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E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, THE SKYE BOAT SONG

Flora MacDonald (1722 – 1790), aveva 24 anni quando incontrò Charles Stuart. Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino.. Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato in questa canzone scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod.
La canzone è stato un successo: fin da subito circolarono voci che spacciavano il testo come traduzione di una antico canto in gaelico e presto divenne un brano classico della musica celtica e in particolare della musica tradizionale scozzese

charlie e flora

E LA BARCA VA

La barca con quattro (o sei) marinai ai remi lasciò Benbecula il 27 giugno 1746 alla volta dell’isola di Skye nelle Ebridi Interne. I due arrivarono fino a Portée in varie tappe e il 1° luglio si lasciarono, il principe  donò a Flora un medaglione con il suo ritratto e la promessa che si sarebbero rivisti un giorno. Secondo la leggenda Flora lo salutò danzando sulla spiaggia  (vedi prima parte: Flora MacDonald’s Fancy)

LA TRAVERSATA IN MARE: LA FUGA DI CHARLES STUART

Il momento della fuga dalle Ebridi Esterne, per quanto “eroicomico”, è ricordato in questa canzone scritta da Sir Harold Boulton nel 1884 su di una melodia tradizionale che si dice sia stata arrangiata da Anne Campbell MacLeod dopo averla sentita cantare nel 1870 da un gruppo di marinai, mentre stava facendo un’escursione sul Loch Coruisk, guarda caso proprio sull’isola di Skye. La canzone era “Cuchag nan Craobh” (in inglese “The Cuckoo in the Grove”) comparsa in stampa nel 1907 in Minstrelsy of the Scottish Highlands, di Alfred Moffat, testo attribuito a William Ross (1762 – 1790).

LO IORRAM
Il brano è comparso nel libro Songs of the North pubblicato da Sir Harold Boulton e Anne Campbell MacLeod a Londra nel 1884. Nelle ristampe ed edizioni successive nel commento si fa riferimento alla melodia come a un "iorram" ossia a una canzone ai remi. Non proprio una shanty song un "iorram" (pronuncia ir-ram) aveva la funzione di dare il ritmo ai vogatori ma nello stesso tempo era anche un lamento funebre. Il tempo è in 3/4 o 6/8: la prima battuta è molto accentuata e corrisponde alla fase in cui il remo è sollevato e portato in avanti, 2 e 3 sono il colpo all'indietro. Alcune di queste arie sono ancora suonate nelle Ebridi come valzer.

La canzone è stato un successo già nell’Ottocento ed è da considerarsi un brano classico della musica celtica, e in particolare della musica tradizionale scozzese, inserito immancabilmente nelle compilation anche per matrimoni, fatto e rifatto in tutte le salse (dal beat al liscio, jazz, pop, country, rock, dance), innumerevoli le versioni strumentali (da un solo strumento – arpa, cornamusa, chitarra, flauto – o due fino all’orchestra) con arrangiamenti classici, tradizionali, new age, per bande anche militari e corali. Su Spotify è possibile trovare moltissime versioni del brano e proprio per tutti i gusti! Tra quelle strumentali le mie preferite sono quelle con la chitarra di Greg Joy, Pete Lashley, Tom Rennie, ma anche una versione con arpa e flauto di Anne-Elise Keefer e una versione “insolita” (con tanto di basso-tuba o oboe) dei Leaf!

Tra tutte vi propongo questa interpretazione nella compilation Irish Roses

ASCOLTA Carlyle Fraser

CHORUS
Speed bonnie boat,
like a bird on the wing,

Onward, the sailors cry
Carry the lad that’s born to be king(1)
Over the sea to Skye(2)
I
Loud the winds howl, loud the waves roar,
Thunder clouds rend the air;
Baffled our foe’s stand on the shore
Follow they will not dare
II
Though the waves leap,
soft shall ye sleep
Ocean’s a royal bed
Rocked(3) in the deep,
Flora will keep
Watch by your weary head
III
Many’s the lad fought on that day
Well the claymore could wield
When the night came, silently lay
Dead on Culloden’s field(4)
IV
Burned are our homes, exile and death
Scatter the loyal men(5)
Yet, e’er the sword cool in the sheath,
Charlie will come again(6).

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
RITORNELLO
Veloce, barchetta,
come un uccello sulle ali

Avanti! Gridano i marinai!
Porta l’uomo destinato a essere re (1)
sul mare a Skye(2)
I
Forte ruggisce il vento, forte urlano le onde, satura di nuvoli di tuono è  l’aria, sbalorditi i nostri nemici si fermano sulla riva e non osano seguirci
II
Benchè le onde si accavallino,
il tuo sonno sarà dolce
e l’oceano il letto del re
cullata dal mare (3),
Flora vigilerà
vegliando sulla tua testa stanca
III
Molti furono gli uomini che combatterono quel giorno,
bene le  spade duellarono,
quando la notte venne in silenzio,
la morte aleggiava sul campo di Culloden (4).
IV
Bruciate le nostre case, esilio e morte,
dispersi gli uomini leali (5),
ma prima che la spada riposi nel fodero,
Carlo verrà di nuovo (6)

NOTE
Lost_Portrait_of_Charles_Edward_Stuart1) Chi era il “Giovane Pretendente”? Probabilmente solo un damerino con l’accento italiano e la passione del brandy, ma quanto fu il fascino che esercitò sugli scozzesi delle Highlands! Cresciuto in pratica a Roma sotto l’ala del Papa, in un primo tempo venne spedito dal padre Giacomo a Parigi “per farsi una posizione” a Corte, sfruttando la parentela con il re di Francia. Eppure Luigi non ne voleva proprio sapere del suo parente povero e si rifiutò di riceverlo a Corte; così Charlie visse a Parigi snobbato dalla nobiltà e in perenne ricerca di finanziatori disposti a rischiare i quattrini per il suo tentativo di restaurazione sul trono (per la verità era anche un assiduo frequentatore di taverne). Tra le lamentele del conte di Mar (esule in Francia dopo la figuraccia di Sheriffmuir) sul carattere del principe, oltre alla sua eccessiva predilezione per il bere, c’erano anche i modi sgarbati verso i suoi seguaci e il suo chiacchierare a vanvera; ma evidentemente il “Bel Carletto” non doveva essere poi così inconcludente, se alla fine produsse una Dichiarazione di Accordocon la quale rivendicava i propri diritti al trono della Gran Bretagna, sotto firmata daicapi clan scozzesi leali alla causa giacobita: Clanranald e Glengarry, Stewart diAppin, Alexander MacDonald di Keppoch, Angus MacDonald di Scotus. Indubbiamente ci furono in ballo questioni d’onore e giuramenti di fedeltà al padre e al nonno, più che un’affezione particolare per il Giovane Pretendete; inoltre non era insolito per molti clan tenere i piedi in due scarpe ed avere così qualche parente stretto a combattere nello schieramento opposto.
Il venticinquenne Charles sbarcò insieme a sette compagni sull’isola di Eriskay e una manciata di spade, poi si spostò verso Glenfinnan e restò in attesa che i clan arrivassero! La sua campagna militare fu piuttosto caotica e inizialmente baciata dalla fortuna che gli regalò una serie di facili vittorie continua
2) L’isola di Skye nelle Ebridi Interne, ma suona come “cielo” e quindi una metafora, l’autore lo impalma come eroe nel firmamento
3) non concordo con la traduzione trovata nel web “ballando sul mare” a mio avviso “rocked” è da intendersi, come in molte sea song e sea shanty (e in qualche lullaby), nel senso di dondolio (della culla in particolare) e quindi “cullata dal mare”
4) per l’approfondimento ho dedicato un’intera pagina ai Giacobiti vedi
5) la repressione inglese contro i giacobiti e i simpatizzanti fu brutale
6) nel 1884 Charles Stewart era ormai polvere, ma la letteratura romantica manteneva ancora vive le aspirazioni giacobite e i canti infiammavano ancora gli animi

CHARLES STUART ULTIMO ATTO

Charles_Edward_Stuart_(1775)Nel 1896 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) scrisse una variante con nuove parole, evidentemente non soddisfatto di quanto scritto da un baronetto inglese.

Stevenson mette il canto in bocca allo stesso Charles, vecchio e disfatto nel suo esilio “dorato” tra Roma e Firenze. L’Alfieri ce lo descrive come irragionevole e sempre ubriaco padrone, ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito (ma doveva avere il dente avvelenato essendo stato per anni l’amante della molto più giovane e bella moglie Luisa di Stolberg-Gedern contessa d’Albany). Il Principe sempre più amareggiato e dedito all’alcol, morì a Roma il 31 gennaio 1788 (abbandonato anche dalla moglie quattro anni prima).

OVER THE SEA TO SKYE di Robert Louis Stevenson
I
Sing me a song of a lad that is gone,
Say, could that lad be I?
Merry of soul, he sailed on a day
Over the sea to Skye
II
Mull was astern, Rum was on port,
Eigg on the starboard bow.
Glory of youth glowed in his soul,
Where is that glory now?(6)
III
Give me again all that was there,
Give me the sun that shone.
Give me the eyes, give me the soul,
Give me the lad that’s gone.
IV
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun;
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.

TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
I
“Cantami del ragazzo del passato
dici, “Potrei essere io quello?”
D’animo gentile, salpò un giorno
sul mare per Skye.
II
Mull era a poppa, Rum era a babordo, Eigg sulla prua a dritta.
Gloria di gioventù brillava nel suo spirito, dov’è quella gloria ora?(6)
III
Dammi ancora tutto ciò che fu,
dammi il sole che risplendeva
dammi gli occhi (7), l’anima
dammi il ragazzo del passato
IV
Nuvole e brezza, isole e mari
montagne di pioggia e di sole;
tutto ciò di buono e giusto
che era in me, è morto

NOTE
7) nel senso di visione

LA VERSIONE OUTLANDER

Più recentemente la canzone “Over the Sea to Skye” è stata ripresa nella serie “The Outlander” dalla saga di Diana Gabaldon ed è subito skyemania.. e tutti volevano sapere il testo della canzone..

ASCOLTA Raya Yarbroug

ll testo è stato modificato opportunamente per la serie eliminando i riferimenti al Bel Carletto e traslandoli alla bella Claire Randall che in un  viaggio nel tempo attraverso un cerchio di pietre si trova proiettata nel passato (dal 1945 nel 1743) e s’innamora di James Fraser ovvero James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser Lord di Broch Tuarach

CHORUS
Say, could that lass be I?

Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye(2).
Billow and breeze, islands and seas,
Mountains of rain and sun…
All that was good, all that was fair,
All that was me is gone.
Sing me a song of a lass that is gone…
Say, would that lass be I?
Merry of soul, she sailed on a day
Over the sea to Skye.
TRADUZIONE IN ITALIANO DI CATTIA SALTO
Dimmi quella ragazza potrei essere io? D’animo allegro lei salpò un giorno
sul mare per Skye.
Nuvole e brezza, isole e mari,
montagne di pioggia e di sole..
Tutto ciò  di bello e buono
che era in me, è morto.
Cantami di una ragazza del passato,
dici, “Potrei essere io quella?”
D’animo allegro lei salpò un giorno
sul mare per Skye.

NOTE
2) anche qui si gioca sul doppio senso e Skye è decisamente il cielo

Versione ulteriormente riarrangiata da Bear McCreary in seguito al successo della serie e completata con le strofe di Robert Louis Stevenson

RUSTY NAIL: IL COCKTAIL DEL CLAN MACKINNON

Rusty-NailPer sdebitarsi dell’aiuto prestato dal Clan MacKinnon durante i mesi in cui dovette nascondersi dagli Inglesi, il principe Stuart rivelò a John MacKinnon la ricetta del suo elisir segreto, una bevanda speciale creata dal suo farmacista personale. Il clan MacKinnon accettò la custodia della ricetta, finchè agli inizi del ‘900, un discendente della famiglia decise che era giunto il momento di sfruttare commercialmente la ricetta chiamandola “Drambuie”

4.5 cl Scotch whisky
2.5 cl Drambuie
Procedimento: si prepara direttamente un bicchiere tipo old fashioned con ghiaccio. Agitare delicatamente e guarnire con un twist di limone.

Un cocktali doppiamente scozzese: lo Scotch Whisky e il Drambuie che è un liquore la cui ricetta è un mix di whisky, miele… segreti e leggende. Ancora oggi l’azienda è gestita dalla stessa famiglia e mantiene segreto il contenuto della ricetta. (Tratto da qui)

 FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/charlie-hes-my-darling/
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755

E LA BARCA VA: IL PRINCIPE E LA BALLERINA, FLORA MACDONALD’S FANCY

Flora MacDonald (1722 – 1790), aveva 24 anni quando incontrò Charles Stuart. Dopo la rovinosa battaglia di Culloden (1746) il Bonnie Prince allora ventiseienne, riuscì a fuggire e a restare nascosto per parecchi mesi, protetto dai suoi fedelissimi, nonostante i pattugliamenti inglesi e la taglia sulla sua testa.
Charles trovò nelle isole Ebridi molti nascondigli e sostegno ma era un pericoloso gioco a rimpiattino..

IL PRINCIPE E LA BALLERINA

Il principe era riuscito ad arrivare nell’isola di Banbecula delle Ebridi Esterne, ma la sorveglianza era strettissima e non aveva modo di fuggire. Ed ecco che entra in scena la fanciulla, Flora MacDonald..
I MacDonald per quanto leali al re e di confessione presbiteriana, erano simpatizzanti della causa giacobita e così Flora che viveva a Milton (isola South Uist) nella casa paterna, ma si trovava in visita dalla sua amica, nonché moglie del capoclan Lady Margareth di Clanranald, venne presentata a Charles Stuart.

In un’altra versione della storia il principe si trovava nascosto presso il Loch Boisdale sull’Isola di South Uist, sperando di incontrare Alexander MacDonald, che però era stato arrestato da poco. Avvisato che una pattuglia avrebbe ispezionato la zona, Charles fuggì con due fedelissimi per nascondersi in una piccola fattoria vicino a Ormaclette dove era stato concordato l’incontro con Flora MacDonald. Il momento venne immortalato in molti dipinti come questo di Alexander Johnston

Flora MacDonald's Introduction to Bonnie Prince Charlie di Alexander Johnston (1815-1891)
Flora MacDonald’s Introduction to Bonnie Prince Charlie di Alexander Johnston (1815-1891)

Nella versione anedottica della storia, Flora escogitò un trucco per portare via dall’isola Charlie: con il pretesto di andare a trovare la madre (che viveva ad Armadale dopo essersi risposata), ottenne per sè e per i due suoi domestici il salvacondotto; sotto il nome e gli abiti della cameriera irlandese Betty Burke però si celava il Bonny Prince!

charlie e flora

E LA BARCA VA

La barca con quattro (o sei) marinai ai remi lasciò Benbecula il 27 giugno 1746 alla volta dell’isola di Skye nelle Ebridi Interne. I due arrivarono fino a Portée in varie tappe e il 1° luglio si lasciarono, il principe  donò a Flora un medaglione con il suo ritratto e la promessa che si sarebbero rivisti un giorno…

FLORA MACDONALD’S FANCY

E’ il nome data ad una danza delle Highland in suo onore, coreografata sui passi con i quali (presumibilmente) Flora si esibì davanti al Principe. E’ una danza molto aggraziata e leggiadra, immancabile nel programma delle esibizioni: è se vogliamo una danza di corteggiamento, in cui la ragazza mostra tutta la sua abilità mantenendo sempre portamento fiero e compostezza.
Si esegue con l’abito Aboyne ovvero il vestito prescritto per le danzatrici nei balli nazionali scozzesi, come disciplinato dalla commissione di danza nell’Aboyne Highland Gathering del 1970 (con gonna a pieghe effetto bambola in tartan o bianca molto più vaporosa del kilt).
La melodia è una strathspey, che è un reel più lenta tipica della Scozia spesso associata alle commemorazioni e ai funerali.

FLORA MACDONALD’S REEL

Alla bella Flora vennero dedicati molti omaggi tra i quali  un brano strumentale. La melodia compare con molti titoli, la prima versione stampata si trova in Robert Bremer Collection of Scots Reels or Country Dances, 1757 e anche in Repository Complete of the Dance Music of Scotland di Niel Gow (Vol I). Il reel è in due parti

ASCOLTA Tonynara in “Sham Rock” – 1994

ASCOLTA The Virginia Company

A questo punti molti si chiederanno ” Ma la canzone della barca, la Skye boat song, dovè finita?”
Ma quella è un’altra storia (qui)

FONTI
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755
http://thesession.org/tunes/2629

MO GHILE MEAR

Testo: Seán Clárach MacDomhnaill ovvero John Clare McDowell (1691-1754)
Musica: motivo tradizionale irlandese

MAIGUE POETS

Sean Clarach (Giovanni da Charlestown) faceva parte dei Maigue Poets, la cerchia di poeti irlandesi della contea di Limerick che nel Settecento si riunivano nella taverna di  Seán Ó Tuama in Mungret street a Croom villaggio attraversato dal fiume Maigue.

He was surnamed "Clarach" from the place of his birth near Charleville in Co. Cork. He was a "rank" Jacobite, and on more occasions than one he saved his life by hasty retreat from his enemies, the Bard-hunters. He moreover inherited all the hatred of his race for the "Saxon Churls" who had so basely murdered at Knockanas, near Mallon in 1648 the brave Irish General, Alister Mac Colquitto of his name and race. He was the author of many Jacobite pieces and had hoped had he lived to translate Homer into his native Gaelic, but he died in 1754 aged 63 years.
(Source: Comunn Chlann Domhnaill Dun Eideann -The Clan Donald Society of Edinburgh)

My Darling Gallant (Mo Ghile Mear) è un Aisling song ossia un canto in cui il poeta fa un sogno o ha una visione di una bella fanciulla o di una dea che porta un messaggio di speranza, perchè presto l’Irlanda sarà libera dal dominio inglese. Ma qui la donna è invece una vedova bianca con il marito in esilio, niente meno che il principe Carlo Edward Stuart (Roma 1720-88), noto come Bonnie Prince Charles.

Charlie-Flora-William Joy
Flora MacDonald e Bonnie Prince Charlie – George William Joy

La “vedova in stracci” è l’Irlanda stessa, sposa felice un tempo, ma ora il suo amore è lontano, in un esilio che sarà definitivo, la poesia è stata scritta infatti dopo la battaglia di Culloden (1746).
Nel tempo il canto è diventato il lamento di una donna per il suo innamorato lontano in guerra ed è tradizionalmente cantato nei pubs al momento della chiusura, quando il gestore tenta di chiudere e gli avventori, per bersi un ultimo bicchiere, la cantano con un misto di tristezza e malinconia e così facendo brindano alla salute di chi è lontano!

ASCOLTA Mary Black (bello anche il montaggio delle immagini)


ORIGINALE GAELICO IRLANDESE
I
Seal da rabhas im’ mhaighdean shéimh,
‘S anois im’ bhaintreach chaite thréith,
Mo chéile ag treabhadh na dtonn go tréan
De bharr na gcnoc is i n-imigcéin.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh i gcéin mo Ghile Mear.
III
Bímse buan ar buaidhirt gach ló,
Ag caoi go cruaidh ‘s ag tuar na ndeór
Mar scaoileadh uaim an buachaill beó
‘S ná ríomhtar tuairisc uaidh, mo bhrón.
IV
Ní labhrann cuach go suairc ar nóin
Is níl guth gadhair i gcoillte cnó,
Ná maidin shamhraidh i gcleanntaibh ceoigh
Ó d’imthigh uaim an buachaill beó.
V
Marcach uasal uaibhreach óg,
Gas gan gruaim is suairce snódh,
Glac is luaimneach, luath i ngleo
Ag teascadh an tslua ‘s ag tuargain treon.
VI
Seinntear stair ar chlairsigh cheoil
‘s líontair táinte cárt ar bord
Le hinntinn ard gan chaim, gan cheó
Chun saoghal is sláinte d’ fhagháil dom leómhan.
VII
Ghile mear ‘sa seal faoi chumha,
‘s Eire go léir faoi chlócaibh dubha;
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó luaidh i gcéin mo Ghile Mear.

TRADUZIONE IN INGLESE di J.Mark Sugars 1997
I
Once I was fair as a morn of May,
Now all I do is grieve and pray,
And scan the surging ocean waves
Since my gallant laddie went away.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
III
Pain and sorrow are all I know,
My heart is sore, my tears a’ flow
Since o’er the seas we saw him go
No news has come to ease our woe.
IV
In chestnut trees no birdsong sounds,
The glens no more echo with coursing hounds,
Winter’s gloom lasts all year ‘round,
Since my laddie left for to seek his crown.
V
A proud and youthful chevalier,
A highland lion of cheerful mien,
A slashing blade, a flashing shield,
Fighting foremost in the field.
VI
Come, drain your cups as wild harps play
Let every Celt praise his noble name
As long as blood flows in your veins
Raise a toast for his health, wish him length of days.
VII
Hero whose hopes have turned to smoke,
Erin all wrapped in mourning cloak,
I watch and wait, I dread my fate,
Since my gallant laddie went awa

TRADUZIONE ITALIANO (dal WEB)
I
Un tempo ero una dolce fanciulla
ora sono una vedova in stracci
il mio sposo valica le onde del mare
e cammina sulle colline dell’esilio
II (RIT)
Lui è il mio eroe, il mio amore,
lui è il mio Cesare, il mio amore,
non ho trovato né pace nè fortuna
da quando il mio amore è partito
III
Ogni giorno sono sempre depressa
e verso amaramente copiose lacrime
da quando per mare se ne andò  e ahimè nessuna sua notizia ricevo
IV
Il cuculo non canta allegramente a mezzogiorno
e non si sente l’abbaiare dei levrieri nei boschi di nocciolo
non esiste più l’estate nelle valli nebbiose da quando se n’è andato, in cerca della sua corona
V
Nobile, orgoglioso, giovane cavaliere
guerriero senza tristezza, dal viso piacente, dal pugno pronto, rapido nella lotta che sconfigge il nemico e colpisce il forte.
VI
Che si intonino arie su arpe armoniose e che si riempiano molti bicchieri, con animo sollevato senza colpa o tristezza, brindiamo alla vita e alla salute del mio leone
VII
Sfolgorante amore ora attraversiamo un periodo di dolore e tutta l’Irlanda si ricopre di un manto nero, non trovo pace nè fortuna, da quando il mio amore è partito

ASCOLTA Sting & the Chieftains

VERSIONE INGLESE
CHORUS
‘Se mo laoch, mo Ghile Mear
‘Se mo Chaesar Ghile Mear
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
I
Grief and pain  are all I know
My heart is sore
My tears a’flow
We saw him go.
No word we know of him, och on
II
A proud and gallant chevalier
A high man’s scion of gentle mean
A fiery blade engaged to reap
He’d break the bravest in the field
III
Come sing his praise as sweet harps play
And proudly toast his noble fame
With spirit and with mind aflame
So wish him strength and length of day
tradotto da Cattia Salto
CORO
Lui è il mio eroe, la mia sola luce,
lui è il mio Cesare, la mia sola luce,
non ho trovato riposo né sonno
da quando è partito, la mia sola luce.
I
Pena e dolore tutti li conosco,
Il mio cuore piange
lacrime come un fiume in piena.
Lo abbiamo visto partire
e non riceviamo sue notizie, ahimè.
II
Un cavaliere orgoglioso e gentile,
uno di nobile nascita e di viva intelligenza, una lama fiera impegnata a combattere, che ha ucciso il più coraggioso in battaglia.
III
Canteremo il suo elogio con dolci arpe,
e brinderemo fieri alla sua nobile fama
con animo e mente ardenti, per augurargli una lunga e prospera vita.

VERSIONE DEI MODENA CITY RAMBLERS

In un giorno di pioggia 1994 “Dichiarazione d’amore per l’Irlanda, nostra “patria dell’anima”. E’ anche un canto d’emigrazione: da buoni Irlandesi (benchè adottivi) hanno sentito il bisogno, con questa song, di lasciare l’isola di smeraldo. Portano a casa però il ricordo della musica, della luminosità del cielo (utile per perforare le micidiali nebbie padane) e della Guinness.”

Is è mo laoch, mo ghile mear
Is è mo shaesar ghile mear
Nì fhuaras fèin aon tsuan ar seàn
o chuaigh ì gcèin mo ghile mear

Addio, addio e un bicchiere levato
al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo
alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.

Un sorso di birra per le verdi brughiere
e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate,
ai folletti che corrono sulle tue strade.

Hai i fianchi robusti di una vecchia signora
e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate
e la puzza di alcool nelle notti d’estate.

Un vecchio compagno ti segue paziente,
il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno,
ti riporta le voci degli amanti di ieri.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra,
hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno
e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.

I tuoi esuli parlano lingue straniere,
si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani
a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un reel

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/moghile.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3235&lang=it
http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/MoGhileMear.html

YE JACOBITES BY NAME

Giacobita è una parola sconosciuta ai più -che non siano di origini scozzesi (o Irlandesi o Inglesi) o accaniti lettori dei romanzi di Sir Walter Scott! Non è nemmeno un errore di battuta perchè i giacobiti furono i seguaci della casa scozzese degli Stuart (Stewart, Stuard) che sostennero il ritorno sul trono del ramo maschile della dinastia dopo la deposizione di re Giacomo II d’Inghilterra (nonché Giacomo VII di Scozia). Le rivolte giacobite che insanguinarono l’Inghilterra dal 1688 al 1746 non furono solo una lotta per la successione al trono e nemmeno una questione religiosa. In essa confluirono le speranze di indipendenza di due paesi, Irlanda e Scozia, che rivendicavano la loro autonomia, ma erano anche i colpi di coda del sistema di vita feudale dei clan scozzesi, non più al passo con i tempi..continua

Pettie_-_Jacobites,_1745

YE JACOBITES BY NAME

Circolò alla fine del 1745 la canzone “Ye Jacobites by name” una canzone anti-giacobita di aspro rimprovero verso gli insorti (della serie non tutti gli scozzesi erano giacobiti). Tra i versi della canzone si possono ripercorrere la fasi salienti di quella che sarà l’ultima rivolta per portare sul trono la dinastia Stuart.

VERSIONE ANTI-GIACOBITA 1745
CHORUS
You Jacobites by Name, now give Ear, now give Ear,
You Jacobites by Name, now give Ear;
You Jacobites by Name,
Your Praise I will proclaim,
Some says you are to blame for this Wear.
[Trad.italiano: Voi che vi chiamate Giabobiti, prestate orecchio e vi spiegherò il vostro errore  si dice che siate da incolpare per il vostro comportamento.]
I
With the Pope you covenant,
as they say, as they say,
With the Pope you covenant,
as they say,
With the Pope you covenant,
And Letters there you sent,
Which made your Prince(1) present to array.
II
Your Prince and Duke o’Perth(2),
They’re Cumb’rers o’ the Earth,
Causing great Hunger and Dearth where they go.
III
He is the King of Reef, I’ll declare, I’ll declare,
Of a Robber and o’ Thief,
To rest void of Relief when he’s near.
IV
They marched thro’ our Land cruelly, cruelly,
With a bloody thievish Band
To Edinburgh then they wan Treachery.
V
To Preston then they came,
in a Rout, in a Rout,
Brave Gard’ner murd’red then.
A Traitor did command, as we doubt(3).
VI
To England then they went,
as bold, as bold,
And Carlisle(4) they ta’en’t,
The Crown they fain would ha’en’t, but behold.
VII
To London as they went,
on the Way, on the Way,
In a Trap did there present,
No battle they will stent, for to die.
VIII
They turned from that Place,
and they ran, and they ran,
As the Fox, when Hounds do chace.
They tremble at the Name, Cumberlan'(5).
IX
To Scotland then they came,
when they fly, when they fly,
And they robb’d on every Hand,
By Jacobites Command, where they ly.
X
When Duke William(5) does command,
you must go, you must go;
Then you must leave the Land,
Your Conscience in your Hand like a Crow.
XI
Tho’ Carlisle ye took
by the Way,
Short Space ye did it Brook,
These Rebels got a Rope on a Day.
XII
The Pope and Prelacy,
where they came, where they came,
They rul’d with Cruelty,
They ought to hing on high for the same.

TRADUZIONE  di Cattia Salto
I Strofa
Si dice che con il Papa vi siate messi d’accordo, con il Papa vi siete messi d’accordo,
gli avete mandato delle  lettere
che hanno fatto schierare il vostro attuale Principe.(1)
II Strofa
Il vostro Principe e il Duca di Perth(2)
ovunque vanno sono Flagelli della Terra
che causano grande carestia e morte.
III Strofa
Io dico che egli è il Re dei Pirati,
dei rapinatori e dei ladri,
quando lui è vicino non c’è scampo.
IV Strofa
Hanno attraversato la nostra Terra
con ferocia
come una banda di ladri sanguinari, fino a prendere Edimburgo con il tradimento.
V Strofa
A Preston quando vennero
ci hanno messo in fuga,
il coraggioso Gardiner è stato ucciso, per ordine di un traditore(3), senza dubbio
VI Strofa
Poi in Inghilterra sono venuti
come bravi
e hanno preso Carlisle(4): avrebbero preso la Corona, ma attenzione
VII Strofa
Mentre sono andati verso Londra,
lungo  la via,
si trovarono intrappolati
ma non vollero ingaggiare una battaglia per la morte.
VIII Strofa
Si voltarono
e fuggirono
come la volpe quando i cacciatori la rincorrono, essi tremano al nome di Cumberland (5)
IX Strofa
Allora in Scozia
sono ritornati di corsa,
e derubarono a piene mani dove si accampavano, nel nome dei Giacobiti.
X Strofa
Quando il Duca Guglielmo(5) lo comanda,
dovrete andare,
dovrete lasciare il paese in pena come una nube di corvi.
XI Strofa
Anche se a Carlisle siete ritornati non l’avete tenuta a lungo,
i suoi occupanti ribelli sono stati impiccati lo stesso giorno
XII Strofa
Il Papa e i preti
dove sono venuti,
hanno governato con crudeltà,
li si dovrebbe impiccare come esempio.

NOTE
Bonnie Prince Charlie nel 17451) Bonnie Prince Charlie ossia Carlo Edoardo Stuart, nato a Roma nel 1720 passò la sua giovinezza tra Roma e Bologna, e sbarcò in Scozia nel 1745 sulle isole Ebridi per comandare la rivolta giacobita. Per questo nella prima strofa si incolpa i giacobiti di aver complottato con il Papa per organizzare il ritorno del Giovane Pretendente. 2) James Drummond, Duca di Perth fu nominato tenente generale della Scozia da Prince Charlie e ha servito nell’esercito di Lord George Murray durante l’invasione dell’Inghilterra: ha comandato l’ala sinistra dell’esercito giacobita a Culloden ed è riuscito a sfuggire alla cattura dopo la disfatta. C’è una marcia per cornamusa con il suo nome, composta dal piper del Duca Finlay Dubh MacRae. La melodia vuole commemorare la vittoriosa battaglia di Prestonpans. Nella strofe successive i giacobiti vengono considerati una banda di razziatori, di ladri sanguinari che portano morte e distruzione nella terra di Scozia, in realtà il contingente giacobita grazie alla scarsa presenza dell’esercito inglese già il 17 settembre prese possesso di Edimburgo (con la guarnigione inglese che rimase asserragliata nel castello)
3) E arriviamo alla battaglia di Prestonpans ricordata anche con il nome di Battaglia di Gladsmuir: il contingente inglese comandato da Sir John Cope e schierato malamente, venne sbaragliato in pochi minuti dalla carica in massa degli highlanders. La figuraccia è ancora ricordata in una canzone dal titolo Johnnie Cope (vedi). Correva voce che Cope fosse stato il primo a darsela a gambe e qui viene bollato come traditore. All’opposto si riconosce il valore del colonnello James Gardiner (uno scozzese che combatteva con i governativi) che mentre cercava di radunare alcuni fanti per la difesa venne ferito a morte (nel 19° secolo per il suo atto di eroismo fu eretto un obelisco commemorativo).
4) Oramai il Giovane Pretendente si vedeva seduto sul trono: e in effetti fu in questo periodo che Charles iniziò a “spremere” i suoi sudditi (soprattutto delle Lowlands) per continuare a finanziare la guerra contro l’Inghilterra. Soggiorna ad Edimburgo qualche mese facendo il re e poi contrariamente al suggerimento di Murray di restare in Scozia a consolidare la posizione invade l’Inghilterra (e il suo consiglio di stato gli da ragione per un solo voto a favore). L’esercito giacobita si mise in marcia verso la capitale il 1 novembre 1745 e occupò Carlisle il 16, nell’avanzata verso Londra tuttavia smorzò il suo slancio (30 dicembre 1745): nella settima strofa della canzone si deride l’esercito giacobita che fugge la battaglia e trema davanti alle armate governative comandate dal (5) Duca di Cumberland, Guglielmo Augusto di Hannover, per ritirarsi verso la Scozia e la disfatta di Culloden. 

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS 1791

Quarant’anni dopo la battaglia di Culloden, Robert Burns decise di comporre la sua versione sull’argomento mantenendo il ritornello della versione tradizionale e la melodia.
Lasciamo agli storici decidere se Robert Burns fosse o meno un giacobita, così come riscritto il testo si presta a tre letture: è una canzone antigiacobita, seppure su posizioni moderate; una canzone progiacobita che critica i giacobiti solo di nome, ma che per paura o interesse evitavano di esporsi; è una canzone anarchico-pacifista?
Ah dimenticavo la quarte lettura, quella in chiave nazionalista, ovvero al pari della Marsigliese un inno della rivolta indipendentista scozzese contro l’Inghilterra.. Se non fosse che gli Stuart stavano rivendicando il loro diritto di successione per linea maschile sul trono del Regno Unito e non lottando per restaurare l’indipendenza della Scozia (il tempo di Bruce era finito)!!

Indubbiamente ai nostri giorni prevale la lettura pacifista e molti gruppi, sulla scia della riproposizione del gruppo bretone Tri Yann negli anni 70, la interpretano così ancora oggi!
La musica è stata riscritta nel 1920 dal musicista inglese Sir Henry Walford Davies basandosi sulla melodia tradizionale riportata da Burns. Tuttavia gli arrangiamenti sono stati tantissimi e sono in imbarazzo nel fare una selezione per l’ascolto.

ASCOLTA Tri Yann nell’album “Tri Yann an Naoned” (1972), la versione è però un live abbastanza recente. Quasi un inno che inizia in acustico e poi si fa più marziale – ma non martellante – con il ritmo della batteria, ad un certo punto si sente la cornamusa che diventa sempre più presente fino a suggellare il brano.

ASCOLTA Eddi Reader: a contrasto la sua versione è un lament (Eddi è sempre molto intensa e originale nei suoi arrangiamenti)

ASCOLTA Arany Zoltan il gruppo ungherese ha inserito un arrangiamento tra il medievale e il folk con violino, flauto e tamburi (con intervalli arabeggianti) che si muovono sul riff della chitarra, molto interessante lo sviluppo strumentale del finale

ASCOLTA Beltaine nel Cd KONCENtRAD – 2008 la versione dei polacchi Beltaine è un ottimo mix tra rock, contemporaneo e folk (polacco e irish) con una combinazione armoniosa di un ricco set strumentale.
[E qui è doverosa una parentesi perché c’è un altro gruppo che tiene lo stesso nome ma arriva dalla Repubblica Ceca: la loro musica è etichettata come pagan folk. Ora i cechi si sono formati nel 1996 mentre i polacchi nel 2002 e anche se frequentano due circuiti musicali diversi santa polenta non potevano scegliersi un altro nome?!
Il gruppo polacco: http://www.beltaine.pl
Il gruppo ceco: http://www.beltaine.net]

VERSIONE DI ROBERT BURNS, 1791
I
Ye Jacobites by name,
give an ear, give an ear,
Ye Jacobites by name, give an ear,
Ye Jacobites by name,
Your fautes(1) I will proclaim,
Your doctrines I maun blame,
you shall hear.
II
What is Right, and What is Wrang,
by the law,
A short sword, and a lang,
A weak arm and a strang,
for to draw?(2)
III
What makes heroic strife,
famed afar?
To whet th’ assassin’s knife,
Or hunt a Parent’s life,
wi’ bluidy war?
IV
Then let your schemes alone,
in the state,
Adore the rising sun,
And leave a man undone,
to his fate.
TRADUZIONE di RICCARDO VENTURI
I
O voi cosiddetti Giacobiti ,
state a sentire,
O voi cosiddetti Giacobiti ,
state a sentire,
O voi cosiddetti Giacobiti
proclamerò i vostri errori (1),
e biasimerò le vostre dottrine,
lo sentirete.
II
Cosa è giusto e cosa è sbagliato
per la legge?
Una spada corta o una lunga,
da sguainare con un braccio debole o uno forte (2)?
III
Per cosa  una lotta eroica
è rinomata?
Aguzzare il coltello dell’assassino o dare caccia a morte a un genitore con una guerra sanguinosa?
IV
Quindi basta coi vostri progetti, lasciateli stare,
adorate il sole che nasce
e lasciate l’uomo libero
al suo destino.

NOTE
1)  fautes= aults, injuries, defects, wants
2) Burns dice chiaramente: i giacobiti sono considerati dei criminali perchè hanno vinto i governativi.

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/charli1e.htm