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Saltamartin Rampino (asino) e Papà del Gnoco

Saltamartin Rampino era il nome dell’asino  cavalcato da Papà del Gnoco nel Carnevale veronese, descritto da Giuseppe Peruffi. Ma l’opera più completa sull’argomento è quella di Alessandro Torri, studioso veronese vissuto tra il 1780 e il 1861 che nel 1818 pubblicò una raccolta di documenti, intitolata Cenni storici intorno all’origine e descrizione della festa che annualmente si celebra in Verona l’ultimo venerdì del Carnovale comunemente denominata Gnoccolare. (vedi)

PAPÀ GNOCO

E’ un rubicondo Babbo Natale con una livrea color panna cotta bordata di rosso con decori sempre in rosso applicati qua e là in modo da creare un effetto damascato, ai piedi calde babbucce con pon-pon,  in testa una tuba che sfida il gusto più roccocò, un mantello rosso alla Mandrake, e in mano un forchettone dorato come schettro, su cui è infilzato un grande gnocco trapuntato:  durante la sfilata, assieme ai suoi servitori, i gobeti o macaroni, cavalca l’asino aprendo la parata dei carri allegorici.

SANTA ASINA

L’asina e Gesù statual lignea nella  chiesa di Santa Maria in Organo – Verona

Sempre a Verona  nella chiesa di Santa Maria in Organo è custodita la statua della Muletta, una statua lignea del XIII secolo raffigurante Cristo sul dorso di un asinella.
Una leggenda vuole che questa statua lignea, arenatasi davanti alla porta della chiesa quando esisteva ancora il ramo dell’Adige ora interrato, dopo varie vicissitudini fosse raccolta e portata finalmente in chiesa. 
Secondo una tradizione popolare parallela, la statua conserva al suo interno la pelle dell’asino che portò Cristo a Gerusalemme attraverso la porta d’oriente. L’asino della domenica delle palme ebbe a capitare a Verona e fu ospitato proprio con tutti gli onori. Alla sua morte l’animale emise un raglio di grande intensità che fu udito da tutta la città.
E alla morte dell’animale furono resi grandi onori e le reliquie raccolte con devozione vennero deposte nel ventre della Musseta lignea. (tratto da qui)
Va da sè che Cristo e Mula furono entrambi equamente venerati dal popolo nelle processioni della Domenica delle Palme e del Corpus Domini (e la mula era teatralmente trascinata su delle ruote). La leggenda narra che ad un certo punto le autorità religiose di Verona si presero d’imbarazzo per la venerazione tributata dal popolo alla Santa Asina al punto da proibire la processione e da relege la sua statua in una zona secondaria della chiesa.

Sorge spontaneo domandarsi se in origine l’asina fosse cavalcata da un Dioniso in trionfo invece di un Cristo benedicente se come rilevato dallo stesso Dario Fo la mano che scolpì i due soggetti pare non sia la stessa; così il popolo nelle processioni primaverili riviveva le celebrazioni al mitico inventore del Vino con canti, musica e  entusiastiche grida “evoè” ( e banchetti).

LA PIETRA DELLO GNOCCO

In Irlanda hanno la pietra dell’Eloquenza a Verona invece c’è una pietra che, come nelle più belle favole, s’imbandisce magicamente; si trova in piazza San Zeno dove sorge la chiesa del santo patrono Zeno (eretta forse sul suo sepolcro). Il quartiere di San Zeno, esterno alle mura cittadine fino al ‘300, era  un quartiere popolare, i cui abitanti vivevano attorno all’elemosina e alle attività della basilica. La  leggenda vuole che un ricco benefattore Tommaso Da Vico nel suo testamento redatto nel 1531 lasciasse una donazione per dar da mangiare ai poverelli del quartiere (una volta l’anno) gnocchi, cacio e vino. Nel testamento ovviamente non c’è traccia del lascito ma viene descritto il luogo in cui l’illustre Da Vico avrebbe dovuto essere sepolto “vicino alla chiesa di San Zeno, adiacente al grande tavolo di pietra dove banchettavano i poveri, nel giorno di venerdì gnocolar” (l’ultimo giorno di Carnevale) (continua)

Relazione Dell’annuo Baccanale O Sia Gnoccolar Di Verona (1759): una tavola imbandita di gnocchi con commensali

Il luogo era in epoca romana una necropoli e si rinvengono ancora resti lapidei ornati con fregi, così è per la tavola menzionata “una grande tavola di marmo su un basamento formato da una trabeazione rovesciata, mentre il piedistallo è costituito da un’ara cilindrica decorata a bassorilievo con tre vittorie alate con trofei, accostate a fiori a sei petali e alternate a coppie di figure in tre edicole. È evidente che si tratta di reperti romani, riutilizzati per farne una tavola pubblica, a scopo benefico. Dietro la tavola, addossato al muro perimetrale di San Procolo, c’è anche il mausoleo di Tommaso da Vico del 1531. ” (tratto da qui)
Nel luogo è anche conservata una tomba romana ipogea con un sarcofago romano, senza iscrizione, dal coperchio rotto,ma non credete all’iscrizione non c’è il corpo di re Pipino, figlio di Carlo Magno, un tempo la vasca era piena d’acqua limpidissima con rinomate proprietà curative o addirittura miracolose, in quanto di provenienza ignota.

PECCATI DI GOLA

Quando si dice Verona si dice Pandoro eppure in origine si chiamava “Nadalin” e la sua ricetta risale al 1260 e la forma è quella di una Stella come la cometa dei Re Magi ma anche il Sole dell’Imperatore
LA RICETTA

Il Natalin dal Blog di Silva Avanzi Rigobello

La mia metà veneta da parte materna mi garantisce gnocchi fatti in casa quasi tutte le domeniche, ma leggendo qua e là sul Carnevale veronese mi sono imbattuta in un condimento che non conoscevo, così scrive Olivia Chierighini “Mia nonna li preparava con burro fuso, poco zucchero, cannella, scorza di cedro candito tagliato finissimo e Grana Padano grattugiato. La prima volta che ho tentato di proporli ai parenti lombardi, hanno fatto una faccia assai perplessa, ma voi provate fiduciosi: avete mai provato un piatto della tradizione veneta che non sia favoloso?”
LA RICETTA

I MACCHERONI

Ma a voler cercare il pelo nell’uovo non bisogna tacere che gli gnocchi prima di Colombo (e fino a tutto il Settecento) si facevano senza patate, e ancora si fanno solo con la farina gli «gnochi de malga».
Erano chiamati  maccheroni da cui certa poesia del XVI secolo prende il nome.
Così il Boccaccio scrive a proposito del paese di Bengodi
ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciol d’acqua.
I nostri gnocchi sono tondi e rotolano da una montagna di parmigiano per tuffarsi nel burro fuso
La ricetta storica qui
La ricetta del Paese di Bengodi qui
La ricetta della Lessinia di Giuseppe Peruffi qui

continua

FONTI
https://lamiaverona.jimdo.com/briciole/da-vico-e-il-bacanal/
http://luigi-pellini.blogspot.it/2009/06/il-culto-dellasino.html
http://www.larena.it/home/altri/speciali/la-citt%C3%A0-da-scoprire-3/5%C2%AA-puntata/%C3%A8-il-tavolo-su-cui-da-vico-serviva-gli-gnocchi-1.2730545

L’ASINO ALLEGRO OCCITANO: L’AZE D’ ALEGRE

Grugno Corocotta era  assai noto nel Medioevo, fu il primo maiale nel 350 a dettare il suo testamento (in latino) così come c’informa San Girolamo che lo sentiva recitare dai suoi scolari. Una parodia dello stile curialesco con la distribuzione allegorica delle parti del maiale a varie persone “che se le meritano”:
Delle mia interiora dò e donerò ai calzolai le setole, ai litigiosi le testine, ai sordi le orecchie, a chi fa continuamente cause e parla troppo la lingua, ai bifolchi le budella, ai salsicciai i femori, alle donne i lombi, ai bambini la vescica, alle ragazze la coda, ai finocchi i musculi , ai corridori ed ai cacciatori i talloni, ai ladri le unghie ed infine al qui nominato cuoco lascio in legato mortaio e pestello che mi ero portato: da Tebe fino Trieste ci si leghi il collo usandolo come laccio.
E voglio che mi sia fatto un monumento con su scritto in lettere d’oro: “Il maiale M. Grugno Corocotta visse 999 anni e mezzo e, se fosse campato ancora sei mesi, sarebbe arrivato a mille anni”.  (continua)

Ma è a Carnevale che l’animale di turno fa il suo testamento, preludio dell’uccisione sacrificale prima che si avanzi Madonna Quaresima. Così anche l’asino che già avevamo trovato al centro della Festa delle calende, con una messa dedicata in suo onore (vedi) lascia le sue orecchie ai poveri sordi..

L’AZE D’ALEGRE

L’origine dal canto è la terra occitana, nel Monferrato il titolo diventa L’asu ‘d Vignun e i più ritengono che sia il riferimento alla località di provenienza, la residenza papale nel Medioevo e cuore della Provenza.

ASCOLTA Lou Dalfin, 1984

Li Troubaires de Coumboscuro


I
L’aze d’alegre fai testament
L’aze d’alegre fai testament
laìsa la vita per fà ‘n counvent
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun (1)
II
Laisa las aouréias ai pàouri chornh
Laisa las aouréias ai pàouri chornh
coura aouvìan, aouvìan tan da lonh
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
III
Laisa las chambas ai pàouri sop
Laisa las chambas ai pàouri sop
coura courìan, courìan aou galop
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
IV
Laisa l’uéies ai pàouri bornh
Laisa l’uéies ai pàouri bornh
coura veìan, veìan tan da lonh
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
V
Laisa l’ouòsses ai pàouri chan
Laisa l’ouòsses ai pàouri chan
coura mourdian, fazìan am, am, am!
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
VI
Laisa la coua ai cuzinìer
Laisa la coua ai cuzinìer
para las mouòisas dai poutagìer.
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
Traduzione italiano *
I
L’asino allegro fa testamento
L’asino allegro fa testamento
lascia la vita per fare un convento
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
II
Lascia le orecchie ai poveri sordi
Lascia le orecchie ai poveri sordi
quando sentivano, sentivano tanto lontano e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
III
Lascia le gambe ai poveri zoppi
Lascia le gambe ai poveri zoppi
quando correvano, correvano al galoppo e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
IV
Lascia gli occhi ai poveri ciechi
Lascia gli occhi ai poveri ciechi
quando vedevano, vedevano tanto lontano e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
V
Lascio le ossa ai poveri cani
Lascio le ossa ai poveri cani
quando mordevano, facevano “am am am” e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
VI
Lascio la coda ai cucinieri
Lascio la coda ai cucinieri
scaccia le mosche dai fornelli
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun

NOTE
* tratta da qui
1) “e levrin e levroun ecc.” è una serie di sillabe più o meno casuali, tipiche di tante musiche tradizionali in tutto il mondo

LA VERSIONE IN MONFERRATO: L’asu ‘d Vignun

ASCOLTA La Cantarana

L’asu ‘d Vignun (1) a l’à fait testament
lasaje gnente a soi parent.
Galavrin galavrun e dan dan e dan dan
e l’asu ‘d Vignun galavrin galavrun
Lasaje j öi ai curnajas
për tan ca vardéisu i soi palas.
Lasaje  la cua a le servente
për tan ca i tuiréisu la pulenta.
Lasaje  le urie a le fürmie
për tan ca i purtéisu ‘n gir le spie.
A le mascrade lasaje la testa (2)
për tan ca  i servéisa a fé ‘n po’ ‘d festa
L’asino di (a)vignone ha fatto testamento,
non ha lasciato niente ai parenti.
(ritornello senza senso)
Ha lasciato gli occhi ai corvi
perchè tenessero d’occhio i suoi palazzi, ha lasciato la coda alle serve
perchè girassero la polenta
Ha lasciato le orecchie alle formiche
perchè andassero in giro a spiare
Alle mascherate ha lasciato la testa
perchè servisse a fare un po’ di festa

NOTE
1) Vignun traduce sia Avignone ma anche Vignone capoluogo della valle omonima. Il termine “Vignone” significa, probabilmente, grossa vigna. E’ curiosa l’associazione dell’asigno con un vigneto, si tratta dell’asino caro a Dioniso dio del vino?
2) il cranio dell’asino era un tempo usato anche in Piemonte come maschera rituale delle questue?

La versione del Roero è una rielaborazione del testo provenzale

VECCHIE E NUOVE TRADIZIONI

E’ nata a Mestra in occasione del Carnevale una recente “tradizione” quella del “volo dell’Asino”: l’intento è di parodiare il “Volo dell’Angelo” veneziano, una cerimonia nata nel 1500 dalle mirabolanti prodezze di un acrobata turco. Ben presto iniziarano le variazioni sul tema e all’acrobata vennero appioppate due ali d’angelo, ma nel 1759 l’acrobata si schiantò a terra e così al suo posto si preferì una grande colomba di legno che nel suo tragitto, partendo sempre dal campanile e fino al Palazzo Ducale, liberava sulla folla fiori e coriandoli (Volo della Colombina); il volo s’interruppe con la fine della Serenissima e solo nel 1979 si ricominciò a festeggiare il Carnevale, oggi un grande e spettacolare evento turistico, che richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Nella versione moderna è stato ripreso il “Volo della Colombina” spostandolo però come evento d’apertura, dapprima un uccello meccanico, si è passati nel 2001 alla vecchia formula del Volo dell’Angelo con un artista assicurato ad un cavo metallico che lentamente scorre verso terra. Dal 2011 a fare il volo è la “Maria dell’anno” eletta tra le bellezze locali.

L’ASINO VOLA

Dalla torre campanaria di Mestre dal 2002 e quasi ininterrottamente fino ad oggi si lancia sorretto da un cavo d’acciaio un asino che  “caga denari” (sotto forma di monete di cioccolato e coriandoli) sulla folla e atterra poco più distante. Nato nel 2002 da un’idea di Roberto Cargnelli dell’associazione Mandragola e Luciano “Fricchetti” Trevisan dell’associazione Ossigeno il volo dell’asino (più recentemente reinterpretato in chiave acrobatica) s’innesta sulla Festa dell’asino di Medievale memoria. A corollario tutta una serie di veri asini e di asini in maschera per parate e teatro di strada.

Girato l’angolo finiamo nel Galles e troviamo il piccolo scricciolo ucciso e smembrato secondo il rituale pan-celtico di una caccia: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.  Mentre in Irlanda la questua rituale dello scricciolo si svolge il 26 dicembre  nell’Isola di Man e in Galles ricorre al capodanno o al dodicesimo giono del Natale (l’Epifania) continua

seconda parte

FONTI
http://www.mori.bz.it/humorpage/porco.htm

http://laicitacontro.blogspot.it/2012/05/la-vergognosa-storia-nascosta-di-alcuni_30.html

La canzone dell’Asino: Orientis partibus

La Festa dell’Asino (o Festa dei Folli detta a Firenze Festa dei Pazzi) si celebrava in chiesa in diverse regioni d’Europa, nel giorno della Circoncisione di Gesù bambino (il primo di gennaio – vedi Santo Prepuzio); ma la data in questione variava così poteva cadere all’Epifania o al 14 gennaio: Jean-Baptiste Thiers, uno dei primissimi studiosi di queste feste, scrive: “A volte gli ecclesiastici si facevano merito davanti a Dio e agli uomini di danzare in chiesa … così come all’interno di cattedrali e collegiate dove si svolgeva tutta una serie di feste, sottolineate da rituali d’eccezione e da danze liturgiche; una serie quasi ininterrotta che aveva spesso un’appendice nei giorni che seguono l’Epifania, fino all’ottavario incluso in gennaio. Si trattava dunque di un lasso di tempo superiore al mese contraddistinto da alcuni momenti focali, ognuno dei quali con una diversa origine e una forma di devozione particolare, limitata dapprima a un solo giorno e a una sola cerimnia, poi estesa a più giorni. In effetti, tutti questi motivi ispiratori, tutti questi temmi liturgici finivano col confondersi e ogni gruppo di chierici negli stessi monasteri celebrava una sola grande festa d’inverno, nel giorno imposto da una tradizione sempre molto antica, oppure da una innovazione del tutto arbitraria che nasceva dall’imitazione dei vicini o addirittura dal desiderio di superarli.” (tratto da qui)

LA FESTA DELLE CALENDE

Lo scopo della festa era rendere omaggio all’asino che non solo lo aveva tenuto al caldo nella grotta, era fuggito con la Sacra Famiglia in Egitto, ma anche lo aveva portato il Messia adulto sul suo dorso nell’ingresso a Gerusalemme (affinchè si avverassero le Profezie).
La venerazione dell’Asino era ancora diffusa tra i paloecristiani e il medioevo finisce per mantenere molte storie e tradizioni asinine arrivando all’identificazione di Gesù Cristo crocefisso onocefalo

Pietro Lorenzetti: Gesù entra a Gerusalemme, affresco Basilica di Assisi

“Immagine non necessariamente (o per nulla) blasfema, bensì profondo simbolo sacrificale.
Al raglio asinino, quest’invocazione che sembra così piena di dolore e vuota di speranza, è stato in questo senso associato il grido altissimo di Gesù sulla croce. E all’umile e paziente asinello, segnato dalla croce sulla schiena in ricordo e ringraziamento per il suo servizio nella Domenica delle Palme, si associa appunto il Cristo stesso di cinque giorni più tardi, il Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell’asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato. I corteggi medievali dei condannati montati su asini, e poi ancora le “feste dei folli”, i “carnevali degli asini” e tutti i riti “di rovesciamento” nei quali l’asino veniva abbigliato da re o da vescovo e onorato, rex unius diei prima di venire bastonato e scorticato (o anche semplicemente prima di tornare all’improba fatica di tutti i giorni), conservano tu tti la memoria di questo ambiguo ma commovente rapporto fra asino e Cristo, entrambi figure regali ed entrambi obiettivo della crudeltà dell’uomo.” (tratto da qui)

Mal tollerata ma tuttavia praticata dai sacerdoti la Festa dell’Asinello era una mescolanza di sacro e profano, una facezia che però si poteva spingere fino allo scherno della liturgia in una  parodia della messa.
C’è da dire che nel Medioevo la chiesa non è solo un edificio in cui si celebrava messa, ci si tengono assemblee politiche sotto l’egida del Vescovo, si discute di grano e bestiame, si fissano i prezzi delle stoffe, le cattedrali costruite con l’impegno delle Corporazioni erano anche luogo di riunioni e di consiglio in cui si sbrigavano le questioni riguardanti la Corporazione e si pacificavano le contese. Diventa rifugio ospedaliero durante le epidemie o per i pellegrini o i malati in cerca di guarigione, asilo inviolabile dei perseguitati, tomba per gli illustri defunti. Poteva capitare che ci entrassero degli uomini a cavallo e almeno una volta l’anno un asino in abito talare.
Durante la festa nessuna usanza o convenzione si sottraeva al ridicolo, e persino i personaggi più altolocati del regno dovevano rassegnarsi a lasciarsi schernire. Il mondo ivi simboleggiato era eterogeneo, confuso, inebriante, gaio, ardito. Questa festa non fu mai popolare presso le corti alte. Fu costantemente condannata e censurata. Ma nonostante i maneggi di molti ecclesiastici e un’aperta condanna del Concilio di Basilea del 1431, essa sopravvisse fino al secolo XVI. Poi, durante l’epoca della Riforma e della Controriforma, a poco a poco scomparve. I cronisti raramente ne deplorano la scomparsa.  (tratto  da  qui)

L’ASINO

La xilografia di Dürer della Ruota della Fortuna rende protagonista un trio di somari, rappresentati, in fase di discesa, il più umano, di salita, un personaggio onocefalo e, in equilibrio precario su una zampa ripiegata, un asino per intero, che offre le terga all’osservatore. Spesso nel medioevo il folle porta una cuffia da cui spuntano le orecchie d’asino e stringe in mano una clava.

Animale ambivalente nel Medioevo è simbolo sia del Bene, umile, paziente, cavalcatura dei profeti e creatura sapienzale (l’asina di Balaam),  ma anche del Male: è l’asino contrapposto al bue simbolo della cristianità e del Popolo Eletto in quanto animale “puro che ha l’unghia bifida e non rumina”, mentre l’asino pagano è “impuro, rumina e ha l’unghia compatta”; è l’asino di Dioniso e quindi cavalcato da Gesù per simboleggiare la chiesa cristiana che trionfa sulle culture precedenti. E’ l’Asino d’oro di Apuleio schiavo dei piaceri della carne, ingnorante ma curioso di apprendere la magia.
Scrive Franco Cardini: Dal mito isiaco, quindi, noi abbiamo in un certo senso tratto lo statuto negativo (o quanto meno ambiguo) dell’asino: quello a causa del quale definiamo asini i ragazzi svogliati e le persone ostinate, che rifiutano di assoggettarsi a quei valori cristiani che sono la disciplina e l’umiltà; quello a causa del quale ci sembra assurda e ci fa ridere la famosa immagine dell’asino che vola (a differenza di quella del suo più nobile fratello equino: Pegaso, il cavallo alato, è segno di ascensione e di apoteosi) . L ‘asino non può avere ali né volare in quanto animale ctonio, legato alla terra, correlato all’immagine del caos; e tale lo interpreta anche Carl Gustav Jung. (tratto da qui)

LA MESSA DELL’ASINO

Ma come si svolgeva questa insolita festa natalizia? Una processione si partiva dalla chiesa seguita da dignitari e dal popolo e vi ritornava al seguito di un asino condotto in chiesa fino all’altare. Alla Messa  tutti i fedeli rispondevano con dei ragli.
Hez va, hez va, hez va, hez !
Biaux sire asnes, car alez,
Bele bouche, car chantez!
Per l’occasione venne scritta pure una canzone Orientis partibus! Il canto attribuito all’arcivescovo di Sens Pierre de Corbeil, di cui conosciamo testo e musica perchè contenuto nel “Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis Ecclesiae Sennonensis”  (XIII sec) conservato a Parigi nella biblioteca del Re .

ASCOLTA The Jaye Consort & Gerald English
ASCOLTA Musica Vagantium

ASCOLTA New London Consort (direttore Philip Pickett)
ASCOLTA Clemencic

ASCOLTA Compagnia dell’asino che porta la croce

ASCOLTA Joglaresa & Belinda Sykes


I
Orientis partibus
adventavit asinus
pulcher et fortissimus
sarcinis aptissimus
Hey, Hez, sir asne, hey!
II
Hic in collibus Sichan
iam nutritus sub Ruben
transiit per Iordanem
saliit in Bethlehem
III
Saltu vincit hinnulos
dammas et capreolos
super dromedarios
velox madianeos
IV
Aurum de Arabia
thus et myrrham de Saba
tulit in ecclesia
virtus Asinaria
V
Dum trahit vehicula
multa cum sarcinula
illius mandibula
dura terit pabula
VI
Cum aristis, hordeum
comedit et carduum
triticum ex palea
segregat in area
VII
Amen dicas, asine
iam satur de gramine
Amen, amen itera
aspernare vetera
Traduzione italiano*
I
Dalle regioni orientali
arriva l’asino
bello e fortissimo
adattissimo al carico
Ehi, ehi, sire asino, ehi!
II
Qui sui colli di Sichan
già nutrito sotto Ruben (1)
attraversa il Giordano
sale a Betlemme
III
Sconfigge nel salto il giovane mulo
i giovani daini e i caprioli
superiore in velocità
ai dromedari medianiti
IV
L’oro d’Arabia
l’incenso e la mirra di Saba (2)
portò alla chiesa
la virtù dell’asino (3)
V
Quando traina il suo carretto
con molto carico
con la sua mandibola
tritura il duro foraggio
VI
Con frumento e orzo
mangia e il cardo
il grano dal loglio
separa nell’aia (4)
VII
Di’ amen, asino
già sazio d’erba
Amen, ancora amen
rifiuta il passato

NOTE
* rielaborata dalla versione di Daniele Benedetti (qui) traduzione in inglese qui
1) Ruben è il figlio primogenito di Giacobbe. Ancora Carini scrive ” gli Ebrei sembrano condividere con gli altri popoli semiti del vicino Oriente un atteggiamento di sostanziale simpatia e anche di venerazione nei confronti dell’asino. Esso è sovente cavalcatura dei profeti, e nell’episodio di Balaam è l’asina che riconosce per prima l’angelo del Signore (il che servirà da prototipo a molti celebri miracoli medievali nei quali l’asino s ‘inginocchia dinanzi all’ostia consacrata e così via)”
2) l’asino che entra nella chiesa entra simbolicamente in Gerusalemme ossia nella pace. La terra di Saba era nel Medioevo la terra dei maghi-astrologi.
3) per gli iniziati  la Chiesa aveva abbandonato il cammino verso la conoscenza esoterica, così l’asino glorificato indica una via iniziatica asinina (la via del Matto) continua
4) un tempo vi utilizzavano gli animali per decorticare il grano: sopra il grano disteso nell’aia si facevano camminare in circolo bovini o asini che trascinavano una pietra piatta con delle scanalature (o anche semplicemente facendo camminare gli animali sul grano).

continua

FONTI
http://markhedsel.blogspot.it/2014/12/il-significato-arcano-della-festa-dell.html
http://www.ctonia.com/pagine/Scritti/patiboli/rituali_di_rovesciamento.htm
http://www.doctorlizmusic.com/mctcchoirs/wp-content/uploads/2012/07/Orientis-Partibus-analysis-1.pdf
http://web.mclink.it/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_asino_6.htm
https://www.mondimedievali.net/Immaginario/asino.htm
http://web.csepasca.it/lasino-del-medioevo