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From the Ends of the Earth by Dougie MacLean

L’album  “From the Ends of the Earth” di Dougie MacLean distribuito nel 2001, contiene 12 tracce live dal “The Celtic Connections Festival”( Glasgow 1998 ) -tracce da 1 a 6 e dal “The Port Fairy Folk Festival” (Australia 2000) tracce da 7 a 12: solo con la sua voce e chitarra ( a cui aggiunge l’armonica a bocca nella traccia 8 ) proprio come i cantanti folk degli anni 60/70, lo sentiamo nella sua “scottishness” interagire con il pubblico da abile performer riuscendo anche a farlo cantare con lui!

Il titolo “From the Ends of the Earth” in italiano “Dalla Fine della Terra” è un riferimento esplicito alla Scozia.

Ci troviamo Green Grow the Rashes (traccia 6), Ready for the Storm (traccia 7) e Caledonia (traccia 11) già recensite nel Blog Terre Celtiche, la popolarissima “This love will carry” e qui aggiungo “Talking with my Father”(traccia 9)
La segnalazione arriva da Roberto Caselli che mi scrive dalla pagina Terre celtiche su FB: ” Per me un vero Bardo. Sono contento che qualcuno parli di Dougie perché è un vero e puro musicista legato alla storia e alle sue radici” e ci allega la versione in studio.

La canzone viene infatti pubblicata nell’album “Who am I” del 2001 questa volta con l’arrangiamento musicale, si sentono fraseggi di violoncello (Kevin McCrae), un lieve accenno di cornamusa (Graham Mulholland)  sul riff delle chitarre e una base di percussioni soft/ tastiere in cui ci ha messo lo zampino Jamie MacLean (il figlio di Dougie)


I
I’m talking with my father,
he’s talking with his son
And I don’t need to look any further
for the one I have become
He says listen to that curlew (1)
that’s a sound I love to hear
It’s a strange reflection (2) that we look through
oh that finally finds us here
CHORUS
In this place where life’s heart thunders
In this place where time holds still
In this place of harmony and wonder
And values not of gold fulfill
II
I’m walking with my father,
across these gentle Perthshire hills
It’s timeless mysteries that we gather
that make the memories that we fill
He says don’t fix what is not broke,
no need to find what’s not been lost
It’s a heavy gate we have to open
an endless field we have to cross
III
There will always be the brave one
there’ll be the one who turns away
With all too many things left undone
oh and so much left to say
I’m talking with my father,
he’s talking with his son
I don’t need to look any further
for the one I have become
tradotto da Cattia Salto
I
Parlo com mio padre
e lui parla con suo figlio
e non ho bisogno di andare oltre per (vedere) quello che sono diventato
dice “Ascolta il chiurlo
è quello il suono che amo sentire”
E’ uno strano riflesso che sbirciamo
oh che finalmente ci trova qui
CORO
In questo posto dove il cuore della vita rimbomba
in questo posto dove il tempo ancora ci appartiene
in questo posto di armonia e meraviglia
e di valori non veniali che appagano
II
Cammino con mio padre
per le dolci colline del Perthshire
sono i misteri eterni che cogliamo
che fanno i ricordi che ci riempiono
Dice “Non aggiustare quello che non è rotto, non c’è bisogno di trovare quello che non si è perso.
E’ un cancello pesante che dobbiamo aprire, un campo senza fine che dobbiamo attraversare.”
III
“Ci sarà sempre il coraggioso
e ci sarà sempre quello che si allontana
con tutte le troppe cose lasciare da fare
e oh così tante cose lasciate da dire”
Parlo con mio padre
e lui parla con suo figlio
e non ho bisogno di andare oltre per (vedere) quello che sono diventato

NOTE
1) Tradisce la sua presenza con un fischio liquido molto sonoro, udibile a oltre un chilometro di distanza (una sorta di “cur-li”, da cui il nome onomatopeico). Il canto è molto vario e melodioso, descrivibile come una ripetuta frequenza di frasi gorgogliate (un crescente “curlì”) con note flautate e trilli, che accelerano in crescendo. (tratto da qui)
2)  reflection traduce il termine riflesso come un’immagine riflessa nello specchio, sono padre e figlio che si rispecchiano uno nell’altro

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=85137

READY FOR THE STORM

La prima registrazione della canzone risale al 1982, Dougie MacLean la scrive per il suo primo album da solista con la sua etichetta discografica, la Dunkeld record, appena fondata. L’album s’intitola “Craigie Dhu” in omaggio al cottage in cui vive con la moglie australiana agli inizi del loro trasferimento nel piccolo borgo di Butterstone, vicino a Dunkeld nel Perthshire. In copertina il dipinto del cottage realizzato da Jennifer.

Il nome mi richiama in mente il cerchio di pietra di Craigh na Dun ambientato nel romanzo storico “Outlander” di Diana Gabaldon nei pressi di Inverness: la traduzione dal gaelico è “collina (tumulo) su cui è costruito un cerchio di pietre”, essendo dun=tumulo e Craig, Craigie =roccia.

“Ready for the Storm” non è un brano tradizionale ma arriva con immediatezza allo spirito della gente e come spesso accade alle canzoni popolari si presta a molteplici letture; anche questo brano viene registrato da molti altri artisti della scena celtica e anche dai musicisti cristiani (a partire da Rich Mullins), sicuramente nel prossimo secolo scaduti i diritti d’autore sarà considerato a tutti gli effetti un traditional scozzese, se questa parola avrà ancora un significato.

Come dicevo moltissime le versioni e gli interpreti (molte le versioni al femminile tanto per citare Celtic Woman, Aoife Ni Fhearraigh) che hanno riprodotto il brano, ma la versione nel mio cuore è quella interpretata dall’angelica voce di Mary Dillon quando era nel gruppo irlandese dei Dèanta


I
The waves crash in and the tide tide pulls out
It’s an angry sea but there is no doubt
That the lighthouse will keep shining out
To warn the lonely sailor
And the lightning strikes and the wind cuts cold
Through the sailor’s bones to the sailor’s soul
Till there’s nothing left that he can hold
Except the rolling ocean
CHORUS
But I am ready for the storm, yes sir ready
I am ready for the storm, I’m ready for the storm
II
Oh give me mercy for my dreams (1)
Cause every confrontation (2)
Seems to tell me what it really means
To be this lonely sailor
But when the sky begins to clear
And the sun it melts away my fear
I’ll cry a silent weary tear
For those that need to love me (3)
III
Distance it is no real friend
And time will take its time
And you will find that in the end
It brings you me, the lonely sailor
And when you take me by your side
You love me warm, you love me
And I should have realized
I had no reason to be frightened
tradotto da Cattia Salto
I
Le onde si infrangono e la marea si ritira
è un mare infuriato, ma non c’è dubbio
che il faro continuerà con le segnalazioni,
per allertare il marinaio solitario.
E il fulmine colpisce e il vento penetra freddo
nelle ossa del marinaio, fin nell’anima del marinaio, finchè non c’è più niente che possa sopportare tranne l’oceano in tempesta
CORO
Eppure io sono pronto per la tempesta sìssignore, pronto, sono pronto per la tempesta , sono pronto per la tempesta
II
Oh, dona la benedizione ai miei sogni
perchè ogni conflitto, sembra dirmi che cosa significhi davvero essere questo marinaio solitario.
Ma quando il cielo comincia a schiarirsi
e il sole discioglie la mia paura
piangerò una lacrima silenziosa e stanca per quelle che mi amano.
III
La distanza non è un vero amico
e il tempo richiede tempo
e si scopre che alla fine
ti porta a me, il marinaio solitario.
E quando mi prendi accanto
per amarmi e riscaldarmi e amarmi
avrei dovuto capire
che non avevo motivo di essere spaventato.

NOTE
1) l’invocazione è chiaramente rivolta a Dio
2) disputa, lotta ma anche ostilità, litigio
3) letteralmente “hanno bisogno d’amarmi”

Farewell To Craigie Dhu

Al cottage Dougie dedica ancora uno strumentale per violino pubblicato nell’album “Fiddle” del 1984, la famigliola si trasferisce nella ex-scuola del villaggio (dove Dougie aveva studiato da piccolo) e che diventerà il punto fermo della loro vita.
Così ricorda “When we bought the school in the 1980s, I was one of the first people in Scotland to set up my own independent record and publishing company. At that time, most musicians were encouraged to go to London or New York and I was determined to stay in this area. So my wife Jenny and I set up our own company, with a recording studio in the school building. We live in the former teachers’ house: an old, stone building. (tratto da qui)

ASCOLTA su Spotify la versione dei Radigun (qui)

ASCOLTA due melodie questa volta tradizionali  “Dunatholl” e “The Doo’s Nest”

FONTI
https://scotlandcorrespondent.com/celebrity/caledonia-heart-and-soul/
http://www.heraldscotland.com/news/11928750.Jennifer_gives_the_family_album_a_new_meaning/
http://www.heraldscotland.com/news/13411756.My_favourite_room__Musician_Dougie_MacLean_on_the_sitting_dining_room_of_the_old_Perthshire_school_house_where_he_lives_and_works/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=152726
https://thesession.org/tunes/13304
http://www.folktunefinder.com/tunes/32642

THE GAEL BY DOUGIE MCLEAN

LA GENESI DI THE GAEL

Nel 1990 Dougie McLean pubblica “The Search” una serie di brani strumentali commissionatigli qualche anno prima per la mostra sul mostro di Loch Ness dal Museo di Drumnadrochit. Dougie immagina di rivedere un clan celtico vivere sulle rive del Lago  che crede fermamente nell’esistenza dei kelpie.
Così leggiamo in un intervista “I wrote several songs for “The Search,” the CD that contains “The Gael” and other songs about Loch Ness, including a song about the vigils on the loch in the 1960s. At the time I got right into the whole Loch Ness monster thing. I’m fascinated by man’s search for myth, and I was inspired by thinking of the Gaels back in ancient times, waiting for the monster to appear.” (tratto da qui)

Luc Hermans © (tratta da qui)

ASCOLTA Dougie MacLean in The Search, 1990. Il Cd è da collezionare.

Inserito nel film “L’ultimo dei Moicani” del regista  Michael Mann da Trevor Johns con il titolo di “Promentory”  la melodia fa il giro del mondo! Ancora Dougie ricorda “The movie—they were looking for a contemporary Scottish piece with atmosphere to suit the movie, and they had listened to a lot of dance tunes and that. “The Gael” is an ominous sort of piece, with ominous chords, dramatic. Michael Mann (the director) tuned into the emotional feeling of the song, and he must have felt the mood I had felt when I had written it. If it comes from the right place, the music encapsulates a feeling—Michael Mann tapped into that, with the tragedy of this story of the early Native Americans and so on. You have to get into that place for the emotions, the mood, to work in a song..”  (tratto da qui)

ASCOLTA la versione nel film “Last of the Mohicans” (1992) è il secondo tema musicale ricorrente in tutto il film.

Siccome la musica del film ha ottenuto un bel po’ di riconoscimenti e premiazioni facendo balzare alle cronache la paternità di Dougie McLean come autore della musica, qualcuno è andato ad indagare da quale fonte fosse mai scaturito un tale capolavoro!!

Il film tra parentesi è stato girato in buona parte sui Monti Blue Ridge. Altre info sulla guerra franco-indiana in Nord-America qui)

IL TEMA MUSICALE LA FOLLIA

Dal punto di vista musicale la melodia è un reel lento, ma il tema è definito dai musicologi  follia (o folia): una progressione con un tema semplice e ben distinto sul quale l’esecutore abbellisce le sue variazioni e improvvisazioni. Si ritiene abbia origine portoghese e le sue tracce si perdono nel Rinascimento spagnolo anche se la melodia più primitiva e antica affonda nel Medioevo (danza rurale).

La melodia è costruita su un tempo ternario ed è divisa in due parti di quattro battute ciascuna. Molti autori, ispirandosi a questo tema, hanno utilizzato lo schema musicale della Folia già noto in tutta la penisola iberica nei primi decenni del XVI secolo. Una linea di basso ripetuto sulla quale potevano essere costruiti vari contrappunti standard, mentre l’esecutore era libero di improvvisare serie di variazioni, le diferencias. Una tecnica compositiva che ha trasformato la Folia in un genere affine alla passacaglia e alla ciaccona. (tratto da qui)

folia
tema de la follia

Anche se la Follia è in 3/4 mentre The Gael in 4/4 la variazioni ritmiche della follia sono anche in 4/4, e il carattere ripetitivo della melodia è identico. Ma a me più che agli sviluppi del tema nella musica colta del Barocco (che potete leggere e ascoltare qui e qui) interessano le connessioni con la musica tradizionale scozzese ed ecco trovato
Cumh Easpuic Earra-ghaeidheal, (in inglese Lament for the Bishop of Argyll) anonimo XVI o XVII secolo
Jack Campin wrote about this tune: This tune is from the Macfarlan Manuscript of Scottish fiddle and flute tunes (National Library of Scotland MS.2084/5), compiled by David Young in Scotland around 1740 for the antiquarian Walter Macfarlan (book III #34 p20). It’s obviously much older, but there is no earlier source for it. The structure is like a piobaireachd (bagpipe variation set) but the range is too wide for the pipes. Some people think it was originally for the harp. The tune might just possibly be indigenous Gaelic, but the basic rhythm is so Folia-like that a foreign influence seems more likely. (tratto da qui)

ASCOLTA Luce Brera / Extrait de l’album Scotland’s Fiddle Piobaireach

Sempre sul tema de La Follia i Jordi Savall Hespèrion XXI ci regalano 10 brani dal Rinascimento ( e da Rodrigo Martinez musico di Corte in Portogallo che ci lascia testimonianza della prima trascrizione della Follia) attraverso il Barocco fino a Vangelis

ASCOLTA Faronell’s Division on a Ground ~ La Folia | John Playford

FONTI
http://www.mohicanpress.com/mo11103.html
http://associazionecamoes.blogspot.it/2011/04/la-follia-un-antico-tema-musicale.html
http://www.baroque.it/arte-barocca/musica-barocca/il-tema-de-la-folia-un-armonia-lunga-cinque-secoli.html
http://www.folias.nl/htmlsimilar.html

Tannahill Weavers, la tradizione che vive

Una band tra le più longeve della scena folk targata Scozia che ha portato la musica tradizionale scozzese in tutto il mondo.
I Tannahill Weavers nascono a Paisley nel 1966 e con il nome “I Tessitori di Tannahill” omaggiano il suo poeta-tessitore più illustre  Robert Tannahill; un nome così lungo viene inevitabilmente storpiato e accorciato e i fans li chiamano affettuosamente “the Tannies”.

(da sinistra: Phil Smillie, Roy Gullane, John Martin, Lorne MacDougall)

Nella line up degli esordi mancano per la verità i componenti che saranno lo zoccolo duro del gruppo, ma arrivano giusto qualche anno dopo la fondazione: Roy Gullane frontman del gruppo (1969) e il giovanissimo flautista-bodranista Phil Smillie (1968) -già rodie della band.
Il primo album del 1976 “Are Ye Sleeping Maggie” li vede oramai usciti dai circuiti amatoriali e in concerto sul Continente in particolare la Germania. Ci troviamo il violino e la chitarra (mandolino e banjo) di Dougie MacLean che era stato reclutato qualche anno prima al Kinross Festival (e che si trovò a sostituire per qualche tempo Mike Ward, rimpiazzati poi nel 1989 da John Martin -già ex-Ossian) . Così racconta la storia Dougie “I was just kind of standing at the side of the road. I had a nice wee job as a gardener up in Aberdeen and had a nice wee flat, and we were just going round the festivals, and we went to Kinross. But I remember standing on the pavement and the white Tannahill van just pulling up in front and basically Roy just got out the van and said, “Dougie, d’you want to join a band, we’re going to Germany in three days’ time,” or something like that. So I said, “well can I have five minutes to think about that!” So I went back to the campsite to the tent where I was staying with all my friends from Aberdeen and I said, “Roy Gullane’s just asked me to join his band, and they’re going to Germany in three days, what do you think I should do?” And they’re all saying, “go for it!” And actually, if I hadn’t made that decision my life would have been completely different.” (tratto da qui)

LA GREAT HIGHLAND BAGPIPE

(1978 dal basso a sinistra: Roy Gullane e Alan MacLeod, dall’alto a sinistra Phil Smillie, Mike Ward, Hudson Swan

La cornamusa entra nell’inconfondibile sound del gruppo con il pipaiolo Alan MacLeod (i pipaioli cambiano quasi ad ogni stagione, ma sono un punto fermo che contraddistinguerà la sonorità dei Tannies, una delle prime band trad scozzesi ad aver incorporato il suono della Great Highland Bagpipe con gli altri strumenti folk, oggi supportato da un giovanissimo ma prodigioso Lorne MacDougall) e il secondo album “The Old Woman’s Dance” (1978) è un’esplosione di vitalità ed energia, speziata da molto humor.

(1987 da sinistra: Stuart Morison, Iain MacInnes, Phil Smillie, Ross Kennedy, Roy Gullane)

Il gruppo tuttavia sembra un po’ arrancare negli anni 80, e si guadagna la nomea di scapestrati bevitori (ecco una simpatica cronaca del loro concerto in quel di Santa Croce- Firenze del 1982 scritta da Riccardo Venturi continua), botte di vita della gioventù, lasciate alle spalle negli anni 90.
Con “Capernaum” uscito nel 1994 pubblicato  dall’etichetta discografica Green Linnet Records si aggiudicano un Indie Award come migliore album di musica celtica dell’anno. Accanto a Roy e Phil  suonano il già citato John Martin (violino, viola, violoncello), Les Wilson (bouzouki e tastiere) e Kenny Forsyth con l’highlands bagpipes, la scottish small pipes e i whistles.
Ancora un cambio di formazione con l’uscita del Cd “Leaving St. Kilda” è la volta del pipaiolo Duncan J. Nicholson.
I “Tessitori” si  sono esibiti molte volte in Italia ospiti dei principali festival celtici in primis Trigallia (spesso presenti nelle compilation della rivista Celtica delle Edizioni 3ntini&C): nel 2000 esce il loro cd “Alchemy” (con copertina di Luca Tarlazzi) e ancora un cd nel 2003 “Arnish Light” sempre con la copertina di Luca Tarlazzi e con un nuovo pipaiolo Colin Melville.
L’ultimo cd (per ora) è “Live and In Session” registrato principalmente durante l’US Tour del 2005 (metà sono live e metà tracce studio): la prima traccia è un set strumentale live “THE GEESE IN THE BOG/THE JIG OF SLURS” già inciso nel Cd “The Tannahill Weavers” (1979) che è rimasto nel tempo la loro firma anche se le melodie non sono dei tradizionali scozzesi bensì due jigs irlandesi!

ASCOLTA la travolgente accoppiata di Atholl Highlander con la canzone giacobita Johnnie Cope.

Nel loro repertorio non mancano drinking songs, ballate, canzoni nostalgiche e malinconiche slow air, ripetuti omaggi ai due poeti Robert Burns e Robert Tannahill: un genuino (istintivo, immediato) spirito scozzese.
Nel blog ho spesso inserito le loro versioni dei brani tradizionali scozzesi seguite il tag Tannahill Weavers

FONTI
http://www.theballadeers.com/scots/tw_01.htm
http://www.tannahillweavers.com/biography.htm
http://www.tannahillweavers.com/records.htm
https://tannahillweavers.bandcamp.com/

CALEDONIA PER PERDERSI E RITROVARSI

Il brano “Caledonia” sembra un brano tradizionale scozzese e invece è stato scritto da Dougie McLean lui si scozzese,  nel lontano 1977 appena ventenne, mentre si trovava in Bretagna.
Sembra il solito canto d’amore verso una donna da cui ci si è separati per fare un viaggio (per fare esperienze e crescere, per il gusto dell’avventura) e una sera viene la malinconia per la distanza…
E invece Caledonia è una terra, la Scozia!

rhum-isle
Sembra ad alcuni un brano che richiami venti d’indipendenza, ma è solo uno tra i brani più amati dal popolo scozzese. Ci sono voluti quasi dodici anni prima che cominciasse a entrare in testa alla gente, grazie alla pubblicità per il Birrificio “Tennent Caledonian” di Glasgow (e allo zampino di  Frankie Miller); Caledonia è stata registrata dai maggiori artisti della scena del folk rock celtico, oltre che messa in scaletta da ogni band che si esibisca in un pub in Scozia!
Diventata anche una cover di Paolo Nutini nel 2006 (tanto per citare un esempio) è finita nei cervelli di tanti giovani fanciulli sparsi un po’ per  tutto il mondo.

Caledonia, un Farewell in cui perdersi e anche un po’ ritrovarsi.

ASCOLTA Dougie McLean & Alan Roberts in “Caledonia” 1978 (tra i vari filmati su youTube ho scelto quello di jojoab10 con tanto di Gerard Butler inframezzato tra le foto da copertina della Scozia tanto per rifarsi gli occhi)

I
I don’t know if you can see
The changes that have come over me (1)
In these last few days I’ve been afraid
That I might drift away (2)
So I’ve been telling old stories, singing songs
That make me think about where I came from
And that’s the reason why I seem
So far away today
CHORUS
Oh, but let me tell you that I love you
That I think about you all the time
Caledonia you’re calling me
And now I’m going home
If I should become a stranger
You know that it would make me more than sad (3)
Caledonia’s been everything
I’ve ever had (4)
II
I have moved and I’ve kept on moving
Proved the points that I needed proving
Lost the friends that I needed losing
Found others on the way(5)
I have kissed the ladies and left them crying(6)
Stolen dreams yes there’s no denying
I have travelled far with conscience flying
Somewhere with the wind
III(7)
Now I’m sitting here before the fire
The empty room, the forest choir
The flames that could not get any higher
They’ve withered now they’ve gone
But I’m steady thinking my way is clear (8)
And I know what I will do tomorrow(9)
When the hands are shaken and the kisses flow
Then I will disappear
tradotto da Cattia Salto*
I
Non so se si vede
quanto mi abbiano cambiato
questa manciata di giorni in cui ho avuto paura di perdermi.
Così ho raccontato vecchie storie, cantato canzoni
che mi fanno pensare da dove vengo,
ed ecco perché sembro
così distante oggi
CORO
Fatti dire che ti amo,
che ti penso tutto il tempo
Caledonia, tu mi chiami
e ora tornerò a casa.
Ma se dovessi diventare un estraneo (per te) devi sapere che ciò mi renderebbe ancora più triste,
Caledonia sei stata (per me) tutto quello
di cui avevo bisogno.
II
Me ne sono andato e ho continuato a spostarmi,
ho risolto le questioni che avevo bisogno di risolvere,
perso gli amici che avevo bisogno di perdere
e trovati altri sulla via,
ho baciato le ragazze e le ho lasciate piangendo;
sogni rubati, si, non lo nego,
ho viaggiato lontano con la coscienza che volava,
da qualche parte con il vento
III
Adesso che sono seduto qui davanti al fuoco, la stanza vuota, le voci della foresta, le fiamme  non salgono più verso l’alto, si sono smorzate e spente.
Ma sono convinto che la porta sia aperta
e so che cosa farò domani
quando si stringeranno le mani, e pioveranno baci,
poi sparirò

NOTE
* nella traduzione ho voluto mantenere l’ambiguità sul nome Caledonia, donna/terra amata
1) letteralmente “i cambiamenti che mi hanno raggiunto”
2) la parola drift racchiude il senso di lasciarsi andare nella corrente, lasciarsi trascinare e con away assume significato di disperdersi, perdere il contatto con la realtà e con le persone, qui il senso è aver paura di perdere le proprie radici
3) “più che triste”: l’autore dichiara di sentirsi non solo triste o malinconico ma di provare un sentimento struggente (il parallelismo va al termine “blue” il miscuglio di tristezza e malinconia) una nostalgia, lo abbiamo già visto nel “richiamo del mare” (sea longing) qui è la struggente nostalgia della terra
4) letteralmente “la Caledonia è stata tutto ciò che ho mai avuto” e questo è un forte senso di appartenenza, di identificazione con/nella terra d’origine (o del cuore)
5) Alan Roberts suonatore di chitarra e banjo, con cui incide un paio di album (Caledonia e Plant Life) lascia la carriera di musicista nel 1980 e ritorna in Scozia nel Perthshire. E’morto all’età di 54 anni a Glasgow
6) nelle variazioni diventa “I have tried and kept on trying” (e ho cercato e continuato a cercare)
7) la strofa si riferisce al momento contingente in cui Dougie ha scritto la canzone come ebbe a spiegare lui stesso “I was in my early 20s and had been busking around with some Irish guys. I was genuinely homesick. I’d always lived in Perthshire. I played it to the guys when I got back to the youth hostel where we were staying and that was the final straw – we all went home the next day.”  (tratto da qui) descrive l’ultima sera prima del rientro in Scozia ma si presta ad essere intesa come una metafora della vita
8) letteralmente “la via sia sgombera, pulita”, ma mi piace di più la metafora della porta aperta
9) In una recente intervista alla domanda “Progetti per il futuro” Dougie McLean risponde ““I spent time in Northern Australia and the indigenous people there don’t have a word for the future. They think it’s arrogant to presume we’ll be around tomorrow and I kind of agree.“ Let’s just say I like to live in the present.” (tratto da qui)

LEIS AN LURGAINN (WITH THE LURGAINN)

Una canzone popolare nelle Highlands scozzesi viene dall’isola di Mingulay (Ebridi) ed originariamente era scritta in gaelico scozzese. Secondo la leggenda fu il capitano MacInnes  di ritorno dall’Irlanda sulla sua nave “The Lurgainn” (in inglese “Pretty Girl”) a dover affrontare una terribile tempesta.

the-shipwreck

ASCOLTA Maggie Macinnes

ASCOLTA Rankin Family. Così riportano nelle note “Written by a MacInnes from Fort William after returning home safely from a stormy voyage to Ireland on his ship, The Lurgainn”

ORIGINALE IN GAELICO SCOZZESE
Sèist (1)
Leis an Lurgainn o hi
leis an Lurgainn o ho
Beul an anmoich o hi
S’fheudar falbh le cuid sheol
I
A’ Cuan Eirinn, O hi
Muir ag eirigh, Ho ro
S cha bu leir dhuinn, O hi
Ni fon ghrein ach nan fheol.
II
Seachad Ile, O hi
Beul na h- oichdhe, Ho ro
Las sinn coinnlean, O hi
‘S chuir sinn combaist air doigh
III
Seachad Aros, O hi
Bha i gabh, Ho ro
N’ fhairge laidir, O hi
Suas gu barr a chruinn sgoid
IV
’S thuirt a sgiobar, O hi
Ri chuid ghillean, Ho ro
Glachd thu misneach, O hi
’S cuir thu riof na cuid seol (4)


chorus:
With the Lurgainn o hi
With the Lurgainn o ho
At nightfall o hi
We must go off with the sail up
I
The Irish sea, O hi
the sea rising, Ho ro
we couldn’t see, O hi
anything under the sun but the clouds
II
Passing Islay, O hi
At the start of the night, Ho ro
We lit candles, O hi
And got the compass in order(2)
III
Passing Aros, O hi
The weather was wild(3), Ho ro
The strong sea, O hi
Reaching up to the topmost sail
IV
The skipper said, O hi
to his boys, Ho ro
Take courage, O hi
And tie the sails
tradotto da Cattia Salto
Coro
Con il Lurgainn
Con il Lurgainn
al cadere della notte
dobbiamo andare con le vele alzate
II
Il mare d’Irlanda
sorge la marea
non abbiamo visto
altro che nubi durante il giorno
II
Passando Islay
all’inizio della notte
abbiamo acceso i lumi
e ci siamo regolati con la bussola
III
Passando Aros
il tempo era scatenato
il mare forte
raggiungeva le vele più alte
IV
Il capitano disse
alla sua ciurma
“Fatevi coraggio
e ingabbiate le vele”

NOTE
1) Maggie Macinnes dice:
Leis a Lurgainn O hi
Leis a chalpa gun fheòl
Am beul an anamich O hi
S ‘eudar falbh leis na seoid
2) set our compass
3) It was hazardous
4) in altere versioni
“Glacaibh misneachd o hì
‘S dèanamh dìchioll a sheòid”
“Have confidence
and do your best”

La canzone prosegue con ulteriori strofe ad esempio in Tickettyboo ~ Mairi MacInnes

Suas a h-aodach o hì
Ri croinn chaola o hò
Snàmh cho aotrom o hì
Ris an fhaoilinn air lòn
Fhuair sinn fosgladh o hì
Ma ceann toisich o hò
Fear ga taomadh o hì
‘S gillean coltach air bòrd
Up with the sails
On their slender masts
swimming as lightly
as the gull on the pond
We sprang a leak
In the front of the bow
One man bailing her out
And lads like him on deck

La canzone rispunta ancora in gaelico scozzese con il titolo di “Leis a’ Mhaighdinn”  (With the Maiden) a Cape Breton (Nuova Scozia) (testo qui)

LA VERSIONE INGLESE

Una versione con il testo in inglese che traduce in rima la versione in gaelico è stata registrata da Dougie MacLean, Alan Roberts and Alex Campbell. (C.R.M.)

ASCOLTA Dougie McLean (da ascoltare qui) 1979

I giovani gruppi di origini scozzesi e non, affascinati dalla lotta tra capitano e mare in tempesta si sono impadroniti della canzone facendone una versione rock. L’arrangiamento segue la scia di un certo rock scozzese in salsa barbara che va per la maggiore nelle feste celtiche, con tanto di svolazzo di kilt, petti villosi o pettorali in bella vista, bicipiti forzuti e polsi fasciati da polsiere in cuoio, berretti scozzesi e altro armamentario preso in prestito dal medieval re-enactment.
Dal punto di vista dell’organico i gruppi puntano sul mix basso-chitarra elettrica-batteria accostato a organetto, violino, cornamuse e svariati strumenti della tradizione popolare lasciati nelle loro sonorità acustiche o potenziati da effetti elettronici.

ASCOLTA The Pints

ASCOLTA Cromdale


I
On the ocean o´he
Waves in motion o´ho
Not but clouds could we see
O´er the blue sea below
Chorus
Leis a Lurrighan o´he
Leis a Lurrighan o´ho
In the grey dark of evening
O´er the waves let us go
II
Islay loomin´ o´he
In the gloamin´ o´ho
Our ship´s compass set we
And our lights we did show
III
Aros passing o´he
Was harrassing o´ho
The proud billows to see
High as masthead to flow
IV
Captain hollers o´he
To his fellows o´ho
Those that courage would flee
Let him go down below
V
In the tempest o´he
Waves were crashing o´ho
And the cry of the sea
As the cold winds did blow
VI
Captain hollers o´he
To his fellows o´ho
Those that won´t stay with me
Let them go down below
tradotto da Cattia Salto
I
Sull’oceano
le onde agitate, solo nuvole possiamo vedere sul mare blu
Chorus
Leis a Lurrighan o´he
Leis a Lurrighan o´ho
nel buio della sera
sulle onde andiamo
II
Islay si avvicina
nella luce del crepuscolo
seguiamo la bussola
e le nostre luci
III
Superata Aros
fu un tormento
vedere le fiere onde
riversarsi alte come l’albero maestro
IV
Il capitano urla
ai compagni
“Coloro ai quali il coraggio venisse meno
che vadano sottocoperta”
V
Nella tempesta
le onde si schiantavano
e il lamento del mare
come i venti freddi soffiava
VI
Il capitano urla
ai compagni
“Coloro che non vogliono stare con me
che vadano sottocoperta”

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=91311
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=85175
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic18443.html
http://www.celticlyricscorner.net/macinnes/leis.htm
http://www.omniglot.com/songs/gaelic/leisanlurgainn.php
http://www.maggiemacinnes.com/lyrics/afagail06.html

THE TROOPER AND THE MAID

Child ballad #299

soldierLa ballata risale quantomeno al 1600 e ha come tema l’incontro di una notte tra un soldato e una fanciulla prima che lui parta per la guerra. Lei immancabilmente resta incinta e a volte decide di seguirlo, anche se poi deve lasciarlo quando la gravidanza è troppo inoltrata. Lui risponde evasivamente ad ogni speranza di matrimonio e di ritorno..
La versione fa il paio con As I roved out

Steve Roud commenta nelle note all’antologia “Good People, Take Warning“, 2012 “Often called The Trooper and the Maid, this song was collected frequently in Scotland and North America, but less often in England. Child prints the three earliest Scottish texts, dating from the 1820s onwards, and Bronson presents 27 tunes. The story is pretty much the same across all versions, although the ending is sometimes different. The young lady in Harry List’s song seems quite happy with the proceedings, but in most other versions she asks the trooper when they are to be married, only to be answered with traditional put-offs such as “When cockle shells grow silver bells”, or “When apple-trees grow in the sea”. At least in the version from Newcastle in the 1840s (John Bell collection), the soldier’s reply is a more kindly “When the king cries peace and the wars do cease”.

THE TROOPER AND THE MAID

Pur nella varietà delle versioni testuali la melodia resta sempre la stessa

ASCOLTA Alex Campbell, Dougie MacLean, Alan Roberts in “CRM” 1979

Tannahill Weavers in “The Tannahill Weavers” 1997 che fanno una versione “ridotta” e condensata, presa poi come standard dagli artisti successivi (strofe I, III, IV, VI, X, IX, VIII) segue The Sound of Sleat

ASCOLTA The Duhks in Your Daughters & Your Sons 2002

ASCOLTA Old Blind Dogs in Close to the Bone 1993 in versione integrale su Spotify, interessante la versione con le sole voci (voce leader Ian F. Benzie!
ASCOLTA Charlotte Cumberbirch in Assasin’s Creed IV “Black Flag” 2013 in cui il tempo è molto cadenzato dal rullo dei tamburi. Questa versione testuale si discosta da quella presentata pur restando molto simile e inglesizzata

ASCOLTA Stramash in “The Lion Rises” 2013 per la versione folk-rock con le “bagpipes punk”

TESTO IN GREIG-DUNCAN
I
A trooper lad came here last nicht/Wi’ riding he was weary
A trooper lad cam’ here last nicht
When the moon shone bright and clearly
Chorus
Bonnie lassie I’ll lie near ye noo
Bonnie lassie I’ll lie near ye
I’ll gar all yer ribbons reel
In the morning e’er I leave ye
II
She’s ta’en his heich horse by the heid,
An’ she’s led him to the stable,
She’s gi’en him corn an’ hay till ate,
As muckle as he was able.
III
She’s taen the trooper by the han’
And let him tae her chamber
She’s gi’en him breid (cheese) an’ wine to drink,
An’ the wine it was like amber
IV
She’s made her bed baith lang and wide/ And made it like a lady
She’s taen her coatie ower her heid
Saying trooper are ye ready?
V
He’s ta’en aff his big top coat,
Likewise his hat an’ feather ,
An’ he’s ta’en his broadsword fae his side,/An’ noo he’s doon aside her.
VI
They hadnae been but an ‘oor in bed
An ‘oor and half a quarter
Fan the drums cam’ beatin’ up the toon,
An’ ilka beat was faster.
VII
It’s “Up, up, up” an’ oor curnel cries,
It’s “Up, up, up, an’ away,”
It’s “Up, up, up” an’ oor curnel cries,
“For the morn’s oor battle day.”
VIII
She’s taen her coatie ower her heid
And followed him up to Stirling
She grew sae fu’ she couldnae boo
He left her in Dunfermline
IX
“Bonnie lassie I maun leave ye noo
Bonnie lassie I maun leave ye
An’ oh, but it does grieve me sair
That ever I lay sae near ye”
X
It’s “Fan’ll ye come back again,
My ain dear trooper laddie,
Fan’ll ye come back again
An’ be your bairn’s daddy?”
XI
“O haud your tongue, my bonnie lass,
Ne’er let this partin’ grieve ye,
When heather cowes grow ousen bows,/Bonnie lassie, I’ll come an’ see ye.”
XII
Cheese an’ breid for carles an’ dames,
Corn an’ hay for horses,
Cups o’ tea for auld maids,
An’ bonnie lads for lasses.
Tradotto da Cattia Salto
I
Un soldato (1) venne la notte scorsa
di cavalcare era stanco
un soldato venne la notte scorsa
quando la luna splendeva luminosa e bianca.
CORO (2)
“Ora bella fanciulla giacerò con te
bella fanciulla giacerò con te
ti farò volare via i nastri (dai capelli) (3) e al mattino mai ti lascerò”
II
Lei prese il suo grande cavallo per le briglie e lo condusse nella stalla
gli diede grano e fieno da mangiare
tanto quanto ne fosse capace
III
Lei prese il soldato per mano
e lo fece entrare nella sua stanza
gli diede del pane (formaggio) e del vino da bere
e il vino era come ambrosia (4)
IV
Lei fece il letto lungo e stretto (5)
e lo fece come una donna
si mise la cuffia intesta dicendo
“Soldato sei pronto?” (6)
V
Lui si levò la sua bardatura,
e anche il cappello con la piuma
si è levato lo spadone dal fianco
ed era pronto accanto a lei
VI
Non saranno stati che un ora a letto
un ora e un quarto
quando i tamburi vennero rullando in strada
e ogni colpo era più vicino (7)
VII
“Su, su, su” il nostro Curnel gridava
“su, su, su e via”, “Su, su, su” il nostro Curnel gridava “perchè il mattino è il nostro giorno di battaglia”
VIII
Lei si mise il cappello sul capo
e lo seguì fino a Stirling, ma si fece così piena che non ci riuscì più e lui la lasciò a Dunfermline
IX
“Bella fanciulla devo lasciarti adesso, bella fanciulla devo lasciarti
ma mi rammarica tanto di non potere più giacere accanto a te (8)”
X
“Quando tornerai di nuovo
mio caro soldatino
e quando tornerai di nuovo
e farai il padre a tuo figlio?”
XI
“O taci mia bella fanciulla,
non rendermi questa separazione più dolorosa, quando i rametti d’erica diventeranno gioghi di buoi bella fanciulla verrò a trovarti (9)”
XII
Formaggio e pane per i signori
e le signore
grano e fieno per i cavalli,
tazze di tè per le zitelle
e bei fanciulli per le fanciulle

NOTE
1) anche “soldier”
2) nella versione di Greig Duncan i versi sono una delle tante strofe
3) letteralmente make all your ribbons spin/ wheel/ fly about
4) Tannahill Weavers dicono: She’s gied him cheese and wine tae drink And the wine it was like amber (sono tipiche della serie le strofe in cui la ragazza rifocialla cavallo e cavaliere, dando loro da bere e da mangiare vedi anche As I roved out)
5) tipica espressione riguardo al letto rifatto
6) il ruolo di seduttrice spetta alla donna una vera e propria “saucy” girls; alcuni collezionisti di folksong ottocenteschi hanno così ritoccato il testo per far apparire la donna come più passiva
7) Tannahills Weavers dicono: When drums cam’ beatin doon the street And every beat was shorter
8) Tannahills Weaver dicono: And when will you come back again My own dear soldier laddie And when will you come back again And be your bairnies daddy
9)
Tannahills Weavers dicono “When heather bells grow cockle shells* Then I’ll come and see ye” (in italiano quando i fiori d’erica diventeranno conchiglie allora verrò a ritrovarti). Il nostro soldato  in realtà non ha nessuna intenzione di ritornare per sposarsi!!

continua seconda parte

FONTI
http://knaomiconner.wordpress.com/the-trooper-and-the-maid/http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42474 http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=7410&Title=TROOPER%20AND%20THE%20MAID
http://www.8notes.com/scores/6674.asp http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thelightdragoon.html

(Cattia Salto agosto 2014)

I’M A MAN YOU DON’T MEET EVERY DAY

ALTRI TITOLI: Jock Stuart – Jock Stewart

Irlandesi e scozzesi rivendicano la paternità della canzone che alcuni ritengono non sia di tradizione popolare ma risalente ai repertori dei music-halls in voga nell’Ottocento. Il music-hall inglese è il precursore del teatro di varietà trattandosi di un locale in cui la gente del popolino mangiava e beveva seduta al tavolo e assisteva a degli spettacoli che si alternavano sul palco, un misto di numeri comici, circensi e canzoni popolari. Questa forma di intrattenimento ha preso piede tra il 1830 e il 1850 periodo in cui si iniziarono a costruire degli appositi music hall al posto delle “public houses” che già offrivano spettacoli.

La versione diventata standard è quella della traveller scozzese Jeannie Robertson di Aberdeen, che la registrò nel 1960. Sembra sia stata lei ad aggiungere il nome “Jock Stewart” (in riferimento ai suoi nonni) poi nel 1976 un altro artista scozzese Archie Fisher riprese quasi integralmente il testo. Così scrive nelle note di copertina del suo album “The Man with a Rhyme“: An Irish narrative ballad that has been shortened to an Aberdeenshire drinking song. Though I’ve searched the map of Eire in vain for a “River Kildare”, and changed verse three so that the dog doesn’t get shot, the song is essentially still Jeannie Robertson’s version heard many years ago and re-inspired by the singing of her daughter, Lizzie Higgins.

Jock Stewart

Il protagonista invita gli amici a bere con lui: egli è prodigo non sono ad aiutare economicamente chi ha bisogno di un prestito, ma è anche generoso di spirito e riesce a mettere a proprio agio sia il gentiluomo che il vagabondo. E’ una drinking song che si presta come canto dell’addio a fine concerto.

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ASCOLTA Archie Fischer 1976 (I, IIA, IIIA, IV)
ASCOLTA The Tannahill Weavers 1979 (I, IIB, IIIB, IV)

ASCOLTA The Dubliners 1987 (I, IIC, IIA, IIIC, IV)
ASCOLTA Dougie MacLean in The Plant life Years 2009 (I, IIA, IIIA, IIID, IV)
ASCOLTA Rapalje 2010 in una versione live molto maschia e teutonica (strofe I, IV, III, IV)
ASCOLTA Jesse Ferguson live 2011 (strofe I, II, IV, III, IV)
ASCOLTA Ewan McLennan & Tim O’Brien per Transatlantic Session 2013 (I, IIC, IIB, IIIB, IV, I)


I
Now, my name is Jock Stewart,
I’m a canny gaun man,(1)
And a roving young fellow I’ve been.
CHORUS
So be easy and free
When you’re drinkin(2) wi’ me.
I’m a man you don’t meet every day.
tradotto da Cattia Salto
II
Mi chiamo Jock Stewart, e sono ora un uomo prudente(1), ma sono stato da giovane un compagno vagabondo.
RITORNELLO
Mettiti comodo e a tuo agio quando bevi(2) con me, sono un uomo che non si trova tutti i giorni.
IIA
I have acres of land, I have men at command; I have always a shilling to spare(3).
[Ho acri di terra e uomini al mio comando, e ho sempre uno scellino da prestare.]
IIB
And its oft have I sat with both bottle and friend Is there ae man could e’er ask for more?
[E spesso mi sono seduto con una bottiglia e un amico; cosa vorrebbe di più un uomo?]
 IIC
I’m a piper to trade(4), I’m a roving young blade(5), And manys the tunes I can play
[Sono un piper ambulante(4), un giovanotto spericolato(5) e so’ suonare molte melodie]
IIIB
Let us catch well the hours and the minutes that fly Let us share them sae weel while we may(7)
[Afferiamo bene le ore e i minuti e passiamoli in compagnia finchè possiamo(7)]
IIIA
Now, I took out my gun,
With my dog I did shoot(6)
All down by the River Kildare.
[Prendevo la pistola e con il cane andavo a caccia(6) lungo il fiume Kildare]
IIID
I took out my gun
And with my dog i did go(6)
All down by the banks of the Tay
[Prendevo la pistola e con il cane andavo a caccia lungo le rive del Tay]
 IIIC
With my dog and my gun I go out for to shoot(6)
All along the green banks o’ the Spey
[Con il mio cane e la pistola esco per sparare lungo le verdi rive dello Spey]
IV
So, come fill up your glasses
Of brandy and wine(8),
And whatever the price (cost), I will pay.
IV
Così venite a riempire i bicchieri di brandy e vino(8)
e qualunque sia il prezzo lo pagherò

NOTE
1) canny =warily gaun=going; canny gaun man=an easy going or cautious man, who in his younger days wasn’t quite so cautious (but a roving young fellow).
2) Dougie MacLean dice “courting ”
3) Dougie MacLean dice “But my money I foolishly spend”che è quasi la stessa cosa ma con una magnanimità che rasenta lo sperpero
4) questo verso è stato aggiunto da Sheila Stewart nella registrazione del 1999 effettuata da Doc Rowe che così scrive nelle note (And Time goes on: song and stories): Popular on the folk scene, this song was found by the Stewarts in their letterbox when they returned from shopping one day! An anonymous writer simply stated that it was written for [Sheila’s father] Alec, a fine piper and storyteller. Versions are found in Ireland.
5) ) letteralmente “spada, lama itinerante”, si riferisce all’atteggiamento macho degli uomini traveller sempre pronti ad attaccar briga pur di difendere il loro onore
6) il verso controverso (e scusate il bisticcio) è quello in merito all’uccisione del cane: in alcune versioni (ad es. Pogues) si dice proprio che l’uomo esce armato di pistola e con il cane per ucciderlo, ma Archie Fischer le trasforma in modo che i due stiano andando a una battuta di caccia. Ora perchè l’uomo volesse o dovesse uccidere il cane è spiegato dai più come se si trattasse di un atto dovuto perchè il cane era malato e quindi un gesto pietoso per alleviare le sue sofferenze. Così la canzone assume un carattere di “lamento” la celebrazione di un funerale di un caro amico (il cane) con tanto di bevute. Ovviamente questa versione è più vicina al tono comico-sarcastico tipico delle canzoni del music-halls ottocenteschi
6) And we’ll share them together this day
7) whisky and beer

FONTI
http://mainlynorfolk.info/folk/songs/imamanyoudontmeeteveryday.html
http://mysongbook.de/msb/songs/j/jockstew.htmlhttp://mudcat.org/thread.cfm?threadid=35897http://wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/10/meeteveryday.htmhttp://wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/20/meet.htm

SCOTS WHA HAE

(c) Glasgow Museums; Supplied by The Public Catalogue FoundationScots Wha Hae” è una canzone patriottica scozzese, scritta nel 1793 da Robert Burns su di un ipotetico discorso tenuto da Robert Bruce (Robert I re di Scozia dal 1306 al 1329) prima della battaglia di Bannockburn; è stato per anni uno degli inni non ufficiali della Scozia, al pari di “Flower of Scotland” e recentemente ha avuto una ripresa con il risorgere del sentimento indipendentista scozzese.
Oggigiorno è praticamente l’inno dello Scottish National Party.

TUTTI TATTI

Secondo la tradizione la marcia che nel 1314 guidò gli Scozzesi nella battaglia di Bannockburn era ‘Hey Tuttie Taitie’ – secondo i francesi di Château de Blois, il brano venne suonato dalle truppe scozzesi quando Giovanna d’Arco entrò nella città di Orleans il 29 aprile 1429 (conosciuto come ‘Marche des Soldats de Robert Bruce‘).
Il bisticcio di parole significa “everyone toot on your horn” perchè un tempo i soldati erano soliti fare molto strepito prima della battaglia per incutere spavento nel nemico.
Nella lettera di accompagnamento indirizzata a George Thomson nel 1793 Robert Burns scrive “You know that my pretensions to musical taste, are merely a few of Nature’s instincts, untaught and untutored by Art. For this reason, many musical compositions, particularly where much of the merit lies in Counterpoint, however they may transport and ravish the ears of you Connoisseurs, affect my simple lug no otherwise than merely as melodious Din. On the other hand, by way of amends I am delighted with many little melodies which the learned Musician despises as silly and insipid. I do not know whether the old air, ‘Hey tutti tatie’, may rank among its number; but well I know that with Fraser’s Hautboy, it has often filled my eyes with tears. There is a tradition, which I have met with in many places of Scotland, that it was Robert Bruce’s March at the battle of Bannockburn. This thought, in my yesternight’s evening walk warmed me to a pitch of enthusiasm on the theme of Liberty and Independence which I threw into a kind of Scots Ode, fitted to the Air, that one might suppose to be the gallant ROYAL SCOT’S address to his heroic followers on that eventful morning.”

La melodia viene interpretata da Burns come slow air, ma Thomson la volle cambiare e chiese a Burns di modificare il testo di conseguenza. Alla fine però il tempo ha dato ragione alla prima stesura voluta dal poeta.
Il testo non ha bisogno di commenti e riflette lo spirito dei tempi in cui i troni venivano usurpati e riconquistati con le armi in pungo “per ogni nemico che cade, muore un tiranno“, ma anche un monito sulla scia della Rivoluzione francese ai soprusi dell’Ancien Régime.

ASCOLTA Dougie MacLean, credo sia una delle versioni migliori, niente di marziale o roboante, più un lamento, un anelito alla autodeterminazione di un popolo

ASCOLTADick Gaughan, quasi un parlato che non ha bisogno di esserle urlato per arrivare dritto alle coscienze,

ASCOLTAHighlanders of Canada

VERSIONE ROBERT BURNS 1793
I
Scots, wha hae wi’ Wallace bled,
Scots, wham Bruce has aften led,
Welcome to your gory bed (1),
Or to Victorie!
II
Now’s the day, and now’s the hour;
See the front o’ battle lour;
See approach proud Edward’s power(1)-Chains and Slaverie!
III
Wha will be a traitor knave?
Wha can fill a coward’s grave?
Wha sae base as be a Slave?
Let him turn and flee!
IV
Wha, for Scotland’s King and Law,
Freedom’s sword will strongly draw,
Free-man stand, or Free-man fa’,
Let him on wi’ me!
V
By Oppression’s woes and pains!
By your Sons in servile chains!
We will drain our dearest veins,
But they shall be free!
VI
Lay the proud Usurpers(3) low!
Tyrants fall in every foe!
Liberty’s in every blow!-
Let us Do or Die!
TRADUZIONE di Cattia Salto
I
Scozzesi che avete sparso il sangue con Wallace, Scozzesi che Bruce ha spesso guidato, benvenuti al vostro bagno di sangue (1) o alla vittoria!
II
Questo è il giorno, questa è l’ora;
guardate il fronte dello schieramento;
guardate avanzare la potenza dell’arrogante Edoardo (2)- catene e schiavitù!
III
Chi servirà un ribaldo traditore?
Chi occuperà la tomba di un vigliacco? Chi sarà tanto abbietto da essere uno schiavo? Fategli girare i tacchi e fuggire!
IV
Chi per il Re e la Legge di Scozia
brandirà forte la spada della libertà
e da uomo libero starà all’erta o da uomo libero perirà? Fate che mi segua!
V
Fra lacrime di sofferenza ed oppressione
per i vostri figli asserviti dalle catene
prosciugheremo le nostre preziose vene, ma saranno liberi!
VI
Abbattete i fieri usurpatori (3)
per ogni nemico che cade, cade un tiranno!
La libertà in ogni fendente!
O così o la morte.

Traduzione in inglese (qui)
Traduzione in francese (qui)
NOTE
1) letteralmente “letto insanguinato”, ho preferito tradurre con “bagno di sangue” per mantenere il rafforzamento della prima immagine,
2) re Edoardo II che fu sconfitto nella battaglia di Bannockburn (giugno 1314)
3) usurpatore è chiaramente un termine da giacobita, innestato sul tema dell’indipendenza e della sovranità dall’Inghilterra

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/scotswha.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/424.htm
http://www.robertburns.org/encyclopedia/ScotsWhaHae.21.shtl
http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/
secondary/genericcontent_tcm4555675.asp

AULD LANG SYNE: UN TESTO PER DUE MELODIE

A Capodanno il canto più diffuso nelle case scozzesi è Auld Lagn Syne, una canzone cantata in tutto il mondo nelle più svariate occasioni.
La canzone è accompagnata da un rituale collettivo: in cerchio ci si tiene per mano durante il primo verso. Poi le braccia vanno incrociate afferrando le mani del vicino durante l’ultimo verso (continua).

auldIl titolo è composto da tre termini in scozzese che significano old, long, since tre parole per indicare il tempo passato, e che si traducono in inglese come “the good old days“, in italiano “i bei tempi andati” (Addio bei tempi passati..). Si tratta di una vecchia canzone che Robert Burns dice di aver ascoltato da un anziano cantore, Burns dichiara inoltre che la canzone era stata tramandata solo oralmente in ambito popolare.

Ecco il carteggio tra Burns e l’editore George Thomson (1793 ): “The following song, an old song, of the olden times, and which has never been in print, nor even in manuscript until I took it down from an old man’s singing, is enough to recommend any air”
[in italiano: la canzone che segue, una vecchia canzone, dei vecchi tempi, e che non è mai stata stampata e nemmeno manoscritta finchè la presi da un vecchio cantore, è sufficiente da raccomandare ogni melodia.]

In realtà rime e melodie simili si fanno risalire al 1500: in particolare due, la ballata Auld Kyndnes Foryett -nel Bannatyne Manuscript 1568- e la ballata attribuita al poeta di corte Sir Robert Ayton (1570-1638) pubblicata nel 1711 da James Watson nella raccolta “Choice Collection of Scots Poems“; per quest’ultima alcuni versi sono gli stessi che si ritrovano nella stesura di Burns.
Should auld Acquaintance be forgot,
a
nd never thought upon,
The Flames of Love extinguished,
And freely past and gone?
I
s thy kind Heart now grown so cold
I
n that Loving Breast of thine,
That thou canst never once reflect
On Old-long-syne?
Nel 1724 Allan Ramsay ha scritto nel suo “A Collection of Songs” il brano dal titolo “Should auld acquaintance be forgot” (forse tratto dalla ballata cinquecentesca Auld Kyndnes Foryett) e la canzone venne poi pubblicata nel Vol 1 dello “Scots Musical Museum” 1787, con il titolo “Auld Lang Syne” ma i versi sono lontani anni luce da quelli di Burns!

LE MELODIE
Prima Melodia: "O Can Ye Labor Lea"
ASCOLTA 

Seconda Melodia: "For old long Gine my jo" trascritta da Playford in "Original Scotch Tunes" 1700
ASCOLTA

Johnson pubblica “Auld Lang Syne” dalla prima versione di Burns nel Scots Musical Museum, vol 5, 1796; ma Robert Burns inviò i suoi scritti in merito a questa canzone anche all’editore George Thomson e in particolare la sua terza versione. Più tardi Thomson viene a sapere da Stephen Clarke che Johnson aveva già una copia della canzone di Burns e che la melodia era trascritta sempre da Johnson nella versione di Ramsay. Burns, così gli risponde: ‘The two songs you saw in Clarke’s are neither of them worth your attention. The words of ‘Auld lang syne are good, but the music is an old air, the rudiments of the modern tune of that name. The other tune you may hear as a common Scots country dance.’ Burns 1794.
Quindi la prima melodia che Robbie definisce “an old air” è quella pubblicata da Johnson “O Can Ye Labor Lea”, mentre la seconda melodia è “For old long Gine my jo” è quella in Playford.

L’IMPRONTA DEL GENIO

Il merito di Burns fu quello di scrivere un paio di strofe e di modificare e arrangiare le altre, se non proprio di aver riscritto il testo in modo integrale. Un frammento scritto da Robert Burns nel 1793 è conservato presso il Robert Burns Birthplace Museum (vedi)

IL MERITO DELL’EDITORE

George Thomson quando pubblicò “Auld Lang Syne” nel “Select Collection of Original Scottish Airs”, 1799 sostituì la prima melodia con quella molto più popolare nel Settecento chiamata “The Miller’s Wedding” (già in “Scots Reels”, Bremner 1759) e comunemente chiamata ‘Sir Alexander Don’s Strathspey’ perchè interpretata anche dal famoso violinista Niel Gow: una melodia da danza tipicamente scozzese la strathspey!
LA MELODIA DELL’EDITORE CON I VERSI DEL BARDO: ASCOLTA
George Thomson ripubblicò “Auld Lang Syne” nel 1817 con un nuovo arrangiamento a cura del compositore ceco Leopold Kozeluch
ASCOLTA
Burns del resto aveva già riutilizzato la stessa melodia in due canzoni: “O can ye labour lea” (la versione ripulita è diventata “I fee’d a man at Martinmas”) e “Coming thro’ the rye.

LA LEGGENDA SU DAVID RICCIO

Ultimamente in rete (ovviamente solo nei siti italiani) sulla scia del romanzo di Jesse Blackadder “The Raven’s Heart” , 2011 si è diffusa l’attribuzione della melodia “Il valzer delle candele” a Davide Rizzo (o David Riccio come lo chiamavano in Scozia). Il giornalista e scrittore Renzo Rossotti (in “Assassinio in Scozia” da “Piemonte magico e misterioso”, Newton Compton Editori, 1994 vedi) nel suo “Assassinio in Scozia” riportata una leggenda torinese secondo cui Davide Rizzio sarebbe l’autore del Valzer delle candele, ma si tratta appunto di una leggenda. Come già evidenziato ci sono almeno tre melodie associate al brano “Auld Lang Syne” e quella più antica cinquecentesca, non è quella finale del Valzer delle Candele! Ben altre paternità possono essere più documentatamente attribuite al compositore Davide Rizzio, vedi lo studio del suo già citato omonimo continua

Due vecchi amici incontrandosi dopo molti anni di separazione, ricordano la gioventù e brindano ai tempi andati! Per l'ascolto una selezione dei migliori artisti scozzesi.

MELODIA AULD LANG SYNE seconda versione di Robert Burns 1799 (George Thomson editore)

Dougie MacLean dal Cd Tribute– 1996 Voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, sottofondo di chitarra, un delicato arrangiamento

MELODIA AULD LANG SYNE prima versione di Robert Burns in SMM vol 5 1796 (James Johnson editore)

 Jim Malcolm  dal Cd Acquaintance dedicato a Robert Burns. Voce vellutata, pronuncia seducentemente scozzese, una spruzzata di note al piano, sottofondo con chitarra e violino. La melodia è leggermente diversa come la sequenza delle strofe I, IV, II, III, V e il tema del Valzer è ripreso nel finale suonato dalla sola chitarra

ASCOLTA Paolo Nutini: live una versione intima e raccolta sulle note di una chitarra

ASCOLTA Eddi Reader una melodia tutta alla Eddi Reader


I
Should auld acquaintance be forgot,
And never brought to mind?
Should auld acquaintance be forgot,
And days auld lang syne?
CHORUS:
For auld lang syne, my dear(1),
For days auld lang syne,
We’ll tak a cup of kindness yet,
For days auld lang syne!
II
We twa hae run about the braes(3)
And pou’d the gowans(4) fine,
But we’ve wander’d monie a weary fit(5),
Sin days auld lang syne.
III
We twa hae paidl’d in the burn
Frae morning sun till dine,
But seas between us braid(6) hae roar’d,
Sin days auld lang syne.
IV
And surely ye’ll be your pint-stowp(2)
And surely I’ll be mine,
And we’ll tak a cup o kindness(8) yet,
For days auld lang syne!
V
And there’s a hand my trusty fiere(7),
And gie’s a hand o thine,
And we’ll tak a right guid-willie waught(8),
For days auld lang syne
TRADUZIONE ITALIANO (tratta da vedi)
I
Credi davvero che i vecchi amici
si debbano dimenticare e mai ricordare?
Credi davvero che i giorni trascorsi insieme
si debbano dimenticare?
Ritornello:
Perchè i giorni sono ormai trascorsi,
amico mio, perchè i giorni sono andati,
faremo un brindisi per ricordare con affetto
i giorni ormai trascorsi!
II
Noi due abbiamo corso per le colline
e strappato margherite selvatiche
ma ora siamo lontani l’uno dall’altro
perchè i giorni sono ormai trascorsi
III
Noi due abbiamo navigato nel fiume
da mattina a sera
ma ora vasti oceani si frappongono tra noi,
perchè i giorni sono ormai trascorsi
IV
Tu puoi pagare il tuo boccale di birra
e io pagherò il mio,
faremo un brindisi per ricordare con affetto
i giorni ormai trascorsi
V
Perciò prendi la mia mano, amico mio fidato,
e dammi la tua
faremo un brindisi pieno d’affetto insieme,
in ricordo di quei giorni trascorsi

NOTE
1) nella seconda versione di Burns era “jo” (=amico)
2) stowp= vessel, boccale
3) braes= hills, colline
4) gowans= daisies, margherite
5) monie a weary fit= many a weary foot, molti passi stanchi
6) braid= ampio, vasto
7) fiere= friend, amico
8) right guid-willie waught= “cup of kindness” good toast, friendly draught, brindisi

Questa traduzione poetica, raccolta da un programma di Raiuno da Bartolomeo Di Monaco, tratta da http://www.la-poesia.it/stranieri/inglesi/inglesi-index.htm, rende omaggio alla commovente espressività del testo scozzese! La sequenza delle strofe è quella riportata da George Thomson

VECCHI TEMPI ANDATI
  I
 Si dovrebbero dimenticare le vecchie
 amicizie e non ricordarle più?
 Si dovrebbero dimenticare le vecchie
 amicizie e i giorni lontani e passati?
 Per i vecchi tempi, amico mio,
 per i vecchi tempi
 berremo una coppa di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi.
  II
 Noi due abbiamo corso sui sereni
 pendii e raccolto bei fiori,
 ma abbiamo camminato stancamente
 molte volte da quei tempi lontani.
  V
 Abbiamo camminato a piedi nudi sulle
 rive dal sole del mattino fino alla sera,
 ma ora gli oceani hanno ruggito
 da quei vecchi giorni lontani.
  IV
 Eccoti la mano, mio fedele amico
 e tu dammi la tua
 e faremo un'abbondante bevuta
 ancora per i vecchi tempi.
  III
 E sarò per te come un sorso
 di birra, e tu lo sarai per me.
 E berremo una tazza di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi andati.
 Per i vecchi tempi, amico mio,
 per i vecchi tempi
 berremo una coppa di tenerezza,
 ancora per i vecchi tempi.
 brindisi

LA POPOLARITA’ NEL MONDO

La canzone è stata tradotta in tutto il mondo (in almeno una quarantina di lingue). La popolarità di “Auld Lang Syne” deriva molto probabilmente dal suo inserimento nel film “Waterloo bridge” (in italiano “Il ponte di Waterloo”) del 1940 diretto da Mervyn LeRoy, con Vivien Leigh e Robert Taylor con il titolo di Farewell Waltz Il film è stato il prototipo del tipico melodramma hollywoodiano con la famosa scena del valzer.

La versione Farewell Waltz è stata arrangiata da Cedric Dumont (1916-2007) compositore -autore svizzero e direttore d’orchestra e tradotta/arrangiata in italiano dagli autori Larici&Mauri nel 1943 (che riprendono il tema della scena del film con la separazione dei due amanti) come ballabile. All’epoca
Una curiosità, le melodie anglo-sassoni erano vietate dalla censura di guerra ma bastava cambiare titolo e arrangiamento ed ecco che nasce “Il valzer delle candele”!

ASCOLTA Tati Casoni IL VALZER DELLE CANDELE

I
Domani tu mi lascerai
e più non tornerai,
domani tutti i sogni miei
li porterai con te.
II
La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
già si spegne piano pian.
III
Una parola ancor
e dopo svanirà
un breve istante di
felicità.

IV
Ma come è triste il cuor
se nel pensare a te
ricorda i baci tuoi
che non son più per me.
V
Domani tu mi lascerai
e più non tornerai,
domani tutti i sogni miei
li porterai con te.
VI
La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
già si spegne piano pian.

ASCOLTA Nini Rosso alla sua mitica tromba.

La melodia infine è diventata una nuova canzone con il testo “Il Canto dell’Addio” che ben conoscono tutti coloro che sono stati scout, o hanno trascorso la loro estate nelle colonie, o presso i rifugi gestiti da sacerdoti e affini (sob!).

I
È l’ora dell’addio, fratelli,
è l’ora di partir;
e il canto si fa triste; è ver:
partire è un po’ morir.
RITORNELLO
Ma noi ci rivedremo ancor
ci rivedremo un dì
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci sì.
II
Formiamo una catena
con le mani nelle man,
stringiamoci l’un l’altro
prima di tornar lontan.
III
Perché lasciarci e non sperar
di rivederci ancor?
Perché lasciarci e non serbar
questa speranza in cuor?

IV
Se attorno a questo fuoco qui,
l’addio ci dobbiam dar;
attorno ad un sol fuoco un dì
sapremo ritornar.
V
Iddio che tutto vede e sa
la speme di ogni cuor;
se un giorno ci ha riuniti qui,
saprà riunirci ancor.
VI
Ma non addio diciamo allor
che ancor ci rivedrem:
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci insiem!
VII
Fratello non dolerti se
la fiamma langue già:
doman la stessa fiamma ancor
fra noi risplenderà.

FONTI
http://sarahannelawless.com/2009/12/31/happy-hogmanay/ http://www.electricscotland.com/HISTORY/articles/langsyne.htm http://www.electricscotland.com/history/articles/langsyne.htm http://www.robertburns.org/encyclopedia/AuldLangSyne.5.shtml http://www.themorgan.org/exhibitions/ online/AuldLangSyne/default.asp?id=4 http://burnsc21.glasgow.ac.uk/online-exhibitions/auld-lang-syne/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16346 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=29124 http://www.kultunderground.org/art/305 http://www.kultunderground.org/art/395 http://www.renzorossotti.it/notetorinesi.htm#menestrello http://www.eddireader.net/tracks/erALS.htm