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CORVI E CORVACCI

I corvi non cantano ma gracchiano, sono onnivori anche se prediligono gli occhi dei morenti. Dotati di intelligenza sembrano guardare il mondo con molta attenzione e riescono a memorizzare e a distinguere i volti delle persone, possono anche imparare a parlare con voce umana e a imitare il richiamo di altre specie.
Lo sguardo del corvo mette a disagio, un disagio mistico magistralmente descritto da Edgar Allan Poe nella poesia Il Corvo (qui)
Il corvo imperiale stanziale (Corvus corax) è maestoso quello nero comune (Corvus frugilegus) è migratore e torna in Europa nel mese di Febbraio; nella tradizione celtica c’è una luna a lui dedicata, la luna del corvo, che saluta il suo ritorno.
I corvi sono considerate creature magiche ambivalenti tra luce e tenebra. Per spiegarne la duplice natura molte sono le leggende che li vedono nati con il bianco piumaggio diventato nero in seguito al capriccio di un dio.
Nelle mitologie nordiche il corvo è il messaggero del regno spirituale (il corvo di Odino/Wotan ma anche il corvo di Lugh) foriero di presagi funesti come la morte o l’appressarsi di una battaglia. La Morrigan irlandese nella sua triplice forma è la regina dei Morti ma anche dea della fertilità: sui campi di battaglia era Macha la sanguinaria che assumeva la forma di corvo (o cornacchia) continua.

KRÅKA

Dalla Norvegia una strana canzoncina sui corvi che si avvale di immagini paradossali nel descrivere l’utilizzo del corpo di un corvo ucciso da un boscaiolo: come nella canzoncina scozzese sullo scricciolo (the Cutty Wren)

ASCOLTA Kerstin Blodig & Ian Melrose in Kelpie, 2002. Il duo è una sorta di sottogruppo dei “Norland Wind”. Ian Melrose è originario di Ayr, Scozia, un eccellente chitarrista acustico con la sua tecnica di fingerpicking. Kerstin è norvegese e ha studiato musicologia e lingue  e culture scandinave all’Università di Berlino e di Bergen. Il cd è una riuscita fusione tra due tradizioni musicali del Nord Europa

Å mannen han gjekk seg i vedaskog
sutta ti loti lenta
der såg han ei kråke i lunden som gol
sutta ti loti lenta
Og mannen han tenkte med sjølve seg
å, tro om den kråka vil drepa meg?
Så spende han fore sin boge for kne
så skaut han den kråka så ho datt ned
Så spende han fore dei folane tolv
så kjøyrde han kråka på låvegolv
Og kjøtet han salta i tynner og fat
og tunga han hadde til julemat
Av skinnet så gjorde han tolv par skor
det beste paret det gav han til mor
Av nebbet så gjorde han kyrkjebåt (1)
så folk kunner ro bade frå og åt
Av tarmane gjorde han tolv par reip
Og klørne han brukte til møkkagreip
Av augo så gjorde han stoveglas
og nakken han sette på kyrkja til stas
Og munnen han brukte til mala korn
og øyro han brukte til tutahorn
Og hjartet han sette på fiskekrok
og ingen har sett slik en fisk han drog
Og den som ‘kje kråka kann nytta så
han er ikkje verd ei kråka å få!
The man went into the forest to chop wood
There he saw a crow a-crowing
He thought to himself
Oh, I fear the crow will take my life
So he bent his bow on his knee
And shot the crow down
Then he harnessed his twelve young horses/And pulled the crow onto the barn floor
He salted the meat and put it in barrels and casks/And the tongue he had as his Christmas meal
He made twelve pairs of shoes form the skin
The best pair of which he gave to his mother
The beak he made into a church-boat
So people could row both to and fro
He made twelve pairs of ropes from the intestines
The claws he turned into a pitchfork
He made the eyes into window-panes
The neck he put up on the church for decoration
He used the mouth for grinding corn
The ears he made into a horn
The heart he put on a fishing hook
And you should have seen the fish he caught!
But whoever cannot make such good use of a crow
Does not deserve to catch one!
Tradotto da Cattia Salto
L’uomo andò nella foresta a tagliare legna e là vide un corvo gracchiare.
Disse tra sè
“Ho paura che il corvo si prenda la mia vita” così piegò l’arco sul ginocchio
e colpì il corvo.
Poi bardò i suoi 12 puledri
e portò il corvo sul pavimento della stalla
salò la carne e la mise in botti e casse
e tenne la lingua per il suo pasto di Natale
fece 12 paia di scarpe dalla pelle
e il miglior paio di queste le diede alla madre
del becco fece una barchetta (1)
così la gente poteva vogare avanti e indietro
fece 12 paia di corde dall’intestino
e gli artigli li trasformò in un forcone
fece con gli occhi i vetri per le finestre
e il collo lo mise sulla cima della chiesa come ornamento
usò la bocca per macinare il grano
e dalle orecchie fece un corno
il cuore lo mise su un amo da pesca
e avreste dovuto vedere i pesci che prendeva!
Ma colui che non riesce a fare un così buon uso di un corvo
non merita di catturarne uno

NOTE
1) kyrkjebåt è una barchetta con 4-6 remi che poteva ospitare una piccola comunità o famiglia negli spostamenti a scopi rituali

CORVI BRITANNICI

Che i corvi siano animali domestici è ampiamente dimostrato dal loro stanziamento presso la Torre di Londra.
La presenza di questi corvi è tradizionalmente ritenuta una protezione della Corona britannica e della Torre stessa; una superstizione legherebbe il destino dei corvi a quello della corona britannica: “se i corvi della Torre di Londra moriranno o voleranno via, la Corona cadrà e con essa la Gran Bretagna” (tratto da wikipedia)

Tra le filastrocche per bambini dal titolo One for Sorrow c’è quella che insegna a contare con 10 gazze ma anche 10 corvi :
One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret,
Never to be told.
Eight for a wish,
Nine for a kiss,
Ten for a bird,
You must not miss.

e ancora tra le nursery rhymes della tradizione scozzese la filastrocca sui tre corvi appollaiati sul muretto (qui) ovvero ciò che resta della ballata medievale sui corvi (Child ballad # 26) e il cadavere di un cavaliere  (qui)

Concludo con una canzoncina in stile “Reinassance Rock” scritta da Candice Night: Three black Crows in Ghost of a Rose 2003


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by
Laughing at humanity and its pretense
Wondering where next to fly…
CHORUS
And they cackled in joy and dove through the air/ Like the winds of a hurricaine
And they spread their wings as if to declare “Onward , let freedom ring!”


3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by


3 black crows are sitting in a tree
Looking down on mankind
Loving how it feels to be so free
Leaving us far behind…


3 black crows are sitting in a tree
Watching the world pass them by
tradotto da Cattia Salto
3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo. Ridevano dell’umanità e delle sue pretese, interrogandosi sul prossimo volo
Coro:  Gracchiavano felici e vorticavano nell’aria come i venti di un uragano.
Un frullo d’ali come per dichiarare
“Avanti, che risuoni la libertà!”


3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato per guardare passare il mondo


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
guardano giù, verso il genere umano.
Amano come ci si sente ad essere liberi
ci lasciano a terra…


3 corvi neri sono appollaiati sull’albero
a guardare passare il mondo

FONTI
https://renucioboscolo.com/2015/09/10/droni-e-corvi-gli-uccelli-e-popoli-corvi-quali-sinistri-e-presagi/
https://www.cibocanigatti.it/uccelli/rapaci-e-altri-uccelli/corvo.asp
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-corvo/
http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcorvo.html
http://afterlifeworld.altervista.org/simbologia-e-significato-il-corvo/
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Morrigan.htm
https://angloamericanstudio.wordpress.com/2013/06/12/i-corvi-della-torre-di-londra/