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ALL SOULS NIGHT

Con la notte di Samain ha inizio l’inverno, una notte di passaggio in cui i defunti ritornano sulla terra, una notte in cui i morti danzano con i vivi tra le ombre dei falò sulle alture.

ASCOLTA Loreena McKennitt live  dal video montaggio di Eucos commentato e tradotto. Il brano è stato composto e registrato in uno dei primi cd dell’artista “The Visit” (1991) ma riproposto spesso nei concerti live, perfetto sound arabeggiante per i giardini dell’Alhambra. “Nights from the Alhambra” album live del 2006 pubblicato nel 2007 segnò il ritorno alla ribalta dell’artista, dopo 7 anni di silenzio. Gli anni che seguirono la morte del promesso sposo (un incidente sul lago Huron) dopo l’abbandono della musica per nove mesi, furono anni di ricerca e di viaggi in Europa, Medio Oriente e Asia.

La versione dal cd  “The Visit” (1991)


I
Bonfires dot the rolling hillsides.
Figures dance around and around
to drums that pulse out echoes of darkness;
moving to the pagan sound.
II
Somewhere in a hidden memory
images float before my eyes
of fragrant nights of straw and of bonfires,
dancing till the next sunrise.
CHORUS
I can see the lights in the distance
trembling in the dark cloak of night.
Candles and lanterns are dancing, dancing
a waltz on all souls night.
III
Figures of cornstalks bend in the shadows
held up tall as the flames leap high.
The Green Knight holds the holly bush
to mark where the old year passes by.
I
Bonfires dot the rolling hillsides.
Figures dance around and around
to drums that pulse out echoes of darkness;
moving to the pagan sound.
IV
Standing on the bridge that crosses
the river that goes out to the sea.
The wind is full of a thousand voices;
they pass by the bridge and me.
Traduzione italiano di  Cattia Salto (*)
I
I falò illuminano i fianchi sinuosi delle colline, sagome danzano in cerchio
al battito dei tamburi che fanno risuonare nella notte
uno struggente ritmo pagano
II
Da qualche parte, da una memoria segreta, immagini mi fluttuano davanti agli occhi, notti profumate di fieno e di falò
e danze fino all’alba del giorno seguente
CORO
vedo le luci lontane
tremule sul manto nero della notte
candele e lanterne danzano,
danzano

un valzer nella notte dei defunti (1)
III
Fantocci di granturco si flettono nell’ombra, stanno in piedi mentre le fiamme divampano
il Cavaliere Verde tiene un ramo di agrifoglio (2) per indicare dove è passato il vecchio anno
I
I falò illuminano i fianchi sinuosi delle colline sagome danzano in cerchio
al battito dei tamburi che fanno risuonare nella notte
uno struggente ritmo pagano
IV
In piedi sul ponte che attraversa
il fiume (3) che finisce nel mare
il vento è carico di mille voci,
attraversano il ponte e mi superano.

NOTE
* Non ho resistito a rifare una traduzione anche se ce ne sono già altre (ben fatte)
1) Samain o Samahin, Samhain letteralmente “la fine dell’Estate” era la festa celtica che celebrava l’inizio della Stagione Invernale e l’inizio del nuovo anno. Era una festività dedicata agli Antenati e ai sacrifici rituali continua
2) Sir James George Frazer, nel suo libro “Il Ramo d’Oro” e Robert Graves, in “La Dea Bianca” e “I Miti Greci”, hanno descritto una cerimonia rituale che veniva, secondo loro, praticata nell’Antica Roma e in altre culture europee più antiche: la lotta rituale tra il Re Agrifoglio e il Re Quercia, lotta che garantiva l’alternarsi delle stagioni invernale e estiva. L’Uomo Verde o Cavaliere Verde è una figura archetipa connessa con il ciclo della natura, è la forza verde immanente della Natura. continua
3) i ponti sono luoghi di soglia a mezzo tra terra e acqua, luogo privilegiato di passaggio delle schiere fatate, ma qui Loreena inserisce un rituale orientale quello delle lanterne abbandonate alla corrente del fiume, una sorta di ricordo ancestrale dei popoli orientali che migrarono in Europa, le terre dell’Ovest.
This piece was inspired by the imagery of a Japanese tradition which celebrates the souls of the departed by sending candle-lit lanterns on out waterways leading to the ocean, sometimes in little boats; along with the imagery of the Celtic All Souls Night celebrations, at which time huge bonfires were lit not only to mark the new year, but to warm the souls of the departed. (tratto da qui)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

HOP TU NAA VERSUS HALLOWEEN

Hop-tu-Naa è la festa celtica celebrata nell’isola di Man il 31 ottobre, la vigilia di capodanno (Oie Houney o Hollantide) il termine in gaelico mannese significa “questa è la notte” : i bambini travestiti e mascherati vanno di casa in casa a chiedere delle monetine e cantano la filastrocca di “Jinnie the Witch“; illuminano il cammino con delle caratteristiche lanterne ricavate dalle rape intagliate, sostituite con le zucche dagli immigrati che festeggiavano Halloween in America (vedi).

LA DANZA PROCESSIONALE

Ancora oggi una festa comunitaria per le famiglie , per imparare a intagliare le rape e andare a tempo di danza ecco il video

per ascoltare un po’ di musica tradizionale dell’isola

LA FILASTROCCA JINNIE THE WITCH

I bambini travestiti con fantasiosi costumi vanno la notte di casa in casa a cantare la canzoncina “Jinnie the Witch“.
“Secondo un articolo del Manx Independent dell’ottobre 2007, il vero nome di Jinny era Joney Lowney. Viveva a Braddan e fu portata al tribunale del vescovo per stregoneria nel 1715 e nel 1716. Il suo più grande crimine era stato fermare il mulino di Ballaughton. Fu condannata a 14 giorni di prigione, a £ 3 di multa e a stare ferma, in piedi, all’”incrocio dei quattro mercati”, vestita solo con un sacco di tela.” (tratto da qui).
E tuttavia è più probabile che il nome della strega sia una leggenda-fiaba condivisa dai bambini inglesi e importa anche nell’isola di Man piuttosto che un personaggio realmente vissuto sull’isola stessa (vedi)

La canzoncina ha diverse varianti locali

Hop-tu-Naa
My mother’s gone away
And she won’t be back until the morning
Jinnie the Witch flew over the house
To fetch the stick to lather the mouse
Hop-tu-Naa
Hop-tu-Naa
la mamma è uscita
e non sarà di ritorno che
al mattino
Jinnie la strega volò sulla casa
per andare a prendere il bastone per picchiare il topo

Altra versione

Hop tu naa, hop tu naa
Jinny the witch is in the house
Give us a penny we’ll chase her out
Hop tu naa, hop tu naa.
Hop tu naa, hop tu naa
Jinnie la strega è in casa
dacci un soldino per scacciarla via

E ancora

Hop-tu-naa-I met an old woman
Tra-la-laa -She was baking bonnags
Hop-tu-Naa-I asked for a bit
Tra-la-laa -She gave me a bit,
as big as my big toe.
Hop-tu-Naa-She dipped it in milk
Tra-la-laa -She wrapped it in silk
Hop-tu-Naa, Tra-la-laa
Jinny the Witch flew over the house
To catch a stick to lather the mouse
Hop-tu-Naa, Tra-la-laa
If you don’t give us something
we’ll run away
With the light of the moon.
Incontrai una vecchia
stava cuocendo focacce
le chiesi un assaggio
e lei mi diede un pezzo,
grande come il mio alluce.
Lo bagnò nel latte
e avvolse nella seta
Hop-tu-Naa, Tra-la-laa
Jinnie la strega volò sulla casa
per andare a prendere il bastone per picchiare il topo.
Se non ci date niente
andremo via
alla luce della luna.

Ma ci sono versioni della filastrocca anche senza riferimento alla strega che invece richiamano antichi rituali celebrati dalla comunità per Samain

This is old Hollantide night;
Hop-tu-naa.
The moon shines bright;
Trol-la-laa
Cock of the hens;
Supper of the heifer;
Which heifer shall we kill? (1)
The little speckled heifer.
The fore-quarter,
We’ll put in the pot for you.
The little hind quarter,
Give to us, give to us.
I tasted the broth,
I scalded my tongue,
I ran to the well,
And drank my fill;
On my way back,
I met a witch cat;
The cat began to grin,
And I ran away.
Where did you run to?
I ran to Scotland.
What were they doing there?
Baking bannocks (2) and roasting collops.
Questa è la vecchia Notte dell’Anno Hop tu naa, 
la luna brilla luminosa
Trol-la-laa
il gallo del pollaio
il pasto della giovenca
Quale giovenca uccideremo?
La piccola pezzata
il quarto anteriore
metteremo in pentola per voi
il quarto posteriore
datelo a noi, datelo a noi.
Assaggiai il brodo
e mi scottai la lingua
corsi al pozzo
per bere a volontà.
Sulla via del ritorno
incontrai un gatto
che mi sorrise
e io scappai.
Dove sei scappato?
Fino in Scozia.
Che fanno là?
Cucinano panini e arrostiscono pancetta

NOTE
1) Per propiziare il nuovo anno i Druidi immolavano vittime sacrificali agli dei, il loro sangue era offerto per ottenere i loro favori. Al posto dei sacrifici umani si uccidevano animali dai poteri magici come il toro, il cavallo e il cinghiale. La gente si nutriva con la loro carne e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza. continua
2) Bannock è una specie di pane piatto a base di farina d’avena e cotto sulla pietra, ma con lo stesso sono si dicono anche le focaccine dolci vedi

IL DOLCE MUTO

Notte di divinazioni era il tempo in cui le fanciulle ricevevano le visioni del futuro marito soprattutto dopo aver mangiato lo Soddag Valloo o “dolce muto” (dumb cake),  dalla ricetta molto semplice è una  focaccia senza lievito di  farina, uova, sale e acqua  cotta nella cenere, era infatti uso comune cuocere molti alimenti non a fuoco vivo ma con la cenere e le braci non più ardenti, quando il fuoco stava per spegnersi. C’erano tutta una serie di attrezzi  e padellame vario destinati allo scopo (continua).
Per poter vedere in sogno il futuro marito si doveva preparare la focaccia in silenzio e mangiarne una fetta camminando all’indietro fino al proprio letto sempre in silenzio: poichè la focaccia era molto salata,  avrebbe stimolato la sete, e il futuro marito in sogno avrebbe portato un bicchiere d’acqua per placarla.

continua rituali di Halloween: il cavallo di San Martino
FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm
http://isleofman.com/welcome/manx-language-symbols/manx-songs,-rhymes-prayers/hop-tu-naa/
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p243a.htm
http://www.transceltic.com/blog/isle-of-man-hop-tu-naa-who-was-jinny-witch
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p243a.htm
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p243b.htm
http://wunderkammern.wordpress.com/2010/10/07/samhain/
https://ansionnachfionn.com/2015/10/26/the-origins-of-the-halloween-jack-o-lantern/
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=1427
http://namanx.blogspot.it/2011/11/my-grandmothers-cook-book-traditional.html

Festa di San Martino e rituali invernali

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.

IL DIO CELTICO DELLA RUOTA

Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza.
La scelta del Santo non fu casuale: secondo Alfredo Cattabiani il santo fu modellato sulla figura di un dio-cavaliere celtico che montava un cavallo nero e portava una corta mantellina nera (il culto proveniva dalla Pannonia, guarda caso dallo stesso paese d’origine di San Marino): era un dio del mondo infero che trionfava sulla morte passando per un luogo di cento porte, Wigalois il cavaliere con la ruota. Ma Martino il santo-divino non poteva regnare sull’inferno cristiano, così è stato trasformato in un cavaliere che combatte il diavolo e cavalca un bianco destriero

HOODEN HORSE
In Gran Bretagna il ricordo del dio-cavaliere celtico è sopravvissuto nell’hoden (hodden o hooden horse), un uomo nascosto sotto un mantello nero su cui è issata una testa di cavallo (una testa di legno dipinta anche con vividi colori i ma anche un teschio) con la particolarità di avere la mascella manovrabile tramite leve e fili.
A volte l’interno del cranio era illuminato da una candela così che l’hoden sembrava proprio una creatura infernale.
Durante il periodo natalizio questa inquietante maschera di un cavallo era condotta per le strade del villaggio da un “domatore” che la teneva per le briglie (come nell’orso primaverile) e spesso vi si accompagnavano dei suonatori e dei questuanti: i bambini cercavano di montare il cavallo (che batteva i piedi e scuoteva la testa) e tutti gettavano dolci o monete nella bocca dell’animale come offerte propiziatorie.
continua
SAN MARTINO (316-397)
Nato nel 316 in Pannonia da una famiglia romana seguì le orme del padre dedicandosi alla carriera militare. Verso i trentacinque anni si convertì al Cristianesimo e tra ascetismo e predicazioni per le campagne (per lo più della Gallia) nel 371 venne eletto vescovo di Tours.
La leggenda del mantello tagliato a metà per donarlo ad un povero mendicante è del tutto inventata e fatta risalire al tempo del suo servizio come cavaliere presso l’esercito romano.
sanmartinosimonemartini

LA FESTA DI SAN MARTINO

In Francia, Germania, e in alcune regioni della Gran Bretagna e d’Italia il giorno di San Martino (Martinmas) segnava l’inizio dell’Inverno, una leggenda dice che San Martino cavalchi per i campi con il suo cavallo bianco per far cadere dal suo mantello la prima neve della stagione. Così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato (“fare San Martino” che è diventato sinonimo di traslocare).

A Venezia i bambini cantavano una filastrocca in dialetto facendo una questua e con i soldini ricevuti si compravano il tradizionale dolcetto a forma di San Marino.

In provincia di Bergamo è tradizione che nella notte tra il 10 e l’11 novembre San Martino porti i regali a tutti i bambini, proprio come la Santa Lucia natalizia (in Francia ai bambini capricciosi San Marino lascia un “Martin baton” o “martinet”, una specie di frusta). Le celebrazioni si susseguono dall’Alto Adige a Palermo dove il vino novello è gustato con i dolcetti (panuzzi) di San Martino, pagnottelle grandi come un’arancia, con l’aggiunta di semi d’anice o finocchio selvatico nell’impasto. Così in varie regioni d’Italia eventi folkloristici e musicali sono l’occasione (ma anche processioni religiose) per assaporare l’autunno e i suoi frutti.

Per San Martino castagne, oca e vino!

Nella tradizione della mia famiglia (Piemonte ) a San Martino si macellava il maiale si facevano i salami, dedicando il giorno della festività ad un banchetto con i parenti e i lavoranti (usanza condivisa anche in Spagna).
Il periodo della macellazione del maiale era tradizionale in Piemonte anche al 17 gennaio, la festa di Sant’Antonio.

La sera si beveva il vino novello e si mangiavano le castagne bollite (che per tradizione si lasciavano sulla tavola per i defunti in visita). In Piemonte c’è il detto “Per San Martino castagne, oca e vino!” e anche per questa consuetudine c’è una leggenda medievale sul santo: quando san Martino fu eletto per vescovo di Tours, preferì nascondersi in campagna per vivere come eremita, ma il suo rifugio venne rivelato da uno stormo di oche selvatiche starnazzanti. “Secondo Sulpicio Severo, il biografo del santo, Martino si trovava con alcuni discepoli sulle rive di un fiume quando vide uccelli pescatori seguire una preda, allora spiegò che quegli uccelli erano i seguaci di Satana, il persecutore delle anime, poi ingiunse agli uccelli di ritirarsi in terre desertiche e fu obbedito. Sulpicio chiama questa specie di uccelli mergus. Probabilmente erano cormorani, palmipedi pescatori che la tradizione scambiò con le oche o forse con le anatre. “(Alfredo Cattabiani, in Volario)
Si può osservare che ai primi di novembre è più facile cacciare le oche che migrano verso sud all’approssimarsi dell’inverno, ma anche che l’oca di san Martino potrebbe essere una discendente delle oche sacre ai Celti.
Anche in Svizzera essa viene gustata ripiena di finissime fette di mele e in Germania, nella variante ripiena di artemisia profumata, mele, marroni glassati col miele, uva passita e le stesse interiora dell’animale. In Boemia, nel giorno di San Martino, l’oca non solo viene mangiata, ma da esse si trae l’oroscopo per l’inverno: se le sue ossa sono bianche, l’inverno sarà breve e mite; se scure è segno che sarà pioggia, neve e freddo. In Francia, fin dal 1700, è usanza festeggiare l’arrivo dell’inverno l’11 di novembre mangiando l’oca ed una lanterna viene accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale.” (tratto da qui)
La festa era una specie di Capodanno contadino in cui si mangiava e beveva facendo “il pieno” in vista del periodo di digiuno che precede il Natale che prese il nome di “Quaresima di San Martino”.

Pieter Bruegel il Vecchio “Il vino di San Martino” 1565-1568, Museo del Prado, Madrid

LA FESTA DELLE LANTERNE

Anche in Germania come in Francia (Fiandre e aree cattoliche della Germania e dell’Austria) ma anche in Alto Adige con San Martino ha inizio il Natale e viene organizzata la Laternenumzug la processione notturna dei bambini con le lanterne confezionate artigianalmente intonando dei canti tipici. La luce della lanterna è chiaramente il fuoco, il calore del sole che si serva al sicuro nel freddo dell’Inverno. La Lanterna infatti sarà accesa ogni sera come rito della buonanotte fino all’arrivo del Natale e del solstizio d’Inverno. Non è insolito che ad aprire la processione ci sia il santo in abiti romani in groppa al suo cavallo bianco.
Le lanterne autocostruite con materiale di recupero vanno dai legnetti e carta al barattolo di vetro (vedi)

LA FIERA DEL BESTIAME  E LE CORNA

A San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna, mucche, buoi, tori, capre, montoni. Perciò la fantasia popolare ha assurdamente promosso san Martino a ironico patrono dei mariti traditi, La “caccia al becco”, come spiega Alfredo Cattabiani in “Lunario”, era un’usanza simile a quella del capro espiatorio. Secondo la mentalità dell’epoca il marito tradito si era macchiato di una colpa grave poiché l’adulterio della moglie era considerato un segno di debolezza dell’uomo, di incapacità a controllare la consorte; e perciò il “becco” doveva subire una scherzosa persecuzione rituale. E così il cerchio si chiude con la rievocazione della mascherate che si facevano a Samahin indossando le pelli e le corna degli animali uccisi per il sacrificio.

LE RICETTE

Pane di San Martino (con le castagne e noci)
http://www.diciboealtrestorie.com/2012/11/09/il-pane-di-san-martino-la-ricetta/
http://www.rosmarinonews.it/san-martino-sacro-profano-in-cucina-facciamo-suo-pane/
Biscotti di San Martino in Sicilia
http://www.ricettedisicilia.net/dolci/biscotti-di-san-martino/
http://www.pasteepasticciconflo.ifood.it/biscotti-di-san-martino-ripieni/
Biscotti, dolcetti e l’oca di San Martino
http://www.pianetadonna.it/cucina/occasioni-speciali/ricette-per-san-martino-o-festa-delle-lanterne.html
Martinsgänse backen i biscotti tedeschi a forma di oca
http://www.kinderspiele-welt.de/kinderrezepte/martinsgaense-backen.html
L’oca di San Martino
http://www.foodboard.de/rezept/manfreds-martinsgans-950.html

continua seconda parte: l’hooden horse

FONTI
“Calendario” di Alfredo Cattabiani 1988
http://www.foliamagazine.it/san-martino-le-origini-della-festa/
http://scienzasacra.wordpress.com/2013/11/11/581/
https://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/busi—curiosita’/San-Martino-del-Porcello.html
https://alberodellagastronomia.blogspot.it/2015/11/tradizioni-gastronomiche-e-culturali.html
http://www.rossellagrenci.com/2010/11/11/la-festa-delle-lanterne-a-san-martino/

http://www.meteoweb.eu/2014/11/san-martino-di-tours-in-italia-e-nel-mondo-tradizioni-leggende-e-degustazioni-gastronomiche/348369/
http://centopercentomamma.it/san-martino-lanterne-origini-ricette/
http://blog.bimbonaturale.org/le-feste-dellanno-festeggiare-san-martino-con-i-bambini-spartiti-e-mp3/
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2029&categoria=1&sezione=37&rubrica

La Danza Macabra: ad mortem festinamus

Dal Manoscritto “Llibre Vermell” (ossia il Libro Rosso) nel monastero di Montserrat (nella montagna catalana a Nord di Barcellona) in cui sono raccolti i più popolari canti del pellegrinaggio medievale, “Ad Mortem festinamus” è l’unica danza macabra pervenutaci in forma integrale dal Medioevo.

Il manoscritto è stato compilato nel 1396-99 dai monaci e conteneva principalmente i racconti dei miracoli della Madonna Nera di Montserrat nonché svariati canti dei pellegrini; di questi solo dieci sono giunti sino a noi con tanto di notazione musicale (notazione mensurale). Bisogna dire che l’intento del monaco che trascrisse i brani era quello di “contenere” l’esuberanza popolare in modo che canti e danze non fossero men che rispettosi e sobri. Così si legge in calce al foglio 21v: .. poiché i pellegrini .. sono pervasi dal desiderio di cantare e danzare, e siccome in questi luoghi essi non devono cantare altro che cantilene oneste e devote, alcune di esse sono annotate di seguito. Queste pertanto dovranno essere eseguite in modo onesto e sobrio, affinchè non siano disturbati i fedeli intenti alla preghiere e alle devote contemplazioni.”

Escolanía de la Santa Cruz del Valle de los Caídos & Atrium Musicae la eseguono con un incedere solenne versione che più si avvicina alle esortazioni del monaco di cantare” in modo onesto e sobrio..”

madonna-montserrat
Miniatura da Llibre Vermell

Ascoltiamo il brano nell’esecuzione di Jordi Savall una figura di tutto rispetto nell’ambito della musica storica
ASCOLTA Jordi Savall & Hespèrion XXI: Savall suona una sorta di viola da gamba che chiama lira d’Esperia ovvero la viella da gamba medievale

ASCOLTA Micrologus in Llibre Vermell de Montserrat S. XIV 2005
C’è da osservare che il monastero di Montserrat era un luogo di cura oltre che di preghiera nel senso che era l’ultima spiaggia dei malati di lebbra, tifo petecchiale, il “fuoco di Sant’Antonio” etc: il malato trascorreva la notte in veglia nel recinto sacro ovvero per lo più all’addiaccio fuori dal Monastero, per poter in ultimo genuflettersi davanti alla statua della Madonna, invocando la guarigione. “Ad mortem festinamus” era perciò il canto come dire più “azzeccato” essendo un inno in cui gli uomini sono invitati a riconoscere la sovranità della morte affinchè smettano di peccare e soprattutto si pentano dei propri peccati in vista del suo inevitabile (e prossimo) sopraggiungere.

Gli studiosi ritengono che il testo riprenda il soggetto di un canto latino più antico “Scribere proposui” strutturandolo secondo i modi propri del virelai, una forma musicale da danza tipicamente duecentesca, è infatti uno dei tre virelais monodici superstiti del Codice. Si ritiene si tratti di un contraffactum ovvero che l’anonimo monaco compositore abbia sostituito il testo originale con quello di propria invenzione mantenendo però la musica originaria di ambito popolare.

 IL VIRELAI
Il virelai è un tipico componimento dei trovieri (scritto in lingua d’oil ovvero in francese antico) ma è anche la struttura tipica delle laudi italiane del Due-Trecento nonché delle Cantigas de Sancta Maria in lingua gallega (e più in generale di alcuni canti di pellegrinaggio), sicchè possiamo affermare che la danza era diffusa in terra francese, italiana e spagnola sebbene le sue origini siano remote e ignote.

Dal punto di vista musicale “Ad mortem festinamus” è formato da nove stanze con schema Abba con ritornello e volta che portano lo stesso tempo. Ci sono quindi solo due idee musicali, ritornello e volta (idea A), strofa (idea B) ma il ritornello è affidato al coro mentre strofa e volta sono cantate dalla voce solista, così la voce solista anticipa nella volta (a) il tema musicale del ritornello ripetuto dal coro (A).
In coda è eseguita una specie di litania. A questa tessitura musicale vocale si aggiungono gli strumenti musicali, non solo in accompagnamento al canto come per le monodie dell’anno mille, bensì come terzo elemento a cui affidare preludi e variazioni e anche il giro del ritornello. Una stupefacente varietà melodica rispetto al secolo precedente!!


VIDEO
Vento del Tempo” una ipotesi di ricostruzione della danza che inizia in cerchio e con gesti che mimano il mietere della falce e prosegue come farandola

E se proprio vogliamo spaziare nelle versioni contemporanee del medioevo rivisitato dai gruppi rock e metal
ASCOLTA Qntal un medioevo tecno

I stanza A (ritornello – tornada)
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
bb (strofa)
Scribere proposui
de contemptu mundano,
ut degentes seculi
non mulcentur in vano.
a (volta)
Iam est hora surgere
a sompno mortis pravo,
a sompno mortis pravo
II stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Vita brevis breviter
in brevis finietur,
mors venit velociter
que neminem veretur,
omnia mors perimit
et nulli miseretur,
et nulli miseretur.
III stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Ni conversus fueris
et sicut puer factus
et vitam mutaveris
in meliores actus,
intrare non poteris
regnum Dei beatus
regnum Dei beatus.
IV stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Tuba cum sonuerit,
dies erit extrema,
et iudex advenerit,
vocavit sempiterna
electos in patria,
prescitos ad inferna
prescitos ad inferna.
V stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Quam felices fuerint,
qui cum Christo regnabunt.
Facie ad faciem
sic eum adspectabunt,
Sanctus, Sanctus, Dominus
Sabaoth conclamabunt
Sabaoth conclamabunt.

VI stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Et quam tristes fuerint,
qui eterne peribunt,
pene non deficient,
non propter has obibunt,
heu, heu, heu, miserrimi,
nunquam inde exibunt
nunquam inde exibunt.
VII stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Cuncti reges seculi
et in mundo magnates
adventant et clerici
omnesque potestates,
fiant velut parvuli,
dimitant vanitates
dimitant vanitates.
VIII stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Heu, fratres karissimi,
si digne contemplemus
passionem Domini
amare et si flemus,
ut pupillam occuli
servabit, ne peccemus
servabit, ne peccemus.
IX stanza
Ad mortem festinamus,
peccare desistamus,
peccare desistamus
Alma Virgo Virginum,
in celis coronata,
apud tuum filium
sis nobis advocata
et post hoc exilium
ocurrens mediata
ocurrens mediata.

Ad mortem festinamus,
peccare desistamus, peccare desistamus
Vile cadaver eris: cur non peccare vereris?
Vile cadaver eris: cur intumescere quaeris?
Vile cadaver eris: ut quid pecuniam quaeris?
Vile cadaver eris: quid veges pomposas geris?
Vile cadaver eris: ut quid honores quaeris?
Vile cadaver eris: cur non paenitens confiteris?
Vile cadaver eris: contra proximum non laeteris?

TRADUZIONE ITALIANO (avevo questa trascrizione tra le mie carte, ma non so più chi sia il traduttore)
La morte in fretta si avvicina smettiamo di peccare, smettiamo di peccare Mi sono proposto di scrivere sul disprezzo mondano, perchè chi si affligge in terra non si strugga invano. E ormai ora di sorgere dal maligno sonno della morte. La vita breve in breve finisce e la morte che veloce giunge nessuno deve temere. Tutto la morte distrugge e di nessuno ha compassione.
Se non ti convertirai e non ritornerai come bambino e la vita non muterai in azioni migliori non potrai entrare da beato nel regno di Dio. Quando la tromba suonerà, sarà il giorno estremo e il giudice verrà a decidere le sorti eterne: gli eletti alla casa del padre e i condannati all’inferno. Quanto saranno felici coloro che con Cristo regneranno e volto contro volto lo potranno contemplare “Santo, Santo, il Signore Sabaoth” insieme cantando.
E quanto tristi saranno coloro che moriranno per sempre e a loro pur non mancheranno le pene. Ahi miseri, mai di lì usciranno. Tutti i re del mondo e chi nel mondo è potente facciano attenzione, ed anche i chierici, e tutte le potestà: diventino come bambini, lascino ciò che è vano. Oh fratelli carissimi, se soltanto contemplassimo in giusta maniera l’amara passione di Dio e piangessimo tanto da non serbare pupilla nell’occhio e così non peccare. Nutrice Vergine tra le vergini, assunta in cielo presso tuo figlio, tu sei nostra avvocata, e dopo questo esilio lassù ci aiuterai ad entrare.
Sarai un vile cadavere: perchè non hai paura di peccare? perchè aspiri alla gloria? perchè cerchi la ricchezza? perchè porti vesti sfarzose? perchè agogni gli onori? perchè non confidi nella penitenza? della tua sorte prossima non ti rallegri?

 

continua prima parte: la danza Macabra

FONTI
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110 http://www.mondimedievali.net/sire/fratello2.htm http://ballifolk.altervista.org/farandoulo.html
http://www.ilsorrisodellabagiua.com/dblog/articolo.asp?articolo=73

La Danza Macabra: un giro di ballo con la Morte

danza-macabra-clusone
Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg) – Danza macabra

Nel Medioevo per esorcizzare la paura della morte (un modo per metterla in ridicolo e scongiurarla) si balla con lei, vivi e scheletri sono raffigurati in fila in una interminabile farandola per lasciare la vita a passo di danza.
Il tema più diffuso nell’Alto Medioevo era però il Giudizio Universale vero e proprio tormentone del Memento Mori (Così come sono sarai) per passare poi al tema del “Trionfo della Morte” come Danza Macabra. Nella Danza Macabra sono rappresentate tutte le categorie sociali del tempo a iniziare con i potenti e i ricchi borghesi e poi via via gli artigiani, i contadini e i poveri.
Con la morte incoronata a dirigere il gran ballo e i suoi attendenti a tirare i dardi (o a sparare con l’archibugio come nell’affresco di Clusone) o a suonare i più svariati strumenti musicali del tempo. C’è chi ha voluto vedere in queste raffigurazioni una sorta di satira sociale, ma si tratta piuttosto di una riflessione sulla vanitas (del potere e della ricchezza)

ASCOLTA Corvus Corax “Saltatio Mortis A.D.Mm” in “Mille anni passi sunt“, 2000: ballate medievali eseguite con strumenti d’epoca, a cui viene aggiunta a volte una base electro-wave

ASCOLTA Angelo Branduardi  “Ballo in fa diesis minore” in “La pulce d’acqua” 1997: se il testo ricalca il motivo della danza macabra medievale, la musica è invece un brano medievale riportato da Giorgio Mainerio nel suo “Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti ” (1578) ed era più propriamente una danza della pioggia continua
Ospite dell’album, il musicista sardo Luigi Lai, virtuoso delle “launeddas”, antichissimo strumento a fiato (vedi).

I(1)
Sono io la Morte, e porto corona
Io son di tutti voi signora e padrona
E così sono crudele,
così forte sono e dura
Che non mi fermeranno le tue mura
II
Sono io la Morte, e porto corona
Io son di tutti voi signora e padrona
E davanti alla mia falce
il capo tu dovrai chinare
E dell’oscura morte al passo andare
III (2)
Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo
Posa la falce e danza tonda tonda
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora
Pinzolo: la morte e sotto le parole che rivolge agli uomini

NOTE
1) Il testo riprende in parte la scritta affrescata nella danza macabra del Cimitero di Pinzolo in Val Redena
Io sont la Morte che porto corona
Sonte Signora de ognia persona
At cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura
Et son quela che fa tremare el mondo
Revolgendo una falze atondo atondo
Ovvio taco col mio strale
Sapienza, beleza forteza niente vale
2) la strofa, sempre sulla suggestione della danza in tondo, è un invito che gli uomini rivolgono alla Morte perchè danzando si dimentichi della sua missione

LA GRANDE PESTE

Il diffondersi di così tante raffigurazione di danze macabre sui muri di tutt’Europa viene fatto risalire al passaggio della grande peste del 1348 che decimò le popolazioni senza conoscere confini. Mai prima l’Europa, seppure devastata da guerre e carestie, aveva conosciuto una simile pestilenza: sparirono interi villaggi e i campi si riempirono di erbacce perchè non era rimasto più nessuno per coltivarli. I cronisti del tempo scrissero “E’ morto un terzo del mondo“.
D’altra parte era diffusa già nel XII secolo a livello di Dramma Sacro (Morality Play) un dramma liturgico “da strada” funzionale alla predicazione e forse collegata alla “Danza dei Maccabei” (chorea machabaeorum) in cui i partecipanti danzavano tenendosi per mano ed erano portati via un per uno da inquietanti personaggi avvolti in un lenzuolo.
A partire da queste scene sacrali, vennero poi realizzate delle vere e proprie ballate, con numerose figure (canonicamente ventiquattro) che rappresentavano tutte le condizioni sociali dell’uomo medievale e scambiavano con la Morte un botta e risposta amaro e rassegnato. I personaggi, vestiti stavolta da monaco, papa, imperatore, soldato, nullatenente, borghese e così via, venivano presi per mano da “morti avvolti da sudari” o dalla stessa Morte personificata e fatti danzare insieme in una processione. Poco a poco, i membri della danza vengono fatti “staccare” dalla fila e condotti via dalle figure dei morti, a simboleggiare la dipartita costante e progressiva di tutti gli uomini. A seguito della prima diffusione di queste danze, sempre secondo gli etnologi che hanno studiato il fenomeno, sarebbero state composte delle filastrocche in volgare che celebravano la fine ineluttabile di tutti i viventi, le stesse che poi furono aggiunte come una sorta di didascalia alle raffigurazioni pittoriche della “Danza”. (tratto da qui)

oratorio dei Disciplini a Clusone (Bg)

LA DANZA MACABRA: THE SHAKING OF THE SHEETS

“Shaking of the Sheets” è stata pubblicata nel 1568 in “Popular Music of the Old Time” (Chappell) (qui). La musica è però scritta da Robert “Bob” Johnson e mescolata con la country dance dal titolo Black Joke (Joack) proveniente dal villaggio di Adderbury in Oxfordshire. Black Joak è stata trascritta da Cecil Sharp dal portatore John Mason di Stow-on-the-Wold, melodia tradizionale dell’omonima Morris Dance con i bastoni.

Thomas Rowlandson – The English Dance of Death, 1815-1816

ASCOLTA Steeleye Span (voce Robert “Bob” Johnson) in “Tempted and Tried” 1989


ASCOLTA Lester Bailey all’organetto


Chorus:
Dance, dance the shaking of the sheets,
Dance, dance when you hear the piper playing,
Everyone must dance
The Shaking of the Sheets with me.
I
Bring away the beggar,
bring away the king,
And every man in his degree.
Bring away the oldest and the youngest thing,
Come to death and follow me.
II
Bring away the merchant who made his money in France,
And the crafty banker too,
When you hear the piper, you and I must dance
The dance that everyone must do.
III
I’ll find you in the courtrooms, I’ll find you in the schools,
When you hear the piper play.
I’ll take away the wise men, I’ll take away the fools
And bring their bodies all to clay.
IV
All the politicians of high and low degree,
Lords and ladies, great and small.
Don’t think that you’ll escape and need not dance with me,
I’ll make you come when I do call.
V
It may be in the day, it may be in the night,
Prepare yourselves to dance and pray.
That when the piper plays “The Shaking of the Sheets”
You may to Heaven dance the way.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Danza la danza macabra,
danza, danza quando senti la cornamusa suonare,
tutti devono danzare,
la danza macabra con me.
I
Porto via il mendicante,
porto via il re
e ogni uomo di alto lignaggio.
Porto via il vecchio
e il giovane,
vieni con i morti e seguimi!
II
Porto via il mercante che ha fatto la sua fortuna in Francia
e anche il banchiere,
quando senti lo zampognaro, tu ed io dobbiamo danzare
la danza che tutti devono fare.
III
Ti troverò nelle stanze di corte,
ti troverò nelle scuole
quando senti lo zampognaro suonare. Porterò via l’uomo saggio
e porterò via il folle
e porterò i loro corpi alla terra.
IV
Tutti i politici di alto e
basso rango,
Messeri e Madame, grandi e piccoli, non credere di poter sfuggire e di non aver bisogno di ballare con me,
verrai quando ti chiamerò.
V
Può essere di giorno e può essere di notte,
preparati a danzare e prega
che quando lo zampognaro suona “La danza Macabra”
tu possa danzare verso il Paradiso

DANZA MACABRA: LA FARANDOLA o LA RONDA

E’ una danza medievale con un unico passo base (per lo più saltellato), in cui il capo fila sceglie i cambi di direzione determinando le serpentine e gli intrecci più fantasiosi: annoda e scioglie, fa e disfa proprio come le Norne con il filo del destino.  E perciò la farandola è la danza rituale nelle celebrazioni di Samahin perchè è la danza della morte: tutti devono percorrere lo stesso cammino abbandonandosi alla volontà di chi conduce la danza, a simboleggiare l’umanità incatenata che non può che seguire il percorso tracciato, e tuttavia  una sorta di viaggio collettivo attraverso le esperienze della vita, verso il suo misterioso centro. La farandola è probabilmente la danza più antica così legata ai primigeni riti agrari: è la danza del labirinto con le sue figure a chiocciola e del serpente, la danza intorno al fuoco centro sacro della vita del villaggio. Così il labirinto ha sempre un’uscita e la danza è una danza di morte e rinascita a simboleggiare il concetto di eterno ritorno.

Particolare del fregio pittorico della c.d. Tomba delle Danzatrici, da Ruvo di Puglia (Bari), V sec. a.C. – Napoli, Museo Archeologico Nazionale

La farandola è probabilmente la danza più antica del mondo dedicata alla Signora del Labirinto che ritroviamo nella cultura minoica del 1400 a.C., una danza collegata ai misteri della fertilità e descritta da Omero nello scudo di Achille
Poi vi sculse una danza a quella eguale
che ad Arïanna dalle belle trecce
nell’ampia Creta Dedalo compose.
V’erano garzoncelli e verginette
di bellissimo corpo, che saltando
teneansi al carpo delle palme avvinti.
Queste un velo sottil, quelli un farsetto
ben tessuto vestìa, soavemente
lustro qual bacca di palladia fronda.
Portano queste al crin belle ghirlande,
quelli aurato trafiere al fianco appeso
da cintola d’argento. Ed or leggieri
danzano in tondo con maestri passi,
come rapida ruota che seduto
al mobil torno il vasellier rivolve,
or si spiegano in file.

Secondo Kern, Omero descrisse entrambe le cose: una danza spiraliforme con inversioni di marcia e una struttura circolare adibita a questa danza. Questa ingegnosa struttura forse non era un edificio vero e proprio, con mura e soffitto, dato che le danze si svolgevano la notte: si può ipotizzare che il “labirinto” fosse una serie di blocchi, regolari e forse anche in marmo, disposti circolarmente e fissati nel terreno in modo durevole, per rappresentare il complesso di linee che determinavano i movimenti dei danzatori. “(tratto da qui)

carola-medioevoNella figura (dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti- Palazzo del Buonconsiglio, Siena) le due donne capofila hanno alzato  le braccia ad arco per fare passare sotto il resto della catena (che già stava disegnando un movimento sinuoso a serpentina), basta un tamburello e la voce del canto per cadenzare il ritmo e dalla leggerezza con cui si muovono le danzatrici si direbbe che ballino sulla punta dei piedi senza quasi appoggiare il tallone.

La danza ha mantenuto il suo retaggio in Provenza dove è rimasta la danza tradizionale per eccellenza, ballata in ogni occasione di festa. Il tempo è rapido in ritmo ternario come una jig, ma anche quaternario.

Su ballo tondo

Il ballo tondo o ballo in cerchio, un’evoluzione del ballo antigu, era la forma coreografica dominante nell’antichità. Esso si è preservato in Italia soprattutto in Sardegna, dove ne esistono numerose varianti con diverse denominazioni..
Si tratta di un ballo allegro che viene eseguito praticamente in qualsiasi festa, sagra o manifestazione, specialmente in Barbagia.

Si esegue tenendosi per mano a braccia strette e ripiegate sui gomiti eseguendo un doppio passo più cadenzato del piede destro. I danzatori sono disposti a formare un cerchio (tundu), da cui si stacca a turno una coppia che balla ponendosi in evidenza. Due i movimenti fondamentali che lo caratterizzano: sa seria, la parte introduttiva in cui il passo rimane pressoché invariato rispetto all’originario ballu anticue su sartiu, la parte più dinamica. Nel corso del tempo, soprattutto per permettere allo sguardo di cogliere l’abilità dei danzatori che seguono variazioni coreografiche spettacolari e di estrema difficoltà, la figura classica spesso si è modificata, a favore di una maggior apertura all’esterno.
Questa danza viene eseguita con le launeddas, l’organetto, l’armonica a bocca, la fisarmonica e a volte con la chitarra. (tratto da qui)

continua Ankou il dio della Morte bretone
continua  Ad Mortem Festinamus

ILLUSTRAZIONI
Affresco Clusone (Bg) Oratorio dei Disciplini 1480 confraternita dei Disciplini i cui membri, incappucciati, praticavano l’autoflagellazione come espiazione dei peccati.
Pinzolo – La “danza macabra”, opera dei Baschenis. – 2012 – Gianni Zotta (vedi)

FONTI E APPROFONDIMENTI
http://gianfrancomarini.blogspot.it/2011/09/danza-macabra-sciarazula-marazula-e.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-i.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-ii-danze.html
http://lanimadelmostro.blogspot.it/2016/11/danza-di-ossa-novembrine-parte-iii.html
http://www.mariateresalupo.it/simbolimitialchimiafiabe/labirinto.html
http://www.kronic.it/artGet.aspx?cID=12746
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html
http://thesession.org/tunes/7110
http://www.famedisud.it/arte-da-sud-la-misteriosa-danza-delle-nove-donne-di-ruvo-al-museo-archeologico-di-napoli/