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THE CRUEL SHIP’S CAPTAIN

Una ballata del mare dal titolo “The Captain’s Apprentice”, “Capitain James” o “The cruel ship’s captain” risalente alla seconda metà del 1700, si inserisce nel filone dei farewell dei condannati a morte che, in attesa della loro esecuzione, scrivono una sorta di confessione o ultime volontà (gallow confession): un giovane mozzo viene sottoposto a punizione dal capitano della nave, che abusa però del suo potere e lo uccide.
Three-small-drawings-illustrating-a-cautionary-tale-about-Three-Sailors-from-Bristol.-Sailor-hanged-from-the-yard-arm-sailor-being-flogged-and-humble-sailor-with-an-admiralAnche se le punizioni corporali erano considerate necessarie a mantenere la disciplina e ampiamente praticate nell’esercito, nelle istituzioni carcerarie e in generale sulle navi in cui il capitano era considerato il capo supremo, c’erano dei limiti che non si potevano superare, tra questi il sadismo tra i vertici del comando. Bisogna prima specificare che anche su di una nave mercantile la struttura del comando era altrettanto rigida come nella Royal Navy, i capi dovevano farsi ubbidire con ogni mezzo e una ciurma indisciplinata poteva ammutinarsi (era vero anche il contrario ossia che un capitano pazzo o sadico o entrambi le cose poteva spingere la ciurma all’ammutinamento)..

Qui si unisce un ulteriore dramma o scandalo sociale: quello degli orfani affidati all’assistenza pubblica che vengono venduti per pochi soldi come mozzi nei battelli di pesca, e trattati con estrema brutalità dai loro padroni fino a causarne la morte. Nella società del tempo erano i gentiluomini a detenere i posti del comando, nobili di sangue o di denaro che avevano ricevuto un’istruzione e un’educazione basata su rigide regole morali o se vogliamo su alti principi morali: quella di proteggere i deboli (donne e bambini) e gli infermi era un imperativo categorico.
Il nostro capitano quindi confessa due gravi colpe: la prima verso Dio, la seconda verso la classe sociale a cui appartiene.

Tratto da “Dal quadrato ufficiali al trono” Henry Kirke 1904
È difficile per noi oggi renderci conto della vita a bordo delle nostre navi da guerra durante la maggior parte del diciottesimo secolo. Abituati come siamo alla disciplina, pulizia e buon carattere delle nostre giacche blu, all’elevata educazione, competenza e maniere cortesi dei loro ufficiali, esitiamo a credere alle descrizioni che sono arrivate fino a noi. Gli ufficiali navali erano raramente gentiluomini, e se lo erano all’inizio, venivano presto brutalizzati dai loro associati e circostanti. Gli ufficiali inferiori erano tenuti in uno stato di vassallaggio, tiranneggiati e maltrattati dai loro capitani. Alcuni  di loro erano bravi marinai e valentuomini, ma rudi e rozzi, altri erano reprobi ubriaconi pieni di ignoranza e di impertinenza.. i capitani erano intrepidi marinai, ma molti di loro erano brutali, tirannici e capricciosi. Le ciurme erano la feccia della terra, la spazzatura raccolta dalle galere. L’ammutinamento era prevenuto soltanto mediante la più rigida  disciplina e crudeli punizioni. Il giro di chiglia, le frustate da tutta la flotta e altri orrori erano inflitti con frequenza.”

Da apprezzare la condensazione dei versi che dicono tutto quello che c’è da dire senza fronzoli!!

LA VERSIONE DI A.L. LOYD

La ballata si rinveridìsce a metà Ottocento diffondendosi nella contea di Norfolk a seguito di un fatto di cronaca locale.

Nelle note di ‘Leviathan!’ A. L. Lloyd scrive: “Nearly two centuries ago, a whaling skipper of King’s Lynn on the Norfolk coast was hanged for the brutal murder of an apprentice. Street singers had a long-winded ballad purporting to be his dying confession. In the foc’sles of the Greenland ships, the whalermen whittled away all the inessentials, and what remained was one of the briefest and most ferocious of all sea-songs. Early in the nineteenth century, a whale skipper was charged in King’s Lynn with the murder of an apprentice. A broadside ballad, in the form of a wordy gallows confession and good night, appeared, and in course of circulating round the East Anglian countryside it got pared down to the bone. The poet George Crabbe was interested in the case, and took it as a model for his verse-narrative of ‘Peter Grimes’, which subsequently formed the base of Britten’s opera. The opera is in three acts. The same ground is covered in three verses by a song as bleak and keen as a harpoon head.

ASCOLTA Bryan Ferry in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs and Chanteys ANTI 2006


I
A boy to me was bound apprenticed
Because his parents they were poor.
So I took him from St. James’ workhouse(1)
All for to sail on the Greenland shore(2).
II
One day this poor boy he did annoy me
Nothing to him then did I say
But I rushed him to my frozen yardarm(3)/And I kept him there ‘til the very next day.
III
When his eyes and his teeth did hang toward me(4)
With his hands and his feet bowed down likewise/And with a tarry gasket(5) there I killed him
Because I wouldn’t hear his cries.
IV
Now all you sea captains that go out a-navyin'(6)/Take a warning example by me/And don’t misuse your young apprentice boys
Or else its hanged you’ll surely be.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un ragazzo s’ imbarcò come apprendista
perchè i suoi genitori erano poveri
così lo presi dall’orfanatrofio di St James(1)
per salpare verso le terre della Groenlandia(2)
II
Un giono questo povero ragazzo mi infastidì,
allora non gli dissi niente
ma lo spedìì sul pennone congelato(3)
e ce lo tenni fino al giorno successivo
III
Quando i suoi occhi e i denti schizzarono fuori(4)
e anche le mani e i piedi si contrassero
allora lo uccisi con una cima impermeabilizzata(5)
perchè non volevo sentire i suoi lamenti
IV
Voi capitani che siete in Marina(6)
prendete esempio da me
e non abusate dei vostri giovani novellini
oppure sarete di certo impiccati

NOTE
1) Le workhouse erano istituzioni concepite per fornire lavoro e assistenza ai poveri e agli infermi, che furono attive in Inghilterra, ma anche in Olanda e nelle colonie inglesi d’America, dal XVII al XIX secolo. Fondate dalle parrocchie, alle quali la Poor Law del 1601 assegnò il compito di occuparsi dei poveri, scomparvero nel XX secolo.
Nel 1834, solo 3 anni prima che Vittoria divenne Regina, passò un atto parlamentare chiamato “Poor Law Amendment Act”. Come risultato di ciò, molte workhouses furono costruite per sistemare persone povere. Erano state progettate per essere così rigide e oppressive che solo i veri bisognosi avrebbero cercato un rifugio in esse.
Si sperava che le case di lavoro avrebbero risolto il problema della povertà poichè molte persone ricche credevano che le persone erano povere perchè erano pigre, e li chiamavano “undeserving poor” (=poveri indegni)
Molte famiglie erano così povere da venir classificate come “paupers”. “Pauperism” era un termine usato per descrivere persone che non avevano modo di mantenersi. Ma la povertà non era causata da pigrizia, come credevano i benestanti, ma dalla disoccupazione, dall’incremento della popolazione e dai prezzi alti del cibo.
Per molte persone le workhouses erano l’ultima risorsa. I “pazienti” venivano generalmente classificati in due diversi gruppi:
i “impotent poor” erano coloro che non erano in grado di badare a se stessi, come gli anziani, i bambini piccoli, i malati, i menomati, le madri non sposate, i ciechi e i pazzi.
Gli “able bodied poor” erano coloro che non avevano lavoro e quindi niente denaro per vivere.
Appena i “paupers” arrivavano alle workhouses venivano lavati e i loro capelli tagliati corti. Tutti i loro effetti personali venivano portati via e gli venivano date delle uniformi da indossare. Solitamente per le donne questa era una informe tunica senza giro vita che raggiungeva le caviglie, mentre gli uomini dovevano indossare camicie e pantaloni che calzavano male.
Nessun “paziente” poteva lasciare la workhouse se non permanentemente. Sfortunatamente, molti di loro morivano nelle workhouse a causa delle terribili condizioni.
Ancora peggio, alcuni bambini che nascevano nelle workhouse non vedevano mai il mondo esterno.
Il lavoro era disegnato per essere duro e tedioso ed era parte essenziale del regime delle workhouses.
La colazione era alle 5.00 am da Marzo a Settembre e alle 7.00 am negli altri mesi e si iniziava a lavorare dopo le preghiere. Con solo due pause per pranzare, cenare e altre preghiere, si andava a letto alle 8.
Si pensava che la religione avrebbe aiutato i poveri a superare la loro “pigrizia, incoscienza e ubriachezza”. (tratto da qui)
2) il battello è presumibilmente una baleniera diretta verso i mari del Nord
3) si presume che l’apprendista sia stato legato come un salame e appeso al pennone, questa era una delle punizioni che veniva inferte ai marinai, l’altra preferita erano i colpi di frusta
4) versi di difficie traduzione letteralmente in italiano: “Quando i suoi occhi e i denti penzolarono verso di me” che non ha molto senso
anche scritto
“And when his hands and his feet did hang towards me
And with his head bowed down likewise”
(in italiano quando mani e piedi penzolarono verso di me e anche la testa cadde in avanti) oppure
“When his arms and his legs did bow down low,
And his hands and his feet likewise”
(in italiano quando braccia e gambe si piegarono verso il basso e anche mani e piedi)
5) gasket= a piece of rope, used to secure a sail; a rope covered in waterproof tar and used to lash furled sails.  Talvolta il capitano usa un oggetto contuntende come un’aspa in altre versioni è scritto infatti “iron gasket” oppure “bloody iron bar” cioè una sbarra di ferro. In questa versione il ragazzo viene ucciso per soffocamento legandogli la bocca con una cima
6) Navy è la marina militare in senso più specifico si tratterebbe di un avviso ricolto ai capitani della Marina Militare Britannica ma più in generale “andare per mare”

LA VERSIONE DI VAUGHAN WILLIAMS

Anch’egli ha raccolto una versione della ballata nel 1905 a King’s Lynn. Il commento di Roy Palmer (in Bushes and Briars: Folk Songs Collected By Ralph Vaughan Williams, Roy Palmer, 1983 & 1988)
The plight of pauper children farmed out as apprentices by the poor law guardians caused widespread concern in the late eighteenth and early nineteenth centuries. One thinks of the famous Memoirs of Robert Blincoe, which describes the fourteen-year apprenticeship to a Nottinghamshire mill-owner of a boy sent out from St Pancras Workhouse in London at the age of seven, in 1799. At about the same time the death of another pauper apprentice was being chronicled in a fine but bitter song which was sung for another hundred years and more, and still lingers in oral tradition. Vaughan Williams collected it from a septuagenarian fisherman, Mr James Carter, at King’s Lynn, and assumed that it was a local production, mainly because of the mention of St James’s Work house in the town, so called because St James’s Chapel had been converted to the use of the poor as early as 1682. However, two verses (5 and 6 here) in Vaughan Williams’s scrapbook additional to those sung by Mr Carter (perhaps remembered later by him, and sent on) move the scene to Bristol. This squares with a broadside recently turned up by Mike Yates in the St Bride Institute. It is without imprint, though probably dating from about 1800, and entitled ‘A New Copy of Verses, Made on Captain MILLS, now under Confinement in Newgate, at Bristol, for the murder of THOMAS BROWN, his Apprentice Boy’. The account may have been fictional, though there is a record that in 1798 the captain of the Loyal Briton, off Minorca, ‘killed his Cabin-boy by striking him on the head with a handspike’ and ‘was ordered back to England for trial’ (‘The Adventures of Serjeant Benjamin Miller’, in Journal of Army Historical Research, vol. VII, p.16). A discrepancy in the broadside is its mention of St James’s Workhouse, though Bristol Workhouse was called St Peter’s Hospital. (However, there is a St James district in Bristol.) Whatever the doubts as to its precise origin, the song held the imagination of singers. It travelled to America, was jotted down in the backs of the logbooks of several whaling ships (see Gale Huntington, Songs the Whalemen Sang, New York, 1970), and continued to circulate in England until this century, mainly in Norfolk, but also in Dorset. Vaughan Williams was deeply impressed by Mr Carter’s version (though he collected others), and he used the melody or reminiscences of it in several of his orchestral works, including the Norfolk Rhapsody, Sea Symphony and Pastoral Symphony.

ASCOLTA Jim Moray in Skulk 2012
ASCOLTA la versione ottocentesca


I
One day this poor boy and to me was bound apprentice
Because of being so fatherless
I took him out of St. James Workhouse
His mother being in deep distress
II
One day this poor boy unto me offended
But nothing (un)to him I did say
Up to the mainmast shroud I sent him
And kept him there all that long day
III
Oh with my marling-spike, I misused him/So shamefully I won’t deny/And with the garling-spike rope I gagged him
Because I could not bear his cries
IV
His legs and hands on to me expanded
His pretty face to me likewise
And by my barbarous cruel entreatment
The very next day this young (poor) boy died
V
So come here captains, all throughout this nation
Hear voice in warning take by me
Take special care of your apprentice
while you are on the raging sea.
traduzione italiano  di Cattia Salto
I
Un ragazzo si imbarcò come apprendista
perchè era senza padre
così lo presi dall’orfanatrofio di St James(1)
essendo sua madre in povertà
II
Un giono questo povero ragazzo mi infastidì,
allora non dissi niente
e lo spedìì sulle sartie dell’albero maestro
e ce lo tenni fino al giorno successivo
III
E con la mia aspa(2) lo maltrattai
così vergognosamente, non lo nego,
e con la cima lo imbavagliai
perchè non volevo sentire i suoi lamenti
IV
Le sue gambe e le mani si distesero verso di me
come pure il suo volto grazioso(3)
e a causa del mio barbarico e crudele trattamento
il giorno dopo questo ragazzo morì
V
Venite qui voi capitani ovunque siate in questa nazione
ascoltate l’avviso e prendete esempio da me
prendetevi cura del vostro apprendista
quando siete sul mare in tempesta.

NOTE
1) vedi note sopra
2) Nome specifico delle aste, o barre, con le quali si facevano girare i cabestani e poi, per estensione, passato ad ogni leva o manovella usata a bordo.
3) il sospetto che il ragazzino fosse l’oggetto sessuale del capitano sorge più che spontaneo!

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77777
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thecruelshipscaptain.html
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/2/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/3/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/4/
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/433.html

TOM DOOLEY, A MURDER BALLAD FROM CAROLINA

dulaTom Dooley è una murder ballad tradizionale dei monti Appalachi e del Nord Carolina dove la vicenda è ambientata: un omicidio a sfondo passionale accaduto a Elkville (contea di Wilkes) nel gennaio del 1866.
Tom Dula (1845 – 1 maggio 1868), giovane rampollo di una ricca famiglia di proprietari terrieri, venne accusato del rapimento e dell’uccisione a coltellate di una giovane donna di nome Laura Foster.
Nella vicenda furono implicate altre due donne, Anne Melton e Pauline Foster con una scandalosa e sordida storia di promiscuità sessuale, minata da una malattia letale per i tempi: la sifilide (la stessa la cuginetta “povera” Pauline Foster era arrivata in zona per sottoporsi ad una cura mentre stava a servizio in casa Melton come cameriera)
Corsero voci e illazioni che Dula, accortosi di essere stato contagiato, avesse attribuito la responsabilità a Laura e quindi l’avesse uccisa per vendetta. Altri insinuarono che fu Anne per gelosia a uccidere Laura temendo che subentrasse come favorita nelle grazie di Tom (lei si era sposata, ma sentiva di essere ancora l’unico vero amore del suo amante) e che Dula l’avesse solamente aiutata a nascondere il cadavere.

Accadde che qualche tempo dopo la scomparsa di Laura Foster, le voci in paese additassero Dula come colpevole, e il giovane per lasciare smontare le chiacchiere, decise di cambiare aria e andare nel Tennessee. Anche Pauline si assentò per un breve periodo e al suo ritorno, un’altra vox populi iniziò a insinuare che i due fossero fuggiti insieme; pare che la stessa Pauline avesse risposto con una battuta affermando di essere scappata perchè lei e Dula avevano ucciso Laura Foster. Arrestata come complice raccontò quello che sapeva e cioè che erano stati Anne Melton e Tom Dula ad uccidere la donna e rivelò il posto di sepoltura del cadavere (che secondo lei le era stato riferito da Anne Melton). In effetti dopo qualche scavo venne rinvenuto un corpo in avanzata fase di decomposizione identificato per via del vestito indossato.

Nonostante la posizione sociale di Dula, che venne rappresentato pro bono dal governatore dello stato Zebulon Vance, l’uomo fu ritenuto colpevole e impiccato.
Dula la notte prima dell’esecuzione, ha scritto una confessione in cui si addossava tutte le colpe dell’omicidio discolpando Anne Melton dalle accuse che pesavano su di lei, ma davanti alla folla riunita per l’impiccagione proclamò la sua innocenza. Localmente l’eco della vicenda non si è mai sopita: nel 2009 un gruppo d’opinione sostenuto da alcune testate giornalistiche locali ha chiesto al governatore uscente il perdono per Tom Dula (qui)!

LA VERSIONE CINEMATOGRAFICA

Sulla scia della leggenda e del successo della ballata ripresa dal folk revival americano è nato nel 1959 anche un film La leggenda di Tom Dooley (The Legend of Tom Dooley) diretto da Ted Post, la storia è stata romanzata per far apparire Dula come un tragico personaggio, valoroso ma sfortunato e perseguitato dalla sua nemesi, lo sceriffo Charlie Grayson.

Secondo la leggenda la ballata venne scritta e suonata al banjo da Tom Dula (altri gli fanno suonare il violino) nell’imminenza della sua condanna, secondo un topos che vede altrettanti famosi fuorilegge intenti a scrivere il proprio Farewell prima di affrontare il patibolo. I primi a renderla celebre al di là dei boschi appalachiani, furono i Kingston Trio incidendo una registrazione nel 1958, che fu il punto di partenza per la diffusione del folk revival negli anni ’60.

ASCOLTA The Kingston Trio, la loro versione è diventato un classico del Western

ASCOLTA Lonnie Donegan in stile skiffle

ASCOLTA Bobby Solo (la versione italiano di Elvis) 1966 Testo e musica di Gianni Sanjust, Roberto Satti e Iller Pattacini; c’era un live con Giorgio Gaber del 1964, ma al momento non è più in rete.
Erano gli anni del mito americano e il fascino del Vecchio West..


Chorus
Hang down your head, Tom Dooley
Hang down your head and cry
Hang down your head, Tom Dooley
Poor boy, you’re bound to die
I
I met her on the mountain
There I took her life
Met her on the mountain
Stabbed her with my knife
II
This time tomorrow
Reckon where I’ll be
Hadn’t a-been for Grayson
I’d a-been in Tennessee
III
This time tomorrow
Reckon where I’ll be
Down in some lonesome valley
Hangin’ from a white oak tree
Poor boy, you’re bound to die
Poor boy you’re bound to die
Poor boy, you’re bound to die…
TRADUZIONE ITALIANO *
Sei impiccato Tom Dooley
Sei impiccato e piangi
Sei impiccato Tom Dooley povero ragazzo tu sei destinato a morire
I
La incontrai sul pendio
dove le presi la vita
La incontrai sul pendio
e la pugnalai con il mio coltello
II
Domani a quest’ora
considera dove sarò
se non fosse stato per Grayson
sarei stato nel Tennesse
III
Domani a quest’ora
considera dove sarò
giù in una valle solitaria
penzolando da una grande quercia
Povero ragazzo sei destinato a morire

Tra le altre interessanti versioni non può mancare quella di Neil Young in Americana 2012

e l’inossidabile  Doc Watson 1964


CHORUS
Hang your head, Tom Dooley,
Hang your head and cry;
You killed poor Laurie Foster,
And you know you’re bound to die.
I
You left her by the roadside
Where you begged to be excused;
You left her by the roadside,
Then you hid her clothes and shoes.
II
You took her on the hillside
For to make her your wife;
You took her on the hillside,
And ther you took her life.
III
You dug the grave four feet long
And you dug it three feet deep;
You rolled the cold clay over her
And tromped it with your feet.
IV
“Trouble, oh it’s trouble
A-rollin’ through my breast;
As long as I’m a-livin’, boys,
They ain’t a-gonna let me rest.
V
I know they’re gonna hang me,
Tomorrow I’ll be dead,
Though I never even harmed a hair
On poor little Laurie’s head.”
VI
“In this world and one more
Then reckon where I’ll be;
If is wasn’t for Sheriff Grayson,
I’d be in Tennesee.
VII
You can take down my old violin
And play it all you please.
For at this time tomorrow, boys,
Iit’ll be of no use to me.”
VIII
“At this time tomorrow
Where do you reckon I’ll be?
Away down yonder in the holler
Hangin’ on a white oak tree.
TRADUZIONE ITALIANO*
CORO
Sei impiccato Tom Dooley
Sei impiccato e piangi
Perché hai ucciso Laura Foster
E sai che sei destinato a morire
I
L’hai lasciata sul bordo della strada
Dove le hai chiesto perdono
L’hai lasciata sul bordo della strada
Dove hai nascosto i suoi vestiti e le sue scarpe
II
L’hai portata sul pendio
Per farne tua moglie
L’hai portata sul pendio
E poi hai preso la sua vita
III
Hai scavato la tomba lunga quattro piedi e l’hai scavata profonda tre
Hai rovesciato sopra di lei la fredda argilla e l’hai calpestata coi tuoi piedi
IV
“La pena è pena e rotola
attraverso il mio petto
Finché io vivrò, ragazzi,
Essi non mi lasceranno stare
V
Io so che mi stanno per impiccare
Domani io sarò morto anche se io non ho mai torto un capello
Sulla povera piccola testa di Laura
VI
In questo mondo e un altro ancora
Allora considera dove sarò
Se non fosse stato per lo sceriffo Grayson sarei nel Tennessee
VII
Tu puoi prendere il mio vecchio violino e suonarlo se ne hai voglia
Perché, a quest’ora domani, ragazzi
Non mi servirà più”
VIII
E tu sai che sei destinato a morire
A quest’ora domani
Dove pensi che io sarò
Via lassù nel vuoto
Penzolando da una grande quercia

FONTI
* traduzione dal web
http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Dooley http://mbmonday.blogspot.it/2013/06/tom-dooley.html http://www.planetslade.com/tom-dooley.html http://www.gattosilvestro.net/lodo/lod-tomdooley.html http://www.sharynmccrumb.com/ballad_of_tom_dooley.html

MARY HAMILTON

“Mary Hamilton” o “The four Maries” è una ballata scozzese del 1500 riportata anche in Child # 173 (in ben 27 versioni).

LE QUATTRO MARIE

Il tema della ballata, l’infanticidio del figlio illegittimo, richiama un fattaccio realmente accaduto nel 1563: una damigella francese arrivata ad Edimburgo al seguito della Regina ebbe una tresca con il farmacista reale e venne impiccata per aver annegato il bambino appena nato. Lo scandalo dietro al fatto è che il figlio poteva essere in realtà di Lord Darnley, pretendente e futuro marito della regina. “La leggenda narra che David Rizzio, intimo amico di Darney, conoscesse bene esistenza e retroscena della tresca, perciò ne scrisse la musica e ne compose i versi. Lord Darnley se l’ebbe a male o, come si suol dire, se la legò al dito. Si dice che l’averne scritto una ballata presto molto popolare, contribuì al deterioramento della loro amicizia che porterà poi a ben più gravi intrighi di palazzo e all’omicidio di Rizzio.” (Davide Riccio tratto da vedi)

maria stuarda
La regina, il pretendente, l’ancella e il musico

Ma un fatto di cronaca altrettanto scandaloso avvenne qualche secolo più tardi: Mary Hamilton di origini scozzesi era diventata la dama di compagnia di Caterina I di Russia e per la sua bellezza ebbe alcuni amanti tra cui anche lo Zar. Mary fu uccisa per decapitazione nel 1719 per aver annegato il bambino partorito in segreto. E’ probabile che i due fatti di cronaca si siano mescolati in un mash-up letterario.
Così scrive Riccardo Venturi: “Saremmo tentati di considerare la ballata nient’altro che una rielaborazione degli avvenimenti russi del 1719, se non fosse per il non trascurabile fatto che essa era già stata udita in Scozia ben prima di quell’anno. Tale versione attribuiva probabilmente il delitto alla servitrice francese ad una delle “quattro Marie”; forse qui può aver giocato anche il fatto che, in Scozia, il termine mary indica genericamente una servitrice o una dama di compagnia. In effetti, esiste una versione di Mary Hamilton (Child, IV, 509) in cui la ragazza è chiamata semplicemente Marie ed il suo amante è un “erborista”, ovvero il farmacista di corte degli annali criminali. Verosimilmente, le notizie provenienti da San Pietroburgo e l’intrepido comportamento dell’autentica Mary Hamilton sul patibolo della lontana Russia “catturarono” talmente l’immaginazione degli scozzesi, che l’antica ballata fu rimessa in auge ed adattata alla nuova eroina.”

La melodia è stata attribuita a David Riccio (o Rizzio) musicista e compositore piemontese alla corte di Maria Stuarda, diventato segretario personale della Regina. (vedi) ma la sua trascrizione risale al 1884 in The Thistle di Colin Brown il quale riferisce che l’antica melodia era stata associata tradizionalmente nel Pertshire alla ballata.

ASCOLTA Christopher Rude arrangiamento alla chitarra classica

LAST GOODNIGHT BALLADS

Trattandosi di una ballata molto antica inevitabilmente si riscontrano numerose varianti testuali. La versione più diffusa oggigiorno è quella più tarda dell’ultimo discorso sul patibolo in cui Mary chiede il perdono e la grazia: il testo è più inglesizzato rispetto alle stesure più antiche in scozzese.
ASCOLTA Dave Gunning


CHORUS
Last night there were four Marys
this night there’ll be but three;/there was Mary Seaton and Mary Beaton,/and Mary Carmichael and me.
I
O, little did my mother think,
when first she cradled me,
that I wad dee sae far frae hame,
or hing on a gallows tree.
II
They’ll tie a kerchief around my eyes,
That I may not see to dee,
And never let on to my father and mother,/That’s far awa’ over the sea.
III
O, I wish I could lie in our ane kirkyard/ Beneath yon willow tree,
Where we pulled the rowans and the gowans
My brothers, my sisters and me.
IV
But little care I for a nameless grave,
For I’ve hopes for eternity,
But I pray that the faith o’ the dying thief
May be granted through grace unto me.
tradotto da Cattia Salto
CORO
Ieri sera c’erano quattro Marie (1),
stasera ce ne saranno solo tre;
c’erano Mary Seton e Mary Beton,
e Mary Carmichael, ed io
I
Certo non pensava mia madre
quando mi dondolava nella culla
che sarei morta così lontano da casa appesa sulla forca.
II
Mi legheranno un fazzoletto sugli occhi che non veda la morte (2)
e mai più vedrò mia madre e mio padre
che sono lontani oltre il mare.
III
Oh vorrei stare nel nostro cimitero (3)
sotto quel salice
dove raccoglievamo le bacche e le margherite (4),
i miei fratelli, le mie sorelle ed io
IV
Poco m’importa di una tomba senza nome, perchè spero nell’eternità
e prego per la fede del ladrone morente (5)
che sia concessa la grazia anche a me.

NOTE
1) il versetto lascia intendere che Maria sia una delle quattro dame di compagnia di Maria Stuarda scelte direttamente dalla madre Maria di Guisa. In realtà furono Mary Beaton , Mary Seton , Mary Fleming e Mary Livingston .
2) to dee= to dye
3) kirkyard – churchyard (cemetery)
4) gowans – daisies
5) il ladrone crocefisso accanto a Gesù che si pentì dei suoi peccati e venne accolto nel Regno di Dio.

Tra le versioni testuali più estese quella riportata da Cecil Sharpe: qui Mary è una delle dame di compagnia della Regina e amante di Lord Darnley. La donna processata e condannata a morte non rinuncia alla vanità, e per non sminuire la sua bellezza indossa l’abito più bello e soprattutto bianco a indicare la sua innocenza: si insinua che il vero colpevole sia l’uomo che, dall’alto della sua posizione sociale l’ha sedotta o più probabilmente violentata; lei però ha abbandonato il neonato al destino lasciandolo in balia del mare e pagherà per tutti e due!

ASCOLTA  Joan Baez nel 1960 (la versione diventata standard)


I
Word is to the kitchen gone,
and word is to the hall
And word is up to madam the queen, and that’s the worst of all
That Mary Hamilton has borne a babe
To the highest stuart of all
II
“Oh rise, arise Mary Hamilton
Arise and tell to me
What thou hast done with thy wee babe/I saw and heard weep by thee”
III
“I put him in a tiny boat
And cast him out to sea
That he might sink or he might swim
But he’d never come back to me”
IV
“Oh rise arise Mary Hamilton
Arise and come with me
There is a wedding in Glasgow town
This night we’ll go and see”
V
She put not on her robes of black
Nor her robes of brown
But she put on her robes of white
To ride into Glasgow town
VI
And as she rode into Glasgow town
The city for to see
The bailiff’s wife and the provost’s wife
Cried alack and alas for thee
VII
Oh you need not weep for me she cried
You need not week for me
For had I not slain my own wee babe
This death I would not dee
VIII
Oh little did my mother think
When first she cradled me
The lands I was to travel in
And the death I was to dee
IX
Last night I washed the queen’s feet
Put the gold in her hair
And the only reward I find for this
The gallows to be my share
X
Cast off, cast off my gown, she cried
But let my petticoat be
And tie a napkin round my face
The gallows, I would not see
XI
Then by them come the king himself
Looked up with a pitiful eye/Come down, come down Mary Hamilton/Tonight you will dine with me
XII
Oh hold your tongue, my sovereign liege
And let your folly be
For if you’d a mind to save my life
You’d never have shamed me here
XIII
Last night there were four Marys
Tonight there’ll be but three
It was Mary Beaton and Mary Seton
And Mary Carmichael and me
Tradotto da Cattia Salto*
I
La voce è passata in cucina,
la voce è passata in sala
la voce è passata dalla signora regina
ed è sulla bocca di tutti
che Mary Hamilton aspetta un figlio
dal più nobile degli Stuart.
II
Alzati, alzati Mary Hamilton
alzati e dimmi
che cosa ne hai fatto del tuo piccolino
che ho udito pianger così forte?
III
L’ho messo in una barchetta
e l’ho gettato in mare
affinchè potesse nuotare o annegare
e mai più ritornare da me
IV
Alzati, alzati Mary Hamilton
alzati e vieni con me
c’è un matrimonio a Glasgow
stasera andremo a vedere
V
Non si mise il vestito nero
e neanche quello marrone;
ma si mise il vestito bianco
per andare a Glasgow
I
E mentre cavalcava verso Glasgow
per vedere la città
la moglie dello sceriffo e del rettore
piangevano per te
VII
Non piangete per me – gridò-
non dovete piangere per me;
se non avessi ucciso il mio piccolino
non sarei dovuta morire così.
VIII
Certo non pensava mia madre
quando mi dondolava nella culla
alle terre che avrei attraversato
ed alla morte che mi sarebbe toccata.
IX
Ieri sera lavavo i piedi alla Regina,
le ornavo i capelli con l’oro;
e la sola ricompensa in cambio
sarà la forca
X
Leva, leva il vestito –gridò
e lascia la sottoveste
e lega un fazzoletto al viso
perchè non veda la forca”
XI
Poi da loro venne lo stesso Re
che la guardò con indulgenza
Venite, venite Mary Hamilton
stanotte cenerete con me
XII
Frenate la lingua, mio sovrano
e la vostra passione perchè se avevate intenzione di salvare la mia vita non mi avreste mai svergognata qui
XIII
Ieri sera c’erano quattro Mary,
stasera non ce ne saranno che tre;
c’era Mary Seton e Mary Beton,
e Mary Carmichael, ed io.”

NOTE
*dalla traduzione di Riccardo Venturi

“Ballad Book” di Cecil K. Sharpe (1823)
I
Word’s gane to the   kitchen,
And word’s gane to the ha’
That Mary Hamilton gangs wi bairn
To the hichest Stewart of a’.
II
He’s courted her in the kitchen,
He’s courted her in the ha’,
He’s courted her in the laigh cellar
And that was warst of a’!
III
She’s tyed it in her apron
And she’s thrown it in the sea;
Says, “Sink ye, swim ye, bonny wee babe!
You’l ne’er get mair o’ me.”
IV
Down then cam the auld queen,
Goud tassels tying her hair:
“O Marie, where’s the bonny wee babe
That I heard greet sae sair?”
V
“There was never a babe intill my room,/As little designs to be;
It was but a touch o my sair side
Come o’er my fair bodie.”
V
“O Marie, put on your robes o’ black,
Or else your robes o’ brown,
For ye maun gang wi’ me the night
To see fair Edinbro’ town.”
VI
“I winna put on my robes o’ black,
Nor yet my robes o’ brown,
But I’ll put on my robes o’ white
To shine through Edinbro’ town.”
VII
When she gaed up the Cannogate,
She laugh’d loud laughters three;
But whan she cam down the Cannogate/The tear blinded her ee.
VIII
When she gaed up the Parliament stair,
The heel cam aff her shee;
And lang or she cam down again
She was condemned to dee.
IX
Whan she cam down the Cannogate,
The Cannogate sae free,
Many a ladie look’d o’er her window
Weeping for this ladie.
X
“Ye need nae weep for me”, she says,
“Ye need nae weep for me;
For had I not slain mine own sweet babe,
This death I wadna dee.
XI
“Bring me a bottle of wine”, she says,
“The best that e’er ye hae,
That I may drink to my weil-wishers,
An they may drink to me.
XII
“Here’s a health to the jolly sailors,
That sail upon the main;
Let them never let on to my father and mother,/But what I’m coming hame.
XIII
“Here’s a health to the jolly sailors,
That sail upon the sea;
Let them never let on to my father an mother/That I cam here to dee.
XIV
“O little did my mother think
The day she cradled me,
What lans I was to travel through,
What death I was to dee.
XV
“O little did my father think,
The day he held up me,
What lands I was to travel through,
What death I was to dee.
XVI
“Last night I wash’d the queen’s feet,
An gently laid her down;
And a’ the thanks I’ve gotten the night,
To be hang’d in Edinbro’ town.
XVII
“Last nicht there was four Maries,
The nicht there’l bee bit three;
There was Marie Seton, an Marie Beton, And Marie Carmichael, and me.”

Traduzione di Riccardo Venturi
I
La voce è passata in cucina,
La voce è passata in sala
Che Mary Hamilton aspetta un figlio
Dal più nobile degli Stuart.
II
L’ha corteggiata in cucina,
L’ha corteggiata in sala;
Ma poi l’ha corteggiata in cantina
Ed è la peggior cosa di tutte!
III
L’ha avvolto nel suo grembiule
E poi l’ha gettato in mare
Dicendo, “Nuota o annega, bel bambino!
Di me non saprai più niente.”
IV
Allora scese la Regina Madre
Con l’oro intrecciato nei capelli:
“Mary, dov’è il bel bambino
Che ho udito pianger così forte?”
V
“Non c’era nessun bimbo nella stanza,
E non ce ne saranno mai;
Era solo un dolore al fianco
Che ha colpito il mio bel corpo.”
VI
“Mary, mettiti il vestito nero
Oppure il vestito marrone;
Stasera dobbiamo andare
A visitar la bella Edimburgo.”
VII
“Non mi metterò il vestito nero
E neanche quello marrone;
Mi metterò il vestito bianco
Per esser splendida a Edimburgo.”
VIII
Quando salì sul Cannogate
Rise forte tre volte,
Ma quando scese dal Cannogate
Le si empiron gli occhi di pianto.
IX
Quando salì lo scalone del Parlamento
La scarpa le uscì dal calcagno;
E quando ne ridiscese
Fu condannata a morte.
X
Quando scese del Cannogate,
Il Cannogate così vivace,
Molte dame guardavano alla sua finestra/In lacrime per quella signora.
XI
“Non piangete per me”, disse,
“Non dovete piangere per me;
Se non avessi ucciso il mio bel bambino
Non sarei dovuta morire così.
XII
“Portatemi una bottiglia di vino”, disse,
“La migliore bottiglia che avete,
Per bere alla salute dei miei carnefici
E perché loro possan bere alla mia.
XIII
“Un brindisi per i bravi marinai
Che navigano per l’oceano;
Non dite a mio padre e a mia madre
Che a casa io non tornerò.
XIV
“Un brindisi per i bravi marinai
Che navigano per l’oceano;
Non dite a mio padre e a mia madre
Che qua son venuta a morire.
XV
“Certo non pensava mia madre
Quando mi dondolava nella culla
Alle terre che avrei attraversato
Ed alla morte che mi sarebbe toccata.
XVI
“E certo non pensava mio padre
Quando mi prendeva in collo
Alle terre che avrei attraversato
Ed alla morte che mi sarebbe toccata.
XVII
“Ieri sera lavavo i piedi alla Regina,
E dolcemente la mettevo a letto;
E la ricompensa che ne ho avuto stasera
È d’essere impiccata a Edimburgo!
XVIII
“Ieri sera c’erano quattro Mary,
Stasera non ce ne saranno che tre;
C’era Mary Seton e Mary Beton,
E Mary Carmichael, ed io.”

NINNA NANNA (la versione in italiano di MARY HAMILTON)

Il testo tradotto e riscritto dalla moglie Luisa Zappa riprende poeticamente in parte la versione ottocentesca riportata da Cecil Sharpe: la storia è concentrata sul momento dell’abbandono in cui il neonato addormentato con una ninnananna viene affidato  alla benevolenza delle acque. In un secondo tempo Branduardi riprende la ballata e ne fa una versione più estesa per il Cd Il Rovo e la Rosa

ASCOLTA Angelo Branduardi in “Coglia la prima mela” 1979

I
“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me”.
II
L’hanno detto giù nelle cucine;
la voce ha risalito le scale
e tutta la casa ora lo sa:
ieri notte piangeva un bambino.
III
L’hanno detto giù nelle cucine
e tutta la casa lo sa
che ieri lei aveva un bambino
e che oggi lei non l’ha più.
IV
“Adesso alzati e dillo a me,
lo so che avevi un bambino,
tutta la notte ha pianto e perché
ora tu non l’hai più con te”.
V
“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me”.
VI
“Adesso alzati, vieni con me
questa sera andremo in città,
lava le mani, lavati il viso,
metti l’abito grigio che hai”.
VII
L’abito grigio non indossò
quella sera per andare in città,
vestita di bianco(1) la gente la vide
davanti a se passare
VIII
“La scorsa notte dalla mia padrona(2)
le ho pettinato i capelli
poi mio figlio ho addormentato e
l’ho affidato al mare”…
IX
Non lo sapeva certo mia madre
quando a sè lei mi stringeva
delle terre che avrei viaggiato,
della sorte che avrei avuta.
X
“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
che lui si salvi o vada perduto
e mai più non ritorni da me”

NOTE
1) la donna proclama la sua innocenza, si insinua che il vero colpevole sia l’uomo che, dall’alto della sua posizione sociale l’ha sedotta o più probabilmente violentata;
2) la regina

Angelo Branduardi in  “Il Rovo e la Rosa” (2013)

I
“L’ho addormentato nella culla
e l’ho affidato al mare,
Che lui si salvi o vada perduto
e mai più lui ritorni da me.
II
L’hanno detto giù nelle cucine,
la voce ha risalito le scale
e tutta la casa ora lo sa,
ieri notte piangeva un bambino.
II
L’hanno detto giù nelle cucine
e la Regina ora lo sa
Mary Hamilton ha avuto un bambino
dal più nobile di tutti gli Stuart.
III
Adesso alzati e dillo a me,
lo so che avevi un bambino,
tutta la notte ha pianto e perché
ora tu non l’hai più con te ?
IV
Adesso alzati, vieni con me,
questa sera andremo in città.
Lava le mani, lavati il viso,
metti l’abito più scuro che hai.
V
Abiti a lutto non indossò
per cavalcare fino in città.
Vestita di bianco la gente la vide
per le strade di Glasgow passare.
VI
La scorsa notte dalla mia Regina
le ho intrecciato con oro i capelli,
in ginocchio ho lavato i suoi piedi
ad in cambio ho avuto la forca.
VII
Non lo sapeva certo mia madre
quando a sé lei mi stringeva,
delle terre che avrei viaggiato,
della sorte che avrei avuto.
VIII
“Povera Mary, povera te!”
“Non piangete – rispose – per me.
Datemi un velo per coprire il mio viso,
ma sappiate che io non ho colpe.”
IX
Vieni Mary, vieni con me!”
Disse il re scendendo le scale,
la guardò con occhi pietosi:
“Questa sera siedi a cena con me!”
X
Erano in quattro a chiamarsi Mary,
questa notte non saranno che tre…
C’era Mary Beaton e Mary Seton
e Mary Carmichael e me.

FONTI
http://sangstories.webs.com/fourmaries.htm
http://www.kultunderground.org/art/305
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2571&lang=it
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/26/mary.htm
http://mnheritagesongbook.net/the-songs/addition-song-with-recordings/mary-hamilton-the-four-maries/
http://www.mustrad.org.uk/articles/prob_bal.htm
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/411.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=9556
http://www.executedtoday.com/2012/03/14/1719-mary-hamilton-lady-in-waiting/

 

SAM HALL, CHIMNEY SWEEP THE HARD LIFE OF A CLIMBING BOY

Nella ballata  si narra probabilmente di un fatto realmente accaduto, l’impiccagione a Londra di un ladro dal nome Jack o John Hall.

JACK HALL

Venduto bambino a uno spazzacamino Jack preferì dedicarsi al furto negli appartamenti. Fu arrestato una prima volta, condannato all’impiccagione, e poi graziato per la sua giovane età, ma al secondo o terzo arresto non ebbe più scampo!
Nel 1707 (per la verità le date oscillano dal 1700 al 1710) fu arrestato insieme a Stephen Bunce e Dick Low per un furto commesso in casa del Capitano Guyon, vicino a Stepney e impiccato alla forca di Tyburn.
‘Jack or John Hall…was born of poor parents who lived in a court off Grays Inn Road, London, and who sold him for a guinea at the age of 7 to be a climbing boy. Readers of Charles Kingsley’s Water Babies (1863) will know how such boys (and girls) swept chimneys by scrambling up inside them. The young Hall soon ran away from this disagreeable occupation, and made a living as a pickpocket. Later he turned to housebreaking, for which he was whipped in 1692 and sentenced to death in 1700. He was reprieved, then released, but returned to crime and was re-arrested in 1702 for stealing luggage from a stagecoach. This time, he was branded on the cheek and imprisoned for two years. Finally, having been taken in the act of burgling a house in Stepney, he was hanged at Tyburn on 17 December 1707.’ (stralcio da The Sound of History di Roy Palmer)

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CLIMBING BOYS

I climbing boys erano dei bambini orfani, o che vivevano per strada in stato di abbandono  presi (oppure venduti dai genitori molto poveri) e addestrati dallo spazzacamino, per arrampicarsi nelle strette canne fumarie con piccoli spazzole a ripulirle dalla fuliggine.
In cambio di un misero alloggio e dei pasti lavoravano dall’alba al tramonto sempre con il rischio di brutte cadute o di gravi (e mortali) infezioni polmonari a causa delle polveri respirate.
In Gran Bretagna l’attività dello spazzacamino venne regolamentata solo nel 1864, dalla legge che proibiva l’impiego dei minori nell’attività, erano stati infatti inventati già alla fine del 700 dei nuovi metodi di pulizia del camino, relativamente più sicuri, con l’impiego di attrezzature particolari che si infilavano dall’alto restando sul tetto.
Nel decennio del 1840 un cantante di music hall inglese William Gribbon Ross, fece una nuova versione della ballata cambiando il nome in Sam (la ballata è catalogata nella Bodleian Ballads come Harding B 15), con cui ottenne un discreto successo e la popolarità.
Ecco un resoconto dell’epoca riportato da Percival Leigh
“But the thing that did most take me was to see and hear one Ross sing the song of Sam Hall the chimney-sweep, going to be hanged: for he had begrimed his muzzle to look unshaven, and in rusty black clothes, with a battered old Hat on his crown and a short Pipe in his mouth, did sit upon the platform, leaning over the back of a chair: so making believe that he was on his way to Tyburn. And then he did sing to a dismal Psalm-tune, how that his name was Sam Hall and that he had been a great Thief, and was now about to pay for all with his life; and thereupon he swore an Oath, which did make me somewhat shiver, though divers laughed at it.  Then, in so many verses, how his Master had badly taught him and now he must hang for it: how he should ride up Holborn Hill in a Cart, and the Sheriffs would come and preach to him, and after them would come the Hangman; and at the end of each verse he did repeat his Oath.  Last of all, how that he should go up to the Gallows; and desired the Prayers of his Audience, and ended by cursing them all round.  Methinks it had been a Sermon to a Rogue to hear him, and I wish it may have done good to some of the Company.  Yet was his cursing very horrible, albeit to not a few it seemed a high Joke; but I do doubt that they understood the song.”

I TESTI A CONFRONTO: SAM HALL E JACK HALL

I testi riportati nelle Bodleian Ballads sono due, e la versione di Ross doveva essere simile, ma più probabilmente le parole utilizzate erano più sboccate

SAM HALL, CHIMNEY SWEEP
I
Oh, my name it is Sam Hall,
Chimney sweep!
Oh, my name it is Sam Hall,
Chimney sweep!
My name it is Sam Hall
I have robbed both great and small,
And now I pay for all,
Damn my eyes.
II
My master taught me flam-
Taught me flam.
My master taught me flam-
Taught me flam.
My master taught me flam,
Though he know’d it for b—–(bram??)
And now I must go hang,
Damn my eyes.
III
I goes up Holborn Hill in a cart,
In a cart.
I goes up Holborn Hill in a cart,
In a cart.
I goes up Holborn Hill,
At St. Giles I take my gill*,
And at Tyburn makes my will,
Damn my eyes.
IV
Then the sheriff he will come,
He will come.
Then the sheriff he will come,
He will come.
Then the sheriff he will come
And he’ll look so gallows glum,
And he’ll talk of kingdom come,
Blast his eyes.
V
Then the hangman will come too,
Will come too.
Then the hangman will come too,
Will come too,
Then the hangman will come too,
With all his bloody crew,
And he’ll tell me what to do,
Blast his eyes.
VI
And now I goes up stairs,
Goes up stairs.
And now I goes up stairs,
Goes up stairs,
And now I goes up stairs
Here’s an end to all my cares,
So —- (say? send?) up all your prayers,
Blast your eyes.

* gill- Four fluid ounces.

Harding B15 (274b)
Hodges, printer, London, c. 1846-1854, Bodleian Collection.

JACK HALL
I
My name it is Jack Hall,
chimney sweep, chimney sweep,
My name it is Jack Hall, chimney sweep,
My name it is Jack Hall,
And I rob both great and small,
But my life must pay for all,
When I die, when I die.
But my life must pay for all,
When I die.
II
I’ve furnished all my room,
that’s no joke, that’s no joke.
I’ve furnished all my room, that’s no joke.
I’ve furnished all my room,
Both with shovels and birch brooms
Besides a chimney pot that I stole,
That I stole, that I stole,
Besides a chimney pot that I stole.
III
I sold candles in the Jail
short of weight, short of weight,
I sold candles in the Jail short of weight.
But the candles that I sold,
They would light me to the hold,
They would light me to the hold,
Where I lay, where I lay,
They would light me to the hold
Where I lay.
IV
They told me in the Jail, I should die, I should die
They told me in the Jail I should die,
Oh! they told me in the Jail
I should drink no more brown ale,
But the ale will never fail
More shall I, more shall I,
But the ale will never fail,
More shall I.
V
As we goes up Holborn Hill in a cart, in a cart,
As we goes up Holborn hill in a cart;
As we goes up Holborn Hill,
At St. Giles we did fill,
Then for old Tyburn
We depart, we depart,
Then for old Tyburn,
We depart.
VI
The ladder and the rope
went up and down, up and down.
The ladder and the rope went up and down,
Oh! the ladder and the rope,
My collar bone they broke.
And a devil a word I spoke come down,
Coming down, coming down,
And a devil a word I spoke
Coming down.

Bodleian Ballads, Harding B 15(145a), printed   by Birt, London, c. 1833-1851.

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La melodia è identica a quella di Capitan Kidd e si tratta con molta probabilità di un modello tipico di ballata dell’impiccato. Nel foglio della ballata stampato nel 1701, la melodia è detta “Coming Down“: come si sa, nei fogli di strada erano riportati solo i testi (per lo più anonimi) della ballata e per la melodia si faceva riferimento ad arie popolari e in voga; la ballata di Jack Hall era già conosciuta da tutti e terminava con “but never a word I said coming down“. Incidentalmente la melodia è simile alla ballata Admiral Benbow Air scritta nel 1702, mentre lo spartito è pubblicato nel 1783 in The Vocal Enchantress. Dalla stessa melodia popolare discende anche il brano “Ye Jacobites by name” scritto da Robert Burns nel 1792.
In America sulla melodia così orecchiabile si sono composti molti inni religiosi che hanno generato a loro volta una serie infinita di varianti e aggiustamenti

IL TESTAMENTO DELL’IMPICCATO

La ballata si può leggere come una specie di testamento morale in cui Sam, dopo aver dichiarato le proprie generalità, riconosce di essere un ladro, di aver derubato sia i ricchi che i poveri e di essere consapevole del destino che lo attende.
La ballata è caratterizzata da continue ripetizioni all’interno dei versi di ogni strofa (la prima strofa è ripetuta due volte) e in alcune versioni è circolare, ovvero inizia e finisce esattamente nello stesso modo.

Il brano si è diffuso in tutta la Gran Bretagna, in America e Canada e le varianti testuali sono infinite, tra cui le simili “Tedburn Hills”, “Samuel Small”, “Nobby Hall”, “Tallow Candles” e “Song of a Doomed Man”. Tedburn

ASCOLTA Irish Descendants che mantengono l’andamento del lament

ASCOLTA The Porters (strofe da I a IV) con un po’ più di brio

I
Oh, me name it is Sam Hall,
chimney sweep, chimney sweep
Oh, me name it is Sam Hall,
chimney sweep
Oh, me name it is Sam Hall,
and I’ve robbed both great and small(1)
And me neck will pay for all,
when I die, when I die
And me neck will pay for all,
when I die
II
I have 20 pounds in store,
that’s not all, that’s not all
I have 20 pounds in store,
that’s not all
I have 20 pounds in store,
and I’ll rob for twenty more
For the rich must help the poor,
so must I, so must I
For the rich must help the poor,
so must I
III
Oh, they brought me to Cootehill(2)
in a cart, in a cart
Oh, they brought me to Cootehill
in a cart
Oh, they brought me to Cootehill,
there I stopped to make my will
For the best of friends must part,
so must I, so must I
For the best of friends must part,
so must I
IV
Up the ladder I did grope(3),
that’s no joke, that’s no joke
Up the ladder I did grope,
that’s no joke
Up the ladder I did grope,
and the hangman pulled the rope
Oh, and ne’er a word I spoke,
tumblin’ down, tumblin’ down
Oh, and ne’er a word I spoke,
tumblin’ down
VI
Oh, me name it is Sam Hall,
chimney sweep, chimney sweep
Oh, me name it is Sam Hall,
chimney sweep
Oh, me name it is Sam Hall,
and I hate ‘yas one and all
You’re a bunch of muggers(4) all,
damn your eyes, damn your eyes
You’re a bunch of muggers all,
damn your eyes(5)
Tradotto da Cattia Salto
I
Oh, il mio nome è Sam Hall,
spazzacamino.
Oh, il mio nome è Sam Hall,
spazzacamino.
Oh, il mio nome è Sam Hall
e ho rubato sia ai ricchi che ai poveri (1).
e il mio collo pagherà per tutto,
quando morirò
e il mio collo pagherà per tutto,
quando morirò.
II
Ho rubato 20 sterline
e non è tutto
Ho rubato 20 sterline
e ne ruberò 20 altre
che i ricchi devono aiutare i poveri
così faccio io
che i ricchi devono aiutare i poveri
così faccio io
III
Oh, mi portarono a Cootehill (2)
in un carro, in un carro
Oh, mi portarono a Cootehill
in un carro, in un carro
Oh, mi portarono a Cootehill
e fu lì che smisi di fare le mie volontà
perchè i migliori amici devono andare
così io farò
perchè i migliori amici devono andare
così io farò
IV
Sulla scala andai a tastoni (3),
non fu uno scherzo, non fu uno scherzo
Sulla scala andai a tastoni,
non fu uno scherzo, non fu uno scherzo
Sulla scala andai a tastoni,
e il boia tirò la corda
e nemmeno una parola pronunciai,
cadendo giù,
e nemmeno una parola pronunciai,
cadendo giù
VI
Oh, il mio nome è Sam Hall,
spazzacamino.
Oh, il mio nome è Sam Hall,
spazzacamino.
Oh, il mio nome è Sam Hall
e vi odio dal primo all’ultimo.
siete un branco di rapinatori (4)
vi pigliasse un colpo,
siete un branco di rapinatori
vi pigliasse un colpo (5).

NOTE
1) qui non nel significato di piccolo ma di “umile”, “povero”
2) la località originaria è Tyburn o Tiborne Hill,  il luogo deputato alle pubbliche impiccagioni nella città di Londra.
Il nome Tyburn deriva dal ruscello “Bourne” che affluiva nel Tamigi. Nel suo percorso, il torrente passava per Hay Hill e la combinazione tra le due parole è diventato Tyburn.
La zona già dal 1196 vedeva la condanna a morte dei prigionieri politici. Tra il 1571 e il 1759, era stata innalzata una forca permanente chiamata Tyburn Tree oppure Gallows.
I prigionieri arrivavano dalla Torre (quelli di alto rango) o dalle carceri di Newgate (i criminali comuni) in corteo a piedi o più spesso trasportati su un carro.
La gente assisteva all’esecuzione della condanna a morte (che spesso non si limitava alla sola impiccagione) come se fosse uno spettacolo, c’erano tribune con posti a sedere, si vendevano merci varie e cibarie.
La forca permanente è stata smantellata nel 1759 per una forca più ridotta e portatile. L’ultima impiccagione si è svolta il 7 Novembre 1783. Oggi, una targa indica la posizione approssimativa del patibolo.
3) termine colloquiale “palpata”, “tastata”
4) le varianti degli epiteti sono numerose
5) un’imprecazione diventata di moda

E sul versante americano in versione country l’arrangiamento di Tex Ritter ripreso da Johnny Cash in cui il condannato che è stato processato per omicidio manda tutti all’inferno!
ASCOLTA Johnny Cash in “Johnny Cash Sings the Ballads of the True West” 1965 e anche in “American IV: The Man Comes Around” 2002 da un arrangiamento di Tex Ritter 1936


I
Well, my name it is Sam Hall,
Sam Hall
Yes, my name it is Sam Hall;
it is Sam Hall
My name it is Sam Hall
an’ I hate you, one and all
An’ I hate you, one and all:
Damn your eyes
II
I killed a man, they said; so they said
I killed a man, they said; so they said
I killed a man, they said
an’ I smashed in his head
An’ I left him layin’ dead,
Damn his eyes
III
But a-swingin’, I must go; I must go
A-swingin’, I must go; I must go
A-swingin’, I must go while you critters down below,
Yell up: “Sam, I told you so”
Well, damn your eyes!
IV
I saw Molly in the crowd; in the crowd
I saw Molly in the crowd; in the crowd
I saw Molly in the crowd an’ I hollered, right out loud:
“Hey there Molly, ain’t you proud?
“Damn your eyes”
V
Then the Sherriff, he came to; he came to
Ah, yeah, the Sherriff, he came to; he came to
The Sherriff, he come to an he said:
“Sam, how are you?”
An I said: “Well, Sherriff, how are you,
“Damn your eyes”
VI
My name is Samuel, Samuel
My name is Samuel, Samuel
My name is Samuel,
an’ I’ll see you all in hell
An’ I’ll see you all in hell,
Damn your eyes.
tradotto da Alessandro Portelli*
I
Mi chiamo Sam Hall‎,
si, mi chiamo Sam Hall
mi chiamo Sam Hall
si, mi chiamo Sam Hall
mi chiamo Sam Hall
e vi odio dal primo all’ultimo
e vi odio dal primo all’ultimo
Vi pigliasse un colpo
II
Ho ucciso un uomo,
così dicono
Ho ucciso un uomo, così dicono
e l’ho colpito alla testa,
e l’ho lasciato steso morto
Vi pigliasse un colpo
III
Ma a penzolare devo andare
devo andare a penzolare
deva andare a penzolare
mentre voi animali lì sotto mi dite:‎
“Sam, te l’avevo detto!”‎
Vi pigliasse un colpo
IV
Ho visto Molly tra la folla
ho visto Molly tra la folla
ho visto Molly tra la folla
e ho gridato forte e chiaro
“Molly non sei orgogliosa?”
Vi pigliasse un colpo.‎
V
Allora lo sceriffo arrivò
Allora lo sceriffo arrivò
Allora lo sceriffo arrivò e disse
“Sam come stai?”
e io dissi “Bene, sceriffo e voi
come state?
Vi pigliasse un colpo”
VI
Mi chiamo Samuele‎,
mi chiamo Samuele
mi chiamo Samuele
e vi vedrò tutti all’inferno
e vi vedrò tutti all’inferno
Vi pigliasse un colpo

NOTE
* da “Note Americane. Musica e culture negli Stati Uniti”, ‎Shake/Acoma edizioni, 2011
FONTI
http://www.orsomarsoblues.it/2013/12/cera-una-volta-lo-spazzacamino-poco-romanticismo-tanta-miseria/
http://www.ctsweep.com/blog/top-sweep-stories/a-history-of-chimney-sweeping/
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=42411&lang=it
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/jackhall.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=4760
http://www.mustrad.org.uk/vop/notes178.htm

ILLUSTRAZIONI
http://www.abc.net.au/radionational/programs/intothemusic/
an00782354001jpg/4415304
http://www.curatormagazine.com/rebeccamartin/chimneys-dark-spirits-bright/