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Heave away my Johnnies -Irish girl sea shanty

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Testo molto simile per due sea shanties che si differenziano nel coretto
il primo
Hey-ro, me yellow gals,
a-do-a let me go (vedi nella prima parte)

e il secondo
Heave away my bully boys,
We’re all bound to go.

SECONDA VERSIONE: THE IRISH EMIGRANT (We’re All Bound To Go)

Non dimentichiamo che fu proprio  il sevizio di linea transoceanica tra Liverpool e New York (inaugurato dalla  Black Ball Line di Isaac Wright & Co nel 1816) a dare il via alla carriera dello shantyman e dei canti a “chiamata e risposta” (call and response song), cioè i canti di lavoro coordinati. Tra le influenze musicali quella irlandese si è presa una bella fetta di riconoscimenti!
I motivi sono molteplici non ultimo il significativo traffico di merci e persone tra Irlanda e Liverpool che si incrementò con la massiccia emigrazione negli anni della Grande Carestia; molti irlandesi proseguivano il viaggio per le mete Oltreoceano, ma molti altri si fermarono a Liverpool caratterizzandola per una certa irlandesità sia nella parlata (lo scouse) che nella musica.

Ovviamente gli equipaggi di queste navi erano per buona parte irlandesi o provenivano da zone a forte immigrazione irlandese, così accenti, stili musicali e testi delle sea shanty arrivarono per buona parte dall’Irlanda.

Così “The Irish Emigrant” (anche come “We’re All Bound to Go”) è una outward-bound windlass shanty sulla melodia di una jig.
La storia descrive le disavventure per mare di una fanciulla irlandese o di un irish boy che si lamenta del maltrattamento subito sulla Packet Rat, emigrati a New York in cui si fa espressa menzione del signor Tapscott, un agente marittimo di Liverpool, la melodia segue il coro Heave away my Johnny. Stan Hugill presenta tre serie di testi e due melodie e il finale si differenzia prendendo nuovamente spunto dalla Yellow Gals vista nella prima parte. (per una raccolta di versioni vedere qui)

John Roberts & Tony Barrand in Across The Western Ocean, 2000 che così scrivono nelle note: “Conosciuta anche come The Irish Emigrant, questa è un’altra santy della collezione di Hugill, il quale osserva che si tratta di una  brake-windlass shanty, che in uso su una nave veniva cantato con un ritmo diverso. Il primo verso era piuttosto lento, poiché i freni o le leve venivano abbassati fino al livello della vita, il verso successivo si concludeva più velocemente mentre un secondo movimento portava le leve al livello del ginocchio. Versioni simili della shanty appaiono in Colcard e Doerflinger. Il “Tapscott” a cui si fa riferimento nella canzone era William Tapscott, agente del Liverpool per la Black Ball Line (e anche, per un periodo, della Red Cross Line). (tratto da qui)
(primo finale)

dal blog  A Liverpool Folk song a week (secondo finale)

The Foo Foo Band, 2000 – il testo riprende a grandi linee quello riportato da qui


As I walked out one summer’s morn’ (1), down by the Salthouse Dock(2),
Heave away m’ Johnnies,
heave away!
I met an emigrant Irish girl (3),
conversing with Tapscott(4),
And away m’ bully boys,
we’re all bound to go.
“Good morning Mr. Tapscott sir” “Good morning, girl (my gal)” says he,
“Oh have you got any packet ships all bound for Amerikee?”
“Yes, I got a packet ship.
Oh, I’ve got one or two,
I’ve got ‘Jinny Walker’
and I’ve got the ‘Kangaroo 5).”
I’ve got the Jinny Walker,
and today she does set sail
With five and fifty emigrants and a thousand bags of meal. (6)
The day was fine when we set sail,
but night had barely come,
and every emigrant never ceased
to wish himself at home.
(first version: Stan Hugill) (7)
That night as we was sailing through the Channel of Saint James (8),
A dirty nor’west wind come up and blew us back again.
We snugged her down and laid her to with reefed main topsail set,
It was no joke, I tell you, ‘cause our bunks and clothes was wet.
It cleared up fine at break of day, and we set sail once more,
And every emigrant sure was glad when we reached America’s shore.
So now I’m in Philadelphia and working on the canal (9),
To sail again in a packet ship I’m sure I never shall (10).
Oh, but I’ll go home in a National Boat that carries both steam and sail,
With lashings of corned beef (11) every day and none of your yellow meal. (12)
(second version: Yellow Gal))
“Bad luck to them irish sailor boys bad luck to them” I say.
“but they all got drunk and broke into me bunk and stole me clothes away.
Twas at the Castle Garden(13)
they landed me on shore
And if I marry a Yankee boy I’ll cross the seas no more.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
Mentre camminavo un mattino d’estate verso il Salthouse Dock
virate a lasciare, compagni,
virate a lasciare
ho incontrato una ragazza irlandese che parlava con Tapscott
virate a lasciare, allegri compagni,
siamo in partenza.
“Buon giorno signor Tapscott, signore”,
“Buon giorno signorina” dice lui
“Avete una nave che parte per l’America?”
“Si ho un postale,
oh ne ho un paio,
ho la Jinny Walker
e la Kangaroo ”
Ho preso la Jinny Walker
e oggi prende il largo
con 55 emigranti e un migliaio di sacchi di “posta” .
Il giorno era bello quando prendemmo il mare, ma la notte venne presto
e ogni emigrante non smetteva
di desiderare la propria casa.
PRIMA VERSIONE FINALE
Quella notte che navigavamo nel Channel of Saint James,
un maledetto vento da nord-ovest ci spingeva indietro
l’abbiamo preparata per ogni evenienza  con le vele di gabbia di terzarolo, c’era poco da scherzare perchè le nostre cuccette e i vestiti erano bagnati, allo spuntar del giorno il tempo si è messo al bello e abbiamo di nuovo dispiegato le vele.
Ogni emigrante era molto contento quando abbiamo raggiunto l’America.
Così adesso sono a Filadelfia e lavoro nel canale, a navigare ancora su un postale non andrò più di sicuro.
Ma andrò a casa con una barca nazionale che porta sia motori che vele
con manzo salato in abbondanza
e ogni giorno ma nessuna polentina gialla.
SECONDA VERSIONE FINALE
“Mala sorte a quei marinai irlandesi, la malasorte a loro auguro,
perchè si ubriacarono e fecero irruzione nella mia cuccetta e mi rubarono i vestiti.
Fu al Castle Garden  che mi sbarcarono a riva e se sposerò un americano non attraverserò mai più il mare”

NOTE
1) la frase d’apertura è un tipico espediente narrativo classificato come ‘come-all-ye’
2) moli del porto di Liverpool in altre versioni si citano Clarence Dock, Albert dock, Landing Stage, Sligo dock

Liverpool Salthouse Dock 1897


3) la versione con l’irish boy è qui ripresa nel primo finale
4) I fratelli William e James Tapscott (il primo con sede a Liverpool e il secondo a New York) organizzavano il viaggio per gli emigranti dalla Gran Bretagna all’America, spesso approfittando dell’ingenuità dei loro clienti. Inizialmente lavoravano per la Black Ball Line poi misero su una loro linea di trasporto per le Americhe che procurava un viaggio molto economico, ma le condizioni del viaggio erano tremende e il cibo scadente. Nel 1849 William Tapscott ha fatto bancarotta ed è stato processato e condannato per frode verso gli azionisti della compagnia.
5) Joseph Walker, Kangaroo e Henry Clay sono i nomi dei vascelli di linea tra Gran Bretagna e America, famigerati Packet Rats,
6) scritto anche come “male”: i vascelli facevano anche da servizio postale e meal è la pronuncia irlandese per mail; ma qui Tapscott volutamente crea l’equivoco perchè sono invece sacchi di “meal” cioè di semola che avrebbe dato in pasto ai passeggeri.
7) i versi provengono dalla versione “emigrant Irish boy” raccolta da Stan Hugill (vedi)
8) non mi è ben chiara la localizzazione
9) The Pennsylvania Canal (1830-1860) era una rete di infrastrutture navigabili costruite nello stato della Pennsylvania per il trasporto delle merci che collegava  Pittsburgh a Filadelfia nei tempi in cui le ferrovie erano ancora  agli albori. (vedi)
10) non mi è ben chiaro se si riferisca a un viaggio come passeggero o come marinaio
11)  “corned” deriva dalla copertura di carne con “grani” di sale per preservarlo.
12) letteralmente “pasto giallo” usato in senso dispregiativo
13) Castle Clinton o Fort Clinton o Castle Garden era un forte circolare situato nella Città di New York a Battery Park, nella parte meridionale dell’isola di Manhattan: dalla metà del XIX secolo, fu utilizzato come primo centro di smistamento per l’immigrazione proveniente dall’Europa. La stazione fu in funzione fino al 1890, anno in cui l’amministrazione federale, sotto pressione di una seconda e più imponente ondata immigratoria proveniente da tutti gli stati d’Europa, decise di aprirne una più funzionale su Ellis Island.

Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847: sulla sinistra in secondo piano è raffigurato proprio Castle Garden
Ellis Island, nell’Alta Baia di New York , fu la più trafficata stazione di ispezione degli immigrati degli Stati Uniti dal 1892 al 1954.

The Irish Girl of Mr Tapscott (John Short)
Heave away my Johnny

FONTI
https://www.liverpoolirishfestival.com/shanty-singing-irish-atlantic-liverpool-irish/
http://www.theshipslist.com/ships/lines/tapscott.shtml
http://www.contemplator.com/sea/bound2go.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59218
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/mrtapscott.html
http://www.tomlewis.net/lyrics/heave_away.htm
http://www.jsward.com/shanty/heave_away/shay.html
http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/HEAVEAWA.html
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/Doe062.html

I MOLLIES IRLANDESI, VERI CARBONARI

Decency is not for the poor. You pay for decency, you buy it. And you buy the law too, like a loaf of bread. ( dal Film “I cospiratori” di Martin Ritt 1970)

Titolo un po’ provocatorio, nato dalle reminiscenze scolastiche: in Italia quando si studia l’Ottocento ci si concentra sul Risorgimento e i Carbonari (nel senso di affiliati alla Carboneria) sono descritti  nella migliore delle ipotesi come degli illuminati (anche in senso massonico), nella peggiore come degli inguaribili romantici.
In Irlanda “i Carbonari” erano di tutt’altra pasta, non venivano dalle file dell’aristocrazia e della borghesia, ma dal popolo, erano contadini e braccianti come The Whiteboys e The Molly Maguaires società segrete di mutuo soccorso contro i latifondisti.
I carbonari italiani cospiravano per la libertà dall’oppressione austriaca, “i carbonari irlandesi” per la dignità umana (un lavoro dignitoso), soprattutto quando sbarcarono in America e nelle miniere di carbone ci finirono per davvero.
Un tema sempre attuale quello dello sfruttamento dei lavoratori e le tensioni sociali che ne conseguono..

Si stralcia l’articolo di Alessandro (The Lone Ranger) pubblicato qui

I MOLLIES

The Whiteboys, The Peep O’Day Boys, The Ribbonmen, The Defenders, The Ancient Order of Hibernians,The Molly Maguires… erano i nomi di fratellanze, associazioni di mutuo soccorso nate in Irlanda a partire dal 1700, società segrete costituite da contadini e braccianti per difendersi dai soprusi dei latifondisti, dei loro prestanome ed agenti e dei mercanti. I “Mollies”, in particolare, operavano nel Donegal. Il nome della società pare derivasse da quello della gestrice di una taverna molto popolare da quelle parti, una povera vedova che il padrone volle cacciare di casa, incontrando la resistenza dei tanti avventori del locale. I Molly Maguires erano soliti organizzare rapine (ma meglio sarebbe dire “espropri proletari”) ai danni di ricchi e mercanti con modalità molto “politiche”: uno di loro si travestiva da povera donna, impersonando la Madre Irlanda defraudata dai potenti, e avvicinava la vittima designata chiedendo elemosina… al rifiuto del riccastro o all’invito a smammare del bottegaio, gli altri “Mollies” saltavano fuori e ripulivano il malcapitato o il negozio.
Con l’emigrazione di massa, queste società segrete – un po’ bande e un po’ organizzazioni di autodifesa – si trapiantarono negli States. Ritroviamo i Molly Maguires tra gli immigrati irlandesi nelle miniere di carbone ed antracite della Pennsylvania, dove le condizioni di vita e di lavoro erano se possibile anche più dure che non nelle fattorie in Irlanda. I nemici non erano più i landlords e i tenants e i loro sgherri, ma le compagnie minerarie, i loro vigilantes e la polizia.

LE MINIERE DI ANTRACITE DELLA PENNSYLVANIA

Nel 1870 nella sola contea di Schuylkill lavoravano 22mila minatori, centinaia dei quali erano bambini, anche di sette o otto anni… La vita era terribile: malattia, fame, incidenti, disastri, le violenze dei vigilantes erano le costanti, cui si aggiungevano le periodiche crisi del mercato durante le quali le compagnie procedevano a licenziamenti di massa, gestiti manu militari. Quando tra i minatori si costituì un sindacato ufficiale, la Workingmen’s Benevolent Association (WSA), anche parecchi “mollies” entrarono a farvi parte, incarnandone l’anima più radicale e violenta. E spesso, specie nei momenti più difficili (come il grande sciopero del 1875) non mancarono – come capita sempre all’interno delle organizzazioni sindacali – le occasioni di attrito tra i “moderati” e i “radicali” e, come altrettanto sovente capita, dei dissidi cercarono di approfittare i padroni. Anche le compagnie, intenzionate a stroncare gli scioperi e bramose di annientare i Molly Maguires, procedettero su due livelli: da una parte assoldarono ufficialmente i detective della Pinkerton National Detective Agency con il compito di individuare i leader delle proteste infiltrando proprie spie nelle organizzazioni dei lavoratori, dall’altra avviarono una campagna di assassinii mirati gestita direttamente dai loro vigilantes. La manovra ebbe successo: lo sciopero fallì, molti leader sindacali vennero arrestati e, grazie alle informazioni fornite da un infiltrato di origine irlandese di nome McParlan, pure alcuni Mollies vennero individuati ed arrestati.
Il processo, condotto dal giudice Franklin Gowen che era pure presidente della compagnia mineraria [quando si dice essere imparziali], si concluse con 10 condanne a morte, tutte eseguite per impiccagione il 21 giugno 1877. Altri 10 imputati furono impiccati nei due anni successivi: “Il processo ai Molly Maguires è stato una completa resa della sovranità dello Stato. Una compagnia privata ha avviato un’indagine attraverso un’agenzia d’investigazioni privata. Una polizia privata ha arrestato i presunti colpevoli e un giudice in forza alla compagnia li ha processati. Lo Stato ha fornito solo l’aula del tribunale e le corde per impiccarli”, così scrisse tempo dopo un giudice vero.
Alexander Campbell, uno dei Molly Maguires condannati a morte, scrisse sul muro della sua cella: “Scrivo qui le mie parole a perenne memoria. Questo mio graffito non sarà mai cancellato. Rimarrà per sempre a testimoniare la vergogna di questa giustizia che ha fatto impiccare un uomo innocente.”

Nel Blog Vecchia Roba di Moreno Guida analizza il significato dell’azione di sabotaggio perseguita dai “Cospiratori”
La forma di lotta fu il sabotaggio degli impianti, la dinamite la loro arma. Scioperare non aveva senso. I padroni delle miniere sostituivano i minatori in sciopero con crumiri, altri immigrati appena sbarcati in America, uomini disperati, pronti a lavorare a qualunque condizione. Come costringere i signori del carbone a trattare? Come fermare la produzione? La soluzione fu il sabotaggio. Nei monti Appalachi apparvero i Molly Maguires e iniziarono a far saltare i pozzi. Contro questa forma di lotta il crumiraggio era impotente e così i fucili delle milizie padronali. (Moreno Guida tratto da qui)

In realtà le milizie padronali uccisero molti minatori per forzare i Mollies a compiere atti di rappresaglia, e di sicuro il processo fu allestito più per rappresaglia padronale che per fare giustizia.

Solo cento anni più tardi molti Mollies vennero riabilitati come “martiri del lavoro”, e il riaprirsi delle lotte dei minatori del Kentucky ( “Bloody Harlan County”) diede l’estro  a Phil Coulter nello scrivere la canzone “The Molly Maguires” (su musica di Bill Martin)

ASCOLTA The Dubliners nell’album “At Home with The Dubliners”  1969 prodotto guarda caso da Bill Martin e Phil Coulter.

oppure la versione punk (patinata) dei Finnegan’s Hell


CHORUS
Make way for the Molly Maguires
They’re drinkers, they’re liars but they’re men
Make way for the Molly Maguires
You’ll never see the likes of them again
I
Down the mines no sunlight shines
Those pits they’re black as hell
In mud and slime they do their time
It’s Paddy’s prison cell
And they curse the day they travelled far
And drown their tears with a jar
II
Backs will break and muscles ache
Down there there’s no time to dream
Of fields and farms, a woman’s arms
Just dig that bloody seam
Though they break their bodies underground
Who dare to push them around
Traduzione Cattia Salto
Coro
Fate largo ai Molly Maguires,
sono bevitori e bugiardi, ma sono uomini.
Fate largo ai Molly Maguires.
Non si vedranno mai più uomini come loro.
I
Nelle miniere non brilla il sole
quei pozzi sono neri come l’inferno
nel fango e nella melma scontano la loro pena, è la cella di Paddy
e maledicono il giorno in cui sono emigrati
affogando le lacrime con una pinta (1)
II
Le schiene si spezzeranno e i muscoli faranno male, laggiù non c’è tempo per sognare campi e fattorie, l’abbraccio di una donna, solo per scavare quel maledetto filone
si spaccano i corpi sotto terra,
ma chi oserà pestargli i piedi (2)?

NOTE
1) In Gran Bretagna, “Jar” è  un barattolo dal collo largo, adatto per conservare marmellate e sottaceti,  ma anche un vaso rastremato a collo di bottiglia. Anticamente era utilizzato per lo stoccaggio di liquidi, e doveva essere consuetudine berci direttamente, e tuttavia il termine si usa più spesso per indicare un bicchiere equivalente a una pinta: “I’ll have a jar” si traduce infatti con ” berrò una pinta di birra
2) to push around nel senso di comandare,  fare il prepotente
FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5905
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6723
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=31073&lang=it
http://vecchiaroba.blogspot.it/2016/03/lotta-operaia-e-sabotaggio-i-molly.html
http://blog.oup.com/2013/12/ten-things-to-understand-about-the-molly-maguires/
https://it.wikipedia.org/wiki/I_cospiratori_(film_1970)

KILKELLY, IRELAND

La diaspora irlandese dell’Ottocento attraverso le lettere scritte tra le famiglie lontane, si trasforma in una saga malinconica e rassegnata, trascritta e messa in musica da un figlio di emigranti irlandesi. Verso il 1985 Peter Jones di Bethesda, Maryland trova in soffitta una decina di lettere spedite dal suo bis-bis nonno al figlio in America e scrive la canzone di getto. Il fratello Jono posta su Mudcat “My brother, Peter Jones, wrote this song. We received the letters after my grandmother’s death. My sister transcribed the ancient parchment and typed up the letters. Peter claims he wrote it in an hour and thought little of it until he played it at coffeehouses and it has taken on a powerful life of its own.”

MY DEAR AND LOVING SON JOHN

E’ Brian Hunt di Kilkelly contea Mayo, Irlanda che scrive al figlio John in America, ed essendo analfabeta detta le lettere al maestro di scuola Patrick McNamara. Con grande sensibilità e incisività Peter Jones riesce ad estrapolare poche frasi ma di grande impatto emotivo e descrittive delle condizioni di vita nell’Irlanda degli anni della diaspora.
Sono gli anni del 1860, Brian ha 50anni e la terra non basta per dar da mangiare alla famiglia, così John il figlio più grande parte per l’America e gli altri cercano lavoro nella più vicina Inghilterra. La speranza nel cuore dei due genitori è che il figlio ritorni presto.
Dieci anni più tardi John ha un lavoro, è sposato e a sua volta è diventato padre. Passano altri 10 anni e anche Michael (la testa calda della famiglia, implicato nei disordini agrari del periodo) ha raggiunto il fratello in America. Così il padre deve dare la triste notizia della morte della loro madre, stremata dalla fatica e dagli stenti, al cui funerale era riunita tutta la restante famiglia.
Finalmente negli anni 80 i due fratelli riescono a mettere da parte qualche soldo, così Michael ritorna in Irlanda e si compra un po’ di terra, mentre John riesce a mandare dei soldi al padre; sono passati così trent’anni e il padre ormai vecchio ancora spera che John possa quantomeno andare a fargli una visita, ma due anni dopo è il fratello Michael che scrive per avvisarlo della morte del padre.

Tra le tante versioni quella che mi piace in assoluto per la vibrante tristezza infusa nella voce
ASCOLTA
Rowena Taheny  in Women of Celtic Song, 2010


I
Kilkelly, Ireland, 18 and 60,
my dear and loving son John
Your good friend the schoolmaster
Pat McNamara’s so good
as to write these words down.
Your brothers have all gone
to find work in England,
the house is so empty and sad
The crop of potatoes is sorely infected(1),
a third to a half of them bad.
And your sister Brigid and Patrick O’Donnell
are going to be married in June.
Your mother says not to work on the railroad(2)
and be sure to come on home soon.
II
Kilkelly, Ireland, 18 and 70,
dear and loving son John
Hello to your Mrs and to your 4 children,
may they grow healthy and strong.
Michael has got in a wee bit of trouble,(3)
I guess that he never will learn.
Because of the dampness
there’s no turf to speak of
and now we have nothing to burn.
And Brigid is happy you named a child for her
and now she’s got six of her own.
You say you found work,
but you don’t say
what kind or when you will be coming home.
III
Kilkelly, Ireland, 18 and 80,
dear Michael and John, my sons
I’m sorry to give you the very sad news
that your dear old mother has gone.
We buried her down at the church in Kilkelly,
your brothers and Brigid were there.
You don’t have to worry,
she died very quickly(4),
remember her in your prayers.
And it’s so good to hear that Michael’s returning,
with money he’s sure to buy land
For the crop has been poor and the people
are selling at any price that they can.
IV
Kilkelly, Ireland, 18 and 90,
my dear and loving son John
I guess that I must be close on to eighty,
it’s thirty years since you’re gone.
Because of all of the money you send me,
I’m still living out on my own.
Michael has built himself a fine house
and Brigid’s daughters have grown.
Thank you for sending your family picture,
they’re lovely young women and men.
You say that you might even come for a visit,
what joy to see you again.
V
Kilkelly, Ireland, 18 and 92,
my dear brother John
I’m sorry that I didn’t write sooner
to tell you that father passed on.
He was living with Brigid,
she says he was cheerful
and healthy right down to the end.
Ah, you should have seen him play with
the grandchildren of Pat McNamara, your friend.
And we buried him alongside of mother,
down at the Kilkelly churchyard.
He was a strong and a feisty old man,
considering his life was so hard.
And it’s funny the way he kept talking about you,
he called for you in the end.
Oh, why don’t you think about coming to visit,
we’d all love to see you again.
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Kilkelly, Irlanda, 1860,
Caro e amato figlio John
il tuo buon amico il maestro di scuola
Pat McNamara è così gentile
da scrivere queste parole.
I tuoi fratelli sono andati tutti
a trovare lavoro in Inghilterra,
la casa è così vuota e triste.
Il raccolto delle patate è gravemente infetto, (1)
un terzo della metà è marcio.
Tua sorella Brigid e Patrick
O’Donnell
si sposeranno nel mese di giugno.
Tua madre dice di non lavorare in ferrovia (2)
e che di certo verrai a casa presto.
II
Kilkelly, Irlanda, 1870,
Caro e amato figlio John
saluti alla tua Signora e ai vostri 4 bambini,
che possano crescere sani e forti.
Michael si è rimesso
nei guai (3),
credo che non imparerà mai.
A causa della umidità
non c’è torba
e ora non abbiamo nulla da bruciare.
Brigid è contenta che hai dato il suo nome a un bambina
e ora ne ha sei dei suoi.
Dici che hai trovato lavoro,
ma non ci dici
di che genere o quando tornerai a casa.
III
Kilkelly, Irlanda, 1880,
Cari Michael e John, figli miei
mi dispiace di darvi la triste notizia
che la vostra vecchia cara madre è morta.
L’abbiamo sepolta nella chiesa di Kilkelly,
i vostri fratelli e Brigid erano lì.
Non dovete preoccuparvi,
è morta molto rapidamente (4),
ricordatela nelle vostre preghiere.
Ed è così bello sentire che Michael sta per tornare,
con i soldi con cui è certo di comprare della terra.
Il raccolto è stato scarso e la gente
lo vende al prezzo che può.
IV
Kilkelly, Irlanda, 1890,
Caro e amato figlio John
credo di essere vicino
agli ottanta,
sono 30 anni che sei andato via.
Con tutti i soldi che mi
mandi,
sto ancora vivendo per conto mio.
Michael si è costruito una bella casa
e le figlie di Brigid sono cresciute.
Grazie per l’invio della foto di
famiglia,
sono belle ragazze e giovanotti.
Dici che potresti anche venire per una visita,
che gioia rivederti.
V
Kilkelly, Irlanda, 1892,
Caro fratello John
mi dispiace di non averti scritto prima
per dirti che papà è morto (5)
Viveva con Brigid,
lei dice che era allegro
e in salute fino alla fine.
Ah, avresti dovuto vederlo
giocare con
i nipoti di Pat McNamara,
il tuo amico.
Lo abbiamo seppellito accanto alla mamma,
giù al cimitero di Kilkelly.
Era un forte e vecchio grintoso,
considerando la sua vita così difficile.
Ed è buffo il modo in cui lui continuava a parlare di te,
ha chiesto di te alla fine.
Oh, perché non pensi di venire in visita?
Saremmo tutti contenti di rivederti.

NOTE
1) la grande carestia vedi
2) A Boston e New York gli Irlandesi in cerca di lavoro erano discriminati e nelle vetrine dei negozi si esibivano cartelli con la scritta “No Irish Need Apply”. Negli anni 50 però iniziarono i grandi lavori ferroviari che assorbirono una grande quantità di manodopera anche se era il lavoro più pericoloso per l’alta mortalità vedi
3) Negli anni 1870 si susseguirono una serie di agitazioni agrarie denominate “Land War“, ovvero una serie di disordini civili volti a migliorare e tutelare le condizioni dei fittavoli irlandesi: la maggior parte degli irlandesi coltivava la terra in affitto da proprietari Inglesi (o Scozzesi) che vivevano fuori dall’Irlanda, così vennero messe in atto varie azioni di boicottaggio tra le quali lo sciopero dell’affitto. vedi Charles Parnell
4) ovvero è morta senza soffrire
5) passato dall’altra parte.

FONTI
http://www.irishidentity.com/extras/roots/stories/kilkelly.htm
http://towns.mayo-ireland.ie/[email protected]@.ee8809f

PRATIES THEY GROW SMALL: THE IRISH FAMINE SONG

Anche conosciuta con il titolo di “The Famine Song” (la canzone della carestia), da non confondere con “The Famine is over” cantato dalle tifoserie di calcio per “invitare” gli irlandesi trasferitisi in Scozia e Inghilterra durante gli anni del 1840, a ritornare a casa; una canzone marcatamente razzista vedi.

Praties” è l’anglicizzazione della parola gaelica “pratai“, per patate, un ortaggio arrivato in Irlanda nel 1590 (dall’America) e ben presto diffusosi per tutta l’isola. Le patate diventarono l’alimento principale per la maggior parte della popolazione irlandese, specialmente per i più poveri, perchè economiche, facili da coltivare e a lunga conservazione. Nei primi anni del XIX secolo un terzo della popolazione, concentrata nel Munster e nel Connacht, sopravviveva grazie al raccolto di patate.

LA GRANDE CARESTIA

Nel 1846 l’intero raccolto delle patate (dieta base degli irlandesi) andò tutto distrutto a causa di un fungo, la peronospera; sopravvenne “la grande carestia” (1845-1849 che alcuni storici prolungano fino al 1852) che durò per vari anni e dimezzò quasi la popolazione; chi non moriva di fame era fortunato se riusciva a partire per l’Inghilterra o la Scozia, ma più massiccia fu la migrazione in America (l’emigrazione non iniziò propriamente durante la grande carestia, ma già a partire dal 1815).

In base al raffronto tra il censimento del 1841 e quello del 1851, si stima che almeno un milione e mezzo di persone morirono, altrettante emigrarono; è probabile tuttavia che i morti e gli emigranti siano stati molti di più.
Il governo inglese non seppe far fronte all’emergenza, in primo luogo sottovalutandone la gravità e poi non fermando l’esportazione del grano e di tanto altro cibo che cresceva – o pascolava – in abbondanza su una terra ricca e fertile, riservato però ai mercati inglesi e non certo alla portata delle persone meno abbienti.

Per rendere l’idea per ogni battello che arrivava pieno di viveri per gli affamati, ne partivano sei caricati di grano o bestiame, diretti in Inghilterra: infatti il governo piuttosto che bloccare le esportazioni (per non danneggiare i grandi proprietari terrieri quasi tutti inglesi), preferiva acquistare il grano dall’America per distribuirlo tramite delle commissioni locali; l’operazione eseguita peraltro tra grandi difficoltà e disorganizzazione, sfociò in tumulti che vennero soffocati con l’instaurazione della legge marziale. Nel frattempo il grano irlandese era scortato dai militari fino ai porti con grande dispiego di forze ed una pronta efficienza!

La tragicità della situazione iniziò a profilarsi nella primavera del 1846 con i primi casi di “fevers” le febbri (cioè tifo e febbri ricorrenti) che portavano alla morte, a cui si sommarono dissenteria e scorbuto e per finire la violenta epidemia di colera nel 1849. Grazie all’assistenza dello stato nell’Ovest del paese (la parte più colpita) circa un migliaio di persone vennero occupate nei lavori pubblici che consistevano nel ripulire i campi dalle pietre e costruire quei muretti che fanno tanto Irlanda o furono ospitati nelle “workhouses” ossia gli “ospizi per i poveri”, gestiti da istituti che assumevano mano d’opera in cambio di vitto e alloggio; l’aiuto più consistente fu quello delle “soup kitchens” (ossia le mense popolari), ma i fondi stanziati finirono ben presto e agli irlandesi poveri non restò altro da fare che morire di fame.

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Contadini affamati che cercano di entrare in una workhouse

EMIGRAZIONE – LA DIASPORA IRLANDESE

Emigrants_leave_IrelandL’alternativa al lasciarsi morire di fame era quella dell’emigrazione.

Già nel 1845 con il primo calo della produzione di patate si verificò un picco dell’emigrazione, ma a partire dal 1846 l’esodo fu senza precedenti: una massa enorme di persone denutrite e ammalate cercava una qualsiasi imbarcazione per andare in Canada (nelle colonie inglesi) e nei porti dell’est degli Stati Uniti o in Australia. Le chiamavano “coffin-boats” (navi-bara) per l’alto tasso di mortalità a bordo! Non partivano però tutti i membri della famiglia, perché solo nei rari casi in cui intervenivano i loro ex-locatari, non potevano permettersi di pagare il prezzo del biglietto per tutti i componenti (peraltro numerosi)

Tantissime canzoni irlandesi esprimono così tutto il dolore e lo strazio della separazione.

The praties they grow small

patateE’ nel contesto della “grande carestia” che si può comprendere appieno la carica di desolazione, il lamento e la disperazione contenuti nella canzone “The praties they grow small“: da una parte milioni di persone denutrite, malate, affamate, gettate in mezzo alla strada perchè non erano più in grado di pagare gli affitti; dall’altra il “laissez faire” del governo inglese che colse l’occasione della carestia per “risolvere” il problema del sovrappopolamento e della povertà in Irlanda.

Opportunismo basato su considerazioni discutibili, c’è chi invoca la selezione naturale e chi invece il genocidio.


ASCOLTA Carolyn Hester live


I
Oh the praties they grow small,
over here
Oh the praties they grow small
And we dig them in the fall
We eat them skins and all,
over here
II
Oh I wish that we were geese,
night and morn, night and morn
Oh I wish that we were geese
but they fly and take release
and we’ d live and die in peace,
eating corn.
III
Oh, we’re trampled into the dust,
over here,
Oh, we’re trampled into the dust
But the Lord in whom we trust
Will give us crumb for crust,
over here
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Le patate crescono piccole (1)
qui da noi
le patate crescono piccole
le raccogliamo in autunno (2),
e le mangiamo con tutta la buccia (3)
qui da noi
II
Vorrei che fossimo tutti delle oche (4) notte e giorno, notte e giorno
Vorrei che fossimo tutti delle oche
per volare e riposare
così vivremo e moriremo in pace, mangiando grano
III
Siamo nella polvere
qui da noi
siamo nella polvere ma il Dio (5) in cui crediamo ci ripagherà con della mollica per ogni crosta
qui da noi.

NOTE
1) simbolo di penuria che una conseguenza della peronospera, il fungo infatti fa marcire la patata rendendola immangiabile.
2) il periodo in cui di maturazione della patata è da luglio e per tutto settembre, a seconda di quando si piantano i tuberi.
3) per riempiri di più la pancia
4) le oche, in genere messe all’ingrasso per Natale, si rimpinzano di grano, non così gli irlandesi perché il loro grano è riservato all’esportazione
5) Nell’ultima strofa la desolazione è completa: i contadini irlandesi sono stesi a terra, resi deboli dalla fame e dalle malattie, l’unica speranza è rivolta a Dio -e non al governo- perché da buoni cattolici rivolgono la loro speranza nella Divina Provvidenza, la sola che potrà far cessare la carestia (dimenticando il detto “Aiutati che il ciel t’aiuta“)

APPROFONDIMENTO
http://www.wolfetonesofficialsite.com/famine.htm

http://www.independent.ie/irish-news/famine-potato-returns-irish-lumper-not-seen-for-170-years-makes-comeback-29116314.html