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TAM LIN & FAIRYLAND

La ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo. (prima parte introduzione)
prima versione qui
s
econda versione qui

TERZA VERSIONE

Una versione più ridotta rispetto ai testi riportati dal professor Child è quella raccolta nel 1956 dal ricercatore scozzese Hamish Henderson.
Le persone delle Highlands che ancora  cantavano la ballata di Tam Lin credevano nell’esistenza delle fate e  sottolineavano gli aspetti più magici della storia riducendo il testo all’essenzialità. Il nome della dama è diventato Margaret, ed è sempre intenta a ricamare (il passatempo più diffuso tra le giovanette nobili durante il Medioevo)  quando vede i boschi diventare più verdi ( ecco il richiamo sessuale che coincide con l’arrivo della primavera); si alludere ai riti della fertilità che si svolgevano a Maggio per la festa di Beltane.
L’elfo è al comando della regina delle fate rapito molto tempo prima e messo a guardia di un pozzo fatato. Solo ad Halloween, la notte che segna il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, notte in cui umani e spiriti si incontrano, Margaret riuscirà a resistere agli incantesimi della regina e a liberare l’elfo, perché lui è il padre del bambino che lei porta in grembo e il suo coraggio unito all’amore potranno vincere la magia delle fate.

Peter Nevis

I
Lady Margaret, Lady Margaret
Been sewing at a seam,
She looked East, she looked West
And she saw those merry
green woods growing green,
She saw those merry green woods.
II
For she kilted up her petticoats
It’s up to them she ran;
And when she came to those
merry green woods
She pulled those branches down, my dear,/She pulled those branches down.
III
For it’s there she spied a gentleman
Coming through the wood to her side.
‘O it’s who gave you oh leave my dear
To pull those branches down, my dear,
It’s who gave you oh leave?’
IV
For it’s onst I could pull those trees,
those trees,
It’s onst I could pull those trees.
It’s onst I could pull those trees,
those trees,
All without the leave of you, my dear,
All without the leave of you.
V
For he catched her by the middle small
He gently laid her down;
‘It’s since you’ve got your will of me
Come tell to me your name, kind sir,
Come tell to me your name.’
VI
‘For tomorrow it is new Halloween,
And the quality’s going to ride;
you’ll pass them by at the old millbridge
as they go riding by, my dear,
as they go riding by.’
VII
For the first will be is a white-milk steed/And it’s then there’ll be a black;
You’ll hold his head, you’ll fear no ill
He’s the father of your child, my dear,
He’s the father of your child.’
VIII
For the next will be
Is into a snake so large;
You’ll hold his head, you’ll fear no ill
He’s the father of your child, my dear,
He’s the father of your child.’
IX
For the next will be
Is into a naked man;
You’ll throw your mantle all around
And cry, you’re won, my dear, you’re won,
You’re the father of my child.’
Tradotto da Giordano Dall’Armellina
I
Lady Margaret, Lady Margaret
era intenta a cucire
guardò a est guardò a ovest
e vide quei bei boschi verdi
diventare più verdi (1)
e vide quei bei boschi verdi.
II
E allora allacciò il suo corpetto
e corse verso di loro
e quando arrivò a quei
bei boschi verdi
strappò quei rami, mio caro
strappò quei rami.
III
Ed è là che vide un gentiluomo
che veniva per il bosco verso di lei
“Chi ti ha dato il permesso (2), mia cara
di strappare quei rami, mia cara
chi ti ha dato il permesso?”
IV
“Una volta io potevo strappare da quegli alberi
una volta io potevo strappare
una volta io potevo strappare
da quegli alberi
e tutto senza il tuo permesso, mio caro e tutto senza il tuo permesso.”
V
E allora lui la prese per i fianchi (3)
e si stesero a terra.
“Dal momento che hai disposto di me allora dimmi il tuo nome, gentile signore dimmi il tuo nome”
VI
“Domani è il nuovo anno (4)
e le fate cavalcheranno;
passerai loro accanto al vecchio ponte del mulino
mentre loro cavalcano, mia cara mentre loro cavalcano”
VII
“Il primo sarà un cavallo bianco latte e poi ce ne sarà uno nero,
lo terrai per la testa (5), non dovrai avere paura è il padre di tuo figlio, mia cara è il padre di tuo figlio.
VIII
Poi si trasformerà
in un grande serpente;
lo terrai per la testa, non aver paura,
è il padre di tuo figlio, mia cara
è il padre di tuo figlio.
IX
La successiva sarà
in un uomo nudo,
gli getterai intorno il tuo mantello (6)
e griderai ti ho vinto, mio caro, ti ho vinto
tu sei il padre di mio figlio”.

NOTE:
1) siamo in primavera quando gli alberi rinverdiscono e il sangue canta nelle vene
2) prima di entrare nel greenwood ossia nel bosco sacro è necessario chiedere il permesso delle fate che lo abitano
3) il riferimento all’accoppiamento sessuale è decisamente più esplicito rispetto al “prendere per la mano bianco latte” delle versioni settecentesche
4) il salto temporale ci porta a sei mesi dopo con la lady in dolce attesa (da Beltane a Samain), nella notte di Samain si possono vedere i cortei fatati attraversare i luoghi di confine per entrare nella nostra dimensione
5) si riferisce alla testa del cavaliere e non del cavallo
6) è il mantello verde di Margaret a proteggere l’uomo “rinato” dalla regina delle fate, che proprio per il suo colore magico lo coprirà nella fuga

ASCOLTA Alice Castle versione live 2003.  Un’ ulteriore elaborazione testuale della versione delle Highlands su melodia di Sal Russo

VERSIONE DI ALICE CASTLE
I
Lady Margaret, Lady Margaret
was sewing at a seam
she saw those marry green woods
it’s up to them she ran
For it’s there she spied a gentleman coming to her side
for he catched her by the middle small he gently laid her down.
II
“It’s since you’ve got your will of me
come out tell to me your name”
Tomorrow it’s new Halloween and the quality’s going to ride
you’ll pass them by at the old millbridge”
chorus
She was those marry greenwoods
it’s up to them she ran/she pulled those branches down, my dear
“Oh it’s who gave you leave,
it’s who gave you leave
to pull those branches down my dear”
III
“At first will be white milk-steed and then there’ll be a black
one you’ll hold his head, the next will be is a snake so large
you’ll fear no ill you’ll hold his head.
And next will be is into a naked man you’ll throw your mantle all around
and cry, you’re won, my dear, and cry you’re won you’ll be the father of my child”
tradotto da Cattia Salto
I
Lady Margaret,  Lady Margaret,
era intenta a ricamare,
vide quei bei boschi verdi
e corse verso di loro.
Laggiù incontrò un gentiluomo
che veniva verso di lei
che la prese per i fianchi e la stese dolcemente a terra.
II
“Poiché è stata fatta la tua volontà allora dimmi il tuo nome”
Domani è il nuovo anno e le fate sfileranno in corteo
passerai loro accanto al vecchio ponte del mulino”.
Coro
E lei corse per quei boschi verdi
e corse verso di loro
strappò quei rami, mio caro
“Chi ti ha dato il permesso,
chi ti ha dato il permesso
di strappare quelle rose mia cara?”
III
“Il primo sarà un cavallo bianco latte e poi ce ne sarà uno nero,
lo terrai per la testa poi si trasformerà in un grande serpente,
non aver paura, lo terrai per la testa.
La successiva sarà in un uomo nudo,
gli getterai addosso il tuo mantello
e griderai ti ho vinto, mio caro
e griderai ti ho vinto tu sarai il padre del mio bambino”


VARIANTI

Sono queste combinazioni tra le varianti di Child#39 e parziali riscritture moderne.

Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballad 2013 sodalizio recente tra i due cantautori americani: cosa possono fare solo due chitarre e due voci, quella maschile appena più scura in secondo piano e quella femminile dal timbro fanciullesco, ma particolare, vibrante da superba narratrice. Un’interpretazione dolce e triste nello stesso tempo, un’atmosfera fuori dal tempo ma così attuale.


I
Janet sits in her lonely room
Sewing a silken seam
And looking out on Carterhaugh
Among the roses green
II
And Janet sits in her lonely bower/
Sewing a silken thread
And longed to be in Carterhaugh /
Among the roses red
III
She’s let  the seam fall at her heel /
The needle to her toe
And she has gone to Carterhaugh/
As fast as she can go
IV
She hadn’t pulled a rose, a rose
A rose, but only one
When then appeared him, young Tamlin/Says, “Lady, let alone”
V
“What makes you pull the rose, the rose?
What makes you break the tree?
What makes you come to Carterhaugh
Without the leave of me?”
VI
“But Carterhaugh is not your own
Roses there are many
I’ll come and go all as I please
And not ask leave of any”
VII
And he has took her by the hand
Took her by the sleeve
And he has laid this lady down
Among the roses green
VIII
And he has took her by the arm/
Took her by the hem
And he has laid this lady down
Among the roses red
IX
There’s four and twenty ladies fair /
Sewing at the silk
And Janet goes among them all /
Her face as pale as milk
X
And four and twenty gentlemen /
Playing at the chess /
And Janet goes among them all /
As green as any gl(r)ass
XI
Then up and spoke her father
He’s spoken meek and mild
“Oh, alas, my daughter
I fear you go with child”
XII
“And is it to a man of might
Or to a man of means
Or who among my gentlemen
Shall give the babe his name?”
XIII
“Oh, father, if I go with child
This much to you I’ll tell
There’s none among your gentlemen
That I would treat so well”
XIV
“And, father, if I go with child
I must bear the blame
There’s none among   your gentlemen
Shall give the babe his name”
XV
She’s let the seam fall at her hell
The needle to her toe
And she has gone to Carterhaugh
As fast as she could go
XVI
And she is down among the weeds
Down among the thorn
When then appeared Tamlin again
Says, “Lady, pull no more”
XVII
“What makes you pull the poison rose?
What makes you break the tree?
What makes you harm the little babe
That I have got with thee?”
XVIII
“Oh I will pull the rose, Tamlin
I will break the tree
But I’ll not bear the little babe
That you have got with me”
XIX
“If he were to a gentleman
And not a wild shade
I’d rock him all  the winter’s night
And all the summer’s day”
XX
“Then take me back into your arms
If you my love would win
And hold me tight and fear me not
I’ll be a gentleman”
XXI
“But first I’ll change all in your arms
Into a wild wolf
But hold me tight and fear me not
I am your own true love”
XXII
“And then I’ll change all in your arms
Into a wild bear
But hold me tight and fear me not
I am your husband dear”
XXIII
“And then I’ll change all in your arms
Into a lion bold
But hold me tight and fear me not
And you will love your child”
XXIV
At first he changed all in her arms
Into a wild wolf
She held him tight and feared him not
He was her own true love
XXV
And then he changed all in her arms
Into a wild bear
She held him tight and feared him not
He was her husband dear
XXVI
And then he changed all in her arms/
Into a lion bold
She held him tight and feared him not
The father of her child
XXVII
And then he changed all in her arms
Into a naked man
She’s wrapped him in her coat so warm
And she has brought him home
tradotto da Cattia Salto
I
Vanna solitaria sta nella sua stanza a ricamare con filo di seta
e guarda fuori a Carterhaugh (1)
tra le rose che rinverdiscono
II
Vanna solitaria sta nella sua stanza a ricamare con filo di seta
e vorrebbe essere a Carterhaugh
tra le rose rosse
III
Lascia cadere il ricamo a terra
e l’ago ai piedi ed è andata al (bosco di) Carterhaugh
più veloce che poteva
IV
Appena raccolta una rosa,
una rosa sola
che apparve il giovane Tamlin
“Signora, lascia stare!
V
Con che diritto raccogli la rosa, la rosa?
Con che diritto spezzi il ramo?
Con che diritto vieni al bosco di  Carterhaugh
senza il mio permesso?”
VI
“Ma Carterhaugh non è vostro
e di rose ce ne sono molte
vado e vengo a mio piacimento
senza chiedere il vostro permesso”
VII
E lui la prese per la mano
la prese per la manica
e fece stendere quella dama giù
tra le rose rigogliose
VIII
La prese per il braccio
e la prese per l’orlo
e fece stendere quella dama giù
tra le rose rosse
IX
C’erano 24 belle dame
che ricamavano
e Vanna tra di loro
con il viso pallido come latte
X
E 24 cavalieri
giocavano a scacchi
e Vanna tra di loro
verde come l’erba
XI
Allora parlò suo padre
calmo e gentile
“Oh ahimè figlia mia
temo che aspetti un bambino
XII
E’ di un uomo di valore
o di un uomo ricco
o chi tra i miei nobiluomini
darà a tuo figlio il suo nome?”
XIII
“Oh padre, se avrò un bambino
solo questo ti dirò
non c’è nessuno tra i tuoi nobili
che io vorrò sposare.
XIV
Padre, se avrò un bambino
io sola ne porto il biasimo
non c’è nessuno tra i tuoi nobili
che darà il suo nome al bambino”
XV
Lascia cadere il ricamo a terra
e l’ago ai piedi ed è andata al (bosco di) Carterhaugh
più veloce che poteva
XVI
E’ tra la malerba tra i rovi (2)
quando nuovamente appare Tamlin
“Signora non prenderne di più
XVII
Con che diritto raccogli la rosa avvelenata?
Con che diritto spezzi il ramo?
Con che diritto fai del male al bambino che ho fatto con te?”
XVIII
“Oh io raccoglierò la rosa Tamlin
e spezzerò il ramo
ma non terrò il bambino
che hai fatto con me!”
XIX
“Se tu fossi un gentiluomo
e non un’ombra oscura (3)
lo cullerei nelle notti d’inverno
e nei giorni d’estate”
XX
“Allora tienimi tra le tue braccia
se vorrai conquistare il mio amore
e tienimi stretto e non temere
sarò un gentiluomo
XXI
ma prima mi muterò tra le tue braccia in un lupo selvatico
tienimi stretto e non temere
sono il tuo vero amore
XXII
mi muterò tra le tue braccia in un orso selvatico
tienimi stretto e non temere
sono tuo marito amore
XXIII
mi muterò tra le tue braccia in un leone fiero
tienimi stretto e non temere
e tu amerai il tuo bambino”
XXIV
E prima si mutò tra le sue braccia in un lupo selvatico
lei lo tenne stretto e non ebbe paura di lui che era il suo vero amore
XXV
E poi si mutò tra le sue braccia in un orso selvatico
lei lo tenne stretto e non ebbe paura di lui che era il suo caro marito
XXVI
E poi si mutò tra le sue braccia in un fiero leone
lei lo tenne stretto e non ebbe paura del padre di suo figlio
XXVII
E poi si mutò tra le sue braccia in un uomo nudo
lei lo avvolse nel suo mantello così caldo (4) e lo riportò a casa

NOTE
1) La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow (vedi)
2) oltre ad essere descritto il bosco invernale si pone l’accento sulle erbe abortive che Vanna è andata a cercare
3) Tam Lin è descritto come “wild shade” una creatura pericolosa, selvaggia ma anche folle, non umana o sotto un incantesimo; in questa versione non entra in scena la regina delle fate ma, come in Bella e la Bestia, la donna riconosce attraverso il mostro (lupo, orso e leone) il vero amore. Nell’abbraccio mostruoso (equivalente al bacio del vero amore) si rompe l’incantesimo, l’eroina supera la prova e conquista (nobilita) il suo uomo. A leggere tra le righe l’amore femminile doma la bestia selvaggia racchiusa nell’indole maschile..

Peter Nevis

4) l’uomo stremato dalle trasformazioni appare nudo e fragile ed è come rinato!

Mediaeval Baebes in Mirabilis (2005) Una variante più mistica e un po’ “creepy”


I
What gar’s ye pu’ the rose Janet
What gars ye break the tree
I’ll come and go by Carterhaugh
And ask me leave of thee.
II
He’s ta’en her by the milk white hand
And by the grass green sleeve
He’s led her to the fairy ground
And spierd at her nae leave
III
A word I winna lie Janet
The truth to thee I’ll tell
My father was a noble knight
And loved hunting well
V
And on a cold and frosty day
Down from my horse I fell
The queen of fairies she caught me
In yon green hill to dwell
VI
And at the end of seven years
We pay a tiend to hell
I am sae fair and fu’of flesh
I’m feared it be myself
VII
This night is Hallwe’en Janet
When fairy folk moun ride
And they that would their truelove win
At miles cross they must bide
VIII
So gloomy gloomy was the night
And eiry was the way
As Janet in her mantle green
To miles Cross she did gae
IX
And then upspke the Fairy Queen
Tam Lin if I had know
I would have pulled out both your eyes
To give you eyes of stone
Tradotto da Cattia Salto
I
“Con che diritto raccogli le rose Vanna
Con che diritto spezzi i rami?”
“Io vengo e vado da Carterhaugh
senza chiederti il permesso (1)!”
II
La prese per la mano bianca come giglio e per la manica verde-erba
e la appoggiò sulla terra delle fate senza chiederle il permesso.
III
“Non ti voglio mentire Vanna
ti dirò la verità
mio padre era un nobil cavaliere
ed amava la caccia.
V
E in un giorno freddo e gelato
giù da cavallo caddi
la regina delle fate mi catturò
per abitare nella collina verde
VI
Ma quando scadono sette anni (2)
si paga un tributo all’inferno
sono un uomo così piacevole e forte temo che io sarò quello.
VII
Questa è la Notte dei santi, Vanna
quando le fate cavalcano
e se vuoi che il vero amore vinca
devi aspettare alla croce (3).
VIII
Così tenebrosa era la notte (4)
e lugubre il cammino
mentre Vanna nel suo mantello verde (5) andava in cerca della croce.
IX
E allora la Fata Regina si volta “Se avessi saputo Tam Lin
ti avrei strappato i begli occhi grigi e messo al posto due occhi di legno.”

NOTE
1) in questa versione la fanciulla si comporta in modo insolente ed entra nel greenwood ossia nel bosco sacro senza chiedere il permesso delle fate; la sua imprudenza viene ripagata con la violenza di Tam lin che la prende senza il suo consenso.
2) sette anni è un periodo simbolico per indicare una punizione, il periodo sta per scadere con la notte di Halloween, una delle feste celtiche più importante con quella di Beltane: il giovane cavaliere è andato a cacciare impunemente nel bosco sacro, profanando il tabù dell’inviolabilità, così la regina delle fate lo tiene prigioniero. Qui è citato, molto cristianamente, il tributo che le fate devono versare al diavolo, probabilmente è un rferimento ai sacrifici umani che si credeva facessero i pagani alle divinità boschive!
3) Mile Cross o Old Mile sono luoghi nei pressi dell’Ettrick River nel bosco di Carterhaugh vicino a Selkirk
4) la notte di Samain coincide con la luna nuova quindi non c’è la luna a rischiarare il cammino
5) il mantello verde è una costante della storia perchè è uno strumento di potere, con il mantello l’uomo afferma il suo possesso sulla donna (e le viene messo sulle spalle nel matrimonio medievale) così cedendo il suo mantello la donna si sottomette all’uomo

(ASCOLTA la versione registrata in studio) Tricky Pixie in Mythcreant, 2009 interessante arrangiamento di questi tre stravaganti folletti burloni e molto stilosi steampunk di Washington (US) nati nel 2006.

refrain:
I forbid ye maidens all
who let fly your lovely hair
to go down to Carterhaugh
for young Tam Lin is there
I
Janet tied her kirtle green
above her knee and not below
and she’s gone to Carterhaugh
just as fast as she can go
II
She’s come to the roses growing
wild she’s pulled a single one
when a wild young man appears
and cries ‘O, lady, let alone!’
III
How dare you pull my roses out,
How dare you break my tree
How dare you run in these green woods/Without asking leave of me?’
IV
Says Janet fair ‘this wood’s my own
My father gave it me
And I can pluck myself a rose
Without asking leave of thee.’
V
Bold as brass, he takes her hand
and color rises to her skin/She looks the young man in the eye and knows him now for young Tam Lin.
refrain
VI
Janet holds her petticoats
well above her dirty knee
and she’s gone to her father’s hall
just as fast as she can hie.
VII
All the ladies of the court
at their play turn red as rose
except for Janet, fainting fast,
green as growing grass she goes
VIII
Out then speaks her father dear,
doting, caring, meek and mild.
‘Janet, darling daughter mine,
I fear you go with child.”
IX
Father, if I be with child,
be sure myself shall bear the blame.
There’s not a knight within your hall
shall get the baby’s name.
X
Father, if I be with child,
‘twill prove a wondrous birth
for well I swear it’s not the get
of any mortal man on earth.’
refrain
XI
Janet’s tied her kirtle green
When near nine months are gone
And she’s away to Carterhaugh,
To speak with young Tam Lin.
XII
But young Tam Lin will not be found
and Janet’s in despair
to the forest floor she falls
and swift her lover catches her
XIII
Janet asks ‘Tam Lin, my love,
why is it in these woods you hide?’
‘The queen of faeries stole me hence,/alas, when I was but a child.’
XIV
My lordly sire was a skillful man
and hunting he loved well
but I was prey for the faerie Queen
when from my horse I fell.’
XV
Ever since, in yon green hill,
with the Queen I’m bound to dwell
I’d never tire of living there
for Faerie does me well’
XVI
But at the end of seven years,
the queen doth pay a tithe to hell
I am so fair and full of flesh,
I fear ‘twill be myself.’
refrain
XVII
Tonight’s the night of Halloween,
and the fairy court will ride;
And she that would her true love win
at Miles Cross must bide.”
XVIII
But how shall I thee ken, Tam-lin?
Or how shall I thee know?
Amang a troupe of faerie knights,
The like I never saw?’
XIX
‘First let pass the horses black
then let pass the brown
Run ye to the milk white steed
and pull that rider down.’
XX
They will change me in your arms
into a deadly adder
but hold me fast and fear me not
I am the baby’s father
XXI
‘They will change me in your arms
into a bear or lion bold
but hold me fast and fear me not
I am the father of your child
XXII
‘At last they’ll change me in your arms into a naked knight.
Then cast your mantle over me
and keep me out of sight.
refrain
XXIII
‘Gloomy, gloomy, was the night,
And eery was the way,
As Janet in her mantle green
To Miles Cross did hie.
XXIV
The heavens dressed in baleful black and all was silent as the grave,
But Janet waited in the dark
Her own true love to save.
XXV
Betwixt the hour of twelve and one,
the north wind blew and tore and rent/she heard the elfin bridles ring
upon the wind where e’er it went
XXVI
Janet stood, with mind unmoved,
The gloomy heath upon,
And louder, louder rang the bells,
As the fairy court came riding on.
XXVII
And first rode by the night black steeds and then went by the brown;
then up she ran to the charger pale
and pulled her lover down.
XXVIII
They changed him in her arms to all
the beasts and flames and hateful things,
but she did all that her lover bade
and young Tam Lin she won.
XXIX
Up then spoke the Faery Queen
An angry queen was she.
‘Woe betide the wretch who’s ta’en
the best knight of Our company.
XXX
Had I but known, Tam-Lin, she said
What defeat this night I’d see
I’d’ve stolen both thine eyes
and changed thee fast into a tree.
XXXI
Had I but known, Tam-lin, she said
before we left this night to roam,
I’d’ve et thy heart of flesh
and left thee with a heart of stone!’
refrain
XXXII
Janet tied her kirtle green
above her knee and not below
and she’s off to Carterhaugh
as fast as love can go.
Tradotto da Cattia Salto
ritornello
Proibisco a tutte voi  fanciulle che lasciate sciolti i vostri bei capelli
di andare a Carterhaug
che dal giovane Tam Lin è abitato!
I
Vanna si annoda la veste verde
appena sopra al ginocchio
ed è andata a Carterhaugh
correndo più svelta che può.
II
Venne alle rose che crescevano selvatiche, colse una sola rosa
quando un giovane appare e grida: “Signora, lascia stare!
III
Come osi cogliere le mie rose,
come osi spezzare i miei rami.
Come osi correre nel bosco senza chiedermi il permesso?”
IV
La Bella Vanna risponde “Questo bosco mi appartiene, mio padre me lo diede e posso cogliere una rosa senza chiederti il permesso”
V
Pieno di spavalderia lui le prende la mano e le guance di lei si arrossano, guarda il giovanotto negli occhi
e ora riconosce il giovaneTam Lin.
ritornello
VI
Vanna si rimbocca la gonna
fino al ginocchio
al castello del padre corre
più svelta che può.
VII
Tutte le dame della corte giocano tra loro come tante roselline,
ma non Vanna che subito sviene verde come l’erba che cresce
VIII
Il padre le parla, la voce bassa,
vecchio, amorevole, mite e dolce
” Vanna mia cara figlia, credo che tu aspetti un figlio.”
IX
“Padre se aspetto un bambino
io sola e soltanto sono da biasimare,
nessuno dei tuoi cavalieri
può dare al bimbo il suo nome.
X
Padre se aspetto un bambino si mostrerà come una nascita prodigiosa perché ti giuro che non è il risultato di un mortale sulla terra.”
ritornello
XI
Vanna indossò il suo vestito verde quando erano passati nove mesi
e andò a Carterhaug a parlare con il giovane Tam Lin.
XII
Ma Tam Lin non si trova
e Vanna è disperata
sul tappeto della foresta si accascia
e rapido il suo amore la prende
XIII
Vanna chiede “Tam Lin, amor mio perché ti nascondi in questi boschi?” “La Fata Regina mi rapì
ahimè, quando ero ancora bambino
XIV
Il mio nobile padre era un uomo esperto e a caccia amava andare,
ma io fui la preda della Regina delle Fate quando caddi da cavallo
XV
Da allora in quella verde collina laggiù con la Regina devo abitare
non mi stanco mai di viverci perché le Fate mi trattano bene
XVI
Ma alla fine dei sette anni la regina deve pagare all’inferno un balzello,
un uomo piacevole e forte: temo che io sarò quello.
ritornello
XVII
Questa è la notte dei Santi
e la corte fatata cavalcherà,
colei che vuole conquistare il vero amore alla Croce del Mulino deve aspettare.”
XVIII
Ma come ti riconoscerò, Tam Lin? Come potrò riconoscerti
tra la schiera dei cavalieri fatati che non ho mai visto?”
XIX
“Tu lascia passare i cavalli che han pelo nero o poi quelli marrone,
corri verso quello bianco e tira giù il cavaliere
XX
Allora sarò trasformato tra le tue braccia in una orribile vipera
ma stringimi senza temere,  sono il padre del tuo bambino.
XXI
Allora sarò trasformato tra le tue braccia in orso o leone feroce
ma stringimi senza temere, sono il padre del tuo bambino.
XXII
Infine sarò trasformato tra le tue braccia in un cavaliere nudo
avvolgimi nel tuo mantello e tienimi ben nascosto”
ritornello
XXIII
Così tenebrosa era la notte e lugubre il cammino mentre Vanna nel suo mantello verde andava in cerca della croce.
XXIV
I cieli vestiti in un funereo velo e tutto era silenzioso come una tomba, ma Vanna attese al buio per salvare il suo vero amore.
XXV
Tra la mezzanotte e l’una il vento del nord soffiò, infuriò e se ne andò.
Lei sentì tintinnare le briglie delle fate tra il vento che se n’era andato
XXVI
Vanna ristette, inamovibile, nella fosca brughiera e più forte suonarono i sonagli mentre la corte fatata a cavallo arrivava
XXVII
E prima passò il cavallo nero e poi quello marrone poi lei corse verso quello chiaro e tirò giù il suo amante.
XXVIII
Lo trasformarono tra le sue braccia in bestie e  fiamme e cose paurose, ma lei fece tutto ciò che il suo amore le raccomandò e conquistò il giovane Tam Lin
XXIX
Allora parlò la Regina delle Fate e arrabbiata come può esserlo una regina. “Dolore sulla testa di chi ha preso il miglior cavaliere Corte
XXX
Ma se avessi saputo, Tam Lin, che sconfitta questa notte avrei visto
ti avrei strappato entrambi gli occhi e trasformato  in un albero
XXXI
Se avessi saputo, Tam Lin,
prima che questa notte finiva avrei strappato il cuore di carne e messo al posto un cuore di pietra”
ritornello
XXXII
Vanna si legò il mantello verde
sopra il ginocchio e non di più
e via da Carterhaugh
corre più svelta che può.
che mi ricorda un po’ nel ritmo l’arrangiamento degli Steeleye Span (molto bello il video)


I
oh,I forbid you maidens all
that wear gold in your hair.
to come or go by carterhaugh
for young tam lin is there.
II
If you go by carterhaugh
you must leave him a wad.
either your rings or green mantle
or else your maidenhead.
III
she’s away o’er gravel green
and o’er the gravel brown.
she’s away to carterhaugh
to flower herself a gown.
IV
she had not pulled a rosy rose
a rose but barely one.
when by came this brisk young man
says, lady let alone.
V
how dare you pull my rose, madam?
how dare you break my tree?
how dare you come to carterhaugh
without the leave of me?
VI
well may I pull the rose, she said
well may I break the tree.
for carterhaugh it my father’s
I’ll ask no leave of thee.
riff
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
VII
he’s taken her by the milk-white hand
and there he’s laid her down.
and there he asked no leave of her
as she lay on the ground.
VIII
oh tell me, tell me, then she said
oh tell me who art thee.
my name it is tam lin, he said
and this is my story.
IX
as it fell out upon a day
a-hunting I did ride.
there came a wind out of the north
and pulled me betide.
X
and drowsy, drowsy as I was
the sleep upon me fell.
the queen of fairies she was there
and took me to herself.
riff
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
XI
at the end of every seven years
they pay a tithe to hell.
and I’m so fair and full of flesh
I’m feared ‘twill be myself.
XII
tonight it is good halloween
the fairy court will ride.
and if you would your true love win
at miles cross, you must bide.
riff
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
oh, in carterhaugh, in carterhaugh
XIII
gloomy was the night
and eerie was the way.
this lady in her green mantle
to miles cross she did go.
XIV
with the holy water in her hand
she cast the compass round.
at twelve o’clock the fairy court
came riding o’er the mound.
XV
first came by the black steed
and then came by the brown.
then tam lin on the milk-white steed
with a gold star in his crown.
XVI
she’s pulled him down into her arms
and let the bridle fall.
the queen of fairies she cried out
young tam lin is away.
XVII
they’ve shaped him in her arms
an adder or a snake.
she’s held him fast and feared him not
to be her earthly mate.
XVIII
they’ve shaped him in her arms again
fire burning bold.
she’s held him fast and feared him not
till he was iron cold.
XIX
they’ve shaped him in her arms
to a wood black dog so wild.
she’s held him fast and feared him not
the father of her child.
XX
they’ve shaped him in her arms at last
into a naked man.
she’s wrapped him in the green mantle
and knew that she had him won.
riff
the queen of fairies she cried out
young tam lin is away.
XXI
had I known, had I known, tam lin
long before, long before you came from home.
had I known, I would have taken out your heart
and put in a heart of stone.
XXII
had I known, had I known, tam lin
that a lady, a lady would steal thee.
had I known, I would have taken out your eyes
and put in two from a tree.
XXIII
had I known, had I known, tam lin
that I would lose, that I would lose the day.
had I known, I would have paid my tithe to hell
before you’d been won away.
tradotto da Cattia Salto
I
Attente voi tutte fanciulle
che portate l’oro nei capelli (1)
di venire o andare a Carterhaugh
che il giovane Tam Lin vi dimora!
II
Se andate a Carterhaugh
un pegno dovete lasciare:
o l’anello o il verde mantello
o la vostra verginità.
III
Lei scappò sul sentiero verde
e sul sentiero di terra
scappò a Carterhaugh
per decorare di fiori il vestito
IV
Aveva appena colto una rosa
una rosa soltanto
quando questo bel giovane appare e dice: “Donna, lascia stare!
V
Come osi cogliere le mie rose, signora come osi spezzare i miei rami?
Come osi venire a Carterhaugh
senza il mio permesso?”
VI
“Io posso cogliere le rose
e posso spezzare i rami
perchè carterhaugh è di mio padre
e non ti chiederò il permesso”
riff
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
VII
Le prende per la bianca mano
e la stende a terra
e là non le chiede il permesso
mentre giace a terra
VIII
“Dimmi oh dimmi
dimmi il tuo nome”
“Il mio nome è Tam Lin
e questa è la mia storia
IX
Accadde un giorno
che cavalcavo per la caccia,
venne un vento dal nord
e mi trascinò
X
e intontito come ero
cadde su di me il sonno
la regina delle fate era là
e mi prese con se
riff
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
XI
Alla fine di ogni sette anni
si paga un tributo all’inferno
e io sono così bello e forte
che temo che toccherà a me
XII
Stanotte è la notte di Halloween
e la corte fatata cavalcherà
e se vuoi conquistare il tuo vero amore alla Croce devi aspettare
riff
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
oh, a carterhaugh, a carterhaugh
XIII
Tenebrosa era la notte
e scura era la strada
questa dama nel suo mantello verde
andò alla Croce
XIV
Con l’acqua santa in mano
posò la bussola
a mezzanotte in punto la corte fatata venne a cavallo dal tumulo
XV
Per primo passò il destriero nero
e poi quello baio e quindi Tam Lin sul destriero bianco
con una stella dorata sulla corona
XVI
Lei lo tirò giù tra le sue braccia
e fece cadere la briglia
gridò la regina delle Fate
“Il giovane Tam lin è scappato”
XVII
Si trasformò tra le sue braccia
in una vipera o un serpente
ma lei lo tenne stretto e senza temerlo era il suo compagno umano
XVIII
Si trasformò tra le sue braccia ancora in un feroce fuoco ardente
ma lei lo tenne stretto e senza temerlo finchè divenne freddo ferro
XIX
Si trasformò tra le sue braccia in un cane nero del bosco e selvaggio
ma lei lo tenne stretto e senza temerlo era il padre di suo figlio
XX
Si trasformò tra le sue braccia infine in un uomo nudo
e lei lo avvolse nel mantello verde e seppe di averlo conquistato
riff
gridò la regina delle Fate
“Il giovane Tam lin è scappato”
XXI
“Se avessi saputo, avessi saputo Tam Lin molto tempo prima quando arrivasti da casa
se avessi saputo ti avrei cavato il cuore
e messo un cuore di pietra
XXII
Se avessi saputo, avessi saputo Tam Lin che una dama, una dama ti avrebbe rubato, se avessi saputo ti avrei cavato gli occhi
e messi due di legno
XXIII
Se avessi saputo, avessi saputo Tam Lin che ti avrei perduto che ti avrei perduto un giorno, se avessi saputo avrei pagato il mio tributo all’inferno
prima che fu sia stato conquistato”
NOTE
1) era costume per le ragazze da marito portare dei fermagli d’oro (o retine dorate, cerchietti) nei capelli; il menestrello quindi si rivolge alle fanciulle vergini per avvertirle di non avventurarsi nel bosco di Carterhaugh perché è abitato da un elfo (è noto che gli elfi siano ottimi amanti nonché bramosi di conquistare la virtù di vergini fanciulle!)FONTI
http://tam-lin.org/versions/mitchell.html
http://tam-lin.org/versions/baebes.html

WILLIE’S LADY

Child ballad # 6
Melodia bretone

La ballata scozzese “Willie’s Lady” è riportata dal professor Child al numero 6 in solo due versioni, accompagnata da una melodia riportata anche in Bronson. La versione A proviene da “Miss Mary Fraser Tytler, of a transcript made by her grandfather from William Tytler’s manuscript. b. Jamieson-Brown MS., No 15, p. 33. b. Ritson-Tytler-Brown MS., pp. 1–5. Sung by Mrs Brown, Falkland, (ex) Aberdeenshire; copied by Joseph Ritson, c. 1792–1794
La ballata però non è sopravvissuta attraverso la trasmissione popolare ed è stata piuttosto ripescata dal folk revival degli anni 70.

IL MALEFICIO E LE PAURE DEL PARTO

La madre gelosa (prototipo della Regina- strega cattiva delle fiabe ) vuole impedire il parto della nuora – essendosi il figlio sposato senza ottenere il consenso della sua famiglia. Vani sono i ricchi doni che la partoriente promette alla suocera, solo l’intervento di un servitore cieco porta un buon consiglio: anch’egli sapiente o edotto nelle pratiche magiche, istruisce il marito su come spezzare il maleficio. Il bambino nasce così senza più problemi e ogni benedizione è richiamata sulla famigliola.
Dietro alla ballata tutte le paure della partoriente: tappa obbligatoria della vita della donna antica, il parto si accompagnava alla paura del dolore e della morte, tra scarsa igiene, ignoranza e malattie sessuali la donna era abbandonata al caso o al destino.
Si partoriva però in modo più naturale in posizione verticale camminando durante il travaglio e accucciandosi nella fase espulsiva. Le più ricche partorivano sulla sedia per il parto (con la seduta a ferro di cavallo o dotata di un buco) fu solo alla fine del Medioevo che ebbero la balzana idea di restare distese nel letto!!
E tuttavia la levatrice medievale era molto più esperta di quanto si creda: palpazioni interne ed esterne le permettevano di capire la posizione del bambino e praticare dei massaggi per farlo girare nella giusta posizione. Con delle erbe adatte (le stesso che procuravano l’aborto) preparava un decotto per stimolare le contrazioni uterine e se il bambino ero morto era pronta a farlo a pezzi per estrarlo senza causare ulteriori affaticamenti o pericoli per la donna. Cose da strega si dirà e in effetti la maggioranza delle presunte streghe erano proprio levatrici e guaritrici..
In questa ballata però la strega è una nobildonna che desidera la morte della nuora e mette in atto un triplice sortilegio: i capelli annodati con nove nodi e  fermagli, un capretto sotto il letto e la scarpa sinistra allacciata. Il primo e l’ultimo si basano sul principio che il nodo è un legame ma come sempre nella magia i significati sono antitetici, da una parte nodo e intreccio sono a scopo protettivo (vedasi i portali  delle chiese) contro le energie negative e le forze del male, che vengono lasciate fuori o intrappolate nel disegno,  oppure sono nodi malefici ad impedimento dell’azione (in questo caso impediscono al bambino di nascere).

Child_006_willie_s_lady
Negli anni 70 Ray Fisher ebbe la bella pensata di utilizzare la melodia bretone “Son Ar Chistr per la ballata  e Martin Carthy che aveva collaborato con lei sul suo album da solista “The Bonny Birdy” colse al volo l’idea e registrò la ballata nel suo album “Crown of Horn” del 1976 e così commenta nelle note di copertina “It was a particularly happy stroke of genius on Ray Fisher’s part to marry the song Willie’s Lady to the tune of the Breton song Son Ar Chistr (The Song of Cider), and it is with her permission that I have recorded it. I was informed by a young Breton that the tune was written in 1930 by a piper who became a tramp on the streets of Paris.”
Peccato che lo abbiano male informato sul piper parigino, e da allora la storia continua a girare tra i “si dice che”, vedasi ad esempio “some sources claim this song was written by an unknown Breton piper in the late 1920s” tratto da qui). Da allora la melodia si è incollata alla ballata per diventare lo standard suonato da tutti i successivi artisti

ASCOLTA Martin Carthy

ASCOLTA Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballads 2013

ASCOLTA Lady Maisery


I
Oh Willie he’s crossed over the foam,
He’s wooed a wife and he’s brought her home.
He wooed her for her golden hair,
His mother thought her mighty care.
II
So wicked spells she’s cast on her,
So from her babe she’d not be free.
But in her bower she sits in pain
Whilst Willy mourns o’er her in vain.
III
So to his mother he has gone,
That vilest witch of the rankest kind.
And says, “My lady has a cup
With gold and silver set about.
IV
“This goodly gift shall be your own
If your relieve her of her bairn.”
“Oh of her babe she’ll not be free
And she shall never lighter be.
V
“But she will die and turn to clay,
And you shall wed with another maid.”
So Willy sighed and turned away,
“I wish my life,
I wish my life were at an end.”
VI
“Oh go you to your mother again,
That vilest witch of the rankest kind.
And say your lady has a steed
The like of which has ne’er been seen.
VII
“For he has golden hooves before,
And he has golden hooves behind.
“And just below that horse’s mane
There hangs a bell on a golden chain.
VIII
“This goodly gift shall be your own
If your relieve her of her bairn.”
“Oh of her babe she’ll not be free
And she shall never lighter be.
IX
“But she will die and turn to clay,
And you shall wed with another maid.”
So Willy sighed and turned away,
“I wish my life,
I wish my life were at an end.”
X
“Oh go you to your mother again,
That vilest witch of the rankest kind.
“And say your lady has a gown
With rubies red all woven round.
XI
“And every stitches made from gold
The like of which is rarely seen.
“And at every golden hem
Hangs fifty silver bells and ten.
XII
“This goodly gift shall be your own
If your relieve her of her bairn.”
“Oh of her babe she’ll not be free
And she shall never lighter be.
XIII
“But she will die and turn to clay,
And you shall wed with another maid.”
So Willy sighed and turned away,
“I wish my life,
I wish my life were at an end.”
XIV
Then up and spoke old Billy the Blind
And he has spoken just in time,
Then up and spoke old Billy the Blind
And he has spoken just in time:
XV
“Oh go you down to the market place
And there you’ll buy a loaf of wax.
“And shape a babe that is to nurse,
An in it place two eyes of glass.
XVI
“And bid you mother to his christening day
And you stand close by her right side.
“And never stray too far away
But listen well to what she says.”
XVII
“Oh who has loosed the nine witch knots/That were among this lady’s locks?/“And who has take the combs of care/ That hung among this lady’s hair?
XVIII
“And who has killed the master kid
That ran beneath this lady’s bed?
“And who has loosened her left shoe
And let this lady lighter be?”
XIX
So Willie’s loosed the nine witch knots
That were among this lady’s locks.
And Willie’s taken the combs of care
That hung among this lady’s hair.
XX
And Willie’s killed the master kid
That ran beneath this lady’s bed.
And Willie’s loosened her left shoe
And let this lady lighter be.
XXI
They from this witch’s curse be free
And now they have their son so bonny.
And many blessings, many blessings,
Many blessings on all three.
Tradotto da Cattia Salto
I
Oh Willie andò per mare
a corteggiare una moglie e la portò a casa, la corteggiò per il biondo crine
ma sua madre ritenne di dover intervenire
II
Incantesimi malvagi lanciò su di lei così che non potesse avere figli (1).  Nella sua stanza stava in doloroso travaglio e Willy le piangeva accanto  invano.
III
Così dalla madre è andato
quella strega vile della peggior specie (2) e dice ” La mia dama ha una tazza
decorata d’oro e d’argento.
IV
Questo dono prezioso sarà tuo
se l’aiuterai a partorire”
“Oh non riuscirà a sgravarsi del bambino, non sarà mai più sgravata.
V
Ma morirà e tornerà alla terra
e potrai sposare un’altra fanciulla”
Così Willy sospirò e se ne andò
“Vorrei che la mia vita
vorrei che la mia vita fosse alla fine”
VI
“Oh ritorna da tua madre, quella strega vile della peggior specie, e dille che la tua dama ha un destriero di cui uno simile non è mai stato visto
VII
che ha zoccoli d’oro davanti
e ha zoccoli d’oro dietro
e proprio sotto alla criniera pende una campana su una catena d’oro”
VIII
“questo dono prezioso sarà tuo
se l’aiuterai a partorire”
“Oh non riuscirà a sgravarsi del bambino non sarà mai più sgravata
IX
Ma morirà e tornerà alla terra
e potrai sposare un’altra fanciulla”
Così Willy sospirò e se ne andò
“Vorrei che la mia vita
vorrei che la mia vita fosse alla fine”
X
“Oh ritorna da tua madre, la strega vile della peggior specie e dille che la tua dama ha un vestito tutto intessuto con rossi rubini e ogni ricamo è d’oro
XI
che uno simile è raro a vedersi,
e lungo tutto il bordo dorato
sono appese sessanta campanelle d’argento.”
XII
“questo dono prezioso sarà tuo
se l’aiuterai a partorire”
“Oh non riuscirà a sgravarsi del bambino, non sarà mai più sgravata
XIII
ma morirà e tornerà alla terra
e tu potrai sposare un’altra fanciulla”
Così Willy sospirò e se ne andò
“Vorrei che la mia vita
vorrei che la mia vita fosse alla fine”
XIV
Poi parlò il vecchio Billy, il cieco (2)
e parlò appena in tempo
Poi parlò il vecchio Billy, il cieco
e parlò appena in tempo:
XV
“Oh andate al mercato
a comprare un pezzo di cera (3),
e modellate un bambino in fasce
e su di esso due occhi di vetro
XVI
e ordinate a vostra madre di andare al battesimo
e voi statele accanto sul lato destro
e non allontanatevi mai troppo
ma ascoltate bene quello che dice”
XVII
” E chi ha perso i nove nodi di strega
che erano nei ricci (4) di questa dama?
E chi ha preso i pettinini (5)
sistemati tra i capelli di questa dama?
XVIII
E chi ha ucciso il capretto (6) che correva sotto al letto di questa dama?
E chi ha slacciato la sua scarpa sinistra (7) per far partorire questa dama?”
XIX
Così Willie sciolse i nove nodi della strega che erano tra i ricci della dama
e Willie prese i pettinini
sistemati tra i capelli della dama
XX
e Willie uccise il capretto
che correva sotto al letto della dama,
e Willie slacciò la scarpa sinistra
per far partorire questa dama.
XXI
Dalla maledizione di questa strega furono liberi
e ora hanno il loro figlio così grazioso
e molte benedizioni
molte benedizioni su tutti e tre.

NOTE
1) la strega non rende sterile la coppia bensì impedisce alla partoriente di sgravarsi, il bambino le morirà nel grembo e la donna sarà così provata dal travaglio da morirne.
2) il vecchio servitore cieco rappresenta il saggio, poteva trattarsi di un servitore con qualche disabilità che restava comunque a servizio di una famiglia ricca e potente perchè si credeva che possedesse qualche dono delle fate a compensare la sua disabilità; era quindi un talismano contro il male
3) le figurine di cera trasferiscono a sé l’essenza della persona raffigurata e quello che accade a loro accade anche alla persona che rappresentano: così erano sciolte sul fuoco o “annegate” nell’acqua per invocare una lenta consunzione; oppure erano trafitte con aghi o chiodi per provocare malattie alle varie parti del corpo. In questo contesto il simulacro del bambino vuole trarre in inganno la strega che in una stizza di rabbia rivela i malefici perpetrati ai danni della partoriente


4) I nodi nei capelli della ragazza sono impedimenti che trattengono la nascita del bambino. Era consuetudine che alle partorienti fossero disciolti i capelli e ben pettinati per districarli e slacciate o sbottonate tutte le vesti, proprio per questa credenza! Nei dipinti medievali però la donna è sempre raffigurata con il velo sul capo
5) i capelli lunghi non erano lasciati sciolti nelle acconciature di una donna sposata, la quale proprio per contraddistinguere il suo status raccoglieva i capelli intrecciandoli e facendoli girare più volte su se stessi a conocchia. Facendo tale operazione la strega intrecciava la sua maledizione e la teneva ferma fissandola con il pettinino. I capelli del resto sono sempre presenti nei rituali d’incantesimo come
potente succedaneo della persona che li porta.
6) il capretto (letteralmente il capretto del padrone) è quello che viene detto un famiglio della strega, servitore e collegamento tra le forze del male e la strega. Un animale non certo domestico come il gatto ma che richiama più direttamente il diavolo (capro infernale)
7) la scarpa sinistra è indossata dal piede funesto: è risaputo che scendere dal letto posando prima il piede sinistro porti sfortuna. Allacciare in modo stretto con dei nodi ben tirati la scarpa del lato negativo del corpo è un rinforzo della maledizione. Viene da presumere che la scarpa allacciata si trovasse nella stanza della partoriente non al suo piede.

FONTI
http://ilmondodiaura.altervista.org/MEDIOEVO/FAMIGLIA2gravidanza.htm
http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.it/2009/09/quando-la-vita-nasceva-dal-giusto.html
http://psicologanapoli.altervista.org/madri-e-matrigne/
http://www.springthyme.co.uk/ballads/balladtexts/06_Willie’sLady.htm
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/willieslady.html
https://tachesterton.wordpress.com/2014/07/08/lady-maisery-willies-lady/

GEORDIE BALLAD

La ballata di Geordie  Child ballad # 209 ha avuto grande diffusione in tutte le isole britanniche dando luogo a numerosissime varianti ed è stata tradotta anche in molte altre lingue, le varianti inglesi fanno di Geordie un bracconiere, mentre le versioni diffuse in Scozia lo ritraggono nei panni di un nobile fuorilegge che si è ribellato alla Corona.

Le note nel “Penguin Book Of English Folk Songs” riportano: “This ballad…is well-known both in England and Scotland.  The Scottish sets differ considerably from the English ones, for in them the hero is not a thief but a nobleman, thought by some scholars to be George Gordon, Earl of Huntly, who suffered royal displeasure when he showed clemency towards a Highland robber in 1554.  In the English versions, which may be re-makes of the Scottish, the main character is always an outlaw.  An old black-letter ballad names him as George Stoole of Northumberland, who was executed in 1610; but even in its “robber” form (if that is the more recent) the song probably pre-dates the 17th. century.  Mr. Neville’s tune is related to the well-known air of  Searching for Lambs. Geordie has been found in oral tradition also in Sussex (FSJ vol.I [issue 4] p.164 and vol.II [issue 8] p.208), Cambridgeshire (FSJ vol.II [issue 6?] pp.47-9), Somerset (FSJ vol.II [issue 6] pp.27-8 and vol.IV [issue 17] p.333), Norfolk (FSJ vol.IV [issue 15] pp.89-90), Suffolk, Surrey and Dorset (FSJ vol.IV [issue 17] pp.332-3) and Yorkshire (Traditional Tunes, Frank Kidson, 1891).”  -R.V.W./A.L.L.
This version was collected by Cecil Sharp from Charles Neville of East Coker in Somerset, in 1908, and was first published in the Folk Song Journal, vol.IV [issue 17] p.333.

ASCOLTA curioso medley delle varie melodie e testi con immagini d’epoca

LA GUERRA AL BRACCONAGGIO

“La foresta ha occupato un posto importantissimo nella vita inglese fino dai tempi antichi; ancora durante il regno della regina Elisabetta, fitte boscaglie ricoprivano le aree di intere contee, ed il mondo della foresta aveva guardie, leggi e tribunali propri ai quali neanche i nobili ed il clero potevano sottrarsi completamente. Dall’invasione normanna fino a Giorgio III è stata una continua lotta, per lungo tempo assai sanguinosa, tra il popolo da una parte e, dall’altra, le inique leggi che trattavano l’uccisione d’un cervo alla stregua di un assassinio e sottoponevano i cacciatori di frodo, quando non alla morte, all’abbacinamento o alla mutilazione degli arti. La foresta veniva “monopolizzata” dalla nobiltà per l’esclusivo “sport” della caccia, mentre per la gente essa rappresentava uno dei pochi mezzi di sostentamento. Il bracconaggio era dunque un’attività rischiosissima e poteva davvero costare la vita, anche perché i guardacaccia avevano la facoltà di abbattere sul posto chiunque fosse stato scoperto a cacciare di frodo. Da qui la denominazione di “guerra del bracconaggio“, che rende esattamente l’idea di che cosa davvero si trattasse (anche perché le foreste, ideale rifugio di banditi e Outlaws, venivano spesso soggette a vere e proprie spedizioni militari.” (Riccardo Venturi tratto da qui)

Nell’Inghilterra medievale la caccia di frodo nelle tenute e nelle riserve reali era punita con la pubblica impiccagione, ma al giovane Geordie viene riservato il privilegio di essere impiccato con una corda d’oro [impropriamente trasformata nella ballata in una “golden chain“] (o d’argento) a causa delle sue origini aristocratiche (probabilmente era un figlio cadetto o un figlio naturale di discendenza reale). Nemmeno la supplica della giovane e innamorata moglie di Geordie riesce a fare breccia nel cuore del giudice.
Colpisce l’immaginario la folle cavalcata della donna che si precipita in città per salvargli la vita

Peter Nevis per Child Ballads

GEORDIE VERSIONE AMERICANA

La prima versione di successo internazionale della ballata è probabilmente quella live del 1962 di Joan Baez (che le valse il disco d’oro)

ASCOLTA Joan Baez, 1962

ASCOLTA Alice Castle live


VERSIONE JOAN BAEZ
As I walk’d o’er London Bridge
One misty morning early
I overheard a fair pretty maid,
Was lamenting for her Geordie.
“O, my Geordie will be hang’d in a golden chain,
‘tis not the chain of many,
He was born from King’s royal breed
And lost to a virtuous lady.
Go bridle me my milk-white steed,
Go bridle me my pony,
I will ride to London’s Court
To plead for the life of Geordie.
O Geordie never stole nor cow, nor calf,
He never hurted any,
Stole sixteen of the King’s royal deer
And he sold them in Bohenny.
Two pretty babes have I born,
The third lies in my body,
I’d freely part to them ev’ry one
If you’d spare the life of Geordie.”
The judge look’d over his left shoulder,
He said, “Fair maid, I’m sorry,
So, fair maid, you must be gone,
For I cannot pardon Geordie.”
O my Geordie will be hang’d in a golden chain,
‘tis not the chain of many,
Stole sixteen of the King’s royal deer
And he sold them in Bohenny.

Traduzione di Riccardo Venturi
Mentre attraversavo il Ponte di Londra
Una nebbiosa mattina, presto
Sentii per caso una bella fanciulla
Che si lamentava per il suo Geordie.
“Impiccheranno Geordie con una corda d’oro (1) .
Non è una catena per molti;
È nato da stirpe reale
E fu affidato (2) a una dama virtuosa.
Mettete le redini al mio bianco cavallo,
Mettete le redini al mio pony;
Cavalcherò fino alla Corte di Londra
A implorare per la vita di Geordie.
Geordie mai rubò una mucca o un agnello,
Non ha mai fatto del male a nessuno (3);
Ha rubato sedici cervi del Re (4)
E li ha venduti a Bohenny (5).
Ho partorito due bei bambini,
Il terzo lo porto in grembo;
Darei volentieri tutti e tre
Se salvaste la vita di Geordie.”
Il giudice (6) si guardò la spalla sinistra (7),
Disse, “Mi dispiace, bella fanciulla;
Bella fanciulla, te ne devi andare
Perché non posso perdonare Geordie.”
Impiccheranno Geordie con una catena d’oro, (8)
Non è una catena per molti;
Ha rubato sedici cervi del Re
E li ha venduti a Bohenny.

NOTE
1) sorge spontanea la domanda se la corda d’oro sia una leggenda o una prassi non proprio insolita per il tempo. Così F. Calza, “101 storie su Genova che non ti hanno mai raccontato”, Newton Compton Ed., 2016 riporta di un’impiccagione altrettanto singolare di un ladro (e nemmeno nobile) che aveva rubato la spada con fodero e pomo d’oro donata da papa Paolo III all’ammiraglio Andrea Doria di Genova e sepolta con lui; venne accusato tale Mario Calabrese, un sotto comito delle galee della Repubblica (un sotto ufficiale addetto alla manovra delle vele e ad altri servizi) e impiccato con un cappio d’oro proprio davanti alla chiesa di San Matteo .
2) tradotto anche come “sposato” o “innamorato” oppure “perse la testa per” la frase così diventa “perse la testa per una donna virtuosa”: si avvalora così l’ipotesi avanzata da Buchan che “Geordie” fosse Sir George Gordon of Gight (1514-1562), quarto conte di Huntly, il figlio di Margaret Stewart (figlia illegittima di Giacomo IV), imprigionato per essere entrato nelle grazie della moglie del Signore di Bignet una donna da bene precisa il narratore; il Venturi traduce “fu affidato” e con l’affido ci si riferisce alla donna e non alla moglie che lo ha allevato. Nella versione trascritta da Bob Waltz (qui) si dice “And courted a virtuous lady”
3) in alcune versioni di questo filone ritrovare in America è lo stesso Geordie a dire “I’ve never murdered any;
Stole sixteen of the king’s royal deer,
And sold them in Bohenny”
E’ interessante notare che Geordie o sua moglie negano l’accusa di furto di bestiame e di brigantaggio, che lo metteva nel mucchio degli “outlaw” dediti anche al bracconaggio (vedi)
4) quando i boschi da terra di tutti divennero di proprietà esclusiva del re o del signorotto locale nacque il bracconaggio di sussistenza. Ma nel Seicento il bracconaggio era diventata una forma di protesta contro l’autorità ed era praticato non tanto dai poveracci dei villaggi quanto dai nobili scapestrati. Le zone più colpite dal bracconaggio tra la fine del Settecento e l’Ottocento furono quelle delle Midlands e dell’Inghilterra del sud: Suffolk, Norfolk, Sussex, Wiltshire, Oxfordshire e Devon
5) Bohenny: Nessuna città o paese con tale nome è mai stata trovata in Gran Bretagna; una versione inglese ha però Newcastle, il che potrebbe far supporre qualche collegamento con la vicenda dell’impiccagione del bracconiere George Stools, avvenuta nel 1610. Da notare che Geordie è il nome con cui vengono chiamati gli abitanti di Newcastle-upon-Tyne (contea di Tyne e Wear – Northumbria): Geordie male, è il “maschio tipico di Newcastle” fannullone e dedito alla birra, rappresentato da Reg Smythe nella figura di Andy Capp. Esiste però, in Scozia, una Bohenie vicino a Pitlochrie.
6)  il giudice di contea era spesso lo stesso nobile derubato dal bracconiere e quindi poco incline al perdono. Il giudice avrebbe dovuto tener conto delle “attenuanti” come per l’appunto il numero dei figli. Se oggi noi tendiamo a interpretare la frase come memento “la legge è uguale per tutti” non così era la motivazione del tempo, perchè bastava la grazia del re per perdonare anche il più turpe assassinio. Il motivo per cui il giudice non può perdonare Geordie non è certo per essere giusto
7) l’espressione guardarsi le spalle (to look over one’s shoulder) indica la sensazione di un pericolo imminente, ma in questo caso significa “distogliere lo sguardo”
8) I primi bracconieri venivano tranquillamente uccisi sul posto dai guardiacaccia e probabilmente i loro corpi lasciati in pasto alle bestie selvatiche del bosco, successivamente le pene prevedevano l’incarcerazione e/o l’amputazione della mano (o l’abbacinamento)  fino alla pena capitale quando gli animali erano della riserva di caccia del Re. In Inghilterra con la Magna Charta libertatum (1215) vennero abolite le pene per la caccia di frodo, ma nella prassi quotidiana i giudici della contea (ovvero gli stessi nobili “derubati”) raramente erano ben disposti verso i bracconieri. Le condanne  però vennero mitigate nei secoli successivi e nel settecento il bracconiere rischiava solo la detenzione in carcere per qualche mese e/o le frustate. Era inoltre possibile pagare una multa (anche se salata) per riavere la libertà. Nel tardo Cinquecento la caccia al cervo (come veniva chiamata la caccia di frodo) era un’occupazione comune dei giovani e definita un “grazioso servizio”
“Ma qualcosa  [sulla guerra al bracconaggio] doveva essere rimasta nella coscienza dei fruitori di tali canzoni popolari.
La “Geordie” settecentesca, secondo quanto scrive Francis James Child, veniva venduta agli angoli delle vie di Londra per un penny. La triste vicenda del giovane bracconiere che viene condannato all’impiccagione con la giovane sposa (già madre di un paio di “pretty babies” ed incinta del terzo) che si reca ad implorare a corte per la sua vita, sembra che abbia avuto un successo clamoroso: “The broadside was sold out in three days and had to be continuously reprinted”, scrive il Child…
Poiché le “broadside ballads” trattavano usualmente di avvenimenti di cronaca (nera, e nei modi piu’ splatter possibili; una vera e propria “Cronaca Vera” dell’epoca), più d’un londinese cominciò ad inveire contro chi condannava a morte un ragazzo per avere rubato dei cervi e, il 17 agosto 1748, si rischio’ una mezza rissa quando un assembramento “pro-Geordie” venne sciolto con la forza vicino al Blackfriars Bridge (proprio quello dove fu ritrovato il cadavere del banchiere Calvi). Insomma, tutti ancora trovavano del tutto normale che un bracconiere potesse essere messo a morte; e questo la dice lunga su quel che dev’essere stata la guerra al bracconaggio. (Riccardo Venturi)
Nell’Ottocento invece si rischiava la deportazione in qualche colonia penale (la meta preferita l’Australia continua)

amazzone

GEORDIE VERSIONE INGLESE

ASCOLTA Anais Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballad 2013


As I walked out over London bridge
On a misty morning early
I overheard a fair pretty maid
Crying for the life of her Geordie
“Saddle me a milk white steed
Bridle me a pony
I’ll ride down to London town
And I’ll beg for the life of my Geordie”
And when she came to the courthouse steps/ The poor folks numbered many
A hundred crowns she passed around
Saying, “Pray for the life of my Geordie
He never stole a mule or a mare
He never murdered any
If he shot one of the king’s wild deer
It was only to feed his family”
And then she strode through the marble hall/ Before the judge and the jury/ Down on her bended knee she falls/ Crying for the life of her Geordie
“He never stole, he never slew
He never murdered any
He never injured any of you
Spare me the life of my Geordie”
The judge looked over his left shoulder/He says, “I’m sorry for thee
My pretty fair maid, you’ve come to late/ He’s been condemned already”
“But six pretty babes I had by him
The seventh one lies in my body
And I would bear them all over again
If you give me the life of my Geordie”
“Your Geordie will hang in a silver chain
Such as we don’t hang many
And he’ll be laid in a coffin brave
For your six fine sons to carry”
“I wish I had you in a public square
The whole town gathered around me
With my broad sword and a pistol too
I’d fight you for the life of my Geordie”
Tradotto da Cattia Salto *
Mentre attraversavo il Ponte di Londra
nella prima nebbia del mattino
sentii per caso una bella fanciulla
che si lamentava per la vita di Geordie.
Sellatemi un cavallo bianco,
mettete le redini al pony;
Cavalcherò fino a Londra
a implorare per la vita di Geordie.
E quando arrivò ai piedi del tribunale
c’era molta povera gente,
passò davanti a un centinaio di teste coronate dicendo “Vi supplico per la vita di Georgie, mai rubò un mulo o una giumenta, non ha mai ucciso nessuno;
se ha ucciso uno dei cervi del Re
è stato solo per sfamare la famiglia
Poi attraversò il salone di marmo
davanti al giudice e alla giuria
si gettò in ginocchio
lamentandosi per la vita di Geordie
Non ha mai rubato, né ucciso,
e nemmeno ha mai assassinato
nè offeso nessuno di voi
risparmiate la vita del mio Geordie
Il giudice (1)  distolse lo sguardo
e disse, “Mi dispiace per voi;
bella fanciulla, siete arrivata troppo tardi
è già stato condannato .”
Ho partorito sei bei bambini,
il settimo lo porto in grembo;
li partorirei di nuovo (2)
se salvaste la vita del mio Geordie.”
“Il vostro Geordie sarà impiccato con una catena d’argento (3),
non è una  catena per molti

e sarà deposto in una bella bara
da portare ai vostri cari sei figli.
Vorrei vedervi in una pubblica piazza
con tutta la città riunita introno 
con il mio spadone e anche la mia pistola a lottare conto di voi per la vita di Geordie (4)

NOTE
* dalla versione di Riccardo Venturi
1) il giudice di contea era spesso lo stesso nobile derubato dal bracconiere e quindi poco incline al perdono. Il giudice avrebbe dovuto tener conto delle “attenuanti” come per l’appunto il numero dei figli, ma evidentemente persegue altri interessi e per questo distoglie lo sguardo dalla dama
2) ossia ne metterei al mondo altri sei: la donna fa appello al numero dei figli e a un nascituro perchè erano tra le motivazioni che potevano aver spinto l’uomo al reato
3) una variante della corda d’oro
4) non tanto una sfida a singolar tenzone quanto l’eco di una minacciata ribellione del clan Gordon (vedi versione della ballata di Robert Burns qui)

GEORDIE VERSIONE ITALIANA DI FABRIZIO DE ANDRE’

De Andrè scrive una versione in italiano della ballata inglese, all’epoca ascoltando la traduzione di Maureen Rix ( rintracciata e intervistata da Walter Pistarini per il secondo libro “Fabrizio De André. Canzoni nascoste, storie segrete”) dell’arrangiamento di Joan Baez.
La conoscenza tra i due fu del tutto fortuita, Maureen lavorava come insegnante d’inglese alla scuola parastatale Pareto Ligure in Sampierdarena, (Genova) dove Fabrizio svolgeva la mansione di amministratore (guarda caso il padre Giuseppe era il proprietario della scuola) e i due condividevano l’interesse per la musica tradizionale. Nell’estate del 1965 Fabrizio chiese a Maureen di cercare dischi di musica tradizionale inglese e portarli in Italia durante la sua vacanza a Londra e di ritorno mentre ascoltavano le canzoni lei si mise a canticchiare Geordie..

ASCOLTA Fabrizio De Andrè&Maureen Rix 1966

ASCOLTA Angelo Branduardi in Il rovo e la rosa 2013, un omaggio a De Andrè

I
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d’amore,
piangeva per il suo Geordie.
II
Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
III
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
IV
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
V
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora
cadrà l’inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora (1)
VI
Nè il cuore degli inglesi nè lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare (2)“.
VII
Così lo impiccheranno con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

NOTE
1) tutta la parte femminile è una delicata rielaborazione di De Andè, meno interessato alla realtà dei processi d’epoca medievale e più a suscitare l’empatia del pubblico giovanile di quegli anni
2) De Andrè mette in bocca al giudice una sentenza di pietra “la legge non può cambiare“,  il tema della giustizia è ricorrente nelle canzoni di De Andrè, e qui la legge è suprema, al di sopra di tutto e tutti, nella sua “assoluta” imparzialità, è il principio di autorità che è stato leso con il furto dei cervi del re, un ordine stabilito da Dio.  Ed ecco che riaffiorano le ragioni del cuore e dell’umanità “calpestate” da una giustizia cieca, che non può provare pietà neanche di fronte all’amore più puro.

la versione scozzese continua

BRACCONIERI, FORESTE, OPPOSIZIONE di Riccardo Venturi

Nel poemetto “Piers Plowman” (“Pietro l’Aratore”) di William Langland, scritto in medio inglese nel XIV secolo, vi e’ un famoso passo in cui un contadino si domanda come mai tutti i nomi di animali vivi siano inglesi, mentre quando vengono cucinati diventano francesi. Così l’inglese “pig”, cucinato, diventa “pork”; il “calf” (vitello) diventa “veal” (francese antico “vel”, moderno “veau”); il “deer” (cervo) diventa “cerf” (non più in uso nell’inglese moderno); e così via.
La risposta e’ semplicissima: l’allevamento e la caccia servivano alle tavole dei re e dei ricchi; i quali re e ricchi, nell’Inghilterra di allora, parlavano francese. Per tre secoli, dalla conquista normanna di Guglielmo con la battaglia di Hastings fino al 1362, data meno nota ma che segna il ristabilimento ufficiale della lingua inglese (nel frattempo modificatasi enormemente in seguito all’influsso francese) come lingua di corte ed amministrativa, il francese e’ la lingua delle classi dominanti, mentre il disprezzato inglese e’ la lingua del popolo, delle classi piu’ umili, dello “strato basso”.
Quelli, insomma, che gli animali li devono allevare per farli mangiare agli altri. E di quelli che non possono piu’ andare a cacciare liberamente nelle foreste, per sfamarsi e sfamare le loro famiglie, perche’ nel frattempo una classe dominante ha importato la “nobile arte” della caccia come “sport” di élite, chiudendo le foreste ai poveracci e organizzando il proprio divertimento (che e’ anche forma di addestramento militare) con battitori, cani, cavalli e servi.

Nasce cosi’ la “caccia di frodo“, il bracconaggio; una cosa che nell’Inghilterra anglosassone prenormanna non esisteva assolutamente. E viene, da subito, sottoposta a leggi severissime. Le foreste, mezzo di sostentamento delle classi popolari non soltanto con la caccia, diventano luoghi di esclusiva proprieta’ del re e delle classi aristocratiche. Ancora in epoca elisabettiana, la maggior parte del territorio inglese e’ ricoperta da fitte boscaglie; logico, quindi, che in quella che, con tutti le cautele del caso, puo’ essere definita “coscienza popolare”, le foreste diventino un luogo di opposizione. E di durissima opposizione.
Non e’ un caso che, sin dal XIV secolo, si parli di “guerra al bracconaggio”. E non e’ un caso che nasca, forse su basi reali, la leggenda di Robin Hood (che nelle molte ballate tradizionali che lo riguardano, spesso viene definito con l’appellativo di “free hunter”).
Le leggi che riguardavano l’esercizio della caccia divengono via via sempre piu’ draconiane: vengono istituiti i guardacaccia armati al servizio del re o del signore locale, ai quali viene data la facoltà di poter abbattere sul posto chi viene sorpreso a cacciare di frodo. Chi si recava a cacciare in una foresta per mangiare qualcosa rischiava quindi la vita. Si organizzano bande di cacciatori abusivi i quali, a volte, riescono a sopraffare i guardacaccia e ad ucciderli nei modi più atroci (anche, naturalmente, per vendicarsi di trattamenti del tutto analoghi da parte dei guardacaccia).

Nasce così, nella foresta, come luogo di opposizione, la figura dell’ “outlaw“. Con un termine popolare antico, inglesizzato sì, ma di antica derivazione danese (“udlav”). E i signori si trovano a malpartito, ad esprimere tale termine in francese. Rimane in inglese. Gli outlaws parlano soltano la lingua bassa e hanno nomi da bovari, da porcari, da servi.

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-LifeGeordie.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2206
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=18312
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/geordie.html
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch209.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Geordie
http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Gordon
https://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2012/02/27/le-foreste-nel-medioevo-tra-economia-ed-ecologia/
http://georgianagarden.blogspot.it/2010/03/il-bracconaggio.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=6782
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5658&lang=en
http://www.bielle.org/fabriziodeandre/pages/tradpop.htm#scheda
http://www.panorama.it/musica/fabrizio-de-andre-libro-storie-inediti-walter-pistarini/

SIR PATRICK SPENS

the-shipwreckChild ballad #58
Sir Patrick Spens

Una ballata tradizionale dalle antiche origini storicamente riguardante una spedizione navale per ordine del re di Scozia, è la cronaca di uno sventurato viaggio in mare che si conclude con un naufragio. Gli studiosi non sono concordi nell’individuare con precisione i personaggi coinvolti nella vicenda, alcuni ipotizzano si trattasse della missione diplomatica incaricata al trasporto di Margherita figlia di Alessandro III di Scozia data in sposa ad Erik II re di Norvegia; era l’agosto del 1281 e sulla via del ritorno, probabilmente ad autunno inoltrato, la nave affondò al largo delle Isole Ebridi. Altri invece  che la vicenda si riferisca all’altra Margherita, nota come la “Vergine della Norvegia” figlia dei due, che morì in mare nei pressi delle isole Orcadi nel settembre del 1290 all’età di 7 anni.
Per altri invece il re è Giacomo VI, che nell’agosto del 1589 inviò i suoi emissari al “matrimonio per procura” con Anna di Danimarca. La spedizione che doveva portare la sposa in Scozia fu dispersa in mare a causa di una tempesta e la nave di Anna riuscì a sbarcare sulle coste della Norvegia. A ottobre il re partì personalmente per cercare la moglie e la raggiunse a Oslo il 19 novembre.
Sull’isola Papa Stronsay (Isole Orcadi) a Knowle Earl c’è una tomba che viene ricordata dagli abitanti del luogo come la tomba di Sir Patrick Spens.

La ballata ha numerose varianti e melodie abbinate: quella interpretata da Ewan MacColl  nella versione imparata dal padre è quella più epica!

ASCOLTA Un’altra versione collezionate dalla tradizione orale scozzese negli archivi Tobar an Dualchais

Due sono però le melodie riprese a partire dal folk revival americano degli anni 70: quella dei Fairport Convention e quella di Nic Jones.

PRIMA VERSIONE: FAIRPORT CONVENTION

La prima release  ufficiale del brano è in Full House   1970 con Dave Swarbrick come voce solista, seguita da una bonus track in Liege & Lief 2002 con la voce di  Sandy Danny.
La melodia è la stessa della ballata Hughie Graeme   (versione di Ewan MacColl)
Il testo riprende i tratti più salienti della  ballata: il perentorio ordine del re nel mandare un comandante esperto del  mare in un pericoloso viaggio (o per una missione particolarmente delicata e  della massima importanza); il tentativo di Spens di declinare l'”invito” adducendo il pretesto di non essere l’uomo più adatto per l’impresa; il presagio nefasto della mezza luna e l’avvistamento della sirena; l’ultimo pensiero alla moglie che attenderà invano il suo ritorno
ASCOLTA Fairport Convention in Liege & Lief 2002

I
The King sits in Dunfirmline town, drinking of a blood Red wine
“Where can I get a steely skipper
to sail this might boat of mine?”
II
Then up there spoke a bonny boy,
sitting at the King’s right knee/”Sir Patrick Spens is the very best seaman/that ever sailed upon the sea”
III
The King has written a broad letter
and sealed it up with his own right hand
Sending word unto Sir Patrick
to come to him at his command
IV
“An enemy then this must be
who told the lie concerning me
For I was never a very good seaman,/nor ever do intend to be”
V
“Last night I saw the new moon clear/with the old moon in her hair/And that is a sign since we were born/that means there’ll be a deadly storm”
VI
They had not sailed upon the deep a day,/a day but barely free/When loud and boisterous blew the winds/and loud and noisy blew the sea
VII
Then up there came a mermaiden,
a comb and glass all in her hand
“Here’s to you my merry young men
for you’ll not see dry land again”
VIII
“Long may my lady stand
with a lantern in her hand
Before she sees my bonny ship come/sailing homeward to dry land”
IX
Forty miles off Aberdeen,
the waters fifty fathoms deep
There lies good Sir Patrick Spens
with the Scots lords at his feet

Traduzione di Cattia Salto *
I
Sta il Re nella città di Dumferling
bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un capitano d’acciaio
per far salpare questa mia nave?”
II
S’alza a parlare un bel fanciullo
che stava al fianco destro del Re:
“Tra i marinai che conoscano il mare
Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
III
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
firmandolo di sua propria mano
e l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
perchè si rimettesse al suo comando.
IV
“Un nemico di certo deve essere,
che ha mentito su di me perchè io non sono un buon marinaio,
e mai ho preteso di esserlo”
V
“La luna nuova, l’ho vista bene iersera con quella vecchia tra i capelli (1); e questo è da sempre un segno per indicare che ci sarà un’orrenda tempesta”
VI
Non avevano navigato che un giorno quando soffiò forte un vento di tempesta e il mare si sollevò alto e impetuoso.
VII
Allora venne una sirena con il pettine e lo specchio tra le mani;
“Ecco per voi, cari giovanotti
non vedrete più la terraferma”.
VIII
“A lungo, la mia sposa attenderà
con la lanterna in mano
prima di vedere la mia bella nave
veleggiare verso la terraferma”.
IX
Quaranta miglia al largo di Aberdeen l’acqua è profonda cinquanta metri; là giace il bravo Sir Patrick Spens, ed i signori scozzesi ai suoi piedi.

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) è opinione dei marinai scozzesi che vedere la sagoma scura della luna nuova con una piccola porzione di falce della luna vecchia sia segno di tempesta.

SECONDA VERSIONE: NIC JONES

La versione testuale è più articolata della precedente, la missione resta sempre segreta ed è conservata nel testo della lettera recapitata a Sir Patrick mentre si trova sulla spiaggia; nel leggere le prime righe egli si mettere a ridere pensando ad uno scherzo, ma arrivato alla fine della lunga lettera piange per la crudeltà della sorte: il re gli ha  impartito l’ordine di comandare una piccola flotta di 7 navi in una stagione inadatta ai viaggi per mare: nella ballata resterà sempre vago il ruolo diplomatico di Spens che più probabilmente è un semplice comandante di vascello e buon marinaio ma non un nobile essendo l’appellativo di Sir un aggiunta gratuita o più tarda (riferita alla nobiltà d’animo e alla sua condotta valorosa).

Pur nella drammaticità della cronaca non mancano ironiche pennellate ai danni della nobiltà scozzese, la prima nella VII strofa, una sorta di “visione” da parte di Spens in cui immagina i Lord preoccupati di bagnarsi le scarpe mentre stanno per annegare, e i loro cappelli piumati galleggiare sull’acqua dopo che la nave è affondata; e nell’ultima strofa in cui l’abisso accoglie i corpi dei nobili.. ai piedi di Spens, in una sorta di giustizia divina.

Magistrale e “cinematografica” come nota Roberto Venturi, la scena delle donne in attesa, che non sanno ancora ciò che è accaduto ai loro sposi: un dolore solo annunciato con la forza evocativa dell’immagine. Concludo citando le parole di Riccardo Venturi:
“Sir Patrick Spens è da molti anche vista come il contrasto tra il Potere e la Ragione, con il Re che, bevendo il suo prezioso vino, ordina all’esperto marinaio una cosa assurda e pericolosa senza neanche chiedere il suo parere; con i nobili che, in una situazione tanto tragica, altro non pensano che ai loro bei vestiti ed alle scarpe; con i poveri marinai che periscono tragicamente per assolvere al loro dovere. Ma tutto sfuma con un tono dolente, di rassegnazione: così è stato, e così doveva essere.”

MU6
James Archer: The Legend of Sir Patrick Spens, 1870

ASCOLTA Nic Jones in Ballad and Song 1970

La melodia è quella contenuta nei due volumi “Traditional Ballad Airs” pubblicati alla fine del XIX secolo da Dean William Christie, Vol I pag 6 (per scaricare i volumi vedi)

I
The King he sits in Dunfermline town,/A-drinking the blood-red wine;/”O where will I get a fine mariner/To sail seven ships of mine?”
II
And then up spoke a fine young man,/Sat at the King’s right knee: “Sir Patrick Spens is the best mariner/has ever sailed the seas.”
III
So the King has a-written a broad letter,/And signed it with his own hand, And he’s sent it off to Sir Patrick Spens,/a-walking all on the strand.
IV
And the very first line that Patrick he read/ a little laugh then gave he,/
And the very last line that Patrick read/The salt tears filled his eyes.
V
‘Oh who is he that’s done this deed
And told the King of me?
For never was I a good mariner
and never do intend to be’
VI
“Late yestreen I saw the new moon,
With the old moon in her arms,
And I fear, I fear, a deadly storm
our ship’n she will come to harm.”
VII
O our Scots nobles were licht laith
To weet their cork-heil’d schoone;
Bot lang owre a’ the play wer playd
Their hats they swam aboone.
VIII
“But rise up, rise up my merry men all./Our little ship she sails in the morn/Whether it’s a-windy, or whether it’s a-wet
or whether there’s a deadly storm”
IX
And they hadn’t been a-sailing a league or more,/ A league but barely nine./’Til the wind and wet and sleet and snow
coming a-blowing up behind.
X
“O where can I get a little cabin boy
to take the helm in hand?
While I go up to the topmast high
and see if I can ‘t spy land”
XI
“Come down, come down Sir Patrick Spens
We fear that we all must die
For in and out of the good ship’s hull/The wind and the ocean fly”
XII
And the very first step that Patrick he took
The water it came to his knees
And the very last step that Patrick he took
They drowned they were in the seas
XIII
And many was the fine feathered bed/That floated on the foam
And many was the little Lord’s son
That never never more came home
XIV
And long long may their Ladies sit
With their fans all in their hands
Before they see Sir Patrick Spens
Come a-sailing along the strand
XV
For it’s fifty miles to Aberdeen shore
It’s fifty fathoms deep
And there does lie Sir Patrick Spens
With the little Lords at his feet

Tradotto da Cattia Salto*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
per far salpare sette delle mie navi?”
II
S’alza a parlare un bel giovanotto
che stava al fianco destro del Re:
“Sir Patrick Spens è il miglior marinaio che abbia mai solcato i mari ”
III
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
firmandolo di sua propria mano
e l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
che camminava sulla spiaggia.
IV
La prima riga che Sir Patrick lesse
scoppiò a ridere proprio di gusto;
ma la seconda riga che lesse,
gli occhi gli si empiron di pianto.
V
“Oh chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re? Perchè io non sono un buon marinaio, e mai ho preteso di esserlo”
VI
“La luna nuova, l’ho vista bene iersera con quella vecchia tra le braccia (1); e io temo un’orrenda tempesta a danno delle nostre navi.”
VII
Eran restii, quei nobili scozzesi
a bagnarsi i loro tacchi di sughero;
ma prima che tutto fosse finito i loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
VIII
“Ma alzatevi, alzatevi miei valenti compagni la nostra cara nave salperà al mattino
che ci sia vento o pioggia
o anche un’orrenda tempesta!”
IX
E non avevano percorso che una lega o poco più di nove
quando il vento e la pioggia,
il nevischio e la neve vennero a rincorrerli
X
“Dove posso trovare un mozzo
che prenda il timone in mano?
Mentre vado sulla coffa
e cercare di avvistare una terra”
XI
“Scendi, scendi Sir Patrick Spens
temiamo tutti di morire
perchè dentro e fuori allo scafo della nave vento e oceano si riversano”
XII
E al primo passo che Sir Patrick Spens fece,
l’acqua gli arrivò alle   ginocchia
e l’ultimo passo che Sir Patrick Spens fece,
erano annegati nell’oceano
XIII
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai, mai più ritornarono a casa
XIV
A lungo, a lungo le loro spose
staranno con il ventaglio in mano in attesa di vedere Sir Patrick Spens veleggiare verso terra.
XV
Cinquanta miglia al largo di Aberdeen
l’acqua è profonda cinquanta metri;
là giace Sir Patrick Spens,
con i nobili ai suoi piedi.

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) Il verso è citato anche da Samuel Taylor Coleridge in “Rime of the Ancient Mariner”

TERZA VERSIONE: SIR WALTER SCOTT

Aggiungo all’ascolto ancora due interpretazioni, anche per le varianti testuali contenute: fu Sir Walter Scott nel suo Minstrelsy of the Scottish Border – Volume 1 a ricamare sul riscontro storico della cronaca e ad aggiungere i riferimenti alla Norvegia 

 Jim Malcolm in Home (2002) Melodia di Jim Malcom.


I
The king sits in Dunfermline town
Drinking the blude-red wine;
“Whare will I find a skeely skipper
To sail this new ship o mine?”
And up and spak the eldest knicht
From where he sat by the king’s richt knee;/”Sir Patrick Spens is the best sailor/That ever sail’d the sea.”
II
The king has written a braid letter
And seal’d it with his hand
And sent it to Sir Patrick Spens
Who was walking on the strand.
The first word that Sir Patrick read
So loud, loud laugh did he;
The neist word that Sir Patrick read
The tears blinded his e’e.
Chorus (repeat):
“To Noroway, to Noroway
To Noroway o’er the faem
The king’s daughter o Noroway
it’s you must bring her hame.”
III
“O wha is this has done this deed
And tauld the king o me
To send us out, this time of year
To sail upon the sea?”
“Be it wind, weet, hail, or sleet
Our ship must sail the faem;
The king¹s daughter o Noroway
‘Tis we must bring her hame.”
IV
“Mak ready all my merry men
our gude ship sails the morn.”
“Alas alack, my master dear,
for I fear a deadly storm.
I saw the new moon late yestreen
Wi’ the auld moon in her arm;
And if we gang to sea the morn
I fear we’ll come to harm.”
V
They hadna sail’d a league, a league
A league but barely three
The darkness grew the wind blew loud
And gurly grew the sea.
The ankers brak, the topmast lap
And it was sic a deadly storm:
The waves cam owre the broken ship
Till a’ her sides were sorely torn.
VI
O laith o laith, were our Scots lords
To wet their cork-heel’d shoon;
But lang afore the play was play’d
They wat their hats aboon.
And mony was the feather bed
That flatter’d on the faem;
And mony was the gude lord’s son
That never mair cam hame.
VII
O lang, lang may the ladies sit
Wi’ their fans into their hand
Before they see Sir Patrick Spens
Come sailing to the strand.
Half-owre, to Aberdour
Tis fifty fathoms deep;
And there lies Sir Patrick Spens
Wi’ the Scots lords at his feet.
Tradotto da Riccardo Venturi*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
Per far salpare questa mia nuova nave?” S’alza a parlare un anziano cavaliere (1) Che stava al fianco destro del Re: “Tra i marinai che conoscano il mare Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
II
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano
E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
Lui camminava sulla spiaggia.
La prima riga che Sir Patrick lesse
Scoppiò a ridere proprio di gusto;
Ma la seconda riga che lesse,
Gli occhi gli si empiron di pianto.
CORO
“Per la Norvegia, la Norvegia
per la Norvegia sulle onde del mare
la figlia del re di Norvegia (2)
devi riportare a casa”
III
“Chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re?
Mandarci fuori in questa stagione (3),
a solcare il mare?
Che ci sia vento o pioggia o grandine e nevischio, la nostra nave deve navigare sulle onde; 
la figlia  del re della Norvegia dobbiamo riportare a casa”
IV
“Presto, presto, miei valenti compagni,
Dobbiam salpare domattina;”
“Che cosa dici, mio comandante?
Io temo un’orrenda tempesta.
“La luna nuova, l’ho vista iersera
Con quella vecchia tra le braccia;
Ed ho paura, mio comandante
Che passeremo una grande sciagura.”
V
E non avevano percorso una lega o poco più di tre
che l’oscurità crebbe, il vento soffiò forte e la tempesta gonfiò il mare
L’ancora si spezzò, l’albero maestro s’inclinò ed era proprio un’orrenda tempesta: le onde soverchiarono la nave danneggiata, finchè i suoi fianchi si rovesciarono
VI
Eran restii, quei nobili scozzesi
A bagnarsi i loro tacchi di sughero;
Ma prima che tutto fosse finito
I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai più ritornarono a casa
VII
A lungo, a lungo le loro spose
staranno con il ventaglio in mano in attesa di vedere Sir Patrick Spens veleggiare verso terra.
Laggiù, laggiù, vicino a Aberdour
L’acqua è profonda cinquanta metri;
Là giace il bravo Sir Patrick Spens,
Ed i signori scozzesi ai suoi piedi.

NOTE
* integrazione di Cattia Salto
1) quella del vecchio cavaliere è un topico per indicare un consigliere del Re di provata esperienza
2) Sir Scott propende per il viaggio di ritorno in Scozia di Margherita “Vergine della Norvegia” in qualità di nuova regina dopo la morte senza eredi del nonno Alessandro III.
3) in questo verso si fa riferimento alla consuetudine, diventata anche legge, di non andare per i mari del Nord da ottobre a febbraio, i mesi più pericolosi per le frequenti tempeste

ASCOLTA Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballads 2013


I
The king sits in Dumfermline town
Drinking the blood red wine
Where can I get a good captain
To sail this ship of mine?
Then up and spoke a sailor boy
Sitting at the king’s right knee
“Sir Patrick Spens is the best captain
That ever sailed to sea”
II
The king he wrote a broad letter
And he sealed it with his hand
And sent it to Sir Patrick Spens
Walking out on the strand
“To Norroway, to Norroway
To Norway o’er the foam
With all my lords in finery
To bring my new bride home”
III
The first line that Sir Patrick read
He gave a weary sigh
The next line that Sir Patrick read
The salt tear blinds his eye
“Oh, who was it? Oh, who was it?
Who told the king of me
To set us out this time of year
To sail across the sea”
IV
“But rest you well, my good men all
Our ship must sail the morn
With four and twenty noble lords
Dressed up in silk so fine”
“And four and twenty feather beds
To lay their heads upon
Away, away, we’ll all away
To bring the king’s bride home”
V
“I fear, I fear, my captain dear
I fear we’ll come to harm
Last night I saw the new moon clear
The old moon in her arm”
“Oh be it fair or be it foul
Or be it deadly storm
Or blow the wind where e’er it will
Our ship must sail the morn”
VI
They hadn’t sailed a day, a day
A day but only one
When loud and boisterous blew the wind
And made the good ship moan
They hadn’t sailed a day, a day
A day but only three
When oh, the waves came o’er the sides
And rolled around their knees
VII
They hadn’t sailed a league, a league
A league but only five
When the anchor broke and the sails were torn
And the ship began to rive
They hadn’t sailed a league, a league
A league but only nine
When oh, the waves came o’er the sides
Driving to their chins
VIII
“Who will climb the topmast high
While I take helm in hand?
Who will climb the topmast high
To see if there be dry land?”
“No shore, no shore, my captain dear
I haven’t seen dry land
But I have seen a lady fair
With a comb and a glass in her hand”
IX
“Come down, come down, you sailor boy/I think you tarry long
The salt sea’s in at my coat neck
And out at my left arm”
“Come down, come down, you sailor boy/It’s here that we must die
The ship is torn at every side
And now the sea comes in”
X
Loathe, loathe were those noble lords
To wet their high heeled shoes
But long before the day was o’er
Their hats they swam above
And many were the feather beds
That fluttered on the foam
And many were those noble lords
That never did come home
XI
It’s fifty miles from shore to shore
And fifty fathoms deep
And there lies good Sir Patrick Spens
The lords all at his feet
Long, long may his lady look
With a lantern in her hand
Before she sees her Patrick Spens
Come sailing home again
Tradotto da Riccardo Venturi*
I
Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:
“Dove lo trovo un buon marinaio
Per far salpare questa mia nave?”
S’alza a parlare un marinaio
Che stava al fianco destro del Re:
“Tra i marinai che conoscano il mare
Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”
II
Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano
E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,
Lui camminava sulla spiaggia.
“Per la Norvegia, la Norvegia
per la Norvegia sulle onde del mare
con tutti i nobili in pompa magna
a portare a casa la mia nuova moglie”
III
La prima riga che Sir Patrick lesse
Scoppiò a ridere proprio di gusto;
Ma la seconda riga che lesse,
Gli occhi gli si empiron di pianto.
“Chi è stato a farmi questo,
e ha parlato di me al Re?
Mandarci fuori in questa stagione,
e mettersi in mare?”
IV
“Ma riposate bene miei compagni, la nostra nave deve salpare al mattino; con ventiquattro nobili signori vestiti di bella seta.

E ventiquattro letti di piume su cui appoggiare le loro teste, via via a portare a casa la nuova moglie del Re”
V
“Temo mio caro capitano
temo che avremo di che pentirci
vidi iersera la luna nuova
Con quella vecchia tra le braccia”
“Faccia bello o faccia brutto
o faccia un’orrenda tempesta e il vento soffi a volontà, la nostra nave deve partire al mattino”
V
Non era trascorso che un giorno di navigazione, solo un giorno
quando il vento soffiò forte e tempestoso, e fece gemere la nave.
Non era trascorso che un giorno di navigazione, o forse tre
quando le onde si riversarono dalle fiancate
e salirono fino alle ginocchia
VII
E non avevano percorso una lega o poco più di tre
che l’ancora si spezzò, e le vele si strapparono
e la nave si sfasciò.
E non avevano percorso una lega o poco più di nove
quando le onde si riversarono dalle fiancate
e salirono fino al mento
VIII
“Chi sale sulla coffa
mentre tengo il timone?
Chi sale sulla coffa
a vedere se c’è della terra ferma?”
“Nessuna spiaggia, nessuna spiaggia mio caro capitano, non ho visto terra ferma, ma ho visto una bella dama con un pettine e uno specchio in mano”
IX
“Scendi, scendi mozzo,
credo che sei rimasto abbastanza
il mare è arrivato al collo
e ho solo fuori il mio braccio sinistro”
“Scendi, scendi mozzo,
è qui che dobbiamo morire
la nave è squassata da ogni parte
e il mare è entrato”
X
Eran restii, quei nobili scozzesi
A bagnarsi i loro tacchi di sughero;
Ma prima che tutto fosse finito
I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.
E molti furono i bei letti di piume
che galleggiarono sulle onde
e molti furono i figli di Lord
che mai più ritornarono a casa
XI
A cinquanta miglia dalla costa
e a cinquanta metri di profondità;
Là giace il bravo Sir Patrick Spens,
Ed i signori ai suoi piedi.
A lungo, a lungo la sua sposa
starà con una lanterna in mano
in attesa di vedere Sir Patrick Spens
Veleggiare verso terra.

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch058.htm
http://mainlynorfolk.info/sandy.denny/songs/sirpatrickspens.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=24503&lang=en
http://sites.williams.edu/sirpatrickspens/the-library/
http://sairam-english-literature.blogspot.it/2009/06/ballad-sir-patrick-spens-poem-summary.html
http://rmangum2001.wordpress.com/2010/05/16/sir-patrick-spens/
http://sites.williams.edu/sirpatrickspens/origins/
http://www.papastronsay.com/island/
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_58
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8429
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63902