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LO SPIRITO DEL CERVO

Il cervo nobile o cervo rosso (red deer) è l’animale per eccellenza dei boschi, preda ambita della caccia, ma anche animale mitologico signore del Bosco e della Rinascita. Per i Celti delle Gallie Cernunnos era il dio della fertilità con palchi di cervo sul capo, l’equivalente animale dello Spirito del Grano. Guida magica, messaggero delle fate o animale psicopompo, il cervo (specie se bianco) è associato alla Grande Madre (e alle dee lunari) ma anche a Lug (l’equivalente celtico di una divinità solare). Come animale di Lugh rappresenta il sole nascente (con le corna che raffigurano i raggi) e così nel Cristianesimo è la rappresentazione di Cristo (o dell’anima che anela a Dio): è il re Cervo ciclicamente sacrificato alla Dea Madre per assicurare la fertilità della terra. continua

Io sono cervo dai sette palchi” canta il bardo Amergin e così doveva essere vestito il druido-sciamano durante i rituali con corna e pelli di cervo!

La renna (che diventa in America “caribù”) è una animale artico che vive nella tundra (per semplificare molto si può dire che la renna è un cervo nordico). In Europa si trova nelle regioni scandinave ma storicamente si ritiene popolasse anche l’Irlanda, perlomeno stando ai reperti fossili, pare infatti che gli animali chiamati dagli Inglesi “mosse-deer” fossero appunto renne. (Staffordshire, Inghilterra).
Noi oggi associamo immancabilmente le renne al Natale, ma è solo dal 1823 che le renne volanti diventano le compagne di Babbo Natale: è infatti nella favoletta A Visit from St. Nicholas attribuita a Clement Clarke Moore la slitta di San Nicola è trainata da otto renne dai nomi fantasiosi (vedi) Nel 1939 i magazzini Montgomery Ward di New York aggiunsero una nona renna, Rudolph dall’insolito naso rosso che proprio per il suo handicap diventa una sorta di faro luminoso per tracciare la strada! Da allora le renne diventarono sempre più popolari e ancora oggi vengono allevate sia in America che in Europa proprio per essere “messe in mostra” nel periodo natalizio come “pezzo di colore”!

Del resto se il Babbo Natale americano vive genericamente al Polo Nord, quello europeo vive in Lapponia, terra di Sami e renne, animali semi-addomesticati: “La mia gente vive con le renne da millenni, spiega un allevatore Sami. Siamo strettamente interconnessi. Si può dire che le nostre anime si toccano, o meglio ancora, che sono una cosa sola.”

renne

Sebbene le renne si siano adattate a vivere in climi molto freddi come quello subartico, riescono a vivere anche a latitudini più basse come ad esempio in Valle d’Aosta (Italia) dove dal 2008 nel comune di Courmayeur la famiglia Sanlorenzo gestisce un piccolo allevamento di renne. Ormai la renna della tundra (o renna del Vecchio Mondo) vive in branchi per lo più controllati dall’uomo, mentre la renna dei boschi (o renna del Nuovo Mondo) riesce ancora a vivere allo stato selvatico. Ovviamente i branchi di renne allo stato libero hanno bisogno di un vasto areale per il pascolo, ma si sta parlando appunto di grossi branchi sempre più minacciati da insediamenti e infrastrutture.

La caratteristica più vistosa della renna è il palco di corna (tipico elemento di dominanza) presente sia nei maschi che nelle femmine, ma in tempi alternati ( nei cervi invece sono solo i maschi a portare le corna): i maschi portano le corna in primavera-estate e le perdono dopo la stagione degli amori; le femmine portano i palchi, sebbene più piccoli rispetto a quelli dei maschi, in inverno e li perdono dopo la stagione dei parti. (Così le renne di Babbo Natale devono necessariamente essere femmine!!)

LA DANZA DEL CERVO (RENNA)

Traccia dei tempi della renna e della sua cultura si trovano ancora in Inghilterra in particolare a Abbots Bromley (presso lo Stafforshire), dove si è tramandata da tempi immemorabili una Danza delle Corna molto singolare. I danzatori indossano dei palchi di renna conservati come una sorta di trofeo nella locale Chiesa, guarda caso dedicata a San Nicola: le corna sono sei (metà bianche e metà scure), risalenti al XI secolo e sono montate su delle piccole teste di legno scolpite a forma di cervide. Un set alternativo di corna, ma di cervo, sono a disposizione dei danzatori per le trasferte fuori dal paese. Così in alcuni siti si parla di danza del cervo invece che di danza della renna.
St_Nicholas,_Abbots_Bromley,_Staffs_-_Antlers_in_north_chapel

E’ suggestivo pensare che la danza ancora praticata nello Stafforshire sia stata una rielaborazione “medievale” di ben più antichi rituali tribali.. ma non si hanno conferme in tal senso, le prime tracce si ritrovano solo nel 1686, quando viene descritta dal naturalista Robert Plot in “A Natural History of Staffordshire”:“ At Abbots, or now rather Paget’s Bromley, they had also, within memory, a sort of sport, which they celebrated at Christmas (on New year and Twelft day) called the Hobbyhorse dance, from a person that carried the image of a horse between his legs, made of thin boards, and in his hand a bow and arrow, which passing through a hole in the bow, and stopping upon a shoulder it had in it, he made a snapping noise as he drew it to and fro, keeping time with the Music: with this man danced six others, carrying on their shoulders as many Rain deer’s heads, 3 of them painted white, and 3 red, with the Armes of the chief families (viz. of Padgett, Bagot, and Wells) to whom the revenews of the Town chiefly belonged, depicted on the palms of them, with which they danced the Hays, and other Country dances. To this Hobbyhorse dance are also belong’d a pot, which was kept by turnes, by 4 or 5 of the cheif of the town, whom they call’d Reeves, who provided Cakes and Ale to put in this pot; all people who had any kindness for the good intent of the Institution of the sport, giving pence a piece for themselves and families; and so forraigners too, that came to see it: with which Mony (the charge of the Cakes and Ale being defrayed) they not only repaired their church but kept their poore too: which charges are not now perhaps so cheerfully boarn.“ (Dr. Robert Plot, A Natural History of Staffordshire, 1686)

E tuttavia rituali pre-cristiani danzanti con uomini travestiti in sembianza di cervo, sono citati spesso dai sacerdoti e missionari della Chiesa Cristiana che si lamentavano della fede “poco ortodossa” presente nelle campagne (si va dal IV secolo e così via per tutto il Medioevo): riti di rinascita per festeggiare l’anno nuovo in odore di “paganesimo”.

ABBOTS BROMLEY HORNE DANCE

La danza si svolge con regolarità ogni anno in occasione del Solstizio d’Inverno e anche ai primi di settembre.

sir john benjamin stone gorn danceAndy Letcher scrive:”The dance, held each Wakes Monday, begins at eight in the morning when the six sets of reindeer antlers are ceremoniously taken down from their mounts in the church. After a short service, the dancers are off, following a set route through the parish of this rural Staffordshire village. The retinue consists of the six Deer Men, a Hobby Horse, a Bowman (usually a child), a bladder-wielding Fool, a dragged-up Maid Marian and a brace of musicians – all Fowlers or Bentleys by birth or marriage and all dressed in distinctive medieval-style costumes. The dance lasts all day until, finally, at eight in the evening the horns are replaced in the church, and there they remain until the following year” e prosegue ” According to the historian Ronald Hutton in ‘The Stations of the Sun’ the Horn Dance probably began in the Tudor period as a (horn-free) hobby horse dance, common right across the midlands as a way of raising parish funds at Christmas. The horns had certainly arrived by the seventeenth century for the antiquarian Robert Plot left us a vivid description of them, but the dance fell into decline in the cheerless Cromwellian era. It was revived in the eighteenth century after a gap of nearly a hundred years, which is when it moved to its September date. The medieval-style costumes and the figure of Maid Marian arrived during the nineteenth century, immortalised in the black and white photographs of Benjamin Stone, the Doc Rowe of his day. But as to the question of how and why a hobby horse dance became a horn dance, employing antlers that have been carbon dated to the eleventh century, no one knows.” (tratto da qui)

I passi della danza sono semplicissimi, un po’ perchè il peso delle corna non permette grandi movimenti e un po’ perchè i danzatori ingaggiano una specie di maratona dalle otto del mattino fino alle otto di sera e devono risparmiare le forze, le melodie sono molte per lo più ad andamento processionale e la danza base è la farandola, la danza rituale di Samain (vedi) alla quale segue una serie di duelli simulati.

DANZA una ricostruzione molto suggestiva

LE MELODIE
Premesso che ogni melodia di country dance può fare alla bisogona Cecil Sharp scrive in merito “While it is certainly true that the dancers in Abbots Bromley, England have generally ignored the “Wheelwright Robinson’s Tune” in favor of a wide variety of other pieces, it is equally apparent that the “Robinson’s” tune was played regularly for the dance for at least eighty years before it was supplanted by other tunes in the late nineteenth century. Marcia Ellis Rice was a resident and chronicler of Abbots Bromley. A member of the English Folk Dance and Song Society, she wrote several books and monographs of the culture of Abbots Bromley and Staffordshire. In this excerpt, she documents the various songs attached to the dance at the turn of the 20th century, and the emergence of the “Wheelwright Robinson’s Tune” as, if not the true “Old Tune”, at least the oldest tune that could be recalled by anyone living in the village at the time of her research.” (tratto da qui)

ASCOLTA The Wheelwright Robinson
ASCOLTA Abbotts Bromley Horn Dance Tune

Altre melodie qui

FONTI http://wiki.unimc.it/zoomorfico/index.php/Cervo http://www.ccsp.it/web/INFOCCSP/VCS%20storico/vcs2011pdf/sansoni%20et%20al.pdf http://terreceltiche.altervista.org/the-bonny-heyn/ http://www.mondimedievali.net/immaginario/cardini/cervo.htm http://www.nemetonruis.com/cervo1.htm http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/10-motivi-per-cui-le-renne-sono-gli-animali-p/blog/51779/ http://www.focus.it/ambiente/animali/le-renne-di-babbo-natale-in-pericolo http://www.spiralearth.co.uk/attitude/AL-Abbots-bromley.asp http://www.revels.org/experience-revels/cultural-traditions/abbots-bromley-horn-dance/ http://www.culturaitalia.it/opencms/it/contenuti/focus/focus_0046.html http://www.uomocervo.org/cervo.php http://californiarevels.org/abbots_bromley_music

SHAKING OF THE SHEETS

danza-macabra-clusoneNel Medioevo per esorcizzare la paura della morte (un modo per metterla in ridicolo e scongiurarla) si balla con lei, vivi e scheletri sono raffigurati in fila in una interminabile farandola forse per ingannare la morte o per lasciare la vita a passo di danza,.

Il tema più diffuso nell’Alto Medioevo era però il Giudizio Universale vero e proprio tormentone del Memento Mori (Così come sono sarai) per passare poi al tema del “Trionfo della Morte” come Danza Macabra. Nella Danza Macabra sono rappresentate tutte le categorie sociali del tempo a iniziare con i potenti e i ricchi borghesi e poi via via gli artigiani, i contadini e i poveri.
Con la morte incoronata a dirigere il gran ballo e i suoi attendenti a tirare i dardi (o a sparare con l’archibugio come nell’affresco di pinzolo_-_la_danza_macabra_opera_dei_baschenis__-_2012_-_gianni_zotta_largeClusone) o a suonare i più svariati strumenti musicali del tempo. C’è chi ha voluto vedere in queste raffigurazioni una sorta di satira sociale, ma si tratta piuttosto di una riflessione sulla vanitas (del potere e della ricchezza)

Il diffondersi di così tante raffigurazione di danze macabre sui muri di tutt’Europa viene fatto risalire al passaggio della grande peste del 1348 che decimò le popolazioni senza conoscere confini. Mai prima l’Europa, seppure devastata da guerre e carestie, aveva conosciuto una simile pestilenza: sparirono interi villaggi e i campi si riempirono di erbacce perchè non era rimasto più nessuno per coltivarli. I cronisti del tempo scrissero “E’ morto un terzo del mondo“. D’altra parte era diffusa già nel XII secolo a livello di Dramma Sacro (Morality Play) un dramma liturgico “da strada” funzionale alla predicazione e forse collegata alla “Danza dei Maccabei” (chorea machabaeorum) in cui i partecipanti danzavano tenendosi per mano ed erano portati via un per uno da inquietanti personaggi avvolti in un lenzuolo.
A partire da queste scene sacrali, vennero poi realizzate delle vere e proprie ballate, con numerose figure (canonicamente ventiquattro) che rappresentavano tutte le condizioni sociali dell’uomo medievale e scambiavano con la Morte un botta e risposta amaro e rassegnato. I personaggi, vestiti stavolta da monaco, papa, imperatore, soldato, nullatenente, borghese e così via, venivano presi per mano da “morti avvolti da sudari” o dalla stessa Morte personificata e fatti danzare insieme in una processione. Poco a poco, i membri della danza vengono fatti “staccare” dalla fila e condotti via dalle figure dei morti, a simboleggiare la dipartita costante e progressiva di tutti gli uomini. A seguito della prima diffusione di queste danze, sempre secondo gli etnologi che hanno studiato il fenomeno, sarebbero state composte delle filastrocche in volgare che celebravano la fine ineluttabile di tutti i viventi, le stesse che poi furono aggiunte come una sorta di didascalia alle raffigurazioni pittoriche della “Danza”. (tratto da qui)

LA FARANDOLA o LA RONDA

E’ una danza medievale con un unico passo base (per lo più saltellato), in cui il capo fila sceglie i cambi di direzione determinando le serpentine e gli intrecci più fantasiosi: annoda e scioglie, fa e disfa proprio come le Norne con il filo del destino.  E perciò la farandola è la danza rituale nelle celebrazioni di Samahin perchè è la danza della morte: tutti devono percorrere lo stesso cammino abbandonandosi alla volontà di chi conduce la danza, a simboleggiare l’umanità incatenata che non può che seguire il percorso tracciato, e tuttavia  una sorta di viaggio collettivo attraverso le esperienze della vita, verso il suo misterioso centro. La farandola è probabilmente la danza più antica così legata ai primigeni riti agrari: è la danza del labirinto con le sue figure a chiocciola e del serpente, la danza intorno al fuoco centro sacro della vita del villaggio. Così il labirinto ha sempre un’uscita e la danza è una danza di morte e rinascita a simboleggiare il concetto di eterno ritorno.

matresLa farandola è probabilmente la danza più antica del mondo dedicata alla Signora del Labirinto che ritroviamo nella cultura minoica del 1400 a.C., una danza collegata ai misteri della fertilità e descritta da Omero nello scudo di Achille
Poi vi sculse una danza a quella eguale
che ad Arïanna dalle belle trecce
nell’ampia Creta Dedalo compose.
V’erano garzoncelli e verginette
di bellissimo corpo, che saltando
teneansi al carpo delle palme avvinti.
Queste un velo sottil, quelli un farsetto
ben tessuto vestìa, soavemente
lustro qual bacca di palladia fronda.
Portano queste al crin belle ghirlande,
quelli aurato trafiere al fianco appeso
da cintola d’argento. Ed or leggieri
danzano in tondo con maestri passi,
come rapida ruota che seduto
al mobil torno il vasellier rivolve,
or si spiegano in file.

Secondo Kern, Omero descrisse entrambe le cose: una danza spiraliforme con inversioni di marcia e una struttura circolare adibita a questa danza. Questa ingegnosa struttura forse non era un edificio vero e proprio, con mura e soffitto, dato che le danze si svolgevano la notte: si può ipotizzare che il “labirinto” fosse una serie di blocchi, regolari e forse anche in marmo, disposti circolarmente e fissati nel terreno in modo durevole, per rappresentare il complesso di linee che determinavano i movimenti dei danzatori. “(tratto da qui)

carola-medioevoNella figura (dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti- Palazzo del Buonconsiglio, Siena) le due donne capofila hanno alzato  le braccia ad arco per fare passare sotto il resto della catena (che già stava disegnando un movimento sinuoso a serpentina), basta un tamburello e la voce del canto per cadenzare il ritmo e dalla leggerezza con cui si muovono le danzatrici si direbbe che ballino sulla punta dei piedi senza quasi appoggiare il tallone.

La danza ha mantenuto il suo retaggio in Provenza dove è rimasta la danza tradizionale per eccellenza, ballata in ogni occasione di festa. Il tempo è rapido in ritmo ternario come una jig, ma anche quaternario.

THE SHAKING OF THE SHEETS

“Shaking of the Sheets” è stata pubblicata nel 1568 in “Popular Music of the Old Time” (Chappell) (qui). La musica è però scritta da Robert “Bob” Johnson e mescolata con la country dance dal titolo Black Joke (Joack) proveniente dal villaggio di Adderbury in Oxfordshire

ASCOLTA Steeleye Span (voce Robert “Bob” Johnson) in “Tempted and Tried” 1989


ASCOLTA Lester Bailey all’organetto


Chorus:
Dance, dance the shaking of the sheets,
Dance, dance when you hear the piper playing,
Everyone must dance
The Shaking of the Sheets with me.
I
Bring away the beggar,
bring away the king,
And every man in his degree.
Bring away the oldest and the youngest thing,
Come to death and follow me.
II
Bring away the merchant who made his money in France,
And the crafty banker too,
When you hear the piper, you and I must dance
The dance that everyone must do.
III
I’ll find you in the courtrooms, I’ll find you in the schools,
When you hear the piper play.
I’ll take away the wise men, I’ll take away the fools
And bring their bodies all to clay.
IV
All the politicians of high and low degree,
Lords and ladies, great and small.
Don’t think that you’ll escape and need not dance with me,
I’ll make you come when I do call.
V
It may be in the day, it may be in the night,
Prepare yourselves to dance and pray.
That when the piper plays “The Shaking of the Sheets”
You may to Heaven dance the way.
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
Danza la danza macabra,
danza, danza quando senti la cornamusa suonare,
tutti devono danzare,
la danza macabra con me.
I
Porto via il mendicante,
porto via il re
e ogni uomo di alto lignaggio.
Porto via il vecchio
e il giovane,
vieni con i morti e seguimi!
II
Porto via il mercante che ha fatto la sua fortuna in Francia
e anche il banchiere,
quando senti lo zampognaro, tu ed io dobbiamo danzare
la danza che tutti devono fare.
III
Ti troverò nelle stanze di corte,
ti troverò nelle scuole
quando senti lo zampognaro suonare. Porterò via l’uomo saggio
e porterò via il folle
e porterò i loro corpi alla terra.
IV
Tutti i politici di alto e
basso rango,
Messeri e Madame, grandi e piccoli, non credere di poter sfuggire e di non aver bisogno di ballare con me,
verrai quando ti chiamerò.
V
Può essere di giorno e può essere di notte,
preparati a danzare e prega
che quando lo zampognaro suona “La danza Macabra”
tu possa danzare verso il Paradiso

ILLUSTRAZIONI
Affresco Clusone (Bg) Oratorio dei Disciplini 1480 confraternita dei Disciplini i cui membri, incappucciati, praticavano l’autoflagellazione come espiazione dei peccati.
Pinzolo – La “danza macabra”, opera dei Baschenis. – 2012 – Gianni Zotta (vedi)

FONTI
http://www.mariateresalupo.it/simbolimitialchimiafiabe/labirinto.html
http://www.latelanera.com/abisso/articolo.asp?id=183 http://www.8notes.com/scores/6264.asp http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/shakingofthesheets.html http://thesession.org/tunes/7110

continua seconda parte Ad Mortem Festinamus (qui)

LA CARMAGNOLE E L’ALBERO DELLA LIBERTA’

La danza tipica intorno al palo della libertà era la Carmagnole che era anche il canto  della Rivoluzione francese.

Il primo albero della libertà venne piantato a Parigi nel 1790, ne seguirono molti altri in Francia e in Italia  e nei vari paesi fin dove arrivò la rivoluzione francese; di solito erano piantati  nella piazza principale della città: si trattava di un pioppo (il latino “populus” nel duplice  significato di popolo) o di una quercia, ma più spesso di un palo coronato dal berretto frigio rosso e decorato con nastri e bandiere, utilizzato per le cerimonie civili e i festeggiamenti. Anche il berretto frigio era un simbolo rivoluzionario: era il cappello che nell’antica  Roma veniva dato dai padroni agli schiavi liberati (vedi   Saturnalia).

L’albero era l’emblema della libertà repubblicana ma anche della rivoluzione sociale e al posto del berretto si finì per issare la bandiera rossa.

LibertyTreePlanting
Jean-Baptiste Lesueur (1749-1826)

Ancora nei secoli successivi e in particolare tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, vennero occasionalmente piantati alberi della libertà per festeggiare conquiste repubblicane o sociali. Così ad esempio in Italia in molti comuni del Piceno (Marche) l’albero sormontato da un drappo rosso veniva issato negli anni 50-60 come simbolo del movimento socialista e delle lotte agrarie, per festeggiare la giornata dei lavoratori. Ancora oggi a Porchia si ripete la tradizione e l’albero di trenta metri, rigorosamente un pioppo, viene portato in un punto ben preciso della Piazza del paese, lo stesso da più di settant’anni.

VIDEO l’albero del Maggio a Porchia (Ascoli Piceno)

Se in una piazza di paese collocato in posizione centrale sopravvive un albero secolare probabilmente fu piantato ai tempi della rivoluzione francese!

LA POLITICA DELL’ALBERO

L’albero divenne per i giacobiti, l’allegoria della libertà, un gesto rivoluzionario ma nello stesso tempo ancorato al popolo e ai suoi rituali agrari del Calendimaggio (vedi), l’albero era l’aperta sfida verso i privilegi della classe dominante (ancora feudale) e la rivendicazione contadina alla terra.
albero-libertà-danzaI primi alberi innalzati nell’inverno del 1790 dai contadini del sud-ovest della Francia furono i “mais insurrectionnaires“, il simbolo della rivolta, e successivamente “l’albero della libertà ebbe un ruolo centrale nelle manifestazioni di giubilo che salutarono l’abbattimento della monarchia di luglio (tanto a Parigi quanto nelle altre province francesi) riemergendo in corrispondenza del riaccendersi delle speranze per la nascita di un nuovo ordine che imprimessero al recupero di questo simbolo un carattere fortemente egualitario e popolare” (Gianluca Vagnarelli tratto da qui)

L’albero fu “istituzionalizzato” e diventò l’emblema del nuovo potere politico per passare poi nella tradizione socialista di fine Ottocento: “Rispetto alle originarie istanze sovvertitrici questo marchio assume, con le leggi che ne codificano la liturgia, un significato ufficiale e istituzionale. E’ questo il primo elemento di dissomiglianza rispetto all’albero del primo di maggio che verrà adottato dalla tradizione socialista che, per quanto inserito nel contesto di una celebrazione destinata ad affermarsi in molti pesi, non assumerà mai il valore di un rituale legalmente formalizzato” (Gianluca Vagnarelli tratto da qui).
Si rimanda all’ottima trattazione di Gianluca Vagnarelli per l’approfondimento. (qui)

Gianluca Vagnarelli “Dall’albero della libertà all’albero del primo maggio: origine e simbolismo rivoluzionario di un rito laico” in “L’albero del maggio. Memoria e simbolismo politico di un rito laico” Edizioni ISML, Ascoli Piceno, 2012 pp 91-101

LA CARMAGNOLE E LA CANAPA

Probabilmente la forma musicale è  precedente al canto e alcuni ipotizzano che la melodia, unitamente  alla danza, provenisse da Marsiglia, e forse originariamente dal Piemonte, per l’esattezza dalla città di Carmagnola (vicino a Torino).
Carmagnola sotto il dominio dei Marchesi di Saluzzo, era  la principale produttrice di canapa nonchè il più importante mercato della penisola italiana! Era di canapa l’abbigliamento degli operai stagionali  settecenteschi che da San Bernardo di Carmagnola si spostavano al porto di Marsiglia per fabbricare corde. continua
Così la canzone prese il nome dalla tipica giacca dei lavoratori, detta la carmagnola.

IL CANTO

La Carmagnole iniziò a circolare nel 1792 e ben presto  divenne l’inno dei Sanculotti

 I
Madam’ Véto(1) avait promis
Madam’ Véto avait promis
De faire égorger tout Paris
De faire égorger tout Paris
Mais le coup a manqué
Grâce à nos canonniers
Refrain
Dansons la carmagnole
Vive le son vive le son !
Dansons la carmagnole
Vive le son du canon(2) !
II
Monsieur Véto(1) avait promis
Monsieur Véto avait promis
D’être fidèle à son pays
D’être fidèle à son pays
Mais il a manqué
Ne faisons plus quartier
III
Antoinette avait résolu
Antoinette avait résolu
De nous faire tomber sur le cul
De nous faire tomber sur le cul
Mais son coup a manqué,
Elle a le nez cassé
IV
Son mari se croyant vainqueur
Son mari se croyant vainqueur
Connaissait peu notre valeur
Connaissait peu notre valeur
Va, Louis, gros paour,
Du temple dans la tour
V
Les Suisses(3) avaient promis
Les Suisses avaient promis
Qu’ils feraient feu sur nos amis
Qu’ils feraient feu sur nos amis
Mais comme ils ont sauté
Comme ils ont tous dansé
VI
Quand Antoinette vit la tour
Quand Antoinette vit la tour
Elle voulut faire demi-tour
Elle voulut faire demi-tour
Elle avait mal au cœur
De se voir sans honneur
VII
Lorsque Louis vit fossoyer
Lorsque Louis vit fossoyer
À ceux qu’il voyait travailler
À ceux qu’il voyait travailler
Il disait que pour peu
Il était dans ce lieu
VIII
Le patriote a pour amis
Le patriote a pour amis
Toutes les bonnes gens du pays
Toutes les bonnes gens du pays
Mais ils se soutiendront
Tous au son du canon
IX
L’aristocrate a pour amis
L’aristocrate a pour amis
Tous les royalistes à Paris
Tous les royalistes à Paris
Ils vous les soutiendront
Tout comme de vrais poltrons
X
La gendarmerie avait promis
La gendarmerie avait promis
Qu’elle soutiendrait la patrie
Qu’elle soutiendrait la patrie
Mais ils n’ont pas manqué
Au son du canonnier
XI
Amis, restons toujours unis
Amis, restons toujours unis
Ne craignons pas nos ennemis
Ne craignons pas nos ennemis
S’ils viennent nous attaquer,
Nous les ferons sauter
XII
Oui, je suis sans-culotte(4), moi
Oui, je suis sans-culotte, moi
En dépit des amis du roi
En dépit des amis du roi
Vivent les Marseillais
Les Bretons et nos lois
XIII
Oui, nous nous souviendrons toujours
Oui, nous nous souviendrons toujours
Des sans-culottes des faubourg
Des sans-culottes des faubourg
À leur santé, nous buvons,
Vivent ces francs lurons

TRADUZIONE ITALIANO
I
Madame Veto aveva promesso
di far sgozzare tutta Parigi
Ma le è andata male
grazie ai nostri artiglieri
Ritornello
Balliamo la carmagnola
viva il suono, viva il suono
balliamo la carmagnola
viva il suono del cannone!
II
Monsieur Veto aveva promesso
di essere fedele al suo paese
ma ha mancato
dobbiamo essere senza pietà
III
Antonietta aveva deciso
di farci cadere sul sedere
ma le è andata male
e si è rotta il naso
IV
Suo marito che si credeva vincitore
conosceva poco il nostro valore
va, Luigi, grande pauroso
dal tempio alla torre.
V
Gli Svizzeri avevano promesso
che avrebbero sparato sui nostri amici
ma come hanno saltato!
come hanno danzato tutti!
VI
Quando Antonietta vide la torre,
volle tornare indietro,
aveva la nausea
a vedersi senza onore.
VII
Quando Luigi vide scavare la fossa
a coloro che vedeva lavorare,
egli diceva che per poco
sarebbe stato in quel luogo
VIII
Il patriota ha per amici
tutte le brave persone del paese,
ma essi si sosterranno
tutti al suono del cannone.
IX
L’aristocratico ha per amici
tutti i monarchici a Parigi
Essi li sosterranno
come dei veri codardi
X
La gendarmeria aveva promesso
che avrebbe sostenuto la patria
ma essi non sono mancati
al suono del cannoniere
XI
amici, restiamo sempre uniti
non temiamo i nostri nemici
se vengono ad attaccarci,
noi li faremo saltare
XII
Si, io sono un sanculotto, io
a dispetto degli amici del re
Viva i Marsigliesi
i Bretoni e le nostre leggi
XIII
Si, noi ci ricorderemo sempre
dei sanculotti dei sobborghi,
alla loro salute, noi beviamo,
Viva questi franchi gagliardi.

(traduzione tratta da vedi)

NOTE
1) Luigi XVI e Maria Antonietta vengono  indicati con i soprannomi di Monsieur Véto e Madam’ Véto, per l’abuso del veto a danno dell’Assemblea Costituente.
2) sono i cannoni della Presa delle Tuileries, il 10 agosto 1792: i parigini guidati dai giacobini insorgono per la seconda volta in pochi mesi, invadendo le Tuileries; il 22 settembre 1792 venne proclamata la Repubblica.
3) i Cento Svizzeri della Guardia Reale sono stati massacrati o dispersi dai  Rivoluzionari durante la presa del Palazzo delle Tuileries.  Una parte dei soldati era stata corrotta ed era passata con i Rivoluzionari
4) “senza culottes” ovvero i braghettoni  al ginocchio che erano ancora indossati dai nobili francesi: i nuovi intellettuali e borghesi portavano invece i pantaloni!

La Carmagnole ebbe un successo clamoroso, era cantata non solo in Francia ma anche dalle truppe napoleoniche in marcia per tutti i territori “liberati” (nonostante Napoleone la proibisse appena salito al potere – 1799). A Napoli i seguaci dei Borboni scrissero un canto dei sanfedisti come risposta polemica alla Carmagnola. vedi

Del resto il testo stesso della “Carmagnole” fu modificato a seconda delle circostanze  ad esempio la Carmagnole de la prise de Toulon (1793) canta
Tant d’fier-à-bras qu’en sav’ si long (bis)
Ont d’la pele au cu d’vant Toulon (bis)
V’là donc tous ces fendans
Dehors quand j’somm’ dedans.
Chantant la carmagnole
Dansant au son (bis)
Du canon.
Si les Anglais vant’ leur valeur
La nôtre on l’voit vaut ben la leur
Faut ben qu’la trahison
Tremble d’vant la raison
Qui chant’ la carmagnole
Et danse au son (bis)
Du canon.

e la versione splatter di La Carmagnole de Fouquier-Tinville dice:
Fouquier-Tinville avait promis (bis)
De guillotiner tout Paris (bis)
Mais il en a menti
Car il est raccourci.
Vive la guillotine !
Pour ces bourreaux
Vils fléaux !
Sans acte d’accusation (bis)
Avec précipitation (bis)
Il fit verser le sang
De plus d’un innocent.

Alla fine lo stesso Bonaparte la vietò, ma il popolo continuò ad amare sia la canzone, la musica che la danza della Carmagnola! Infatti è proprio la continua rielaborazione del testo che si adatta al susseguirsi (o al precipitare) degli eventi per restare nel cuore del popolo

LA DANZA

Si danzava attorno all’albero della libertà alternandosi tra maschi e femmine e presumibilmente durante la danza si intrecciavano i nastri intorno al palo oppure poteva trattarsi di una farandola, una delle più antiche danze che in epoca medievale era diventata anche la danza della nobiltà. E’ la Francia (e in particolare la Provenza) ad aver mantenuto la farandola come danza per eccellenza della festa popolare.

carmagnole-93c06

Queste sono le indicazioni per la danza riportate in Wikipedia (vedi)
Prima strofa: GIROTONDO mani unite 2 passi laterali a sx e 2 saltelli sul posto 1 passo laterale a dx e 2 saltelli sul posto 2 passi laterali a sx e 2 saltelli sul posto 1 passo laterale a dx e 2 saltelli sul posto
Seconda strofa: AVANTI E INDIETRO quattro passi in avanti prendere il nastro quattro passi indietro
Strofe seguenti: come prima strofa
RITORNELLO: INTRECCIO Gli uomini si spostano di due posizioni verso destra e le donne di due posizioni verso sinistra, ricordando che gli uomini fanno passare sotto il proprio nastro la donna alla destra e passano invece sotto il nastro della donna successiva. All’ultima strofa i partecipanti convergono al centro per rilasciare i nastri e tornano a formare un cerchio largo tenendosi per mano.

D’altra parte nel territorio delle Quattro Province la danza è ancora ricordata da qualche anziano (zona Val Borbera) Ecco la testimonianza raccolta da Francesco Guerrini: «Ero un bambino quando la vedevo ballare, erano in sei, quattro donne e due uomini, si mettevano su due file di fronte, in ogni fila c’era un uomo che teneva le mani delle due ballerine di fianco a lui; all’inizio andavano avanti e indietro e poi nei balletti gli uomini facevano passare le ballerine una dopo l’altra sotto le braccia alzate senza mai staccare le mani».(tratto da qui) Così come descritta sembra più una danza di fila, un misto di giga a due e perigordino.

Una proposta di ricostruzione (Yvonne Vart et Alain Riou) ci viene dalla compagnia francese Réverences

FONTI
http://www.ascolistoria900.com/Edizioni_ISML/Estratto.pdf
http://www.ascolistoria900.com/index.php?option=com_content&view=article&id=171&Itemid=107
https://fr.wikipedia.org/wiki/Carmagnole_(danse)
http://www.scoop.it/t/piceno/?tag=porchia http://www.circuito.biz/il-ritorno-della-canapacanvas-presenta-una-fibra-antica-incredibilmente-innovativa http://www.guerrasullealpi.com/canzoni-di-guerra/la-carmagnola/ http://www.palaisgalliera.paris.fr/fr/oeuvre/veste-dite-carmagnole http://www.appennino4p.it/danze
http://www.ilportaledelsud.org/carmagnola.htm
http://terradipalma.blogspot.it/2012/09/il-periodo-repubblicano-nella-terra-di.html

(Cattia Salto aprile 2014, integrazione settembre 2014 e giugno 2015)