It’s worse than death to hear him
I have to go and hide my face
Because I cannot bear him
A brigadier or grenadier
He says they’re bound to make him
But aye he laughs and cracks his jokes
And bids me not forsake him.
IV
As I walked over the stubble fields
Below it runs the seam
I thought of Jimmy hewing there
But it was all a dream
He hewed the very coals we burn
And when the fire I’m lighting
To think the coals was in his hands
It sets my heart to beating
V
(For three long years he’s followed me.
Now I must live without him.
There’s nothing now that I can do
But weep and think about him.)
So break my heart and then it’s ower.
So break my heart, my dearie,
And lay me in the cold ground,
For of single life I’m weary.
TRADUZIONE Cattia Salto
I
“Che hai ragazza mia
e dov’è il tuo Jimmy audace?”
“I soldati lo hanno preso
e mandato lontano, lontano da me.
L’ultimo giorno di paga andò in città
e quei compagni con la giubba rossa
lo intrappolarono e lo fecero ubriacare, così era meglio se finiva sulla forca!
II
Alla vista della sua coccarda (1)
ci siamo messi tutti a piangere
e io sono svenuta due volte,
credevo di stare morendo,
mio padre lo avrebbe riscattato (2)
e andò di corsa con la ghinea d’oro,
ma il sergente giurò che aveva baciato la bibbia,
e ora si sono presi il giovane Jimmy.”
III
Quando Jimmy parla delle guerre (3)
sarebbe meglio se fosse la morte ad ascoltarlo,
devo andare a nascondermi il viso
perché non riesco sopportarlo,
un soldato di brigata o un granatiere
dice che lo faranno diventare,
la prende sul ridere e scherza,
e mi prega di non dimenticarlo”
IV
Mentre camminavo per i campi di stoppie,
accanto alla miniera di carbone (5)
credevo che ci fosse Jimmy al lavoro,
ma era tutto un sogno,
fu lui a cavare il carbone che bruciamo
e quando il fuoco mi illumina
penso al carbone tra le sue mani
e il cuore mi batte forte.
V
(Per tre lunghi anni fummo insieme
e ora devo vivere senza di lui.
Non c’è altro che possa fare
che piangere e pensare a lui.)
Così che mi si spezzi il cuore e che sia finita.
Così che mi si spezzi il cuore, amore mio,
e poi distendimi nella fredda terra
perché di vivere da sola sono stanca”

NOTE
1) l’uso della coccarda sul cappello era tipico del Settecento quando il suo colore indicava l’appartenenza a una certa ideologia
2) to pay the smart= “Smart” significa “smart money, which was money paid by a person to obtain exemption from some disagreeable office or duty. It was applied to money paid by an army recruit to obtain release before being sworn in. (Brewer’s Dictionary of Phrase and Fable). In “A Dictionary of Buckish Slang, University Wit and Pickpocket Eloquence,” di Frances Grose, edizione del 1811
“Smart money- money allowed to soldiers or sailors for the loss of a limb or other hurt received in the service (better known as smart ticket)”. Oppure in in the Military Dictionary, James, 1802:
“Smarts: The different sums which are received by recruiting parties under the heading of smart money are frequently so called.”
3) evidentemente scrivendo delle lettere alla moglie. Ci possono essere delle incongruenze testuali in quanto nella versione Settecentesca entrava in gioco un terzo personaggio l’amico o il fratello di Jimmy tale Nichol che la sostiene nel momento di sconforto
4) coal mine
FONTI
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=39035&messages=36
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=56256
https://tachesterton.wordpress.com/2010/09/14/the-recruited-collier-or-is-it-the-recruited-ploughman/
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/therecruitedcollier.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=38457&lang=it
http://www.folkways.si.edu/louis-killen/the-recruited-collier/celtic-historical-song-world/music/track/smithsonian
http://tunearch.org/wiki/Nancy’s_to_the_Greenwood_Gone

THE PLAINS OF WATERLOO

Una ballata tradizionale che viene dall’Ottocento e si riferisce alla disfatta di Walterloo dove è crollato il mito di Napoleone (e il nome Waterloo si è stampato nelle memoria collettiva come sinonimo di batosta da cui non ci si risolleva più). La canzone “The Plains of Waterloo” era cantata negli anni 70 in tutti i Folk clubs in America e nelle Isole Britanniche spesso con la sola voce (e June Tabor la registra così nel suo album d’esordio).

APSLEY HOUSE "The Battle of Waterloo, 1815" painted in 1843 by Sir William ALLAN (1782-1850). WM 1539-1948
APSLEY HOUSE “The Battle of Waterloo, 1815” dipinta nel 1843 da Sir William ALLAN (1782-1850). WM 1539-1948

Le note di Frank Harte (in “..and Listen to my song”, 1975):
This is a song that lay dormant for years, I heard it first sung at a flead in Ballyfarnon, the singer had heard it in England. I have since discovered that it was found by a collector in Ottawa where it was sung by Mr. O.J. Abbott who is eighty five years of age, he in turn many years ago learned it from a Mrs. O’Malley. The song must be Irish in origin, the air is a version of the older song ‘The Blackbird’ which was the allegorical name for the Young Pretender Prince Charles Edward Stuart and the story is very similar to the song sung by Margaret Barry ‘The Mantle So Green’ where the woman says to her hero (Willie O Reilly and not Willie Smith as in the Canadian version)
‘To the woods I will wander to shun all men’s view,
For the lad that I love fell in famed Waterloo.’
or when he reveals that he is indeed her true love
‘Now Peace is proclaimed and the truth I declare,
Here is your love token the gold ring I wear.’
Later on I came across a reference to it in Sam Henry’s collection Volume Two, where underneath song number 619 The Lakes of Pontchartrain he asks ‘Can any reader supply the complete words of the song beginning’ and he gives only the first verse of this song, for myself I can only be grateful that somebody has at last come up with the rest of the words.” (tratto da qui)

E ancora su Mudcat si citano le note dal ‘The Penguin Book of Canadian Folk Songs’ (a cura di E. Fowke):
“This fine version of the broken ring story seems to be best known in Canada. Dr. Mackenzie, the first to report it (183). suggests that it is a modified version of ‘The Mantle So Green’ (N 38), which in its turn is a modified version of the eighteenth century ‘George Reilly’ (N 36). Creighton found three more versions in Nova Scotia(MFS 56 and Folkways FEE 4307); Greenleaf (172) and Peacock (1014) found it in Newfoundland; Leach in Labrador (172); Creighton in New Brunswick (FSNB 76); and I have two other versions from Ontario.” (tratto da qui)

WILLIE E ANNIE

di Riccardo Venturi
Le ballate popolari autentiche si dividono fondamentalmente in due categorie: quelle che finiscono bene e quelle che finiscono male. Le seconde, va detto, sono in nettissima maggioranza: poiché le composizioni popolari raccontano drammi e catastrofi, l’unhappy end è praticamente ovvio. The Plains of Waterloo, invece, finisce bene; non possiamo che rallegrarcene, anche perché Waterloo fu una carneficina immane, e tornarvi non dev’essere stato per nulla semplice per i poveri soldati che vi combatterono.

The Plains of Waterloo ha, come è logico attendersi, una struttura musicale da marcia militare. Comincia ad essere nota non molto dopo la battaglia (circa dieci anni dopo), segno che il processo di composizione popolare fu parecchio rapido dopo quell’avvenimento che segnò per sempre la storia d’Europa (e del mondo). La storia riprende tutti gli stilemi classici delle ballads: il soldato superstite (dal solito nome convenzionale di Willie) torna, incontra la sua fidanzata (dall’altrettanto convenzionale nome di Annie) che -naturalmente- non lo riconosce e lei gli chiede notizie.
Credete forse che il giovane si butti immediatamente tra le braccia dell’amata? Nelle ballate tradizionali non funziona così. Le ballate sono storie narrate, e le storie hanno bisogno di suspence. Comincia quindi una “tiritera” presente letteralmente in decine di ballate del genere “soldato-che-torna-dalla-guerra”: il giovane, piuttosto crudelmente, finge di essere un altro, le dice che aveva conosciuto bene il suo Willie e le racconta le sue eroiche gesta. Chiaro che alla ragazza non gliene può importare di meno, delle gesta eroiche; quello che vuole è il suo Willie vivo, e questo ci ricorda da vicino certe parole di Fabrizio de André (“ma lei che lo amava aspettava il ritorno di un soldato vivo, di un eroe morto che ne farà?”). E il tizio dice alla ragazza, appunto, che Willie è morto.
Immaginatevi la scena, anche se la cosa ha una sua precisa valenza: il giovane vuole, con questo, anche “controllare” se la ragazza lo ama ancora, osservando la sua reazione alla triste notizia. Per quanto sia difficile da credere, esistono ballate in cui la ragazza, che nel frattempo si è messa con un altro, è tutta contenta di apprendere che il fidanzato è stato fatto a fette in battaglia. Non è il caso della nostra Annie: le sue rosy cheeks impallidiscono e, sicuramente, sta per pigliarle un coccolone, una di quelle morti subitanee tipiche delle ballate.
Verificato l’amore di Annie e temendo che schiànti lì sul posto, Willie finalmente si rivela; appena in tempo. Si fa riconoscere facendo vedere a Annie la metà dell’anello, e tutti vissero -si spera- felici e contenti sotto la Restaurazione. La ballata si chiude infatti con un preciso intento antiwar: mai più Willie combatterà nella piana di Waterloo. Magari da qualche altra parte, ma a Waterloo no.

Sto trattando un po’ a pesci in faccia questa bellissima e venerabile ballata? Ma no; gli è che con le ballads britanniche ho una frequentazione e una consuetudine antiche quasi quanto la battaglia di Waterloo. So come funzionano, e mi permetto a volte di prenderle un po’ in giro perché l’ironia su qualcosa che si ama profondamente è un supremo segno di affetto. Resta il fatto che, quando parlano di guerra e di battaglie, le composizioni popolari sono quanto di meno patriottico e guerrafondaio possa esistere; importa tornare vivi e fare la propria povera vita accanto a chi si ama. Il resto non conta niente; e, in fondo, il ballad commonplace di Willie che non si rivela e che enuncia le gesta eroiche è fatto apposta per istigare in chi ascolta la più assoluta indifferenza verso di esse. Quello che contava, e che conterà sempre, è tornare a casa. E’ questo che la gente voleva sentire, magari anche coloro che un fidanzato, un marito, un padre o un fratello non lo avevano visto tornare affatto.

ASCOLTA June Tabor  in  Airs and Graces 1976
Nelle note scrive “From Ontario; learned from Martin Clarke of Leeds. The broken token ballad seems to me to have been a necessary piece of wishful thinking, an act of faith on the part of both the faraway soldier and the girl he left behind him. Reality, more often than not, was cruelly otherwise.”

ASCOLTA John Renbourn Group in The Enchanted Garden 1977 (con il tema portato da una marcetta di pifferi e tamburi quanto mai appropriata)

ASCOLTA Kate Rusby and Kathryn Roberts (1995)


I
One fine summer’s morning
as I went a-walking
All down by the banks
of some clear-flowing stream
There I spied a fair maiden
making sad lamentation
And I drew myself in ambush
for to hear her sad complaint
Through the woods she marched along, made the valleys to ring oh
While the small feathered songsters
around her head they flew
Saying, The war it is all over
and peace is returning
But my Willie’s not returning
from the plains of Waterloo
II
I approached this young maiden
and I said, My fond creature
May I make enquiry as to
what’s your true love’s name?
For I have been in battle
where the loud cannons rattle
And by his description well
I think I know the same
Willie Reilly’s my love’s name,
he’s a hero of great fame
Although he’s gone and left me
in sorrow now ‘tis true
And no man will me enjoy
but my own darling boy
Although he’s not returning
from the plains of Waterloo
III
If Willie Reilly’s your love’s name
then he’s a hero of great fame
He and I have been in battle
through many a long campaign
Through Italy and Russia,
through Germany and Prussia
He was my loyal comrade
in France and in Spain
But alas there at length
by the French we were surrounded
And like heroes of old
we did them subdue
We fought for three days
till at last we defeated him
That bold Napoleon Boney
on the plains of Waterloo
IV
On the fourteenth of June
it be an end in the battle
Leaving many a gallant hero
in sorrow to complain
Where the drums they do beat
and the loud cannons rattle
‘Twas by a Frenchman’s bullet
your young Willie he was slain
And as I drew near to the spot
where he lay bleeding
Scarcely had I time
for to bid him adieu
And as he lay dying these words
he kept repeating
Farewell my lovely Annie
you are far from Waterloo
V
When this maiden she heard
all this sad declaration
Her red rosy cheeks they grew
pale and woeful wan
And when he heard the sound
of her sad lamentations
He drew her in his arms
and said, I am your loving one
Oh see here is the ring
that between us was broken
In the midst of all danger
it reminded me of you
And now this young couple
well they are reunited
No more will Willie battle
on the plains of Waterloo
TRADUZIONE Riccardo Venturi
I
Una bella mattina d’estate,
mentre passeggiavo
giù sulle rive di un fiume
che scorreva limpido
Vidi una bella fanciulla
che si lamentava tristemente
E allora mi nascosi
per ascoltare i suoi tristi lamenti.
Camminava per i boschi,
faceva risuonar le valli
Con la testa attorniata da uccelletti che cantavano;
E diceva: “La guerra è finita
e la pace sta tornando,
Ma il mio Willie non ritorna dalla piana di Waterloo.”
II
Andai verso la fanciulla
e le dissi: “Mia dolce creatura,
Posso chiederti per caso come si chiama il tuo amore?
Ché son stato alla battaglia
dove i cannoni rombavan forte
E dalla sua descrizione, beh,
penso di conoscerti.”
“Willie Reilly è il suo nome,
è un eroe di grande fama
Però è partito e mi ha lasciata
in gran pena, questo è vero;
E nessun uomo mi avrà
tranne il mio adorato ragazzo
Anche se lui non ritorna
dalla piana di Waterloo.”
III
“Se il tuo amore è Willie Reilly,
è un eroe di grande fama,
Sono stato assieme a lui in battaglia
in molte lunghe campagne
Per l’Italia e per la Russia,
la Germania e poi la Prussia,
Mio compagno fu fedele
anche in Francia ed in Spagna.
Ma, ohimè! A lungo andare
i francesi ci han circondati
E come eroi consumati
noi li abbiamo soggiogati
Combattemmo per tre giorni finché non lo abbiam battuto,
Quel prode Napoleone il Bòna,
sulla piana di Waterloo.”
IV
Il quattordici di giugno (*)
la battaglia terminò
Lasciando molti bravi eroi
a lamentarsi dal dolore;
Là dove i tamburi rullano
e i cannoni romban forte
Una pallottola francese
ha ucciso il tuo giovane Willie.
E io andai là verso dove
lui giaceva insanguinato
E poi ebbi appena il tempo di dargli l’estremo addio;
E giacendo là morente
ripeteva queste parole:
Addio mia amata Annie,
sei lontana da Waterloo.”
V
Quando la fanciulla udì
questa triste narrazione
Le sue guance impallidirono diventando esangui a morte;
E quando lui sentì il suono
dei suoi tristi lamenti
La prese tra le braccia
e disse: “Ma sono io il tuo amore!
Guarda, ecco l’anello
che ce lo siamo spezzato in due,
In mezzo a ogni pericolo
mi faceva pensare a te!”
E ora questa giovane coppia,
beh, è di nuovo insieme
E Willie non combatterà più
sulla piana di Waterloo.

NOTE
(*)La battaglia si svolse in realtà il 18 giugno 1815

FONTI
https://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/plainsofwaterloo.html
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/theeighteenthdayofjune.html

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1263
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=39528

BONNIE HOUSE OF AIRLIE

Child ballad # 199
Melodia: “Young Airly”

La ballata, ambientata nelle Highland scozzesi, è un gran pastiche storico in cui si mescolano tranquillamente fatti e personaggi di quella che era fin dal Medioevo l’ordinaria amministrazione tra clan: una cordiale rivalità!
E’ la volta del potente clan Campbell contro gli Ogilvie nella contesa territoriale per le Angus Glens. Il contorno è quello della guerra civile scoppiata in Scozia in nome della fede, in questa occasione tra presbiteriani ed episcopali, sempre protestanti si dirà eppure di confessioni diverse: dopo che un re scozzese era salito al trono d’Inghilterra, il di lui figlio, Carlo I, volle riformare la liturgia della Chiesa d’Inghilterra (e della Kirk di Scozia che tanta indipendenza aveva ottenuto all’Unione delle due Corone); volle introdurre dei libri di preghiere, ma l’approccio era troppo cattolico per i puritani scozzesi che volevano continuare a leggere direttamente la loro Bibbia!! Così i presbiteriani si ribellarono e Archibald Campbell si mise a capo dei Covenanter (così si chiamavano i puritani scozzesi) in quella che venne detta “la guerra dei Vescovi” (1639), la guerra civile scoppiò poco dopo.
Tuttavia i Covenanter furono contrari alla decapitazione di re Carlo e finirono per schierarsi contro il parlamento inglese per andare ad appoggiare la successione al trono di Carlo II, il quale pensò bene di promettere loro mari e monti pur di averne l’appoggio.

TIME-LINE
1603
 – Unione delle due corone, Giacomo VI sale al trono di Inghilterra con il nome Giacomo I.
1638 – 300 000 scozzesi firmano il National Covenant vedi
1644-1651 – La guerra civile inglese si estende alla Scozia (parlamentaristi e realisti)
1652-1660 – La Scozia fa parte del Commonwealth (una repubblica più nominale che altro, governata in modo dittatoriale da Oliver Cromwell) anche se il parlamento scozzese ha proclamato re Carlo II

 

L’INCENDIO DEL CASTELLO DI AIRLIE

Il fatto storico dietro questa ballata ha avuto luogo il 7 luglio 1640, quando l’ottavo conte di Argyll, Archibald Campbell distrusse il Castello di Airlie, roccaforte di James Ogilvie (primo conte di Airlie), andato con i suoi uomini verso Sud, in soccorso al re verso il quale rimase sempre fedele. Si trattò di una efferata rappresaglia al limite della razzia e come tale rappresentata nella ballata in cui la moglie Lady Margaret Ogilvy viene brutalmente violentata e il castello depredato dei suoi tesori (sembra tuttavia che la donna fosse stata messa in allerta e sia riuscita a fuggire a Dundee con i figli, dove diede alla luce la bambina che portava in grembo).

La prima documentazione scritta della ballata si ha da un broadside del 1790, il professor Child nel suo libro “The English and Scottish Popular Ballads”, 1882 ne raccoglie quattro versioni. Louis Killen imparò la ballata da Laurie Charlton e la registrò nel 1978 così scrive nelle note di copertina “Laurie Charlton, borderer, gunsmith, art teacher, ballad singer, and fisherman, who ran Folksong and Ballad in Newcastle after I took off for London in 1961.” Un’altra versione orale ci viene dalla traveller scozzese Belle Stewart.
Sembrerebbe una ballata d’altri tempi che ormai nessuno canta più (tranne qualche scozzese nostalgico), e invece ecco una serie di versioni moderne.

ASCOLTA FullSet in “Notes After Dark” 2013


I
It fell on a day,
on a bonny summer’s day
When the sun shone bright and clearly,
That there fell oot a great dispute
Between Argyll and Airlie.
Argyll(1) he has mustered a thousand o’ his men,
And he’s marched them in right early;
He’s marched them up by the back o’ Dunkeld(2),
Tae plunder the bonnie hoose of Airlie(3).
Lady Ogilvie(4) she looked frae her window sae high,
And oh but she grat sairly,
To see Argyll and a’ his men
Come plunder the bonny hoose of Airlie.
II
Come doon, come doon, Lady Ogilvie,” he cried:
“Come doon and kiss me fairly,
Or I swear by the hilt on my broadsword
I’ll never leave a standin’ stane(3) in Airlie.”
“Oh I wadna come doon, ye cruel Argyll,
And I wadna kiss ye fairly;
Oh I wadna kiss, nay, false Argyll,
Though ye wadna leave a standin’ stane in Airlie.”
“Come tell me whaur your dowry is hid,
Come doon and tell me fairly.”
“l winna tell ye whaur my dowry is hid,
Though ye wadna leave a standin’ stane in Airlie.”
III
Oh they sought it up and they sought it doon,
And aye they sought it early;
And it was ablow yon bowling green
They found the dowry of Airlie.
“Gin my guid lord had been at hame,
But he’s awa’ for Charlie(5),
There wadna be a Campbell in a’ Argyll
Set foot on the bonny hoose of Airlie.”
He’s ta’en her by the milk-white hand(6),
But he didna lead her fairly;
And he’s led her up to the top o’ the hill,
Where she saw the burnin’ doon o’ Airlie.
The smoke and the flames they rose so high
And the walls they blackened fairly;
And the lady’s laid her doon on the green grass to die
When she saw the burnin’ doon o’ Airlie.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Avvenne un tempo ,
in un bel giorno d’estate
quando il sole splendeva luminoso e chiaro
che si verificò una grande disputa
tra Argyll e Airlie.
Argyll (1) aveva radunato un migliaio di uomini
e li fece subito marciare in grande furia
li fece marciare di ritorno dalla battaglia di Dunkeld (2)
per saccheggiare la bella dimora di Airlie (3).
Lady Ogilvie (4) guardò dall’alto della sua finestra
e si diede una grande pena
nel vedere Argyll e tutti i suoi uomini
venuti a saccheggiare la bella dimora di Airlie.
II
Scendete, Lady Ogilvie
– lui gridò –

Scendete e baciatemi a viso aperto
o giuro sull’elsa del mio
spadone

che non lascerò una sola pietra
di Airlie

O non voglio scendere, crudele
Argyll

e non vi bacerò mai,
no mai vi bacerò falso Argyll,
anche se non lascerete una sola pietra di Airlie
Venite a dirmi dove è nascosta la vostra dote
scendete e ditemelo francamente
Non vi dirò dove è nascosta la mia dote
anche se non lascerete una sola pietra di Airlie
III
Oh essi si misero a cercare in lungo e in largo
e cercarono presto e bene
e fu a un tiro dal prato
che trovarono la dote di Airlie.
Se il mio buon Lord fosse stato a casa
e non fosse via con Charlie (5)
non ci sarebbe stato un Campbell in tutta Argyll a mettere piede nella bella dimora di Airlie
Lui la prese per la mano bianca come latte (6),
ma non la portò secondo la richiesta
invece la condusse fino in cima alla collina
dove lei vide bruciare
Airlie.
Fumo e fiamme s’innalzarono
al cielo
e le mura erano tutte annerite
e la Lady si stese sull’erba
per morire
quando vide bruciare Airlie

NOTE

Il conte da giovane

1) Nell’enciclopedia Treccani leggiamo: Argyll ‹aaġàil›, Archibald Campbell I marchese e VIII conte di. – Nobile scozzese (n. 1598 – m. Edimburgo 1661); disponendo di 20.000 vassalli, fu il più potente signore del regno. Nelle guerre di religione, difese i presbiteriani contro Carlo I d’Inghilterra, e riuscì a far accettare al re notevoli limitazioni del suo potere assoluto di fronte a un’assemblea rappresentativa scozzese. Nel1641 riuscì a farsi concedere il titolo di marchese. Durante la guerra civile inglese, si schierò con il “Parlamento lungo” e lottò contro i realisti in Scozia, ma ruppe con il parlamento quando questo giustiziò Carlo I; appoggiò allora Carlo II, facendolo incoronare in Scozia nel 1651. Collaborò poi con Cromwell, come deputato dell’Aberdeenshire. Alla restaurazione degli Stuart, fu processato per alto tradimento e condannato a morte. (tratto da qui)
Archibald Campbell era strabico e per questo venne soprannominato Gillespie Grumach, il Grim, o anche Glied, il suo cambio di fronte lo ha condotto alla condanna a morte per tradimento, decapitato niente meno che con l’antenata della ghigliottina. La Scottish maiden (in italiano la pulzella scozzese) era detta comunemente patibolo di Halifax (Halifax Gibbet) perchè in uso ad Halifax fin dal 1280
2) chiaramente un anacronismo: la battaglia di Dunkeld fu combattuta si tra Covenanter e Giacobiti ma nell’agosto del 1689 quando il re in questione era Giacomo VII e non Carlo I.
3) si tratta del Forter Castle (Glenisla, Perthshire) costruito nel 1560 come casa-forte e distrutto nel 1640. In realtà un bel po’ di pietre rimasero sul posto anche se il castello venne abbandonato; è stato ricostruito solo nel 1990 ed oggi è possibile soggiornarvi (e anche sposarsi nella cappella del castello)
4) Ogilvie ovvverto il clan Oglesby scritto anche come Ogilvy, Ogilby, Ogleby
5) il re storico è Carlo I ma l’allusione è al Bonnie Prince Charlie e alla sua ribellione del 1745, in altre versioni nominato come Prince Charlie (Versione B Kinloch Manuscripts)
6) a quanto pare la dama nominata Margaret è stata violentata (tale era il linguaggio in codice nelle ballate); in realtà il castello era disabitato e già abbandonato dal clan

Kate Rusby in The Girl Who Couldn’t Fly 2005


I
It fell on a day,
a bonnie, bonnie day,
When the corn,
grew green and yellow,
That there fell out,
a great dispute,
Between Argyll and Airlie
Argyll he’s raised up,
five hundred men,
Five hundred men, and many,
He’s led ‘em down
to the bonnie Dunkell,
Made them shoot
the bonnie house of Airlie
II
A Lady was looking,
over the castle walls,
And oh, but she looks weary,
And there she spied the great Argyll,
Come to plunder
the bonnie house of Airlie
“Come down, the stairs,
Lady he said,
Come down and kiss me fairly”
“I’ll not come down,
nor kiss you she said,
Though you won’t leave,
a standing stone at Airlie”
III
“I have but one favour,
to ask of thee Argyll,
And I hope, that you will
grant me fairly,
Oh take me down to
some dark, dowry den
Where I can’t see,
the plundering or Airlie”
He’s taken her by,
her left shoulder,
And oh, but she looks weary,
He’s led her up,
to the top of the town,
Made her watch,
the plundering of Airlie
IV
“Oh fire on, fire on,
my many men oh,
and see that you fire clearly.
Oh I vow and I swear
by this broad sword I wear,
I wont leave a standing
stone at Airlie”
V
“If the great Sir John
had been but at home
as he is this night
with Prince Charlie(2).
Neither Argyll nor any Scottish Lord dare have plundered
the bonnie house of Airlie.
Seven saddend sons
I brought unto him
and the eighth ner saw his daddy.
If I were to bear a hundred more
they all draw sword
for Prince Charlie,
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Avvenne un tempo ,
in un bel giorno d’estate
quando il grano cresceva
e s’indorava
che si verificò
una grande disputa
tra Argyll e Airlie.
Argyll aveva radunato
500 uomini
500 uomini e più
e li condusse fino
alla bella Dunkell (1)
per saccheggiare
la bella dimora di Airlie.
II
Una dama guardò
dalle mura del castello
e sembrava preoccupata
e lì vide il grande Argyll
venuto a saccheggiare
la bella dimora di Airlie.
Scendete, le scale
Madama –
lui gridò
Scendete e baciatemi a viso aperto
O non scendo,
e nemmeno vi bacio
– disse la Dama-
anche se non lascerete
una sola pietra di Airlie!”
III
“Devo però chiedervi un favore
una richiesta per voi Argyll,

e spero me lo vogliate
concedere apertamente,

portatemi in una
valle oscura e ombrosa

dove non potrò vedere
il saccheggio di Airlie”

Lui la prese per
il fianco sinistro
e oh lei sembrava proprio stanca
e la portò in alto,
in cima alla città
per farle vedere
il saccheggio di Airlie
IV
Oh date al fuoco
miei molti uomini,
vedete di appiccare il fuoco
giuro e prometto
sul questo spadone che porto

che non lascerò
una sola pietra a Airlie

V
Se il grande sir John
fosse stato in casa

invece di essere questa notte
con il Principe Charlie (2)

né Argyll e nessun altro Lord di Scozia avrebbe osatosaccheggiare
la bella dimora di Airlie.

Sette figli
gli ho dato

e l’ottavo non ha ancora visto suo padre
e se potessi generarne un altro centinaio
essi alzerebbero tutti la spada per il Principe Charlie

NOTE
1) Dunkeld è una piccola cittadina vicino a Perth sede di una cattedrale, importante centro ecclesiastico di tutta la parte Est della Scozia
2) la confusione venne sicuramente dal fatto che il conte di Airlie fu di fede cattolica e seguace giacobita,  il re storico è Carlo I ma l’allusione è al Bonnie Prince Charlie e alla sua ribellione del 1745, in altre versioni nominato come Prince Charlie (Versione B Kinloch Manuscripts)

Malinky in Far Better Days 2015 la versione è ripresa da Belle Stewart,  una versione che, tranne la prima strofa. ricalca quella di Ewan MacColl


I
It fell on a day
and a bright summer’s day,
When the corn grew green and yellow,
There fell out a great dispute
Between Argyll and Airlie.
Argylle he has mustered a thousand o’ his men,
He has marched them oot right early;
He has marched them in by the back o’ Dunkeld,
To plunder the bonnie hoose o’ Airlie.
II
Lady Ogilvie has looked frae her window so high,
And O, but she grat sairly,
To see Argylle and a’ his men
Come plunder the bonnie hoose of Airlie.
“Come doon, come doon, Lady Ogilvie,” he cried:
“Come doon and kiss me fairly,
Or I swear by the hilt
o’ my gewwd braidsword
That I winna leave a stan’in’ stane in Airlie.”
“I winna come doon,
ye fause Argylle,
I winna kiss ye fairly;
I wadna kiss ye, fause Argylle,
Though ye sudna leave a stan’in’ stane in Airlie.”
III
“Come, tell me whaur your dowry is hid,
Come doon and tell me fairly.”
“l winna tell ye whaur my dowry is hid,
Though ye sudna leave a stan’in’ stane in Airlie.”
They socht it up and they socht it down,
I wat, they socht it early;
And it was below yon bowling green
They found the dowry o’ Airlie.
“Eleven bairns I ha’e born
And the twelfth ne’er saw his daddie,
But though I had gotten as mony again,
They suld a’ gang to fecht
for Charlie.
Gin my gweed lord had been at hame,
As he’s awa’ for Charlie,
There dursna a Campbell o’ a’ Argylle
Set a fit on the bonnie hoose o’ Airlie.”
IV
He’s ta’en her by the milk-white hand,
But he did not lead her fairly;
He led her up to the top o’ the hill,
Where she saw the burnin’ o’ Airlie.
The smoke and flame they rose so high,
The walls were blackened fairly;
And the lady laid her doon on the green to dee,
When she saw the burnin’ o’ Airlie.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Avvenne un tempo ,
in un bel giorno d’estate
quando il grano cresceva
e s’indorava
che si verificò una grande disputa
tra Argyll e Airlie.
Argyll aveva radunato un migliaio di uomini
e li fece marciare
in grande furia
li fece marciare
di ritorno da Dunkeld
per saccheggiare la bella dimora
di Airlie.
II
Lady Ogilvie guardò dall’alto della sua finestra
e si diede una grande pena
nel vedere Argyll e tutti i suoi uomini
venuti a saccheggiare la bella dimora di Airlie.
Scendete, Lady Ogilvie
lui gridò –
Scendete e baciatemi a viso aperto
o giuro sull’elsa
del mio buon spadone

che non lascerò una sola pietra in piedi
di Airlie”

O non voglio scendere,
falso Argyll

e non vi bacerò mai
no mai vi bacerò falso Argyll,
anche se non lascerete
una sola pietra di Airlie”
III
“Venite a dirmi dove è nascosta la vostra dote
scendete e ditemelo a viso aperto”
” Non vi dirò dove è nascosta
la mia dote

anche se non lascerete una sola pietra di Airlie”
Oh essi si misero a cercare in lungo e in largo
e cercarono presto e bene
e fu a un tiro dal prato
che trovarono la dote di Airlie.
Undici bambini ho dato alla luce (1)
e l’ottavo non ha ancora visto
suo padre

ma se potessi generarne
molti altri

essi si unirebbero tutti a combattere per Charlie
Se il mio buon Lord fosse stato
a casa

e non fosse via con Charlie
non ci sabebbe stato un Campbell in tutta Argyll
a mettere piede nella bella dimora
di Airlie”
IV
Lui la prese per la mano bianco
latte
ma non la condusse onestamente
e la condusse fino in cima alla collina
dove lei vide bruciare Airlie.
Fumo e fiamme si innalzarono
al cielo
e le mura erano tutte annerite
e la Lady si stese sull’erba
per morire
quando vide bruciare Airlie

NOTE
1) il verso è un po’ diverso dalla versione testuale di Ewan MacColl
FONTI
http://www.fortercastle.com/castleHistory.html
http://www.thereformation.info/argylltrial.htm
https://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/thebonnyhouseofairlie.html
http://songoftheisles.com/2014/08/14/the-bonnie-house-of-airlie/
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_199
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/32978/1