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The Holly and the Ivy Girl

Nelle isole britanniche la tradizione ottocentesca del Natale voleva che le case fossero decorate con sempreverdi e in genere erano i bambini e le donne ad occuparsi di raccogliere e vendere cespi e rametti di agrifoglio, vischio ed edera.

Durante il periodo natalizio le città erano affollate di venditori ambulanti con carretti e grossi cesti di sempreverdi, perlo più di giovane età ed estremamente poveri.
Il canto di Natale ‘The Holly and Ivy Girl‘ è una piccola fiaba sul modello della povera fiammiferaia: una bambina vende i sempreverdi intirizzita dal freddo, e come quella muore sotto l’indifferenza dei passanti.

Selling Christmas Trees ~ David Jacobsen ~ (1821-1871)

The Holly and Ivy Girl‘ più comunemente  intitolato “(Come Buy) My Nice Fresh Ivy” è un canto di Natale scritto da John Keegan (1809-49) sulla melodia O’Carolan’s Lament dell’arpista irlandese Turlough O’Carolan (1670-1738) –Lament for Roe Owen O’Neill (Uaill Cuma Eogan Ruaid Ua Niall)
Versione per chitarra di John Renbourn
Un lament perfetto per la cornamusa:  in Celtic Mystique, Howard Baer

E ancora una versione di John Doan

Molte delle poesie e scritti di John Keegan riflettono sugli orrori della Grande Carestia, e lui stesso morì di colera in giovane età. La poesia fu pubblicata nella prima edizione del The Irishman (1849) e Keegan la scrisse probabilmente suggestionato dalla fiaba della Piccola Fiammiferaia di Andersen pubblicata proprio l’anno precedente. Una versione estesa di 8 strofe è riportata ne “The Ballads of Ireland” di Edward Hayes, 1855,
Maureen Hegarty strofe I, II, I

Il Cór Na Nog Rté Choir la canta nel film  ‘Evelyn,’ 2002 strofe I, II


I
Come buy my nice fresh ivy
And my holly sprigs so green
I have the finest branches
That ever yet were seen
Come buy from me good Christians
And let me home I pray
And I’ll wish you a Merry Christmas times
And a happy New Year’s Day.
II
Ah! Won’t you take my ivy
The loveliest ever seen
Ah! Won’t you have my holly boughs
All you who love the green
Do take a bunch of each
And on my knees I’ll pray
That God may bless you Christmas
And be with you on New Year’s Day.
III
The cold wind whistled mournfully
O’er Dublin’s dreary town
And this a dying maiden (1) sang
While the cold hail rattled down
One stiff hand clutched her ivy sprigs
And holly boughs so fair
With the other she kept brushing
The haildrops from her hair
traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Venite a comprare la mia bella e fresca edera e i miei rametti di agrifoglio così verdi, ho i rami più belli
che abbiate mai visto.
Venite a comprare da me, bravi cristiani e fatemi ritornare a casa, ve ne prego,
vi auguro un Buon Natale
e un felice Anno Nuovo”
II
“Ah! Non volete prendere la mia edera
La più bella mai vista.
Ah! Non volete avere il mio cespo d’agrifoglio
voi che amate i sempreverdi
prendetene un ramo di entrambi
e inginocchiata pregherò
che Dio benedica il vostro Natale
e che sia con voi a Capodanno”
III
Il vento freddo soffiava mesto
sulla tetra citta di Dublino
e così una fanciulla esangue cantava
mentre il freddo nevischio cadeva,
con una mano intirizzita lei stringeva i rami d’edera e i rametti d’agrifoglio così belli, con l’altra si ripuliva
il ghiaccio dai capelli

NOTE
1) nelle verioni attuali sono cantate solo le prime due strofe quelle in cui la fanciulla invita con il canto la gente a comprare la sua merce, dietro al tono mesto si cela la drammaticità del racconto, la povera bambina tutta intirizzita e denutrita è in procinto di morire, sopraffatta dagli stenti e dalla sua misera vita.
Così prosegue la poesia

So grim and statue-like she seemed, ‘twas evident the Death
Was lurking in her footsteps – while her hot impeded breath
Too plainly told her early doom – though the burden of her lay
Was still of life and Christmas joys, and a Happy New Year’s Day.


‘Twas in that broad, bleak Thomas Street, I heard the wanderer sing,
I stood a moment in the mire, beyond the ragged ring-
My heart felt cold and lonely, and my thoughts were far away,
Where I was many a Christmas-tide and Happy New Year’s Day.


I dreamed of wonderings in the woods among the Holly Green;
I dreamed of my own native cot and porch with Ivey Screen:
I dreamed of lights forever dimm’d – of Hopes that can’t return –
And dropped a tear on Christmas fires that never more can burn.


The ghost-like singer still sung on, but no one came to buy;
The hurrying crowd passed to and fro, but did not heed her cry;
She uttered on low, piercing moan-then cast her boughs away-
And smiling, cried-“I’ll rest with God before the New Year’s Day!”


On New Year’s Day I said my prayers above a new-made grave,
Dug recently in sacred soi, by Liffey’s murmuring wave;
The Minstrel maid from Earth to Heaven has winged her happy way,
And now enjoys, with sister saints, and endless New Year’s Day.

La melodia suonata al piano da Howard J Foster

e da J.J. Sheridan

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=28256
http://iltemporitrovatodiantonella.blogspot.it/2014/12/storie-di-natale-la-piccola_10.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/come_buy_my_nice_fresh_ivy.htm
https://www.joeheaney.org/en/holly-and-ivy-girl-the/

Celtic Wexford Carol a lullaby

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea del Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol.

Interpretato da moltissimi artisti irlandesi “Wexford Carol” è un canto di Natale onnipresente nelle compilation delle Celtic Christmas songs.  Esistono tuttavia diverse versioni testuali quella in gaelico irlandese (vedi) è posteriore al testo inglese più antico; d’altra parte se è più popolare la trascrizione ottocentesca di William Grattan Flood  (vedi), una versione più “celtica” ci viene da John Renbourn che riscrisse il testo trasformando l’inno natalizio in una ninna-nanna cantata da Maria per far addormentare Gesù neonato. L’andamento del primo movimento richiama l’altrettanto famosa Coventry Carol
ASCOLTA The Voice Squad, in “Traveller’s Prayer” di John Renbourn, 1998


I
Lulay lulay, my tiny child
Too soon you’ll know the world so wild
Yes all too soon you will be grown
And I’ll bide here alone, alone.
The rushing bellows you shall ride
And the light of the North Star will be your guide
But yet awhile, I’ll have you stay
Lulay my tiny child, lulay.
II
For you shall run in meadows green
And sport with otters all in the stream
And you shall chase the dapple deer
And swim with salmon in the waters clear.
To pluck the small birds from the sky
On the tail of the South wind, you shall fly
And take the high hills for your home
Blood of my blood, bone of my bone.
III
The moon must sleep beyond the tree
So weep sweet maid of Galilee
The sun must rise before the cross
To dry your tears and share your loss.
The darkest hour of the starless night
Must bow to the power of the Eastern light
That heals the earth and makes us whole
Heart of my heart, soul of my soul.
IV
And when at last your course is run
Joy of my joy, my little son
Beneath the sky you’ll stand alone
Flesh of my flesh, bone of my bone.
Yes you shall stand on the coal-black sands
To cross o’er the waters of the Western lands
But now I have you at my breast
Lulay my sweet one, gently rest
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ninna nanna mio bambino, troppo presto conoscerai l’aspro mondo
si, crescerai troppo presto
e io resterò qui, da sola, da sola.
Dovrai cavalcare i venti impetuosi
e la luce della stella polare sarà la tua guida
ma per ora ti terrò ancora un poco
Ninna nanna mio bambino
II
Perchè correrai tra i verdi prati
e giocherai con la lontra nel torrente
e rincorrerai il cervo maculato
e nuoterai con il salmone nelle fresche acque, (1)
prenderai gli uccellini dal cielo
sulle ali del vento del Sud volerai
e prenderai le alture come tua casa,
sangue del mo sangue, ossa delle mie ossa (2)
III
La luna deve dormire tra gli alberi
così piangi dolce fanciulla di Galilea
il sole deve sorgere prima della croce, per asciugare le tue lacrime e condividere la tua perdita.
L’ora più buia della notte senza stelle
deve inchinarsi al potere della Luce d’Oriente che risanerà la terra e ci renderà integri, cuore del mio cuore, anima dell’anima mia
IV
E quando sarai alla fine della tua strada
gioia della mia gioia, mio piccolino
sotto il cielo starai solo
carne della mia care, ossa delle mie ossa- Si tu starai sulla sabbia nera come il carbone per attraversare le acque delle terre occidentali,
ma ora ti tengo al mio seno
ninna nanna mio caro, riposa quieto

NOTE
1) le immagini si rifanno alle descrizioni della natura secondo la tradizione bardica
2) tipico patto di sangue secondo la tradizione celtica vedasi handfasting

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11332
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11778

CHÌ MI NA MÒRBHEANNA

“Chi, chi mi na mor-bheannaibh” è una canzone in gaelico scozzese scritta da John Cameron di Ballachulish (Iain Camshroin) nel 1856.
Il titolo iniziale della canzone era” Duil ri Baile Chaolais Fhaicinn” (Hoping to see Ballachulish), la sua pubblicazione nella raccolta “The Gaelic Songster” (An t-Oranaiche) di Archibald Sinclair, -Glasgow 1879 (il formato digitale qui) ci permette di cogliere le differenze testuali con la versione “O, chì, chì mi na mòrbheanna” diventata poi standard. Ballachulish (Highlands Scozia nord-occidentale) è un paesino alla foce del Loch Leven con le montagne che offrono delle viste spettacolari.

Vista da Sgorr na Ciche verso Loch Leven

DUIL RI BAILE CHAOLAIS FHAICINN
Chi, chi mi na mor-bheannaibh ;
Chi, chi mi na cor-bheannaibh ;
Chi, chi mi na coireachan(5) 

Chi mi na sgoraibh fo cheò.
I*
Chi mi gun dàil an t-àit’ ‘s d’ rugadh mi,
Cuirear orm fàilt’ ‘s a’ chainnt a thuigeas mi ;
Gheibh mi ann aoidh a’s gràdh ‘n uair ruigeam
Nach reicinn air tunnachan òir.
II
Chi mi a’ ghrian an liath nam flaitheanas,
Chi mi ‘s an iar a ciar ‘n uair luidheas i ;
Cha ‘n ionnan ‘s mar tha i ghnàth ‘s a’ bhaile so
N deatach a’ falach a glòir.
III
Gheibh mi ann ceòl bho eòin na Duthaige,
Ged a tha ‘n t-àm thar àm na cuthaige,
Tha smeoraichean ann is annsa guth leam
Na plob, no fiodhal mar cheòL
IV
Gheibh mi le lìontan iasgach sgadain ann,
Gheibh mi le iarraidh bric a’s bradain ann ;
Na’m faighinn mo mhiann ‘s ann ann a stadainn.
S ann ann is fhaid’ bhithinn beò.
V*
Chi mi ann coilltean, rhi ini ann doireachan,
Clii nii ann màghan bàn’ is torraiche.
Chi mi na fèidh air làr nan coireachan,
Falaicht’ an trusgan do cheò.

NOTE
* coro e strofe presenti nella versione standard

TRADUZIONE INGLESE J. Mark Sugars 1998
I
I shall see without delay the place where I was born,
I shall receive a welcome in the language that I understand;
I shall get there a smile and love when I arrive
That I would not trade for tons of gold(1).
II
I shall see the sun grow pale in the sky
I shall see the dusk in the west when it sets;
It won’t be like it always is in this town(2),
The smoke hiding its glory.
III
There I shall get music from the birds of my Homeland,
Although the time is after the time of the cuckoo,(3)
Mavises are there and their sound is dearer to me
Than pipe or fiddle for music.
IV
I shall get herring with fishing-nets there,
I shall get trout and salmon by asking there;
If I were to get my desire it’s there I would stay,
And it’s there I would live the longest.
V
There I shall see woods, there I shall see oak groves(4),
There I shall see fair and fertile fields,
I shall see the deer on the floor of the corries,
Veiled by a shroud of mist.
TRADUZIONE CATTIA SALTO
I
Vedrò presto il luogo in cui sono nato
e sarò accolto nella lingua che capisco
riceverò al mio arrivo cortesie e affetto
che non cambierei per quintali d’oro(1)
II
Vedrò il sole diventare pallido nel cielo
e vedrò il tramonto ad ovest quando cala
non sarà sempre come in questa città(2)
con l’inquinamento che nasconde il suo splendore
III
Là sentirò la musica degli uccelli della mia terra
anche se è passata la stagione del cuculo(3)
ci sono i tordi e il loro canto mi è più caro
del suono del flauto o del violino
IV
Pescherò le aringhe con le reti là
prenderò trote e salmoni a volontà là
se dipendesse da me e là dove vorrei stare
e dove vorrei vivere a lungo
V
Vedrò i boschi, i boschi di querce(4)
vedrò la più fertile e bella terra
vedrò il cervo ai piedi delle conche
nascoste da una coltre di nebbia

NOTE
1) l’espressione idiomatica in italiano preferisce “quintali d’oro” anche se letteralmente in inglese si dice “una tonnellata”
2) Glasgow
3) la poesia è stata scritta agli inizi dell’autunno (del 1856), quando il cuculo è già emigrato verso le terre più calde
4) i boschetti di querce sono il greennwood, ovvero il  nemeton, il bosco sacro; doireachan è tradotto altrove come thickets
5) corrie (coire) è un anfiteatro morenico nel dizionario inglese si legge “is a circular dip or bowl-shaped geographical feature in a Scottish or Irish highland mountain or hillside formed by glaciation.” Le montagne vengono descritte non genericamente ma con preciso riferimento alla morfologia del territorio intorno a Ballachulish

Glen-coe Taken near Ballachulish null William Daniell 1769-1837 Presented by Tate Gallery Publications 1979 http://www.tate.org.uk/art/work/T02823
Glen-coe vista da Ballachulish (Tate Gallery Publications 1979)

Nel settimanale  della contea di Argyll “The Oban Times”  (8 Aprile 1882) vennero pubblicate anche le altre strofe della canzone intitolata questa volta “Chi, chi mi na mor-bheannaibh” 

VERSIONE IN GAELICO SCOZZESE

Il testo è stato scritto in gaelico scozzese ed è incentrato sulla nostalgia per le amate montagne, la melodia è lenta con l’andamento di una ninna-nanna.

ASCOLTA The Rankin Family 1989

ASCOLTA Solas

ASCOLTA Quadriga Consort live

CHÌ MI NA MÒRBHEANNA (versione standard)
O, chì, chì mi na mòrbheanna;
O, chì, chì mi na còrrbheanna;
O, chì, chì mi na coireachan,
Chì mi na sgoran fo cheò.
I
Chì mi gun dàil an t-àite ‘san d’ rugadh mi;
Cuirear orm fàilte ‘sa chànan a thuigeas mi;
Gheibh mi ann aoidh agus gràdh nuair ruigeam,
Nach reicinn air thunnachan òir.
II
Chì mi ann coilltean; chi mi ann doireachan;
Chì mi ann màghan bàna is toraiche;
Chì mi na fèidh air làr nan coireachan,
Falaicht’ an trusgan de cheò.
III
Beanntaichean àrda is àillidh leacainnean
Sluagh ann an còmhnuidh is còire cleachdainnean
‘S aotrom mo cheum a’ leum g’am faicinn
Is fanaidh mi tacan le deòin
IV
Fàilt’ air na gorm-mheallaibh, tholmach, thulachnach;
Fàilt air na còrr-bheannaibh mòra, mulanach;
Fàilt’ air na coilltean, is fàilt’ air na h-uile –
O! ‘s sona bhith fuireach ‘nan còir.

TRADUZIONE INGLESE
Chorus:
O, I will see, I will see the great mountains,
O, I will see, I will see the lofty mountains,
O, I will see, I will see the corries(5),
I’ll see the mist covered peaks.
I
I will soon see the place of my birth.
They’ll welcome me in a language I’ll understand.
I’ll receive attention and love when I get there,
which I wouldn’t sell for tons of gold(1).
II
There I’ll see forests, there I’ll see groves.
There I’ll see fair, fruitful meadows.
I’ll see deer at the foot of the corries,
hidden in the mantles of mist.
III
High mountains and beautiful ledges,
folk there always kind by custom,
light is my step as I go bounding to see them,
and I’ll willingly stay a long while.
IV
Hail to the blue-green, grassy, hilly,
hail to the hummocky, high-peaked mountains.
Hail to the forests, hail to all there;
o, contentedly would I live there forever.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
Vedrò le grandi montagne
Oh vedrò le alte montagne
vedrò le conche (5)
vedrò le cime coperte dalla nebbia
I
Vedrò presto il luogo in cui sono nato
e sarò accolto nella lingua che capisco
riceverò al mio arrivo cortesie e affetto
che non cambierei per quintali d’oro(1)
II
Vedrò le foreste, vedrò il bosco antico (4)
vedrò la più fertile e bella terra
vedrò il cervo ai piedi delle conche
nascoste da una coltre di nebbia.
III
Alte montagne e splendidi pendii
genti che sono sempre di modi gentili
leggero il passo quando vado a trovarli
e volentieri resterei là per molto tempo.
IV
Salve alle colline d’erba verde scuro
salve ai monti corrugati in alti picchi
salve alle foreste, salve a tutto,
contento vorrei vivere là per sempre.

VERSIONE IN INGLESE:The Mist Covered Mountains

Il testo è stato adattato anche in inglese da Malcolm MacFarlane (secondo il gusto romantico di fine ottocento) e pubblicato in “The ministrelsy of the scottish highlands ” di Alfred Moffat, 1907 (vedi). Così è con questo titolo che il brano viene chiamato anche solo nella sua versione strumentale. Molti gli artisti di fama che lo hanno riprodotto.

ASCOLTA Ryan’s fancy 1979


CHORUS
Oh ho soon shall I see them,
Oh he ho see them, oh see them;
Oh ho ro soon shall I see them,
The mist covered mountains of home.
I
There I shall visit the place of my birth,
And they’ll give me a welcome
to the warmest on earth;
All so loving and kind, full of music and mirth,
In the sweet sounding language of home.
II
There I shall gaze on the mountains again,
On the fields and the woods
and the burns and the glens;
And away ‘mong the corries beyond human ken,
In the haunts of the deer I shall roam.
III
Hail to the mountains with summits of blue,
To the glens with their meadows
of sunshine and dew;
To the women and men ever constant and true,
Ever ready to welcome one home.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
Oh presto le rivedrò
le rivedrò, le rivedrò
Oh presto le rivedrò
le montagne natie coperte dalla nebbia
I
Là visiterò i posti in cui sono nato
che mi daranno il benvenuto
il più caloroso della terra,
tutto è così amorevole e gentile, pieno di musica e allegria
nel dolce suono della lingua di casa.
II
Là guarderò di nuovo i monti
i campi e i boschi
i ruscelli e le valli
e lontano tra le conche al di sopra delle case degli uomini, dove si trovano i cervi andrò
III
Salve alle montagne dalle cime blu
alle valli con i loro prati
di sole e rugiada
alle donne e agli uomini sempre fedeli e sinceri
sempre pronti ad accogliere uno in casa.

LA MELODIA

Per gli scozzesi SAW YE JOHNNY COMIN, per gli inglesi JOHNNY BYDES LANG AT THE FAIR
La filastrocca “What Can the Matter Be?”(anche “Johnny’s So Long at the Fair.”) che a sua volta deriva dalla ballata Johnny bydes lang at the fair.. (qui)  nel The Oxford Dictionary of Nursery Rhymes  viene datata tra il 1770 e il 1780.
In America ne venne fatta una parodia con il titolo  “Seven Old Ladies Locked in the Lavatory”,
“The Society for Creative Anachronism doesn’t feel it’s a valid Medieval song because the rendition we all know today comes from a collection of sheet music in the 1770’s or so. But truth is it dates farther back from that, coming from a really old ditty entitled “Saw Ye Johnny Comin’”. It’s English in origin, although there is at least one recorded Anglo-Scot rendition.” (tratto da qui)

In Mudcat Malcom Douglas scrive ” The tunes are fundamentally the same, though they have grown apart with the years.  According to  The Fiddler’s Companion, Oh Dear What Can the Matter Be (a.k.a. Johnny’s So Long at the Fair) was first published in the British Lyre for 1792, and “was sung as a famous duet between Samuel Harrison and his wife, the soprano Miss Cantelo, at Harrison’s Concerts, periodic events which he began in 1776”.  It became, as a consequence, widely-known, and turns up in England, Scotland and Ireland in various forms, and, as was mentioned above, the Scottish variant under discussion was used by Junior Crehan as the basis for his jig Misty Mountain.”(qui)

ASCOLTA Fuzzy Felt Folk 2006 la versione come poteva essere cantata all’epoca

Nell’adattamento di John Cameron diventa una melodia dolce ma malinconica a metà tra il lament e una slow march, e da allora che viene eseguita spesso nelle commemorazioni funebri.

ASCOLTA John Renbourn in The Black Ballon, 1979 con il titolo di The Mist Covered Mountains of Home (seguono The Orphan, Tarboulton)

ASCOLTA con le cornamuse

Qui suonata quasi come un walzer lento

e qui suonata come jig
ASCOLTA De Dannan 1980

FONTI
http://www.tate.org.uk/art/work/T02823
http://digital.nls.uk/early-gaelic-book-collections/pageturner.cfm?id=76643345&mode=transcription
http://ingeb.org/songs/mistcovd.html
http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_mist.htm
http://www.celticlyricscorner.net/mouthmusic/chi.htm
http://apocalypsewriters.com/blog/tag/saw-ye-him-coming/
http://www.omniglot.com/songs/gaelic/chimi.php
https://thesession.org/tunes/3411
https://thesession.org/tunes/470
https://thesession.org/tunes/256
http://ericdentinger.com/themistcoveredmountains_en.html
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/ohdearwhatcanthematterbe.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1393

IMPOSSIBLE RIDDLE: SCARBOROUGH FAIR

Scarborough (nello Yorkshire a Nord di York) era un’importante porto e luogo di mercato per tutti i commercianti d’Inghilterra fin dal medioevo. La fiera durava 45 giorni ed era un evento ricco di musica e cibo, ma pur perdendo d’importanza nel XVII secolo è ancora celebrata ai nostri giorni.

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Il protagonista della ballata omonima chiede a un passante che si sta recando alla fiera di salutare colei che un tempo era stata la sua innamorata e di domandarle quando tornerà da lui, ma lei risponde (facendo ricorso ai compiti impossibili) “mai”.
Il “contrasto” tra innamorati, basato sui “compiti o enigmi impossibili” ha come modello la ballata “The Elfin Knight“: collezionata dal professor Francis James Child (1825-1896).
Sicuramente la canzone era molto popolare nella zona nel 1850 ed è riportata da Frank Kidson in “Collection of Traditional Tunes” – 1891 in cui e indicata come la melodia cantata a Whitby (ovvero nella zona di Scarborough) nel 1860.

Le varianti testuali però sono molteplici e anche per la melodia sono state trascritte molte versioni. Dalle ricerche di Jürgen Kloss  apprendiamo che già in Scozia nella seconda metà del XVII secolo circolava una ballata intitolata  “The wind hath blown my Plaid away” su una ragazza che sente il corno del Cavaliere degli elfi (qui) la cui struttura è identica alla moderna versione di Scarborough Fair, mentre Thomas d’Urfey nel suo “Jockey’s Lamentation” (in Pills To Purge Melancholy) publicato per la prima edizione della raccolta (1706) riporta la melodia; come osserva Kloss nel suo saggio  “…Tell Her To Make Me A Cambric Shirt” From The “Elfin Knight” to “Scarborough Fair” “This practice of recycling tunes and some lines – especially refrains – from older ballads was not uncommon at that time. Already at that time songwriters understood perfectly well that a new popular song must also sound familiar and these kind of old-fashioned Scottish ballads from the previous century could easily be modernized with new lyrics according to the current urban taste.” (a cui si rimanda per l’approfondimento)

La melodia con il titolo “Over The Hills And Far Away” – è rimasta popolare per tutto il XVIII secolo e ampiamente utilizzata con nuovi testi e arrangiamenti.
Tra le tante versioni strumentali la più interessante è stata senza dubbio quella di John Renbourn in “The Lady And Unicorn” (Transatlantic 1970)

LE ERBE MAGICHE

Il refrain della seconda riga di ogni strofa, già nelle versioni settecentesche, è incentrato su una serie di erbe, e molte sono state le ipotesi in merito: una linea senza senso o un gioco di parole scelta per la sua assonanza. Jürgen Kloss osserva che la frase potrebbe essere più una scelta stilistica degli editori nella variante stampata che una linea tramandata dalla tradizione orale.

herbs1Tutte erbe officinali immancabili nell’orto dei Semplici, erano gli ingredienti principali dei filtri d’amore o degli amuleti scaccia diavoli in grado di annullare le maledizioni e gli incantesimi malvagi. In particolare queste erbe erano utilizzate per allontanare la peste ovvero il suo odore nauseabondo che emanava dai morenti e dai cadaveri, infatti era opinione della medicina del tempo che fossero i miasmi ad essere la causa dell’infezione e che fosse essenziale purificare l’aria

Il prezzemolo: è un erba associata alle streghe e alla morte, si riteneva che favorisse la lussuria e l’amore, ma anche la digestione. Simboleggia la possibilità di allontanare i dispiaceri e l’amarezza dalla vita.

La salvia: è un erba associata con la saggezza, la parola stessa derivata dal latino e vuol dire “per salvare e proteggere”; un detto popolare suggerisce di mangiare la salvia primaverile per vivere a lungo. E’ uno stimolante dell’organismo indicata come rinvigorente in caso di esaurimento fisico o intellettuale. Si ritiene che oltre a riuscire a mitigare il dolore possa anche aumentare i poteri psichici, era anche anticamente utilizzata come portatrice di fertilità e di armonia domestica.

Il rosmarino: è un erba associata con il ricordo, ma anche con la morte, in gradi di aiutare il defunto ad entrare nella terra dei morti. Era bruciata per allontanare gli spiriti malvagi e utilizzata nel medioevo come amuleto per proteggersi dalle forze maligne e dalla malattie. Il suo profumo molto persistente rinforza il ricordo e la capacità di non dimenticare. Simboleggia la fedeltà, e fin dai tempi antichi era indossato dagli sposi. Infine la pianta del rosmarino è forte e resistente, sebbene cresca lentamente e all’inizio con difficoltà, e quindi simboleggia tradizionalmente l’amore femminile

Il timo: era considerata l’erba dove le fate amano dimorare o danzare. Nel medioevo era usato per adornare le armi dei cavalieri in quanto si riteneva infondesse il coraggio. Era un erba utilizzata nei fuochi sacri e come incenso religioso. La pianta nelle ballate popolari è associata al concetto di purezza per l’antica credenza che  il timo fosse in grado di dare forza e chiarezza alla mente e purificasse l’aria dalle malattie.

Come sia Bert de Jong riporta una interpretazione suggestiva in merito “Quindi diventa chiaro il significato del celebre verso e inciso: l’amarezza tra loro deve essere scacciata dal prezzemolo, la salvia deve dare loro la forza di sopportare la separazione, il rosmarino deve dare a lei la fedeltà di aspettarlo, e il timo il coraggio di affrontare le prove impossibili per arrivare o tornare da lui, mantenendosi pura.”

Ma molte altre erano le piante magiche ricorrenti nelle ballate popolari come il ginepro, il  biancospino, l’agrifoglio e l’edera e soprattutto la ginestra!

Per conoscere una vasta selezione degli artisti che hanno registrato il brano qui

ASCOLTA Ewan MacColl anche in “Matching Songs” e “The Singing Island” 1960. Ewan MacColl disse di aver raccolto la canzone nel 1947 da un minatore di origine scozzese di nome Mark Anderson a Middleton-in-Teasdale, Yorkshire. In realtà il riferimento testuale più prossimo è Frank Kidson, non così per la melodia, molto diversa dalle versioni riportate nelle partiture ottocentesche, qui più lenta e malinconica.

L’uomo chiede alla sua ex-fidanzata di confezionare per lui una camicia di batista senza cuciture e lei in cambio gli chiede di lavorare un acro di litorale a grano (con chiari riferimenti al compimento del rapporto sessuale), ma i due compiti sono impossibili da svolgersi!!

La traduzione in italiano è di Riccardo Venturi ed è stata estrapolata per la parte testuale relativa alle versioni riportate. (qui trovate anche la traduzione del testo collezionato da Child)


VERSIONE DI EWAN MACCOLL
I
Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary and thyme
Remember me to one who lives there
For once she was a true love of mine
II
Tell her to make me a cambric shirt(1)
Parsley, sage, rosemary and thyme
Without any seam or needle work
And then she’ll be a true love of mine
III
Tell her to wash it in yonder dry well
Parsley, sage, rosemary and thyme
where water ne’er sprung nor drop of rain fell,
And then she’ll be a true   love of mine
IV
Tell her to dry it on   yonder thorn,
Parsley, sage, rosemary, and thyme;
Which never bore blossom since Adam was born,
Then she’ll be a true love of mine.
V
O, will you(2) find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary and thyme
Between the sea foam and the sand
or never be a true lover of mine
VI
O, will you plough it with a ram’s horn,
Parsley, sage, rosemary, and thyme;
And sow it all over with one pepper corn,
or never be a true lover of mine
VII
O, will you reap it with a sickle of leather
Parsley, sage, rosemary and thyme
And bind it up with a  peacock feather
or never be a true lover of mine
VIII
When you have done and finished your work
Parsley, sage, rosemary, and thyme:
Oh, come to me for the cambric   shirt,
And you shall be a true love of mine.

TRADUZIONE ITALIANO
I
“Andate alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Salutatemi una che abita lì, Un tempo era la mia amante (innamorata).
II
Ditele di farmi una camicia di batista,[1]

Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Senza cucirla nè usare l’ago;
allora sarà la mia innamorata.
III
Ditele di lavarla in quel pozzo secco
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Dove mai sgorgò acqua, né mai pioggia cadde;
allora sarà la mia innamorata.
IV
Ditele d’asciugarla su quello spino
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
che mai fiorì fin dai tempi
di Adamo
allora sarà la mia innamorata.”
V
Trovami [2] un acro di terra
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
Fra l’acqua del mare e la spiaggia,
o non sarai mai il mio innamorato.
VI
Aralo con un corno d’ariete
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
E seminalo tutto con un chicco
di pepe.
o non sarai mai il mio innamorato.
VII
Lo mieterai con un falcetto di cuoio
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
E legherai i covoni con una piuma di pavone,
o non sarai mai il mio innamorato.
VIII
Quando avrai fatto tutto, e finito il tuo lavoro
,
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
vieni a prendere la camicia di batista
E sarai di nuovo il mio innamorato.”

NOTE
1) secondo Child chiedere a una ragazza di cucire una camicia equivale a chiederle di accettare il corteggiamento. Il tessuto della camicia è una varietà di lino particolarmente costoso e raffinato prodotto nella città di Cambrai (Francia) non prima del 1677 . Questo tessuto è stato commercializzato in Inghilterra solo agli inizi del Settecento. Anche in Scozia si iniziò a produrre un tessuto simile denominato “Scotch cambrics” che divenne di uso più comune verso il 1770
2) nella seconda parte la ragazza non parla con il messaggero ma direttamente con il corteggiatore. Questo è un “errore” comparso già in “Traditional tunes” di Frank Kidson (1891) dovuto a una sorta di “accomodamento” rappresentativo delle più diffuse varianti della ballata. Dovrebbe essere “Tell him..”

Giovane donna che cuce (la cucitrice)- Diego Velázquez (1640)

Insuperabile però la versione che l’ha resa famosa in tutto il mondo
ASCOLTA Simon & Garfunkel 1966. Paul Simon aveva imparato la canzone a Londra nel 1965 da Martin Carthy e riprende parzialmente la ballata intervallando i versi con un brano detto Canticle di stampo pacifista (sono gli anni della guerra nel Vietnam). Simon & Garfunkel hanno depositato il copyright come autori, sebbene la melodia dovrebbe essere un tradizionale.
L’interpretazione è sognante, quasi con venature gotiche, con echi di campanelle fatate, le voci in canone (dolci, smorzate, evocative) l’arpeggio di chitarra e la tastiera che ricama sulla melodia con un suono quasi da clavicembalo: sublime il breve fraseggio del flauto (presumo traverso) prima della ripresa del cantato.


Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine
Tell her to make me a cambric shirt
(On the side of a hill in the deep forest green)
Parsely, sage, rosemary & thyme
(Tracing a sparrow on snow-crested ground)
Without no seams nor needlework
(Blankets and bedclothes a child of the mountains)
Then she’ll be a true love of mine
(Sleeps unaware of the clarion call)
Tell her (1) to find me an acre of land
(On the side of a hill, a sprinkling of leaves)
Parsely, sage, rosemary, & thyme
(Washed is the ground with so many tears)
Between the salt water and the sea strand
(A soldier cleans and polishes a gun)
Then she’ll be a true love of mine
Tell her (1) to reap it in a sickle of leather
(War bellows, blazing in scarlet battalions)
Parsely, sage, rosemary & thyme
(Generals order their soldiers
to kill)
And to gather it all in a bunch of heather
(And to fight for a cause they’ve long ago forgotten)
Then she’ll be a true love of mine
Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine.
traduzione italiano di Cattia Salto *
“Andate alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo 
Salutatemi una che abita lì,
Un tempo era il mio vero amore.
Ditele di farmi una camicia di lino
(Sul fianco della collina nel folto della foresta)
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
(seguendo un passero sul  terreno innevato)
Senza cucirla nè usare l’ago;
(coperte e lenzuola un bambino di montagna)
allora sarà il mio vero amore.
(dorme ignaro del proclama)
Ditele di trovarmi un acro di terra
(Sul fianco della collina, una manciata di foglie)
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
(lavata è la terra con così tante lacrime)
Fra l’acqua del mare
e la spiaggia
(Un soldato pulisce e lucida un fucile)
allora sarà il mio vero amore.
Ditele [1]
di mieterlo con un falcetto di cuoio
(grida di guerra, i battaglioni in rosso scintillante)
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
(i generali ordinano ai soldati di uccidere)
E di legare i covoni con  rametto d’erica
(e di combattere per una causa che hanno scordato da tanto tempo)
allora sarà il mio vero amore.
State andando alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Salutatemi una che abita lì,
Un tempo era il mio vero amore.”

NOTE
* tratta da Musica e Memoria
1) tell her: qui i due autori non intendono tutta la storia sottesa nella ballata in cui queste prove erano richieste dalla fanciulla al suo innamorato e non viceversa. Da considerarsi come un refuso!!

Ma vi suggerisco di ascoltare questo arrangiamento fresco e brioso di un trio di giovanissime fanciulle di Pacific Northwest (USA)

ASCOLTA the Gothard Sisters, USA strofe I, II, V e ripete la prima strofa. Qui con una versione testuale in cui è solo l’uomo ad essere sottoposto ai compiti impossibili


I
Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary and thyme
Remember me to one who lives there
he was once a true love of mine
II
Tell him to make me a cambric shirt
Parsley, sage, rosemary and thyme
Without no seam nor needle work
And then he’ll be a true love of mine
III
Tell you to find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary and thyme
Between the water and the seasand
then he’ll be a true lover of mine
TRADUZIONE ITALIANO
I
State andando alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Salutatemi uno che abita lì,
Un tempo era il mio innamorato.
II
Ditegli di farmi una camicia di batista,
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
Senza cucirla nè usare l’ago;
allora sarà il mio innamorato.
III
Ditegli di trovami un acro di terra
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
tra l’acqua e la spiaggia,
allora sarà il mio innamorato

LA VERSIONE IN ITALIANO

ASCOLTA Angelo Branduardi in “Futuro antico I” (1996). Nella versione in italiano arrangiata da Branduardi (su testo scritto dalla moglie Luisa Zappa) si perde  la dimensione magica e rituale del corteggiamento, tuttavia la tessitura musicale è fiabesca, e il suono della tromba probabilmente vuole richiamare il simbolismo sotteso alla ballata matrice “The Elfin Knight“ (vedi)

Quando andrai a Scarborough Fair
salvia, menta, prezzemolo e timo
tu porta il segno del mio rimpianto
alla donna che allora io amavo.
Vorrei in dono una camicia di lino
salvia, menta, prezzemolo e timo
tu dille che non voglio ricami,
ma che sappia che ancora io l’amo.
Per me basta un acro di terra
salvia, menta, prezzemolo e timo
quella casa tra il mare e le dune
e la donna che allora io amavo.
Tornerò a coltivare i miei campi
salvia, menta, prezzemolo e timo
e distese di erica in fiore
perchè sappia che ancora io l’amo.

CURIOSITA’
Nel piccolo cimitero della chiesa di Santa Maria ai piedi del castello di Scarborough è custodita la tomba della famosa scrittrice Anne Brontë (1820-1849) giunta per curarsi dalla tubercolosi, ormai già in fase avanzata.

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/captain-wedderburn.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-TrueLover.html
http://www.justanothertune.com/html/cambricshirt.html
http://www.musicaememoria.com/scarborough_versioni.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1076
ttp://mudcat.org/thread.cfm?threadid=122336#2682446
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/scarboroughfair.html
http://shigebold.bplaced.net/scarborough_ita.htm

THE SNOWS THEY MELT THE SOONEST

“The snow they melt the soonest” è una canzone popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Northumbrian Minstrelsy (Bruce&Stokoe 1882) e in origine nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) così come collezionata da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle. vedi

Così si legge nelle note di Anne Briggs nel suo album “Anne Briggs” 1971
“We owe this to a good pioneer collector of North-Eastern song, the soap-boiler and lively Radical agitator Thomas Doubleday, who contributed it to Blackwood’s magazine [under the pseudonym of Mr Shufflebotham] as long ago as 1821. He got the melody from a Newcastle street singer. In Northumbrian Minstrelsy (1882, repr. 1965) the tune is given as My Love Is Newly Listed.”  (A.L. Lloyd)
Siccome nessuno ha trovato traccia della canzone nella tradizione popolare precedentemente a questa data, alcuni presumono che il testo sia stato scritto nientemeno che da Thomas Doubleday sulla melodia nota come “My love has listed/The White cockade“. Anne Briggs fu la prima a diffonderlo nel circuito dei folk-club negli anni 60 e per questo altri le attribuiscono la paternità del testo. I Pentangles lo fanno diventare loro nell’album Solomon’s Seal intitolandolo “The Snow” mentre in realtà si tratta di una delle tanti varianti del brano tradizionale.

Meravigliosa la versione strumentale dei Lunasa risolta come una low air dal titolo “January Snows” in Otherworld 1999 (melodia seguita dal reel Laura Lynn Cunningham)

Il tema è quello della separazione tra due innamorati: le immagini evocate legano il rapporto amoroso allo scorrere delle stagioni così dopo il riposo della terra sotto la coperta dell’inverno anche l’orgoglio è pronto a sciogliersi come la neve. La coppia è in procinto di separarsi ma chi canta è certo che la separazione non sarà definitiva e al ritorno del disgelo anche l’innamorato ritornerà da lei (lui)

VERSIONE DAL PUNTO DI VISTA MASCHILE

ASCOLTA Horslips in “Drive The Cold Winter Away” 1975

ASCOLTA John Renbourn & Robin Williamson 1993

ASCOLTA Dick Gaughan in “Handful of Earth” (1981) lenta, malinconica, lacerante (sequenza strofe I, III, II, IV)

ASCOLTA Sting in “If on a Winter’s Night” 2009 la canzone inizia a 0:48 dopo il breve commento (Sting, classe 1951, con questo brano tradizionale rende omaggio al suo paese natale, Wallsend, situato nella periferia a nord di Newcastle upon Tyne) una melodia malinconica, introspettiva, sussurrata sulle note del chitarrista Dominic Miller (con Sting dal ’91), l’affiatamento è magico
ASCOLTA Piers Faccini in “Songs Of Time Lost” (2014) con Vincent Segal


I
The snows they melt the soonest
when the wind begins to sing
And the corn it ripens faster
when the frost is settling in
And when a woman tells me that
my face she’ll soon forget
Before we part I’ll wage a croon(1) she’s fain to follow it yet
II
The snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the swallow skims without a thought as long as it is spring
But when spring goes and winter blows, my lassie you’ll be fain,(2)
For all your pride to follow me
across the stormy main (3)
III
The snows they melt the soonest
when the winds begin to sing
And the bee that flew when summer shone, in winter cannot sting.
I’ve seen a woman’s anger melt between the night and morn
So it’s surely not a harder thing
to tame a woman’s scorn
IV
Oh, never say me farewell here
no farewell I’ll receive(4)
for you shall take (set) me to the stile,
I’ll kiss and take your leave
“I’ll stay until the curlew (5) calls
and the martlet (6) takes his wing (7)
For the snows they melt the soonest when the winds begin to sing”
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e il grano matura prima
quando il gelo si è depositato,
e quando una donna mi dice che dimenticherà presto il mio volto,
prima di lasciarci, scommetterò una moneta che è già pronta a seguirmi.
II
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e la rondine plana senza pensieri finché è primavera. Ma quando la primavera se ne va e soffia l´inverno,
ragazza mia, sarai pronta,
nonostante l’orgoglio, a seguirmi
attraverso il mare in burrasca
III
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e l’ape che volava quando l’estate splendeva, in inverno non può pungere. Ho visto la rabbia di una donna sciogliersi tra notte e dì,
così non è certo più difficile
ammansire il rifiuto di una donna
IV
Non dirmi addio qui,
non accoglierò il tuo addio
ma mi aprirai la porta,
ti bacerò e prendero il tuo congedo
“Ti aspetterò fino al richiamo del chiurlo e fino a quando la rondine prenderà il volo (7)
perchè le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare”

NOTE
* versione rielaborata da Musica&Memorie  (vedi)
1) nella versione degli Horslips “I want to croon” e nella versione di Anne Briggs: “I’d bet a crown”. Nei Pentangle “I’ll wage a corn”  (scommetterò un chicco di grano) in verità “crun, croon o croun” = corona, vecchia moneta che valeva 5 scellini, una somma principesca in passato
2) my loss and you’ll be fain (versione Horslips)
3) oppure “raging main” (versione Dick Gaughan)
4) oppure: “So whoever says to me farewell here, no farewell I receive”
5) Oppure moorcock o woodcock (vedi)
6) martelet è la versione araldica della rondine (vedi)
7) la donna lo aspetterà fino a settembre-ottobre quando le rondini migrano verso i paesi più caldi

Heart-of-snow-Edward_Robert_Hughes_small

VERSIONE AL FEMMINILE

ASCOLTA Anne Briggs Anne Briggs” 1971

ASCOLTA Cara Dillon live


I
The snows they melt the soonest
when the winds begin to sing
And the corn it ripens fastest
when the frosts are settling in
And when the young man tells me that my face he’ll soon forget
Before we part I’ll wage a crown, he’s fain to follow yet
II
And the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
The swallow flies without a thought
as long as it is spring
But when spring goes and winter blows my love then you’ll be free
For all your pride to follow me across the raging main
III
And the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the bee that flew when summer shone in winter cannot sting
And I’ve seen a young man’s anger melt between the night and morn
So it’s surely not a harder thing to melt a young man’s scorn
IV
So don’t you bid me farewell here,
no farewell I receive,
For you will lie with me my love then kiss and take your leave
And I’ll wait here ‘til the moorcock calls and the martin takes the wind
For the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e il grano matura prima
quando il gelo si è depositato,
e quando un giovanotto mi dice che dimenticherà presto il mio volto,
prima di lasciarci scommetterò una moneta che è già pronto a seguirmi.
II
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e la rondine plana senza pensieri finché è primavera. Ma quando la primavera se ne va e soffia l´inverno,
amore mio, allora sara pronto,
nonostante tutto il tuo orgoglio, a seguirmi attraverso il mare in burrasca
III
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e l’ape che volava quando l’estate splendeva, in inverno non può pungere. Ho visto la rabbia di una uomo sciogliersi tra notte e dì,
così non è certo più difficile
ammansire il rifiuto di un uomo
IV
Non dirmi addio qui,
non accoglierò il tuo addio
perchè giacerai con me, amore mio
poi mi bacerai e ti congedererai
e ti aspetterò qui fino al richiamo del chiurlo e fino a quando la rondine prenderà il volo
perchè le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare”

FONTI
http://thesession.org/tunes/11049
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/thesnowitmeltsthesoonest.html
http://mp3juices.com/search/snow-melts-the-soonest
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2857
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16979

AN GAOTH ANDHEAS/SOUTH WIND

The South Wind / Southwind / The Southern Breeze / The Wind from the South (in italiano “Il Vento del Sud”) è un brano tradizionale irlandese molto antico: Edward Bunting nel suo “Collection of Irish Folk Music” pubblicato nel 1809 lo attribuisce ad un arpista tale Donald Macnamara “il lentigginoso” (Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara). Non è chiaro se egli ne sia stato l’autore o solo un interprete; in The Ancient Music of Ireland (1840) Bunting ripubblica la melodia con il titolo “Why Should not Poor Folk” dicendo che la melodia fu trascritta nel 1792 da un vecchio uomo well known by the sobriquet of “Poor Folk”, who formerly perambulated the northern counties, playing on a tin fiddle”.

Il brano è più popolare nella sua forma strumentale, con l’andamento di un valzer, e viene spesso suonato in set con le melodie di Turlough O’Carolan (1670-1738), per questo è spesso erroneamente attribuito al bardo!

The Chieftains in Chieftains 3, 1973 e anche in Water from the well, 2000

ASCOLTA Joanie Madden al flauto irlandese in “Song of the Irish Whistle“, 1996
E due versioni per chitarra.
ASCOLTA Pat Kirtley la prima melodia è Moran’s return; South Wind inizia a 3:11

ASCOLTA John Renbourn

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AN GAOTH ANDHEAS

Nel testo in gaelico irlandese “A(n) Ghaoth AneasA Ghaoith ó nDeas (Oh Wind from the South) il poeta parla al vento e declama la sua nostalgia verso la terra amata, la contea di Mayo, egli ora vive più a sud, nel Munster e si trova bene ma ricorda con rimpianto la sua terra natia dove tornerebbe volentieri. Non è chiaro il motivo della sua lontananza, probabilmente è stato esiliato  per qualche suo comportamento sedizioso.
Occorre osservare che gli arpisti itineranti in Irlanda erano noti per essere gli ispiratori di ribellioni! La vita dei bardi si era fatta grama, non più musicisti di corte ambiti e venerati, ma musicisti itineranti sempre più snobbati dalla nuove famiglie terriere inglesi: nel 1695 sono state approvate le Penal Laws e lingua e usanze irlandesi erano messe al bando. continua
Bunting ci dice che Donald Freckled (in italiano il lentigginoso) -che doveva avere i capelli color carota- era stato costretto a sposare una ragazza ricca ma che non amava, così scrisse il canto perchè il vento del sud portasse un bacio alla donna che aveva lasciato a Caheredmund

ASCOLTA Mick Moloney in The Green Fields of America 1988 in versione integrale su Spotify

I (File)
A Ghaoth Aneas na mbraon mbog glas
A ní gach faiche féarmhar
Bheir iasc ar eas is grian i dteas
Is líon is meas ar ghéagaibh.
Más síos ar fad mar mbínn féin seal
Is mianach leat-sa séide
Cuirim Rí na bhFeart dhod chaomhaint ar neart
Is tabhair don tír seo blas do bhéilse!
II (Gaoth)
Sínim aneas ag díonamh cleas
Nach ndíonann neach san saol so
Mar íslím gaimh is scaoilim leac
Is díbrim sneachta as sléibhte.
Ó taoi tú ar lear go bhfuí tú mo neart
‘S gur mian liom do leas a dhéanamh
Go bhfúigfe mé mo bheannacht ins gach
aon tslí ar mhaith leat
Is choíche i gCathair Éamoinn(1)!
III (File)
A Chonnachta an tseoid, an tsuilt ‘s an spóirt
I n-imirt ‘s i n-ól an fhíona
Sin chugaibh mo phóg ar rith ins an ród
Leigim le seol gaoithe í
Tá mise beo i mboige na seod
Mar a mbrúitear gach sórt bídh dhom
Ach is mian liom fós tarraing d’bhur gcomhair
Muna gcluine mé ach ceól píopa!


Traduzione inglese
I (The Poet)
O South Wind with the soft clear drops
You that make every sword grassy
Bring the fish to the waterfall, give heat to the sun/And abundance of fruit to the branches
If it is far to the north where I once lived
That you are minded to blow
May the King of Power preserve your strength
And give the taste of my mouth to that country!
II (The wind)
I blow from the south, performing feats
Which no one else on earth can do
For I lay winter low and scatter the ice/And banish the snow from the mountains
Since you are in need you shall have my strength/And I want nothing more than to help you/I shall leave my blessing in every place you choose/And always in Caher Edmund!
III (The Poet)
O blissful, joyous, sporting Connacht
Home of gaming and of wine-drinking
Here goes my kiss to you rushing along the road
I send it on the wings of the wind
I am living in splendid luxury
Where every kind of food is dressed for me
But yet I am fain to draw towards you
If I should hear but the music of the pipes!

tradotto da Cattia Salto
I (Il poeta)
O vento del Sud con la pioggerellina gentile, tu che fai diventare verde ogni stelo d’erba ,
tu riporti il salmone nella cascata,
tu riporti il calore del sole
e lasci ogni ramo carico di frutti.
Se è molto più a Nord, dove vivevo un tempo,
che tu intendi soffiare,
voglia il Signore conservare la tua forza
per portare a quella terra il bacio della mia bocca.
II (Il vento)
“Io soffio da Sud, potendo fare cose che nessun altro sulla terra riesce a fare
perchè io depongo Inverno e bandisco il ghiaccio ed esilio la neve dalle montagne.
Finchè ne avrai bisogno avrai la mia forza
e io non voglio altro che aiutarti!
Porterò la mia benedizione in ogni luogo che deciderai e sempre a Caher Edmund!”
III Il poeta
Oh felice, gioioso, diletto Connacht dimora del gioco e delle bevute di vino
Qui va il mio bacio a te che corre lungo la via, sospinto dalle ali del vento, Vivo in uno splendido benessere dove ogni genere di cibo è apparecchiato per me
tuttavia sarei lieto di venirti incontro se dovessi sentire la musica delle cornamuse!

NOTE
1) Cathair Éamoinn ovvero Caheredmund una località di Ballinrobe