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THE MEETING OF THE WATERS: NATURE FOR ROMANTICS

“The meeting of the waters” è una canzone scritta da Thomas Moore nell’estate del 1807 durante un suo soggiorno nei dintorni della Valle di Avoca (contea di Wicklow); solo in un secondo tempo alla poesia è stata abbinata una vecchia melodia dal titolo “The Old Head of Dennis“.

AVONMORE &AVONBEG

Il nome indica un punto ben preciso del territorio irlandese ovvero il punto in cui il fiume Avonmore si incontra con il fiume Avonbeg per formare l’Avoca . Il punto tuttavia non è univoco nel senso che ci sono due incontri: uno a Woodenbridge e l’altro a Castle Howard sovrastante sulla collina che divide i due rami.

Fu lo stesso Moore a risolvere la querelle affermando in una lettera indirizzata ad un suo amico: “I believe the scene under Castle Howard was the one which suggested the song to me.” Sul luogo non può mancare ovviamente la statua commemorativa del poeta, ovvero il suo busto (vedi).  L’abitazione sulla collina fu ristrutturata e costruita nella sua forma attuale di castello nel 1811 (vedi).

Meeting_of_the_Waters,_Avoca,_Ireland,_1882
Meeting of the Waters come appariva ai tempi del poeta: i due fiumi si congiungono e sull’altura s’intravede Castle Howard.

Il posto è ricco di fascino e al poeta è ancora più prediletto perchè è lo scenario del tempo trascorso in compagnia con gli amici più cari, così chi ascolta può evocare nella sua mente i luoghi altrettanto affascinanti che ha condiviso con i suoi amici del cuore. E quando la vecchiaia verrà con le sue debolezze o quando la vita ci renderà difficile il cammino essi (amici e natura) ci proteggeranno. Così la natura nel suo aspetto bucolico e tranquillo, nel suo essere al di fuori del caos cittadino e degli affanni potrà rigeneraci; ma il poeta avverte che il ritiro non dovrà essere solitario bensì condiviso con gli amici più cari, solo così la natura potrà agire da balsamo!

Per i Romantici la natura è lo specchio delle passioni e dei sentimenti perchè anch’essa ha un’anima, una forza divina. A volte natura matrigna o tragica nella sua indifferenza (o maestosa e immaginativa nei suoi paesaggi) è anche natura amica e confortatrice.

La melodia “The Old Head of Dennis” è un tradizionale irlandese riportata da George Petrie nella sua collezione “Ancient music of Ireland” (1855) come raccolta dalla signora Biddy Mongahn di Rathcarrick nella contea di Sligo. Ma tanto per cambiare c’è anche una melodia scozzese dal titolo “The meeting of the Waters”.
ASCOLTA The Meeting of the Waters suonata con la scottish bagpipes

ASCOLTA The Wolfe Tones in “Irish to the Core” 1973 con il titolo di “Vale of Avoca”

ASCOLTA Anuna live al National Concert Hall di Dublino 2010


I
There is not in this wide world a valley so sweet
As that vale in whose bosom(1) the bright waters meet,
Oh! the last rays of feeling and life must depart(2)
Ere the bloom of that valley shall fade from my heart.
II
Yet it was not that Nature had shed o’er the scene
Her purest of crystal and brightest of green
‘Twas not her soft magic of streamlet or hill
Oh! no, it was something more exquisite still.
III
‘Twas that friends, the beloved of my bosom were near
Who made every dear scene of enchantment more dear
And who felt that the best charms of nature improve
When we see them reflected from looks that we love.
IV
Sweet Vale of Avoca! how calm could I rest,
In thy bosom (2) of shade, with the friends I love best
Where the storms that we feel in this cold world should cease
And our hearts, like thy waters, be mingled in peace
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Non c’è in questo vasto mondo una valle così amabile,
come la valle nel cui grembo (1) le acque limpide s’incontrano,
Oh! Gli ultimi raggi del sentimento e della vita devono andarsene (2)
prima che il fiore di quella valle svanisca dal mio cuore.
II
Eppure non era perchè la Natura aveva versato sulla scena
il cristallo più puro e il suo verde più brillante,
non era per la soffusa magia del ruscello o della collina.
Oh! No era per qualcosa di ancora più squisito.
III
Era perchè gli amici, i più cari del mio cuore (2) erano vicini,
che faceva ogni caro scenario d’incanto ancora più caro,
a chi ritiene che il migliore fascino della natura migliori,
quando lo vede riflesso negli sguardi che amiamo.
IV
Dolce Valle di Avoca! Come ho potuto riposare
tranquillo in seno (2) al boschetto, con gli amici che amo di più,
dove le tempeste che ci toccano in questo freddo mondo dovrebbero cessare e i nostri cuori, come le tue acque, si mescoleranno in pace.

NOTE
1) La parola bosom ricorre nelle strofe in una sorta di umanizzazione materna della Valle e richiama il sentimento d’affetto riposto nel cuore del poeta
2) il poeta vuole dire che serberà il ricordo della valle fino alla sua morte

FONTI
http://hogfiddle.blogspot.it/2012/03/thomas-moore-meeting-of-waters.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=37446
http://thesession.org/tunes/4679
https://sites.google.com/site/frankensteincampbell/anexplication

THE MINSTREL BOY: THE LAST HERO

021_The_Sword_and_the_Harp_by_Gold-SevenUna canzone patriottica irlandese, forse la più conosciuta al mondo, scritta da Thomas Moore (1779-1852) su una vecchia melodia intitolata The Moreen e pubblicata nel suo “Irish Melodies“.
Sebbene molte altre sue composizioni l’avessero reso ricco e famoso, la maggior parte di esse non hanno superato l’Ottocento, “The Minstrel Boy” invece è diventata una canzone di fama mondiale.
E’ opinione diffusa che Moore abbia composto la canzone in ricordo di alcuni amici di gioventù, che hanno partecipato alla ribellione irlandese del 1798: la canzone è diventata popolare tra gli irlandesi che hanno combattuto durante la guerra civile americana e sempre in America è diventata una specie di inno nei dipartimenti pubblici civili che hanno visto storicamente una grande componente di irlandesi-americani nei loro ranghi, come la polizia e i vigili del fuoco di New York, Boston e Chicago e di altre principali aree metropolitane degli Stati Uniti. La melodia è spesso suonata ai funerali dei soci e/ o funzionari di organizzazioni che sono morti o sono stati uccisi in servizio, in genere con le cornamuse. E ovviamente il brano è tra i preferiti dei soldati irlandesi!

THE MINSTREL BOY

Una canzone popolare e conosciuta internazionalmente, tra le più registrate, il primo fu il tenore irlandese John McCormack che la incise agli inizi della sua carriera (e venne perciò soprannominato the Irish Ministrel); al suo successo hanno contribuito inoltre numerosi films e programmi televisivi (Star Trek, The Man Who Would Be King, The Young Indiana Jones Chronicles e Profiles in Courage) tra i quali il più recente film “Black Hawk Down“.

La canzone afferma che l’anima di un popolo non potrà mai essere incatenata: il giovane combatte per il suo paese (all’epoca con la spada) fino alla morte e così tutto il popolo (ovvero le tante persone con sentimenti patriottici) faranno, perchè il nemico non dovrà mai toccare la patria degli altri.
Siamo in pieno Romanticismo e l’ideale romantico esalta il concetto di nazione (e quindi di popolo e patria), è in nome di questo ideale romantico che i popoli oppressi o dominati dalle potenze straniere (tra i quali gli italiani, tanto per citarne uno) combattono per la loro libertà e indipendenza. Il nemico ti conquista se è più numeroso o armato meglio, ma non potrà mai portarti via la tua anima o spirito come si voglia chiamare ossia le tue usanze e tradizioni, la lingua, la cultura e la tua musica
Eppureil testo si presta a più letture  e si adatta alle opinioni tra il moderato e l’estremo.

L’EROE ROMANTICO

Thomas Moore aveva  in mente un tipo preciso di patriota idealista quello che guidava le ribellioni irlandesi con il suo ardore giovanile, la sua dedizione alla causa, la sua pervicace convinzione nell’ideale, di certo un po’ ingenuo e poco esperto, e così imbottito di una concezione eroica dell’uomo che finiva più spesso ucciso o catturato, ma era pieno di passione e di sentimento. Così Moore descrive i giovani ribelli di allora, poeti, studiosi e sognatori, privi di senso pratico e non addestrati alle strategie della guerra, eppure che affrontano il nemico e il loro tragico destino con coraggio, fierezza e dignità. (vedasi ad esempio il prototipo del gentleman irlandese Robert Emmet)

LA VERSIONE STRUMENTALE

La melodia risale probabilmente alla fine del 1500, adattata da Moore sul testo ed all’epoca arrangiata per voce e pianoforte; oggi è più spesso interpretata come marcia con tamburi e cornamuse o come brano solistico all’arpa. Ovviamente le versioni per cornamuse nel WEB si sprecano come se ne trovano molte anche per arpa, ma quelle che segnalo sono:

ASCOLTA Semyon Kobialka & Daniel Kobialka in “American Classics” : il figlio al clavicembalo e il padre al violino

ASCOLTA The Corrs ancora la melodia portata dal violino in un arrangiamento tra il classico e il folk

ASCOLTA Celtic Passion dove il canto solista è affidato prima al flauto seguito da un delicato arrangiamento per pianoforte.

IL TESTO

Le versioni irlandesi spaziano da quella più tradizionale dei Clancy Brothers a quella rockeggianate di Shane Macgowan.

ASCOLTA Joe Strummer and the Mescaleros dal film “Black Hawk Down” di Ridley Scott 2001
ASCOLTA Sean Connery nel film “The Man Who Would Be King” di John Huston, 1975 (al 2:50 min se non parte in automatico)

Stessa melodia ma diverso inno The Son of God:
A glorious band, the chosen few
On whom the Spirit came;
Twelve valiant saints, their hope they knew,
And mocked the cross and flame.
They met the tyrant’s brandished steel,
The lion’s gory mane;
They bowed their heads the death to feel:
Who follows in their train?

ASCOLTA Jack Lukeman noto anche come Jack L il cantautore di Kildare che ha realizzato un video-reportage sulla rivolta di Pasqua 1916 (vedi) – strofe da I a IV,  una versione più epica che marziale che tocca le corde del sentimento

ASCOLTA John McDermotty (un classico)


I
The Minstrel Boy
to the war has gone
In the ranks of death(1)
you will find him,
His father’s sword
he hath girded on (2)
And his wild harp slung behind him
II
“Land of Song!(4)”
said the warrior bard(5)
“Though all the world betrays thee(6)
One sword, at least,
thy rights shall guard
One faithful harp shall praise thee!”
III
The Minstrel fell,
but the foeman’s chains
Could not bring
this proud soul under
The harp he loved never spoke again
For he tore its chords asunder
IV
And said, “No chains
shall sully thee
Thou soul of love and bravery!
Thy songs were made
for the pure and free(7)
And shall never sound in slavery(8)!”
V
The Minstrel Boy
will return one day
when we hear the news
we all will cheer it,
the minstrel boy will return I pray
torn in body perhaps,
not in spirit
and then you’ll play
his harp in peace,
as heaven hath intended,
for all the bitterness of man
must cease and ev’ry battle ended.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il giovane menestrello
è andato in guerra,
nei ranghi della morte (1)
lo troverete,
si è cinto
con la spada del padre (2)
e si è appeso alla spalla la rustica arpa (3)
II
“Terra melodiosa! (4)”
disse il bardo guerriero (5)
“Anche se tutto il mondo ti tradisce (6)
almeno una spada
i tuoi diritti difenderà
e un’arpa fedele ti loderà! ”
III
Il Menestrello è caduto,
ma le catene degli oppositori,
non possono sottomettere
questo spirito fiero:
l’arpa che amava non canterà mai più, che lui le corde a pezzi le strappò
IV
E disse: “Nessuna catena
dovrà macchiarti,
tu anima dell’amore e del coraggio!
Le tue canzoni sono state fatte
per la purezza e la libertà (7)
e non dovrai mai suonare in schiavitù(8)”
V
Il giovane menestrello
ritornerà un giorno,
quando sentiremo la novella
tutti esulteremo.
Il giovane menestrello ritornerà-io prego
straziato forse nel corpo,
ma non nello spirito.
Allora si suonerà
la sua arpa in pace,
come s’intende il paradiso,
che tutte le amarezze dell’uomo
saranno cessate e ogni battaglia finita.

NOTE
1) le prime file all’assalto sono quelle destinate più facilmente alla morte
2) nella traduzione mi sovviene l’italico inno di Mameli “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”
3) ovvero l’arpa bardica un po’ tozza e piccola:  già nel XI° sec. si attribuisce ai Celti la realizzazione di due tipi di arpa, una più piccola con una decina di corde che si portava a spalla o era fissata alla cintura e una più grande (in gaelico clàirseach) con una trentina di corde: la cassa armonica si otteneva, diversamente da oggi, scavando un singolo blocco di legno (più diffusamente di salice), le arpe celtiche cosiddette “a testa bassa” erano così lavorazioni di scultura e d’intarsio, strumenti raffinati e preziosi consoni alla nobiltà. In questo senso la “wild harp” è da intendersi nella versione più “rustica” come arpa a 10 corde (continua)
4) letteralmente terra della canzone, ovvero l’Irlanda, ma per estensione ogni patria tradita, ovvero vilipesa e calpestata. L’ironia della storia è che anche gli inglesi cantavano la canzone nei loro bei salotti frequentati da personaggi romantici alla Lord Byron ignari che le “foeman’s chains” citate da Thomas Moore erano proprio le loro (dovevano essere però piuttosto duri di comprendonio per non capirlo)!!
5) nei tempi antichi i guerrieri erano anche bardi cioè poeti, o le loro gesta eroiche e la loro morte era cantata dai bardi che avrebbero tramandato nei secoli la loro memoria, così la loro breve (vissuta in sprezzo al pericolo) vita non sarebbe stata vissuta invano. Per un guerriero, l’onore rappresentava tutto; un uomo si valutava in base ad esso, e, difatti, uno degli strumenti più pericolosi nella società celtica era la satira, un particolare canto dei poeti che, deridendo un uomo, ne causava l’allontanamento dalla società. Ogni guerriero era tenuto a difendere, a prezzo della vita, il suo onore, insieme a quello del suo clan. continua
6) Per estensione oggi si legge: due sono le cose che restano alla patria tradita, le armi e un fedele esercito. Si esprime il concetto che per liberarsi dall’oppressore (inglese) gli irlandesi devono conquistare la libertà con il loro valore e il loro sacrificio, senza illudersi che un popolo straniero (Francia e Spagna) possa regalare loro la libertà; ma anche che viltà e corruzione dominano nel presente così come la slealtà e l’ipocrisia dei traditori e dei conformisti; nelle intenzioni di Moore la frase significava: è giunta l’ora per i giovani idealisti di agire in prima persona con devozione disinteressata e sacrificio.
7) si esprime qui un concetto caratteristico del romanticismo: la libertà individuale non è solo politica ma più estesamente intesa come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi, si badi bene non dal sentimento che sentimento e ragione nell’idealismo romantico sono parimenti importanti.
8) Un punto di vista a mio avviso un po’ estremo e al limite del fanatismo, sono infatti le canzoni a liberare gli uomini dalle catene anche se cantate in schiavitù, la musica non è solo per i cori angelici e le beate schiere del paradiso ma anche per le miserie e i tormenti sulla terra. Diverso è invece se il poeta avesse voluto intendere che l’arpa ossia la musica non si piegherà mai alle lodi e alle piaggerie verso il tiranno, così il giovane soldato ha preferito distruggere l’arpa piuttosto che farla cadere nelle mani del nemico! Ma questa lettura è solo superficiale perchè l’arpa è il simbolo dell’Irlanda e quindi sotto possiamo leggervi un messaggio ancora più estremo. A mio avviso bisogna stare attenti a non confondere il patriottismo con il fanatismo che è appunto esibito con il gesto del menestrello che distruggere la sua arpa, è un po’ come se i genitori uccidessero i loro figli per non farli cadere in mano nemiche, gesto al limite giustificabile solo se fossero certi che a loro venissero inferte violenze e brutali uccisioni, non solo perchè diventeranno schiavi: la vita viene prima di tutto e solo come ultima ratio può essere sacrificabile.
In questo senso anche il suicidio, più discreto come quello letterario di Jacopo Ortis o più eclatante di quello che si fanno esplodere (o si danno fuoco) in pubblico fa parte di una concezione eroica dell’uomo: Ugo Foscolo nel suo romanzo delinea un eroe romantico che per non arrendersi e sfuggire a una situazione umiliante e straziante reagisce con l’unico modo che gli resta (titanismo eroico e vittimismo sono le due facce della stessa medaglia).

A volte la II, III e IV strofa sono riassunte in un super-concentrato:
I
The minstrel boy to the war is gone,
In the ranks of death ye may find him;
His father’s sword he hath girded on,
With his wild harp slung along behind him.
II
Land of Song, the lays of the warrior bard,
May some day sound for thee,
But his harp belongs to the brave and free
And shall never sound in slavery!”

FONTI
http://www.libraryireland.com/Irish-Melodies/The-minstrel-boy-1.php
http://goodmorningbritten.wordpress.com/2013/11/26/listening-to-britten-the-minstrel-boy/
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/18/minstrel.htm
http://thesession.org/tunes/6782
http://www.poetryfoundation.org/bio/thomas-moore

ILLUSTRAZIONI
http://gold-seven.deviantart.com/art/The-Sword-and-the-Harp-199540500

LAST ROSE OF SUMMER

Il brano è stato scritto dal poeta irlandese Thomas Moore e ha conosciuto una vasta notorietà sia nazionale che internazionale nel 1800.

ANALISI DEL TESTO

Thomas Moore scrisse la poesia “The Last Rose of Summer” nel 1805, dedicandola ad una rosa, l’ultima rimasta sullo stelo: sola e abbandonata, illanguidisce al calore morente dell’estate e la mano del poeta la sboccia, di modo che anche i suoi petali cadano, accanto a quelli delle sue compagne già sfiorite.

lastroseCosì il poeta raffronta l’anima del fiore con l’anima umana: anche l’uomo, solo, alla fine del suo cammino, senza più amore e amicizie, non ha più desiderio di continuare a vivere e vorrebbe che una mano pietosa lo ricongiungesse ai suoi affetti.

La poesia è stata messa in musica qualche anno più tardi da Sir John Stevenson, amico e collaboratore di Moore, adattando la melodia di un vecchio brano tradizionale irlandese “The Young Man’s Dream“, ripreso agli inizi dell’ottocento anche in “The Groves of Blarney“. Da un’altra fonte (vedi) si asserisce che la melodia è stata composta da Stevenson, ma a ben vedere, “The Young Man’s Dream” ha origini seicentesche o quantomeno risale a prima del 1789. Il brano compare quindi nella raccolta Irish Melodies (1815)

ASCOLTA  al pianoforte  Roy Neumann

La canzone ebbe all’epoca un enorme successo: “To our great-grandparents the Irish Melodies of Thomas Moore were as familiar as the songs of John Lennon, Bob Dylan or Bruce Springsteen today. During the nineteenth century a million and a half copies of the sheet music for ‘Tis the Last Rose of Summer were sold in the United States alone, making it one of the most popular songs ever written.” (James Flannery)

MARTHA

opera-marthaIl brano è stato reso famoso anche sul continente e in America dall’opera lirica “Martha” del compositore tedesco Friedrich von Flotow (Der Markt zu Richmond) rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1847 e nel 49 a Londra (e poi New York, Parigi).

The last rose of Summer” (in inglese nelle premier dell’opera e poi sempre in tedesco con il titolo Letzte Rose) è cantata nel II atto: all’epoca era consuetudine inserire arie popolari nelle opere come pezzi di bravura per soprano. Così grazie alla popolarità di “Martha” anche “The last rose of Summer” fu popolare fino alla seconda metà del 1900. Nel 1906 l’opera venne rappresentata a New York al Metropolitan Opera in italiano con il famoso tenore Enrico Caruso da cui la versione in italiano “Qui Sola Vergin Rosa“. Una copia cantata da Bessie Abott nel 1907 si trova anche nell’archivio del “Library of Congress
Nel contesto dell’opera “Martha” sono riportati solo le prime due strofe della poesia che diventa una poesia d’amore in cui l’amante coglie la rosa per portarla al suo petto. Quindi l’omaggio è alla donna più bella del giardino (verginea fanciulla che per la verità sta in po’ appassendo e rischiando di diventare zittella!) rimasta intatta per il poeta, che la coglie come primo e unico, appassionato, amante!

ASCOLTA Erna Berger soprano, direttore d’orchestra: Leo Blech, Orchester der Staatsoper Berlin

ASCOLTA Mafalda Favero “Te sola, vergin rosa”


LETZTE ROSE
I
Letzte Rose, wie magst du
So einsam hier blühn?
Deine freundlichen Schwestern
Sind längst, schon längst dahin.
Keine Blüte haucht Balsam
Mit labendem, labendem Duft,
Keine Blätter mehr flattern
In stürmischer Luft.
II
Warum blühst du so traurig
Im Garten allein?
Sollst im Tod mit den Schwestern,
Mit den Schwestern vereinigt sein.
Drum pflück ich, o Rose,
Vom Stamme, vom Stamme dich ab,
Sollst ruhen mir am Herzen
Und mit mir, ja mit mir im Grab.
Sollst ruhen mir am Herzen
Und mit mir, ja mit mir im Grab.

QUI SOLA VERGIN ROSA
I
Qui sola vergin Rosa,
come puoi tu fiorir?
Ancora mezzo ascosa,
e presso già a morir!
Non ha per te rugiade,
già colta sei dal gel!
Il capo tuo già cade,
chino sul verde stel.
II
Perche sola ignorata
languir nel tuo giardin?
Dal vento tormentata
in preda a un rio destin?
Sul cespite tremante
ti colgo giovin fior!
Su questo core amante,
cosi, morrai d’amor.
Su questo core amante,
cosi, morrai d’amor.

Le versioni in stile tradizionale sono però relativamente poche
ASCOLTA Clannad in Crann Ull 1980

Interessante la versione di Anuna con un’arpa angelica (c’è da dire che tutto il Cd è bellissimo, un pezzo di paradiso)
ASCOLTA Anuna in Invocation, 2002 (in versione integrale su Spotify qui) anche il testo è stato parzialmente riscritto su arrangiamento musicale di Michael McGlynn (vedi)

In genere il brano viene arrangiato in stile classico e operistico con voci soprano e più raramente cantato da tenori
ASCOLTA la versione inglese di Rita Streich, ha qualcosa di celestiale

ASCOLTA Andre Rieu e la sua orchestra, con uno strepitoso tin whistle a riaffermare le origini irlandesi del brano (la linea melodica del flauto richiama Danny Boy)
leggermente diversa nell’esecuzione live

e infine, per un over-dose di dolcezza, due voci da usignolo a confronto
ASCOLTA Méav in A Celtic Journey 2005,

ASCOLTA Laura Wright


POESIA DI THOMAS MOORE
I
‘Tis the last rose of Summer,
Left blooming alone;
All her lovely companions
Are faded and gone;
No flower of her kindred,
No rosebud is nigh,
To reflect back her blushes,
Or give sigh for sigh!
II
I’ll not leave thee, thou lone one,
To pine on the stem;
Since the lovely are sleeping,
Go sleep thou with them.
Thus kindly I scatter
Thy leaves o’er the bed
Where thy mates of the garden
Lie scentless and dead.
III
So soon may I follow,
When friendships decay,
And from Love’s shining circle
The gems drop away!
When true hearts lie withered,
And fond ones are flown,
Oh! who would inhabit
This bleak world alone?

Traduzione Italiano Tabitha Maggiotto
I
E’ l’ultima rosa d’estate,
lasciata fiorire da sola,
tutte le sue compagne
sono ormai appassite e andate,
nessun fiore della sua specie,
nessun bocciolo le si avvicina
per riflettere i suoi rossori
o per ricambiare i suoi sguardi.
II
Non ti lascerò sola
a languire sul tuo stelo,
ora le belle stanno dormendo,
vai a dormire con loro.
Quindi gentilmente spargo
le tue foglie sul letto
dove le tue compagne di giardino
giacciono senza profumo, morte.
III
Velocemente possa io seguire
quando le amicizie appassiranno
e dal luccicante cerchio d’amore
le gemme cadranno.
Quando i cuori puri giacciono avvizziti
e non ci saranno più cuori appassionati,
allora chi vorrebbe mai abitare,
solo, questo arido mondo?
L’ultima rosa dell’estate (traduzione di Mario Rapisardi)
I
Che fai, rosa deserta in su lo stelo,
Mandando effluvi al cielo?
Più il prato non s’infiora
Di tue compagne, che l’età scolora:
Nè fiore alcuno, ovunque il guardo giri,
Giunge a’ tuoi le sue tinte e i miei sospiri!
II
Ti lascerò da tutti abbandonata
Sul gambo relegata?
Oh, no. Pietoso invece io ti disfioro…
Raggiungi gli altri fior, dormi con loro!
Là, dove sparsi il prato
Morti li accoglie, t’è il dormir più grato.
III
Deh, ma potrò pur io morir repente,
Quando le gioie spente
D’ogni affetto gentil tutte saranno?
Quando dal luminoso
Astro i raggi d’amor s’oscureranno,
Potrò aver come te pronto riposo?
IV
Oh, allor che a’ sogni dell’april degli anni
Sieguono i disinganni…
Quando, d’amor ogni legame infranto,
Sol ci rimane il pianto…
Chi vuol, chi può restar deserto in questa
Tomba del nostro cor, landa funesta?

 

Ecco invece come un poeta contemporaneo reinterpreta testo ed atmosfera: il brano fa parte della commedia musicale ,”The Black Rider”, di Robert Wilson (1989), con libretto scritto da William Burroughs. La storia è basata su un racconto popolare tedesco/boemo, musicato già nel 1821 da Carl Maria von Weber col titolo “Der Freischütz”.
ASCOLTA Tom Waits


I love the way
The tattered clouds
Go wind across the sky
And summer goes
And leave me
With a tear in my eye
I’m taking out my winter clothes
My garden knows what’s wrong
The petals of my favorite rose
Be in the shadows dark and long
Though every year
It’s very clear
I should be used
To carrying on
But I can be found in the garden
Singing this song
When the last
Rose of summer is gone
traduzione italiano da qui
Mi piace il modo in cui
il vento soffia le nuvole sfilacciate attraverso il cielo
L’estate se ne va
e lascia
nel mio occhio una lacrima
Sto tirando fuori i vestiti invernali
il mio giardino sa cosa non va
I petali della mia rosa preferita
stan nelle ombre lunghe e scure
Sebbene ogni anno
sia ben chiaro
che dovrei
darmi da fare
Mi trovate qua nel giardino,
a cantar questa canzone
quando l’ultima
rosa dell’estate è andata

FONTI
http://voices.yahoo.com/the-history-last-rose-summer-7171510.html
http://www.aria-database.com/cgi-bin/aria-search.pl?composer=Friedrich+von+Flotow&a
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/OCon033.html
http://sniff.numachi.com/pages/tiYNGMNDR.html
http://www.folkworld.de/37/e/moore.html
http://retedue.rsi.ch/note/welcome.cfm?idg=0&ids=1298&idc=5770
http://wbyeats.files.wordpress.com/2010/04/or-t-moore-150410.pdf

ILLUSTRAZIONI
John William Waterhouse – My sweet rose

Martha
http://www.curtissvintageprints.com/antique-opera-print-martha-by-flotow/