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SIR EGLAMORE THE HUNTER

Child ballad # 18
TITOLI: “Sir Lionell”,  “Sir Eglamore”, “Sir Egrabell”, “Bold Sir Rylas”, “The Jovial Hunter (of Bromsgrove)”, “Horn the Hunter”, “Wild Boar”, “Wild Hog in the Woods”, “Old Bangum”, “Bangum and the Boar”, The Wild Boar and Sir Eglamore, “Old Baggum”, “Crazy Sal and Her Pig”, “Isaac-a-Bell and Hugh the Graeme”, “Quilo Quay”, “Rury Bain”, “Rackabello”, “The Old Man and hisThree Sons”

San Giorgio e il Drago, Girard Master

La ballata è incentrata sul prode cavaliere errante che sfida le forze oscure rappresentate da giganti o streghe, cinghiali o draghi, come da copione nei racconti sui Cavalieri della Tavola Rotonda.
La storia del prode cavaliere che sconfigge il male è stata narrata sia nel romance dal titolo Sir Eglamour of Artois  (circa 1350) che nella ballata Sir Lionel riportata dal professor Child e conosciuta con vari titoli. (prima parte qui)

LA VERSIONE DI THOMAS D’URFEY

La ballata sul finire del Seicento è incentrata sulla lotta tra il cavaliere e il drago
ASCOLTA The City Waites  riprendono per buona parte il testo del broadside del XVII secolo (vedi) COURAGE CROWNED WITH CONQUEST, OR, A brief Relation how that valiant Knight and heroick champion, Sir Eglamore, bravely fought with, and manfully slew a terrible huge great monstrous Dragon.” (strofe I, II da V a IX e l’intercalare diventa: with his fa, la, lanctre down dilie)

In “Wit and Mirth, Or, Pills to Purge Melancholy” Thomas D’Urfey riporta testo e melodia di Sir Eglamore (III, 1719-1720)

ASCOLTA su Spotify Jean Luc Lenoir Sir Eglamore /The Dragon Jig in Old Celtic & Nordic Ballads 2013 (che segue integralmente la versione di D’Urfey)

ASCOLTA Kate Rusby (versione rifatta in polacco dai GreenWood Qui) (strofe da I a VIII)

I
Sir Eglamore was a valiant knight,
fa la lanky down dilly,
He took up (fetcht) his sword and he went to fight,/fa la lanky down dilly.
As he rode (went) o’er hill and dale,
All armed (clothed) in a coat of mail,
Fa la la m ba di n da da n da, lanky down dilly..
II
Out came (1) a dragon from her (2) den,/That killed (3)  God (the Lord) knows how many men,/When she saw Sir Eglamore,/You should have hear that dragon roar(4).
III
Then the trees began to shake,
Horse (stars) did tremble and man did quake,
The birds betook them all to peep (5),
it would have made a grown man weep(6)
IV
But all in vain it was to fear,
For now they fall to fight like bears (7),
To it they go and soundly fight,
the live-long day from more ‘till night,
V
This dragon had a plaguey hide,
That could the sharpest steel abide (8),
No sword could enter through her skin (with cuts), (9)
Which vexed the knight and made her grin (10)
VI (11)
But as in choler she did burn,
He fetched the dragon a great good turn,
As a yawning she did fall,
he thrust his sword up, hilt and all,
VII
(Then the dragon) Like a coward she did fly (began to fly),
(Un)To her den which was hard by,
There she lay all night and roared (12),
the knight was sorry (vexed) for his sword (13)
VIII
When all this was done, to the ale-house he went,
And by and by his twopence he spent,
For he was so hot with tugging with the dragon,
That nothing would quench him but a whole flaggon.
IX
Now God preserve our King and Queen
And eke in London may be seen,
As many knights – and as many more
And all so good as  Sir Eglamore
Tradotto da Cattia Salto
I
Sir Eglamore era un prode cavaliere
fa la lanky down dilly,
prese la spada e andò a combattere
fa la lanky down dilly,
cavalcò per colli e valli
tutto bardato con la cotta di maglia
Fa la la m ba di n da da n da, lanky down dilly..
II
Un drago sbucò dalla tana,
uccisore Dio solo sa di quanti uomini,
quando vide Sir Eglamore,  avreste dovuto sentire che ruggito !
III
Gli alberi tremavano, il cavallo tremava e l’uomo tremava
gli uccelli si misero a pigolare e
un uomo adulto si sarebbe disperato
IV
Ma era inutile aver paura perchè iniziarono a combattere come orsi vanno all’assalto con forza e clangore per tutto il giorno e anche fino a notte
V
Quel drago aveva una maledetta pelle
che poteva resistere all’acciaio più affilato
nessun colpo di spada la feriva, il che preoccupava il cavaliere e faceva sogghignare il drago
VI
Ma mentre in collera sputava fuoco
riportò sul drago un gran bel tiro
appena si abbassò a prender fiato, nelle fauci
lui spinse la spada fino all’elsa
VII
Da vigliacco volò via
nella sua tana tra le rocce
là stette tutta la notte e ruggì
mentre il cavaliere era dispiaciuto per la sua spada
VIII
Quando tutto fu finito andò nella locanda
e pian piano spese i suoi due penny
perchè si era così accaldato nella lotta con il drago
che solo un intero bottiglione avrebbe potuto dargli sollievo
IX
Che Dio preservi il nostro Re e la Regina
che anche a Londra si possano vedere tanti cavalieri e anche più,
tutti bravi come Sir Eglamore

NOTE
1) D’Urfey scrive “There leap’d a Dragon out of her Den” mentre nel broadside è scritto “A huge great dragon leapt out of his den”,
2) per D’Urfey il drago è una draghessa, nel broadside invece è un maschio
3)  D’Urfey scrive “had slain”
4) il verso di drago è solitamente una via di mezzo tra il grugnito di un cinghiale e il ruggito di un leone. D’Urfey scrive “Oh that you had but heard her roar!” Il broadside dice invece: “Good lack, had you seen how this dragon did roar!”
5) Il broadside dice invece: “But had you seen how the birds lay peeping”,
6) D’Urfey scrive “Oh!T’would have made one fall a-weeping” e il broadside “‘Twould have made a man’s heart to fall a weeping. ”
7) D’Urfey scrive “For now they fall to’t, fight Dog, fight Bear”
8) nel broadside si legge “Which could both sword and spear abide”,
9)  nel broadside si legge “He could not enter with hacks and cuts”.
10) D’Urfey scrive “wich vexed teh Knight unto the Guts” e il bradside “Which vexed the knight to the very heart’s blood ”
11) Nel broadside il verso è così modificato
“But now as the knight in choler did burn,
He owed the dragon a shrewd good turn,
In at his mouth his sword he bent,
The hilt appeared at his fundament. ”
12) Il broadside dice “And there he laid him down, and roar’d”
13) D’Urfey  aggiunge: but riding away, he cries, I forsake it,he that will fetch it, let him take it

continua

FONTI
https://www.patana.ac.th/Music/Student%20Resources%20and%20recordings/sir_eglamore_and_the_dragon.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=5369
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50640

GNOMI O NANI?

gnomo-troncoI nani del folklore sono piccoli vecchietti barbuti dalle guance rubizze e l’aspetto da boscaiolo, nel mondo fantasy sono invece una piccola e fiera stirpe di guerrieri dalla forza prodigiosa.
Il mondo delle fiabe accomuna nani e folletti, attribuendo ai folletti uno spirito più burlone e ai nani una fissazione per le miniere di gemme.
Nelle fiabe nano e gnomo sono termini equivalenti.

Spiriti della terra e del sottosuolo, i nani vengono chiamati gnomi nel 1500 dall’alchimista Paracelso (in  Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris et de caeteris spiritibus) che potrebbe aver coniato il termine “gnomus” proprio per descrivere questi piccoli elementari, i quali molto condividono con i nani della mitologia norrena.
Sono massicci, compatti e dalla grande forza, sono loro che mettono in moto l’elemento minerale della terra per nutrire le radici delle piante. continua
Ci dice Rudolf Steiner che quando in autunno la pianta appassisce, e disperde tutta la sua materia fisica nell’ambiente, nel terreno  penetra la forma ideale della pianta.  Gli gnomi percepiscono le forme di questa pianta ideale e le custodiscono in sé. Quando poi anche i semi  penetrano nel terreno,  gli gnomi, nel corso dell’inverno fanno sì che questa struttura femminile della pianta ideale s’incontri con i semi maschili. Da questo incontro, da questo abbraccio del femminile e del maschile nell’accogliente caldo mondo sotterraneo, avviene la fecondazione di una nuova pianta che spunterà in superficie a primavera, per donarci vita, bellezza, ristoro. (tratto da qui)

DVERGAR

Nella mitologia norrena e germanica  dvergar è la stirpe dei nani nata dalle carni pietrificate del gigante Ymir. Appena nati sembrano dei vermi e gli dei danno loro forma umana, coscienza e intelligenza. (vedi)
Nell’Edda in prosa quattro nani sono posti a reggere il firmamento uno per ogni punto cardinale, gli altri vivono nello Svartálfaheimr, (il mondo degli elfi neri) ovvero sottoterra. Le saghe non ce li descrivono mai e così noi li vediamo con gli occhi del medioevo, rozzi, deformi e di piccola statura (nonchè con tratti demoniaci).

Guardiani delle miniere e custodi di monili e monete d’oro, gioielli e pietre preziose sono partecipi dei segreti delle piante e dei minerali, sono i custodi del fuoco primordiale e conoscono l’arte di forgiare i metalli per plasmare le armi degli dei, le spade magiche più famose sono opera loro. Sono anche i guardiani dei tesori depositati nei tumuli funerari e più in generale dei tesori nascosti sottoterra e proverbiale è la loro sapienza; i nani sono esperti di incantesimi e di rune.

In Bretagna i nani sono detti korrigans e dalla tradizione bretone viene questa ninna-nanna.
ASCOLTA su Spotify Bin, Ban, Korriganan – Jean-Luc Lenoir in  “Old Celtic & Nordic Ballads”


Bin, Ban Korriganan
pelec’h e moc’h, epad ar goan?
-Narz an toulle, barz an douar,
da gortoz an amzer clouar
TRADUZIONE ITALIANO
“Bin Ban, nano,
dove sei in inverno?”
” In una piccola tana sotto terra,
ad attendere il bel tempo”

Traduzione francese
Bin, Ban Naine
où es-tu pendant l’hiver?
Dans un petit trou, dans la terre,
pour attendre le temps tiède”

Traduzione inglese
“Bin, ban Dwarf
where are you during winter?
-in a little hole, in the ground,
waiting for the warm weather”

I NANI SECONDO TOLKIEN

Ormai dopo la saga divulgata sul grande schermo, tutto il mondo conosce la storia dei Nani di Durin e degli Hobbit, così mi soffermo solo sulla canzone “I see fire” di Ed Sheeran nei titoli di coda del film “La desolazione di Smaug” del 2013. Secondo le indicazioni del regista Sheeran racconta con la canzone gli ultimi momenti della pellicola, quando la compagnia “inizia la sua marcia segreta verso la Montagna Solitaria. Ad Erebor, Bilbo e i nani tentano di distrarre Smaug ma, risultando impotenti, decidono di ricorrere ad una trappola, ovvero attivare le vecchie fornaci per far sommergere il drago da una enorme quantità di oro liquido e bollente. Il piano ha successo, ma Smaug ne esce senza un graffio. Anzi, la situazione peggiora. Infatti, poiché Bilbo si era definito il “Cavalcabarili” durante il loro precedente colloquio, Smaug capisce che lo hobbit e i nani vengono da Pontelagolungo. Pertanto, il mostro decide di vendicarsi sulla popolazione del lago. Bilbo tenta inutilmente di persuadere il drago a non uccidere degli innocenti, ma ormai non può fare più nulla: Smaug è in volo verso la città, deciso a raderla al suolo” (tratto da Wiki)

Chi è il soggetto che canta la canzone è un nano della montagna forse lo stesso Thorin o è un uomo della città del Lago, forse Bard? Qual’è la città che sta bruciando o che è in procinto di bruciare ad opera di Smaug?
A mio avviso nella canzone si fondono due città, la prima è Dale la città degli uomini costruita davanti all’entrata di Erebor su un colle di fronte alla Montagna Solitaria, un tempo grande e fiorente centro commerciale, andata distrutta dalla furia dl drago è stata abbandonata e i sopravvissuti che si sono trasferiti ad Esagorth. Detta anche Pontelagolungo è la seconda città degli uomini ancora abitata nonostante la presenza del drago nella montagna, costruita su palafitte al centro del lago.”Un grande ponte di legno si spingevafin dove, su enormi palafitte ricavate dagli alberi della foresta, era costruita un’operosa città di legno, non una città di elfi ma di uomini, che ancora osavano dimorare all’ombra della montagna del drago. Essi prosperavano ancora col commercio che risaliva il grande fiume da sud e veniva convogliato alla loro città, una volta superate sui carri le cascate; ma nei gloriosi giorni del passato, quando Dale a nord era ricca e fiorente, essi erano stati ricchi e potenti, ec’erano state intere flottiglie di barche sull’acqua, e alcune erano cariche d’oro e altre diguerrieri che rivestivano armature, e c’erano state guerre e gesta che ora erano solo una leggenda. Si potevano ancora vedere sulle rive i pilastri putrefatti di una città più grande,quando l’acqua calava a causa della siccità.“—Esgaroth, Lo Hobbit

Quasi 200 anni dopo il drago risvegliato da Bilbo è in procinto di devastare Esgaroth così nella canzone l’ultima strofa potrebbe essere un flash-back di Thorin  (i nani secondo Tolkien potevano vivere fino a 500-800 anni)

La VERSIONE PER IL FILM


I
Oh, misty eye (1) of the Mountain below
Keep careful watch of my brothers’ souls (2)
And should the sky be filled with fire and smoke
Keep watching over Durin’s son
II
If this is to end in fire
Then we should all burn together
Watch the flames climb higher into the night
Calling our father hold stand by (3) and we will
Watch the flames burn on and on (4)
the mountain side hey
III
And if we should die tonight
Then we should all die together
Raise a glass of wine for the last time
Calling our father hold
Prepare as we will
Watch the flames burn on and on the mountain side
Desolation comes upon the sky
CHORUS
Now I see fire,
inside the mountain
I see fire,
burning the trees
And I see fire,
hollowing souls (5)
And I see fire,
blooding the breeze
And I hope that you’ll remember me
IV
Oh, should my people fall
Then surely I’ll do the same
Confined in mountain halls
We got too close to the flame
Calling our father hold fast and we will
Watch the flames burn on and on the mountain side
Desolation comes upon the sky
V
And if the night is burning
I will cover my eyes
For if the dark returns then
My brothers will die
And as the sky’s falling down
It crashed into this lonely town (7)
And with that shadow (8) upon the ground
I hear my people screaming out
FINAL CHORUS
I see fire, oh you know I saw a city burning (fire)
And I see fire, feel the heat upon my skin (fire)
And I see fire (fire)
And I see fire (burn on and on and mountains side)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Oh (con) occhio velato di lacrime (1) ai piedi della Montagna, sorveglio attentamente la sorte dei miei compagni (2)
e se il cielo dovesse riempirsi di fiamme e fumo, continuerò a sorvegliare il popolo di Durin
II
E se tutto dovrà finire con il fuoco
allora bruceremo tutti insieme,
guardo le fiamme levarsi più in alto nella notte
in attesa, rivendico il possesso di nostro padre (3),
e noi guarderemo le fiamme (4)
bruciare ancora e ancora sul fianco della montagna
III
E se dovremo morire stanotte
allora moriremo insieme,
alzo il calice (di vino) per l’ultima volta,
rivendico il possesso di nostro padre, pronto non appena vedremo le fiamme bruciare ancora e ancora il fianco della montagna,
la desolazione (7) viene dal cielo
CORO
Vedo il fuoco,
dentro la montagna
vedo il fuoco
bruciare gli alberi
e vedo il fuoco
scavare nell’anima (5)
vedo il fuoco
odorare di sangue la brezza (5bis)
e spero che tu ti ricorderai di me
IV
Se il mio popolo dovesse perire
anch’io farò lo stesso,
nascosti nelle sale della Montagna
ci siamo avvicinati troppo alla fiamma, rivendico il possesso di nostro padre saldo (non appena)
vedremo le fiamme bruciare
il fianco della montagna,
la desolazione viene dal cielo
V
Se la notte brucia
mi coprirò gli occhi (6)
perchè se ritornerà l’oscurità allora
i miei compagni moriranno
e mentre il cielo cadde,
si schiantò su questa desolata città (7)
e con quest’ombra (8)
sul terreno
odo il mio popolo urlare
ULTIMO CORO
Vedo il fuoco, sapete vidi una città bruciare (fuoco)
e vedo il fuoco, sento il calore sulla pelle (fuoco)
vedo il fuoco (fuoco)
e vedo il fuoco (bruciare ripetutamente il fianco della montagna)

NOTE
1) il verso è stato anche interpretato in senso “mistico” come occhio velato dalle nebbie, una sorta di genius locis o divinità guardiana della Montagna Solitaria che veglia sui Nani. Ma potrebbe essere lo sguardo di re Thorin Scudodiquercia che prega per avere la forza d’animo di assolvere il suo compito, quello di proteggere la sua gente
2) in questo contesto brother’s souls  letteralmente “anime dei fratelli” è da intendersi nel senso di destino, fato dei compagni, sono i nani Lungobarbi (Longbeards) che abitavano le Montagne Nebbiose
3) si trova anche questa versione testuale: Calling out for the rope, sent by = seguendo la guida inviataci. Espressione o modo di dire riferito al mito del filo di Arianna e il labirinto (vedi) il verso collegherebbe la storia con Bilbo lo scassinatore. La frase a volte è semplicemente scritta come “Calling our father oh” = invoco nostro padre che potrebbe essere l’occhio mistico in apertura della canone una sorta come detto di nume tutelare; la mia lettura propende per la rivendicazione dell’eredità di Thorin e la sua discendenza “Calling our father hold
4) si trova anche questa versione testuale “Watch the flames burn auburn over” = vedremo le fiamme color rame bruciare; ma in altre versioni è scritto più semplicemente “the flames burn on and on”
5) il fuoco consuma non solo il corpo fisico ma anche dissolve la memoria di un popolo, la sua essenza
5bis) per simmetria dei versi è più logico considerare il verso in inglese come “blooding the breeze” invece di “blood in the breez”
6) qui inizia il flash-back di Thorin e in cui ritorna l’accento sugli occhi: nel verso iniziale sono aperti e velati dalle lacrime in quello finale sono chiusi perduti nel ricordo della distruzione di Dale e di Erebor
7) il presente con Smaug che vola sulla città in mezzo al lago si sovrappone al passato con la distruzione di Dale e Erebor
8) il corpo del drago una gigantesca ombra sul terreno, l’oscurità che ritorna e porta ancora desolazione

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/korredf.htm
http://bifrost.it/GERMANI/2.Cosmogonia/04-Nani.html
http://www.maison-des-legendes.com/orig_korrigans.html
http://www.centrostudilaruna.it/il-piccolo-popolo-degli-elementi.html
https://unicornos.com/2016/01/26/gli-gnomi-coboldi-pigmei-nani/
https://wunderkammern.wordpress.com/2010/08/26/gli-gnomi/

SILFIDI, FARFALLE DEL VENTO

«Noi siamo della sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra stessa vita non è altro che un sogno».
"La tempesta" William Shakespeare

Spirito alato della mitologia germanica e celtica, talvolta considerato un angelo, la Silfide vive nei boschi e danza nel vento. Viene raffigurata come una fanciulla longilinea dalla pelle diafana e i lunghi capelli biondi (a volte color miele a volte d’argento) una bellezza delicata e in boccio che emana il fascino della grazia. Al maschile è detto silfo e il nome più conosciuto è quello di Ariel immortalato da Shakespeare nella sua commedia “La tempesta”.

ariel-fuseli
Henry Fuseli, Ariel c. 1800-10

E’ la ninfa dell’Aria, il suo potere è quello del vento e il suo carattere è lo stesso, mutevole e capriccioso: carezzevole e scherzoso come un refolo giocherellone o sferzante e minaccioso come una burrasca.
Così Ariel dorme nella corolla di una primula, cavalca un pipistrello e contempla seduto su una nuvola gli svaghi umani.
Il canto di Ariel è melodioso e fatato, seducente al punto di indurre alla follia.
Le silfidi comandano i venti e la pioggia e danno forma alle nuvole, il fulmine è la loro arma e il loro potere è più forte durante l’alba o il crepuscolo.

L’alchimista Paracelso descrive le silfidi (sylphis) nel suo libro “De Nymphis, Sylphis, Pygmaeis et Salamandris et coeteris spiritibus” catalogandole tra gli spiriti elementari (elementali) : “Dunque gli Elementari (così vengono chiamati questi esseri) non possono essere definiti né buoni né cattivi, perché non avrebbero coscienza della differenza tra il bene o il male. Tuttavia alcuni Elementari sortirebbero effetti positivi sull’uomo, altri negativi, ma sembrerebbe sia praticamente impossibile evitare il contatto con queste entità che pullulano nell’atmosfera, pronte a rispondere al richiamo dei moti psichici riflessi nell’aura umana. ”

John Anster Fitzgerald, Ariel (1858)

John Anster Fitzgerald raffigura un silfo alato, efebico e femmineo mentre si dondola sul ramo di un biancospino in fiore attorniato da uccelli multicolori: le silfidi sono le creature della Primavera, e i loro canti e le loro danze risvegliano la Natura. Il loro linguaggio è simile a quello degli uccelli per questo comunicano con la musica e il loro strumento preferito è il flauto.

Gli antichi assegnarono alle sifilidi il compito di modellare i fiocchi di neve e di radunare le nuvole.. Il vento era il loro mezzo specifico e gli antichi si riferiscono a loro come “gli spiriti dell’aria”. Sono uno scalino sopra tutti gli altri elementali, essendo il loro elemento nativo il più vibratoriamente alto. Vivono centinaia di anni, spesso raggiungono il migliaio di anni e sembrano non invecchiare mai. Il leader delle silfidi è chiamato Paralda, il quale, secondo le leggende risiederebbe nella montagna più alta della Terra. Le silfidi a volte assumo forma umana, per un breve periodo di tempo. La loro dimensione varia, solitamente non sono più grandi dell’essere umano anzi spesso sono molto più piccole. Si dice che le silfidi permettano a certi esseri umani di vivere nelle loro comunità per un periodo di tempo considerevole. Da alcuni, le famose Muse dei Greci vengono considerate silfidi, in quanto questi spiriti si riuniscano attorno alla mente del sognatore, del poeta e dell’artista, e lo ispirino con la loro profonda conoscenza delle bellezze e del funzionamento della Natura. Il loro temperamento è allegro, mutevole, ed eccentrico. Le qualità peculiari comuni negli uomini di genio, sono il risultato della collaborazione tra le silfidi. Il loro lavorare con il corpo eterico e indirettamente con il sistema nervoso, mette in luce ancor di più la loro inconsistenza. Non hanno fissa dimora, girovagano da un posto all’altro – elementali nomadi, invisibili ma sempre attivi e presenti nell’intelligente disegno dell’universo.” Mainly P. Hall The Secret Teachings Of All Ages

daviddelamarefataflautoAIR DU SYLPHE

A parte le produzioni romantiche dei compositori ottocenteschi (si cita l’opera 28 numero 7 di Chopin e la danza delle Silfidi di Berlioz) ecco una chicca proviene dalla Francia del XVIII secolo
Air Du Sylphe – Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordic Ballads” 2013 (su Spotify) -la melodia nella parte centrale prende l’andamento di un’estampie medievale

LA DANZA SULLE PUNTE

Maria Taglioni, protagonista in La Sylphide

Il balletto classico potrebbe essere nato proprio dall’ispirazione di una silfide, tale è il titolo del primo balletto romantico nato dalla coreografia di Filippo Taglioni  per la figlia Maria che eccelleva nella danza sulle punte (la prima rappresentazione si tenne a Parigi nel marzo 1832).
Per la prima volta tutto un balletto venne danzato sulle punte con la protagonista vestita in un candido tutù disegnato appositamente per lei.
Le leggende celtiche erano di moda (James Macpherson con la saga di Ossian pubblicata nel 1807 come traduzione di antichi canti gaelici delle Highlands, aveva dato origine al Romanticismo)
e la storia si svolge in Scozia, nelle Highland per narrare l’impossibile amore tra un umano e una creatura fatata: James in procinto di sposarsi con Effie si innamora di una bella silfide che lo seduce in sogno. La silfide ruba l’anello nunziale e James la insegue per riprenderlo o per conquistare la silfide, portando con sè una sciarpa magica con la quale spera di poter catturare la creatura dell’Aria, ma la magia della strega è un maleficio e la sciarpa è avvelenata così quando James riesce a metterla sulle spalle della silfide la condanna a morte.
“La Sylphide è l’archetipo del balletto romantico per le sue connotazioni estetiche, per la nuova tecnica di danza assolutamente rivoluzionaria, per l’incarnazione degli ideali di bellezza e purezza che emana e che ne hanno fatto un modello: il ballet blanc.
Dalla Silfide in poi, tutti i balletti del repertorio ottocentesco offrono un “atto bianco”: caratterizzato da particolari creature avvolte da tutù e scarpette bianche come le silfidi, le villi o le ondine, frutto di visioni che appartengono al mondo fiabesco del Romanticismo. Drammaturgicamente parlando questo atto viene interpretato come una fuga dalla realtà da parte dei protagonisti della vicenda per vivere in un mondo incantato e libero da regole. ” (tratto da qui)

Eva Evdokimova nel Balletto “Sylphide”

FONTI
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/alchimia/marra3.htm
http://www.centrostudilaruna.it/il-piccolo-popolo-degli-elementi.html
http://4umi.com/shakespeare/ariel/
http://www.danzadance.com/silfide_balletto/

MHURCHAIDH BHIG NAN GORMSHUIL GREANNMHOR

Dalle Isole Ebridi una waulking song misteriosa.
La ballata è stata registrata da Alan Lomax con il titolo “Mhurchaidh Bhig Nan Gormshuil Greannmhor” (in Gaelic Songs of Scotland: Women at Work in the Western Isles, 2006)  ovvero “Little Murdoch of beguiling eyes”: dall’archivio Tobar an Dualchais apprendiamo che colei che canta vuole tenere lontano da sè Murdo il giovane dai begli occhi blu che vive a Kilmore (isola di Mull), perchè l’ha ingannata (sedotta) durante una “night visiting”.
Nel genere classificato come “night visiting songs” i corteggiatori entrano di soppiatto nella casa dell’amata cercando di carpirne la verginità: a volte sono avventurieri di passaggio, ambulanti, soldati, marinai o lavoratori stagionali, che con il pretesto della notte fredda e della pioggia cercano riparo tra le lenzuola della fanciulla; ovviamente ogni promessa di matrimonio è subito dimenticata una volta raggiunto lo scopo.

Tutt’altra interpretazione viene invece dalla raccolta “Songs of the Hebrides” di Marjory Kennedy-Fraser che nel Volume III #166 riporta spartito, testo in gaelico e trasposizione in inglese della ballata dandole il titolo di “Withcery fate song”.

Ma incominciamo dalla versione in gaelico scozzese: oltre che dagli archivi tradizionali la possiamo ascoltare nell’arrangiamento di Jean-Luc Lenoir 

ASCOLTA Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordic Ballads”

I
Chunna mi’n t-seabhag ‘s a cùl rilàr,
Chunna mi’n t-seabh ag ‘s a cùl rilàr,
‘S bidh Corrag Iain(1) Bhain
‘S bidh Gormshuilna Maigh
A fagail am mairech siaban nan tonn
‘S righ gur a tromair an ògshean e
Ari a, ari
Chunna mi’n t-seabhag ‘s a cùl rilàr
II
Chunna mi’n t-seabhag ‘s a cùl rilàr
Chunna mi’n t-seabhag ‘s a cùl rilàr
‘S bidh Corrag Iain Bhain
‘S bidh Gormshuilna Maigh
A fagail gu brath gach cladach is fonn
Gach lagan is tom air am b’eolach iad
(An diugh na’m b’e’n de, chuirinn gair e ri gair
Is gu debhiodh ‘san dan dubh cha’n fheor aich inn)
Ari a, ari
Chunna mi’n t-seabhag ‘s a cùl rilàr
NOTE
1) trovato scritto anche come Corraglain

WITCHERY FATE SONG: THE HAWK OMEN

Così scrive Marjory Kennedy-Fraser nelle note che accompagnano lo spartito della canzone (“Songs of the Hebrides” volume III, #166) “Two of the “Big Seven” (famous witches) Gormshuil (Gorumhool) from Moy and Corrag Nighean Iain Bhain (Korrack nee-an Eean Vahn) or as she somethimes called herself, “Corrag from Nowhere”, were talking old ploys on a sea-rock in Knoyart when a hawk which had been circling above them, suddendly droped down with its back to the ground

L’adattamento in inglese dell’originale gaelico è stato scritto da Kenneth Macleod: la contestualizzazione della ballata è diversa, si tratta di una profezia della strega Corrag mentre osserva un falco volare alto in cielo e poi cadere improvvisamente a terra. Così la ballata viene collegata alle Norne e al filo del destino che viene tracciato alla nascita di ogni creatura umana.

ASCOLTA Siobhan Doherty in “Marrying the Sea” 2010

VERSIONE INGLESE Kenneth Macleod
I
See yonder the hawk
and her back to the ground,
See yonder the hawk
and her back to the ground,
And Corrac from Noway(1)
And Gormhool from Moyway
Tomorrow must leave
the play o’ the waves.
Ah me, it is sore
on the old still young,
Aree a, aree.
Down comes the hawk
and she flies no more.
II
Down comes the hawk
and she flies no more,
Down comes the hawk
and she flies nevermore,
And Corrac from Noway
And Gormhool from Moyway
Will leave evermore
the lea and the shore,
The glens and the hills
where they loved to rove,
Aree a, aree.
Down comes the hawk
and she flies no more
TRADUZIONE ITALIANO
I
Vedo un falco in lontananza
che si distende a terra
Vedo un falco in lontananza
che si distende a terra
e Corrac da Noway
e Gormhool da Moyway
domani dovranno lasciare
la schiuma delle onde
che dolore
per questa giovinezza già vecchia
Aree a, aree.
giù viene il falco
e più non vola
II
Giù viene il falco
e più non vola
giù viene il falco
e mai più vola
e Corrac da Noway
e Gormhool da Moyway
lasceranno per sempre
i campi e la spiaggia,
le valli e le colline
dove amavano vagabondare
Aree a, aree
giù viene il falco
e più non vola

NOTE
1) noway, nowhere in italiano” luogo inesistente”, “il nulla”, ma anche “Altromondo”, si tratta quindi di una creatura fatata

Chant magique de Sorcière (traduzione francese in “Old Celtic & Nordic Ballads”)
I
J’ai vu le faucon gisant à terre, gisant à terre
Jean aux cheveux blonds
et la jeune fille aux yeux bleus
Doivent demain quitter l’écume des vagues
Quel chagrin pour cette jeunesse déjà vieille !
Ari a, ari
J’ai vu le faucon gisant à terre
II
J’ai vu le faucon gisant à terre, gisant à terre !
Jean aux cheveux blonds
et la jeune fille aux yeux bleus
quitteront pour toujours ces plages et ces rivages
Ces vallons, ces collines qu’ils ont si bien connus
Ari a, ari
J’ai vu le faucon gisant à terre

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/terra-di-scozia-nelle-sue-canzoni/marjorie-kennedy-fraser/
http://tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/14388/9
http://oxfordindex.oup.com/view/10.1093/oi/authority.20110803095900954
http://www.clan-cameron.org.uk/oldsite/Research/gormshuil.html

https://humanisticpaganism.com/2011/10/09/symbols-in-the-sky/
http://www.lochiel.net/archives/arch115.html
http://www.mondobimbiblog.com/2011/02/le-streghe-di-mull/
http://www.mondobimbiblog.com/2011/02/le-streghe-di-mull-parte-seconda/
http://www.mondobimbiblog.com/2011/02/le-streghe-di-mull-parte-terza/

Un giro in macchina per la Scozia. Avvistamenti dall’altro lato della strada.

 

IL RE DELLE FATE NELLA TRADIZIONE D’IRLANDA

Sull’Isola Verde le fate sono il popolo della Dea Danann (Tùatha Dé Danann) sconfitto nell’ultima migrazione “celtica” dai Gaeli (provenienti molto probabilmente dalla Spagna) vedi.
I Milesi erano solo uomini eppure riuscirono a sconfiggere un mitico popolo semi-divino, il quale si ritirò, grazie ai suoi poteri magici, in una dimensione sovrannaturale, invisibile. Il regno delle fate sono i sidhe (i grandi tumuli sepolcrali dell’Irlanda preceltica) e così sid (al singolare) e sidhe al plurale è il nome sia della fata che della sua dimora. Tuttavia le fate vivono anche nelle acque e nei boschi o nelle valli incontaminate dell’Isola, che non vollero abbandonare.

Newgrange-drawing-1866
Va da sé che non c’è quindi un unico re delle fate, ma il re del Brú na Bóinne (il sito archeologico di Newgrange), il «Palazzo del fiume Boyne», è anche considerato il Signore dell’Oltre. Il tumulo sorge sulla riva settentrionale del fiume Boyne, a est di Slane (contea di Meath) (vedi). Al tempo della ritirata di fronte all’avanzare del popolo degli uomini era re il Dagda (ma poi suo figlio Aengus ne prese il posto) vedi

IL DAGDA: IL RE DELLA COMPAGNIA DORATA

Nel ciclo delle invasioni di Ériu, padre spirituale dei Túatha Dé Dánann. Si adoperò per ottenere la vittoria contro i Fomoriani nella seconda battaglia di Mág Tuired. Fu re di Ériu per ottanta anni. Divise i síde tra i Túatha Dé Dánann quando essi lasciarono la terra ai Milesi. Risiedeva nel Brúg na Bóinne, da cui, secondo una tradizione, venne estromesso dal figlio Óengus ÓcLa sua figura nasconde probabilmente qualche antico dio della morte e dell’aldilà. (tratto da bifrost.it qui)
Il suo nome significa “Dio Benevolo”: la sua mazza da guerra abbatteva nove uomini con un solo colpo, il suo calderone non si svuotava mai, la musica della sua arpa magica faceva ridere, piangere o sprofondare nel sonno.

Gli Dei possiedono il potere dell’invisibilità o si nascondono tra una nebbia magica per rivelarsi solo al prescelto (in sembianze umane o di animale).

Gli Dei sono esseri immortali ma spesso si uniscono coi mortali: le dee cercano l’amore degli eroici guerrieri e gli dei quello delle principesse, spesso perciò gli dei interferiscono nelle vicende umane, aiutando i loro figli o eroi preferiti. Così tra gli dei esistevano dei rapporti clientelari analoghi a quelli fra gli esseri umani, e la vittoria o la preponderanza di un gruppo sociale su un altro determinava la modifica del rapporto di forze fra le rispettive divinità tutelari.

THE KING OF THE FAERIES TUNE

è una melodia irlandese (in gaelico irlandese Ri Na Sidheog) dedicata al Re delle Fate.
“One tale attached to the tune (albeit perhaps a modern piece of ‘blarney’, as there is no folkloric connection) has it that “The King of the Fairies” is a summoning tune, and if played three times in a row during a festivity the King must appear. Once summoned, however, the King assesses the situation, and if the gathering is to his liking he may join in; if however, he does not find it to his liking he may cause great mischief”  (tratto da qui) -(tradotto in italiano: si pensava che avesse un potere evocativo e che, se suonata per tre volte consecutive durante una festa, il Re delle Fate potesse realmente comparire. Una volta evocato, il Re poteva unirsi alle danze se deliziato dalla festa e dalla musica oppure creare gran scompiglio se deluso.)

Nel VIDEO le immagini del mondo delle fate come immaginato dagli uomini (la versione strumentale è tratta da “Lord of Riverdance”, lo show di Michael Flatley)

“A version of this tune appears in the second volume of the James Aird’s book of airs, entitled Aird’s Airs, in 1789.  Aird (d. 1795) was a Scotsman running a music shop in Glasgow, and published six volumes (containing 1200 tunes) between 1778 and 1801.  His small volumes were best-sellers in Scotland of the late 18th century, and were used as source-books by Robert Burns (1759-1796), and the tunes are used in many of his songs —  see, e.g., The Songs of Robert Burns, ed. Donald Low (Routledge: 1993, p. 928).  Another version of the tune “King of the Faries” was published earlier by the Irishman John Edward Pigot (1822–1871) in the mid-1800s. Some people dubiously claim the title refers to Charlie Edward Stuart, better known as Bonnie Prince Charlie (1720-1788), others just as dubiously say that it refers to William of Orange (1650-1694)” (tratto da qui)

“The King of the Fairies” è un hornpipe,  questa melodia in particolare è così delicata che viene eseguita spesso come danza femminile (step dance). E tuttavia non mancano le versioni folk rock, tra le quali “il mio best of”:
ASCOLTA Alan Stivell 1972 (l’album live À l’Olympia  -al teatro Olympia di Parigi- ottenne un enorme successo commerciale) la parte di solo è affidata al violino, nella seconda ripetizione alla chitarra elettrica e infine nella terza al flauto suonato da Stivell

ASCOLTA Horslips (registrato sui tetti di Dublino nel 1973)

ASCOLTA Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordica Ballads” 2013

ASCOLTA Beer Belly, in King Of Bellies 2011 (la quarta uscita di questo gruppo sloveno) una versione più patinata anche qui in tre parti, la prima affidata alla chitarra acustica, la seconda al flauto  e la terza all’organetto (il video è una sequenza di bellissime immagini dell’Irlanda)

nella ricerca mi sono imbattuta anche in questa formazione al femminile proveniente dalla Romania (un po’ troppo pop per i miei gusti, ma so non mancheranno gli estimatori!) La melodia è stata anche riproposta in versione  decisamente Folk metal (per esempio dai Waylander)

ASCOLTA Amadeus in “Meridian” (2003)

e adesso LA DANZA (tratta dallo spettacolo “Lord of Riverdance”)

VIDEO Children of Lir

FONTI
http://bifrost.it/CELTI/7.Milesi/1-OriginedeiGaeli.html
http://bifrost.it/CELTI/Schedario2/DagdaMor.html
http://www.lacooltura.com/2015/12/tuatha-de-danann-i-semidivini/
http://ontanomagico.altervista.org/megalitismo.html
http://ontanomagico.altervista.org/religione-celti.html

http://thesession.org/tunes/475
http://tunearch.org/wiki/Annotation:King_of_the_Fairies_(The)
http://slowplayers.org/2014/05/05/king-of-the-fairies-edor/
http://ontanomagico.altervista.org/danze-irlandesi.html
http://terreceltiche.altervista.org/luovo-dellequinozio-di-primavera-e-la-danza#hornpipe

A FAERIE’S LOVE SONG: BUAIN NA RAINICH

TITOLI: Buain Na Rainich, Tha Mi Sgith, Faery Love Song

La canzone è stata raccolta da Marjory Kennedy-Fraser (1857-1930) durante il suo soggiorno nelle Ebridi (isola di Eriskay) e registrata con i metodi del tempo (su cilindro). La versione però pubblicata nel 1909 in “Songs of the Hebrides” è stata modificata nel testo e anche arrangiata nella melodia.

LA VERSIONE IN GAELICO: BUAIN NA RAINICH

Liga Kļaviņa

Più comunemente conosciuta come Tha Mi Sgith (in inglese “I am tired”) la canzone narra di una storia d’amore tra una fanciulla e un Sidhe, un essere soprannaturale, una creatura fatata. La famiglia di lei venuta a conoscenza degli incontri nei boschi pensò bene di tenere segregata la figlia in casa e così il sidhe attende invano il ritorno della fanciulla e canta il dolore della perdita.
La struttura è tipica delle waulking songs e in Nuova Scozia è ancora cantata nella lavorazione del Tweed.

ASCOLTA Fiona J Mackenzie, 2006 (strofe da I a III)
ASCOLTA Jean Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordic Ballads” 2012 (strofa IV).

ASCOLTA Alan Stivell che la propone in concerto dagli anni 70 trasformandola in un an dro

GAELICO SCOZZESE
Sèist (chorus)
Tha mi sgìth ‘s mi leam fhìn,
Buain na rainich, buain na rainich
Tha mi sgìth ‘s mi leam fhìn,
Buain na rainich daonnan
I
‘S tric a bha mi fhìn ‘s mo leannan
Anns a’ ghleannan cheothar
‘G èisteachd còisir bhinn an doire
Seinn sa choille chòmhail;
II
‘S bochd nach robh mi leat a-rithist
Sinn a bhitheadh ceòlmhor,
Rachainn leat gu cùl na cruinne,
Air bhàrr tuinne a’ seòladh.
III
Ciod am feum dhomh bhi ri tuireadh?
Dè ni tuireadh dhomhsa
‘S mi cho fada o gach duine
B’ urrainn tighinn gam chòmhnadh?
IV
Cùl an tomain, bràigh an tomain,
Cùl an tomain bhòidheach,
Cùl an tomain, bràigh an tomain,
H-uile là nam ònar

TRADUZIONE INGLESE
Chorus
I am weary all alone,
The whole day,
Cutting the bracken(1)
I
Often I was with my sweetheart
in the misty glens
Listening to the sweet choir of the grove/ Singing in the dense wood
II
It’s a pity that I am not with you again,/We would be tuneful
I would go with you to the ends of the earth
Sailing on the crest of the waves
III
What is the point of me being mournful/ What will a lament do for me/ And am I so far from any man
Who could come to my aid.
IV
Behind the knoll(2), the top of the knoll,/Behind the lovely knoll,
Behind the knoll, the top of the knoll,
Every day, all alone
tradotto da Cattia Salto
CORO
Sono stanco e solo
tutto il giorno
a tagliare felci
I
Spesso stavo con  il mio amore
nelle valli nebbiose
ad ascoltare il dolce mormorio dei rami che cantano nel folto del bosco
II
Peccato che non sono di nuovo con te, saremmo stati in armonia
vorrei andare con te ai confini del mondo
per navigare sulla cresta delle onde
III
Cosa è in me che mi addolora,
cosa mi farà lamentare,
sono così lontano dagli uomini
chi potrebbe venire in mio aiuto?
IV
Dietro il tumulo, in cima al tumulo
dietro l’amato tumulo
Dietro il  tumulo, in cima al tumulo
ogni giorno, da solo

NOTE
1) Braken è di origine norrena e si traduce come felce; andare a tagliare le felci era un lavoro riservato alle donne, con le felci si facevano lettiere per animali e giacigli per la notte; trovavano impiego nelle coltivazioni come antiparassitari e fertilizzanti. La felce era anche considerata una pianta commestibile (nonostante la sua moderata tossicità) da mangiare anche fresca; tuttavia l’uso principale (sia le fronde che i rizomi) è nella produzione della birra; i rizomi essiccati inoltre vengono ridotti in farina e utilizzati per la panificazione. Dal punto di vista medicinale la felce è “un’erba da fuoco” utilizzata per il trattamento delle bruciature e ustioni. E’ un erba di San Giovanni con proprietà magiche
2) i tumuli sotto i quali si ritiene siano nascoste le dimore delle creature fatate.

VERSIONE INGLESE: A FAERIE’S LOVE SONG

faeRiportato nel volume I delle “Songs of the Hebrides” (pag 90) il testo in inglese è composto da ritornello e tre strofe, non è una traduzione del gaelico ma è un arrangiamento sulla melodia tradizionale con il ribaltamento dei ruoli: è la figlia delle fate ad aspettare invano l’arrivo del suo amante mortale. Le ulteriori due strofe sono state aggiunte nel 2010 da Ruth Barrett e Cyntia Smith

 ASCOLTA su Spotify Eddi Reader

ASCOLTA Susan Young (strofe I, IV, III e V)

ASCOLTA Siobhan Owen (strofe III e IV)

ASCOLTA Savina Yannatou in Terra Nostra (strofe I e III)

CHORUS
Why should I sit and sigh,
Puin’ bracken, Puin’ bracken (1)
Why should I sit and sigh,
On the hillside dreary? (2)
I
When I see the plover rising,
Or the curlew wheeling,
Then I know(3) my mortal lover
Back to me is stealing.
II
When the day wears away,
sad I look a-down the valley
Ilka(4) sound wi’ a stound (5)
sets my heart a-thrilling
III
Oh, but there is something wanting
but I am weary
Come my blithe and bonny lad(6)
Come ower the the knowe(7) to cheer me
IV (strofa aggiuntiva)
When the moon begins her waning
I sit by the water
Where a man born of the sunlight(8)
Loved the Fairies daughter
V (strofa aggiuntiva)
Who is that I see before me?
Through the willow peering,
A smile as sweet as hawthorn blooming
My love is come to cheer me.
tradotto da Cattia Salto
Ritornello
Perchè dovrei sedermi e piangere
o raccogliere le felci
Perchè dovrei sedermi e piangere
sulla collina tenebrosa?
I
Quando vedo il piviere che si alza
o il chiurlo che gira in tondo
allora so che il mio amante mortale
è di ritorno da me furtivo
II
Quando il giorno svanisce
triste guardo giù nella valle
e ogni suono come una fitta
fa sobbalzare il mio cuore
III
Ma c’è qualcosa che voglio
e mi rattristo,
che venga il mio luminoso e bel ragazzo
che venga dalla collina a consolarmi
IV
Quando la luna inizia a calare
mi siedo accanto all’acqua
dove un uomo nato nella luce del sole amava la figlia delle Fate
V
Chi è che vedo davanti a me?
Attraverso il salice piangente
un sorriso dolce come il fiore del biancospino
il mio amore è venuto a consolarmi

NOTE
1) pulling bracken: diventa anche Broo in’ bracken, broo in’ bracken
2) cantato anche come: All alone and weary oppure All alone and worry
3) cantato anche come trow= trust, believe
4) each, every
5) stound= sharp pain
6) anche come traidee
7) knolls
8) nella versione di Susan Young dice “Where the one in silver starlight”

Alexander Keighley: A fantasy, 1915.

LA MELODIA: THA MI SGITH

Per finire la versione strumentale intitolata più spesso come  Tha Mi Sgith (“I am tired) o Cutting Bracken
Silly Wizard in “Wild and Beautiful” 1981 nel set Tha Mi Sgith/Eck Stewart’s March (A. Stewart/P. Cunningham) & MacKenzie’s Fancy suonato come uno strathspey nella seconda parte diventa un vivace e scatenato reel! La fisarmonica di Phil Cunningham, il banjo di Andy Stewart accompagnati da Martin Hadden (chitarra, tastiere e basso) e Gordon Jones (chitarra e bodhran)

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=12931 http://www.bbc.co.uk/alba/foghlam/beag_air_bheag/songs/song_02/index.shtml http://thesession.org/tunes/647 http://cornemusique.free.fr/ukcuttingferns.php http://plheineman.net/cuttingbracken.htm http://javanese.imslp.info/files/imglnks/usimg/1/1b/IMSLP55851-SIBLEY1802.9594.bba1-39087012504124pp55-112.pdf

THE MERMAID’S CROON

Crònan an Maighdinn-Mhara è un brano tradizionale delle Isole Ebridi proveniente in particolare dall’isola Eigg, una delle piccole isole delle “Inner Hebrides”.

mermaid-duncanThe Mermaid’s croon appare già nel Vol I delle “Songs of the Hebrides” (pag 150) pubblicato da Marjory (Marjorie) Kennedy-Fraser (1857-1930) ed è classificata tra le Uncanny songs ossia i Canti del Mistero. Nelle note a margine dello spartito è segnalata anche la registrazione fonografica dalla voce di Penny O’Henley, S. Uist, l’arrangiamento per voce e pianoforte è di Marjory Kennedy-Fraser.
Il tema è quello di un funerale del mare ripreso anche nella waulking song Ailein Duinn

ASCOLTA Joanne McIver in Old Celtic & Nordic  Ballads (Jean-Luc Lenoir 2012)

GAELICO SCOZZESE
Sèist
Ho! mo nigh’n dubh
He! mo nigh’n dubh
mo nighean dubh
‘S tu mo chuachag
He! mo nigh’n dubh
Ho! mo nigh’n dubh
Mo nighean dubh
‘S tu mo chuachag
I
Caidil a luaidh
Fo chobhair nan stuadh
Air bodha na suaih
‘S do bhruadar ‘s a’ cheòban
Caidil a luaidh
Fo chobnair nan stuadh
Air bodha na suain
‘S do bhruad -ar ‘sa’ cheò ban.
II
Caidil a ghraidh
O caidil mu thràth
Is t’athair air bhàigh
Is fadal mo phòig air
Caidil a ghraidh
O caidil mu thràth
Is t’athair air bhàigh
Is fadal mo phòig air
III
Eala rid’ thaobh
Is roin os do chionn
Lacha Mhoire ‘sa’ chaol
‘S cha’n fhaobar mo bhrònag
Eala rid’ thaobh
Is roin os do chionn
Lacha Mhoire ‘sa’ chaol
‘S chan fhaobar mo bhrònag

ASCOLTA Surabhi  in Dreams of Sea & Sky, 1998  in che canta invece la versione in inglese di Marjory Kennedy-Fraser. (su Spotify)

 VERSIONE INGLESE di Marjory Kennedy-Fraser
CHORUS (non sense)
Ho mo nian du
He mo nian du mo nian du
Stu mo chuach -ak
I
Sleep beneath
The foam o’ the waves
On reefs of sleep
Dreaming in dew mist.
Sleep beneath
the foam o’ the weaves
On reefs of sleep
Dreaming in dew mist.
II
Thy sea bed
The seals(1) o’er head
From reivers dread
Securely guarding
Seals o’er head
thy deep sea bed.
From reivers dread
Securely guarding
III
While I croon
White swan(2) of the moon
Wild duck of the sound
By thee are resting
Moon swan
White swan of the moon
Wild duck of the sound
a near thee resting.
tradotto da Cattia Salto
CORO
vocalizzi
Ho mo nian du
He mo nian du mo nian du
Stu mo chuach -ak
I
Dormire sotto
la schiuma delle onde
su scogli di sonno
sognando nella rugiada della nebbia. Dormire sotto
la schiuma delle onde
su scogli di sonno, sognando nella rugiada della nebbia.
II
I fondali del mare
con le foche sulla testa
dal terrore dei ladri
sicuri guardiani
Foche sulla testa
il letto degli abissi
dal terrore dei ladri
sicuri guardiani.
III
Mentre canto,
bianco cigno della luna
anatra selvatica del suono
accanto a te riposano
cigno della luna
candido cigno della luna
anatra selvatica del suono
accanto a te riposano.

NOTE
1) La Scozia ha molte colonie di foche sparse per le sue coste frastagliate. Queste bellissime creature hanno un ruolo molto importante nel folklore locale. Nei secoli le leggende sul Popolo delle Foche (Seal People) si sono fuse con quelle riguardanti Sirene e Tritoni. Una delle credenze più comuni è quella che le foche siano in realtà l’anima delle persone annegate. Durante la notte potrebbero riacquistare la forma umana e visitare la terraferma, ma al sorgere del Sole devono tornare al Mare. Per altre leggende il Popolo delle Foche non sarebbe tendenzialmente benevolo nei confronti degli esseri umani, anche se si ha notizia di numerosi matrimoni con uomini e donne della nostra specie. (tratto da http://mcglenmysteries.blogspot.it/2012_02_01_archive.html)
Le donne foche erano chiamate selkie o silkie (con lo stesso nome si includevano anche gli uomini-foca) sia in Irlanda che in Scozia esse abbandonavano la pelle di foca per trasformarsi in fanciulle nella notte di luna piena
2) per il cigno e la sua simbologia vedi
Sirena è figlia di Afrodite, la dea dell’amore nata dalla spuma del mare, ovvero figlia della Dea Bianca, Signora della Fecondità e Rinascita, spodestata dal suo trono primigenio. Seduttrice che con il canto celestiale intrappola l’anima degli uomini e la porta nel fondo degli abissi!
continua

IMPOSSIBLE RIDDLE: THE ELFIN KNIGHT

Il “contrasto” tra innamorati, basato sui “compiti o enigmi impossibili” ha come modello la ballata “The Elfin Knight“: collezionata dal professor Francis James Child (1825-1896) al numero 2.

In questa ballata una fanciulla  sente suonare il corno (o la tromba) dall’elfo e cade in preda al desiderio, siamo in primavera e il richiamo della natura è forte. L’elfo però le chiede di superare delle prove impossibili (ad esempio cucire una camicia senza ago né filo, un tema che si svilupperà nella famosa “Scarborough fair“) e anche lei a sua volta richiede delle prove d’amore, con chiari riferimenti al compimento del rapporto sessuale.
Per certi aspetti richiama la ballata di Tam Lin (vedi) in cui una fanciulla è alla ricerca della prima esperienza sessuale e in cui tutte le allusioni sono narrate come in una fiaba.

Il rapporto tra i due è ambiguo, nelle versioni più antiche è la ragazza che chiama l’elfo nella sua camera, perché diventi il suo amante, e l’elfo la sottopone ai compiti impossibili per dissuaderla, perché troppo giovane; in altre versioni invece, l’elfo sottopone la ragazza alle imprese impossibili, minacciandola di rapirla per farla diventare la sua amante (e lei invece difende la propria verginità).  Come sia questi “enigmi” fanno parte di una consuetudine delle canzoni popolari nel rapportarsi con il soprannaturale, sia esso un essere magico o diabolico.  Eppure la carica sessuale è appena sotto la pelle!

THE ELFIN KNIGHT

Riccardo Venturi nella sua poderosa ricerca sulle Ballate di Child commenta
“The Elfin Knight, la ballata alla base di Scarborough Fair e di cui rappresenta la forma più antica, è una delle più vivaci ballate del corpus childiano, certo non troppo adatta ai bambini e alle fanciulle. Il Cavaliere Elfo propone alla ragazza una serie di compiti impossibili; lei gli ribatte con un’altra serie, ugualmente impossibile, con cui smaschera il Cavaliere, potenziale fedifrago (le sequele di compiti impossibili sono uno dei τόποι più usuali delle ballate angloscozzesi.
Il ritornello (My plaid awa ecc.) rappresenta, come già Child sottolineò, un “unicum” nell’intera raccolta, dato che si tratta dell’unica ballata in cui esso è più lungo della strofa che esso accompagna. Dalle numerose versioni scozzesi che presentano il motivo della “coperta che vola via” si può dedurre che tali versi si riferiscono più o meno velatamente alla perdita della verginità, e del resto, almeno una parte dei compiti impossibili sottintendono chiaramente delle allusioni sessuali (il “corno in grembo”, il “campo da arare e da seminare” ecc.). Gli Elfi delle ballate, inutile dire, sono degli uomini adulti e pieni di “voglie”, non le creaturine asessuate delle filastrocche per bambini. Sebbene conservata in un foglio volante scozzese del 1670 (in caratteri gotici), il nostro testo (da William Motherwell, Minstrelsy, appendice) è indubbiamente una ballata popolare dal punto di vista stilistico.”

Della ballata esistono peraltro diverse versioni (vedi)

ASCOLTA Ewan McColl & Peggy Seeger in  Classic Scots Ballads -1956

Versione Ewan McColl*
I
There stands three trumpeters on yon hill
Blaw, blaw, blaw winds, blaw
And they blaw their trumpets(1) sae loud and shrill
And the wind it blaws my plaid awa’(2)
II
Gin I’d his trumpet in my kist (3)
And was in the lad’s arms that I like best
III
Gin ye would be wed wi’ me (4)
There’s ae thing ye maun dae for me
IV
Ye maun mak’ me a linen sark
Without a stitch o’ needlewark
V
Ye maun wash it in yon draw-well
Where water never sprang or fell
VI
Ye maun drt’t on yon hawthorn
That hasna seen blossom since man was born
VII
And gin I mak’a sark for thee
There’s ae thing ye maun dae for me
VIII
My faither has an acre o’ land
Ye maun plough it wi’ you ae hand
IX
Ye maun sow it wantin’ corn (5)
And roll it wi’ a sheep’s shank-bone
X
Ye maun shear it wi’ a scythe o’ leather
And bind it wi’ a peacock’s feather
XI
Ye maun stook it in the sea
And bring the whaetsheaf dry to me
XII
And gin ye wark noo all this wark
Come to me and you’ll get your sark
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
C’erano tre trombettieri su quella collina
Soffiate, soffiate, soffiate venti, soffiate
Ed essi soffiavano nelle loro trombe in modo così forte e stridulo
E il vento soffiava via la mia coperta 
II
“Se avessi la sua tromba in grembo,  starei tra le braccia del ragazzo che più amo.”
III
“Se tu volessi sposarti con me
c’è una cosa che dovresti fare per me
IV
Devi fare per me una camicia di lino
Senza lavoro d’ago
V
Devi lavarla in quel pozzo, sempre vuoto d’acqua di fonte o piovana;
VI
Devi asciugarla su quello spino
Che mai è fiorito da quando l’uomo è nato.”
VII
“E se io farò per te una camicia, c’è però qualcosa che tu puoi fare per me:
VIII
Mio padre ha un acro di terra,
devi ararlo con le tue mani.
IX
Devi seminarlo con il chicco dei desideri e rivoltarlo con la tibia di pecora
X
Devi mieterlo con un falcetto di cuoio
e legarlo con una penna di pavone
XI
Devi immagazzinarlo nel mare
e portarmi il covone asciutto.
XII
Quando avrai fatto tutto, e fatto bene,
vieni a prendere la tua camicia”

NOTE
* la versione è tratta da Child#2 con alcuni minimi tagli (vedi)
1) in altre versioni la tromba diventa un corno, strumento per lo più ad uso “bellico” e come richiamo, essendo il suo suono udibile sulle lunghe distanze. Ma è anche un corno magico che suscita il desiderio in chi lo sente.
2) come per il mantello in Tam Lin anche qui la coperta copre il pudore della donna e viene soffiata o gettata via = deflorazione
3) kist dall’inglese antico kiste -kista nel senso di contenitore sia scatola, baule che bara o sarcofago (in senso archeologico cista) ma anche petto, qui tradotto come grembo, la tromba o il corno dell’elfo nel grembo della fanciulla, più esplicito di così..
4) è l’elfo a irretire la fanciulla con la promessa di matrimonio
5) “wantin’ corn” può stare a significare un seme che si vorrebbe avere ma che non è in nostro possesso e quindi la richiesta impossibile è che si semini senza seme

ASCOLTA Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordic Ballads“, un libro-Cd, con le illustrazioni di Arthur Rackham, 2012. La voce è di Joanne McIver.


I
The Elfin Knight stands on yon hill
Blaw, blaw, blaw winds, blaw
blowing his horn(1)
and loud and shrill
And the wind has blawing my plaid awa’(2)
II
If I’d yon horn in my kist (3)
And the bonnie laddie
here that I love best
III
Ye maun make me
a fine holland sark
Without any stitching
or needle wark
IV
Ye maun wash it in yonder well
Where the dew never wat
and the rain never fell
V
Now sin ye’ve asked
some things o’ me
it’s right I ask as mony o’ thee
VI
My father he asked me
an acre of land
between the sault sea and the strand
VII
Ye maun plow’t i with blawing corn
And ye maun sew’t wi pepper corn
VIII
When you have done
and finished your wark
ye’ll come to me, love
and get your sark
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Il Cavaliere Elfo è sulla collina
Soffiate, soffiate, soffiate venti, soffiate
e soffia il suo corno
forte e penetrante
E il vento ha soffiato via la mia
coperta 

II
“Se avessi il suo corno in grembo,
e il bel ragazzo
che amo tanto!”
III
“Devi fare per me
una bella camicia di lino
senza lavoro d’ago
e filo
IV
Devi lavarla in quel pozzo
dove la rugiada mai bagna
e la pioggia mai cade”
V
“Poichè mi hai chiesto queste cose
è giusto che te ne chieda anch’io altrettante.
VI
Mio padre mi ha chiesto
un acro di terra
tra il mare salato e la sabbia
VII
Devi ararlo con tibia di pecora
e seminarlo con  chicco di pepe
VIII
Quando avrai fatto tutto,
e finito il tuo lavoro,
vieni da me, amore
a prendere la tua camicia”

ASCOLTA Kate Rusby in The Girl Who Couldn’t Fly 2005
oppure in duo Kate Rusby w/ Dave Burland: The Elfin Knight [2012]


I
The elfin knight stands on yon hill
He blows his horn both loud and shrill
He stands so proud and he stands so still
CHORUS
Blow winds blow my bonnie o
Blow winds blow my bonnie
Blow winds blow my bonnie o
Blow winds blow my bonnie
II
If I had the knight that stands on yon mound
My true love then surely I have found
Down to the church then soon we will be bound
III
He’ll make me a dress with seams of fine thread (1)
Make me a garland of flowers for my head
Down to the church then away we’ll go to bed
traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’elfo cavaliere è sulla collina
e soffia il suo corno forte e penetrante,
è così magnifico
e fiero
CORO
soffiate venti, miei cari
soffiate venti, miei cari
soffiate venti, miei cari
soffiate venti, miei cari ..
II
Se avessi il cavaliere che è su quella collina,
allora di certo avrei trovato il vero amore,
e presto andremo a sposarci.
III
Mi farà un abito cucito con filo di seta,
mi farà una ghirlanda di fiori per il capo,
e dopo la chiesa andremo di corsa nel letto!

NOTE
1)questi sono piuttosto dei doni nunziali che le prove da superare

Per le versioni americane di The Elfin Knight vedi

seconda parte: Cambric shirt

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/captain-wedderburn.html
http://www.justanothertune.com/html/cambricshirt.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_2

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1076

BELTANE LOVE CHASE: THE TWO MAGICIANS

63_rackham_siegfried_grimhildeLa Caccia d’Amore è un tema tipico dei canti popolari, secondo modi propri della canzone d’amore cortese o di “genere” ovvero i contrasti tra due innamorati, in questi lui cerca di conquistare e lei respinge o dileggia e spesso il contesto è comico o anche scurrile.
Così la ballata “The Twa Magicians” è una Caccia d’Amore in cui la naturale ritrosia della virginale fanciulla ringalluzzisce l’uomo, perchè il di lei diniego è in realtà un invito alla conquista.

IL FABBRO

L’uomo cacciatore qui è però una figura “soprannaturale”, il fabbro considerato nei tempi antichi una creatura dotata di poteri magici, i primi fabbri furono infatti i nani (gli elfi neri o oscuri) capaci di creare armi e gioielli incantati. L’arte della forgia era una conoscenza antica che si tramandava tra iniziati.
La prima tappa nella lunga storia dell’alchimia risale quindi ai primi tempi dell’età del ferro, nel corso della quale l’uomo riesce ad estrarre, con l’aiuto del fuoco, i metalli dai minerali grazie a metodi di fusione perfettamente padroneggiati. Il minatore prima ed il fabbro poi aiutano in qualche modo la Terra Madre a partorire delle creature metalliche che essa cela nel suo seno. La comunione con il fuoco, l’estrazione dei minerali dalla galleria della miniera, considerata come un utero, hanno creato un universo magico-religioso che ha reso il fabbro, antenato dell’alchimista, il gran sacerdote di una religione arcaica nella quale le forze della natura erano le principali divinità. Alcuni residui di queste convinzioni ancora sopravvivono oggi in certe pratiche sciamaniche. Un parallelo simbolico, inoltre, può essere stabilito tra il fuoco ed il ferro, poiché, se colpito violentemente, questo metallo sprigiona dei fasci di scintille. Mircea Eliade, fra l’altro, fa notare come: “il simbolismo della ‘pietra del fulmine’, che assimilava al fulmine i proiettili, armi da lancio litiche, abbia avuto grande sviluppo nelle mitologie metallurgiche. Le armi che gli dèi fabbri o i fabbri divini forgiano per gli dèi celesti sono il fulmine e la saetta […]. È evidente il rapporto che lega tra loro le immagini: fulmine, ‘pietra di fulmine’ (ricordo mitologico dell’età della pietra), arma magica che colpisce a grande distanza e che, talvolta, ritorna come un boomerang nella mano del suo padrone, come il martello di Thor'”. L’arma, strumento di morte, non fa che accrescere il carattere sacro del metallo, che l’alchimista ritiene dotato di vita propria.  (tratto da “La via dell’alchimia cristiana” qui)
Così nel Medioevo la figura del fabbro assunse delle connotazioni negative basti pensare alle tante “fucine del diavolo” o “del pagano” che davano il nome a località un tempo sede di forgia.

Vulcano, Andrea Mantegna

In forza del suo mestiere il fabbro è uomo possente con muscoli ben sviluppati, eppure proprio a causa della sua conoscenza e del suo potere il fabbro è spesso zoppo o orbo: se comune mortale la sua menomazione è un segno che egli ha visto (si è impadronito) di un qualche segreto divino, ossia ha visto un aspetto nascosto della divinità dal quale viene punito per sempre; è la conoscenza del segreto del fuoco e dei metalli, che si tramutano da solido a liquido e si mescolano in leghe. In molte mitologie sono gli stessi dei ad essere fabbri (Varuna, Odino) sono dei maghi e anche loro hanno pagato un prezzo per la loro magia.
La zoppia inoltre nasconde un’ulteriore metafora: quello della prova che è alla base della ricerca, sia essa una conquista spirituale oppure un’atto risanatore o di vendetta (un tema fondamentale nel ciclo del Graal).

Ma i maghi della ballata sono due dunque anche la fanciulla è una mutaforma o forse una sciamana.

MUTAFORMA

Cerridwen_EmpowermentIl tema della trasformazione è l’ispirazione delle Metamorfosi di Ovidio: un susseguirsi di divinità dell’Olimpo che per la propria lussuria si trasformano in animali (ma anche in pioggia dorata) e seducono belle mortali o ninfe dei boschi (le quali a loro volta si trasformano nel loro antagonista).
Del resto l’inseguimento attraverso la mutazione delle forme ricorda quello tra Cerridwen e il suo apprendista nella storia gallese della nascita del bardo Taliesin. A fuggire è qui un ragazzo, avendo bevuto la pozione magica dell’Ispirazione dal calderone che stava sorvegliando, si sottrae all’ira della dea trasformandosi in vari animali (lepre, pesce, uccello). Alla fine diventa chicco di grano per nascondersi come il classico ago nel pagliaio, ma la dea mutata in gallina se lo mangia. Da questo insolito accoppiamento nasce   Taliesin (534-599) alias Merlino..

Sono stato una goccia di pioggia nei cieli,
sono stato la più lontana delle stelle.
Sono stato cibo al festino,
sono stato corda di un’arpa.
Sono stato una lancia aguzza
scudo nella battaglia
spada nella stretta delle mani.
Nell’acqua e nella schiuma
Sono stato temprato nel fuoco.


Ovvero, per divenire Saggezza, per Comprendere, si devono sperimentare gli elementi…

Questo poema di Taliesin potrebbe condensare il mistero del viaggio iniziatico, in cui la Saggezza viene conquistata con la conoscenza degli elementi, che è esperienza profonda, immedesimazione, attraverso la penetrazione della loro propria essenza, divenendo il viandante stesso essenza degli elementi.
Se rapportiamo tutto questo al ciclo di guarigione di Avalon, il senso delle trasformazioni potrebbe risiedere nel fatto che Gwion arriva, mutando se stesso, a comprendere – nel senso mentale di capire, ma anche nel senso più fisico dell’avere dentro di sé – il Tutto: l’intero ciclo, l’intera ruota, Ceridwen, Blodeuwedd e Rhiannon, racchiudendo dentro di sé anche la circonferenza, Arianrhod, e giungendo contemporaneamente al Centro, Branwen.
Cambiare forma significa sperimentare tutto, sperimentare se stessi in ogni cosa in continuo cambiamento e sperimentare l’incontro tra il sé e l’altro, preda e predatore, non separati ma inscindibilmente legati, come in una danza. (tratto da qui)

VOLO SCIAMANICO

La caratteristica principale dello sciamano è quella di “viaggiare” in condizioni di estasi nel mondo degli spiriti e di utilizzarne i poteri per il singolo o per l’intera comunità. Le tecniche per far questo sono essenzialmente il sonno estatico (trance mistica) e la trasformazione del proprio spirito in animale. Mutare forma come pratica magica comporta una trasformazione di una parte dell’anima nello spirito di un animale per lasciare il corpo e viaggiare sia nel mondo sensibile che in quello sovrasensibile. Un’altra tecnica consiste nel lasciare il proprio corpo e prendere possesso del corpo di un animale vivente (o per viaggiare nell’oltretomba prendendo possesso dello spirito di un animale).

In questo modo lo sciamano “cavalca”, cioè prende come mezzo per spostarsi, i corpi degli animali che sono anche suoi spiriti-guida. In alcuni rituali si utilizzano piante psicoattive oppure il   battito del tamburo, oppure si indossano le pelli o la maschera dell’animale che si desidera “cavalcare”. Tale pratica non è indenne da rischi: può accadere che lo sciamano non possa più ritornare al suo corpo perché si dimentica di sé, del suo essere umano, oppure viaggia troppo lontano dal corpo e cade in coma o il corpo fisico muore perché troppo debilitato dalla separazione.
Lo spirito può essere catturato nell’aldilà o l’animale   può essere ferito o ucciso sul piano terreno e quindi, come l’anima dello sciamano è catturata o ferita o uccisa, così il suo corpo ne riporta le conseguenze.

THE TWA MAGICIANS

La ballata è originaria del Nord della Scozia e la prima fonte scritta si trova in “Ancient Ballads and Song of the North of Scotland” di Peter Buchan – 1828, successivamente anche in Child #44 (The English and Scottish Popular Ballads di Francis James Child). Si ritiene che provenga dalla tradizione norrena. Le versioni giunte fino a noi sono numerose, come accade in genere per le ballate popolari diffuse nella tradizione orale, e anche con finali diversi tra loro. Nella sua forma “base” si tratta della storia di un fabbro che intende conquistare una vergine; la fanciulla però fugge, trasformandosi in vari animali ed anche oggetti o elementi della Natura; l’uomo la insegue mutando forma egli stesso.
Si trova traccia scritta del tema già nel 1630 in una ballata dal titolo  The two kinde Lovers (The Maydens resolution and will, To be like her true Lover still) – vedi testo in cui però è la donna a inseguire l’uomo.
La ballata inizia con la donna che dice


if thou wilt goe, Love,
let me goe with thee
Because I cannot live,
without thy company

Se tu andrai, Amore
lasciami venite con te
perché non posso vivere
senza la tua compagnia

e prosegue dicendo:
se tu sei il sole io sarò la luna,
se tu sarai l’aurora io sarò la rugiada,
se tu sarai la rosa io sarò il profumo  
..

si tratta quindi di coppie complementari e non opposte, una sorta di resa totale all’amore da parte della donna che dichiara la sua fedeltà all’uomo. Non dimentichiamoci che le antiche ballate erano anche una forma d’insegnamento o se si vuole di educazione dei giovani.
E tuttavia troviamo sepolte nel testo tracce di rituali d’iniziazione, perle di saggezza o insegnamenti druidici, così i due maghi si trasformano in animali associati ai tre regni, Nem (cielo), Talam (Terra) Muir (mare) o se vogliamo mondo di sopra, di mezzo e di sotto e il mistero è quello della rinascita spirituale.
Altre analogie si riscontrano con la ballata “Hares on the Mountain” (vedi)

VERSIONE BUCHAN

In genere la Caccia d’Amore si conclude con l’accoppiamento consensuale.
La versione diffusa oggi di “The two magicians” è basata sulla riscrittura del testo e l’arrangiamento musicale di Albert Lancaster Lloyd   (1908-1982) per l’album “The Bird in the   Bush” (1966 );

ASCOLTA (tutte le strofe tranne XV e XVI)

ASCOLTA  Celtic stone in Celtic Stone, 1983: (gruppo americano folk-rock attivo negli   anni 80 e 90), un’ironica interpretazione vocale da consumati menestrelli, un brioso arrangiamento musicale che accosta felicemente chitarra acustica con l’hammer dulcimer
l’ordine delle strofe è alterato rispetto alla versione”standard” e si inseriscono due strofe aggiuntive (strofe da I a VII, XI, IX, XIV, X, XV, XVI, XVII)

ASCOLTA Damh the Bard in Tales from the Crow Man, 2009. Altro menestrello del mondo magico in una versione più rock (strofe da I a VII, XI, IX, XII, X, XIV, XV, XVI,XVII, XVIII)

ASCOLTA Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordica Ballads” 2013 (voce Joanne McIver) con un arrangiamento brioso e accattivante tratto da un traditional (è un mixer tra le due melodie)

VERSIONE A.L. Lloyd
I
The lady stood at her own front door
As straight as a willow wand
And along come a lusty smith
With his hammer in his hand
CHORUS
Saying “bide lady bide
there’s a nowhere you can hide
the lusty smith will be your love
And he will lay your pride”.
II
“Well may you dress, you lady fair,
All in your robes of red
Before tomorrow at this same time
I’ll have your maidenhead.”
III
“Away away you coal blacksmith
Would you do me this wrong?
To have me maidenhead
That I have kept so long”
IV
I’d rather I was dead and cold
And me body in the grave
Than a lusty, dusty, coal black smith
Me maide head should have”
V
Then the lady she held up her hand
And swore upon the spul
She never would be the blacksmith’s love
For all of a box of gold
VI
And the blacksmith he held up his hand/And he swore upon the mass,
“I’ll have you for my love, my girl,
For the half of that or less.”
VII
Then she became a turtle dove
And flew up in the air
But he became an old cock pigeon
And they flew pair and pair
VIII
And she became a little duck,
A-floating in the pond,
And he became a pink-necked drake
And chased her round and round.
IX
She turned herself into a hare
And ran all upon the plain
But he became a greyhound dog
And fetched her back again
X
And she became a little ewe sheep
and lay upon the common
But he became a shaggy old ram
And swiftly fell upon her.
XI
She changed herself to a swift young mare, As dark as the night was black,
And he became a golden saddle
And clung unto her back.
XII
And she became a little green fly,
A-flew up in the air,
And he became a hairy spider
And fetched her in his lair.
XIII
Then she became a hot griddle
And he became a cake,
And every change that poor girl made
The blacksmith was her mate.
XIV
So she turned into a full-dressed ship
A-sailing on the sea
But he became a captain bold
And aboard of her went he
XV 
So the lady she turned into a cloud
Floating in the air
But he became a lightning flash
And zipped right into her
XVI
So she turned into a mulberry tree
A mulberry tree in the wood
But he came forth as the morning dew
And sprinkled her where she stood.
XVII
So the lady ran in her own bedroom
And changed into a bed,
But he became a green coverlet
And he gained her maidenhead
XVIII
And was she woke, he held her so,
And still he bad her bide,
And the husky smith became her love
And that pulled down her pride.
tradotto da Cattia Salto
I
La dama si sedette alla porta di casa, dritta come una bacchetta di salice
e un gagliardo fabbro (1) viene
con il martello in mano
CORO:
Dicendo “Aspetta, fanciulla, aspetta, perché non c’è posto dove tu possa nasconderti, il fabbro gagliardo sarà il tuo amante, e vincerà il tuo orgoglio!
II
Ti credi al sicuro, bella dama,
con tutti i tuoi abiti in rosso (2)
ma prima che venga domani a questa stessa ora avrò la tua verginità“.
III
Via, via fabbro nero carbone,
perchè mi farai questo torto?
Prendere la verginità
che ho serbato così a lungo!
IV
Preferirei essere morta stecchita
seppellita nella tomba

piuttosto che un fabbro così nero-carbone e grosso, abbia la mia verginità.”
IV
Così la dama alzò la mano
e giurò sulla terra
che non sarebbe mai stata l’amante del fabbro
nemmeno per un sacco d’oro (3).
VI
Ma il fabbro alzò la mano
e giurò sulla lancia
Ti avrò come amante, ragazza mia
per la metà o molto meno“.
VII
Così lei si trasformò in colomba
e volò alto in cielo,
ma lui divenne un vecchio piccione e volavano appaiati,
VIII
Così lei si trasformò in una paperella
che nuotava nello stagno
ma lui divenne un papero dal collo rosa
che le girava in tondo
IX
Così lei si trasformò in lepre (4)
e corse per tutta la piana
e lui si trasformò in un levriero
e la raggiunse di nuovo
X
Così lei si trasformò in pecorella che pascolava per la brughiera,
ma lui divenne un vecchio montone
e presto fu su di lei.
XI
Così lei si trasformò in un’agile cavalla nera come la notte,
ma lui divenne sella dorata
e le montò sulla schiena.
XII
Così lei divenne una piccola verde mosca per svolazzare nell’aria,
ma lui divenne un ragno peloso
e la trascinò nella sua tana.
XIII
Allora lei divenne un testo rovente
e lui una torta
e a ogni giro (5) che la ragazza faceva,
il fabbro le stava attaccato
XIV
Così lei si trasformò in una nave tutta impavesata e salpò per il mare,
ma lui divenne un intrepido capitano e salì a bordo.
XV
Così la dama si trasformò in nuvola che fluttuava nell’aria,
ma lui divenne un fulmine luminoso e zigzagò verso di lei.
XVI
Così lei si trasformò in un albero di gelso, un gelso nella foresta,
ma lui divenne rugiada di mattino
e si sparpagliò su di lei.
XVII
Così lei corse nella propria stanza
e si trasformò nel letto,
ma lui diventò una coperta verde e  prese la sua verginità
XVIII
e quando lei si svegliò la prese ancora, finchè lei capitolò,
così il fabbro divenne il suo amante, e ciò fece capitolare l’orgoglio di lei.
NOTE

1) da sempre nelle canzoni popolari il maniscalco è considerato sinonimo di virilità, amante molto dotato e dalla forza portentosa. Qui egli è anche mago armato di martello mentre la fanciulla sua antagonista (o complementare) impugna una bacchetta di salice.
Viene da pensare a una sorta di duello o sfida tra due praticanti maghi
2) come sempre nelle antiche ballate alcune parole sono dei codici che fanno risuonare dei campanelli d’allarme in chi ascolta: il rosso è il colore delle fate ossia delle creature dotate di poteri magici. Rosso era anche il colore della sposa nell’antichità ed è un colore propizio per la fertilità
3) anche scritto come “pot of gold” e subito vengono in mente le pentole piene d’oro del leprecauno
4) la coppia lepre-segugio è la prima delle trasformazioni nel mito gallese della nascita di Taliesin. Gwion è l’inseguito che si muta in un animale lunare, prende in sè il principio femminile simbolo di abbondanza-fertilità, ma anche creatività-intuizione, diventa puro istinto, frenesia.
E’ il cane non solo predatore, ma anche guardiano e psicopompo  ‘Il cane riveste presso moltissime popolazioni la funzione di guardiano dei luoghi sacri, guida dell’uomo nella notte della morte, difensore del regno dei morti, sorvegliante in tutti i casi del regno spirituale.
In particolare presso i Celti era associato al mondo dei Guerrieri. Il cane, infatti, era presente nelle iniziazioni dei Guerrieri. La caccia, come la guerra, era un atto sacro che si poteva compiere solo dopo un’iniziazione e una preparazione rituale di protezione divina’.
(Riccardo Taraglio in  Il Vischio e la Quercia) continua
5) ferri da cialda: il testo è un speciale attrezzo per cucinare il pane o le cialde di Beltane detto anche ferro o meglio al plurale ferri con cui venivano schiacciati e cotti dei piccoli pezzi di pasta all’interno di piatti metallici arroventati sul fuoco. Le due piastre che potevano essere lisce o variamente decorate a nido d’ape o a intagli floreali, scritte o disegni geometrici, erano incernierate da una parte e dotate li un lungo manico: poste sul fuoco man mano che si arroventavano da un lato venivano rigirate per la cottura dall’altro lato. Nel Medioevo erano diventati dei capolavori di forgiatura realizzati da mastri ferrai o raffinati argentieri, ed erano un tradizionale dono di fidanzamento.

Ferro da cialde, Umbria, sec. XVI

VERSIONE SHARP

Il brano è riportato da Cecil Sharp in One Hundred English Folksongs  (1916) nelle note dice di averlo ascoltato  dal signor Sparks (di mestiere fabbro), Minehead, Somerset, nel 1904.

ASCOLTA Steeleye Span nell’album “Now we are six”, 1974

VERSIONE STEELEYE SPAN
I
She looked out of the window
as white as any milk
And he looked in at  the window
as black as any silk
CHORUS
Hello, hello, hello, hello,
you coal blacksmith

You have done me no harm
You never shall  have my maidenhead
That I have kept so long
I’d rather die a maid
Ah, but then she said
and be buried all in my grave

Than to have such a nasty,
husky, dusky, fusky, musky

Coal blacksmith,
a maiden, I will die

II
She became a duck,
a duck all on the stream
And he became a water dog
and fetched her back again.
She became a star,
a star all in the night
And he became a thundercloud
And muffled her out of sight.
III
She became a rose,
a rose all in the wood
And he became a bumble bee
And kissed her where she stood.
She became a nun,
a nun all dressed in white
And he became a canting priest
And prayed for her by night.
IV
She became a trout,
a trout all in the brook
And he became a feathered fly
And caught her with his hook.
She became a corpse,
a corpse all in the ground
And he became the cold clay
and smothered her all around
tradotto da Cattia Salto
I
Dalla finestra lei guardava fuori ,
pallida come latte
Dalla finestra lui guardava dentro,
scuro come una calza di seta
Coro
Ciao, ciao, ciao
nero fabbro ferraio 

sei innocuo,
e mai avrai la mia verginità
che ho custodito così a lungo,
preferisco  morire da fanciulla
allora lei disse
e essere sepolta nella mia tomba,
piuttosto che avere un fabbro ferraio così brutto, grosso, scuro e puzzolente,
nero come carbone.
Morirò vergine”

II
Lei diventò un anatra,
un anatra nel fiume
e lui si trasformò in un cane (1)
per darle la caccia.
Lei diventò una stella,
una stella nella notte
e lui diventò una nuvola di temporale e la nascose alla vista.
III
Lei  diventò una rosa,
una rosa del bosco
e lui in un bombo (2)
e la baciò sul posto.
Lei diventò una monaca,
una monaca vestita di bianco
e lui diventò un prete  ipocrita, per pregare con lei tutta la notte.
IV
Lei diventò una trota,
una trota nel ruscello
e lui diventò un amo con l’esca
e la prese con il suo uncino.
Lei diventò un cadavere,
steso sul terreno
e lui diventò fredda terra
e l’avvolse tutta (3)

NOTE
1) water dog è una cane di riporto grande nuotatore ossia un cane addestrato per la caccia di palude, insomma una parola troppo lunga da utilizzare per la traduzione in italiano
2) il bombo è imparentato con le api, ma non produce il miele ed è molto più grosso e tozzo dell’ape
3) Qui la storia si potrebbe tradurre come “Quale parte della parola NO non capisci?” ossia il categorico e virginale rifiuto della donna all’atto sessuale ripetutamente tentato da un fabbro brutto, scuro e anche un po’ puteolente   (oggi si direbbe puzzone). Per sfuggire alla bramosia dell’uomo lei si trasforma in anatra, stella, rosa, monaca e trota (e lui nei suoi persecutori, ossia cane da palude, nuvola, bombo, prete, amo da pesca); apparentemente la fanciulla preferisce la morte piuttosto che subire uno stupro: questo è un modo distorto d’interpretare la storia, è la mentalità “maschilista” convinta che la donna sia sempre complice della violenza e quindi da condannare, non una vittima.
A mio avviso invece è  il ritorno alla terra nella fusione del principio femminile con quello maschile; i due, ormai persi nel vortice delle trasformazioni, si fondono in un unico abbraccio di polvere e la loro morte è una morte-rinascita .

continua seconda parte 

(Cattia Salto revisionato aprile 2016)

FONTI
http://web.tiscali.it/artigianidaltritempi/fabbro.htm
http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=252
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thetwomagicians.html
http://ontanomagico.altervista.org/sciamani.html
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch044.htm
http://www.contemplator.com/child/2magics.html
http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=247
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=40723
http://www.yourultimateresource.com/the-two-magicians/